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Ingrao, l'ultimo saluto: "Una vita per la

liberazione dell'uomo"
I funerali in piazza Montecitorio allo storico dirigente del Pci, sulle note di "Bella ciao", tra pugni alzati e
bandiere rosse. Don Ciotti: "Ha servito la politica, invece di servirsene"
di AGNESE ANANASSO
30 settembre 2015

(ansa) ROMA - E' iniziato con le note di "Bella ciao" l'ultimo


viaggio di Pietro Ingrao, tra pugni alzati, fazzolettoni delle brigate partigiane, bandiere di Rifondazione
comunista, di Syriza e del movimento operaio. Accompagnato dai familiari, dalla presidente della Camera
Laura Boldrini e portato a spalla dai commessi della Camera, il feretro stato portato in piazza
Montecitorio. Ai funerali solenni, per salutare lo storico dirigente del Pci ed ex presidente della Camera tra il
1976 e il 1979, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente del Senato, Pietro Grasso, il
presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il presidente della Repubblica emerito Giorgio Napolitano con la
moglie signora Clio. Seduto tra i familiari di Ingrao anche Fausto Bertinotti. Tra la folla il segretario della
Fiom Cgil Maurizio Landini, il costituzionalista Gianni Ferrara e il dirigente del Pci Giacomo Schettini
vicino a Ingrao.
Durante le esequie le bandiere di Palazzo Montecitorio sono state esposte a mezz'asta. Sopra alla bara una
corona di fiori e un caschetto portato da una delegazione di operai delle acciaierie di Terni e la sciarpa rossa
di don Gallo. Tra poesie scritte da lui stesso, applausi e commozione, si sono alternati a parlare familiari,
istituzioni, uomini e donne che lo hanno conosciuto e che hanno vissuto con lui gli anni della passione e
dell'impegno politico.

La presidente della Camera Laura Boldrini ha ricordato come Ingrao fosse l'uomo del dubbio: "Per lui il
dubbio non era rinuncia ma seria onest intellettuale nei confronti delle persone alle quali non si rivolgeva
con soluzioni semplici e semplici certezze" e ha ricordato come fosse uomo attuale, attuali le sue parole.
"Per Ingrao era fondamentale la centralit del Parlamento e la partecipazione dei lavoratori e dei cittadini
alla attivit pubblica. Anche oggi i cittadini devono far sentire ogni giorno la propria voce, come disse
Ingrao 'il voto da solo non basta. La sua esperienza di vita esperienza dell'Italia e degli italiani".
Alfredo Reichlin lo ricorda come uomo onesto, in cerca della verit : "Questo paese ha una storia. Eppure
noi questa storia non l'abbiamo custodita bene. Perch volevamo la luna o non l'abbiamo voluta abbastanza?
Ingrao era una mente libera, cocciuta e assetata di conoscenza. Non era uno scettico, voleva capire, sapeva
lottare e colpire. Sapeva che per vincere bisogna capire quel tanto di verit che c' sempre in fondo alle cose.
Ingrao era un uomo giusto: cos la gente lo ha percepito. Ci ha insegnato che la politica non pu ridursi a
mercato e lotte di potere. Abbiamo bisogno di uomini come lui. Abbiamo bisogno di capire".
La figlia Renata, con una voce commossa, ha voluto parlare di quel padre che portava in casa la sua
passione politica e il suo concetto di amore e giustizia: "La politica se la portava anche in famiglia. Aveva
una grande passione per le vite degli altri. Anche la mia vita stata riempita dall'amore che mi ha dato".
Ricorda i momenti di quotidianit, i pranzi domenicali, le passeggiate coi nipoti. "Ci ha trasmesso l'amore
per la vita, vissuta nella libert, nel rispetto degli altri, nella ricerca della giustizia". La nipote Gemma ha
voluto ricordare la sensibilit e il gusto per le cose semplici: "Quando passeggiavamo per la mano sul
lungomare di Sperlonga mi sentivo orgogliosa di essere tua nipote, chiamavano tutti, non ho mai trovato
nessuno che ti fosse ostile perch tutti ti amavano, perch sapevi essere vicino alla sofferenza delle persone"
e anche "gustare cose semplici come nuotare a lungo o farsi una scofanata di dolci. L'immagine pi bella
della tua forza e della tua dolcezza la foto dove tu, io e la mia prima figlia di 5 anni stiamo l'uno accanto
all'altro con il pugno alzato".

Nelle piazze come davanti ai cancelli della Fiat "Pietro Ingrao era un uomo che faceva innamorare le
persone" ha detto il regista Ettore Scola. "Ebbi il privilegio di incontrarlo spesso, di essere ospite in casa
sua, di conoscere sua moglie, i figli. Cenai con lui quando gi era presidente della Camera, in evidente
disagio per la scorta che lo aspettava davanti a casa mia. Ma soprattutto - ha proseguito il regista - ho
conosciuto la sua lealt, che lo portava sempre a interrogarsi sulle sue idee. E ho anche conosciuto la sua
forza di oratore capace di far esplodere di passione politica le piazze".
"Ha servito la politica invece di servirsene. Per lui la politica era strumento di pace" ha detto con forza Don
Ciotti. "E' stato tra i primi a scrivere di mafia e delle ramificazioni nella politica del potere mafioso. Amava
la ricerca della verit, stato un inquieto, un eretico che sceglie, che rifiuta il conformismo dell'interesse e il
quieto vivere della paura. Di lui colpiva il candore, l'autenticit, la capacit di stupirsi e interrogarsi. Non

aveva bisogno di fingere, di sedurre, di mostrarsi diverso da quello che era. Ha fatto delle scelte e ha pagato
molto nella sua vita ma senza lamentarsi".