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Perche sui barconi non arrivano questi?

Perche sui barconi non arrivano questi?


Maurizio Blondet 26 luglio 2015 49 Comments
Caro Blondet, la foto che allego di guerriglieri del Sud Sudan nella prima guerra di
indipendenza. Individui in zona di guerra e di carestia hanno questo aspetto. Delle foto scattate
questa lunica rimasta non cancellata dalle muffe tropicali.
I guerriglieri mi avevano pregato di non pubblicarle per non fare vedere agli Arabi del Nord Sudan
in che condizioni fossero. Infatti, ho fatto vedere solo foto di guerriglieri piuttosto in carne, almeno
allepoca degli scatti.
Mangiavamo al giorno una ciotola di manioca, o di durra, provenienti dallUganda, condita con
una sugo di arachidi al peperoncino rosso. Mai insalata e verdura e carne. I pochi appezzamenti
coltivati venivano individuali dai soldati del Nord e bruciati dagli elicotteri sovietici col napalm.
Io integravo la mia alimentazione con un po di latte in polvere e con ottima carne in scatola della
Nuova Zelanda, (che ricordavo come la stessa che ci davano i Polacchi dopo il passaggio del
fronte nelle Marche), che spartivo con i due ufficiali del mio gruppo.

Oggi, osservo che i fuggitivi dalle guerre e dalla carestie (quali guerre e quali carestie? non ce lo
dicono) sono in carne, come lo sono i bambini che salviamo.
Pure al mio amico Tullio Moneta, alto ufficiale del 5 Commando anglosassone in Congo contro i
Simba, e successivamente nellintelligence sudafricana e occidentale anticomunista, operante per
cinquanta anni in tutto il territorio africano, nei Balcani, in Medio Oriente, Afghanistan, eccetera,
laspetto dei clandestini appare piuttosto sospetto.
Sono troppo in carne. Per cui pensa, come lo penso io, che gatta ci cova. Forse molti di questi
Africani gi stavano il Libia allepoca di Gheddafi.
Altri ci arrivano oggi, sapendo per passaparola che in Italia si accolti bene e si mangia a sbafo.
Li stiamo ingannando. Da giovane sentivo la parola dordine lAfrica agli africani, e ora
dateci con una mano ci che ci avete rubato con laltra. Hanno avuto indipendenza e aiuti.
Purtroppo la democrazia non si esporta e la formazione di una classe dirigente non la si inventa a
tavolino.
Lo sapeva bene John Garang, che non ho conosciuto, ma Tullio Moneta s, che avrebbe voluto un
Sud Sudan confederato con il Nord, in quanto il Sud non era pronto ad avere una bench minima
forma di amministrazione. Perci stato fatto fuori con un attentato allelicottero che lo riportava
nel Sud dallUganda. Abbiamo creato miti come Mandela, astutissimo nellabbandonare il potere
per non fare la fine di un Nyerere o, peggio, di un Mugabe, per diventare cos padre della patria.
Ma, delle carneficine di immigrati dello Zimbabwe da parte dei neri sudafricani non si parla. Delle
ricchezze accumulate da Zuma e dai nipoti di Mandela e da un altro milione di neri sudafricani,
mentre tutti gli altri neri sono nellindigenza, non si parla.

Abbiamo sbagliato a dare lindipendenza a quelle popolazioni tribali senza prima pensare a
formare una classe politica e amministrativa.
Me ne accorsi in Congo, allepoca della ribellione Simba: avevamo dato lindipendenza a povera
gente incapace di gestirsi oltre la visione tribale. Quindi, pronta a cadere in mano ad astuti
opportunisti, ladri e sanguinari.
Lo stesso sta avvenendo nel Sud Sudan indipendente: la fazione Dinka contro la fazione Nuer, per
prendere i potere e i proventi del petrolio. I miei amici Ferdinando Goi, Joseph Oduho, padre
Saturnino Lohure, e il carissimo capitano Manasse Atot, che mi salv la vita portandomi a spalla
per chilometri, sono morti invano E, ci che peggio, noi Occidentali siamo incapaci di
rimanere un faro verso cui indirizzare le popolazioni del pianeta bisognose di aiuto.
Esiste qualcuno che riesce a spiegare cosa nasconde effettivamente questo esodo africano e
musulmano verso lItalia?
La gente comune sta mordendo il freno e non vorrei che il branco scaricasse la rabbia su
immigrati, mentre la responsabilit di questa politica inetta e sottomessa.
Cordialmente, Giorgio Rapanelli.

Sono piuttosto in carne

Adesso, caro Maurizio, siamo nel bel mezzo di una guerra sotterranea, non dichiarata, ma
esistente. Leggo sul Foglio di Ferrata una articolo in apertura di Giulio Meotti dal titolo Sei
contro le nozze arcobaleno? Rischi il posto e lobbrobrio morale.
Arriva la dittatura morbida della gay colture.
Siamo allinizio di una Grande Persecuzione. A cosa serve la proposta di legge Scalfarotto? A
tapparci la bocca.
Io sono alla base della gente e ascolto ogni giorno la disperazione della gente, che non ci capisce
pi nulla. Ma, lei, che in ambienti di cerniera, pu aiutare a trovare una strada, a svelare
qualcosa di nascosto?

Caro Maurizio, ho limpressione che stiamo sulla piana di Armagedon. Ci che avveniva in Alto,
adesso si sposato in Basso. Non siamo pi alla Rivoluzione Protestante, n al Nazismo. Siamo a
qualcosa di troppo esteso. Toccher a noi bere lamaro calice che ci siamo preparati. Va bene,
siamo in ballo e balliamo.
Sa quale lo stato danimo che porta quella povera gente sui barconi, rischiando la vita? E il
fatalismo. Rischiano; sanno di rischiare; forse per volere di Dio ce la faranno. E ci che si prova
stando in Africa. In Congo stavo per essere fucilato, insieme a due missionari e ad un belga ferito,
e non provavo nulla. E come se non riguardasse te. Ne parlavo con Tullio Moneta proprio stasera.
Mi diceva che quando arrivavano ad ondate i Simba e li abbattevano a venti metri da loro, egli e i
suoi soldati non pensavano a ieri e al domani, ma allattimo fuggente. Se era destino che un colpo
di kalashnikov li colpisse, voleva dire che cos doveva andare. Lo stesso avviene per quelli dei
barconi. Ma io mi getterei in mare per salvarli, perch forse affogare insieme potrebbe
rappresentare per entrambi la salvezza.

Chi mi ha scritto questa lettera Giorgio Rapanelli, classe 1937. Uno che stato iscritto al PCI, che
ha passato decenni in Africa prima come documentarista, e poi visti gli orrori, il caos e le
violenze seguiti alla de-colonizzazione come combattente. In Congo, negli anni 1964-66, ha visto
la rivolta d ei Simba (leoni in swaili), giovanissimi guerriglieri fanatizzati dai loro stregoni, che li
convincevano di essere invulnerabili alle pallottole che si abbandonavano ad ad inenarrabili orrori,
eccidi, stupri ed atti di cannibalismo. Il Tullio Moneta di cui parla, stato un comandante del 5
Commando, un corpo di contractors militari veri inquadrati nella Arme Nationale Congolaise,
che debell lorrore dei Simba. Moneta, nativo di Fiume, passaporto sudafricano, oggi ha 78 anni.
Rapanelli ha sostenuto attivamente la causa dei sudanesi del Sud massacrati dal governo di
Khartoum fino a diventare il rappresentante in Italia dellAzania Liberation Front; nel 1970, stato
con i combattenti del Southern Sudan Liberation Front (guerriglieri anya-nya) del colonnello Joseph
Lagu.
Sono nomi, eventi e tragedie che ai giovani non diranno nulla, e che si stingono nella memoria
anche degli anziani come me; eventi che restano marchiati a fuoco nella memoria dei bianchi che
ci sono stati, con le armi in mano, mossi molto pi di quanto si voglia far credere da uno
strano miscuglio di avventura ed idealismo, di mal dAfrica e di volont di fare qualcosa, di
arginare lorrore demoniaco degli inenarrabili tribalismi, crudelt senza nome, carestie e morti che

labbandono dellAfrica da parte delluomo bianco aveva prodotto. Quel miscuglio stato ben reso
nel film I Quattro dellOca Selvaggia, con Richard Burton, ispirato proprio alle imprese del 5
Commando.
Mi son reso subito conto, rievoca Rapanelli, che concedere lindipendenza alle popolazioni
africane, impreparate a gestire il potere in forme democratiche occidentali, stato un crimine.
E dunque uno che conosce lAfrica da dentro, Rapanelli. Uno che vi affondato dentro per anni, e
non lha vista da un hotel Hilton. Io sono affondato molto meno in quellorribile buco nero. Non
ho molti ricordi. Una intervista sul fiume Giuba al generale Aidid che parlava di politica
internazionale in politichese italiano, e tuttattorno bambini prossimi alla morte per denutrizione,
vecchi sccheletrici dai piedi piagati perch avevano fatto decine di chilometri per la razione di
pappa dellOnu, e il corpo di una nonnetta tutta ossa, che i cani avevano gi cominciato a
rosicchiare. Un campo profughi di angolani nello Zambia ridotto alla fame per quella che il
funzionario delle Nazioni Unite chiam the donors fatigue, dopo tanti anni i donatori
occidentali si stancano di dare, e le razioni in questi campi profughi si riducono a nulla alla fame.
Ricordo le bambine cacciate dalla famiglia perch avevano fatto il malocchio allo zio infettandolo
di AIDS (lo zio le aveva violentate), e raccolte da suore francesi che le salvavano dalla fame
nessuno nutriva delle streghe. Ricordo la popolazione di Luanda abitare su montagne, vere e
proprie montagne di spazzatura marcita e incancrenita, stratificata nei decenni e Luanda era
famosa nelle statistiche per essere la citt pi cara del mondo, dove la vita era pi costosa, perch le
major petrolifere erano tutte l coi loro bianchi in bungalows e compound, a fare la bella vita.
In questi ricordi c un denominatore comune, per cui mi associo alla domanda di Giorgio, il vero
esperto:
Perch gli africani che arrivano sui barconi sono cos in carne?

Perch non sono come i guerriglieri che Giorgio ha ritratto nel 1970 ad Adodi, Sud Sudan?

Ci dicono che fuggono da guerre e carestie: quali guerre? Quali carestie?

Guardate la foto scattata da Giorgio ai guerriglieri del Sud Sudan. Quelli sono gli africani che ho
visto nel buco nero. Gente che mangia una volta al giorno una ciotola di qualche polenta
innominabile condita con peperoncino, che non vede mai verdura, mai carne. Dico mai. Sono
africani del tipo che, nemmeno con la colletta tra i familiari della famiglia pi allargata, sono in
grado di raccogliere i 3 o 4 mila dollari per pagarsi il passaggio lungo il Sahara su autocarri, n
tantomeno gli scafisti in Libia.
Come mezzo di trasporto hanno solo le loro gambe; e come vedete, sono cos filiformi che non li
portano tanto lontano.
Questo lafricano che ha bisogno di aiuto. Lafricano che appena scoppia qualche guerra civile,
o qualunque altro scontro tribale, subito si vede ridotta la ciotola dellunico pasto quotidiano,
gi insufficente, della met; che non ha una gallina ovaiola, che non ha altro che salsa di arachidi
col peperoncino per condire la polenta di kassava, di valore nutritivo zero..questo lAfrica, questo
il buco nero.
Non questi giovanotti con lo smartphone, non queste belle mammine in carne con bambini
pasciuti. Perch ci dicono che sono siriani quando sono eritrei, e ancor pi spesso africani
equatoriali, gabonesi, ivoriani? Il presidente d ella Costa dAvorio, si chiama Ouattara, in 4 anni di
potere ha ammassato 27 miliardi di dollari.. il Buco Nero anche questo ed evidentemente non
cambiato. Daccordo, ma se ne occupino i francesi; amico di Sarkozy.
Per questo odio e mi rivolta lo stomaco la cultura dellaccoglienza, il pietismo bavoso sugli
Immigrati che rischiano la morte sui barconi e vanno curati, vestiti, alimentati, forniti di scheda
SIM perch possano telefonare a casaperch non solo falso, ma malvagio. Quelli che
accogliamo non sono i poveri; sono gli intraprendenti, e persino sulla misura africana ricchi.
In questa nostra carit, non comprendiamo mai quegli africani con le gambe filiformi, che non

hanno smartphone n tremila dollari, anzi nemmeno mezzo che dico nemmeno dieci centesimi
per comprarsi un uovo. E che hanno veramente bisogno, loro, che basterebbe solo mezzo euro per
migliorare la loro razione. A casa loro.
Li ho visti e lo so. Odio la nostra pelosa e viscida carit mediatica, clericale, sinistrista.