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Agostino Barbieri

I DISEGNI DELLA DEPORTAZIONE

Agostino Barbieri

I DISEGNI DELLA DEPORTAZIONE


Presentazione di RAFFAELE DE GRADA Testimonianze di PIERO CALEFFI PRIMO LEVI Contributi critici di RAFFAELE CARRIERI FLORIANO DE SANTI ERHARD FROMMHOLD FRANCO PASSONI

A tutti i compagni passati per il camino

Presentazione Raffaele De Grada

Ci conoscemmo attraverso l'amicizia comune di Piero Caleffi ed Agostino Barbieri fu da me apprezzato come combattente della libert ancora prima che come pittore e disegnatore. Per egli mi apparve subito, appena conobbi la sua opera di artista, come l'esempio che volevo trovare, di quanto possa l'esperienza di vita influire su un'artista, purch sia dotato. Ricordo un passo del filosofo Giulio Preti, che conobbi nei miei anni giovani, dal suo volume intitolato Praxis ed empirismo (pag. 116, ediz. Einaudi): ... la vita unitaria, essendo gi unitaria la sua base fisiologica. E la cultura nasce dalla vita e ritorna alla vita: nasce per dare soddisfazione e ha esigenze vitali, e trova in tale possibilit di soddisfare il suo criterio ultimo di validit, ossia di pregevolezza . La massima esperienza di vita di Agostino Barbieri stata in campo di concentramento di Mauthausen ed egli ne diventato, essendo pittore e disegnatore, il testimone e l'espressione per tutti, per quei pochi che sono sopravvissuti e per quelli che ne fanno e faranno tesoro del loro comportamento presente ed avvenire, oggi e sempre. Partendo da questa prima considerazione l'arte di Agostino Barbieri diventer chiara: egli a modo suo ha imitato la natura eccezionale del campo di sterminio, che in lui prima di tutto si rivelata come linea. Di qui la sua speciale attenzione al disegno. Il colore, la pittura, arrivata poi come ripensamento intellettuale della sua esperienza, come partecipazione romantica, appassionata all'esperienza. vissuta. I suoi scheletri, visti dapprima con la fantasia immediata dell'artista come pura linea, si sono rivelati poi alla sua psiche come un insieme di luce e di colore, in una memoria che si collega naturalmente con quella di certi bucrani che sono stati dipinti, con l'esperienza di Mauthausen lontana ed appena intuita, contemporaneamente da pittori come Morlotti o il partigiano caduto Ciro Agostoni. Nulla dunque di egoisticamente intellettuale nell'arte di Barbieri, nulla che ci possa far pensare a quell'arte da Gigante egoista che l'albero nel giardino di Oscar Wilde, un'arte invece che viene dalla riflessione in

studio sui fatti e i sentimenti dell'esperienza di guerra e della lotta di Liberazione. Ci si accorge dunque che gli scheletri di Barbieri sono stati veramente visti, che non hanno nulla di teorico, che sono soltanto il ricordo dell'indimenticabile episodio del campo di sterminio. Barbieri un tipo molto chiuso, non ama ricordare a voce la sua esperienza. La traduce in pittura, in questi colloqui muti tra scheletri, nella madre che protegge disperata il figlio, nell'assoluto del corpo senza pi carne, nella morte dello scheletro, che un poco la seconda morte. Quali sono allora i risultati artistici di questo mondo conciso e improbabile di Agostino Barbieri? La pittura si presenta elaborata con tutta cura, in una composizione di cui le parti si collegano in un ordine religioso. Barbieri non nasconde nulla della visione macabra, non argomenta pietisticamente. Alla fermezza del pensiero di morte corrisponde direttamente l'espressione. Ma fin qui si parla di un buon pittore e di una grande indimenticabile esperienza cui tutti siamo devoti. In Barbieri c' qualcos'altro. Che cosa? Guardando i disegni e gli acquerelli di Barbieri, ancora pi dei quadri, ottimi, ma in cui si sente la prevalenza della memoria, siamo presi da un fluido, quello che i morti santi trasmettono ai vivi attraverso l'immagine degli artisti. Sembra, in questi scheletri abbandonati al coma della morte o rovesciati nella tragica conclusione, di rivedere qualche spettro familiare, qualcuno che abbiamo conosciuto e che abbiamo perso per sempre. In tal senso l'opera di Agostino Barbieri una bandiera utile della Resistenza, qualcosa che non si esaurisce nell'atto formale dell'arte ma che lo trascende, diventa ammonimento o almeno indispensabile memoria. Ci riflettiamo ora, coi tempi che corrono da almeno otto anni (prendiamo come punto di partenza i fatti cecoslovacchi). Il ragionamento semplice: negli anni della guerra fredda, in mezzo a tanti pericoli, almeno una cosa era chiara, il revanscismo tedesco occidentale era nella coscienza di ognuno anche della destra. Poi, dimenticando che la nostra debole pace tutta collocata nell'angusto limite di un rapporto di forze prima di tutto in Europa, ognuno ha visto una libert calpestata, ma pochi hanno avuto coscienza che i non interventi, come quello famoso che condann la Spagna repubblicana ci possono portare veramente a una nuova guerra, che sarebbe un'altra Mauthausen.

Le forze per una nuova Mauthausen sono l che aspettano, tutto pronto, sul piano ideologico e ormai anche su quello pratico. Si rileggano i saggi ammonitori di Isaac Kornblihtt, lucidissimi nell'analisi degli anni che abbiamo passato. L'opera di Barbieri, sul terreno delle arti, ha la stessa funzione, ci ricorda che dietro la guerra viene lo sterminio di Mauthausen, che del resto in alcuni paesi, come in Cile, in corso. Non c' nulla dunque di superato, neppure dal punto di vista dei contenuti, in ci che espone Barbieri. Barbieri moderno perch ha mantenuto moderni i suoi contenuti, perch la traccia dell'esperienza vissuta stata tanto profonda da essere ancora vitale. Il suo atteggiamento intellettuale e morale fa storia.

Testimonianze Piero Caleffi

Ma quello che era terribile, pi ancora che la vessazione continua, pi ancora delle percosse, pi ancora dello sfibrante lavoro, era il processo della nostra spersonalizzazione, della distruzione totale della nostra personalit, del graduale ottundersi del nostro io morale, dello sbriciolamento dei gruppi nazionali in quel guazzabuglio di costumi di idee di lingua, in modo che non si formassero coesioni che potessero minacciare la mortifera disciplina in quel mondo fuori del mondo, il quale, finch durava un guizzo di vita, era destinato a sostituire l'enorme massa di lavoratori tedeschi mandati al macello nei fronti di guerra: nelle miniere, nelle costruzioni, nei lavori stradali. Come ottenere la disciplina, la supina acquiescenza dell'universo concentrato? I Kapos, coloro i quali dovevano ottenerla, erano per lo pi compagni di deportazione, condannati per reati comuni, dai quali le SS addette alla sorveglianza nei campi sapevano di ottenere l'adempimento dei compiti che venivano loro affidati, in cambio di privilegi notevoli in quel regime: vestiti caldi in confronto con quella specie di pigiama, sempre estremamente leggero, con il quale si rivestiva lo schiavo con qualunque clima; letto singolo invece del saccone sul quale dovevano trovare posto spesso fino a quattro persone; cibo pi abbondante, depredato dai kapos sulle razioni della ciurmaglia; sulla quale essi esercitavano diritto di vita o di morte. Non pu sorprendere, quindi, che dei circa 30.000 deportati italiani siamo tornati in patria in circa 5.000; che, nella immane tragedia, siano periti circa 11.000.000 di persone, di ogni nazionalit, di ogni razza e religione. Cifre ufficiali: oltre quattro milioni di russi, tre milioni e mezzo di polacchi, seicentomila ungheresi, centottantamila francesi, cinquecentomila cecoslovacchi, settantamilatrecento greci. Un conto che d le vertigini. N pu sorprendere la drammaticit dei disegni, dei quadri, di queste serigrafie di Agostino Barbieri, mio amato compagno della nostra tragica vicenda, che ha ricostruito in nitida memoria dopo anni dal

nostro ritorno, per ammonire gli immemori, gli ignari, gli increduli che tutto pu tornare se non ci si ferma in tempo sul piano inclinato della perdizione.

Primo Levi stata notata da molti la necessit, per chi ha subto esperienze estreme, di esprimersi, di trasmettere agli altri la sua storia di vita: spinto a ci sia da un imperioso bisogno interno, di liberarsi raccontando, sia dal dovere civile di portare testimonianza. Ma spesso, ognuno di noi ex deportati se n' accorto, le parole non bastano, si rivelano deboli, inferiori al compito. Per Agostino Barbieri, dove la parola fallisce, subentra l'immagine: le sue danze macabre di corpi scheletriti sembrano scaturite, ad anni e decenni di distanza, dalla memoria indelebile e collettiva che l'offesa di allora ha lasciato in noi. Eternano un ricordo, lanciano un ammonimento, e contengono un messaggio di validit universale e perpetua.

Raffaele Carrieri EPOCA

Nella pittura moderna da Ensor a Tomea, gli scheletri facevano a loro comparsa come elementi di una pantomima o di una fiaba; e i altri artisti - mi riferisco in particolar modo ai surrealisti - erano al servizio della psicanalisi. Il poeta Breton aveva scritto: /I surrealismo ti introdurr nella morte, la quale una societ segreta. Le immagini disperate di Mauthausen che Barbieri ci presenta o sono fantasmi della mente, e neanche pretesti per lo svolgimento i una impresa barocca in una delle tante trascrizioni grottesche e manierismo. Una tragica realt vissuta giorno per giorno in una delle zone pi infernali della guerra ha ispirato e animato queste drammatiche composizioni che rappresentano, sia come documento umano che come resa di contenuti spirituali, un risultato verace e conturbante. Floriano De Santi BRESCIAOGGI

I dipinti e pi ancora i disegni di Barbieri hanno colto sul vivo la tragedia e seppure la sua mente non sia mai stata accesa da rancore, bens da una profonda piet di s e dei suoi compagni d'inferno, queste opere sono la denuncia dell'inumano odio di quella mostruosa macchina di annientamento . ... Un ammonimento antico simile a un lamento biblico. Barbieri tra le follie e i divertimenti dei cosiddetti operatori la page riesce a ricordarci senza retorica n iattanza, con sommo equilibrio di pensiero morale e immagine di poesia, la nuova Danza Macabra che sembra echeggiare al limite della sua percezione allarmata.

Erhard Frommhold I disegni di Mauthausen di Barbieri, per l'incisivit del tratto e la prorompente forza espressiva, sono da annoverarsi tra le testimonianze pi alte della resistenza al nazismo attua a Considero veramente questi lavori fra le testimonianze artistiche pi importanti al di l del tempo e del momento. Franco Passoni La pittura di Agostino Barbieri muove dalle premesse originali del filone veneto, essendo nativo veronese, con un curioso allacciamento all'espressionismo tedesco che notoriamente trova una maggiore caratterizzazione nel segno grafico. Questo allacciamento non tanto dovuto a premesse intellettuali quanto invece alla tragica esperienza da lui vissuta in Germania, durante l'ultima guerra, nel campo di Mauthausen. D'altronde tutta l'opera di Barbieri risente intensamente del dramma vissuto, specialmente nella sua fase ascendente come ricupero alla vita e alla speranza. A questa completezza di formazione si aggiunga quel senso volitivo di costruzione mediata, sempre pensata in forma architettonica, che conferisce un vigore pieno alle capacit espressive e poetiche di Barbieri che sempre consegue risultati di grande intensit cosciente.

I disegni della deportazione, che sono qui riprodotti, rappresentano la parte pi importante di tutta la mia o e e si ispirano alla tragica esperienza da me vissuta nel campo di sterminio nazista di Mauthausen. Si trovano ora, quasi tutti, presso il Gabinetto dei Disegni al Castello Sforzesco di Milano , uno di propriet del Comune di San Donato Milanese, gli altri sono di propriet privata. Il disegno, che certamente la forma di manifestazione artistica pi immediata e incisiva, stato scelto non solo per la mia preparazione artistica che ha radici nella scultura - dove volume e plasticit si nutrono alla sicura e limpida fonte del segno, il quale non ammette n improvvisazioni n inganni ma anche perch il vigore e l'assolutezza della linea meglio si sono prestate per esprimere e comunicare momenti e aspetti di un mondo dove ogni speranza era perduta, dove regnava una sola, ineluttabile certezza: la certezza della morte.

Nelle immondizie alla ricerca di cibo 1945 Disegno a inchiostro di china cm. 49x68 Civiche raccolte d'Arte castello Sforzesco Gabinetto dei Disegni - Milano

Notte a Mauthausen 1945 Disegno a inchiostro di china cm. 49x68 Civiche raccolte d'Arte Castello Sforzesco Gabinetto dei Disegni - Milano

Sul filo spinato 1945 Disegno a inchiostro di china cm. 49x68 Civiche raccolte d'Arte Castello Sforzesco Gabinetto dei Disegni - Milano

Ammazzapidocchi 1945 Disegno a inchiostro di china cm. 49x68 Civiche raccolte d'Arte Castello Sforzesco Gabinetto dei Disegni - Milano

Una vittima della cava 1945 Disegno a inchiostro di china cm. 49x68 Civiche raccolte d'Arte Castello Sforzesco Gabinetto dei Disegni - Milano

Un carro pieno di cadaveri 1945 Disegno a inchiostro di china cm. 49x68 Civiche raccolte d'Arte Castello Sforzesco Gabinetto dei Disegni - Milano

Il lavoro libert 1945 Disegno a inchiostro di china cm. 49x68 Civiche raccolte d'Arte Castello Sforzesco Gabinetto dei Disegni - Milano

Interno del campo 1945 Disegno a inchiostro di china cm. 49x68 Civiche raccolte d'Arte Castello Sforzesco Gabinetto dei Disegni - Milano

Forni crematori 1945 Disegno a inchiostro di china cm. 49x68 Civiche raccolte d'Arte Castello Sforzesco Gabinetto dei Disegni - Milano

Insieme in attesa della morte 1945 Disegno a inchiostro di china cm. 49x68 Civiche raccolte d'Arte Castello Sforzesco Gabinetto dei Disegni - Milano

Camera a gas 1945 Disegno a inchiostro di china cm. 49x68 Civiche raccolte d'Arte Castello Sforzesco Gabinetto dei Disegni - Milano

Pronti per il crematorio 1945 Disegno a inchiostro di china cm. 49x68 Civiche raccolte d'Arte Castello Sforzesco Gabinetto dei Disegni - Milano

Carro bestiame 1945 Disegno a inchiostro di china cm. 49x68 Civiche raccolte d'Arte Castello Sforzesco Gabinetto dei Disegni - Milano

La scala della morte 1945 Disegno a inchiostro di china cm. 49x68 Propriet eredi Caletti Milano

Questo era un uomo 1974 Serigrafia cm.50x65 Collezione Gruber

Tutto finito 1952 Disegno a inchiostro di china cm. 21x31 Propriet privata