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Aboliamo i genitori/1: "Generano bulli.

Cancelliamoli"
Troppo spesso si limitano a finanziare i figli fregandosene dell'educazione. Cos non
cresceranno mai / PANSA

La provocazione di Giampaolo Pansa stata raccolta dal vicedirettore di Libero, Massimo de' Manzoni,
che sul quotidiano in edicola marted 3 maggio ha rilanciato: "Ok, aboliamo pure i genitori, ma stessa
sorte per giudici e professori". Leggi l'intervento di de'Manzoni.
Vi siete mai trovati in un ristorante quando entra una giovane coppia con un paio di bambini? La sala
tranquilla, i clienti pranzano conversando a bassa voce, nessun cellulare suona. Allimprovviso, la sala
diventa un inferno. I figli della coppia cominciano a scorazzare per il locale, urlano, manovrano le
automobili di plastica che si sono portati da casa, sinfilano sotto i tavoli degli altri clienti. I genitori
fanno finta di nulla. Anche il proprietario del ristorante non batte ciglio. Se qualcuno protesta, il padre dei
bambini lo manda a quel paese.
La scena cambia e diventa una scuola media inferiore. I bulli prosperano. Sono ragazzini terribili che
studiano poco o niente, schiamazzano in classe, si prendono gioco dellinsegnante, a volte picchiano i
compagni pi deboli. Quando arriva la pagella, zeppa di voti orrendi, qualche madre va a protestare dai
professori. Difende a spada tratta il figliolo che non merita quei giudizi negativi. Lo fa con unenergia che
spaventa. Un giorno una insegnante mi ha detto: I genitori sono diventati i sindacalisti dei loro figli!.
Terza scena: le strade di una grande citt. La sera diventano il campo di battaglia delle baby gang. Il
teppismo giovanile dilaga. Non c pi differenza tra violenti del posto e violenti immigrati. Le loro
scorribande non conoscono limiti. Spesso vengono riprese dalle telecamerine dei capi banda. Poi sono
affidate a YouTube oppure a Facebook, affinch tutti vedano quanto le gang siano imbattibili. accaduto
a Milano e in altri luoghi. Quelle descritte sono soltanto tre tappe di un processo diabolico che ha origine
in famiglia. Ha un nome preciso: leducazione inesistente, accoppiata con la rinuncia allautorit da parte
dei genitori. Un vecchio detto contadino recita: Cresce quello che si semina. Non hai seminato nulla?
Non crescer nulla. I tuoi figli verranno fuori vuoti, storti, indifferenti a qualsiasi norma etica e incuranti
di qualunque norma di legge.
Fare il genitore il mestiere pi difficile del mondo. Per questo motivo non getto la croce addosso alle
famiglie dei quattro ragazzi che in Toscana hanno massacrato i due carabinieri. Ma qualche domanda i
parenti se la saranno fatta, purtroppo soltanto dopo quellassalto vigliacco. Si saranno chiesti come mai
abbiano permesso che tre minorenni e un maggiorenne di appena 19 anni siano stati liberi di passare la
notte a un rave party. Per poi ubriacarsi, drogarsi e aggredire la pattuglia che li aveva fermati alle dieci del
mattino.
Mentre scrivo mi accorgo di essere un anziano signore ingenuo, un marziano nellItalia del 2011. Oggi
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molti genitori di domande sui figli non se ne fanno pi. Hanno gettato la spugna. Non vogliono sapere
niente di loro. Si limitano a finanziarli per non avere la rabbia in casa. La parola castigo diventata una
bestemmia. La societ odierna rifiuta di castigare, punire, reprimere chi sbaglia. Se poi a sbagliare sono i
giovani, lassoluzione garantita: poveri figli, si comportano cos perch non hanno lavoro e, di
conseguenza, neppure un futuro. Quando sento i telegiornali strillare che un terzo dei giovani italiani
senza un impiego, mi irrito. Tra le tante sue colpe, la tiv diventata la madre di tutte le favole sul destino
malvagio delle nuove generazioni. Mai che si dica la verit: il lavoro c, faticoso, spesso ingrato, per
esiste. Basta adattarsi. Sono gli stessi mestieri che hanno dato da vivere ai nostri genitori. Non sto
parlando di secoli fa, ma di unet pi vicina: il Novecento, il secolo che ha visto lItalia diventare un
paese ricco, generoso, senza paura. Le famiglie italiane hanno informato i figli di come andava la baracca
prima che loro nascessero? Penso di no. Insieme al castigo, manca pure la capacit di trasmettere le
esperienze delle generazioni passate. I ragazzi cresceranno ignoranti? Pazienza, lunica cosa che conta
farli sentire soddisfatti, felici, assistiti, convinti di meritare tutto. E di ottenerlo, questo tutto.
Oggi il ragazzo il cliente di un mercato gratuito, dove si conquista qualunque merce senza fatica e senza
soldi. Vuoi la motocicletta, caro figliolo? Certo che la voglio. Dopo verr lautomobile, lultimo aggeggio
elettronico, labito alla moda, le scarpe costose, le vacanze senza risparmio, i lunghi week end, le donne o
i maschi da scopare, i liquori per sbronzarsi, la droga per illudersi che il mondo sia fatto di vecchi stronzi,
pronti a tutto pur di far felici i giovani. In parte avviene gi cos. Come campano i bamboccioni
nullafacenti? Vivono sulle spalle dei nonni, che gli sacrificano le loro pensioni. E sulle spalle dei padri e
delle madri, che faticano come bestie per consentire ai figli di non faticare. LItalia unimmensa vigna di
Papa Giulio, dove luva cresceva senza che nessuno la coltivasse. Ma che cosa accadr il giorno che i
nonni per primi e poi i genitori moriranno? E il loro pozzo di San Patrizio risulter asciutto? Mi capitato
di domandarlo a un ragazzo, simile a quelli che ho descritto. Lui mi ha risposto, lapidario: Andr a
rubare. Sta gi avvenendo. Anche nel clima di odio politico sono sempre i giovani a fare gli incendiari.
Lo si visto di nuovo a Napoli, due giorni fa, quando una gang rossa ha aggredito il candidato sindaco di
un altro colore. Siamo sopra un Titanic che rischia di affondare. Quante famiglie l hanno spiegato ai
figli? Non lo so. Ma ho un pensiero crudele. questo: i genitori non servono pi a niente. Forse sar
meglio abolirli.
di Giampaolo Pansa
04/05//2011 talia

Aboliamo i genitori/2:
"Ok, ma stessa sorte per giudici e professori"
De' Manzoni risponde a Pansa: "Padri primi responsabili delle colpe dei figli, ma il
determinismo un'utopia"

Il vicedirettore di Libero, Massimo de' Manzoni, raccoglie la provocazione di Giampaolo Pansa ("I genitori del Duemila generano bulli.
Ho un'idea: aboliamo mamma e pap) e rilancia: "Aboliamoli pure, i genitori, ma stessa sorte per giudici e professori". Leggi l'intervento di
Giampaolo Pansa.

Ha molte ragioni Giampaolo Pansa nel suo atto daccusa nei confronti dei genitori del Duemila. E io,
come padre di due figli adolescenti, salgo spontaneamente sul banco degli imputati e anzi mi dichiaro fin
dora colpevole, pur essendo riuscito ad evitare che in et prescolare si infilassero sotto i tavoli dei clienti
del ristorante, pur non ritenendo che si possano classificare come atti di bullismo le marachelle da loro
commesse durante gli anni delle medie e pur non avendo (non ancora, almeno) notizie di loro
partecipazione a baby gang.
Ma insomma il problema esiste, inutile girarci intorno: anche senza voler fare di ogni erba un fascio, i
ragazzi doggi sono mediamente pi maleducati e pi violenti di quelli di trenta-quarantanni fa. E, com
ovvio, i genitori sono i primi responsabili della situazione. Gli unici? E con quale percentuale di
responsabilit? Ecco, qui forse si pu operare qualche distinguo rispetto a quanto ha scritto domenica
Pansa su Libero. Io penso che non siano (che non siamo) affatto i soli da condannare. E che la loro (la
nostra) possibilit di influire sulleducazione dei nostri ragazzi sopravvalutata e comunque senza dubbio
inferiore a quella che avevano mio padre e mio nonno. Cerco di spiegarmi.
Un vecchio detto contadino recita: Cresce quello che si semina, ricorda Pansa. Che aggiunge: Non
hai seminato nulla? Non crescer nulla. Giusto. Ma talvolta non cresce nulla anche se hai seminato:
siccit, alluvioni, malattie possono compromettere il raccolto. E in ogni caso stiamo parlando appunto di
campagna, di un mondo rurale del secolo scorso lontano mille miglia dalla vita metropolitana di questo
secolo, nella quale siccit e alluvioni che investono le menti dei nostri ragazzi, per continuare la metafora,
sono praticamente quotidiane e moltiplicate dai mezzi di trasporto e tecnologici. In altre parole, il
determinismo pedagogico, se mai c stato, ora pura utopia. Non vero che se tu fai A, i tuoi figli
faranno B. Pur avendo ricevuto la stessa educazione e gli stessi esempi, pur vivendo nello stesso contesto
familiare, uno far M e laltro Z. Centrano i geni, il carattere, magari anche lintelligenza. Centrano,
moltissimo, le esperienze: basta una classe scolastica sbagliata nel periodo dello sviluppo sbagliato a
imprimere una svolta drastica a una giovane vita. E tu da quel momento puoi tamponare, ma non riportare
indietro le lancette: certi danni sono irreparabili.
Non tutti i genitori hanno gettato la spugna. Non tutti si limitano a finanziare i figli per non avere la
rabbia in casa. Molti lottano ancora, eccome. Ma non per questo c la garanzia che questa rabbia non
esploder. Prendiamo uno degli esempi che fa Giampaolo Pansa: i quattro ragazzi che hanno massacrato i
due carabinieri in Toscana. Il padre dellunico maggiorenne del gruppo un lavoratore, spurga i tombini
sulle strade, ai giornalisti ha detto: Non sono andato a trovare mio figlio in carcere, che cosa dovrei
dirgli? Qui ci sono due ragazzi perbene, eroi, i carabinieri, che lavorano sulla strada come me.. E
qualcuno li ha colpiti come carne da macello. Prima di vedere Matteo voglio chiedere perdono ai militari
e alle loro famiglie. Lui ora deve stare in carcere. Ora, uno che pronuncia parole del genere, qualche
valore al figlio immagino labbia trasmesso, eppure successo quel che successo. Perch lha lasciato
andare in giro fino al mattino?, chiede Pansa. Forse, banalmente, perch gli ha detto che si fermava a
dormire da un amico, come tante volte abbiamo fatto anche noi a 19 anni. E magari il padre era pure
contento, come qualche volta lo sono stato io, perch cos il figlio non doveva tornare di notte, guidando
su quella strada pericolosa con tutti gli ubriachi che ci sono in giro il sabato sera...
Poi, invece, te lo ritrovi al rave party. Colpa tua? S, anche: ma davvero si pu dire sempre no? E poi,
vogliamo parlarne di questi raduni illegali ma sempre tollerati? Vogliamo parlare di quella festa di Pisa, la
maratona in discoteca fino al mattino (in barba alle leggi sulla chiusura) dove i ragazzi si strafacevano di
droga fino a morirne mentre lesterno del locale era presidiato da decine di poliziotti, carabinieri e
finanzieri? Tutto normale? A me non pare. La parola castigo diventata una bestemmia, scrive
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Pansa. Si riferisce alla famiglia. Ma sono questi gli esempi di castigo che i nostri figli vedono fuori di
casa? Sono decine al giorno le illegalit impunite che passano davanti ai loro occhi, con le forze
dellordine che magari chiudono un occhio sul poveraccio che vende senza licenza merce contraffatta o
che imbratta di rifiuti i giardini delle nostre citt.
Castigo? Qual : quello dei giudici che sentenziano come anche un quarantenne che evita accuratamente
qualsiasi lavoro abbia diritto (diritto!) di essere mantenuto dalla famiglia? Di che castigo parliamo
quando, se una bambina accenna a uno scapaccione in un tema, arrivano i servizi sociali e la portano in
comunit? Ripeto, non voglio fare una difesa dufficio. So benissimo che ci sono genitori che, davanti a
un brutto voto, aggrediscono il prof anzich il pargolo somaro. Ma non facciamo finta di non sapere che
ci sono anche fior di insegnanti incapaci o menefreghisti. Che la femminilizzazione della scuola sta
producendo guasti profondi nei nostri figli maschi, privati di una figura di riferimento extrafamiliare del
loro stesso sesso. Che di quattro maestre delle elementari spesso non se ne tira fuori una. Che nelle stesse
elementari al primo problema ti convocano e ti ingiungono di rivolgerti a uno psicologo. Mentre alle
superiori il ragazzo difficile viene talvolta semplicemente espulso. Che, insomma, spesso neppure la
scuola svolge pi la funzione educativa. E non parliamo delle parrocchie: causa traslochi ne ho girate
parecchie e non ne ho trovata una dove si facesse sugli adolescenti un lavoro paragonabile a quello che
ricordo nella mia da ragazzo. Sar stato sfortunato.
Lho gi detto, siamo colpevoli. E prima di tutto lo siamo noi padri: se non altro perch dedichiamo a
quello che resta il mestiere pi difficile del mondo soltanto i ritagli di tempo. Ma non siamo i soli a dover
entrare nella gabbia degli imputati. Se non lo si capisce, se non si ripensa tutto il mondo che ruota intorno
ai nostri figli, aboliamo pure i genitori come suggerisce Pansa: da soli effettivamente rischiano di non
servire pi a niente. Basta che non vi illudiate che cos le cose miglioreranno.
di Massimo de' Manzoni
04/05/2011

i genitori/3:"Educare i

bimbi? Cominciamo a farli"

Nicholas Farrell risponde a Pansa e de' Manzoni: "Dovremmo volerne


averne tanti. Ma abbiamo paura"

Prosegue sulle pagine di Libero il dibattito: "Aboliamo i genitori?". La provocazione era stata lanciata
da Giampaolo Pansa ("I genitori del Duemila generano bulli") ed era stata raccolta dal vicedirettore di
Libero, Massimo de'Mazioni, che aveva rilanciato: "Aboliamoli pure, i genitori, ma stessa sorte per
giudici e professori". Ora il turno di Nicholas Farrell, che spinge sul "coraggio di mettere su famiglia".
Educare i bimbi? "Cominciate a farli". A Farrell risponde Francesco Borgonovo: "False colpe dei padri:
nel dna dei figli creare problemi".
Alleluja! Hanno ammazzato Osama Bin Laden. Ma in fin dei conti non sono le bombe dei kamikaze
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islamici che contano ma i loro bambini. I bambini sono pi pericolosi delle bombe. Voi italiani non fate
pi figli, loro s. E i numeri contano. Su questo giornale domenica scorsa Giampaolo Pansa ha scritto un
pezzo intitolato Aboliamo i genitori. Si lamentato dei bambini maleducati che trova intorno a s
ovunque vada. Ha dato la colpa ai loro genitori (tutti figli del 68). Ieri, Massimo de Manzoni, padre di
due figli adolescenti, ha replicato, dicendo: ok, noi genitori al giorno di oggi non siamo perfetti ma la
maleducazione dei nostri figli anche colpa degli insegnanti e dei giudici (figli del 68 pure loro).
Da anarchico thatcheriano e padre di quattro figli piccoli (dai sette anni in gi, e con un quinto nel forno)
scendo in campo per dire la mia pure io. Fino a pochi giorni fa ho picchiato i miei figli quando lo
meritavano (spesso!). Ma ho deciso di smettere perch controproducente. Cio: quando davo due bei
ceffoni al sedere della pi grande, Caterina, sette anni, mi rideva in faccia. A che punto dovevo arrivare?
Dovevo fare il talebano, ucciderla per fargliela capire? Ovviamente no.
Mia moglie, molto pi giovane di me e per ci molto pi carica, Romagnola doc, pu fare quello che
vuole. Io Farrell, invece, ho deciso. Non picchio pi i miei bambini. Si parla sempre di mancanza di
disciplina come hanno fatto Pansa e de Manzoni nei confronti dei bambini da parte di tutti: genitori,
insegnanti, giudici. Ma da dove nasce la disciplina? Dal picchiare un bambino ad oltranza stile Osama
Bin Laden o dal ragionare con lui stile Barack Obama democratico? Devo, ad esempio, tagliare la mano
al mio figlio maschio di 5 anni Francesco Winston perch prima di andare a letto la sera salta sui letti
come un folletto scatenato? Ho deciso di no. Ho notato una cosa curiosa. Se io, invece di dare due bei
ceffoni al sedere della terzogenita, Magdalena, quando veramente mi ha rotto il cazzo, mi siedo accanto a
lei e le chiedo: Dimmi bella, qual il problema? lei stranamente mi ascolta e si calma. Ma il vero
problema dellOccidente, e dellItalia in particolare, non la disciplina dei figli ma la mancanza di figli.
Qui in Italia (il tasso medio uno virgola qualcosa a coppia) non si fa pi figli. In parole povere, lItalia
un Paese che muore. Gli unici a fare figli in Italia sono gli immigrati, io compreso volendo. Non
abbiamo soldi dicono gli italiani. Ma i loro nonni con molto meno soldi hanno fatto otto o dieci figli.
Che cosa cambiato? Semplice. Unitaliana moderna non vuole fare figli. Vuole essere libera. Libera di
fare che? Di fare parte della catena in fabbrica dove si fabbrica elettrodomestici, la commessa in un
negozio di vestiti brutti e noiosi? S.
Ma fare la madre e la casalinga, e basta, non pi creativo? Mia moglie (che Dio la salvi) non va a
lavorare, lavora in casa. Che donna! Di conseguenza, e ne sono convinto, i miei figli cresceranno pi
sani e meno indisciplinati di tutti gli altri in giro i cui genitori li vedono solo una mezzora la mattina e la
sera. Da giovane (e non solo) ho visto e ho fatto di tutto. Non entro nei dettagli. Ma ho visto, se non
lorrore, almeno alcuni dei gironi dellInferno descritto da Dante. Ero quel figlio insomma di cui sia
Pansa sia de Manzoni si lamentano. Ma ero cresciuto negli anni 70. Allora? In pi, mio padre mi aveva
mandato in un collegio privato, esclusivo, duro, molto conservatore.
Quindi, da me, i miei figli possono imparare molto. Guarda com messo, forse non ci conviene fare
certe cose come ha fatto il pap, diranno. Certo dobbiamo difendere le nostre radici cristiane non solo
dallislam incallito ma anche dalla sinistra anti-famiglia e anti comunit, e resistere alla Sharia e la
creazione di uno stato dentro il nostro Stato. Ma sono ottimista lo stesso perch so quello che ho vissuto
io. E sono, come lOccidente, ancora vivo. A Pansa e a de Manzoni dico: mandate i vostri figli e nipoti da
me. Li sistemo io.
di Nicholas Farrell
04/05/2011

i genitori/4:"Poveri padri, i pargoli creano problemi"


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Borgonovo a Farrell, Pansa e de' Manzoni: "Crescere i figli


duro. Ma rinunciarci un torto. Soprattutto a loro"

Prosegue sulle pagine di Libero il dibattito: "Aboliamo i genitori?". La provocazione era stata lanciata
da Giampaolo Pansa ("I genitori del Duemila generano bulli") ed era stata raccolta dal vicedirettore di
Libero, Massimo de'Mazioni, che aveva rilanciato: "Aboliamoli pure, i genitori, ma stessa sorte per
giudici e professori". Qui Francesco Borgonovo - che spiega: "Quelle dei padri sono false colpe: nel
dna dei figli creare problemi" - risponde a Nicholas Farrell, che controcorrente sostiene: "Manca il
coraggio di mettere su famiglia. I bimbi? Cominciate a farli...".
Non ho figli, almeno non ancora. Diciamo che mi trovo nellet in cui allargomento si comincia a
pensare, e seriamente. Leggendo quel che hanno scritto nei giorni scorsi Giampaolo Pansa e Massimo de
Manzoni, per, quasi mi passa la voglia di scaricare su questa terra un altro poveraccio dal destino
incerto. E se poi mio figlio finisse a frequentare i rave party, a farsi le canne fuori dalla scuola o, quasi
peggio, circolasse con il cavallo dei pantaloni ad altezza selciato e le mutande ascellari in bella mostra?
La riflessione di De Manzoni fa riflettere: per quanti sforzi compia una famiglia per inculcare (che bella
parola, oggi tanto vituperata) ai ragazzi uno straccio di valore, di educazione, di rispetto per il prossimo, il
mondo in cui si vanno a cacciare i pargoli privo di appigli certi.
La scuola funziona male, trovare insegnanti capaci e motivati facile come vincere alla lotteria. Il
sessantottismo ha fatto a pezzi lautorit dei docenti e risulta pi facile ed emozionante, per un bambino,
ispirarsi a Homer Simpson piuttosto che al suo professore ditaliano il quale si sforza inutilmente di fargli
apprendere la grammatica, per altro resa inutile dal proliferare della tecnologia e dalla neolingua degli
sms e delle email. Anche le famiglie funzionano male: genitori troppo impegnati sul lavoro, indisponibili
al sacrificio necessario di rinunciare a qualche uscita serale con gli amici pur di accudire i piccolini. Viene
da dire: siamo allo sfascio, lasciamo perdere la riproduzione e dedichiamoci tuttal pi ad altre attivit
piacevoli che la precedono. Del resto tutto quel che abbiamo intorno ci suggerisce proprio questa
soluzione.
E, mi pare, gli articoli di Pansa e De Manzoni confermano la sensazione di impotenza. Per poi mi viene
da pensare ai miei genitori. Non avranno avuto anche loro le medesime preoccupazioni? Il mondo che la
mia generazione si preparava ad affrontare era davvero migliore di questo? Non credo. Magari non
esistevano i rave party, per gli adolescenti si infilavano aghi nelle braccia e morivano di overdose lungo
la strada o finivano martoriati dallaids. Oppure incontravano il professore sbagliato, leggevano i libri
sbagliati e sintruppavano in qualche gruppuscolo di militanti, dilettandosi a sprangare qualche ragazzetto
di opposte tendenze politiche. E i nostri nonni? Si trovavano davanti unItalia martoriata dalla guerra, in
pezzi. Lo spettro della povert, il pensiero di figli costretti ad emigrare in Germania per rimediare qualche
quattrino e un piatto di pasta. Ogni epoca ha i suoi tormenti e quelli attuali non sono peggiori di quelli che
li hanno preceduti. Poi c latavica impotenza dei genitori. Chi glielo faceva fare, ai miei, di fabbricare
un soggetto che avrebbe potuto, un giorno, trascurarli e non presentarsi a casa nemmeno nelle feste
comandate? Per quanto impegno, per quanta fatica e notti insonni potessero consumare, il loro bambino
avrebbe percorso la sua strada, regolata per lo pi dal caso e dalla sua personalit, indipendente dalla loro.
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Un tempo, vero, i figli si producevano perch si doveva, senza porsi troppe domande. Ora quelle
domande ce le poniamo fin troppo, col risultato che si procrea a quarantanni e si producono discendenti
viziati e iperprotetti.
Mi chiedo che cosa farei se avessi un figlio che si comportasse come mi sono comportato io. Invito i
lettori a porsi la medesima questione. Credo che sarebbero in pochi a rispondersi: non soffrirei nemmeno
un po. Dunque offro una soluzione, del tutto personale, al problema. I figli bisogna farli, consci che non
saranno come ce li aspettiamo, anzi, che probabilmente saranno il contrario di quel che vorremmo.
Bisogna farli per amore verso i nostri genitori, i quali hanno ricavato una marea di tormenti dal nostro
stare al mondo, ma ci hanno permesso di vivere qui. Con tutti gli errori che si possono commettere, con
tutte le stupidaggini che si possono evitare, eppur viviamo. E molti vivono bene: i casi di cronaca sono
soltanto il limite estremo, il paradosso, la fisiologica percentuale di follia che caratterizza ogni esistenza.
Non sono quello che mio padre e mia madre si aspettavano, ma li ringrazio per avermi concesso la
possiblit di esserci e giocarmela. A me, dopotutto, anche se sporco e cattivo, questo mondo piace. E a
voi?
di Francesco Borgonovo
04/05/2011

Aboliamo i genitori/5: "Occidente finito,


alleviamo bimbi terribili"
Intervista di Francesco Borgonovo a Paola Mastrocola, insegnate e scrittrice: "Impero al declino,
niente scocciature dei figli"

Prosegue sulle pagine di Libero il dibattito: "Aboliamo i genitori?". La provocazione era stata lanciata
da Giampaolo Pansa ("I genitori del Duemila generano bulli") ed era stata raccolta dal vicedirettore di
Libero, Massimo de'Mazioni, che aveva rilanciato: "Aboliamoli pure, i genitori, ma stessa sorte per
giudici e professori". Poi Francesco Borgonovo aveva spiegatp: "Quelle dei padri sono false colpe: nel
dna dei figli creare problemi" - rispondendo a Nicholas Farrell, che controcorrente sostiene: "Manca il
coraggio di mettere su famiglia. I bimbi? Cominciate a farli...". Ora la parola passa a Paola Mastrocola.

Paola Mastrocola una scrittrice di successo, con una particolare sensibilit riguardo ai problemi
delleducazione. Insegna in un liceo scientifico a Torino e il suo ultimo libro, Togliamo il disturbo
(Guanda) tutto dedicato ai mali della scuola, incapace di formare i giovani, sia sul piano culturale sia su
quello della convivenza civile.
Il caso dei ragazzi che hanno aggredito con ferocia due carabinieri dopo un rave party ha spinto
Pansa a sostenere che situazioni di questo genere sono la punta di un iceberg fatto di insofferenza a
regole e divieti. Secondo Pansa, la responsabilit soprattutto dei genitori, che rinunciano a
educare e ormai sono quasi inutili.
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Certo, i primi a doversi occupare delleducazione sono i genitori: sono loro che ricevono il pargolo
alla nascita, loro il compito nei primissimi mesi e anni. Credo che si cominci a educare un figlio fin da
quando lo si porta a casa dallospedale, fin dai suoi primi giorni di vita. Ed vero quel che scrive Pansa,
basta andare al ristorante e osservare la scena ai tavoli. L si vede come i Nuovi Genitori abbiano
dismesso il pensiero di educare, e come i Nuovi Bambini vengano su a mo di selvaggi. Credo che a breve
gli infanti terribili prenderanno il potere, ci salteranno in testa, ci calpesteranno facendo di noi adulti
poltiglia. Ma il problema ben pi esteso, dal momento che i genitori siamo tutti noi. Noi genitori, noi
insegnanti, noi sacerdoti, noi societ adulta di oggi, insomma. Anzi, direi meglio, noi italiani, noi
occidentali... Non c, a mio avviso, una colpa che possa essere imputata a una categoria specifica: il
nostro mondo tutto intero, lOccidente, ad aver abdicato a certi compiti. E la ragione a me pare questa:
siamo un impero arrivato al suo culmine, siamo una civilt al massimo splendore e quindi allinizio della
decadenza, soffriamo perci dei mali tipici di ogni et di decadenza. Viviamo tutti pi o meno nellagio.
Siamo la civilt del benessere, ci riconosciamo solo nei diritti, e quindi mal sopportiamo le restrizioni, le
costrizioni, qualsiasi cosa limiti la nostra raggiunta, individuale onnipotenza. Non siamo disposti a
rovinarci la festa, abbiamo imparato a vivere, ecco! Abbiamo appreso il piacere del mangiar bene, del
lavorar poco, del viaggiare molto. Andiamo spesso al mare, in montagna, raggiungiamo paesi esotici con
voli low cost. Siamo connessi alluniverso intero. Scarichiamo, clicchiamo, navighiamo, chattiamo. E
vediamo amici al ristorante... Figurarsi se abbiamo voglia di prenderci la cura di educar figli! Troppo
faticoso, richiede tempo ed energie che noi abbiamo imparato a mettere, molto pi piacevolmente, in
altro.
Il suo ultimo libro, mi pare, dimostra che la scuola ha colpe gravi: non in grado di formare i
giovani.
La scuola segue di pari passo la societ, molto semplice: societ del benessere, scuola del benessere.
Daltronde come potrebbe essere il contrario? Se la vede lei una societ che si gode la vita, e una scuola
che invece impone dei doveri? Le idee pedagogiche oggi imperanti si rifanno essenzialmente a unidea di
benessere e serenit: limportante far stare bene i ragazzi a scuola, divertirli, incuriosirli, motivarli,
con ogni mezzo. Mai richieder loro uno sforzo o unobbedienza a regole fissate a priori, sempre cercare il
dialogo, contrattare. Mai frustrarli con brutti voti, giudizi negativi, carichi eccessivi di compiti. Sempre
capire, aiutare, sostenere e recuperare. Anche insegnare un verbo ritenuto antiquato, poco
democratico, che sa di imposizione e coercizione: linsegnante che per unora osi ancora far lezione,
imponendo nozioni (cio conoscenze!) agli alunni ritenuto un vecchio reazionario che considera imbuti
i suoi allievi. Meglio uscire, giocare, fare esperienza. Lo studio non pi ritenuto utile: disturba il
benessere, incrina la serenit, toglie tempo ai divertimenti, alle amicizie, allo svago digital-mediatico.
Forse dare la croce addosso ai genitori sbagliato. La stessa cultura permissivista che si imposta
nella scuola la troviamo, per esempio, nella giustizia. Dove sentenze che impongono alla famiglia di
mantenere un figlio fino a 40 anni si accompagnano a sanzioni assurde per chi d uno scapaccione
al figlio. E intanto lillegalit diffusa, piccola e grande, non viene punita.
S, ad esempio non vengono puniti i piccoli imprenditori che fanno lavorare in nero gli immigrati. So di
molti giovani romeni di buona volont che lavorano duramente anche dieci ore al giorno, e non hanno
uno straccio di contratto. Cos, se vogliono ottenere un piccolo prestito bancario, non ce la fanno perch
non possono produrre alcuna busta paga. Mi pare ignobile.
Le chiedo una riflessione anche sul ruolo delle parrocchie. Un tempo svolgevano una funzione
educativa importante, ora pare che soffrano degli stessi mali presenti nella scuola, nelle famiglie e
altrove.
Le parrocchie dovrebbero rilanciare lidea di una vita intellettuale-spirituale. Non pensare solo ad
aggregare i giovani e intrattenerli. Ma nutrirli con letture, musica, cinema, teatro, arte... Perch la Bibbia,
che alla base della cultura occidentale, completamente sparita dagli orizzonti culturali dei giovani e
non fa pi parte delle loro conoscenze di base?.
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Secondo lei come dovrebbe cambiare la scuola per rispondere alle nuove esigenze?
La scuola non pu cambiare se non cambia la societ. Ma la scuola fa parte della societ. Quindi che
fare? Siamo tornati al punto di partenza. Nasce prima luovo o la gallina? Non lo so. Per mi sembra che
da una parte bisogner pur partire. La scuola certo potrebbe fare il primo passo: per esempio, potrebbe
ricominciare a credere in se stessa, al suo ruolo culturale enorme, al suo compito principale, che sarebbe
quello di... insegnare! La scuola oggi dovrebbe ripartire da capo, con coraggio, distruggere e ricostruire,
ma in fretta perch non abbiamo tutto questo tempo: dovrebbe anzitutto alzare il livello! Puntare ad una
altezza dellistruzione, perch solo cos aiuterebbe prima di tutto le classi pi svantaggiate che hanno
come unica chance listruzione scolastica, non il denaro, non le relazioni utili. Abbassando il tiro e
facendo una scuola sempre pi facile stiamo di fatto realizzando una scuola classista. Un bel paradosso
davvero, non c che dire! A quel punto sarebbe il caso che la scuola avesse dalla sua parte (e non contro,
come oggi)proprio le famiglie. I genitori dovrebbero andare nella stessa direzione della scuola, volere le
identiche cose: cio che i figli imparassero qualcosa, e non solo che si divertissero e fossero sempre
difesi e aiutati ad oltranza, indipendentemente dai loro sforzi! Ma vede, anche l: bisognerebbe che
lintera societ credesse ancora nella cultura, nello studio, nei libri, e che avesse una minima disposizione
al sacrificio... Anche la televisione, infine, potrebbe fare molto: se la smettesse di dare solo programmi
idioti, se infilasse ogni tanto qualcosa di alto, di bello, di mirabilmente inutile. Non so, per esempio si
potrebbe leggere una poesia, tra una pubblicit e laltra, tanto per dare lidea che non esiste solo il
commercio nella vita...
di Francesco Borgonovo
06/05/2011

Aboliamo i genitori/6: "Dopo il '68 cattivi genitori e figli migliori"

Il ministro delle Politiche Giovanili Giorgia Meloni intervistato


da Caterina Maniaci: "La nostra generazione si riscattata"

Prosegue sulle pagine di Libero il dibattito: "Aboliamo i genitori?". La provocazione era stata lanciata
da Giampaolo Pansa ("I genitori del Duemila generano bulli") ed era stata raccolta dal vicedirettore di
Libero, Massimo de'Mazioni, che aveva rilanciato: "Aboliamoli pure, i genitori, ma stessa sorte per
giudici e professori". Poi Francesco Borgonovo aveva spiegatp: "Quelle dei padri sono false colpe: nel
dna dei figli creare problemi" - rispondendo a Nicholas Farrell, che controcorrente sostiene: "Manca il
coraggio di mettere su famiglia. I bimbi? Cominciate a farli...". Dopo l'intervento di Paola Mastrocola,
che aveva sottolineato come la crisi dell'Occidente impedisse di crescere serenamente i figli, il Ministro
per le Politiche Giovanili Giorrgia Meloni risponde alle domande di Caterina Maniaci.
Giovani bamboccioni? S, molti. Ma non tutti. Giovani cresciuti senza una vera prospettiva futura,
educati secondo i disastrosi canoni del Sessantotto, che ha prodotto catastrofi, come la mistificazione del
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concetto di uguaglianza, gettando al vento quello del merito. Che oggi, per noi abbiamo recuperato e
reso un obiettivo del governo. Giorgia Meloni, ministro della Giovent, ha certo tutti i titoli per
intervenire nel dibattito-confronto aperto dallarticolo provocatorio di Giampaolo Pansa.
Genitori imbelli, ragazzi senza educazione e arroganti: chi si dovrebbe abolire?
Giampaolo Pansa un mito del giornalismo e dice cose sicuramente vere. Ci sono ragazzi e giovani
maleducati, arroganti, sfaticati, ma esiste poi unItalia che non si racconta, che trapela ben poco dalle
cronache dei media: quella, cio, dei giovani che studiano, che hanno due lauree e una sfilza di master,
ma che non hanno paura di fare i camerieri. Appartengono ad una generazione che non ha prospettive, e,
proprio come scrive Pansa su Libero, hanno avuto genitori cresciuti allombra del 68, con tutto quel che
ne consegue...
E la scuola, che colpe ha?
La scuola ha abdicato alla propria funzione educativa, per diventare, nella maggior parte dei casi, una
sorta di ammortizzatore sociale. Nonostante tutto, per, abbiamo dinanzi una generazione pi forte, pi
culturalmente attrezzata e anche motivata.
il caso, allora, di essere ottimisti?
La situazione oggettivamente difficile, ma possiamo permetterci il lusso di essere ottimisti. Intanto,
questo governo sa interpretare le esigenze giovanili, senza le demagogie della sinistra. Lo dimostra il
decreto di sviluppo, varato ieri dal Consiglio dei ministri, che particolarmente attento ai giovani. Anzi,
ne praticamente il motore.
Parla del credito di imposta...
Decisamente. importante ed previsto per quelle aziende che, al Sud, assumeranno a tempo
indeterminato lavoratori svantaggiati e cio disoccupati da tempo. La disoccupazione giovanile al
Meridione una vera piaga. Perci la possibilit dimpiegare una parte dei fondi Ue per incentivare le
assunzioni una risposta concreta. Per questo ci siamo battuti e ci batteremo insieme ai ministri Tremonti
e Fitto per superare le difficolt burocratiche esistenti.
Si grida spesso allo scandalo per la fuga dei cervelli dallItalia. Cervelli giovani, in gran parte. C
una risposta anche per questo?
Mi sembra un bel segnale la decisione di sperimentare un credito dimposta dedicato alle imprese che
finanziano la ricerca universitaria e pubblica. In questo modo si potr dare maggior ossigeno ai
ricercatori italiani e riconoscere il ruolo di moderni Mecenate ai privati che decidono di investire una
parte delle loro risorse per far progredire la nostra nazione. Anche il previsto Fondo per il Merito una
risposta alla devastante cultura del 68, che ha mistificato il concetto di uguaglianza, spazzando via
quello del merito. Un obiettivo che stato sempre perseguito, a cominciare dalla riforma della scuola e
delluniversit.
Insomma, bisogna legare la scuola con il lavoro...
Questa la strada. Infatti un altro provvedimento approvato dal governo quello che riguarda il contratto
di apprendistato, che render pi semplice ed efficace entrare nel mondo del lavoro per i giovani tra i 18 e
i 29 anni. Sar il contratto del futuro, che legher la scuola al lavoro: un modo per superare la pratica
dello stage perenne che, in pratica, si traduce in uno sfruttamento dei ragazzi che invece lo inseguono
come un miraggio.
di Caterina Maniaci
06/05/2011
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