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Diritto e filosofia a "caccia" della persona o dell'uomo?

Scritto da MarioEs
domenica 29 aprile 2007

Il filosofo Diogene di Sinope

In un interessantissimo articolo in forma di dialogo, pubblicato su Micromega n.3/2007, il filosofo Roberto Esposito disquisisce con il noto giurista Stefano
Rodotà sulle implicazioni dell'uso del concetto di personanell'ambito del diritto e della filosofia e, pertanto, ve ne propongo alcuni concetti, a mio avviso davvero
importanti, su cui dover riflettere.

Il filosofo asserisce che:

1. intorno "all'idea di persona si sta realizzando un consenso che collega trasversalmente tutte le differenti ideologie e prospettive" e che " sia ricondotta alla
tradizione fenomenologica o al dibattito sull'identità del soggetto, la categoria di persona è all'incrocio di tutti i percorsi";

2. un esempio attualissimo è rappresentato dal dibattito di tipo bioetico su quando inizi ad esistere "una persona" dal momento del concepimento, mentre nella
tradizione giuridica i "diritti fondamentali spettano a tutti gli esseri umani forniti dello status di persona";

3. in sintesi, "il riferimento al soggetto, in questi anni, ha via via ceduto di fronte all'ascesa del riferimento alla persona" alla ricerca di una sorta di "unione fra
diritto e vita, umanità e legge, anima e corpo";

4. la stessa Dichiarazione dei diritti dell'Uomo del 1948 è saldamente imperniata sul concetto di persona, anche se essa va storicamente inquadrata in una
necessaria "risposta giuridica" agli orrori del nazismo e del fascismo che erano state le ideologie per eccellenza basate sul "concetto di razza" e di
riduzionismo biologico dell'uomo. In tale quadro, "l'idea di persona rilanciava la trascendenza che fa dell'uomo qualcosa di più e di diverso della
semplica materia vivente";

5. però, se si ricostruisce "l'intera genealogia dell'idea di persona", troviamo nel diritto romano e nella tradizione cristiana i suoi fondamenti. In
particolare, nel diritto romano l'uso della categoria di persona implicò ladistinzione tra uomini liberi e schiavi ossia tra persone e "non-persone" (o "cose
umane") mentre nella religione cristiana la persona trascende "il corpo vivente che essa abita" ed il dualismo anima-corpo continua ancor oggi a creare non
poche tensioni tra Stato e Chiesa nella trattazione delle più disparate problematiche relative all'essere umano, che invece andrebbe considerato "come un tutt'uno";

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6. il "dispositivo della persona" finisce per essere una causa escludente che si presta come nel passato alla differenziazione degli esseri umani in persone
(dotate di capacità giuridica), "non-persone" (malati inguaribili) ed"antipersone" (i folli; "i condannati a morte" n.d.a.) sottoposti o sottoponibili al diritto di vita
e di morte esercitato dai primi;

7. la genetica e lo sviluppo delle biotecnologie, che spesso propongono una sorta di "riduzionismo biologico"dell'essere umano o quanto meno uno spiccato
determinismo, possono rappresemntare una sorta di rafforzamento di questo "concetto di persona" potenzialmente foriero di tristi epiloghi di razzismo e di
selezione della specie;

8. una possibile soluzione a questo uso distorto del dispositivo di persona è la costruzione di un "pensiero dell'impersonale" - in "terza persona" - finalizzato
finalmente a dare unità a diritto ed umanità ed a "rompere la macchina dualistica che ha caratterizzato l'intera cultura occidentale interrompendo così la distinzione
presupposta, o il transito tanatopolitico, tra persona, animale e cosa".

Il giurista, d'altro canto, ribatte che:

a. anche lui si è posto la domanda del perchè di "questa marcia impetuosa della persona verso il centro del sistema giuridico", che evidentemente se
interpretata nel senso indicato potrebbe portare ad una "deriva" di tipo razzista;

b. la stessa Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea "pone la persona al centro della sua azione" e tutto ciò è da inquadrarsi in un processo di
"ripensamento della categoria del soggetto astratto" e della necessità del passaggio dal soggetto di diritto al "soggetto di carne";

c. l'attuale concetto di persona nel diritto contemporaneo è da interpretare, pertanto, come il tentativo di abbandonare il "prosopon" - ossia la maschera - con
la quale si è costruito il concetto di soggetto giuridico astratto e di "far emergere la persona per ciò che effettivamente è";

d. il diritto sta cercando perciò di "reinventare la persona, di trovare il modo di concettualizzare la realtà senza cancellarla", e gli esempi sono tanti a
partire dalla stessa Costituzione italiana dove all'art. 2 si parla di"libero sviluppo della personalità" o nell'art. 3 dove dove si parla di eguaglianza
sostanziale e di "dignità sociale", cioè non si fa più riferimento alla "persona astratta", ma alla "persona sociale";

e. in realtà anche la categoria di soggetto può essere utilizzata in maniera impropria, dando luogo ad una differenziazione nel diritto tra "soggetti" e "non-
soggetti" derivante da ideologie consolidate o imposte;

f. alla fine si tratta di "uscire dalla prigione dell'astrattezza senza cadere nella prigione della carne" e rendersi conto che "si deve ripensare il rapporto tra
astrazione, generalità, universalità, peraltro in un contesto ormai profondamente segnato dall'ineliminabile tensione fra eguaglianza e diversità, tra un'artificialità
necessaria e una realtà incaccellabile";

g. la persona dovrà essere lo strumento concettuale mediante il quale recuperare l'individualità da un lato e identificare dall'altro i valori fondativi del
sistema, per tornare nel "mondo reale" e per passare dalla separazione alla condivisione.

Mi viene, per concludere, da pensare al noto filosofo greco Diogene di Sinope , che come tutti sappiamo"cercava l'uomo" munito di lanterna e che ebbe a dire
al grande Alessandro Magno che gli chiese di esprimere un desiderio "di non frapporsi tra lui e il sole".

Questo per dire che a distanza di oltre duemila anni l'uomo cerca ancora sè stesso muovendosi con un "lanternino diogeniano" nell'intricato labirinto delle
identità, delle personalità e delle soggettività.

Sperando che un giorno trovi davvero sè stesso.