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Giulio Andreotti

Perch Andreotti?
Perch una delle figure pi discusse e controverse di tutta la storia politica
Repubblicana. Ha praticamente dominato la scena politica degli ultimi
cinquant'anni del XX secolo: sette volte presidente del Consiglio, otto volte
ministro della Difesa, cinque volte ministro degli Esteri, due volte delle Finanze,
del Bilancio e dell'Industria, una volta ministro del Tesoro e una ministro
dell'Interno, sempre in Parlamento dal 1945.
Lesordio in politica
Deputato nellAssemblea Costituente nel 1946
Disse di lui De Gasperi: questo un ragazzo talmente capace a tutto che pu
diventare capace di tutto''
L'attivit di governo inizia a 28 anni come sottosegretario alla presidenza del
Consiglio nel quarto governo De Gasperi. Ricopre tale carica dal quarto all'ottavo
governo De Gasperi tra il 1947 e il 1953 mantenendo tale incarico anche con il
successivo governo Pella, sino al gennaio 1954. In seguito ricoprir i gi citati
incarichi di governo: Interno, Finanze, Tesoro, Difesa, Industria, Bilancio ed Esteri.
La corrente andreottiana
Paolo Cirino Pomicino (alias O ministro); Franco Evangelisti, braccio destro (alias
limone); Giuseppe Ciarrapico (alias Il Ciarra); Vittorio Sbardella (alias Lo
squalo); Fiorenzo Angelini, cardinale (alias Sua santit);
Scandalo Sifar e Piano Solo
Con fascicoli SIFAR si indica una vastissima raccolta di dossier (schede informative
poliziesche) su politici, militari (tutti gli ufficiali superiori), ecclesiastici
(Papa compreso), uomini di cultura, sindacalisti e giornalisti ordinati
dal Generale Giovanni De Lorenzo nel corso del suo settennato (1955-1962) alla
guida del SIFAR.
Il Piano Solo fu un progetto militare di emergenza, definibile anche come un
tentativo di colpo di Stato, ideato dall'Arma dei Carabinieri con l'approvazione del
Presidente della Repubblica Antonio Segni che minacci di attuarlo nell'estate del
1964, se non si fosse ridimensionato il programma di centro-sinistra del
costituendo II governo Moro
Presidente del Consiglio
Diventa per la prima volta presidente del Consiglio nel 1972 (il governo pi breve
della Repubblica solo 9 giorni di durata). L'incarico gli viene affidato di nuovo nel
luglio del 1976 nella stagione del compromesso storico tra DC e PCI. I comunisti si
astengono e il monocolore democristiano pu nascere. Ci sono da affrontare due

drammatiche emergenze: la crisi economica e il terrorismo che insanguina l'Italia.


L'accordo tra Enrico Berlinguer e Aldo Moro diventa sempre pi stretto.
Quest'ultimo presidente della DC ed anche l'uomo che negli anni precedenti
ha aperto le stanze del potere ai socialisti e adesso sta per tentare l'operazione
con il PCI. L'occasione il governo di solidariet nazionale che nel 1978 Andreotti
si accinge a formare e che prevede non pi l'astensione bens il voto favorevole
anche dei comunisti (che per non avrebbero incarichi di governo).
Strategia della tensione
L'arco temporale si concentrerebbe in un periodo storico che andrebbe dalla
strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969) alla strage della stazione di Bologna
(2 agosto 1980)
Il Caso Moro
Aldo Moro viene rapito dalle brigate rosse il 16 marzo, il giorno della nascita del
nuovo esecutivo. La notizia dell'agguato e dell'uccisione degli uomini della scorta
piomba in Parlamento proprio al momento del voto di fiducia al governo Andreotti.
Sono momenti di grande tensione nel Paese, sull'orlo di una crisi istituzionale
senza precedenti. Il governo non cede al ricatto brigatista - chiedono la
liberazione di alcuni terroristi in carcere - e Andreotti sposa la linea della fermezza
contro le Br, cos il PCI e i repubblicani. Aldo Moro viene trovato morto il 9 maggio
1978 in una Renault 4 parcheggiata in via Caetani, nel centro di Roma,
simbolicamente a met strada tra Botteghe Oscure e Piazza del Ges, le sedi
rispettivamente di PCI e DC.
La morte di Aldo Moro segner la vita politica italiana degli anni successivi.
Francesco Cossiga, allora ministro dell'Interno, si dimette dall'incarico. I veleni
legati al memoriale scritto dal presidente della DC durante il suo sequestro
affioreranno in mezzo a storie di servizi segreti, ricatti e tragiche vicende che
coinvolgeranno anche Giulio Andreotti.
La diplomazia di Andreotti
Esperto degli equilibri di geopolitica, Giulio Andreotti fa della distensione l'asse
portante della politica estera italiana, insieme all'appoggio alla strategia atlantica.
Ha un ruolo incisivo nelle tensioni medio-orientali, lavora alla composizione del
conflitto Iraq-Iran, sostiene i Paesi dell'Est nel loro processo di democratizzazione
e l'opera coraggiosa di Mikhail Gorbaciov in URSS, d il s italiano all'installazione
degli euromissili della NATO. Gli anni '80 si chiudono con il patto di ferro con Craxi
e Forlani (CAF, dalle iniziali dei tre): Andreotti sale a Palazzo Chigi e Forlani alla
segreteria democristiana.
Organizzazione Gladio
L'organizzazione Gladio era un'organizzazione paramilitare clandestina italiana di
tipo "stay-behind" ("stare dietro", "stare in retroscena") promossa dalla NATO
nell'ambito Operazione Gladio, organizzata dalla Central Intelligence Agency per

contrastare una possibile invasione dell'Europa occidentale da parte dell'Unione


Sovietica e dei paesi aderenti al Patto di Varsavia, attraverso atti di sabotaggio,
guerra psicologica e guerriglia dietro le linee nemiche, con la collaborazione dei
servizi segreti e di altre strutture.

Rapporti con la mafia


Ma un'altra accusa scuote l'imperturbabile Andreotti: quella di essere colluso con
la mafia. La notizia fa il giro del mondo e, se provata, darebbe un duro colpo
all'immagine dell'Italia: per cinquant'anni la Repubblica sarebbe stata guidata da
un politico mafioso. Il 23 marzo del 1993 l'ufficio di Giancarlo Caselli inoltra al
Senato la richiesta di autorizzazione a procedere per concorso esterno in
associazione mafiosa. Secondo i magistrati Andreotti avrebbe favorito la mafia nel
controllo degli appalti in Sicilia attraverso la mediazione di Salvo Lima. A riprova di
ci la testimonianza di alcuni pentiti fra cui Balduccio Di Maggio, che racconta agli
inquirenti di aver visto Andreotti baciare Tot Riina (nel gergo mafioso il gesto
significa che fra i due c' un rapporto di conoscenza e stima reciproca).
Michele Sindona
Sindona stato un membro della loggia P2 (tessera n. 0501)[2] e ha avuto chiare
associazioni con Cosa Nostra e con la famiglia Gambino negli Stati Uniti. Coinvolto
nell'affare Calvi e mandante dell'omicidio di Giorgio Ambrosoli, morto
avvelenato in prigione, dopo la condanna all'ergastolo.