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Virna, il racconto a Oriana Fallaci Non sar la

nuova Marilyn
Lo straordinario ritratto della diva, intervistata dalla scrittrice e
e giornalista nel giugno del 1964 a Beverly Hills: Agli
americani dico: siete pazzi, non si pu sostituire un mito
di Oriana Fallaci

Lungo il Sunset Boulevard, a Hollywood, c un enorme cartello: sei metri per dieci. Sul cartello sta
scritto: Questo nome si pronuncia cos: Virna Lisi. In inglese Virna Lisi si legge Vairna Laisi, per
leggere Virna Lisi bisogna scrivere Verna Lesy: tutti invece leggono Virna Lisi e questa, mi pare, la
prima vittoria della ragazza che in Italia non abbiamo mai preso molto sul serio e che nel migliore dei
casi abbiamo trattato con antipatia o sufficienza. La seconda vittoria il contratto che ha firmato con la
Paramount: due film allanno da girare per sette anni negli Stati Uniti o in Europa, un primo film dove
sostituisce la Monroe. Il film, un giallo-rosa dal titolo How to Murder Your Wife (Come uccidere vostra
moglie), era stato scritto infatti per Marilyn Monroe e, scomparsa lei, era stato offerto a Brigitte
Bardot, che non aveva avuto il coraggio di dire s.

Addio Virna Lisi, regina del cinema italiano

Lassurdo problema di sostituire la Monroe perseguita Hollywood da quasi due anni: ci provano con
Carroll Baker, con non so quale svedese, e ora vogliono provarci con lei che a quanto pare il sangue
freddo e la faccia tosta per affrontare un tal paragone ce lha. Lo affronta accanto a Jack Lemmon che
insieme alla Monroe gir Some Like It Hot (A qualcuno piace caldo), abituato a esigere le partner
migliori, una di queste Shirley MacLaine, e tuttavia dice: Oh, questa Virna arriver dove vuole. Il
successo le sta come un guanto alla mano, mi creda. Pressappoco quel che dicono Richard Quine, il
regista, e il settimanale Life che quindici giorni fa le dedic un mucchio di pagine; le aveva dedicato
anche la copertina ma questa salt allultimo momento, per la morte di Nehru. Insomma una fama tanto
veloce, in America, non era toc- cata nemmeno alla Loren; le facce pi sorprese, in America, io le ho
viste quando mi chiedevano: Lei che italiana, mi dica, Virna Lisi com?, e rispondevo: Mah! Io
che ne so?.
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Il problema di sapere com Virna Lisi, lo ammetto, non aveva mai sconvolto la mia esistenza. Da
qualche parte avevo letto che ha un marito facoltoso, Franco Pesci, e un figlio; qualche volta lavevo
vista alla Tv, in una commedia o nella rclame di un dentifricio che si conclude su un primo piano dei
suoi incisivi e canini, peraltro perfetti, mentre una voce afferma: Con quella bocca lei pu dir quel che
vuole. E il non conoscerla non costituiva ai miei occhi una lacuna gravissima, mentirei turpemente
affermando che tale lacuna rasentava per me la morte civile, lInferno. E questo era il mio stato danimo
quando la incontrai. Incontrai Virna Lisi per caso, a New York, in un salotto di amici. Se ne stava in un
angolo a discuter di aerei, gli aerei sono la sua grande passione, ha il brevetto di pilota e mi dicono che
una buona pilota, e la prima cosa che mi colp fu il suo volto duro, deciso, stranamente diverso da
quello che rendono le fotografie, un volto senza tenerezze o indulgenze, con due occhi freddi, attenti,
maschili, gli occhi di una che sa quel che esige e non si perde in metafisiche angosce. La seconda cosa
che mi colp fu la voce: metallica, chiara, sferzante, da solitaria che non si cura di conquistare la
simpatia della gente. Infine, la domanda che mi rivolse quando le sedetti accanto, un po incuriosita:
Oh! So che lei scrive un libro sul viaggio alla Luna ed stata a Cape Kennedy per assistere al lancio
del razzo Saturno. Mi dica: ma la guida della capsula Apollo automatica o no?.

Ne sapeva, del sistema automatico, almeno quanto lo specialista spaziale del New York Times e la
domanda Ma questa Virna Lisi, davvero, com? mi venne spontanea, lintervista, ancor pi
spontanea. Lintervista si svolse, una settimana dopo, a Hollywood, nella casa di Beverly Hills dove
abita da cinque mesi insieme a Ubaldo, il fratello che lha seguita in America per tenerle compagnia e
per proteggerla: ammesso che una ragazza cos abbia bisogno di esser protetta da un fratello o da un
altro. Si tratta infatti, e come vedrete, di una strana ragazza: la quale appartiene come poche altre allera
in cui vive. Seria, matura, ambiziosa, sorda a qualsiasi fantasia o illusione, qualsiasi rischio o avventura.
Una specie di calcolatore elettronico, diciamo, che non commette errori nelle sue operazioni, su tutto
offre una risposta scientifica, e finisce col nascondere in s una inconfessata, ovvia, allucinante
tristezza. Ma i calcolatori elettronici chiusi a chiave dentro la loro prigione di ferro, di numeri, di
formule esatte, hanno forse qualcosa di allegro?

Dunque gli americani vogliono farle sostituire Marilyn Monroe. Sostituire la Monroe! Parliamone
un poco, Virna, vogliamo? Parliamone a viso aperto e... perbacco! Non le pare, questa, una
impresa un po audace? Una responsabilit un po pesante?
Ma io questa responsabilit non la sento nemmeno, io non ci penso nemmeno a sostituire la Monroe.
Sono mesi che glielo dico, mio Dio, siete pazzi, come si fa a sostituire la Monroe, gi assurda lidea di
sostituire una persona con unaltra persona, figuriamoci sostituire la Monroe, con me poi, con quel
pochino di seno che mi ritrovo, non che sia una questione di seno, sintende, che sono diversa
fisicamente, psicologicamente, emotivamente, mio Dio, a me piaceva da morire la Monroe, quandera
sullo schermo arrivava fino allultima fila della platea, anche se stavi in fondo te la trovavi accanto e ti
toccava una mano, sono mesi che glielo dico, ma io che centro con Marilyn Monroe? Dica: che
centro?

Guardi, nulla. Proprio nulla.


Dicessero: devi sostituire Grace Kelly. B, capirei. Con lei ho molte cose in comune, le assomiglio
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come tipo fisico, le assomiglio come carattere, vita privata ineccepibile, disciplina, una certa abitudine a
tenersi in disparte, a non dar confidenza, a non provocar scandali... Lo dice anche Richard Quine, il
regista del film, che assomiglio piuttosto a Grace Kelly, quando facemmo il provino a Parigi venne fuori
la sorella minore di Grace Kelly, non a caso lui e il produttore hanno perfin litigato su questo
argomento: una volta dinanzi ai miei occhi. Ti dico che una nuova Grace Kelly ripeteva Quine. E
io ti dico che possiamo cavarne una nuova Marilyn Monroe ribatteva il produttore. Una Kelly, no, una
Monroe. Kelly, Monroe. Kelly, Monroe. E io nel mezzo, smarrita, impaurita, a guardar prima luno e
poi laltro mi pareva desser a una partita di tennis, sa, quando si gira continuamente la testa per seguir
la pallina che va da destra a sinistra, da sinistra a destra, da destra a sinistra, avevo il caos nella testa, a
un certo punto avrei voluto strillare, accidenti, perch non dite che io sono io, perch volete farmi
diventare unaltra a ogni costo?
E glielo disse, alla fine?
No, che non glielho detto. Volevo quella parte, non son mica scema. Non glielho detto per niente, al
contrario: quando uno diceva Grace Kelly assumevo unaria distaccata, elegante, proprio da Grace
Kelly, quando laltro diceva Marilyn Monroe assumevo unaria svampita, un po scema, proprio da
Marilyn Monroe. Comunque ha vinto il produttore ed eccomi qua, a imitare la Monroe: col capello
vaporoso, le ciglia finte, il trucco pesante, lespressione tonta delle bambolone. Oh, vanno pazzi qui a
Hollywood per le bambolone. Mi hanno fatto ingrassare di quattro chili perch i vestiti mi tirassero
addosso, mi hanno ossigenato i capelli, mi hanno insegnato le risatine speciali, e anche quando c un
cocktail o un pranzo o una conferenza stampa devo conciarmi cos, guai se mi presento col capello
tirato, la faccia pulita, il tailleur nero come piace a me. A volte mi guardo allo specchio e non mi
riconosco, per qualche minuto penso sbalordita: Ma chi quella scema?. Dio mio, guardi, quando
sono conciata a quel modo, non mi resta che il neo sopra il labbro. E naturalmente tutti lo credono finto.
Laltra sera ero a un party, a un tratto uno un po sbronzo si alza e col tovagliolo tenta di togliermi il
neo. Signore, gli dico questa lunica cosa vera che mi sia rimasta. Lo lasci stare, per carit. B...
lha presa per una battuta di spirito.
Coraggio, Virna. Coraggio. Lei non il primo agnello sacrificato da Hollywood.
Agnello? Paura? E chi agnello? E chi ha paura? Certe cose fanno parte del gioco, e io sto al gioco:
purch non vada un po troppo in l. Una volta sola andato un po troppo in l: me ne sono accorta
quando ho capito perch tanti mi chiedevano in moglie. Un giornalista stava intervistandomi, le solite
domande sugli uomini americani e il sesso, che ne pensa degli uomini americani, che ne pensa del
sesso, oh, il sesso gli dico, guardi io gli do limportanza che ha, non di pi, non sono mai stata una
donna ossessionata dal sesso, quanto agli uomini americani non so, a occhio e croce mi sembrano assai
rilassanti, non ti guardan neanche se giri per strada in mutande! Sempre timidi, sempre distratti, ieri ero
alla partita insieme a Ubaldo e Ubaldo mi dice: Ma Virna, hai la gonna su, Virna, ti guardano Virna,
io abbasso la gonna, giro gli occhi come a chiedere scusa, e nessuno mi guarda, nessuno; in Italia
quando vai alla partita lo sai bene che gli uomini si occupano pi delle tue gambe che della partita, qui
no, si occupan solo della partita.
Dunque parlo con questo giornalista del sesso che secondo me esiste a chiacchiere e basta, almeno qui a
Hollywood, e non so come il discorso mi cade sul figlio. Ah, dunque ha un figlio balbetta lui
imbarazzato. S, dico un bellissimo figlio che ha quasi due anni. Ah, complimenti pel suo
coraggio balbetta lui ancora pi imbarazzato. S, dico anche mio marito pensa che abbia coraggio.
E lui: Come?! Ha anche un marito?!. Conclusione: nessuno sapeva che ero sposata, gli agenti di
pubblicit avevan fatto di tutto per tenerlo nascosto, ritenevano molto pi sexy reclamizzarmi come una
donna sola, disponibile insomma, e in questo caso non son stata al gioco, lo ammetto, ho telefonato
subito al produttore gridando che il marito ce lho e non cerco altri mariti, oltre al marito ho anche un
figlio e legittimo, basta con gli equivoci. Ma poi cosa mimporta? Non durer mica a lungo a fare la
Monroe. Richard Quine convinto che debba rimpiazzare la Kelly e il lancio pubblicitario si rif
piuttosto al personaggio Grace Kelly.
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Lo so, lhanno presentata come unitaliana molto seria, molto sofisticata, molto ricca: insomma la
tipica ragazza che non ha bisogno di lavorare perch piena di soldi. Qualcosa di mezzo tra
Gloria Vanderbilt e Barbara Hutton.
Secondo loro fa chic.
Gi. E lei si guarda dallo smentire.
Perch dovrei? Anche quello fa parte del gioco.
Gi. Il gioco per avere successo: perch molto ambiziosa. Molto, molto ambiziosa.
Incredibilmente ambiziosa. O mi sbaglio? Non si sbaglia affatto, lo sono. Lambizione non mica
una colpa, non mica un peccato. Lo sono: ma con saggezza, fi- no al punto cio in cui so di poter
arrivare da sola, senza dir grazie a nessuno, detesto dir grazie a qualcuno. Vede, io ho un orologio
dentro di me e questo orologio mi dice via via dove posso arrivare. Cos, se dice che posso arrivare a
cento, punto su cento; se dice che posso arrivare a trenta, punto su trenta. Il mio orologio dice oggi che,
travestita da Grace Kelly o da Marilyn Monroe, posso puntare su Hollywood. E io ci punto, con
decisione, senza incertezze, perch, guardi, non creda che sia latte e miele come mi vede la gente. Ho i
lineamenti di bambola ma non sono affatto una bambola; non se n accorta solo lei, se n accorto
anche Fellini che il mio volto assai duro, i miei occhi durissimi, una volta mha detto: Virna, se
dovessi farti fare una parte ti farei fare la parte della donna cattiva, e poi ho ventisei anni, ne avr
ventisette a novembre, so quel che dico e che faccio.
Nessuno ne dubita, Virna. Nessuno. E a questo punto vorrei proprio spiegare, senza tenerezze o
lusinghe, lei sa che non ne sono capace, chi lei: chi insomma la nuova italiana giunta a
Hollywood per conquistare lAmerica. Unitaliana che, vedi caso, non molto amata in Italia: che
giudicata antipatica, odiosa, scostante, e...
Lo so, lo so. La Lisi si d un mucchio di arie... La Lisi guarda dallalto in basso... Ma chi si crede
desser la Lisi... La gente giudica sempre gli altri senza conoscerli, senza tentar di capirli. Quelli del
cinema poi. Lo so di non esser simpatica a quelli del cinema. E lo sa perch? Perch loro non sono
simpatici a me: lantipatia provoca antipatia, no? Mi sono antipatici e cos non li frequento. Daltra
parte, perch dovrei? Io sto bene a casa, nellambiente borghese al quale appartengo: sono una borghese
e non vedo perch dovrei mischiarmi con chi recita lanticonformismo facendo le sei del mattino. Nel
cinema poi ci son capitata per caso, non perch lo volessi, e non ci resto per vanit o per denaro. Del
denaro, malgrado non sia Gloria Vanderbilt o Barbara Hutton, non ne ho bisogno davvero; la vanit si
addice poco al mio buonsenso. Non che detesti le copertine sui settimanali, sia chiaro, la notoriet: certe
cose fanno sempre piacere e chi lo nega un bugiardo. Ma di questo mestiere io considero soprattutto il
lavoro: quello che si fa dinanzi alla macchina da presa e costa fatica, il lavoro-lavoro. Oh! La Lisi si d
un mucchio di arie... La Lisi guarda dallalto in basso... La Lisi... Oh! Glielo dico io chi la Lisi: una
ragazza che ha avuto una educazione assai rigida, addirittura severa, e non si mai dispiaciuta di
questo. Pei miei genitori vedere un film era gi quasi un peccato, alle sette e mezzo di sera bisognava
essere a casa, quando cominciai a lavorare nel cinema fu come affrontare lInferno. Avevo quindici anni
nemmeno, arrivavo sul set accompagnata dal padre, la madre, la zia... e non mi son mai sottoposta a un
tirocinio speciale... Mi spiego? Per forza sono antipatica, no?
No, non per quello, direi. Per la sua furbizia, direi. Per questa sua capacit di ottenere tutto senza
rimetterci mai: marito, figlio, carriera, ricchezza, successo. Vogliamo parlare di questo nel nostro
ritrattino? Sera ritirata dal cinema sposandosi. Aveva detto: Non me ne importa di Hollywood,
e invece eccola qua: a dimostrare che gliene importa anche troppo...
Quando mi sposai avevo ventidue anni. Lavoravo da sette, ero stanca. Mio marito disse che preferiva
vedermi a casa e io lo accontentai con entusiasmo, con sollievo: per un anno rimasi a casa a fare la
mogliettina. Ma non si perde labitudine al lavoro, a sette anni di attivit, e non mi ci volle molto a
capire che non riesco a vivere come una ricca borghese che la mattina va a spendere i soldi del coniuge
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e il pomeriggio gioca a carte insieme alle amiche. Io, se non ho cinque appuntamenti al giorno, cento
cose da fare, mi sento come malata inutile sciocca, mio Dio langoscia di quelle giornate! Di
quellestate! La mattina al mare, sotto lombrellone, con le altre mogli che sferruzzavano i golfini, il
pomeriggio a spettegolare del prossimo, la sera al cinema, mio Dio, c da impazzire, mi sembrava di
giocare alle signore, non ce la facevo, nella nostra epoca una donna non pu vivere cos, una donna
moderna condizionata al lavoro, e quando fu chiaro che non ce lavrei fatta, lo confessai a mio marito,
lasciami andare per carit. Lui cap, e mi lasci andare. Per non creda che non abbia pagato per questo,
che per me sia tutto gratis. Non creda che sia riuscita a conciliare ogni cosa, che ci riesca. La mia
famiglia io lho assai trascurata tornando al lavoro: se non avessi i genitori e la nurse, mio figlio sarebbe
uno sbandatello. Da quando mi trovo a Hollywood, e sono ormai cinque mesi, non ho visto mio figlio
neanche una volta; quanto a mio marito, venuto solo un mese fa per dieci giorni. Se la mia famiglia
resta unita, guardi, perch sono una donna seria e non mi permetto divagazioni sentimentali. facile
per una attrice permettersi divagazioni sentimentali, quasi inevitabile spesso, ma io non me ne sono mai
permesse, mai mai mai! Io ho conosciuto solo un uomo, mio marito, e a lui resto fedele perch penso
che questa sia la cosa giusta da fare. Guardi, noi giovani doggi siamo molto saggi: molto pi saggi e
maturi di quanto si creda. Io non capisco perch la gente parli male di noi.
Sono saggi per calcolo, quando lo sono. Per un piano, direi, freddamente prestabilito: non per
istinto o per desiderio, o per convinzione interiore. E forse mi sbaglio, ma la sua vita una
dimostrazione di questo.
E chi lo nega? La mia vita io lho sempre organizzata come si organizza lorario di un treno: ho sempre
saputo in anticipo ci che avrei fatto. A questa et devo sposarmi, ho detto, a questa et devo avere un
figlio, e la famiglia faceva parte del piano prestabilito. Ci vuole buonsenso, nella vita, ci vuole giudizio;
e io ho sempre pensato che il successo importante ma, se dietro non c la famiglia, diventa
pericoloso. La famiglia unncora, una ciambella di salvataggio, una pi rilassata quando ha la
famiglia, pi sicura, se invece una ha solo il lavoro si sente sbandata, passa il suo tempo a dire oddio la
tale mi ha soffiato la parte, oddio quel contratto sfumato, oddio non mi hanno fatto la copertina, oddio
mi vengon le rughe, e quando perde il lavoro, quando perde la giovent, non le resta pi nulla. No, no,
bisogna organizzarsi se si vuole un avvenire sicuro, se non ci si organizza capita sempre il momento in
cui arriva la crisi, e con la crisi che fai? Ti tiri una fucilata? Io non sono tipo da tirarmi fucilate, e non lo
sono perch non mi ammalo se la copertina sul lEuropeo non me la fanno. La copertina
importante? Ma s, importante, per che te ne fai se dietro di te non c qualcosa di solido, che te ne
fai se non sei inserita dentro un sistema? Fare un film con Jack Lemmon importante, per che fai
quando il film finito? Io, ora che il film finito, me ne torno a casa da mio marito e mio figlio: posso
tornarmene a casa perch ho saputo organizzarmi, con ostinazione. Sono rimasta a letto otto mesi per
avere quel figlio, immobile, senza alzarmi nemmeno per andare in bagno, sono pronta a ripeterlo
quando vorr un altro figlio, e questa son io. Io voglio sapere cosa mi accadr domani e dopodomani e
dopodomani ancora...
Che noia, per. Non si annoia a viver cos? A preveder tutto?
Neanche per sogno: mi trovo benissimo. Vede, a me non piace rischiare: detesto il rischio nella stessa
misura in cui detesto lo sport. Perch fare lo sport? Magari ti rompi una caviglia, devi startene a letto
due mesi e perdi un film. Vede, io di morire non ho paura: posseggo il brevetto di pilota, lo sa, e ogni
volta che guido laereo potrei precipitare, morire, per morire rientra nel previsto; rompersi la caviglia,
no. In altre parole per me spaventoso rompersi una caviglia, una caviglia rotta interrompe lequilibrio,
ma non spaventoso morire perch morire rientra nellequilibrio del mondo, non un imprevisto. Oh,
detesto limprevisto! Detesto rischiare. E... a lei queste persone non piacciono, vero?
Non che mi piacciano o mi dispiacciano. che non le capisco. La vita senza avventura, senza
sorpresa, senza mistero, cos?
Io, sono le sole che capisco. E del mistero, della sorpresa, dellavventura non mi importa niente.
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Allora lAmerica proprio il paese che fa per lei. Allora si trover molto bene in America, avr
pi successo di quanto crede in America. Dica, Virna: le piace molto lAmerica?
Oh, s! Molto! Tutto cos serio, qui, organizzato, previsto. Non avrei mai immaginato che un paese
potesse essere cos serio, organizzato, previsto. Oh, s! Mi piace molto lAmerica. Mi piace tutto
dellAmerica. Mi piace... mi piace... mi aiuti...
La ricchezza dellAmerica.
Esatto. La ricchezza. Mi piace ad esempio che la mia parrucchiera abbia unautomobile bella come la
mia, che la mia domestica abbia unautomobile bella come la mia, e il tele- visore, e la macchina per
lavare i piatti, e un appartamento elegante, e non me ne importa nulla che per questo siano aridi, senza
fantasia, incapaci di comunicarmi qualcosa. Secondo me pi importante star bene, aver soldi, che
comunicare con gli altri, e poi guardi: forse che le mie amiche di Roma mi comunicano qualcosa di pi
degli americani? Mi si dice: ma gli americani parlano solo di baseball, di soldi, dei prezzi al mercato.
B? E in Italia si parla di qualcosaltro? Il mondo tutto uguale, ormai, e allora tanto vale stare nel
paese che ti offre pi soldi e comodit. E poi mi piace... mi piace... mi aiuti...
Il perbenismo dellAmerica.
Esatto. Vede, hanno tentato di presentarmi come una ragazza disponibile e sexy, daccordo. Per quando
hanno saputo che il marito esisteva, che il figlio esisteva, sono stati tutti contenti. Agli americani piace
che unattrice abbia famiglia e sia rispettabile: avere un marito, essergli fedele, avere un figlio, amarlo,
qui una cosa che ti fa onore. Gli americani non hanno paura del perbenismo. In Italia, invece, non so:
con tutto il nostro cattolicesimo sembra che il perbenismo sia come una colpa, un difetto. Nel cinema
specialmente. Voglio dire che io lo so benissimo dove sta il bene e dove sta il male, ma in Italia, a volte,
sono riusciti a farmene dubitare, a farmi dire: ma faccio bene dopotutto a essere una donna seria, non
avranno ragione per caso quelle che non lo sono? Insomma, a un certo momento, ti mettono addosso un
sospetto, il sospetto che potresti anche avere sbagliato: in America no, in America unattrice devessere
una donna seria, lonorabilit te la mettono anche nel contratto, e questo a me sta proprio bene. E poi mi
piace... mi piace... mi aiuti...
Non saprei. Questi fiori di plastica, dica, le piacciono?
Ecco... guardi no... naturalmente no. Voglio dire che quando sono arrivata mi hanno fatto trovare il
camerino pieno di fiori, fiori meravigliosi, poi li ho annusati ed erano fiori di plastica: ho provato come
una stretta al cuore. Io non capisco, ci sono giardini bellissimi qui, coltivati da giardinieri giapponesi,
per entri nelle case e non c un fiore vero, sono tutti fiori di plastica, fiori fatti a macchina. Cos ogni
volta mi arrabbio o provo quella stretta al cuore, poi per ci ripenso e mi dico: well, why not? B,
perch no? I fiori fatti a macchina sono belli a vedersi come i fiori veri e sui fiori veri hanno un grande
vantaggio: non appassiscono e non hanno bisogno di acqua, e insomma sono pi economici e pratici.
Oddio, Virna, che disastro. Lei gi americana: non v dubbio che avr successo quaggi. Dica:
le piace anche il futuro che si prepara quaggi?
Oh, s, certamente. Non ho paure n fisiche n metafisiche per il futuro che si prepara quaggi,
appartengo in ogni senso allepoca in cui sono nata. Un razzo mi eccita, lidea di andar sulla Luna mi
entusiasma, se mi chiedessero: Virna, vuoi far lastronauta? , direi immediatamente di s. Non
conosco linvidia ma ogni volta che un astronauta va su provo come uninvidia, ho il brevetto di pilota,
lo sa, s, glielho gi detto, lo sa, comunque niente mi piace quanto volare. Uno si sente il padrone del
mondo a volare, laereo forse loggetto pi bello che luomo ha inventato, io conosco ogni tipo di
aereo, quando esce un nuovo modello vado subito a leggere quale velocit pu raggiungere, e quale
modifica stata fatta al motore, se potessi cambiarmi con unaltra donna mi cambierei con la
Tereshkova.

Via, no: oltretutto la Tereshkova bruttina. Non contenta desser cos bella?
Intanto bisogna vedere se lo sono davvero, io non ho affatto una tal convinzione. Essere bella non
significa avere lineamenti perfetti, una faccia di bambola come la mia. Bella, secondo me, Jeanne
Moreau, lo stata Katharine Hepburn. La bellezza non viene da un volto liscio, costruito bene, privo di
rughe: viene da un volto interessante, intelligente. Io ho sempre desiderato un volto interessante,
intelligente, invece ho sempre avuto un volto di pupattola e ne ho sempre sofferto. Ammettiamo
comunque che sia bella: lei crede davvero che la bellezza sia un grosso vantaggio, un utile strumento?
La bellezza quella cosa che fa fermare la gente ad aiutarti quando la tua automobile in panne: per
quanto incredibile possa sembrare, spesso io preferirei restar sola con la mia automobile in panne. La
maggior parte delle donne belle che io conosco sono donne infelici, perseguitate oltretutto dalla fama di
stupide. Se ho combinato qualcosa nella vita, se combiner qualcosa nella vita, non stato e non sar
perch sono bella: ma perch ho usato e intendo usare il cervello. Io attendo con impazienza le rughe, la
vecchiaia: le rughe mi toglieranno questo volto di bambola, e la gente mi prender pi sul serio, potr
interpretare ruoli pi intelligenti. Oh, questa storia della femminilit, della grazia! Non me ne importa
nulla dessere femminile, graziosa: avrei dato non so cosa per nascere uomo, fare a pugni da uomo. Lo
sa quali sono i film che io preferisco? I film di guerra. Quando vado a vedere un film di guerra mi illudo
di essere uno di quei personaggi, quando sparano, sparo, quando muoiono, muoio, uscendo ho una
carica addosso che potrei rovesciar il mondo col mignolo. I film damore invece non li posso soffrire, i
film che faccio io: quando li vedo, sbadiglio e mentra il nervoso.
Capisco. E dal momento che non pu andare alla guerra, che non pu andar sulla Luna, che non
pu fare a pugni, che le capita la tremenda sciagura dessere bella, saggia, perbene, come si
diverte a vivere, Virna? Voglio dire: quando non lavora, quando non vola, quando non organizza
il futuro con lorologio e il compasso, lei cosa fa?
Se glielo dico, lei non ci crede.
S, s: ci credo.
Ecco... io...
Coraggio. Lei...
Vado a spasso pei...
Coraggio. Va a spasso pei...
Pei cimiteri.
Pei cimiteri?! Ho capito bene?... Ha detto cimiteri?!?
Cimiteri. S. Cimiteri. Mi piacciono tanto. Non so perch mi piacciono, va a vedere perch mi
piacciono, so soltanto che nei cimiteri mi sento tranquilla, serena, felice. Ce n uno, a Roma, vicino a
casa mia, dove trascorro ore e ore. Appena ho un poco di tempo libero prendo un libro e vado in quel
cimitero. L leggo, o passeggio, o penso... Una delizia, un conforto.
Una delizia?!...
E il cimitero di New York lo ha mai visto? S, quello che si costeggia venendo dallaeroporto. Non
stupendo? Cos grande, sterminato, sembra una citt, mezzora di taxi non basta a costeggiarlo. Cos
grigio, cos triste, cos fermo. Oh, un cimitero bellissimo quello di New York.
Bellissimo?!...
E quello di Los Angeles, come si chiama, Forest Lawn, non le piace? Oh, quello anche divertente. Io,
quando son malinconica, prendo la macchina e vado a Forest Lawn. Quei recinti a forma di cuore,
quella musichina che esce dalle tombe o dagli alberi, quelle cappelle incredibili. C anche lo
spettacolo, a Forest Lawn, la crocifissione di Cristo, lha vista? Suona il colpo di gong, poi la voce di
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Giuda dice: Adesso ti tradir, straordinario. Oh, io capisco gli americani che vanno a fare i picnic tra
le tombe.
Il picnic fra le tombe?!...
Mi affascina, che devo farci? Forse perch non ho paura di morire, ripeto, non me ne importa. Morire
normale, finire normale, tutto muore a questo mondo, tutto finisce, allora perch averne paura? Mica
che mi dispiaccia stare al mondo, intendiamoci, io son contentissima dessere al mondo, per pi di
quel tanto non ci si pu stare e cos accetto la legge e...
Va a spasso pei cimiteri.
Vado a spasso pei cimiteri. Per questo che centra? Non dovevamo fare il mio ritratto?
gi fatto, Virna. gi fatto.
(Hollywood, giugno 1964. 2010 RCS Libri S.p.A. Milano)
IL PERSONAGGIO PARLA DEGLI ANNI D ORO DEL CINEMA E DEI RUOLI DI OGGI: DETESTO LA VOLGARIT

Virna Lisi, la diva anti Marilyn


Mai voluto fare la svampita
L attrice: per questo lasciai Hollywood. Lemmon era il pi triste. Holden erra bravo, ma spesso
ubriaco. Mastroianni Lui s era un divo, ma tanto umano Mai un gigione di Emilia Costantini

ROMA - Se c una definizione che la irrita quella di diva. Ma quale diva! Mi sono sempre e
soltanto ritenuta un attrice: non mi sono mai montata la testa, io, ride Virna Lisi con quella sua bella
bocca, senza labbra a canotto, con cui pu ancora dire ci che vuole. Ho sempre lavorato tanto, senza
mai risparmiarmi, per costruire una carriera onesta, basata sullo studio e sull impegno sottolinea con
puntiglio, ora che di nuovo protagonista in tv con La donna che ritorna, miniserie in 4 puntate di
Rai Fiction ed Endemol, in onda su Raiuno da stasera. Non tiro a campare, non mi piace imbrogliare,
non do fregature e il pubblico se ne accorge. Non si sente una diva, eppure una di quelle poche attrici
italiane che pu vantare trascorsi splendenti proprio nella Hollywood dei grandi divi con cui ha
lavorato, da William Holden a Jack Lemmon, da Tony Curtis a Sinatra. Pu vantare persino dei rifiuti
clamorosi, quando per esempio disse no a Barbarella, poi interpretata da Jane Fonda. Non mi sono
mai pentita dei no che ho detto. Dentro di me sono sempre rimasta una donna normale - insiste - con i
piedi ben piantati a terra, anche quando giravo per Los Angeles in limousine, con parrucchiera,
truccatore, massaggiatore a bordo.
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La sua forza stata la famiglia: Prima i miei genitori, poi mio marito, gente normale, semplice,
borghese: sono stati la mia base di cemento e per questo non mi sono mai sbandata, com accaduto ad
altre, che sono diventate famose per la loro bellezza, poi mandate allo sbaraglio, finite alla deriva... io,
invece, sono stata protetta. La bellezza ha contato: Sarei un ipocrita se dicessi di no, ma mi sono
rifiutata di interpretare la bella bionda svampita, stile Monroe in versione mediterranea. Sarebbe finita
cos, se fossi rimasta a lavorare in America. Cos, ho girato i tacchi e me ne sono tornata a casa con mio
marito e mio figlio. E cara le costata, in termini economici: A Hollywood avevo firmato un
contratto di 7 anni. Ne feci solo 3: ho praticamente lavorato gratis in Italia, per ripagare i 4 anni
restanti. Ma la fuga dalla mecca del cinema dovuta anche ad altro: Non mi sentivo a mio agio.
Prima di tutto non conoscevo una parola d inglese, avevo difficolt ad esprimermi, a comunicare. E poi
tutto sommato, a dispetto del cosiddetto rutilante mondo dello spettacolo, era un ambiente triste.
Triste? Ripenso a Lemmon, l attore comico pi malinconico che abbia mai conosciuto: fuori dal suo
camerino teneva un pianoforte, appena finiva di recitare, si metteva a suonare Chopin e altri brani
strappalacrime... non rideva mai! Oppure Holden: un bravissimo attore, ma sempre col bicchiere in
mano. Spesso arrivava sul set completamente ubriaco: dovevamo aspettare giorni per girare una scena,
in attesa che smaltisse la sbornia. In Italia, per, ha ugualmente avuto partner di tutto rispetto. Dai divi
americani a quelli nostrani, come Marcello Mastroianni: Divo s, ma tanto umano. Mai caricato, mai
gigione.
O come Vittorio Gassman: Grande, ma un po gigione e non simpaticissimo. Una volta, in un film,
dovevo dargli uno schiaffo. Tutta la troupe si raccomand: daglielo forte!. Non solo cinema. Ho
debuttato in teatro con Giorgio Strehler: un maestro, ma mi metteva soggezione. Se non era soddisfatto
di come recitavi, urlava come un pazzo e sradicava le sedie in sala per tirartele dietro. Da un po di
anni a questa parte, tanta fiction: Perch al cinema non mi offrono pi copioni interessanti. Stavolta,
con la regia di Gianni Lepre, la Lisi una donna che, in seguito a uno choc, ha perso la memoria. La sua
vicenda, si intreccia a quella del misterioso omicidio di una giovane modella: ricostruendo il proprio
passato, la protagonista scioglier anche il nodo del giallo. Con l et che avanza - aggiunge - sono pi
attenta a scegliere: detesto la volgarit dilagante, le parolacce, i seni e fondoschiena al vento... devo
avere rispetto delle mie rughe. A proposito di rughe: circolano due date di nascita di Virna Lisi, qual
quella vera? Ma lo sa che in America oppure in Francia, dove ho lavorato, vietato scrivere l et di
un attrice? - protesta divertita - Va bene: gliela dico in un orecchio, ma guai a lei se la pubblica.
(Pubblicato il 18 ottobre 2011 sul Corriere della Sera)
18 dicembre 2014 | 11:10
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