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Finto non falso:

Molto spesso ci troviamo a un insieme di termini che finiamo per considerare e usare come equivalenti se contrapposti ad un altro. Non saprei davvero decidere se lopposto corretto a dolce sia pi salato o pi amaro, o addirittura agro, la sequenza dei contrari mi si divarica. Per mi sembra che unaltra coppia non debba, invece, essere considerata come i due termini fossero di peso e significato eguale: finto e falso usati come antitetici sostanzialmente pari a vero. Falso, appunto, (stupendamente fisico, quel porre il piede in fallo, con la chiarezza del rischio di allontanarsi dal terreno noto verso un territorio malsicuro), ci che nega il vero, presunto o reale che sia. Falso presuppone che unoriginale verit ci sia e le si contrappone, negandola e dunque assorbendola e non contestandone per nulla la realt e, in qualche termine, anche la validit. Come ci dicevamo, contenendola per negarla, infatti, il falso, la menzogna non pu che essere pi ampia del vero. Ma finto tuttaltra cosa: lesito di immaginare e dunque plasmare, dar forma, toccare creando ci che non esiste: in poche parole, tutto ci che arte. Dalle mani di dio che danno forma e vita alluomo alla scultura alla pittura a ogni romanzo, leggenda, storia, mito su cui milioni di persone hanno costruito la loro esistenza. Larte fittile, come la letteratura, la vision dellimprenditore, il sogno, tutte creazioni che contengono un frammento di reale per farne tuttaltro. Per creare pensiero nuovo, dando un primo supporto al piede di chi vuole avventurarsi seguendo il filo magico dellinvenzione per poi slanciarsi in un mondo, in uno spazio totalmente nuovo e straordinario. Ma non completamente sconosciuto ch quel frammento iniziale, largilla usata da dio, il ricordo lavorato nel sogno, il ponte che unisce le due sponde di un fiume, la condivisione di unesperienza interiore leggendo un romanzo o gustando un film, questi si fanno soglie dingresso che ti fanno accedere al di l. Come stato detto, la musica deve riprendere il ritmo del respiro umano alterandolo quel tanto che dia spazio allo stupore e allincanto ma non cos tanto che si perda il contatto con il ritmo primigenio. Finto, in sostanza, il principio cui sintonizziamo la nostra esistenza. Immagine utopica che ci spendiamo una vita per darle consistenza di realt. Finta la fiaba che narriamo, finto il desiderio, cos fisico che ci fa rabbrividire. Quella privazione di stelle cui fare riferimento affinch ci facciano da guida, quel rimpianto e quella nostalgia della mancanza che ci fa sussultare e mettere in azione prima che il cielo 1

vuoto di stelle si faccia troppo intollerabile. Il grandissimo Gaber ce lo racconta in termini struggenti: Il desiderio la cosa pi importante, l'emozione del presente, l'esser vivi in tutto ci che si pu fare, non solo nell'amore, il desiderio quando inventi ogni momento il primo impulso per conoscere e capire, la radice di una pianta delicata, che se sai coltivare ti tiene in vita Il desiderio il vero stimolo interiore, gi un futuro che in silenzio stai sognando, l'unico motore che muove il mondo. Massimo Bruscaglioni, ingegnere e psicologo, cultore e straordinario professionista dellempowerment, del tutto speciale il suo self empowerment, ne ha fatto il cardine di un intero sistema di pensiero, che diffonde con passione e incredibile competenza. Ma il desiderio, appunto, si riferisce a ci che non c pur non negando quel frammento di realt cui si appoggia per darsi lo slancio. Come potremmo vivere e sognare e svegliarci ogni mattina senza una finzione da coltivare, sia pure il progetto della giornata di cui conosciamo il quadro e la logica ma che ancora non esiste? Di nuovo, e sempre, ogni nostra azione, ogni nostro pensiero e conoscenza si orienta verso un obiettivo, tende a uno scopo. Che sia fingere, creare, oppure parlare, scrivere, mettersi in movimento, cucinare, sono tutte azioni per acquietare la nostra prima, improrogabile necessit: comunicare, contagiare laltro di un po di noi, uscirne un poco trasformati dalla sua eco. Inventare il futuro tenendosi lun laltro, ciascuno unico e autonomo ma cos proteso verso laltro da continuare a cercarlo senza sosta. E sul come comunicare si creata una vera e propria disciplina. Mi interessa molto di pi il come comunicare, come trasferire da me allaltro e viceversa piuttosto del che cosa comunicare. Per questo mi importa tanto la tecnica della comunicazione, molto di meno i contenuti che la usano per attraversarla. I contenuti, mi sembra, sono gli elementi che sostanziano le guerre di religione. Ma il come vuol dire scambio, da una persona ad unaltra, da una disciplina a quella pi prossima o pi lontana, da un livello a quello sottostante o superiore. Da sempre la civilt e la cultura si basano sullo scambio che non pu che passare attraverso il come, il mezzo con cui ci si pu collegare per trasfondere valori, pensieri, beni, oggetti, know how. La lingua e il denaro e la scrittura sono veicoli, come il carro e la diligenza, le donne condividono ricette di cucina in tempo di guerra, discutendo di un piatto di pernice senza pernice, i grandi artisti del Rinascimento non si scambiavano il 2

loro pensiero sul mondo ma la tecnica dellaffresco, il manoscritto che passava di mano in mano. Scambiare vuol dire condividere un codice e in quel codice rivolgersi allaltro per suggerne informazioni e farsene accogliere le proprie. Passando da un luogo a un altro, da quella persona a quellaltra, la tecnica muta impercettibilmente, nessuno in grado di riprodurre esattamente la ricetta che si venuta a conoscere. Inevitabilmente, e questa la vera magia, ciascuno segna il dono con le sue impronte digitali, con la sua firma: s che la conoscenza si mette ancora in viaggio quel tanto trasformata da sentirsi tutta fresca e nuova ma cos tanto vicina a prima affinch la si possa riconoscere e chiamare per nome in una lingua condivisa. Il docente che mette in circolo le sue idee attende ansioso di vedere che cosa ne far chi lo ascolta: deluso se le sue idee gli sembreranno identiche, ma deluso anche se non potr riconoscerle. Le idee che intercettiamo, anche quelle che noi crediamo nuove nuove, tutte nostre, appartengono a tutti, sono in giro: il primo che le prende e d loro una veste lo far affinch nuovamente si mettano in cammino. Alla mia prima lezione in Universit laula era sormontata da una grande scritta: Tristo quel discepolo che non avanza il suo maestro. Era di Leonardo da Vinci, uno che un po di queste cose ne capiva, che voleva conoscere per rimettere in circolo, per inventaste, per sperimentare, perch una volta che avrete conosciuto il volo, camminerete sulla terra guardando il cielo. Internet ne lessenza, sta a noi decidere cosa apprendere e per quale scopo, dove trovarlo questo come, quale fonte considerare autorevole. Ma della scelta del che nessuno pu essere esonerato, dei criteri e paradigmi che chiameremo principi e cui uniformeremo il nostro vivere siamo noi responsabili. Ovviamente la tecnica, il modo con cui si opera, la forma dellazione non svincolata dal che cosa sta formando. La tecnica e il contenuto si vincolano in unopera unica, un manufatto che non sar mai ripetuto in modo identico presenta un contenuto narrato in termini e dettagli che sono il risultato di una trattativa fra il soggetto narrato e lo stile della narrazione. Si crea innovazione senza staccarsi dal codice condiviso, suscitando stupore senza uno spavento dellignoto che impedirebbe allo spettatore, al fruitore dellopera di accostar lesi con tutto se stesso.

Il come costruisce cultura, la tecnica dellaffresco e il contenuto si vincolano in una trattativa che deve creare innovazione senza perdere il contatto con la lingua e il codice.