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I diritti individuali non si estendono alle unioni civili

di Carlo Giovanardi*18-07-2015 AA+A++

Caro direttore,
nella risposta ad una lettera di Massimo Introvigne e Alfredo Mantovano, il direttore di Avvenire Marco
Tarquinio ha invitato a prendere atto che la Corte Costituzionale con sentenza n. 138 del 2010 ha posto il
problema/opportunit di "riconoscere" non solo le singole persone bens le "unioni omosessuali" in quanto
"stabile convivenza", il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge - il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e
doveri. La Corte fa riferimento all'art 2 della Costituzione e quindi Tarquinio conclude che piaccia o non
piaccia, insomma non siamo pi alla fase della disciplina dei diritti individuali.
Ma nella seduta dell'Assemblea Costituente del 24 marzo 1947 Aldo Moro illustrava l'emendamento
all'art. 2, presentato assieme all'on. Fanfani, di identico contenuto di quello presentato dagli onorevoli
comunisti Jotti e Amendola, nella parte in cui il progetto di Costituzione scriveva la Repubblica italiana
garantisce i diritti essenziali agli individui e alle formazioni sociali ove si svolge la loro personalit,
sostituendolo con: la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo sia come singolo sia
nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalit.
Cos Aldo Moro interveniva per illustrare l'emendamento, diventato poi l'art. 2 della Costituzione tutt'ora
in vigore: Abbiamo ubbidito a due diverse esigenze: da un lato, come si notava, si trattava di dare una
migliore specificazione ed individuazione di queste formazioni sociali, alle quali vogliamo vedere
riconosciuti i diritti essenziali di libert. E le individuiamo e specifichiamo in questo modo, presentandole
come quelle nelle quali si esprime e si svolge la dignit e la libert dell'uomo. Facendo riferimento all'uomo
come titolare di un diritto che trova una sua espressione nella formazione sociale, noi possiamo chiarire
nettamente il carattere umanistico che essenzialmente spetta alle formazioni sociali che noi vogliamo vedere
garantire in questarticolo della Costituzione. E da un altro punto di vista, il parlare in questo caso di diritti
dell'uomo, sia come singolo, e sia nelle formazioni sociali, mette in chiaro che la tutela accordata a queste
formazioni niente altro una ulteriore esplicazione, uno svolgimento dei diritti di autonomia, di dignit e
libert che sono stati riconosciuti e garantiti in questo articolo costituzionale all'uomo come tale. Si mette in
rilievo cio la fonte della dignit, dell'autonomia e della libert umana, espressione dei diritti essenziali
dell'uomo, e come tali devono essere valutate e riconosciute. In questo modo noi poniamo un coerente
svolgimento democratico; poich lo Stato assicura veramente la sua democraticit, ponendo a base del suo
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ordinamento il rispetto dell'uomo che non soltanto singolo, che non soltanto individuo, ma che societ
che non si esaurisce nello Stato. La libert dell'uomo pienamente garantita, se l'uomo libero di formare
degli aggregati sociali e di svilupparsi in essi. Lo Stato veramente democratico riconosce e garantisce non
soltanto i diritti dell'uomo isolato, che sarebbe in realt una astrazione, ma i diritti dell'uomo associato
secondo una libera vocazione sociale.
chiarissimo quindi che i costituenti esclusero che i diritti essenziali fossero in capo alle formazioni
sociali, ma soltanto agli individui che ne fanno parte. Se non fosse cos ci si metterebbe decisamente sulla
strada degli Stati Uniti quando hanno riconosciuto il matrimonio alle coppie omosessuali o della Corte
Europea che ha implementato con adozioni e quant'altro le unioni civili nel momento in cui l'unione stata
riconosciuta come tale.
Proprio per questo il Giudice Capo della Corte Suprema americana, John G. Roberts, ha notato nella
sua dissenting opinion: Se c dignit nel legame tra due uomini o due donne che vogliono sposarsi e nella
loro autonomia di fare scelte tanto profond, perch ci sarebbe meno dignit nel legame fra tre persone che,
nellesercizio della loro autonomia, vogliono fare la profonda scelta di sposarsi? Se due persone dello stesso
sesso hanno il diritto costituzionale di sposarsi perch altrimenti i loro bambini potrebbero subire lo stigma
di sapere che le proprie famiglie sono in qualche modo meno, perch lo stesso ragionamento non si
applicherebbe a una famiglia di tre o pi persone che allevano figli? Se non avere la possibilit di sposarsi
serve a mancare di rispetto e a subordinare le coppie gay e lesbiche, perch la stessa imposizione di
questo svantaggio non dovrebbe servire a mancare di rispetto e a subordinare le persone che trovano
compimento nelle relazioni poliamorose?
Insomma il dettato costituzionale chiarissimo e da ragione a chi come noi prontissimo a rimuovere
ogni discriminazione e a riconoscere i diritti dei singoli nelle formazioni sociali in cui si svolge la loro
personalit, ma senza rendere inevitabili tramite il riconoscimento pubblico dell'unione civile la pratica
dell'utero in affitto, le adozioni e la reversibilit.
* senatore. Capo gruppo NCD - AP in Commissione Giustizia Senato
Ringrazio il senatore Giovanardi per questo contributo che si aggiunge e completa quanto da noi affermato
a proposito del significato di "formazioni sociali" di cui all'articolo 2 della Costituzione (clicca qui e qui).
perci evidente che chi vuole continuare a sostenere il riconoscimento delle convivenze appoggiandosi
all'articolo 2 della Costituzione sta compiendo un'operazione ideologica in dispregio del diritto e della
verit. (R. Cas.) Evitiamo equivoci sulle convivenze

di Riccardo Cascioli05-06-2015 AA+A++

In Italia dal 2008 al 2013 le convivenze sono raddoppiate fino oltre il milione e certamente il dato andato
crescendo ancora. Basta questo a giustificare una legislazione specifica che regolamenti la convivenza?
Molti nella Chiesa sembrano dare per scontata una risposta affermativa e non passa giorno che non
intervenga qualche vescovo, voglioso di mostrarsi al passo con i tempi, per invitare lo Stato a concedere
questi sacrosanti diritti come li ha definiti monsignor Nunzio Galantino, segretario della Conferenza
episcopale italiana alle coppie conviventi, anche dello stesso sesso. Il 3 giugno lo ha detto ancora una volta
anche monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia (clicca qui): da una
parte si chiede la difesa intransigente dellunicit della famiglia naturale, dallaltra si concede una normativa
sulle convivenze invocando larticolo 2 della Costituzione.
La prima cosa che viene da chiedersi come mai allora la Cei fece tutto quel pandemonio nel 2007
organizzando anche il Family Day per bloccare i Di.Co. proposti dai ministri Bindi e Pollastrini del governo
Prodi. Se andiamo a riprendere quella proposta di legge vediamo che in fondo in linea con tante
dichiarazioni che vengono fatte oggi: ai diritti che gi vengono riconosciuti da leggi esistenti e da sentenze
della Corte Costituzionale aggiungeva sostanzialmente il diritto di successione e la reversibilit della
pensione soltanto alle coppie di provata stabilit. Qualcosa dunque non quadra: o ci si sbagliava allora o si
sbaglia adesso.
N pu essere una giustificazione per il cambiamento la crescita esponenziale del fenomeno. Se
ragionassimo in questi termini allora dovremmo ammettere e regolamentare anche il furto negli
appartamenti. Ci dicono infatti le statistiche che nel 2012 ci sono stati 240mila furti in appartamento con una
crescita del 114% rispetto a dieci anni prima. Un boom analogo a quello delle convivenze. Allora cosa
diciamo? Che lo Stato deve tutelare i sacrosanti diritti dei topi dappartamento, magari imponendo ai
condomini lobbligo di scale esterne estensibili in modo che i ladri non rischino la vita arrampicandosi fino
al quarto piano?
Ovviamente convivere non e non deve essere un reato, ma il criterio di fondo resta lo stesso: davanti a
un fenomeno si deve anzitutto decidere se sia un bene o un male. Se un male allora non lo si pu
promuovere.
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E perch la convivenza un male dal punto di vista dello Stato? Essenzialmente perch danneggia il vero
bene, la famiglia naturale, cellula fondamentale della societ, come la definisce anche la Dichiarazione
Universale dei Diritti dellUomo. Tanto vero che il boom delle convivenze va di pari passo con il crollo dei
matrimoni, civili e religiosi: appena 194mila nel 2013 (ultimi dati disponibili), 53mila in meno rispetto a
cinque anni prima.
Spiegava bene la questione il documento che nel 2007 la Cei pubblic al proposito, che si intitolava
Nota a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di
fatto. Rileggiamo il passaggio fondamentale:
Riteniamo la legalizzazione delle unioni di fatto inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano
sociale ed educativo. Quale che sia lintenzione di chi propone questa scelta, leffetto sarebbe
inevitabilmente deleterio per la famiglia. Si toglierebbe, infatti, al patto matrimoniale la sua unicit, che
sola giustifica i diritti che sono propri dei coniugi e che appartengono soltanto a loro. Del resto, la storia
insegna che ogni legge crea mentalit e costume.
Un problema ancor pi grave sarebbe rappresentato dalla legalizzazione delle unioni di persone dello stesso
sesso, perch, in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che insuperabile.
Queste riflessioni non pregiudicano il riconoscimento della dignit di ogni persona; a tutti confermiamo il
nostro rispetto e la nostra sollecitudine pastorale. Vogliamo per ricordare che il diritto non esiste allo
scopo di dare forma giuridica a qualsiasi tipo di convivenza o di fornire riconoscimenti ideologici: ha invece
il fine di garantire risposte pubbliche a esigenze sociali che vanno al di l della dimensione privata
dellesistenza.
Siamo consapevoli che ci sono situazioni concrete nelle quali possono essere utili garanzie e tutele
giuridiche per la persona che convive. A questa attenzione non siamo per principio contrari. Siamo per
convinti che questo obiettivo sia perseguibile nellambito dei diritti individuali, senza ipotizzare una nuova
figura giuridica che sarebbe alternativa al matrimonio e alla famiglia e produrrebbe pi guasti di quelli che
vorrebbe sanare.
Parole molto chiare, che non sono altro che la riproposizione del Magistero della Chiesa. Dato che
linsegnamento della Chiesa non cambiato nel frattempo n lo potrebbe e che non risulta che la Cei
abbia prodotto successivamente dei documenti di segno diverso, ci si chiede in base a quale criterio cos tanti
vescovi e uomini di Chiesa si adoperino per portare la massima confusione tra i fedeli.
Tanto pi che a ogni pi sospinto si invoca larticolo 2 della Costituzione, che recita cos: La Repubblica
riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si
svolge la sua personalit, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidariet politica, economica
e sociale.
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Secondo certi prelati e giuristi di fiducia della Cei - che si accodano alla giurisprudenza oggi dominante
- le convivenze rientrerebbero tra le formazioni sociali ove si svolge la personalit del singolo. una
tipica forma di clericalismo, che mentre muore dalla voglia di cedere alla mentalit mondana trova il modo
di giustificarlo con qualche principio di fede.
Ma la verit che larticolo 2 della Costituzione con le convivenze non centra assolutamente nulla. Basta
rileggere con attenzione la relazione che fece lallora deputato della Assemblea Costituente Giorgio La Pira
presentando appunto larticolo 2. La ragione che sta dietro quellarticolo la necessit dopo lesperienza
del totalitarismo di fissare con chiarezza quei diritti naturali della persona che vengono prima dello Stato e
che lo Stato obbligato a rispettare e garantire. In questa prospettiva, ai diritti personali i padri della
Costituzione vollero affiancare i diritti sociali, che sono per la persona altrettanto essenziali quanto i
primi. Ci si riferisce perci alle comunit naturali. Spiega La Pira: I diritti essenziali della persona
umana non sono rispettati e lo Stato perci non attua i fini pei quali stato costruito se non sono rispettati
i diritti della comunit familiare, della comunit religiosa, della comunit di lavoro, della comunit locale,
della comunit nazionale.
perci la famiglia la prima comunit naturale tutelata dallarticolo 2 della Costituzione, che va letto
dunque come premessa e non come aggiunta - allarticolo 29 che pi specificamente si riferisce alla
famiglia come societ naturale fondata sul matrimonio.
In altre parole il riconoscimento delle convivenze va contro la lettera e lo spirito della Costituzione
italiana, oltre che del Magistero.
Cari vescovi, giuristi e politici che volete trovare il giusto compromesso per essere accettati e acclamati
dal mondo senza perdere il potere ecclesiale, abbiate il coraggio delle vostre azioni e dei vostri pensieri. Non
fate finta di difendere la famiglia mentre invece gli state assestando il colpo di grazia. C gi abbastanza
confusione nel mondo e nella Chiesa, non aggiungete anche le vostre giravolte mentali.

Cari vescovi, davvero vi va bene cos?


di Riccardo Cascioli16-07-2015 AA+A++

Prosegue lattacco in forze di hacker al sito de La Nuova Bussola Quotidiana, e per questo potr accadere
ancora di non potervi accedere; nel frattempo il senatore Carlo Giovanardi viene allontanato da un albergo a
Cortina dAmpezzo perch sgradito ad alcuni clienti; ancora, il PD medita di forzare le regole parlamentari
per accelerare lapprovazione del ddl Cirinn, che sancirebbe per legge la sostanziale equivalenza di coppie
etero e omosessuali. Sono questi tutti segnali di nubi sempre pi nere che si addensano sul nostro Paese,
nelle mani di una potente lobby gay che sta imponendo una forma sempre pi soffocante di totalitarismo, con
la complicit di media, politici e aziende sempre pronte a piegarsi a quello che appare il potente di turno.
Ebbene, a rendere questo clima ancora pi insopportabile contribuisce una parte della Chiesa italiana,
ormai allineatasi al pensiero dominante. Nei giorni scorsi ho gi indicato nomi e strategie cos come
appaiono evidenti dai fatti che si susseguono (leggi qui e qui). Ma la lettura del quotidiano della CEI,
Avvenire, ci d modo di capire sempre meglio dove si vuole andare a parare e anche la menzogna su cui si
fondano certe tendenze alla resa incondizionata mascherate da difesa dei valori.
interessante al proposito leggere la risposta che il direttore di Avvenire ha dato due giorni fa a una
lettera firmata da Massimo Introvigne (in qualit di presidente del Comitato S alla Famiglia) e Alfredo
Mantovano (vice-presidente del Centro Studi Rosario Livatino). Introvigne e Mantovano spiegavano (clicca
qui) come non possa essere accolto un qualsiasi riconoscimento di diritti di coppia per le relazioni
omosessuali e vada quindi respinta anche la versione edulcorata (si fa per dire) del ddl Cirinn, laddove si
parla di istituto giuridico originario per le convivenze tra persone dello stesso sesso.
La risposta del direttore di Avvenire da una parte conferma il via libera della CEI o, meglio, del suo
segretario - al compromesso sulla Cirinn, dallaltra lo giustifica con motivazioni che meritano un
approfondimento.
Leggiamo infatti sul quotidiano della CEI: La questione della regolazione nel nostro Paese delle unioni
tra persone dello stesso sesso ha assunto contorni pi chiari (e pi complicati) a causa della sentenza della
Corte costituzionale n.138 del 2010. Quella sentenza che non un testo sacro, ma con la quale da cittadini
dobbiamo fare tutti i conti ha rigettato la tesi del diritto alle nozze gay. La nostra Costituzione, checch
qualcuno impapocchi, infatti chiarissima sul punto. La Consulta, per, ha posto contemporaneamente il
problema/opportunit di riconoscere non solo alle singole persone bens allunione omosessuale, in
quanto stabile convivenza, il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia,
ottenendone nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge il riconoscimento giuridico con i
connessi diritti e doveri. La Corte fa riferimento allarticolo 2 della Costituzione (ruolo delle formazioni
sociali dove si sviluppa la personalit umana) e non allarticolo 29 (riconoscimento della famiglia come
societ naturale fondata sul matrimonio). Piaccia o non piaccia, insomma, non siamo pi alla fase della
disciplina dei diritti individuali. Si tratta perci di trovare un percorso sensato una via italiana, insisto da
tempo che affronti il nodo su un piano diverso da quello matrimoniale, che strutturalmente il piano dei
figli (con tutto quel che ne consegue a livello di mercificazione dellumano, sino alla compravendita di
grembi di madre e di gameti umani). Ecco perch parlo di un piano patrimoniale (che pu diventare un piano
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della solidariet). Il legislatore si sta orientando a sottolineare che si tratta di un istituto giuridico
originario? A mio avviso, una notazione importante e non solo un esercizio nominalistico. Purch si
chiarisca che listituto giuridico delle unioni gay originario rispetto allarticolo 29 della Costituzione.
Dunque, secondo il direttore di Avvenire, tutto sta in quella sentenza della Corte Costituzionale che fa
rientrare le unioni fra persone dello stesso sesso nelle formazioni sociali tutelate dallarticolo 2 della
Costituzione. Ci che per non viene detto che non si tratta di una decisione subita ma di una opinione
condivisa tanto che una lettura siffatta dellarticolo 2 della Costituzione stata proposta pi volte da
Avvenire, ad esempio con gli editoriali del professor Francesco DAgostino.
Ma come abbiamo avuto modo di scrivere pi volte, quella lettura dellarticolo 2 falsa, (leggi qui) gli
interventi alla Costituente dimostrano chiaramente che ci si riferisce a istituzioni naturali in cui in nessun
modo possono rientrare le convivenze. La sentenza della Corte Costituzionale cui si fa riferimento che
forzata da un pregiudizio ideologico e che andrebbe dunque denunciata come tale - diventa perci un
comodo paravento per nascondere le proprie inconfessabili convinzioni.
Tanto vero che si propone questa sentenza come base per legiferare in tema di unioni fra persone dello
stesso sesso. Il ragionamento che si fa sembra scontato: la Consulta ha deliberato, non possiamo fare altro
che prenderne atto. Ma non cos: prima di qualsiasi altra indicazione, non ci si pu esimere dal giudicare se
una sentenza sia giusta o meno. Giusta nei confronti del testo della Costituzione, e giusta nei confronti del
diritto naturale. La Costituzione non il Vangelo e la Corte Costituzionale non il Concilio.
Pensiamo ad esempio alla sentenza no. 162 del 2014: a proposito di fecondazione eterologa, la Corte
Costituzionale ha sancito un diritto al figlio, stabilendo che la determinazione di avere o meno un figlio,
anche per la coppia assolutamente sterile o infertile, () non pu che essere incoercibile. Potremmo mai
accettare una affermazione di questo genere? Potremo mai stancarci di gridare che si tratta di uninvenzione
(rispetto alla Costituzione) e di uninfamia (rispetto al diritto naturale)? Certo che no, n potremmo dire
visto che cos dice la Consulta allora facciamo una legge che regoli il diritto al figlio, paletti che si
vogliano fissare o meno.
Ma per Avvenire che piaccia o non piaccia parla a nome della CEI non cos. Evidentemente l si
pensa che bisogna obbedire prima alla Costituzione che a Dio, e lo chiamano realismo. Data la premessa
falsata non stupisce allora che si arrivi a sostenere la legittimit del riconoscimento delle unioni fra
persone dello stesso sesso. In questo modo la via italiana alle unioni civili diventa la via cattolica alle
nozze gay.
Ci che per appare incomprensibile il silenzio dei vescovi italiani. Sappiamo o perlomeno
presumiamo - che non sono pochi coloro che non si riconoscono affatto in questa linea, eppure il segretario
della CEI, monsignor Nunzio Galantino il vero dominus di Avvenire e di tutti i media della Conferenza

episcopale -, va avanti incontrastato per la sua strada. Nella distrazione generale, presente ovunque:
afferma, tratta, indica soluzioni, riscrive il Magistero.
Ci si chiede: dov e come la pensa il presidente della CEI? E i tre vice-presidenti? E tutti gli altri vescovi
italiani? Come possibile che un segretario che per statuto non ne ha affatto il potere possa fare il bello e
il cattivo tempo su una materia cos delicata come questa?
Cari vescovi, davvero vi va bene la via cattolica alle nozze gay?

Unioni civili, schermaglie Pd-Cei


di Giuseppe Rusconi21-07-2015 AA+A++

(www.rossoporpora.org) Sabato 18 luglio a Milano, in occasione dellassemblea nazionale del Partito


democratico, il presidente del Consiglio e segretario del partito Matteo Renzi ha annunciato che il disegno di
legge Cirinn sulle unioni tra persone dello stesso sesso e sulla disciplina delle convivenze anche
eterosessuali sar approvato entro la fine dellanno. Lannuncio imperioso ha suscitato subito una reazione
molto stizzita affidata allAnsa - del segretario generale della Conferenza episcopale italiana, il vescovo
Nunzio Galantino.
Tale reazione ha spinto i giornali online a comporre titoli come La Cei insorge. L Avvenire di
domenica 19 luglio, tuttavia, smorza di molto i toni e si accontenta di una colonna a pagina 9 dal titolo
Galantino (Cei):. Il ddl Cirinn genera confusione. Aiutare la famiglia. Ricostruendo quanto successo,
appare chiaro che la linea del dialogo a ogni costo in materia, perseguita dal segretario generale della Cei, ha
subito una pesante umiliazione da parte di chi, il cattolico Matteo Renzi, ha ormai deciso che il disegno di
Cirinn ha da passare in tempi brevi (anche se non brevissimi, cio entro la pausa parlamentare di agosto,
come si era pur prospettato). Passer, passer e nessun la fermer (tantomeno chi dialoga con il cappello in
mano e la bandiera bianca incorporata). Questo crede Renzi. Pu darsi che abbia ragione. Ma il popolo
grande e appassionato del 20 giugno a piazza san Giovanni (ostacolato ed emarginato dai dialoganti) non
ha nessuna intenzione di cedere.

18 luglio: Renzi a Milano, allassemblea del Pd. Rivedendo e riascoltando il video del lungo discorso del
presidente del Consiglio, ne evidenziamo il passo di circa un minuto riguardante il tema del disegno di legge
Cirinn. (E questa) anche unItalia che ha voglia di scommettere in modo definitivo sui temi dei diritti
civili. Qui Renzi si rivolge al sottosegretario Ivan Scalfarotto, invitandolo a mangiare una coppa di fragole
con lui cos da interrompere la forma di sciopero della fame iniziata venti giorni prima in segno di protesta
contro i ritardi nellesame del disegno di legge Cirinn. Poi prosegue: La questione dei diritti civili non ha
bisogno in questo momento di essere ulteriormente elemento di scontro. Deve essere semplicemente risolta
una volta per tutte. (NdR: da notare il grande rispetto di Renzi per listituzione parlamentare). Noi nel corso
del mese di settembre dobbiamo chiudere con la questione delle riforme costituzionali. Prima che si vada al
passaggio della legge di stabilit, che inizier il 15 ottobre al Senato, quello lo spazio giusto per portare in
Aula e chiudere definitivamente o, meglio, definitivamente al Senato la discussione sulle leggi civili.
Propongo che questa discussione possa essere fatta insieme alla Camera (), in modo tale che, subito dopo,
la lettura alla Camera, se i deputati saranno daccordo, possa essere una lettura confermativa, cio per una
volta non si torni a fare la navetta. Questo consentirebbe entro lanno di avere finalmente approvata le legge
sulle unioni civili. E un impegno che ci prendiamo.
Matteo Renzi ha detto in sostanza:
-non riusciamo a far approvare il disegno di legge Cirinn entro la pausa di agosto;
- lo faremo approvare al Senato entro il 15 ottobre;
- lo trasferiremo subito alla Camera, cercando di farlo approvare senza divergenze con il Senato (e dunque
evitando la navetta consueta);
- il disegno di legge Cirinn sar dunque approvato entro la fine del 2015 (La questione deve essere risolta
una volta per tutte).
Da notare latteggiamento molto dialogante del Presidente del Consiglio.
18 luglio: la reazione di Ivan Scalfarotto. Dopo le parole del Presidente del Consiglio il sottosegretario
Ivan Scalfarotto gli ha dato fiducia e ha interrotto la forma di sciopero della fame, ma non ha potuto
esimersi dal ricordare che la mancanza di una legge sulle unioni civili pone lItalia su un piano
imbarazzante in materia di diritto internazionale. Se guardate la cartina dei diritti civili nel mondo noi siamo
nel Patto di Varsavia (NdR: allusione anche diretta alla Polonia), siamo insieme alla Bielorussia e alla
Moldova, non alla Francia dei diritti delluomo (NdR: grande il rispetto di Scalfarotto per gli Stati che
non la pensano come lui).
18 luglio: la reazione del segretario generale della Cei. Evidentemente punto sul vivo dallannuncio di
Renzi, monsignor Nunzio Galantino ha rilasciato allAnsa una dichiarazione molto piccata. Rispetto alle
urgenze che si impongono a livello interno come a livello internazionale paradossale questa attenzione
(NdR: alla questione delle unioni civili). Peccato non poterne riscontrare altrettanta in effettive misure di
sostegno alla famiglia, nonostante questa sia la cellula fondamentale () La nostra contrariet riguarda la
confusione che il disegno di legge introduce, evitando opportunamente lutilizzo del termine matrimonio,
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ma di fatto attribuendo alle unioni omosessuali diritti e doveri uguali a quelli previsti per la famiglia fondata
sul matrimonio. () Al di l delle questioni terminologiche, se si guarda alla sostanza, si deve considerare
che siamo di fronte allattribuzione di un eguale regime a realt che sono di fatto diverse, come sempre
stato riconosciuto sia a livello giuridico che di senso comune (NdR: ma non , almeno in parte, quanto
osservavano anche i tanto disprezzati manifestanti di san Giovanni?).
La prima reazione di monsignor Galantino, fautore del dialogo a tutti i costi con il Governo, deve aver
assommato sorpresa a rabbia di fronte alla chiusura in materia dimostrata dal capo dellesecutivo dei
cattolici la carte. Il 30 marzo il segretario generale della Cei aveva dichiarato, a proposito del disegno di
legge Cirinn: Ci sono alcuni particolari che non convincono (quali non sapeva). Il 24 maggio aveva detto
al Corriere della Sera, sulla falsariga del ritornello Serve il confronto, non le ideologie: Non si tratta di
fare a chi grida di pi, i pasdaran delle due parti si escludono da s. Ci vuole un confronto tra gente che
vuol bene a tutti.
Dopo aver tentato di soffocare in culla la manifestazione del 20 giugno di piazza San Giovanni e, non
essendoci riuscito, prima di ostacolarla con tutti i mezzi, poi di svalutarla e minimizzarla, monsignor
Galantino rilevava il 14 luglio in unintervista ad Aleteia, a proposito del contrasto al disegno di legge
Cirinn: Accanto a chi ha proposto forme di manifestazioni pubbliche di dissenso, c chi in questo
momento storico ritiene pi razionale e urgente lapertura di un processo che ci veda coinvolti nel
fronteggiare una cultura individualistica (NdR: apertura di un processo?... campa caval che lerba cresce).
La scelta di stare nei processi (NdR: e dagliela con i processi.) rimane ancora la pi impegnativa ed
esigente: vive nella consapevolezza della necessit di tenere insieme differenti modi di sentire, al fine di
mantenere salda la realt della famiglia e i suoi diritti, a partire da quello della libert educativa (NdR: quante
parolone ma il succo concreto? C proprio da aver nostalgia del cardinale Biffi e della sua lucidit di
pensiero cos immediatamente comprensibile... ).
Insomma per chi aveva fatto del dialogo, del confronto tra gente che vuol bene a tutti la propria
stella polare, il risveglio provocato dalle parole di Renzi (con toni da padrone delle ferriere) deve essere
stato ben duro. Il giorno dopo un altro giorno, gi diverso; apparentemente al segretario generale della
Cei la rabbia sbollita (o pi probabilmente ha deciso di 'abbozzare') e cos l Avvenire ha ricondotto il
fatto a notiziola o poco pi. In prima pagina il quotidiano della Cei confina lannuncio di Renzi e la reazione
di Galantino (sintetizzata in altre le priorit) allocchiello dellarticolo sul discorso di Renzi a Milano e,
allinterno, nella mezza colonna a pagina 9, gi citata allinizio. Incassare, digerire e continuare a dialogare
con chi non ha nessuna intenzione di farlo? Magari anche per strappare qualche briciola sulla seconda parte
del disegno di legge Cirinn dove si parla della disciplina delle convivenze anche eterosessuali una
concorrenza manifesta ai matrimoni religiosi o no? E qui, par di capire, monsignor Galantino qualche
preoccupazione ce lha
Allinterno della Conferenza episcopale italiana monsignor Galantino sa di poter godere di un vantaggio
pesante che frena lesternazione di un non irrilevante malcontento esistente verso di lui: stato scelto
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personalmente dal Papa e dunque Fin qui solo alcuni vescovi coraggiosi si sono esposti pubblicamente e
con vigore in favore del popolo del 20 giugno. Non detto per che, considerato quanto Galantino
raccoglie con il suo attivismo fondato sul dialogo (e quanta indignazione, quanto scoramento crei con le sue
parole e opere allinterno di una parte importante del laicato cattolico italiano) la questione della sua
permanenza alla testa dellorganizzazione della Cei si ponga a breve molto seriamente. E allora dovr
schierarsi anche chi tra i vescovi oggi si nasconde per paura di conseguenze personali.
Una petizione ai parlamentari contro il disegno di legge Cirinn e un decalogo per contrastare la
diffusione dellideologia del gender nelle scuole. Intanto il disegno di legge Cirinn prosegue nella
discussione commissionale in Senato. Molti gli emendamenti ancora da esaminare. Grava tra laltro
sulloggetto la mina dellammontare dellonere per lo Stato (ovvero su tutti noi) se dovesse venire
riconosciuta la reversibilit della pensione per ogni componente dell unione tra persone dello stesso sesso:
stato calcolato in sede amministrativa che potrebbe toccare i tre miliardi e mezzo di euro annui. Tra le voci
pi attive contro il disegno di legge quelle dei senatori Carlo Giovanardi e Lucio Malan (che valdese). Da
segnalare anche che Notizievangeliche.com ha pubblicato un lungo e dettagliato articolo sullideologia
gender e la distruzione della famiglia.
Intanto tra i promotori della grande testimonianza di piazza San Giovanni emerge soddisfazione per il
rinvio a settembre/ottobre del dibattito sul disegno di legge Cirinn nellaula del Senato: si fa notare che in
ogni caso la manifestazione ha dato nuovo vigore parlamentare allopposizione e ha consigliato alla
maggioranza il rallentamento delliter del disegno. In tale contesto parecchie tra le associazioni del 20
giugno invitano a firmare una petizione contro il disegno di legge Cirinn da inviare a deputati e senatori
( Stop unioni civili omosessuali Stop ddl Cirinn). Sono al momento Manif pour tous, Pro Vita onlus,
Movimento per la Vita, Associazione Genitori (AGe), Associazione Genitori Scuole Cattoliche (AGeSC),
Giuristi per la Vita, Voglio la mamma, Associazione Non si tocca la famiglia, Generazione Voglio
Vivere, Comitato Art. 26, Movimento Europeo Difesa Vita (MEVD), Associazione Donum Vitae,
Coordinamento Famiglie Trentine, La Nuova Bussola Quotidiana.
Sul sito del comitato mantello della manifestazione del 20 giugno ( www.difendiamoinostrifigli.it ) , nella
sezione Documentazione appare poi anche un utilissimo Decalogo per contrastare il gender nelle scuole
(come agire e che cosa fare). Per quanto riguarda nuove manifestazioni di piazza numerose le voci che ne
auspicano una in relazione al dibattito in Senato sul ddl Cirinn. Una parte importante del laicato cattolico,
insieme con persone di buona volont e di ogni provenienza, continua insomma e giustamente ad essere in
fermento dopo il grande, inaspettato successo del 20 giugno. Ce nest quun dbut, continuons le combat.

Diritto al matrimonio tra omosessuali? Ma la Convenzione europea dice il contrario


di Giorgio Carbone23-07-2015 AA+A++

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La Corte Europea dei Diritti dellUomo, organo giudiziario del Consiglio dEuropa da non confondere con lUnione Europea ha stabilito
con sentenza pubblicata ieri 21 luglio (Caso Oliari e Altri vs Repubblica Italiana) che la Repubblica italiana, non garantendo una posizione
giuridica certa alle coppie conviventi dello stesso sesso, viola larticolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti delluomo, firmata a Roma il
4 novembre 1950.
Larticolo 8 della Convenzione recita: Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua
corrispondenza. Non pu esservi ingerenza della pubblica autorit nellesercizio di tale diritto se non in quanto tale ingerenza sia prevista
dalla legge e in quanto costituisca una misura che, in una societ democratica, necessaria per la sicurezza nazionale, lordine pubblico, il
benessere economico del paese, la prevenzione dei reati, la protezione della salute o della morale o la protezione dei diritti e delle libert
altrui. Questo articolo stato voluto come si evince dal secondo comma per evitare ingerenze dei poteri pubblici nella vita privata e
familiare.
I ricorrenti, cio i sei cittadini italiani di orientamento omosessuale che hanno adito la Corte Europea, hanno invocato lart. 8
lamentando che lordinamento giuridico italiano non riconosce in modo certo il loro status di coppia convivente, nega loro la possibilit di
contrarre matrimonio e non d alcuna protezione giuridica alla loro stabile relazione. La Corte Europea ha stabilito ( 185 e 205) che
lattuale situazione giuridica italiana una violazione dellart. 8, cio la Repubblica italiana discriminerebbe le persone con orientamento
omosessuale e violerebbe il loro diritto alla vita privata e familiare. La sentenza apre molteplici e articolati temi. Mi soffermo solo su tre
aspetti.
1. Lart. 8 della Convenzione, citato sopra, tutela la vita privata e familiare come diritto umano fondamentale per proteggerlo da
soprusi arbitrari dellautorit statale, soprusi frequenti nei regimi totalitari. Oggi, invece, lart. 8 invocato per chiedere un intervento
positivo dello Stato, anzi per obbligare o forzare la Repubblica italiana a legiferare. Ma i senatori e i deputati italiani sono liberi di discernere
o sono stati commissariati dalla Corte Europea? Le due Camere del nostro Parlamento non sono pi sovrane? Non pi sovrano il popolo
italiano? O siamo davanti a dei miti oramai sorpassati degli ideali democratici parlamentari?
2. Queste rivendicazioni giuridiche, facendo leva su orientamenti e/o preferenze, trasformano orientamenti, preferenze e leconomia
pulsionale dei desideri in altrettanti diritti soggettivi. La societ non pu organizzarsi intorno alle preferenze o orientamenti sessuali, che
sono elementi anche importanti nella vita dei singoli, ma molto soggettivi. La societ pu organizzare se stessa solo su fatti oggettivi, come
la dualit maschio-femmina, solo intorno a una relazione di coppia, a una alleanza fedele tra uomo e donna, che comporta parit nella
dignit, alterit nellidentit sessuale e complementariet nelle doti fisiologiche, corporee e nelle capacit intellettuali, emotive e affettive. Il
matrimonio proprio quella realt nuova nella quale la donna e luomo si alleano nellalterit e nella complementariet donandosi
reciprocamente come pari. Se una societ vuole svilupparsi e crescere ha bisogno di promuovere solo un modello di vita, quello fondato sulla
differenza maschio femmina dellidentit sessuale.
La Costituzione della Repubblica italiana, firmata il 27 dicembre 1947, la Dichiarazione universale dei diritti delluomo, firmata dalle
Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, e molti altri documenti nati negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale si basano su una
convinzione comune: esiste un nucleo di beni umani che nessun potere giuridico e nessuna societ potr erodere e negare, anzi i poteri di uno
Stato sono chiamati a riconoscerli e a promuoverli. Tale nucleo di beni il contenuto dei diritti fondamentali delluomo, indisponibili per il
singolo interessato e incomprimibili da parte di terzi. Tra questi beni fondamentali umani ricordo la vita e lintegrit fisica, la famiglia, il
pensiero e la ricerca intellettuale, lassociarsi e liniziativa imprenditoriale.
Oggi questa convinzione venuta meno, perch si perso il riferimento al bene comune, perch il vero non sarebbe pi un dato
oggettivo che si mostra a ognuno anche attraverso le relazioni con laltro. Il vero diventato qualcosa di puramente esteriore, il proprio

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punto di vista. La libert non pi una tensione della volont umana verso il bene comune perch esso non esisterebbe pi ma
emancipazione da ogni tipo di condizionamento e limite. Di conseguenza la convivenza civile non pi ancorata ai beni comuni e
fondamentali delluomo, semplicemente percepita come un accordo tra coloro che hanno il potere di imporre la loro volont agli altri,
quindi accordo necessariamente transitorio e fluttuante tra gruppi di potere, accordo che pu mettere mano anche su quei beni che un tempo
erano il contenuto dei diritti fondamentali, non per perseguire un bene comune, perch esso non c e non pu esser conosciuto, ma per
realizzare linteresse particolare di alcuni. Passiamo cos da un modello di convivenza e quindi anche di diritto ancorato su di un nucleo di
beni oggettivi (i diritti umani fondamentali) a un altro modello di convivenza e di diritto ancorato sullorientamento pulsionale e sulle
preferenze affettive.
Ancoraggio incerto, per non dire nullo. Perci non meraviglia che il silenzio sui diritti umani fondamentali sia tanto diffuso quanto sia
enfatizzata e sonante la rivendicazione dei diritti civili. La posta in gioco non , come si vuole fare intendere, lallargamento del diritto di
matrimonio ad altri condensato nello slogan pi diritti per tutti. Si tratta, invece, del tentativo di ridefinire di fatto il matrimonio: le coppie
eterosessuali che vorranno sposarsi non potranno pi accedere allo stesso istituto che ha unito i loro genitori e il legame sponsale che unisce i
loro sar stravolto in modo tanto brutale quanto silenzioso. Il tutto realizzato per consentire l'accesso al matrimonio ad una minoranza che
non ha titoli per ottenerlo.
3. Riconoscere alle coppie dello stesso sesso prerogative e diritti tipici del matrimonio significa trattare in modo identico due relazioni,
quella matrimoniale e quella tra persone omosessuali, che sono strutturalmente diverse. Trattare in modo identico fatti diversi iniquo. Cos
come iniquo trattare in modo diverso fatti identici. Come ho ricordato nel mio libro Gender. Lanello mancante?, gi Aristotele (in Etica a
Nicomaco 5,3,1131a22) aveva scritto: Quando persone che sono nella stessa condizione ricevono trattamenti diversi, o quando persone che
non sono nella stessa condizione ricevono un identico trattamento, allora sorgono battaglie e contestazioni. Paradossalmente la sentenza
della Corte Europea del 21/07/2015 incoraggia a trattare in modo identico relazioni strutturalmente diverse e apre cos a moderne forme di
discriminazione alla rovescia.

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