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Fini MASSIMO FINI gennaio 2009

Lvi-Strauss ha compiuto cent'anni. Per questo, e oserei


dire solo per questo, dopo decenni di oblio, si tornati
a parlare di lui. Claude Lvi Strauss, singolare figura di
filosofo, antropologo, strutturalista, linguista, ha infatti la
grave colpa,che condivide con un altro grande pensatore
contemporaneo, anch'esso oscurato, Karl Polanyi, interessato
particolarmente al versante economico, a una societ che non sia,
da questo punto di vista, n marxista n liberista, di non poter essere
catalogato n di destra n di sinistra. Colpa che neanche i suoi cent'anni
hanno potuto lavare se vero che in questi mesi di celebrazioni
tutto si detto di lui tranne che fermarsi sulla parte pi eterodossa
e attuale del suo pensiero: il relativismo culturale.
Il relativismo senza aggettivi, filosofico, ha una lunga tradizione che
va da Montaigne a Voltaire a Nietzsche all'empirio-criticismo di Mach
e Avenarius per arrivare fino alle ultime conclusioni della fisica
moderna. Il primo a trasferire questa concezione in campo sociale,
politico ed etico stato Oswald Spengler affermando che tutti i principi
morali e religiosi e tutti i valori hanno un significato solo nell'ambito
e per la durata della civilt che li ha elaborati e praticati.
L'apporto originale di Lvi-Strauss sta nell'aver considerato ogni cultura
come un sistema, con le sue compensazioni interne e i suoi contrappesi,
un insieme di elementi logicamente coerenti strettamente
collegati fra loro (come in una lingua), per cui una qualsiasi modificazione
di uno di essi comporta una modificazione di tutti gli altri.Ne
consegue che non si pu cancellare o estrapolare dalle culture
altregli aspetti che non ci piacciono - che l'arrogante pretesa che
domina oggi in Occidente - senza modificare profondamente tutto il
sistema e quasi sempre farne crollare l'impalcatura. E questo esattamente
il motivo per cui ogni intervento occidentale nelle societ
del cosiddetto Terzo Mondo e in quelle ancor pi arcaiche e primitive
le ha disgregate provocando sconquassi inenarrabili, creato ibridi

e Lvi-Strauss

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di Massimo
incoerenti e mostruosi e alla fine ha, di fatto, distrutto quelle civilt. Come
avverrebbe per l'Islam se, sotto la pressione ideologica e armata
dell'Occidente, il ruolo della donna musulmana fosse omologato a quello
che ha da noi.
Ma Lvi-Strauss rifiuta anche quella particolare forma dello storicismo che
l'evoluzionismo secondo il quale le societ partendo dal semplice (o dall'apparentemente
semplice) e andando verso il pi complesso, tenderebbero
a un unico fine e a un unico modello al cui culmine c', naturalmente, il
modello di sviluppo occidentale quale oggi. assurdo, dice Lvi-Strauss,
fare di una societ uno stadio dello sviluppo di un'altra societ. Si tratta
semplicemente di societ diverse,che partono da presupposti diversi,ognuna
delle quali sviluppa soltanto alcune delle potenzialit,e non altre,presenti
nella natura umana. Quelle tradizionali sono tendenzialmente statiche e
privilegiano l'equilibrio e l'armonia a scapito dell'efficienza economica e
tecnologica. Invece le societ calde, come le chiama Lvi-Strauss,a cui la
nostra appartiene, sono dinamiche e scelgono
l'efficienza e lo sviluppo economico a danno dell'equilibrio
dato che producono entropia, disordine,
conflitti sociali e lotte politiche, tutte cose contro
le quali i primitivi si premuniscono e forse in
modo pi cosciente e sistematico di quanto non
supponiamo.
Ed qui che il discorso di Lvi-Strauss si fa attualissimo
e diventa per noi particolarmente interessante.
Per due motivi, sostanzialmente. Perch, a due
secoli e mezzo dalla Rivoluzione industriale, dobbiamo
constatare quale disagio acutissimo abbia
provocato nelle nostre vite, in termini di stress, di
angoscia, di tenuta nervosa, di depressione, di
anomia, il forsennato dinamismo, l'assurda velocit,
del nostro modello di sviluppo, rompendo oltretutto
i rapporti fra gli uomini e gli stessi nuclei costitutivi

dell'essere umano, privandolo dei suoi istinti,


della sua vitalit, della sua essenza. E questa la
ragione principale del nostro antimodernismo e della nostra battaglia.
Ma c' una ragione, per cos dire esterna,che quasi altrettanto importante.
Per Lvi-Strauss, e per noi, non esistono culture superiori. Esistono solo
culture diverse, ognuna col suo proprio senso. Per questo difendiamo con
forza il principio dell'autodeterminazione dei popoli contro la pretesa
dell'Occidente della reductio ad unum, cio a se stesso, dell'intero esistente,
col pretesto di una superiorit culturale che non che una variante del
razzismo classico, di nazistica memoria, peggiore perch pi subdolo, pi
ipocrita e pi devastante perch non si accontenta di conquistare territori e
popoli, vuole prendere le loro anime (uno degli slogan con cui l'Occidente
tenta di legittimare la sua presenza armata in Afghanistan che dobbiamo
conquistare i cuori e le menti degli afgani). Ma il rispetto delle altre culture
non ha, per noi, solo radici di principio. L'omologazione del mondo ad un
unico modello sarebbe mortale, nel senso letterale del termine. Perch
come dice la saggezza popolare che abbiamo perduto il sale della vita sta
nella diversit.