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La bandiera giapponese, quei sedici

raggi di Sole che fanno paura


di Giulia Pompili | 25 Giugno 2015 ore 19:17

 Una battuta che gira molto su Twitter negli ultimi


giorni recita così: mi sento più pigro del tizio che
ha creato la bandiera del Giappone. E in effetti a
guardarla, un disco rosso su sfondo bianco, a tutto
fa pensare tranne che a secoli di storia e di
tradizione. Eppure la Hinomaru (che significa
disco rosso) ha una storia controversa e
intimamente legata al passato imperialista
giapponese. La bandiera con il disco rosso fu
adottata ufficialmente come bandiera nazionale
del Giappone soltanto nel 1999, con legge
licenziata dalla Dieta. Quella che crea più
imbarazzi internazionali, però, è la sua variante
chiamata Kyokujitsuki (che significa bandiera del
Sole nascente), quella con il disco rosso su fondo
bianco e i sedici raggi che partono dal centro, la
storica bandiera dell’Impero. Sedici raggi, come
sedici sono i petali del crisantemo nel simbolo
della casata imperiale. Le prime notizie sulla
Kyokujitsuki risalgono al periodo Edo, quello dello
shogunato e delle guerre feudali, ai primi del
Seicento. Nel 1870 iniziò il periodo della
Restaurazione Meiji, e l’immagine del sole con i
raggi venne considerata bandiera ufficiale.
L’Esercito imperiale e la Marina imperiale la
adottarono come vessillo. Diventò una tradizione
consegnare ai soldati, prima di partire per la
guerra, le bandiere con alcuni messaggi scritti da
amici e parenti nella parte bianca del disegno (i
musei di guerra giapponesi ne sono pieni).
Nel 1945, dopo la resa del Giappone agli
americani, la Kyokujitsuki cominciò a essere
considerata offensiva da chi aveva subìto la guerra.
La nuova Costituzione redatta da Washington per
il Giappone smantellò l’esercito sostituendolo con
delle Forze di Autodifesa, e alla Marina venne
concesso di mantenere la bandiera con i raggi, ma
in una versione con il disco solare leggermente
spostato verso sinistra, e anche le Forze di terra
ancora oggi hanno un vessillo a otto raggi. Per
molti giapponesi, però, la Kyokujitsuki resta
l’unica storica bandiera, “perché non basta un
colpo di spugna per cancellare i raggi del Sole
nascente”. E infatti la bandiera ufficiale, la
Hinomaru, non è facile da trovare esposta in
Giappone mentre è più facile incontrare la
bandiera Kyokujitsuki, specialmente nelle località
vicino alla costa e nei porti (tra i pescatori è
considerata di buon auspicio).
A opporsi all’esposizione della bandiera con i
raggi, oggi, sono soprattutto la Cina e la Corea del
sud. In particolare l’efficientissima macchina di
propaganda di Seul da anni utilizza i simboli della
storia giapponese per alimentare le antipatie dei
propri cittadini verso i vicini, rei di non
riconoscere quella bandiera come simbolo “della
sanguinosa invasione giapponese in Corea”. Allo
stesso tempo, non sono pochi i politici nipponici
che utilizzano la Kyokujitsuki come simbolo
nazionalista. Il primo ministro Shinzo Abe si è
espresso più volte a favore della sua
reintroduzione, riferendosi alla bandiera con i
raggi come a un simbolo di pace. Le manifestazioni
sportive sono quelle in cui, solitamente, si creano i
problemi. Nel 2008, durante le Olimpiadi di
Pechino, l’ambasciata cinese a Tokyo distribuì
alcuni consigli ai giapponesi che stavano per
recarsi ad assistere i propri atleti. Tra le avvertenze
c’era quella di evitare di esporre la bandiera del Sol
levante, per evitare “di offendere i cittadini cinesi”.
Quest’anno una mostra di fumetti del noto
disegnatore giapponese Eiichiro Oda, che si
sarebbe dovuta tenere al War Museum di Seul, è
stata annullata perché negli schizzi originali ci
sarebbero stati troppi riferimenti alla Kyokujitsuki.