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Pietro Archiati

CRISTO
RICAMBIA IL BACIO
al Giuda che vive in ogni uomo
1
a
parte





Testo originale tedesco: Judas ist jeder (Edizioni Archiati Verlag)
Traduzione di Silvia Nerini.
Adattamento di Stefania Carosi e Pietro Archiati.

Archiati Verlag e.K., Monaco di Baviera

ISBN 3-937078-75-4

Archiati Verlag e. K.
Sonnentaustrae 6a 80995 Mnchen Germania
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Mi trovavo in Sudafrica durante gli ultimi anni della segregazione
razziale. Insegnavo filosofia e teologia in un seminario cattolico,
dove studenti di tutte le etnie si preparavano al sacerdozio. Molte
erano le domande che li agitavano: esiste uneterna dannazione?
Pu un tipo come Giuda, il grande traditore e suicida, imparare
dalla sua tragedia e migliorare se stesso? Che cosa avr vissuto
Giuda dopo la morte?
Io, dal mio canto, non volevo offrire risposte che fossero pura teo-
ria. Cercavo un modo perch ognuno di quegli studenti potesse
vivere lesperienza di rispondersi da solo.
Pensai allora di mettere in scena la vicenda di Giuda, a un ca-
novaccio dove immaginavo gli eventi di duemila anni fa calati
nellesperienza della vita di oggi, nella vita di unumanit per molti
versi suicida. E come sottofondo lasciai vivere lidea dellunico
destino che lega Caino il fratricida, Edipo il parricida e Giuda il
suicida nella Leggenda Aurea, unopera bellissima del Medioevo
cristiano, l dove parla di Mattia che prese il posto di Giuda.
Pensavo che gli attori potessero uscire dalle loro parti e anche il
pubblico potesse partecipare alla rappresentazione. Cerano attori
nati fra quegli studenti, specialmente fra i neri. Uno di loro avrebbe
giocato il ruolo di Giuda. Per i personaggi femminili non cera che
da tornare indietro di quattro secoli, ai tempi del teatro elisabettiano
che vedeva giovanotti e uomini corpacciuti interpretare il ruolo di
fanciulle e madri perch non era concesso alle donne di mostrarsi
sulla scena.
Per Giuda la punizione dellinferno eterno inconciliabile con
lamore divino. E si difende come chi, condannato a morte, spera
ancora nella salvezza. Non tempo dinchinarsi controvoglia ai
voleri divini, ora che pu parlare a Dio guardandolo dritto in fac-
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Che cosa vuol dire hai tradito mio figlio? Lo so, sei il
grande Dio che sa tutto, e tutto guarda da questo trono
in mezzo alle nuvole. E allora? Non sai fare di meglio
che ripetermi le balle che raccontano gli uomini l sotto?
Sai benissimo che non volevo tradire tuo figlio. Per tre
anni gli sono vissuto accanto, e cero davanti allo spetta-
colo straordinario dei suoi miracoli. Pensa solo a quando
tir fuori dalla tomba il suo amico Lazzaro. Una cosa
mai vista! Conoscevo i poteri di cui disponeva altro
che, se li conoscevo! e volevo costringerlo a mostrare
ai Romani e ai Giudei di che cosa fosse capace. Poteva
toglierci dal collo il piede dei proconsoli e dei sacerdoti e
liberarci, s, liberarci tutti! Se solo lavesse voluto, avreb-
be spezzato le nostre catene con un soffio, e sarebbe
diventato re! E invece no, noi non contavamo niente per
lui, non contavamo proprio niente.
Solo tu eri importante! Prima ci ha insegnato il Pa-
drenostro e poi andava farneticando Padre mio! Padre
mio!, come se tu fossi solo suo. di fronte a te che
glinteressava di far bella figura. Invece di togliere di
mezzo quella masnada di farabutti si lasciato ammazza-
re e ci ha abbandonato con la vita sconvolta, pi perse-
guitati di prima... Il gran figlio di Dio ci ha piantato in
asso come fa un vigliacco. Lui il traditore, non io!
Senti, grande attore, ti sei gi scaraventato fuori stra-
da! Questa specie di spettacolo comincia male! grida
uno degli studenti sovrastando le voci degli altri. Ma ti
rendi conto di come parli?
Va al diavolo! Eravamo daccordo, no? Qui Giuda
sono io, non voi! E non avete la pi pallida idea di chi sia
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Giuda se lo volete tutto contrito e rispettoso!
Giuda! Il tradimento tha fruttato trenta denari, per
sinfila Dio approfittando di un balenio di silenzio.
Quellargento te lo sei preso!
Quel maledetto denaro lho ributtato nel tempio, tu
lo sai! Nessuno ha mai comprato Giuda.
Vuoi forse dire che il denaro non significava niente
per te? Eppure fra i dodici, guarda caso, eri quello che
amministrava la cassa comune.
Certo, non ho niente contro il denaro, io. Molto
spesso il miglior mezzo per raggiungere un fine. Che
altro dovrebbe essere?
Giuda, figlio mio, savvicina Maria con voce dolce e
piena di compassione perch mai ti sei ucciso? Come
hai potuto soffocare il tuo respiro, come hai potuto odiare
i tuoi giorni e negarti il chiarore del mattino, le stelle della
notte e i volti delle persone che amavi? So comprendere
lamarezza del tuo cuore mentre vedevi che il figlio mio
si rifiutava di fare della Terra un regno suo. E ho piet di
quel tuo bacio disperato e perduto. Ma perch, perch
hai permesso al dolore di distruggere quel che di pi
sacro custodivi, la tua vita giovane e piena di speranze
che anche il figlio mio amava cos tanto? Perch, Giuda,
perch hai tradito la tua vita?
Giusto! rincalza lo studente di prima. Oltre che per
la morte di Cristo, Giuda va condannato anche per il
suicidio. E guardalo l che apostrofa Dio come se non
avesse fatto niente di male!
E Giuda, con voce rotta e bassa: alla mia vita che
pensi, Madre?... Tu ami quella vita che io ho buttato via?
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Tu non maccusi daver tradito lui?... Ma allora, se sono
vere le tue parole, Madre, un altro il grande sbaglio
mio, un altro il peso che mi porto dentro.
Giuda comincia a muoversi lentamente per il palco, a
braccia aperte, scrutando lorizzonte come se cercasse
qualcosa. Arrivato in fondo, si volge di scatto: Dov
quella mia vita abbandonata? Tu me la ricordi, Madre, e
in questi strani cieli io la vedo allorizzonte come una scia
troncata di cometa. Di chi adesso, quella vita? E cosa
ne sar di lei se io ho sbagliato tutto e sono morto, sono
morto ormai?... Da vivo non la potevo vedere cos, la
vita. Da vivo, no. Ci stavo dentro e me la volevo divora-
re. Ho fiutato la potenza dove cera e chi s messo in
mezzo lho schiacciato. Ho rubato in un mondo di vi-
gliacchi, ho ingannato greggi dincapaci. Ma ero Giuda, e
valevo!... Che quello fosse il vuoto, io, non me naccorge-
vo.
E cosa vuoi da me, allora? lo ferma Dio. Dovrei
forse premiarti per aver sbagliato tutto?
Ma in quella vita l, Padre, mhanno detto che tu sei il
Dio dellamore. Che ti prendi cura degli uccelli del cielo e
dei gigli del campo e che ami gli esseri umani pi di tutte
le creature della Terra. E che li chiami figli. Guardami,
allora: io arrivo davanti a te dopo una morte spaventosa,
e la vita mappare per la prima volta da un orizzonte mai
pensato. Vedo che lhai plasmata tu questa natura umana;
tu mi hai voluto dritto sulla schiena, a camminare. E
chiami prove le rabbie della vita e chiami errori i frutti
che ho raccolto... Prove per arrivare dove?... Errori per
capire che cosa?... Meglio allora avere zampe di bestia e
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muso a terra, cos lo sguardo non vede lavvenire! Io, tuo
figlio, ora ti dico: ho sbagliato, e molto. Errare umano,
non questo il tuo decreto? Ma non ho smesso di guar-
dare avanti e voglio strade, una seconda volta. Io maspet-
to dalle tue mani altri cammini lungo i quali potermi ri-
scattare.
C il premio eterno per chi della vita fa qualcosa di
buono, e leterna punizione per chi la offende.
E tu saresti il Dio dellamore? Te lo dico io chi sei,
sei un falso Dio se mi spalanchi linferno. Sei tu ad ucci-
dermi, sei tu a tradirmi! Riversi colori splendidi sui fiori e
sui tramonti, accendi le profondit del mare con miriadi
di pesci e benedici le loro uova perch la vita non finisca
mai. Sei prodigo con gli ulivi e con i cardi, con la cicala e
con la serpe che ripetono la loro vita mille volte, e tornano
ad essere ulivi e cardi e cicale e serpi. Allinfinito. E a me,
Dio avaro e spietato, a me che sono Giuda non me la
ridai la vita, e mi cancelli il tempo?
Perch una vita sola, perch? Ci hai conficcato dentro
unanima piena di desideri, di progetti, dideali appassio-
nati... Una vita basta appena per realizzare queste poche
briciole, le vedi?, e me le tengo strette in questo pugno
che alzo davanti a te! Noi uomini moriamo col sapore
della vita ancora addosso, e tu ci serri per sempre il futuro
e la speranza?
Ma parli tu che lhai gettata via, la vita? Ne chiedi
unaltra tu, Giuda il suicida?
Ah, come avrei voluto trattenerla, la vita, quando
quel cappio me la strappava! Poterlo tagliare come si fa
col cordone ombelicale e nascere di nuovo, anzich mo-
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rire! Tu vuoi cacciarmi allinferno, ma ora so che da l
che vengo. Era in Terra il mio inferno, e non era fatto
damore e di sapienza. Che Dio sei, tu, se per regnare su
di me devi schiacciarmi con la tua potenza gettandomi in
voragini di fuoco che minghiottiranno lanima in eterno?
Sprofondaci tu, per primo!... Chiedo a te, Dio che co-
mandi il mondo: vero che nei tuoi disegni non previ-
sta unaltra vita per me? vero o no che quel dannato
inferno la tua vendetta?
Tu non sai quello che dici, Giuda. Con la tua co-
scienza stretta pretendi di capire i misteri delluniverso e
i destini umani. Non ti sono mancati sulla Terra gli in-
segnamenti, ma le tue orecchie e il tuo cuore erano
chiusi.
Mucchi di storie mhanno detto, per tutta la vita. E
pi cercavo di crederci e pi puzzavano di mezze verit.
E tu lo sai, lo sai che sotto c limbroglio. Sei tu che vuoi
tenerci in mezzo al buio e poi, per fare il Padreterno, ci
comandi per bocca dei profeti e ci riveli brandelli di sa-
pienza! Perch cinganni, perch la realt umana non ce
la racconti intera? Perch ci rubi il senso della vita?
Quass non importa quel che ho creduto io, giorno per
giorno, quando arrancavo in Terra; quello che conta
che qui vedo i tuoi occhi e capisco che misura di saggezza
e quale bene pretendi tu, da noi. E mi chiedo se oserai
negarmi il diritto dimparare dai miei sbagli, e di ripro-
varci unaltra volta a vivere, da uomo.
Attento, Giuda, e Maria lo sfiora piano piano, non
rivolgerti cos al Padre. Tu sei stordito dal rancore. Chiedi
e pretendi, ma non ti accorgi che tha gi dato tanto.
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Crolli questa casa di Dio, Madre amorosa, e tu con
lei se non capisci il pianto! mai caduto, tuo figlio, da
bambino? T mai venuto col sangue fra i capelli gridando
impaurito dal dolore? E lhai percosso, tu, te lo ricordi?
Lhai castigato, lhai mandato via? Hai forse aggiunto
pena al suo spavento? E non lo vedi che il Padre tuo
divino non placa la sua ira su di me, su me che arrivo
trafitto dalla Terra e non ho un porto per il mio dolore?
Brucia il mio male pi che a ogni altro figlio. Brucia, e
lacqua che mi d il fuoco eterno?
Ma Giuda, dice Maria ancora pi vicina, non ricor-
di le parole che tha detto mio figlio, prima che tu lasciassi
la tavola dellultima cena? Quello che devi fare, fallo
presto, tha detto. Non intendeva forse dirti che dovevi
eseguire il compito della tua vita senza esitazioni, e che
poi avresti potuto imparare dai tuoi sbagli? Ma tu non
lhai sopportato quel compito, e ti sei tolto la vita e ogni
speranza di riscatto.
Il mio compito... Da quass mi pare di capirlo sotto
unaltra luce. I nemici del Maestro non sapevano attra-
verso quale uomo si manifestasse lo spirito potente che
temevano. E mi promisero il denaro non per sapere
dove fosse, ma chi di noi fosse... Chi fosse quel tredice-
simo fra i dodici che aveva insegnato agli altri tante
parole nuove, mai udite prima. Non ti sei mai chiesta
perch i soldati non fossero in grado di riconoscerlo da
soli, tuo figlio? Avevano paura di catturare quello sba-
gliato perch anche noi, i suoi discepoli, eravamo sem-
pre in mezzo alla gente e portavamo a tutti la buona
novella. Parlavamo tutti la stessa lingua, una lingua di-
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versa. Quello che devi fare, il mio compito, era proprio
indicare il Maestro a chi lo stava cercando.
Ma io ti dico, Madre, che se i sacerdoti e i Romani
volevano catturarlo, cerano demoni ben pi potenti,
assatanati dimpedire questa cattura per mandare allaria
quella che chiamano la redenzione dellumanit. Pensaci.
Tuo figlio mi ha schiantato le spalle affidandomi il com-
pito di non far prendere al male il sopravvento. Lui sa-
peva che dopo averlo consegnato sarei caduto in preda
alla disperazione. Ha visto tutto quello che accadeva in
me, e non ha mosso un dito per fermarmi. Quello che
devi fare, fallo presto... Durante lultima cena disse chia-
ro e tondo che uno di noi doveva tradirlo, quello a cui
avrebbe porto il pane. E lo porse a me. Mentre lo man-
giavo era come se una forza oscura simpossessasse della
mia anima. Da quellistante, Madre, le mie azioni non
furono pi mie, ma di quella spinta violenta. Io non mi
ritrovavo, non mi riconoscevo pi. Perch, allora, si
chiede conto a me di quello che tuo figlio ha sofferto, a
me, schiavo di quei demoni? Ubbidisco al Padre mio
per redimere voi, diceva. Quello che devi fare, fallo
presto... Che tormento io vivo ancora, ogni volta che
ripenso a queste parole...
Sulla scena avanza ora Ges. Maria lo guarda.
Figlio mio, ora che tutto compiuto, parla con Giu-
da. qui. Svelagli il senso di quelle tue parole.
Intendevo dire quello che ho detto, e ci che ho detto
lo volevo dire. Uno dei dodici doveva tradirmi, e quel
gesto non doveva essere una disgrazia. Mai ho pensato
che sarebbe stato meglio se non lavesse fatto. Qualcuno
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doveva tradire per primo quellUomo che il meglio den-
tro ognuno di voi. Gli altri lavrebbero seguito. Solo chi
passato una volta attraverso lannientamento, cerca poi
liberamente la pienezza dellumano. Perch lui stesso non
ne pu fare a meno. Giuda era destinato a mostrare il
baratro che ogni uomo prima o poi deve attraversare.
Figlio, dillo a tutti che tu non condanni Giuda.
Non per giudicare sono venuto, lho detto sempre.
Non per mandare in rovina, ma per salvare quelli che si
credono perduti. E sulla Terra io li ho cercati sempre.
E dissenti cos dal Padre tuo, che vuol gettare Giuda
nelle pene eterne?
E Dio, veemente: Vi schierate tutti dalla parte di
Giuda, e mi lasciate solo in questo ruolo del Padre! Pia-
cerebbe anche a me difenderlo. E saprei come. Ma la
nostra rappresentazione allora finirebbe; eravamo dac-
cordo, no? Io devo interpretare Dio, quello che sa dov
il bene e dove il male.
E allora pigliatelo tutto questo ruolo, e fa il Dio che
conosci, quello che minaccia le fiamme dellinferno
incalza Giuda. Ma fallo davvero, per, io non voglio
perder tempo con uno che si tira indietro!
E invece tu fai quello che ti pare, vero? replica
lattore-Dio. La stai facendo tu la parte di Dio. Fai il
saggio, fai quello che ha capito le cose meglio di tutti e ce
le spiega... Ma dov il povero diavolo, dov la mia crea-
tura minuscola che passeggia spaurita nelleterno infinito
della mia creazione?
Ah, ci siamo finalmente! ribatte Giuda accalorato.
Fino alla nausea sulla Terra mhanno ripetuto che un
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abisso divide te, che sei Dio, da me, che sono la tua crea-
tura. Mhanno detto che chi creatura limitato e invece
il Dio creatore non ha confini, e per lui non scorre il
tempo. Regna nei cieli, il Dio, sta mille miglia oltre luma-
no, e io non lo posso toccare, non lo posso avvicinare,
non lo posso capire. Le sue azioni sono eternamente
buone e fanno eterno il cosmo e le sue sfere. Tutto della
creatura ha invece un tempo, tutto si svolge e muore,
sorge e tramonta.
E se vero quello che ho imparato, dov la tua sag-
gezza, Dio sul trono? Non taccorgi delle tue contraddi-
zioni, non vedi che infierisci su di me, creatura tua finita
e confinata, se addossi alle mie azioni conseguenze infi-
nite e sconfinate? Perch imprimi il sigillo delleterno ai
gesti ciechi delle tue creature e fai immortali quegli atti-
mi tremendi dove io ho deciso la morte e la rovina?
Rispondi!
S che ti rispondo, Giuda. Ma prima spiegami le tue,
di contraddizioni. Hai detto a Maria che agiva in te una
forza superiore e buona quando tavviavi a compiere la
tragedia del Dio e delluomo. Cos demoni oscuri non
hanno potuto ghermire allumanit la sua redenzione. Ma
poi hai detto che eri in preda delle tenebre, quando hai
tradito il figlio mio e ti sei strappato la vita. Allora, il
bene o il male era in Giuda, dillo!
La mia piccola mente di creatura, Dio onnisciente, sa
che quando in Terra sfolgora la luce, le ombre pi dense
e gelide sacquattano dietro al creato. Quella sera nellor-
to degli ulivi m sembrato di baciare il Sole, e tutto il
nero del mondo si nascosto in me.
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E allora dimmi, Giuda, per chi, se non per te che
porti dentro le tenebre delluomo, spalancata la bocca
dellinferno? Nessuna vita umana potr mai essere peg-
giore della tua. E monito sia per ogni uomo il fuoco eter-
no che consuma il male, e i suoi cupi bagliori siano i
guardiani della sua coscienza.
Perch mi rinnovi la paura di quel luogo senza
scampo, dove luomo non sa pi chi lha creato? A somi-
glianza di chi, a immagine di chi vivrei linferno? Mhai
creato tu, Padre dei cieli, e mhai pensato buono. E libe-
ro. Amala allora la mia libert, non la spaventare. Vale
poco un bene fatto solo per paura; bello invece cercar-
lo senza Leggi, senza la tua voce scolpita nella pietra.
Bello tentare dessere sovrano, come sei tu. Tutti li
ho infranti i tuoi comandamenti, eppure il Figlio tuo
non mha fermato. Altri dopo di me oseranno, Padre!
Di nuovo lo sfiora Maria: Il Padre non tha reso schia-
vo, Giuda. Insieme ai comandamenti tha dato la libert
di scegliere. Tra lobbligo delle Leggi e larbitrio che con-
duce al male luomo pu volere la volont del Padre,
senza subirla. Non credi?
Certo. Ridatemi la Terra e la vita, perch io possa
imparare dai miei sbagli.
Tu che dici a me quello che tu vuoi fare, tuona Dio
Padre credi dessere degno della mia fiducia? Come fare-
sti a dominare le tue tendenze cos malvagie? E se ne sei
capace perch non lhai mostrato in Terra? Credi che que-
sta visitina quass basti a far di te uno stinco di santo?
Odio la perfezione! Odio chi mi vuole gi compiuto
e imbalsamato! Io voglio imparare dalla vita e andare
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avanti, ecco quello che mi fa star bene. La mia felicit!
Guarda laggi: li vedi gli uomini come lavorano, come
ridono e soffrono, sbagliano, dormono, sognano... Tutto
cambia ogni momento, laggi, tutto si muove. Io sono
qui a un passo dallinferno, ma in me scoppia la voglia
dimmaginarmi in Terra ancora, e ancora, e ancora. Qui
tutto diverso, perfetto, e non mi stupisce che uno come
te non sia mai sceso in Terra. Ma io solo laggi vedo un
futuro; qui, quello che conta il mio passato. Prima la
Madre parlava della libert, che unarte. Tu hai ragione
quando mi vedi lontano da questarte; ma allora dammi il
tempo che mi occorre, e dammene tanto.
Anzi, ti propongo un patto. Seppure qui ho capito
qual stato il mio vero compito, laggi mi sono rovinato
perch il patto lho fatto col diavolo. Quello Menzogna
viva. Per convincermi maveva prospettato soddisfazioni
e agi per il resto dei miei giorni, e invece mi sono ritrovato
ad avere orrore di me stesso. Ma ora voglio vedere se un
patto con Dio vale di pi, se Dio le mantiene le promes-
se.
Quale patto puoi mai proporre a me, tu che non co-
nosci nemmeno il pentimento?
Vedi? Qualunque cosa io dica o faccia, ai tuoi occhi
sono sempre il peggiore degli uomini. Allora io ti
prometto che se tu mi darai una nuova vita, alla mia
nuova morte te la riporter migliore di quella che oggi mi
condanna. questo il patto. Accettalo, e io manterr la
mia parola. Non posso che riuscirci, lhai detto tu: mai ci
sar sulla Terra una vita pi infima di quella di Giuda. O
hai paura di perdere la scommessa?
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Dio si china in avanti verso Giuda e gli dice a bassa
voce: E che ne diresti se ti mandassi dritto in paradiso,
anzich allinferno? Non l che stanno andando a para-
re le tue chiacchiere, fin dallinizio?
Io godo della mia imperfezione, non lo capisci anco-
ra? Il tuo paradiso non mi attira pi del tuo inferno. Che
ci farei nel regno dei perfetti? Che gusto ci sarebbe a
ritrovarsi in cima alluniverso e diventar sapiente allim-
provviso, e buono e in pace, a contemplare cerchie dan-
geli in concerto? Mannoierei, masfissierei lanima.
Io sono fiero, Padre, dessere uomo. Senza ali di
Cherubino, ma con le gambe robuste di chi pu cammi-
nare per il mondo pi bello che tu abbia mai escogitato.
E ti ringrazio perch con le mie mani ho toccato altre
mani, e la terra, lerba, il mare... non solo quella corda
dimpiccato. Paradiso e inferno sono cos assoluti, che l
noi figli umani moriremmo davvero, per mancanza di
desideri.
Eterno viandante dunque luomo, chiede Maria e
non potr mai giungere alla meta? Eterni aneliti tu vedi
per lui, senza un approdo?
O Madre, bella la perfezione che non smette di de-
siderare, bello il desiderio che fa perfetto luomo!
Parli del paradiso e dellinferno come se gi li cono-
scessi, insiste Dio. Mi chiami avaro perch non ti offro
unaltra occasione di riscatto. E se fosse proprio linferno
la tua occasione per riparare tutti i torti che hai commes-
so?
Voglio rispondere dei miei errori, Padre, e tu dammi
pure linferno: ma sulla Terra! Non mi spaventa una vita
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difficile, o il dolore. Io sono un uomo intero quando il
mio spirito si posa nella carne. Ora lo so. E se lo chiedi a
tuo Figlio ti dir che vero. Vivono sulla Terra i miei
uguali, quelli che io ho sfruttato e offeso, e li vorrei in-
contrare ancora, compagni di vita. Solo sulla Terra potrei
lottare contro la mia smania di potere, perch l mi pla-
cherebbe linnocenza di un bimbo, il fragore della tempe-
sta, lamore di qualcuno.
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Le parole di Giuda echeggiano per la stanza, e gli altri
attori tacciono a lungo, pensosi. Finch uno studente pi
giovane, che se nera stato in disparte per tutto il tempo,
salza in piedi allimprovviso, e puntando un dito vibrante
verso Giuda esclama tutto dun fiato: Nel vangelo sta
scritto che per Giuda sarebbe stato meglio che non fosse
mai nato!
Ma sta zitto! salta su un altro.
E poi se Giuda appena morto i vangeli non sono
stati ancora scritti, rincalza un terzo.
Che centra? Si vede che il Cristo le ha dette davvero
quelle parole, se poi le hanno scritte nei vangeli, no?
Ma non si pu mica dare a Giuda la colpa della sua
nascita. Dio che ci fa venire al mondo e se per Giuda
era meglio non nascere, vuol dire che stato Dio a sba-
gliare.
Dio ha creato Giuda come crea tutti gli altri e lha reso
capace di far qualcosa di buono nella vita. Se lui se l
bruciata in quel modo, lha fatto per sua libera scelta,
commenta un altro studente ancora.
Questo per starebbe a dire che la grazia divina conta
poco nei destini umani, e che tutto nelle mani della
nostra libert.
Forse le parole di mio figlio, interviene Maria dal
palcoscenico, vogliono dire che lanima di Giuda in
questa vita precipitata fino al limite ultimo dellumano.
Ma non detto che sia lultima parola. Lumanit intera
viveva agli inizi in paradiso, e ne stata cacciata. Da quel
momento la sua lenta caduta diventata inarrestabile e il
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Figlio mio venuto a portare a tutti le forze per risalire.
E Giuda ha reso possibile il suo sacrificio.
Avanza Ges con occhi sorridenti: A te che ami,
Madre, la vita non nasconde i suoi segreti. Quel che Giuda
ha compiuto stato un bene immenso per lumanit. E
non lo sar anche per lui, domani?
Maria si rivolge allora al Padre con le mani incrociate
sul petto: Tuo Figlio me che chiama Madre, e in lui io
chiamo figli i figli tuoi. Quello che farete al pi piccolo
dei miei fratelli lo farete a me, diceva in Terra. E a me
Giuda appare cos piccolo, cos ultimo, che se tu lo con-
dannassi condanneresti il tuo stesso Figlio. Giuda il suo
fratello pi piccolo, a lui pi che a ogni altro manca la
pienezza dellUomo. Ma proprio quella che cerca con
tutto quel suo ardore inquieto. Giuda vuol diventare
grande come suo fratello.
Il Padre abbassa il capo e sospira: Voi volete tutti un
Dio nuovo, un Dio migliore di quello che gli uomini
hanno finora avuto in testa.
Gli studenti rimangono per un po in silenzio finch
dallangolo pi lontano di nuovo salza la voce irata: Il
male ha vinto, e nessuno, qui, se naccorge!
Frustato da quelle parole, Giuda a grandi falcate rag-
giunge il suo compagno e lo afferra per il bavero. Lo
fissa negli occhi, furioso, ma poi lascia la presa. A che
serve? Posa lo sguardo per attimi lunghissimi sulle pareti
cariche di libri e sul bianco campanile della chiesa che
taglia in due lorizzonte, oltre la finestra.
E poi riprende con foga: Infernale la vostra teolo-
gia che per millenni ha costretto Giuda nel suo inferno.
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Teologia malata e tinta di bianco che ha avuto bisogno di
me, un Giuda dipinto di nero come il diavolo, per sentirsi
buona. La vostra religione un rovo di dogmi che vi
nasconde il fiore della libert dietro le spine.
Chiese che sinnalzano sulla vostra anima prona e vi
tengono al guinzaglio del peccato. In nome di Dio vo-
gliono raddrizzare i suoi figli nati di straforo, figli storti
come le strade della libert, che salgono e scendono,
svoltano e risvoltano.
Chiese che vogliono intimorirvi con le loro stesse
paure: attento, non bruciarti! non pensare troppo, ch ti
danni! Attento! aggrappati ai precetti se no affoghi! Del
fuoco non sanno veder lardore, e nellacqua non si go-
dono le onde.
E io, Giuda, sono il fiore negro allocchiello del loro
potere di gran razza bianca, sintende. Giuda il Dan-
nato, da tenere lontano da ogni cuore, ma bene in vista
sui pulpiti, a svergognare luomo. Che si spaventi della
sua stessa ombra!
C turbamento nellaula del seminario. Lo studente
bianco che impersona Maria si fa avanti lentamente: Io
come te, amico, sto qui a studiare teologia. Hai detto
parole dissennate allorecchio della mia cultura. Ma oggi
io indosso le vesti di Maria e mi par di sentire che lei, da
questi tuoi racconti, avrebbe visto il brutto trasformarsi
in bello, il male in bene. Non solo perch la Madonna
benedetta, ma perch una donna.
Giuda ride di gusto, stavolta, e si rivolge a tutti a
braccia aperte: Maschi cattolici, cosiddetti universali,
eccoci qui a nominar le donne, met dellumano che la
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teologia ha tradito! Vedete donne, qui? Certo che no!
Padre, Figlio, Spirito Santo: tutti maschi, e fra di noi,
guardate, spuntata la barba pure a Maria! Ma queste
donne, caro Dio, a immagine e somiglianza di chi sono
create?
E Dio, che ormai ha voglia di pensare anche lui da
studente, pronto: Nella Bibbia non c scritto che Dio
cre gli uomini e le donne, ma che cre lessere umano a
sua immagine, maschio e femmina. E perci il maschile e il
femminile insieme fanno lumano vero. E intero. Dun-
que tu dici bene, Giuda: laltra parte dellimmagine di Dio
lhanno inchiodata alla colpa di Eva, e l sta ancora.
E tu, figlio di questo Dio cos gagliardo e cos spre-
giudicato, rincara Giuda divertito, additando Ges spie-
ga perch quanderavamo in Terra ci hai chiamato in do-
dici attorno a te, e tutti maschi.
Giuda, hai imposto un balzo di duemila anni al nostro
gioco, e ragioni del Golgota con la testa di oggi. Ma va
bene, ti seguo. Al tempo della mia venuta lumanit si pre-
parava a vivere il culmine della sua disarmonia al maschile.
E allora ho scelto dodici uomini e a capo ne ho posto uno
che ho chiamato Pietro, per ricordare a tutti la durezza
della pietra. Tu sarai il mio successore, gli ho detto, per-
ch dopo la mia morte lumanit si sarebbe sempre pi
immersa nella materia, nel mondo inerte della realt fisica
per potersi confrontare in modo sommo col mistero della
morte. E questo successo, Giuda. La scienza di oggi
conosce solo le leggi degli elementi morti, e anche quando
savvicina alle piante, agli animali, alluomo, capisce il vi-
vente come fosse solo uninerte materia pi complicata.
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Il tuo suicidio, Giuda, e il tuo tradimento, annuncia-
vano un ben pi vasto suicidio e un rinnovato tradimen-
to: quello dello spirito nellumanit delloccidente. Pietro
e la sua Chiesa hanno ricevuto da me lincarico di accom-
pagnare gli uomini in questo cammino verso lesperienza
estrema della distruzione di s, fino a che dalle menti e
dai cuori loro non fosse nata la forza vivente che ricerca
lo spirito. Tu lhai gi vissuta questesperienza, e chi ti
accompagnava, allora, ero io stesso. Duemila anni sono
trascorsi, e tra poco il Sole visiter un altro segno stellato
dello Zodiaco, e nuovi saranno allora i colloqui tra cielo
e Terra. Tutto dovr mutare. Pietro lo sa che non per
sempre il suo mandato.
Quando la vita diventa insopportabile luomo chiede
una svolta. tempo di resurrezione, allora. tempo che
i confini imprigionati della pietra si sciolgano nella libert
della vostra mente e nel calore del vostro cuore, e che si
allarghi il respiro oltre gli anni del tempo, oltre la morte.
E ancora pi grande sar il valore del maschile, se si apri-
r ai segreti della Madre, custode della vita e delle risorse
dellamore. Laudacia del maschile che ha dominato e
inciso per millenni il mondo, lo sguardo fisso al peso, alla
misura e al numero, attende ali di donna per sentire il
cielo sconfinato in Terra.
questo, allora, il tuo ritorno, figlio? questa la se-
conda venuta che hai promesso al mondo duemila anni
fa?, esclama Dio alzandosi dal trono proprio come fosse
la sedia che .
Io sono lAmore del mondo e sar lumanit a tor-
nare a me. E questa volta mi vedr non pi con gli oc-
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chi della carne ma con quelli dello spirito.
Su ali di donna, che scioglieranno questa morsa din-
finiti frammenti di pietra che ci franata addosso
mormora Giuda assorto.
Maria di nuovo savvicina e gli posa una mano sulla
spalla: Fra di noi che stiamo improvvisando una rappre-
sentazione dei misteri umani, solo tu sei Giuda per dav-
vero, e solo per rispondere a te uscito dalle nostre bocche
qualcosa di nuovo. Di buono. Ti prego, prova a narrarci
la tua morte come lhai vissuta tu, Giuda, senza lintralcio
delle storie gi spiegate, senza bisogno di dover render
conto alla nostra piccola coscienza sfiorita.
Osa, Giuda, osa ancora! Raccontaci di te quanderi in
Terra, raccontaci del tuo ultimo giorno, ma senza difen-
derti, stavolta, davanti a unumanit che pi suicida di
te. Senza sprecare il fiato per contrastare la ragione fredda
di questa fede cos maschile. Prova a parlare dallalto del
tuo spirito, dove pensi e ami, dove sei uomo e donna.
Giuda ci pensa un po, poi fa cenno di s.
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Fu poco dopo la sua condanna a morte mentre por-
tava la croce La sua carne smagrita e trafitta mostrava
il dolore e lamore per la Terra, e le sue ossa reggevano
purissime la forma di Adamo, bella comera nella mente
di Dio.
Fui scosso da quella visione e corsi al tempio, strin-
gendo fra le dita i trenta denari: Che qualcuno se li ri-
prenda e fermi la nostra follia!, gridai. Le porte mi furono
sbarrate e io vi scagliai contro quelle monete che erano il
prezzo dogni rovina. Rotolavano per terra lontano da
me, e si portavano via tutte le cose del mondo che avevo
creduto di trovarvi dentro.
Poi vidi Pietro, da lontano. Era appoggiato a un mu-
ro, e piangeva. Per tre volte aveva negato di conoscere il
Maestro. Ma almeno piangeva, adesso, e si capiva che il
suo animo non era pi nel buio e tornava il chiarore della
verit. Ma io io non avevo pi nulla nellanima che
potesse riversarsi nel sollievo delle lacrime. orribile
affacciarsi al proprio cuore e trovarlo vuoto, come se
niente di vivo avesse voluto fermarsi in quellantro.
E pensai alla Maddalena, ch quando la incontravo mi
sembrava di vederle in viso tutta la ricchezza dellanima,
e mi trovai a sperare che almeno lei custodisse qualcosa
di me. Il mio, di cuore, io lavevo serrato; e non per cat-
tiveria, ma perch non sapevo come si facesse ad ac-
cogliere il bene che mi veniva incontro.
In quel primo pomeriggio il cielo soscur, il sole
scomparve e la Terra cominci a sussultare. Ero dispera-
to. Lui morto, lo so! Lui morto! Vagai per non so
quanto tempo, prima di ritrovarmi esausto e smarrito,
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come unorma ingoiata, come unombra pesante e sco-
nosciuta. Era buio, era tanto buio, e il sonno calava su di
me, ma poi mi scuoteva con incubi di terrore. Avevo
dentro parole disseccate che cercavano chi le volesse
ascoltare, e tendevo le mani verso qualcuno che non
arrivava mai. Mi sembrava che la Terra mi scagliasse via
come fa il vulcano con le pietre del suo ventre, ma quelle
pietre potevano ricadere in pace da qualche parte. Io no.
Allora gli occhi si chiudevano ancora e riandavo nel so-
gno a percuotere porte sprangate, a implorare pane, ac-
qua, rifugio, e orribili maschere saffacciavano dallalto e
rimanevano fisse a guardarmi coi loro ghigni.
Alla fine non mera rimasta che la morte. Lei mi avreb-
be accolto, soltanto lei. E prima dalzare le mani contro
me stesso Tu, mondo! gridai, ascolta, tu!, queste mie
parole! Il baratro dove ti stavi inabissando poteva non
trovarlo mai il suo fondo. Ma mentre Lui versa il sangue
dalla croce io dico: eccolo, tenebre maledette, il vostro
fondo! Sono io, Giuda Iscariota! Muoio, e segno il limite
della disperazione umana. Su di me tutti gli uomini pog-
geranno il calcagno, e potranno risalire. E tu, Cristo che
muori benedetto, abbi piet di me che sono perso.
Poi, prima che la morte mafferrasse, la Terra ha vo-
luto regalarmi lultimo sogno. Lultimo sogno.
Mi vedevo innalzare su Gerusalemme, e sui monti e
sul mare... mi spandevo nella vastit del cielo come calore
nellaria. Vedevo una porta doro e di rubino e sapevo che
l cera il paradiso - s, ricordi?, l c il Padre che aspetta
i figli suoi tutti li aspetta a tutti fa festa, ai figli buoni
e ai figli disperati l c il Padre e tutto pace e luce.
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Bussavo a quella porta con la mano incerta e il cuore
che mi tremava in petto. Mentre la soglia si spalancava
un vegliardo veniva verso me, e le sue braccia erano
aperte come linsenatura che appare al navigante stanco.
In quelle braccia, io, mi rifugiavo e sul viso sentivo le
lacrime di quel padre fedele e la dolcezza dei baci quando
sono veri. Una memoria di dolore mille volte ripetuta
affiorava nella mia anima e io la raccoglievo, e la pronun-
ciavo: Padre, ho peccato contro di te e contro tutti gli
uomini. Ho tradito il Figlio tuo e lui era buono, il pi
buono di tutti. Ho messo fine alla mia vita sciagurata e
sono lultimo degli uomini.
Cerano altre parole che non riuscivo a dire, ma sen-
tivo di averle a lungo pensate, e serbate nel mio cuore.
Volevo dirgli: mi perdonerai tu, Padre, anche se nessuno
sulla Terra vorr mai farlo? Quelle parole restarono rac-
chiuse dentro la mia anima perch dun tratto lUomo
che avevo tradito appariva a me non so da dove. Come
crampi nella mia anima sannodavano i rimorsi, e mi
dicevo che sarei morto una seconda volta. Ma il suo vol-
to era buono, la sua figura mi circondava di luce, e in
quellabbraccio di pace, io, maddormentavo. E in quel
sogno sognavo, sognavo me come un bambino che gli
riposava in grembo e ascoltava da Lui la storia pi bella
che mai nessuno ha raccontato.

Cerano una volta un uomo e una donna e ad essi nacque
un bel bambino. Tutti e due avevano visto nello stesso so-
gno la loro creatura portare a compimento le profezie del
popolo dei Giudei: cos, lo chiamarono Giuda. Quel bim-
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bo avrebbe fatto diventare vere le parole che Jahv aveva
levato alte mentre segnava la fronte di Caino per proteg-
gerlo dagli agguati degli uomini. Quel bimbo avrebbe dato
vita a tutti i sogni incantati nei miti dei pagani, nella leg-
genda di Edipo che uccise il padre e spos la madre.
Senza saperlo, quel loro figlio avrebbe poi aiutato il
Messia tanto atteso a compiere la sua missione chieden-
dogli, con un bacio, il pegno della sua vita per tutti gli
uomini. E poi sarebbe andato errando lungo i secoli della
storia umana, di popolo in popolo, di terra in terra, per
narrare ad ogni uomo la storia pi bella, la storia vera
dellAmore sceso fra gli uomini per avverare tutti i loro
sogni, i loro sogni pi belli. I sogni di Caino, di Edipo e
di Giuda lebreo, lEbreo Errante
Vedevo ora davanti a me, dritto come una folgore,
lUomo che avevo tradito guardarmi in silenzio con gli
occhi pieni di amore. Volevo parlargli, ma le parole da
dire non le conoscevo ancora. Per le sapevo tessute
dello stesso stupore e della stessa beatitudine inattesa di
ci che vivevo ascoltandolo. La sua figura non mi sem-
brava pi nemmeno duomo, sfumava nei tratti, e quel
volto, che tante volte avevo visto sulla Terra, ora si tra-
sfigurava davanti a me in unaura irradiante di luce, dove
colsi allimprovviso una scintilla del mistero dellamore,
maschile e femminile insieme. Fu un rapido bagliore
dintuizione, ma cos intenso che ancora una volta le
parole consuete non mi bastavano e le cercavo nuove.
Desideravo portare quello squarcio di luce agli uomini
della Terra, al mio risveglio.
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Udivo la sua voce, dolce e possente a un tempo, co-
me se scaturisse da ogni parte delluniverso. Si rivolgeva
a me, nero sicuro, ma ero anche certo che tutti gli uomi-
ni in Terra e in cielo fossero l ad ascoltarlo, e ciascuno
potesse dire: lui sta parlando proprio a me. E diceva:
Giuda, hai appena lasciato la vita pi acerba che si
possa mai trascorrere sulla Terra, e torni a casa. Ogni es-
sere umano deve attraversarla, prima o poi, in una forma
o in unaltra, ai valichi pi impervi del lungo cammino
che conduce luomo verso lUomo. quella vita in cui la
coscienza umana precipita nel crepaccio pi profondo
del suo oscuramento. quella vita in cui un uomo tradi-
sce la sua natura dUomo e le va contro, fino a negarsi
lesistenza stessa, il dono pi prezioso che ha ricevuto
per compiere la sua umanit. Ma anche la vita in cui
simpara di pi perch di pi si lotta e si soffre, e si ri-
schia tutto il proprio coraggio. Neanche quando sembra
del tutto malvagio luomo lo davvero, nel suo cuore.
Nellaffanno di colmare il vuoto che scava in s quando
non trova il bene, egli lascia che forze oscure, estranee al
suo essere, prendano possesso di lui e lo stravolgano per
i loro fini.
Tu questo lhai vissuto, Giuda, e la tentazione di do-
minare sul mondo e sui destini degli uomini cos forte
in te che per vincerla avrai bisogno di altre vite ancora.
Tu hai saputo amare solo la tua libert, ma non poco.
Lamore della libert tinsegner domani la libert della-
more. Vedi, allora, perch si deve attraversare pi e pi
volte la cruna dellago della morte. La morte illumina la
vita da una prospettiva pi ampia e luomo va oltre la
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visione angusta delle cose che lesistenza materiale gli
impone. Da qui puoi vedere che quel mondo ricolmo
damore, ed lamore a cercare tutte le note della canzo-
ne umana, intonandola al divino.
Come acqua fresca scesero quelle parole sulla mia ani-
ma arsa, e dissi: Signore, io lo conosco il coraggio che ci
vuole a varcare la propria notte senza stelle. E per-
dersi. Morire vivi in quellimmenso buio per un tempo
disumano e poi, dallassenza di s accendere piano piano
la fiammella della propria nostalgia. E in quella nostalgia
brilla il divino. E vorrei dire agli uomini: cercate il Giuda
che voi siete, trovatelo il vostro smarrimento. L tocche-
rete il valore delluomo. Io sono buono e cattivo, insie-
me. Sono libero e sono prigioniero. Ma adesso vedo
larcobaleno di colori che congiunge le due sponde di
me, e che mha fatto diverso ad ogni passo del mio cam-
mino. Signore, amo essere Giuda, che fedele al suo de-
serto ha tradito la via, la verit e la vita. Per amore di me
si smosso il mondo intero.
In quel momento apparve nel mio sogno lalbero a
cui mero impiccato, carico di fiori rosso cupo e di foglie
argentee a falce di luna, e in lontananza, sulla collina del
Calvario, i bracci della croce aprirsi e fiorire su un cielo di
fuoco.
S, Giuda, riprese a parlarmi quellAmore, tu ed io
siamo morti insieme, appesi ai legni dei due alberi nati in
mezzo al paradiso. Il mio lalbero della Vita, quello che
la spada del Cherubino custodiva. Il tuo lalbero della
Conoscenza, dalle cui fronde lumanit precipitata te-
nendo stretto fra le dita il frutto, e ne ha piantato i semi
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nella terra. Tu per primo, fra gli uomini, hai capito che
quello un albero di morte se si separa dalla vita che io
sono venuto a riportarvi. E mentre tu morivi soffocando
in te il tuo stesso sangue, quella Vita era l, davanti a te, e
per te versava fuori ogni goccia di sangue rinnovato.
Mentre ascoltavo quelle parole le fiamme del cielo
dietro a quella croce sfolgorarono allimprovviso, e io
vidi scendere quel fuoco dentro la Terra che saccese in
mezzo al firmamento, come un immenso cero. Sei l,
Signore!, dissi, sei dentro la nostra Madre Terra e questo
volevano dire le tue parole Sar con voi fino alla fine dei
tempi! Ma io? Io solo da quass, da cos lontano, potr
vedere la vita nuova che hai portato laggi?
Guarda dietro di te, Giuda, guarda al lungo cammino
che hai alle spalle. Come ogni altro uomo tu hai vissuto
sulla Terra pi e pi volte. E molte volte ritornerai. Nella
mente di Dio eravate tutti insieme, una volta, e quellar-
monia dei primordi voi la chiamate paradiso. Ma il creato
ama pi ancora la vostra libert e il paradiso apr il varco
al Serpente che vi ha separato, che vi ha fatto uomini e
donne, e vi ha reso soli nella carne. Perch solo in quella
carne di terra, voi, potete diventare Soli.
Guardalo bene luomo che tu sei, e in te vedrai Caino
e poi Edipo. La tua mano ha ucciso il fratello quando hai
voluto cancellare quel che non avevi. E ha ucciso il padre
per non doverlo ringraziare. Poi ha ucciso te, Giuda Isca-
riota. Ora lo sai che era sempre la stessa mano; tutto quel
male lhai inferto a te. Ora riconosci te nel tuo fratello,
ora non maledici chi tha generato e tha reso uno fra
tanti, sparso nel mondo. Ora sai che il tuo suicidio
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laltro volto dellomicidio. Ognuno di voi diventa umano
imparando dalla vita che il male che fa allaltro lo fa a se
stesso, e che solo lamore custodisce il fratello e risana il
male.
Ma guarda, guarda quante volte sei stato donna e hai
vissuto, cos, laltra met del mondo e dellamore. Voi
siete fatti damore frantumato e vi cercate, favilla per
favilla, vestiti di maschile e femminile. Non era cos ai
primordi della Terra e non sar cos nellavvenire. Non ti
fermare alla smania di potenza che innervava il braccio di
Caino mentre nei solchi incisi nella terra spargeva il san-
gue del fratello ucciso. Quella forza maschile era un in-
ganno, era il volto delle tue catene. Era la Sfinge inghiot-
tita nellabisso che risucchiava Edipo e il suo destino. Era
la corda da cui pende Giuda.
Sei tu Caino, tu Edipo e Giuda. Nessun altro s mai
sepolto come hai fatto tu, dentro la Terra. Ma come
donna hai poi raccolto nei solchi di Caino le tue messi, e
hai fatto il pane; come donna hai saputo immaginare
nellanima lenigma della Sfinge a Edipo cieco; come
donna troverai belli un giorno i fiori porpora dellalbero
di Giuda. Vita dopo vita non avrai pi paura del crinale
femminile dellumano, che sgretola la pietra e si fa amante,
gettando archi fra la Terra e il cielo.
Io ricordo di quei momenti la mia lotta per riuscire a
vedermi come donna. Tentavo e ritentavo, mentre mac-
compagnava una spirale dimmagini che scandiva i passi
della storia umana. Com arduo trovare parole familiari
per descrivere quello che vedevo e limpressione che min-
fiammava lanima! Scrutavo pi da vicino, cercavo di
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mettere a fuoco i particolari e come allimprovviso mi
afferravo in quadri colorati e vivi: l ero uomo e pi in l
donna l onoravo un culto e una religione, pi in l un
altro e unaltra ancora l appartenevo a un popolo e
pi avanti a un altro abitavo corpi dalla pelle dambra e
docra, di pesco e dossidiana Mi sfolgoravano davanti
scene care di vita antica e le esperienze incastonate nel
tempo che mi avevano fatto assimilare la Terra. Mi senti-
vo pieno di gratitudine e di gioia e volevo gridare alla
povera gente della Terra di andare oltre le misere illusio-
ni, per amor di Dio Ma mi accorgevo di non avere una
voce che potesse essere udita laggi.
Giuda, mi diceva allora il Signore di Luce se gli uo-
mini sulla Terra potessero udirti non avrebbero bisogno
di morire. Sarebbero con la loro coscienza quass e lag-
gi, allo stesso tempo. Ogni essere conosce il mondo per
quanto vasta e intensa la sua coscienza. Voi tornate
sempre qui, dopo ogni vita, per imparare a conservare
questa visione illuminata delle cose anche quando siete in
Terra. Quando sarai capace di vedere il cielo in Terra,
quando ci che vedi qui ti si spalancher davanti agli
occhi anche laggi, la Terra si trasformer per te in un
nuovo paradiso. Quando il cuore delluomo sillumina e
la sua mente si riscalda, la Terra diviene per lui cielo e il
cielo Terra. Paradiso la coscienza che hai ora, ora che
tocchi le stelle e ti ci acquieti dentro. Puoi immaginare tu
un paradiso pi bello di questo?
No che non potevo. Essere in paradiso ora mi sem-
brava cos bello e mi chiedevo se non fosse possibile
rimanervi per sempre. Che senso aveva, per me, riandare
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sulla Terra? Ero appena venuto via da l, solo e spezzato.
Perch tornare? E da chi? Ripensavo a mia madre, a Ma-
ria Maddalena, ai miei compagni. A Lazzaro Lazzaro,
che aveva percorso un cammino tutto diverso dal mio;
sembrava morto ma la vita lo richiamava, io sembravo
vivo, ma la morte mi pretendeva. Lazzaro, che solo po-
chi giorni prima avevo visto uscire dalla tomba, imboz-
zolato nelle bende come un baco a primavera.


* * * * * * *

















Mentre andavano aprendosi questi miei pensieri (Cristo
ricambia il bacio, 2 parte)
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Pietro Archiati vissuto in diverse parti
del mondo Italia, Laos, Stati Uniti,
Sudafrica e Germania , e questo gli
ha permesso una conoscenza diretta
dellumanit nei suoi vari popoli e cul-
ture. Attualmente svolge unattivit del
tutto indipendente da ogni genere di
raggruppamento o istituzione.
Le sue origini e la sua formazione sono state allin-
segna dello spirito del cristianesimo. Il suo anelito ad
approfondire la fede per mezzo della conoscenza lha
portato a scoprire le opere di Rudolf Steiner, che sono
diventate la sua principale fonte di ispirazione.
Nei suoi libri, nelle sue conferenze e nei suoi semi-
nari, Archiati si adopera a rendere accessibile ad ognuno
lesperienza dellinvisibile a partire dal pensare. convin-
to che solo il superamento del materialismo possa offrire
allumanit una prospettiva piena di speranza per il futu-
ro.


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