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Torino, 29 marzo 1963

L’esordio dell’iperstoria

al teatro carignano lo storico della scienza giorgio de santillana


pronuncia la conferenza il fato nell’antichità e nell’era atomica.
tra gli ascoltatori c’è italo calvino: di lí a qualche mese gli si apri-
ranno nuovissimi spazi narrativi. da bonaviri a primo levi, da ortese
a lucentini a parise, esemplari italiani di letteratura cosmica

«E magari quello che avrà la precedenza è quello di dio. E qui nasce l’idea di un grande conflitto dei primi
cui mi viene l’idea questa sera…»: una battuta sornio- tempi, in cui venne dissestata la fabbrica dell’universo».
na, grazie alla quale Calvino riesce a eludere una do- Sregolaggio, sghembatura: Santillana ricorse a parole
manda sui suoi progetti narrativi futuri. Gliel’ha rivol- rare e precise per definire la catastrofe cosmica primor-
ta un intervistatore d’eccezione, Alberto Arbasino, che diale destinata a lasciare tracce in ciascuna mitologia ar-
lo incontra ai primi di maggio del 1963 senza poter so- caica, dall’India alle Americhe precolombiane all’Islan-
spettare che l’idea nuova cui sta alludendo Calvino si da: anche per questo suscitò l’ammirazione di Calvino,
era già presentata qualche settimana prima: la sera del che proprio grazie alla sua conferenza ebbe l’idea delle
29 marzo, per l’esattezza. Alle 18 di quel venerdì lo sto- Cosmicomiche, la cui prima serie sarebbe uscita da Ei-
rico della scienza Giorgio de Santillana teneva al teatro naudi nel novembre 1965. Le Cosmicomiche, cioè un ti-
Carignano di Torino, per invito dell’Associazione Cul- po di racconto nuovo non solo per l’Italia, «fantascien-
turale Italiana, una conferenza sul tema Il Fato nell’an- tifico alla rovescia» come lo definirà Montale: avventu-
tichità e nell’era atomica, titolo che nella versione a stam- re sprofondate nel passato anziché protese verso il fu-
pa diventò Fato antico e Fato moderno. turo remoto, avventure che si consumano nell’attimo in-
Il tema era inusuale, l’oratore appassionato e ironico: finitesimo del Big Bang o si dilatano lungo i millenni che
e riuscì, in un’ora, a scuotere molte idee ricevute. Disse condussero all’estinzione i dinosauri. Avventure che dan-
che «i cosiddetti miti storici si rivelano all’analisi come no forma a universi sbalorditivi, cangianti e discordi di
costruzioni astronomiche». Propose «una visione dell’u- racconto in racconto. «Rileggendo ora il testo [di Fato
niverso come un ordine rigoroso, dominata da una Ne- antico] – scriverà Calvino nel 1985 – ritrovo l’emozio-
cessità assoluta di natura matematica». Spiegò che «l’u- ne di quando Santillana uscì con l’esempio inaspettato
niverso è un immenso scadenzario in cui ad ogni mo- di Pierre Bezuchov in Guerra e pace, che fatto prigio-
mento si iscrivono scadenze critiche». Affermò che l’in- niero e in pericolo di vita guarda le stelle e pensa che
dividuo è determinato da questa unità del cosmo, dove tutto questo cielo è in lui, è lui».
i veri abitanti del mondo «non siamo noi, sono le potenze Ma in quel pomeriggio di primavera del ’63 non tut-
stellari. E anch’esse necessitate perché sopra loro sta il ti, nella platea del Carignano, erano disposti ad accet-
Numero». Raccontò che appena ora si cominciava «a di- tare – non da Tolstoj, figurarsi da Santillana – la nozio-
scernere i lineamenti colossali di una vera astronomia ar- ne che ogni uomo, dal soldato semplice fino a Napoleo-
caica». Insinuò che, schiavi dei calcolatori, «siamo noi ne, fosse uno strumento del Fato, un «burattino degli
moderni, in fondo, più vicini alla tradizionale magia»; dèi». L’idea ripugnava al giovane s.v. (alias Saverio Ver-
superiori gli antichi, aggiunse, i quali possedevano inve- tone), che il giorno successivo stroncò la conferenza sul
ce il senso «ancor più che geometrico, musicale, dell’im- quotidiano comunista «l’Unità»:
portanza del “cader giusto” nel tempo». Ma, come si af- Erudita, proclive ad una sorta di citazionismo univer-
frettò a precisare, c’era «ben poco di primitivo in tutto sale […] e non di rado confusa ed ermetizzante, la espo-
questo»: prima ancora che intorno al 4000 a.C. nascesse sizione del filosofo ha finito col ridursi ad una specie di
la scrittura già si era dispiegata «una vera scienza dei mo- inno, tra il lirico e il patetico, all’irrazionalismo. Di qui
ti celesti, opera di genii ignoti, i Kepleri e i Newton di […] anche […] gli accenni polemici al marxismo e alla sua
quei millenni aboliti, i quali seppero tracciare percorsi pretesa «meccanizzazione della storia».
molteplici convolti e intrecciati degli astri nel cielo». E in Uno sfogo psicologico, insomma, abbastanza lamen-
tutto il mondo, in ogni epoca e civiltà, i miti ci narrano toso e dispersivo (secondo una tendenza d’altronde con-
– per enigmi e metafore – «una tragedia originale, un er- naturata all’irrazionalismo il quale mira appunto a disar-
rore, qualcosa che andò fuori sesto e non ci fu più rime- ticolare la realtà) e oltre che scontato neppure adatto a pre-
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cisare almeno un punto di vista, una originale interpreta- storia e filosofia della scienza; nel ’46 era diventato cit-
zione del rapporto tra l’uomo e la conoscenza scientifica. tadino americano, sarebbe morto nel 1974; lo chiama-
vano, nel suo dipartimento, «the cat who walks alone».
In poche righe Vertone arriva a schierare quasi tut- A Calvino, altro gatto scompagnato, la scienza inte-
te le armi cui la stampa di sinistra aveva fatto ricorso ressava come nutrimento per la letteratura: da lei si aspet-
negli anni cinquanta per combattere la sua bestia nera, tava immagini mai viste, soluzioni narrative nuove. Cer-
l’antistoricismo: ed ecco le accuse di irrazionalità, psi- cava il dialogo tra saperi distanti, e cercava un raziona-
cologismo, confusione, oscurità, fatuità, banalità, reazio- lismo meno facile da vilipendere rispetto a quello, ottu-
narismo “oggettivo”. Eppure, lasciando invariata la for- so e vanaglorioso, decaduto a bersaglio di tutti i sarca-
zatura ideologica, il discorso di Santillana era destinato smi del xx secolo; cercava un sapere sottile ma di salde
a conquistarsi ammiratori di vedute opposte: i suoi ca- radici, portatore di un’intelligenza del mondo più larga
pisaldi cosmologico-morali furono ripresi nel 1964 dal e insieme più esatta; cercava, come narratore di storie,
biblista Sergio Quinzio nel suo Giudizio sulla storia, do- un razionalismo affabulante. Santillana veniva a offrir-
ve Santillana si trova incluso in una sorta di florilegio gli tutto questo, per giunta con un rigore e un sapore lin-
sulla disfatta della scienza moderna. A parte la débâcle guistico che quasi sempre difettavano tanto ai letterati
dell’illuminismo-positivismo, Quinzio registra con sod- quanto ai filosofi e agli scienziati.
disfazione la «superiorità, proprio dal punto di vista del- Il 22 marzo 1963, una settimana prima del pome-
l’attitudine scientifica, del pensiero cosmologico arcai- riggio fatale al Carignano, Calvino aveva scritto una let-
co sul moderno pensiero scientifico». Unica alternativa tera a Giambattista Vicari. Il direttore della rivista «il
a quest’ultimo, Caffè» si era offerto di dedicare un fascicolo intero al-
la rinascita in una rinnovata totale esigenza di religione la sua opera, e lui si era impegnato a dargli un inedito
[…]. Poiché la storia involve, la sola cosa che abbia signi- assoluto, «che dovrà essere naturalmente una cosa scrit-
ficato e valore è l’attuarsi del reinizio assoluto consisten- ta ora, e pienamente rappresentativa». Il 29 ottobre, set-
te nella negazione della storia, per l’attingimento di quel- te mesi esatti dopo la conferenza di Santillana, Calvino
la realtà perfetta che è da sempre nell’attesa e nella prefi- si rifece vivo: «Intanto ti annuncio che ho cominciato…
gurazione religiose. […] Il reinizio davvero assoluto, su- No, non voglio dirti niente perché sono troppo indie-
perante la diluizione spazio-temporale della vicenda sto- tro, e non so ancora se e come viene». Stava prenden-
rica, è quello di massima potenza, quello che spera la mas- do appunti per i primi racconti: e quando, nel novem-
sima speranza: è la fine della storia. bre 1964, ne farà uscire quattro sul «Caffè» di Vicari
– è la prima comparsa pubblica delle Cosmicomiche –, li
Sul prolungamento del cupo decennio che furono gli accompagnerà con una breve nota che finisce così:
anni cinquanta in Italia, posizioni come quelle di Verto- Le Cosmicomiche hanno dietro di sé soprattutto Leo-
ne (che di lì a trent’anni ritroveremo accanto a Silvio Ber- pardi, i comics di Popeye (Braccio di Ferro), Samuel Beckett,
lusconi nel think tank di Forza Italia) e di Quinzio (che si Giordano Bruno, Lewis Carroll, la pittura di Matta e in
confermerà un grande biblista al cospetto di Dio) rappre- certi casi Landolfi, Immanuel Kant, Borges, le incisioni di
sentano i due scogli contro i quali il Calvino ascoltatore Grandville.
di Santillana – il Calvino delle imminenti Cosmicomiche –
vuole evitare di sfracellarsi, lo storicismo sclerotizzato e Nell’elenco, tanto affollato da lasciar balenare la bef-
la dissoluzione religiosa della storia: per lui ex militante fa, Santillana non c’è, e neanche lo troveremo in nessu-
del Pci il primo è una delusione del passato e del pre- na delle interviste, delle lettere, degli autocommenti che
sente, la seconda è una minaccia per il presente e il fu- Calvino produrrà in quegli anni.
turo. Agli occhi di Calvino, Giorgio Diaz de Santillana Gli scrittori non scoprono mai tutte le loro carte. Ma
era altra persona e altra cosa: era, intanto, lo scienziato il silenzio su Santillana, se ha dell’atto mancato, si lascia
che gli aveva fatto da guida nel Massachusetts nella pri- leggere anche come un gesto di opportunismo: Calvino
mavera 1960, al tempo del suo primo viaggio negli Stati si deciderà a fare il suo nome solo fra il 1984 e il 1985,
Uniti che fu anche un’evasione dalla provincia culturale rivelando un episodio che era stato importantissimo per
italiana. Di famiglia ebraica, nato a Roma nel 1902, San- lui – vent’anni prima. La sua reticenza in corso d’opera
tillana si era spinto negli Stati Uniti fin dal 1936. Due ha un motivo tattico: intorno alla metà degli anni ses-
anni più tardi le leggi razziali gli avrebbero chiuso la via santa, Fato antico è la galleria sotterranea che Calvino
del rimpatrio, ma lui era già instructor di storia della fi- attraversa per fuoruscire dalla storia; però senza dirlo
losofia alla New School for Social Research di New York, apertamente, così da evitare polemiche e attacchi o, al
poi visiting lecturer a Harvard; nel 1941 entrava nello staff contrario, cattive compagnie.
del Massachusetts Institute of Technology, e lì al Mit la Si potrebbe dire che occorre uno sforzo dirompente
carriera accademica lo avrebbe condotto alla cattedra di dell’immaginazione per ricreare in noi quella capacità di
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provare stupore che fu di un Aristotele […]. La ricerca Calvino coltivò l’ambizione di essere, in piena epo-
della struttura invariabile del numero sotto le molteplici ca atomica e negli spazi del racconto, uno di quei «Ke-
apparenze e lo stupore di fronte ad essa sono stati e ri- pleri dei millenni aboliti» che Santillana gli aveva evo-
marranno il segno distintivo della vera mente scientifica. cato. Tra storicismi fuoricorso e antistoria all’arrem-
baggio, Calvino si fabbricò un utensile che potremmo
Questa volta la citazione proviene dall’opera maggio- definire iperstoria, tantopiù che la parola ha il vantaggio
re di Santillana – Il mulino di Amleto, firmato nel 1969 di essere anagramma di preistoria.
insieme con l’etnologa Herta von Dechend – e contiene Così come il modello da cui ebbero origine, anche le
l’essenziale di ciò che Calvino apprese dall’amico italo- esibizioni orali di Qfwfq sono, di fatto, altrettante con-
americano e dalla sua conferenza. Era un insegnamento ferenze. I lettori delle Cosmicomiche sanno bene che cia-
che si rinnovava, perché anche in Cesare Pavese, il suo scuno dei racconti è preceduto da una o più citazioni da
maestro scomparso tragicamente, l’interesse per il mito testi scientifici (di fisica, astronomia, paleontologia, ge-
era sorto dalla passione per l’astronomia: «dai nomi del- netica, cibernetica…) che fungono da innesco narrati-
le stelle che aveva imparato a riconoscere da ragazzo». vo; eppure, una volta che abbia letto tutto il leggibile
Giorgio de Santillana permise a Calvino di guarda- sull’origine degli uccelli o sulla teoria dell’«universo sta-
re il mondo come se fosse la prima volta: come se non zionario», il Calvino che si lancia a declamare una co-
ne sapesse nulla di nulla. Gli permise di tornare a os- smicomica con la vocina ficcante di Qfwfq assume la
servarlo con l’energia innocente e screanzata di chi de- condizione psicofisica della dotta ignoranza: non per
butta. Lo ringiovanì mentalmente, lo irrobustì intellet- vezzo, bensì per raggiungere quella pescosità d’immagi-
tualmente. Gli consentì di esordire un’altra volta, smen- ni elementari che sta alla base del mito, nutrito di scien-
tendo coi fatti uno sfogo cui si era appena abbandona- za esatta come fu alle origini delle civiltà. Calvino recu-
to in una prefazione alla sua opera prima, Il sentiero dei pera così la carica di genialità povera che – come gli ha
nidi di ragno: insegnato anche il Lévi-Strauss della Pensée sauvage – è
Forse, in fondo, il primo libro è il solo che conta, for- indispensabile per manipolare il mondo. Consiste in que-
se bisognerebbe scrivere quello e basta, il grande strappo sto la sua iperstoria.
lo dài solo in quel momento, l’occasione di esprimerti si
A una delle riunioni editoriali del mercoledì, si discu-
presenta solo una volta, il nodo che porti dentro o lo scio-
teva di una certa autobiografia sessualmente audacissima,
gli quella volta o mai più.
almeno per quell’epoca, ma che lui giudicò (come del re-
sto era) d’una desolante tristezza di vedute erotiche.
Queste parole, sincere e bugiarde allo stesso tempo,
«Mai che questa gente ti racconti qualcosa d’un po’
suggeritegli nel ’64 da un breve romanzo uscito dicias- diverso,» si stizzì «come, che ne so, gli amori di un uomo
sette anni prima, sono l’ipoteca negativa contro la qua- e di un cucchiaio».
le Calvino non smise mai di battagliare: la sua vicenda
di scrittore è una serie di tentativi di scrivere, ogni vol- È un episodio del Calvino editor presso casa Einau-
ta di nuovo, il primo libro. Ora sì che si poteva, ora che di; ce lo raccontano Fruttero & Lucentini, che lo collo-
Santillana gli aveva dato un nuovo principio poetico: un cano al principio degli anni sessanta. Alla lettera e per
metodo, e una ripartenza. Si trattava di perdere l’o- metafora, Le Cosmicomiche non sono altro che questo,
rientamento storico per trovare un orientamento co- amori di uomini e di cucchiai, e come impresario di li-
smico. Rivoluzione diventava innanzitutto una parola bri Calvino era alla ricerca di racconti consimili. Su una
tecnica dell’astronomia, e l’enigma non bisognava cer- scrivania parallela alla sua, ne andava per l’appunto scri-
carlo nel futuro esponenziale della fantascienza orto- vendo uno il suo amico Franco Lucentini, con il quale
dossa, ma al contrario in un passato imperscrutato. Le confabulava di una «letteratura cosmica» tutta da in-
Cosmicomiche sono racconti dove un giovanissimo uni- ventare. Notizie degli scavi di Lucentini esce nel 1964 ed
verso si presenta a noi come narratore di storie, e rac- è un racconto archeologico fin dal titolo, un viaggio ai
conta se stesso attraverso la voce di un personaggio dal limiti dell’intelligenza che tende allo zero, protagonista
nome impronunciabile, Qfwfq. Ha questo significato un giovane minorato detto «il Professore» che parla in
nascosto il titolo Ti con zero che Calvino darà alla se- prima persona. Tuttofare in una casa di malaffare (sia-
conda serie dei suoi racconti cosmicomici, uscita nel mo a Roma), col suo cervello tramortito il Professore per-
1967. viene però a smontare la struttura stessa del Tempo: «Ti
Mi sono proposto di lasciar parlare, in margine al di- stavo a dire che siccome tante volte non si sa nemmeno
scorso della scienza d’oggi, l’immaginazione mitica del- se la costruzione è anteriore, dice che per forza, allora,
l’uomo primitivo che è sepolto in noi, cioè di – non tanto pure l’identificazione è arbitraria!»
costruire quanto – lasciare che crescano delle specie di mi- Ma il ’64 fu un anno in cui Calvino dovette avere
ti cosmogonici nutriti dalle ultime teorie. più d’una volta l’impressione che tanti colleghi scritto-
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ri si stessero accapigliando con problemi espressivi si- gredisce, anche qui la geografia si trasfigura impastan-
mili ai suoi. Nel primo autunno di quell’anno gli piovve do terre con cieli. Anche Bonaviri, medico di professio-
sulla scrivania un pacco «legato con moltissimi spaghi, ne e filosofo naturale per passione, va fingendo le nuove
corde e funicelle». Conteneva il manoscritto di un ro- cosmogonie di una fantascienza capovolta: «E bisogna-
manzo di Anna Maria Ortese, dove lo spunto di par- va seguire una via, rintracciando chi aveva seminato in-
tenza era la satira dell’industria culturale milanese, avi- soliti simboli, che se congiunti in una concatenazione di
da di casi letterari. «Ci vorrebbero le confessioni di un eventi dovevano farci scoprire un fondamento».
qualche pazzo, magari innamorato di una iguana»: così, Calvino diede presto il suo avallo alle Notti sull’al-
sul bel principio di L’Iguana, si azzarda a suggerire Don tura (1971) firmandone il risvolto di copertina, e già due
Carlo Ludovico Aleardo di Grees, dei Duchi di Estrema- anni prima elogiava privatamente La divina foresta; ma
dura-Aleardi, e conte di Milano, Daddo per gli amici, al fin dal ’66 Bonaviri gli aveva sottoposto i primi abboz-
suo amico editore Boro Adelchi. E prende il largo una zi del libro, e allora la reazione era stata bifida: «mi pa-
folle navigazione narrativa dove – fin dai criptici som- re proprio ricordi certe cose che ho scritto io (ma anche
mari che ne precedono i capitoli – «Si discute dell’Uni- altre che sto scrivendo e che tu non puoi conoscere) e
verso», proprio come ne discuteranno Calvino e Orte- questo basta a mettermi a disagio e nell’impossibilità di
se qualche anno più in là, ingaggiando un cortese litigio giudicare». Aveva ragione perché il calco dalle Cosmi-
sui modi più magnanimi di guardare la Luna. Scrittori comiche è patente fin dal primo capoverso della Foresta,
antitetici, Calvino e Ortese, eppure Calvino (che non ma aveva torto perché gli esiti delle due opere divergo-
ne promosse la pubblicazione presso Einaudi) seppe no. Solo in superficie, e per brevi tratti, La divina fore-
apprezzare la prima parte dell’Iguana, vicenda lunare sta è indebitata con Calvino, essendo invece un fuoco
– «Porqué a lua está calando» – di oscuri commerci con fabulatorio alimentato dal «desiderio di ombre negris-
il cosmo e con le sue creature più umili a cominciare da sime». È più esatto dire che i due narratori cosmici con-
Estrellita, la verde Iguana-donnina confinata nell’isola dividevano alcuni padri – i Presocratici, Ariosto, Swift,
di Ocaña: un romanzo di «eventi gelosi», adagiato nel- Leopardi – e che dunque la letteratura di quel tempo
la «impossibilità somma e fondamentale di capire, di af- non era tanto diversa da come Calvino la vagheggiava.
ferrare una verità, come la luce della luna, del tutto pre- Per tutta la lunghezza degli anni sessanta va pren-
sente eppure nascosta». dendo forma in Italia una letteratura fantastica coltissi-
Da Anna Maria Ortese – sorella di un marinaio – fi- ma, mercuriale, che moltiplica la chiarezza settecente-
no a Cesare Pavese, per tutti gli scrittori finora men- sca per l’angoscia del xx secolo: una letteratura cosmi-
zionati i corpi celesti furono una passione germogliata ca e iperstorica praticata da narratori che, del Tempo,
nell’infanzia o nell’adolescenza. Anche per Calvino: fra si sono foggiati una nozione lungimirante verso il pas-
le sue prime letture scientifiche troviamo L’universo in sato come verso il futuro senza per questo smarrire il fi-
espansione, un’opera di alta divulgazione firmata da Sir lo dei giorni attuali. Per quel crocevia del secondo No-
Arthur Eddington e tradotta in italiano – sorpresa! – da vecento che fu la scrivania editoriale di Italo Calvino
un giovane De Santillana. Uscito da Zanichelli nel 1934, transitavano, fin dal ’61, i primi tentativi di racconto
l’Eddington ebbe come minimo altri due lettori tra i fu- fanta-tecnologico e fanta-biologico a firma Primo Levi,
turi scrittori della generazione di Calvino: Luigi Mene- che cinque anni più tardi sarebbero apparsi col titolo
ghello e Giuseppe Bonaviri. Sarà il secondo ad appro- Storie naturali e sotto lo pseudonimo Damiano Malabai-
priarsene, facendolo agire come personaggio nelle sue la. Con quelle quindici storie Levi reinventava se stes-
Notti sull’altura: so come scrittore d’invenzione – e reinventava il Lager,
interpretandolo come il maggiore tra i «vizi di forma»
E per prima, seguendo il pensiero di Eddington, bi-
sognava spianare l’enigma del pianeta Marte che sul far
del mondo contemporaneo, un incubo razionalista nato
della sera vedevamo sorgere verso occidente riverberan- dal sonno della ragione. Una letteratura che l’osservato-
dosi sul mare ionico. re disattento avrebbe potuto scambiare per un’evasione
Dietro Giafar, avevano visto Eddington il quale, cam- in massa verso mondi irreali si rivelava intransigente in
minando sui tetti, sollevava chiome raggianti che d’oltre- politica come non mai: ma avendo imparato, una buona
terra le nebulose proiettavano con Qalat-Minaw, o polve- volta, a infischiarsene dei ricatti della storia, delle ideo-
rizzava con una mano le stelle cadenti che con la migliore logie, delle fedi confessionali, delle estetiche di partito.
stagione in maggior misura imbiancavano il firmamento La storia da riscrivere, così s’intitolava un’altra con-
come piccolissime falci e candide pelli d’agnello. ferenza che Giorgio de Santillana aveva pronunciato un
anno appena dopo Fato antico: sfilavano in quelle pagi-
Qalat-Minaw è, in cifra araba, Mineo, il borgo in ne Kierkegaard, Rocco Scotellaro, Don Milani, Danilo
provincia di Catania che nel 1924 diede i natali a Bona- Dolci, Simone Weil e gli Sciatàp di Ignazio Silone: «cioè
viri: anche qui, come in Calvino, il tempo si dilata e re- shut up – coloro a cui si impone di tacere».
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Come va? Il silenzio si avvicina, caro Calvino, forse a certo, ma soprattutto nell’intenzione di irrealtà, laddo-
un così vasto, non ventoso, spaziale silenzio, solo la pura ve i racconti di Calvino descriveranno gli impossibilia
immaginazione si adatta: cioè la costruzione di un mondo dei mondi ipotetici come se si trattasse di oggetti quo-
del tutto al di fuori della realtà. tidiani, non diversi da un piatto di tagliatelle o da un
piegabaffi. Coerente con se medesimo, risponderà a Pa-
Udendo questa voce all’improvviso, Calvino avreb- rise il 14 gennaio pigiando l’interruttore del suo io azien-
be dovuto sbiancare. Erano le ultime righe di una lette- dale che sa come contrabbandare merci intime in una
ra spedita da Roma il 5 novembre 1963: la firma era di lettera di lavoro: starsene a casa sì, e allontanarsi dalla
Goffredo Parise, che si rivolgeva a lui per proporre a Ei- mischia eccome, tirature recensioni beghe politica pre-
naudi la ristampa dei suoi primi due romanzi, Il ragazzo mi; però stando a casa uno scrive, «se no cosa fai? Ma
morto e le comete e La grande vacanza. Usciti per la pri- – questo dovrebb’essere! – scrivere per te, o per farlo
ma volta tra il 1951 e il 1953 con un piccolo editore, a circolare manoscritto agli amici, per un lettore solitario
distanza di un decennio i loro titoli si caricavano di nuo- di due o tre secoli dopo».
vi significati: i ragazzi che tu e io eravamo – questo sem- O scrivere per un lettore di un’altra galassia cultu-
brava insinuare Parise – sono morti e resteranno in si- rale, per un lettore che ancora non esiste. Perché – que-
lenzio per sempre; prendiamoci una vacanza tra le co- sto è il punto – lo scrittore viene prima del lettore. Lo
mete. Difatti, i mesi successivi vedranno Calvino e Pari- scrittore è un’incarnazione della grazia preveniente: la
se impegnati a costruire, ciascuno per suo conto, una se- concede in anticipo, prima che i suoi fedeli gliela implo-
rie di apologhi ambigui situati in universi d’invenzione: rino. Dà forma al tempo quando ancora il tempo non
come Le Cosmicomiche, anche Il padrone di Parise uscirà sa di avere una forma, né tantomeno quale: e la comuni-
nel 1965, e sarà un romanzo-fumetto di satira azienda- ca a lettori che si accorgono di averla attesa solo quan-
le (editoria, come nella Ortese) laminato di una futuro- do ce l’hanno ormai sotto lo sguardo. Scrittori così, in
grafia che svaria tra il bertoldesco e il nazista. vantaggio sui tempi (sui tempi percettivi più che sul
Naturalmente, Calvino non poteva sospettare nulla tempo storico), l’Italia ne ha avuti molti durante il No-
di quanto Parise avrebbe fatto di lì a un paio d’anni, e vecento.
per giunta non vide immediatamente la sua lettera: in
caso contrario, è probabile che davvero sarebbe rimasto Dal raccontare al passato, e dal presente che mi pren-
basito, quasi che il collega gli avesse letto nei pensieri. deva la mano nei tratti concitati, ecco, o futuro, sono sa-
La busta gli arrivò invece presso Einaudi, a Torino, men- lita in sella al tuo cavallo. Quali nuovi stendardi mi levi
tre la sua scrivania di quelle settimane era a Sanremo: incontro dai pennoni di città non ancora fondate? quali
fumi di devastazioni dai castelli e dai giardini che amavo?
la stessa scrivania di quando era ragazzo, e sappiamo che
quali impreviste età dell’oro prepari, tu malpadroneggia-
in quel novembre del ’63 ci era tornato per bloccare su to, tu foriero di tesori pagati a caro prezzo, tu mio regno
carta le prime idee, i primi tronconi narrativi delle Co- da conquistare, futuro…
smicomiche. La lettera di Parise lo avrebbe sorpreso di
più se l’avesse letta mentre era immerso in quello «spa- È l’epilogo celebre del Cavaliere inesistente, il galop-
ziale silenzio». Invece Calvino rientrerà in casa Einau- po di Bradamante in fuga che nel 1959 aveva chiuso la
di solo verso la metà di dicembre e la sua risposta, il 19 stagione creativa del giovane Calvino, all’epoca trenta-
del mese, concede appena un guizzo: l’editore è dispo- seienne. Queste parole vennero scritte poche settimane
sto a pubblicare il Parise passato ma vorrebbe soprat- prima della sua partenza per gli Stati Uniti, dopodiché
tutto assicurarsi il Parise presente e futuro, «tutto que- ci furono quattro anni di sostanziale silenzio narrativo.
sto, naturalmente, nella prospettiva del silenzio, con la Sappiamo ormai in che modo Calvino giunse a ritrova-
quale pienamente concordo…» Parise rilancia il 3 gen- re una voce. Ma per trovarla – quel finale lo dice chia-
naio ’64 allegando i due libri, «vecchi ingialliti bou- ro e tondo – bisognava perdesse quasi tutto ciò che ave-
quins»; gli piacerebbe parlare anche di altri progetti, va posseduto prima.
Ma il silenzio, gelido vento, di tanto in tanto attra- Calvino morì a Siena nella notte fra il 18 e il 19 set-
versato da risonanze, da piccoli diapason, da lilliput av- tembre 1985. Era alla vigilia di un nuovo rilancio sul fu-
volti nel sudario dei bagni turchi, il silenzio dico è la ten- turo; si preparava a partire per gli Stati Uniti, dovendo
tazione maggiore. Ed è una tentazione estetica prima di trascorrere a Harvard l’anno accademico 1985-86. Gli
tutto, non tanto una necessità filosofica (com’è però). avevano affidato le Charles Eliot Norton Lectures, un
ciclo di sei conferenze, prestigiose; ne aveva cinque già
Una sfilata d’immagini imprendibili oltre il davan- pronte, l’ultima l’avrebbe scritta sul posto: a quelle che
zale della poesia lirica: in che cosa l’elenco di Parise è oggi sono note come Lezioni americane stava consegnan-
diverso da quelli che incontriamo così spesso nelle Co- do il suo modello di letteratura, e un bilancio della pro-
smicomiche? In quel suo soffio da apprendista stregone, pria vita creativa. Voleva renderli pubblici a Harvard, là
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dove venticinque anni prima aveva fatto un incontro de- Il ricordo di Santillana che Calvino non fece in tem-
cisivo. «Da quando sono qui penso spesso a Santillana»: po a pronunciare è una frase al futuro anteriore: ultima
questa frase si legge nelle prime righe della terza confe- ironia della storia, o dell’iperstoria, che quelle parole sia-
renza, Esattezza. Calvino la scrisse in Italia, cioè quando no rimaste fuori posto per sempre, sospese in un univer-
a Harvard non era arrivato ancora: una conferenza è una so narrativo intoccabile; ultimo omaggio, con scelta per-
recita, così come erano pseudo-conferenze le esibizioni fetta del tempo, alla conferenza di un amico che gli ave-
vocali di Qfwfq di fronte al suo pubblico invisibile. va permesso d’inventare il passato anticipando il futuro.
domenico scarpa

Intervista di Alberto Arbasino si legge in i. calvino, Saggi, 1945- pp. 48-51; ma va segnalato che in Pavese, lettore devoto di
1985, a cura di M. Barenghi, Mondadori, Milano 1995, tomo Frazer, la teoria del mito è antitetica rispetto a quella elabo-
II, pp. 2760-68, citazione dall’ultima facciata; col titolo Me- rata in seguito da Santillana. Il brano di Calvino sul «primo
glio il silenzio che le chiacchiere dei notabili era uscita in «Il libro», dalla Prefazione 1964 alla nuova edizione de Il sentiero
Giorno», 6 maggio 1963, prima che Arbasino la raccogliesse dei nidi di ragno, è in id., Romanzi e racconti cit., vol. I, 1991,
nel suo Sessanta posizioni, Feltrinelli, Milano 1971, pp. 92-97. p. 1196, mentre quello sull’uomo primitivo in noi proviene
Il titolo completo della conferenza torinese di Santillana era dal dattiloscritto per una lettura antologica delle Cosmicomi-
Il Fato nell’antichità e nell’era atomica. Variazioni su un tema che tenuta a Zurigo nel 1968, in id., Tutte le Cosmicomiche, a
di Tinguely. Reintitolata Fato antico e Fato moderno, fu ripro- cura di C. Milanini, Mondadori, Milano 1997, p. 396.
dotta in «Le conferenze dell’Associazione Culturale Italiana, Uomini e cucchiai: c. fruttero e f. lucentini, Il nostro uomo
1962-1963», XII ([3 dicembre] 1963), pp. 37-62; ma era già su Deneb («La Stampa», 12 dicembre 1984), in I Nottambuli,
apparsa in «Tempo presente», VIII (settembre-ottobre 1963), a cura di D. Scarpa, Avagliano, Cava de’ Tirreni 2002, p. 129.
n. 9-10, pp. 9-24. Sarà raccolta (Riflessioni sul Fato) in un vo- Stesso curatore per f. lucentini, Notizie degli scavi, Monda-
lume trilingue: g. de santillana, Reflections on Men and Ideas, dori, Milano 2001 (citazione da p. 51), la cui prima edizione
Mit Press, Cambridge Mass. 1968, pp. 324-45, e, in Italia, in uscì nel 1964 presso Feltrinelli, Milano. Sui dialoghi cosmici
Fato antico e fato moderno, Adelphi, Milano 1985, da cui pro- con Calvino si veda m. lucentini, Il Genio familiare. Vita di
vengono le citazioni: pp. 17, 15, 26, 30, 11, 27, 15, 15, 31, Franco Lucentini scritta da suo fratello, Marlin, Cava de’ Tirre-
33, 37. La recensione di Calvino a quest’ultimo volume è «Il ni 2006. Su Lucentini mi permetto di rinviare al mio Uno. Dop-
cielo sono io» («la Repubblica», 10 luglio 1985), in id., Saggi pio ritratto di Franco Lucentini, :duepunti, Palermo 2011.
cit., pp. 2085-91. Per la prima idea delle Cosmicomiche si ve- Spaghi e funicelle: lettera di Calvino a Ortese, 8 ottobre 1964,
da il colloquio di Calvino con e. ferrero, Se lo scrittore sapes- in i. calvino, I libri degli altri. Lettere 1947-1981, a cura di G.
se che la scienza è anche fantasia, in «Tuttolibri», X (21 gen- Tesio, Einaudi, Torino 1991, p. 486. L’Iguana, che apparve
naio 1984), n. 390, citato in i. calvino, Romanzi e racconti, per la prima volta presso Vallecchi, Firenze 1965, è ora in a. m.
ed. diretta da C. Milanini, vol. II, a cura di M. Barenghi e B. ortese, Romanzi, vol. II, a cura di A. Baldi, M. Farnetti e F.
Falcetto, Mondadori, Milano 1992, p. 1320, cui andrà aggiun- Secchieri, Adelphi, Milano 2005; citazioni dalle pp. 9, 28, 62,
to un brano (p. 2088) della recensione appena citata. È fanta- 44, 87. Si veda anche la biografia della scrittrice: l. clerici,
scientifico ma alla rovescia di Eugenio Montale apparve nel Apparizione e visione. Vita e opere di Anna Maria Ortese, Mon-
«Corriere della Sera» del 5 dicembre 1965; è raccolto in id., dadori, Milano 2002. Col titolo Occhi al cielo, la tenzone Or-
Il secondo mestiere. Prose, 1920-1979, a cura di G. Zampa, tese-Calvino sulla Luna apparve nel «Corriere della Sera» del
Mondadori, Milano 1996, vol. II, pp. 2760-62. La stroncatu- 24 dicembre 1967; il testo di Calvino, col nuovo titolo Il rap-
ra di s.v. [Saverio Vertone] è Conferenza sul «fato» al Cari- porto con la luna, fu ripreso in id., Una pietra sopra. Discorsi di
gnano, in «l’Unità», 30 marzo 1963. Da s. quinzio, Giudizio letteratura e società, Einaudi, Torino 1980; è ora nei Saggi cit.,
sulla storia, Silva, Milano 1964, si citano le pp. 141-42, 157, vol. I, pp. 226-28. Il giudizio negativo espresso da Calvino su
160-61. La lettera a Vicari del 22 marzo 1963 è in i. calvino, L’Iguana nel consiglio editoriale Einaudi è riportato in m. buc-
Lettere, 1940-1985, a cura di L. Baranelli, Mondadori, Mila- ciantini, Italo Calvino e la scienza. Gli alfabeti del mondo, Don-
no 2000, pp. 738-39, dove in nota figura il brano citato dalla zelli, Roma 2007, p. 114 nota.
lettera del 29 ottobre; ma si veda anche la precedente del 9 Per Calvino-Eddington rinvio alla citata conversazione con
marzo. La nota d’autore alle quattro Cosmicomiche uscite nel Ferrero, mentre per Meneghello rimando a Fiori italiani (1976),
«Caffè» si legge ora in id., Romanzi e racconti cit., vol. II, pp. in id., Opere scelte, progetto editoriale e introduzione di G.
1321-22. Lepschy, a cura di F. Caputo, Mondadori, Milano 2006, p. 796.
Capacità di stupore: g. de santillana e h. von dechend, Il mu- Eddington in Bonaviri: Notti sull’altura, a cura di S. S. Nigro,
lino di Amleto. Saggio sul mito e sulla struttura del tempo (1969), Sellerio, Palermo 2009, citazioni dalle pp. 123-24 e 188-89, e
ed. it. a cura di A. Passi, Adelphi, Milano 1983, p. 91. Per Pa- più oltre da p. 29; identici il curatore e l’editore per La divi-
vese e Calvino si legga, di quest’ultimo, I buchi neri («Corrie- na foresta (2008), dove le «ombre negrissime» sono a p. 85.
re della Sera», 7 settembre 1975), in Italo Calvino. Enciclope- Calvino scrisse il risvolto di copertina per la prima edizione
dia: arte, scienza e letteratura, a cura di M. Belpoliti, numero mo- delle Notti (Rizzoli, Milano 1971, ora raccolto in id., Saggi cit.,
nografico di «Riga» (Marcos y Marcos, Milano), n. 9 (1995), vol. I, pp. 1010-11), mentre elogiò la Foresta con una lettera
848 Torino, 29 marzo 1963

del 29 aprile 1969 (I libri degli altri cit., p. 579): il romanzo era naio 1964 sono in id., Lettere cit., pp. 775-79; la seconda an-
apparso, sempre da Rizzoli, quello stesso anno. Malgrado il che nei Libri degli altri. Le lettere di Parise si citano dal suo
sostegno di Calvino, nessuno dei due romanzi uscì dunque incartamento editoriale nell’Archivio Einaudi, Torino. Il fi-
presso Einaudi: si veda g. tesio, Giuseppe Bonaviri attraverso nale del Cavaliere inesistente è in id., Racconti e romanzi cit.,
le carte Einaudi, in «Studi Medievali e Moderni», n. 2 (2000), vol. I, p. 1064. Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo
pp. 279-83; si leggono qui la lettera con cui Bonaviri accom- millennio esce postumo nel 1988 presso Garzanti, Milano; è
pagna il primo abbozzo della Foresta (4 giugno 1966) e la ritar- raccolto nei Saggi, dove la prima pagina di Esattezza è la 677.
data (10 ottobre) replica di Calvino, di cui si cita un passo. A una ricostruzione dei rapporti Calvino-Santillana manca fi-
Storie naturali di Damiano Malabaila (Primo Levi) esce da Ei- nora la trave portante dell’epistolario, conservato al Mit di
naudi nel 1966 ed è stato raccolto nel 1997, presso il medesi- Boston e non ancora consultabile; sarebbe poi interessante
mo editore e in ortonimo, nelle Opere curate da M. Belpoliti; leggere la dedica con cui Calvino dovette inviargli Le Cosmi-
su un primo gruppo di quei racconti Calvino aveva scritto a comiche.
Levi un caloroso parere di lettura (22 novembre 1961) rac- Dichiaro, in chiusura, i miei debiti intellettuali con Marco Bel-
colto sia ne I libri degli altri sia nelle Lettere. La storia da ri- politi (in particolare col suo Settanta, Einaudi 2001, nuova ed.
scrivere fu la comunicazione che Santillana presentò al Con- 2010) e con Massimo Bucciantini, cui devo anche l’intuizio-
vegno internazionale di cardiologia tenuto a Firenze nel 1964: ne sul titolo Ti con zero. Ringrazio il professor Cesare Bum-
è anch’essa raccolta in Reflections e in Fato antico (di qui la ma e la dottoressa Rosa, Lia Lauria, rispettivamente presi-
citazione, p. 69). I primi due romanzi di Parise erano stati dente e segretaria organizzativa dell’Associazione Culturale
pubblicati, nel 1951 e nel 1953, dal veneziano Neri Pozza; le Italiana, Torino, per avermi fornito il carteggio fra Santilla-
loro ristampe uscirono poi presso Feltrinelli, Milano, così co- na e l’Aci nonché la rassegna stampa delle sue conferenze sul
me Il padrone; tutti e tre sono ora raccolti in id., Opere, a cu- Fato. Presso il portale dell’Associazione – www.associazione
ra di B. Callegher e M. Portello, vol. I, Mondadori, Milano culturaleitaliana.it – si possono richiedere la copia cartacea e
1987. Le lettere di Calvino del 19 dicembre 1963 e del 14 gen- la registrazione audio di Fato antico e Fato moderno.