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guarda [D] l'amministrazione della Citt, allora sale sulla tribuna e da loro consigli in materia, senza discriminazione, l'architetto, il fabbro, il calzolaio, il commerciante, l'armatore, il ricco, il povero, il nobile e il plebeo: e a costoro nessuno rimprovera, come invece nel caso di prima, di pretendere di dar pareri senza aver prima imparato in alcun modo e senza aver avuto alcun maestro. Evidentemente perch sono convinti che questa non sia cosa insegnabile. N avviene cosi solo [E] nella vita pubblica; ma anche nella vita privata i pi sapienti e i migliori cittadini non sono in grado di trasmettere quella virt, che pure essi posseggono. Infatti Peride, padre di questi due giovani55, li ha fatti educare in modo perfetto in tutte quelle cose che sono in potere dei maestri, [320 A] mentre in quelle cose in cui egli sapiente, n li educa egli stesso, n li affida ad altri, ma li lascia pascolare da soli e correre liberamente come gli animali sacri, nella speranza che essi possano imbattersi per conto proprio nella virt. E se vuoi, ecco un altro esempio. Lo stesso Pericle, tutore di Clinia56, fratello minore del nostro Alcibiade, nel timore che quegli venisse corrotto da Alcibiade, lo separ da costui e lo affid ad Arifrone, perch lo educasse; ma, prima ancora che fossero trascorsi sei mesi, [B] Arifrone glielo rimand, non sapendo cavarne nulla di buono. E ti potrei citare il nome di numerosissimi altri uomini, che, pur essendo personalmente buoni, non seppero rendere buono nessun altro, n dei parenti n degli estranei. Ora, o Protagora, se considero questi esempi, non mi pare chela virt si possa insegnare. Ma, ora che ti sento dire queste cose, io ripiego dalle mie posizioni e penso che nelle tue parole ci sia qualcosa di valido, perch sono convinto che sei uomo che ha esperienza di molte co-

Protagora, 319 D - 321 A se, e che molte le hai imparate e molte le hai scoperte tu stesso. Se, dunque, sei in grado di far vedere pi chiaramente che [C] la virt insegnabile, non rifiutarti di farlo e dimostracelo. Ma o Socrate - disse -, io non mi rifiuter. Piuttosto, preferite che io, come anziano che parla ai giovani, ve 10 dimostri narrando un mito, oppure facendo un ragionamento?. Molti dei presenti gli risposero di dimostrarlo come preferiva. Allora - disse -, mi pare che sia pi piacevole narrarvi un mito. 11 grande mito narrato da Protagora in risposta alle obiezioni di Socrate C'era un tempo57 in cui esistevano gli di, ma non esistevano le stirpi mortali. [D] Quando anche per queste giunse il tempo segnato dal destino perla loro generazione, nell'interno della terra gli di le plasmarono, facendo una mescolanza di terra e di fuoco, e degli altri elementi che si possono unire col fuoco e con la terra. E quando si trovarono nel momento di farle venire alla luce, affidarono a Prometeo58 e ad Epimeteo59 il compito di fornire e di distribuire le facolt a ciascuna razza in modo conveniente. Ma Epimeteo chiese a Prometeo di poterle distribuire lui da solo: "Quando avr finito la distribuzione - soggiunse - tu verrai a vedere". E, cos persuasolo, si accinse all'opera di distribuzione. Ad alcune razze diede la forza senza la velocit, [E] e forn invece le razze pi deboli di velocit. Ad altre assegn armi di difesa e di offesa, mentre per altre ancora, cui aveva dato una natura inerme, escogit altre facolt, per garantire la loro salvezza. Infatti, a quelle razze che egli rivest di piccolezza, diede la capacit di fuggire con le ali, oppure di celarsi sotto terra; invece a quelle cui forn la grandezza, diede la possibilit [321 A] di salvarsi appunto con que-

Protagora, 321 A - 322 C sta. E anche le altrefacolt distribu in questo modo, in maniera che si equilibrassero. Ed escogit queste cose facendo attenzione che nessuna razza si potesse estnguere. E, allorch ebbe premunite le varie razze dei mezzi per sfuggire alle distruzioni reciproche, escogit un espediente perch si difendessero contro le intemperie delle stagioni che manda Zeus, rivestendole di folti peli e di spesse pelli, capaci di difenderle dal freddo e in grado di proteggerle dalle calure, e tali che, quando si coricavano nei loro giacigli, queste servissero da coltri naturali, proprie a ciascuna di esse. E [B ad alcune forn zoccoli ai piedi, ad altre pelli dure e senza sangue. Successivamente, forn cibi diversi per le diverse razze: ad alcune assegn le erbe della terra, ad altre i frutti degli alberi, ad altre le radici. E vi sono razze cui concesse di divorare altre razze di animali per nutrirsi; e provvide che le prime avessero una scarsa prole, e che quelle che dovevano essere divorate da queste avessero invece una numerosa prole, assicurando la conservazione della razza. Orbene, Epimeteo, che non era troppo sapiente, non si accorse [C] di aver esaurite tutte le facolt per gli animali: e a questo punto gli restava ancora la razza umana non sistemata, e non sapeva come rimediare. Mentre egli si trovava in questa situazione imbarazzante, Prometeo viene a vedere la distribuzione, e si accorge che tutte le razze degli altri animali erano convenientemente fornite di tutto, mentre l'uomo era nudo, scalzo, scoperto e inerme. E ormai s'avvicinava il giorno segnato dal destino in cui anche l'uomo doveva uscire dalla terra alla luce. Allora, Prometeo, in questa imbarazzante situazione, non sapendo quale mezzo di salvezza escogitare per l'uomo, [D] ruba ad Efesio e ad Atena la loro sapienza tecnica60 insieme col fuoco

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(senza il fuoco era infatti impossibile acquisire e utilizzare quella sapienza), e la dona all'uomo. In tal modo, l'uomo ebbe la sapienza tecnica necessariaper la vita, manon ebbela sapienza politica", perch questa si trovava presso Zeus, e a Prometeo non era ormai pi possibile entrare nell'acropoli, dimora di Zeus; per giunta, c'erano anche le terribili guardie di Zeus62. Entra dunque furtivamente nella officina di Atena e di Efesto, in cui essi [E] praticavano insieme la loro arte, e, rubata l'arte del fuoco di Efesto e quella di Atena, la dona all'uomo. Di qui vennero all'uomo le sue risorse per [322 A] la vita. Ma Prometeo, a causa di Epimeteo, in seguito, come si narra, sub la pena per il furto. E, poich l'uomo divenne partecipe di sorte divina, in primo luogo, in virt di questo legame di parentela che venne ad avere col divino63, unico fra gli animali credette negli di, e intraprese a costruire altari e statue di di. In secondo luogo, rapidamente con l'arte sciolse la voce e articol parole, invent abitazioni, vesti, calzari, letti e trasse gli alimenti dalla terra. Provvisti in questo modo, da principio, [B] gli uomini abitavano sparsi qua e l, e non esistevano Citt. Pertanto perivano ad opera delle fiere, giacch erano molto meno potenti di esse: l'arte che essi possedevano era per loro un adeguato aiuto nel procurarsi il nutrimento, ma non era sufficiente alla guerra contro le fiere. Infatti, essi non possedevano ancora l'arte politica, di cui l'arte della guerra parte. Pertanto, essi cercavano di raccogliersi insieme e di salvarsi fondando Citt; ma, allorch si raccoglievano insieme, si facevano ingiustizie l'un l'altro, perch non possedevano l'arte politica, sicch, disperdendosi nuovamente, perivano. [C] Allora Zeus, nel timore che la nostra stirpe

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Protagora, 322 C - 323 D Ma perch tu non creda di essere ingannato, quando io sostengo che tutti effettivamente ritengono cheogni uomo partecipi della giustizia e di ogni virt politica, ti porto quest'altra prova. In tutte le altre abilit, come tu dici, se qualcuno sostiene di essere, poniamo, valente nell'arte del flauto o in qualsiasi altra arte, mentrenon lo , tutti lo deridono [B] o si arrabbiano, e i pi intimi accorrono e gli danno del pazzo. Invece, quando si tratti di giustizia o di ogni altra virt politica, anche se tutti vedono che uno ingiusto, qualora costui dica contro di s la verit di fronte a tutti: ebbene, ci che nel caso precedente tutti consideravano saggezza, ossia il dire la verit, in questo caso lo considerano follia; e sostengono che tutti devono comunque dire di essere giusti, sia che davvero siano tali, sia che no, e che un pazzo chi non simula di essere giusto. E questo nella convinzione che sia necessario [C] che ognuno, senza eccezione, partecipi in qualche modo ddla giustizia, oppure che non stia fra gli uomini. La virt politica va sviluppata con studio e applicazione ed acquistabile ed insegnabile Ti ho dunque spiegato che gli Ateniesi accettano a buon diritto ogni individuo a dar consigli di virt politica, per il motivo che sono convinti che tutti partecipino di essa. E dopo questo cercher di dimostrarti che sono altres convinti che la virt politica non sia un dono di natura e nemmeno del caso, ma che sia insegnabile e che chi la possiede l'acquisti mediante applicazione. Per quanto riguarda tutti quei mali che gli uomini giudicano a vicenda di avere [D] dalla natura o dalla sorte, non ci si sdegna, n si danno ammonimenti o insegnamenti o rimproveri a chi li ha, perch cambi, ma si prova compassione. Chi

Protagora, 323 D - 325 A potrebbe mai essere, per esempio, cos insensato, da cercare di fare qualcosa del genere coi brutti o con i piccoli o coi deboli? Infatti, tutti sanno che queste cose agli uomini provengono dalla natura o dalla sorte: sia le buone che le cattive. Invece, per quanto riguarda quelle qualit che gli uomini ritengono derivare dall'applicazione, daH'esercizioedall'insegnamento,/I:7 qualora qualcuno non le possegga, e possegga, invece, i mali contrari a quelle, allora su costui piovono gli sdegni, gli ammonimenti e le esortazioni. E fra questi mali rientrano appunto l'ingiustizia e l'empiet, e, [324 A] in breve, tutto ci che contrario alla virt politica. Su questo punto tutti son pronti a sdegnarsi contro tutti e a lanciare i loro ammonimenti, evidentemente convinti che la virt politica si possa acquistare mediante l'applicazione e lo studio. E se vorrai considerare, o Socrate, ci a cui mira il punire chi commette ingiustizia, questo ti dimostrer, di per s, che veramente gli uomini sono convinti chela virt si possa acquistare. Nessuno, infatti, punisce coloro che commettono in giustizie in considerazione e a motivo del fatto che commisero ingiustizia: chiunque, almeno, [B] non si abbandoni a irrazionale vendetta come una belva. Ma chi cerca di punire secondo ragione, non punisce a motivo del delitto trascorso - infatti non potrebbe certo ottenere che ci che stato fatto non sia avvenuto - ma in considerazione del futuro, affinch non commetta nuovamente ingiustizia n quello stesso che viene punito, n altri che veda costui punito. Ma chi pensa a questo modo, pensa che la virt sia frutto di educazione. Dunque, punisce al fine di prevenire l'ingiustizia.Pertanto, [C] tutti coloro che puniscono, e nella vita privata e nella vita pubblica, hanno questa convinzione. E gli altri popoli, e non meno

821 degli altri gli Ateniesi tuoi concittadini, castigano e puniscono coloro che ritengono colpevoli; cosicch, in base a questo ragionamento, anche gli Ateniesi sono fra coloro che ritengono che la virt si possa acquistare ed insegnare. Che, dunque, a buona ragione i tuoi concittadini accettino che anche un fabbro e un calzolaio diano consigli nelle questioni politiche, e che siano convinti che la virt sia insegnabile e acquistabile, o Socrate, te l'ho dimostrato a sufficienza, [D] come mi sembra. La virt non solo insegnabile, ma viene insegnata in vari modi da tutti i cittadini Resta, per, ancora la difficolt che tu hai sollevato circa gli uomini virtuosi: perch mai questi uomini virtuosi, mentreinsegnano ai loro figli quelle cose che sono in potere dei maestri e in queste li fanno diventare esperti, in quella virt in cui essi si distinguono non li sanno invece rendere migliori di nessun altro. Su questo, o Socrate, non ti narrer pi un mito, ma ti esporr un ragionamento. Considera questo: c' o non c' una cosa, di cui necessario che tutti i cittadini partecipino, [E] perch possa esistere la Citt? Qui si trova la soluzione della difficolt che tu sollevi e da nessun'altra parte. Se, dunque, questa cosa unica c', e non n l'arte del costruttore n quella del fabbro n quella del vasaio, [325 A] ma la giustizia, la temperanza e la santit, e, in breve, quella che in una parola io chiamo virt dell'uomo; se questa la cosa di cui tutti debbono partecipare, e con cui ciascun uomo deve agire quando voglia imparare a fare qualcosa e senza cui nulla deve fare; se bisogna correggere e castigare chi non partecipa di essa, sia che si tratti di un fanciullo, sia che si tratti di un uomo o di una donna, fino a che non diventi

potesse perire interamente, mand Ermes a portare agli uomini il rispetto e la giustizia, perch fossero principi ordinatori di Citt e legami produttori di amicizia. Allora Ermes domand a Zeus in quale modo dovesse dare agli uomini la giustizia e il rispetto64: "Devo distribuire questi come sono state distribuite le arti? Le arti furono distribuite in questo modo: uno solo che possiede l'arte medica basta per molti che non la posseggono, e cos anche per gli altri che posseggono un'arte. Ebbene, anche la giustizia e il rispetto [D] debbo distribuirli agli uomini in questo modo, oppure li debbo distribuire a tutti quanti?". E Zeus rispose: "A tutti quanti. Che tutti quanti ne partecipino, perch non potrebbero sorgere Citt, se solamente pochi uomini ne partecipassero, cos come avviene per le altre arti. Anzi, poni come legge in mio nome che chi non sa partecipare del rispetto e della giustizia venga ucciso come un male della Citt". Ogni uomo per natura partecipe della giustzia e della virt politica Cos, o Socrate, e appunto per queste ragioni, gli Ateniesi, e anche gli altri, allorch sia in questione l'abilit dell'arte di costruire o di qualche altra arte, ritengono che pochi debbano prender parte alle deliberazioni. [E] E se qualcuno che non sia di questi pochi vuoi dare consigli, non lo sopportano, come tu dici: e di buona ragione, aggiungo io. Ma quando si radunano in assemblea per questioni [323 A] che riguardano la virt politica, e si deve quindi procedere esclusivamente secondo giustizia e temperanza", naturale che essi accettino il consiglio di chiunque, convinti che tutti, di necessit, partecipino di questa virt, altrimenti non esisterebbero Citt. Questa, o Socrate, ne la ragione.