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Architrave.

Calendari e la metafora del tempo


mitico ed eterno
Pubblicato il 23 novembre 2014 da Manlio Triggiani
Categorie : Cultura

Molti pensatori, scrittori, poeti si sono cimentati


con il tema del tempo, tema che contiene la vita,
la storia, il passaggio da una generazione a
unaltra. Un grande scrittore francese, membro
dellAcademie Franaise e direttore di Le Figaro per
molti anni, Jean dOrmesson, nel suo ultimo libro
(Un giorno me ne andr senza aver detto tutto,
Edizioni Clichy, pagg. 249, euro 15) affronta, fra le
tante cose, anche il tema del tempo dal punto di
vista filosofico ma anche esistenziale, come
componente della vita di ognuno ma anche dei
popoli e della storia. DOrmesson ha trattato in molti
dei suoi romanzi mai romanzi-romanzi, per usare
unespressione cara a Georges Simenon, ma nello stesso tempo romanzi e saggi e riflessioni
sullesistenza, sui sentimenti, sulla vita, sullumanit il tema del tempo. Ritornarci pi volte per lui
forse ha il senso di esorcizzarlo ma anche di comprenderlo, penetrarlo fino in fondo.
DOrmesson spiega limportanza e i percorsi storici che hanno portato alla definizione del
calendario. Da quello giuliano, fondato da Giulio Cesare su consiglio dellastronomo greco
alessandrino Sosigene, a quello inventato a tavolino da papa Gregorio XIII che decise di
cancellare dieci giorni della vita e della storia del mondo e delle civilit, dal 4 al 15 ottobre del
1582, per far quadrare il proprio calendario. Poi, quelli decisi dalla Convenzione nazionale
francese della Rivoluzione, con nomi un po ridicoli, che intendevano fondare e dichiarare una
nuova era, un po come nel Novecento fece il fascismo. DOrmesson non manca di affrontare,
sempre con la sua penna leggera e la scrittura accattivante, anche le teorie scientifiche sul tempo,
da Bohr a Heisenberg, da Newton a Einstein senza dimenticare Cartesio.
Lo scrittore francese non manca di analizzare la percezione dello scorrere del tempo nella
nostra attuale e decadente societ (una delle chiavi evidenti e segrete di questo mondo in cui
viviamo che passa il suo tempo in un eterno presente che svanisce continuamente. Fra un
futuro che non esiste ancora e un passato che non esiste gi pi si insinua una pura astrazione,
una sorta di sogno impossibile). Ma dOrmesson non dimentica il paradosso che rappresenta il
tempo stesso: La sua dittatura ci sembra andare avanti da s. E osserva un dato sconvolgente e
fallimentare per la potenza espressa dalluomo europeo con la tecnica: Siamo vincitori dello
spazio che la forma della nostra potenza. Siamo vinti dal tempo che la forma della nostra
impotenza.
Certo, Un giorno me ne andr senza aver detto tutto non affronta solo il tempo ma anche la
gioia, il dolore, la vita, il lavoro, i viaggi e la storia antica e quella passata nel Novecento.
Jean DOrmesson, a 89 anni ( nato a Parigi nel 1925) descrive i recessi dellanimo umano con
una lucidit e una poesia che lascia stupiti e sospesi fra lammirazione e, forse, anche la scoperta

di alcuni aspetti di noi stessi che non avevamo mai preso in considerazione. Non manca qualche
lieve svista: lAmerica fu scoperta dal comandante genovese Cristoforo Colombo che usufru di
finanziamenti e di tre caravelle messe a disposizione della Corona spagnola e non fu scoperta
dagli spagnoli tout court (cfr. pag. 33) cos come incompleto definire Federico II di Hohenstaufen
imperatore mezzo tedesco e mezzo normanno (cfr. pag. 34) visto che nacque in Italia, a Jesi, e
visse la propria esistenza in Italia, stabilendo la propria corte a Palermo e uno dei suoi luoghi di
maggior elezione la Puglia, dove mor nel 1250 a 56 anni (i suoi due soprannomi erano Puer
Apuliae e Stupor Mundi: un motivo ci sar).
Il libro di dOrmesson, tra laltro, ben tradotto da Tommaso Gurrieri a parte la lieve imprecisione
a pag. 129 dove il famoso romanzo erotico di Guillaume Apollinaire Les Onze mille verges, cio le
Undicimila verghe, tradotto come Centomila vergini. Poco male, se si pensa che lassonanza fra
verges e vierges, era studiata e voluta da Apollinaire. DOrmesson un autore da leggere e da
conoscere.
Insomma, il tempo passa, ci precede e, se passato, passato cos, senza rimpianti.
Alfredo Cattabiani e Franco Cardini hanno scritto libri mirabili sul calendario, sul tempo e sulla
concezione del tempo nelle civilt, una sorta di telaio sul quale i popoli hanno filato e filano la
propria storia.
Ora si aggiunge un altro tassello a questo lavoro di scavo. Maurizio Ponticello, scrittore,
studioso di tradizioni, autore di un libro di particolare interesse che affronta proprio tutti gli
aspetti del tempo: I pilastri dellanno. Il significato occulto del calendario (edizioni Mediterranee,
pagg. 270, euro 22,50). Ponticello, gi autore di lavori sulle tradizioni popolari e anche di studi
tradizionali, indaga sui segreti del calendario che, dietro laspetto di elenco continuo di giorni e
feste e mesi e anni, in realt nasconde realt poco conosciute e segreti avvolti nel mistero.
Ponticello sottolinea che il tempo cosmico, il trascorrere del tempo e quindi il succedersi delle
stagioni, hanno effetti sulla natura. Infatti, muta il clima, i colori di alberi e piante, le giornate sui
accorciano o si allungano. Ma il passaggio di stagioni ha anche riflessi sulluomo. Ponticello
analizza il dato secondo il quale le ricorrenze e le feste in senso stretto spesso hanno origini molto
differenti da quelle che vengono oggi giorno spiegate e indicate.
Con lalternarsi delle stagioni, quindi con il passare del tempo, si susseguono rituali, vengono
vissuti e rispettati miti che Ponticello esplica, compara. Realt appartenenti a varie realt
geografiche e storiche arrivando ad analizzare perfino realt dellIndia.
Una sequela di narrazioni, miti, rituarie, tutto sottoposto al trascorrere del tempo. Secondo
Ponticello, ma anche secondo tanti maestri del pensiero tradizionale, importante risalire alle
proprie vere radici e comprenderle fino in fondo per poter raggiungere la consapevolezza di s e
del mondo. Questo in quanto, come molti insegnamenti tradizionali spiegano, il rapporto fra luomo
e il mondo esattamente quello fra microcosmo e macrocosmo. Non solo: con la fine del
paganesimo in Europa la Chiesa avvi una progressiva sovrapposizione delle chiese cristiane sui
templi antichi e le feste pagane furono via via adottate dai cristiani e trasformate per soppiantare
la sensibilit classica. Un esempio? La festa di Halloween, definita la festa del male, non
altro che lantica festa celtica di Samhain: la celebrazione dellautunno, mentre il 25 dicembre,
giorno in cui si festeggiava il Solstizio dInverno, diventato il giorno natale di Ges Cristo. I
cristiani che festeggiano i Vangeli apocrifi infatti non festeggiano la Nativit in quella data.
In altre parole, affrontando la festa di Mithra e quella di Santa Lucia, da San Martino a Santa
Claus a Rex alla Candelora ai fuochi di SantAntonio e al Carnevale, per giungere al
Calendimaggio fino alle streghe di Valpurga, poi la festa di San Giovanni e i fuochi di Ferragosto,
Ponticello riproduce e narra i ritmi cosmici. Scrive, in questo modo, una sorta di breviario
dellUniverso che riproduce una geografia mitica, tradizionale del tempo e delluomo che ci vive
allinterno. Leggere questo libro significa riappropriarsi di elementi della tradizione pi
antica dellEuropa e trovare risposta a domande che talvolta luomo talvolta si posto
senza trovare soluzioni.
@barbadilloit
A cura di Manlio Triggiani