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ARTI GRAFICHE

LE ORIGINI DELLA SCRITTURA


Achille esiste soltanto grazie ad Omero.
Togliete dal mondo larte di scrivere
e probabilmente togliete la gloria.
I Natchez Chateaubriand
OSSERVAZIONI PRELIMINARI
Luomo moderno si sottopone a molti tipi di dipendenza di stampo psichico. A prescindere da quella esiziale,
di moda, peraltro sempre esistita, ma oggi diffusa per motivi nefandi di lucro: la tossicodipendenza, vi sono
droghe legali quanto il tabacco e lalcool, ma che non si assumono ne per via gastroenterica, n per quella
parenterale: la radioteleiconografia e la rotocalcografia. Pochi sanno che vi sona individui, specie del sesso
debole (si fa per dire) che sperperano un terzo dello stipendio in edicola perch attratti dalliconografia
prioritaria relativa alle immagini del pettegolezzo di cronaca, del fotoromanzo, oramai tetracromico
anchesso, del fumetto, delle raccolte, degli autoadesivi, delle riviste su ogni argomento, ecc. E ve ne sono
di edicole, credete, nella mia terra, in quel contesto geografico detto: cintura vesuviana, alias la Shangai
dItalia, in fatto di densit di mortali.
Il mio popolo, (specie le donne e i giovani), quando cade in overdose televisiva, preferisce ledicola alla
libreria che abbonda di caterve di tomi per lo pi noiosi ed astrusi o, nel migliore dei casi, stampati con
linguaggi strettamente settoriali o con uno stile aulico e ricercato. Grazie a quei chioschi venditori di sogni
leditoria non stata completamente soffocata dalla televisione, la quale, chi lavrebbe mai detto trentanni
or sono, ha mandato in crisi persino una decima musa, nella fattispecie il cinematografo o grande schermo.
Il libro, al di l dei testi scolastici, diventa per la massa consumista uno strumento obsoleto di conoscenza o
di apprendimento, o, comunque, di trasmissione di idee, e luomo resta, invece, ancora affascinato dalle
immagini. La fotografia propriamente detta, ancora pi diffusa e in diversi casi migliorata, oserei dire, dai
fotoliti, osservata, appunto, nella sorprendente magnificenza delle cromotipie offset, l dove vengono
esaltate crominanza e tridimensionalit, non teme, per il momento, dirottamenti di interesse. Le edicole
seducono pure me, un po dietro la deformazione professionale e per un fenomeno di empatia con gli addetti
ai lavori ad esse connessi. Spesso il sabato sera, da Torre del Greco, al centro del Golfo, costeggio in
automobile fino al Capoluogo per intrattenermi presso quei chioschi plurisettoriali mastodontici nella
Stazione Centrale, che sono a mezza strada tra ledicola e la libreria. A cospetto delle migliaia di
pubblicazioni policrome rimugino sulla nuova concezione della versione popolare dellespressione Arti
grafiche. Otto persone su dieci associano 1idea stampa tipografica essenzialmente ai giornali illustrati,
cio i rotocalchi fiammanti e policromi, starei per dire a gittata ebdomadario o bisettimanale, vista la rapidit
con cui arrivano nelle edicole. Luomo medio, disinformato e distratto, legittimamente digiuno della materia
settoriale scivola sul significato etimologico dei lemmi tipo e grafia, nelle loro accezioni originarie e ne
poliedricizza in maniera particolarmente arbitraria la significanza che invece sta per tipo (carattere di
piombo); grafia (scrittura). Per estensione, intanto, il termine grafia divenuto poliedricissimo e sta a
significare diecine di contenuti che con lalfabeto e la stampa hanno oramai poco o nulla da spartire; pur se
fino a qualche decennio fa la stampa per antonomasia era per tutti: il quotidiano dinformazione, sin dalle
prime gazzette. Queste pedanterie etimologiche, peraltro anacronistiche, stanno solo a precisare che la
stampa originaria stata per oltre cinque secoli dalla sua invenzione la pura, unica meccanizzazione
dellalfabeto, quindi della scrittura. La stampa di immagini stata sempre minoritaria, in passato, nelle
tecniche di stampa tabellare, calcografia, acquaforte, ecc. di cui tratter in seguito.
LA SCRITTURA
Ma ora diamo una capatina al neolitico. Tutti sappiamo che i trogloditi insieme ai suoni gutturali, come
tentativo di espressione, hanno pure sperimentato qualche scarabocchio qua e l. Poi la pietra divenne lo
strumento naturale per i promemoria, anche se si trattava di semplici tagli o scalfitture che ricordavano
date, periodi, avvenimenti, ecc. I primitivi emettevano in origine solo suoni che a mano a mano divenivano
pi regolari e costanti, quindi convenzionali, fino allarticolazione delle prime parole, sebbene rudimentali e
facilmente mutevoli. Il mio popolo (scusate il tono campanilistico ricorrente) ha sempre preferito il metodo
socratico della comunicazione verbale, il sistema mnemonico allo strumento fissato e tramandato. Da noi
nessuno ha mai imparato le canzoni sugli spartiti. Vantiamo una memoria audiofona che ci contraddistingue.
Cos pure la filosofia popolare, panacea per la sopravvivenza, antidoto per i soprusi di sempre, non stata
mai scritta. N Vico, n Croce o De Sanctis, o quelli di passaggio, come il Boccaccio o il Goethe lhanno mai
presa in seria valutazione, cos immersi, loro, nello strumento della scrittura. La parola, come mezzo di
trasmissione delle idee, germoglio quando quella sorta di ominidi avvert lesigenza della socializzazione.
Non si prefiggevano, i primitivi, per, di tradurla in segni da tramandare ai posteri. Erano lungi dal supporre,
poveri incivili, che la parola scritta e tramandata poteva divenire unarma terrificante, non solo, ma in

molti casi limmagine speculare dellesasperazione delle idee, cio della parte inferma delluomo. Erano
ignari delle apoteosi deliranti di certi santoni o filosofi, e dei vaneggiamenti maniacali di taluni profeti, e
dellinconsapevolezza di alcuni scienziati. Saggi, questultimi, che hanno pensato bene di sostituire lo
psicanalista allo stregone, o la lavabiancheria al lavatoio, ma che nel frattempo hanno pure scoperto la
fissione dellatomo perch possa accadere, in un modo o nellaltro, ci che lEbraismo e Confessioni similari
stanno preconizzando da sempre, ma questa volta senza sorta di palingenesi. Diceva bene Marcel Pagnol:
Bisogna diffidare dei tecnici, cominciano con 1a macchina per cucire e finiscono con la bomba atomica.
LORIGINE DELLALFABETO E I NAPOLETANI
Sappiamo che la storia ci stata ricostruita dagli scavi archeologici e da opere (o frammenti di esse)
tramandatici da studiosi anche antichissimi. Molti uomini hanno speso la vita nelle loro accanite esegesi.
Storici, filologi ed ermeneuti hanno ricombinato le tessere di un mosaico dellampiezza di oltre cinquemila
anni, senza contare le congetturate epoche antecedenti. Il comportamento umano affonda le sue origini in
quei tempi remoti, e poi via via modificato dalle varie culture, specie quella occidentale concentrata, come
si sa, nel bacino del mediterraneo.
Anche se, in queste pagine, dar 1impressione di dir male dei miei convesuviani, e specie dei miei torresi,
premetto che il mio sentimento nei loro confronti, pur sfociando in una ironica dicotomia di
illaudo-apprezzamento, si dovr interpretare come un amore irreversibile, come tutti gli innamoramenti mai
appaganti. Questo libro, non dimentichiamolo, pianta le sue fondamenta allombra del Vesuvio, e da questo
sito che i moti dellanimo, le passioni, gli sconvolgimenti, le gioie e i dolori, il folklore, la cultura, la stampa,
si convoglieranno in questa prosa. Siamo il popolo pi ancestralmente campanilistico del Globo; qui pure
quando si truffa o si ammazza paradossalmente per campanilismo. Io sono convinto che se lalfabeto,
quindi la stampa, non fossero stati mai inventati, il popolo napoletano avrebbe potuto farne a meno, per la
sua prerogativa logorroica e mnemonica, non solo, ma se luomo non avesse saputo mai parlare, ebbene, il
napoletano avrebbe diffuso nel mondo la fonomimica, di cui detentore da sempre.
Non la pensarono cosi i primitivi, perch a mano a mano che si civilizzarono, dopo i pallottolieri cinesi, le
conchiglie, le tavolette dargilla, ecc. crearono il progenitore dellalfabeto, che gli addetti ai lavori chiamano
pittogramma, il cui significato facile intuire. Queste parole-concetto avevano molta somiglianza con i
geroglifici, di cui oggi si conoscono oltre tremila segni. A titolo di delineamento dir che i geroglifici erano
distinti in scrittura ieratica (religiosa) e demotica (popolare) Una bella mattina un certo JEAN FRANCOISE
CHAMPOLLION, nel lontano 1822, si mise in testa di decifrarli tutti. E come tutti i caparbi prese in braccio la
famosa Pietra di Rosetta, portata alla luce dal francese PIETRO BOUCHARD e prima di farsela cascare sui
piedi la scaravento sul banco del suo laboratorio di ricerche, e allora and a letto (si fa per dire) quando
anche il segno pi impercettibile fu smascherato.
Nelle scritture antiche dette cuneiformi si sono addirittura decifrati episodi che hanno attinenza con fatti
biblici. Oggi va un po scemando linteresse per lermeneutica e larcheologia. Gli studiosi diranno: a che vale
faticare tanto se prima o poi faranno del mondo un cumulo di macerie? Ma dopo 1invenzione della stampa,
dal Rinascimento in poi, vi sono stati molti pionieri dedicati a questi moderni studi e ricerche. Fino al nostro
secolo molto tempo umano stato speso per la decifrazione delle scritture di antichi popoli. Non vi dubbio
che ogni genio umano sempre un po folle, con buona pace di SantAgostino e Nietzsche. Diceva Valery: Il
genio si muove nella follia, nel senso che si tiene a galla l dove il demente annega. Un certo G. F.
GROTEFEN, professore dellUniversit di Gottiga, agli albori del 1800, decifro cos bene la scrittura
cuneiforme che fin col comunicare egli stesso con chiodi e cunei disposti in modo prestabilito a frequenze
ripetibili.
Cos, quando doveva dire alla moglie: desidero mangiare, o dormire o fare lamore, disponeva i suoi chiodi,
come dire, ora sul desco, ora sul talamo. Ma la consorte non capiva un chiodo di quel linguaggio, non solo,
spesso gli diceva: marito mio, ti sei messo brutti chiodi in testa, perch non utilizzi il tuo tempo per affari pi
remunerativi? E le donne, credete, da questo punto di vista sono uguali in tutto il mondo, quindi inutile
darsi pena, cari convesuviani.
Ora, prima di passare ai Fenici, i quali combinarono un alfabeto molto simile al nostro, voglio tergiversare
sulla diffusione della scrittura attraverso i tempi, sempre strumento delite e di manovra politico-religiosa. A
pensarci bene, per, i Re, escluso il glabro Carlo Magno, si sono sempre preoccupati pi dei muscoli e delle
armi piuttosto che di lettere, ma andiamo avanti. Il popolo, manco a dirlo, sempre solo in apprensione per
la via gastroenterica, tuttal pi si poteva interessare a delle ricette culinarie. La scrittura, dalle origini, e
stata un macchinismo di pochi iniziati, che una volta si chiamavano scribi, indi sacerdoti poi Padri della
Chiesa, ed infine teologi, filosofi ed intellettuali laici. Da sempre, come avviene persino nella mia piccola
bottega di Torre del Greco, tutti co1oro non addetti ai lavori, in pratica la grossa fetta di umanit che si
trova, per cosi dire, al di l della penna, avverte una sorta di fascino e soggezione a cospetto di quel
mucchietto di lettere dellalfabeto, posizionate in milioni di combinazioni, specie se nella materializzazione di
caratteri di piombo. Devo aggiungere, appunto, che una sensazione singolare di rapimento si avverte solo in
tipografia, rispetto ad altri ambienti connessi allalfabeto. Nella mia Torre del Greco, purtroppo, non vi sono
tipografie editoriali connesse alla letteratura. Da noi ledonismo cosiddetto reeganiano (siamo ai tempi di
Reegan N.d.r.) viene espresso sotto un simbolismo traslitterato in un pittogramma di araldica suggestione,

un carminio frascame, una branca vermiglia di calcare marino che ha pi valore delloro. Che pregio pu
avere la carta stampata a cospetto di si tanto valore, tangibile ed immediato? Fu proprio un caro torrese
corallaio che un giorno mi disse in quellironia socratica che lo contraddistingueva: Ma se la carta cos
utile per gli incarti, perch vi stampate sopra? Che razza di matti, ciarlatani e perditempo siete voi
tipografi!. E gi: Carmina non dant panem. La letteratura non ha mai arricchito nessuno, (tranne nei casi
di superproduzione di un autore), specie in passato, ai tempi degli incunaboli, quando le tirature non
superavano le duecento copie. Oggi coi best sellers il discorso cambia. E dal momento che sotto il mio
Campanile non attecchiscono elucubrazioni e transumanazioni, spesso faccio capolino presso qualche
tipografia editoriale del Capoluogo. Nelle librerie si ravvisa 1importanza dellalfabeto, nelle tipografie
editoriali la suggestione, lincantesimo della copia fresca. Latto dellimpressione della prima copia
costituisce un vero orgasmo intellettuale per 1autore del testo ed i1 parto professionale per il tipografo.
LALFABETO E IL POPOLO VESUVIANO
Non dimentichiamo che lalfabeto, al di l delle arti grafiche e della letteratura bene, stato anche il mezzo
diretto per esternare i sentimenti pi svariati della sfera emotiva delluomo. Nella letteratura mondiale solo
negli epistolari si potuto carpire la natura del vero pathos creativo dei grandi autori; nella corrispondenza
lartista si sventra cedendo alla foggia dialettica e alla smania di trasfigurazione artistica, rinunciando alla
mascheratura o sublimazione dei suoi istinti caratteriali. Dagli epistolari si attingono le biografie perch la
lettera e il vero miraglio dellanima.
Quante lettere non abbiamo mai scritto! Noi quarantenni ancora trasognamo il fragore delle ultime
carrozzelle sullasfalto di Via Caracciolo o sui basalti del Miglio dOro che lega Torre del Greco a Ercolano.
Erano i tempi delle interiezioni, della pargolezza che sapeva ancora di candore da Prima Comunione e non di
puerizia pilotata da dottrinarismi clinici che tutto prevengano, tranne la predisposizione allangoscia
prematura. Evoluzioni socioscientifiche che hanno dato un taglio netto a due epoche. Le carrozze sui basalti
non sonavano fragore o dirugginii, ma accordi melici. Reminiscenze romantiche che hanno sentore
nostalgico, daccordo. Ma lasetticit dei giorni nostri non sa meno dinfermit.
Una terra ferace, quella vesuviana, che fa invidia alla motriglia del Nilo. Due raccolti lanno. Fertilit del
terreno grazie anche allingerenza delle sostanze eruttive dello sterminator Vesevo, che si accanito nei
secoli a svellere in rovinose devastazioni ora le mirifiche e sontuose ville vesuviane, ora i tuguri fatiscenti
relativi alla letteratura verista e neorealista. Sempre nel quadro della napoletanit i nostri autori a cavallo
dei due secoli mettevano 1accento su di un personaggio ora grottesco, ora romantico, a mezza strada tra il
barbassoro e il fattucchiere, che si pu definire, senza tema di smentita, una sorta di derivazione
dellamanuense: lo scrivano! Quando, imberbe, apprendevo i primi rudimenti dellarte tipografica,
rammento con nostalgia un vecchio scrivano che, tra 1altro, ha tanto colorito di lirismo la mia fantasia.
Veniva a Torre del Greco, a piedi, naturalmente, dallallora Resina, e ambulava pacato e monacale puntando
frequentemente lo sguardo sulle architetture ora di Villa Favorita, ora dellIstituto S. Geltrude, fino al
Palazzo Vallelonga del Vavitelli, che egli scandagliava lentamente, ponendo sulle costole a manca il viluppo
di scartoffie nella cartella di bazzana color porpora. Indi si impancava presso il famoso Caff Palumbo a
centellinare una bibita, procacciandosi, intanto, il lavoro tra i passanti. Lo scrivano ha avuto risonanza
storica, anche se aneddotica quando partivano i bastimenti, dove diecine di sensali di carne umana
trasferivano oltre oceano migliaia di italiani. Lo scrivano era il loro tramite interiore, il loro poeta, colui che
coglieva i sentimenti pi vivi e sanguinanti dal cuore delle madri, e forse un po vizzi e annacquati dallanimo
delle mogli, trasmigrandoli nelle Americhe, immortalati sulla carta spesso olezzante di misteriose
quintessenze. Lo scrivano adoperava lalfabeto come un ponte immenso sulloceano.
So di ditirambeggiare i miei personaggi, ma opino che il tipografo artigiano quello della bottega degli
impresepiati centri storici, sia un po lo scrivano delle arti grafiche. Una buona parte del suo lavoro sfrutta
lalfabeto come un macchinismo pro-socializzazione. Il bottegaio tipografo napoletano, chiss fino a quando,
sviolina i suoi caratteri nel copositoio, concretizzando sentimenti ed emozioni franche ed inaffettate, ora
gaudiose o gongolanti, ora meste o austere. Forse nella mia provincia, oggi come mai, tuttaltro che
addormentata, le vampe del sottosuolo igneo ancora premono lo svisceramento dai precordi. Esuberanza,
azione, fremito eruttano dallanimo come reciticcio, a mo di materiale eruttivo. A questo gaudio spirituale si
associa una spiccata tendenza alla concezione epicurea della vita. Questo spiega il pluralismo di una catena
di piccoli ristoranti dalle falde del Vesuvio, gi gi lungo tutta la Litoranea, purtroppo devastata
dallurbanistica di natura demagogica della mia Torre del Greco, e poi di nuovo su verso le pendici a
sud-ovest del Vulcano, sulle abbarbicate pinete di Boscotrecase e Boscoreale di prischiano ricordo.
Nessun popolo al mondo sublima il banchetto nuziale come quello Vesuviano. Il tripudio della gente semplice
si manifesta in quelle lunghe ore di abbandono epicureo dove il luculliano bazzecola; dove le crisi bulimiche
quali smodate voracit daffetti, si materializzano nella crapula e nel cioncare. Agape mistica, orgia
dionisiaca e Convivio dantesco sono tuttuno. Al culto gastroenterico nessun circumvesuviano dissidente,
neppure lintellettuale di grido. Anzi. Lalfabeto immortala su partecipazioni, annunci ed inviti la legittimit
caratteriale partenopea dellappagamento mistico, spirituale e metabolico. Documenti che simboleggiano il
tripudio delle feste delle unioni (anche se un po precarie, dopo); delle nascite (anche se non tutte
legittime); e purtroppo delle estinzioni, la cui liceit e inopinabile, tranne, talvolta, durante le consultazioni

elettorali...
E a proposito della morte, 1alfabeto lo strumento che pi di tutti da la idea dellimmortalit dello spirito
umano. Allombra del Vesuvio, per, malgrado la scoperta del thanatos freudiano, la morte viene sempre
esorcizzata sotto un travestimento faceto. In quei centri vesuviani con un reddito (sperequato) superiore
alla media nazionale, la morte una trovata da propaganda religiosa, , cio, il sonno quando si e
scocciato di ridestarsi.
Torre del Greco in declivio alle falde del Vesuvio prospicienti il Tirreno. Essa compresa da nord a sud tra
Ercolano e Pompei e da est ad ovest dal cratere al cimitero, sul mare. Ho dato priorit al camposanto rispetto
la costa perch la cittadina ha una positura geografica, come dire, necrostorica, non gi a causa delle
ecatombe degli stermini vesuviani, ma perch il mio popolo uno dei pochi a custodire cos bene la
concezione egittologica del trapasso, sebbene qualcuno si ostina a guardare i cimiteri come materia
promozionale relativa alla propaganda religiosa: un reiterare costante, in pratica, del memento mori.
Sono di pi le scese o le sagliute? farfugli un marmocchio col viso impiastricciato di cippa e di moccio,
affacciato alluscio della mia bottega di Via Purgatorio. Il moccioso sciolse una smorfia di gaudio quando io
gli risposi che non vi era differenza fra i due dati topografici. Ce sta na scesa e cchi bofonchio quegli
chella d o cimitero, quanno a scinne nue a saglie cchi.
Il tipografo artigiano vesuviano forgia e modella lalfabeto a seconda delle complesse esigenze del suo
popolo. Da questo fondamento germogliano le sue progettazioni. Il lavoro nasce e si completa gi nella fase
ideativa, proprio nellarco di tempo della richiesta, quasi sempre di getto, verbale, o dietro qualche frettolosa
annotazione o un vago diagramma illustrativo. Una progettazione, come dire, estemporanea, al di l della
metrica teorica e dei canoni didattici. Una schematizzazione che trova la sua catarsi ancor prima di mettere
mano ai caratteri di piombo. Mai come adesso cade bene la locuzione Chi bene inizia a meta dellopera.
Il risultato di un indovinato lavoro tipografico di piccola entit dipende da questa breve, ma laboriosa fase
creativa, l dove il bottegaio plasma e modella il progetto facendo anche leva sullespressivit contenutistica
del testo spesso fiorito e schiccherato, dato gli argomenti domestici, in modo da affacciarsi sul materiale
tipografico con le idee chiare, sfruttando appieno la precedente immediatezza creativa.
LALFABETO
Ma torniamo alle origini della scrittura. Lalfabeto fenicio consisteva, si dice, in 22 lettere. Gli esperti dicono
che da esso deriva laramaico e quindi lebraico; inoltre il siriano, larabo e via dicendo. La palese polemica
sulla paternit dei Fenici dellalfabeto sembra ormai lenita. La storia ci insegna, comunque, che i Fenici non
hanno mai brillato in fatto di cultura e civilt. Ma se avessero estorto davvero lidea agli egiziani, non ne vedo
affatto limportanza, dal momento che la storia non che una lunga querimonia di prosa schematica su
eccidi, saccheggi ed appropriazioni indebite. Quasi sempre ciascun gruppo etnico vincitore ha frodato a
quello sconfitto sostanze, cultura, commerci e carnai umani.
E doveroso ricordare, pero, che lalfabeto il quale ha aperto la strada allarte scrittoria (intesa come poesia,
prosa, teatro, filosofia, quindi teologia, ecc.) stato quello greco. Non per nulla, come tutti sanno, il termine
deriva da Alfa e Beta. Lalfabeto greco era composto da 24 lettere. La lettura, in origine, non era
dessiografica, ma procedeva da destra a sinistra. Si dice che il documento greco pi antico sia il Papiro di
Timoteo risalente al IV secolo a. C. Lalfabeto latino, invece, era formato da 21 lettere, dopo verranno
aggiunte G, Y, e Z. Gli addetti ai lavori stabiliscono che lalfabeto latino si riallaccia agli alfabeti delle
precedenti civilt, compreso il greco. Oggi la letteratura mondiale, diffusa attraverso lo sviluppo editoriale,
penetrata in tutti gli strati sociali, in maniera che ciascun uomo abbia potuto capire quale importanza abbia
avuto lalfabeto nella storia umana.
Come abbiamo visto esso si afferm centinaia di anni fa, quando dai segni legati alle figure si pass a quelli
sillabici, dove ogni elemento rappresenta una lettera con un suono proprio. Un insieme di segni, come noto,
che consente da secoli lumanit di tramandarsi storia, scienze, religioni, e via dicendo. Il suo valore
immenso, chiaramente, sta nella sua combinazione in parole, che sono, in pratica, la traduzione di particelle
di pensiero. Mavien da pensare: dal momento che la storia, come ho gia detto, non ricorda che stragi e
saccheggi, la religione riflette spesso fanatismi talvolta paranoicali e allucinatori, la poesia e determinata
prosa, per certi versi, alimentano nostalgie e malinconie, la filosofia finisce di solito col proporre
vaneggiamenti a catena, la scienza sfocia ad estuario nelle catastrofi; e partendo dal presupposto che molta
gente beve per dimenticare, lalfabeto, per svariate ragioni, stato davvero giovevole allumanit?
LALFABETO IN CRISI
Ora, prima di imbroccare largomento della diffusione della stampa vista come moderna uniforme
dellalfabeto, osserviamo cosa ha causato lobsolescenza dellinvenzione di Gutenberg. Il 3 gennaio 1954, ad
esempio, alle ore 11 nasce anche in Italia la Televisione. Personalmente ho avuto la fortuna di raccogliere
questo vagito. Avevo nove anni. Il gracchiare della nostra logorata radiogrammofono, dallaspetto di una
cassa sepolcrale, non avrebbe dovuto pi ammaliare me e i congiunti, n i condomini prossimi e confinanti,
in quel declivio di basalti di mera roccia vesuviana che via Beneduce. Le nostre condizioni economiche
erano ben lungi dal consentirci lacquisto di uno dei primi apparecchi televisivi. Ma in un locale pubblico potei

assistere alla telecronaca diretta dellinaugurazione dagli studi di Milano. In precedenza avevo raccolto solo
le solite voci di corridoio circa le trasmissioni sperimentali del 1953: il film alle 17 e il telegiornale alle 21. Il
sortilegio TV incantava tutti. Sui giornali apparivano ampi i programmi della radio e brevi, a margine, quelli
della TV.
Allora i librai ed ancor pi gli editori del libro propriamente detto non temevano cali, anzi, sei anni dopo,
come ho gia accennato, si ebbe il boom editoriale, che andava a braccetto con quello economico; tanto meno
temevano alcunch i gestori dei 10.000 cinematografi italiani con i 92 miliardi di incassi lanno, forse oltre
900 miliardi di oggi. Le piacevoli ore di lettura del 1954 venivano gi disturbate dai sia pur brevi e
frammentari programmi di Mamma Rai. Le automobili in Italia erano poco pi di 600.000 e quasi tutti gli
italiani trascorrevano il fine settimana sdraiati in poltrona.
Gi da allora leditoria, forse inconsapevolmente, instrad la produzione sulliconografia. Come ho gi
designato,labbondanza di immagini nel testo scritto ha una funzione agevolatrice atta a ridurre sia lo sforzo
visivo che il processo mentale di traslazione dei segni fonetici in immagini. La mia modesta bottega di Via
Purgatorio archivia una serie di piccoli clichs di orientamento iconografico generico da adibire a questo
scopo. Testo-illustrazione offre un sistema ibrido di assimilazione dei concetti senza dubbio efficace. Ci
spiega il successo dei fumetti e degli oramai disattuali fotoromanzi, sostituiti ampiamente dalle telenovele.
Se, ad esempio, si parla di mare in un testo di solo scritto, il lettore dovr associare limmagine di un altro
mare visto da lui in precedenza. Qualche complessit insorge, pero, quando un lettore non ha mai visto il
mare nemmeno in cartolina. Deve solo usufruire della descrizione che non sempre soddisfacente poich si
presume che il mare lo conoscano quasi la totalit delle persone. E sar pure vero se si parla di mare; ma se
si descrive la fissione dellatomo o la sintesi clorofilliana ? Le illustrazioni, dunque, per i testi scientifici, sono
un complemento efficacissimo. Dannose, invece, nei testi letterari o poetici, dove la fantasia personale deve
mettersi in moto per ricavarne la catarsi finalizzata nellopera.
Le moderne composizioni grafiche costituite da assemblaggi la dove predomina limmagine scuotono
indubbiamente la pigrizia mentale verso la lettura, tipica delluomo medio italiano, cos propenso
allevasione, pressato da un ritmo di vita sempre pi frenetico, quindi malproprio alla lettura e alla sua
prerogativa: la concentrazione. Questi nuovi avvenimenti hanno ottenebrato non solo il fascino del prodotto
delle stamperie, ma la stessa forza espressiva del pensiero combinato in parole attraverso lalfabeto, uno dei
maggiori strumenti capaci di stimolare e fertilizzare la fantasia.
Il processo di stimolazione mentale della trasfigurazione artistica ha mutato i canoni compositivi nella
pittura, nella letteratura e nelle arti applicate ad esse affini. Lambiguit del reale conforme al mistero della
vita e della morte, quindi allinsoluto esistenziale pi intenso. Le pulsioni sessuali, ad esempio, vengono
alimentate dal celato o, meglio ancora dallimmaginato, in molti casi. Le culture planetarie di stampo
religioso, dal canto loro, hanno allenato luomo per millenni ad atteggiamenti comportamentali scaturiti dalle
speculazioni teosofiche, dove i composti lasciavano spaziare la fantasia con trasognamenti, speranze,
illusioni, delizie, meccanismi intellettivi che impegnavano la mente e spesso conciliavano il sonno. In ultima
analisi: sognare, di giorno e di notte. Un filosofo diceva: Guai alluomo quando smetter di sognare!
Cert che oggi non solo si sogna poco, ma si dorme pochissimo. Chiss quali utilit arrecano alluomo le
scienze positive, a parte lapparente benessere fisiologico. Il corpo e analizzato e curato in ogni cellula, ma
al di la del cancro e dellAIDS, la mente chi la cura ? La salute mentale collettiva e individuale, quale scienza
o psicologia la garantisce in maniera empirica. Pure la psicologia, idonea per la prevenzione dellangoscia si
rivela dubbia per la terapia. Le scuole in materia si moltiplicano, come un tempo con la filosofia, polemizzano
tra loro, prevalgono dottrinarismi categorici ma teorici, spesso perentori e sussiegosi. Le teorie non
sperimentate non allettano nessuno. Lalfabeto vecchia maniera spaziava, trasognava, sconfinava, ora si
concentrava, ora si rarefava, e la gente dormiva almeno otto ore per notte.

IL PIOMBO FUSO IN CRISI


Il piombo di Gutenberg basisce lentamente da pi lustri, come e romantico ma arcaico dire. Lelettronica,
nella fattispecie linformatica, per non scomodare la cibernetica, ne sta praticando leutanasia. Ma diversi noi
quarantenni, in alternativa ai disagi di uno squallido dopoguerra, fino ad oggi mai sanato per i nuovi
malesseri, abbiamo assorbito, sin da quellinfanzia travagliata, gli ultimi vapori del romanticismo, che
rasentava, certo, un genere dinfermit, ma non esiziale o apocalittica come quella odierna. Quei
trasognamenti e suggestioni mistiche denominati valori etici ed ideali, altrimenti detti sostegni psichici,
erano atti a scongiurare ed esorcizzare 1insoluto esistenziale di sempre, ed in special modo le pressioni
negative di una societ asettica e disumana come quella odierna, che concentra nel sistema, al di la dei
colori politici, angherie di potere coercizioni consumistiche, vessazioni camuffate di democrazia.
Ah, care, vetuste, fuligginose tipografie artigiane napoletane; oscuri anfratti, ferite nere dei dedali infestati
di bucato, gemme brune della cultura partenopea, disposte a raggiera intorno al Corpo di Napoli. Antri
sgraziati, disadorni, bizzarri; prestigio ideologico dei dedali fatiscenti, onore del sottoproletariato urbano.
Non scomparite nellasetticit del cemento, restate l come diamanti ideali incastonate tra bassi e portoni
spagnoli, fra letti e fornelli. Ecco un seno nutre a ridosso di tomi ancora intonsi nelleffluvio della rsina.

Bottega, dimora e strada, una cosa sola. Nessun auto, oggetto o persona pu sostare a lungo nei dedali del
centro storico perch come soggiornare in casa altrui senza consenso.
NAPOLETANITA IN CRISI?
Certo, sa di anacronismo reiterare qui moduli veristi o neorealisti della Napoli delle cartoline. Ma limmagine
dei dedali di Forcella infestati di bucato sciorinato sulle corde di canapa in un contesto di metropoli-giungla,
la dove un quindicenne si buca dietro un portello e due dodicenni scippano, non e retorica. E la vecchia
Napoli che non regge pi alle pressioni delleuropeizzazione edonistica. I ghetti del sottoproletariato sono
laltra faccia del progresso. Tuttavia, malgrado lo squallore e le lordure volute anche dalla contaminazione
capitalistica, in questi siti si pu ancora attingere calore umano e soprattutto solidariet, credo, purtroppo,
ancora per poco tempo. I rioni del Centro storico di Napoli somigliano alle piccole polis del vecchio mondo,
autocrate e solidali. Comunit un po fuori dalla storia, l dove certe forme comportamentali di solidariet
restano istintuali, caratteriali, un sociale allo stato brado, mai culturalizzato in pieno. La famigerata arte
dellarrangiarsi scaturisce da un metodo autarchico di gestire la propria pelle, sia pure in maniera eslege,
nella inconsapevolezza ovvia e cronicizzata di un popolo, come dire, storicizzato a met. Un piccolo stato
nello stato. Il popolo napoletano, quello originario dei bassi fatiscenti, uno di quelli che ancora disdegna
loperato di Garibaldi. Una comunit legata alla strada, alla splendida costa, incapace di rinunciare allelio e
talassoterapia buona parte dellanno, ed ancor meno al culto gastroenterico, alle vecchie strutture spagnole
fitte di bassi e case giardino, portoni, portelle, balaustrate ed ampi davanzali sempre ingombri di opulenze
femminili. Gente, malgrado le apparenze, emotiva, scrupolosa e tradizionalista, che si nutre di passato, di
retorica, di suggestioni mistiche. La razza che, pur pressata a rinunciare alla fede, non disdegna i tabernacoli
e confonde il rituale religioso con quello pagano in fusione totale alla superstizione. E una volta che non
riesce a rimuovere le parossistiche crisi esistenziali preferisce ancora 1Apocalisse alla catastrofe atomica.
Ma ecco che il progresso, lentamente come un tarlo, continua a strappare questo popolo dal suo habitat. La
strada da palcoscenico diviene giungla urbana. Lequilibrio incomincia ad incrinarsi; 1artigianato secolare
soccombe. Gradualmente scompare il lavoro a misura duomo, il rapporto di gomito, 1afflato del
mercanteggiare.
La Serao ci ricorda nella sua dilogia i tipografi sottopagati della sua epoca; ma forse beneficiavano di
condizioni psichiche migliori rispetto a quelle dei giovani tipografi mancati di oggi per ragioni che superfluo
reiterare; poveri figli di mamma finiti inevitabilmente nella rete della malavita o incappati nella ruota della
tossicodipendenza. Ogni dieci artigiani che chiudono bottega dovrebbero essere sostituiti da un centro di
formazione professionale; questi, invece, non solo non si moltiplicano, ma tendono a calare e ad impoverirsi
strutturalmente. I tipografi artigiani vecchia maniera, dunque, sono ancora i soli, autentici sostenitori della
romantica tradizione gutemberghiana; singolari superstiti e testimoni veri della riproduzione veloce degli
scritti, quindi della diffusione della cultura e quel che di benevolo, egregio, propizio essa ha dato allumanit.
Il lavoro artigiano, se pure meccanizzato dal secolo scorso, era nella vita. La cibernetica sa di robotica
extraterrestre, non ha nulla di umano come le cellule. Conciliare il micro col macrocosmo una grave
castroneria delluomo.
ALFABETO,GRAFIA E STILI IERI E OGGI
Tentiamo ora di focalizzare bene largomento relativo agli stili grafici. Lalfabeto adoperato a tuttoggi in
occidente quello derivato dal Romano maiuscolo, divenuto minuscolo successivamente. Chi ha avuto modo
di osservare il carattere Romano su riproduzioni di documenti antichi o sulle insegne romane attraverso il
cinematografo, pu notare come i tratti spigolosi, nel passare degli anni, abbiano preso forme sinuose, allo
scopo di poter scrivere pi rapidamente. Solo il gotico rimane, per cos dire, la pecora nera degli stili. E
palese che il gotico tedesco sia la scrittura pi difficile da scriversi e da leggersi. Tutti i caratteri usati nel
mondo occidentale prendono la denominazione di Antiqua in contrapposizione al Gotico e ai suoi derivati,
sebbene (e qui il paradosso) il gotico non altro che un forma esasperata dellalfabeto latino.
Oggi la bella scrittura come materia didattica stata soppressa. Il lettore dalla chioma canuta rammenter
quante rigate nel palmo delle mani ha patito, da scolaro, quando veniva imputato di sgorbiare il proprio
scartabello. La calligrafia, detta poi scienza degli asini, ha impiegato cinque secoli per essere declassificata,
poich essa, chiaro, stata retaggio dellarte degli amanuensi. Attualmente operano sul territorio
nazionale svariate scuole di formazione professionale per tipografi, per lo pi di gestione clericale (sempre
di numero esiguo secondo me). Molte, tanto per variare, sono concentrate in testa allo stivale. In Campania
e famosa quella di Pompei in seno allIstituto BARTOLO LONGO, singolare fucina di provetti operatori del
settore, dove si sono formati molti miei colleghi di Ercolano, Torre Annunziata e della mia Torre del Greco.
Il programma comprende, oltre alla pratica dofficina, le nozioni teoriche affini. Ma la societ consumistica
tende a riformare i canoni tradizionali relativi alla stampa come meccanizzazione dellalfabeto ed amplia la
materia inerente la grafica pubblicitaria e la cartotecnica legata al confezionamento dei prodotti di consumo,
e via dicendo. La diffusione dellalfabeto ha raggiunto i fastigi intorno al mezzo secolo XX, per poi declinare
lentamente.

Non a caso oggi si parla di grafica in luogo di tipografia con esplicito riferimento alle elaborazioni policrome,
seppure artificiose. Il tipo, ovvero il carattere, un tempo prioritario, trova sempre minore spazio negli
stampati. Le immagini e gli ampi margini, per motivi di estetica moderna, sono maggioritari. Il tipografo di
domani non sar altro che un astucciaio, un bustaio, o, bene che vada, un rotocalchista.
Ma noialtri tapini bottegai tipografi artigiani come reagiamo al deperire della stampa relativa allalfabeto? I
tipografi artigiani campani, malgrado la precariet di sempre sanno eseguire, in ogni caso, lavori ricchi di
inventiva e ricercatezza, entro i limiti quantitativi, naturalmente, anche con attrezzature decisamente
obsolete. Spesso si improvvisano aggeggi autocostruiti onde emulare i congegni sofisticati moderni. Senza
tema di smentita noi circumvesuviani siamo i progenitori del fai da te. Congegni strani e bizzarri
scaturiscono dellestro e, come diciamo noi, dalla forza della disperazione. Quasi sempre si fa uso di
materiale di fortuna, come assicelle di legno, cordicelle di nylon, scotch e polvere di sapone (boro talco).
Un folle genio tipografo, che bazzica Torre del Greco perch la sua consorte va matta per i ninnoli di corallo,
un giorno folleggio limpresa di combinare assieme due vecchie carrette tipografiche. Fu naturalmente
deriso dagli importatori milanesi. Non solo lesperimento and in porto, ma ottenne dallartificio una velocit
di rotazione quasi duplicata rispetto a quella consentita, sebbene 1ordigno si spostasse di frequente sul
pavimento, malgrado i perni di fissaggio. Quando finalmente si fusero le bronzine e larnese si ridusse ad un
rottame il collega impreco collerico contro i costumi corrotti dei costruttori teutonici perch, probabilmente,
avevano adoperato materie prime di scarto. Devo aggiungere, inoltre, che il collega geniale espleta
esclusivamente loperato di impressore poich, per sua sfortuna, analfabeta irrecuperabile. Per evitare di
stampare righi capovolti ha escogitato il sistema di trasfigurare le lettere dellalfabeto. Egli, suggestionato
da reminiscenze puerili le immagina come tanti pargoli che si tengono per mano distinguendone, quindi, la
posizione eretta. Spesso lo sentivo esclamare: Gua quanto so bellilli sti fetentielli!. Si trattava di titoli
realizzati in carattere fantasia. E non immaginava per nulla, il candido, che tutti gli stili dellalfabeto relativi
al carattere Antiqua sono somiglianti nella loro struttura madre ai caratteri latini. Infatti fanno un po
eccezione i cosiddetti caratteri fantasia, nelle loro forme esasperate e bizzarre.
TIPI DI SCRITTURA
E un errore pensare che, nel periodo antecedente 1invenzione della stampa a caratteri mobili, gli stili
calligrafici fossero uno o due. Gli amanuensi ne adottarono numerosi, definiti e classificati. Ve ne era quasi
uno per ogni dottrina, per ogni indirizzo letterario. Infatti gli stili, come sempre, andavano pure a braccetto
con i movimenti culturali e religiosi del tempo, sempre sotto 1influsso delle correnti pittoriche e
architettoniche, proprio come avviene adesso con i caratteri da stampa. Alcuni paesi dOriente, come la Cina
e il Giappone, pur rimanendo fedeli alle loro antichissime tradizioni di stile, pur conservando le loro scritture
classiche originali, utilizzano per motivi commerciali, culturali o politici, anche le scritture dellOccidente,
traslitterando, in pratica, tutti i testi del caso.
E arrivato il momento di superare lo scoglio della descrizione, sebbene a grossi tratti, della cronologia dei
tipi di scrittura. Fate come me in questo momento, date fuoco ad una sigaretta per ingannare la noia.
Veniamo a noi. Dopo le scritture cuneiformi, i geroglifici egiziani, e via dicendo, abbiamo, grazie agli
ermeneuti, una classificazione delle scritture affermatesi nei secoli. Gia dal V secolo a. C. si scriveva con uno
stile ripetitivo e ben articolato: la Lapidaria greca. Nel II secolo a. C. comparve la Lapidaria romana. Solo dal
II secolo in poi si affermo la Capitalis quadrata, che fu adoperata fino al V secolo d. C. Come il lettore
annoiato pu immaginare, questa era una scrittura appunto larga e quadrata, bella a vedersi, chiara e
intelligibile, ma divorava molto papiro o cartapecora per cui dal V secolo vi si contrappose la Rustica, che non
ha niente a che fare con i siti agresti, una scrittura stretta, ma un po incerta. Dal IV secolo e per tutto il
periodo carolingio si afferm la scrittura Onciale, e nemmeno questa ha a che fare con lunit di misura di
peso, ma che si pu decisamente definire la scrittura principe della letteratura cristiana. Quindi la
Semi-Onciale del V secolo, pur essendo sempre maiuscola incomincia ad accennare una scrittura alta e
bassa, come diciamo noi tipografi, con un chiaro riferimento allidea di maiuscolo e minuscolo. La prima
scrittura minuscola fu la Carolingia, altrimenti detta Minuscola romana, apparsa nellVIII secolo. Dopo di che
scribi ed amanuensi pensarono bene di concedersi un po di riposo che dur, scusateli se fu poco, fino
allUmanesimo. Ci dovette pur essere in questo periodo qualche scrittura minore, ma la storia ricorda la
Textura con la quale Gutenberg stamp la famosa Bibbia dalle 42 linee. La Textura, quindi, fu la prima
scrittura imitata artificialmente con i caratteri di piombo. Segue la Rotunda del XV secolo, in pratica il gotico.
Sempre nel XV secolo abbiamo la Minuscola umanistica o Antiqua, che, per antonomasia, d il nome a tutti
i caratteri oggi usati che si contrappongono al gotico. Nel XVI secolo si affermo la Franktur, nuova versione
della Textura. Poi and delineandosi la scrittura classicistica del XVIII secolo. Ed infine il corsivo classicistico
sempre di questo periodo, molto simile a cio che oggi va detto Stile inglese.
DALLO STEMMA ALLIDEOGRAMMA NELLA GRAFICA
E cos, ce labbiamo fatta, caro amico, abbiamo quasi concluso il primo capitolo di questa chiacchierata a
senso unico, perch dire monologo mi fa sentire solo, e soli, dice il saggio, non si sta bene neppurein
paradiso. Andiamo avanti. Non a caso i ragazzi che si affacciano sulluscio della mia bottega di Via Purgatorio

chiedendomi uno stemma, desiderano invece un adesivo commerciale.


Nei paragrafi relativi alla serigrafia paleser quanta importanza abbia per noi campani il simbolismo inerente
1oggettistica, che affonda le sue radici nellistinto primario animistico. Oggetto come feticcio totemico con
finalit apotropaiche. Noi napoletani e campani tutti, non esclusi i miei torresi, siamo, forse, i cristiani pi
pagani dItalia in fatto iconografico. Lindividuo, soggiogato da una coscienza collettiva, cerca
nellautoadesivo moderno non solo lideogramma grafico attuale, ma il simbolismo araldico di un tempo, se
non lideogramma primario pre-alfabetico. Il ragazzo di questepoca squinternata, dove si registra la pi alta
percentuale di confusione mentale della storia, si identifica non solo con la fuoriserie o la moto-razzo, ma
finanche con un semplice autoadesivo che rappresenti, pero, the best, riproducente ora un big della
canzone, ora il marchio di uno stilista di grido. Qualcosa che valga, insomma, come gli elementi della
vecchia simbologia araldica.
Il mondo non cambia, luomo sostituisce, ma non annulla i suoi sostegni psichici, anche con quelli pi
effimeri e puerili. La simbologia araldica, come si sa, comprende le corone dette, ad esempio, di conte, di
barone, di principe, di duca, di marchese, di patrizio, e via discorrendo. Le croci: latina, greca, di Malta, di
Loxena, Papale, fino alluncinata nazista, alias la svastica. In pi abbiamo gli scudi (da cui: scudetto) quindi
stemma per autoadesivo. Gli scudi erano detti: svizzero, sannitico, inglese, ancile, a losanga, e via dicendo.
Inoltre vi erano gli scudi-pellicce: ermellino e vaio. Le partizioni: scudo troncato, tagliato, trinciato,
inquartato, ecc. Le pezze onorevoli: palo, sbarra, banda, ed altre. Dulcis in fundo gli scudi con figure ideali
come il drago, la sirena, 1idra, il liocorno, le cinquefoglie, il giglio, le anatrelle e, come e sfizioso dire, chi pi
ne ha pi ne metta.
Dunque, abbiamo appreso che la grafica relativa agli emblemi si riallaccia alla simbologia ideografica e
allaraldica. Lo stemma araldico, come il marchio commerciale o il simbolo politico non sono altro che la
simbolizzazione di una idea. Ogni ideogramma, intanto, al di l della concezione estetica e formale,
studiato perch si inserisca nella sfera psichica dellosservatore, influenzandola positivamente. Perch il
marchio tipografico sia di stampo ideografico lo dimostra pure la segnaletica stradale che assicura messaggi
elementari ed inequivocabili. In Campania vi una doppia segnaletica, quella relativa alla circolazione e
quella dei grafomani, forse tipografi mancati. Alcune scritte sono facete, altre drammatiche. A iosa si legge:
Dio ce; Ges salva. Altro come: O voti di qua o di l sempre in c (nei fondelli) ti arriver. Tutti i marchi
moderni hanno come prerogativa la stilizzazione dei tratti e lelementariet del concetto per garantire la
massima comprensione. Non mancano, di certo, i marchi di contenuto ermetico allo scopo di stimolare la
curiosit e la fantasia, a discapito, pero, dellintellegibilit. Inoltre una certa pubblicit, per cos dire minore,
gioca dambiguit con ideogrammi e scritte camuffate allo scopo di confondere dei prodotti con altri pi
famosi.
E arrivato il momento di concludere il primo capitolo di un libro che potrebbe apparire un elogio alla stampa
tipografica tradizionale. E chiaro che molto spesso mi lascio prendere la mano dalla deformazione
professionale, avendo senza dubbio il piombo nel sangue, non nel senso del saturnismo, grazie a Dio.
Bisogna provarla questa droga del piombo fuso. E qui voglio ricordare il fraterno amico Franco Penza che alla
fine degli anni 60 redigeva i due suoi originali, scapigliati giornali: Il Penzatore e Linfinito, nella mia
bottega nascente di Via Purgatorio. Egli si interessava di Critica dArte; io notavo laspetto psicologico (dietro
una divertente ironia goliardica) di alcuni sedicenti pittori e attori torresi, ciascuno sempre inevitabilmente
al centro di un eliocentrismo gigionesco o di un egocentrismo assolutista da genio incompreso. Dividevamo
con loro le illusioni, le gioie fittizie, lorgasmo spasmodico allapparire della prima copia del manifesto o del
depliant relativo al loro singolare operato.
Ah, questa mania dellanimale uomo di primeggiare e di sentirsi inimitabile! Tutta brava gente, in fondo, tutti
cari amici, soggiogati dallallucinazione del sogno mirifico della trasfigurazione artistica. Nulla tolgono, per,
queste osservazioni alloperato di questi simpatici facinorosi estremisti dellarte, il cui giudizio peculiare non
mi compete. Laspetto psico-caratteriale dellartista estraneo alla valutazione delle sue opere. Quanti visi
in deliquio! Misteriosa forza della Tipografia, sempre legata a tutti i generi artistici! Ma sono passati nella mia
bottega anche personaggi torresi affermati in campo nazionale ed internazionale. Forse anche noi, Franco
Penza, facciamo tesoro delle illusioni? Tu che riferendoti a questo lavoro hai azzardato simpaticamente che
il Marinismo rivive nel Mari la sua nuova epopea? Io la reincarnazione di Gian Battista Marino? Non
esageriamo, caro amico dei sogni letterari sempre vividi. Per nostra fortuna prendiamo ancora tutto come
un gioco e non ci immoliamo sotto il giogo di questo spinoso sentiero delle ambizioni artistiche.

II progresso una piacevole malattia.


One times on - Edward Estlin Cummings

CAP. II
GLI AMANUENSI E LA STAMPA A CARATTERI MOBILI
C, per le scoperte un tempo di maturazione,
prima del quale le ricerche sembrano infruttuose.
Una verit aspetta per sbocciare la riunione dei
suoi elementi.
Enciclopedie Jean-Frangoise Marmontel
LO SCRIPTORUM
Tutti sappiamo, oramai, che furono i monaci medioevali i maggiori amanuensi della storia. Lo scriptorum era
unofficina scrittoria fornita, come nelle aule scolastiche, di regolari sgabelli. Assorti nel loro lavoro, i
certosini, e il caso di dire, sbuffavano quando, probabilmente, secondo il rituale, un collega si affacciava
sulluscio per rammentare il memento mori. Dal momento che non era stato ancora inventato il vetro, si dice
che i poveretti incontrassero molte difficolt durante il lavoro. Sebbene adoperassero oggetti adeguati per
fermare le scartoffie, non vi erano, purtroppo, le aspirine per combattere i frequenti raffreddori. I cenobiti,
in genere, non erano avvezzi a tabacco e a Venere, ma in quanto a Bacco... Altro che prevenzione dei
malanni! Poi, grazie allavvento della carta oleata, gli amanuensi trovarono maggiore difesa contro le
scalmane. Si dice che i monaci, tra laltro buone forchette, divorassero bulimicamente, date le diverse
astinenze, pecore e selvaggina, scuoiate allo scopo di ricavare la materia prima per fabbricare il supporto
destinato alla scrittura. Alcuni religiosi fungevano pure da miniaturisti per disegnare quelle complesse
maiuscole e per illustrare qua e l i codex. Vi erano dei testi cos estesi e complicati che spesso non bastava
1intera vita di un amanuense per realizzarne una copia. Prima ancora che sorgesse la copiatura laica quasi
tutti i testi, non teosofici, venivano burattati da dissolutezze ed impudicizie. Per fortuna il Decamerone non
cadde mai nelle grinfie dei monaci...
E superfluo aggiungere che la copiatura avveniva sia attraverso il lavoro individuale che dietro dettatura del
bibliotecario. E quante volte, c da immaginarselo, un po per il tedio, un po per il sonno, luno avr dettato
patate e 1altro avr scritto cipolle. In ogni modo i monaci avevano libero arbitrio di purgare, modificare,
intrapolare o estrapolare. Gia ai tempi dei romani, per, esistevano officine scrittorie frequentate da schiavi.
Dallanno uno ab urbe condita, al 1450 dellEra Cristiana gli amanuensi hanno rappresentato il lungo periodo
di preludio della storia della stampa, perch, appunto, sono stati i precursori pazienti e un po secchioni,
delle arti grafiche. Fu probabilmente il loro superlavoro a suggerire 1invenzione a Gutenberg. Gia dal VII
secolo, intanto, esistevano delle sparute officine laiche che si moltiplicarono, nel tempo, molto lentamente.

NON DI SOLO AMANUENSE


Non bisogna dimenticare, per, che uno dei primi sistemi di stampa fu inventato dai cinesi. Gli orientali
adoperarono dapprima caratteri di terracotta per stampare i loro singolari giornali. Nel VII secolo apparvero
i primi caratteri di rame e altre leghe. Il metodo si rivel problematico se si considera che lalfabeto cinese
comprende circa cinquemila segni. Cos, mai scoraggiati, inventarono la stampa tabellure, altrimenti detta
xilografia. Essa consiste (perch per finalit artistiche ancora si pratica) nellutilizzare come matrice una
tavoletta per lo pi di legno incisa a mano. Il risultato era pressappoco simile a quello dei clich zincografici,
ottenuti con 1ausilio di un negativo fotografico, la luce attinica e la morsura dacido, adoperati tuttoggi dalle
tipografie tradizionali.

Idonea per la riproduzione di immagini, la xilografia non risolveva il problema della composizione alfabetica.
Diffusasi pure in Europa non cadde in disuso, infatti dopo linvenzione della stampa a caratteri mobili venne
utilizzata come ausilio alla nuova scoperta per illustrare le opere stampate, data la sua ottima compatibilit
col torchio. E pur vero che sulla tavoletta era possibile incidere quante lettere dellalfabeto si volesse, ma a
parte la laboriosit del sistema, la matrice, essendo monoblocco, non consentiva correzioni; inoltre lo
strofinio vigoroso degli xilografi nella parte posteriore del foglio non concedeva la possibilit di stampare
ripetutamente sul fronte retro. I caratteri mobili risolsero ogni problema. Sebbene alcune polemiche sulla
paternit assoluta di Gutenberg della stampa tipografica non si siano mai del tutto dissipate, la storia vuole
che 1orefice di Magonza, nel 1450, iniziasse a sperimentare gli strani bastoncini di piombo fuso, aventi
sullestremit superiore il rilievo delle lettere a rovescio. Come facile capire, lo scopo che si era prefisso
quellastuto di tedesco fu quello di rendere rapida non gi la formazione delle pagine, ma la copiatura di esse
una volta ultimate. Johan Gutenberg, come ho detto, era orefice di professione e, guarda caso, Torre del
Greco, la mia citt, ovunque riconosciuta come Patria del Corallo, trabocca di orafi ed orefici. Ma sono certo
che nessun torrese trascurerebbe loro per mettersi a fondere il piombo. Gutenberg lo fece, ma posso
assicurarvi che non era uno stupido. Cercava s la gloria ma, come gli alchimisti, riteneva la sua invenzione
una vera pietra filosofale, perch, appunto, tentava di trasformare il piombo in oro, coi ricavi del suo notabile
operato, in origine, comunque, non poco contrastato, come tutte le grandi innovazioni della storia.
SE GUTENBERG NON FOSSE NATO
Certamente, se Gutenberg non fosse nato, per certi versi lumanit non sarebbe stata coinvolta nelle maglie
di quella rete inesplicabile della cultura dotta, che rimpinza, per dirla in tono arcaico, persino i poveri cerebri
dei pitocchi. La cultura, con le sue aporie e i suoi macchinismi cogitali ha turbato il sonno finanche ai poveri
cristi. I barboni talvolta diventano barbassori, i coltivatori diretti culturalisti, con almeno un figlio prete o
avvocato. Ma il se, come si e soliti dire, non ha fatto mai storia, cosi, quel figlio di una buona tedesca,
Gutenberg, scoperchi la fissione dellalfabeto. Mettiamo, per, che la fotografia fosse stata scoperta nel XV
secolo, si sarebbe subito utilizzata la sostanza sensibile alla luce onde sperimentare 1incisione agevolata e
ripetitiva, in pratica il clich, e provveduto, quindi, a celerizzare il lavoro xilografico, calcografico e via
dicendo. Il teutonico, ochi per esso, avrebbe, forse, riprodotto le pagine dei codici amanuensi nella loro
scrittura originale con la riproduzione anastatica, invece che con i caratteri mobili, evitando, in questo modo,
di sentirsi rimbrottare continuamente che i libri stampati con i suoi diabolici bastoncini di piombo fossero, in
definitiva, nullaltro che delle fallaci contraffazioni dei codex. E dal momento che lorefice sperimentava i
caratteri con i testi di moda, quelli sacri, tanto per variare..., non avrebbe mai corso lalea di una condanna
per eresia, stregoneria o che dir si voglia, rischiando di finire arrostito sul rogo dal Tribunale del Santo
Uffizio.
Ci non avvenne perch, tutto sommato, ai monaci amanuensi, oziosi e sbuccioni per seconda vocazione,
faceva comodo che qualcuno, finalmente, smaltisse loro un po di fatica, anche se dietro artifici
dissacratori... Ma, come mai si continuava ad usare i caratteri mobili anche dopo la effettiva scoperta delle
prime dagherrotipie, quindi del clich, avvenuta nel secolo scorso? Intanto si colse a volo la scoperta
zincografica per utilizzarla come impareggiabile alternativa alle lente, laboriose e malagevoli tecniche
xilografiche e calcografiche.
Il clich, come tutti i sistemi fototecnici pre-fotocompositivi, risolveva il problema della riproduzione
anastatica, ma non quello della composizione di sana pianta detta a caratteri mobili, anche perch i caratteri
mobili, rispetto alla calligrafia erano ripetitivamente precisi e regolari. Il clich, quindi, miracoloso per la
riproduzioni. di codex o di libri gi stampati, era disadatto per le opere inedite. Tanto pi, in solco binario con
la fotomeccanica, linvenzione di Gutemberg fu meccanizzata e resa veloce da OTTMAR MERGENTHALER, il
quale, nel 1883, ebbe la felice idea di mettere a punto il prototipo definitivo della gia parzialmente
sperimentata compositrice automatica monolineare, meglio nota col sostantivo Linotype. La disfatta, per,
della geniale invenzione della stampa a caratteri mobili non da imputare alla fotomeccanica, n alla
stampa offset o .alla sua consorella rotocalco, tanto meno ai sistemi dattiloscrivibili elettronici o meno, a
pallina o a margherita, ma al calcolatore elettronico, nella fattispecie la fotocomposizione!
Se Gutemberg non fosse venuto alla luce probabilmente il clich di zinco avrebbe riprodotto i codex
ottenendone la stampa veloce. FIRMIN MILLOT sfrutt la fotografia per realizzare i suoi clich. Gi nel 1850
incise la prima lastra di zinco tramite morsura di acido nitrico, utilizzando la luce e un negativo fotografico
che fungeva da maschera sulla lastra sensibilizzata con una vernice trattata. II clich aveva emesso il primo
vagito, ma non avr lunga vita. Caratteri automatizzati linotipici e clich piani di zinco hanno dominato
1arte nera fino alla met del XX secolo. Le poche officine di alcune Testate che ancora non si sono convertite
alle nuove tecnologie tuttora formano le pagine di giornale con piombo linotipico e clich, specie il
giornalismo minore. (Oggi 2002 non pi. N.d.r.). Ed proprio in questi vetusti opifici che si ascolta il rantolo
letale del piombo fuso. E proprio in questi nostalgici casermoni di minuscoli soldatini di piombo che gli anta
di animo lirico e ispirato sentono salire il groppa alla gola. Intanto la sgherra fototecnica, ormai
computerizzata (sistema a freddo, contrapposto al sistema a caldo del piombo fuso) avanza con i cosiddetti
passi da gigante, e, nella scorreria impietosa, si modifica e migliora, solo ai fini produttivi, naturalmente,
requiando uno dei fattori fondamentali del lavoro creati- vo e delle arti applicate tutte: la partecipazione

10

emotiva, il contatto epidermico, lafflato diretto con la materia da plasmare con le dita come lartista con
largilla. Il sistema a freddo squassa la sua criniera reiterando di continuo la fredda compiacenza delle
vittorie, dove il traguardo del bottino estorto, per, non alimenta che nuove bramosie e concupiscenze.
Se Gutenberg non fosse nato la cintura vesuviana non avrebbe neppure beneficiato dei sostegni etici positivi
che certamente si recuperano dal groviglio di nodi della diffusione della cultura. Quale mestiere avrebbero
esercitato i nostri Vico, Croce e De Sanctis dietro la consapevolezza che le loro analisi andavano. trascritte.
in una o due copie di codex, destinati al massimo ad arricchire le sontuose ville vesuviane degli altoborghesi?
Cosa avrebbero fatto i nostri. Ferdinando Martello ed Emanuele Melisurgo se non fosse esistita la vecchia
partenopea tipografia Flautina che stampava uno dei primi giornali umoristici della storia, intorno alla meta
del secolo scorso: LArlecchino?. Fossilizzazioni borboniche avrebbero stagnato il torpore di un popolo in
perpetua precariet, sempre dominato e prevaricato dallalto e dal basso. Sarebbe stato ancora condizionato
ad oziose controre nei dedali spagnoli, negli androni sgraziati e disadorni dei centri storici di provincia,
nellacre delle fatiscenze, l dove visi olivastri statuavano assisi, in unetra infestata da aculeati frugiferi
(scusatemi i termini dellepoca).
Non si sarebbe diffuso, certo, alla fine del XIX secolo il famoso Monsignor Perrelli, che dettava i primi veri
spunti o sputi, se pi vi piace, polemici ed anticonformisti, in contrapposizione ai millenni di oppressione
stagnante, allineandosi ai grandi riformatori del pensiero scientifico del secolo scorso, se Gutenberg non
fosse nato. E, daltro canto, come si sarebbero diffusi gli spunti de Il concetto dellangoscia di Kierkegaard
o i Tre saggi sulla sessualit di Freud, o ancora le crude, assideranti verit dellelegiaco Leopardi o del
caustico Nietzsche? Insomma, come avremmo fatto a vivere ancora peggio attraverso il doppiotaglio della
conoscenza? Il vecchio saggio napoletano diceva: chi capisce patisce.
Se Gutenberg non fosse nato, Antonio Scarfoglio non avrebbe potuto pubblicare il primo rotocalco dItalia Il
Mattino Illustrato, del 1924, perch la moderna, meccanizzata versione della vecchia calcografia, non
avrebbe potuto beneficiare della composizione alfabetica dei caratteri mobili. Se quel calabrese di tedesco,
volitivo e testardo come tutte le persone geniali, non fosse esistito, ce la saremmo sognata a Napoli la
rinomata Emeroteca Tucci e la Biblioteca Nazionale ai Cavalli di Bronzo (Largo Castello) che nacque con la
raccolta farnesiana di Carlo III di Borbone e arricchita con la fusione di altre biblioteche napoletane. (Non
tutti i campani sanno che si tratta di una delle pi importanti biblioteche dEuropa, dove possibile
osservare, oltre ai famosi Papiri di Ercolano, incunaboli, manoscritti e codici miniati di diversi orientamenti
culturali). Grazie a Nonno Gutenberg la nostra Napoli ha potuto sfoggiare anche le sue tradizioni culturali,
riallacciate anche alla vecchia Scuola Salernitana.
Ah, costa campana, perch ti sei europeizzata (laccezione non quella relativa allunione europea, alla
moneta comune, ecc., siamo negli anni 80. N.d.r.), perch ti sei deturpata nellurbanistica? Leggiadra fetta
di ecumene principe che va dallamena Pozzuoli e via via con le alture di Posillipo, lungo la invidiata
Caracciolo, e gi per la storica Ercolano, per la mia ferace Torre del Greco e la fastosa Pompei, indi
Castellammare, dove termina la fascia vesuviana tirrena, proseguendo ancora per la suggestiva Vietri e la
impresepiata Amalfi, quindi la notabile Salerno fino alla talassoterapeutica Pesto dei Greci. Una terra (alla
faccia degli antiretorici) decantata dai miti pi antichi, dalle sirene di Ulisse; bersaglio degli insediamenti
magnagrecisti, dimora amena e tranquilla per svaghi e riposo dei romani antichi.
La terra vesuviana, oggi in degrado, ha esternato in passato il suo genio interiore creativo ed intellettivo con
la filosofia popolare-verbale e cattedratica, con la poesia pi intensa e vibrante, con la scienza e le arti,
aderendo alla diffusione della stampa, sempre utilizzata e seguita nelle sue fasi evolutive. Grazie anche
allorefice di Magonza lamena costa vesuviana non rimasta solo una figura leggiadra di venere seducente,
ma vacua, come molte belle donne. Peccato che il flemmone della bramosia di potere si stia allargando a
macchia dolio in tutte le fasce sociali. Per la prima volta nella storia il malessere scaturisce dallindividuo,
emarginato dalla recrudescenza del suo insoluto esistenziale. Il male delluomo moderno sociale solo per
conseguenza. Anche Napoli, purtroppo, diventa un capoluogo di folla-sola.
Lunico antidoto contro il babelico ordinamento comportamentale suggerito dai mass-media la loro nociva
grancassa propagandistica inneggiante al consumismo, potrebbe essere una sana lettura, oserei dire
pre-culturale. Ricusare lintricato onanismo intellettuale delle elucubrazioni dottrinarie e delle speculazioni
filosofiche senza sbocco. Una lettura inedita, che non coinvolge il lettore negli interessi pratici o ideologici
dellautore; una lettura puerile, bonaria ed amorevole, antiscolastica, antisapienza, antistorica, che non si
prefigge di insegnare nulla se non la riscoperta di saper stare insieme nella piena gioia di vivere.
Semplicismo o qualunquismo? Banalit, retorica? Signori, con la mania della critica, dellanalisi scelta, del
the best artistico abbiamo distrutto la spontaneit espressiva, abbiamo contorto e complicato tutto,
abbiamo deformato il corso autentico e naturale della vita persino con le favole dei bambini, ricche di
trasfigurazioni e contorsioni della realt, con la mania dellarte, del desueto, dellambiguit creativa,
delleffetto. Abbiamo finito per trasmettere ai bambini la parte inferma della creativit artistica. Lasciamo
che i bambini scrivino i libri per noi, i bambini appena accostati ai rudimenti lessicali, i bambini incolti e
incontaminati dalla cultura, i bambini come immagine speculare degli uomini di Neanderthal, semplici,
bonari e pacifici perch appunto incolti, ignari dellelaborazione culturale dellangoscia umana legata allidea
del decesso e la probabile assenza salvifica o alla devastante idea del peccato. I bambini lontani da TV e
computer, gli ultimi e pi terrifici strumenti di una cultura in saturazione; i bambini nuovi, pasturanti nei
prati virenti e rigogliosi, nutriti con more e aromatici agrumi, lontani dalle derrate martoriate nei laboratori

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per la conservazione o dalle mattanze della vivisezione.. Lasciamo che tali bambini scrivano i libri per noi e
bruciamo le biblioteche, forse assisteremo alla nascita di una umanit diversa, almeno per qualche
millennio... Perch lunica salvezza del mondo, la vera non utopia e quella di creare una umanit la cui
ragione sia finalmente aliena da tutte le elaborazioni culturali accumulate nei millenni, comprese queste mie
considerazioni scritte..
E cos, cadendo io stesso nella prosa scolastica, cedendo alla mania, come tutti coloro che usano lo
strumento della scrittura, di coinvolgere gli altri nelle proprie idee, tronco tosto la dissertazione osservando,
invece, che la stampa a caratteri mobili di piombo fuso ormai agonizzante anche perch il progresso,
inteso soprattutto come evoluzione fisiocratica, fa pressione sulla domanda crescente relativa al movimento
demografico. Devo spezzare una lancia in favore dei progressisti riconoscendo che le tecniche veloci sono
pi idonee al fabbisogno planetario di stampati. E discutibile, pero, (ricompongo la lancia) se questo tipo di
fabbisogno sia necessario o superfluo, se non dannoso. Linventore daltra parte, oblia 1aspetto speculativo
di ogni scoperta, per non dire quello esiziale (vedi la bomba atomica) perch spinto innanzitutto dalla molla
dellaffermazione personale.
MA GUTENBERG FU
Ora soffermiamoci un tantino sulla nascita della stampa a caratteri mobili. JOHAN GENSFLEISH
GUTENBERG, nato nel 1394?, speriment il sistema per moltiplicare gli scritti in un tempo di gran lunga
inferiore a quello impiegato dagli amanuensi. Come ho gi accennato, sebbene i caratteri di piombo fossero
pi simmetrici e regolari tra loro, quindi pi gradevoli e facili da leggere rispetto alla scrittura manuale, lo
stesso Gutenberg definiva i suoi libri scripture artificialiter. Come informano diverse attendibili fonti,
senza voler togliere nulla ai tedeschi, lorefice non fu linventore della stampa in assoluto, ma
essenzialmente il pi accanito e costante sperimentatore dei caratteri mobili e del torchio da stampa
ricavato, sembra, da un torchio da vino. Sar per invidia, sar perch al mondo difficile che qualcuno si
faccia i cavoli propri, alcuni pedanti e zelantoni affermano che il teutonico (uso questo termine nellaccezione
di: preciso e tenace, non in senso dispregiativo, amo nonno Gutemberg) si avvalse di esperienze analoghe
gi praticate in tutto il mondo e in ogni tempo. In quel periodo sembra abbiano tentato esperimenti
equivalenti: PANFILO CASTALDI di Feltre, il fiorentino BERNARO CENNINI, il tedesco LAURENT COSTER, e
via dicendo. Con molta probabilit era gi esistente lo spionaggio industriale, attivit difficile e perigliosa,
perch le delazioni, come per i ladri in Oriente, venivano castigate con lamputazione di un arto. E... ora sto
sbellicandomi dalle risate allidea che tali estreme sanzioni fossero comminate oggi in Campania e anche
altrove, daltra parte,... sai quanti moncherini si vedrebbero in giro.
La stampa a caratteri mobili in pieno Rinascimento fu subito conosciuta in tutto il mondo occidentale, ma
ricevette, allinizio, solo parziali consensi. E strano constatare che una tipografia cinque-seicentesca, anche
la pi importante, non avesse altra attrezzatura che una esigua scorta di caratteri, un modesto torchio da
vino modificato, dei compositori pi o meno incerti e dei robusti torcolieri.
Ed io, tapino e modesto bottegaio, nellottica del capitalismo, con il ginepraio di arnesi usati e la variet di
risoluzioni tecniche adoperate o inventate, cosa potevo rappresentare allora? Le officine Mondadori? Ho
senza dubbio sbagliato epoca per mettermi a fare il tipografo nella bottega-bazar di Via Purgatorio. Ch, poi,
questa Via Purgatorio suggerisce sempre tono di dileggio alle verbalit telefoniche dei fornitori per arti
grafiche irriducibilmente e irrimediabilmente milanesi. Ma andiamo avanti. I tipografi di allora (voci di
corridoio) erano gelosissimi dei propri caratteri, (come se adesso non lo fossero) Li custodivano come
reliquie, e pure adesso, poco ci manca, a parte alcuni tipografi sciagurati di mia conoscenza, che fanno una
tale bruzzaglia o mmescafrancesca e nfranzesaggine, per dirla in gergo, che, sempre per dirla a modo
nostro, il Padreterno ne vuole il cuore.
Si dice che allora la fusione dei caratteri avvenisse manualmente, attraverso arnesi rudimentali
autofabbricati. Proprio come accade oggi da noi per attuare soluzioni ottenibili, invece, con zuppe
sostanziose, alla milanese... Adesso capisco perch dicono che siamo arretrati di cinque secoli. Il torchio da
stampa, dopo aver spremuto anni ed anni vino, indossava la marsina o il pastrano e si dava alle lettere. Il
famoso mezzo di stampa, a parte le freddure da goliardo, ebbe lunga vita. Era costituito da una base molto
pesante, dal piano portaforme (dove veniva inserita la composizione, cio i caratteri allineati in righi uguali),
e dalla grossa vite che veniva manovrata da una leva, il cui movimento permetteva al piano di pressione
superiore di abbassarsi dolcemente, ma con tutto il suo peso, sulla carta inumidita, poggiata sui caratteri
preventivamente inchiostrati, del piano inferiore. I rulli erano di cuoio.
Pare, pero, che in quel periodo le madri degli inventori prendessero la pillola, o comunque adoperassero
anticoncezionali molto efficaci, dal momento che il travaglioso torchio, come direbbero i siculi, fu impiegato
per oltre trecento anni. I primi libri stampati, com noto, vengono detti incunaboli (in culla). Il periodo degli
incunaboli va dallinizio della scoperta della stampa fino alla meta del diciottesimo secolo. Fu un periodo duro
per laffermazione della stampa. Un giorno i tipografi scesero in piazza insieme ad una sorta di
rappresentanti di categoria, postulando che bisognava smetterla, una buona volta, di ritenere il libro
stampato una contraffazione. Infatti, nei giorni seguenti, gli incisori di matrici (poich la petizione era stata
respinta a suon di carciofi e cavolfiori, dai monaci che minacciavano scomuniche in tono sussiegoso e
perentorio) non si risparmiavano nessuno sforzo non gi allo scopo di creare caratteri ripetitivamente uguali

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e perfetti, ma irregolari ed il pi possibile fedeli alla scrittura manuale. Ma guarda le fisime dei conservatori!
Solo molto tardi la stampa fu riconosciuta, non solo come invenzione utile, ma come moderna forma darte.
I caratteri, cosi, presero il sopravvento sulla scrittura manuale. Un po come fanno molte mogli dopo i primi
anni di matrimonio.
Allorigine i libri avevano un aspetto molto diverso da quello doggi. La carta, ad esempio, spesso conservava
il suo aspetto ondulato a causa delle bagnature sulla parte posteriore, onde favorire il contatto del foglio con
i caratteri. Veniva lasciato molto margine intorno allo scritto e soprattutto il libro se richiesto rilegato dal
cliente era consegnato intonso. Gli incunaboli non avevano le pagine numerate, n rontespizio, n
soscrizione o colophon, come dicono allestero. Si dice che la massima tiratura. non superasse le duecento
copie. (Come avranno fatto a contare - tutte le tirature di allora?). Mah, questi storici e filologi, faranno come
gli amanuensi, di tanto in tanto qualcosa se la inventano, Ma andiamo avanti.
Verso la fine del 1500 si ebbe la prima fioritura della nuova scoperta. Gli studiosi, fedelmente o meno, ci
ricordano che agli albori del 1600 si contavano in Italia ben 150 tipografie. (Oggi manca poco che si contano
nella mia piccola Torre del Greco). Ma, bando alle ciance. La capitale del libro fu Napoli... Domando: fu
Napoli? Pare proprio di no, purtroppo.. (Fosse mai stata la capitale di qualcosa). Fu la languida Venezia. Il
maggiore prototipografo italiano fu ALDO MANUZIO. Egli si pu considerare il padre delleditoria italiana. A
libro affermato i prototipografi avevano pi fans degli autori di libri. Manuzio produsse molti esti classici
aumentando la tiratura da duecento a mille copie. (Ci crediamo?). Con molta probabilit nelle vene di
quelluomo dovera scorrere sangue milanese o giapponese, perch aveva davvero il cosiddetto bernoccolo
degli affari. Avvalendosi della locuzione: Carmina non dant panem, la modific n: Imprimer carmina dant
panem, e non andava errato. Fu lideatore, in nuce, tanto per stare in tema di latino, di ci che oggi
chiamiamo le collane economiche. Ne produsse una gran quantit (saggiamente non ci affermano quante)
il cui basso costo favoriva la diffusione. Si dice ancora che Aldo Manuzio avesse una particolare sensibilit
artistica, cosa raramente presente in chi ha molto fiuto per il danaro. Penso di condensare gli scritti per
economizzare carta e inchiostro e per rendere i libri pi maneggevoli ma nello stesso tempo non trascur di
offrire una lettura gradevole, per questo si fece disegnare da FRANCESCO GRIFFI il famoso corsivo detto
appunto delle edizioni aldine. Il corsivo, in genere, viene detto anche italico dai fabbricanti internazionali di
macchine da scrivere con riferimento al carattere di Griffi. Larte della stampa si affermmano mano non
solo in Italia, ma in tutto il mondo occidentale. Nel 1700 emigr oltreoceano.
Nel Nuovo Mondo ne fu pioniere BENIAMINO FRANKLIN di Boston, che fond inoltre una cartiera, una grande
biblioteca, e stamp la Pennsylvania Gazetz, il primo giornale americano, e scusatelo se fu poco. I plutocrati
sono sempre esistiti, non mi spiego, per, come mai, i Berlusconi e gli Agnelli non nascano mai a Napoli.
Nello stivale le tipografie si diffusero in modo sorprendente, non certo nella misura in cui si sono diffuse in
Campania ai giorni nostri. Ma in entrambi i casi, oggi come allora, si verifica il fenomeno del regresso
qualitativo per motivi di concorrenza. Le arti grafiche subirono, per una ragione o per laltra, una sia pur
leggera flessione negativa e persero alla fine del 1700, un po del loro prestigio relativo alla prima
affermazione del secolo precedente.
Anche questo si dice, che a sollevare il tenore della tipografia italiana dal 1700 in poi fu GIANBATTISTA
BODONI, da cui il famoso carattere Bodoni. Egli rappresent unaltra pietra miliare nel lento cammino della
stampa italiana. Non solo valorizz di nuovo la nobile arte, ma la miglioro nellestetica portandola a fastigi
mai raggiunti. Erano lontani, oramai, i tempi in cui i libri venivano considerati delle imitazioni. Napoli,
purtroppo, figura raramente nella storia italiana della stampa, se non per un riflesso culturale. Le notizie
storiche sulla evoluzione della stampa napoletana sono inserite in maniera frammentaria nelle pagine
seguenti nel quadro generale della cultura napoletana in relazione al- larte scrittoria fino allIlluminismo e
via via lungo i secoli successivi di lenta aderenza allo sviluppo dellarte nera.
I CARATTERI DI PIOMBO E IL VECCHIO PADRONE
I tipografi non hanno mai brutti caratteri... perch, come ho gia detto, tutti i caratteri usati in Occidente
discendono da ununica nobile famiglia: 1Antiqua. Il gotico, figliuol prodigo, in declino sin dal 1500,
ritornato nelle tipografie di tutto il mondo. Rivisitato e modernizzato fa, comunque, la sua sporadica
presenza in molti tipi di stampati. Il capostipite dellAntiqua, non dimentichiamolo, il carattere Romano. Il
carattere di piombo da stampa costituito da un parallelepipedo poco pi alto di due centimetri. Il fusto di
un carattere da libro, come quello che avete sotto gli occhi, poco pi spesso di un fiammifero da cucina. La
lettera e incisa sullestremit superiore in rilievo (a rovescio). Sulla parte inferiore del fusto vi un solco
tacca, che serve al senso tattile del compositore onde allineare i fusti nel compositoio senza bisogno di
guardare. Ho sentito doverosa questa sommaria descrizione perch fra qualche anno si finir solo col
descrivere la salma di questi famigerati, e diciamolo pure, valorosi soldatini.
Chiss quale intruglio adoper Gutenberg per realizzare i suoi caratteri, credo pressappoco la lega odierna:
piombo, antimonio e stagno. Il piombo per la duttilit lantimonio per la resistenza, lo stagno come
antiossidante, e talvolta un pizzico di rame per rendere fluida la lega.
Fino a qualche decennio fa alcuni giornali venivano ancora composti con i minuscoli caratteri mobili. Ricordo
con nostalgia un personaggio, in una parola, grottesco, della tipografia napoletana: Don Pietro. Ma s voglio
immortalarlo: DON PIETRO riusciva a comporre un rigo di libro in 15 secondi (in media 50 lettere) quasi 4

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bastoncini al secondo e questo per la durata delle giornate lavorative di una volta. In pi componendo, si
scioglieva in lazzi e scurrilit facete. La palpebra dellocchio destro si era perpetuamente anchilosata
nellatto di chiudersi nelle ripetute attese delle scoppole in testa, del padrone, che a quei tempi si concedeva
diverse angherie. Sappiamo bene come il mercimonio operaio riprese nellimmediato secondo dopoguerra.
Lavoro intenso e paghe da fame.
Lultima volta che vidi Don Pietro fu quando mi fece visita nella bottega di via Purgatorio nellottobre del 75.
Era radioso. Aveva riscattato la sua dignit di lavoratore sotto legida dei sindacati e aveva finalmente
maritato tutte e otto le figlie femmine. Si rammaricava solo che a nessuna di esse era toccato in sorte un
marito tipografo. Il vecchio padrone mi disse quella volta era un vero tiranno. Pochi diritti erano
tollerati. La rivoluzione sociale del 1831 aveva perso, con le guerre, il suo mordente. Nessun Marx poteva
garantire la scodella di minestra per un nucleo di dieci bocche. N venivano riconosciuti i diritti conquistati
a cavallo del secolo da movimenti come quelli di Metello di Vasco Pratolini. In ogni caso la parola dordine
era: l sta a porta!
Poi con lironia che contraddistingue ogni napoletano autentico Don Pietro biascic: Ma oggi... povero
padrone. Quello mio, attuale, non fa altro che piangere miseria. Veste dimesso, lesina sugli acquisti. E
annichilato dai sindacati. E capace di ingerire il danaro che incassa se lo sguardo bieco o sornione di un
dipendente gli piomba addosso. Povero padrone; la sua dichiarazione dei redditi e sempre inferiore a quella
del suo garzone. Davvero una vita da cane. Immagina che, spesso, (sempre per evitare di vendere uno dei
suoi quaranta appartamenti di Napoli o qualche acro di terreno di Afragola) chiede in prestito a noi
dipendenti, ora i soldi per le sigarette, ora la mancia per il cartaio... Il Natale scorso concluse Don Pietro
cadde in un tale stato di abbattimento che noi dipendenti pensammo di risollevarlo regalandogli un
panettone con la bottiglia e la pazziella per la befana al suo unico figlio. Sai, lo facemmo spontaneamente.
Non siamo mica padroni, noi!.
A mezzo di quegli esili bastoncini di piombo la stampa, che per trecento anni aveva essenzialmente asservito
il libro, raggiungeva la sua totale affermazione. Il libro, appunto, era ormai perfezionato nella sua struttura
fisica ed estetica. Era completo di frontespizio, mai visto negli incunaboli, tanto meno nei codici amanuensi;
affermato pure il colophon o soscrizione: Finito di stampare coi tipi, ecc. Anzi il frontespizio rappresentava
proprio lemblema dei libri stampati rispetto ai codex. Le pagine ormai sempre numerate. Si afferm la
segnatura, una sorta di ciak cinematografico, che aiuta ancora oggi a riordinare progressivamente i
quinterni in 32, 16, 8, ecc. (Il numero indica quante volte il foglio da stampa stato suddiviso per ottenere
la pagina). Frequentissimi i titoli dei capitoli, i sottotitoli, gli occhielli, le epigrafi, le dediche, ecc. Gi era:in
uso lex libris. Alla fine del 1700 il libro gia aveva laspetto attuale.
BREVE PANORAMICA SULLA DIFFUSIONE DELLA STAMPA NEL 1500
La patria della stampa a caratteri mobili, per antonomasia, la Germania. Negli annali di storia della
stampa, insieme a Gutenberg, figurano sempre altri due nomi: JOHANNES FST e PETER SHFFER. Fst era
un avvocato di Magonza. che spesso dava ossigeno allorefice per finanziare lazienda. E cos, ottocento
fiorini oggi, ottocento domani, divenne socio dellimpresa che produceva nientemeno che scritti artificiali.
Lavvocato, non.riscontrando subito i frutti dellinvestimento, ben presto incominci a lagnare i diritti di
creditore. (Dice un mio caro torrese: Le societ andrebbero compiute con membri di numero. dispari,
inferiori a tre). E accade sempre che tra i due litiganti un terzo goda. Ecco lultimo del trinomio: Schffer,
il quale, adottando 1infallibile arma degli affetti, si appropri ben presto di tutte le sostanze e le attrezzature
impalmando la figlia di Fst. Potenza della mentula! Dopo altre peripezie, non escluso frequenti successi,
Gutenberg cap che non si pu essere artisti e plutocrati contemporaneamente, (oggi si direbbe: conflitto di
interessi N.d.r.) e poich i suoi manager dimostravano pi interesse per il danaro che per la cultura,
determin che a.questo mondo non si pu servire appunto Dio e mammona. Si rese conto che non era
possibile ricavare 1oro dal piombo in maniera nobile e lecita. Come tutti gli uomini geniali ed estrosi che non
si piegano ai compromessi si affacci alla vecchiaia sostenuto da una. pensione elargitagli da un
arcivescovo. Mor il 3 febbraio 1468. Prima.che facesse capolino il XVI.secolo la Germania.aveva centinaia.
di tipografie efficienti. Alcune citt tipografe furono Magonza, Bamberga, Augusta, Bruges, Strasburgo,
Colonia, Norimberga, Lubecca, ecc. Per dovere cronistorico citer qualche nome di grandi stampatori. A
Strasburgo JOHAN MENTELIN, a Basilea BERTHOLD RUPPEL, allievo di Gutenberg, ad Augusta GUTHER
ZAINER, a Norimberga ANTON KOBERGER, a Colonia ULRICH ZELL, a Lubecca STEFFEN ARNDES. Magonza,
naturalmente, fu la culla della stampa.
Alla morte del genero di Fst successe il figlio JOHAN SHOFFER, appassionato di archeologia produsse molti
libri del settore. In Francia le citt pi sensibili allarte nera furono Parigi e Lione. Una importante tipografia
fu impiantata in seno al grosso centro intellettuale transalpino La Sorbona. La famosa Universit si avvalse
di valenti tipografi tedeschi come PASQUIER BONHOMME.
LInghilterra fu iniziata allarte della stampa da un bizzarro signore di nome WILLIAM CAXTON, dopo
escursioni culturali e viaggi in Germania impiant la sua tipografia nellAbbazia di Westministery. La Spagna
ebbe in massima parte stampatori tedeschi immigrati, che operarono a Valencia, Barcellona e Saragozza.
Tipografi famosi JOHAN von SALZBURG, PAUL HURUS, ecc. Un aborigeno fu ARNAO GUILLEN DE BROCAR
che operava in seno alla giovane Universit di Alcal.

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Dulcis in fundo 1Italia conclude questa odiosa sfilza di nomi, comunque molto, ma molto sommaria. Roma
capitale della Chiesa, fucina della produzione di codex da sempre, maggiore mercato librario del
mediterraneo con le migliaia e migliaia di codici scritti dai monaci amanuensi, disponeva, sin dagli albori
dellinvenzione della stampa, il maggior numero di libri stampati, rispetto alle altre grandi citt europee. I
migliori stampatori italiani furono, come ho gi etto, i veneziani, ma Roma ricorda due tipografi famosi:
UDOVICO DEGLI ARRIGHI e ANTONIO BLADO A Venezia, per, i primi stampatori furono tedeschi: JOHANN
e WENDELIN VON SPEYER.
Aldo Manuzio, pi volte citato, fu il genio delleditoria libraria del 1500. Iniziato alla cultura dallamico Pico
della Mirandola, allet di 40 anni apr a Venezia la sua stamperia, la quale si mantenne onorevole per oltre
un secolo. Alla sua morte leredit pass prima al suocero Andrea Orsolano, quindi a suo figlio Paolo, infine
ad Aldo il giovane, figlio di Manuzio. Gli eredi, per, uomini di cultura, ben lungi dallidea di imbrattarsi le
mani, lasciarono la stamperia in mani disposte a impeciarsi, ma inesperte. Cos la tipografia chiuse nel 1590.
Altri editori veneziani furono FRANCESCO MARCOLINI e GIOVANNI GIOLITO DE FERRARI.

Luomo ragionevole si adatta al mondo; lirragionevole


insiste nel tentare di adattare il mondo a se.
Quindi, ogni progresso dipende dalluomo irragionevole.
Uomo e superuomo G. B. Shaw

CAP. III
VEICOLI DI STAMPA PARALLELI AL PIOMBO E LE NUOVE SCOPERTE
La grande storia vera quella delle invenzioni.
Sono le invenzioni quelle che provocano la storia,
sul fondo dei dati statistici, biologici e geografici.
Batons, chiffres et lettres Raymand Queneau
I PRIMI STAMPI XILOGRAFIA, CALCOGRAFIA, ACQUAFORTE
Uno dei pi antichi sistemi di stampa del mondo quello cosiddetto xilografico. La matrice, come gi ho
accennato, costituita da una tavoletta di legno su cui viene inciso a mano, col bulino, una immagine, delle
lettere o altro. Si legge sovente nelle storie della letteratura che tale antico sistema fu inventato dai cinesi
nel VII secolo. Le xilografie illustravano i libri degli amanuensi e continuarono ad apparire nei libri stampati
fino alla meta del 1800, sino a quando, lo ripeto, fu scoperta la fotomeccanica, altrimenti detta fabbricazione
di clich. Furono realizzate xilografie a pi colori sovrapposti, ed alcune eseguite addirittura con tecniche
chiaroscurali di eccezionale finezza da non aver davvero nulla da invidiare alle moderne elaborazioni
fototecniche; questultime forse pi, come dire, ripetitivamente perfette, grazie ai mezzi, ma senzaltro
inferiori alle prime come valore artistico. Lesigenza di moltiplicare le immagini fu pressante.
I caratteri di piombo non erano sufficienti ad estrinsecare alcuni concetti che sono e saranno sempre di
carattere visivo. Fu sperimentata, ad esempio la calcografia, inventata nel 1450 da TOMMASO FINIGUERRA,
parallelamente ai caratteri di Gutenberg. La tecnica consiste nellincidere col bulino delle lastre di metallo,
ma in negativo, in maniera che, allatto dellimpressione, linchiostro, depositato nei solchi, aderisca alla
carta con gradevoli caratteristiche di morbidezza. Con buona pace di Gutenberg, questo sistema di produrre
uno stampo costituiva gi allora il rudimento della moderna stampa rotocalco che sostiene, oggi, forse il
30% del mercato grafico generale. Tratter ampiamente largomento pi avanti. Solo nella met del secolo
XVIII la calcografia si traduceva in rotocalco, grazie ai componenti chimici fototecnici. Fu scoperto che
collodio e bicromato divenivano sensibili alla luce, cos sulle lastre di metallo veniva spalmata una colla mista
a bicromato di potassio. Sovrapponendo alla lastra presensibilizzata una garza nera che fungeva da retino
(ma in questo caso produceva alveoli e non punti a rilievo) insieme alla maschera costituente il disegno, la
si esponeva al sole. Durante lo sviluppo la colla si scioglieva nelle parti non colpite dalla luce. Sulla lastra

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rimaneva la forma della figura copiata. Dopo la morsura dellacido, si otteneva una matrice composta da una
miriade di alveoli, al contrario del retino del clich, costituito da migliaia di puntini in rilievo. Quindi:
impronta digitale come clich tipografico, sudore dai pori come rotocalcografia. Furono dei pittori: DURER,
tedesco e il nostro PARMIGIANINO a sperimentare unaltra tecnica per riprodurre illustrazioni: 1acquaforte.
Eravamo intorno al 1500. Gli artisti stendevano sulla lastra di metallo una resina speciale e provvedevano a
scalfire la vernice indurita senza intaccare il metallo. A disegno ultimato si immergeva la lastra
nellacquaforte (acido nitrico) perch corrodesse le parti scoperte da vernice. Una volta ripulita la lastra da
tutti i residui si procedeva per la stampa. Le matrici calcografiche e quelle ottenute con lcquaforte non
presentavano sostanziali differenze, sebbene ottenute con tecniche diverse. Quando lacquafortista, per
incideva le lastre procedeva ad una vera e propria fase creativa. Impiegava tutto lingegno e lestro nel
comporre il disegno graffiando la vernice. E da notare, per, che a differenza delle altre tecniche ortodosse,
non vi era malta possibilit di correzioni e modifiche.
IL PROTO NICOLA
Con 1acquaforte, aguardiente, alcool o che dir si voglia, voleva risolvere i suoi problemi Nicola, un anziano
tipografo napoletano che conobbi una ventina danni or sono allingresso di uno stabilimento tipografico
campano. Era quella che si suol dire: una fredda mattinata di febbraio cinerea di bruma. Sintravedeva la
figura curva di Nicola che, malgrado il primo dilucolo, compiva il gesto ripetitivo di portarsi la bottiglia alle
labbra. Lo osservavo incupito e sentivo le estemit inferiori gelare nella guazza, quando il comando
automatico provoco al cancello il suo rigoroso dirugginio.
Qualche minuto dopo Nicola mi esibiva le foto della consorte e dei tre figliuoli in et scolare, che diceva di
adorare. Aggiunse che quel mattino aveva fatto storie con la moglie, forse per via del bere, ed era
angosciato perch i ragazzi avevano assistito allalterco. Quando il custode della fabbrica mi favori
lingresso, Nicola si era gia dileguato nella nebbia trascinando una gamba. Luomo mi prese sottobraccio e
mi sugger di non far caso a quello che diceva Nicola. Mi assicur che una volta era il proto dello stabilimento
grafico. Il custode si fece scivolare la mano manca sulla guancia canuta come per celare il disagio. Subito
ciancic che era stato adibito alle pulizie. Concluse che erano trascorsi dieci anni, ormai, da quel maledetto
giorno che lo volle alla guida della sua Fiat 128, peraltro nuova fiammante, la prima ed ultima auto nuova
della sua vita.
Quando la macchina and a incastrarsi sotto la cabina di un autotreno sulla tortuosa Napoli-Pompei, la
moglie e i tre figli morirono sul colpo. Nicola fu superstite per un vero miracolo. Miracolo? I giudici lo
condannarono a... vivere insieme allacquaforte. Quando nel 70 tornai da Colonia, da emigrante, per
mettere su la tanto agognata bottega a Torre del Greco, mi recai da Nicola. Certo: lo prendevo con me,
giammai come spazzino, come proto. Bevevo con lui, se necessario, a costo di rigirare a bettola la tipografia
nascente. Non sei solo Nicola, sei innocente. Sei in gamba, sai, ilmiglior proto di Napoli. Siamo intorno a te
Nicola, non ti vogliamo spazzino. Siamo i napoletani di sempre, dimentichi il nostro cuore, la nostra
solidariet? Lancia via la bottiglia, ti vogliamo bene.
Il custode, quando mi avvistsul ciglio del viale, abbasso gli occhi. Lungo la strada, nella mia sbandellata Fiat
600 arsa dal solleone, mi si chiuse la gola. Mai gli occhi bassi di un uomo avevano cos bene traslitterato
lalfabeto. Immaginai inequivocabili le parole. Aggiunsi nel mio pensiero: forse Nicola era gia morto da un
pezzo.
LE NUOVE SCOPERTE
Sino alla fine del 1800 nulla di nuovo accadde per emendare in modo sostanziale la stampa a caratteri mobili
e le tecniche grafiche parallele. Larte tipografica, espletata essenzialmente tramite la raccolta manuale dei
bastoncini di piombo dagli scomparti delle casse di legno, aveva permesso la diffusione della cultura ancora
soltanto tra le classi superiori, le uniche a conoscere il latino e litaliano. Ad allargare lindirizzo della cultura
in Italia tata non gi solo la diffusione dellistruzione relativa alla legge Coppino ed altri provvedimenti, ma
levoluzione delle arti grafiche grazie, finalmente, alle nuove scoperte. Il periodo che va dal 1800 in poi
ricco di innovazioni tecniche e non solo per larte tipografica, daltra parte.
Larte nera, meccanizzata ed automatizzata, sfociava a mo di estuario nella vastit del popolo in continua
espansione, attraverso la realizzazione di opere massicce relative al sapere ed allinformazione. Nacque in
quel periodo il giornale da rotativa. Furono realizzati i primi lessici, le prime raccolte antologiche ed
encidopediche, non certo facilmente riproducibili, bisogna riconoscere, con lal- lineamento certosino dei
rudimentali soldatini di piombo e con la insufficiente produzione di carta fabbricata a mano. Ma solo agli
albori de1 XX secolo si raggiunti 1Everest della diffusione della stampa come meccanizzazione
dellalfabeto, tanto che la letteratura, di fronte ad un nuovo pubblico, ha modificato il contenuto e
trasformato o sovvertito lorientamento. Arte letteraria ed informazione sono penetrate in tutte le fasce
sociali. Il linguaggio aulico e ricercato ricco di virtuosismi strategici, frutto, secondo me, di un allenamento
assiduo ed estenuante, resta quello dei filosofi, degli scrittori e dei poeti di puro stampo intellettuale che,
spesso, grazie a sperimentalismi e sovvertimenti garantiti dalla fama del proprio nome, si guadagnano
1attributo di capiscuola, provocando cos, una pluralit vastissima di correnti artistiche.

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La diffusione della stampa ha creato unaltra esigenza, quella di classificare un linguaggio fedele alla realt
sociale di massa per consentire lo smaltimento della grossa produzione destinata proprio al popolo, nel
consumismo fino al collo. Mi riferisco alla letteratura cosiddetta di terzordine, il fumettone, la novella da
settimanale femminile, insomma ci che viene detta in gergo zavorra letteraria, ma si tratta, appunto, di un
prodotto di largo consumo, che la massa mastica facilmente. Attenzione a non far confusione con gli
sperimentalismi moderni ricchi di voluti solecismi, anacoluti, dialettalismi ecc. che, alla fine, sono entrati nel
vocabolario per il loro largo uso.
Levoluzione della stampa, grazie alla notevole meccanizzazione del XIX secolo, intesa pure come
rivoluzione culturale, per cos dire, demotica, al di l delle grosse riforme cattedratiche di un De Sanctis, di
un Croce, di un Flora. La terza et delle arti grafiche ha visto la luce negli anni 80 con linformatica. Lo stile
letterario, col suo valore precipuo di espressione univoca, inteso come tecnica artistica di estroversione o
trasfigurazione di pensiero e sentimenti viene compromesso e svalutato non solo dai nuovi mezzi
concorrenti come il cinema e soprattutto la televisione, ma modificato in s stesso, nelle viscere, dai sistemi
creativi moderni relativi ai calcolatori, che escludono parzialmente non solo la priorit dellopera umana, ma
propongono una concezione estetica e di contenuto prefabbricato o aleatorio o addirittura schematizzato e
ripetitivo. Tutto avviene in seno al gioco arido e asettico dei calcolatori che la nostra esterofilia fa chiamare
computer. Diacronia, cronologia, posposizioni, scelta lessicale, inventiva, creativit scaturiscono da un
cervello artificiale, specie nel campo giornalistico. Il computer stabilisce la forma e lampiezza delle notizie in
base a moduli predeterminati per farla in barba ai costi.
LA MECCANIZZAZIONE DELLA STAMPA
Ma come avvenne la meccanizzazione della stampa gutenberghiana? FIRMIN DIDOT (famoso tipografo che
determin la metrica tipografica e finanzio la prima macchina automatica per la carta di ROBERT) riprese gli
esperimenti dello scozzese WILLIAM GED di Edimburgo che ide il sistema per realizzare una copia della
pagina di caratteri composti, onde poterla riutilizzare a favore di eventuali ristampe in maniera da
riadoperare i caratteri per altri lavori. Il sistema consisteva nel formare una impronta di gesso sulla
superficie dei caratteri composti in pagina. La matrice ottenuta, negativa, serviva per ricavarne la seconda,
positiva, dalle caratteristiche di stampabilit pressoch identiche alla pagina composta di caratteri mobili. Il
metodo, oggi in disuso per la stampa, prende il nome esplicito di stereotipia. Da questo sistema si ricav
quello, in largo uso nei decenni passati, per la fabbricazione dei timbri, oggi compromesso dalla tecnica
fotopolimerica (vedi paragrafo specifico). Stereotipico era pure il sistema usato in passato da tutte le officine
dei quotidiani per ottenere le matrici curve monoblocco delle rotative, ricavate dalla pagina di piombo
assemblata con clich zincografici.
Finalmente il vecchio torchio di legno fu sostituito con torchi in lega, capaci di stampare composizioni
tipografiche pi estese. Poi fu la volta del famoso torchio meccanico, costruito da FEDERICO KOENING e
ANDREAS BAUER, progenitori dei costruttori di macchine tipografiche. Il nuovo torchio col la battuta di
stampa automatica fu presto sostituito da una nuova macchina dove la stampa non avveniva pi tramite
contatto piano, ma attraverso un cilindro su cui aderiva il foglio per mezzo di pinze. Il cilindro, ruotando su
se stesso, vedeva scorrere sotto il suo punto di contatto le composizioni di caratteri bloccate su di un carrello
mobile che consentiva la successiva stampa con un andirivieni.
Era nata la prima macchina tipografica, la quale, sebbene rudimentale, aveva le caratteristiche essenziali e
soprattutto il principio di funzionamento identico a quello delle macchine tipografiche, via via perfezionate
ed ulteriormente accessoriate, che hanno dominato il mercato fino al secondo dopoguerra. E ancora ruotano
in migliaia di tipografie artigiane, come quella negletta di Via Purgatorio.
Nel 1868 fu inventata la rotativa, costruita per il giornale Times, la quale produceva gi allora oltre diecimila
giornali lora. Una cifra, come si suol dire, da capogiro, se si considera che fino a qualche decennio prima i
torchi non consentivano tirature superiori a mille copie giornaliere di una sola forma. Lalta velocit di
stampa fu possibile perch la rotativa, come tutte le macchine moderne tipo offset e rotocalco a bobina,
sfruttano il principio della ruota, non sono ostacolate, cio, dallarresto, sia pur fulmineo, e dellandirivieni
del carrello delle macchine tipografiche. Determinante per le rotative fu 1invenzione della stereotipia di
GED, poich il principio fondamentale di queste macchine proprio la stampa cilindrica o semicilindrica,
quindi la possibilit dellimmissione della carta continua a bobine. Le macchine, una volta abbrivate, non
subiscono pi nessuna fase di rallentamento.
Proprio come la corsa delluomo verso il danaro che qualcuno definisce: lo sterco del diavolo.
LE LEGATURE ALDINE
Prima di concludere 1argomento delle nuove scoperte mi diverte farvi sapere che i libri copiati dagli
amanuensi venivano forniti al lettore quasi sempre a fogli sciolti, o uniti insieme alla meglio. E non solo un
pretesto per chiacchierare un po sullo sviluppo delleditoria. Ci accadeva perch 1antica arte della
legatoria era scissa da quella della scrittura o della stampa. Lacquirente del libro, se lo riteneva opportuno,
lo faceva legare secondo il suo gusto o la qualit desiderata. E proprio vero che le mode ritornano. Dopo
oltre cinque secoli di stampa e interi millenni di scriptorum, le case editrici moderne adottano lo stesso

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sistema con le numerosissime pubblicazioni a dispense. Chiss se il mio amico Natale il legatore sa che
1arte della legatoria risale a Giulio Cesare. In passato la legatura di un libro rappresentava, in molti casi,
1esecuzione di una vera opera darte. Solo nel XVI secolo Aldo Manuzio, primo genio editoriale italiano, ide
le collane economiche fissate in copertine standard e denominate le semplici legature aldine, di cui molti
cultori del libro (o forse bibliomani) disapprovavano. Questo dimostra che la fissazione oggettuale non un
fenomeno moderno. Spesso laristocrazia amava trasformare le proprie dimore in un tripudio di arazzi,
porcellane, legni intarsiati e favolose rilegature, specie allepoca barocca. A prescindere dalleccezione di
Manuzio solo nel 1930 nacque la legatura meccanica automatizzata che determin, in un certo senso il
declino dellarte della legatura classica. Molte officine grafiche campane usufruiscono della legatoria
annessa, sebbene nel Napoletano si pubblichi poco. Per le piccole e medie tirature di noi artigiani
provvedono molte legatorie dislocate intorno a Spaccanapoli e allUniversit, diverse delle quali trasferitesi
in aree circummetropolitane pi vaste, come, daltra parte, molte tipografie incrementate. Questi complessi,
sia pur di numero esiguo, napoletani o dei centri provinciali economicamente sviluppati e pi densi di
popolazione, come la mia Torre del Greco, Portici, Torre Annunziata, la stessa Salerno, ecc., preferiscono
avere legatoria e cartotecnica annesse, che provvedono allallestimento e alla manifattura di stampati
relativi alleditoria e, in ispecial modo, ai prodotti commerciali di largo consumo. Lo sviluppo editoriale
dellinizio del secolo ha favorito le industrie grafiche, anche grazie allevoluzione del settore cartario, con
luso della pasta di legno che ne aument la disponibilit riducendone i costi, a discapito, chiaramente, della
qualit. O sparagno nun e mai guaragno, diciamo in gergo.
La produzione raggiunse, qualche decennio fa, livelli mai toccati. Ancora oggi tutti gli stampati commerciali
o editoriali non destinati alla lunga conservazione vengono impressi sulla carta fabbricata con pasta di legno.
Negli anni 50 rifiorirono molte case editrici in tutta Europa per rimpiazzare le centinaia distrutte nel corso
dellultimo conflitto mondiale. Leditoria napoletana ha conservato solo la fama di un tempo, quella relativa
al primo giornale italiano con disegni illustrati; LArlecchino, uscito nella met del secolo scorso, o al primo
rotocalco dItalia: Il Mattino Illustrato, o al primo periodico a fumetti: Il Corriere dei Grandi.
LA CONTRAFFAZIONE
Vediamo ora come nacque il Copyright. Il problema che assillava i primi produttori di libri fu il plagio,
eventualmente perpetrato pi allo stampatore che allautore. In Italia fu naturalmente Venezia ad adottare
dei provvedimenti a favore della protezione degli stampatori contro edizioni contraffatte. Restava la
difficolt di far rispettare queste legittime regole oltre frontiera. Limportanza della stampa era ritenuta tale
che lo stampatore aveva priorit sullautore, anche perch la paternit di opere classiche era inconfutabile;
inoltre gli intellettuali dellepoca capaci di scaturigini si contavano sulla punta delle dita, e nessuno osava
firmare 1opera di un altro. Il Copyright Act inglese del XVIII secolo pose in parte fine a certe illegalit.
Unaltra legge francese, sembra della fine di quel secolo, proteggeva questa volta anche lautore per appena
due anni dopo la sua morte. Avevano fatto lo sforzo. I tedeschi, ma qui cade bene i teutonici, emanarono
unaltra legge che li proteggeva oltre trentanni dalla loro dipartita. Ma ci che pose fine definitivamente allo
sconcio del plagio fu, come molti sanno, la Convenzione di Berna, che riconosceva il Principio Internazionale
dei Diritti dAutore. E finalmente nel 1950, e questa storia contemporanea, 1UNESCO promosse la
Convenzione Universale del Copyright, esclusi i paesi dellEst.
Ed ora, ahi, ahi, ahi, mi tocca sfiorare una nota dolente. Le parole contraffazione, quindi illegalit, truffa,
plagio o che dir si voglia, chiamano in ballo i napoletani. Questo modo antico di sbarcare il lunario, oggi,
bisogna riconoscere, degenerato, ha origine lazzaronica, nato dallesigenza di sfamarsi. I lazzaroni, come
noto, erano una torma di emarginati senzarte ne parte, immigrati a Napoli da ogni dove. Dal Vicereame alla
Repubblica le cose per il popolo napoletano proletario non sono cambiate, anzi, la televisione gli ricorda che
se non spende, o va in fuoriserie, o fa le vacanze e il fine settimana un uomo da niente, che non serve,
oggetto di scherno da parte del condominio (o dellagglomerato di bassi fatiscenti) e ce ne sono ancora molti
nel centro storico e in tutta la provincia povera. La Campania progredita maschera bene questo squallore. E
essenzialmente da questi siti, in solco binario del consumismo che si rinnovata la piaga del
disorientamento generale. Oggi, pi che mai, essere povero una vergogna, una umiliazione, in un mondo
di ricchi. Una volta i poveri erano moltissimi, e la gente si sentiva dignitosa nella miseria; si riteneva vicina
a Dio.
Oggi sono molti gli agiati, proprio come a New York, e i poveri sono solo emarginati, da ghetto. Anche se non
giustifico niente e nessuno posso assicurare che, a prescindere dalle estorsioni, dal contrabbando, che si
riallaccia ai traffici con gli angloamericani, o la droga, piaga planetaria, in Campania, ai giorni nostri, la
contraffazione sfama migliaia e migliaia di persone, in pi accelera il successo di certi marchi con la
maggiore diffusione. Non certo per questo, per, va sostenuta o favorita. Da noi la contraffazione interessa
i discografici e i videografici o la moda, pi che gli editori.
SCARAFONE CONTRAFFATTORE PER AMORE
Incontrai Giorgio Scarafone allingresso degli scavi di Ercolano, 1estate scorsa. Lappellativo di scarafone si
giustifica dietro la sovrapproduzione melaninica della sua epidermide. Egli, per, si difende dicendo che i1

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suo colorito consone alla sua professione di tipografo, data la denominazione di arte nera attribuita alla
stampa. Giorgio mi narr, quel giorno, che era costretto, negli ultimi tempi, a lavorare, ironia della sorte,
come un negro, nella sua bottega artigiana, non certo per essere coerente con i nostri tempi, cio per avidit
di danaro, ma perch, diagnosticato da molti specialisti come affetto da sindrome da ipersessualit cronica,
riusciva ad ottenere adesione dalla consorte, nei continui, postulati rapporti, solo nei casi di congruo incasso
quotidiano. Quando le macchine stanno ferme, caro Mari, me la vedo brutta. E dire che avevo trovato il
sistema per fregarla, in tutti i sensi... La sera portavo a casa due o tre assegni finti, sai quelli che stampiamo
a scopo pubblicitario. Dove mettevo due milioni, dove cinque, per un mese intero, Marittiello mio, fu Sodoma
e Gomorra! Una bella mattina quella stroscia che fa? Porta gli assegni in banca... Povero me! Mi costringer
a stampare i soldi falsi, un giorno!.

Ogni progresso basato sulluniversale desiderio,


innato in ogni organismo, di vivere meglio di quanto
consentano le sue entrate.
Taccuini - Samuel Butler
CAP.

IV

MATERIALE TIPOGRAFICO E PROGETTAZIONE


Lartista e lultimo a farsi illusioni della sua influenza
sul destino degli uomini. Larte non una forza,
soltanto una consolazione.
Lartista e la societ - Thomas Mann
LA CULTURA NAPOLETANA ALLE ORIGINI
Come ho accennato nel capitolo precedente Napoli non ha una sua storia della stampa, tranne notizie
frammentarie che si possono attingere qua e l. Mentre, ad esempio, come abbiamo visto, la stampa
veneziana in un certo senso predominava sulla cultura, nel Napoletano la stampa si asserviva alla cultura
allo scopo di potersi espandere. E poich mi accingo a stendere vari flash di compulsazione libresca relativa
alla cultura napoletana, nella maggiore relazione possibile allarte amanuense e a quella gutenberghiana,

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dovr partire dalle origini. Lossatura tecnica di questo capitolo quella strutturale delle officine, dal
materiale tipografico alla progettazione. Anche questo capitolo, pertanto, allo scopo di lenirne lasetticit,
farcito di dissertazioni di vario genere.
Vedremo cosa accade nellintimit delle officine e proveremo, mi auguro, lo stesso fascino che ci fa avvertire
la storia antica, come, ad esempio, quella inerente la cultura napoletana. Sebbene diversi napoletani o
meridionali in genere non abbiano poi quelleccessivo entusiasmo per le lettere, si dice che un primo
ordinamento dottrinario in Campania si ebbe col Sacrario della Sibilla Cumana in opera gia dal VII secolo a.
C. I cumani, dunque, diffusero lalfabeto nel Napoletano. Nessuno leggeva libri a Napoli, a parte i pochi
iniziati, ma la storia veniva tramandata verbalmente con i fattarielli di sempre. Tanto pi le leggende
stavano sempre sulla bocca di tutti. Il popolo conosceva il poetico mito delle sirene fatto vivere nel nostro
Golfo da Omero, sul quale, a furia di studiarci sopra non si sa pi non gi se sia esistito egli, ma la stessa
Grecia, o lItalia dove poggiamo i piedi. Questione omerica permettendo mi piace dire che 1eroe di Itaca
approd a Ischia e fece fuori le tre figlie del figlio di Tetide in grado di imitare il canto melodioso della madre.
Dice ma che centra questo con 1arte scrittoria? La letteratura riguarda la storia e 1arte, la quale era in
pieno fervore quando la citt di Neapolis nacque nel V secolo a. C. Pur essendo un piccolo centro
commerciale da fare invidia ai milanesi, la citt non era insensibile allinflusso artistico e culturale ellenico.
Quello romano, invece, di influsso, Napoli 1ebbe, come molti sanno, con 1opera letteraria di Marco Tullio
Cicerone, (e chi volete che non lo conosca), il quale si fece costruire il Cumunan nella zona flegrea. Questa
villa fungeva anzitutto da centro culturale, a parte qualche bisboccia, ma una di quelle eruzioni che hanno
puntualmente sempre distrutto la mia Torre del Greco (che il Vesuvio 1ha come copricapo) rase al suolo la
casa del retore intorno al Lago dAverno. Questo nel 1538. Dicono gli storici che Cicerone abbia composto
Academica e Repubblica, in quella casa, ma vallo a controllare se ti riesce. No, perch col senso
campanilistico che ci ritroviamo, non difficile che si possa, in qualche occasione, affermare che Dante abbia
scritto a Forcella La Divina Commedia, ispirandosi, in quanto a Beatrice, con Nanninella e Portacapuana, e
lInferno con la Solfatara di Pozzuoli.
Freddure a parte, sappiamo bene che la Napoli romana ebbe, tra laltro, la sua brava Scuola Filosofica
ispirata, nientemeno, che a1 pensiero di Epicuro. E chi conosce le teorie del filosofo scioglier da solo molti
enigmi sulle abitudini caratteriali del popolo circumvesuviano. Questo movimento culturale sembra sia stato
capeggiato da Filodemo e Sirone. (Scusate il tono anfibolo frequente. Purtroppo, da un po di tempo dalle
nostre parti si e diffusa in maniera endemica la sindrome dello stattaccorto. Vale a dire non ti distrarre un
attimo che in qualche modo ti fregano, non importa cosa: il borsello, 1accendino, la camicia o le scarpe,
1aria che respiri, il posto macchina, il sonno, 1affetto, 1amore. Insomma si sono verificati casi in cui hanno
fregato la fregatura stessa, rimanendo fregati. Cosi si finisce col dubitare pure, perch no, della storia
ufficiale!). Si dice che lo stesso Virgilio era discepolo di Sirone, che nella Napoli romana testimonia il fiorire
della cultura di quel tempo.
A tutti coloro che pensano che 1abbia vutata a pazziella, dir che vero, giuste le raccomandazioni della
premessa sulla piena libert concessami. Aggiungo, per, che spesso, in questi casi si scrive secondo vena
e ambiente di lavoro. Questo libro, a parte la modestia, desueto soprattutto da un punto di vista
particolare. Credo sia uno dei pochi, se non lunico libro al mondo, pensato, compulsato, coordinato e
redatto direttamente sulla macchina compositrice linotipica, che, a differenza di una linda macchina da
scrivere od un elegante computer, la pi asimmetrica, complessa, grossolana, sincronizzata, dirugginosa
e conseguentemente fascinosa opera di meccanica evoluta mai costruita. Immaginate intorno a questo
aggeggio da terzo girone lessici, testi di storia, manuali del settore e soprattutto le notiziole relative a
scaturigini che insorgono spontanee lungo la giornata di lavoro, appiccicate dappertutto con lo scotch. E le
correzioni o qualche ripensamento non gia fatti attraverso cancellature e aggiunte a penna, ma tramite uno
spostamento meccanico ripetitivo di matrici nel compositoio. Quindi parole poggiate sui tomi, frasi intere,
composte, dimenticate accanto al telefono. Una sera ho scordato un rigo intero di matrici nel WC. Decisi di
sospendere il lavoro perch mancavano molte matrici di bassa cassa (le minuscole pi usate) poich la
scorta di ogni lettera e di circa 20 pezzi. Insomma un lavoro da montaggio in macchina, come dicono i
cineamatori. E cos, secondo 1umore della serata salta fuori la pagina.
Cicerone, Virgilio ed Orazio, scusate se poco, costituiscono le fondamenta di quella cultura. Ma la citt
otiosa di Orazio rappresenta la prima frecciatina della storia sulla nota caratteriale oziosa dei napoletani,
estesa, poi ai vesuviani tutti. E gi, perch lentroterra campano, appenninicamente pi elevato sul livello
del mare, favorirebbe maggiore vigore fisiologico in contrapposizione al secolare deperimento dovuto alla
bassa temperatura costiera. Laccezione peggiore dellozio e senzaltro connessa ai fenomeni climatici. In
tutti i paesi ipertemperati, dove si supera la soglia del parametro sudorifero, si riduce il vigore delle attivit
fisiche ed intellettuali, tranne la scaltrezza e 1intelligenza che nellozio meditativo si acutizzano.
E nemmeno mi accingo, qui, ad esporre la fantasiosa teoria psicologica per cui la scaltrezza o laggressivit
caratteriale si riallaccerebbero a quei meccanismi reattivo-difensivi atti ad esorcizzare il timore salvifico
post-mortale relativo allinferno, che lipertemperatura terrena ci ricorda a livello inconscio in connessione a
certe morali coercitive di stampo religioso. Fenomeno che si intensifica sempre pi nei paesi caldissimi (vedi
la densit confessionale degli orientali e quali reazioni aggressive scatena ancora oggi).
Dopo il periodo greco-latino della cultura napoletana la stasi perdura fino alla letteratura latina medioevale
del VII secolo, con la conseguente disoccupazione cronicizzata degli scribi del tempo. Larte applicata della

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tipografia partenopea ha sentito 1influenza della cultura greca delle origini per alcuni tratti caratteriali del
tipografo vecchia maniera che via via andranno delineandosi nel lavoro. Ma, finalmente, diamo uno sguardo
molto ravvicinato alla tipografia europea dei cinque secoli nella specifica terminologia tecnica.
IL TIPOGRAFO VECCHIA MANIERA
I caratteri tipografici vanno in declino insieme al romanticismo. Essi rimangono legati alla letteratura
classica, quella dei salotti di Mauriac, dei rimpianti di Proust, dei mesti turbamenti del melodramma e via
dicendo. La stampa litografica e la rotocalcografia avanzate vanno a braccetto col Decadentismo, e, non a
caso, col consumismo capitalistico, nonch con lo sviluppo demografico. Da geometria meccanica
tridimensionale, la composizione tipografica si trasforma in struttura bidimensionale tramite la concezione
fototecnica. Valutiamo da vicino 1obsoleto materiale tipografico. E qui necessario che adoperiate quel
processo mentale che trasforma i segni fonetici delle parole in immagini. Oramai sappiamo a menadito,
come e sfizioso dire, che tutti gli stili, finanche il gotico, derivano dai caratteri latini. Oggi lo distinguiamo in
Romano antico, intermedio e moderno. I caratteri calligrafici sono, come suggerisce il termine, molto fluidi.
Quelli fantasia sono elaborati e decorati, ma attingono sempre da stili gi definiti e classificati. Le matrici di
bronzo o di nichel per fabbricare i caratteri di piombo vengono prodotte col sistema della fresa-pantografo,
di gran lunga pi massiccia e di altissima precisione rispetto a quella utilizzata per incidere le targhe.
Agli albori dellinvenzione della stampa i caratteri mobili di piombo venivano coniati attraverso rudimentali
formette a fondere. Col tempo questi sistemi andavano perfezionandosi. Solo alla met del XIX secolo lo
scozzese DAVIDE BRUCE fabbric a New York la prima fonditrice di caratteri. Gutenberg adoperava delle
casse per contenere i caratteri con pi di 200 scomparti poich usava molti logotipi. Oggi le casse hanno
circa cento scomparti poich i logotipi sono stati ridotti a una diecina: fi-fl-ffi-ffl-qu-ae, ecc. In Europa sono
in vigore due altezze del fusto dei caratteri, 1una altezza francese, 23.566 mm., la pi diffusa in Italia;
1altra altezza italiana 24,809 mm. Da notare 1espressione in millesimi di millimetro. Ci perch
necessario che tutti i fusti di una composizione, compresi gli altri elementi, come linee e clich, abbiano
rigorosamente la stessa altezza, onde poter ottenere una stampa omogeneamente perfetta. Purtroppo, ben
presto, i residui dinchiostro o 1usura compromettono questa rigidezza tipometrica. Problema che non
sussiste con la stampa planografica offset o rotocalco.
I fregi e i fuselli servono per decorare e guarnire uno stampato. Indispensabili i filetti, il carattere linea, tanto
per intenderci, scuretti, chiari, punteggiati, ecc. I fili vengono fabbricati in ottone allo scopo di prolungarne
la durata, vista la loro semplice struttura. La misura tipografica e suddivisa in punti, come quella metrica lo
in millimetri. Il punto tipografico misura esattamente 0,370 mm., praticamente lo spessore di un buon
cartoncino. Infatti quando in una tipografia vecchia maniera vi penuria di interlinee vengono usate le
strisce di cartoncino. 12 punti formano la riga tipografica, come 10 mm. formano il centimetro. Per ottenere
un centimetro occorrono oltre due righe tipografiche. Venti righe equivalgono a circa 9 centimetri, e cos via.
Il metro del tipografo, guarda caso, si chiama tipometro. Nelle grosse e medie aziende da piombo, quasi
scomparse o convertite o parzialmente convertite alloffset, il tipografo che conosce a perfezione tutto il
materiale tipografico si chiama compositore. Limpressore il tipografo addetto alle macchine da stampa ed
ha una conoscenza sommaria del materiale da composizione. A Napoli ho contattato impressori che hanno
raggiunto il pensionamento senza aver composto mai un rigo di caratteri. In alcune tipografie, per contro, vi
sono tipografi ambivalenti, i famosi Don Simone stampa e compone. Nelle botteghe artigiane il tipografo
onnifacente e accentra su di se tutte le fasi di lavoro.
Questi lavoratori, nei quali mi riconosco, sono satelliti dipendenti dal complicato meccanismo mentale di
eliocentrismo operativo. Le tipografie artigiane dellangolo, non convertite o parzialmente convertite
alloffset, sono armate di materiale tipografico fino ai denti grazie al massiccio mercato dellusato. La
marginatura, com facile intuire, costituita da lingotti e barrettine pi bassi dei caratteri e di tutti gli
elementi stampanti che da essa affiorano. La marginatura, di piombo, duralluminio, bachelite, ecc,
insomma tutto ci che si contrappone al visibile stampato. Tutto va sempre disposto nella geometria del
rettangolo. Nel contesto del telaio, che serra le composizioni, i conti tipometrici devono tornare, come
avviene in banca per il danaro. Un solo errore di calcolo compromette la tenuta del mosaico; la mobilit di
un elemento provoca disagi allo stampatore. Pi elementi mobili provocano inconvenienti pi seri.
Il punto tipografico viene anche detto corpo quando si riferisce ai caratteri tipografici. Infatti si va dal corpo
6 al corpo 72. Dopo questa misura i caratteri vengono fabbricati in legno, di minor peso e di conseguente
maneggevolezza, sono misurati in righe: da 8 a 100 righe, e oltre. La diffusione della stampa offset ha
consentito anche al tipografo pi sprovveduto di acquistare sul mercato dellusato la diabolica Linotype, di
cui tratter ampiamente pi avanti. La composizione manuale e, quindi, limitata ai caratteri da titolo e da
avviso cittadino. Buona parte della terminologia tipografica rimasta invariata anche dopo la diffusione
quasi totale della stampa planografica: offset, rotocalco, eccc.
Ne ho raccolti caratteri dalle casse, da giovinetto. Un modo di iniziarsi alla cultura non gi col libro ma dentro
il libro. Amici soldatini dei bei tempi andati, della Tipografia Turris di Torre del Greco, di quella Editoriale
presso la stazione Termini a Roma o quella annessa al Ministero della Marina sul Tevere, o della Genovese,
al Pallonetto S. Chiara a Napoli, ed infine della mia bottega-bazar di Via Purgatorio a Torre del Greco.

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Laneddotica, tramandata verbalmente, relativa al comportamentale degli artigiani tipografi campani e


vastissima, fantasiosa e grottesca. Lepilogo delle liti comporta, talvolta, lo impiastricciarsi a vicenda il viso
con 1inchiostro. Le delazioni vengono punite col caff corretto al petrolio. Altri aspetti rasentano il
maniacale. Un anziano tipografo divideva la somma delle prestazioni per il numero di copie da stampare
onde provare 1ebbrezza dellaccumulo centesimato. Un altro tipografo dovette cambiare lavoro perch le
macchine in movimento gli davano pulsioni erotiche.
Ah, tipografo napoletano che dici errore: fesseria!
I CARATTERI DI PIOMBO FUSO
STAMPANO LULTIMO CUORE DI NAPOLI
Ho gia specificato come la stampa tabellare fu uno dei primi tentativi delluomo di produrre in maniera
ripetitiva 1espressione figurativa. Non fu mai possibile, prima dellacquaforte e della calcografia, per,
riprodurre in serie, in maniera fedele, la pittura propriamente detta con le numerose sfumature e mezzi toni.
Il mio popolo ha sempre amato 1iconografia, forse perch suggestionato da quella religiosa; a cospetto dei
vecchi codici si incantava sulle miniature e sulle vecchie stampe xilografiche e le commentava in pubblico.
Nasceva il cantastorie che dal meridione dItalia si espandeva sino al Nuovo Mondo. A prescindere dalla
cultura napoletana connessa alla stampa su cui ci soffermeremo via via nel lavoro, il popolo partenopeo, sin
dalle letterature romanze, non ha mai avuto molta dimestichezza con 1alfabeto. Apprendeva la storia e
1arte attraverso il teatrino dei pupi, fino alle rappresentazioni popolari della Commedia dellArte e il
melodramma. Il popolo vesuviano era in cuor suo poeta ed artista e non ha mai attinto direttamente dai
canoni della letteratura classica, in primo luogo perch lanalfabetismo, inutile reiterarlo, nel meridione era
quasi totale, in secondo luogo perch il benedetto clima non induce a concentrarsi sulle sudate carte, per
dirla col pallido Giacomo che, nel suo soggiorno a Torre del Greco, preferiva lombra alla verzura.
Il popolo napoletano, pi dogni altro in Italia, specie in passato quello che pi ha marinato la scuola, forse
per latavica influenza epicurea delle origini. Proprio i compaesani hanno fatto orecchi da mercante alla
estetica crociana. Dalla Serao fino al De Crescenzo attuale la forma non avr mai priorit sul contenuto. Vedi
la canzone napoletana condannata per retorica. Il potere gerarchico dellespressione letteraria si trincera
dietro i virtuosismi dei capiscuola o si arrende, tuttal pi, agli sperimentatori avanguardisti, i quali, se hanno
fama possono permettersi anche ci che, fatto da un povero cristo, sarebbe quanto meno oggetto di
dileggio. Senza generalizzare, naturalmente, e con tutto il rispetto per i milioni di grandi autori della
letteratura. Dice bene il proverbio: Fatti buon nome e piscia a letto, diranno che hai sudato? Lespressione
adottrinaria sincera, ma colorita, semplicistica, ma palpitante, , secondo la letteratura bene, solo zavorra
di scrittore da dopolavoro rionale.
Come esistono le classi gerarchiche inferiori cos si classifica una letteratura non gi minore, ma da
scandalo. Ma il mio popolo non si lascia condizionare dallintellighentzia, con buona pace di Croce e De
Sanctis, e continua con i premi letterari aziendali o ad alimentare un mercato discografico dove il testo e la
musica attingono da moduli frusti e rancidi, ma immortali per chi, per una ragione o per laltra, non diventa
dottrinario e la cui sfera sensitiva risente solo i canoni impartiti dalleducazione domestica o quella della
strada che, in alcuni casi, e lanticamera della casa, fucina, talvolta, di candidati alleslege. Sta ncopp a nu
mala strada, oppure: E omm e miez a via. Queste espressioni suggeriscono come, i lazzaroni del
Viceregno, spinti dal disagio e dal bisogno in unesistenza esente da dimora fissa, ripiegassero con
espedienti delittuosi come reazione allemarginazione.
Il malavitoso delle origini, in pratica, era un uomo vessato dai soprusi ed veniva iniziato alla dissidenza sin
dalla fase orale. Non era completamente fuori dalletica o dalla cultura, ma emendava la morale e la legge
a modo suo. Ogni azione umana delittuosa ingiustificabile ed aberrante, individuale o corporativa che sia,
ma ogni dissidente tende sempre a sopraffare la sopraffazione, finendo col prevaricare egli stesso. (Leggi La
fattoria degli animali di Orwel). Legge e fuorilegge sono un dualismo come il bene e il male, lamore e lodio,
contrapposti e irriducibili che fanno perno sullo stesso meccanismo di azioni reattivo-difensive delluomo.
La Napoli della vecchia letteratura oleografica, ad esempio, si lasci non poco influenzate dai canoni
comportamentali della vecchia camorra perch riconosceva in essa le suggestioni dei moduli delle antiche
letterature romanze. I personaggi malavitosi del secolo scorso erano carichi di ardente umanit. Lonore, la
giustizia, la morte onorata, erano il retaggio storico di Orlando, Rinaldo, Ruggiero, Astolfo e via dicendo. Non
a caso gli scugnizzi che assistevano allopera dei pupi, che esaltavano le gesta di tali eroi, venivano chiamati
palatini e molti dei quali seguivano le fila dellOnorata Societ. I vecchi canoni donore della malavita
attingono anche da quelli politico-religiosi del Medioevo, come avveniva nelle guerre sante. Nelle guerre
fredde, invece, del XX secolo non vi posto per i guappi generosi, ne per i Fra Diavolo o i ladri gentiluomini.
Non sono degenerate le corporazioni, ma luomo, sempre psicologicamente pi isolato nella folla, luomo che
soggiace impotente sotto la coercizione di allettanti, ma nocivi modelli sociali, illuso da ideali effimeri, l
dove lallucinazione chimerica epidemica si estende in maniera capillare in tutte le fasce sociali.
Gli estremismi, le rivoluzioni, lillegalit sono fenomeni di sempre, rappresentano alcune delle facce
poliedriche della cultura millenaria, con 1epicentro sul dualismo bene-male, altrimenti detto Dio-demonio.
Una societ in cui vengono compromessi i sostegni psichici fondamentali, ai fini dellinsoluto esistenziale,
diventa una societ pi inferma, terrorizzata in cantina, dallossessione culturale dellirreversibile destino di

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finibilit della vita umana. Aggredire e prevaricare nellillusione di potenza fittizia, scaricando sui deboli e gli
oppressi la dannazione del proprio destino di mortali.
La minaccia atomica esclude, inoltre, il palliativo della continuit ereditaria con eventuali intercessioni
salvifiche. La finibilit individuale o collettiva senza sorta di palingenesi, la massima espressione della
pochezza e dellimpotenza dellanimale uomo. I caratteri di piombo fuso stampano lultimo cuore di Napoli,
la capitale di una razza che, per ultima ha resistito alla faccia negativa del progresso. Ho usato laggettivo
negativa, e non esiziale, per evitare di trasformare questo libro nellApocalisse biblica, dato il ricorrente
tema della morte. Ma cosa volete, 1ho chiarito nella prefazione che la parte letteraria del lavoro veniva
stesa sotto unottica psicosociale. Ebbene due sono i temi centrali della psiche: la morte ed il sesso. Del
thanatos avrete gia piene le... tasche; riguardo il sesso, potrete attingerlo nei brevi aneddoti sul
comportamentale napoletano passim nel testo presente.

LA LINOTYPE
Gutenberg invent, o diffuse, i caratteri mobili, Mergenthaler, nel secolo scorso, perfezion linvenzione
completando il prototipo della Linotype (linea di tipi). Entrambi si avvalsero di sperimentazioni del passato.
Sono poche le tipografie artigiane vecchio stampo ( proprio il caso di dire) che non adoperano questa
macchina straordinaria, che rimane nella storia come uno dei maggiori prodigi della meccanica. Dopo diversi
tentativi di alcuni inventori, falliti spesso per motivi finanziari, OTTMAR MERGENTHALER nato nel 1854,
tedesco anchegli, avvalendosi di esperimenti dei suoi predecessori, nel 1886 portava a termine la Linotype.
Non mi approfondir nei particolari costruttivi in maniera analitica. Lintricata successione dei movimenti e
la complessit dei sincronismi farebbero apparire inesplicabile la descrizione pi minuziosa, togliendo merito
alla potenza dellalfabeto. Traccer a grosse linee solo una sintesi del suo funzionamento, cos come si
svolge in questo momento sotto le mie mani.
Tutte le complesse e susseguenti fasi di ogni ciclo sono comandate da un unico gruppo di eccentrici, fissati
su di un solo asse rotante. Il magazzino contenente le matrici disposto in posizione obliqua nella parte
superiore della macchina. Esso contiene allinterno solitamente novanta canali, in ciascuno dei quali slittano
in caduta una ventina di matrici per ogni lettera alfabetica, pi la punteggiatura e le maiuscole. I segni
speciali vengono inseriti a mano nel compositoio della macchina.
La tastiera alfanumerica (minuscole e maiuscole separate) aziona delle barre verticali che, durante lo
sfioramento dei tasti, spingono dei dispositivi di sganciamento disposti nella parte inferiore del magazzino.
Ciascun tasto sgancia la matrice voluta che va ad allinearsi in un compositoio mobile, il quale, a rigo
ultimato, va a posizionarsi innanzi alla forma a fondere, dietro la quale un pistone affonda nel crogiolo di
piombo fuso perch si formi rapidamente la barretta gia solida e improntata lungo la linea di matrici del
compositoio mobile. Indi questi si posiziona innanzi ad un braccio meccanico che preleva le matrici per
riscomporle automaticamente nel magazzino. Il rapporto di tempo tra un rigo composto a mano ed uno
linotipico almeno di 1 a 6, senza contare il tempo risparmiato per la scomposizione, e soprattutto lassenza
di usura dei caratteri, poich, a stampa ultimata, i righi vengono rifusi per formare nuove linee di scritto.
(queste tecniche sono oggi (albori del 3 millennio) obsolete e praticate solo per lavorazioni speciali o in aree
geografiche retrograde. N.d.r.).
MASTRO LUIGI FICASECCA
Dovremo, tra poco, trattare la progettazione tipografica che nelle botteghe avviene raramente sulla carta,
proprio come ha sempre operato Luigi Ficasecca, un anziano tipografo del capoluogo campano. Lavora
ancora e da solo, malgrado le 80 primavere, perch, come me, dice di avere il piombo nel sangue, non, pero,
nel senso del saturnismo. A dire che nel dopoguerra aveva un organico di cinque camici neri, sei tute blu e
due grembiuli bianchi, questultimi, tiene a sottolineare, coprenti molta opulenza. Ma cosa vuoi, caro
Luigino, figlio mio, ca figlio mi puoi essere, anzi nipote, se non pronipote, cosa vuoi, una vertenza sindacale
oggi, una domani e sono finito in mutande.
Il boom economico incominciava a dissolversi negli anni 60-70, ma le botteghe sorgevano ad ogni angolo. Le
amministrazioni imbandivano spesso gare fittizie. In poche parole transitava un periodo di crisi ancora oggi
per nulla risolto. Spesso rivedo Luigi Ficasecca nel suo monolocale, angusto, fuligginoso, unto dappertutto.
Stanco, emaciato, curvo sotto quellaria affettatamente esuberante di sedicente direttore tecnico. A
lutamme, rispondeva al mio fugace saluto formulato sulluscio della sua bottega, con laria derisoria e
beffarda quanto puerile che assumono i candidi quando vogliono apparire sarcastici, allo scopo di saziare gli
occhi del mondo, lopinione altrui. A munnezza, contrabbattevo io
ricusando il doppio senso di a lutamme, che non sta per salutamme con aferesi della s, ma come a lutamme:
il letame. Altre volte adoperava come intercalare in risposta ad un cenno di stupore: E tu che te credive ca
chera?, dove gli ultimi lemmi non stanno per cosera, ma cachera, ora pi esplicito; e via dicendo.
Lultima volta che mi recai a Napoli per rifornimenti presso il Corpo di Napoli, dove si concentrano diversi

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fornitori per arti grafiche, decisi di fare una scappata pure da Luigi Ficasecca, magari sfrocoliandolo sul non
aver mai capito un fico dellarte nera. Era raggiante nel suo tugurio. Mi disse che aveva ripreso 1hobby di
essiccare i fichi al sole per le ciociole di Natale. Facevo finta di non accorgermi che aveva, almeno
apparentemente, assunto un apprendista. Alla fine sbotto: Ma o vide o guaglione, o no?. Aveva gli occhi
lucidi. Sembrava un regnante detronizzato e diseredato che, sul lastrico, dopo mesi di stenti, ripiegava con
uno scranno in luogo del trono. Al mio sorriso solidale non trattenne le lacrime. Le pressioni nostalgiche
premevano troppo dal basso. Ed io gli volevo bene, amavo la scimmia umana, mio simile, che impazza da
adolescente con lardore, limpetuosit, lazione. Poi sorge, gode, folleggia la giovinezza, indi lotta e difende
la sua posizione, poi cade, poi annaspa, difficilmente si risolleva definitivamente, anche perch incombe la
drammatica fase senile. Luigi Ficasecca si terse col fazzoletto quel viso villo e grinzoso e riprese a parlare del
pi e del meno. Discutemmo sul lavoro clientelare, la crisi economica, le pressioni fiscali. Dopo che avemmo
centellinato una bibita il ragazzo sbircio lorologio da polso e senza fiatare raccolse una banconota dalle mani
del vecchio ed in piena mattinata guadagno 1uscio. Mi baleno lipotesi di una settimana supercorta, ma
1uomo dissipo subito le mie congetture.
Caro Mari, tu sei giovane, certe cose le puoi e non le puoi capire. Ciccillo non lavora qui... Insomma...
lavora e non lavora... Oggi lapprendista prende la paga di un operaio, tanto vale metto a lavorare mio
genero che si puzza dalla santa fame. Il ragazzo... s Ciccillo, viene qui tre o quattro volte la settimana,
giusto unoretta. A me la nostalgia mi uccide, figlio mio: rimpiango i miei bei tempi, malgrado le due guerre
e gli anni ruggenti... Ero un piccolo signore, mi mangerei le mani a morsi. Mannaggia a Garibaldi e gli
americani, mannaggia! ...Ciccillo sta qui giusto il tempo per potergli fare una cazziata, che so: una tirata
dorecchi, qualche volta pure un calcio nel sedere, senza cattiveria, per, in buona fede. Alla fine prende
diecimila lire e se ne v. Cos restiamo soddisfatti tutti e due.
Quando, divertito, gli dissi che aveva escogitato un ottimo sistema, rispose che era sorto un altro problema:
La mattina, fuori la bottega, faccio folla folla di scugnizzi. E chi mi chiede tremila lire per uno schiaffo, chi
quattromila lire per una carocchia. Uno ieri mattina mi ha chiesto centomila lire per una mazziata generale,
dicette: vi concedo pure la lavarella di sangue. Io, prima che mi arrestano per sadicit prendo la mazza di
scopa e li caccio, cos abbuscano lo stesso, ma senza una lira.

LA PROGETTAZIONE
Vi sono tipografie artigiane che non adottano nessun metodo di progettazione. Pure nel caso di stampati pi
complessi lideazione e la scelta realizzativa avviene mentalmente, per cos dire, affacciati sul piombo. Molti
miei colleghi torresi e campani ideano tutto di getto, sfruttando limmediatezza della creazione. Il buon
risultato del lavoro anche dovuto alle numerose esperienze precedenti. Io stesso adotto questa procedura
nella mia bottega di Via Purgatorio, indipendentemente dalla tecnica o veicolo di stampa adoperati. Tutti i
calcoli sono empirici ed immediati, sebbene si tratti molto spesso di stampati di piccola entit, non per
questo, per, di poca importanza o di basso prestigio. La progettazione tipografica eseguita in uffici appositi
riguarda le grosse aziende partenopee, che oggi stampano prevalentemente in offset ed utilizzano la
fotocomposizione computerizzata e lo scanner elettronico per la riproduzione di immagini onde poter
realizzare, in tempi relativamente brevi, le matrici da stampa. In questa prima fase di lavoro tutto viene
ideato, progettato ed eseguito in camice bianco, come in ospedale. I camici scuri relativi allarte nera sono
sempre pi rari a vedersi.
Nelle medie tipografie campane la progettazione avviene nello stesso ambiente di lavoro attraverso calcoli
e schizzi eseguiti poco prima di intraprendere il lavoro di composizione. Il proto, generalmente il tipografo
pi anziano, conosce a perfezione tutto il materiale tipografico esistente in officina. Egli il coordinatore di
tutto il lavoro. I nostri tipografi compositori sono dotati di uno spiccato senso pratico e, da buoni campani,
di una fertile fantasia, pur se questa categoria in estinzione. Da questo estro creativo nascono i prodigi del
collage meccanico tipografico. I compositori campani per secoli hanno saputo assemblare, con gusto ed
eleganza, i pezzi prefabbricati di cui disponevano, che in un certo senso somigliano al contenuto di un
lessico. Le parole, similmente allattrezzatura tipografica, solo se combinate con sentimento, talento,
virtuosismo, e perch no, con una punta di artificiosit, danno sorprendenti risultati.
Oggi le macchine hanno priorit sullindividuo e lo spersonalizzano, e credo di non esagerare,
finoallannichilimento. Estinti, ormai, i tempi in cui si aspirava ad imparare larte per metterla da parte. Oggi
un operatore un numero, facilmente sostituibile, un pezzo di ricambio qualsiasi, da utilizzare finche
efficiente, e da buttar via non appena consumato. E il logorio avviene precocemente, oggi, perch luomo
svigorito dalle macchine.
Passati i tempi in cui, adolescente, sgambettavo magro e spaurito, restio agli studi regolari, nella stamperia
di Don Ettore, una delle prime tipografie di Torre del Greco. Sin dal primo impatto col materiale tipografico,
nelle cupe e fuligginose tipografie del secondo dopoguerra, appresi che la conoscenza dei caratteri e la
padronanza duso determina la loro giusta collocazione. Questa maestria e alla base di tutte le composizioni
tipografiche, anche nella versione fototecnica offset. Loperatore grafico della terra vesuviana, sovente,

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senza alcuna cognizione teorica o dottrinale maestro a orecchio. Ha sempre plasmato e modellato le sue
composizioni tipografiche con sorprendente senso pratico, forse ignorando che larte tipografica si riallaccia,
nel tempo, alle influenze dellarte pittorica e dellarchitettura.
Da tempo, ormai, sono state introdotte nelle sia pur sparute scuole grafiche le moderne tecnologie relative
alla stampa offset, trascurando i sistemi tradizionali. I nuovi orientamenti sono incentrati sulla fototecnica
grafica, sul disegno, sulla composizione elettronica e, conseguentemente, sulla ripresa fotografica e
montaggio. Beninteso, non necessario essere pittori o disegnatori di professione per diventare valenti
tipografi, sia con i vecchi che con i nuovi sistemi. E importante, per, che si abbia gusto artistico, senso delle
proporzioni, sensibilit armonica, predisposizione, in una parola, leuritmia. Si deve almeno saper
distinguere un buon disegno da uno scarabocchio o un ammirabile dipinto da una crosta. Ci sono dei bravi
disegnatori, ad esempio, che sono dei tipografi mediocri, se viceversa, meno grave. Lo stampato
tipografico allo stato di abbozzo, va interpretato come un canovaccio da palcoscenico. Impostato con gusto
e sobriet, quindi caricato e modellato con la personale forza espressiva attraverso il gioco degli elementi,
sia nel caso di caratteri mobili, filetti e clich, che in quello dellassemblaggio fototecnico.
LE ARTI APPLICATE (LINFA DELLA VECCHIA NAPOLI)
Gli italiani del nord, date le loro caratteristiche somatiche, si avvicinano ai gruppi etnici europei; i
meridionali, chiaramente, ai gruppi razziali del sud, vale a dire quelli del Continente africano. A prescindere
dal fattore etnico vi unaltra sorta di contagio da tener conto, ed quello dellassuefarsi ai tratti caratteriali
dei popoli viciniori, al di l delle influenze di natura politica. Gli italiani del nord hanno molto appreso
dallEuropa confinante, debarbarizzata e civilissima, nazionalsocialismo a parte, sebbene la civilt, per dirla
col padre della psicoanalisi, ha nevrotizzato il vecchio mondo. A parte la questione meridionale risolta solo
nel senso che il benessere del sud dovuto al potere eliocentrico del nord, con quali modelli viciniori, dopo
lUnit dItalia, hanno avuto il modo di identificarsi i meridionali moderni? La nostra evoluzione rimane
sempre in uno status quo da cenerentoli, stagna sempre in una dipendenza vassallica?
Devo spezzare una lancia a favore del nord Italia, perch si sta verificando la tendenza alla perequazione,
nel bene e nel male. Nel sud non si pu parlare pi di aree molto depresse, come allinizio del secolo; mentre
nel nord non si pu riscontrare una buona qualit della vita, almeno a livello psicologico. Leconomia del sud
si solleva, sebbene manipolata dai cisalpini e dalle multinazionali che puntano soprattutto sulle masse pi
sprovvedute, maggiormente disponibili alla grancassa propagandistica perch pi inclini agli entusiasmi
delle appariscenze. Noi meridionali siamo degli ottimi consumatori, ma che cosa produciamo se le nostre
risorse, agricoltura ed artigianato, vanno alla malora? Il sud, in pratica, beneficiando in parte dello sviluppo
nazionale, non si realizza nelle sue risorse naturali (vedi pure il turismo in parte compromesso) ma si
settentrionalizza come una colonia del nord. Gli africani e gli arabi non possono che offrirci sentimentalismi
accesi e ardori religiosi come modello sociale, di cui abbiamo avuto piene le tasche per millenni, ma che ci
aiutavano a lenire langoscia esistenziale, non di meno la realizzazione individuale nel lavoro a misura
duomo, sia pur svolto sempre in condizioni precarie ed aleatorie, il famoso vivere alla giornata, ma con la
viva speranza di un domani migliore.
Il deterrente atomico stagna la stasi politica internazionale. Le speranze di rinnovamento, le ambizioni, le
lotte sociali sono smorzate sul nascere. Le arti applicate, linfa della vecchia Napoli, vanno lentamente e
pietosamente estinguendosi, tanto da non farcene neppure accorgere, e con esse le tradizionali botteghe,
immediatamente dopo la loro massima esplosione numerica che la storia campana ricordi. Si estinguono
dietro le pressioni fiscali, sindacali e multinazionali, cieche davanti alle condizioni sfavorevoli di unarea
geografica. Le evoluzioni fiscali e sindacali sono giuste e sacrosante, applicate ai settori giusti. Le
botteguccie dellangolo, neglette e tapine, che in passato assorbivano una grossa fetta di adolescenti
post-scolare, dovrebbero essere sottoposte a delle leggi speciali che vanno al di l dello sfruttamento
minorile e del lavoro nero, degenerante e abominevole in una societ moderna. Con la tradizione artigiana
in crisi, in passato cos connessa e amalgamata nel costume del popolo partenopeo, insieme allacutizzarsi
della crisi esistenziale individuale delluomo, si dissolvono tutte quelle forme comportamentali di
socievolezza, solidariet, altruismo, in una frase, quelle di un popolo damore, per dirla con Luciano De
Crescenzo. Napoli perde il candore di una volta. Il cittadino vesuviano diventa adulto, perde limmaturit e
la salutare incoscienza del passato che lo faceva guappo donore o santo. Si avvicina alla teoria dello struzzo,
assume sembianze megametropolitane, si allontana dallidea di Dio dentro luomo, della sua enorme
potenzialit damore. Non disdegna i tabernacoli solo perch apotropaici e, per la prima volta nella storia,
resta obnubilato innanzi alla sua stessa paura. Sente langoscia del suo nuovo ruolo di pedina venduta al
progresso che offre solo ideali effimeri e precari. Non spera pi nella libert, che esclude il bisogno n di
comandare, n di obbedire. Dimentica di lasciare in pace se stesso, che lunica maniera per lasciare in pace
gli altri. Oblia il sesso come puro atto damore, pur se lo ripete dieci, cento, mille volte, nella sua foga
passionale di meridionale virile. Egli inizia a mitizzare i plutocrati ed i tesaurizzatori e come loro incomincia
a nutrire qualche sospetto sulla propria atavica virilit, dietro il cogitare freddo dei dottrinarismi divulgati.
Nelle vecchie botteghe tipografiche cupe e fuligginose, spopolate e decadute, io vedo la napoletanit e la
vecchia Citta-regno che muoiono nella loro oleografia pi autentica e palpitante in quel sincretismo di
povert e gioia di vivere. Ladolescenza, nella terra vesuviana doggi, prostrata anchessa sotto gli ideali

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effimeri dello sport mitizzato e della musica importata, certa di genere paranoicale, quale coerente colonna
sonora delle nevrosi, trasformata nei romantici congeniali turbamenti post-puberali, dietro una precoce
problematica esistenziale.
Dov finita la confusione faccendiera urbana della mia Torre del Greco, distrutta dal Vesuvio e ricostruita
diecine di volte, attingibile dalla letteratura darte e dinformazione post-bellica? E prima di proseguire in
questo stralcio di sapore retorico rispondo alle smorfie rinitiche di qualche progressista. Qui non se ne fa una
questione di componenti nostalgiche esasperate o di pessimismo progressista a copertura di carenze
psichiche personali. Mettere sul tappeto i malesseri di unepoca vuol dire tentare di rimuoverli. Se avessero
ascoltato Leopardi nel secolo scorso, invece di rivalutare la sua filosofia solo oggi, forse molti mali si
sarebbero prevenuti. La vita bella in se stessa, ma la teoria dello struzzo guasta questa realt. Gi la
cultura ci ha insegnato: dipartire per morire, amplesso per coito, cos non abbiamo mai guardato con
chiarezza in faccia la morte e il sesso e li sentiremo sempre misteriosi. Viviamo in una societ senza dubbio
pi comoda, rispetto al passato, meno cruenta e, tirando le somme, politicamente tollerabile in confronto
alle angherie politiche della storia, ma la nevrosi di massa planetaria odierna, dovuta a svariati fattori di
evoluzione o involuzione, va risolta n con le rivoluzioni n con la violenza, ma con la riflessione. Perch non
ci troviamo, come al solito, di fronte ad una crisi politica quanto a cospetto dellesasperarsi dellantico
insoluto esistenziale delluomo, sostenuto in passato da molti sostegni psichici a misura di razionalit
umana. Spero tuttavia, malgrado lapparente caotica babele dei giorni nostri, che molte persone si sentano
fuori da questa orbita, e che sappiano indicarci, nel futuro atomico, uno sbocco plausibile. In aggiunta dir,
a qualche barbassoro-culturalista, che ho superato la fase relativa a1 famoso aneddoto freudiano: Quanta
fatica letteraria fa costui per coprire i problemi personali.
Dove sono le strade palcoscenico, 1umorismo delle logorroiche meliche voci popolari? Ben venga la retorica
oleografica, rivogliamo i tepidi soli, gli eterni tepori di primavera. Rivogliamo gli usci con le fornaci fumanti
al posto dei cancelli automatici con videocitofono; le capere in luogo dei giornali di pettegolezzo; le tinozze
o le braci con le rigogliose spighe bionde al posto dei pub con gli amburger e i crauti. Agogniamo la sinuosit
delle forme del pi salubre eterno femminino e non le mascoline silohuette delle manequin. Ben ritornino le
camicette di seta sui seni floridi. Vadano a farsi benedire gli stilisti miliardari moderni con le loro felpe
sintetiche firmate, le borse policrome ad armacollo ed i pantaloni casual unisex variopinti e guallarosi. Forse,
per, i progressisti lavranno vinta. La mia cittadina alle falde del Vesuvio, amena e ridente, come leggo da
secoli sui libri di storia locale, non ridar mai pi alle fanciulle quelle labbra carnose sulla bocca larga e
voluttuosa senza il belletto, il roseo naturale alle guance prive di fard, lo splendore ai denti davorio tersi con
bicarbonato, gli occhi luminosi privi di mascara. Alcuni dedali sono stati risanati nella mia Torre del Greco.
Falansteri di cemento armato fagocitarono le romantiche magioni-giardino delle costruzioni spagnole.
Mai pi vedr fanciulle alle finestre dagli infissi detti pezzi dopera, da lavare e lucidare nelle prossimit
pasquali. Occhi dolcissimi e sereni, mimetizzati tra vasetti di garofani e rose, le nostre rose, i garofani di
Torre del Greco, rossi come il fuoco del Vesuvio. Immagini a mezza strada tra il mistico mariano e la
passionalit shakesperiana. La mente richiamava epos trovadorici e cavallereschi che accendevano il
meridionale ardore. Ahim! Il Decadentismo si faceva avanti, la letteratura moderna analitica ed
introspettiva aveva a mano a mano i consensi popolari ed interessava pure gli editori campani. La retorica
alla gogna. Pure i giovani dei dedali erano suggestionati dai dialoghi interiori di Joyce e di Svevo o dallo
sconvolgente pensiero di Nietzsche. Ancora Fromm e Jung e tutti i neofreudiani. Il giovane meridionale si
accorge di aver addentato la mela. Determina che lattrazione intensa per la fanciulla del cuore solo una
condizione mentale, unelaborazione culturale dellidea dellamore. E sospetta, con amarezza, che quella
folle passione che intende placare, non , in fondo, amore per lei, ma per se stesso, attraverso lo specchio
di lei.
La vecchia Napoli dei guantai, dei ciabattini, dei dolcieri, degli ambulanti, dei tipografi del piombo fuso
tramonta inesorabilmente. Facciamo una capatina in queste botteghe, finche saremo in tempo.
IL LAVORO DELLE BOTTEGHE
Eccoci di fronte allarte applicata propriamente detta. Da sempre i movimenti artistici relativi alla pittura,
architettura e via dicendo, vanno a braccetto con la tipografia, o viceversa. Ciascun lavoro tipografico, per
certi versi, non e meno di un messaggio darte, cio 1elaborazione e la realizzazione grafica di unidea del
bello. Nella progettazione con materiale tipografico, ad esempio, i caratteri parlano. Il disegno di uno stile:
Bodoni, Romano, Gotico, Garamond, ecc. non solo il risultato fortunato di una elaborazione pi o meno
artistica dellalfabeto. La forza delle aste o la leggerezza dei tratti, gli svolazzi, la grazia dei contorni e la
vivacit dei toni suggeriscono luso appropriato, quindi connaturale dei caratteri scelti. Lesecuzione del
lavoro nelle botteghe artigiane avviene spesso in maniera frammentaria a causa della scarsit degli addetti
alle svariate mansioni.
Forse il mio caso emblematico. Spesso la mia giornata, come la via che mi ospita, e un purgatorio. La
bottega angusta, come tutte le altre della terra vesuviana. La strada sempre a portata di mano. Le nonnine
del gerontocomio adiacente richiedono la scrittura manuale di missive da destinare ai figli lontani, facoltosi,
ma ingrati. Il falegname od il macellaio di fronte che domandano ora un cacciavite, pi tardi un autoadesivo
onde mimetizzare lammaccatura alla Vespa. Punto lo sguardo su di un avventore e d unocchiata di sbieco

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allapprendista che mi domanda delucidazioni sul tono di un colore. Intanto lorecchio teso al trillo del
telefono. Una mano gia allungata sulla tastiera della Linotype per comporre un rigo di correzione. La
consorte Rosaria mi chiede spiccioli per il resto. Ma ci sono i cinquanta avvisi di lutto da tirare. Un salto da
una macchina allaltra con gli stinchi indolenziti per le contusioni contro le cassette di piombo o le pedane
impilate. Quindi un calcolo tipometrico in piedi. Un occhio sul taccuino e laltro che osserva la qualit di
stampa alluscita della platina. La bocca da un lato sorseggia un caff corretto ai moscerini, dallaltro aspira
unampia boccata di fumo per sedare lo stress. Per fortuna non sempre cos.
Nelle ore di minore traffico si provvede allassemblaggio delle composizioni. Questa operazione richiede
rilassamento e concentrazione. La disposizione delle righe deve essere tale da garantire una buona
leggibilit. La lunghezza di uno scritto, ad esempio, deve essere proporzionale alla grandezza e allo spessore
dei caratteri. Linterlinea tra un rigo e laltro deve seguire una regola ottica suggerita dal gusto e dal senso
delle proporzioni. Il lavoro del tipografo compositore, per certi versi, pi difficile di quello del grafico
montatore offset, perch il tipografo da piombo deve operare attraverso una tecnica decisamente decorativa
e ornamentale, coi relativi limiti creativi, poich utilizza esclusivamente materiale prefabbricato, le cui
disposizioni vanno eseguite sempre in parallelo o comunque con angolazioni a 90 gradi. Difficilmente pu
disporre elementi in posizione obliqua o circolare a meno che non ricorra ai clich. Il tipografo da piombo,
rispetto al grafico fototecnico, gioca molto sul gusto e sullequilibrio delle proporzioni. Esso un collagista
meccanico che assembla dei magistrali mosaici, pur non disponendo di totale liberta creativa, se non,
appunto, nei limiti del materiale prefabbricato, che esclude la geometria delle curve. Il tipografo da piombo,
tra qualche anno, sar solo un ricordo.
Sin dalla scoperta dei caratteri mobili il tipografo ha sempre coniugato le lettere con le immagini; pensate i
napoletani, con la loro predisposizione alliconografia. Solo la televisione ha offuscato lendemico culto del
fumetto dei ragazzi campani. Sebbene si possa pensare il contrario, le lettere predominano sullimmagine a
causa del loro netto contrasto. Equilibrare le masse e le forme in qualsiasi fatto grafico una delle regole
fondamentali del tipografo. Quasi tutti gli addetti ai lavori delle tipografie campane sanno che le lettere e le
immagini vanno disposte ed alternate con un ritmo proporzionale, suggerito dal senso critico interpretativo
personale e avvalendosi di esperienze precedenti personali o di terzi. La spaziatura deve essere armoniosa,
coadiuvata da una sicura scelta dei bianchi. Si dice che la bravura di un autista si misuri dal freno, ebbene
io aggiungo che la maestria di un tipografo si misura dai bianchi. Tutte queste regole conducono alleuritmia,
la preventiva disposizione armonica, cio, di tutte le parti che determinano la gradevolezza visiva di uno
stampato.
Non sempre, per, lassemblaggio della materia grafica deve seguire le stesse regole. Vi sono dei casi in cui
si presentano degli stampati destinati ad utilizzatori particolari che dietro peculiari motivi, lo osservano sotto
unottica diversa da quella convenzionale. La mia piccola bottega artigiana, ad esempio, realizza ogni tipo di
piccolo lavoro, dalla carta da visita alla partecipazione di nozze, dal volantino allavviso murale cittadino,
(utilizzando sia caratteri di piombo che lastre offset di piccolo formato), stampati, cio, di uso domestico o
relativi alla piccola grafica pubblicitaria di livello locale. Uno stampato destinato allosservazione popolare
dovr contenere delle caratteristiche grafiche di assimilazione diverse da un catalogo, ad esempio, che
interessa dei conoscitori darte. Un volantino dovr essere coerente al genere di prodotto pubblicizzato e
fedele ai fattori ambientali dei suoi utilizzatori. I cittadini campani, ad esempio, sono ligi alle tradizioni
figurative, alle ampollosit geometriche: non possiamo sottoporre loro un volantino con ampie aree di
bianco e una grafica avanguardistica, questo comporterebbe diffidenza non gi nei riguardi del tipografo, ma
dellintestatario. In altre parole il tipografo deve in alcuni casi ridurre la propria cultura grafica ed abbassarla
ad un rango creativo inferiore; talvolta dovr modificare le proprie capacit, dirottandole verso 1indirizzo
verso cui destinato lo stampato.
Lavviso murale cittadino, diffusissimo nella terra vesuviana, impropriamente detto manifesto, forse per
estensione, sar concepito e interpretato in modo diverso da una carta da lettera, non solo perch il primo
viene osservato a distanza rispetto al secondo, ma poich sono due stampati destinati ad osservatori diversi.
Il tipografo, specie quello artigiano, addetto alla progettazione, deve essere anche, non dico psicologo, ma
almeno intuitivo e perspicace. Egli deve spaziare la fantasia e combinare nella maniera migliore le soluzioni
teoriche con quelle pratiche della vita quotidiana. Oggi per il tipografo della bottega, in barba agli operatori
offset, pu valorizzare il vecchio sistema tradizionale con lausilio della sostanza fotopolimerica, la quale,
almeno per la fase creativa, elimina i limiti imposti dal materiale tipografico a caldo. I fotopolimeri
consentono di ottenere i vantaggi fototecnici delloffset pur stampando in macchina tipografica, e
sostituiscono degnamente il complesso sistema zincografico eseguito da specialisti scissi dalle tipografie.
Mai nessun tipografo si cimentato nella fabbricazione di clich zincografici proprio a causa della
complessit di esecuzione, specie per quanto riguarda la fase di acidazione. I fotopolimeri oggi si sviluppano
in acqua di rubinetto, ma hanno un costo di gran lunga superiore a quello delle lastre offset.
Bisogna riconoscere che la fototecnica consente di evolversi e spaziare la fantasia creativa. I metodi di
elaborazione fotografica favoriscono soluzioni altrimenti irrealizzabili. Lingrandimento o la riduzione di una
scritta, la sua inversione in negativo, lillimitato uso di elementi geometrici curvi sono indispensabili nella
grafica corrotta da ogni tipo di innovazione. Lillustrazione negli stampati una trovata antichissima, ma
oggi viene concepita non solo come elemento complementare pi o meno essenziale nel contesto grafico,
ma come necessario impasto del nuovo linguaggio grafico a cui losservatore moderno si avvezzato.

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Lalfabeto da solo, o interrotto da qualche figura si rivela graficamente insufficiente. La forza di attrazione
delle cromotipie, le immagini fuse col testo o il testo fuso con le immagini, insomma il connubio
alfabeto-figura costituisce forme espressive ricche di ricercatezza a vantaggio della gradevolezza visiva cosi
diffusa dalla fotografia propriamente detta, dal cinema e dalla televisione, specie se lassemblaggio
concepito con un ritmo sobrio ed equilibrato da facilitare al massimo la lettura e losservazione.
LA CULTURA NAPOLETANA NEL MEDIOEVO AMANUENSE
Prima di concludere il capitolo sulla vecchia tipografia diamo unaltra occhiata alla cultura napoletana
relativa allarte scrittoria. Dalla Neapolis greca, poi latina, soprassedendo sugli apologisti e i Padri della
Chiesa che, sembra, non abbiano avuto con Napoli molto da spartire, ci soffermeremo sulla cultura latina
medioevale napoletana. Gli amanuensi dei monasteri napoletani, specie quelli di S. Severino, copiarono a
iosa gli antichi testi classici greci. La storia ci ricorda che i monaci napoletani, sotto la guida dellabate
Eugippio, trascrivevano molti codici antichi ed eseguivano trascrizioni tra greco e latino. Aveva,
naturalmente, carattere prioritario la letteratura agiografica poich S. Girolamo proibiva il trattamento
completo dei testi pagani. Spesso nel lavoro di esegesi e nelle traduzioni i monaci assumevano larbitrio di
apporre interpolazioni o estrapolazioni allo scopo di dare un senso cristiano alla quasi totalit dei concetti.
I vesuviani leggono poco, dicono le statistiche, figuriamoci dodici secoli fa. Vi quasi una idiosincrasia verso
la lettura, un fastidio epidermico, dovuto ad un disallenamento secolare. Nella totale ignoranza del popolo
napoletano dellAlto Medioevo i monaci rappresentavano gli unici sostenitori della cultura della Napoli
Vescovile. La lettura come il vino, va dosata, ma molti napoletani del popolo preferiscono esserne astemi,
hanno imparato gi abbastanza a leggere nel libro della vita. Infatti, come dice il proverbio, molti sono quelli
che insegnano a leggere, pochi quelli che insegnano a vivere. I lavori moderni di ermeneutica e filologia
vengono compiuti in larga parte su quei testi tradotti in latino dal greco e viceversa. Pertanto improprio, a
pensarci bene, definire opera culturale in senso stretto quella dei monaci, forse pi esatto parlare di
editoria manuale. Il monaco metafraste non d nessuno apporto artistico, creativo, storiografico o
filologico. Il frutto di questi amanuensi rappresenta, per, lembrione delle successive scaturigini culturali
medioevali. Sappiamo quanto abbiano, quei codici, influenzato Paolo Diacono, il longobardo cos dentro la
cultura partenopea intorno al 750. Egli fu il fautore della poesia epigrafica dellItalia meridionale.
Vi furono in Campania molti sostenitori di questo genere letterario, ricco di espressioni tronfie ed esaltanti.
Non manc, per, chi formulasse epigrafi denigratorie contro il nostro popolo, come il Principe di
Benevento:Il popolo napoletano si salva solo per la sua scaltrezza e la sua perfidia. E meno male! Che
volevano vederci per secoli e secoli proprio ai piedi di Pilato? E 1altro bellimbusto, certo Ausenzio di Nola che
fece scrivere, tra laltro, sulla sua tomba: Ladruncoli partenopei. Il malocchio, per, non perdona? Mor
combattendo i napoletani intorno all850.
Forse attinse da questa fonte chi fece affiggere, undici secoli dopo, dei cartelli nella stazione ferroviaria di
Napoli: Attenzione, citt di ladri. Si era nellimmediato dopoguerra, ma al malocchio, da un po di tempo,
neppure i napoletani credono pi.
A prescindere dal fenomeno fastidiosissimo della generalizzazione, strano che il mio popolo sia visto
sempre sotto due aspetti contrapposti e irriducibili: estrema bont o notevole aggressivit, spesso con
irrazionale compiacimento. Da Malaparte in poi questa moda si infervorita, giornalismo, televisione e
cinematografo hanno sempre insistito su questo dualismo. Non esiste un popolo di individui bianco-neri. La
bont e la cattiveria spesso sono delle condizioni mentali aleatorie, latenti in ogni individuo. La malvagit
consueta presente nella minoranza, che, purtroppo, talvolta, per motivi epocali, acquista sonorit proprio
perch ha carattere incidentale, quindi desueto. Il popolo napoletano una razza di Esposito, nel senso
politico. Dominato dieci, cento volte nella storia, non appartiene ad un ceppo genealogico monogamico,
politicamente parlando. Il suo retaggio storico la precariet. Quando si affacciano nuovi mali comuni di
stampo socialpolitico dice tra se: ecco, ci risiamo, come si chiamano questa volta, austriaci, borboni,
multinazionali, associazioni a delinquere? Pazienza, troviamo il modo adeguato per convivere! Chi sono stati
i genitori sociali, i fratelli storici con cui questa razza si doveva identificare? Chi ha seguito le fasi evolutive
psicologiche di questo popolo?
Il popolo napoletano viene da radici storiche di oppressione e di tanto in tanto, ancora oggi fa qualche
masaniellata. Forse giusta la retorica, caro Croce buonanima, quando recita con Charles Peguy: Ogni
padre sul quale il figlio alza la mano un padre colpevole. Colpevole di aver fatto un figlio che alza la mano
su di lui. Lungi da me ogni intenzione scolastica o messianica, la giustizia, la felicit sono utopie come i
messianismi politici e religiosi. Luomo ha ricevuto la sua diabolica condanna da Dio: la ragione; e la ragione
tollerabile solo nellignoranza e nella contraddizione. Tutti coloro che si elevano sopra questo stadio sono
degli illusi, perch credono di esorcizzare limpotenza circa il loro insoluto esistenziale con teorie che sono
ben lungi dal risolvere il mistero della vita e della morte. Proprio per non cadere nel messianico non dir di
sospettare che la nostra pace e la nostra serenit potrebbero cominciare appena dopo la pace e la serenit
dellultimo degli uomini, perch mai si fa il punto sul senso di colpa collettivo inconscio delle societ agiate,
rispetto al terzo mondo.
Vi fu un altro Diacono, questa volta Giovanni, storico cristiano, che lavor su diversi codici. Un terzo
Diacono, detto il napoletano, comp unaltrettanta notevole opera filologica e traduttiva. Dal IX al X secolo la

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cultura napoletana era ancora prevalentemente religiosa. In questo periodo sorsero a Napoli molti
monasteri benedettini, quindi altri scriptorum. Lhora et labora, per i monaci, consisteva essenzialmente nel
copiare migliaia di codici destinati ad arricchire sempre pi le biblioteche ecclesiastiche. Non cera
monastero, a Napoli, che non avesse la sua magnifica biblioteca, ricca di pergamene e codici miniati. Solo
nel periodo normanno la cultura napoletana prese una svolta, anche perch la letteratura primitiva venne
offuscata dallinsorgere di nuove forme, che allora avranno avuto carattere di sperimentazione. La cultura
dottrinale, basata sulla dinamica della cogitazione, suggeriva nuove dimensioni di letteratura. Gi si parlava
di medicina e teologia. Nacque la Scuola Medica Salernitana, i cui studiosi furono i precursori della ricerca
scientifica moderna. La Scuola Salernitana ebbe carattere planetario, nei limiti del vecchio mondo,
naturalmente. Dovunque, questi studiosi, esercitavano la professione di medico.
A pensarci bene questo interesse dei campani per la medicina un retaggio storico, a giudicare da un
medico per famiglia dei miei torresi e dallaffollamento della Facolt di Medicina dellUniversit di Napoli.
Dapprima, in questa fucina di scienza e cultura, si traducevano in latino opere arabe. Nel periodo normanno,
intorno al XII secolo, assunse carattere prioritario la scienza medica. Dai Curiales, testi di questa letteratura,
a mezza strada tra la medicina e la poesia, si afferm addirittura un tipo di scrittura, la famosa curialesca
napoletana. Il XIII secolo fu il periodo della decadenza di questa importante istituzione scientifico-letteraria.
Se vuoi star bene dice una delle ricette del Regimen Sanitatis fuggi dalle cure intense e continue, non
adirarti mai, (futtetenne, come dissero a S. Gennaro i napoletani moderni quando volevano declassarlo),
scaccia la passione intensa. Ma accosta il labbro ai calici di Bacco molto sobriamente; godi di tutto il cibo, ma
in abbondanza, un bel sonnellino al pomeriggio. Non trattenere n orina n scorregge. Cos vivrai felice e
lunga vita. Come attingono lontano le origini caratteriali del mio popolo.
COMPOSIZIONE TIPOGRAFICA IN PRATICA
Dalla biblioteca ritorniamo in tipografia col dubbio se sia la parte letteraria ad alleggerire la noia di quella
tecnica o viceversa. Anche qui questione di forma mentis. Dalle regole per una vita salutare passiamo a
quelle di una buona stampa. Un rigo di scritto non dovrebbe essere inferiore a 12 righe tipografiche (poco
meno di 6 centimetri di larghezza) e non superiore a 30 righe (testo di libro). Io, in questo momento lavoro
con la giustezza 27 righe. (La misura si riferisce alledizione cartacea del 1998. N.d.r.) Un rigo superiore a
30 righe causerebbe difficolt a ricercare il rigo successivo, dato che la nostra lettura non bustrofedica. Le
interlinee tra i righi di scritto sono necessarie per allungare il testo e per migliorarne la leggibilit. Le linee
linotipiche, generalmente formanti carattere di testo, mai superiori al corpo 14, ad eccezione di modifiche
speciali, e le righe composte con i caratteri mobili, pur se accostate, senza interlinee, consentono la
leggibilit perch calcolata una minima spalla, sopra e sotto il carattere in maniera da evitare
laccostamento delle lettere.
Le composizioni possono essere: lupidarie, (spazi irregolari ai due lati); a bandiera (spazi irregolari solo sul
lato destro); a blocco (testo allineato a destra e sinistra, come questo che leggete). Tale composizione non
consentirebbe pi di tre divisioni di parola consecutive; inoltre, lultimo rigo di ogni capoverso non dovrebbe
essere inferiore ad un terzo della giustezza del blocco. Ho usato il condizionale per le due ultime regole
perch io stesso non le ho rispettate in questo testo poich le ritengo un momentino (come dicono alcuni)
pedanti. E curioso notare che, in origine, tutti i lavori tipografici che non fossero relativi alla produzione
libraria venissero chiamati lavori accidentali. Il XX secolo ha ribaltato la questione. Il campionario dei
caratteri uno strumento essenziale per una composizione equilibrata e gradevole.
Lo sviluppo del testo di un manoscritto o dattiloscritto si calcola contando un rigo delloriginale ed un rigo del
carattere prescelto, quindi si proceder alle due somme e si confronteranno, potendo determinare, cos, lo
spazio che occuper il libro stampato. Calcolo inutile per il libro che state leggendo, (Ci si riferisce
alledizione cartacea del 1998. N.d.r.) perch sono partito con un canovaccio di cinquanta dattiloscritti e ne
saranno venuti fuori, affacciato alla Linotype, oltre trecento, data la posizione desueta di scrittore che
assume un tipografo. Nei casi di composizione ortodossa, dove loriginale completo e limato, la
sproporzione del conteggio tipografico effettuato si modifica attraverso la scelta di caratteri pi piccoli o pi
grandi, oppure pi condensati o pi larghi, in caso contrario si costretti a diminuire od aumentare il numero
di pagine. Nel caso di testi brevi, oltre ad una maggiore interlineatura, si provveder ad aumentare lo
spessore della carta per dare al tomo maggiore consistenza. Nei giornali, una volta, in caso di eccesso
avvenivano dei tagli anche tipograficamente arbitrari, nel testo, o, viceversa, nei casi di difetto, si
provvedeva con una maggiore interlineatura o con laggiunta di inserti. Con la fototecnica offset questi
problemi non sussistono, perch il computer provvede a modificare il testo in lungo ed in largo a seconda
delle esigenze di spazio. In un attimo un carattere minuto diventa espanso, un testo intero tondo diventa
corsivo o neretto, e cos via. Cose da far rivoltare Gutenberg nella tomba!
Le correzioni delle bozze di stampa si eseguono, com noto, attraverso dei segni convenzionali, mai
standardizzati. Un segno viene posto sulla parola da correggere ed uno identico sui margini laterali del testo,
accanto al secondo segno viene scritta la lettera da sostituire o la parola da aggiungere o da fare in corsivo
o in neretto, mediante tre tipi di sottolineatura: tratteggiata, normale e doppia. Molti segni convenzionali per
le correzioni variano non solo da paese a paese, ma da regione a regione, ed in certi luoghi, da citt a citt.
I campionari di caratteri tipografici sono pi limitati rispetto a quelli da computer, dove lunica limitazione

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pu essere lo spazio sullhard o il rallentamento del sistema in caso di moltissimi caratteri istallati.
Negli ultimi tempi le fonderie di caratteri in Europa si contano sulla punta delle dita. NellEuropa, ormai unita,
le famiglie di caratteri pi diffuse non hanno un nome internazionale standard, malgrado limportanza
originaria. Ci che in Italia viene legittimamente chiamato Bodoni, in Inghilterra viene detto Moderno, in
Germania Jungere Antiqua, in Francia Didot. Cos in Italia diciamo Bastone in Germania Grottesk, in Francia
Antique, in Inghilterra Sans Serif.
Anche i tipografi tradizionali ancora pochissimi non convertiti alloffset usano spesso i caratteri da computer
data la vastit di scelta, trasformandoli in clich per la stampa tipografica o adoperand gli ouptput laser o
duplicatori oramai perfezionati. Oggi gli stili derivanti dalle famiglie principali sono pressoch infiniti, come
illimitate sono le elaborazioni fototecniche di essi. E sempre un riflesso dellarte moderna: pittura,
architettura, scultura, letteratura. Lavanguardismo ermetico impera; la chiarezza, il figurato non
solleticano pi nessuno. Cos gli artisti, i politici e, perch no, i grafici, si danno da fare. Luomo trova dei
sistemi convenzionali per esprimersi e comunicare, subito dopo li complica per sconfiggere la noia del
consueto. Diceva bene Rene Char: Diffida delluomo e della sua mania di fare nodi. I caratteri tipografici
hanno pure capacit espressiva sulle parole. Ci in relazione ai titoli ed agli slogans. Ad esempio non si user
mai un carattere dasta debole e sottile per scrivere acciaio, come si eviter una scrittura larga e robusta in
un titolo come: Fragilit. In pratica i caratteri, in sede espressiva, si riallacciano sempre alla loro
primogenitura di ideogrammi.

Gli uomini prima sentono il necessario, di poi


badano allutile, appresso avvertiscono
il comodo, pi innanzi si dilettano del piacere,
quindi si dissolvono nel lusso, e finalmente impazzano
in istrapazzar le sostanze.
La scienza nuova - Gianbattista Vico
CAP. V
GLI STAMPATI TIPOGRAFICI
Larma pi potente dellignoranza:
la diffusione di materiale stampato.
Guerra e Pace - Tolstoj
I LAVORI COMMERCIALI DEL POPOLO VESUVIANO
Le botteghe artigiane della mia Torre del Greco e di tutta la cintura vesuviana e, beninteso, quelle della
capitale del sud, soddisfano in pieno quasi tutte le esigenze relative agli stampati popolari e duso
domestico, detti cos per distinguerli da quelli di uso amministrativo, editoriale, ecc. I lavori commerciali, ad
uso privato vanno dalla carta da visita allavviso murale (e non manifesto), perch lavviso, pi o meno
graficamente povero, rende pubblica una notizia commerciale, sportiva, culturale; mentre il manifesto,
come elaborato tipografico, esprime unidea ugualmente culturale, commerciale, artistica, ecc. Il manifesto
sempre concepito sotto un profilo grafico originale, partorito, comunque, da una personalit artistica, per

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questo si verifica di tanto in tanto qualche aborto. (Ce ne approfondiremo pi avanti nel capitolo specifico).
Alcuni artigiani, tuttavia, spinti dalla odierna bramosia di lucro, compiono ogni sforzo per incentivare la
produzione a discapito della qualit. In questi casi si seguono schemi fissi di progettazione nellassenza quasi
totale di inventiva e creativit, rientrando, cosi, nella dimensione degli imbrattacarte.
Non tutti i tipografi artigiani, quindi, danno unimpronta personale al proprio lavoro. Ci da attribuire pure
ad una domanda scadente che non riconosce un adeguato compenso al lavoro creativo, il quale richiede pi
tempo e maggiore impegno. Ma diamo unocchiata a questi lavori cosiddetti commerciali, che devono
risultare graditi non solo al cliente, ma soprattutto al pubblico a cui sono destinati. Il biglietto da visita, ad
esempio, e il piccolo grande stampato, piccolo nella dimensione, grande per limportante funzione a cui e
destinato. Il biglietto reclamistico pu essere nella grafica pi funzionale poich avr carattere prettamente
commerciale. Ma tutti i biglietti di presentazione devono essere coerenti con lattivit o la professione dei
loro intestatari perch ne riflettono la personalit. Il tipografo deve impostarlo su misura come il sarto fa con
labito.
La carta da lettera, alias foglio intestato, deve essere progettata in modo tale da lasciar trasparire,
nellinsieme degli elementi grafici, lattivit esercitata dal suo intestatario, ancor prima di leggerne il
contenuto. Essa deve ispirare fiducia senza lasciar trapelare nessuna incertezza grafica. Non bisogna mai
eccedere con le estensioni cromatiche e la scelta dei toni dei colori deve essere sottoposta ad una attenta
analisi. In caso di pi colori laccostamento deve scivolare sul netto contrasto per raggiungere soluzioni di
gradevolezza cromatica. Le buste vanno stampate con la medesima impronta del foglio, ma leggermente
ridotta. I formati regolamentari riguardo il bustometro sono 11 x 15 e 11 x 23 circa.
La fattura commerciale devessere, nella parte superiore, pressoch identica alla carta da lettera. Come
ben noto, il prospetto sotto lintestazione conterr le fincature dove verranno allineati i prodotti coi relativi
costi, imposte, ecc. Le fatture moderne prendono forme sempre pi desuete, sia per ladattamento al
calcolatore, che per le sempre pi complesse normative fiscali. Linvito lo stampato classico per eccellenza
che, per estensione, comprende la gamma di partecipazioni di nozze, nascita e Comunione. Pure questi
stampati risentono le nuove correnti artistiche e letterarie e mutano nella forma e nel contenuto rispetto ad
un sia pur passato prossimo. Oggi i testi degli inviti vengono compilati in maniera telegrafica, si
assoggettano spesso a forme bizzarre di contenuto in barba alla seriosit di una volta. I caratteri e la
disposizione si riallacciano ai moduli architettonici davanguardia. E finito il tempo del pluralis maiestatis e
del carattere stile inglese con le sue aste delicatissime, nella spinta dellornato. E tramontata la maniera
della Signoria Vostra e della affettazione delle forme di cortesia e di galateo, che gi da decenni sapevano di
bacucco in parrucca incipriata. I messaggi forbiti e ricercati fanno posto ai testi concisi nel contenuto e
sintetizzati nella forma. Negli inviti relativi ai party o bisboccie del sabato sera, numerosissime a Torre del
Greco, non mancano le toccatine ironiche ed ilari fino al doppio senso di significato erotico, perch, cosa ci
fate, da noi se non c di mezzo il sesso non si ride.
E qualche vesuviano autentico dir: 0 villoco, mo piglia a rrenzecata. Il mio popolo, si sa, coglie tutte le
occasioni per fare baldoria, compresi gli scioperi. Favoloso laneddoto dello sciopero al Rettifilo, (senza voler
togliere nulla a nessuno), dove un alto borghese si avvicina ad una delle migliaia di persone postulanti
verbalmente e tramite scritte il diritto al lavoro: Ho un lavoro per te. Di che si tratta?. Bisogna
lavorare di vanga e di piccone. Ma come, con migliaia e migliaia di persone proprio da me siete venuto a
cadere?.
I vesuviani non amano la seriet, figuriamoci la seriosit, e nemmeno lausterit, sa di dominazione. I
napoletani, da secoli, hanno messo in pratica una citazione di MarcAurelio: Nulla accade alluomo che la
natura non labbia fatto capace di sopportare. Ebbene, nessun popolo al mondo, in passato, stato capace,
come il nostro, di sopportare tanto spadroneggiare. Il popolo festaiolo di ieri si difendeva trincerandosi
dietro lottimismo che dice: o mangi questa minestra..., o sotto legida della Divina Provvidenza. La
frequenza, per, dei mutamenti gestionali di potere alimentavano la speranza di un definitivo riscatto. E
chiaro che oggi, economicamente e dignitosamente, rispetto al passato, stiamo nel ventre della vacca,
alienazione generale a parte. E sebbene i problemi delluomo moderno siano pi di natura psicoesistenziale
che politica, sempre attraverso la politica che la massa pensa di uscirne.
Oggi la stasi politica internazionale stagnata dal deterrente atomico e la caduta dei sostegni psichici fatti di
ideali politico-religiosi, hanno incrinato latavica risorsa del popolo partenopeo di scivolare filosoficamente su
tutti i problemi politico-sociali. La linfa vitale delle piedigrotte, dei megapellegrinaggi a Pompei o dalla
Mamma Schiavone, le crapule bulimiche che fanno pranzo e cena una cosa sola non fagocitano pi
langoscia. Lequilibrio psichico secolare si incrina. Il fine settimana importato dallestero, i party a base di
alcool e sniffate del sabato sera rientrano nella routine del tempo libero campano, ma si rivelano una
effimera ed insufficiente panacea rispetto le evasioni di una volta, come le passeggiate salutari, le lunghe
chiacchierate rionali a centro strada, interrotte di rado da un omnibus, o le catartiche periodiche domenicali,
dove venivano favoriti gli ingenui contatti sentimentali, i quali costituivano il preludio delle unioni
monogamiche vecchia maniera, lepilogo della maggiore commedia umana, la famiglia intesa, questa, come
struttura formativa risalente alle pi antiche culture. E insufficiente mezzo secolo per suggerire alternative
ad istituzioni che sono nate con luomo, mai compromesse nei millenni.
La diffusione della stampa, come il resto dei mass-media, colpevole della generale confusione mentale,
perch le pressioni sociali esterne relative al progresso materiale repentino e allevoluzione delle scienze

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positive, per lo pi asservite alle asettiche leggi di mercato, hanno disfatto gli appigli ideologici, unico
medicamento delluniversale, antichissimo interrogativo esistenziale delluomo. Gli inviti e le partecipazioni,
per fortuna, sono ancora numerosi nella terra vesuviana, dove, tra laltro, le metastasi dellincancrenimento
edonistico di carattere commerciale sono ancora per il momento contenute, tranne che nei centri con alto
reddito. Da noi ancora non diffusa in toto lipocrisia tipica di quel compromesso notarile a cui assomiglia
lunione monogamica moderna che coglie in pieno lassunto di tutte le regole negative delle famiglie
destinate a disgregarsi sul nascere. Molte unioni legali sono basate su una convivenza di comodo di carattere
egoistico o su effimere basi terapeutiche atte solo a compensare squilibri personali, quindi destinate al
fallimento. Ogni individuo adulto, per, in diritto di decidere, in ultima analisi, sul fallimento o sul successo
della propria esistenza, gi meno di quella del partner, ma delittuoso imporre angherie e disadattamenti
nevrotici sulla pelle di coloro che non chiedono di nascere. Mi salva dal sentore messianico il sospetto
autobiografico di queste note, ma ora di tagliare corto con la digressione, introducendo argomenti di
natura diversa relativi agli stampati popolari, che sono cos vicini alla sfera emotiva delluomo.
Le partecipazioni di nozze, nascita, Prima Comunione, ecc. vengono generalmente prodotte da ditte
specializzate che servono tutto il territorio nazionale. Da questa gamma vastissima il tipografo, in
collaborazione col cliente, decide per la scelta e si assume il compito di completare i prestampati con le
notizie fornite dallavventore. Questo lavoro, apparentemente semplice, richiede una buona competenza e
molto gusto, perch una cattiva associazione di elementi grafici nel pre e post-stampato causerebbe distonia
e sgradevolezza. Lavviso murale urbano, il pi grosso stampato delle tipografie artigiane, viene realizzato
in macchina pianocilindrica di vecchia fattura, vale a dire con assenza di automatismi, dato le basse tirature,
e con i tradizionali caratteri mobili di piombo e di legno, oggi in estinzione. Anche lavviso cittadino nella
tiratura di 50-100 copie viene realizzato in offset.
Nella mia terra vesuviana sono molto diffusi gli avvisi murali di decesso. Non sappiamo soffrire ancora da
soli. Disdegniamo, chiss ancora per quanto, la massima di Mark Twain: Il dolore pu bastare a se stessi, ma
per vivere a fondo una gioia bisogna dividerla con gli altri. La solidariet contro gli oppressori ci insegnava
a fare tutto insieme. Uno stampato, lavviso di lutto, non molto frequente nella mia bottega di Via Purgatorio
a causa dellemotivit della mia consorte Rosaria, la quale, puntualmente, si scioglie, allatto della
commissione, in elegiaci convenevoli con il richiedente.
In pi, alla consegna, si abbandona in lamentose querimonie con tale partecipazione che alla fine insorge
linadempienza remunerativa sulla ipotetica base della carit cristiana.
GLI STAMPATI DELLA STRADA
Nella vasta gamma di lavori commerciali vi quellinsieme di stampati che rappresentano una sorta di
messaggio popolare relativo a gare sportive, manifestazioni folkloristiche, promozioni commerciali, e via
discorrendo. Dallavviso murale alla locandina, dal volantino alla cartolina pubblicitaria. Di questi stampati si
fa largo uso nel circondario vesuviano, nella metropoli e nei centri pi densi di popolazione. Questi siti
palpitano di iniziative culturali di livello popolare. La produzione favorita pure dal clima e dalla maggiore
tolleranza sullimbrattamento urbanistico. E probabile che la natura di questi stampati abbia avuto origine
proprio sotto il Vesuvio, dove le tradizionali feste popolari hanno radici addirittura pagane. Lambiente
colorito e climaticamente confortevole della strada contribuisce al perpetuarsi di questi esternamenti
dionisiaci, dove si vedono planare sulle teste aligeri messaggi, l dove, quando sono di carattere religioso,
sembrano provenire, dedaleggiando, dai meandri del cosmo, proprio dallaldil. Caro popolo di festaioli, il
nostro, di crapule e cioncate pure sui cigli delle strade; di abbuffate di taralli con sugna e pepe, di frattaglie
di maiale, di lupini e semi di zucca o arachidi tostate (o spassatiempo); di torrone dOspedaletto e di
castagne di Montevergine. E cos vola tutto dallalto, intorno al Vesuvio, oltre alla cenere vulcanica:
volantini, tagliandini inneggianti la gloria dei Santi, oggetti in disuso a Capodanno, sacchetti di rifiuti
domestici dietro il vigore della pigrizia.
La carta stampata, anche minuta, rappresenta la modesta alternativa alla logorrea dei campani. Il
cosiddetto non sputare mai per noi, ricambio dossigeno. Se vuoi uccidere un napoletano condannalo al
mutismo, tappagli la bocca, dopo due giorni non respirer pi neppure col naso. La parola stampata, invece,
un po esotica ed aulica, associata allatavica suggestione del verismo figurativo, giustifica lenorme quantit
di carta stampata prodotta in Campania durante le consultazioni elettorali. V una sorta di meccanismo
inconscio, nel mio popolo, che insuffla credibilit a tutto ci che stampato. Un bozzetto eccellente di un
lavoro tipografico rispetto ad un equivalente pessimo lavoro gi stampato perde di credibilit, da noi. I cartai
fornitori per arti grafiche sovente portano i ceri a S. Gennaro nella speranza che il governo vada in crisi. Ogni
referendum un terno secco per loro. LImmacolata Concezione e la compatrona di Torre del Greco; la festa
ne caratterizzata dallaccensione di numerosi fal alla vigilia. Nel dopoguerra migliaia di volantini e
manifesti elettorali sostituivano il faticoso insufflaggio tramite gli scarseggianti pruni e sterpi. Le vecchie
impalcature del boom edilizio degli anni 60 lanciavano le fiamme sino in Paradiso a ringraziamento dei vani
ricevuti. Tre elementi infiammano, invece, le mie reminiscenze puerili: lo sfarfallio dei fac-simile elettorali
sotto il sole mai avaro; il veleggiare del bucato sciorinato sulle corde di canapa tra balcone e balcone e
leffluvio di naftalina esalante dalle balle di indumenti donati dai liberatori o dalla Croce Rossa lungo la salita
del Mercato di Shangai di Ercolano.

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GLI STAMPATI MODERNI


Un settore delle arti grafiche che si molto sviluppato in seguito alle riforme fiscali degli ultimi tempi quello
concernente la produzione di stampati tipografici come bolle daccompagnamento (sembrano dame di
compagnia), (oggi 2002 soppresse da tempo. N.d.r.), schede fiscali, ricevute fiscali, e cos via. Documenti
che tutti conosciamo bene, ma che, talvolta, fingiamo di ignorare. Negli ultimi tempi ha invaso il mercato
cartario (grazie a questi lavori che prevedono quasi sempre lautocopiatura), la carta chimica. Essa viene
trattata in cartiera: sulla superficie vengono fissate delle microscopiche vesciche di particelle chimiche, le
quali, sotto la pressione delle biro, si rompono lungo il solco della scrittura, trasferendo il segno sulle copie
sottostanti. Luso della tradizionale carta carbone subisce un lento declino, come pure la carbonatura
tipografica, antiestetica e insudiciante. Da ragazzo, sia a Torre che a Napoli o a Roma, durante le prove
darte, ho dovuto sempre eseguire la composizione di uno stampato meccanizzato. Un termine avaro per
raggruppare quella serie di stampati che vanno realizzati attraverso una disposizione rigorosa delle misure
relative alle distanze degli elementi grafici costituiti da caselle, linee, fincature, ecc. Questi modelli
tipografici venivano introdotti in macchine compilatrici con tabulazione ed interlineature prestabilite, le
prime apparecchiature, cio, connesse alla contabilit meccanizzata. Ma, ahim, le botteghe artigiane
hanno visto scemare gradualmente questo tipo di lavoro, per altro ben pagato, poich lavvento dei
calcolatori ha trasformato questi stampati in moduli continui onde evitare arresti alla stampante. Le
macchine per la stampa di moduli continui vanno al di l delle possibilit economiche ed impiantistiche delle
tipografie artigiane. Cos lindustria assorbe buona parte del lavoro destinato agli artigiani. Le piccole
macchine per moduli continui, o gli adattamenti alle macchine tipografiche, non sono concorrenziali come
costo di esercizio. Un altro colpo mortale vibrato al piombo tipografico, perch le matrici di questi stampati
vengono fotocomposte per loffset ortodossa o quella a secco (fotopolimeri).

LE PUBBLICAZIONI ARTIGIANALI
Diverse tipografie artigiane producono piccole riviste periodiche, giornali locali in formato ridotto, depliants
illustrati, e via dicendo. Molti di questi lavori vengono realizzati col sistema classico di progettazione perch
sono ancora composti col materiale tipografico: piombo e clich. Oggi 2002 non pi. N.d.r.). Tali
pubblicazioni, pur se stampate in offset, una volta prevedevano la composizione col piombo linotipico e
limpaginazione avveniva col montaggio di bozze di stampa su patinata da fotografare o direttamente su
veline per evitare la ripresa fotografica.
Sono poche le tipografie artigiane che utilizzano la fotocomposizione, costosa e complessa. Negli ultimi
tempi apparso sul mercato delle arti grafiche un modesto sistema di composizione elettronica detta
editoria dufficio. Non emette pellicole da esporre ma copie a stampa laser da riprendere in camera oscura.
In ogni caso la definizione medio-bassa, ancora lontana dalla finezza dei caratteri da stampa. Fino a 1200
punti a pollice per questi piccoli apparati, 2500 e oltre per le fotocomposizioni professionali.
La composizione di un libro semplice quando si tratta di testo corrente, come questo che avete sotto gli
occhi. Le cose si complicano quando si ha a che fare con pubblicazioni ricche di titoli di vario stile, tabelle,
diagrammi, chiose, illustrazioni, ecc. Anche la semplice impaginazione di libri con testo corrente, per, deve
seguire delle regole ben precise. La fine di una pagina non dovrebbe avere una parola divisa, non deve
terminare con asterischi o fuselli, si dovrebbero sfruttare le possibilit delle variet di tono dei caratteri,
possibilmente senza variarne lo stile ed utilizzare il corsivo ed il maiuscoletto per le differenziazioni. (Anche
qui, dove uso il condizionale, ritengo le regole eccessive e come noterete in questo testo alcune sono state
trasgredite). Riferimento al testo cartaceo del 1998. N.d.r.). Le note vanno disposte a piede di pagina o a
fine capitolo e di corpo inferiore a quello del testo.
Le caratteristiche principali di un libro sarebbero, in ordine progressivo: locchiello, che ripete il titolo
dellopera; il frontespizio, che ripete le notizie di copertina; il retrofrontespizio, che rivela la propriet
letteraria; ancora il Copyright e, in qualche caso, la firma autografa dellautore; 1introduzione e finalmente
il testo, diviso in capitoli, questi sezionati in paragrafi con titoli e sottotitoli, fino agli indici, il colophon o
soscrizione: finito di stampare, ecc., dulcis in fundo, 1errata corrige. Perch Gutenberg, insieme alla
stampa, invent lerrore di stampa, poich non sera mai sentito prima lerrore di scriptorum. In uno dei suoi
primi libri lorefice di Magonza scrisse spalmorum invece di psalmorum, nel famoso Psalmorum Codex del
1457. I caratteri mobili, essendo tali vengono inavvertitamente spostati. Hai voglia di leggere la bozza,
dieci, cento volte, nulla da fare. Un editore diceva: La composizione di un libro senza nessun errore equivale
ad unopera darte.
Oggi lerrata corrige in disuso. I libri sono lo stesso zeppi di errori, ma, data la societ consumistica, chi
volete che esibisca un documento di prodotto guasto al posto del certificato di garanzia?. Il sottoscritto, ad
esempio, non utilizzer lerrata corrige, altrimenti dovrebbe stampare un secondo libro a mo di note
esplicative, tanti sono, probabilmente, i refusi, per non dire le... antipedanterie... A Napoli vi sono diverse

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tipografie editoriali, senza dubbio di numero parecchio inferiore a quelle del nord industriale. I complessi
tipografici meridionali producono diversi libri, specie i testi scolastici. Alcune minuscole tipografie artigiane,
pure, talvolta, si cimentano in questa operazione. E il caso mio, ad esempio. Molti di noi sprovveduti, per,
ci avventuriamo, magari senza conoscere a fondo certe regole fondamentali per la realizzazione di un libro.
(Ma guarda che si deve fare per essere solidale!). Ma andiamo avanti. In questi casi interviene lautore che
monta le bozze realizzando un vero menab, il quale servir da guida al tipografo impacciato. Accade, per,
che lautore spesso non riesce ad ottemperare appieno questo compito per la scarsit di conoscenza di certe
regole grafiche fondamentali. Inevitabilmente viene fuori una pubblicazione alla maniera di Don Antonio.
UN TIPOGRAFO DI CAMPAGNA
Don Antonio un tipografo di provincia che un giorno mi interpell onde essere illuminato proprio sulla
realizzazione di un volumetto religioso. Mi assicur che il prete era pip e un po fariniello e che non ci
teneva a fare brutta figura. In pi quando si arrabbiava, non potendo essere blasfemo, profferiva le pi
variegate scurrilit e trivialit da baccalaiuolo o portuale, giustificandosi con la teoria che i peccati veniali
sono sfoghi consentiti dal Signore. Una volta, caro Marittiello, (da noi si vezzeggiano pure i cognomi), solo
per scrivere culo, invece di culto, me ne disse tante che mi fece venire la diarreta. E vero che in Chiesa
ridevano tutti, ma benedetto Iddio, che il suo capo, urlava: devi fare le mani come i piedi; devono fare
ventiquattrore di terremoto con te allepicentro; tu non morirai nel letto tuo, disgraziato, ciuccio
matricolato; figlio di una meretrice (forse credeva che la buonanima di mia madre vendeva le merende),
insomma mi fece una chiavica!.
La bottega di Don Antonio aveva le pareti incastonate di gabbie e mi chiar subito che il suo era un paesello
damatori duccelli. Gli feci intanto una chiara relazione sul da farsi per realizzare quel libro. Ad un tratto mi
prese sottobraccio per guadagnare luscita in aperta campagna. Quando esco dallAlfa Sud mi disse il
tempo che mi rimane lo passo un po a stampare, un po a zappare. Guarda che bella campagna! Ci pianto
tutto, eh, ma solo per il fabbisogno personale... e di quello dei clienti.
Lo fissai senza intendere. Mi scosse la falda della giacca con cordiale veemenza ed aggiunse con un tono di
rassegnazione nella voce Quando sbaglio qualche lavoro abbass gli occhi, poi li punt in alto, in un
posto indefinito e questo capita spesso, tu sei un caro amico, a te lo confesso: quasi sempre, Lui. Poi
ribad in tono perentorio, ma ironico diciamo pure che non ne azzecco una, va! I fogli vengono troppo
scagnati, o troppo nguacchiati... Il mio forte sono gli errori di grammatica. Sorrise Mi volevano dare il
premio Nobello sugli errori di stampa, Marittie... Basta! Dopo ogni lavoro, al posto di rifarlo, accontento il
cliente con un paio di chili di pomodori freschi, una spaselluccia di fave, che so, due mazzi di ravanelli...
Vedessi dopo il lavoro com buono!.
Ridevo di cuore, fino ai singulti. Presi fiato per domandargli cosa aveva offerto al prete quella volta.
Offerto? Quello se non lo fermavo si scippava pure le radici da terra. Disse che doveva nutrirsi molto,
perch le arrabbiature gli portavano linsonnia e lo facevano dimagrire giorno per giorno. Intanto la perpetua
non fece la spesa per tre mesi... Vedi una t che mi cost... Ma che vuoi, caro Mari, io non lascerei mai la
tipografia, le sono affezionato. Poi in paese hanno soggezione di me, mi chiamano professore, scienziato,
uno mi chiama ministro; gente ignorante, io almeno ho fatto la prima alimentare tre volte, poi mia madre,
disperata, mi mand a imparare larte da Ciccio o solachianiello, che i giorni pari aggiustava le scarpe e
quelli dispari faceva i manifesti di morto, e diceva sempre Madonna mia non li fare morire i giorni pari. Quello
si che era un maestro. Aveva fatto fino alla seconda alimentare senza ripetere neanche un anno.
Mi congedai da Don Antonio perch volevo subito raggiungere Torre del Greco, ma sulla strada del ritorno
mimbattei in una bicocca diroccata e polverosa da dove proveniva uno strano suono. Poi distinsi dei
cinguettii di volatili che appurai provenire da una bifora del pianterreno. Ora quei suoni prendevano un
timbro melico e divenivano, a mano a mano che mavvicinavo, pi articolati e distinti. Ora ascoltavo una
singolare armonia, qualcosa a mezza strada tra un elegiaco spirituale ed il vocalo ammaliante delle sirene
di Ulisse. I solisti del concerto emettevano poi vagiti dinfante. Decisi di non approfondire, ma, voltatomi per
riguadagnare il volante, mi scontrai con lo sguardo enigmatico dun bimbo paffuto, ma sudicio. Gli chiesi
perch quei volatili emettessero quegli strani suoni. Il nonno disse con un sorriso debete il fanciullo
acceca gli occhi di tutti con uno spillo, cos cantano meglio.
Non ho pi saputo se Don Antonio port a termine quel benedetto libro. A seguito di unaltra visita,
infruttuosa, seppi che era andato a vivere a Modena con una figlia che, purtroppo, era divenuta vedova,
come lui. Probabilmente Don Antonio stamp il libro, ma dovette emigrare per evitare il linciaggio.
A prescindere da questi casi limite, un libro viene realizzato con buona competenza in molte tipografie
artigiane partenopee vecchia maniera ed in quelle pi evolute tecnicamente, convertite alla stampa offset.
Le pagine di un libro, una volta composte, vengono disposte sul piano della macchina tipografica tradizionale
o sulla lastra offset in maniera tale che una volta stampato ed effettuate le pieghe del foglio, le pagine
seguiranno lordine progressivo.
I GIORNALI

ARTIGIANALI

LOCALI

In passato la stampa per antonomasia era il giornale. Il popolo oggi identifica il lavoro tipografico

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maggiormente con i numerosi, fiammanti rotocalchi, oltre che con i quotidiani. I primi giornali venivano
realizzati nelle botteghe artigiane dellepoca. Durante lultimo conflitto mondiale, in assenza dellenergia
elettrica, alcune testate si asservivano al procedimento tipografico artigianale per alcune edizioni ridotte,
oltre ad utilizzare rotative e pianocilindriche come eccellenti ricoveri a difesa dei soffitti che crollavano. Dopo
la composizione manuale di questi quartini di notizie urgenti, la stampa avveniva nelle pianocilindriche
azionate manualmente con una leva applicata al volano. Ma oggi, com noto, lavvento della
radioteleiconografia in genere, ha ridotto linformazione attraverso la carta stampata. Molti editori hanno
dovuto ripiegare con letere. I giornaletti di provincia, quelli scolastici o di associazioni parrocchiali sono
sempre meno reperibili in giro. Il fascino della carta stampata viene offuscato dai nuovi mezzi di
comunicazione di massa, che, comunque, sono meno concreti della stampa. Col giornale od il libro, ad
esempio, si pu attingere quando si vuole senza il timore che le lettere o le immagini si dissolvano dalla
carta, sebbene la videoregistrazione domestico abbia in larga parte sovvertito questo concetto; ma
difficile, ad esempio, portare in treno o sulla spiaggia il videotape ed il televisore. La diffusione del computer
portatile risolve, invece, questo problema.
La tipografia artigiana riesce a produrre un giornale, ma nei limiti quantitativi, naturalmente, con un minimo
di attrezzatura indispensabile, in vasta disponibilit, oggi, sul mercato dellusato. Due o tremila copie di un
giornale di medio formato (50 x 70 cm.) possono essere prodotte da una comune tipografia in possesso della
oramai economicissima Linotype, nel giro di 3-5 giorni. Vi sono tipografie artigiane in Campania che non
stampano per nulla lavori di testo. Esse realizzano solo modellame e bigliettame per cui adoperano poco o
niente la Linotype, ma uno straccio di computer ce lhanno tutti per realizzare piccole matrici offset o clich
fotopolimerici. Nei casi sporadici le piccole tipografie si rivolgevano alle linotypie, ormai tutte convertite alla
fotocomposizione.
La stampa attraverso piccole macchine offset diffusa pure nelle tipografie dellangolo. Sono diverse le
tipografie della terra vesuviana che stampano solo giornali locali e pubblicazioni di bassa tiratura, sebbene
attratte dalla domanda del settore pubblicitario commerciale. Nelle tipografie editoriali, grandi o piccole,
sino a qualche decennio fa si avvertiva maggiormente il fascino della stampa gutenberghiana. In quel
chilometro quadrato intorno al Corpo di Napoli si addensano gli emblemi della cultura napoletana relativa
alla stampa. LUniversit, Via Benedetto Croce e PortAlba con le numerose librerie, la Posta Centrale con la
famosa emeroteca e la caterva di tipografie artigiane, alcune delle quali ancora tradizionali, talune
antichissime.

LE MATTIZIE DI BOTTEGA
Concluder questo capitolo con delle facezie. Il rapporto di gomito nelle botteghe artigiane e pi costante e
comunicativo di quello domestico, tranne nei casi di incomunicabilit, che sfociano, il pi delle volte, in un
mutismo squallido e deprimente, non da napoletani, in ultima analisi. Le goliardie liceali napoletane degli
anni 60 sono sconosciute alle mie gaie signorinelle: Francesca e Virna, le prime due cambiali, infinitamente
care, duna quaterna che la vita mi ha dato. Se tutte le cambiali fossero cos... mi indebiterei fino al collo!
Quelle locuzioni argute ed ilari degli adolescenti post-bellici si diffondevano in ogni ambiente, dalla scuola
alla strada, ai sodalizi, alle botteghe. I miei ex apprendisti, durante le visite odierne, mi rammentano queste
gioiose mattizie adatte per farla in barba alla monotonia duna lunga giornata di lavoro. Ammesso e non
concesso che io ti dicessi di fare poco il berloffo, tu che faresti? Oppure le caricate traduzioni letterarie di
nutriti epiteti in vernacolo, le quali suonano: Vai ad operare in ci che sta sotto il naso di colui che un giorno
ti si spense, comunemente conosciuta come: Va fa mmocca a chi t mmuorto. O, ancora: Allalma di colui
che a te percosse i funerei rintocchi dei sacri bronzi, che sta per: Allanema e chi te sona a campana a
mmuorto. Inoltre: Adesso piroetto sulle tue guance una discreta dose di enzimi orali, cio: Mo te sputo
nfaccia. E via dicendo...
Le contumelie moderate si limitano a 1Eva tamo tanto, che faceva inviperire le ragazze dallora. Ch, dire,
oggi, al coetaneo sessantottino: Levate a mutanda, equivale al dammi un bacio duna volta. Noi anta ci
scandalizziamo anche perch ignoriamo che i giovani si sforzano a naturalizzare il linguaggio sessuale (il che
non turpiloquio) allo scopo di esorcizzare lipocrisia bigotta del passato. E, fateci caso, alla fine si finisce
ancora col parlare di morte e di sesso, quando c di mezzo la vita. Molte di queste trovate attingono, per,
da una tale letteratura popolare teatrale pre-alfabetismo, come la maggioranza dei proverbi e delle locuzioni
popolari partenopee. Le diffusero personaggi come Pulcinella o Felice Sciosciammocca, i cui autori
attingevano a loro volta dal popolo. Quando nella bottega annuncio qualche pubblicazioncella, la prima cosa
che mi chiede la gente : Ma fa ridere?. Il bello che essa ride pure quando ho creduto di scrivere cose serie.
Non sar per partito preso? Forse anche a Napoli, oggi, si insinua quel proverbio che recita: Quante volte le
bocche ridono ed i cuori non ne sanno nulla. Abbiamo finito col dottrinalizzare pure le risate? Abbiamo fatto
del proverbiale buon umore napoletano unaltra elaborazione culturale. Se cos fosse, poveri noi!
On Lu dicono sovente gli ex apprendisti quando saffacciano alluscio della mia bottega Allalma di colui

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che a te percosse... Ed io mi commuovo per stupidaggini del genere, perch tali non sono. Esse sostituiscono
i contatti umani dun tempo, il senso dellamicizia, sempre pi compromessi, per questo tronco la frase
dicendo: Curre, cammina, va a fa o duvere tuoie. Ed egli docile come un cucciolo riconoscente si avvicina
soddisfatto alla napoletana. Io noto la prima stempiatura, gli incipienti segni della sua dissolta giovinezza.
Penso a quando, paternamente, lo dileggiavo dicendo mesci il caff, ed egli puerile ed ignaro lo zuccherava.
Ah, scarzappulillo, non pi imberbe, col tuo pomo dAdamo che va su e gi, con qualche dente in meno e la
consorte incinta ogni nove mesi perch non si decide a fare il maschio. Ricordo quando dicevi al cliente
moroso che cincischiava nelle tasche inventando mille scuse: Ma dicite ca nun tenita a zuppa. Rieccovi a
fare o duvere vuoste, come un tempo, con la napoletana, dove il caff scende. Ridico mesci, e voi, meno
candidi, lo versate, dietro un adulto sorriso sornione. E accaduto, lultima volta, appena un mese or sono.
Un ex scarzuppulillo centellin con me quel nettare dellamicizia e si dilegu per lingresso borbottando di
avere una fretta del diavolo. Un attimo dopo ricomparve: On Lu sbotto me scurdavo na cosa
importante. Pausa. Dai, parla, ruppi. E lui Ammesso e non concesso che io ti dicessi di fare poco il
berloffo, tu che faresti?. Fu molto pi dun abbraccio. Grazie, ragazzi, grazie perch mi fate, talvolta,
riassaporare la giovinezza. Ciao Sergitiello Tramontana, Micheluccio Sorrentino, Enzuccio Santagata,
Albertino Ascione, Sergitiello Paduano Giruzzo Accardo, Totore Vitiello e, lultima leva, Fabiuccio Viscovo.
Grazie per aver tollerato i miei sbalzi dumore dovuti alle vostre inottemperanze, per aver saputo sorridere
a qualche mia verbale escandescenza: Ata fa e mmane comm e piede!

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Quel che il tempo ci apporter sicuramente


una perdita; un guadagno o un compenso sono
quasi sempre concepibili, non mai certi.
Appunti per una definizione della cultura - T. S. Eliot
CAP. VI
AL DI LA DEI CARATTERI MOBILI
E il lavoratore solitario a fare il primo passo
in un dato campo. I particolari possono essere
messi a punto da unequipe, ma lidea prima
dovuta allintraprendenza, al pensiero,
allintuizione dellindividuo.
Discorso 1951 Sir. Alexander Fleming
GIOVANNI PAPERINO, TIPOGRAFO SVENTURATO
Per introdurre largomento concernente la meccanizzazione delle immagini desidero sintetizzare in poche
righe la storia lirica e fantasiosa di Giovanni Paperino. Molti buoni tipografi artigiani della mia terra
vesuviana amano talmente il proprio lavoro da farne una ragione di vita. E il caso di Giovanni Paperino,
tipografo artigiano provetto, coscienzioso, esemplare, onesto fino allo scrupolo, per questo, da piccolo, in
collegio, passava il suo tempo a curarsi ecchimosi, contusioni, ed ematomi vari. Ma reprimeva
ripetitivamente le sue idee anticonformiste bruciando molte energie. Allo scopo di non confermare gli epiteti
o le ingiurie di asociale e disadattato Giovanni stipul il contratto monogamico. Veniva spesso nella mia
bottega di Torre del Greco per commissionare timbri di seconda mano. Giovanni Paperino, sosteneva, tra
laltro, che i nuovi problemi esistenziali dei circumvesuviani facevano perno sulla sperequazione
delleconomia. E un dramma, affermava, vivere nello stesso condominio con una differenza di introiti da uno
a dieci. Il danaro, persino a Napoli, divenuto lunico parametro che determina il valore di un individuo, e via
discorrendo. Paperino era tipografo da sempre, Aveva dato i fondelli, come lamentava lui, prima ai gestori
del corso di formazione professionale, in collegio, poi ai padroni degli anni cinquanta. Finalmente apr
bottega ad est del Vesuvio, senza il beneficio di rivendicazioni sindacali, ma attraverso il centesimare dei
suoi risparmi. Ma da quel momento, da paria mediocre del mondo del lavoro divenne un potenziale buon
partito per locchio particolare di certe donne, non molte per fortuna, che ancora oggi ricercano
laffermazione accovacciandosi sotto legida di un marito portapane. Avvenne uno dei tanti matrimoni
terapeutici dove lillusione dellidillio dur giusto i nove mesi della gravidanza. Giovanni Paperino, dietro un
eccessiva possessivit materna, da parte della consorte, si vide escluso dalla sfera affettiva dei congiunti, in
pi sentiva opprimente lingerenza della suocera.
Non si rendeva conto di alimentare da se queste manovre inferme della consorte perch non imponeva i suoi
diritti e doveri rispettivamente di marito e di padre. Fin che, per sentirsi accettato, si immerse nel lavoro,
come si suol dire, fino al collo. La donna, vittima del modello sociale capitalistico si crogiolava sui sensi di
colpa di Giovanni e, attraverso finissimi ed eleganti ricatti morali, lo spingeva a sudare, come si suol dire
anche questa volta, le sette camicie. (Perdonatemi le puntualizzazioni stilistiche, ma sento sempre la
presenza della buonanima di Croce che mi fissa dal famedio). Giovanni Paperino, come tutti gli adulti
bambini era, tutto sommato, un candido ossessionato. Il conflitto si consolid quando, preso dal bisogno
della fuga, dovette lottare intensamente contro la rinuncia affettiva dei suoi figliuoli. Una coppietta di
pargoletti tenerissimi, si confidava, due batuffoli di cotone idrofilo, luno rosa, laltro celeste, sebbene,
secondo la moglie, lui avesse contribuito al loro concepimento solo attraverso un meschino, scellerato
semino.
La fetta di potere ottenuta dalla moglie di Paperino era insufficiente secondo il parametro vigente, a stento
riusciva a snobbare i condomini. Sebbene fosse detentore di una posizione economica superiore alla media
nazionale, luomo si sentiva meschino, inottemperante, un poveraccio da questua. Schiacciato dalle
pressioni domestiche il tapino decise di recarsi a visitare la famosa rassegna grafica del capoluogo lombardo
onde acquistare macchine rapidografiche, turbografiche e, come si suol dire (per la terza volta), chi pi ne
ha pi ne metta.
Il poveretto, stressato, esaurito, avvert un malessere nellaereo, ma invece di prendere la direzione della
toilette apr per errore un portello dellabitacolo pressurizzato e precipit. Non ebbe paura perch non
dirupava, ma veleggiava, ora cabrava, ora picchiava, su, gi, a destra e a manca. Per la prima volta nella sua
vita prov lebbrezza della libert. Ad occhi aperti agitava le braccia come un volatile. Il suo cuore era inerte,
non discerneva pi la gioia e il dolore, il riso e il pianto. Una dimensione senza principio ne fine. Poi il vento
lo spinse sempre pi oltre, raggiunse la velocit della luce e conferm la teoria di Einstein, il tempo si arrest
quando sent il suolo dolcemente sotto la regione plantare. Dischiuse le palpebre e non gliene import un

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frego di essersi trovato in un retorico immenso prato, illuminato da un rancido tepido sole onde poter mirare,
stagliato sullorizzonte infuocato, la diafana creatura dei suoi sogni, la sua compagna ideale. Giovanni era
precipitato in un altro mondo alternativo; in questo singolare paradiso sent scrollarsi di dosso la vecchiezza
di millenni di cultura inferma che gli aveva iniettato sotto lepidermide la paura di vivere e di morire. Quel
mondo gli rammentava il candore dellinfanzia, la fiducia e la sicurezza disgregata dal presente. Scopr
lepilogo della teoria spazio-tempo, non gi leternit, ma la vita a ritroso. A mano a mano che gli anni
andavano, Paperino e la sua meravigliosa compagna ideale ringiovanivano sempre pi fino a divenire due
pargoletti paffuti, due batuffoli di cotone idrofilo, luno rosa, laltro celeste, per poi addormentarsi
dolcemente in una culla di giunco, irradiati dai loro candidi sorrisi, nella consapevolezza soave di un posto
assicurato nel, (cosiddetto per la quarta volta), retorico limbo.
IL CLICHE DI ZINCO
Il sogno, invece, dei tipografi artigiani comuni, stato sempre quello di poter realizzare clich nella stessa
bottega. Le complesse fasi del procedimento zincografico hanno sempre scoraggiato anche i tipografi pi
intraprendenti. Gli zincografi, agli occhi dei tipografi del piombo fuso, sono sempre apparsi come una sorta
di alchimisti privilegiati che indettavano maestrie tecnicistiche e che, comunque, esercitavano un certo
ascendente sui loro asserviti. Ma la chimica industriale ha fatto giustizia, ha messo a punto i composti
fotopolimerici, i quali consentono di ottenere clich in casa attraverso un procedimento (come cadono bene
le locuzioni): allacqua e sapone e allacqua di rose. Infatti, dopo la semplice fase di esposizione, lo sviluppo
avviene in acqua di rubinetto.
Bisogna ricordare che, per quanto la stampa offset abbia soppiantato quella a caratteri mobili vi sono delle
lavorazioni che restano tipografiche e, allo stato, non si possono sostituire: stampa in oro tramite foil,
stampa di supporti cartacei preconfezionati, rilievografia classica e chimica, ecc.
Vediamo, per il momento, come viene fabbricato un clich di zinco al tratto. Devo subito puntualizzare che
il procedimento fotografico per ottenere la matrice di qualsivoglia veicolo di stampa e sempre lo stesso. E
necessaria, in tutti i casi, una maschera che consente alla luce attinica di agire o meno. Questa matrice della
matrice, per cos dire, essenzialmente costituita da una pellicola o un montaggio di pellicole fotografiche.
Per ottenere un semplice clich di zinco, dobbiamo sfruttare la contrapposizione della pellicola ortocromatica
ad alto contrasto: nero totale o bianco assoluto. Immaginiamo di voler convertire in clich anastatico un
disegno o una pagina di scritto. Fotograferemo loriginale con un apparecchio specifico capace di incamerare
negativi di grosso formato o pi semplicemente scannerizziamo la pagina fino ad ottenere con il
procedimento disponibile: laser, fotounit, ecc. una pellicola negativa che risulter, come noto, nera la
dove le zone delloriginale sono bianche, e trasparente dove sulloriginale risulta nero.
Lo zincografo avr preventivamente preparato la lastra di zinco con una speciale vernice fotosensibile,
spalmata in centrifuga onde ottenere uno strato omogeneo. Fatta essiccare, la lastra viene sottoposta alla
pellicola a perfetto contatto in appositi bromografi sotto vuoto. La luce attinica agir solo attraverso le zone
trasparenti, nel nostro caso i segni delle lettere e il disegno. La vernice fotosensibile indurir solo nei punti
colpiti dalla luce. Le zone neutre rimarranno solubili allo sviluppo che lascer, in quei posti, ricomparire il
metallo. E fin qui nulla di complicato, a parte la centrifugazione del bicromato sensibile sullo zinco. La
difficolt si presenta quando si immerge la lastra in acido nitrico che corroder lo zinco solo nei punti esenti
di vernice. La laboriosa incisione sotto costante controllo delloperatore che eviter innanzitutto attacchi
impropri dellacido al fianco dei rilievi delle lettere in formazione. Quando 1incisione chimica avr raggiunto
la profondit desiderata il clich bello e pronto per la stampa. Esso avr laspetto del bassorilievo di un
comune timbro, laddove gli elementi grafici sono disposti a rovescio e in rilievo e le parti bianche (sulla
carta) sottoposte. Il procedimento fotopolimerico pressoch identico con la differenza che non esiste
acidazione, lo scavo del bassorilievo avviene spazzolando con acqua di rubinetto tiepida. Ci consente a
chiunque di fabbricare clich di plastica.
IL RETINO
Fin qui abbiamo appreso che i segni in superficie del clich raccolgono il colore dai rulli inchiostratori delle
macchine tipografiche per trasferirlo sulla carta, similmente alla funzione del rilievo dei caratteri mobili. Le
zone pi basse che costituiscono la base dei rilievi di stampa non sfiorano i rulli e risultano bianche sulla
carta. Ma come si ottengono le tonalit di grigio in una foto stampata? Se proviamo a tracciare su dun
comune foglio bianco tanti puntini precisi ed equidistanti tra loro noteremo che alla distanza di qualche
metro essi scompariranno dal nostro controllo visivo ed apparir una zona di una distinta tonalit di grigio.
Pi piccoli e distanti saranno i puntini, minore sar lintensit del grigio. Per ottenere un grigio piuttosto
scuro dobbiamo tracciare dei punti pi nutriti e pi accostati. I punti addossati o fusi formano il nero. Se
queste tracce vengono articolate in relazione a delle figure otterremo una rudimentale immagine tipografica
da giornale.
Il clich riproducente una fotografia ha lo stesso principio del nostro puerile esperimento, composto da
parti microscopiche totalmente nere o bianche, quindi alte e basse. Il segreto sta nella caratteristica
microbica dei mirmifici puntini, che non vengono percepiti ad occhio nudo come tali, ma quali zone grigie pi

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o meno scure che vanno appunto dal bianco al nero. Un clich di una foto, detto a mezzatinta, presenta,
nella sua struttura, una miriade di punti di microbica dimensione a diversa distanza da loro: piccolissimi e
distanti nelle zone chiare; pi sostenuti e ravvicinati in quelle medie; quasi uniti nelle parti scure, nelle zone
nere sono fusi assieme e si va nel fondino tipografico. Quindi lomogeneit dellinchiostro distribuito dai rulli
viene rotta dalle differenti zone di presa dei puntini.
A scomporre limmagine in punti, in sede fotomeccanica, il retino, costituito da un supporto dello spessore
vario, a seconda se si tratta di retino a distanza o a contatto. Il retino a contatto, molto diffuso e pratico,
spesso quanto una pellicola e altrettanto flessibile, nella cui base semitrasparente appaiono fittissime serie
di linee orizzontali e verticali, lincrocio delle quali forma i punti che allo stato di retino sono tutti uguali. Essi
si assottigliano per riflessione ottica della luce in fase di ripresa lungo le parti chiare dellimmagine; al
contrario nelle parti scure si ingrossano perch la luce riflessa minore. Il retino viene anteposto, a stretto
contatto (sottovuoto), alla pellicola vergine in fase di ripresa o nei passaggi da negativo in positivo e
viceversa. I retini vanno da un minimo di 25 linee a cm. quando il clich destinato ad una carta ruvida come
quella dei giornali; 40 linee per carte collate e lisciate, fino ad 80 linee ed oltre per le carte patinate. Loffset
consente un maggior numero di linee del retino, perch il sistema trasferisce solo un sottile velo di inchiostro
ed evita limpasto dei punti. Il retino 25 linee dei giornali visibile ad occhio nudo come la luna ed il sole. Per
osservare bene una retinatura oltre le 60 linee necessaria una buona lente dingrandimento. Oggi la
selezione dei colori totalmente computerizzata e la possibilit di errori minima.
I TIPOGRAFI DIPENDENTI NEL NAPOLETANO
La stampa di foto a colori (policromia) come avviene? Attraverso quattro immagini retinate sovrapposte
rispose Giorgio ad un mio cliente. Io non ho mai conosciuto un artista pi sincero, autentico, folle, di Giorgio,
n in tutta Torre del Greco, col suo Istituto dArte, n ad Ercolano, n a Napoli, n in tutta la Campania.
Giorgio era una tavolozza personificata. Erano i tempi in cui il Ministero della Pubblica Istruzione ebbe delle
crisi di coscienza ed istitu numerosi corsi serali di recupero per anziani e giovani volenterosi. Era gi caduto
lImpero Padrone, almeno nel linguaggio; il sessantotto a una spanna. Noi giovani campani avevamo in
comune il problema delloccupazione. Nasceva il posto clientelare e quello da comperare. Anelavamo la
sistemazione per assicurarci la nostra fetta di dignit, per uscire dallemarginazione e dalla miseria.
Provenivamo da una Napoli prostrata nei disagi e nellinedia. Malaparte ci ricorda la drammaticit di quegli
anni, forse eccedendo nella trasfigurazione artistica con fioriti, declamatori ed ampollosi virtuosismi di stile.
Tutti i popoli nellannichilimento prolungato diventano servili e confusi. Nella disperazione non esistono
popoli migliori o peggiori, ma solo folla di individui che, obnubilati, lottano per la sopravvivenza. Qualsiasi
altro popolo al posto di quello napoletano, non avrebbe fatto cose migliori. E facile giudicare con la pancia
piena, come diciamo noi. Con buona pace di Curzio, che amo e ammiro come scrittore e come persona, La
Pelle sarebbe stata stilata dietro unaltra ottica se, invece di trovarsi, egli, nella condizione di consumare
bisbocce con gli anglo-americani, il destino lavesse voluto gomito a gomito coi diseredati, a dormire nei loro
tuguri, a soffrire la propria fame e per quella dei figli, che egli non aveva e non solo a osservarli di passaggio,
con locchio distorto e assetato del cronista.
Ecco perch un posto, nel dopoguerra, rappresentava la mta per i giovani di allora, a cui le madri ancora
rammendavano i calzini o facevano risuolar le scarpe. Allora, oggi si dovrebbe rifiutare il benessere,
ammesso che sia veramente tale? No, si dovrebbe apprezzare la parte buona di esso, ma non si pu quando,
sotto la molla consumistica, esso alimenta un crescendo di se e rende i consumatori dipendenti di dosi
crescenti allinfinito. Mai come oggi cade bene la locuzione: stavamo meglio quando stavamo peggio, e non
credo che sia solo un qualunquistico luogo comune. La vita dei campani era senza dubbio pi serena nel
secolo scorso, sia pure nelle ristrettezze e nel servilismo, perch si apprezzava e si utilizzava bene quel poco
che si otteneva. Chi poco tiene caro tiene, si dice a Napoli. Questa condizione mentale totalmente
sconosciuta alla generazione attuale.
La stampa tipografica ebbe il suo fulgore ai tempi della Serao. La moglie di Scarfoglio fu la prima a scuotere
il dirigismo politico e difendeva tutte le categorie disagiate dei lavoratori, non di meno i tipografi: Napoli
diceva il paese dove meno costa lopera tipografica; tutti lo sanno: gli operai tipografi sono pagati un
terzo meno degli altri paesi. Quelli che guadagnano cinque lire a Milano, quattro a Roma, ne guadagnano
due a Napoli, tanto che in questo benedetto e infelice paese, dove pi facilmente nascono e vivono certi
giornaletti poverissimi, che altrove non potrebbero pubblicare neppure tre numeri.... Ci accadeva nel
1906. Dopo due grandi guerre la situazione era immutata, se non peggiorata. Ricordo con amarezza le
angherie umilianti che i tipografi, capi di famiglia, dovevano subire a salvaguardia del posto di lavoro.
Oggi, grazie a Dio, tutti i tipografi dipendenti hanno riscattato diritti e dignit, sebbene, in diversi casi la
pizza degli abusi si sia rivoltata. Questo dimostra che non esistono categorie o classi buone o cattive, ma che
la benignit e la malvagit sono delle condizioni mentali presenti in ogni uomo, e che insorgono secondo la
posizione che si detiene, in base a quale lato si tiene il coltello. Lhomo homini lupus di Plauto, quindi di
Hobbes, lestremizzazione di una cruda realt, anche se oggi alla luce della psicanalisi si tende, se non a
giustificare, a capire i meccanismi di difesa-aggressione delluomo. Perdonatemi il tono messianico, il dare
sempre limpressione di correre sul filo della bravura e della filantropia, ma devo riportare un proverbio della

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raccolta di Annarosa Selene: Ci vuole un coraggio da leone per astenersi dal fare violenza ai deboli.
GIORGIO, AVANGUARDISTA AUTENTICO
Quando ripenso a Giorgio, vero maestro del colore, esperto di grafica artistica da riproduzione, mi prende il
magone. Rimembro i tempi andati del dopoguerra, quando noi ragazzi campani venivamo coinvolti nei
mestieri improvvisati dei grandi. Una volta tentai di fare il madonnaro: fu un disastro, la pittura non faceva
al caso mio. Infatti non ho mai capito la pittura di Giorgio. Amavo il suo entusiasmo, il suo credere
ciecamente alla propria opera. Diceva che nelle sue super-avanguardistiche tele vi era concentrata tutta la
travagliata storia di Napoli, un popolo clown. Ricordo Giorgio nella sua grossa mole fisica, quando fece
saltare la serratura della porta dingresso di Via Purgatorio con una spallata. Si difese subito dicendo che la
nostra unepoca disonesta, perch fanno le porte di ricotta... Desidero cento visita aggiunse. Lui, me
li devi consegnare ieri.
Giorgio mi osservava, con la testa altrove, mentre infilavo nel gruppo di rulli della pianocilindrica dei fogli di
prova stampati pi volte allo scopo di sottrarre inchiostro eccessivo. Mi fece notare che quelle scartine
avevano fatto tutte le guerre. Infatti erano fogli di avviamento, passati per la macchina pi volte in un arco
di tempo lungo. Dove compariva una scritta, dove un fondino carminio, pi in l un tono di colore indefinito,
e tanti altri elementi frammentari e alla rinfusa. Un risultato che a volerlo realizzare non bastava Picasso;
una di queste scartine di cartoncino rigido non si arrotol, riusc spontanea dalla macinazione e veleggi
intrepida per adagiarsi docile ai piedi di Giorgio. Luomo dilat le pupille e tentava di dischiudere le labbra
nello sforzo vano di profferir parola. Era in completa afasia, tanto che io sospettavo i sintomi incipienti del
grande male. Raccolse la scartina con la cautela di un artificiere, la poggi lentamente sul banco, indi mi si
avvicin e mi estorse dalla guancia ladesione ad un bacio vigoroso, per fortuna brevissimo. Lacrimava di
cuore, poi si dimenava nel corpo, batteva i piedi sul pavimento, indi faceva le fusa e sorrideva ebete.
Prima che incominciasse a rotolarsi per terra capii che provava una gioia autentica, puerile. Tra riso e pianto,
tremante, in pieno orgasmo fece il gesto di rilasciarmi un assegno, poi, per mia sfortuna, si. rimise il carnet
in tasca dicendo che una tale opera non aveva prezzo, il cui compenso non rientrava nelle sue possibilit. (Il
suo conto corrente era sempre in rosso...).
Quella scartina, per me, onestamente, insignificante, fu la vita per Giorgio. Quando gli dissi, pi dietro lo
spavento che dietro la generosit, che poteva tenerla, ricominci con quei, devo confessarlo, disgustosi baci
a labbra piene. Fosse stato un russo o un mafioso, povero me! Quella scartina fu lemblema del suo genere
artistico, che, nemmeno nei momenti di pathos di pi alta ispirazione, di maggiore follia creativa aveva
saputo realizzare. Prese a sbaciucchiare la macchina tipografica, la fece lustra, (anche se un tantino
maleodorante), come il gatto fa col proprio corpo.
Malgrado le apparenze paranoicali, Giorgio era tanto buono, non solo, pure culturalmente preparato, e di
una intelligenza singolare. Si dir: non vuol dire, ma e mille volte preferibile un folle buono che un
equilibrato malvagio. Giorgio era quello che si suol dire un vero amico. Egli sfatava lassioma di Pierre
Reverdy: Lamicizia una complicit e, quando cessa, lamicizia svanisce.
Giorgio fu amico sino alla fine. Nel letto di morte cincischiava allaltezza dei precordi nel tentativo vano di
raccogliere un portafoglio che non aveva mai contenuto pi di tre o quattro banconote, voleva ripagarmi
quella gioia che, senza alcuna fatica, involontariamente gli avevo dato cinque anni prima in quella negletta
fucina di maestosi esempi di vita che e la mia bottega di via Purgatorio. Pensai, in lagrime, quanto basta
poco per rendere felice un uomo rimasto lontano dallaffettata, adulta sedicenza, un uomo che aveva
provato lebbrezza di sentirsi grande in una dimensione bambina. Una parte del mio smisurato amore per le
arti grafiche dovuta a lui.
LA STAMPA DI FOTO A COLORI
Largomento relativo alla stampa a colori cos vasto e complesso che coster fatica sintetizzarlo in poche
parole. Limmagine a colori viene scomposta otticamente nelle sue tre tinte fondamentali per venire
ricomposta in sede di stampa con i tre clich retinati da sovrapporre. Gli inchiostri fondamentali sono il
giallo, il magenta e il turchese, i quali, fusi insieme, grazie alla percentuale differenza dei puntini durante la
sovrapposizione, ricompongono tutti i colori dellimmagine originale, persino il nero, ricavato con la somma
dei tre colori fondamentali. Quando il nero ottenuto dalla tricromia non sufficiente si provvede a creare il
quarto clich del nero, ottenuto con 1uso di tutti e tre i filtri di selezione. Per ottenere il clich che sar
stampato col colore magenta si user il filtro verde; per il clich del giallo si adoperer il filtro viola; per
quello del turchese il filtro arancio.
Per meglio comprendere il principio del filtro basta tracciare su di un cartoncino bianco due zone colorate:
luna nera, laltra rossa, Se si osserva il cartoncino al buio sotto la fioca luce di una lampadina rossa del tipo
per camera oscura, sar visibile solo la zona nera disegnata. La lampadina rossa ha rappresentato il filtro
che ha sottratto il colore come per incanto. Locchio vigile dellapparecchio fotografico si comporta allo
stesso modo. Tutti i clich tipografici di zinco dello spessore medio di 2 mm. vengono montati con doppio
adesivo su blocchi sistematici di duralluminio della stessa altezza del materiale tipografico (clich
compreso), in sostituzione delle vecchie basi di legno, mai rettificate. Oramai non si realizzano pi

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quadricromie con i clich zincografici, ma il procedimento della selezione dei colori lo stesso non solo per
la stampa offset, ma per qualsiasi veicolo di stampa antico o moderno. Le lastre litografiche, intanto, hanno
bisogno, per essere esposte, di un positivo anzich un negativo.
LA MODA OFFSET
Con i clich di zinco largomento della stampa a caratteri mobili , per il momento, concluso. Tutti gli altri
sistemi di stampa prescindono da quella rilievografica ideata da Gutenberg. La stampa offset, detta
planografica (elementi stampanti e bianchi sullo stesso piano) basata sul principio di repulsione tra lacqua
corrente e gli inchiostri grassi tipografici. La lastra offset, in ogni fase di stampa viene inumidita da un velo
dacqua dai rulli bagnanti, e immediatamente dopo unta da quelli inchiostranti. Le zone della lastra che
dovranno risultare bianche sulla carta, predisposte al principio di repulsione dei grassi, rifiuteranno
linchiostro, se umide; le zone costituenti il disegno e le scritte, malgrado lumidificazione vengono
perfettamente inchiostrate, sempre che lumido non sia eccessivo. Viceversa, una eccessiva inchiostrazione
imbratter, se pure irregolarmente, le zone di bianco. Realizzare una lastra o matrice offset pi semplice
di quello che si pensa. Il montaggio positivo: supporto trasparente con zone stampabili nere, viene posto a
perfetto contatto con la lastra pre-sensibilizzata per la fase di esposizione a luce attinica. Le lastre offset
sono positive per un processo di inversione del materiale fotosensibile, onde agevolare il montaggio che in
positivo pi facile. La fase successiva allesposizione molto semplice perch non previsto nessun
processo di acidazione come per i clich di zinco.
Le matrici offset vengono sviluppate attraverso lo strofinio piuttosto vigoroso di un tampone manuale con
alimentazione progressiva di un solo bagno. Immediatamente dopo le lastre, se non vengono subito
adoperate per la stampa, vengono protette dallossidazione tramite un velo di gomma applicato con un
tampone imbevuto, La gomma, essiccata, viene asportata con acqua solo quando la macchina offset
pronta per labbrivaggio. Mentre la realizzazione di un clich di zinco costituisce solo una delle numerose fasi
di preparazione dellassemblaggio in piombo, la lastra offset rappresenta la matrice grafica completa, il
supporto, cio, come unico elemento matrice di tutto un preventivo lavoro fototecnico realizzato sui
tecnigrafi, con la fotocomposizione, nella camera oscura, sui banchi luminosi di montaggio o addirittura
totalmente impaginato a video.
Il materiale del grafico offset e costituito essenzialmente da immagini nere su supporti trasparenti. I neri
sostituiscono i caratteri tipografici e i clich di zinco; le trasparenze: la marginatura. Il lavoro di montaggio
sugli astralon e idealmente simile a quello della composizione tipografica. Tipografia come mosaico, offset
come collage. Il montaggio classico relativo alla realizzazione della lastra offset avviene posizionando
lastralon a contatto su di un foglio millimetrato trasparente che favorisce il calcolo delle distanze, gli
allineamenti, ecc. Il sistema offset incomincia a rientrare nellordine di idee anche delle botteghe
tipografiche dellangolo che provvedono allacquisto di una piccola macchina. Sono comunque sprovviste
della fotocomposizione, ancora di costo elevato, fino a qualche anno fa si realizzavano le lastre fotografando
le bozze tipografiche. Negli ultimi tempi si diffusa una configurazione computeristica modesta, a basso
costo, denominata Editoria dufficio che antata via via sempre pi perfezionandosi e arricchendosi. Il
sistemia non equivale, pero, alla fotocomposizione, soprattutto a causa della bassa definizione (massimo
1200 punti a pollice col sistema laser), ma idonea per tutti i lavori di piccola entit senza grosse pretese
qualitative.
A contribuire allo sviluppo delloffset sono le evoluzioni tecniche. Le moderne macchine elettroniche dette a
scansione, per esempio, hanno completamente automatizzato la selezione dei colori. I vecchi cromisti sono
scomparsi insieme alla loro partecipazione emotiva a quel complesso lavoro. Forse le selezioni di colori
saranno meno personalizzate con i prodigisellinformatica, ma non si pu dire che siano scadenti o
imperfette. Le macchine consentono maggiori controlli, correzioni preventive sulle maschere, su cui
possibile agire con ogni sorta di elaborazione. Il montaggio degli elementi selezionati viene fatto su di
ununica traccia detta viola, costituita da un supporto fotosensibile su cui viene impressionata la struttura
generale del montaggio. Il colore viola, come falsariga dellimmagine da sovrapporre, neutro per la luce
attinica. La viola indispensabile per garantire la perfezione micrometrica dei retinati selezionati da
sovrapporre luno sullaltro, incerta ed imprecisa se eseguita montaggio su montaggio.
CENNI SUL ROTOCALCO
Noi meridionali spesso accusiamo qualunquisticamente sempre la dirigenza politica. I settentrionali, dal
canto loro, attribuiscono le cause del lento sviluppo del sud allinerzia del popolo stesso dovuto a fattori
storici, ambientali, climatici, ecc. E quando si ricorda che i nostri emigrati a Milano o in Europa sono quelli
che producono di pi viene risposto che essi vengono fuori dal guscio, cambiano clima e mentalit e
dimenticano storia, costumi e abitudini, ma soprattutto, vengono condizionati dallambiente produttivo,
umano e meccanico sopra la molla dellemulazione. Comunque vadano le cose la realt inequivocabile, nel
settentrione dItalia vi sono diecine e diecine di officine grafiche di grossa entit, molte delle quali adottano
il sistema rotocalco. Nel sud questi impianti si contano sul naso. E pensare che il primo rotocalco illustrato
fu napoletano.

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Il rotocalco, come ho gia detto in precedenza, deriva dallantica calcografia. Abbiamo pure visto che il
sistema offset prevede matrici di stampa caratterizzate da elementi stampanti e bianchi disposti sullo stesso
piano e che vengono differenziati dal principio di repulsione acqua e inchiostri grassi. Inoltre sappiamo bene
che il sistema tipografico, esente da tali processi chimici, sfrutta lantichissimo principio dellincisione
xilografica, rilievi: stampa, incavi: bianco. Le matrici rotocalcografiche, invece, curve perch montate o
costituite da cilindri di rame, sfruttano il principio della vecchia incisione calcografica. (Rilievi: bianchi,
incavi: stampa).
La preparazione di matrici rotocalco prevede sempre il solito montaggio fototecnico. Lincisione del cilindro
avviene tramite acidazione come per i clich di zinco. Dopo che stato trattato con uno strato di gelatina
fotosensibile, allatto dello sviluppo riveler spessori diversi in relazione ai vari toni dellimmagine. L dove
la gelatina meno spessa (zone scure) lacido scaver in maggiore profondit; dove pi spessa (zone
chiare) lacido avr meno tempo di morsura per cui gli alveoli saranno meno incavati. La diversa profondit
degli incavi determiner i toni dellimmagine in tutta la gamma dei chiaroscuri. Tutto il cilindro comunque
alveolato in maniera uniforme poich non lo spessore degli alveoli che accumulano pi o meno inchiostro,
ma la loro profondit. Pi profondi sono gli alveoli di un tratto, maggiore inchiostro assorbir la carta. Gli
alveoli poco profondi trasferiranno poco inchiostro e daranno zone grigie. Lassenza di alveoli dar il bianco.
Il cilindro rotocalcografico viene innaffiato con lo spruzzo di inchiostro liquido, alimentato da una pompa.
Il colore, ad essiccazione rapidissima, inonda gli alveoli, mentre una racla deterge subito gli eccessi. Sulla
carta viene trasferito solo il contenuto delle incisioni. Per ovviare alla durezza della stampa rotocalco,
rispetto alla morbidezza delle immagini consentita dagli altri sistemi, si usa retinare tutto il cilindro
rotocalcografico, anche nelle zone totalmente nere costituite da titoli e testo. Le immagini si
ammorbidiscono, ma i caratteri piccoli perdono di nitidezza. Se osserverete i caratteri di testo su di una
qualsiasi rivista rotocalco, noterete tanti mezzi puntini specie intorno alle lettere piccole. Con una lente
dingrandimento distinguerete la retinatura. Lalveolatura, chiaramente, invisibile. Devo aggiungere che
negli ultimi tempi si tentato con successo di variare i punti del retino relativo alle tonalit, ci solo nei toni
pi chiari della scala dei grigi, esattamente fino al 50%. Oltre questa intensit di chiaroscuro agisce solo la
profondit degli alveoli. La stampa rotocalco il veicolo che maggiormente gonfia le edicole. Quando si parla
della stampa relativa alle edicole le lettere dellalfabeto, messe luna dietro laltra, formano distanze che
bisognerebbe misurarle in anni luce. Per fortuna il linguaggio dei rotocalchi non viene dottrinalizzato ma
conforme ad uno strumento convenzionale di realt esteriore. Forse il linguaggio pi giusto, perch
assimilato da tutti. Ma dice Humboldt: Il linguaggio ha origine ogni qual volta si parla. Le centinaia di riviste
illustrate che settimanalmente affollano le edicole adoperano la lingua duso corrente per motivi
commerciali, rasentando appena quella letteraria, espressiva, tecnica, aulica o settoriale delle librerie. Il
successo di queste pubblicazioni dovuto alla stessa edicola, sempre a portata di piedi, il principale veicolo
di distribuzione di letteratura di massa facile e popolare.

LA CULTURA NAPOLETANA MEDIOEVALE ALLAPICE DEI CODEX


E QUALCHE DIVAGAZIONE
E arrivato il momento di trattare la stampa serigrafica. Intanto faremo unaltra sosta nel passato napoletano
con la macchina del tempo della nostra fantasia. Ritorniamo al medioevo nel periodo di maggiore produzione
dei codex. Il primo utilizzo della stampa serigrafica, per, risale a tempi molto remoti, poi limpiego si
dilegu nel tempo perch inadeguato agli interessi prevalentemente culturali dei due millenni. Il
consumismo del XX secolo l ha riportata alla luce. La storia ci ricorda corsi e ricorsi, mode che ritornano e
riflussi. Nel medioevo la serigrafia non mai stata applicata. Le esigenze di decorazione si limitavano a
supporti come carta, pergamena e affini stampabili con la xilografia e la calcografia. I testi scritti venivano
prodotti dalle officine scrittorie, che a Napoli furono sempre numerose, grazie ai monaci. La stampa
serigrafica ha poco da spartire con la cultura, in passato come oggi, ad eccezione dellarte pittorica, estesa
alla grafica in serie, poich la pubblicit a cui essa asservita, vanta oggi, bisogna riconoscerlo, delle
inconfutabili forme darte. Il medioevo napoletano ricorda una tappa importante per la cultura, la fondazione
dellUniversit di Napoli. I dubbi che fosse stato Ruggero il Normanno a volerla si sono da tempo dissipati
dietro studi e ritrattazioni. Tutti sono concordi che il fondatore di questa fucina di geni della cultura
partenopea fu Federico II di Hohenstaufen, meglio noto come Federico II di Svevia. Si dice fosse un uomo
colto, chiss con quale parametro, per, lo si giudicasse; voglio sperare non quello della casata, poich
trito il concetto che nobili non sono i ricchi, ma quelli che fanno nobili cose. Ma andiamo avanti. Napoli,
grazie alla influenza della Scuola Siciliana di poesia, rinomata allora, dove anche Federico operava, fu al
centro della cultura italiana dellepoca. LUniversit ( palese a tutte le matricole che si accalcano
nellaustero edificio ad angolo tra Via Mezzocannone e il Rettifilo) sorse nel 1224, indi furono istituiti gli studi
maggiori: filosofia e teologia, tanto per variare. Ebbe priorit S. Tommaso dAquino, il quale, accomunato a
tutti i frati dei famosi ordini Domenicano e Francescano, diffuse la cultura in tutto il regno. Sorrido al ricordo

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delle imprecazioni degli studenti che mi supplicano, nella bottega di Via Purgatorio, di allestire la loro tesi in
un paio dore, ciancicando ilari ingiurie allindirizzo dei baroni bianchi.
Allora i frati non facevano che politica religiosa, il che nasce da presupposti di pace, a parte le guerre sante,
ma qualche forma di baronato doveva pure esistere, come in tutte le gerarchie. Con buona pace di S.
Tommaso, a cui bisogna riconoscere i meriti di un intellettuale geniale e di un religioso fervido e sincero. In
pi i frati, in quel periodo, dovettero ben faticarsi la pagnotta dietro le cattedre, poich tra le fazioni dei
guelfi e dei ghibellini, si presumeva, ovviamente, patteggiassero per il Pontefice. Grazie a Dio, in ultima
analisi, la lotta tra Impero e Papato non ostacol di molto la diffusione della cultura di priorit teosofica dei
cattedratici santi e dei copisti monaci. Anche Fra Giovanni di Napoli aveva i suoi fans. Non come S.
Tommaso, naturalmente, che divenne domenicano proprio a Napoli. Quando lUniversit fu fondata era
ancora in fasce, e sin dallora non gi stritolava i serpenti nella culla, ma li incitava alla preghiera. Infatti, a
quarantanni, invece di strappare i piloni delledificio universitario elev in alto la voce della sua verit.
Quando si dice: bisogna nascere, Ercole o santo!
Cultura e movimento letterario ben vennero anche da parte dei Frati Minori, gli umili francescani, che
sostennero quella cultura teofilosofica del loro stupefacente S. Francesco. Al di l della religione ci si
sforzava, intanto, di tentare una letteratura artistica. Non si poteva passare la giornata tra preghiere,
contrizioni e memento mori. Dalle gesta trovadoriche si pass ad inneggiare la Vergine con la poesia
siculo-partenopea (zuppa o panbagnato), che finalmente precedera il Dolce stil novo. Con tutto il rispetto
per la Signora Celeste.
Devo premettere, che, a mio avviso, le religioni sono un grande sostegno per il genere umano, tranne nei
casi di notevole fanatismo, che rasenta il paranoicale. Dante, a prescindere dalla fisima religiosa, di
frequente si abbandonava ai desideri carnali, celando le legittime pulsioni dietro il paravento descrittivo
degli angelici tratti somatici femminili. Daltra parte doveva pur sbarcare il lunario offrendo argomenti validi,
e quali pi de: la donna e linferno, cosi connessi alla luce della psicoanalisi?. Ma Dante sbagli epoca per
mettersi a fare il letterato, doveva attendere lera gutenberghiana. La figlia Beatrice non sarebbe finita in
convento perch priva di dote. Dante lemblema del: Carmina non dant panem. Un esempio per il
sottoscritto da far tesoro? I libri che si fatica dalla penna alla legatoria, restano nella dimensione degli artisti
della domenica o degli scrittori intercomunali, con lunica soddisfazione del dono con la dedica?. E cosa
cambia per uno che non ha ambizioni e non nemmeno velleitario, ma sente solo la il desiderio di
comunicare, diffondere quello che sa e quello che penza.
Intanto il Concilio di Lione del 1245, con la sentenza di scomunica del Sovrano, scaten la persecuzione di
buona parte del Clero dotto, sino a lasciar morire sul rogo diversi monaci. I sensi di colpa, comunque, non
risparmiano nessuno. Federico II sentiva di tiranneggiare i napoletani, che si ridussero a poche migliaia,
spostandosi in provincia. Forse proprio per questo fondo 1Universit a Napoli, (oltre che per la sua passione
per lo studio) e qui si devono fare le dovute riserve. Fu per riscattare la sua impopolarit? Ma a parte lo
scarso apprezzamento di certe iniziative, comunque di stampo aristocratico, con cui i napoletani medioevali
avevano poca dimestichezza, il popolo non si vedeva ripagato con tale ripiego, a giudicare dai sostanziali e
pi emergenti privilegi di cui veniva privato; in secondo luogo la moltitudine non sapeva neppure apprezzare
limportanza dello Studio Generale, destinato a primeggiare sulle altre Universit del territorio
peninsulare.
A giudicare dallo stato di degrado urbano e socioculturale della cintura vesuviana, sembra che levoluzione
etico-culturale e civica non sia mai avvenuta e che il livello di questi valori sia stagnato nella misura in cui era
verso la fine del primo millenarismo della storia. Non v pi possibilit di smottamento e di
sensibilizzazione. C, oltre la buona volont di alcuni, un muro di gomma. Pubblicai, 1anno passato un libro
fotografico di Torre del Greco antica con relativa nutrita introduzione, allo scopo di rispolverare il meglio di
un passato appena prossimo. A parte 1interesse legato alla componente nostalgica non ho avuti altri
riscontri. Nemo propheta in patria? O v il sospetto del secondo scopo su iniziative che non beneficiano di
contributi comunali? Questo un altro aspetto caratteriale drammatico che si insinuato nel mio popolo,
che in fondo amo insieme alle pietre della citt, la certezza del secondo scopo, irreversibilmente.
Nella mia bottega di Via Purgatorio guai a consigliare un tipo di carta: perch lo si ha in eccedenza; un tipo
di carattere: perch non se ne ha abbastanza. Tutte le buone opere, secondo la gente doggi, dovrebbero
avere un fine recondito legato al lucro. Ma se il danaro, in fondo, non che un mezzo per ottenere rispetto,
stima, ammirazione, perch non potrebbe essere lopera buona lo strumento diretto per ottenere ci, senza
mezzi venali?
Ci accade quando il capitalismo impera col suo Vangelo: il consumismo, le sue chiese: le multinazionali e
il grande esercito di operatori pastorali: gli agenti di commercio, tutti avvinghiati alla massa abbindolata dei
consumatori, mai sazia, perch non si accorge di comprare solo illusioni. Ci accade, purtroppo, quando le
arti grafiche sono per il settanta per cento asservite alle spietate leggi di mercato; quando le democrazie si
crogiolano nella demagogia e numerose incrinature di corruzione guastano come la malerba tutta la fioritura
etico culturale positiva di unera. Larte della stampa per insufflare nel popolo pure buoni propositi non cera
alla fine del primo millenarismo della storia che, grazie a Dio, non vide la fine del mondo (e chi sa se la vede
il secondo, lasciando guadagnare la palma ai Testimoni di Geova anzich allevangelista biblico). (Oggi
2002, non lha vista. N.d.r.).
C crisi di contenuto. Le ciarle messianiche ed idealistiche potevano convincere allora, nella mia Torre del

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Greco e nella Campania tutta, sebbene si registrasse il novanta per cento di analfabetismo. La cultura era
esclusivo patrimonio dei pochi iniziati, per lo pi appartenenti alla casta clericale o a quella della gerarchia
regnante. Nessun figlio e Peppe o fravecatore de La Torre de lu Grieco, o di Giuvanne o pisciavinnolo, di S.
Lucia sognava una cattedra, non solo, ma di fare il bidello negli Studi Generali alias Universit, tanto
meno di avere la potenzialit di uscire dallepidemico analfabetismo medioevale. Disordine e degrado erano
di casa intorno al Vesuvio anche allora, ma a causa dei frequenti mutamenti politici dovuti alle dominazioni.
Precariet, inclinazione alla dissidenza e alleslege che lasceranno limpronta caratteriale fino al popolo
vesuviano doggi, sempre disposto agli adattamenti ed ai ripieghi sregolati, alla tolleranza del malcostume
urbano e dirigenziale, dietro rassegnate reazioni di malcontento, come si fa contro lineluttabilit del
destino. Forse e un altra delle equilibrate forme di scaltrezza di fronte ad una realt difficilmente mutabile,
allora perch consci di disporre della fatua difesa dellignoranza, oggi ben consapevoli dellirreversibile stasi
politica dei paesi allineati, dovuta al deterrente atomico. E forse una filosofia ancestrale che aiuta a
sopravvivere e ad evitare ulteriori annichilimenti come quello relativo allultima guerra mondiale.
Intorno allanno mille faceva eccezione alla esigua minoranza di colti meridionali la comunit del Regno di
Sicilia, almeno in forma poetica, grazie appunto alla Scuola Siciliana, laddove molte liriche destavano
interesse persino nel popolo. Grazie a Federico II di Svevia, per un motivo o per laltro, il terreno a Napoli fu
spianato perch la diffusione della cultura, con 1Universit prima, con 1invenzione della stampa poi, si
insinuasse in diverse fasce della popolazione. Certo era ancora lontana lepoca degli intellettuali laici. La
poesia siciliana risentiva delladorazione deistica dei cattedratici, la quale pseudolaicalmente dorava la
donna in lamentose querimonie. Donna sacra nella sua integrit morale perch vista sotto il lucore divino, a
cui ci si dispone con devozione ed abbandono pur di ottenerne la benevolenza. Una passionalit a mezza
strada tra il mistico ed il possessivo, che nei siciliani persiste tuttora. Una integrit monogamica che non
consente la minima infedele trasgressione.
Ora spulciamo le note caratteriali dei miei torresi e dei cittadini di molti centri vesuviani economicamente
affermati, nonch di quella Napoli commerciale che ha origine dai mercanteggiamenti lazzaronici e via via
coi traffici anglo-americani fino alla moderna borghesia del business partenopeo vigente. Ho 1impressione
che noi vesuviani, sin dallora, anche per unatavica scarsa dimestichezza con la grammatica, abbiamo
appreso trasversalmente quella ideologia frammista di venerazione deistica ed eterno femminino; forse il
concetto rientra emendato nel nostro ordine di idee; soggiacciamo a mezza strada tra la passionalit
distico-verginale e quella femmino-matriarcale. La donna, nel napoletano, e da temere, da venerare e da
punire. I ruoli sono: vergineo da bimba (guai ai pedofili nelle carceri napoletane); oggettuale-sessuale da
giovane, dietro la copertura sentimentale; possessivo-assolutistico da sposa; diabolico da suocera. Il ruolo
di madre, invece, conserva la sacralit deistica. Ma lessenza sta nel ruolo, e non nel soggetto, perch la
stessa donna che sostiene i ruoli di madre e di suocera contemporaneamente viene osservata da due ottiche
contrapposte come il dualismo bene-male. In pratica tutto il meridione sottoposto a questi canoni
istintuali, ma pi a sud si va, pi intenso e connaturato il sentimento di essenza deistico-verginale della
donna, che prevale sugli altri ruoli.
Gli scriptorum e le tipografie hanno in fondo diffuso queste concezioni istintuali ferrate pure da speculazioni
di tono scolastico relative alle prime iniziative culturali del secondo medioevo. Insomma, amanuensi e
prototipografi non hanno fatto altro che parlare prevalentemente di Dio e della donna, dopo gli epos eroici.
E malgrado gli sforzi ostinati per distinguere un popolo dallaltro, grazie alla stampa, la diffusione delle
culture, che in fondo si combinano tra loro, come oggi le religioni, suggeriscono: Tutto il mondo paese.
Luomo fa tanta fatica per creare dei sostegni ideologici contro il mistero della vita e della morte e poi ne
diventa dissenziente, come nellarea geografica del Nord Europa, dove i puntelli psichici delle culture
millenarie di stampo religioso sono crollati. E proprio l che si riscontra una delle pi alte percentuali di
suicidi di tutto il globo terracqueo. Si sordi allidea che per debellare ideologie culturali durate millenni non
bastano un centinaio danni, ma periodi altrettanto lunghi. Luomo vive mediamente larco di sessantanni,
ma sufficienti per incamerare (ed esserne condizionato) ideologie c credenze millenarie non rimuovibili a
livello inconscio. Beninteso, tutto lo sviluppo culturale dellepoca, a due secoli dallinvenzione della stampa,
interessava la solita minoranza di napoletani. Resta indubbio, allo stato, che Gutenberg sia stato il maggiore
artefice della diffusione di questa affezione che e la cultura nei secoli, con lausilio, via via della graduale
quasi scomparsa dellanalfabetismo a livello planetaria extratribale. Non avrebbe mai immaginato, per, il
geniale orefice, levoluzione ed i1 sopravvento odierni delle tecniche che allora erano lente e malagevoli
rispetto al suo sistema. Ai termini litografia, calcografia, serigrafia avrebbe risposto con un sacco di risate.
LA SERIGRAFIA
Il sistema serigrafico si rivolge esclusivamente alla grafica commerciale e in modo speciale al settore
pubblicitario, a prescindere dalla serigrafia artistica. Le matrici serigrafiche in origine erano costruite con
seta (da qui seri-grafia). Poi furono utilizzati i tessuti di taffett sino alle moderne fibre sintetiche, pi
resistenti ed economiche. Oggi si usa principalmente nylon, poliestere e tessuto metallico (acciaio
inossidabile). Il nylon quello adoperato nella maggior parte dei casi. La matrice serigrafica ha laspetto di
una tela prima di essere montata in cornice. La seta viene fissata al telaietto di legno con punti metallici o
colla speciale resistente ai solventi. Pochi operatori realizzano un telaio serigrafico col metodo cosiddetto

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indiretto, idoneo per lavori retinati o di alta definizione. Conosco il metodo dietro esperienza libresca. Il
sistema indiretto utilizza anche film fotosensibili che, una volta trattati, vengono fissati sulla seta. Il metodo
diretto, diffuso semplicissimo, quello che viene praticato persino nelle scuole o nelle abitazioni di artisti.
La prima fase di preparazione delle matrici quella fototecnica, come per tutti gli altri veicoli di stampa. Il
montaggio e 1assemblaggio pressoch uguale a quello per realizzare clich tipografici, lastre offset, ecc.
Il tessuto di questi quadri da stampa pu essere a maglia stretta o larga allo scopo di consentire pi o meno
uso dinchiostro sui supporti da decorare. I serigrafi sono una minoranza rispetto ai tipografi, non per
questo, per, vi scarsa possibilit di apprendistato, anche perch le attrezzature si limitano a pochi
elementi facilmente collocabili in qualsiasi ambiente. Napoli, tanto per variare, in critica posizione
geografica circa i produttori ed i distributori di materiale serigrafico, per cui difficile attingere informazioni
sulle continue evoluzioni chimiche e tecniche di questa branca della tecnologia poligrafica. Intorno al
Vesuvio i fornitori si contano sulle dita di una sola mano e si limitano alla competenza del servizio
commerciale. Le aziende serigrafiche campane fanno capo direttamente ai produttori del nord, che nella
maggior parte dei casi sono dei confezionatori perch importano dallestero le materie prime e le norme
duso.
Ora vediamo, a pochi centimetri dal naso, come avviene il fenomeno serigrafico. Sul telaio viene spalmato
uno strato di gelatina a base di alcool polivinilico, con laggiunta, al momento, di una piccola percentuale di
bicromato di ammonio, onde renderla fotosensibile. Il telaio viene fatto essiccare a luce attenuata in appositi
armadi. (Io ho sempre usato con successo un paio di stufette ventilate). La gelatina al massimo della
sensibilit quando completamente asciutta. Una sensibilit relativa per la luce normale, ma alta per la luce
ultravioletta. Ci allo scopo di consentire maggiore liberta di manipolazioni in ambienti normalmente
illuminati. Le pellicole (positive) o il montaggio di esse, vengono poste a contatto con il tessuto serigrafico
occluso dalla gelatina sensibilizzata ben asciugata, quindi si procede allinsolazione, non per la strada,
naturalmente, ma in appositi torchi a pressione meccanica con luce della medesima frequenza di quella
solare. Ad esposizione conclusa il telaio viene sviluppato con getto a doccia dacqua corrente,
preferibilmente tiepida. E accaduto che la luce ha indurito la gelatina in quelle zone trasparenti della
pellicola fotografica, mentre le zone nere, in pratica lo scritto o i disegni, non essendo state colpite dalla luce,
perch mascherate, si sono sciolte sotto la doccia. Solo in queste zone 1inchiostro avr la possibilit di
essere erogato attraverso la pressione di uno spremitore o racla, che far landirivieni copia dietro copia,
allinterno del telaio.
Nel caso di pi colori bisogna preparare tanti telai per quanti sono i colori da sovrapporre, come tutti i sistemi
di stampa. La realizzazione di unimmagine a colori retinata complessa e difficoltosa con il sistema
serigrafico, in primo luogo perch i punti del retino si confondono con le maglie del tessuto, che in questo
caso sar abbastanza largo e di metallo onde evitare problemi di registro; in secondo luogo gli inchiostri
serigrafici hanno come prerogativa lintensit e la coprenza, per cui i colori fondamentali non si fondono
bene per ottenere i toni intermedi.
TOTONNO PEZZE NCULO E VICIENZO PIERE PE TTERRA
Larte serigrafica si dequalificata sul nascere, a Napoli; il motivo lo troverete da soli nella storiella che
segue. Un minimo impianto serigrafico si limita, si pu dire, al solo materiale di consumo: telaio e inchiostro.
Molti circumvesuviani hanno annoverato questo mestiere tra le migliaia improvvisati da secoli. Questo
contribuisce al degrado (noi diciamo lo sputtanamento) di certo lavoro specialistico, perch le ditte regolari,
soggette ad oneri vari, si vedono anchesse costrette a mirare alla quantit, a discapito del pregio
qualitativo.
Ed eccoci arrivati a Totonno pezze nculo e Vicienzo piere pe tterra. Tutti sanno che i soprannomi riflettono
la personalit, il mestiere, la condizione di un individuo, quindi potete gi farvi unidea della morale della
favola. I due tipografi in questione erano ubicati sulla stessa strada 1uno di fronte allaltro. La spietata lotta
commerciale durava da ben cinque lustri. Non si contavano le aggressioni fisiche, le rappresaglie, i
boicottaggi. Sulle due fazioni nacque un vero mercato nero, giochi dazzardo, ecc. Si scommetteva su chi
rompeva prima la testa allaltro, sul numero dei clienti che entravano in ciascuna bottega nellarco della
giornata e via discorrendo. Scrivani e assistiti lavoravano a tutto spiano, tra cabala e smorfia. Insomma
nacque unattivit economica che arrotondava i magri stipendi del vicinato. Intanto, i due, durante le tregue
lavoravano come turchi, poich a mano a mano che i costi si riducevano, la clientela diveniva sempre pi
nutrita. Quando le prestazioni raggiunsero il costo zero Totonne pezze nculo e Vicienzo piere pe tterra
dilapidarono tutte le loro risorse e mandarono le fami- glie sul lastrico. Quella strada mor nel senso
commerciale. I bancarellari tentarono nuovi siti. Gli scommettitori ripiegarono con il toto nero. In tutto il
quartiere aleggiava unaria di detrimento.
I due ambulavano nel quartiere, boccheggianti per linedia, dimessi e malnutriti, il viso grinzoso ed
emaciato. Un giorno si incontrarono. Non si azzuffarono, non avevano altra forza che quella della
disperazione. Non si sa bene se si abbracciarono nel tentativo di non buscarle, come fanno i pugili, o se si
caddero addosso per il deperimento. Fatto sta che decisero allunisono di fare appello al buon cuore dei
passanti. Col viso smunto, non rasato, rattoppati e semiscalzi, puntualmente, ogni mattina occupavano le
postazioni dei sagrati di due chiese, guarda caso, prospicienti luna allaltra. Trascorsero alcuni mesi e, se

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pur non navigavano nelloro, li si vedeva pi nutriti, rasati, con banchetto con urna per ricevere lobolo senza
la mano tesa, il telone controvento, la ceneriera, il mazzo di carte, il minibar nel banchetto, ed i
ringraziamenti formulati in locuzioni rivolte ai defunti, stampati in cartoncino formato visita per le 500 lire,
in pergamena per le 1000, in papiro originale dellantica Cina, made in Forcella, per le 10.000. Ma un giorno
1uno notava maggiore affluenza sullaltro sagrato e decise di scemare le tariffe. Dichiarare la guerra ad una
grande potenza era meno grave. Aggressioni. Parolacce. Boicottaggi. Teste rotte. E ancora: bancarelle.
Assistiti. Scommesse. Insomma un altro quartiere di Napoli si risollev dalla secolare indigenza. Totonne
pezzencule e Vicienzo piere pe tterra questa volta finirono in mutande, alla lettera. Distrutti dalla fame,
annichilati nel disonore perirono e furono inumati, destino infame, luno dirimpetto allaltro in un povero
viale del camposanto, a pochi passi da un cenotafio e un famedio. Ma accadde... (Intelligenti pauca).
LA FLESSOGRAFIA
I clich per la stampa flessografica vengono ottenuti tramite la copiatura meccanica di una normale
composizione tipografica. La stampa flessografica idonea per alcuni lavori di cartotecnica; per decorare la
carta da imballo, per fabbricare timbri, ecc., lavori, comunque, per cui non si richiede una eccezionale
qualit di stampa. Il procedimento per 1esecuzione di una gomma flessografica , appunto, pressoch
simile a quello per la fabbricazione dei comuni timbri di gomma. La composizione tipografica di piombo viene
fatta imprimere a caldo in un cartone speciale detto flan o flano. Si tratta di un composto relativo alla chimica
organica, che ha sostituito il gesso o il piombo dolce di una volta. La composizione viene introdotta in una
pressa che dispone di due piani di pressione riscaldati a 120-140 gradi. I caratteri poggiano sul piano
inferiore, naturalmente. Sulla composizione viene adagiato il flano dal lato trattato per lo scopo, quindi si
procede lentamente al pompaggio, nel caso di pressa idraulica, affinch i due piani si accostino e i materiali
subiscano il solo contatto. Il flano, ammorbidito dal calore (120-140), penetra lentamente sul rilievo dei
caratteri conservando 1impronta una volta raffreddato. Estratta la composizione si provvede ad introdurre
il sandwich composto dal flano (negativo) e la gomma che dopo la penetrazione a caldo sar positiva.
Abbiamo ottenuto un clich di gomma flessibile da applicare con doppio adesivo ai cilindri delle macchine
flessografiche.
LE STEREOTIPIE
Attraverso un analogo sistema, gi accennato in precedenza, ma pi complesso e laborioso, si realizzavano
le stereotipie dei quotidiani, procedimento scomparso. Le stereotipie per le rotative di giornale conservano
la caratteristica del rilievo tipografico. Ciascuna composizione linotypica e a caratteri mobili: testo, titoli,
pubblicit, clich, ecc., insomma la pagina di giornale, viene introdotta in una pressa simile a quella descritta
pocanzi. Sulla pagina composta viene adagiato il flano fabbricato con sostanze chimiche diverse poich
esso, dopo la formazione dellimpronta, deve rimanere flessibile per assumere la forma semicilindrica delle
matrici da rotativa. Il flano viene pressato lentamente sulla composizione perch, con lausilio del calore,
avvenga la formazione completa dellimpronta incisa in tutti i suoi particolari, compresi i microscopici puntini
delle immagini retinate. Il flano speciale viene inserito in una fonditrice semicilindrica essendo, ormai, una
matrice negativa di fusione. Il piombo viene fatto erogare nella forma a fondere curva, quindi solidifica a
contatto del flano raccogliendone 1impronta positiva. Le stereotipie di piombo vengono fresate e pulite nelle
parti eccedenti perch possano essere montate perfettamente sui cilindri della rotativa. I numerosi giornali
che hanno raccolto le nuove tecnologie dette a freddo, per distinguerle da quelle a caldo (piombo fuso),
utilizzano lastre offset per rotative predisposte a questo sistema. Il sistema rotocalco, invece si adatta a tutti
i periodici illustrati ebdomadari.

PAOLO FRINGUELLI, GIORNALISTA SUI GENERIS


Ma in Campania vi pure chi stampa il suo bravo foglietto quotidiano. Non si tratta del solito scrittore da
dopolavoro comunale o poeta della domenica. Egli uno strano filosofo che tira quotidianamente col
ciclostile una modesta pubblicazione in folio. Il contenuto della stampa di Paolo Fringuelli, perch di estetica
non si parla proprio, pu essere riassunto in poche parole. La teoria di Paolo Fringuelli, bruno, tarchiato, con
gli occhi piccolissimi dietro occhiali enormi, consiste in un movimento starei per dire paracristiano o
ideal-politico-cristiano, come meglio viene, che postula la giustizia sociale attraverso le sole pacifiche (? )
armi: carta, penna e calamaio. Questa particolare forma di giustizia, per, pretende un riscatto dei brutti,
dei poveri, degli oppressi, insomma di tutto il negativo storico. Si tratterebbe, in pratica, di ribaltare i valori
materiali universalmente riconosciuti. Ghettizzare e sottomettere, ad esempio, i ricchi, i belli, i saccenti, i
detentori del potere, i quali, tutto sommato, costituiscono delle minoranze. Stabilire, in parole diverse, un
classismo alla rovescia. Creare un inversione di interessi, un modello sociale di valori pratici pi vicino alla
massa. Egli convinto che ci sia possibile poich la massa pi numerosa, e, da che mondo e mondo, la
maggioranza vince.

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Si dir, ad esempio, alla vista di una bella ragazza: Pussa via, bella e oca che non sei altro, che hai la
marmellata al posto del cervello? Oppure: Disgraziat di un possidente, non ti aovicinare, sa, con la peste
bubbonica della ricchezza, con la tua solitudine squallida! E ancora: Meschino di un potente, sparati la tua
bomba atomica nel didietro perch, sappi, che essa mander allinferno te per primo, e via ciarlando.
Paolo Fringuelli ripete i moduli rancidi della protesta qualunquistica sostenendo che i poteri si camuffano di
democrazia; che il sapere e la diffusione della stampa hanno scosso i giovani dal torpore dei vaneggiamenti
filosofici, dallillusione degli ideali politici, eccetera, eccetera. La cultura 1informazione, caro il mio
tipografo conformista mi disse fraternizza il figlio del ricco con quello del povero ed entrambi vanno nei
fondelli ai genitori.
Paolo Fringuelli si desta puntualmente alle quattro del mattino, ciclostila in fretta tutto ci che rimugina
durante la notte. Alle dieci in punto esce la sua edizione quotidiana che distribuisce a mano personalmente,
ogni giorno in un paesello della provincia. A Napoli non sarebbe mai pi andato perch un paio di volte Mi
indofarono di mazzate, chilli chiaveche! Fai bene, va!. Gli risposi che il prezzo che pagano i profeti caro.
Ci sedemmo su di una panchina nella Villa Comunale di Torre del Greco, e gli chiesi perch ce lavesse in
particolar modo con i fondelli dei suoi nemici. Ed egli per tutta risposta mi accus di essere certamente un
tipografo venduto al sistema, una pedina della societ capitalistica.
Le sue spontanee reazioni non mi irritavano. Era sincero, in cuor suo, era solo un uomo mediocre affascinato
dalla moda del giornalismo. Ma qualche idea originale non mancava, anche se astratta, fantasiosa ed
utopistica. Non valeva la pena di compiere sforzi intellettivi per dire la mia, in fondo gli volevo bene, perch
finisco col voler bene a tutti, prima o poi, con la mia passionale tendenza allanalisi, ma compromessa,
spesso, da un sentimentalismo che pi partenopeo non si pu. Dopo me stesso, vedo tutti come bambini
cresciuti; in questo modo si riesce ad intenerirsi a cospetto dei malvagi, dei pazzi, dei maniaci pure cruenti.
Veder le loro carcasse dadulti, non richieste, come scafandri sui loro corpi minuscoli, con quei ditini
mirmicolanti; quasi sempre bimbi vessati, soffocati dalle angherie forse inconsapevoli dei genitori e degli
educatori. Poveri assassini, poveri maniaci, poveri malvagi, (si fa per dire) quanto male hanno ricevuto le
loro testoline in formazione, quanta indifferenza ed incuria, per essere condannati a divenir tali, a vegetare
nella loro irreversibile maledizione. Forse noi sani che giustamente li condanniamo dovremmo espiare la
nostra piccola parte di colpa, non altro la diffusissima politica dello struzzo, proprio quella che da noi talvolta
fa pensare: Ad un palmo del mio sedere faccia chi vuole!
Ma noi genitori, meno degli educatori, non siamo psicologi, e soprattutto molti di noi siamo degli incoscienti
bambini cresciuti, quindi agiamo in buona fede pur quando commettiamo errori gravissimi. Per fortuna i casi
gravi sono ancora contenuti, pure nella mia terra. La maggioranza, male che vada, pecca solo di connivenza,
forse allo scopo di non peggiorare situazioni scabrose. E vabbuono, nun fa niente; chiurimme nuocchio; E
cos e niente; Scurdammece o ppassato. Questa la filosofia del popolo vesuviano buono, pacifico, ma
lontano dal concetto di codardia, una maggioranza di popolo inquieta, che anela il convivere sereno e civile,
ma che si disorienta sempre pi. Il negativo nella nostra terra rappresentato da una minoranza pi esigua
di quello che si pensa, ma lo sanno pure i neonati cosa provoca una pera marcia in un paniere di pere buone.
Dissi a Paolo Fringuelli: Non ricordo chi ha detto: lillusione di ogni ideologo quella di lusingarsi di
cambiare il mondo, ma esso fatto non gia di deliri mistici di tante idee separate, ma di tanti istinti separati,
i quali, quando fraternizzano, finiscono sempre, in un modo o nellaltro, col farsi male a vicenda.

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Ogni generazione intenta a distruggere i buoni risultati


di unepoca precedente convinta di migliorarli.
Luomo senza qualit - Musil
CAP. VII
LA CARTA E GLI INCHIOSTRI
II libro deve desiderare penna, inchiostro e scrivania;
ma di solito sono penna, inchiostro e scrivania
a desiderare il libro.
Umano, troppo umano Nietzsche
LA CARTA
Onde poter scrivere ce bisogno di carta, nella maggior parte dei casi. Forse lindustria commerciale ne
assorbe pi di quella editoriale, specie in Italia, non, chiaramente, per uneccessiva domanda di carta
igienica, ma a causa dello sviluppo eccezionale della cartotecnica in funzione del fatto che noi italiani
teniamo molto allaspetto esteriore. Quindi tutto il commerciabile ha un involucro che dovrebbe proteggere
o preservare igienicamente, ma che ubbidisce innanzitutto al fattore propagandistico, visto che nessun
astuccio anonimo. Che ve lo devo dare in mano?, disse un pescivendolo torrese al suo avventore, il
quale aveva notato, durante la pesa, una carta da avvolgere molto spessa che avrebbe aggiunto molto peso
al merluzzo per la nennella deperita. Il Cliente irritato sbotto: Non lo voglio in mano, ma nemmeno a quel
posto, per!.
E chiaro che potevo fare a meno di cadere in queste che hanno lapparenza di mediocrit espressive di tono
scurrile. Questo lavoro, per, non va avanti sotto lottica dellanalisi scelta, del purismo letterario,
volutamente ibrido, aperto a tutti i linguaggi espressivi. In fondo saggio quel proverbio che dice: Ogni volta
che si ride si toglie un chiodo alla bara. Non colpa mia se noi vesuviani ridiamo di cuore soprattutto col
doppio senso erotico.
Linvenzione della carta, avvenuta migliaia di anni fa, era nata dallesigenza di creare un supporto idoneo e
pratico per la scrittura. La storia ci insegna che ben 3500 anni prima della nascita di Cristo gli egiziani
scoprirono il papiro, fabbricato con le fibre della pianta omonima. Nel III secolo a. C., invece, si utilizzarono
le pelli di animali opportunamente conciate per ottenere solidi e maneggevoli supporti per la scrittura. Si
dice che la prima concia sembri essere stata eseguita in una citt chiamata Pergamino (non Pergamo), da
cui: pergamena. La scoperta della carta propriamente detta risale ad un centinaio di anni d. C. ed da
attribuirsi ai cinesi, che la preparavano con materie fibrose ricavate dal gelso e dalle canne di bamb. In
futuro gli stessi cinesi sostituirono la materia vegetale con la macerazione di stracci. Gli occhi a mandorla
custodirono il segreto della produzione della carta per molto tempo. In seguito, per, la carta fu utilizzata in
tutto il mondo. Con 1invenzione della stampa a caratteri mobili nel 1450, la carta fu completamente
valorizzata e diffusa.
Grazie al Signore il mio popolo ha sempre avuto un profondo rispetto per la carta, specie se stampata. Con
essa vi ride, vi piange, ma spesso finisce per utilizzarla in sostituzione della carta igienica. Mi verrebbe voglia
di dire che noi abbiamo i pop pi acculturati del mondo. Invece questa abitudine diffusa nel dopoguerra si
e dileguata. Oggi una famiglia napoletana spende un terzo dello stipendio tra detersivi, ammorbidenti,
lucidanti, e carta igienica. Ancora oggi a Napoli e in provincia si vedono i buzzurri o i fruttaroli ambulanti
confezionare la loro mercanzia con i famosi cuoppi, ricavati dalle riviste rotocalco. Un bel giorno dei
ragazzacci di Torre del Greco ne combinarono una coi cosiddetti fiocchi ad un anziano fruttaiuoli ambulante
che sostava sempre innanzi ai sagrati delle chiese, in attesa che le massaie devote, dopo le prime contrizioni
mattutine, provvedessero alla spesa quotidiana. Il malcapitato fruttaiuolo era storpiato e mezzo cieco e
raccattava dai ragazzi di strada i giornali rotocalco per gli incarti. Una mattina gli appiopparono una intera
annata di un mensile pornografico. I cuoppi fiammanti di policromie dei pornodivi finirono nelle borse delle
bigotte a diecine prima che scoppiasse lo scandalo. Finch vi sar legno sulla terra sar possibile fabbricare
carta. Pure con la paglia e con gli stracci si ottengono gli impasti per la produzione del principale supporto
relativo alla stampa. Napoli offre un valido contributo alla fabbricazione della carta riciclata. Sono ormai

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numerosi i cartai campani, (un ennesimo mestiere improvvisato), che hanno un po rimpiazzato i vecchi
saponari di una volta, che offrivano quattro piatti e sei bicchieri, o una bacinella di stagno in cambio di
stracci vecchi, i quali, a pensarci bene, erano in parte destinati alla produzione della carta. Pure quella dei
giornali invenduti o di quelli usati, raccolti porta per porta, spesso da fantomatiche organizzazioni di
beneficenza, viene riciclata.
La carta da imballo e quella dei giornali hanno una grande percentuale di pasta di legno. Le normali carte da
stampa, invece, contengono pasta di legno e cellulosa. Migliore la carta, maggiore la percentuale di
cellulosa. La cellulosa una fibra legnosa che viene trattata chimicamente per dare candore e un
bellaspetto alla carta, che soprattutto non ingiallir nel tempo. Lantichissimo sistema, invece, di fabbricare
la carta con gli stracci prevede la macerazione di questi. Essi vengono strizzati e fatti fermentare in appositi
contenitori, quindi macinati e ridotti in poltiglia Un tempo la carta veniva prodotta un foglio per volta con la
lentezza che si pu immaginare. Fu Louis Robert, nella meta del secolo scorso, a fabbricarla a ciclo continuo.
La macchina che ide produceva ben sei lunghi metri di carta al minuto per 50 centimetri di larghezza. Gli
stracci sono ottimi per produrre la carta poich il cotone ed il lino non sono altro che cellulosa. Oggi, con le
fibre sintetiche, il discorso cambia. Alla pasta di legno e alla cellulosa vengono aggiunti additivi e collanti per
attutirne lassorbenza e permetterne la scrittura e la stampa.
Oggi costa pi la carta neutra che quella stampata! Questo paradosso mi porta la mente verso ladolescenza,
quando la corsa in treno, della Circumvesuviana, Torre-Napoli costava meno di quella Torre-Ercolano,
confinanti, rispetto ai 12 chilometri che dividono la mia cittadina dal Capoluogo. Lenigma verr inumato con
la mia carcassa, un giorno. La carta stampata dei rotocalchi, quindi, a conti fatti, costa meno di quella neutra
perch la differenza a carico dei numerosi inserzionisti pubblicitari, grazie ai quali si evita il lievitare dei
costi delle pubblicazioni. Semmai gli inserzionisti anticipano questo contributo, perch, alla fine, sono
sempre i lettori, indirettamente, a contribuire realmente attraverso lacquisto dei prodotti pubblicizzati. Quel
po che si risparmia sul giornale, caro ci costa, dietro il meccanismo del martellamento della grancassa. Devo
qui spezzare una lancia a favore della bersagliata mamma Rai, alla quale quel canone, come diciamo a
Napoli, glielo fanno uscire per le orecchie. Tutta la pubblicit assimilata in pi dalle innocenti telelibere ci
costa altro che centomila lire lanno! (Considerazione degli anni 80. N.d.r.).

LA FABBRICAZIONE DELLA CARTA


Ma vediamo insieme come nasce la carta. Dopo aver tolto la corteccia ai tronchi, il legno viene sfibrato con
apposite mole. La pasta di legno ottenuta viene fatta essiccare e imbiancare da vari composti chimici, atti ad
eliminare la sua naturale colorazione. La cellulosa, invece, viene ottenuta facendo cuocere il legno macinato
con altre sostanze chimiche, ottenendo fibre burattate da materie impure come resine, grassi, ecc. La
cellulosa di paglia ricavata da paglia di grano, riso e via dicendo. La collatura, invece, avviene con saponi
di resina ed altri composti.
Limpasto fibroso viene trasformato in una enorme striscia continua che avanza su fitte reti metalliche onde
favorire la colatura delle acque. Quindi la carta viene pressata e asciugata. La collatura e la lisciatura
avvengono in fasi successive. Lo so, non sufficientemente chiaro, rivediamo la scena a rallentatore.
Limpasto parte dagli enormi serbatoi della vasca di afflusso, la quale ha una fessura regolabile. Un cilindro
speciale detto ballerino mantiene 1uniformit dello spessore della carta, ed proprio questo cilindro, a
proposito, che forma, quando necessita, la filigrana, perch appositamente trattato. Il nastro di carta largo
una diecina di metri avanza, poi, nei cilindri pressatori, e ancora in quelli essiccatori. Un ultimo gruppo di
cilindri provvede a collare e lisciare la carta allo scopo di predisporla alluso che ne facciamo. Altri tipi di
carta, invece, vengono calandrati, cio ricevono il giusto grado di lisciatura perch risultino pi idonei alla
scrittura e alla stampa.
Inoltre la carta pu essere ulteriormente trattata per usi speciali. Pu essere martellata, goffrata, telata,
colorata in superficie con pigmenti speciali, ecc. E facile scrivere sulla carta, ma non ugualmente
stamparvici, specie con le macchine offset, l dove il foglio, al passaggio in pressione di stampa, pu subire
degli stiramenti, specie se non immesso col senso della fibra favorevole alla stabilit dimensionale. Il
problema maggiormente sentito quando si devono stampate colori successivi sovrapposti. E possibile
riconoscere la posizione della fibra inumidendo i due lati di un angolo del foglio. Quello contenente la fibra in
senso verticale si onduler meno dellaltro. Ricordo il buon Friz, quando venne ad installare una fiammante
bicolore offset alla tipografia del Ministero della Marina, sul Tevere. Aveva voglia di ripetere le bagnature alla
carta, con le labbra! Non cera commilitone che non facesse finta di non capire. Il povero Friz ritorno in patria
disidradato. La stabilit dimensionale della carta viene pure compromessa dallumidit e da altri agenti
atmosferici. Per questo le macchine pluricolori hanno invaso il mercato, perch i vari colori vengono
stampati successivamente in un tempo unico. Il primo gruppo stampa neutro, la pressione del quale serve

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solo a stirare la carta.


I TIPI DI CARTA
La carta delle bobine viene tagliata nelle misure standard 70 x 100 e 64 x 88 cm. I formati pi diffusi in Italia
sono i sottomultipli del 70 x 100, ma linvasione dei fotocopiatori stranieri ha diffuso pure da noi i
sottomultipli del 64 x 88, molto usati allestero, come il formato UNI, 1A4: 21 x 29,7. La carta si pu tagliare
in tutte le misure. E unoperazione che richiede pratica ed esperienza. Innanzitutto bisogna saperla
manipolare, specie quando e sottilissima (pelure). Noi tapini bottegai tipografi non siamo provvisti dei
moderni prodigiosi tagliacarte elettronici, adoperiamo ancora i modelli Rivoluzione francese, che ne hanno
mietuto dita e, talvolta, qualche mano, tuttavia trasformati a norma. I moderni sono provvisti di programmi
elettronici e cellule di sicurezza sofisticate. Non sempre c da fidarsi, pero, dei cervelli senzanima. Noi
artigiani non solo facciamo a meno del programma, non che ci faccia schifo, intendiamoci, ma evitiamo pure
i calcoli matematici perch determiniamo le forme geometriche relative alle suddivisioni ottenibili dal
formato disteso con calcoli e regole mentali memorizzate durante le numerose esperienze precedenti.
Ed eccoci arrivati ad unaltra divagazione. Colgo loccasione per chiedere venia se i risvolti narrativi sono
sempre ambientati nelle tipografie artigiane inserite nel contesto urbano come i bar e le tabaccherie. Delle
industrie grafiche riuscirei solo a rifletterne laspetto tecnico passim nel testo. Malgrado i tentativi
sperimentali non riesco a creare una narrativa tecnica, ma bisogna rimboccarsi le maniche, cosa
leggeranno, se no, i robot ? Non riesco a cogliere elementi antropomorfi negli ambienti industriali. Gli uomini
sembrano il complemento meccanico delle macchine, le quali somigliano a tante strigi impietose inclini
allasservimento. Non pi uomini, automi, che si muovono al ritmo dei cuscinetti a sfera e delle bielle e
manovelle; soprattutto in quelle aziende convertite ai pi lucrosi avanguardismi, dove la dimensione umana
appena avvertibile durante qualche, ancora consentita, pausa relativa ai bisogni corporali. Ma vedrete, si
finir col dotare le maestranze non gia di orinali, ma di pitali per lincontinenza, o, ancora pi pratici, di
capaci assorbenti, forse, modificheranno il processo metabolico.
MARIO ESPOSITO, IL ROBESPIERRE DELLA CARTA
Lo stesso Mario Esposito, detto il Robespierre, mi ha dato conferma di quanto appena esposto, durante un
colloquio avuto con lui dopo la sua morte (sic). Mario viene spesso nella mia bottega di Torre del Greco. Egli
ama la mia citt perch v vissuto un politico onesto: Enrico de Nicola (Dio mio, come cambiano i tempi!).
In pi il Robespierre usufruisce dei benefici terapeutici che Torre gli elargisce. Sosta un po nella mia
bottega, rinnovando lattributo di chiodo al mio tagliacarte, quindi prosegue per la Nazionale e gi sulla
Litoranea, superba stazione termale, secondo lui.
Quando mi immergo nelle acque inquinate, che dico, brodolose, fecciose, pantanose e lutulenti, mi disse
Mario io mi sento rinascere. Che bisogno ce di sottoporsi alla fangoterapia a Ischia. I miei anticorpi sono
i pi virili del mondo, prima si pazzano i batteri, poi li fagocitano, perch i microbi, sappi, sono sempre
femmine, poich se non stai attento ti fregano!. Mario Cesoia uno di quei personaggi di cui difficile
stabilire quando ironizzano e quando fanno sul serio. Modestia a parte aggiunse io sono il pi grande
tagliatore cartaceo del globo. Ai tempi della Rivoluzione Francese avrei fatto affari doro. Oddio, non che
adesso teste non ce ne sarebbero da tagliare... Durante le elezioni, una volta, ho tagliato due miliardi e
trecentomila tonnellate di carta; eppure, mi devi credere, 1ultimo quintale mi fece il servizio... si, quando
andai allaltro mondo, ti ricordi?.
Mario Esposito detto cesoia, malgrado i suoi inesorabili anticorpi si ritiene un autentico ospedale ambulante
e, chiaramente attribuisce la colpa ai padroni, quelli vecchi, precisa, perch i nuovi, o sono buoni o lo devono
essere per forza. Mario non si spiega come abbia fatto a prendere lo zucchero (diabete) mentre nella vita gli
hanno dato sempre veleno; tanto meno sa capire come abbia preso lacqua nella pancia (cirrosi epatica) se
ha sempre tracannato ettolitri di vino. Prodigi del vernacolo!
La mattina di un gelido e grigio febbraio Mario Cesoia, alias il Robespierre, mor, per dirla con lui. Dopo 12
ore dallaccertato decesso fu scovato in cucina, dagli addetti delle pompe funebri, mentre strombettava una
fanfara sul bevante di un fiasco di Barolo.
Dichiaro alla stampa: La catalessi e un tranquillo sonno fetale. Se volete sapere se esiste laltro mondo mi
date sei o settecento milioni ed io vi accontento. So bene che non me li date perch non mi credete, ma se
io lo so davvero? ... Il risveglio concluse con una smorfia di disgusto Mario, sotto la luce violenta del quarzo
deprimente. Questo ve lo dico gratis. Perch ti ritrovi in questa schifezza di mondo e rivedi le stesse
facce, la stessa gente che si agita, irrompe, si precipita per arrivare dove? E gi, voi siete giornalisti, sono
frasi fatte, eh? Ma io faccio il tipografo da cinquantanni e qualche cosina 1ho imparata. Ha detto una volta
Giorgio Bassani: Per capire veramente come stanno le cose a questo mondo bisognerebbe morire almeno
una volta. Mi strizzo 1occhio. Che facciamo? Il certificato medico parla chiaro. Va be facciamo cinque
milioni e 1affare e fatto! Cinque milioni li spendete in un giorno, allinferno, per un poco di ghiaccio fetente
che vi pu passare qualche diavolo corrotto.
Mario Robespierre non ottenne i cinque milioni, ma ha lasciato il lavoro per la nuova professione di assistito.
Chi pi di lui pu dare i numeri?, si e chiesta la gente. Il pi delle volte le prende, specie quando fa perdere

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poste alte, ma quando lazzecca lo piazzano su di una sorta di stallo pontificale aleggiandolo con due flabelli.
Lultima volta che lho visto gli ho chiesto: A me lo puoi dire, sar una tomba, linferno esiste o no ?.
Mi fissa come per dire: povero grullo: E ti pare che se io ero sicuro che 1inferno non esiste sopportavo
ancora quella strega di mia moglie e quellarpia di mia suocera? E da mo che le avrei tagliate quelle teste,
sai il taglio che sogno tutte le notti, altro che risme. Le avrei bollite e le avrei messe fuori il balcone appese
con un limone in bocca. Le lingue le avrei bruciate, cremate, perch quelle sarebbero capaci di vituperare
pure dopo morte.
CARATTERISTICHE CARTACEE
Ma riprendiamo il nostro argomento. La carta pi leggera la cosiddetta pelure, che va dai 30 ai 40 gr. al
mq. Essa viene utilizzata per facilitare il ricalco tramite carta carbone o per usi relativi ad esigenze di
spessore o di peso, come nel caso della corrispondenza via aerea. (Oggi 2002 stata quasi soppressa con
lavvento della carta chimica e quello dei fax. N.d.r.). La normale carta satinata, dai 50 ai 150 gr. al mq.
utilizzata per numerosi lavori di stampa compresi quelli editoriali. La carta patinata lucida od opaca va da
una grammatura di 80 a 400 grammi (cartoncino pesante) e si presta per le illustrazioni retinate, specie se
stampate con clich di zinco (in disuso) con retinatura fino ad 80 linee al cmq. e oltre o in offset con retini
fino a 150 linee.
I cartoncini vengono prodotti con una variet notevole. La grammatura varia da 150 a 500 gr. al mq. Essi,
come noto, vengono adoperati per realizzare lavori commerciali come biglietti, cartoline, copertine, schede,
cartelle per atti e via dicendo, nonch come copertine per uso editoriale. Abbiamo i cartoncini tipo Bristol od
opalino, gli schedografici, i telati, i martellati, i vergati e i tracciati, i puntinati, gli ondulati, i rasati, i
plastificati monotrattati e, dulcis in fundo, i pergamenati. La pergamena propriamente detta, invece, e
100-180 gr.
E presente sul mercato un vasto mercato di carta allestita e preconfezionata. La prima riguarda pi le
tipografie che le cartolerie, la seconda entrambi i settori. La carta allestita consiste nel rismettame e il
bigliettame vario; il preconfezionato riguarda, come dire, lo scatolame cartaceo: Biglietti con buste, inviti
con buste, partecipazioni, buste internografate, e i prelavorati in genere. A Napoli e a Salerno vi sono
rivenditori grossisti che forniscono tutti i tipografi artigiani della regione. I complessi tipografici si
riforniscono dalle cartiere. La carta distesa 70 x 100 e 64 x 88 cm. viene confezionata in risme per le
grammature da 30 a 60 gr. al mq. Oltre questo peso la carta viene confezionata i pacchi da 250 fogli (da 80
a 130 gr. al mq.) e da 125 o 100 fogli, il cartoncino. La suddivisione cos ripartita prevede sempre
pressappoco lo stesso peso per consentirne lo spostamento manuale. Lunica cosa nelle arti grafiche che
rimasta a misura duomo.
Non bisogna dimenticare il settore delle buste, prodotte in una variet infinita di formati e grammature, sia
per 1uso tipografico che per quello commerciale e alimentare, destinate, queste, ad un massiccio rilancio,
perch sono biodegradabili, in contrapposizione a quelle di polietilene largamente inquinanti. In pi le
cartiere producono tonnellate di cartoncino destinato agli astucci contenenti ogni tipo di mercanzia, dai
prodotti alimentari a quelli medicinali, Infine spendiamo qualche parola per 1utilissimo cartone ondulato da
imballo, indispensabile per luso di ogni sorta di spedizione merceologica a livello planetario. Ne riparleremo
pi avanti nel paragrafo relativo alla cartotecnica.
LA CULTURA NAPOLETANA PRIMA DI GUTENBERG
Conclusa la breve panoramica sulla carta necessario trattare, sebbene a grossi tratti, largomento tecnico
relativo agli inchiostri. Prima, per, con la scusa di rilassarci, facciamo unaltra sosta nella storia. Gli
inchiostri da stampa vengono prodotti oggi in milioni di tonnellate lanno per tener testa alla domanda della,
sebbene concorrenziata, era della carta. Produzione di colori di gran lunga superiore a quella secolare, atta
alla copiatura dei codex. Una esigua quantit dinchiostro, ricavata da materie vegetali, veniva prodotta
ancora ai tempi di Roberto dAngi, alias il Saggio, il quale, come Federico II, sembra favorisse la cultura
napoletana durante il suo Regno. Fu in quel periodo che Giovanni Boccaccio scrisse alcune sue opere durante
il soggiorno napoletano. In quel tempo numerosi letterati italiani insegnarono allUniversit di Napoli,
compreso chi ci denigrava, come Cino da Pistoia, ad esempio, che immortal qua e l versi e pareri non del
tutto edificanti per Napoli.
Roberto il Saggio mise assieme una vasta biblioteca di codici di ogni tempo, cos gravosamente copiati dalle
officine scrittorie. Il re, bont sua, mise pure a disposizione un vasto ambiente di lavoro per copisti e
miniaturisti laici. Per i sovrani stato sempre facile affermarsi in ogni campo, da qui devessere derivata la
nostra locuzione popolare: La flatulenza del capo non olezza, pi colorita nella sua versione originale: A
puzza d o masto nun fete. Non dimentichiamo che Napoli, a differenza di Londra, Parigi o S. Francisco,
vanta una vasta letteratura popolare caratterizzata da lazzi scurrili, prosaicit facete o trivialit da portuali,
che attingono da un bisogno atavico di rimuovere (con tali innocue trasgressioni) quella conflittualit
osservanza - inadempienza, circa le solite normative divino-terrene di una cultura locale radicata sulla
ossequianza sudditale, in alternativa alla reazione delittuosa desito irreversibile. In altre parole il popolo,
attraverso atteggiamenti blasfemi o scurrili, reagisce alle angherie dirigenziali in alternativa alle

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conseguenze di pulsioni reattive di tono delittuoso.


Il popolo napoletano per secoli ha fatto finta di non sentire molte puzze e continua a far finta di non sentirle.
Non affatto codardo, ma saggio, e vorrebbe, in maggioranza, regolare i conti con sberle e cazzotti, alla Bud
Spencer. E una razza, quella vesuviana, al di l di certa minoranza purulenta di immaturi settici, che
tendono a diffondere la cancrena in tutto il tessuto sociale, ancora adulta, sebbene si avvertano le prime
avvisaglie di confusione e disorientamento. Un popolo, come molti altri, che ha da tempo superato la fase
cervantesiana e che riconosce bene lutopia delle rivoluzioni. Cos gli scritti di Roberto dAngi (come, ad
esempio, il famoso epitaffio per la nipote Clemenza, figlia di Carlo Martello) passano alla storia.
Spesso, per, le mediocrit e le baggianate di uomini storicamente famosi sono valide sol perch fatte da
uomini tali, o pure perch vissuti quando vi era penuria di opere artisticamente e culturalmente valide. Un
po come accade oggi, talvolta, per alcuni riconoscimenti ufficiali. Uomini ed opere egregie restano in ombra
perch scavalcate dai primi posti, mentre, per contro, opere ed uomini mediocri si affermano per lassenza
temporanea di elementi migliori. Senza parlare delle affermazioni di carattere competitivo dove un voto od
un centesimo di secondo distruggono la carriera di uomini validi.
Intanto il Petrarca accett di essere esaminato, per alcuni riconoscimenti, dal sovrano, Lunico disse
che accetto come giudice del mio ingegno. Ma qui, a mio parere, la cosa faceva perno pi sullappoggio
politico che sulla perizia letteraria. Dante, per tutta risposta, denigrava il re sermone, altrettanto per ragioni
politiche. Ma bene ribadire che il fulcro di tutta la cultura napoletana di quel periodo storico fu lopera di S.
Tommaso dAquino, il quale, in assenza non gi solo delle collane economiche divulgative moderne, ma pure
di quelle prototipografiche di Aldo Manuzio, si disponeva sugli ampi sagrati ed intratteneva la folla
napoletana, in volgare, con i concetti essenziali della sua dottrina cristiana. Fino al XV secolo, che vedr la
scoperta del Nuovo Mondo e quella della stampa a caratteri mobili, la cultura napoletana sincentrava sugli
studi teofilosofici, quindi furono ben scarse le opere prosastiche o in versi degne di rilievo. Vigeva la poesia
provenzale importata dagli stessi angioini, la quale influ non poco, secondo i filologi, sullinsorgere della
poesia popolare napoletana, che si affermer definitivamente solo nel Cinquecento, in pieno periodo della
scoperta della stampa.
Intanto gli scriptorum erano in pieno fulgore. Era 1esplosione pirotecnica conclusiva di unarte plurisecolare
destinata di l a poco ad estinguersi, o a sopravvivere come i fuochi fatui nelle scuole elementari sotto il
nome di calligrafia o bella scrittura, per incenerirsi completamente nel secondo dopoguerra. Non di meno, di
stabile affermazione era la miniatura, essenzialmente legata ai codici danteschi. Molto nota la Divina
Commedia miniata a Napoli in quel periodo e conservata gelosamente presso la Biblioteca dei Gerolomini. Si
tratta di un codex molto discusso, copiato, sembra, da un altro codice toscano realizzato appunto da scribi
fiorentini. Questopera, detta pure filippina, nacque dalla stretta collaborazione di un provetto amanuense
ed un esperto miniatore. Il genere di letteratura artistica miniata si propag in molte province del Regno, i
cui operatori erano attratti dalla cultura artistico-letteraria degli angioini.

INCHIOSTRI GRAFICI E LORO USO


Anticamente, pure allepoca degli angioini, 1inchiostro, come ho gi detto, veniva fabbricato per lo pi con
materie vegetali. Il nerofumo come pigmento da sempre viene prodotto tramite combustione da fiamma. I
cinesi, ancora una volta, sono stati maestri nella produzione degli inchiostri. Alcune pergamene, ad
esempio, venivano scritte con inchiostro oro o argento, fabbricato con limpasto delle polveri degli stessi
metalli. Il pi famoso strumento di scrittura fu lo stilo, da cui derivano stile, stilistica, stilografica, ecc. Un
altro rudimentale strumento fu il calamo, da cui: calamaio. Infine si ebbe la penna di volatile, usata per
centinaia danni. Il nero, per millenni, stato 1inchiostro da scrittura e tipografico pi usato. Oggi le
industrie per la produzione di inchiostri da stampa sono dei veri e propri laboratori chimici. Si dice che un
tempo i tipografi preparavano da s vernici e pigmenti, custodendone gelosamente le formule. La vernice
costituisce il veicolo di trasporto del colore dal calamaio della macchina, gi per i rulli inchiostratori (alcuni
mobili per stemperarlo), fino alla carta.
Il pigmento il colore impresso sulla carta. Le caratteristiche principali del pigmento dellinchiostro grafico
sono 1intensit della tinta e la resistenza, principalmente alla luce e allacqua. Le vernici, invece, erano
ricavate da oli vegetali che hanno la propriet di essiccare per ossidazione, anche su carta che non ha
nessuna capacita di assorbimento, come, ad esempio, la carta patinata. Oggi queste vernici sono per lo pi
sintetiche, ma conservano tutte le caratteristiche di quelle naturali. I pigmenti vengono ricavati da sostanze
inorganiche, solo il nerofumo, come ho detto, viene ottenuto con la combustione di fiamma, gas, ecc. In
passato venivano usati pigmenti ricavati dalle terre colorate, ma esse non favorivano la preparazione di
inchiostri raffinati e si rivelano meno idonei delle sostanze vegetali o chimiche.
Altri tipi di inchiostri vengono detti ad essiccazione per penetrazione. (Si prega i libidinosi di non sbarrare gli
occhi). Questi composti, a base minerale, sono adatti per le carte poco lisciate e comunque non patinate.
Essi vengono adoperati per carte ruvide e possono restare sulle vecchie macchine tipografiche anni interi
senza il timore che possano essiccare. Sono in commercio degli essiccanti separati che agiscono anchessi
come assorbitori di ossigeno, e il tipografo pu amalgamarli allinchiostro. Questi composti sono prodotti col

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manganese, zinco, ecc. e vanno dosati in piccole percentuali, una dose eccessiva provocherebbe 1effetto
opposto, perch romperebbe lequilibrio delle molecole. Lessiccazione degli stampati favorita dagli
ambienti riscaldati. La carta umida in un ambiente freddo ritarda il processo di essiccazione tra le molecole
e laria. Per ciascun sistema di stampa (tipografia, offset, rotocalco, flessografia, serigrafia, ecc.) viene
prodotto 1inchiostro idoneo. Gli inchiostri tipo offset, ad esempio, hanno la massima repulsione per lacqua.
Ma ci non basta, gli inchiostri di uno stesso veicolo di stampa presentano sostanziali differenziazioni in
relazione agli svariati tipi di supporti; in pi si tiene conto addirittura del tipo di macchina, della velocit di
stampa, e via dicendo.
La stampa tipografica, caratteri e clich, consente maggiore tollerabilit per luso di inchiostri, anche non
molto indicati, non cos, invece, per gli altri sistemi. Linchiostro offset, ad esempio, di scarsa acidit per
non compromettere la durata delle lastre che in effetti sono dei sottili supporti trattati con delicate sostanze
chimiche fotosensibili. Il piombo tipografico, invece, resiste ad ogni tipo di acido o solvente. Il pigmento
dellinchiostro offset deve essere molto intenso poich la lastra ne deposita sulla carta una quantit minima.
In pi un composto poco viscoso imbratterebbe i rulli bagnatori pi del normale compromettendo la qualit
della stampa.
Gli inchiostri per rotocalco, invece, sono di natura totalmente differente, essi essiccano per evaporazione,
come i flessografici, perch i loro solventi sono molto volatili. Anche in questo caso le formule di questi
composti variano a seconda dellimpianto adoperato, in relazione alla velocit, al tipo di carta, alla
sovrapposizione dei colori, ecc. Anche se molto fluidi essiccano non appena a contatto della carta, perch in
un solo ciclo veloce avviene la stampa di pi colori, la piegatura, il taglio, la spillatura e la rifilatura delle
riviste. Gli inchiostri flessografici sono liquidi, essi, un tempo, venivano preparati sciogliendo lanilina in
alcool con altri additivi. Oggi sono stati sostituiti con altri composti chimici meno nocivi (?), i cui solventi
sono sempre molto volatili. Meriterebbero un capitolo intero gli inchiostri serigrafici, poich ne occorre uno
per ciascun supporto da decorare. Sono cos tanti che spesso non si tratta neppure di inchiostri, basta
pensare alla crema o al cioccolato liquido che vengono adoperati dalle industrie per decorare dolciumi in
serie. Le bottiglie vengono serigrafate tramite composti vetrificabili. Altri tipi sono composti da vernici
ricavate dalla materia stessa da decorare in maniera da favorirne la fusione, ecc. (Vedi paragrafo: Stampa
serigrafica).
IO, GARZONE TIPQGRAFO
E a proposito di inchiostro, mi rivedo adolescente, avviluppato nel camice di apprendista tipografo
compositore, nero da capo a piedi. Lunto fuligginoso, la naftalina e il madore della fatica lasciano esalare un
tanfo tipico della categoria, che non supera, per, la soglia dello sgradevole. Per la strada, durante le
commissioni venivo scambiato per il garzone del carbonaio. E la carretta dello stampatore, mi difendevo
dallaria di dileggio che avvertivo nei passanti. Appena mezzo secolo fa i furgoni erano un lusso. Il trasporto
merceologico per brevi distanze avveniva con la famosa carrettella condotta a braccia. Gravunaro! gridava
qualche moccioso con aria di scherno, ed io, con un groppo alla gola, accostavo la carrettella sul ciglio della
strada e puerilmente irrompevo a piangere sotto lumido androne di un vecchio palazzo. E un onore
apparire insudiciati per il lavoro, diceva mastro Enrico per consolarmi, al ritorno. Sembra una battuta tratta
dal libro Cuore. Allora mi stava bene, mi faceva sentire una specie di martire eroico. Solo diversi anni dopo
ho capito qual il sudiciume di cui molti di noi dovremmo vergognarci. Oggi gli adolescenti sono tutti nutriti
a sufficienza e ben vestiti; nessun dodicenne, oggi, governa pi una carrettella per istrada come i paria
indiani o i portantini cinesi, gli uomini mulo. Non tanto la dignit che si data al lavoratore adulto
occidentale che commuove, ma la quasi eliminazione dello sfruttamento minorile, di questo bisogna dare
atto ai sindacati, al di l degli errori corporativi. I giovinetti, oggi, scrivono e si esprimono molto bene, ma
diversi di loro non comunicano, questo un dramma ancora peggiore dellignoranza e della sporcizia. In
Italia, oggi, si consumano migliaia di tonnellate di detersivo lanno, grazie alla grancassa propagandistica,
anche per alternare, probabilmente, i tentativi di lavarsi dentro. Il cerimoniale dellablzione si diffuso
nelle societ occidentali attraverso le plurime detergenze oggettuali, docce domestiche e talassoterapia di
massa tra milioni di spiagge e piscine, ma questo e uno scongiuro tribale, effimero, ci vuol ben altro per
riguadagnare la tolleranza allinsoluto esistenziale.

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Credere al progresso non significa che un progresso ci sia stato.


Diari - Kafka
CAP. VIII
I VARI SISTEMI DI STAMPA VISTI DA VICINO
Bisogna proprio dire che gli uomini sono riusciti
a dare alle proprie macchine agilit, forse energia,
precisione di movimenti ed eleganza di linee,
lucentezza e rapidit; ma una bella voce allegra,
una voce cordiale che sia come lespressione di unanima, no.
Se la luna mi porta fortuna Achille Campanile
LA STAMPA TIPOGRAFICA
Abbiamo visto che la stampa tipografica a caratteri mobili quella che ha dominato il mercato librario per
cinque secoli. Ancora oggi il sistema non stato completamente abbandonato neppure dalle industrie
grafiche. Il principio della stampa tipografica simile a quello elementare che compiamo quotidianamente
nel nostro ufficio: la timbratura. Il timbro la composizione tipografica; la scrivania il piano portaforme; la
nostra mano il cilindro di pressione. Le macchine tipografiche, per, pi massicce e resistenti di noi,
compiono quel gesto con decisione, sistematicit, ripetitivit regolare. Le macchine tipografiche per
caratteri di piombo si distinguono in tre categorie fondamentali: platine, piano-cilindriche e rotative. Le
macchine platine sono di piccolo formato (per formato sintende la dimensione massima del foglio che si pu
immettere). Le vecchie platine: le pedali, con puntatura a mano e funzionamento appunto a pedale,
successivamente motorizzate, ancora vengono utilizzate per lavori minuti o per la fustellatura (taglio
sagomato con lamine dacciaio di forma geometrica).
La platina fu completamente automatizzata da una casa tedesca che ne fece un gioiello meccanico, la
famigerata Haidelbegr detta stella. Prodotte in serie hanno dominato il mercato mondiale per molti decenni,
grazie allestrema praticit duso. Questi tipi di macchine sono adatte ad una infinit di piccoli lavori
commerciali dove non si richiede abbondanza di pressione di stampa ed inchiostrazione. Sono, tra 1altro,
molto veloci, malgrado il solito arresto di fase, caratteristico delle macchine da piombo. Io ne posseggo due,
luna e pi vecchia della buonanima di mio nonno; laltra di pi recente costruzione.
La macchina presenta verticalmente il piano portaforme, dove viene posizionata la composizione stretta in
un telaio metallico. Una pompa daria meccanica alimenta un braccio aspiratore che raccoglie il foglio dalla
pila e lo immette nelle pinze mobili che roteano sul piano di pressione onde posizionare il foglio tra la
composizione (ad ogni giro inchiostrata) ed il piano di pressione, che va a schiacciare la carta contro i

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caratteri. La stessa pinza porta la carta sulla pila duscita.


Le macchine piano-cilindriche, invece, furono fabbricate per i formati di carta pi estesi, dove c maggiore
necessit di pressione e di inchiostrazione. Nel metodo delle macchine platine la carta si trova in posizione
piana durante limpatto di stampa, Nel sistema piano-cilindrico la carta prende la posizione del cilindro di
pressione che gira sul proprio asse rotolando sulla composizione, la quale avanza, a sua volta, sul piano
portaforme mobile, che compie 1andirivieni ad ogni fase di stampa. La struttura delle macchine
pianocilindriche molto robusta. Maggiore il formato della composizione, superiore sar la pressione
richiesta. Immaginate sulla vostra scrivania due timbri, luno piccolino, laltro grosso come il formato di un
libro e che ne riproduce una pagina. Mentre il primo viene timbrato disinvoltamente con la leggera pressione
di una mano, il secondo richieder la presa con entrambe le mani e vi costringer ad alzarvi dalla sedia onde
contribuire allimpatto col peso del vostro stesso corpo. Solo in questo modo tutti i caratteri saranno leggibili
dopo la timbratura. Nelle macchine piano-cilindriche il sistema di inchiostrazione molto pi efficiente di
quello delle platine. I rulli inchiostratori sono pi numerosi e diversi, alcuni oscillanti per la macinazione
dellinchiostro. Inoltre i rulli di forma, quelli, cio, che sfiorano la superficie dei caratteri, restano sempre
uniti al resto dei rulli del gruppo inchiostratore, a differenza delle platine, in maniera tale da favorire
unalimentazione costante, indispensabile in caso di forme fitte di caratteri grossi o fondi pieni.
Sono ancora in uso poche vecchie piano-cilindriche con puntatura a mano e uscita dei fogli a cordicelle e
ventaglio. Esse, pero sono utili per le piccole tirature di avvisi murali cittadini. Ma la maggior parte delle
piano-cilindriche della seconda generazione sono dotate di mettifoglio automatico ad aspirazione e
delluscita a catena, vale a dire meno rudimentale. Durante questo secolo sono state costruite centinaia di
migliaia di macchine tipografiche propriamente dette, oramai in piena obsolescenza. La loro evoluzione
durata larco di un secolo. Molti, in origine, furono i tentativi per accrescerne le prestazioni. Furono costruite,
senza successo, le bianca e volta, che imprimevano entrambi i lati della carta contemporaneamente. Poi si
tent di combinarle tra loro. Nacque la bicolore tipografica, da questo principio derivano le pluricolori offset
e rotocalco di diffusione totale planetaria. Ogni gruppo ha il proprio cilindro stampa, lautonomo gruppo
inchiostratore, ecc.
ARTIGIANATO OBSOLETO
Le macchine tipografiche vecchia maniera vanno purtroppo scomparendo. Chi mi sente dire purtroppo mi
taccer di misoneismo. Ebbene, chiariamo subito la mia posizione. Solo uno stupido non saprebbe valutare
i vantaggi pratici del progresso e la sua legittimit in relazione alle esigenze di mercato. Ma il punto un
altro. Perch 1uomo, a prescindere dalla incalzante domanda connessa al movimento demografico, viene
coercizzato nel consumismo? La gente crede che tutto ci che compra sia necessario o addirittura
indispensabile. Infatti finisce con esserlo quando se ne crea la dipendenza. Il mondo diventato, nellarco di
un secolo, una gigantesca fabbrica di medicamenti psichici oggettuali e alimentari. Le arti grafiche, asservite
alla grancassa, ne sono state coinvolte in misura spaventosa. La stampa tipografica, in cinque secoli, e stata
lunico strumento che ha diffuso in maniera capillare i due millenni di cultura, lasciando cogliere a tutti, tra
laltro, pure dei benefici essenziali, come i sostegni psichici contro linsoluto di finibilit terrena, rincrudito dal
timore di assenza salvifica post-mortale. Sostegni pi comunemente noti come valori etico-spirituali, che
alimentavano costantemente nelluomo, la speranza e la reversibilit.
Il deterrente atomico ha stagnato la stasi politica planetaria, quindi ogni speranza di rinnovamento, a
prescindere dal timore inconscio di unapocalisse esente da ogni sorta di palingenesi. In pi, i moderni
mass-media di natura elettronica diffondono massicciamente, prevalentemente ledonismo consumistico,
anche attraverso programmi artistici e devasione, esaltando un modello sociale di uomo schiavo della
bellezza e del successo, infermo nelle pi svariate dipendenze materiali. Letica e il nutrimento spirituale
sono retorica da anacoreta, ma senzaltro meno esiziali e pi accessibili dei sostegni effimeri moderni, data
la precariet del loro accaparramento. Il paradigma moderno dei valori umani (sempre visto sotto ottica di
sostegno psichico di stampo esistenziale) e quello del potere dacquisto.
La sperequazione, connaturata nellistintuale agonistico delluomo, si allargata non solo tra le classi, ma
nelle classi, generando forme morbose di malcontento ed intollerabilit condominiali ed urbane mai
verificate nella storia. Finche 1uomo non prender consapevolezza di stare affogando nel tentativo di
spegnere il fuoco con la benzina, non ci sar speranza per la razza umana, perch la folle corsa conduce ad
una sola meta: quella di morire prima e peggio!
Lo sviluppo della stampa offset e della relativa fotocomposizione elettronica ha determinato una svolta
decisiva allevoluzione della stampa. Al sistema offset, comunque, sono preclusi molti piccoli lavori
artigianali realizzabili, per il momento, solo con il sistema tradizionale. In un futuro non molto lontano pure
i bottegai tipografi dovranno, giocoforza, convertirsi alle nuove tecnologie, altrimenti difficilmente
sopravviveranno. La vita frenetica di oggi ha settentrionalizzato il rapporto cliente tipografo. Forse le
commissioni, un giorno, passeranno solo attraverso le caselle postali, i telex, i telefax e, come bello dire,
chi pi ne ha pi ne metta. Lafflato comunicativo del mercanteggiamento si incrina a causa del ritmo
sempre pi serrato della vita moderna. Il tempo sempre pi tiranno, altro che maestro in ogni cosa, come
diceva il filosofo. Vecchi assiomi di stampo speculativo vanno completamente rivisitati.
Un giorno ho appiccicato un cartello sulla vetrina della mia bottega di Via Purgatorio, dove si leggeva: 100

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carte da visita in omaggio a chi lascia trascorrere almeno un secondo tra una bussata e 1altra. Lutente
appare sulluscio trafelato, dipendente di una cinesi perpetua, stressato dal traffico urbano, intensissimo
nella cintura vesuviana ed in ispecial modo a Torre del Greco, dove la carrabilit ferma a quella
barrocciabile, modificata solo dal catrame. Egli ha appena la forza di dire: Mi serve il tipografo, fate voi.
Quante volte devo dar corpo alla vaga idea del cliente, traducendo il pensiero in modello di stampa, creando
in esso il messaggio rivolto agli utilizzatori, a loro volta sprovveduti e distratti, come quasi tutti i recepitori
di messaggi pubblicitari stampati, corrotti dai concorrenti mezzi di comunicazione moderni.
Tra i lavori artigiani presunti per fare quattrini, quello tipografico il meno indicato, a meno che il danaro
non lo si stampi direttamente, ammesso che si abbia le attrezzature costose e specifiche per farlo. Oggi, e
non unaffermazione di comodo, chi sceglie di fare lartigiano tipografo, nella terra vesuviana, incappa, per
dirla in frase fatta, in una brutta gatta da pelare. Il fisco ha educato gli artigiani, i sindacati hanno dirozzato
gli imprenditori ed istruito i dipendenti, e sta bene, ma lavventore, a riguardo, chi lha aggiornato?
LE ROTATIVE STEREOTIPICHE
Ritorniamo a noi. Le rotative sono le moderne macchine da stampa per antonomasia. Questa
generalizzazione si diffusa attraverso il cinema e la televisione che hanno sempre mostrato immagini
eloquenti di rotografia su ogni argomento concernente le arti grafiche. Esistono delle rotative che producono
tuttaltro che giornali. Prima di ogni cosa la carta introdotta non a bobine, ma a fogli sciolti. In queste
macchine, oramai in disuso, il piano portaforme fu sostituito da un cilindro su cui viene fissata una impronta
stereotipica della composizione tipografica, allo scopo di eliminare larresto di fase dellandirivieni tipico delle
macchine tradizionali da piombo, tutto appannaggio della velocit di stampa. Le rotative con lintroduzione
a bobina, invece, furono costruite per i quotidiani. Innanzitutto esse comprendono in una sola combinata
tanti gruppi rotanti con pressione di stampa e rulli inchiostratori autonomi; in secondo luogo la bobina,
sfruttando il principio della ruota, come i cilindri di impronta e di pressione, elimina il sia pur fulmineo arresto
del mettifoglio, in modo da consentire al complesso meccanico velocit incredibili. Le rotative in genere
hanno invaso il mercato mondiale, esse, oltre ad obbedire al principio della ruota, si conformano
allepidemica mania delluomo di voler superare la velocita della luce, allo scopo di fermare il tempo e
procurarsi finalmente limmortalit. Ma le corse moderne provocano solo infarti, ictus e, bene che vada,
alimentano lansia sempre crescente, e lansia non altro che il polo positivo dellangoscia.

LA CULTURA NAPOLETANA AI TEMPI DI GUTENBERG


Preceder, guarda caso, largomento della trionfante stampa offset, cio il sistema che ha completamente
soppiantato la scoperta gutenberghiana, con unaltra sosta nella storia relativa al periodo in cui larte nera
veniva ideata. Nel Rinascimento vi furono a Napoli miniaturisti di grande prestigio che tuttoggi si possono
apprezzare attraverso le opere del tempo aragonese. I codex miniati rinascimentali, bench considerati
nella sfera dellarte minore, sono diversi e di grande rilevanza storico-artistica. Ormai 1Italia vanta da
tempo una cultura artistico letteraria, come dire, aborigena, che attinge sempre meno, non gia le influenze,
ma le importazioni di moduli culturali europei, come ai tempi delle dominazioni. Nel periodo aragonese
giunsero a Napoli anche numerosi artisti catalani che lavoravano in stretta collaborazione con gli amanuensi,
non solo, ma anche con i prototipografi, pure se i tomi prodotti con la scriptura artificialiter venivano
illustrati, in larga parte, usando il bulino xilografico anzich il mestichino per minio e vernice, o lo stilo, il
calamo e la penna doca.
Nella vasta biblioteca aragonese miniaturisti e calligrafi lavoravano, come si suol dire, a tutto spiano, dietro
smorfie rinitiche dei calligrafi quando passavano loro, appunto sotto il naso, le imitazioni tipografiche. Gli
aragonesi lasciarono evolvere la cultura letteraria a Napoli, sia latina che volgare, dove si distingueva il
celebre Giovanni Pontano, il quale, forse per la prima volta nella storia, compi uno sforzo per allargare la
cultura a tutte le fasce sociali dellItalia meridionale. Un po come faceva a Firenze Lorenzo il Magnifico.
LAccademia, appunto, pontaniana, si avvalse, tra 1altro, di uomini illustri, come il Panormita e il
Sannazaro. Il Centro di Studi, fondato per dal Panormita, costituiva il Centro Umanistico Napoletano, dove
venivano compiute opere di filologia ed esegesi, di storiografia e di traduzione di testi antichi. La stampa a
caratteri mobili ha certamente contribuito a tramandarci la cultura dietro la moltiplicazione in serie degli
scritti, poich le copie singole dei codici, visto i saccheggi e le devastazioni belliche, potevano lasciar
dissolvere nel nulla numerose notizie storiche e letterarie delle pi particolareggiate.
Ma la pigrizia mentale dei circumvesuviani, favorita pure dallevasione teleiconografica e dal sole generoso
nelle giornate lavorative sempre pi corte, rende inusitate le torme di tomi accatastati nelle librerie. Solo le
targhe stradali ci ricordano la storia, 1arte, la letteratura. Molti giovani frequentano la mia bottega
artigiana, in prossimit degli esami, per fotocopiare stralci libreschi in massima riduzione ottica, da celare o
mimetizzare nelle cintole o nelle cavit pi recondite dellabbigliamento, a causa dellendemica incapacit di
coordinare e memorizzare la materia studiata, o forse solo letta, tra un disco ed un video dei big pi in voga.
Una persona su cinque frequenta gli studi regolari per 1interesse dello studio in se. Dileggiata dai colleghi,

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per giunta, quale secchiona, pedante, introversa. Le Universit pullulano di matricole. Diversi studenti, per,
studiano non gi solo per lamore del sapere, ma per il prestigio che il pezzo di carta d. Alcuni ancora
ritengono la cultura come strumento di intimidazione, come potere aulico che eleva a ranghi superiori.
Un sentimento antico di riscatto di un popolo proveniente da un analfabetismo secolare; se generalizzato,
pero, perde della sua forza e della sua stessa essenza, e quello che si sta verificando. Ma diceva Galilei: La
differenza che passa tra un filosofo ed un laureato in filosofia e quella che intercorre tra un artista che crea
la sua opera darte e uno che la copia. Per contro, un fatto e ormai lapalissiano. La maggiore parte delle
nevrosi si riscontrano nelle societ dove il sapere, la cultura, la civilt sono pi avanzate. Il fatti non foste per
vivere come bruti... dantesco oggi discutibile alla luce della psicologia moderna. Lo conferma il nostro
vecchio motto: Chi capisce patisce, e 1espressione: Pathos creativo, ecc. Questo dimostra come il sapere,
le speculazioni cogitali e la tendenza allanalisi complichino la vita. Il popolo napoletano per millenni
vissuto lontano dalla cultura dottrinaria, sostenendo, invece, la sua filosofia di sopravvivenza tollerabile;
oggi nevrotizzato dalla civilt occidentale va in conflittualit, come tutti. Le azioni reattivo-difensive sono le
solite: estremismo politico o passivit religiosa, coscrizione malavitosa, suggestioni poetiche e
liberalizzazione (?) della sessualit, questa lunico esorcismo valido, sessualit espletata confusamente e
compromessa dallAIDS, per rendere ancora pi precaria lera atomica. Sar nel giusto Freud quando dice:
La vita umana era cosi meno infelice prima di ogni cultur e di ogni tendenza civilizzatrice?
Allepoca della scoperta della stampa Lorenzo il Magnifico insisteva con gli studi filosofici, mentre a Napoli,
finalmente, si ebbe una fioritura poetica. Lumbro Pontano, segretario di stato al servizio degli aragonesi
fece valere anche le sue doti oratorie, ed insieme a Lorenzo Valla furono i pilastri della cultura napoletana
dellepoca. Non di meno si distinse il Sannazaro con le sue opere teatrali destinate ad una speciale
recitazione, la quale si accostava alle tiritere dei vecchi giullari di corte. Si dedic pure ad una poesia in
volgare, ma si espresse in latino nelle sue maggiori opere. Nel XV secolo nasce una prosa popolare che
incomincia a liberarsi dai dottrinarismi e va sempre pi incontro alla massa. Masuccio Guardati, alias il
Salernitano, amalgama la lingua col dialetto napoletano ed il latino. Le sue novelle furono date alle stampe,
invece che agli amanuensi, favorendone, cos, la diffusione popolare, per modo di dire, perch, superfluo
reiterarlo, coloro che sapevano leggere erano una minoranza.
La tipografia napoletana prendeva consistenza, ma il maggiore mezzo di diffusione delle opere popolari era
il teatro con lespressione verbale, comprensibile da tutti. Lanalfabetismo, ancora massiccio, arrestava la
produzione di libri di carattere divulgativo. Dovranno passare ancora dei secoli prima che la massa dei
vesuviani possa far involare la fantasia attraverso la lettura di un libro. Quando, pero, questo accaduto, il
tomo, col suo fascino peculiare, prodotto da officine fuligginose a misura duomo, con la fatica fisica e
mentale che caratterizza ogni arte applicata, realizzato con sudore ed emicranie, viene fagocitato dai nuovi
espedienti dellinformatica che esclude 1uomo dalla partecipazione diretta, emotiva, epidermica, olfattiva,
al lavoro. Si estingue il vociare logorroico dei tipografi napoletani; scompare lunto e la fuliggine delle
attrezzature ed il fragore delle pianocilindriche. Le moderne officine sono ben linde ed opali, vi impera uno
strano, glaciale silenzio. Ambienti chiari, silenti ed asettici come gli ospedali. La produzione tocca vette mai
raggiunte. Danaro a valanga, successo commerciale. I diagrammi produttivi e finanziari sono in continua
ascesa, in contrapposizione a quelli affettivi. Si nota una gelida solitudine, pi nessun calore umano,
nessuna forma damore.
LITOGRAFIA, MADRE DEL SISTEMA OFFSET
La vecchia litografia, da cui deriva la moderna stampa offset, prevede come matrici delle pietre speciali, le
quali vengono trattate e disegnate con particolari vernici grasse, gomma arabica ed acido nitrico; risciacquo
ed olio di trementina. La tintura di asfalto rid il grasso al disegno, mentre le altre zone della pietra ricevono
solo acqua. Una volta inumidita la pietra, solo il disegno accetta 1inchiostro dal rullo. Questa tecnica viene
ancora adoperata da quegli artisti che desiderano riprodurre in serie le loro opere. Per la stampa utilizzano
un torchio simile a quello usato da SENEFELDER agli inizi del 1800. La moderna stampa offset, come ho gia
detto nelle pagine precedenti, si basa su questo principio. Le pietre litografiche sono state sostituite con
pratiche e leggerissime lastre di zinco e specialmente di alluminio, oggi presensibilizzate da ditte altamente
specializzate, montate sui cilindri rotanti consentono alte tirature a velocit sostenuta. Le lastre, come gia
descritto, vengono preparate dietro la realizzazione di un montaggio fototecnico separato. Il calcolatore
sostituisce la gloriosa Linotype (che in questo momento mi piange sotto le mani). Il computer stabilisce in
completo automatismo i valori e le caratteristiche della composizione. Il sistema fotocompositivo utilizza
tutti i tipi di caratteri nelle diverse grandezze, stabilendone elettronicamente la disposizione, gli intervalli,
ecc. Il cervello ha racchiuso in se, e miniaturizzati nei sofisticati circuiti, una intera officina tipografica. E
come se non bastasse, il testo e gli schemi composti vengono integralmente memorizzati in maniera che
1operatore pu visionarli e modificarli come e quando vuole. Alla fine tutti i dati di un composto vengono
impressionati su disco per essere eventualmente rimanipolati in futuro.
LE MACCHINE OFFSET

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Offset significa in inglese riporto, poich 1impatto sulla carta non avviene direttamente dalla matrice, ma da
un cilindro rivestito di telo gommato che raccoglie 1impronta da essa. Mentre, per, le composizioni
tipografiche da piombo sono formate a rovescio, cio con le scritte da destra a sinistra, poich quando
baciano la carta risultano diritte, le lastre offset vengono impressionate diritte, si rovesciano sul caucci per
riaddrizzarsi sulla carta.
Le normali macchine offset monocolori sono strutturalmente di semplice concezione meccanica, ma pi
perfette nei sincronismi e nei contatti rispetto a quelle da piombo. Una tipografica da discreti risultati anche
quando non e perfettamente a punto, mentre una offset, anche dietro una lieve sfasatura, o una cattiva
regolazione dei cilindri d risultati di stampa inaccettabili. Una macchina offset monta strutturalmente tre
cilindri: quello portamatrici, quello di trasporto (rivestito di caucci), e quello di stampa o pressione. I cilindri
sono di uguale diametro e girano simultaneamente. Il gruppo dei rulli inchiostratori simile a quello delle
macchine tipografiche, ugualmente un rullo si accosta al cilindro di calamaio ad ogni giro per attingere la
giusta quantit di inchiostro e trasferirla al gruppo dei rulli inchiostratori. Gli ultimi rulli vanno a contatto
della lastra. Un altro gruppo di rulli provvede ad inumidire la matrice ogni volta prima dellinchiostrazione.
LOFFSET ASETTICA E BUROCRATICA
La stampa offset si oramai diffusa a macchia dolio nelle grandi e medie tipografie campane. E un peccato,
per certi versi, che il lavoro creativo a misura domo debba finire schematizzato e codicizzato. Lo stampato
eseguito, per cos dire, a mano, viene davvero svolto, per dirla in chiave retorica, col braccio, con la mente
e col cuore. Lindustria, in un futuro prossimo, accetter i lavori di piccola entit solo se passano sotto
schemi di progettazione codicizzati e combinati con altri lavori per coprire i formati di macchina. Il piccolo
tipografo impegnato fa del suo lavoro la completezza della sua personalit, come la donna lo fa con la
maternit, perch plasma e modella col tocco delle dita gli elementi meccanici della composizione come
fossero sculture di argilla, sino ad esclamare michelangiolescamente: Perch non parli! Poi si guarder bene
di sfasciare tutto con un martello...
A compiere il capolavoro e la maestria dei miei colleghi torresi e campani tutti, ed una certa spinta nevrotica
per garantire le giuste dosi di: pathos creativo, abnegazione, sacrificio e, diciamolo pure, la disposizione alla
perdita di tempo, l dove il modesto, sudato provento rimane un fatto marginale. Lartigiano appartiene al
popolo, 1industria alle multinazionali, facile tirare le somme. Gli stampati personalizzati diverranno
proibitivi. Lindustria capitalistica (come in tutto il libro: non faccio politica), tende a soffocare tradizioni e
folklore, perch vuole il popolo prima suo lavoratore dipendente, poi consumatore, tutto appannaggio del
plusvalore. Non servito a nulla il secolo di messianismo marxiano. Gli addetti ai lavori che mi seguono
possono interpretare, in queste parole, unapologia al piombo fuso e una denigrazione allavanguardia
tipografica.
Dir subito che le intenzioni di questo libro sono sentitamente costruttive, affatto recriminatorie. Lo possono
confermare i miei colleghi artigiani di Torre del Greco con i quali ho sempre un dialogo aperto, a parte
qualche lieve screzio di carattere concorrenziale. Si prendano le mie parole come osservazioni acritiche
anche se talvolta compare una parvenza polemica. Sia chiaro una volta per tutte che io amo e rispetto tutta
la famiglia planetaria dei tipografi, sia il nipote bottegaio che il nonno industriale pedissequo al sistema. In
pi so valutare bene il salto produttivo e qualitativo delle nuove tecnologie offset, i problemi che postulo
sono di natura diversa e credo di averli abbastanza designati. E probabile, devo riconoscerlo, che alcune
considerazioni siano piuttosto soggettive. E la deformazione professionale di un bottegaio a mezza strada
tra larte applicata e la filosopsicopoesia. Colui che mi vede operare nella mia bottega artigiana di Via
Purgatorio, saltare qua e l, in quei settanta metri quadrati di terraneo polveroso, tra la pianocilindrica e la
Linotype, fra la pressa dei timbri e la carretta dei manifesti, sa che ho precluso sul nascere ogni forma di
ambizione incrementizia ed economica. Questa presupporrebbe compromessi ed intrallazzi che non
rientrano nel mio ordine di idee.
Un cliente di Via Montedoro mi dice spesso: Mari, mi sembri Diogene nella botte. Un altro di Via Cesare
Battisti convinto che sia affetto da manie di piccolezza. In tutti gli eccessi vi sono disturbi della personalit.
La perfezione, la normalit non sono universali. Ogni uomo, nel bene e nel male risponde coi risultati
della sua et evolutiva, condizionato da fattori ambientali, da problematiche domestiche. Laltruismo dice
Roberto Gervaso non altro che il rimorso dellegoismo. Spesso la bont e la dolcezza affettate si celano
sotto pulsioni aggressive.
Ma cosa vogliamo da questo povero uomo, da questa scimmia intelligente che sublima la libido distorta in
centomila attivit umane. Cosa vogliamo da questi uomini maschi, forse gelosi della maternit, come la
donna del pene, che esaltano il loro modesto lavoro, che si completano in esso, che fanno delle loro
botteghe, talvolta, tanti covi uterini. Non mettiamoli tutti nei capannoni insieme ai robot, numerati come
carcerati, spersonalizzati e svirilizzati dalla potenza delle macchine. Salviamoli dalle conseguenze esiziali
della cieca corsa delluomo verso il pozzo senza fondo del desiderio di danaro, il cosiddetto sterco del
diavolo.
Oggi lutente si rivolge ancora a noi bottegai tipografi per la realizzazione di carta da lettere e biglietti da
visita. La prima cosa che esige il contatto diretto col titolare della bottega. Il lavoro viene discusso,
modificato e trasformato, tra un caff centellinato ed una Marlboro, che spesso brucia da sola in un angolo.

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Talvolta si sfocia in argomenti che esulano dal lavoro, alla fine si mercanteggia e spesso non ci si mette
daccordo. Poi il cliente ritorna, ha perduto la traccia, si ricomincia daccapo. Quindi si procede finalmente alla
realizzazione dello stampato con unaltra esperienza umana acquisita. Qualche perplessit costringe a
ricontattare il cliente, altri scambi di idee mentre si raggiunge la comune soluzione. Alla consegna
lavventore sar appagato e soddisfatto ad un costo moderato, riforme legislative e fiscali permettendo.
Lindustria grafica, invece, offre come primo traguardo lufficio accettazione, dove il lavoro viene sottoposto
allattenzione di grafici e designer di fama interregionale. (Fatti il nome e piscia a letto, diranno che hai
sudato). Ma andiamo avanti. I designer hanno tutti dei nomi esotici, come gli artisti dello spettacolo,
sembrano gli psicoanalisti della stampa. Sempre sussiegosi e perentori. Sulla parete dietro la scrivania di
pura pelle di ermellino vi un poster rappresentante un marchio di una. multinazionale. Laustero designer
aggiunger che quellidea costata mezzo milione di dollari. Lavventore si deterge dalla fronte il primo
madore, poi vorrebbe scappare, ma oramai dentro, si rende conto che pagher a caro prezzo la sua mania
di snobbare. Alla fine lutente, dopo veri e propri diverbi, dovr accontentarsi dei caratteri trasferibili e di un
marchio di tipo generico, che somiglia sempre a quello di una nota fabbrica di provoloni. La bozza passa
allufficio amministrativo; poi ritorna allufficio grafico per la conferma dordine sotto le facce disgustate dei
barbassori. Dopo un congruo acconto, loriginale passa in sala composizione elettronica, prima vagliato e
valutato da unequipe, quindi purificato da mediocrit linguistiche; indi in camera oscura, sui tavoli luminosi,
nel reparto lastre e, dulcis in fundo, nellofficina di stampa, che sarebbe il terzo girone. Il lavoro, ordinato a
Natale sar pronto a Pasqua. Il cliente si guarder bene, in futuro, di rimettere piede in quella bolgia,
ridimensioner le sue idee rilevaticce e appena gli capiter un bottegaio tipografo sotto mano lo abbraccer
e lo bacer a mo di emigrato.
I dirigenti delle industrie grafiche mi perdonino lardire ancora una volta. Mi scusino per lironia e la maniera
iperbolica di dire delle loro signorie. Bando agli scherzi da prete e andiamo avanti. In realt i grossi
complessi nemmeno possono prendere in considerazione lavori di piccola entit a causa di difficolt
strutturali ed amministrative. Il mio era solo un ironico, pietoso grido di speranza associato ad una timida
proposta: che i poveri utilizzatori di stampati di piccolo taglio, una volta estinte le botteghe, vengano trattati
almeno nel modo anzi descritto. E comunque doveroso ricordare che le industrie grafiche napoletane,
malgrado le palesi difficolt gestionali degli ultimi anni, sostengono una buona fetta di livello occupazionale
della categoria. Molti non chiudono i battenti sol per salvaguardare i posti di lavoro. Ci e ammirevole. I
risentimenti dei tipografi nei riguardi dei vecchi padroni despoti e sfruttatori vanno via via dissolvendosi.
Forse oggi bisogna combattere il risentimento dei titolari nei riguardi delle nuove leve. Non improbabile,
per certi versi, che insieme allestinzione delle botteghe, alcune industrie tipografiche possano anche
retrocedere nel rango di tipografie artigiane. Auguriamoci che ci non accada mai! E, credetemi, in questo
ambiguo carosello di parole, non sto acciaccando e medicando tenendo fede al proverbio che dice: Per vivere
comodamente bisogna accendere una candela a S. Antonio e una al diavolo. Le trovate goliardiche sono
fatte cos. E difficile discernere quando uno scherza o quando fa sul serio. Ciascuno la interpreti a modo suo.
Intelligenti pauca.
Ma al di la dellambiguit e dei doppi sensi, grazie a Dio i nuovi dirigenti dazienda hanno una condotta
moderata. Vi molto pi rispetto della dignit individuale e maggiore adeguatezza remunerativa. E
indubbio che i dipendenti abbiano acquistato pi decoro. Vanno fortunatamente scomparendo anche i
delatori che hanno fatto il gioco degli ultimi baroni della carta stampata. In quasi tutte le aziende
tipografiche campane si respira unaria diversa, pi onesta pi democratica.
IL PROCEDIMENTO OFFSET
La stampa offset, essendo planografica, (cio bianchi e scritte sullo stesso piano), non richiede
1avviamento tipico della stampa tipografica, poich non vi necessita di taccheggio (livellamento degli
elementi tipografici usurati dagli impieghi precedenti, livellamento tra caratteri e clich, ecc.). Comunque
lievi taccheggi, in offset, nella misura di centesimi di millimetro vanno praticati sotto il caucci nelle zone
intense di nero o la dove il caucci presentasse delle lievissime deficienze. La stampa offset va
costantemente controllata. I cilindri vanno puliti periodicamente nel corso di lunghe tirature, poich il
pulviscolo della carta o altre interferenze possono provocare alterazioni allimmagine impressa sulla carta.
Di estrema importanza la giusta dose dacqua. Una insufficiente umidit della lastra causa aloni e macchie
indesiderate; una umidit eccessiva, invece, provoca la scomposizione della viscosit dellinchiostro. Acqua
e inchiostro diventano una dannosa miscela che causa mancanza di corpo nella tinta e conseguenti effetti di
sbiadimento o chiazze irregolari. Lavviamento di un lavoro offset richiede meno tempo di quello che occorre
per uno tipografico, ma consuma pi carta per gli scarti. Una composizione tipografica, per, regolata per
bene ed avviata consente lunghissime tirature, con solo sporadici controlli relativi allalimentazione della
carta, dellinchiostro e alleventualit che un margine possa raggiungere la superficie dei caratteri
comparendo sulla carta nella sua bella forma geometrica. Mentre per la stampa tipografica ogni tipo di carta
si rivela idoneo, per quella offset bisogna fare una scelta oculata anche in relazione al tipo di lavoro da
eseguire. La carta subisce, come ho gia detto, delle trasformazioni dimensionali, sia per influenze
atmosferiche che per stiramenti meccanici dovuti alla pressione offset e allumidit che la caratterizza. Nelle
grosse aziende vi sono degli appositi locali atti al condizionamento della carta. Bisogna scegliere tipi di carta

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idonei alle policromie sovrapposte, perch non si abbiano variazioni di stabilita dimensionale, specie nelle
macchine monocolore. Lumidit mal regolata pu causare il rigonfiamento delle fibre provocando
1allungamento della carta fino a 1 millimetro. Essa deve accedere in pressione con la fibra a favore per
evitare deformazioni.

LE ROTATIVE OFFSET
Le macchine offset comuni vanno da un formato minimo di 35 x 50 cm. a un massimo di 140 x 200 cm. E
inutile ripetere che per formato macchina sintende la misura massima del foglio introducibile. La velocit di
stampa varia dalle 6000 alle 10.000 copie orarie in relazione al formato e alle caratteristiche costruttive. Le
macchine offset pluricolori dei grandi complessi assicurano praticit e velocit, in pi i controlli sono
automatici. La carta non subisce soste che favoriscono 1alterazione dimensionale. Eventuali errori cromatici
o di registro vengono corretti elettronicamente. Le rotative offset con immissione di carta a bobine hanno in
media cinque gruppi stampa. Il quinto, posizionato allingresso, e a secco e serve solo al preventivo
stiramento della carta. Queste macchine a bobina non ottennero molto successo al loro apparire sul mercato
editoriale, anche per la concorrente stampa rotocalcografica. Lavvento della fotocomposizione ha ribaltato
le cose perch un gran numero di quotidiani le adotta sostituendole alle rotative stereotipiche tipografiche.
E chiaro che le rotative offset da giornale hanno un numero di gruppi stampa relativo alla quantit di pagine
del quotidiano.
IL SISTEMA ROTOCALCO E LO SNOB
Il sistema rotocalco procede di pari passo con la stampa offset, grazie alla altrettanto elevata velocit che
consente. Mors tua vita mea anche per i sistemi di stampa. La miniatura, ad esempio, tendeva a scomparire
nel XV secolo per favorire la xilografia, compatibile con i caratteri di piombo. In quel tempo il procedimento
calcografico, padre della moderna rotocalcografia, veniva adoperato separatamente e solo per stampe
darte o similari, l dove non vi fosse presenza di testo.
Ma al centro dei fatti culturali del Cinquecento napoletano inoltrato fu 1affermazione del libro stampato
dietro le spinte precedenti di Francesco Del Tuppo, malgrado il vicereame non contribuisse sufficientemente
alla diffusione della cultura. Forse si avvertiva il sentore che la letteratura, per altro diffusa dalla stampa,
potesse aprire gli occhi persino al popolo analfabeta tentato dallerudizione. Una cosa certa: Napoli stagn
culturalmente in una stasi di un paio di secoli. Per conseguenza la tipografia napoletana fu soffocata sul
nascere. Malgrado tutto, allarte tipografica partenopea di quel tempo contribuirono molti nomi illustri
dellUniversit di Napoli, come Giovan Tommaso Zanca, Giovan Bernardino Longo, ecc. Vi fu, in seguito,
qualche tipografo famoso come Mattia Canger, ma la maggioranza delle opere letterarie venivano stampate
a Venezia dal famoso Aldo Manuzio. Nacque anche una editoria napoletana coi relativi librai, ma lo sviluppo
era lentissimo per volont dei vicer. Certo si era ben lontani dai prodigi della stampa rotocalco e dal famoso
Mattino illustrato. Se linvenzione della stampa a caratteri mobili avesse incontrato a Napoli regimi pi
favorevoli alla cultura, la tipografia napoletana non avrebbe avuto nulla da invidiare a quella veneziana. Ma,
risaputo, i se non fanno storia, ed i poveri circumvesuviani, una volta per una ragione, una volta per
unaltra devono sempre ingollare bocconi amari.
Oggi tutte le riviste illustrate di grossa tiratura, a cadenza ebdomadario, vengono stampate in
rotocalcografia. Come ho gi accennato nelle pagine precedenti, la stampa rotocalcografica avviene
attraverso cilindri-matrici acidati similmente ai clich tipografici. Linchiostro viene spruzzato sulla
superficie dei cilindri per depositarsi negli alveoli incisi. La carta, aderendo al cilindro, assorbe il colore dagli
alveoli e rimane bianca nelle zone alte dellincisione poich tale superficie viene pulita da unapposita racla
prima che la carta aderisca al cilindro matrice. Queste operazioni avvengono in frazioni di secondo. La
stampa rotocalcografica e cilindrico-diretta, vale a dire che, a differenza della matrice offset = riporto (sul
caucci), il cilindro rotocalco impronta direttamente la carta, per cui 1incisione delle scritte e disposta a
rovescio come per il sistema tipografico. I cilindri-matrice possono essere incisi su se stessi o essere di volta
in volta rivestiti da lastre di rame incise. Linchiostro e molto fluido, come quello flessografico. Nelle
macchine veloci viene spruzzato a getto-fontana. Linchiostrazione avviene in reparti chiusi, a prova daria,
onde evitare levaporazione dei solventi, molto volatili, i quali hanno la propriet di asciugarsi non appena
avviene limpatto di stampa, in maniera da consentire le successive, immediate sovrapposizioni di colori.
Nessuna tipografia artigiana, per ovvi motivi, adopera il sistema rotocalco, esso prettamente industriale.
I canoni creativi relativi alla grafica sono inferiori rispetto a quelli tipografici ed offset perch seguono schemi
di impaginazione standardizzati e ripetitivi, a parte le elaborazioni pi o meno artistiche della grafica
inserzionistica, che viene comunque realizzata in studi grafici scissi sia dalla redazione che dalle officine
rotocalco. La televisione spesso ci porta in questi ambienti ormai tutti convertiti ai computers, dove le
strutture interne rivelano 1aspetto tecnologico avanguardistico. Queste immagini suggestionano gli

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spettatori condizionandoli a generalizzare sulla realt strutturale delle officine tipografiche in genere, dalla
bottega allindustria. Come si ignora la funzione romantica della carrozzella nel traffico cittadino, cosi le
botteghe artigiane, allocchio corrotto delluomo moderno, diventano le carrozzelle delle arti grafiche,
anacronistiche ed antiprogressiste.
Poi ce lo snob. Egli sempre impeccabile nellaspetto esteriore. Difficilmente non ha segatura nel cervello,
come le donne belle che non si coltivano mai dentro, e poich Daniel Mussy dice: La bruttezza ha un
vantaggio sulla bellezza, dura, quando superano la soglia della senilit si disperano. Lo snob muove il passo
indugiando. Infine ferisce 1ingresso della mia tapina bottega di Via Purgatorio. Innanzitutto pretende che io
abbia i pattini ai plantari perch non attende pi dun secondo e gi manifesta 1impazienza tamburellando
coi polpastrelli sul banchetto di accettazione. Poi storce tutto, naso, bocca, occhi, collo. Bisogna
riconoscergliene 1abilit. Mi chiede, schivo ed austero dove 1ufficio, ed io gli rispondo che non c. Allora
mi chiede dove la segretaria, il fattorino, il proto, ed io gli rispondo che non esistono. A questo punto lo snob
d piglio alla tiritera: ...che nel meridione siamo arretrati di cento anni, (Meno male, si contenta di poco),
...che siamo retrivi ed antiprogressisti, ...che la sera andiamo a letto con le galline perch ci piace
proliferare, senza apprendere i progressi dalla televisione. Allora gli faccio notare che per emergere bisogna
scendere a compromessi, condividere illegalit, in alcuni casi divenire malvagi ed egotisti e, in ultima analisi
persino cruenti. Lo snob poggiando il palmo della mano sinistra a manca del torace e mostrando tutti i
trentadue denti finti sfiata un sonoro, irritante, odioso Embe?.
Lenito il rovello intuisco che la cornice somatica dellinterrogazione cela lintenzione spocchiosa di ostentare
lanello di brillanti e alcuni disgustosi denti doro incastonati nella protesi totale. Aggiunge Purch ci si
adegui, si salvi la faccia, si appaia secondo le convenzioni. Egotisti o succubi, non ve alternativa. Non ce
conclude lo snob neppure una poltrona, una sedia, che so, uno sgabello, per non dire un trono, in modo da
sedersi e polemizzare un paio dore, e alla fine, se 1avr vinta, vi ordiner i cento biglietti da visita?. Ah
s rispondo tronfio un posto dove sedervi ce 1ho, ed pure comodo, rilassante, potrete adagiare i vostri
bei glutei profumati e, su preterizione, mica vi dico che il cesso e che si trova dietro quella porticina in
fondo a sinistra.
LE MACCHINE ROTOCALCO
Come si pu ben immaginare quel cliente 1ho perduto per sempre. Da quel giorno frequenta solo le grosse
industrie, quelle delle pluricolori offset e rotocalco. Nelle aziende rotocalcografiche le piccole macchine
monocolore ad immissione a foglio singolo sono pressoch simili a quelle offset. Chiaramente si
differenziano nel tipo di matrice, nel sistema di stampa diretto o indiretto e nel metodo dinchiostrazione. La
macchina rotocalco a foglio permette di sfruttare appieno la qualit consentita dal sistema poich la loro
velocit relativamente ridotta, rispetto alle macchine rotative, favorisce la costanza delle registrazioni fatte
in fase di avviamento e, innanzitutto, non si verifica la precoce usura dei cilindri-matrice. Le macchine
rotocalco pi diffuse sono quelle rotative dei grandi complessi editoriali. Esse sono dei veri e propri mostri di
produzione. In quelle pi moderne la parte elettronica esegue in completo automatismo la regolazione di
tutti i dispositivi di controllo. Queste macchine gigantesche sono combinate, alluscita dei vari gruppi
stampa, con tagliatrici piegatrici ed infine cucitrici. Lalimentazione della bobina di carta, il percorso, il
registro dei colori, sono simili a quelli delle rotative stereotipiche od offset. Lessiccazione dellinchiostro
avviene con getto daria per favorire 1evaporazione repentina dei solventi. Oltre alle riviste illustrate le
rotative rotocalco stampano libri, carta da imballo, giornali illustrati, valori bollati, fotoromanzi, e via
dicendo. Queste macchine diaboliche stampano migliaia di riviste al giorno in una sola fase di lavoro, a
prescindere dalla preparazione preventiva delle matrici. I cilindri rotocalco girano vorticosamente su se
stessi annaffiati dalla sorgente dinchiostro liquido, la cui eccedenza viene eliminata da una racla a perfetto
contatto dei cilindri stessi, mentre il chilometrico nastro di carta scorre velocissimo tra i cilindri- matrice e
cilindri-pressione rivestiti di gomma, con una precisione micrometrica. Alla fine le pagine impresse pi volte
successivamente, subito asciutte, tagliate piegate e spillate sono pronte per la distribuzione nelle edicole.
Cose da far strarivoltare Gutenberg nellavello.
ROTOCALCO OTTIMO BUSINESS
La stampa rotocalco, come ho gia detto, non ha nessun punto in comune con quella dei caratteri mobili, da
sempre. Mentre la tipografia gutenberghiana ha favorito la fioritura di centinaia di milioni di tipografie in
tutto il mondo, la calcografia, da sistema secondario, si e trasformata, in questo secolo, in sistema primario
industrialmente parlando. Non ho mai saputo dedurre, dalle note biografiche del Maestro di Magonza, se egli
ponesse la sua scoperta sotto un profilo idealistico culturale-artistico, o la vedesse come punto di partenza
di una progressiva ascesa industriale. Non ho compreso, cio, se rientrasse nel suo ordine di idee una futura
evoluzione e trasformazione della scoperta, in maniera tale da capire di gettare le basi per un vero e proprio
gigantesco business planetario. Ci che sconcerta, sfogliando i manuali relativi alle arti applicate in genere,
la scissione oculata della materia tecnica da quella umana. Basta osservare i manuali di fotografia, di
disegno, ecc. Si tratta di mezzi strettamente connessi alla sfera sensitiva delluomo, ma si d prioritaria
importanza al mezzo e non al fine. Nei manuali primeggia sempre 1indirizzo didattico formativo e 1utilizzo

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pratico commerciale, ma la poesia, da cui si dipana larte applicata, rimane in penombra. Questo libro, pur
articolato su di unossatura tecnica, si spazia senza frugalit sullaltra faccia dellarte applicata, senza nulla
togliere allautorevolezza della letteratura settoriale tipografica.
Lartigiano tipografo della mia terra lontano dai traffici del business multinazionale a cui, spesso,
asservita la stampa rotocalcografica. Egli, tapino bottegaio sognatore e romantico, che fa scorrere i suoi
anni tra le carrette pianocilindriche e gli avventori sprovveduti e frettolosi, per cui sar docente, praticone,
imbonitore e poi tipografo. Si dice che a Napoli i dirigenti (traduzione neologistica del vecchio lemma
padrone), abbiano fatto tutti la gavetta, partiti, cio, dal rango di artigiani tipografi. Non possono obliare,
loro, che non v arte applicata senza la componente emotiva in tutta la sua sfera. Afflato comune
alloperatore ed al richiedente sino agli utilizzatori. Al di l di questa dimensione rimane la meccanizzazione
e la prioritaria commercializzazione del prodotto artistico che seguir leggi di mercato come gli schemi
precostruiti e ripetitivi.
Il prodotto artigianale tipografico, anche nel contenuto, condizionato via via dal popolo; esso viene
modellato e modificato in relazione ai sentimenti comuni, al costume, al folklore, agli avvenimenti. Molti
stampati tipografici sono peculiari alla singola regione. La gioia e il dolore di un popolo, soprattutto, si
riflettono nelle opere degli artigiani. La materia tecnica con quella umana, specie alle pendici del Vesuvio, si
fonde. Molti tipografi artigiani della mia terra, cari milanesi del business rotocalcografico, non
scambierebbero la loro travagliata posizione per traguardi pi ambiti, (da voi naturalmente). Cosi come gli
ultimi nostalgici napoletani non baratterebbero il loro basso per un attico a Via Orazio. Neofobia,
autolesionismo, orgoglio immaturo, nostalgia patologica, potete pensarle tutte, ma non potete
negare che la felicit soggettiva. Non si creer mai un modello di felicita universale, altrimenti al mondo ci
sarebbe una sola ideologia. Malgrado le apparenze, il degrado voluto da una minoranza sopraffattrice e dal
progresso asettico, nonostante la confusione generale, la babele urbana e domestica, il popolo vesuviano
rimane sentimentale. Abbiamo impiegato secoli per divenirlo, sono pochi cinquantanni per convincerci a
portare cuori artificiali. Nellendemica corsa al potere economico che ha colpito pure la cintura vesuviana, vi
e chi scarta 1ipotesi dellarricchimento. Forse perch ricusa la politica dello struzzo e si da mentalmente una
ripassatina al pentalogo della ricchezza:
1) nascere ricchi, ed ereditare pure le nefandezze connaturate; 2) asservire i cavalli trainanti del potere;
3) votarsi alleslege dalla truffa al delitto; 4) speculare sul plusvalore operaio; 5) soggiogare la gente con
messianismi fasulli, ciarlatanerie e stregonerie varie.
Dateci un mondo pulito, e noi stamperemo in rotocalco; dateci un mondo dignitoso e noi stamperemo in
rotocalco; dateci un mondo dove almeno nelle mura domestiche si parli la stessa lingua e noi stamperemo
in rotocalco; dateci un mondo vivibile, dove 1amore, che e nientaltro che la paura sconfitta, possa
trionfare, e noi stamperemo in rotocalco bobine di carta lunghe quindici miliardi di anni luce, per informare
ancheultima galassia, che la terra ce 1ha fatta, salva.
Ettore Imparato conclude cos la sua Piccola storia di Napoli: I Romani vennero per liberare Napoli dai
Sanniti, i Goti dai Romani, i Bizantini dai Goti, gli Svevi dai Bizantini, gli Angioini dagli Svevi, gli Aragonesi
dagli Angioini, Carlo VIII dagli Aragonesi, gli Spagnoli dai Francesi, gli Austriaci dagli Spagnoli, i Borboni
dagli Austriaci, i Francesi dai Borboni, i Borboni nuovamente dai Francesi, Garibaldi dai Borboni, gli Alleati
dai Fascisti. (...) Meno male che il napoletano, quando e come pu, sa liberarsi da solo! In mancanza sa
vivere libero anche sotto 1oppressione. (...) Egli ha preso pregi e difetti di tante razze, dalla cui fusione ha
tratto una vivida intelligenza, invidiata da altri popoli. Magnifica osservazione! Ma le leggi di natura sono
inesorabili. Ora che il popolo napoletano poteva far tesoro delle esperienze acquisite, finite le oppressioni,
incappato nella problematica esistenziale planetaria, verso cui intelligenza, scaltrezza ed arte
dellarrangiarsi a poco servono, perch e stata compromessa non gia pi la liberta sociale, ma quella
individuale interiore.
Mille cose avanzano, novecentonovantanove
regrediscono, questo e il progresso.
Frammenti di un diario intimo - Henri Frederic Amiel
CAP. IX
I VEICOLI DI STAMPA MINORI
La tecnica ce sempre stata, solo i pi
non hanno studiato abbastanza per saperlo.
Problemi della lirica Gohfried Benn
LA STAMPA FLESSOGRAFICA
La parola flessografia deriva dalla flessione del clich rilievografico adoperato per questo particolare sistema

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di stampa. Abbiamo gi visto, nelle pagine precedenti, come viene ottenuta una copia della composizione
tipografica. Il clich flessografico, dunque, viene montato su di un cilindro matrice curvo. La qualit della
stampa flessografica non delle migliori, anzi decisamente scadente. Ci dipende dalla mancanza di
durezza, quindi di stabilita della gomma stessa. Un leggero miglioramento si avuto con 1utilizzo delle
matrici flessibili fotopolimeriche, ma i risultati non sono mai paragonabili alla stampa tipografica od offset.
In flessografia vengono stampati: le carte da imballo, i sacchetti di materia plastica, le carte per rivestimenti
e via discorrendo. Lavori, insomma, che non richiedono particolare finezza di stampa. Il clich di gomma,
comunque, viene rettificato al massimo perch venga eliminato il bench minimo dislivello causato dalla
cottura, che apparirebbe sul prodotto stampato come una zona schiacciata, cio con gli elementi grafici
deformati e dai contorni sdoppiati, rispetto alle altre pi nitide e regolari. Gli inchiostri flessografici sono
liquidi, come quelli rotocalco; sono anchessi molto volatili e consentono una essiccazione rapidissima per
levaporazione immediata dei solventi.
LE MACCHINE FLESSOGRAFICHE
Queste macchine sono anchesse a pressione cilindrica diretta, come il rotocalco, ma il principio e simile alle
rotative stereotipiche. Le macchine flessografiche sono di semplice struttura. Elementare e anche il
trascinamento della bobina, come pure 1inchiostrazione, poich le tinte vengono pescate da un rullo che
attinge in una semplice vaschetta. Il gruppo stampa di una macchina monocolore costituito dal cilindro
portamatrice e quello di pressione abbinati ai soli due rulli inchiostratori, luno che pesca linchiostro dalla
vaschetta, laltro, a contatto, che elimina le eccedenze. Sistema che adopero per stampare scotch. Il
montaggio del clich sul cilindro-matrice facile, pi complesso diventa quello sulle macchine pluricolore
con pi rulli-matrice. I clich di gomma riproducenti i vari colori selezionati vengono applicati ai cilindri con
speciali sistemi ottici o meccanici che avvengono, comunque, fuori macchina. Linchiostro nelle macchine
flessografiche deve essere rimescolato e ridiluito perch levaporazione dei solventi ne varia la giusta
diluizione causando cambiamenti di tono e difficolt meccaniche al trascinamento della lunga bobina.
Lessiccazione dellinchiostro flessografico sulla carta non richiede particolari accorgimenti. Per la stampa di
materia plastica, invece, per nulla assorbente, lessicazione richiede dispositivi ausiliari che favoriscono
levaporazione dei solventi. Sono molto diffuse le macchine flessografiche che stampano carta per avvolgere
da banco, e quelle che decorano sacchetti di polietilene o altre materie plastiche di largo consumo
quotidiano. Questi sacchetti, come noto, vengono decorati con scritte e disegni relativi alla ragione sociale
del negozio che li distribuisce. Le macchine flessografiche, che stampano tubolari di plastica relativi ai
sacchetti, sono delle combinate che provvedono, con dispositivi aggiunti, al taglio e alla sagomatura dei
sacchetti, come la fustellatura del manico, le angolature, ecc.
Le flessografiche adatte alla stampa di carta in bobina sono invece dotate di taglierine alla fine del ciclo di
stampa. La flessografia, in Campania, e diffusa a livello artigianale. Il flessografo vesuviano e
artigianalmente accomunato al tipografo bottegaio, poich la sua clientela composta da piccoli negozianti,
salumieri, pasticcieri, rosticcieri, e via dicendo. Come il tipografo, il flessografo campano si adatta in locali di
fortuna chiss perch sempre angusti. Ce tanto spazio sulla terra e oltre di essa, eppure a molti di noi ne
tocca pochissimo.
IL TIPOGRAFO ARTIGIANO E LAVVENTORE
Il banchetto di accettazione si affaccia subito sullingresso, ed in molti casi si tratta di un banco contenente
casse di caratteri. Quando cpitano pi clienti, ad esempio le numerose famiglie convenute per la scelta
delle partecipazioni, allora effettivamente si riscontra il disagio lamentato dallo snob della breve narrazione
precedente. Io rimedio, in parte, facendo sedere un infante in cima ad una pianocilindrica in modo che stia
buono per unoretta; invito gli sposi a sgranchirsi le gambe, assisi su di una pila di carta; le due suocere,
chiaro, le piazzo sedute sul piano del tagliacarte, nella speranza di una provvidenziale amputazione delle
lingue oltre il frenulo. Si crea unatmosfera grottesca e ironica.
E proprio in quel momento che il testereccio ottuso guadagna 1ingresso e si fa largo, quel poco che pu, ed
esclama Mari! con gesto spagnolesco. Con la coda dellocchio osserva i presenti disposti alla sua
teatralit. Siete la schifezza dei tipografi! aggiunge. Poi sbottona il copione ripassato pi volte durante il
tragitto. Mi avete rovinato, mi avete. Mi sono visto addosso la finanza, i carabinieri, la digosse, 1effebbiae,
tutti. Fa una pausa di suspense per alimentare la curiosit dei presenti. Ecco, ecco qua ansima
affettatamente cavando dal taschino un timbro di gomma ...mi avete sbagliato la partita IVA, ho
contraffatto cento, mille, milioni di docu... Un Oooooh generale lo ridimensiona nella foga; un po
rantolando riprende ...e va be, zeri in pi zeri in meno... Ma lui dice ai presenti puntandomi 1indice
tremante lui mi vuole vedere in mutande, mi vuole; con la barba in faccia e i figli per la mano davanti alle
chiese a chiedere 1elemosina.
I presenti, abituati da secoli al caratteriale locale, sono sorpresi, non gi per la rabidezza del tale, ma per la
flemma con cui rovisto tra gli originali dei lavori eseguiti, la cui ricerca, cos immediata, e imprevedibile dal
furibondo. Alla presenza pubblica del foglietto da lui scritto che dimostra la mia incolpevolezza lo pseudo
energumeno si sgonfia e tra mille sbirciatine rapidissime ai presenti, abbozza un sorriso decisamente ebete.

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Poi accenna ad una specie di goffo inchino e muove lentamente allindietro tergendosi la schiuma agli angoli
della bocca biascicando Cacchio, stavo proprio dormendo quando 1ho scritto. Poi si dilegua per 1uscio
senza nemmeno accennare un saluto.
I presenti avrebbero voluto vedermi pavoneggiare nei vapori inebrianti della vittoria, non gi per solidariet,
sintende, ma per ottenere il terzo numero da giocare secco solo per Napoli, quando limmaturo ricompare
sulluscio sbottando: e Caro il mio tipografo, voi la testa di cardulella sempre ce lavete, lo stesso avete
sbagliato, perch, se proprio volete saperlo, quando ritirai il capucchiello, qua accenna il timbro mi deste
mille lire in piu sulla resta.
E un cliente affezionato, adesso, a cinque anni da quella volta. Ma oramai posso rivelare il bluf. Per
ricondurlo in s mi assoggettai ad una sorta di scaltrezza: non gli mostrai altro, quel giorno, molto
rapidamente, e ritirandolo in tempo, che il conticino del mio salumiere di Via Cesare Battisti.
Desidero, comunque, non apparire onniscente e perfezionista lungo questi flash aneddotici relativi alla mia
bottega di Via Purgatorio, dove compaio il pi delle volte trionfante o comunque marciante sul filo della
bravura. Cado spessissimo in errori, come molti altri. E bene chiarire che non mi reputo n peggiore n
migliore degli altri miei circumvesuviani. Chiunque, per, simbatte nello strumento della scrittura finisce
con lessere un tantino analitico e pedante e finisce di tanto in tanto, di mettersi in bella mostra.
Lasciamo la flessografia per imbroccare, tra poco, la serigrafia, due veicoli di stampa molto legati al popolo
vesuviano moderno, perch connessi ai consumi giornalieri in genere, E landamento commerciale , a
Napoli, come diciamo noi, tutto un programma. I settentrionali dicono che da noi non si commercia, ma si
svende. Al di l, talvolta, della merce di provenienza furtiva, facile trovare a Napoli un prodotto fabbricato
a Milano inferiore al prezzo di costo. Gli agenti di commercio spesso si fanno la croce a smerza. Ci e da
imputare soprattutto allofferta massiccia e allatavico individualismo commerciale. Da noi le parole:
cooperativa dacquisto o solidariet commerciale suonano lontane. Il prezzo fisso utopistico e non regge.
Nel mercanteggiamento sono favoriti i pi abili. Generalmente, pero, 1artigiano divide la clientela in due
categorie, quella composta da persone che non superano la soglia dellintolleranza, e quella costituita da
individui apparentemente scaltri, ma che, per dirla ancora in gergo, vogliono essere fatti fessi e contenti,
(attraverso la maggiorazione preventiva del costo delle materie prime ed altri espedienti).
Ciascun cliente sente il bisogno di sapersi privilegiato rispetto agli altri. Al di l dellespediente Mi manda
Picone, lavventore non si presenta con un Buongiorno, ma con un Sono amico del tale consigliere o
della certa fiamma gialla, ecc. Quando proprio non lo manda nessuno, dir: Avr un trenta, quaranta
milioni di lavoro da far eseguire, ma per il momento mi occorrono cento biglietti da visita, che sconto mi
fate? Io generalmente rispondo che su trenta, quaranta milioni di lavoro, praticamente 1incasso di un anno
di lavoro artigianale, sarei disposto a regalare non cento, ma diecimila carte da visita, ma quei cento li dovr
pagare a prezzo pieno perch a fine settimana chiudo bottega per cessata attivit... Insomma necessitano
gli antidoti agli espedienti, ed il pi scaltro la spunta, con molta eleganza. Ma non sempre mi capita di
spuntarla perch spesso si hanno delle le fregature dallavventore.
LA SERIGRAFIA NEL SUO LARGO USO
Non temo smentite, per dirla con la Serao, affermando che noi tipografi artigiani campani lavoriamo il doppio
per guadagnare la meta rispetto ai tipografi artigiani del privilegiato nord. Eppure gli oneri sociali vengono
ottemperati nella stessa misura, anzi, talvolta si costretti a subire tributi fuori legge ed ingerenze varie,
nella solitudine della modesta autarchia gestionale.
Laltro male annoso la concorrenza, per nulla leale, rincruditasi con la massiccia pluralit delle botteghe. Io
mi sono rifugiato su di un isolotto di salvezza, sebbene lungo e largo venti spanne, dove accarezzo varie
tecniche poligrafiche. La mia tapina bottega di Via Purgatorio sostiene un insieme di ritrovati atti alla
sopravvivenza, risolti con arnesi combinati, vecchi ordigni da macero modificati, resi idonei alla risoluzione
di problemi tecnici altrimenti eseguibili solo con le moderne, sofisticate attrezzature, fuori dalla portata
economica di una bottega. Il sistema serigrafico, ad esempio, consente di spaziare la fantasia attraverso una
serie infinita di marchingegni. Se ci si lascia prendere da questa sorta di personalismo si sfocia facilmente
nella sublimazione o, se volete, esaltazione professionale, la quale determina un appagamento ideale,
tuttaltro che redditizio, ma duna autocompiacenza quasi espiatoria, specie quando ci si stagna, a lungo
andare, nel circolo vizioso della limitazione dei mezzi finanziari. Questa lalternativa alla realt
professionale campana vigente, condizionata da regolamentazioni clientelari pregne di compromessi;
realizzare, cio, al di la del lucro, i propri sogni nei campi elisi, meno razionali, della fantasia.
Il fatto stesso che tutti i sistemi di stampa, dai primordi ai nostri giorni, abbiano sempre previsto la carta, o
i suoi prototipi, come supporto su cui trasferire linchiostro, fa s che il tipografo che si cimenta nelle
sconfinate possibilit realizzative serigrafiche, si senta quanto meno privilegiato. Forse per questo ho la
tendenza a reiterare attraverso il materiale pubblicitario personale: Tipografia Mari, stampa su tutto, anche
se ci stimola un po troppo la fantasia della mia clientela torrese suggerendole le richieste pi strane. Una
volta, quando si volevano decorare oggetti solidi e tridimensionali, si ricorreva allincisione, anche su lapidi,
stele, insegne, ecc. Lincisione, ancora attuata per casi particolari, avviene attraverso la fresa a pantografo,
e sebbene computerizzata, rimane un sistema lento di riproduzione poich la fresa deve comunque seguire
tutto il solco del disegno. Il sistema di incisione, che comunque non stampa, rimane idoneo ed

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insostituibile per la scrittura di pezzi singoli, come, ad esempio, la produzione di targhe, di cui tratter alla
fine del lavoro.
Lesigenza di riprodurre oggetti decorati, in una societ cos spietatamente consumistica ha suggerito
allindustria planetaria di rivisitare lantico sistema di fregiare gli oggetti attraverso apposite maschere di
seta, metodo attinto in alcuni testi della vecchia Cina. La stampa serigrafica, secoli or sono, rasentata qua e
la in Europa da qualche artista predisposto alle ricerche sperimentali, si affermata pienamente in questo
secolo e non solo in Europa. In passato si era cos impegnati a sviluppare e diffondere la stampa tipografica
a caratteri mobili che si tralasciavano le tecniche parallele, che comunque risultavano meno pratiche e
veloci, soprattutto con lassenza della fotografia atta a realizzare velocemente le matrici.
In primo luogo, in passato, i prodotti commerciali erano minori, non solo proporzionalmente al movimento
demografico; in secondo luogo le materie di vendita non erano sottoposte al processo di confezionamento
dove fa gioco la grancassa. La plastica non esisteva. Quei pochi arditi che desideravano dare delle indicazioni
ai rudimentali contenitori di legno, vetro, o in lega, ricorrevano allincisione o alla classica etichetta, oggi
perfezionata e per nulla soppiantata, poich la stampa offset consente sfumature e dettagli imparagonabili.
Infatti la lattografia si avvale del sistema offset.
Oltre ad essere una tecnica che non consente qualit garantite da altri sistemi, la serigrafia un
procedimento lento di stampa, a causa della struttura del veicolo di trasferimento dellinchiostro. La racla
che preme il colore attraverso le maglie della seta non pu superare una certa velocit, nella sua corsa,
poich si andrebbe ulteriormente oltre la soglia della tolleranza qualitativa. Negli ultimi tempi si sono
costruite macchine relativamente veloci e sofisticate, molte delle quali completamente automatiche, che
accelerano al massimo tutte le fasi, tranne quella del raclaggio. Moltissimi serigrafi artigiani, per, come il
sottoscritto, lavorano con le macchine a raclaggio manuale o al massimo con quelle a raclaggio assistito o
con le semiautomatiche, che prevedono limmissione manuale del foglio o delloggetto da decorare.
Numerosi sono gli artisti che riproducono le loro opere in serigrafia anche attraverso attrezzature
rudimentali. La vera arte, secondo loro, povera. Daltra parte lamentava Abel Bonnard: Quando un artista
o uno scrittore si vantano di guadagnare molto ci avvertono, senza saperlo, che hanno cambiato mestiere.
Alcuni studenti universitari, fuori zona, si sostengono economicamente praticando in proprio la serigrafia
poich, come ho gia detto, 1attrezzatura essenziale consiste in un portatelaio ribaltabile fissato con cerniere
al un piano qualsiasi, i cui bracci consentono un movimento a libro, ed una racla di gomma. Come si pu
notare dedico maggiore spazio alla tecnica serigrafica allo scopo di diffondere luso didattico od hobbistico,
sperando di non causare ulteriori danni al settore commerciale. Prima, per, allo scopo di alleggerire, o
appesantire (dipende dai punti di vista) lasetticit della materia tecnica, daremo unaltra capatina nella
storia napoletana relativa alla cultura e alla stampa.
LA STAMPA NEL SECOLO DEI LUMI NAPOLETANO
Il passato storico napoletano non ricorda, come ho gia detto, luso di tecniche serigrafiche, nemmeno allo
stato rudimentale, tranne che per qualche sporadico uso artistico. La stampa tipografica a caratteri mobili
aveva raggiunto il suo legittimo sviluppo. La cultura napoletana attravers anchessa il cosiddetto secolo dei
lumi. Si era dissolta, finalmente, la stasi culturale del vicereame che, senza dubbio, ebbe uninfluenza
negativa sullo sviluppo della stampa tipografica a Napoli. Grazie a Dio le iniziative culturali riprendevano
corpo malgrado la moda decadente dei cicisbei e delle parrucche incipriate del momento. Nella seconda
met del Settecento si afferm Gianbattista Vico, il quale domin la cultura napoletana di tutto il secolo
successivo. Come molti sanno fu poeta e scrittore, ma soprattutto filosofo. Figlio di un piccolo borghese,
libraio, tanto per stare in tema di stampa, Gianbattista, da buon napoletano, fu prolifico in fatto di
marmocchi; titolare della cattedra di Rettorica della nostra Universit, questo studioso rappresenta un
pilastro della cultura napoletana, tanto che quando si vuole esaltare Napoli nel senso culturale si dice: la
citt che diede i natali a Vico. Egli immortal la sua filosofia attraverso la Scienza nuova, che influenz gli
studiosi di tutta Europa. Anticipo, tra laltro, lidealismo napoletano moderno rifacendosi agli studi
rinascimentali. Fu, probabilmente, 1incidentale botta in testa che, secondo i biografi, sub da bambino, a
scatenare la sua genialit.
Vittima, invece, della controversia tra Papato e Reame fu Pietro Giannone, che postulava lo stato laico nel
suo Libera Chiesa, libero Stato. Nemmeno con lavvento dei Borboni pot rientrare a Napoli e mor nelle
carceri di Torino a met secolo. Il Secolo dellerudizione ci ricorda molti nomi della nostra cultura. Filologi e
studiosi di vario indirizzo fondarono 1Accademia di Ercolano, nellantica citt sepolta, che Carlo di Borbone
cominciava a portare alla luce. La tipografia napoletana avanzava a braccetto col nostro Settecento
culturale. Tutti gli operatori letterari dellepoca contribuirono allaffermazione napoletana dellarte nera. Tra
questi ancora Antonio Genovesi con le sue Meditazioni sulla religione, abbastanza scabrosette per un
sacerdote; Gaetano Filangieri, da cui il nome dellodierno Istituto di pena giovanile; Pietro Colletta, con la
sua Storia del Reame di Napoli, e via discorrendo.
Cert che per le tipografie campane non mancavano autori nel periodo in cui incominciava a svilupparsi il
giornalismo, o perlomeno la stampa dinformazione in nuce. Ferdinando Galiani compose, allepoca, diversi
scritti sul dialetto napoletano, oltre al suo Socrate immaginario. Allora le poesie in vernacolo non venivano
ancora allineate nelle fila delle composizioni artistiche. Si aveva, infatti, la poesia darte, dialettale,

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popolaresca, ecc.
A met secolo XVIII sorse 1Accademia delle Belle Arti. Carlo di Borbone prima e Ferdinando IV poi, bont
loro, elargirono molti ducati allUniversit di Napoli, quindi furono istituite molte nuove cattedre. Il secolo
XVIII prospettava un buon avvenire per le tipografie napoletane, perch andava concretizzandosi, come ho
detto, la stampa dinformazione a larga diffusione. Pi del secolo precedente il popolo veniva informato
attraverso le famose gazzette: dei fogli, singoli graficamente poveri, censurati volitivamente e distribuiti,
naturalmente, a pagamento al popolo pi erudito.
Intorno al 1630 fu pubblicata una prima gazzetta di rilievo. Solo verso fine secolo, per, si ebbe un autentico
giornalino, a Napoli, e veniva pubblicato, secondo alcune fonti, in un fabbricato dellodierna Via
Monteoliveto. La stampa tipografica dinformazione napoletana aveva preso piede. Erano, certo, ancora
lontane le agenzie giornalistiche, ma non mancavano delatori con notizie di prima, seconda, terza mano ed
oltre; tutto, per, sotto la stretta sorveglianza del governo.
Ma a prescindere dallinformazione, sotto Carlo di Borbone, il giornalismo aveva preso indirizzo letterario.
Cos Napoli, la Capitale del Regno delle due Sicilie, vantava alla fine del secolo XVIII diverse pubblicazioni
periodiche, sebbene di veste grafica rudimentale, ma di grande importanza giornalistico-culturale. Il Vico, il
Genovesi e il Giannone erano alcuni eminenti collaboratori.
Prima di passare alle macchine serigrafiche diamo una spulciatina ai maggiori giornali di quellepoca: La
Gazzetta Napolitana, che comprendeva una specifica rubrica letteraria; Il Giornale Letterario di Giuseppe
Maria Boezio; Il Giornale Enciclopedico di Napoli di Giuseppe Vairo Rosa; La Scelta Miscellanea, di De Silva;
Il Giornale Enciclopedico dItalia dellabate Scarpelli, fino ai pi famosi: Il Giornale e Il Monitore di Eleonora
Pimentel Fonseca, la cui avvincente, avventurosa biografia si pu attingere in uno dei romanzi storici
moderni pi famosi e di grande levatura artistico-culturale: Il resto di niente di Enzo Striano che stato
paragonato ai Promessi Sposi; infatti si studia nelle scuole.
MACCHINE PER LA STAMPA SERIGRAFICA IN PIANO
Bisogna subito distinguere due tipi di macchine serigrafiche, quelle per la stampa di supporti piani e quelle
per la decorazione di oggetti di qualsiasi forma geometrica. Le prime sono adatte alla stampa di fogli di
carta, plastica, alluminio, ecc. Per la stampa di fogli leggeri la macchina prevede il piano aspi- rante che
provvede a trattenere il foglio durante il contatto della matrice, ci per evitare che il supporto si attacchi alla
seta stampante, compromettendo le copie successive. Per lo stesso motivo il telaio non va a contatto del
foglio da decorare, ma distante qualche millimetro. Lo spessore idoneo di questo fuori contatto stabilito in
relazione al formato di stampa e alla flessibilit della seta. E la pressione della racla a determinare la
stampa, come una riga mobile, cio lo spigolo della racla inclinata che avanza. Il registro assicurato dalle
guide del foglio per garantire sempre la medesima posizione, indispensabile nei lavori a pi colori
sovrapposti o semplicemente accostati. Loperatore posiziona il foglio sul piano accostandolo alle squadrette
di registro costituite da semplici strisce adesive, quindi abbassa il telaio che si fermer sugli spessori di fuori
contatto posizionati sotto i bordi della cornice. Intanto la pompa aspirante trattiene il foglio sul piano mentre
loperatore afferra la racla e la inclina a 45 gradi, quindi attinge linchiostro dal lato opposto del telaio e,
premendolo sulla seta, lo fa scivolare verso di se. A fine corsa, ancora prima di rialzare il telaio, la seta gia
fuori contatto. Quindi, alzata la cornice si provvede a posizionare il foglio sullo stenditoio onde procedere alla
fase successiva.
Nel caso di maggiore esigenza di inchiostrazione, come per la stampa di materiale assorbente, ad esempio
la stoffa, lo spigolo della racla sar pi arrotondato e si lavorer con una inclinazione maggiore, ma
soprattutto si adoperer una seta con maglie pi larghe, le quali consentono una maggiore erogazione
dinchiostro, non solo, ma si eliminer il fuori contatto perch non si corre il rischio di sbavature o doppie
immagini. Le macchine manuali o semiautomatiche di piccolo formato non consentono la decorazione di fogli
superiori a 50 x 70 cm. Le macchine simili di formato maggiore adatte ai manifesti e alla cartellonistica,
arrivano ad un formato di 100 x 140 cm. e oltre. Queste macchine sono dotate del meccanismo detto a racla
assistita, o servoracla, se pi vi piace, data limpossibilita manuale di operare su formati cos ampi. Le copie
stampate con le semiautomatiche risultano qualitativamente ottimali e regolari, anche perch loperatore
potr effettuare maggiori controlli poich non impegnato nel faticoso raclaggio manuale.
Oggi sono in commercio macchine completamente automatiche per la stampa di supporti in piano.
Limmissione avviene tramite mettifogli ad aspirazione simile a quelli delle macchine grafiche. Il foglio va a
posizionarsi contro le squadrette di registro, questa volta di metallo e con regolazione micrometrica, quindi
viene stampato ed espulso automaticamente per essere sottoposto ad essiccazione forzata con getti daria
calda o con raggi infrarossi, ecc. I supporti prelevati dalle macchine manuali o semiautomatiche vanno
adagiati in appositi stenditoi, poich qualsiasi oggetto decorato in serigrafia non asciuga mai subito, non solo
si guasta al graffio, ma ha bisogno almeno di qualche minuto per andare fuori polvere. Se cos non fosse le
maglie della matrice si occluderebbero al primo passaggio e sarebbero impossibili le stampe successive.
LOGGETTISTICA SERIGRAFICA NEL CARATTERIALE VESUVIANO
La mia Torre del Greco ed altri centri della provincia non offrono molte possibilit di lavoro serigrafico.

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Commercianti ed artigiani che usufruiscono delloggettistica promozionale relativa alla strenna natalizia
aderiscono pure alle proposte per corrispondenza di serigrafi del nord. Nella capitale del sud, invece, la
stampa serigrafica pi operante, anche perch soddisfa la domanda dello estremo sud quasi sprovvisto di
officine serigrafiche, sia pure di livello artigianale. La stampa serigrafica consente la decorazione di una
infinit di prodotti legati allo sport, alle religioni, al commercio. I serigrafi campani decorano la maglietta con
leffige di Maradona, la bandiera col ciuccio e, indifferentemente, 1immagine del Volto Santo e il portachiavi
con la Vergine di Pompei. Questa oggettualit anche suggerita, se non imposta, dalla moda consumistica si
riallaccia alla simbologia della speranza, del riscatto sportivo, storico, religioso-salvifico, al di l da venire.
Sono feticci atti a rimuovere crediti sociali incamerati sin dallet puerile. Anche limpetuosit, 1esuberanza,
laggressivit dei napoletani fa perno su questo desiderio atavico di rivalsa covato sin dal fallimento
masaniellesco, interpretato come utopia di rinnovamento. Gli amuleti aiutano a scongiurare le eterne insidie
della mente adulta e ci fanno apparire scapigliati, ribelli e incoscienti come gli scugnizzi, le cui note
caratteriali ogni adulto vesuviano porta dentro. Questa oggettistica esasperata nel contenuto e nella
quantit rappresenta una sorta di animismo tribale apotropaico. Si dice che essere coraggiosi non significa
non avere paura, ma vincere la paura. Questo possibile solo dietro una sorta di incoscienza, nella capacit
atarassica di scivolare su tutti i problemi, anche i pi emergenti. Queste risorse interiori del popolo
vesuviano si traducono in un reattivo al dolore, un inimitabile adattamento al sacrificio, alle rinunce; risorse,
queste, non ancora completamente compromesse dal sistema doppiofaccista del progresso. Il mio popolo
sar lultimo a cedere alla babele finale, anche se i segni di disorientamento sono gia evidenti dato lo stacco
netto delle generazioni pre-post sessantottine.
Non ci si deve meravigliare, quindi, di certe stravaganze e bizzarre che derivano da questa irrazionale e
fantasiosa personalit di massa, la quale trasforma in concretezza anche sogni e fortuna. Non raro quel
cliente che mi appare sulluscio della bottega di Torre del Greco anfanando Per venire da lei ho sorpassato
almeno dieci tipografie, risarcitemi almeno i soldi del carburante. Un signore che non avevo mai veduto
prima irruppe nella bottega sbratando una richiesta di cento pagelline di lutto con la pretesa di non
remunerarmi perch, per venire da me aveva subto un incidente dautomobile. Esasperato gli rimbrottai
che se non spariva subito, i ricordini di lutto li avrei fatti alla sua persona, al che mi rispose candidamente
che tentare non nuoce.
Dulcis in fundo, un mio cliente affezionato disse che non lavrei pi rivisto perch conto 17 righi punteggiati
sulle fatture che gli consegnavo, in pi era il giorno 17 novembre, e stavo per dargli 17 mila lire di resto.
Riteniamola una coincidenza, questi neppure arriva a casa, cade per le scale e si rompe una gamba. Non solo
non e venuto pi nella mia bottega, ma si e trasferito a Pompei, e piuttosto che passare per Torre del Greco
preferisce fare il giro per 1Asia
LE MACCHINE PER LA STAMPA DI OGGETTI
Queste macchine si distinguono in pi categorie. Vi sono quelle per la stampa di oggetti conici, cilindrici o
circolari; altre per la decorazione di oggetti tridimensionali flessibili, ancora per oggetti tridimensionali
poliedrici, ecc. Oggigiorno tutti i prodotti commerciali sono contenuti allinterno di involucri policromi
decorati in massima parte in serigrafia. Shampoo, dentifricio, mascara, candeggina e, consentitemi ancora
qualche gradevole frase fatta: chi pi ne ha pi ne metta.
Per la stampa di oggetti cilindri, conici, sferici, comunque l dove esiste la geometria delle curve, il
meccanismo centrale serigrafico subisce una variazione che somiglia allaneddoto di Maometto e la
montagna. La racla resta ferma, mentre il telaio di seta scorre sotto di essa scivolando sulloggetto, il quale
compie una rivoluzione su se stesso. In caso contrario il telaio avrebbe dovuto assumere la forma curva
delloggetto ma ci causerebbe una serie di problemi, tra cui, ad esempio, il tracimare dellinchiostro dalla
cornice sagomata, ecc.
Gli oggetti tridimensionali flessibili, invece, come tutti i flaconi, vanno gonfiati allatto della stampa, per dare
al supporto stesso la rigidezza necessaria atta a sostenere la pressione della racla. La stampa di oggetti
sagomati, per, prevede telaietti di forma appropriata che vadano a combaciare con il lato delloggetto
predisposto alla decorazione, superando ostacoli come bordi, spigoli, ecc. Molte volte, per oggetti di
produzione continua vengono costruite delle macchine che sono studiate, progettate e realizzate in funzione
delloggetto stesso, favorendo al massimo la praticit di lavoro, la velocit di stampa e la qualit della
decorazione.
Molti tessuti vengono stampati in serigrafia ed alcuni con macchine combinate. Con le piccole macchine
serigrafiche possibile stampare solo tessuti tagliati o confezionati come foulard, asciugamani, magliette,
ecc. Per decorare tessuti confezionati a pi colori necessita una macchina circolare a pi telai. Su di un asse
centrale sono incernierati otto bracci per fissare quattro telai che avranno un movimento rotatorio. I piani
sono due o pi, per dare la possibilit di lavorare a pi persone. Si procede al raclaggio col primo telaio e via
via coi successivi. La stampa progressiva immediata, senza timore di sbavature, possibile grazie alla
propriet di assorbimento dei tessuti. E agevole, comunque, stampare oggetti sfaccettati anche con le
comuni semplici attrezzature per la stampa in piano, sempre che lincernieramento sia elevabile, altrimenti
bisogna operare a telaio semiabbassato con conseguente pericolo di tracimazione dellinchiostro. Oltre agli

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essiccatoi a griglie metalliche del formato medio di 70 x 100 cm. (standard della carta italiana), sono in
commercio diversi ritrovati per lasciar asciugare oggetti tridimensionali, fino al metodo suggerito da madre
natura, cio quello di disporli a castello, se di forma tale da consentirlo.
LA STAMPA SERIGRAFICA
Vista la relativa semplicit delle macchine serigrafiche, la bont della stampa dipende molto dalla matrice e
dallidoneit dellinchiostro in relazione al supporto da decorare, per cui ogni tipo sostanzialmente diverso
da un altro. Spesso la vernice che veicolizza il pigmento composta dalle polveri della materia del supporto
stesso, l dove il solvente causa la saldatura. Una cosa stampare la carta, laltra, ad esempio, decorare
il ferro. Vi sono inchiostri serigrafici che dopo la stampa devono subire, insieme al loro supporto, ulteriori
processi di lavorazione o trasformazione termica come, ad esempio, nella produzione di posters a rilievo o
maschere carnevalesche di plastica. Il processo di stampa diventa qui una saldatura inchiostro-supporto.
Come gli inchiostri grafici, quelli serigrafici essiccano per evaporazione dei solventi o per ossidazione, in
massima parte, la particolarit sta silo nel veicolo di stampa. Per aggredire supporti come il vetro o il
metallo, occorrono inchiostri a smalto. La loro essiccazione richiede almeno 8 ore, dopo di che presentano
una buona resistenza al graffio.
Molti supporti richiedono la necessit di essere stampati con vernici che garantiscono un totale ancoraggio.
Lessiccazione avviene qui per polimerizzazione, cio attraverso quel processo chimico molecolare che
accelera al massimo i normali, lenti processi di essiccazione naturale. Daltra parte molte vernici o collanti
speciali, anche per uso domestico, sfruttano oggi questo principio. Il prodotto viene fornito in due
componenti separate, la vernice vera e propria ed il suo catalizzatore, da miscelare in percentuale al
momento delluso.
La stampa di tessuti prevede inchiostri o lacche speciali a base dacqua e vengono diluiti leggermente,
quando se ne presenta la necessit, con acqua di rubinetto. Linchiostro adatto per il cotone generalmente
non coprente ed adatto per la stampa di colori sovrapposti, da fondersi. Le lacche per fibre sintetiche,
invece, come lacrilico, ecc., sono coprenti e adatte per la stampa di colori chiari su tinte scure. Questi
inchiostri vengono anchessi polimerizzati ed essiccati in forno a raggi infrarossi o con presse a caldo.
Infine, per decorare quei supporti destinati a subire forti sollecitazioni come lavaggio, strofinio, attrito,
strizzamento, agenti atmosferici, ecc., vengono adoperati inchiostri speciali. Abbiamo i vetrificabili per
bottiglie; i termofusibili per metallo, e via dicendo. Alcuni vengono stampati con tessuto serigrafico metallico
(acciaio inossidabile). Questi telai fungono da resistenza elettrica e consentono la fusione termica
dellinchiostro speciale sul supporto da decorare.
I1 sottoscritto si crogiola spesso nelle infinite possibilit realizzative del lavoro serigrafico, che, ripeto, in
molti casi non richiede altra attrezzatura che una cornice di nylon ed una racla, oltre, naturalmente, ai
materiali di consumo. Un angolo della mia bottega di Via Purgatorio, spesso si trasforma in una fucina di
elaborazioni alchemiche. Il celato che si rivela stimola, come il sesso. Per concludere doveroso aggiungere
che molti contenitori di prodotti commerciali vengono stampati in lattografia, che adotta il sistema offset,
grazie alla precipua prerogativa della stampa indiretta, in pratica la latta rigida raccoglie limpronta dal
cilindro gommato e non da una matrice altrettanto rigida, il che comprometterebbe un contatto omogeneo
e provocherebbe lusura quasi immediata della matrice stessa. Questo sistema consente di ottenere
immagini policrome di eccezionale finezza, proprie della stampa offset. La stampa serigrafica, comunque, al
di l della poliedricit di applicazione, detiene una prerogativa essenziale, la maggiore resistenza alla luce ed
al graffio, delle decorazioni grazie alla totale libert dei chimici fabbricanti gli inchiostri; offre la possibilit
delle pi svariate tecniche di ancoraggio delle vernici, che spesso vernici non sono. In pi la serigrafia
consente di abbondare con linchiostro specie sui materiali assorbenti, cosa impossibile con il sistema offset,
che per consentire lequilibrio acqua-inchiostro prevede sempre un sottile velo di colore.
LA CARTARIA GENOVA
E arrivato il momento di concludere il nono capitolo di un libro che appare unapologia delle arti grafiche
tradizionali. E qui formuliamo una sorta di commiato ad esse, poich da ora in poi tratter argomenti
sullindustria grafica editoriale. Mille personaggi connessi alla tipografia vecchia maniera irrompono dai miei
precordi. Ciascuno di essi si stanziato in quel vasto territorio, ferace e generoso, che e il cuore di molti noi
napoletani. Mario Genova era un giovane generoso, volitivo, esuberante. Quale tipografo non ricorda il
lucore gioviale e rasserenante dei suoi occhi; il suo caratteriale a mezza strada tra il nobiluomo e il portuale.
I Genova, bisogna riconoscerlo, malgrado lagiatezza, si rimboccano le maniche e dimostrano che la fatica
fisica non solo destinata ai diseredati, ai bisognosi, ma pure espressione patriziale di solidariet sociale.
Da qualche anno il dottore Genova e la signora Giovanna sono vicini a Dio. Non possono stare altrove
persone che prendono tanto posto nel cuore dei conoscenti. Vicino a Dio Mario, che ha riabbracciato i
genitori nella maniera autentica, quella legata al rapporto genitori-figlioletti, compromessa nella vita adulta
degli occidentali, dietro oscure elaborazioni culturali. La Cartaria Genova rappresentata da Massimo e
Maurizio, con rispettive consorti e prole. Malgrado i colpi mancini del destino una delle ditte del settore pi
attive e rigogliose di tutto il territorio campano, grazie pure alla solerzia di Massimo Genova, il burbero

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benefico, che solo a cospetto delle mie piccole Serena e Veronica lascia trapelare la sua vera natura, quella
potenzialit di disposizione alla tenerezza e alla benevolenza che, spesso, il ruolo sociale lascia occluse
dentro, cristallizzando forme comportamentali di apparente austerit e riservatezza.
Maurizio detiene la pacatezza quasi superficiale del commerciante sentimentale che ha meno dimestichezza
con le cifre e maggiore disposizione alle operazioni di stoccaggio di magazzino e al trasporto merceologico.
Non dimentico, certo Rafele, Felice e Ngiulillo, dal somatico villereccio, sempre tronfi, in paese, quando
ostentano la loro appartenenza nientemeno che al prestigioso mondo delle arti grafiche, pur se contano solo
fogli di carta da mane a sera. Personaggi con i cui i tipografi hanno contatto, quasi giornaliero, nellarco della
vita intera.
E le voci... accordi melici ovattati di passato. Il compositore tarchiato e paffuto: Rafe na resema e
mezzofino, m a porto ncuollo; Il titolare impressore, legatore e fattorino: Massimo, otto scatole e
Diplomatica, maggio abbuscata a jurnata... Per t o ddico a mo nun tengo sorde. Segna. E il sedicente
industrialotto-bottegaio di provincia: Mauri, spicceme tu, i m aggio scurdato che bboglio, se no frteto
allucca.
Signora Maaari diceva Mario napoletanizzando al massimo quellespressione che sottintende un dileggioso
assioma partenopeo, martellatoci per anni dai Genova, sintetizzato dal popolo nella simpatica dicotomia
Provvidenza-effetti bancari, che si traduce nella pluralit delle figlie-femmine, le cui quattro nostre viste
nascere, da loro, e seguite nellet evolutiva. Fino a che giustizia fu fatta, nel senso che Massimo e Mario
beneficiarono in prima persona dellebbrezza della prole di conformazione muliebre, che attribuirono al
maliardo influsso scaturito da una sorta di incantesimo da noi perpetrato sul loro destino proliferatorio, sulla
base dellaver compagno a duolo, scema la pena.
Signora Maaari. Non potremo mai dimenticare questa voce, come non si scorda mai la voce delle mamme
napoletane che raccolgono a se i figlioletti dallalto dei davanzali dei balconcini e delle portelle della Napoli
spagnola. Ed il tono megafonico della voce della nonnina Genova? E le vanterie hobby-fotografico od
hobby-giardinaggio del dottore Alberto? E lamorevole, materna cadenza settentrionale della signora
Giovanna? Sembrano risvolti onirici, ma non ha importanza; la vita scorre come un fiume impetuoso che
raccoglie e trasporta con se tutto ci che trova sulla sua strada, tranne che i buoni sentimenti, lamore, che
e potenziale in tutti gli uomini, nessuno escluso. Signora Maaari! ...

Non si fa la felicit di molti facendoli correre


prima ancora che abbiano imparato a camminare.
La donna del tenente francese - John Fowiers
CAP. X
LINDUSTRIA GRAFICA EDITORIALE
Se la stampa non esistesse bisognerebbe inventarla;
ma oramai c, e noi ne viviamo.
Le illusioni perdute . De Balzao
OSSERVAZIONI PRELIMINARI
Alle soglie del XXI secolo suona anacronistico parlare di stampa tipografica a caratteri mobili e trattarne la
materia tecnica come se fosse in pieno fulgore. Anche gli epitaffi, per, parlano del defunto con molto
ardore, per ci che di buono e nobile ha rappresentato il soggetto in vita. Nessun individuo conosciuto e
nessun arte praticata muore nel cuore delluomo, anche se tramontata, tanto meno unarte applicata
rimasta affascinante ed immutata per cinque secoli. La tipografia napoletana ha avuto il suo massimo
splendore nel diciannovesimo secolo, grazie pure al radicale rinnovamento politico e culturale, ed gi il
caso di parlare di media industria editoriale. La rivoluzione culturale romantica ci ricorda nomi nostrani come
Basilio Puoti e Francesco De Sanctis, e non si tratta di brustolini, per dirla alla Arbore. Ma pur se larte
tipografica aveva ormai grande risonanza sociale nella vita dei campani, era ancora al di l da venire lidea

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di libert di stampa. (Vedi il pi grande romanzo storico napoletano attuale Il resto di niente di Enzo
Striano gi citato).
NellOttocento napoletano nacquero numerose pubblicazioni periodiche. Agli albori del secolo uscirono il
Monitore delle due Sicilie e Il Corriere di Napoli. La Voce del Secolo vide la luce nel primo quarto di secolo,
indi La Voce del Popolo, La Minerva Napoletana, ecc. A met secolo compaiono i periodici LOmnibus
Letterario e Il Tempo.
Il vero rinnovamento letterario, come ben noto, nasce con la critica di Francesco De Sanctis e Bertrando
Spaventa. Perseguitato politicamente come il De Sanctis fu Luigi Settembrini, altro ingegno lucido. Gia nel
Settecento la letteratura dialettale aveva avuto le prime affermazioni, ma nel Risorgimento se ne riscontro
la massima fioritura con Salvatore Di Giacomo e Ferdinando Russo. Si affermo definitivamente pure la
Canzone Napoletana, nata con i canti popolareschi del XV secolo, dopo che Alfonso dAragona decret il
dialetto come lingua ufficiale del Regno.
Le tipografie vesuviane sorgevano sempre pi numerose, dislocate in provincia ed agglomerate nel Centro
storico intorno allUniversit. Qualche opificio gi tentava pubblicazioni su scala nazionale, ma si era ancora
lontani dalla massiccia produzione editoriale moderna. In qualit di tipografo artigiano devo faticare per
trattare argomenti socio-industriali. Essendo al di qua del campo tecnocratico devo trarre delle conclusioni
solo dallesperienza libresca, bench sia abbastanza infarinato, pure in maniera empirica nel complesso delle
tecnologie industriali, non addentro, comunque alle problematiche della tecnocrazia. In fondo, inutile
reiterarlo, questo modesto lavoro non segue una linea tecno-politica, ma socio-lirica di unarte applicata.
Non vedo quale poesia si possa cogliere dalla robotica industriale e, nella fattispecie, dalle turbostampanti
ed il loro legame socio-finanziario. Quindi ritorniamo nella dimensione che ci compete e guardiamo insieme
lo sviluppo editoriale con locchio innocente del popolo.
Ho gi detto che alcuni complessi tipografici campani sono la risultanza dellevoluzione di antiche tipografie
artigiane, le quali, approfittando del boom economico degli anni 60 e di un certo lassismo fiscale, nonch dei
benefici della buonanima Cassa per il Mezzogiorno, realizzavano il sogno di emulare i cugini industriali del
nord, e ben fecero, crearono molti posti di lavoro, anche se, talvolta, non soddisfacentemente remunerati.
Infatti oggi si pu dire che tale sviluppo, equizzato nelle spettanze relative al costo del lavoro, abbia giovato
pure ai lavoratori dipendenti. Alcuni colleghi tipografi di Torre del Greco e dei paesi viciniori mi hanno fatto
una chiara relazione sullevoluzione e le trasformazioni tecnologiche di queste aziende in relazione ai
mutamenti politici, sindacali ed alle continue riforme legislative in fatto fiscale. Ma la tipografia napoletana
eternamente succube di una domanda labile dovuta alleccessiva pluralit dellofferta, per cui frequente
il fenomeno di dilaniamento concorrenziale ritenuta erroneamente lunica arma di difesa ed offesa. Ci
storicamente atavico, dovuto alla precariet epocale delle dominazioni, ecc.
In pi si presentano spesso casi di mancata corresponsione remunerativa a causa di fallimenti o bancarotta,
anche fraudolenta, da parte dei fruitori di grosse partite di stampati, per cui, talvolta, il bilancio di queste
aziende si incrina quasi a spaccarsi. Senza contare le ingerenze malavitose. I nostri grossi datori di lavoro
odierni, tra fisco, sindacati, malavita e bancarottieri hanno, come si dice da noi, appeso i panni ad un cattivo
chiodo.
Le idee e le opinioni degli uomini, sociali, religiose o politiche, vengono forgiate tra i focolari domestici, sulle
ginocchia materne, c poco da discutere. Ecco perch la matrice delle considerazioni sociali lottica
psicologica; tutto si dipana da questo mirino. La formazione nellet evolutiva individuale determina ogni
tipo di scelta sociale, le influenze esterne suggeriscono solo le etichette da appiccicare sul petto. Cos le
peculiarit psicosessuali-affettive determinano le varie sublimazioni, politiche, religiose e professionali.
Arturo mi rispose che questa psicologia spicciola, da primo anno dUniversit e che comunque, come tutte
le dottrine, sono nientaltro che ciance, teorie, supposizioni e basta. E vero?
ARTURO, TIPOGRAFO ERUDITO
Arturo un collega tipografo di Portici. Quando ci incontriamo, ogni anno, in occasione della Festa dei
Quattro Altari, mi parla spesso dei nuovi datori di lavoro. Non capisco perch disse una volta la gente
si ostina ancora a parlar male dei padroni. Non starei nei loro panni nemmeno come pulce. Credono di
conquistare la felicit col danaro, mentre, in pochi anni, si ritrovano addosso tutti i disturbi psicosomatici
contemplati nei manuali di Franz Alexander. Daltra parte sostiene Arturo padrone significa grosso
padre, ora, caro Mari, parleresti cos male di tuo padre, anche se grosso e tesaurizzatore, anche se, spesso,
snaturato? Un padre, pure se ingiuria i propri figli, li sfrutta, li aggredisce o li opprime, lo fa sempre a fin di
bene... ama, come si suol dire, a modo suo, ma sempre amore paterno e....
Io ed Arturo avanziamo tra la ressa, abbacinati dalle luminarie cinematiche, sostando entusiasmati innanzi
agli Altari: dipinti su gigantesche tele, ed intanto gli dico che limprenditore del sud non n migliore n
peggiore degli altri, ma sostanzialmente diverso. E dissimile la sua sfera emotiva, la sua base culturale, la
sua natura storica dessere padrone. E vero che abbiamo avuto casi di padronismo acuto cronico, come, ad
esempio il famoso imprenditore tipografo X. Y. che spianava le banconote col ferro da stiro, ogni sera,
puntualmente, prima di obbedire al suo rituale apotropaico antinflazionistico e rifugiarsi in una nutrita
sequela di scongiuri cabalo-mistici, per abbandonarsi, infine, tra le cosiddette braccia di Morfeo. La sua
anima, di notte, diveniva un batuffolo di bambagia soffice che rimbalzava tra Belzebu, il fattucchiere e

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Nostro Signore.
Avevamo raggiunto il Porto di Torre per incrapularci, poi, in un convivio luciano a base di mitili, taralli
impepati e birra esotica, indi assistere agli spari pirotecnici che concludono quella massiccia rivelazione di
folklore pregna di suggestione religiosa. Gli imprenditori del nord chiacchiucchiava Arturo, con la lingua
ostacolata da lubrici mitili perseguono il capitale principalmente per sentirsi superiori a quelli del sud.
Poveri ricchi, emarginati nel loro potere, essi pretendono dottenere stima e ammirazione, ma in fondo, alla
base di questi desideri v solo un bisogno damore, voglio dire lantidoto alla paura esistenziale. Purtroppo
la ricchezza li divide dalla gente semplice, lunica a poter elargire il sentimento pi utile alla vita. Ho detto
gente semplice, ma non distorta dallidea culturale della povert che presume invidia e risentimenti. Da
quelle parti aggiunge Arturo, dopo aver tracannato un intero tre quarti hanno poca invidia tra di loro,
vedono realizzato il loro scopo. Che gusto c ad essere ricchi quando non ci sono abbastanza poveri ad
ossequiarti, a girarti sempre intorno, a rodersi lanima in segreto? I loro fratelli dItalia poveri sono quelli del
sud, essi sono utili allo scopo. Per questo si accaniscono a propinarci tutto quello che producono, ma lavorati
da quelli del sud; devo forse delucidarti sulla natura della rivalit fraterna?.
Gli spari fantasmagorici coprono le teorie di Arturo. Ora aspira ampie boccate di fumo. Dopo la botta finale,
nel mentre ambuliamo stirandoci le membra in piena fase peptica, conclude: Il bisogno di potere-danaro
dei fratelli dItalia imprenditori del sud, invece, scaturisce da unatavica brama di volersi svincolare dalle
grinfie feudali, dal vassallaggio (oggi clientelismo). Il sentimento infermo di alcuni imprenditori meridionali,
compreso commercianti ed artigiani ambiziosi, conflittuale, perch il soggetto si dibatte tra un antico
desiderio di riscatto, la coercizione consumistica e leconomia malata del sud, subordinata a quella pi
razionale del nord. Da noi il desiderio di emergere in maniera consistente, e prevalere, si ripercuote non gi
su quelli pi a sud poich, poveri africani, non hanno neppure la mazza per andare mendicando, ma sui
malcapitati che si hanno sotto mano, insomma i paria delle gerarchie, industriali, commerciali, marziali,
domestiche, sempre molto numerosi. Ai lavoratori dipendenti, a prescindere dalle seconde attivit e dai
doppi stipendi coniugali che talvolta sottraggono lavoro ai disoccupati, preclusa ogni possibilit di ascesa
in questo senso.
Tale bisogno infermo, questa sorta di prevaricazione a catena, rappresentata e sostenuta dalle mogli, che
non hanno niente a che fare con le donne, degne di tutta la stima ed il rispetto; le mogli, senza
generalizzare, pretendono solo dalla forza economica domestica il riscatto delle dominazioni del passato,
dellantica condizione contadina.
Arturo prende fiato in cima al pendio di Via Cesare Battisti. Io lo seguo con attenzione perch le nostre idee
hanno diversi punti in comune. Quindi prende posto al volante ed io lo ascolto dal finestrino. Arturo sostiene
che la mania di fare soldi dei settentrionali legata alla problematica esistenziale planetaria, quella nostra,
in pi, prende radici dalla storia locale. Quando questo bisogno si intensifica si finisce con lo scendere a
compromessi anche di natura eslege e delittuosa. Il primo traguardo il posto. E qui cominciano i problemi,
perch il posto ti mette nellorbita, sebbene periferica, delleliocentrismo del potere economico, indi il
matrimonio, poi spinta psicologica della moglie ed empirica dei bisogni (e non delle necessit) legati al
consumismo coercizzato. La corsa e irrefrenabile. Non si rinunzia a nessun tentativo, altrimenti ci si sente
emarginati.
Nessun circumvesuviano, caro Mari, non ha mai tentato di fare limprenditore, almeno una volta nella vita,
anche il bancarellaro, pur di sentire lebbrezza dellascesa. Statte bbuono, Marittie .
E voltato la gavezza ...dei cavalli motore, naturalmente, punta verso Portici, dileguandosi per il Miglio dOro
dannunziano. La finanza, col capitalismo prioritario, si depluralizza concentrandosi nel potere oligarchico.
Non gi solo lartigiano, ma lindustriale medio rischia di uscire dal rango dei privilegiati. Gli sforzi
dellindustria tipografica campana sono sostenuti. E difficile tener testa ai continui progressi tecnologici.
Molte aziende fanno capriole per reggere il gioco del mercato e delle evoluzioni tecniche. Ma spesso si
sottopongono a ristrutturazioni e ridimensionamenti che favoriscono laumento dei cassintegrati.
LE NUOVE TECNICHE
Lindustria grafica moderna ha quasi eliminato del tutto luso dei caratteri tipografici di piombo. Gi negli
anni 60 si era diffuso il sistema per realizzare titoli e slogans con i trasferibili, noti oramai a tutti pur se
soppressi anchessi, i quali, tra laltro, abolivano lhandicap estetico della spalla dei caratteri, consentendo
soluzioni tecniche di massimo accostamento delle lettere o dei righi, sovrapposizioni, incastri, ecc. In pi i
trasferibili venivano prodotti nella totalit della gamma di stili, rispetto al parziale corredo di caratteri di
piombo che dispone la tipografia pi attrezzata. La vera rivoluzione grafica compositiva attuale,
1informatica con la fotocomposizione computerizzata (vedi capitola relativo). A prescindere dal disegno e
dalla fotografia puri, fine a se stessi, il grafico moderno basa il proprio lavoro sulla fusione di tutti gli
elementi fototecnici che ha a disposizione, sia quelli creativi, inventati per 1occasione, sia quelli sistematici,
costituiti da materiale fotocomposto, trasferibili, fondi, retinature speciali, disegni standard e persino bozze
di elementi tipografici. E prioritaria la massiccia disponibilit di elementi grafici darchivio denominati
clippart.
Al di fuori dei miei trasognamenti di parte e della reale utilizzazione degli standard fotocomponibili,
1elaborazione fotografica di testo e immagine oggi consente unaltrettanto libert creativa, se pur facilitata,

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meno emotiva, olfattiva, epidermica, diretta, del fuligginoso, meccanico materiale tipografico. Levoluzione
massiccia della fototecnica strettamente connessa alla stampa offset, che allinizio si distingueva
essenzialmente solo per 1assenza di pressione, visibile, invece, sugli stampati tipografici; e per linversione
in negativo di scritte; nonch per la velocit di stampa. Oggi tali effetti e prerogative sono scontate,
1evoluzione grafica si rivolge verso follie creative simili a quelle dellarte avanguardistica.
Lindustria grafica relativa alleditoria e alla pubblicit commerciale sperimenta sempre nuovi moduli
creativi. Oggi sono diffusi numerosi studi grafici molti di loro di una certa levatura, quasi tutti autonomi,
scissi, cio, dalle officine offset, i quali, quotidianamente, spremono tutto il loro ingegno e le proprie risorse
allo scopo di ottenere i migliori risultati di creativit e gradevolezza visiva, coadiuvati dalle infinite possibilit
della fototecnica moderna legata alla stampa offset, di cui sono pienamente abilitati. Gli stampati relativi
allinformazione non vengono molto elaborati, quelli, invece, che riguardano le pubblicazioni di carattere
tecnico o specialistico o, in particolar modo, quelli legati alla grafica pubblicitaria, subiscono ogni sorta di
trasformazione. Una foto pu essere solarizzata (eliminazione dei mezzi toni); pu essere accentuata o
indebolita nelle ombre, scurita nel fondo o schiarita, ecc. In alcuni casi effetti non previsti danno vita a
tecniche nuove.
Al di la delle artificiosit tecniche e delle standardizzazioni ripetitive, la grafica moderna si riallaccia, come
quella antica, ai moduli artistici vigenti ed allarchitettura. Oggi 1industria chimica fotografica ha messo in
commercio emulsioni speciali per la fototecnica, che consentono di ottenere maggiori effetti in tempi minori,
anche se, sostanzialmente di utilit produttiva. Anche le macchine da ripresa sono migliorate notevolmente
a questo proposito. In pi, gia da qualche decennio, sono state realizzate ottiche che permettono
decentramenti e deformazioni anamorfiche di scritte ed immagini, ma subito sostituite da appositi software
pi immediati e pratici. Bisogna riconoscere che una scritta, in diversi casi, risulta pi gradevole e vistosa se
invertita in negativo, o se ondulata e incassata nellimmagine. Si sono affermate diverse tecniche nuove,
magari nate per caso in camera oscura o digitando per errore una tastiera da computer, come 1effetto
grana, la posterizzazione, 1immagine scomposta in sole linee parallele, in linee concentriche, irregolari, a
semicerchio, ecc.
Alcune di queste elaborazioni fanno apparire, ad esempio, la foto quasi un disegno eseguito con abili
tecniche. Io sono abbonato ad una pubblicazione inglese che distribuisce in tutto il mondo queste utili
elaborazioni generiche, oggi in edizione elettronica. Il grafico moderno, pi del tipografo compositore, deve
essere un abile collagista, ma le sue realizzazioni sono molto facilitate per cui si ottengono risultati pi
complessi con meno lavoro. Ma qual la molla che ha spinto queste evoluzioni, quella dellarte o del
business? Mah, diciamo tutte due, cosi nessuno va in collera.
PROGETTAZIONE GRAFIGA MODERNA
Nel capitolo relativo alle vecchie tipografie artigiane da piombo abbiamo osservato la progettazione in
funzione del materiale tipografico sistematico: caratteri, filetti, fregi, clich, ecc., che, comunque, a
prescindere dalle botteghe, prevede anche calcoli preventivi tramite bozzetti tracciati a mano o collages di
bozze di caratteri per controllarne leffetto (menab). La progettazione grafica moderna relativa allindustria
editoriale e a quella della grafica pubblicitaria, prevede oltre che una preparazione teorico-pratica della
materia tecnica, losservanza di regole e norme basate sulla evoluzione storico-culturale della pittura e
dellarchitettura, vista la totale liberta geometrica del sistema. Il grafico, intanto, deve lavorare dentro certi
canoni sperimentati e garantiti; in molti casi di grosse produzioni, non pu sconfinare nellazzardo perch le
poste in gioco sono enormi, specie quando si opera su scala nazionale. Anche se in misura minore e meno
dottrinaria, i vecchi compositori tipografi hanno sempre tenuto conto di tali cognizioni. Le realizzazioni
grafiche del passato, pur se progettate dagli autori di testo e immagini, sono sempre passate sotto la trafila
del tipografo compositore che ha sempre svolto la funzione di esecutore materiale di unarte applicata.
Oggi la figura del tipografo compositore mezzo artista e met carbonaio sopravvive solo nelle botteghe
artigiane che, giocoforza, per un motivo o per 1altro, non si convertono alloffset. Nellindustria editoriale
lautore in istretta collaborazione con il grafico o designer. In alcuni casi il primo esprime unidea, mentre
il secondo la realizza in modo empirico. Il tipografo fototecnico, in questo caso, solo un fotografo
montatore di pellicole. Questo non toglie che lasci la sua impronta creativa nellassemblaggio definitivo,
come accadeva al tipografo compositore che disponeva, in base alla sua maestria, gli elementi di piombo nel
mosaico progettato col menab. Lespressione internazionale graphic designer si traduce in Italia:
progettista grafico. Una professione moderna remuneratissima. Il designer inserito nel campo grafico
conosce, anche se le vede solo praticare, tutte le tecniche e le caratteristiche della stampa offset.
Lartista sa quale ruolo importante assume il marchio nella grafica commerciale e pubblicitaria, per questo
quando ne azzecca uno ricava proventi favolosi. Il marchio trae origine dalla simbologia grafica dorigine e
si perde nella cosiddetta notte dei tempi. Il classico ideogramma si ricollega un po agli stemmi araldici,
specie quelli relativi alla simbologia animale: aquile, draghi, leoni, ecc. I moderni marchi, invece, sono pi
orientati verso i segni fonetici relativi alle iniziali della ragione sociale della ditta che li rappresenta. Per la
realizzazione grafica di un marchio i designer producono centinaia di bozzetti, eseguiti attraverso calcoli
geometrici complicatissimi. Alla fine salta fuori un minuscolo monogramma dove un paio di lettere
dellalfabeto si intrecciano o si combinano tra loro, magari invertite in negativo o sapientemente incastonate

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in una gradevole quanto mai ambigua figura geometrica.


Solo cento milioni di lire, e il gioco fatto!
Lideogramma moderno, anche se contiene segni fonetici, il simbolo di un messaggio strettamente
connesso allattivit svolta dalla ditta che lo rappresenta. I marchi moderni, come la grafica in genere,
abbandonano i vecchi canoni di disegno ornato per indirizzarsi sempre pi verso 1elaborazione geometrica,
talvolta esasperata. La progettazione grafica moderna, oltre a considerare indispensabile nella
composizione, la presenza di disegni e immagini fotografiche sempre pi elaborate, tiene anche gran conto
dellaspetto significativo della struttura degli stili alfabetici, anche se spesso tende a camuffarli con alcune
trovate di ambiguit grafica, spesso fondendo insieme 1espressione alfabetica con quella figurativa. Alcune
di queste forme di grafica esasperata vengono standardizzate e catalogate. Basta osservare la struttura di
alcune serie di moderni caratteri tipo fantasia, dove ciascun segno dellalfabeto contiene in s una figura
grafica che si ripete negli altri segni. (Vedi i cataloghi degli oramai tramontati trasferibili o degli attuali
corredi da computer).
Gi gli amanuensi tendevano ad ornare i simboli fonetici di frische frasche, meglio comprensibili come
elementi aggiuntivi ornati fatti di angoli, spigoli e svolazzi di impronta floreale, fino a creare, con le
capolettere, minuscole opere darte. Linvasione della stampa a caratteri mobili snell la decorazione nei
caratteri appannaggio della chiarezza della lettura. Fu il periodo Liberty a ridare grazie, codine e svolazzi ai
caratteri, che attingevano nei motivi floreali; impronte a tuttoggi esistenti in alcuni stili fantasia. Ma la
grafica moderna fonda le sue basi nella priorit geometrica delle forme. La linea sconfigge la curva, e
pensare che il vecchio materiale tipografico era svantaggiato dalle curve; oggi che la fotocomposizione ha
superato questo scoglio, le curve sono in disuso. E proprio vero: Quando si hanno denti non si ha pane e
quando si ha pane non si hanno denti. Oppure 1altro proverbio che dice sapientemente: Al povero manca
il pane e al ricco lappetito.
La linea vince e, state tranquilli, non mi metto ad analizzare i motivi inconsci per cui gli architetti moderni
tendono a squadrare tutto, le strutture architettoniche, larredamento, lautomobile, persino i suoi fari non
sono pi circolari. (si dice che nellaldil non esiste il cerchio, pure le pizze e i pneumatici sono quadrati). Ora
stiamo ad attendere che nellaldiqu facciano le lampadine quadrate... Ch la donna gia lhanno squadrata,
poi dicono che i ragazzi di oggi sono meno virili, forse sono solo meno stimolati, per leccesso di nudo, perch
non si capisce che il celato a stimolare e non lo scoperto. Diceva Andre Gide, intanto: Una giovent troppo
casta porta ad una vecchiaia dissoluta. E pi facile rinunciare al conosciuto che al sempre immaginato.
Il bisogno stesso di elaborare le fotografie facendole apparire sempre pi dei disegni dimostra che ci si vuole
a tutti i costi allontanare dai canoni artistici classici, l dove la fotografia molto vicina alla pittura figurativa.
Fin da quando lo stile Liberty sugger lelaborazione grafica del manifesto realizzato con la fusione di testo
nellimmagine, si sono consolidati i legami tra grafica, pittura e architettura. Il manifesto, da un secolo, e il
parametro dellevoluzione artistica.
IL MANIFESTO
Il manifesto, dunque, ha sempre rappresentato il mezzo grafico pi prossimo alla rappresentazione
pittorica, imitandone forme artistiche e tecniche e persino il contenuto relativo ai messaggi delle varie
branche della cultura. Al manifesto si ricollegano gli sviluppi compositivi tipografici dal secolo scorso sino ai
giorni nostri. Infatti il pi grosso degli stampati ha poco pi di un secolo, e le ragioni di questa sua
giovinezza sono da ricercare nella difficolt, antecedente al secolo XIX, di realizzare grandi immagini
tipografiche coi sistemi ripetitivi. Nellaccezione storico culturale del manifesto sono stati scritti diversi
trattati che esaltano laffinit pittorica, il valore grafico compositivo, la rilevanza storica e limportanza
relativa al messaggio commerciale. La ricerca artistico-grafica del manifesto, sempre dimpronta
psicologica, fonda le basi sul binomio parola-immagine. Mentre, per, in genere, gli stampati pubblicitari,
per cos dire, da mano, sono spesso una riduzione spinta del manifesto, difficilmente, viceversa, si ottiene
questultimo da un ingrandimento, ad esempio, di una cartolina pubblicitaria. Ripeto, a proposito, che mai
un avviso murale composto di soli elementi grafici fonetici, sebbene elaborati ed edulcorati da cornici e
disegni messi li, a caso, pu definirsi un manifesto, poich il termine implica sempre, sin dalle origini, la
metafora di unidea, un messaggio, espresso essenzialmente da elementi figurativi. Quindi le mura di Torre
del Greco, di Portici, di Torre Annunziata e di tutti i centri evoluti del circondario vesuviano, sono tappezzati
di avvisi murali e qualche manifesto, che si vedono pi di rado e sono quelli commerciali o politici che,
attraverso una combinazione allegorica di testo-immagine, esprimono unidea, un messaggio e non una
semplice comunicazione pi o meno abbellita da elementi tipografici prefabbricati. Al di l delle profonde
analisi dei trattati settoriali sopraccennati, attinenti a dottrine artistiche, politiche e sociali varie, mi piace
sottolineare, in questa sede, che lo sforzo di ogni operatore, sia esso lontano tipografo romantico o moderno
designer, quello di stimolare, in primo luogo, la fantasia e la sfera affettiva non solo individuale, ma
relativa a quella sorta di personalit di massa degli osservatori. In pi vengono adottate tecniche di
contenuto e di forma atte a modificare lassimilazione, come, ad esempio, nelle rappresentazioni teatrali o
audiovisive vengono previste tecniche psicologiche analoghe, cio pause o posposizioni onde consentire i
commenti, le risate, le interiezioni della collettivit implicata.
Cos nella progettazione grafica si tiene conto di tutte le passibili reazioni psicologiche dellosservatore.

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Spesso fanno gioco oltre la trasfigurazione allegorica e lambiguit del reale, 1ironia, il paradosso, il
grottesco, il desueto o, meglio ancora, loriginale e linedito. Dalla vecchia vignetta (da vigna, motivo
floreale) caricaturale di stampo pittorico propria della litografia ottocentesca, si passa allanalisi psicologica,
attraverso elementi grafici formati essenzialmente da un amalgama di artificiosit fototecniche: riprese
fotografiche elaborate, scritte di tono invertito, spesso dirottate sullinventiva desueta, puntando pure sullo
stimolo che si ricava con lirrazionale e la componente stupore. Pur se spesso si nota, come in tutta la grafica
offset, una frequenza di moduli standardizzati. Trovano, intanto, soluzioni molteplici lalternanza dei colori e
le tecniche prospettico-tridimensionali.
I manifesti commerciali, anche grazie alla rivisitazione di certi canoni etico-religiosi, cadono spesso nel
banale, nel mediocre della sensualit ridicola. Senza contare le trasgressioni lessicali o grammaticali volute.
Gli esotismi, comunque, i solecismi, i dialettalismi, per altro diffusi dai mass-media, dalla stampa
dinformazione e da una certa letteratura sperimentale, non hanno, tutto sommato, nulla di nocivo per un
pubblico moderno ed erudito, che li sa riconoscere e valutare nella giusta ottica, ma che dirottano, nel
contenuto, il discorso arte-cultura, prerogative da sempre sostenute dalle arti applicate. Cosa dire, poi, dei
manifesti politici dove, molto spesso, darte non se ne sente neppure lodore? Nei lavori di correnti politiche
cosiddette democratiche la nota artistica fa capolino di tanto in tanto, ma Dio ci scampi dai manifesti
stranieri di regime totalitario, che insistono solo sugli slogans di partito e sulle tradizioni di folklore.
E interessante, comunque osservare i manifesti politici italiani del nostro dopoguerra fino ad oggi. Tutti
hanno in comune lo scopo di solleticare la personalit di massa attraverso messaggi semplici, ma incisivi,
che fanno vibrare le corde pi vulnerabili della sfera emotiva delluomo. Per garantire una buona sintesi
percettiva il designer sa bene che gli osservatori dei suoi manifesti non sono n bibliomani, n
pinacotecomani, sia pure col suffisso fili, ma uomini cosiddetti della strada, intontiti dai clacson, soffocati dai
gas di scarico, afflosciati dallafa, mirmicolanti nella ressa. Almeno questa la realt urbana della cintura
vesuviana, senza aggiungere il panico relativo al disordine pubblico, caratterizzato da scippi, rapine,
estorsioni, problemi, comunque che, purtroppo, prendono dimensioni planetarie. In queste condizioni la
percezione visiva non si assoggetter mai ad una euritmia grafica complessa e da interpretare dietro canoni
dottrinali settoriali, o ad una lenta riflessione, ma sar di agevole assimilazione, soprattutto di contenuto
ricco di significato.
Alle pendici del Vesuvio, come in ogni angolo del Globo gli individui sono tutti formati dietro gli avvenimenti
dellet evolutiva; al di l della cultura e delle tradizioni locali, ciascuno ha una caratteristica di ricezione
percettiva diversa da un altro, realt, a mio avviso, riscontrabile finanche intorno allo sterminator Vesevo,
dove, ai giorni nostri, ciascuno sembra seguire una individuale filosofia, dissociata gradualmente dalla
secolare napoletanit. Vi sono individui, ad esempio, che vengono colpiti da manifesti banali e di cattivo
gusto e che rimangono insensibili di fronte al capolavoro di un provetto designer, e viceversa. V da dedurre
che, a giudicare dalle influenze psico-evolutive infantili individuali e da quelle socio ambientali, certi moduli
artistici, al contrario della matematica, restano sempre opinabili e discutibili, malgrado lenergia
coercizzante di quei mostri spersonalizzanti che sono i mass-media, coadiuvati dalledulcorata malia della
grancassa propagandistica martellante. Altro che lavaggi del cervello. Difendiamoci timidamente con le
fragili locuzioni: Non bello ci che e bello ma quel che piace; Dove c gusto non c perdenza; Ogni
scarrafone e bello a mamma soja, eccetera, eccetera.
LA CULTURA NAPOLETANA IN PIENA ERA DELLA CARTA
Sono ormai lontani i tempi della priorit teofilosofica culturale che caratterizzava il periodo della nascita delle
Universit in tutta Europa. La cultura napoletana in seno allUniversit di Napoli vede, alla fine del secolo
scorso, sotto il Ministro della Pubblica Istruzione Francesco De Sanctis, personaggi come Settembrini, De
Blasiis, Spaventa, ecc. Ma, a far ruotare a tutto spiano le pianocilindriche tipografiche furono personaggi
come lo scrittore popolare Francesco Mastriani, con i suoi 115 romanzi, poco valutati dalla critica, ma di
larga diffusione e Vittorio Imbriani, che si distinsero nel periodo letterario della fine del secolo scorso. Pi in
luce la giornalista scrittrice Matilde Serao, coi suoi famosi Ventre di Napoli e Paese di Cuccagna. Redattrice
a Roma del Capitan Fracassa, segu, poi le orme del marito Edoardo Scarfoglio col suo Corriere di Napoli e
Corriere di Roma. Autrice dei noti Mosconi sul Mattino di Napoli, fond infine Il Giorno.
Il tarantino Scarfoglio fond Il Mattino e scrisse saggi e varie prose. Tartarin influ positivamente il suo
allievo Roberto Bracco, valido critico e giornalista, sprovvisto persino di licenza elementare. Esempio
emblematico di autodidatta, fu deputato e persino candidato al Premio Nobel. Alla fine dellOttocento
Benedetto Croce partorisce la Critica Estetica, provocando una vera rivoluzione di pensiero
filosofico-letterario. Fondatore della rivista La Critica, compose centinaia di opere tra cui spiccano La
Letteratura
della Nuova Italia, Poesia e non Poesia, Storia dItalia..., ecc. Pasquale Villari, alla fine del secolo scorso
compose diverse opere di critica e di storia, altrettanto Ruggiero Bonghi che fond, tra 1altro, La Stampa di
Torino. Studi di Storia Letteraria Napoletana e Manuale della Letteratura Napoletana, furono, invece, valide
opere di Francesco Torraca.
Una specie di lazzarone letterato fu invece Ferdinando Russo, poeta dialettale di vivace realismo, come pure,
anche se in maniera pi pacata, Raffaele Viviani col suo teatro. Quindi Rocco Galdieri, che espresse nelle sue

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opere quel suo triste umorismo nel Monsignor Perrelli, pubblicato a cavallo fra i due secoli. Ernesto Murolo,
invece, scrisse molte poesie in vernacolo, diverse delle quali furono musicate. Ancora Libero Bovio ed il
crepuscolare Eduardo Nicolardi, nonch il famoso poeta Giovanni Gaeta, altrimenti detto E. A. Mario, che
scrisse La Leggenda del Piave e la canzone Balocchi e Profumi.
Dopo la Serao ritornarono a Napoli i tentativi ben riusciti di narrativa. Negli anni trenta Carlo Bernari
pubblica I tre operai. Di Bernari sono Guerra e pace, Vesuvio e pane, fino al Foro nel parabrezza degli anni
70. Nel periodo tra le due guerre si distingue Anna Maria Ortese con Citt involontaria, i racconti Angelici
dolori, fino a Il mare non bagna Napoli, degli anni 50. Intorno al secondo conflitto mondiale il narratore
napoletano di spicco Giuseppe Marotta col suo famoso Loro di Napoli, quindi Gli alunni del sole, San
Gennaro non dice mai no, ecc.
Dopo la guerra esordisce Domenico Rea di Nocera Inferiore, con Spaccanapoli, Una vampata di rossore, ecc.
Quindi Michele Prisco, di Torre Annunziata, coi famosi racconti dellesordio La provincia addormentata, poi
Figli difficili, ecc. Altro romanziere del secondo dopoguerra sar Luigi Compagnone che esord con La Festa,
poi La vita nuova di Pinocchio, Lonorata morte, ecc.
Infine Mario Pomilio con Il testimone e Il cimitero cinese, Luccello nella cupola, ecc. Vi sono molti altri
intellettuali napoletani di rilievo nel campo della filosofia, della critica, del giornalismo, della filologia che,
secondo me, vanno citati in trattazioni specifiche pi ampie, di natura critica, antologica, storiografica, per
cui discrepanze od omissioni spero saranno qui tollerate. Un ultimo autore contemporaneo, per, degno di
menzione, il poliedrico Luciano De Crescenzo, filosofo, umorista e scrittore di cristallina fattura, che
insieme a tutti gli altri intellettuali napoletani, citati o meno, ha contribuito allo sviluppo delleditoria non solo
napoletana.
IL PREZZO DEL PROGRESSO
Anche lindustria italiana e, per conseguenza, quella napoletana, tende ad escludere la dimensione umana
dalla produttivit. Per fortuna nel Napoletano ancora possibile intravedere laspetto umano del lavoro, nei
centri storici, dominati dagli agglomerati di bassi, dove gli ultimi artigiani svolgono il loro lavoro a misura
duomo, perch ancora operano in un contesto proletario e piccolo borghese, che condiziona il modo di
lavorare e di vendere secondo le vecchie tradizioni, dove si ricusa limpatto appena decennale di certi
repentini stravolgimenti tecnicistici e consumistici sotto casa propria. Certi moduli edonistici tendono al
convertimento, lentamente, come il tarlo fa col legno, o la goccia con la pietra, facendo leva sul
martellamento pubblicitario legato al modello sociale planetario di benessere illusorio, attraverso espedienti
come il risparmio ottenuto coi prodotti di serie, o ladescamento dei supermercati, che eliminano perdite di
tempo prezioso, utilizzato, poi, per i giorni di lotta, atta a procurarsi altro danaro, e ancora risparmiare al
solo scopo di rispendere. Un circolo vizioso come la tossicodipendenza, ma legale ed istituzionalizzato da cui
nessuno, non solo non pu, ma non deve sottrarsi.
Qualcuno dei tipografi che riuscito a costruire il capannone, magari dietro un compromesso stipulato coi
fiori allocchiello, finito forse ghettizzato in un lussuoso appartamento dei quartieri bene, europeizzato ed
irrimediabilmente escluso dal calore della Napoli oleografica dove i sostegni psichici essenziali di solidariet,
di contatto umano, ancora si osservano nei mercatini rionali o quelli domenicali di Piazza Ferrovia, o di
Poggioreale, nelle botteghe, nelle case-giardino delle vecchie costruzioni spagnole. Le stesse officine
industriali dei quotidiani della capitale del sud hanno definitivamente visto dissolto il calore umano che
esalava, allunisono, dai precordi dei giornalisti e tipografi e dai crogiuoli delle linotype. Era lardere del
piombo fuso ad accomunare autori e tipografi in una sola famiglia.
Le notizie sprigionavano anchesse la soavit di una metropoli ancora lontana dalla giungla urbana, animata
dalle Piedigrotte, dalle serene periodiche domenicali e dallo strabenedetto pane e ppummarole, e dal
derivato sacrale rag, o dalla defilippiana ritualit di pasta e fagioli o caff che scendeva. Oggi pure i
napoletani il caff lo fanno salire per dimostrare che il mondo, nellarco di pochi decenni, cambiato da cos
a cos, grazie allindomita ascesa industriale. Nelle redazioni dei giornali, anchesse linde ed asettiche come
gli ospedali, il giornalista infreddolisce per 1assenza dei crogiuoli, per la nefandezza delle notizie, per il suo
esclusivo rapporto di lavoro con ...il terminale.
Chi ha le tempie canute ricorda che il tipografo delle botteghe, nel dopo guerra doveva accontentarsi delle
bruschette o delle marenne a base di melanzane a funghetti e friarielli, mentre quello che faticava al giornale
poteva permettersi la fetta di prosciutto. Spesso i compositori o gli impaginatori dei giornali davano il loro
diretto contributo ai pezzi di cronaca, perch facevano da tramite tra ambiente popolare e redazione,
suggerendo, tra laltro, espressioni gergali, peculiarit caratteriali e comportamentali del popolo,
sconosciute alla classe alto borghese dei giornalisti agiati di allora. Chiss chi furono gli informatori della
Serao, forse la masnada di camici neri rattoppati e bisunti che la circondava. Quale tipografo artigiano negli
anta pu dimenticare le rasserenanti giornate di lavoro in queste officine grafiche. Lazzi, facezie, scherzi da
prete e soprattutto spiccava quella sorta di paradossale religiosit nel turpiloquio, poetico, colorito, ilare,
puerile ed innocente. Questi erano i soli delitti che si confessavano la domenica in chiesa. Dovevano pur farsi
perdonare qualcosa, altrimenti i reverendi avrebbero rischiato la cassa integrazione.
IL SOGNO DEL GIORNALISMO

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Le tipografie artigiane vesuviane che ancora realizzano nella maniera tradizionale le pubblicazioncelle locali
pressate dalle ambizioni letterarie degli oscuri docenti di lettere, o dei cultori di sogni nel cassetto, o dei
poeti del sabato sera di fama intercomunale, arrotondano il fatturato in un contesto lavorativo molto
compromesso dallofferta satura. Ebbene, io appartengo alla categoria di questi sciagurati sognatori,
conscio, per, del carmina non dant panem, non solo, ma pure del nemo propheta in patria, poich
queste sporadiche mie esperienze scrittorie desuetamente autofabbricate in tomi, sono destinate,
volutamente a non valicare il circondario urbano?. (Grazie a Internet questo dubbio dellautore si
finalmente dissipato. Questo libro continuamente scaricato dagli italiani di tutto il mondo. N.d.r.). Sono
comunque solidale con tutti gli sventurati come me, e quasi mi rammarico del privilegio di poter prevalere,
almeno quantitativamente, sugli altri, che la sorte non li ha voluti nemmeno bottegai tipografi. Comprendo,
anche se non giustifico, coloro che non sanno valutare i propri limiti, e continuano imperterriti in questo
cammino spinoso, attribuendo il loro insuccesso solo a fattori egemonici da circolo chiuso.
Oggi, pi che mai, in tutti i settori umani, lestetica prevale sul contenuto, questo tende a soffocare
lespressione popolare nellarte scrittoria, ed una discriminazione. Chiunque ha il diritto di esternare i
propri sentimenti, anche al di fuori di virtuosismi dottrinari. Limportante riconoscere la propria posizione
e non ostinarsi ad apparire quello che si vorrebbe essere e non si . Non la semplicit despressione che
nociva, quando c contenuto, ma lelaborazione culturale della povert estetica ad alimentare il desiderio di
abbarbicarsi verso i fastigi di castelli di cui non si provveduto, negli anni, a mettere su con tenacia e
abnegazione, dietro un allenamento estenuante, mattone su mattone.
Il primo giornale della storia fu quello prodotto dai Cinesi nel 400 d. C. Per la realizzazione della sua
composizione venivano adoperati caratteri di terracotta, piombo e argento, e veniva stampato nientemeno
che su seta. Fu il primo e il pi longevo della storia. Nacque col nome di King-Pao, che tradotto significa
pressappoco Notizie di corte. Nei secoli che seguirono la testata cambi spesso, vale la pena citare solo una
traduzione: Giornale del Celeste Impero. Gli storici dicono che nel XIV secolo divenne settimanale e nel XIX
quotidiano, grazie, molto probabilmente, allavvento della Linotype. Alla fine dellImpero, nel 1912 fu
soppresso.
Il giornale quotidiano si afferm nel XIX secolo grazie allautomatizzazione della composizione tipografica e
delle macchine da stampa. In Francia il pi diffuso dellepoca fu la Liberte, che raggiunse le centomila copie
al giorno durante la Rivoluzione. In Inghilterra ricordo il famoso Times; in Italia La Nazione di Firenze, Il
Corriere della Sera di Milano, Il Resto del Carlino di Bologna, ecc. Giornale, lampante, significa: raccolta di
notizie del giorno, quindi: quotidiano. Ma in tutte le epoche si era gia trovato il modo di diffondere notizie
scritte. In tutta Europa, gi prima dellinvenzione della stampa, esistevano i cosiddetti novellieri, che
trasmettevano notizie attraverso, appunto, le novelle. Esse venivano copiate a mano, naturalmente, e
vendute come dei normali periodici. Linvenzione di Gutenberg trasform queste novelle in veri notiziari. Si
trattava di fogli stampati da un solo lato, contenenti un solo articolo per volta. In seguito vennero stampati
pure sul fronte retro ed illustrati con le xilografie anche inserite nel testo. Fino a pochi anni fa larchitettura
di una pagina di giornale era pressoch simile per quasi tutte le testate del mondo, perch il sistema era
quello tradizionale dei caratteri di piombo meccanizzati da Mergenthaler. Infatti mentre compongo le parole
che state leggendo, sbircio sulla sinistra della mia Linotype una targhetta con su inciso: Linotype Italiana
S.p.A. - Milano, licenziataria della Mergenthaler Linotype C. - New York - USA. Le pagine di giornale, dunque,
venivano fino a qualche decennio fa assemblate con piombo linotypico e clich, sistema detto, oggi, a caldo,
per distinguerlo da quello a freddo (in tutti i sensi) della composizione computerizzata e la fototecnica offset.
Lelettronica ha messo la parola fine allevoluzione pi avanzata della scoperta gutenberghiana, dando il
sapore di vetust a processi di automatizzazione scoperti appena qualche decennio prima. Ma entriamo un
po nella vecchia tipografia gutemberghiana ed in quella moderna.
Nellofficina giornalistica tutto deve procedere con la rigorosit simile a quella degli orari ferroviari. Non sono
ammessi ritardi o interruzioni per nessuna ragione, ad eccezione degli scioperi... Nel sistema tradizionale,
oramai scomparso, il proto smista gli originali da comporre e li invia ai vari linotipisti per la composizione del
testo in colonne e le immagini alla zincografia interna per la realizzazione dei clich di zinco. Le pagine vuote
sono rappresentate da telai di metallo dove sono gi disposte le composizioni fisse, ad esempio la testata del
giornale, le pubblicit, ed altro. Una volta eseguite le correzioni delle colonne di piombo, gli impaginatori
sistemano le stesse negli spazi preventivamente stabiliti dalla redazione per mezzo del menab. I piccoli
spazi vuoti si riempiono con brevi notizie, slogan, o piccole inserzioni pubblicitarie o di altra natura. Se il
piombo in eccesso poco allora si provveder a ridurre lo spazio dalle colonne fra i titoli, fino allestrema
soluzione del taglio.
I titoli vengono composti a mano o anche con speciali macchine fonditrici dette monotype. La misura delle
illustrazioni viene stabilita in colonne, come i titoli. Una volta assemblato tutto nel telaio, le pagine sono
pronte per la realizzazione delle stereotipie di cui ne ho gia trattato il processo. Le stereotipie curve vengono
montate sui cilindri della rotativa, composta da tanti gruppi stampa. Le pi grandi consentono di stampare
giornali di formato standard fino a 100 pagine, con una produzione oraria di 20-30.000 giornali lora, e
scusate i costruttori se poco. Il giornale, alluscita dalla macchina, termina a mo dimbuto per immettersi
nella piegatrice abbinata, la quale provvede anche al taglio. Tutto avviene in perfetto sincronismo e ad
altissima velocit.

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Il secondo sistema a freddo quello adottato oggigiorno non altro che quello offset da rotativa. La
composizione fototecnica. Il computer, dopo la battitura, elabora il testo secondo le necessit. Se lo scritto
lungo la macchina provveder in un lampo ad accorciarlo riducendo gli spazi tra le parole o le interlinee o,
meglio ancora, riduce il carattere provvedendo automaticamente alla divisione in sillabe, correggendo
persino gli errori grammaticali e ortografici. Una volta realizzate le colonne ed i titoli fotocomposti si procede
al montaggio sul tavolo luminoso. Sono gi in uso macchine dedicate con cui possibile comporre le pagine
intere su video che andranno direttamente in ouptput, che nel caso industriale si tratta di fotounit enormi
ad altissima risoluzione.
I giornali illustrati, altrimenti detti settimanali, vengono stampati col sistema rotocalco che, circa le
immagini a colori, si rivelato idoneo alle altissime velocit. La progettazione di una rivista illustrata avviene
in modo simile a quella dei quotidiani, ma richiede maggiore impegno a causa delle numerose immagini
policrome. In pi le stesse pagine passano almeno sotto quattro gruppi di diverso colore. Alcune riviste,
comunque, non prevedono il rotocalco che non consente altissime definizioni, e vengono stampate col
sistema offset, come pure gli oramai policromi testi scolastici, la migliore produzione libraria, le
pubblicazioni a dispense settimanali, linsieme di quelle opere, cio, destinate a rimanere nel tempo. La
stampa offset consente maggiori finezze di dettaglio, anche per la sua precipua caratteristica di stampa
indiretta e, in complesso, la qualit generale nettamente superiore ad altri sistemi basati per lo pi solo
sulle alte velocit produttive. Intanto le pubblicazioni editoriali non richiedono tempi di produzione
brevissimi come accade per la stampa periodica.
Le riproduzioni a colori realizzate con le moderne attrezzature fototecniche e stampate in offset,
raggiungono livelli cromatici e tridimensionali superiori a quelli delle immagini fotografiche originali da cui
sono state riprodotte.
IL CONCETTO DELLAMORE TEMA CENTRALE DELLA LETTERATURA
Prima di concludere il capitolo con alcune note sulla pubblicit stampata, su scala nazionale, divagheremo
questa volta nientemeno che con una teoria sullamore, cos legato, da sempre, allarte scrittoria e alla
stampa. Visto lo spirito del libro, anche questa volta non desidero postulare nulla a nessuno. Si tratta
sempre di osservazioni del tutto soggettive e non sottintendono nessuna intenzione di tono scolastico. Vi
un abisso tra la natura dellamore e lidea culturale dellamore poliedricamente elaborata, a mio modesto
avviso, naturalmente. Lamore, purgato di volta in volta dalle mode letterarie della storia lo conosciamo
tutti. La psicologia moderna un bel mattino ha deciso di spogliare lumano da molte croste culturali
lasciandolo nudo nel suo stato primitivo di istintualit. Lanimale uomo ha un istinto di conservazione
personificato, modificato dalla cultura. Alcuni sono concordi nel supporre che tutte le invenzioni culturali
sono delle difese dallangoscia, connaturata negli animali ragionevoli, coscienti del loro destino di finibilit,
non solo, ma di probabile assenza salvifica post-mortale. Ma al di la delle affermate teorie speculative o
psico-scientifiche, il timore, o pi semplicemente il senso di finire, presente in ogni forma cerebrale.
Lanimale, a mezza strada tra luomo e la pianta, vessato o recluso presenta gli stessi sintomi angosciosi
delluomo ragionevole, che sfociano, a lungo andare, nel disequilibrio. Lappassimento delle piante un
chiaro esempio di deperimento fisico. Esse, istintivamente, (anche se la terminologia impropria) nei loro
limiti compiono ogni sforzo per riprendere vita e, nel caso di intervento delluomo o della natura, ce la
mettono tutta per risorgere. Io suppongo che una forma iniziale di difesa, pi comprensibile come senso di
conservazione, sia presente gia nello stadio fecondo pre-fetale. La prima reazione ovulo-cellulare e quindi la
difesa dallestinzione, che si accentua mano mano con lo sforzo neo-fetale contro la probabile minaccia
abortiva. La lotta con la finibilit, quindi, non e subito istintuale-cerebrale pre-post-natale, ma gi
presente con la formazione delle prime cellule; diviene istintuale durante lo stadio fetale avanzato, e si
consolida in quello neonatale, onde perpetuarsi nellesistenza. Ma luomo, per sua sfortuna, e dotato di
ragione ed ha inventato la cultura che complica per subito esorcizzare questi timori associati. Quindi alla
difesa istintuale si aggiunge lelaborazione culturale dellidea di morte, caratterizzata dal timore di una
probabile assenza salvifica. La confusione umana concentrata nel sincretismo Dio-Amore - Dio-Punitore.
In realt lamore non il bene che dualizza il male, quindi Dio-demonio, ma amore come esorcismo della
paura, non solo di finire, ma di rivivere, dopo, nella sofferenza.
Diremo, allora: Dio: idea della vita, demonio: idea della morte. A prescindere dalle teorie teofilosofiche
millenarie, lidea di Dio come garanzia di continuit e indispensabile agli animali dotati di ragione, sebbene
la dottrinalizzazione di certi elementari concetti abbia generato maggiore confusione. Senza nulla togliere ai
Padri della Chiesa ed ai teologi, e con tutto il rispetto per i credenti di ogni Confessione, i quali trovano
serenit e sollievo, bisogna ammettere che Diderot non aveva tutti i torti quando disse che le religione
annunciata in passato da ignoranti facevano milioni di credenti, predicate poi da dotti fanno solo degli
increduli. A prescindere dai quindici miliardi di anni luce che ci separano dallultima galassia sentita dalla
terra (la Luna e a un secondo luce), la Religione una grande realt per lenire lorrore della morte vista
dalla nostra cultura, tranne due elementi comuni a molte Confessioni, che alimentano langoscia umana:
lidea dellinferno e lelaborazione culturale della sessualit ad esso relativa.
Metabolismo sessuale regolamentato, quindi compromesso nella sua biologica istintualit che, se non
censurato o modificato nella sua appetibilit, sarebbe tanto pi naturale e moderato, ed uno dei pi idonei

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toccasana spontanei per scongiurare langoscia istintivo-culturale di finibilit, in ragione di abusi, pulsioni
pluridirezionali, fino allomosessualit, senza contare le pulsioni incestuose coatte, manifeste o inconsce;
reati sufficienti per annullare la garanzia salvifica al di l da venire. Leterosessualit, dunque, non
condizionata dallidea di peccato, che richiama subito linferno, la pi idonea equilibratrice della vita
cellulare-psico-metabolica, connessa allidea di Dio-amore, cos, invece, irrazionalmente elaborata
culturalmente, non altro che da fantasiosi bisogni di espiazione terrena.
Il suicida, molto spesso, ammazza se stesso per non morire! ... Egli annega negli angosciosi sensi di colpa
inconsci, cio sempre indefiniti, quindi, nellimmotivazione, attribuita spesso ad ingerenze demoniache,
vorrebbe uccidere un male senza volto, che in buona percentuale si rivela come consapevolezza celata in
cantina, dellelaborazione culturale: morte-inferno-sofferenza eterna, pregna di terrore, fulcro inconscio di
tutti gli stati depressivi pi a meno gravi. Nellimpotenza ansiosa il suicida ripiega, in alternativa, con il
possibile annientamento della debole carcassa cerebrale, portatrice da anni, con alti e bassi, langoscia
oramai incancrenita, tanto pi coatta ed ossessiva perch inesplicabile in superficie, dietro lesclusione di
ogni possibilit di rimozione.
Il tema, sovente reiterato dellinsoluto esistenziale, non altro langoscia umana che ha origine direttamente
dalla consapevolezza di finibilt e probabile assenza salvifica, in base alle elaborazioni culturali di millenni,
fu magistralmente generato dallo psicoterapeuta Luigi De Marchi, nel suo Scimmietta ti amo,, citato nella
premessa, nella bibliografia e nella nota a margine dessa, da cui sono stato sensibilmente illuminato e
spinto a formulare, lungo il presente libro, alcune riflessioni, che partono dallassunto del suo geniale saggio.
Amore e morte, Eros e Thanatos, i temi di base che hanno, direttamente e indirettamente, lasciato produrre
allumano milioni di libri stampati dando un sostenuto contributo allo sviluppo dellarte nera in tutto il
mondo. Le difese, (anche sotto le freudiane sublimazioni: artistiche, politiche, religiose, professionali, ecc.)
sono molto spesso contrastanti, e vanno dallannichilimento mistico alla violenza criminale, quando le si
sostituiscono allunico antidoto diretto alla paura esistenziale, cio lamore, (specie concretizzato nei contatti
fisici, continuit della difesa uterina, catarsi fisiologica naturale) inteso come lopposto dellangoscia, quando
esente dallidea di peccato.
Dio e anche lorganismo che vive, la cellula che si riproduce nel disegno inesplicabile della natura e della
creazione e bisogna sempre favorire questo processo anche nei suoi legittimi appetiti, fossanche
nellatarassia epicurea. La morte diceva intanto il filosofo non e nulla per noi, perch quando noi siamo
essa non c, e quando c noi non siamo p. Dunque amore non come opposto dellodio, ma come inverso
della paura. Pi attenuato questo timore, pi luomo capace di amare. Lamore come salute mentale, che
stabilisce il giusto compromesso con linfernizzazione della vita.
Lidea di Dio anche in questa dimensione e utilissima per vivere in modo pi sereno possibile, senza per nulla
escludere la dimensione transumana. Lamore nellaccezione di fisicit, come inverso della paura,
essenzialmente quello per antonomasia, cio leterosessualit. La proverbiale sicurezza del ventre materno
avvezza specie lanimale uomo a scongiurare il timore di finibilit gi nelle parti lubriche di questo grembo,
che conservano tutte le caratteristiche delle mucose erogene freudiane. Da questo tipo di
benessere-scongiuro si dipanano poi tutte le peculiarit della sfera affettiva, tenerezza, attrazione, affetto,
compassione e piet, proiettive e, talvolta, come la carit, prevedono un tornaconto salvifico. Lamore nudo,
naturale, legittimo, non puramente animale, fuori dogni elaborazione culturale, compresa quella che
leggete..., perch se avvalsa della corruzione dottrinaria per stare coi tempi, per esprimere concetti di un
naturalismo preculturale.
LA PUBBLICITA SU SCALA NAZIONALE
Ed eccoci pronti a concludere il decimo capitolo, con un argomento meno teorico dopo una dissertazione cos
profonda. Gli avvisi murali, le locandine ed i volantini relativi alla propaganda commerciale locale, ancora
sopravvivono nella cintura vesuviana, dove sempre consentito imbrattare le strade, dietro esose tariffe,
naturalmente. Questi stampati rappresentano un buon sostegno anche per le botteghe artigiane, meno care
(grazie alla concorrenza) delle affissioni comunali. Per questi lavori come diciamo noi, sciu sciu, vi quasi
assenza di progettazione grafica. Tutto avviene nella dimensione del materiale tipografico o, al massimo,
degli stereotipati assemblaggi fototecnici terra terra, emulanti, per, quasi sempre, composti originali gi
affermati della pubblicit, come dire, ufficiale, fatta su scala nazionale. Lapplicazione della fotografia nel
campo grafico ha ridotto fortemente luso del disegno e della vignetta. Anche perch diverse elaborazioni
fotografiche come leffetto grana, la solarizzazione, ecc. danno risultati tali, l dove il disegno puro
difficilmente potrebbe arrivare.
Senza nulla togliere ai progressisti, (anche perch io antiprogressista non sono se non nella misura di ci che
il progresso danneggia lumanit), devo osservare che lartificiosit dei mezzi moderni sintona al clima
ipocrita e doppiofaccista della societ attuale. I prodotti, per lo pi alimentari, spesso di coltura artificiale (e
qui, consentitemi, la mia Torre del Greco e la cintura vesuviana non centrano, per una volta) vengono
pompati da una pubblicit che soffoca scaturigini artistiche a misura duomo, ma sottolineano lo stereotipo
delle macchine. Certo pure il nerofumo e le vernici sono dei mezzi, ma di origine vegetale e non certo
sintetici come quelli moderni, ottenuti da precipitazioni chimiche inquinanti e nocive. In pratica
luomo-natura trasformato in uomo-macchina si denota in ogni forma espressiva, pure quella artistica

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propriamente detta.
La cartolina pubblicitaria su scala nazionale non altro, spesso, che la riduzione del manifesto murale. La
ripetitivit dellimmagine ha lo scopo di non tradire il moderno concetto propagandistico psico-stereotipico
pi comunemente conosciuto come lavaggio del cervello. Troppi interessi consumistici, checch se ne dica,
sacrificano la purezza artistica della grafica moderna pubblicitaria. Oggi si deve parlare di una ben
congegnata psico-grafica, quando ci si rivolge alla pubblicit su scala nazionale sia stampata che
radioteleiconografica. E gi lontano il tempo in cui lespressione grafica si reggeva su canoni romantici, su
di unallegoria, seppur retorica, che assecondava, tuttalpi, la tendenza pittorica del tempo. Nelletichetta
moderna, tanto per dirne una, spesso decorata direttamente sullinvolucro del prodotto, vi quasi sempre
una fusione tra il logotipo o il marchio e gli elementi figurativi relativi al prodotto.

Lumanit geme, per met schiacciata


sotto il peso dei progressi che ha fatti.
Le due sorgenti della morale e della religione - Bergson
CAP. XI
LAVORAZIONI AFFINI ALLE ARTI GRAFICHE
Che cosa e lavoro? E che cosa non lavoro?
Sono questioni che lasciano perplessi i pi saggi
fra gli uomini.
Bhegavedglta
LA LEGATORIA
La legatoria unarte antica; la cartotecnica, invece, una branca moderna della legatoria. La prima antica
come la scrittura. Si sempre trovato il modo di raccogliere insieme dei fogli scritti. La legatura classica ha
avuto la sua fioritura nel medioevo; molte copertine di codici, perfettamente conservate, rappresentano
delle vere e proprie opere darte. Questi tomi erano robustissimi, la facciata frontale era lavorata
nientemeno che da artisti orafi ed incisori, quindi con metalli preziosi e talvolta comparivano incastonature
di gioielli. I legatori, come gli amanuensi, erano anchessi monaci, tanto per variare. Altre copertine
venivano realizzate rivestendo sottili tavolette di legno invece del cartone odierno, con sete e velluti pregiati.
Poi fu usato il cuoio e la pelle di lusso. La legatoria artistica ha avuto, in un millennio, diverse scuole, una per
ogni nazione europea, prima e dopo 1invenzione gutenberghiana. Cosi gli intarsi, le incisioni a caldo, le
cesellature riflettono il periodo artistico e culturale.
Come facile constatare, nelle librerie o nelle biblioteche, la legatura moderna spesso si riallaccia a certi stili
depoca, a seconda del contenuto del libro. A parte questi casi sporadici 1industrializzazione ha favorito il
declino della legatura artistica durata fino al secolo scorso con lalternativa delle semplici legature
meccanizzate dellindustria moderna.
Le legatorie artigiane del Napoletano dispongono di poche macchine; distribuite a iosa nella localit Corpo di
Napoli: Mezzocannone, Benedetto Croce, Forcella, Via Nilo, spesso semiautomatiche e molte di esse vanno
avanti grazie alle pubblicazioni a dispense e raramente praticano lavori industriali, tuttal pi legano le
cinquecento copie del poeta del palazzo di fronte, il quale tormenta i poveri artigiani sino a che non prova
lorgasmo di avere tra le mani la prima copia del suo capolavoro che ancora esala profumo di resina. Per
motivi di lavoro ho trascorso diversi anni in questa zona che il fulcro della tipografia napoletana vecchia
maniera, sia per la presenza dellUniversit che per le librerie pi famose. Molte altre botteghe sono
dislocate lungo la cintura vesuviana: Portici, Ercolano, Torre del Greco, Torre Annunziata, Castellammare,
Somma, S. Giuseppe, ecc. In queste modeste legatorie, sebbene si tratti sempre di lavorazione in serie, la
persona fisica a creare una sorta di catena di montaggio del libro.

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Le legatorie industriali campane, invece, dispongono di macchine complesse, si tratta di combinate che
raggruppano in un solo congegno meccanico piegatrice, cucitrice e tagliatrice, come le brossuratrici, le quali
compiono il ciclo completo della legatura di un libro. Il dorso talvolta non viene cucito, ma rifilato e fresato
perch la colla speciale penetri in pi punti in maniera da rendere lapertura pi tenace. Il libro brossurato
viene incassato in una copertina di cartoncino di media grammatura, come ben noto a tutti coloro che
hanno acquistato almeno una volta un libro delle collane economiche. Le legatorie industriali dispongono di
tagliacarte trilaterali, i quali provvedono alla rifilatura dei libri intonsi in un solo colpo sui tre lati. Le copertine
rigide in tela, o vilpelle, e talvolta di vera pelle o bazzana, sono riservate alle oramai esigue edizioni di lusso,
opere importanti come enciclopedie di valore, pubblicazioni artistiche, e via dicendo.
I libri vengono stampati generalmente su fogli distesi nei formati 70 x 100 o 64 x 88; ciascun foglio, a
seconda del formato della pagina, contiene otto, sedici o trentadue pagine. Nellultimo caso si provvede a
stampare meta foglio, cio 50 x 70 anzich 70 x 100 cm. per evitare fastidi di piegatura, o anche nei casi in
cui non si possiede una macchina da stampa superiore alla met foglio, come nel caso del libro che state
leggendo, che stato stampato in una pianocilindrica tipografica, otto pagine per volta, sulla met del 64 x
88. Piegando il foglio sempre a met risulta il sedicesimo del formato: 16 x 22, non rifilato. Ciascun
sedicesimo che avr la sequenza progressiva delle pagine, verr cucito al successivo; quinterni, quindi,
successivamente incollati sul dorso ed incassati nella copertina, nel caso di legatura semplice, come la
presente. Il libro si rifila sui tre lati, ed pronto per la lettura. Nel caso di copertina rigida esso verr rifilato
dopo la dorsatura e poi incollato nella copertina, non gia sul dorso, ma sui risguardi (primo e ultimo foglio di
due quartini pi resistenti) e la coperta.
Diremo, intanto, legare un libro e non rilegare, come fa lartigiano quando ripara e riveste un vecchio libro.
Alcuni volumi di lusso vengono dorati sui tre tagli, ci per evitare linfiltrazione di polvere, ma laccorgimento
serve pi a migliorarne laspetto estetico e dare prestigio al prodotto. Il procedimento sempre pi in
disuso, tranne che per una buona parte di agende personali di buona qualit con, appunto, il taglio oro.
Si sono molto diffuse, negli ultimi tempi, le moderne legature dette a fogli sciolti, che prevedono la foratura
del dorso e 1unione dei fogli con anelli sia paralleli che a spirale, anche se spirale non ma ne ha solo
laspetto. Questi tipi di legature, molto semplici e pratiche, non si addicono al libro propriamente detto, ma
a pubblicazioni come appunti di studio, cataloghi, campionari, ecc. dove consentita leventuale sottrazione
o aggiunta di fogli per aggiornamenti o altri motivi.
LA STAMPA A CALDO
La decorazione dei libri moderni viene eseguita con la stampa a caldo, cio col trasferimento di un pigmento
colorato (prevalentemente oro) disteso su di un sottile nastro di cellophan foil e trasferito sulle copertine
dei libri attraverso punzoni riscaldati. I punzoni possono essere sostituiti con i comuni clich di zinco, il
sottoscritto usa le stesse composizioni tipografiche a caratteri mobili. Nei casi di lunghe tirature ricorro alle
lettere componibili di ottone, resistentissime al calore e allusura. Ci sono diversi sistemi che consentono la
stampa a dorare, alcuni riguardano la punzonatura manuale degli antichi indoratori praticata
irreversibilmente sui dorsi dei libri gia legati o rilegati in periodi precedenti la decisione dellindoratura, con
punzoni riscaldati sulla candela. Poi vi il sistema pi usato dagli artigiani legatori, che consiste nellindorare
attraverso presse a caldo simili a piccoli torchi azionabili da leve manuali. Il piano superiore contenente il
punzone stretto in telaio si abbassa su quello inferiore, freddo, su cui poggiato il supporto da decorare. I
caratteri riscaldati premono sul nastro pigmentato interposto tra i due piani, cosicch il calore, sciogliendo il
colore solo lungo i tratti del disegno o delle lettere, lascia nitida e brillante lintera decorazione sul supporto.
Io uso una macchina del genere per tesi di laurea e per decorare agende relative alla strenna natalizia.
Negli ultimi tempi si diffuso un sistema completamente automatizzato, che comunque sfrutta il principio
gutenberghiano della rilievografia. La stampa a caldo una volta interessava solo il settore librario, oggi
sconfina in quello grafico ed in special modo in quello cartotecnico. Molti flaconi di plastica flessibile, astucci
cartacei, oggettistica di fintapelle elettrosaldata, vengono decorati a caldo per la caratteristica di ottima
brillantezza che consente il sistema sperie per i colori metallizzati. La stampa a caldo viene anche praticata
su oggettistica promozionale di plastica, legno, tutti quei materiali, insomma, duttili al calore e non
totalmente duri.
TOTONNO PALLAPPESE, TIPOGRAFO IELLATO
La sosta letteraria questa volta non ci induce a soggiacere spauriti sotto le occulte ed enimmatiche teorie
come lEros-Thanatos freudiano, e via dicendo, ma ci invita ad una pausa distensiva, dove, comunque sesso
e morte non sono esclusi, dal. momento che si parla di essere umani. Chi dovesse cogliere solo trivialit e
scurrilit nellargomento che segue e meglio che volti pagina, con tutto il rispetto per le sue idee. Ma credo
che nessuno si scandalizzi con la storia di Totonne Pallappese, perch una cosa la villania da portuale e
unaltra lumorismo erotico, anche se licenzioso. E poi, come posso ovviare al dato di fatto che tutti i colleghi
tipografi della cintura vesuviana siano in un modo o nellaltro avviluppati nella problematica psicosessuale.
Infatti il caso di Totonno affine, anche se diametralmente opposto, a quello di Giorgio scarafone,
precedentemente narrato.

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La storia di questo tipografo vesuviano, la cui virilit, appunto ignea, si rivelava insufficiente, e patetica ed
ilare nel contempo. Un giorno, nella mia bottega di Via Purgatorio dichiar pubblicamente che la sua coglia
fungeva da guanciale, oramai, alla sua mentula logorata ed in avanzato stato di atrofia, e gli epididimi
completamente aridi come le dune del Sahara. Non sarebbe il caso di ironizzare, dileggiando un momentino
il povero Totonno, ma il sesso e il peto sono i temi centrali dellumorismo vesuviano, quindi prendiamo la
cosa sotto laspetto del beneficio sociale di carattere evasivo a base di flatulenza e sessuomania.
Veniamo al sodo, anche se non sarebbe proprio il caso di usare questa frase fatta, perch Totonno
pallappese veniva insidiato dalla consorte ventiquattrore su ventiquattro, non escluso le feste comandate,
anzi. Lo possedeva fisicamente sempre e dovunque, molto spesso nella sua bottega, ad est del Vesuvio,
contro le pianocilindriche, sulle pedane impilate, l dove definire ninfomania, quella della donna,
equivarrebbe ad aggettivare piccolo lUniverso. Lossessa, e non sono iperbolico, si rivelava unautentica
megagalassia erotica in espansione. E poich non rientrava nel suo ordine di idee la trasgressione
monogamica, essendo stata educata dalle teste di pezza, pretendeva il legittimo dovere coniugale solo dal
malcapitato, minacciando, spesso, la richiesta dintervento della Sacra Rota.
Quando, ahilui, mi vidi apparire sulluscio della mia tipografia Totonno, pallido, emaciato, bacucco che pi
non si pu, venticinque chilogrammi abito e scarpe compresi, prognosticai la, quando prima, raccolta dei
suoi resti dal suolo, col cucchiaino, per dirla in gergo. Gli dissi che, purtroppo, era condannato a soccombere
sotto un assioma legislativo. Nessuna normativa sociale planetaria si oppone allottemperanza del dovere
coniugale del maschio, da secoli detentore di priorit erotica attiva, anche se in misura da sanatorio. Doveva
agire dastuzia. Una volta falliti anche i tentativi, suggeritile, della pratica onanistica o del bambolo
gonfiabile, doveva inevitabilmente ripiegare con un cavillo da paglietta, diventare, ad esempio, pazzo, a cui
tutto e tollerato.
Con laiuto di Santa Veronica, protettrice anche dei tipografi, caro Totonno, dovrai divenire pazzo, e risolvi
la cosa, tutto ti sar consentito e tua moglie si guarder bene dallusarti violenza. Io sono 1unico uomo
al mondo - rispose Totonno con un fil di voce che non saprei simulare mai la pazzia, con tutta la debolezza
che mi ritrovo addosso mi scapperebbe da ridere... No, non e cosa. Non devi simulare la pazzia, Totonno
caro, devi diventare pazzo sul serio. Lo so che non facile, ma a parte il fatto che sei sulla strada, basta una
spinta e ti verremo a trovare a Capodichino o ad Aversa. Totonno Pallappese al solo udire la parola spinta
si afflosci su di una sedia dietro il mio banchetto daccettazione: Solo una spinta ci vuole e poi esco dalla
porta coi piedi avanti... No... io non discerno pi, scambio i testicoli di ciuccio per lampadine elettriche e
prendo le sputazze per monete dargento. Sono un uomo finito, ormai. Mi sono rassegnato, mi piange il
cuore, per, pensando ai ventidue figli miei, potenziali orfanelli.
Io postulavo la mia tesi e gli suggerii di coricarsi per qualche giorno, onde guadagnare la giusta energia per
mettere in atto lespediente, ma alla parola letto reag con un mancamento. Non potevo usare parole come:
letto, duro, seno perch si sentiva male allistante. Allora fai una cosa insistevo va in riva al mare e,
ravvivato dalla brezza, mettiti a pensare allUniverso. Quante sono le galassie, Totonno? Luomo, o ci che
rimaneva desso, scosse la testa. Sono migliaia ripresi se non milioni, o miliardi, chi sa. A che distanza
da noi sta 1ultima galassia sperimeritata dalluomo? Totonno Pallappese aveva dei lampi di luce negli
occhi, poi delle contrazioni maxillo facciali, quindi i primi sintomi frenopatici. Milardi di anni luce aggiunsi.
Toto la chiave per diventare pazzo a breve termine questa. Abbandonati a queste elucubrazioni,
intensamente: cosa ce oltre 1Universo, ammesso che abbia una fine, e oltre 1oltre cosa ce, Toto, e oltre
1oltre delloltre cosa ci sar mai?.
Questo episodio rivela un inedito. Nessuno sa che la barzelletta del pazzo e della mazza di scopa, fu ispirata
dal caso di Totonno Pallappese, che da quando, quel giorno, laccompagnai al pronto soccorso, non s pi
ripreso. Ma non mi sento colpevole per avergli insegnato il modo per imparare a volare, non gi per tener
fede al luogo comune che la pazzia pi vicina alla verit, o per avallare la tesi di Michel Foucault: Mai la
psicologia potr dire sulla follia la verit, perch la follia che detiene la verit sulla psicologia, ma perch
meglio, tutto sommato, un pazzo vivo che un iper-eterosessuale morto. Avrei voluto dire, per, a Totonno,
ma non feci in tempo, che avrebbe dovuto spogliare il suo stato dallelaborazione culturale dellidea di
pazzia, che alimenta la stessa proprio con il timore diabolico esorcizzante che la gente mostra nei confronti
di essa e che si riallaccia sempre al thanatos freudiano, quindi allangoscia primaria delluomo. Avrei voluto
dirgli, antifreudianamente, che attraverso la paradossale libert della follia, senza, pero, langoscia culturale
ad essa connessa, aveva adoperato la fuga dal sesso e non la sublimazione, per scongiurare langoscia della
morte.
Avrei ancora voluto dire a Totonno che anche la solitudine, lemarginazione, scevre da qualsivoglia
elaborazione culturale angosciante, sono tollerabili, anche se mai consigliabili, perch eludono il concetto del
sociale, quindi dellamore come inverso della paura. Forse aveva ragione il filosofo quando diceva: Nulla
accade a un uomo che la natura (e non la cultura) non labbia fatto capace di sopportare.
Appena Totonno Pallappese comincio la spola tra le case di cura, secondo la legge 180, la moglie prese i voti,
ritornando alle origini di quelle che erano state le cause dei suoi disturbi sessuali. Ma se i familiari non
avessero guardato con sospetto e timore Totonno, egli non avrebbe preferito il covo uterino dellospedale
per una famiglia di spaventati, perch ancora immersi nellignoranza culturale medioevale. Totonno, per
dieci anni, ha puntato un asse di scopa verso la Via Lattea allalba e al vespero. Non ho mai capito se la sua
fosse pazzia autentica o scaltrezza napoletana. Quando alla fine gli tolsi la scopa di mano per imitarlo, come

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tutti sapete mi rispose, come vuole la barzelletta: Sono anni che non vedo niente io, lui se ne viene fresco
fresco e vuole vedere.
LA CARTOTECNICA
Ai nostri tempi la cartotecnica si scissa dalla legatoria a causa della crescente domanda di materiale
precostruito, come buste, sacchetti, registri, rubriche, bloccame e schedame prestampato, scatole, astucci,
e uninfinit di altri prodotti derivati della carta. Una volta la fabbricazione di buste e sacchetti avveniva a
mano in botteghe artigiane. Solo qualche macchina semiautomatica contribuiva a snellire il lavoro di diecine
di ragazze adibite a questo compito. Oltre alle buste, si producevano manualmente cartelline per atti,
raccoglitori per documenti, custodie, quaderni, ecc., questo sino a qualche decennio fa. La cartotecnica ha
raggiunto 1entit industriale odierna anche dietro 1esigenza di una societ consumistica, che vuole
selezionati e confezionati tutti i prodotti merceologici. La cartotecnica legata al settore commerciale produce
astucci, involucri, sacchetti, tutti quei prodotti ottenuti con la trasformazione di carta e cartone. Gli astucci
fustellati di cartoncino policromo prestampato vengono prodotti in misura notevole per tutti i settori
merceologici, specie in Italia, dove anche gli alimenti devono far bella mostra di s per trovare chi si interessi
a loro. Questo uno dei motivi perch anche in Italia si fa tanto abuso di medicinali.
Le industrie cartotecniche generalmente stampano in proprio i loro prodotti. In alcuni casi, invece, la
cartotecnica abbinata ad unofficina grafica il cui lavoro viene svolto in stretta collaborazione. Inoltre vi
sono ditte che concentrano il loro lavoro su di un solo settore della cartotecnica, cos abbiamo gli astuccifici,
i sacchettifici, gli scatolifici, ecc. I grossi complessi industriali merceologici hanno in seno allazienda
tipografica la cartotecnica, ed alimentano direttamente il settore confezionamento dei loro prodotti. Non mi
soffermo sui prestampati per ufficio, in pratica la cancelleria prefabbricata perch esula dalla cartotecnica, la
quale si inserita, invece, nel settore pubblicitario con la produzione di oggettistica cartacea, quali i
calendari, le agende, gli elettrosaldati e tutti quei prodotti la dove vi la presenza di carta e cartone. Le
macchine per la cartotecnica sono tra le pi svariate e numerose, come facile intuire, visto la vastit di
prodotti che interessa il settore. Le moderne macchine per la fabbricazione di buste in genere sono dei veri
mostri produttivi, che compiono il ciclo completo di lavoro. Alcune macchine vengono progettate per la
fabbricazione di un solo prodotto. Ma la principale macchina della cartotecnica la fustellatrice.
Fustellare significa tagliare singolarmente in sequenza attraverso una lama sagomata secondo la forma di
un disegno. A differenza del taglio lineare multiplo effettuato con il tagliacarte, che al massimo pu eseguire
un taglio trilaterale, di un blocco di carta. La fustellatura avviene per foglio singolo. Le fustellatrici in genere
funzionano col principio delle platine tipografiche, infatti io fustello con una di queste macchine. Anche con
le pianocilindriche di fabbricazione tedesca e facile fustellare pure i formati grandi. Basta escludere i rulli di
forma e posizionare la fustella al posto dei caratteri tipografici. Allatto dellimpressione il cartoncino viene
tagliato secondo la sagoma. La fustella ha laspetto di un clich tipografico dallo zoccolo di legno ed al posto
del rilievo zincografico emergono le lame taglienti. Lastuccio sagomato, secondo la preventiva
progettazione, viene spogliato dallo sfido di contorno ed pronto per divenire, con le pieghe, una scatola.
Noi siamo abituati sempre ad accartocciare gli astucci usati e buttarli nella pattumiera, ma se proviamo ad
aprirli con cautela, staccando qualche eventuale lato incollato, avremo sotto gli occhi un cartoncino disteso,
sagomato soprattutto nei contorni, e noteremo che al centro della fustella erano state inserite delle lame
dette cordoni, che solcano soltanto quei tratti la dove destinata la piegatura. Alcuni scatolifici producono
solo astucci, altri, scatole di vario genere, compresi quelli trasparenti in PVC o acetato, con o senza base
vellutata. Talaltri sono specializzati per la produzione di involucri o cassette di cartone ondulato, i quali
hanno snellito e reso pratica ogni tipo di spedizione. La cartotecnica avrebbe avuto uno sviluppo maggiore
se non ci fosse stato lavvento della plastica, che ha in parte sostituito carte trattate e cartone, nonch molti
materiali come, ad esempio, i manici dei timbri, tanto per rimanere in tema di arti grafiche. La plastica si
inserita nel settore cartotecnico per la produzione di rubriche telefoniche, custodie, copertine di ogni genere,
portatessere, cartelle per atti, ecc. Prodotti che una volta venivano fabbricati rivestendo il cartone con tele
o con carte trattate per la legatoria.

LE INVENZIONI ...CULTURALI
Pian pianino mi avvio alla conclusione di questo viaggio con itinerario incerto e sregolato con voli pindarici,
elucubrazioni e la massima eterogeneit di argomentazioni, per, misteriosamente connesse anche perch
non ho compiuto nessuno sforzo per le cuciture e la continuit. Mi rendo conto di aver sfiorato argomenti che
con le arti grafiche, sul piano pratico, avrebbero da spartire poco meno che niente, questo apparentemente;
ma se si considera che la stampa tipografica, per cinque secoli, si asservita parzialmente al business, ma
essenzialmente alla letteratura, la quale limmagine speculare della ragione umana, allora si penser non
solo che vi un nesso con le argomentazioni, ma si determiner che larte applicata costituisce il braccio, e
la cultura la mente delluomo. A prescindere dal sentore sincretico dellaffermazione che pu cadere
accomodante, una cosa certa, che le arti grafiche rappresentano la concretizzazione pi antica del

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pensiero umano, la materializzazione delle idee e il maggiore strumento di diffusione della cultura, la quale,
sotto certi aspetti, un mostro di traslazione pi o meno astratta della realt, ammesso che la realt possa
concretizzarsi nella dimensione umana della ragione, mai appagata sul mistero della vita e della morte.
La speculazione di pensiero ha messo su gigantesche impalcature inventive che, come torri babeliche, si
propongono da secoli se non di risolvere, almeno di dare una dimensione razionale a ci che si trova al di l
della soglia della ragione umana. Luomo non si rassegner mai della sua impotenza rispetto al mistero. Le
pi grosse invenzioni delluomo, dunque, sono proprio in seno alla cultura. Al di l della religione queste
cattedrali assiomatiche si sono cos incancrenite nei secoli, che la loro essenza entrata a far parte delle
cellule e dei geni.
Lincesto, ad esempio, era una cosa aberrante anche per Freud, come lo per tutte le persone civili, come
noi tutti; una pi audace riflessione, per, ci chiarisce che esso, a prescindere dalle Sacre Scritture, un
tab che fa perno anche sui problemi concezionali causati dai rapporti tra consanguinei, cosa che non
inibisce gli animali non dotati di ragione e di cultura se non quella meramente istintuale, materializzata solo
nel DNA.. Ma langoscia delluomo, legata al timore di una probabile assenza salvifica, strettamente
connessa alle pulsioni inconsce gia dalla sessualit prenatale lubrico-uterina e post-natale
epidermico-mucotica del complesso rapporto mamma-neonato. Fisicit naturali ed innocenti che, elaborate
e censurate poi dalla cultura, provocano negli immaturi, cio i non domati, i pi devastanti sensi di colpa che
la sfera emotiva delluomo possa incamerare e sfociano inevitabilmente nellunico drenaggio dellangoscia,
perch richiamano costantemente lidea dellinferno.
Le sospettate o coatte idee incestuose mai chiaramente manifeste restano quasi sempre istintuali e mai
chiare pur se morbose, e deprimenti perch aberranti; ma nella quasi totalit dei casi i sensi di colpa relativi
ad idee incestuose inesplicabili perch latenti, legate allet evolutiva, non lasciano rivelare la loro natura in
superficie e si manifestano come unangoscia indefinita, precludendo ogni tentativo di rimozione.
Tempi duri per sublimare arti e professioni cosiddette nobili, o rifugiarsi nellascetismo, nella poesia, che
quasi sempre riflettono linfermit esistenziale. Il lavoro, vasto terreno di sublimazioni della massa, atto a
scongiurare la problematica esistenziale approfondita, viene compromesso dallalternativa robotica. Il
lavoro a misura duomo, spersonalizzato sul parametro del potere economico, assorbe lenergia mentale al
popolo onde garantire il supporto per reggere i compromessi psichici con la realt esterna.
Altre invenzioni culturali sono quelle relative alle idee della bellezza e della ricchezza, che condizionano
lesistenza di miliardi di persone, pur appartenenti alla priorit numerica. Se si tien conto che la massa
planetaria in netta maggioranza non bella e non ricca, non vero, allora, che sempre la maggioranza
vince, forse non vince quasi mai. Ma il bello e il successo sono un potere caduco, e oltre a ledere i brutti e i
poveri, finisce, in fondo, col danneggiare i propri detentori, che, se non compiono sforzi sostenuti onde
evitare il decadimento, finiscono col cadere in unangoscia maggiore. Diceva Daniel Mussy: La bruttezza ha
un vantaggio sulla bellezza, dura per sempre. Io aggiungo pure la povert.
Unaltra elaborazione culturale di unidea, nel maschio, e il concetto delleroe, molto diffuso nella terra
vesuviana, portato su nel tempo dai lazzaroni prima e dai malavitosi loro discendenti, dopo, si rif ai moduli.
classici della letteratura romanza e provenzale. Concetto esportato anche nel Nuovo Mondo, dove si pu
attingere dalla letteratura western. Oggi, grazie a Dio, il concetto delleroe e stato rivisitato in chiave
psicologica. Gia i napoletani meno incoscienti, non codardi, beninteso, hanno sempre detto: Il miglior
guappo e quello che torna a casa. Leroe tale solo se inconsapevole. Solo un soggetto condizionato
dallopinione altrui e dotato di una buona dose di incoscienza rischia la vita per un ideale le cui basi perdono
acqua da tutte le parti. Non vero che leroe non si ama, egli trabocca di amor proprio a tal punto da sfidare
la morte, quasi sempre convinto di cavarsela perch obnubilato dallorgoglio; ma da una confusa valutazione
di se stesso, perch ignora la propria potenzialit umana se non nella misura dellirruenza e dellirrazionalit.
Un uomo equilibrato, legato ai mille interessi che la vita gli ha proposto non rischia di morire solo per tener
fede allelaborazione culturale di unidea. Diceva Pirandello: E pi facile essere un eroe che un galantuomo,
eroe si pu essere una volta tanto, galantuomo si devessere ogni giorno. Nella cintura vesuviana, come in
tutto il sud, il concetto delleroe e anche strettamente connesso alla virilit maschile.
Alle donne, per contro, vengono concesse tutte le debolezze e le paure, pi che in ogni altra parte del globo.
Anzi, il coraggio e lintraprendenza in una donna sono sintomi di mascolinit. Il maschio vesuviano che non
si difende dalle minacce ingiuriose o, semplicemente dal dileggio sente non solo di perdere la dignit, ma
vede compromessa la propria virilit sedicente ed ostentata sin dallinfanzia come per scongiurare ogni
sospetto. Lobnubilato subito annulla listinto di conservazione, nonch affetti, averi, timori di assenza
salvifica e si precipita come un kamikaze sulla nave dellincoscienza. Latteggiamento modificato, per, nei
casi di vis-a-vis, questo dimostra come gli occhi del mondo e lopinione altrui influiscano sulla nostra
esistenza. Anche, soprattutto, nella corsa al successo tradotta in potere-danaro. Non desidero far passare
per caratteriali delle condizioni mentali presenti in molti gruppi sociali, voglio solo sottolinearne la
frequenza, a costo di essere tacciato, dai miei cari circumvesuviani, di psicopatia, bruttezza, codardia, che
giustificherebbero il movente delle considerazioni esposte.
I TIMBRI

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Lultima nota tecnica di questo lavoro riguarda la fabbricazione di prodotti abbastanza a margine delle arti
grafiche, ma che ne assumono molte peculiarit. Non tutte le botteghe artigiane si cimentano nella
fabbricazione di timbri. Il motivo del dissenso poliedrico. Alla base vige il convincimento che la produzione
di timbri non eseguita a tempo pieno rappresenti una perdita di tempo prezioso da sottrarre ad operazioni
pi remunerative. Intanto il sistema classico per la produzione dei timbri ne prevede una quantit minima
per giustificare la convenienza economica in relazione al lavoro da svolgere, che resta quasi immutato
rispetto ad un numero esiguo o nutrito di timbri da realizzare, perch le fasi di lavorazione rimangono
invariate, indipendentemente, appunto, dalla quantit di timbri. La composizione linotipica non fa pesare
nemmeno alla mia persona il numero delle righe destinate alla trasformazione in gomma. Bisogna
confessare che noi altri fabbricanti di timbri ci strofiniamo le palme delle mani in vista di leggi e riforme di
natura fiscale, perch in quelle occasioni sforniamo, proprio il caso di dire, centinaia di nuovi timbri. A
sollevare la precariet stagnante delle botteghe artigiane di provincia proprio tale mago della pioggia,
concretizzato nei provvedimenti legislativi, riforme fiscali o sanitarie, consultazioni elettorali, ecc. In questi
casi la bottega artigiana concentra lattenzione sulle richieste del momento, vincendo un po la precaria
situazione delle commesse legata ad una domanda sempre pi labile, riscattando, infine, anche se per pochi
giorni da leone, la dignit professionale, compromessa dalla concorrenza nei tempi di magra.
Un altro momento buono, per le botteghe artigiane e la primavera. Almeno nella mia Torre del Greco, marzo
provvidenziale per i tipografi. Gli sposi, sortiti dalle loro tane compaiono, sebbene incerti, sulluscio della
bottega, gi spalancato al primo tepore di primavera. Quando i colombi sono accompagnati dai genitori,
allora la scelta delle partecipazioni si tramuta in una vera farsa. E oltremodo malagevole conciliare le parti.
Si trover la mamma di lei, professoressa di lettere, che esiger il carattere stile inglese, mentre la genitrice
di lui laureata in informatica, preferir il carattere byte dei display. In alcuni casi la controversia origina una
vera e propria guerra fredda. Le suocere, indispettite, ragionano oramai per partito preso. Tutto ci che va
bene ad una fazione, inevitabilmente va male allaltra. Immaginate dieci persone agitate, accalcate in quei
due metri quadrati di pavimento che dispongo allingresso, innanzi al banchetto di accettazione. In breve si
odono mugugnii e ciancicherie. Non raro che i Montecchi e i Capuleti comincino anche a trascendere
verbalmente; in qualche raro caso si verificata una vera e propria rissa, in qualche caso cruenta, dopo di
che i colombelli, per quanto mi risulta, non si sono mai pi uniti in matrimonio.
I timbri e le targhe provengono quasi sempre dalla stessa bottega artigiana, almeno nel Napoletano,
sebbene siano prodotti rispettivamente con attrezzature per nulla attinenti tra loro. Ma come tutti i sistemi
di lavorazione pure i timbri e le targhe sono indirizzati verso processi di fabbricazione trasformati o
diversificati. I timbri, ad esempio, sono stati sempre ottenuti con la realizzazione di una copia in gomma
della composizione tipografica, in pratica il processo stereotipico ampiamente descritto in precedenza. La
composizione tipografica, stretta ed impugnata, essa stessa timbrabile, pur se rigida, analogamente il
clich di zinco. Se montiamo su di unimpugnatura una piccola composizione tipografica od un clich
abbiamo ottenuto un rudimentale timbro di metallo come quelli che si usano in banca o alla posta, destinati
a durare nel tempo. I timbri di metallo richiedono, per, un piano morbido per ottenere una timbratura
uniforme. La cosa si ovvia con lutilizzo di un rettangolo di feltro o di gomma disposto sotto il foglio da
timbrare. Questo accorgimento permette di ammortizzare la pressione irregolare che esercita la mano
delluomo, in pi consente la leggera impressione, caratteristica della rilievografia. Non sempre, per, si
dispone di feltro o gomma, quindi si pens di invertire i fattori, si lasci la scrivania dura e si rese morbido
il timbro.
Se i clich, in passato, anzich di zinco lavessero potuti realizzare in gomma a copiatura vulcanizzata dei
timbri da una composizione tipografica, non sarebbe sussistita. Anche se in ritardo, oggi questo ccaduto.
Con le sostanze fotopolimeriche morbide possibile fabbricare timbri di ogni genere, compreso quelli
figurativi, la dove, col procedimento tradizionale, necessita il clich di zinco. La pellicola negativa di ci
che deve divenire timbro, la si mette a perfetto contatto con la lastra fotopolimerica morbida
presensibilizzata, (oggi in resina liquida che si solidifica durante il processo), indi la si espone alla luce
attinica ultravioletta. Dopo pochi minuti la lastra viene immersa in acqua tiepida per essere spazzolata fino
a che le parti non colpite dalla luce, ancora solubili si sciolgano, lasciando affiorare solo il rilievo delle lettere
o dei disegni costituenti i vari timbri, da tagliare e montare sui manici.
LE TARGHE
Lincisione una tecnica scrittoria molto antica. Lo sviluppo del sistema, per, si avuto con lavanzare della
meccanica nei secoli scorsi. Furono cos ideati e realizzati dei pantografi a copiare, completamente evoluti
con lavvento, poi, dellenergia elettrica, quando queste macchine furono motorizzate. Le targhe, ancora
oggi, vengono in parte incise con pantografi manuali, e la copiatura da matrici sistematiche, cio piastrine di
metallo su cui sono stati preventivamente incisi i solchi delle varie lettere dellalfabeto. I pantografi
semiautomatici, automatici fino ai modernissimi modelli elettronici interfacciati al computer, che non si sono
ancoradiffusi in maniera capillare.
Col sistema tradizionale le lettere-matrici, generalmente di ottone, vengono disposte nel compositoio
secondo le diciture da incidere. Il compositoio viene fissato al pantografo sotto il dito guida. Tutti sappiamo
cos un pantografo da disegno, quindi superfluo spiegarne il principio di quello per incidere che

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pressoch uguale solo nel principio. Quello per incisione realizzato in lega, e le sue parti mobili vengono
montate con una precisione meccanica che rispetta il millesimo di millimetro, ci, innanzitutto, per garantire
la regolarit dei solchi eseguiti dalla fresa. Il dito guida provvede a scorrere nei solchi delle matrici disposte
nel compositoio. Dallaltro lato la fresa compie gli stessi identici movimenti penetrando nel supporto da
incidere con un sistema di discesa a regolazione micrometrica. In pi vi la possibilit di ridurre (qualche
macchina, come quella che adoperi io, consente pure lingrandimento) la dimensione delle scritte composte,
attraverso, come noto, la regolazione dei bracci meccanici, servendosi delle scale graduate.
Le targhe comuni sono realizzate in ottone, alluminio, plexiglas, ecc. Alcune sono guarnite da cornici fuse
prefabbricate in serie, altre sono trasformate in ovali convessi, in rettangoli con bordo, ecc. I caratteri sono
limitati rispetto ad un campionario tipografico. Oltre le comuni serie di bastone condensato, normale od
espanso, gli incisori napoletani dispongono appena dello stile inglese e del gotico. Caratteri speciali o disegni
vengono realizzati attraverso la copiatura da un clich tipografico negativo che si adatta al dito guida, cosi
pure per realizzare disegni.
La fresa-pantografo interfacciata al computer non ha nessuna limitazione grafica e consente di riprodurre sui
supporti qualsiasi elemento grafico, nessuno escluso, sempre, chiaramente nella dimensione del
pluri-monocromatico.
Le targhe di plexiglas sono le pi diffuse poich questa materia non richiede manutenzione dallintestatario.
Lincisione avviene a rovescio, nella parte posteriore della targa vista di prospetto. Lottone ed altri metalli,
bench trattati con vernici protettive, prima o poi vanno soggetti ad ossidazione, quindi richiedono se non
rispazzolature, almeno lucidature manuali con i comuni prodotti adeguati. La realizzazione di una targa non
un lavoro da sottovalutare poich, come tutti i lavori grafici, come dire, di presentazione, riflette la
personalit, il gusto, la professionalit del suo intestatario. Coloro che realizzano targhe dovrebbero essere
in possesso delle medesime cognizioni grafiche di un buon tipografo: senso delle proporzioni, gusto, grazia,
equilibrio, in una parola: leuritmia. Ma ci non accade sempre. Molte targhe vengono esposte liberamente,
nella terra vesuviana, anche quando rappresentano degli aborti di composizione grafica. Infine, per
concludere, bisogna dire che molte targhe, specie quelle di grande formato, o quelle prodotte in serie,
vengono realizzate in serigrafia, con ottimi risultati, anche perch si possono ottenere maggiori finezze di
dettaglio, pi combinazioni di colori, e la realizzazione di immagini. Lapplicazione di prodotti ad intaglio si
rivelata utile per targhe di grande dimensioni, anche se si prende in prestito una tecnica che specifica per
le insegne.
IL LINGUAGGIO OSCURO NELLA LETTERATURA
E cos, pagina oggi, pagina domani, tra un avviso di lutto ed una partecipazione di nozze, sono arrivato al
termine di questo particolare zibaldone. Tenter ancora lultima divagazione, anche se gli argomenti
umanitari esposti con linguaggi moderni finiscono con lapparire freddi ed asettici anchessi. Soffermiamoci,
appunto, sui linguaggi settoriali, i quali rappresentano un problema per gli stessi linotipisti o
fotocompositori, un po come le lingue straniere, e ripetiamo pure la massima di Rene Clah: Diffida
delluomo e della sua mania di fare nodi. Una delle tante cause che hanno riallontanato luomo medio dalla
lettura in genere, creando ostacoli allo sviluppo delle Arti grafiche, la deliberata ricerca del gergo
complicato di molti scrittori sia di testi letterari che tecnici, al di l della prosa sperimentale, della poesia
ermetica e della stessa critica letteraria, la quale, a mio modestissimo avviso, serve solo, nelle prefazioni di
libri delle collane economiche, a scoraggiare in primis luomo medio dal proseguimento della lettura del
testo, per la massiccia macchinosit del linguaggio con articolazioni concettuali che definire complesse,
intrecciate, astruse ed arzigogolate, e come dire facile 1arabo... (Senza nulla togliere alla inconfutabile
maestria artistico-intellettiva, se pur elitaria). Sara forse lantica necessita di apparire dotti a tutti i costi,
elevandosi a ranghi superiori atraverso una scrittura talmente adulta, che per essere compresa si dovrebbe
stare dopo la vita, dove tutti gli enigmi vengono chiariti, almeno presumibilmente.
Spesso ci si trova di fronte ad una scrittura che va al di l dellaulicit delle dottrine regolate da schemi
comunicativi particolari. Ci compromette, senza dubbio, la chiarezza e lintellegibilit. Ma il virtuosismo
rasenta il sortilegio ed ammalia s per primi, tanto che pure il sottoscritto, modesto bottegaio tipografo dal
colorito olivastro, con gli abiti unti e sdruciti, risente il fascino arcano e ne cade nella malia, incapace di
sottrarsene come Ulisse dal coro delle sirene, formulando dottrinarismi e astrusit anche in questo libro per
il desiderio irriducibile delluomo, eterno bambino, dellammirazione, di una sorta di potere che gli altri non
hanno. Ma talvolta certe pagine indovinate, anche se sature di tecnica anche contrapposte a pregnanza
poetica o a gradevolezza prosastica provocano musicalit ed esaltazione allautore stesso che vspera di
trasmettere queste senzazioni negli altri, spesso in buona fede. Cert che la verbosit pomposa del
linguaggio, luso continuato di neologismi e termini rari sfociano inevitabilmente nelloscurit concettuale, a
prescindere dalla dialettica o dallermetismo. E peggio che dottrinalizzare il testo con numerose locuzioni
latine e proposizioni di lingua straniera, perch ci, almeno, lessicamente traducibile.
Questa necessita di oscurare il linguaggio nasce, in altri casi, invece, probabilmente da un bisogno di
sopraffazione mestierante, che utilizza tecniche e trucchi settoriali ad uso egemonico ed intimidatorio. Si
tratta, daltra parte di espedienti antichi, adoperati gia da scribi e sacerdoti, che articolavano costrutti
ambigui conformi al mistero ed al proibito, per incutere stupore, timore e soprattutto ammirazione. Come se

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non bastasse, litaliano doggi una lingua anche purgata dallinvasione della terminologia angloamericana
e dagli stranierismi europei, nonch dalla proliferazione di sempre nuovi termini scientifici, non solo, ma
dallo sviluppo camaleontico del gergo giovanile. Alcune parole assumono significati diversi non gi nellarco
di qualche decennio, ma di appena un biennio o meno.
Pasolini gi negli anni sessanta diceva che il nostro era diventato un italiano tecnocratico e strmentalizzato,
a prescindere, chiaramente, dalla sperimentazione del linguaggio gergale della sua dilogia che rimaneva fine
a se stesso. Cos leggiamo: cosificare e cosalizzare per: trattare come una cosa; gambizzare per: ferire alle
gambe; invarianza per: costanza; lupara bianca vuol dire omicidio con volatilizzazione di cadavere;
mainframe: grande calcolatore; Nientologo e tattologo come: pseudo onniscente; palista: chi possiede un
televisore col sistema PAL; picista: iscritto al P.C.I.; pule: poliziotto, ecc. ecc. Invadono gli stranierismi:
medicult: cultura media; eskimo: giaccone tipo eschimese; pop singer: cantante popolare; kitsch: cattivo
gusto; strech: minigonna elasticizzata; comics: fumetti; dream car: automobile di sogno, ecc. ecc.
Queste cause, gli audiovisivi, fiction, ecc., hanno dirottato le Arti Grefiche verso il commerciale, hanno
contribuito ad abbassare il gi scarso interesse degli italiani per la lettura, che non pi stimolatrice della
fantasia, ma provocatrice di sforzi interpretativi infruttuosi risolvibili solo con lalternativa di avere pi tempo
e pazienza per aggiornamenti settoriali e lessicali. Tempo e pazienza, ci che 1uomo moderno non ritrover
forse mai pi.
Non sempre ci che viene dopo progresso.
Del romanzo storico - Manzoni
CONCLUSIONE
La lunga chiacchierata a senso unico del vostro modesto bottegaio tipografo si conclude con questi ultimi
righi, composti col piombo fuso ideato da nonno Gutenberg. Riconosco che ha influito sul testo pure la
componente nostalgica della mia trascorsa et giovanile, e la visione, in chiave psicologica, del caratteriale
vesuviano, da unottica, chiaramente, soggettiva ed opinabile. Devo, a proposito, aggiungere che, se pur vi
sentore di dissenso o aria di polemica, tutte le considerazioni esposte sono state formulate in buona fede,
perch, anche se in maniera desueta ed un tantino apprensiva, non ancora panica, celano una
incommensurabile dichiarazione damore al mio popolo, che mi dispiace veder mutare sotto le pressioni
negative della societ.
Gia savverte lintolleranza massificata verso la gi, per certi versi, nociva civilizzazione, per dirla col padre
della psicoanalisi. Questo non toglie, dunque, che al di l delloggettivo si pu riscontrare lungo il lavoro una
sorta di risentimento personale caratteriale (oltre le eventuali discrepanze e contraddizioni, proprie,
comunque delluomo comune, fuori dai partitopresismi, caduco dincertezze e dubbi), un desiderio vago,
cio, di rivalsa inconscia, perch a tutti gli uomini la maturit intacca il primo candore puerile, ed ognuno
sente il bisogno di riscattare questo torto ricevuto da tutti e da nessuno. Bisogna tener presente che, tutto
sommato, a prescindere dalla minoranza dei popoli ancora oppressi, le masse, oggi, sono governate in
maniera, se non ottimale, senza dubbio tollerabile, facendo perno, in linea di massima, sulla grande
conquista planetaria in materia di diritti delluomo. La crisi, secondo me, non da ricercare nelle istituzioni
politiche, religiose o culturali in genere, che, malgrado ingerenze di varia natura, tentano di fare del loro
meglio, anche se apparentemente, in modo tendenzialmente dissacratorio, si portati a pensare il
contrario; ma nellindividuo, oggi pi che mai ossessionato dallintensificarsi dellansia relativa allinsoluto
esistenziale. Caratteriale che induce allisolamento affettivo non solo nel contesto urbano, ma nelle mura
domestiche, Ogni individuo che attraversa questo stadio costituisce un virus, che insieme agli altri, quando
non si riscontra il crollo individuale, rappresentano la cancrena, altrimenti detta nevrosi di massa, senza
voler ancora pensare alla psicosi collettiva. Questo fenomeno moderno, quando si supera la politica dello
struzzo, misurabile attraverso le tonnellate di psicofarmaci venduti nel mondo, senza contare la droga e
lalcool. Le statistiche, a riguardo, fanno rabbrividire. Una rancida massima dice: Tutto si compra col
danaro, lamore solo con lamore. Non se ne coglie retorica quando si parte dal presupposto che lamore e
linverso della paura e suo scongiuro, oggi pi che mai, nella storia dellumanit.
Durante i cinque secoli di stampa a caratteri mobili, numerosi sistemi paralleli allinvenzione gutenberghiana
sono stati sperimentati e messi in opera per coesistere, perch ciascuno dava la risposta ad unesigenza
particolare, ad unutilizzazione specifica che prescindeva o pertingeva larte scrittoria; ma dopo cinque secoli
molte tecniche, ed in ispecial modo quella tipografica propriamente detta, diventano, insieme alle loro
attrezzature, argomento storiografico e materia da museo, ad appena pochi decenni dal loro massimo
perfezionamento. La stampa a caratteri mobili, legata da sempre ad opere letterarie, vuoi teologiche,
filosofiche, poetiche, narrative, scientifiche e giornalistiche, a mano a mano si sviluppava, risentendo
lespansione demografica e lalfabetizzazione, favorendo levoluzione delleditoria. Il progresso industriale
legato al consumismo edonistico e quello scientifico del XX secolo hanno dirottato lindirizzo dell arte nera,
dallalfabeto alle cromotipie tetrabasilari relative ai prodotti commerciali, moltiplicando a dismisura i
supporti di informazione visiva, dalla pubblicit rotocalcografica a quella da contenimento, come astucci,
flaconi, carta da imballo, sacchetti, scotch adesivo e via discorrendo. La scriptura artificialiter si

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irrimediabilmente diversificata adattandosi alle nuove tecnologie ed ai moderni prodotti oggettuali da


decorare, per non soccombere sotto la crisi editoriale e i concorrenti mass-media di natura elettronica. Nel
1450 Gutenberg invent la stampa a caratteri mobili destinata a rendere veloce non gi la formazione delle
pagine, ma la copiatura di esse una volta ultimata. Sistema prioritario per cinque secoli, coadiuvato da
tecniche parallele per la riproduzione veloce di immagini, la vecchia xilografia e la calcografia, le cui
preparazioni delle matrici, compreso il sistema gutemberghiano, risultavano procedimenti lenti e laboriosi.
Nel secolo scorso i caratteri mobili venivano meccanizzati, le macchine tipografiche godevano della totale
automatizzazione, migliorate dopo lavvento dellenergia elettrica. La scoperta del clich tipografico, infine,
costituiva lultima pietra miliare di una strada che sar subito devastata dallelaborazione di due vecchie
tecniche in letargo da secoli, la litografia, perfezionata in stampa offset, e la calcografia, valorizzata in
stampa rotocalco. La stampa offset, pi del rotocalco, grazie alla massiccia variet dimpiego, rappresenta,
oggi, grazie pure allelettronica ed allinformatica, la vera rivoluziane di tutti i sistemi, universalmente
accettata quale procedimento planografico duttile, poliedrico e soprattutto veloce, conforme, cio, alle
esigenze, non alle necessita, di una societ che corre per il solo scopo di scoprire, in fondo, chi muore prima
e male; non guasta ripeterlo.
Le osservanze pratiche della stampa offset sono la climatizzazione degli ambienti, la stabilizzazione
dellenergia elettrica, la costanza e la buona conservazione delle materie prime per garantire, non gi la
buona riuscita delle cure delle infermit, come negli ospedali, dove si rispettano grosso modo le stesse
norme, ma la spersonalizzazione collettiva, il disagio psichico, tradotti, nella fattispecie, nella
standardizzazione dei risultati grafici, a svantaggio del gratificante lavoro a misura duomo, dove prevista
la partecipazione emotiva diretta, epidermica, emicranica post-sollievo, psicologicamente salutare, a mo di
Petrolini, che portava le scarpe strette per trovare ristoro quando se le toglieva; lavoro umano perch non
ingerito dagli asettici cervelli elettronici.
Le macchine fotoriproduttrici devono essere esenti da vibrazioni e dal bench minimo pulviscolo, non
parliamo dellumidit... Questi sono i cervelli artificiali, delicati e vulnerabili come gli ammalati gravi, perci
possono perdere la testa e farci del male. Risentono urti e manipolazioni energiche. Ricordo, a proposito, le
revisioni fatte a queste macchine, nel Napoletano, dopo il terremoto dell80. I locali del computer (la
fotocomposizione) devono essere al riparo dalle variazioni termiche, dai vapori chimici, dai campi magnetici.
Mia nonna, buonanima, aveva pi salute addosso, a ottantacinque anni. Bisogna riconoscere, per, che la
vegliarda non consentiva la riproduzione elettronica delle immagini, con la possibilit di eseguire selezioni a
tono continuo o retinate, mediante retini a contatto o retinatura elettronica. La poveretta, a mala pena, negli
ultimi anni, riusciva a discernere il Vesuvio dal pennacchio, da una vecchia cartolina, ma il suo cuore ancora
vibrava.
I fotoapparecchi laser, senza ombra di dubbio privi di cuore, consentono tutta la gamma di riproduzioni
dellimmagine in negativo o in positivo. I documenti possono essere memorizzati e archiviati su supporto
magnetico, utilizzati subito o trasmessi a distanza. I densitometri, o sistemi di controllo elettronico,
eliminano ogni possibilit di errore sia nei lavori a tratto che nelle policromie. Gli assemblaggi, spesso,
vengono eseguiti con lausilio di schemi anche prefissati in maniera da consentire la massima celerit del
lavoro, a svantaggio della salute mentale. La cibernetica oggettualmente concretizzata trionfa vittoriosa, il
cervello umano gi viene parzialmente sostituito con successo, e superato in certe sue potenzialit, infatti le
macchine non sbagliano quasi mai, intanto non soffrono, langoscia non rientra nel loro ordine didee.
Luomo le invidia per questo, vorr emularle. Non lontano il giorno, probabilmente, in cui il tipografo verr
digitalizzato perch sar una macchina egli stesso, un robot dagli occhi vitrei, la voce metallica e cadenzata,
e senza cuore.
Uomo, tu non servi pi, altri uomini fabbricano quanti ne vuoi di te, meno costosi, poco esigenti in maniera
di diritti. Uomo comune, ti mettono da parte, diventi improduttivo, inutile. Ah, povero Marx, quale utopia la
tua! Poveri, bottegai tipografi, quelli onesti, irriducibili e incorruttibili, pressati in Campania da tutte le
parti... Sopravviveranno col loro lavoro a misura duomo, trasognanti nella fragranza della poesia del
piombo fuso, oltre che col proverbiale nutrimento di aria, sole e canzoni? Care, vecchie, fuligginose
tipografie artigiane, addio! Non mi dispiace di chiudere in retorica. Le cose che sanno di latte materno, di
corse nei prati, di candore ed onest non sono esprimibili con linguaggi moderni, artificiosi, istrionici e fallaci.
Care botteghe disperse nelle viottole barrocciabili delle contrade rurali vesuviane, o negli anfratti oleografici
dei centri storici, nel labirinto dei dedali della provincia prischiana; neri fondachi dellarte nera, nei quartieri
bassi dei paesini campani pi antichi. Care botteghe adattate negli stambugi nascosti dei vicoli mai risanati
della Napoli povera di delbalziana memoria, o nei tuguri addossati nelle traverse dei numerosi centri urbani
abbarbicati alle pendici del Vesuvio, o quelli che vanno da Capo Miseno alla Punta della Campanella, o altri
ancora dellentroterra fino al Casertano, allAvellinese e al Beneventano, addio!
Tipografie romantiche, prestigiose gemme nere della cultura partenopea, l nei sottoscala, lungo i chiassuoli
vocianti, non carrabili, nei cortili, sullaia, sotto balaustre o balconi addobbati di garofani e rose, tra
portoncini, scalette e portelle, negli androni infossati sotto spicchi di cielo azzurro e bucato sciorinato al sole.
Addio ! Le tecnologie industriali da multinazionale vi braccano, come i nazisti i poveri ebrei e, afferrate, vi
sopprimono, come cose inutili, anzi dannose.
Care, vetuste, cupe botteghe tipografiche, con buona pace di Senefelder, dove i camici neri seraiani
digrumavano la colazione meridiana con nientaltro companatico che peperoni arrostiti e cime di rapa,

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sbirciando dalluscio della bottega con quel sorriso dintesa tra colleghi, pacato ed ebete, le compaesane
sulla strada, dagli occhi svampiti e il colorito roseo, sempre copiose di forme. Pi in l la gaiezza puerile degli
scugnizzi, eredi ideali dei lazzaroni, sempre alla ricerca di frivolezze e nullagini per essere felici, come i
policromi rifili del tagliacarte, da utilizzare a mo di coriandoli in quella lunga carnevalata che la loro
esuberante giovinezza.
Il tipografo artigiano vecchia maniera muore con la Serao, con Marotta, con la Napoli oleografica, sostituita
dalla nuova cartografia urbana di una citt ed una provincia irriconoscibili, con i falansteri della 167 di
Secondigliano, e di tante Cattedrali nel deserto dellarea campana; con gli agglomerati caotici, densissimi di
popolazione, urbanisticamente irrespirabili, automobilisticamente infernali della provincia mai pi
addormentata; con lultimo baluardo delleuropeizzazione vesuviana, (il riferimento non riguarda lEuropa
unita di fine secolo. N.d.r.) il Centro Direzionale che serge turrito e glaciale nella babele dei giorni nostri.
Intanto anche lindustria tipografica robotica impera, e spersonalizza!
E destino che il popolo, altro che sovrano, in ogni epoca debba subire nuovi malesseri ? Il benessere
economico, la corsa ossessiva per accaparrarsi la fetta di potere suggerisce lillusione di una migliore qualit
della vita, edonistica, forse, ma al di la delletica e dei sentimentalismi romantici e della morale di stampo
religioso, il vero benessere, la salute mentale, quale societ, quale reame, quale cultura lha mai garantita
o la garantir mai, ammesso che questo sia di loro pertinenza.
Il domani, infatti, viene deciso anche sulle nostre ginocchie di madri, dal nostro seno che nutre, dalla nostra
capacit di sconfiggere la paura evitando, spesso, damarci nei figli e non credere di amarli, come diceva
Nietzsche. Possibile che luomo non trovi una strada finalmente idonea per liberarsi dai suoi miraggi di
salvezza atti a scardinare i timori del suo insoluto esistenziale, con reazioni difensive diversificate e
contrapposte? Nonno Gutenberg, tu che sei nel cosiddetto mondo della verit, illumina lumanit in questo
senso, scagiona, per dirla coi settari, almeno i tuoi fedeli successori, noi tipografi del piombo fuso. Come?
Con il danaro, ingenuo di un teutonico. Mandaci una quaterna ciascuno la settimana, diverremo una forza,
vedrai. Rimanderemo i computer in Giappone, e rifaremo Napoli lantica fetta di giardino del mondo.
Useremo le stesse armi, il denaro contante. Vinceremo, vedrai. Se occorre il danaro, molto danaro, per
ritornare un popolo damore, lo troveremo, come ai tempi dei riscatti baronali. Mandaci le quaterne, vedrai
Se fatto tardi, sono un po stanco, le palpebre si baciano ripetutamente ed ostacolano la visuale della
tastiera. Il piombo finito nel crogiolo. Fuori imperversa una procella. Quasi mi appoggio alla Linotype e mi
addormento, ma maniacale, mi ricorda Quasimodo alla fine del Notre Dame cinematografico. Ah, ecco, ora
so da dove insorge la tristezza. Intanto scusami, nonno Gutenberg se ho sfruttato la tua grande scoperta
non solo per campare, ma questa volta per esternare quasi arbitrariamente opinioni e gridi di speranza,
nella consapevolezza che, in questo mondo di ominidi folleggianti, vi sono ancora milioni di persone a cui non
viene dato nemmeno il diritto di rantolare: Mi lasciano morire, o peggio, mi uccidono. Questi autentici
gridi disperati, legati a tutti i tipi di morte umana, comprese le condanne a vivere, vengono accolte dalla
stampa essenzialmente per motivi di canard. Io mi vergogno nei confronti di questa gente che non pu
lasciar leggere nemmeno una parola delle loro legittime rimostranze. Io mi vergogno di aver detto tanto e
loro nulla, mi vergogno pure di appartenere alla stessa specie di quella minoranza dannata che non gi solo
tappa loro la bocca, ma, quale muro di gomma, fa conto che non ce labbiano.
A margine del lavoro doverosa una precisazione. Ricorre nel testo il tema dellangoscia esistenziale non gia
relativo allEros-Thanatos, ma allinterrogativo primario di finibilit umana in stretta relazione
allelaborazione culturale dellassenza salvifica post-mortale. Prima di tutto questa angoscia quasi mai
esplicita, quasi sempre affiora in superficie in maniera del tutto traslata, attraverso, cio, tutta la scala di
toni comportamentali, dallannichilimento passivo religioso, caratterizzato dal fanatismo intenso,
allesuberanza, allaggressivit socio-politica, fino alla delittuosit. La supposizione di un popolo vesuviano
depresso da interpretare diversamente. Il caratteriale del napoletano e vesuviano per estensione, stato
sempre e rimane prevalentemente reattivo-positivo: ironia, scaltrezza, esuberanza, umorismo e via
dicendo. Tutto ci che eccede, per, lascia denotare un movente di fondo, ipotizzato qui come meccanismo
esorcizzante.
Non mi piace, comunque, chiudere in tono leopardiano, tanto meno sul filo della bravura, dellonniscenza o,
peggio, del messianico. Le teorie esposte, solo se condivise in parte o in toto da una sia pur minoranza
predisposta allanalisi, vengano prese non come messaggio apocalittico irreversibile, ma come novello
metodo di messaggio damore. Rovistare, cio, tra i meccanismi inconsci allo scopo di rimuovere la
negativit. Ed il mio popolo, da sempre incline allottimismo sar il primo a sortire dalla conflittualit
massificata di ampiezza planetaria. Realt, le cui manifestazioni esteriori nessuno pu confutare. Viva la
vita, dunque, e viva lamore in tutte le sue accezioni. Lunico utile esorcismo atto a sfatare il mistero della
vita e della morte, riconoscendo la natura di spauracchio di questultima. La stampa tipografica come
meccanizzazione dellalfabeto potrebbe darci una mano. Dovremmo, pero, prima bruciare tutte le
biblioteche, con a capo questo libercolo che, ahivoi, avete appena letto.
Sono finiti i pani di piombo, non ce ne pi un grammo nella caldaia. Vediamo se riesco almeno a comporre
la parola: FINE.

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