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IL POPOLO BIANCO

PROLOGO

Stregoneria e santit, disse Ambrose, queste due sono le sole realt. Ciascuna unestasi,
una fuga dalla vita comune.
Cotgrave ascoltava, interessato. Era stato condotto da un amico in quella casa diroccata del
sobborgo settentrionale della citt, attraverso un vecchio giardino che conduceva alla stanza
dove Ambrose il recluso sonnecchiava e sognava sopra i suoi libri.

S, continu, la magia giustificata dai suoi stessi figli. Sono molti, io credo, quelli che si
cibano di croste di pane e bevono solo acqua con una gioia infinitamente pi acuminata di
quanti non si limitino allesperienza della pratica epicurea.

State forse parlando dei santi?


S, e dei peccatori allo stesso tempo. Penso che lei stia cadendo nel diffusissimo errore di chi
confina il mondo spirituale solo nellanimo dei supremamente buoni; ma anche i supremamente
stregati o malvagi, necessariamente, ne sanno ben qualcosa. Luomo puramente carnale,
ovvero rivolto unicamente ai propri sensi, ha la possibilit di essere un grande peccatore n pi
n meno di quanto possa diventare un grande santo. La maggior parte di noi uomini
composta da creature molto confuse, indifferenti al prossimo; vaghiamo attraverso il mondo
senza la bench minima speranza di comprendere il significato e il senso intrinseco delle cose,
e, di conseguenza, anche la nostra tendenza alla magia e la nostra santit si trovano in
secondo piano, poco importanti.

E voi pensate che il pi grande dei peccatori, allora, possa essere un asceta, esattamente al
pari di un grande santo?

Le grandi persone di qualsiasi genere rifuggono le copie imperfette, mentre ricercano i perfetti
originali. Non ho nessun dubbio che molti dei cosiddetti santi non abbiamo in vita loro mai fatto
una buona azione (per usare parole di senso comune). E che, daltra parte, siano esistite
persone che abbiano conosciuto le profondit pi recondite del peccato, le quali al contrario
non abbiano mai commesso un atto inconsulto.
Per un momento usc dalla stanza, e Cotgrave, completamente deliziato, si volt verso il suo
amico, ringraziandolo per essere stato presentato.

una persona incredibile, disse. In tutta la mia vita non ho mai incontrato un lunatico di livello
cos eccezionale.
Ambrose torn con dellaltro whisky e aiut come pot gli altri due uomini a raggiungere la pace
dei loro sensi. Abus quasi con ferocia del proprio status di astemio versando loro il seltz,
mentre per s tir fuori solo un bicchiere dacqua. Stava per riattaccare col suo monologo
quando Cotgrave prese la parola Non riesco a tacere, abbiate pazienza, egli disse, i vostri
paradossi sono troppo mostruosi. Un uomo pu essere un grande peccatore e comunque non
commettere mai alcun peccato! Suvvia!

State sbagliando di grosso, disse Ambrose. Io non faccio mai paradossi; mi piacerebbe. Ho
solo detto che un uomo pu apprezzare una preziosa bottiglia di Romane Conti, e tuttavia non
avere nemmeno mai messo il naso in un boccale di birra. Tutto qui, ed pi un assioma che un
paradosso, non forse cos? La vostra sorpresa alla mia asserzione dovuta al fatto che voi
non avete ancora capito che cos il peccato. Oh, s, c una sorta di connessione tra il
Peccato con la lettera maiuscola, e le azioni che sono comunemente definite peccato: con
lomicidio, il furto, ladulterio, e cos via. Praticamente la stessa connessione che c tra la A, la
B, la C e la letteratura pi fine. Ma io penso che lequivoco tutto fuorch una cosa
universale provenga in gran misura dal fatto che noi guardiamo il problema attraverso gli
esempi che la societ ci propone. Pensiamo che un uomo che faccia del male a noi e a chi gli
sta vicino debba essere necessariamente molto malvagio. E cos lui , da un punto di vista
sociale; ma non vi accorgete che il Male nella sua essenza non che una cosa solitaria, la
passione di unanima solitaria e individuale? Davvero, il comune assassino, lomicida tout court,
non in nessun modo un peccatore nel vero senso della parola. Egli semplicemente una
bestia selvaggia della quale dobbiamo tutti liberarci cos da salvare i nostri colli dal suo coltello.
Lo classificherei pi tra le tigri che tra i peccatori.

Mi sembra un po strano.
Io non credo. Lassassino uccide non in base a qualit positive, ma a negative; gli manca
qualcosa che i non-assassini invece hanno. Il Male, naturalmente, totalmente positivo solo
che dalla parte sbagliata. Penso sarete daccordo con me se dico che il peccato nel suo
senso pi proprio molto raro; molto probabile che ci siano stati molti meno peccatori che
santi. S, il vostro punto di vista tutto rivolto verso gli scopi pratici e sociali; siamo tutti
naturalmente portati a pensare che una persona che si comporta in maniera molto differente da
come ci comportiamo noi debba essere un grandissimo peccatore! molto sconveniente avere
le tasche svuotate da qualcuno e noi diciamo che il ladro un grande peccatore. In verit, egli
non altro che un uomo sottosviluppato. Egli non riesce ad essere un santo, certo; ma egli pu
essere, e spesso , una creatura infinitamente migliore di migliaia di altre che non hanno mai
infranto un singolo comandamento. Per noi egli rappresenta un grande fastidio, lo ammetto, e
pertanto quello che facciamo , giustamente, se lo prendiamo, di rinchiuderlo; ma fra il suo
agire cos fastidioso e cos socialmente sconveniente Oh, la connessione fra le pi deboli.
Si stava facendo veramente tardi. Luomo che aveva accompagnato Cotgrave aveva
probabilmente gi sentito tutto questo, ed era per questo che aveva assistito con un blando
sorriso carico di giudizi, ma Cotgrave cominci a pensare che questo lunatico forse si stava
trasformando in un saggio.

Lo sapete, egli disse, che risvegliate in me il mio massimo interesse? Pensate, quindi, che
noi non comprendiamo la vera natura del male?

No, non penso che lo facciamo. Lo sovrastimiamo e lo sottovalutiamo. Prendiamo in esame le


infrazioni pi numerose ai nostri usi e costumi the regole pi necessarie e proprie che tengono
insieme il consesso umano e ci spaventiamo di fronte alla frequenza del peccato e del male.
Ma tutto ci non ha senso. Prendiamo il furto, per esempio. Provate forse orrore quando
pensate a Robin Hood, ai guerrieri delle Highlands, ai reduci reietti degli eserciti del
diciassettesimo secolo, ai promotori finanziari dei nostri tempi?

Daltra parte, il male lo sottostimiamo. Conferiamo una tale enorme importanza al peccato di
immischiarsi con le nostre tasche (e con le nostre mogli) che ci siamo quasi dimenticati di
quanto sia terribile il vero peccato.

E cos il peccato? chiese Cotgrave.


Credo di dovere rispondere alla vostra domanda con unaltra. Quali sarebbero i vostri
sentimenti, seriamente, se il vostro gatto o il vostro cane iniziassero a parlarvi, e a discutere
con voi con accento umano? Sareste sopraffatti dal terrore. Ne sono sicuro. E se le rose del
vostro giardino cantassero strane canzoni, impazzireste. E supponete che i sassi per la strada
cominciassero a gonfiarsi e a crescere davanti ai vostri occhi, e se il sassolino che avete notato
una notte, la mattina seguente tirasse fuori boccioli di pietra?

Be, questi esempi possono darvi qualche idea di cosa il vero peccato sia.
Guardate qua, disse il terzo uomo, fino ad allora silenzioso, mi sembrate entrambi molto
presi. Ma io devo andare a casa. Ho perso la corriera, e devo mettermi in cammino.
Ambrose e Cotgrave furono maggiormente a loro agio quando laltro uomo se ne fu andato
sotto la luce dei lampioni e attraverso la nebbia del primo mattino.

Mi lasciate senza parole, disse Cotgrave. Non ci avevo mai pensato. Se proprio cos,
bisognerebbe capovolgere davvero tutto. Quindi, lessenza del peccato consiste veramente

In una tempesta che travolge il paradiso stesso, sembrerebbe a me, disse Ambrose. mio
pensiero che ci rappresenti in puro e semplice tentativo di penetrare in un differente e pi alto
grado di conoscenza passando per un sentiero proibito. Dunque ora potete capire perch
cos rischioso. Sono in pochi gli uomini i quali vogliono davvero penetrare i livelli di conoscenza
differenti dal nostro, pi alti o pi bassi, usando sistemi consentiti oppure proibiti. Gli uomini
comuni si accontentato semplicemente della vita cos come la incontrano. Proprio per questo
motivo i santi esistono in numero cos esiguo, e i peccatori (nel senso proprio della parola) in
numero ancora minore, e gli uomini di genio, i quali appartengono un po alluno e un po allaltra
schiera, sono rari anchessi. S; alla fine, , forse, pi difficile essere un grande peccatore che
un grande santo.

C forse qualcosa di profondamente innaturale nel peccato? questo che intendete dire?
Esattamente. La santit richiede un impegno tanto grande almeno, o quasi tanto grande; ma la
santit lavora secondo schemi che una volta erano naturali; il tentativo di ripristinare lestasi
che esisteva prima della Caduta. Ma il peccato il tentativo di ottenere lestasi e la conoscenza
che appartengono solo agli angeli, e nel tentativo di fare ci luomo diventa demone. Vi ho gi
spiegato che il comune ladro non di per s un peccatore; ci vero, ma il peccatore a volte
anche un assassino. Gilles de Raiz ne un esempio. Quindi vedete che mentre il bene e il male
sono innaturali per luomo per come egli nello stato attuale per luomo, lessere sociale e
civilizzato il male innaturale in un senso ancora pi profondo del bene. Il santo prova a
recuperare un dono che ha perduto; il peccatore cerca di ottenere qualcosa che non gli mai
appartenuto. In breve, non fa che ripetere la Caduta.

Siete forse cattolico? domand Cotgrave.

S; sono membro della perseguitata Chiesa Anglicana.


Allora che mi dite di quei libri che riconoscono come peccato ci che voi riconducete a
semplice abbandono alla trivialit?

S; ma tanto per cominciare la parola stregoni potrebbe essere usata nella medesima frase,
non cos? Ci ha proprio laria di essere la chiave di volta della nostra faccenda. Considerate
questo: siete capace di pensare anche solo per un momento che una frase falsa capace di
salvare la vita di un uomo innocente sia un peccato? No; molto bene, quindi nemmeno il comune
bugiardo pu essere escluso da quelle parole; sono gli stregoni che usano la vita materiale,
che usano le fallacit insite nella vita materiale come strumenti per raggiungere i loro scopi
infinitamente malvagi. E concedetemi di dire questo: i nostri sensi pi raffinati sono armi cos
spuntate, siamo cos imbevuti di materialismo, che con tutta probabilit non riusciremmo a
riconoscere la vera stregoneria neanche se la incontrassimo.

Ma non dovremmo avere orrore un terrore come quello che avete accennato quando
parlavate della possibilit che un cespuglio di rose si mettesse a cantare di fronte al rivelarsi
di un uomo malvagio?

Dovremmo se ci comportassimo in modo naturale: i bambini e le donne percepiscono questo


orrore di cui parlate, anche gli animali lo sentono. Ma tutto il nostro vivere insieme e la nostra
civilizzazione e la nostra educazione hanno infine reso cieca e oscurata, hanno indebolito la
nostra ragione naturale. No, alcune volte possiamo riconoscere il male per il suo odio verso il
bene non c bisogno di tanta immaginazione per comprendere linfluenza che esercit, in
modo del tutto involontario, la recensione che fece il Blackwood alle prime opere di Keats
ma ci puramente incidentale; e, di regola, sospetto che perfino i re di Tophet potrebbero
passare praticamente inosservati, o addirittura, in certi casi, potrebbero apparire come uomini il
cui operato non sia stato compreso appieno.

Ma proprio ora, parlando dei critici di Keats, avete usato la parola involontario. La stregoneria
sempre involontaria?

Sempre. Lo per forza. Sia in questa che in altre circostanze si comporta esattamente come
la santit e la genialit; si manifesta come un rapimento o estasi dellanima; un impulso
trascendente ad andare oltre i confini dellordinario. E cos, andando oltre di essi, sorpassa
anche la nostra capacit di comprensione, la facolt che prende nota di tutto quanto viene
prima. No, un uomo pu essere infinitamente e orribilmente malvagio e non darsene mai conto.
Ma lasciate che vi dica, il male inteso in questo senso raro, e sospetto che stia divenendo
sempre pi raro.

Sto cercando di avere la visione pi ampia possibile, disse Cotgrave. Da ci che dite,
comprendo che il vero male differisce alla radice da ci che normalmente noi chiamiamo
male?

Proprio cos. C, senza dubbio, unanalogia tra i due; una somiglianza che ci permette di
usare, legittimamente, termini quali ai piedi della montagna o la zampa del tavolo. E, talvolta,
naturalmente, i due parlano, cos comera una volta, la stessa lingua. Il rozzo minatore, detto
anche uomo delle pozzanghere, lignorante, sottosviluppato bracciante, riscaldato da un quarto

di pinta o due in pi rispetto al livello al quale abituato, arriva a casa e prende a calci la sua
tanto irritante quanto scellerata moglie finch non la uccide. Egli un assassino. E anche Gilles
de Raiz lo era. Ma riuscite a vedere il braccio di mare che separa i due? La parola, se mi
concesso dirlo, accidentalmente la stessa in entrambi i casi, ma il significato
completamente differente. Sarebbe come dire che dire Hobson lo stesso che dire Jobson,
o sarebbe come se uno dicesse che lo Juggernaut e gli Argonauti hanno qualcosa in comune
etimologicamente. E non v dubbio che la stessa debolissima somiglianza vi sia fra tutti i
peccati sociali e i veri peccati spirituali, e che in alcuni casi, forse, quelli pi piccoli possano
fungere da allenamento per i pi grandi dallombra alla realt. Se mai vi siete interessato di
Teologia, capirete facilmente limportanza di tutto questo.

Devo purtroppo dire, aggiunse Cotgrave, che ho dedicato troppo poco tempo allo studio
della teologia. Infatti mi sono spesso chiesto su che basi i teologi reclamino per il loro studio il
titolo di Scienza delle Scienze; e questo perch per quanto io guardassi allinterno dei libri
teologici, essi mi sono sempre sembrati interessarsi degli aspetti religiosi pi futili e ovvi,
oppure dei re di Israele e di Giuda: non mi mai interessato sentire parlare di codesti re.
Ambrose sogghign un poco.

Dobbiamo evitare la discussione teologica, egli disse. Sento che voi sareste un avversario
per me troppo accanito. Ma forse i tempi dei re hanno a che fare con la teologia tanto quanto i
chiodi degli scarponi del minatore hanno a che vedere con la malvagit.

Quindi, per tornare alla questione principale, voi pensate che il peccato sia una cosa esoterica
e occulta?

S. Rappresenta il miracolo infernale, cos come la santit rappresenta quello celeste. Ogni
tanto viene innalzato fino a tale livello nella considerazione delle genti che ci impossibile
comprenderne anche la sola esistenza; come la nota ch esce dai grandi pedali dellorgano a
canne, cos bassa che non la possiamo udire. In taluni precisi casi pu condurre fino al
manicomio, o verso lidi ancora pi inaspettati. Ma non la dovete confondere mai con la mera
devianza sociale. Ricordatevi di come lApostolo, parlando dell altro Regno, fa una distinzione
tra le azioni caritatevoli e la carit. E di come sia possibile che un uomo possa donare tutti i
suoi averi ai poveri e possa tuttavia essere ancora manchevole di carit; cos come,
ricordatevelo, un uomo possa evitare di incorrere in qualsiasi crimine e tuttavia essere un
peccatore.

La vostra psicologia per me assolutamente inconsueta, disse Cotgrave, ma devo


confessare che mi piace, e suppongo che alla fine delle vostre premesse si possa concludere
che il vero peccatore sia capace di sconvolgere, lasciandolo del tutto indifeso, un osservatore
che si sia messo in testa di individuarlo come nessun altro.

Certamente; questo perch la vera malvagit non ha niente a che vedere con la vita sociale o
con le leggi sociali, o se lo ha, lo ha solo incidentalmente e accidentalmente. una solitaria
passione dellanima o la passione di unanima solitaria qualsiasi delle due preferiate. Se,
per puro caso, riuscissimo a capirla, e potessimo afferrare in pieno il suo significato, allora,
sicuramente, essa ci riempirebbe di orrore e ci intimorirebbe profondamente. Ma questa
emozione completamente diversa dalla paura e dal disgusto con i quali noi di solito

consideriamo i criminali comuni, dal momento che questi sentimenti sono per la maggior parte o
interamente fondati su quanto noi abbiamo in considerazione la nostra stessa pelle o le nostre
stesse borse. Proviamo odio per un assassino perch sappiamo che odieremmo essere
assassinati, o di avere assassinata una persona che ci piace. Cos, dall altro lato, noi
veneriamo i santi, ma non li amiamo cos come amiamo i nostri amici. Potete essere sicuro che
vi sareste trovato a vostro agio in compagnia di San Paolo? Potete dire senza dubbio alcuno
che voi ed io avremmo mai potuto essere amici di Sir Galahad?

La stessa cosa che vale per i santi vale anche per i peccatori. Se incontraste un uomo
realmente malvagio, e riconosceste la sua malvagit, egli riuscirebbe, senza dubbio, a riempirvi
di spavento e di orrore; ma non c ragione alcuna che egli vi possa per questo risultare
antipatico. Allinverso, molto probabile che se voi riusciste ad escludere lidea del peccato
fuori dalla vostra mente, potreste trovare quel peccatore di una simpatia eccezionale, e in un
attimo sareste costretto a combattere con voi stesso per sfuggire al suo orrore. Comunque la
guardiate, una cosa orribile. Se le rose ed i gigli domani mattina si mettessero
improvvisamente a cantare; se i mobili cominciassero a muoversi in processione come nella
novella di Maupassant!

Sono contento che siate tornato proprio su quel paragone, disse Cotgrave, perch volevo
chiedervi cos che per luomo pu corrispondere a queste azioni immaginarie fatte dalle cose
inanimate. In una parola cos il peccato? Mi avete gi dato, lo riconosco, una definizione
astratta, ma vorrei un esempio pi concreto.

Vi ho gi detto che stato un caso molto strano, disse Ambrose, che sembrava voler evitare
di dare una risposta troppo diretta. Il materialismo dei nostri giorni, che pare sulla buona
strada per sopprimere definitivamente qualsiasi santit, ha forse fatto di pi per sopprimere la
malvagit. Per noi la Terra cos confortevole da non trovare in noi nessuna spinta n per
lascesa n per la caduta. Sarebbe come se lo studioso che ha deciso di specializzarsi
sullantica citt di Tophet, fosse degradato a doversi occupare di semplici ricerche
dantiquariato. Nessun paleontologo potr mai mostrarvi uno pterodattilo vivente.

E cos anche voi vi siete specializzato e, come vedo, le vostre ricerche arrivino fino ai nostri
tempi moderni.

Mi sembrate proprio interessato. Bene, vi confesso che mi ci sono dilettato un poco, e se


volete posso mostrarvi qualcosa che riguarda proprio il curioso argomento di cui stiamo
discutendo.
Ambrose prese una candela e sincammin verso un angolo lontano e piuttosto buio della
stanza. Cotgrave lo vide aprire un antichissimo scrittoio che si trovava in quel punto, e da
qualche canto segreto tir fuori un incartamento, e torn alla finestra dove fino a quel momento
era stato seduto.
Ambrose aperse un involucro di carta e ne estrasse un libriccino verde.

Ve ne prenderete cura? domand. Non lasciatelo in giro. Si tratta di uno dei pezzi pi scelti
della mia collezione e sarei molto rammaricato se andasse perduto.
Accarezz la rilegatura sbiadita.

Conosco la ragazza che lo scrisse, disse. Quando lo leggerete, vedrete che illustra proprio
la conversazione che abbiamo avuto stanotte. Ne esiste anche un seguito, ma non ne voglio
parlare.

Allinterno di una recensione di qualche mese fa c stato un articolo molto strano, riprese,
con laria di aver cambiato argomento. Era scritto da un certo dottore Dr. Coryn, mi pare,
era il suo nome. Questo dice che una donna, mentre guardava giocare la sua bambina davanti
alla finestra del salotto, improvvisamente vide il suo telaio che cadeva sopra alle dita della
bimba. La donna perse i sensi, io credo, ma ad ogni buon conto si riusc a chiamare il medico,
e quando ebbe finito di fasciare le dita ferite e mutilate della piccola, venne interrogato dalla
madre. La donna stava gemendo per il dolore, e si scopr che tre delle sue dita, corrispondenti
alle stesse che erano state menomate nella mano della figlia, erano gonfie e arrossate, e che
dopo, per parlare col gergo dei medici, erano state infestate da una desquamazione
purulenta.
Ambrose con una mano soppesava delicatamente il verde libro.

Bene, ecco a voi, disse infine, riuscendo a separarsi solo con difficolt dal suo tesoro.
Me lo riporterete appena lo avrete letto, disse mentre stavano uscendo nel corridoio, in
direzione del vecchio giardino, riempito del lieve odore dei bianchi gigli.
Quando Cotgrave si volse in cammino, verso est pot osservare una gran striscia rossa, e
dallaltura in cui si trovava egli vide lo sconcertante spettacolo di Londra come in sogno.

IL LIBRO VERDE
La rilegatura marrone scuro del libro era sbiadita e il colore era quasi scomparso, ma non
cerano n macchie n ammaccature e nemmeno piegature dovute allusura. Il libro appariva
come se fosse stato comprato durante una visita a Londra di settanta o ottantanni prima, e
fosse stato in qualche modo dimenticato ed esiliato da qualche parte, lontano da occhi
indiscreti. Emanava un vecchio, delicato, persistente odore, un odore come di quelli che
albergano nei vecchi mobili per un secolo o anche pi. I risguardi, allinterno della rilegatura,
erano decorati con stravaganti motivi colorati e con dorature anchesse sbiadite. Pareva di
piccole dimensioni, ma la carta era di buona qualit, e cera un gran numero di foglie, fittamente
ricoperte da un numero di minuti, sgraziati personaggi.
Ho trovato questo libro (il manoscritto comincia cos) in un cassetto del vecchio scrittoio che si
trova sul pianerottolo. Era un giorno molto piovoso e non mi era permesso di uscire, cos nel
pomeriggio ho preso una candela e mi sono messo a rovistare nello scrittoio. Quasi tutti i
cassetti erano pieni di vecchi vestiti, ma uno di quelli pi piccoli sembrava vuoto, e questo libro
lho trovato nascosto proprio in fondo. Ho sempre desiderato un libro come questo, cos lho
preso per scriverci sopra. ricolmo di segreti. Nascosti in un posto sicuro, possiedo una gran
quantit di altri libri scritti da me e pieni di segreti, ed ho intenzione di scrivere qui molti dei
vecchi segreti ed alcuni dei nuovi; ma ve ne sono alcuni che non dovrei proprio mettere su

carta. Non dovr mai trascrivere i veri nomi dei giorni e dei mesi che ho scoperto lanno scorso,
e neanche dovr spiegare come si scrive nellalfabeto di Aklo, o la lingua Chian, o i magnifici
grandi Cerchi, o i Giochi di Mao, e nemmeno le canzoni dei capi. Dovrei scrivere di queste
cose, ma non, per motivi molto precisi, spiegare la maniera di metterle in pratica. E non dovrei
neanche dire chi sono le Ninfe, o i Dols, o i Jeelo, o cosa significa voolas. Tutte queste cose
sono segreti segreti, e sono felice quando mi ricordo il loro significato, e quante magnifiche
lingue conosco, ma ci sono cose che io chiamo i segreti dei segreti dei segreti alle quali non
oso pensare a meno che io non sia proprio da solo, e allora io chiudo i miei occhi, e ci metto le
mani sopra, e sussurro le parole, e allora arriva lAlala. Lo faccio solo di notte nella mia
camera, o in alcuni boschi che conosco, ma meglio che non li descriva, dal momento che
sono boschi segreti. Poi ci sono le Cerimonie, ognuna delle quali importante, anche se alcune
di esse sono pi divertenti di altre ci sono le Cerimonie Bianche, e le Cerimonie Verdi, e le
Cerimonie Porpora. Le Cerimonie Porpora sono le migliori, ma c solo un luogo dove possono
essere eseguite propriamente, anche se se ne pu fare una buona imitazione anche in altri
posti, come ho gi fatto. Oltre a queste, ci sono i balli e la Commedia, ed a volte io ho eseguito
la Commedia mentre le altre persone mi guardavano, ma non hanno compreso niente di quello
che facevo. Ero molto piccolo quando ho sentito per la prima volta queste cose.
Quando ero molto piccolo, e mia madre era ancora viva, ricordo che ero capace di ricordare
cose anche precedenti a quellavvenimento, anche se diventato tutto molto confuso. Ma
ricordo che quando avevo cinque o sei anni li sentii parlare di me quando credevano che non li
ascoltassi. Parlavano di come ero strano quando uno o due anni prima, e di come la tata aveva
mandato a chiamare mia madre per farle sentire quanto intensamente io parlassi a me stesso,
e lo facessi pronunciando parole che nessuno comprendeva. Stavo parlando la lingua Xu, ma
riesco a ricordarne pochissime parole, e riguardavano le piccole facce bianche che mi
guardavano quando io me ne stavo nella culla. Esse mi parlavano, ed io imparai la loro lingua e
ragionai con loro di un grande posto bianco dove vivevano, dove gli alberi e lerba sono tutti
bianchi, dove ci sono bianche colline alte fino alla luna e un vento freddo. Lho sognato spesso
anche dopo, ma le facce scomparvero quando ero ancora molto piccolo. Ma quando avevo
allincirca cinque anni avvenne una cosa meravigliosa. La tata mi stava portando sulle spalle;
cera un campo di grano tutto giallo e noi lo attraversammo, faceva molto caldo. Arrivammo
quindi a un sentiero in mezzo a un bosco, ed un uomo ci seguiva, e ci venne dietro finch
giungemmo in un posto dove cera un cera uno stagno molto profondo e tutto era molto scuro e
pieno dombre. La tata mi adagi sul morbido muschio che stava sotto a un albero e disse:
Adesso lei non pu venire al laghetto. Cos mi lasciarono l ed io me ne stetti buono e
osservai, e dallacqua e dagli alberi uscirono fuori due bellissime persone bianche, e
cominciarono a giocare e a ballare e a cantare. Erano di un bianco color crema, come la
figurina davorio che cera in salotto; una era una stupenda donna con dolci occhi scuri, e un
viso serio, e lunghi capelli neri; e quella fece uno strano triste sorriso allaltro, il quale rise e a lei
si avvicin. Giocarono insieme, e danzarono tutto intorno al laghetto e intonarono una canzone
finch io mi addormentai. Al suo arrivo, la tata mi risvegli, e vidi che assomigliava un po alla
donna che avevo visto, cos le dissi tutto, e le chiesi come era possibile che avesse
quellaspetto. Allinizio pianse, e subito dopo sembr essere molto spaventata e divenne molto
pallida. Mi mise seduto sullerba e mi osserv bene ed io potei vedere che lei stava tremando.
Allora disse che avevo solo avuto un sogno, ma io sapevo che cos non era. Quindi mi fece
promettere di non dire una parola a nessuno, e disse che se lo avessi fatto mi avrebbe gettato

nel pozzo pi profondo. Io non avevo per niente paura, ma la tata s, e non l dimenticher mai,
perch tutte le volte che chiudevo gli occhi e tutto era perfettamente calmo, ed ero solo, io
potevo vederli di nuovo, molto indistinti e lontani, ma assolutamente splendenti; e piccoli
frammenti della canzone che avevano cantato entrarono nella mia testa, anche se non sapevo
come cantarli.
Avevo tredici anni, quasi quattordici, quando ebbi unavventura molto singolare, cos strana che
il giorno in cui mi successe da allora in poi prese il nome di Giorno Bianco. Mia madre era
morta da pi di un anno, e di mattina avevo le mie lezioni, ma al pomeriggio mi permettevano di
uscire per fare qualche passeggiata. Quel pomeriggio feci una strada nuova lungo un ruscello
che mi condusse in una campagna che non avevo mai visto, ma mi strappai labito mentre
cercavo di superare un punto un po difficile, visto che la strada passava attraverso alcuni
cespugli e sotto i bassi rami di alcuni alberi e sopra dei cespugli spinosi sulle colline e per una
selva di alberi scuri pieni di rampicanti carichi di spine. Ed fu una strada molto lunga. Sembrava
che dovesse proseguire per sempre, e dovetti strisciare attraverso un passaggio che sembrava
un tunnel che prima doveva essere stato un ruscello, ma dove lacqua era tutta scomparsa, e il
suolo era roccioso, e i cespugli erano cresciuti al di sopra fino a incontrarsi, cosicch era molto
buio. Ed io andai avanti e ancora avanti per quel luogo oscuro; fu un viaggio davvero lungo. Ed
arrivai a una collina che non avevo mai visto. Ero in un boschetto lugubre pieno di rami neri e
contorti che mi graffiarono mentre andavo avanti, ed io avevo cominciato a piangere perch mi
stavo riempiendo di piccole ferite, e fu allora che mi resi conto che stavo salendo, e salii e salii
per un buon tratto, finch la boscaglia non cera pi ed io uscii piagnucolando proprio al di sotto
duno spiazzo ampio e spoglio, dove cerano alcune cupe pietre nere sparpagliate tuttintorno
sullerba, e qua e l alcuni alberelli contorti e rachitici sbucavano fuori da sotto i sassi proprio
come fossero serpenti. Ed io scalai, dritto fino alla cima, per un buon tratto. Non avevo mai
veduto delle pietre cos grandi e orrende; alcune di esse sembravano proprio sbucare fuori
dalla terra, mentre altre sembrava che qualcuno le avesse fatte rotolare sin l da dove si
trovavano, e lo spettacolo andava avanti ancora e ancora fino a dove potevo vedere, molto,
molto lontano. Mi volsi dallaltra parte e vidi la campagna, ma era uno spettacolo strano. Era
inverno e cerano dei boschi neri e terribili tuttintorno appesi alle colline; era come vedere una
grande stanza circondata da un tendaggio nero, e la forma di queglalberi era diversa da
qualsiasi altra forma avessi mai visto prima. Avevo paura. Poi oltre i boschi cerano allintorno
delle colline come in un grande anello, ma io non avevo mai visto quel posto; tutto era nero, e
sembrava che avesse sopra come una spessa patina scura. Era tutto cos fermo e silenzioso,
e il cielo era pesante e grigio e triste, proprio come una delle oscure cupole di Deep Dendo.
Andai avanti attraverso quelle rocce spaventose. Ce ne erano centinaia e centinaia. La forma di
alcune di esse ricordava quella di uomini orrendamente sogghignanti; posso ancora vedere le
loro facce come se stessero per saltare fuori dalla pietra, e afferrarmi in una stretta, e portarmi
indietro con loro dentro la roccia, cos come se ne avessi sempre fatto parte. E vi erano altre
rocce che sembravano animali, terribili, striscianti, animali, che tiravano fuori le lingue, e ce ne
erano altri che sembravano parole che non posso dire, ed altri erano come gente morta che
giace sullerba. Continuai a camminare in mezzo ad esse, anche se mi terrorizzavano, e il mio
cuore era colmo di canzoni scellerate che quelle vi avevano messo; e anche io sentii il bisogno
di fare le facce e di piegarmi esattamente come loro, e continuai e continua per un bel tratto
finch quelle rocce cominciarono a piacermi ed esse non mi spaventavano pi. Iniziai a cantare
le canzoni che avevo avuto in mente; canzoni piene di parole che mai dovrebbero essere dette

o scritte. Quindi cominciai a fare delle facce come quelle che erano nelle rocce, e mi piegai
esattamente come loro, e mi sdraiai al suolo come i morti, e tirai su e andai verso una roccia
che stava ridendo, e misi le braccia intorno ad essa e labbracciai. E cos andai avanti e avanti
tra le rocce finch arrivai ad una collina circolare proprio in mezzo ad esse. Era pi alta di una
semplice collina, era alta quasi quanto la nostra casa, e sembrava proprio un catino messo
sottosopra, tutto liscio e rotondo e verde, con una pietra, come un palo, ritta l proprio sulla
cima. Mi incamminai lungo i crinali, ma erano cos ripidi che dovetti fermarmi o sarei caduto fino
in fondo e mi sarei andato a schiantare contro le rocce di sotto e forse sarei morto. Ma volevo
assolutamente raggiungere la sommit della grande collina circolare, cos mi sdraiai faccia in
gi e con le mani mi afferrai allerba e mi issai su, un po alla volta, finch raggiunsi la cima.
Quando arrivai, mi sedetti sulla pietra che stava nel mezzo e guardai di sotto. Sentivo di aver
percorso una strada cos lunga, come essere centinaia di miglia lontano da casa, o in un altro
paese, o in uno di quegli strani posti che avevo letto in le Favole del Genio e le Mille e una
Notte, o come se avessi traversato il mare, lontano, per anni e avessi scoperto un nuovo
mondo che nessuno aveva mai visto o di cui aveva sentito parlare, o come se in qualche modo
io avessi volato nel cielo e fossi caduto su una di quelle stelle delle quali avevo letto dove tutto
morto e freddo e grigio, e non c aria, e il vento non soffia. Sedetti sulla pietra e guardai di
sotto e tutto intorno a me. Era proprio come se io fossi seduto su una torre in mezzo a una
grande citt vuota, e questo perch non riuscivo a sentire niente che non fossero le rocce grigie
che emergevano dal terreno. Non riuscivo pi a distinguere le loro forme, ma potevo vederle
ancora e ancora per un bel tratto, e le osservai, e mi sembr che fossero sistemate a formare
schemi ben precisi, e forme e figure. Sapevo che cos non poteva essere perch avevo visto le
avevo viste mentre salivo su dal terreno, laggi tutte ammucchiate, cos guardai di nuovo, ma
ancora una volta non vidi che cerchi, e cerchi pi piccoli dentro cerchi pi grandi, e piramidi, e
cupole, e spirali, e sembrava che si propagassero in ogni direzione dal posto dove stavo
seduto, e pi guardavo, pi vedevo grandi anelli di rocce farsi sempre pi larghi e pi larghi
ancora, e li guardai cos a lungo che cominciai a vederle muovere e girarsi, come in una grande
ruota, ed anchio stavo girando in mezzo a loro. Mi gir forte la testa e mi sentii strano, e tutto
divenne sfocato e poco chiaro, e vidi piccole scintille di luce blu, e mi sembr che le rocce
stessero saltando e ballando e torcendosi mentre giravano, giravano, giravano. Mi spaventai di
nuovo e mi misi a piangere forte, e saltai di colpo dalla roccia sulla quale stavo seduto, e caddi
gi. Quando mi rialzai ero cos felice che le rocce sembrassero ferme che mi sedetti sulla cima
ma scivolai di sotto unaltra volta, e poi risalii ancora. Danzai alla maniera in cui le rocce
avevano ballato quando ero stordito, ed ero felice di saperlo fare bene, e danzai e danzai per
un bel tratto, e cantai canzoni straordinarie che mi venivano alla mente. Alla fine oltrepassai la
vetta di quella grande collina liscia, e non vi erano pi rocce, e la strada ancora una volta
proseguiva per un boschetto entro uno stretto passaggio. Era tremendo proprio come
quellaltro che avevo affrontato venendo su, ma di questo non mi importava perch ro cos
felice di aver visto quei balli cos insoliti e di poterli imitare. Scesi gi, scivolando fra i cespugli,
e una grossa pianta di ortica mi punse su una gamba e mi fece bruciare, ma non mi importava
e mi pizzicai coi rami e con le spine, ma risi e cantai e basta. Quindi uscii dal boschetto e mi
ritrovai in una valle di modeste dimensioni, un piccolo posto segreto come un passaggio oscuro
che nessuno conosce, perch era cos stretta e profonda e la boscaglia tuttintorno era tanto
fitta. Come appesa sopra di essa, si trova una sponda ripida con degli alberi, e l le felci
rimangono verdi anche dinverno, mentre sopra la collina muoiono e bruciano dal freddo, e le

felci l hanno un odore dolce e ricco come quello che emana dagli abeti. Cera un piccolo
ruscello dacqua che scendeva lungo la vallata, tanto stretto che potevo facilmente attraversarlo
con un passo. Bevvi lacqua con la mano e aveva il sapore di giallo vino cristallino, e schiumava
e faceva delle piccole bolle mentre si insinuava sotto a delle rocce gialle, rosse e verdi, cos
che sembrava viva e di tutti i colori. La bevvi, e ne bevvi ancora con la mano, ma non mi
bastava, e allora mi sdraiai e piegai la testa e succhia lacqua con le mie labbra. Aveva un
sapore ancora migliore bevendola in quel modo, e le increspature dellacqua mi arrivavano alla
bocca e mi baciavano, ed io risi e bevvi ancora, e feci finta che ci fosse una ninfa, come quella
nel vecchio quadro a casa, che vivesse dentro lacqua e mi baciasse. Cos mi piegai sullacqua
e vi poggiai sopra le mie labbra delicatamente, e sussurrai alla ninfa che un giorno avrei fatto
ritorno. Ero sicuro che non si trattasse di acqua normale, fui contento di rialzarmi e di rimettermi
in cammino; e mi rimisi a danzare e proseguii per la vallata, passando sotto le colline
sovrastanti. E quando arrivai sulla cima, la terra si sollev davanti a me, alta e ripida come un
muro, e non cera nientaltro che il muro verde ed il cielo. Pensai Nei secoli dei secoli, il mondo
senza fine, Amen; e credetti di aver realmente trovato il mondo senza fine perch era davvero
la fine di qualsiasi cosa, come se non ci potesse essere nientaltro al di l di esso eccetto il
regno di Voor, dove arriva la luce quando da noi si spegne, e dove giunge lacqua quando qui il
sole la fa evaporare. Cominciai a pensare a tutta la lunghissima strada che avevo percorso, a
come avessi trovato il ruscello e a come lavessi seguito, e come avessi attraversato i rovi e i
cespugli pieni di spine e boschi scuri pieni di spine rampicanti. Poi ero strisciato attraverso un
tunnel sotto gli alberi e mi ero inerpicato attraverso la boscaglia, e avevo visto tutte quelle
rocce grigie, e mi ero seduto in mezzo ad esse mentre loro se ne giravano, e poi avevo
attraversato tutte le rocce grigie e avevo disceso la collina, passando per quel boschetto
acuminato e su per la valle oscura, una strada molto, molto lunga. Mi chiesi come sarei
ritornato a casa, se avessi mai potuto ritrovare la strada, e se la mia casa l ancora ci fosse, o
se si fosse trasformata in rocce grigie insieme a tutte le persone dentro di essa come in Le
Mille e una Notte. Allora mi sedetti sullerba e riflettei su cosa avrei dovuto fare. Ero stanco, e i
miei piedi erano caldi per il gran camminare, e quando mi guardai attorno vidi che cera un
pozzo stupendo proprio sotto lalto e ripido muro fatto di erba. Tutto il terreno attorno era
completamente ricoperto da un muschio verde, lucido e umido; laggi vi era ogni tipo di
muschio, muschio come piccole e bellissime felci, e come palme e abeti, ed era tutto verde
come fosse fatto di gioielli, e gocce di acqua vi scendevano sopra come diamanti. E nel mezzo
cera quel pozzo stupendo, profondo e splendente e bellissimo, cos trasparente che sembrava
che potessi toccare la sabbia rossa sul fondo anche se era molto pi in basso. Stetti l accanto
e vi guardai dentro, come se stessi guardando attraverso uno specchio. In fondo al pozzo
proprio in mezzo ad esso, i granelli di sabbia rossa si muovevano e si mescolavano in
continuazione, e io vidi che lacqua emetteva bolle, ma in superficie era limpidissima, e chiara e
trasparente. Era un gran pozzo, largo come una vasca, e con il muschio splendente e
luccicante intorno, aveva laspetto di un grande gioiello bianco, con gioielli verdi pi piccoli
tuttattorno. I miei piedi erano cos caldi e stanchi che mi tolsi stivali e calzini, e immersi i miei
piedi nellacqua, e lacqua era pura e fredda, e quando mi rialzai non ero pi stanco, e sentii che
dovevo proseguire, avanti e sempre pi avanti, e vedere cosa si trovava dallaltra parte del
muro. Lo scalai molto lentamente, muovendomi lateralmente per tutto il tempo, e quando arrivai
in cima e guardai gi, mi trovavo nel paese pi assurdo che avessi mai visto, pi strano ancora
della collina delle rocce grigie. Era come se dei bambini fossero stati l a giocare con le loro

spade, dato che era tutto colline e rientranze, e castelli e muri fatti di sabbia e ricoperti di erba.
Cerano due tumuli come enormi alveari, rotondi e grandi e solenni, e poi conche e cave, e poi
una ripida muraglia come quelle che quelle che una volta avevo visto sulla riva del mare dove
erano stati grossi cannoni e soldati. Quasi caddi in una delle cave rotonde, questa comparve
improvvisamente sotto i miei piedi , ed io velocemente corsi gi lungo la scarpata e mi fermai
sul fondo e guardai allin su. Guardare verso lalto era una sensazione strana e solenne. Non
cera altro che il cielo, grigio e pesante, e i lati della scarpata; tutto il resto era scomparso e la
cava era diventata il mondo intero, ed io pensai che di notte sarebbe stato pieno di fantasmi e
ombre semoventi e cose bianche mentre la una risplendeva sul fondo nellora pi morta della
notte, e il vento ululava di sopra. Era tutto cos strano e solenne e solitario, come un vuoto
tempio di morti dei pagani. Mi ricordava di una favola che la tata mi aveva raccontato quando
ero molto piccolo; era la stessa tata che mi aveva condotto nei boschi dove avevo visto la
bellissima gente bianca. E mi venne in mente di come una notte dinverno la tata mi aveva
raccontato la storia, mentre il vento stava sbattendo gli alberi contro il muro, e urlava e gemeva
nel camino della sua stanza. Lei disse che esisteva, da qualche parte o da unaltra, un pozzo
profondo, proprio come quello in cui io mi trovavo, tutti avevano paura ad avvicinarvisi o ad
entrarvi dentro, era veramente un posto tremendo. Ma una volta cera una ragazzetta che disse
che sarebbe entrata nel pozzo, e tutti cercarono di fermarla, ma lei and comunque. E discese
nel pozzo e ritorn ridendo, e disse che l non cera proprio niente, eccetto erba verde e delle
pietre rosse, e pietre bianche e fiori gialli. E subito dopo la gente si accorse che la ragazza
indossava dei meravigliosi orecchini di smeraldo, e le domandarono come li avesse mai presi,
dato che sia lei che sua madre erano molto povere. Ma lei rise e disse che quegli orecchini non
erano affatto di smeraldo, ma solo di erba verde. Poco dopo, un giorno, stava indossando il
rubino pi rosso che chiunque avesse mai veduto, ed era grande come un uovo di gallina, e
abbagliava e scintillava come un tizzone di carbone che bruci nel fuoco. E quelli domandarono
dove lo avesse mai preso, dal momento che sia lei che sua madre erano molto povere. Ma lei
rise, e disse che non era affatto un rubino, ma solo una pietra rossa. Poco dopo un giorno
stava indossando la collana pi bella che chiunque avesse mai veduto, molto pi bella della pi
bella collana di una regina, ed era fatta di grandi diamanti luminosi, centinaia di essi, ed essi
scintillavano come tutte le stelle di una notte di giugno. Allora le chiesero dove lavesse mai
presa, dato che sia lei che sua madre erano molto povere. Ma lei rise, e disse che quelli non
erano affatto diamanti, ma solo delle pietre bianche. E un giorno la ragazza and a corte
indossando sulla testa una corona doro puro come gli angeli, cos la tata disse, e brillava come
il sole, e risplendeva molto di pi della corona che il re stesso indossava, e alle orecchie la
ragazza portava gli smeraldi, e si era appuntato il grande rubino come spilla sul petto, e la
grande collana di diamanti era scintillava al suo collo. Cos il re e la regina pensarono che fosse
una grande principessa venuta da molto, molto, lontano, e discesero dai loro troni e si
incamminarono per salutarla, ma qualcuno rifer al re e alla regina chi fosse e che era molto
povera. Cos il re domand perch indossasse una corona doro e come lavesse avuta, dal
momento che sia lei che sua madre erano molto povere. E lei rise, e disse che quella non era
affatto una corona doro, ma solo dei fiori gialli che si era messa fra i capelli. E il re pens che
ci fosse molto strano e che la ragazza poteva rimanere a corte perch tutti erano curiosi di
vedere cosa sarebbe accaduto. E lei era cos adorabile che tutti dissero che i suoi occhi erano
pi verdi degli smeraldi, che le sue labbra erano pi rosse del rubino, che la sua pelle era pi
bianca dei diamanti, e che i suoi capelli erano pi luminosi della corona doro. Allora il figlio del

re disse che lavrebbe sposata, e il re disse che aveva il suo permesso. E il vescovo li spos, e
ci fu un grande banchetto, e poi il figlio del re entr nella stanza della sposa. Ma proprio mentre
stava mettendo mano alla porta, vide un uomo alto e nero, con una faccia spaventosa, che
stava davanti alla porta, e la sua voce disse

Temi me e poi va via,


questa la sposa mia.

Il figlio del re cadde a terra, come colto da un malore. Allora vennero e tentarono di entrare
nella stanza, ma non ci fu modo, e provarono a dare fendenti dascia alla porta, ma il legno era
divenuto duro come il ferro, e alla fine corsero tutti via tanto erano terrorizzati dalle urla, dalle
risate, dagli strilli e dai pianti che provenivano dallinterno della stanza. Ma il giorno dopo
riuscirono a entrare, e trovarono che nella stanza non vi era nientaltro che fumo nero e spesso,
e che luomo nero era venuto per portarla via. E sul letto cerano due nodi fatti con lerba
ingiallita e una pietra rossa, e delle pietre bianche, e alcuni fiori gialli e appassiti. Mi ricorda idi
questa favola della tata mentre stavo in piedi in fondo alla grande cava; laggi era tutto cos
strano e solitario, e mi sentii terrorizzato. Non potevo vedere n pietre n fiori, ma temevo che
avrei finito per portarli via con me senza saperlo, e pensai che avrei potuto fare un incantesimo
che mi era venuto in mente per tenere lontano luomo nero. Cos mi spostai nel centro esatto
della cava, e mi assicurai di non avere addosso nessuna di quelle cose, e allora mi misi a
camminare in cerchio, e toccai i miei occhi, e le mie labbra, e i miei capelli in una maniera
particolare, e sussurrai alcune di quelle parole strane che la tata mi aveva insegnato per tenere
lontane le cose cattive. Fatto ci, sentii di essere al sicuro e uscii dalla cava, e attraversai tutte
quelle colline e tumuli e depressioni e muri, finch non arrivai alla fine, la quale si trovava in alto
sopra tutto il resto, e potei constatare che tutte le diverse forme della terra erano sistemate
schematicamente, un po come era avvenuto per le rocce grigie, solo che lo schema era
differente. Si stava facendo tardi, e laria era carica di mistero, ma dal punto in cui mi trovavo
mi sembr di vedere due grandi figure distese sullerba. Cos proseguii, e alla fine trovai un
tronco molto speciale, che troppo segreto per poter essere meglio descritto, e nessuno
conosce il passaggio che si cela in esso, che ho scoperto in un modo molto curioso, vedendo
un piccolo animale che vi si intrufolava dentro. Cos seguii lanimaletti attraverso un passaggio
molto stretto, al di sotto di alcuni cespugli di spine, ed era quasi completamente buio quando
arrivai a una sorta di apertura che stava nel mezzo. E la ebbi la pi incredibile visione mai
avuta, ma fu solo per un minuto, dato che subito dopo corsi via e scivolai fuori dal tronco per il
passaggio attraverso il quale ero arrivato, e corsi e corsi pi forte che potei, perch ero
spaventato, dato che ci che avevo visto era cosi meraviglioso e cos strano e magnifico. Avrei
voluto tornare a casa per pensarci su, non sapevo cosa sarebbe potuto succedere se fossi
rimasto vicino al tronco. Ero accaldato e tremavo, e mentre fuggivo dal tronco, strani gemiti
uscivano da me senza che io potessi fermarli. Fui felice che una luna grande e bianca facesse
capolino da dietro una tonda collina e mi mostrasse la strada, cos tornai indietro verso i tumuli

e le spaccature del terreno, e gi per la vallata, e su per il boschetto di spine fino al posto
delle rocce grigie, e cos alla fine riuscii a tornare di nuovo a casa. Mio padre era indaffarato
nel suo studio e i servitori, anche se spaventati, non gli avevano ancora detto che ero sparito
perch non sapevano cosa fare, cos dissi loro che mi ero perduro, ma non gli rivelai mai la
vera strada che avevo fatto. Andai a letto e rimasi sveglio tutta la notte, ripensando a quel che
avevo visto. Quando ero uscito di nuovo da quello stretto passaggio, ed era tutto luminoso,
anche se il cielo era scuro, era sembrato tutto cos rassicurante, e per tutta la strada verso
casa ero certo di averlo visto, e volevo solo rimanere nella mia camera, e tenerlo tutto per me
e chiudere gli occhi e fare finta che fosse l, e fare tutte le cose che avrei potuto fare se non
fossi stato cos spaventato. Ma quando chiusi gli occhi quellimmagine non veniva, cos
cominciai a pensare alle mie avventure ancora e ancora, e mi sovvenne di quanto alla fine ogni
cosa fosse cos strana e oscura ed ebbi paura che fosse stato tutto uno sbaglio perch mi
sembr impossibile che potesse essere accaduto. Sembrava una di quelle storie della tata,
nelle quali non avevo mai creduto davvero, anche se quando mi trovavo in fondo alla cava mi
ero sentito realmente spaventato; e le storie che la tata mi aveva raccontato quando ero
piccolo mi tornarono in mente, e mi domandai se quello che avevo visto fosse tutto l dentro,
oppure se, in un tempo passato, alcune di quelle sue storie potevano essere davvero accadute.
Era tutto cos misterioso; restai sveglio nella mia camera sul retro della casa, e la luna brillava
dallaltra parte sopra il fiume, cos che la sua chiara luce non riusciva a raggiungere le mura. La
casa intera era immobile. Avevo sentito mio padre salire di sopra subito dopo che lorologio
aveva battuto mezzanotte, e dopo la casa pareva immobile e vuota come se in essa non vi
fosse nessuno di ancora vivo. E anche se nella mia stanza era tutto buio e indistinto, una luce
opaca ed evanescente comincio a risplendere attraverso quel biancore cieco prodotto dalla
luna, e quando mi misi in piedi e guardai fuori, la grande ombra nera della casa stava
ricoprendo il giardino, e sembrava una prigione in cui gli uomini vengono impiccati; e al di l di
essa era tutto bianco; e i tronchi degli alberi risplendevano bianchi e nere erano le insenature in
mezzo a loro. Tutto appariva immobile e silenzioso e non vi erano nuvole nel cielo. Avrei voluto
ripensare a ci che avevo veduto, ma non ci riuscii, e cos pensai a tutte le storie che la tata mi
aveva raccontato tanto tempo prima e che pensavo di aver dimenticato, ma che mi tornarono
alla mente, mescolate con i boschi di spine e le rocce grigie e le cave nella terra e con il tronco
segreto, finch mi venne il dubbio su cosa fosse nuovo e cosa fosse vecchio, o se fosse tutto
un sogno. E allora mi sovvenne quel caldo pomeriggio destate, molto tempo prima, in cui la
tata mi aveva lasciato allombra da solo, e il popolo bianco usc fuori dallacqua e usc fuori dal
bosco, e gioc e danz e cant, ed io cominciai a credere che la tata mi avesse detto qualcosa
su di loro prima di vederli, ma non potei ricordare esattamente di cosa si trattava. Allora mi
domandai se lei fosse stata quella donna tutta bianca, visto che mi ricordavo che era almeno
tanto bianca e bella, e che aveva gli stessi occhi e capelli scuri; e alle volte lei sorrideva e
aveva proprio laspetto di quella signora, quando mi raccontava le sue storie che cominciavano
con Cera una volta, o Al tempo delle fate. Ma sapevo che non poteva essere lei quella
signora, dato che se ne era andata via per una strada diversa attraverso il bosco, e non penso
nemmeno che quelluomo che ci seguiva fosse quellaltro, altrimenti penso proprio che non sarei
stato capace di vedere quellincredibile segreto nascosto dentro al tronco segreto. Cominciai a
pensare alla luna: ma ci avvenne dopo, quando mi trovavo nel centro delle terre selvagge,
dove la terra assumeva le forme di grandi figure, ed era tutto un muro, e cave misteriose, e
tumuli lisci e circolari, e fu allora che vidi la grande luna bianca sorgere dietro a una collina

stondata. Mi domandavo tutte queste cose, finch a un certo punto non mi spaventai davvero,
perch temevo che qualcosa mi fosse accaduto, e mi sovvenne della favola della tata che
riguardava quella povera ragazza che era entrata nel pozzo, e che venne portata via alla fine da
quelluomo nero. Sapevo di essere entrato anchio dentro a un pozzo, e che forse si trattava
proprio dello stesso, e che cos facendo mi ero comportato in una maniera terribile. Cos feci
unaltra volta lincantesimo, e mi toccai gli occhi e le labbra e i capelli in una maniera particolare,
e dissi le antiche parole nella lingua delle fate, cos che potevo essere sicuro che nessuno mi
avrebbe portato via. Provai nuovamente a vedere il tronco segreto e a trovare il passaggio
segreto e a vedere di nuovo cosa avevo gi visto, ma non vi riuscii, e seguitai a riflettere sulle
storie della tata. Ce ne era una ce parlava di un giovane uomo che un giorno se ne andava a
caccia, e che per tutto il tempo aveva cacciato insieme ai suoi cani dappertutto, ed avevano
attraversato fiumi e avevano perlustrato tutti i boschi, ed erano passati accanto alle paludi, ma
non erano riusciti a trovare proprio nulla, e avevano continuato a cacciare finch il sole aveva
iniziato a calare dietro alle montagne. Il giovane era arrabbiato perch non era riuscito a
trovare niente, e stava per tornarsene a casa quando, proprio nel momento in cui il sole aveva
toccato le montagne, aveva visto in una radura proprio davanti a lui un magnifico cervo bianco.
Cos aveva incitato i cani, ma quelli avevano uggiolato senza andargli dietro, ed aveva incitato il
suo cavallo, ma quello aveva avuto un brivido ed era rimasto come impalato, cos il giovane
salt gi da cavallo e lasci i cani e cominci a seguire il cervo bianco tutto solo. Presto
divenne completamente buio, e il cielo era nero, senza nemmeno una stella a brillare in alto, e il
cervo si allontan verso loscurit. E anche se luomo aveva portato con s il suo fucile non
aveva sparato al cervo nemmeno un colpo perch voleva prenderlo ed aveva paura di perderlo
nella notte. Ma non lo perse di vista neanche una volta, e questo nonostante che il cielo fosse
nero e laria piena di oscurit, e il cervo and sempre pi in l, finch luomo non seppe pi
dove si trovava. Attraversarono foreste enormi dove laria era colma di sussurri e una luce
pallida e smorta usciva fuori dai tronchi marci che ricoprivano il terreno, e proprio quando
luomo si era convinto di aver perso il cervo, allora lo vide, completamente bianco e splendente
di fronte a lui, e allora gli corse incontro per prenderlo, ma il cervo era sempre pi veloce di lui,
e non riusc a prenderlo. Cos attraversarono altre enormi foreste e attraversarono fiumi e
guadarono nere paludi dove la terra ribolliva e laria era piena dello stormire delle fronde dei
salici, e il cervo penetr in una stretta vallata rocciosa, dove laria pareva quella di una cripta, e
luomo gli and dietro. Ed essi salirono per alte montagne, e luomo ud il vento scendere dal
cielo, e il cervo prosegu e luomo lo segu. Finalmente fu lalba e luomo si rese conto che si
trovava in una regione che non aveva mai visto prima; era una valle molto bella con un limpido
ruscello che vi correva attraverso e una grande collina rotonda nel mezzo. Il cervo and
attraverso la valle, verso la collina, e sembr che si fosse stancato, ed era sempre pi lento, e
anche se luomo si sentiva stanco, cominci a correre sempre pi veloce, ed era certo che alla
fine sarebbe riuscito a catturare il cervo. Ma proprio quando ebbero raggiunto la base della
collina e luomo ebbe allungato il braccio per afferrare il cervo, questo scomparve nella terra, e
luomo si mise a piangere; era cos infelice per averlo perso dopo tanto cacciare. Ma mentre
stava piangendo vide che nella collina, proprio dinnanzi a lui, cera una porta, e l entr, era
molto buio, ma and avanti perch pensava che l avrebbe trovato il cervo bianco. E
allimprovviso arriv la luce e comparve il cielo, e il cielo splendeva e gli uccelli cantavano sugli
alberi, e cera una stupenda fontana. E proprio accanto alla fontana era seduta una deliziosa
fanciulla, la regina delle fate, e disse alluomo che si era trasformata nel cervo per portarlo l

perch si era innamorata di lui. Quindi gli fece vedere una grande coppa dorata con delle pietre
preziose incastonate, e disse che proveniva dal palazzo delle fate, e offr alluomo del vino. E lui
bevve, e pi beveva, pi desiderava di bere, perch il vino era incantato. Quindi si baciarono, e
la bellissima fanciulla divenne la sua sposa, e lui rimase per tutto il giorno e tutta la notte sulla
collina dove lei viveva, e quando si svegli vide che si trovava disteso per terra, vicino a dove
aveva visto per la prima volta il cervo, e anche il suo cavallo erano l ad attenderlo, e guard in
alto e il sole si abbass dietro le montagne. Torn a casa e visse a lungo, ma non baci mai
nessun altra donna perch aveva baciato la regina delle fate, e non volle pi bere del vino
comune perch aveva bevuto del vino incantato. A volte la tata mi raccontava delle storie che
aveva sentito dalla sua bisnonna che era molto vecchia e viveva da sola in una casetta sulle
montagne, e molte di queste storie parlavano di una collina presso la quale le persone si
davano appuntamento di notte, molto tempo fa, e queste persone usavano giocare a degli
strani giochi e fare cose curiose di cui la tata mi parl ma che non potei capire, e di cui tutti
adesso tranne che la sua bisnonna si sono dimenticati, e nessuno sapeva pi dove la collina si
trovasse, neanche la bisnonna. Mi raccont una stranissima storia che riguardava la collina, ed
io tremai quando mi torn alla mente. Mi disse che la gente di solito si recava laggi durante
lestate, quando faceva molto caldo, e che dovevano danzare per un buon tratto. Tutto iniziava
quando era molto buio, e vi erano molti alberi laggi, cos che era tutto ancora pi buio, e le
persone giungevano, una alla volta, da ogni direzione, attraverso un sentiero segreto che
nessuno conosceva, e due persone guardavano il passaggio, e tutti quelli che arrivavano
dovevano fare un segnale molto strano, che la tata mi mostr cos come pot, ma mi disse
anche che non laveva potuto eseguire molto bene. Ed arrivava ogni tipo di gente; cera gente
nobile e gente di villaggio, e anche dei vecchi e ragazzi e ragazze, e perfino bambini molto
piccoli, che se ne stavano seduti a guardare. E quando arrivavano era tutto molto buio, eccetto
che in un certo angolo, dove qualcuno stava bruciando qualcosa dallodore forte e dolciastro
che faceva ridere, e laggi si sarebbe visto un chiarore di carboni ardenti, e del fumo rosso che
saliva in alto. Cos sarebbero tutti arrivati, e quando lultimo fosse entrato non ci sarebbe pi
stata nessuna porta, cos che nessun altro avrebbe potuto pi entrare, anche se avesse saputo
che cera qualcosa l dentro. Una volta un viandante che veniva da molto lontano si era smarrito
in piena notte e il suo cavallo si era fermato nel centro delle terre selvagge, l, dove tutto
appariva rovesciato, e cerano paludi spaventose e grosse pietre dappertutto, e buche sotto i
piedi, e ogni albero sembrava un patibolo perch aveva rami larghi e neri che attraversavano
perpendicolarmente la strada. Il viandante era molto spaventato, e il suo cavallo cominci a
rabbrividire, si ferm e non ne volle pi sapere di andare avanti, e luomo smont da cavallo e
prov a tirarlo, ma quello non si muoveva, ed era ricoperto da un sudore di morte. Cos il
viandante continu solo, procedendo sempre pi in l attraverso le terre selvagge, sinch alla
fine arriv in un luogo scuro, dal quale provenivano grida e canti e lamenti, come niente che
avesse mai udito fino ad allora. Sembrava che accadesse tutto cos vicino a lui, ma luomo non
poteva essere parte, cos inizi a chiamare, e mentre stava chiamando, qualcosa venne alle
sue spalle, e in un attimo la sua bocca, le sue braccia e gambe erano legate, ed egli perdette i
sensi. Quando era rinvenuto si era trovato al lato della strada, proprio dove allinizio si era
perduto, sotto a un rovere dallaspetto maligno e con il tronco nero, a cui era legato il suo
cavallo. Allora aveva cavalcato fino alla citt e aveva detto a tutta la gente che aveva incontrato
cosa gli era successo, e alcune di quelle persone ne rimasero sconvolte, anche se altre invece
sapevano gi tutto. Cos che quando le persone lo avevano seguito ed erano giunte sul posto,

laggi non cera alcuna porta da poter attraversare. E quando erano arrivati tutti l, in cerchio,
a contatto luno dellaltro, qualcuno nelloscurit aveva cominciato a cantare, mentre qualcun
altro faceva dei rumori come di tuono con degli strumenti che si era portato per loccasione, e
nelle notti silenziose si sarebbe potuto udire quel rumore di tuono in lontananza, finoltre le terre
selvagge, e qualcuno che sapeva come farlo si faceva il segno sul petto quando si svegliava nel
proprio letto nellora pi morta della notte, risvegliata da quel terribile suono profondo, come
tuoni fra le montagne. E i rumori e i canti erano andati avanti molto, molto, a lungo, e le persone
nel cerchio oscillavano un poco avanti e indietro; e la canzone era in unantica lingua che ora
nessuno pi conosce, ed era cantata in un tono molto strano. La tata disse che la sua bisnonna
conosceva qualcuno che se ne ricordava una parte, questo avveniva quando lei era ancora una
bambina, e prov a cantarmela, ma era una canzone cos strana che io divenni tutto gelato e la
mia pelle rabbrivid come se avessi messo una mano sopra qualcosa di morto. A volte era un
uomo che la cantava e a volte era una donna, e a volte chi la cantava lo faceva cos bene che
due o tre persone che lo ascoltavano cadevano a terra urlando e graffiandosi con le loro stesse
mani. Il canto and avanti, e le persone allinterno del cerchio oscillavano avanti e indietro, e
alla fine la luna sal da dietro un posto che loro chiamavano Tole Deol, e sal e si fece vedere,
oscillando come loro, da una parte e poi dallaltra, tra il fumo dolce e spesso che saliva in tonde
volute dalle braci accese, e volando in cerchio sopra di essi. Poi essi mangiarono. Un ragazzo e
una ragazza gli portarono del cibo; il ragazzo port una grossa caraffa di vino mentre la
ragazza port una forma di pane, e si passarono il vino e il pane lun laltro, ma questi avevano
un sapore molto diverso dal vino e dal pane comuni, e il gusto cambiava a seconda di chi li
assaggiava. Quindi si alzarono tutti e si misero a danzare e alcuni oggetti segreti vennero tirati
fuori dai loro nascondigli, ed essi fecero dei giochi straordinari, e danzarono in tondo in tondo in
tondo al chiaro di luna, e a volte qualcuno spariva e non se ne sapeva pi nulla, e nessuno
sapeva cosa gli fosse accaduto. E bevvero ancora di quel vino cos strano, e con le proprie
mani crearono degli idoli e li adorarono, e la tata un giorno mi insegn come quegli idoli si
potessero creare, mentre camminavamo un giorno insieme e passavamo accanto a un posto
dove cera molta argilla bagnata. Allora la tata mi domand se volessi sapere come erano fatte
quelle cose che quegli uomini avevano fatto in cima alla collina, ed io dissi di s. Allora lei mi
disse di promettere di non rivelare mai a nessuna persona vivente nemmeno una parola di
quanto mi stava per dire, e che se lo avessi fatto sarei stato gettato in un pozzo nero pieno di
gente morta, e io dissi che non lo avrei detto a nessuno, e lei me lo ripet ancora e ancora, ed
io glielo giurai. Allora lei prese la mia paletta di legno e raccolse un bel pezzo dargilla e lo mise
nel mio secchio di latta, e se qualcuno per strada ci avesse incrociato, mi ordin di dire che una
volta arrivato a casa intendevo farci delle torte. Quindi prendemmo uno stretto sentiero fino a
un boschetto che cresceva lungo la strada digradante, la tata si ferm, guard su verso la
strada, e sbirci attraverso i cespugli nello spiazzo dallaltra parta, e disse Svelto! e ci
gettammo nel boschetto e strisciammo attraverso i cespugli finch non sentimmo di esserci
allontanati abbastanza dalla strada. Allora ci sedemmo sotto un cespuglio, ed io fremevo
allidea di sapere cosa la tata avrebbe fatto con largilla, ma lei ancora una volta mi fece
promettere di non dire mai una parola, e si alz e sbirci attraverso le i cespugli in ogni
direzione, anche se il sentiero era cos stretto che difficilmente qualcuno avrebbe mai potuto
attraversarlo. Cos ci sedemmo nuovamente, la tata tir fuori largilla dal secchio e cominci a
modellarlo con le mani, fece delle cose strane e lo ruot. Lo nascose sotto a una grossa foglia
per un minuto o due o poi lo tir di nuovo fuori, e poi lei si alz e si sedette nuovamente e gir

intorno alla creta in una maniera strana e per tutto il tempo dolcemente cant una specie di
poesia, ed arross nel viso. Quindi si sedette di nuovo, prese fra le mani la creta e cominci a
plasmarla in una bambola, per differente da quelle che avevo a casa, e fece la bambola pi
strana che io avessi mai visto, tutta fatta con la creta bagnata, e la nascose sotto un cespuglio
perch essa si indurisse e si seccasse, e per tutto il tempo aveva cantato a se stessa quella
poesia, e il suo viso era diventato sempre pi rosso. Lasciammo la bambola l nascosta sotto i
cespugli dove nessuno lavrebbe mai trovata. Pochi giorni dopo tornammo per la stessa strada,
e quando giungemmo a quella stretta e oscura parte del sentiero dove il boschetto scende
lungo il declivio, la tata mi fece rinnovare la promessa, si guard intorno, proprio come aveva
fatto la volta precedente, e strisciammo in mezzo ai cespugli fino al punto dove era nascosto
luomo dargilla. Anche se avevo otto anni ricordo tutto molto bene, ne sto scrivendo ora che
sono trascorsi otto anni, il cielo era di un colore fra il blu scuro ed il violetto, e proprio al centro
dello spiazzo dove noi ceravamo messi seduti cera un vecchissimo albero ricoperto di boccioli,
mentre nella direzione opposta cera una distesa di soffici ciuffi derba, e quando oggi ripenso a
quel giorno lodore dellerba fresca e dei boccioli di quellalbero sembra riempire tutta la stanza,
e se chiudo gli occhi posso vedere il bagliore del cielo blu, con le sue piccole, bianche, nuvole
che ondeggiando lo attraversano, e posso vedere la tata, che mi aveva preceduto e se ne
stava seduta di fronte a me e sembrava la bianca dama che avevo visto nella foresta. Allora ci
sedemmo e la tata prese largilla dal posto segreto dove laveva nascosta, e disse che
dovevamo mostrare rispetto e mi spieg come fare, ma prima dovevo vedere lei come si
faceva. Allora, impugnando sempre il piccolo uomo dargilla, lei fece tutta una serie di strane
cose, ed anche se avevamo camminato molto lentamente vidi che stava grondando di sudore, e
quindi mi disse di mostrare rispetto, ed io feci tutto quello che mi diceva perch le volevo bene
e perch era un gioco cos strano e buffo. Disse che luomo dargilla sarebbe stato buono se
chi lo faceva avesse amato molto, e che sarebbe stato possibile farci alcune cose, ma pure
che se uno odiava molto luomo dargilla sarebbe venuto bene, solo che si sarebbero potute
fare cose differenti, e giocammo con luomo molto, molto, a lungo e fingemmo tutta una serie di
cose. La tata mi disse che era stata la sua bisnonna a insegnarle tutto riguardo a quelle
immagini, ma quello che noi facemmo non procur alcun danno, si tratt solamente dun gioco.
Comunque mi raccont una storia che parlava di quelle immagini che mi spavent molto, e fu
quella che mi sovvenne quando me ne stavo sdraiato nella mia cameretta senza chiudere
occhio, in quel pallido buio vuoto, pensando a quello che avevo visto e al bosco segreto. La tata
disse che una volta cera una giovane fanciulla delle genti patrizie che viveva in un grande
castello. Era cos bella che tutti i ricchi gentiluomini la volevano sposare, perch lei era la
ragazza in assoluto pi adorabile che si fosse mai vista, ed era gentile con tutti e tutti
pensavano che fosse una persona molto dolce. Ma anche se continuava sempre ad essere
gentile con tutti quelli che la chiedevano in sposa, continuava a rimandare e diceva che non
riusciva a scegliere, e diceva che non era neanche certa che, un giorno, avrebbe desiderato di
prendere marito. Suo padre, che era un signore molto ricco e potente, anche se era molto fiero
di lei, era allo stesso tempo con lei molto adirato, e le chiedeva perch non riuscisse a
scegliere uno scapolo fra tutti i bei giovani che continuavano a fare visita al castello. Ma lei
diceva che non amava in verit nessuno di loro, e che avrebbe continuato ad aspettare e che
se avessero continuato ad assillarla con quei discorsi, si sarebbe fatta suora e chiusa in un
convento. Allora tutti i pretendenti dissero che si sarebbero allontanati per un anno e un giorno,
e che dopo un anno e un giorno sarebbero tornati e le avrebbero chiesto quale di loro avrebbe

sposato. Cos venne fissato il giorno e tutti se ne andarono; e la fanciulla promise che fra un
anno e un giorno ci sarebbe stato il suo matrimonio con uno di loro. Ma in verit lei era la regina
del popolo che danzava sulla collina nelle sere destate, e in certune notti chiudeva a chiave la
porta della sua stanza, sgattaiolava fuori del castello insieme alla sua ancella attraverso un
passaggio segreto che solo loro conoscevano, e salivano fino alla collina al centro delle terre
selvagge. E lei conosceva le cose segrete meglio di chiunque altro, perfino pi di chiunque mai
ci fosse stato nel passato o sarebbe stato in futuro perch mai rivelava a nessuno i segreti pi
segreti. Sapeva come fare ogni sorta di malia, come distruggere i giovani uomini e come inviare
maledizioni alla gente e altre cose che nemmeno io potrei capire. E il suo vero nome era Lady
Avelin, ma il popolo che danzava la chiamava Cassap, che, nellantica lingua, voleva dire
persona molto saggia. Era pi bianca e alta di chiunque di loro, e i suoi occhi brillavano al buio
come rubini incandescenti; e sapeva cantare canzoni che nessun altro sapeva cantare, e
quando cantava tutti cadevano gi in ginocchio in sua adorazione. Lei sapeva fare quello che
tutti chiamavano shib, un incantesimo davvero straordinario. Aveva detto al gran signore suo
padre che sarebbe andata nei boschi a raccogliere fiori, cos lui lavrebbe lasciata andare, cos
lei e la sua ancella sarebbero potute entrare in quei boschi dove non andava mai nessuno, e
lancella le avrebbe guardato le spalle. Quindi la fanciulla si distese sotto gli alberi e inizi a
cantare una canzone particolare, allarg le braccia e da ogni parte della foresta cominciarono
ad arrivare grossi serpenti, sibilando e calandosi gi dagli alberi, estraendo le loro lingue
biforcute man mano che si avvicinavano alla fanciulla. E giunsero da lei, e si contorsero intorno
a lei, intorno al suo corpo, e alle sue braccia, ed al suo collo, finch non si ricopr di serpenti
che si contorcevano e poteva essere vista solo la sua testa. Lei sussurr loro, e cant a loro,
ed essi si contorsero sempre di pi, e pi velocemente, finch non gli disse di andare. Ed essi
andarono via verso le proprie tane, e sul petto della fanciulla rimase la pi bella e straordinaria
delle pietre preziose, con una forma come di uovo, di colore blu scuro e gialla, e rossa, e
verde, attraversata da scaglie come quelle dei serpenti. La fanciulla era certa di poter fare di
certo un sacco di cose, ma era assolutamente certa, anche, che non si sarebbe mai sposata.
Vi erano moltissimi giovani gentiluomini che desideravano prenderla in sposa, ma fra di essi i
capi erano cinque, essi erano Sir Simon, Sir John, Sir Oliver, Sir Richard e Sir Rowland. Tutti gli
altri erano sicuri che lei dicesse la verit, e che avrebbe sposato uno dei cinque quando un
anno e un giorno fossero trascorsi. Solo Sir Simon, che era molto scaltro, pensava che si
stesse prendendo gioco di tutti loro, e giur che in qualsiasi modo sarebbe riuscito a scoprire
linganno. Ma anche se era molto furbo, era molto giovane, ed aveva un viso liscio e delicato
come quello di una ragazza, e fece finta, come tutti gli altri avevano detto, che per un anno e un
giorno sarebbe stato lontano dal castello, e che avrebbe attraversato il mare verso lidi stranieri.
Percorse in verit solo poca strada, e torn indietro vestito come una servetta e si trov un
posto nel castello come lavapiatti. Ed attese ed osserv, e rimase in ascolto nel pi completo
silenzio, e si nascose in posti bui, e si svegli la notte e guard fuori, e vide cose che pens
fossero molto strane. Fu cos astuto da dire allancella che faceva la guardia di essere in realt
un uomo e di essersi travestito da ragazza perch era innamorato di lei e voleva stare nella sua
stessa casa, e quella ne fu cos felice che gli rivel molte cose, cos lui fu pi che certo che
Lady Avelin stava ingannando lui e tutti gli altri. Fu cos bravo, e disse allancella cos tante
bugie, che una notte riusc a nascondersi nella camera di Lady Avelin dietro le tende. Rimase
immobile e non si mosse, ed alla fine la fanciulla arriv. Lei guard sotto il letto e spost una
pietra, sotto di essa cera una cavit e lei ne estrasse unimmaginetta di cera, proprio come

quella di creta che io e la tata avevamo fatto nel bosco. E per tutto il tempo i suoi occhi
bruciarono come rubini. E sollev limmaginetta di cera e se la poggi sul seno, e sussurr e
mormor, e la sollev e la abbass varie volte, e la tenne su, poi la tenne gi, e la appoggi
nuovamente. E disse Lieto sia colui che fece il vescovo, che ordin il monaco, che spos
luomo, che ebbe la moglie, che costru larnia, che ospit lape, che raccolse la cera di cui fu
costruito il mio vero amore. E tir fuori da un tabernacolo un grande calice dorato, e tir fuori
da un armadietto una grande bottiglia di vino, e vers un po del vino nel calice, e sistem molto
dolcemente la marionetta nel calice, e la lav completamente col vino. Poi and a un armadio e
ne prese un piccola forma di pane rotonda e la poggi sulla bocca dellimmaginetta, poi la
allontan e la ricopr. Sir Simon, che guard per tutto il tempo, nonostante fosse molto
spaventato, riusc a vedere la fanciulla mentre si piegava e allargava le braccia e sussurrava e
cantava, e poi vide accanto a lei un bellissimo giovane uomo, che la baci sulle labbra. E
insieme bevvero vino dal calice dorato, e insieme mangiarono il pane. Ma quando il sole sal
rimase solo la bambola di cera, e la fanciulla la nascose nella cavit sotto al letto. Quindi Sir
Simon vide molto bene che cosa la fanciulla era, e attese ed osserv, finch il tempo che lei
aveva detto fu quasi terminato, ed entro una settimana un anno e un giorno sarebbero
trascorsi. E una notte, mentre lui la stava osservando da dietro le tende della sua stanza, la
vide costruire altre bambole di cera. Ne aveva fatte cinque, e subito le aveva nascoste. La
notte seguente lei ne prese una, la sollev in alto, riemp la coppa dorata con dellacqua e
spinse la bambola sottacqua, tenendola per il collo. Quindi disse

Sir Dickon, Sir Dickon, il tempo passato,


tu finirai nellacqua annegato.
E il giorno seguente al castello giunse la notizia che Sir Richard era annegato al guado. Quella
notte ella prese unaltra bambola e le leg un filo viola intorno al collo e lo appese a un chiodo.
Quindi disse

Sir Rowland, il nostro incontro sospeso,


a un albero in alto ti vedo appeso.
E il giorno seguente al castello giunse la notizia che Sir Rowland era stato impiccato da alcuni
briganti nella foresta. Quella notte ella prese unaltra bambola e le conficc un ferro da calza
nel cuore. Quindi disse

Sir Noll, Sir Noll, la tua vita finisce,


da lama trafitto il tuo cuore perisce.

E il giorno seguente al castello giunse la notizia che Sir Oliver aveva avuto una rissa in una
taverna ed uno straniero lo aveva pugnalato al cuore. Quella notte ella prese unaltra bambola e
la tenne su un fuoco di tizzoni ardenti finch non si sciolse. Quindi disse

Sir John, ritorna, ed argilla diventa,


In calor di fiamma la vita spaventa.
E il giorno seguente al castello giunse la notizia che Sir John era morto di una febbre
fulminante. Allora Sir Simon usc dal castello, sal sul suo cavallo e corse dal vescovo e gli
disse ogni cosa. Il vescovo mand le sue guardie che presero Lady Avelin e tutti i suoi artifici
vennero scoperti. Cos il d successivo al periodo di un anno e un giorno, invece di sposarla, il
vescovo la fece prendere e la fece trascinare attraverso tutta la citt con indosso solo un
grembiule, la fece legare a un grosso palo al centro della piazza del mercato e la fece bruciare
viva con la sua immaginetta di cera appesa al collo. E la gente disse che la bambola di cera
urlava in mezzo allo scoppiettare delle fiamme. Ed io pensavo a questa storia, ancora e ancora,
mentre me ne stavo coricato, ma sveglio, nel mio letto, e mi parve di vedere Lady Avelin in
mezzo al mercato, con le gialle lingue di fuoco a divorarle lo splendido corpo eburneo. E ci
pensai su cos tanto che mi sembr di entrare io stesso dentro la storia, e feci finta di essere la
fanciulla, e che gli altri mi stessero venendo a prendermi per bruciarmi nelle fiamme, con tutta
la gente della citt che mi guardava. E mi chiesi se, dopo tutte le strane cose che aveva fatto,
a lei gliene importasse qualche cosa, e se facesse davvero cos male essere bruciati, legati a
un palo. Provai e riprovai a togliermi dalla mente le storie della tata e a ricordarmi invece il
segreto che avevo scoperto quel pomeriggio, riguardo a cosa si trovava nel bosco segreto, ma
potei solo vedere il buio e una flebile luce dentro il buio, la quale poi scomparve, ed io potei
solo vedere me stesso mentre correvo, e una grande luna che saliva sopra una collina rotonda
e nera. Allora tutte le vecchie storie mi tornarono alla mente, insieme a tutte le strane rime che
la tata era solita cantarmi; ve nera una che cominciava cos al suo stretto letto Andrea andr
che molto dolcemente mi cantava quando era arrivata lora di andare a dormire. Ed io cominciai
a cantarla dentro la mia testa, e mi addormentai.
Il mattino seguente mi sentivo cos stanco e pieno di sonno che feci una gran fatica a fare i miei
compiti, e quando furono finiti ed ebbi anche pranzato ero molto felice perch avevo voglia di
uscire e starmene un po da solo. Era una giornata calda, arrivai a una graziosa collina erbosa
accanto a un fiume e mi accomodai sullo scialle di mia madre che mi ero portato a quello
scopo. Il cielo era grigio, come il giorno precedente, ma cera una sorta di bianco bagliore
dietro di esso, e da dove me ne stavo seduto potevo vedere gi verso la citt, che mi appariva
immobile, silenziosa e sbiadita come una fotografia. Ricordo che era stato proprio su quella
collina che la tata mi aveva insegnato a fare un gioco che si chiamava La citt di Troia, in cui
dovevi ballare seguendo come unonda percorsi prestabiliti nellerba, e quando avevi ballato e
ondeggiato abbastanza, laltra persona ti doveva fare delle domande, e che tu lo volessi o
meno non potevi fare a meno di rispondere a quelle domande, e qualsiasi cosa ti viene detto di
fare senti che devi farla. La tata mi disse che una volta esistevano molti giochi come quello, e
che ve nera uno in cui le persone potevano essere trasformate in qualunque cosa tu volessi, e

un uomo anziano che la sua bisnonna aveva conosciuto le aveva detto di aver visto una ragazza
trasformata in un grosso serpente. E cera un gioco molto antico che prevedeva anchesso di
ballare e ondeggiare e girarsi in cui potevi allontanare una persona da se stessa per tutto il
tempo che volevi, mentre il suo corpo andava in giro vuoto, privo di sensi. Ma ero arrivato a
quella collina perch desideravo riflettere su quello che era accaduto il giorno precedente e sul
segreto celato nel bosco. Dal luogo dove me ne stavo potevo vedere oltre la citt, fino alla
radura che avevo trovato, dove un piccolo ruscello mi aveva condotto in un paese sconosciuto.
Cos immaginai di seguire il ruscello unaltra volta e nella mia mente rifeci tutta la strada e
finalmente ritrovai quel bosco e vi strisciai dentro sotto i cespugli, ed in quel momento nella
penombra vidi una cosa che mi fece sentire come se fossi stato invaso dal fuoco, come se
volessi danzare e cantare e volare nellaria, perch mi sentivo cambiato e bellissimo. Ma quello
che vidi non era cambiato affatto, e non era nemmeno invecchiato, ed io mi chiesi ancora e
ancora come ci potesse essere, e se le storie che la tata raccontava potessero corrispondere
a verit o meno, perch durante il giorno allaria aperta tutto sembrava cos diverso da comera
di notte, quando ero spaventato e mi pareva di dover essere bruciato vivo. Una volta raccontai
a mio padre una delle sue storielle, su di un fantasma, e domandai a lui se fosse vera, lui mi
disse che non era affatto vera e che solo le persone molto semplici e ignoranti credono a tali
porcherie. Era molto arrabbiato con la tata per avermi raccontato quella storia e la rimprover,
e da allora le promisi che non avrei mai pi riferito niente di quello che mi diceva, e che se
lavessi fatto sarei stato morso dal grande serpente bianco che viveva nello stagno al centro del
bosco. Tutto solo sulla collina, mi domandavo cosa fosse vero e cosa no. Avevo avuto modo di
vedere cose davvero straordinarie e bellissime, e ne conoscevo la storia, e se le avevo davvero
viste e non le avevo estrapolate dal buio, cos per il ramo nero, cos per il chiarore che saliva in
cielo da dietro la grande collina circolare, ma le avevo viste davvero, allora al mondo esisteva
una quantit di cose meravigliose e bellissime e spaventose a cui poter pensare, e cos
desideravo e insieme speravo, e bruciavo ed avevo freddo. Guardai gi verso la citt,
silenziosa e immobile come una piccola fotografia sbiadita, e pensai e ripensai al fatto che
potesse essere reale. Accadde molto tempo prima che io potessi prendere le mie decisioni; nel
mio cuore cera come un palpitare svolazzante che per tutto il tempo che non riuscivo a
prendere una decisione continuava a sussurrarmi cose nella testa, ed anche quello mi
sembrava impossibile ed ero certo che mio padre o chiunque altro avrebbero detto che anche
in quel caso si trattava di schifose porcherie. Non provai mai a rivelare a lui o a chiunque altro
nemmeno una parola su quelle cose, perch sapevo che non sarebbe servito a niente, e che
sarei solo stato deriso o sgridato, cos me ne stetti a lungo zitto, e continuai a pensare e a
riflettere; di notte sognavo cose incredibili e capitava che al mattino mi svegliassi tendendo le
braccia e che piangessi. Avevo anche molta paura, e temevo che se fosse stato tutto vero ed
io non fossi stato molto attento mi sarebbe successo qualcosa di terribile. Quelle vecchie storie
erano sempre nella mia testa, giorno e notte, e ci pensai e le ripetei a me stesso ancora e
ancora, e mi recavo a passeggiare nei posti che la tata mi aveva indicato; e quando alla sera
mi sedevo accanto al fuoco nelle stanze comuni, facevo finta che la tata fosse l seduta
sullaltra sedia, a raccontarmi unaltra meravigliosa storia, a voce bassa perch nessuno
potesse sentirci. Lei per preferiva farmi i suoi racconti quando eravamo fuori in campagna,
lontani da casa, perch diceva che le cose che mi diceva erano segrete e i muri hanno
orecchie. E se vi era qualcosa di ancora pi segreto allora dovevamo nasconderci in qualche
bosco o in qualche foresta; ed io pensavo che fosse cos divertente strisciare sotto le siepi, e

muoversi piano, quindi ci nascondevamo in qualche cespuglio e quando eravamo sicuri che
nessuno ci vedesse, allimprovviso ci mettevamo a correre ed entravamo in un boschetto; in
questo modo avevamo la certezza che ci saremmo tenuti per noi i nostri segreti e che nessun
altro al mondo ne sarebbe venuto a conoscenza. Di quando in quando, dopo che ci eravamo
nascosti nel modo che ho descritto, lei mi mostrava ogni sorta di cose strane. Un giorno,
ricordo, ci trovavamo in un boschetto di noccioli, appena sopra al ruscello, ed eravamo tutti
sudati ed avevamo caldo anche se era solo aprile; il sole era cos infuocato che le foglie si
staccavano da sole. La tata mi disse che mi voleva far vedere qualcosa che avrei trovato
divertente, quindi come aveva detto mi mostr come sia possibile di capovolgere una casa
intera senza che nessuno se ne accorga, con tutte le pentole e le stoviglie che saltano via e gli
oggetti di ceramica che vanno in frantumi, e le sedie che si accatastano luna sullaltra. Una
volta provai a farlo in cucina e scoprii che mi riusciva piuttosto bene, unintera fila di piatti venne
gi dalla credenza e il piccolo tavolo che la cuoca usava per preparare i cibi trem e si gir,
come lei disse, davanti ai suoi stessi occhi su se stesso, ma la cuoca si era cos spaventata
ed era diventata cos pallida che non lo feci mai pi, perch le volevo bene. Successivamente,
nel boschetto di noccioli, dopo che mi ebbe spiegato come rovesciare le cose, la tata mi fece
vedere come si sussurrano i rumori, ed io imparai a fare anche quello. Poi mi insegn alcune
canzoni da cantare in certe occasioni, ed altre cose che la sua bisnonna le aveva insegnato
quando era anche lei bambina. E quelle erano le cose alle quali pensavo in quei giorni, dopo
che avevo fatto la grande camminata in cui mi era parso di aver visto un grande segreto, ed
avrei voluto che la tata fosse l con me per poterle chiedere qualcosa, ma se nera andata via
pi di due anni prima, e nessuno sembrava sapere che fine avesse fatto, o dove potesse mai
essere andata. Ma se vivr per diventare abbastanza vecchio, mi ricorder sempre di quei
giorni per il fatto di essermi sentito cos strano, incerto e dubbioso ma sicuro di me al tempo
stesso, finendo per scegliere la mia strada, arrivando infine a decidere che quelle cose non
potevano essere successe per davvero, e ricominciando tutto daccapo. Ma sono stato molto
attento a fare in modo di non fare certe cose che potrebbero essere molto pericolose. A lungo
ho atteso e mi sono riempito di domande, ma anche se avevo questo dubbio, non ho mai osato
provare per avere una risposta. Un giorno per ebbi la conferma che tutto quello che la tata
aveva detto era vero, e che io ero completamente solo mentre me ne rendevo conto. Tremai
tutto di gioia e di terrore, e pi velocemente che potei corsi in uno dei vecchi boschi dove ci
nascondevamo di solito si trattava di quello lungo il sentiero, in cui la tata aveva fatto il piccolo
uomo dargilla cos vi corsi dentro, e vi strisciai dentro; e quando giunsi dovera il sambuco, mi
coprii il viso con le mani e mi sdraiai sullerba, e stetti l per due ore senza fare una mossa,
sussurrando a me stesso cose deliziose e terribili e dicendo altre cose, ancora e ancora. Era
tutto vero e magnifico e favoloso, e quando mi ricordai di quella storia e di quello che avevo
davvero visto divenni tutto caldo ed avevo freddo, e laria sembrava pregna di odori, e fuori, e
canti. Subito mi venne in mente di costruire uno di quegli omini dargilla, come quello che la tata
aveva fatto molto tempo prima, e cos dovetti escogitare qualche piano e stratagemma, e
guardarmi intorno, e pensare alle cose prima che fossero accadute, e ci perch nessuno
potesse neanche sognare una delle cose che io stavo facendo o che sarei andato a fare, ed io
ero troppo grande per poter andare in giro con un secchio pieno dargilla. Alla fine pensai a un
piano, e cos portai largilla umida fino al bosco, e feci tutte le cose che la tata aveva fatto, solo
che costruii unimmagine molto pi bella di quella costruita da lei; e quando fu terminata feci
tutto quello che riuscivo a ricordare e molto altro di quello che lei aveva fatto, perch aveva le

sembianze di qualcosa di molto migliore. Dopo qualche giorno, finiti in fretta i compiti, mi
incamminai per la seconda volta lungo la strada del boschetto che mi aveva portato al paese
straniero. Seguii il boschetto, e passai le siepi, sotto i bassi rami degli alberi, scavalcando i
cespugli spinosi sulla collina, per una strada molto, molto, lunga. Quindi strisciai lungo il buio
cunicolo dove si trovava il bosco e il terreno era pietroso, finch alla fine arrivai ai cespugli che
salivano su per la collina, e anche se le foglie cominciavano a staccarsi dagli alberi tutto mi
pareva almeno altrettanto oscuro di quanto mi era sembrato in quel primo giorno che ero
andato da quelle parti. La distesa di cespugli era esattamente la stessa, ed io la scalai
lentamente, finch spuntai in cima alla collina spoglia, e cominciai a camminare in mezzo alle
rocce impressionanti. Ancora una volta potei vedere la patina terribile che ricopriva ogni cosa, e
per quanto il cielo fosse luminoso, lanello di bianche colline tutto intorno rimaneva buio, e gli
alberi dai rami appesi erano scuri e spaventosi, mentre le rocce grigie erano grigie come
sempre; e quando, seduto sulla roccia, dalla cima del grande tumulo guardai verso di esse, vidi
i loro incredibili cerchi concentrici, e cerchi dentro cerchi, e dovetti stare molto fermo, mentre
da seduto le guardavo, e quelle cominciarono tuttintorno a me a muoversi, ed ogni roccia
danzava sul posto, e sembravano muoversi introno e intorno in un grande vortice, come se mi
fossi trovato al centro di tutte le stelle e le avessi sentite correre nellaria. Cos scesi gi tra le
rocce per danzare insieme ad esse e per cantare canzoni straordinarie; cos passai attraverso
laltra distesa di cespugli, e bevvi dal ruscello luminoso al centro della vallata segreta che era l
vicina, appoggiando le mie labbra allacqua gorgogliante; quindi proseguii finch arrivai al pozzo
che grondava acqua, attraverso il muschio lucente, e mi sedetti. Guardai davanti a me
attraverso loscurit segreta della valle, e di fronte a me cera il grande muro di erba, e intorno
a me cerano gli alberi dai rami appesi che rendevano la valle un posto cos segreto. Sapevo
che l accanto a me non cera nessuno, e che nessuno mi poteva vedere. Cos mi tolsi gli stivali
e i calzini ed immersi i piedi nellacqua, pronunciando le parole che conoscevo. E non era affatto
fredda come mi aspettavo, ma calda e piacevole, e quando i miei piedi vi erano immersi sentivo
come se fossero nella seta, o come se una ninfa li stesse baciando. Cos, quandebbi finito,
pronuncia le altre parole e feci i segni, e mi asciugai i piedi con un fazzoletto che mi ero portato
apposta, e mi rimisi i calzini e gli stivali. Quindi mi arrampicai sul muro che era ripido, e
raggiunsi il posto dove ci sono le cave, e i due bellissimi tumuli, e le tonde creste di terra, e
tutte quelle figure cos strane. Stavolta non discesi nella cava, ma mi girai e costruii delle figure
appena accennate, come se vi fosse stata pi luce ed io mi fossi ricordato della storia che
prima mi ero scordato, e nella storia le due figure si chiamano Adamo ed Eva, e solo coloro
che sanno questa storia conoscono il loro significato. Quindi camminai ancora e ancora finch
giunsi al boschetto segreto che non deve essere descritto, e mi ci lasciai scivolare dentro per la
strada che avevo trovato. E quando fui arrivato circa a met strada mi fermai, mi girai e mi
preparai stringendomi il fazzoletto intorno agli occhi, cos da essere certo di non poter vedere
non un ramoscello, n la punta di una foglia, e nemmeno la luce dal cielo, perch quello che per
due volte avvolgeva i miei occhi rendendomi impossibile vedere qualsiasi cosa era un vecchio
fazzoletto di seta rossa con grandi macchie gialle. Allora cominciai a venire avanti, un passo
alla volta, molto lentamente. Il mio cuore batteva sempre pi veloce, e qualcosa mi sal alla
gola e mi fece quasi soffocare e mi fece venire voglia di mettermi a piangere, ma io serrai le
mie labbra e proseguii. I rami mi si impigliavano fra i capelli mentre andavo avanti e grosse
spine mi tagliarono; ma io proseguii fino alla fine del sentiero. Poi mi fermai, quindi protesi le
mie braccia e mi piegai, e la prima volta che cercai, sentendo con le mani, non cera niente.

Allora provai una seconda volta, sentendo con le mani, ma non cera niente. Allora provai una
terza volta, sentendo con le mani, e la storia era realt, ed io desiderai che gli anni fossero gi
trascorsi, e che io non dovessi pi attendere per essere felice per leternit.
La tata doveva essere stata una specie di profeta come quelli che si leggono sulla Bibbia. Tutto
quello che mi aveva detto cominci a rivelarsi realt, e da quel momento altre cose che mi
aveva detto sono realmente accadute. cos che seppi che le cose che mi aveva detto erano
vere e che io non mi ero creato da solo quel segreto tirandomelo fuori dalla testa. Ma quel
giorno accadde anche unaltra cosa. Tornai unaltra volta nel posto segreto. Accadde al
profondo pozzo pieno dacqua, quando me ne stavo in piedi sul muschio mi piegai e guardai
dentro, e allora compresi chi era la bianca fanciulla uscita dallacqua nella foresta molto tempo
prima quando ero molto piccolo. E cos tremai da capo a piedi, perch quella scoperta mi
aveva fatto capire altre cose. Quindi mi ricordai di quando, poco tempo dopo che ebbi visto il
popolo bianco in mezzo alla foresta, la tata mi aveva fatto delle domande su di loro, ed io le
avevo detto di nuovo tutto daccapo, e lei mi aveva ascoltato senza dire una parola per molto,
molto, tempo, e alla fine aveva detto, La rivedrai ancora. In questo modo compresi cosera
accaduto e cosa doveva accadere. E capii chi erano le ninfe; come avrei potuto incontrale di
nuovo in qualsiasi luogo, e che mi avrebbero sempre aiutato, e che avrei sempre dovuto
cercarle, e trovarle sotto forma di ogni tipo di strano oggetto o apparenza. E che senza le ninfe
non sarei mai riuscito a scoprire il segreto, e che senza di loro nessuna delle altre cose
sarebbe mai accaduta. La tata mi aveva spiegato tutto su di loro molto tempo prima, ma le
aveva chiamate con un altro nome, ed io non ero riuscito a capire che cosa intendesse dire, o
di cosa le favole che lei raccontava su di loro trattassero, solo che era tutto molto strano. E ve
ne erano di due tipi, le chiare e le scure, ed entrambe erano bellissime e molto potenti, e alcune
persone riusciva a vedere solo quelle di un tipo, ed altre solo quelle dellaltro, ma alcuni
riuscivano a vederli entrambi. Solitamente erano quelle scure che apparivano per prime, mentre
le chiare arrivavano dopo, ed esistevano storie straordinarie che parlavano di loro. Successe un
giorno o due dopo che ero tornato dal posto segreto che scoprii chi erano davvero le ninfe. La
tata mi aveva mostrato come chiamarle, ed io ci avevo provato, ma non sapevo cosa lei
volesse dire, e cos avevo pensato che fossero cose senza senso. Ma avevo deciso che ci
avrei provato di nuovo, e cos mi recai nel bosco dove cera lo stagno dove avevo visto il popolo
bianco e provai ancora. Si mostr a me la ninfa scura, Alanna, e trasform la pozza dacqua in
una pozza di fuoco

EPILOGO

una storia molto strana, disse Cotgrave, restituendo il libro verde ad Ambrose, il recluso.
Percepisco il profumo di una certa verit, ma vi sono alcune cose che non comprendo affatto.
Nellultima pagine, per esempio, che cosa intendeva dire, lei, per ninfe?

Be, mi pare che attraverso tutto il manoscritto vi siano dei riferimenti a certi processi che
sono giunti fino a noi per tradizione attraverso i secoli. Taluni di questi processi stanno infine
ricadendo sotto la lente dingrandimento della scienza, la quale finalmente giunta a individuarli

o almeno sulla buona strada per farlo traversando i percorsi pi disparati. Io interpreto il
riferimento alle ninfe proprio come un riferimento a questi processi.

E voi credete che cose siffatte esistano?


Oh, certo che lo credo. S, penso proprio di potervi fornire su questo punto una prova
convincente. Purtroppo non avete mai considerato lo studio dellalchimia, nevvero? un
peccato, per il suo simbolismo, ad ogni buon conto, magnifica, e inoltre se foste a
conoscenza di alcuni libri sul soggetto, io potrei riportarvi alla mente alcune frasi molto
esemplificative provenienti dal manoscritto che avete appena finito di leggere.

S; ma vorrei tanto sapere se secondo voi esiste una qualsiasi fondamento reale alla base di
queste fantasie. Non invece forse tutto un puro esercizio di poesia; un sogno curioso dal
quale un uomo si lasciato cullare?

Posso solo dire che per la grande massa delle persone non vi soluzione migliore che rinviare
tutto ci alla dimensione del sogno. Ma se mi chiedete quale sia il mio credo esso va proprio
nella direzione opposta. No; non dovrei dire credo, ma conoscenza. Potrei raccontarvi di casi in
cui alcuni uomini sono inciampati accidentalmente in questi processi, e sono rimasti sbalorditi
dai risultati completamente inattesi che hanno incontrato. Per quanto riguarda i casi che ho in
mente, non avrebbe potuto esserci alcuna possibilit di suggestione o di azione subconscia di
nessun genere. Cos come non si potrebbe suggerire a un alunno lesistenza di Eschilo
semplicemente facendolo meccanicamente arrancare attraverso le declinazioni.

Ma voi ne avete notato il lato oscuro, continu Ambrose, e in questo caso particolare ci
deve esservi stato dettato dallistinto, visto che chi ha redatto questo manoscritto non deve mai
aver pensato che sarebbe finito in mani diverse dalle sue. Ma questa pratica universale, e per
le pi squisite ragioni. Medicine estremamente potenti e miracolose, le quali possono diventare,
a seconda delle necessit, anche virulenti veleni, sono tenute in armadi chiusi a chiave. Una
bambina potrebbe trovare per caso la chiave, e morire di colpo dopo averne bevuto il
contenuto; ma nella maggior parte dei casi la ricerca ha una funzione educativa, e le fiale
contengono preziosi elisir per colui che si pazientemente costruito la chiave per arrivarvi.

Non potreste scendere pi nei dettagli?


No, francamente non posso. No, voi dovete tenervi il vostro dubbio. Ma non vi siete dato conto
di quanto il libro abbia mirabilmente spiegato la conversazione che avemmo la scorsa
settimana?

La bambina ancora viva?


No. Ero uno di quelli che lha trovata. Conoscevo bene il padre; era un avvocato, ed era solito
lasciarla spesso da sola. Non sinteressava daltro che di atti e locazioni e la notizia gli arriv
come una terribile sorpresa. La bimba scomparve una mattina; suppongo che fosse circa un
anno dopo che ebbe scritto ci che avete letto. Vennero chiamati i servi, che riferirono delle
cose, alle quali venne data solo uninterpretazione naturale assolutamente inesatta.

Scoprirono il libro verde da qualche parte nella sua stanza, ed io stesso trovai il suo cadavere
nel posto esatto che lei aveva descritto con cos tanto terrore, sdraiata sul pavimento di fronte

allimmagine.

Cera unimmagine?
S, era nascosta dai cespugli e dallo spesso sottobosco che laveva circondata. Era una terra
selvaggia e solitaria; ma voi sapete gi come fosse, anche se naturalmente capirete che nella
storia le tinte sono state accentuate. Limmaginazione di un fanciullo pone sempre ci che alto
pi in alto e ci che in basso pi in basso di quanto siano in realt; e la bambina possedeva,
purtroppo per lei, molto pi della propria immaginazione. Si potrebbe dire, forse, che la scena
che aveva nella sua mente e che in qualche modo era riuscita a tramutare in parole,
somigliasse alla scena che sarebbe potuta apparire nella mente di un artista molto
immaginativo. Ma si tratta di un territorio ben strano e desolato.

Era morta?
S. Aveva preso del veleno il quale aveva avuto tutto il tempo per agire. No; nellaccezione
comune non fu pronunciata nemmeno una parola contro di lei. Vi ricorderete della storia che vi
ho raccontato la scorsa notte di quella donna che aveva visto le dita della propria figlia
spezzate da una finestra?

E quella statua cosera?


Era un artefatto di epoca romana, la cui pietra non si era annerita durante i secoli, ma che era
divenuta bianca e luminosa. La boscaglia le era cresciuta intorno e laveva nascosta, e nel
Medioevo i seguaci di una tradizione molto antica avevano saputo come servirsene per i loro
scopi. E per questo era stata incorporata nella mitologia mostruosa del Sabba. Avrete notato
come coloro ai quali era stato concesso dal destino, o meglio, forse, dallapparente destino, di
dare unocchiata a quel luminescente biancore, la seconda volta dovettero quasi rendersi ciechi
per poterglisi avvicinare. Ci molto significativo.

E si trova ancora l?
Mandai degli operai, e la riducemmo in polvere e piccoli frammenti.
Il persistere della tradizione non mi sorprende mai, prosegu Ambrose dopo una pausa.
Potrei elencare molte chiese inglesi ove tradizioni del tipo che la bambina aveva sentito
nellinfanzia continuano ad esistere di un occulto vigore. No, per me la storia, non il suo
seguito, ad essere strano e terribile, dal momento che ho sempre pensato che il vero stupore
quello dellanima.