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Istruzioni per rendersi felici Parte1

Un libro interessante sul tema della felicit il mitico libro Istruzioni per rendersi infelici di Paul Watzlawick (Feltrinelli). un buon libro : si tratta di un manuale per dilettanti, appena avviati sulla via dellinfelicit. Qualcuno chieder: perch tediarsi con un manuale per dilettanti, noi siamo dei professionisti sul rendersi infelici? Perch questa la realt: spesso noi siamo inutilmente infelici. possibile il contrario? Possibile. Cominciamo dallABC . Psicologia della felicit per poco dotati. Informazione numero 1: conviene essere felici. Per inciso: che vuol dire essere felici? Limitiamoci ai minimi termini, questo un corso per dilettanti. La felicit una forma di armonia elettroencefalografica: il ritmo alfa allelettroencefalogramma. Un ritmo che ci dice come i due emisferi, il destro e il sinistro, emotivo e razionale, analogico e logico stanno in armonia. La felicit vuol dire un assetto biochimico: endorfine e serotonina alte ed ormoni da stress bassi. Chi sono gli ormoni da stress? Uno per tutti: il cortisolo. Effetti del cortisolo: fa ingrassare. Tutte le calorie che mangiate invece che trasformarle in energia e calore le stratifica sul peritoneo e allinterno delle coronarie. Avete sempre freddo, siete sempre stanchi, una fame vi devasta e ingrassate: un tipo particolare di grasso: faccia tonda, collo grosso e pancia. Il cortisolo blocca il sistema immunitario. Chi ha il cortisolo alto non memorizza: il cortisolo intralcia le cellule dellippocampo che non un cavalluccio marino ma lorgano della memoria. Quindi volete dimagrire, superare gli esami, essere sani? Da infelici non ci riuscirete. Endorfine e serotonina ci rendono pi intelligenti. Da sempre linfelicit ha un marketing strepitoso. Riconosco che Leopardi ed Herman Hesse scrivevano molto bene (non abbiamo per la prova che da felici non avrebbero scritto ancora meglio), ma , fidatevi dellinformazione, sono in grado di dimostrarvela, da felici siamo molto ma molto pi intelligenti che da infelici.

Noi diciamo intelligenza, ma in realt sono le intelligenze. Una persona pu avere una strepitosa intelligenza cognitiva, fare le equazioni di terzo grado come fossero esercizi dellasilo, ma essere incapace di vivere, come Nash. Mozart aveva unintelligenza musicale divina, ma zoppicava nelle altre. Noi abbiamo le intelligenze, numerose e sono raggruppate in due gruppi, le intelligenze che agiscono su base razionale e logica e quelle che agiscono su base emotiva e analogica. Tutto qui. Il tenere i neurotrasmettitori endorfine e serotonina alti, fa in maniera che tutte le intelligenze giochino nella nostra squadra, tutte si muovano allunisono. Quindi noi spesso pensiamo che realizzare i nostri sogni ci darebbe la felicit. Errore. la felicit che ci dar il potere di realizzare i nostri sogni, perch nella felicit che il nostro potere aumenta a dismisura. Da felici siamo pi sani, pi forti, memorizziamo meglio, la nostra capacit di concentrazione aumenta, sappiamo pi cose (questo anche sono in grado di dimostrarlo). Linfelicit ha un grandissimo marketing, ripeto: basta prendere in mano un giornale femminile: il 95% delle modelle ha una faccia imbronciata o arrabbiata o spaventata. Ora usciamo da questa ottica e convinciamoci: conviene ogni istante della nostra vita, qualsiasi cosa succeda essere il pi felici possibile. Questa, la capacit di assumerci la responsabilit delle nostre emozioni la seconda rivoluzione copernicana. Informazione numero 2: la felicit una scelta. Da sempre noi siamo abituati a considerarci dei turaccioli in balia delle ondate delle nostre emozioni. Sono spaventato. Sono di malumore. Mia madre era depressa: ovvio sia depressa anche io. Il dogma freudiano del trauma irrisolvibile ha accentuato questa teoria. Noi siamo i nostri traumi, inchiodati per sempre al nostro passato. Riduciamo tutti ai minimi termini: un corso per principianti poco dotati, ricordate? Alla fine della fiera si tratta di aumentarsi serotonina e endorfine, tenersi basso il cortisolo, e equilibrare il ritmo elettroencefalografico tra i due emisferi. E se non fosse impossibile? Magari nemmeno troppo difficile

Istruzioni per rendersi felici parte 2


Informazione numero 3: da adulti siamo gli unici responsabili della nostra felicit. Per i bambini diverso e questa la differenza tra adulto e un bambino. Lunica responsabile della mia vita sono io. Mio marito alcolizzato mi massacra? Mia responsabilit che mi sono messa in questa situazione e ci resto. Mio marito passa le domeniche pomeriggio a giocare a golf. Come sopra: lunico responsabile di riempire la mia vita di allegria facendo le cose che mi fanno star bene sono io. Mia nonna ha passato ogni singolo giorno della mia vita a dirmi che un peccato, mia madre e mia sorella cos carine e io cos brutta, per favore levato il vestito da principessa che col sedere che hai ti fa sembrare ancora pi una papera. Da bambina la responsabile della mia infelicit era la nonna che mi ha riempito con la convinzione della mia inferiorit, ora sono io che faccio la scelta quella convinzione di tenermela, sono io che scelgo di continuare a permettere a questo ricordo di fare male. Un adulto deve apprezzare la compagnia di s stesso, anche perch la solitudine un passaggio necessario per costruire la propria felicit. Informazione numero 4: le emozioni e gli stati mentali sono contagiosi. Questa scoperta stata fatta su base empirica, statistica e mediante osservazione diretta da numerosi autori: tra gli altri Watzlawick, (il linguaggio del cambiamento) lo stesso di Istruzioni per rendersi infelici, Erikson, uno dei maggiori studiosi dellipnosi ( Milton Erkson stato un altro benedetto dal cielo, nella top ten della sfiga era uno in testa: nato daltonico e dislessico riuscito ad avere anche la poliomelite, cos da restare paralizzato: fidatevi, quando diceva che siamo gli unici artefici della nostra vita sapeva di che parlava). Molto bello,anche se un po per iniziati Il fenomeno interpersonale della coscienza ( Liotti). Le osservazioni di questi ( e altri) autori sul fatto che emozioni e stati mentali sono contagiosi fatte per via sperimentale ed empirica sono tutte confermate dalle recenti scoperte delle neuroscienze sui neuroni a specchio. Questa unaffermazione certa: la felicit e linfelicit sono contagiose. Il contagio avviene attraverso linguaggio verbale e non verbale, questo ultimo include anche le microespressioni ( espressioni che durano pochi millisecondi) che il nostro io razionale non sa decifrare, ma il nostro io emotivo s. Noi non possiamo mentire con le microespressioni. Da questo si deduce anche il comandamento numero 11: non lamentarsi mai. Dio odia i lagnosi. I lagnosi sono individui che fanno stare male tutti per stare sempre peggio loro, che moltiplicano allinfinito i pesci e i pani del loro scontento: che ce ne sia sempre per loro e per tutti gli altri, tutti, a dismisura. Istruzioni per rendersi felici: smettere ora e per sempre di lamentarsi. Qualsiasi sia largomento. Parliamo solo di benessere e abbondanza: renderemo per contagio tutti pi felici, gli altri ci restituiranno la felicit per contagio e la luce aumenter, come un raggio di sole riflesso allinfinita tra due specchi. Per lo meno facciamo uno sforzo per lamentarci il meno possibile e mai quando inutile. Informazione numero 5: dato che gli stati mentali sono contagiosi, se miglioro il mio miglioro inevitabilmente quello di tutti quelli con cui vengo a contatto e quindi il mondo. Se sono infelice rendo pi infelice il mondo. Quindi cercare di essere ogni istante il pi felice possibile non solo un mio diritto, ma il principale dei miei doveri etici. Martin E.P. Seligman - La costruzione della felicit il capostipite di una serie di studi dove si

dimostra che se mi tengo sistematicamente endorfine e serotonina alta e cortisolo basso vivo molto di pi, una decina di anni circa, diminuendo malattie infettive e degenerative. Quindi essere sempre il pi felici possibile anche un dovere etico nei confronti del nostro disastrato sistema sanitario nazionale oltre che un gesto di assoluta saggezza. Ok, va bene, ma come si fa?

Istruzioni per rendersi felici parte 3


Chiariamo una cosa: tutti i campioni mondiali del pensiero positivo erano tutti nella top ten della sfiga a sgomitare per il primo posto. Il gi nominato Viktor Frankl si fatto ben tre campi di sterminio, aggrappato alla sua teoria che bisogna tenere lo sguardo fisso alla bellezza come una cozza allo scoglio. Erikson dislessico, daltonico, inchiodato ad una sedia a rotelle dalla poliomielite quello che scopre il potere taumaturgico delle parole in grado di sconfiggere addirittura il dolore fisico, costruendo la realt allinterno della nostra mente. Come diceva un altro dei campioni mondiali, lautore della poesia Invictus: per quanto enorme sia la notte che mi circonda da tutte le parti io sono e resto lunico Capitano della mia anima. Allet di diciassette anni gli fu amputata una gamba per un morbo di Pott (tubercolosi ossea): le gambe uno ci affezionato e quando non le ha pi gli mancano. Oltretutto il morbo di Pott fa un male porco. In tutti i casi questo uomo riuscito a vivere fino a cinquantadue anni, non poco, siamo nell800 e lui soffriva di tubercolosi fin dalleta di diciassette anni. Ma soprattutto ha avuto una moglie che ha amato e da cui stato amato, e dei figli, che, forti e sani, se ne sono andati per il mondo. Dave Pelzer lautore del libro The boy called it Il ragazzo chiamato cosa, non so se sia stato tradotto in italiano. La mamma era un po irritabile, per vari motivi, per esempio perch era sola, secondo lei era colpa di Dave, che non avrebbe dovuto nascere: lui era nato e il rispettivo padre e compagno se ne era andato, insalutato ospite. Tutte le volte che era arrabbiata la mamma di Dave metteva Dave con gli avambracci dentro al forno, acceso, fino a quando si formavano delle bolle (ustioni di secondo grado) che poi curava versandoci sopra della varechina. Il campo di concentramento in cui Dave rinchiuso finalmente si schiude con i suoi sei anni, le martoriate braccia di Dave raggiungono la scuola dove inorridite insegnanti e assistenti sociali si rendono conto della catastrofe e intervengono, Dave viene finalmente tolto alla sua problematica e disfunzionale madre. E Dave passa gli anni successivi a parlare con psicologi e assistenti sociali che cercano di curargli il trauma e lui sopporta con una noia assoluta. Dave il trauma non ce lha. Come Mozart lenfant prodige della musica, Dave Pelzer e lenfant prodige della resilienza, a quattro anni lui scopre come si fa a resistere: tieni lattenzione concentrata su quello che funziona, lui vivo, mamma non lo ha mai ammazzato, poteva andare peggio, nella sua maniera folle e disfunzionale, mamma lo ha accudito, quindi un po lo ha amato, una volta gli ha fatto i biscotti: lui tiene lattenzione concentrata su quel ricordo. Lui non ha potuto scegliere se avere una madre migliore ma in tutto il resto della sua vita lui pu scegliere su quale ricordo concentrare lattenzione. Gi da bambino pur senza conoscere i termini corretti Dave capisce che mamma malata e disfunzionale, c qualcosa che non funziona allinterno della testa di mamma ma lui stato bravo, riuscito a sopravvivere, riuscito a fermare mamma prima che lo ammazzasse, lui vivo e mamma non diventata unassassina. Dave un vincitore pu passare il resto della vita a godersi la vita e la vittoria, questo il passaggio fondamentale che avvenuto nella testa di Dave e che deve avvenire nella nostra, in quelli di noi che hanno avuto genitori disfunzionali. Molti di noi hanno avuto genitori disfunzionali (ma chi accidenti c su questo pianeta a parte i marziani e gli abitanti del mulino bianco che ha avuto genitori perfetti 24 ore al giorno 365 giorni lanno 366 quelli bisestili ?) nonni disfunzionali, insegnanti disfunzionali, vicini di casa criminali e compagni di classe hooligan. So what? E allora? Non abbiamo avuto la scelta se averli o no ma adesso

abbiamo la scelta se continuare a starci male o no ed una scelta assolutamente nostra. Informazione numero sei: lassoluta importanza del perdono. Il perdono, fondamentale nelle grandi religioni, dovrebbe garantirci lingresso in paradiso. Non so, pu darsi, ma di sicuro, la mancanza del perdono ci garantisce linferno in terra. Ricordate la simpatica nonna citata allinformazione numero tre quella che ci diceva peccato che sei cos brutta no ti vestire da principessa almeno. Fino a quando non lavremo perdonata questa frase continuer a farci del male. E come continuare a stringerci al petto un nido di vespe. solo quando ci renderemo conto che la nonna stava male, era disfunzionale, detestava se stessa e il mondo, solo dopo che lavremo perdonata il ricordo delle sue parole smetter completamente di farci male. Ricordiamoci i biscotti che almeno una volta ci ha fatto e diventiamo il Capitano. Noi dobbiamo essere il Capitano, gli unici capitani della nostra anima, quelli che al mattino decidono: qualsiasi cosa succeda oggi, vivr questa giornata nella luce. La felicit un atto di volont eroica, allinizio almeno, il risultato di uneroica disciplina. Per ne vale la pena. Istruzioni pratiche. Procuratevi carta penna e calamaio, anche un computer va bene ma solo se ci passate almeno 20 ore al giorno, altrimenti carta e penna vanno meglio perch possiamo tenerli in tasca, sempre con noi. Spendete qualche euro, il quaderno o lagenda devono essere belli, la penna deve essere bella, a me piace scrivere con la stilografica o con i pennarelli a punta fine alternando il blu e il verde. Qualsiasi cosa faccia aumentare i livelli di serotonina e endorfine gi un primo gradino, mettetevi nel posto pi bello della vostra casa o quello in cui vi sentite pi a vostro agio. Se vi piacciono le candele accendete una candela, se amate i fiori teneteli vicino a voi. Dovete usare dei piccoli trucchi per vivere al meglio ogni istante della vostra vita e per creare unassociazione mentale positiva con il vostro quaderno. Aumentano il nostro tasso di serotonina e endorfine la musica, quella che amiamo ovviamente, e le immagini. Possiamo ascoltare la nostra playlist mentre scriviamo, e cominciamo con lincollare sul quaderno tutte le immagini che ci danno gioia, le fotografie dei bambini, il mare, un prato. Che ci scriviamo sullagenda? Una lista di almeno dieci item di cose che vogliamo per molti di noi rispondere alla domanda cos che voglio dalla vita sar facile, per altri difficile, scriviamo tutto cose importanti, cose piccole, cose apparentemente sciocche, se incontrassimo la fata madrina, o il genio della lampada, cosa chiederemmo loro? Vorrei trovare un lavoro. Vorrei avere un figlio. Non voglio pi vedere mia figlia triste, sento il suo pianto al di l della porta chiusa. Voglio una casa. Voglio diventare attore. Voglio pubblicare un libro e vendere centomila ( un milione, dieci milioni. cento milioni di copie). Voglio un paio di scarpe di Prada. Voglio fare un giro in mongolfiera. Voglio vincere le olimpiadi (specificare la specialit). Cominciamo a dare unocchiata a quello che abbiamo scritto, gi dalla lista possiamo avere informazioni.

Istruzioni per rendersi felici parte 4


Noi diciamo intelligenza, ma in realt sono le intelligenze. Una persona pu avere una strepitosa intelligenza cognitiva, fare le equazioni di terzo grado come fossero esercizi dellasilo, ma essere incapace di vivere, come Nash. Mozart aveva unintelligenza musicale divina, ma zoppicava nelle altre. Noi abbiamo le intelligenze, numerose e sono raggruppate in due gruppi, le intelligenze che agiscono su base razionale e logica e quelle che agiscono su base emotiva e analogica. Tutto qui. Il tenere i neurotrasmettitori endorfine e serotonina alti, fa in maniera che tutte le intelligenze giochino nella nostra squadra, tutte si muovano allunisono, come i cavalieri della cavalleria di Sire Aragorn o sire Rankstrail (scusate labitudine). Quindi noi spesso pensiamo che realizzare i nostri sogni ci darebbe la felicit.

Errore. la felicit che ci dar il potere di realizzare i nostri sogni, perch nella felicit che il nostro potere aumenta a dismisura. Da felici siamo pi sani, pi forti, memorizziamo meglio, la nostra capacit di concentrazione aumenta, sappiamo pi cose ( questo anche sono in grado di dimostrarlo), la piantiamo di auto sabotarci. I cavalieri della cavalleria ( le nostre intelligenze) invece di cavalcare affiancati si intralciano gli uni con gli altri, si ammazzano anche: gli orchi attaccano e i cavalieri della cavalleria si fermano nella radura a fare tornei dove si combatte fino allimpotenza. Limpotenza di chi? Dellintelligenza razionale, la pi piccola e recente, quella che diventa impotente quando ci si mena. Un ragazzo intelligentissimo prende la maturit con il massimo dei voti, poi non si laurea perch lattesa dellesame, lansia anticipatoria, devastante, talmente devastante che rimanda allinfinito la data degli esami: a trenta anni deve ancora dare gli esami del primo anno. Lerezione un fenomeno basato sulla vasodilatazione: alcuni vasodilatatori, il pi famoso il viagra, favoriscono e mantengono lerezione. Lansia, la paura sono mediate da sostanze (catecolamine) con azione inversa, la vasocostrizione. Questo un meccanismo di difesa: ricordiamo che il nostro cervello si evoluto nella preistoria, noi siamo dei tizi che devono confrontarsi ad un mondo postmoderno con un cervello preistorico. Se un uomo si distrae a fare lamore con una donna mentre c un pericolo ( mammut, tigre con i denti a sciabola, altro uomo armato di clava), quelluomo morir. Quindi la regola : la paura disinserisce lerezione maschile. La paura di non avere lerezione una paura ( catecolamine) e impedisce lerezione. Lansia da prestazione, diventa quindi la prima causa dellimpotenza coeundi in uomini giovani. Il sonno un fenomeno assolutamente fisiologico, ma per evitare di finire massacrati da mammut, tigre con i denti a sciabola, tizio armato di clava, la regole che possiamo dormire solo se non siamo preoccupati. Questo nella preistoria era un meccanismo di difesa, se per guardo la sveglia in continuazione, preoccupato perch non dormo , e mi chiedo con gli occhi spalancati nel buio, come posso fare ad alzarmi e andare a lavorare poi morto di sonno, lansia di non dormire distrugge il sonno. Come ho gi detto dobbiamo fare la lista di quello che vogliamo. Se nella lista ci sono cose molto difficile da ottenere, va benissimo. Quante possibilit aveva un oscuro e bruttariello tizio nato in un oscuro villaggio austriaco di diventare una star di Hollywood e governatore della California? Una su un milione. Una su un milione comunque possibile. Difficile, ma possibile, e poi ci sono sempre i risultati parziali, che sono comunque un risultato. Quante possibilit aveva la signora Rowling di diventare lautrice del best seller di tutti i tempi? Una su un milione. Allora se la cosa che volete maledettamente difficile, allora va bene, si pu fare. Poi con calma ci facciamo tutto il discorso sui risultati parziali, ma va bene. Se nella lista di quello che mi pu dare la felicit c diventare una campionessa di pattinaggio artistico e sono una tizia di 57 anni che non sa pattinare, cio quello che mi pu dare la felicit una cosa che ha zero possibilit su 100 di succedere, allora siamo nei guai.

Vuol dire che mi odio. Lunica cosa che mi d la felicit qualcosa che non posso avere: impossibile. Quindi sono condannata allinfelicit. Quindi: riassunto. Se quello che vogliamo molto difficile siamo dei sognatori. Se quello che vogliamo completamente impossibile siamo della gente che si odia e ci stiamo avviando sullimperiale china di diventare degli aspiranti suicidi. Se uno o pi item della nostra lista sono cose impossibile, allora dobbiamo porci la domanda: perch mi odio? Attenzione al tono di voce con cui ci facciamo questa domanda. una semplice richiesta di informazioni. Ma perch io mi odio cos tanto? La risposta alla domanda Ma perch io mi odio? sempre la stessa, per tutti noi. Se ci odiamo perch durante la nostra infanzia abbiamo interiorizzato uno o pi adulti, genitori, nonni, insegnanti, vicini di casa, o anche coetanei , fratelli, cugini, compagni di classe, di squadra sportiva, campeggio, orfanatrofio, riformatorio, sanatorio, lebbrosario, reparto oncologico, molto aggressivi nei nostri confronti. Ricordate la simpatica nonna descritta al punto 3? I vostri compagni vi hanno sfottuto, crocifisso, hanno reso la vostra vita un inferno? E allora? Da bambini non eravamo noi i responsabili della nostra felicit, ora lo siamo.

Istruzioni per rendersi felici parte 5


Noi non possiamo scegliere cosa la vita ci mette davanti, ma possiamo scegliere come affrontarlo, ricordate? Che cosa si intende per impossibile? Fisicamente impossibile. Al di l di ogni ragionevole dubbio. Sono cieco e voglio scalare la montagna pi alta del mondo. Possibile? gi stato fatto. Ho una paralisi spastica e voglio diventare neurochirurgo? Siamo al limite: potrebbe essere il sogno di un visionario. Il sogno deve essere diviso in parti. Prima devo risolvere il problema tecnico del come fare, mettere a punto un computer programmabile anche da muscoli non funzionanti che comandi un robot, oppure prima devo studiare una maniera di rigenerare i miei tessuti danneggiati: un buon ottimista visionario comincerebbe a lavorarci sopra, magari dando per scontato che non detto che ci riesca prima della fine della sua vita, magari il risultato sar raggiunto da un successore, ma un visionario non mollerebbe. Ho 57 anni, mai pattinato oppure mai corso, e posso essere felice solo se vinco le olimpiadi nel pattinaggio artistico o nei 100 metri piani. Qui mi odio. Non ho nessuna possibilit. Lo schema sarebbe corretto se desiderassi semplicemente correre o imparare a pattinare sul ghiaccio, ma c inserito lo schema ipercompetitivo, posso essere felice solo se vinco. Lo schema

posso essere felice solo se vinco le olimpiadi gi un po deficitario per eccesso di competitivit in un atleta dellet giusta e della preparazione giusta: pu funzionare solo a patto di una buona valutazione del risultato parziale e in presenza dellelasticit sufficiente per passare a un eventuale piano b. Nel caso nella 57enne siamo nei guai. La regina di Biancaneve ha perso la sua bellezza, ma non uscita dallo schema: solo essere la pi qualche cosa del reame pu rendermi degna di vivere. Questo uno schema perdente e auto aggressivo. Se questo uno degli item, io sono un perdente e un auto aggressivo. Perch? Molto semplice: ho interiorizzato laggressivit di un adulto/ coetaneo / banda di coetanei. Devo liberarmi delle loro voci e delle loro opinioni mediante lassunzione di responsabilit di me stesso e della mia anima e mediante il perdono. Questo mi impone di uscire dallo schema vittimistico, che un piacere, un marcio stramaledetto piacere, uno di quei piaceri idioti e sporchi, come grattarsi la crosta e farla sanguinare. Un maledetto piacere anche picconarmi addosso: ma quanto sono idiota, far di nuovo schifo, ma evidente che far di nuovo schifo. Nel picconarmi addosso c di nuovo un maledetto e sporco piacere. Chi si piccona addosso ha interiorizzato una o pi figure svalutanti che lo hanno svilito durante linfanzia, e nel picconarsi addosso si identifica con loro. Prova lo stesso piacere che provavano loro a svilirlo, perch di un piacere si tratta, lancestrale piacere, assolutamente presente in tutti gli animali dotati di vita sociale, di provare piacere davanti alla sconfitta o allimpotenza altrui. Questo ci fa sentire, per contrasto pi forti, lo stesso concetto per cui un foglio azzurro sembra pi chiaro contro uno sfondo blu scuro e pi scuro contro uno sfondo bianco. E dato che noi siamo quello che pensiamo di essere, assistendo allumiliazione fisica o psichica di un altro mi sento pi forte io mi sento pi forte. Ecco perch era piacevole per popolazioni che non avevano il corredo di neuroni a specchio che abbiamo noi assistere a spettacoli tremendi come quelli degli anfiteatri romani o quelli delle piazze in epoca medioevale e moderna. Quindi controllare il dialogo interno, sempre. Esempio: torno dal supermercato e mi accorgo di avere dimenticato le patate. La frase quanto sono scema. Volendo si pu anche andare avanti per ore, sono sempre cos scema, ora come faccio senza patate, sono sempre pasticciona e idiota, arrivo sempre in ritardo, devo fare le cose due volte, eccetera. Un allenato pu dannarsi una giornata per le patate lasciate al supermercato. Perch poi? Perch una persona deve essere umiliata per aver dimenticato le patate? Ho dimenticato le patate. Quanto sei idiota. in dialogo padrone cattivo e servo maltrattato, oppure tra genitore aggressivo e figlio svilito. Perch dobbiamo continuare a ripetere questo obbrobrio? Non eravamo responsabili da bambini di averlo subito. Siamo responsabili ora di perpetuarlo. La nostra felicit una nostra responsabilit, lo ripeto cos spesso perch io ho impiegato un tempo molto lungo per convincermene e modificare il mio pensiero e quindi la mia vita. Per cambiali completamente. E sono cambiati. Completamente. Da capo: dimenticate le patate. La frase corretta potrebbe essere: ho dimenticato le patate: come sono normale. La mente umana normale non memorizza il 100%. Se cos fosse annasperebbe soffocata dalleccesso dei ricordi fino a diventare una mente gravemente deficitaria, come quella descritta nel film Rain Man. Ho dimenticato le patate: come sono normale. La mente umana normale non memorizza parecchio

meno del 100% soprattutto se piena di cose e la nostra mente, la mente di noi individui che ci muoviamo in una realt complessa come mai prima nella storia, piena di cose. Ho dimenticato solo le patate: come sono brava. Non male ma possiamo fare di meglio. Sono andata al supermercato e ho dimenticato solo le patate. Quanto sono grande. In primo luogo i quattrini di famiglia li ho spesi al supermercato invece di strafarmi di coca, ho guidato fino al supermercato senza ammazzare nessuno perch ho guidato sobria e ho rispettato i segnali stradali, fate caso a quanto questi comportamenti sono considerati encomiabili nelle famiglie dove c un cocainomane o un alcolizzato. Allora: come sono stata brava. Al supermercato ho pagato fino allultimo centesimo quello che ho preso, ho di nuovo guidato fino a casa senza lasciarmi una scia di sangue e gente urlante alle spalle e ho parcheggiato lasciando intatti sia lauto che il muro. Un applauso per Super Silvana. Sui danni del dialogo interno svalutante e sulla necessit di correggerlo ci sono i lavori della psichiatra statunitense Beck. Ci vuole unautodisciplina costante. Parliamoci chiaro, la felicit esiste, e noi possiamo averla. La felicit vera, una luce che ci traversa e che inevitabilmente illuminer tutti quelli che ci incontrano, ma il frutto una volont eroica, almeno allinizio di unautodisciplina di acciaio. Controllate il dialogo interno. Un trucco pu essere parlare a s stessi come se si parlasse in terza persona di un supereroe: ecco super mamma che leva Arianna dalla culla, si precipita al fasciatoio e cambia il pannolino a tempo di record. Riuscir supermamma a portare Francesco in tempo a scuola? Certamente s, un applauso per supermamma. Be, divertente. Se lo fate ad alta voce i bambini si sbellicano. Arianna troppo piccola, ma Francesco morir dal ridere. Lunica maniera per non tenere stretto al petto il nido di vespe il perdono. Chiunque non mi abbia amato, a maggior ragione chi avrebbe avuto il dovere di farlo, non mi ha potuto amare perch non amava abbastanza se stesso e la vita. Perdono chiunque mi abbia fatto del male. In questa maniera lo allontano da me. Non pu pi farmi del male. Io mi assumo la responsabilit di amarmi io.

Istruzioni per rendersi felici parte 6


Lunica maniera per non tenere stretto al petto il nido di vespe il perdono. Chiunque non mi abbia amato, a maggior ragione chi avrebbe avuto il dovere di farlo, non mi ha potuto amare perch non amava abbastanza se stesso e la vita. Perdono chiunque mi abbia fatto del male. In questa maniera lo allontano da me. Non pu pi farmi del male. Io mi assumo la responsabilit di amarmi io. Continuiamo a osservare la lista di 10 item come fonte di osservazione su di noi. Se c: al numero 1 voglio diventare veterinario al numero 3 voglio avere una pensione per animali e al numero 8 voglio allevare basset hound e o pastori tedeschi e o gatti siamesi e o caprette tibetane e

o anatre mandarine e pavoni, evidente che tutti i miei desideri vanno nella stessa direzione e sono di facile realizzazione. Se allitem numero 2 c diventare un fotografo naturalista di fama mondiale (che non il naturalista di fama mondiale pi bravo del mondo, la regina di Biancaneve qui fuori dai piedi), e litem numero 6 fare il giro del mondo in barca a vela, di nuovo i desideri sono tutti nello stesso senso e mi danno informazioni su quello che voglio dalla vita. sufficiente che mi ricordi di portarmi la macchina fotografica sulla barca a vela, le macchine fotografiche quella terrestre e quella subacquea, e due terzi del lavoro sono fatti. Ma se litem numero 1 avere un allevamento di basset hound e o pastori tedeschi e o gatti siamesi e o caprette tibetane e o quello che e litem numero 2 fare il giro del mondo in barca a vela, la domanda, attenzione al tono di voce una semplice richiesta di informazioni, : perch mi sto auto sabotando?. Lindecisione tra destini contrastanti una sacrosanta realt infantile ancora accettabile nelladolescenza, non oltre. da bambini che siamo ancora cellule staminali e non abbiamo ancora deciso se da grandi vogliamo fare la cellula del fegato o quella del rene. Un bambino, o un adolescente, pu voler fare il veterinario al mattino, il pompiere al pomeriggio, lastronauta il giorno dopo eccetera. Un adulto, e il nostro essere adulto comincia a 16/18 anni in tutti i sensi, non solo legale, ma anche biologico e psicologico, deve sapere dove la sua passione, deve sapere dove sono le sue priorit. A 18 anni necessario che noi sappiamo chi siamo e cosa vogliamo dalla vita. Se ancora non lo sappiamo perch ci stiamo auto-sabotando. Abbiamo interiorizzato un adulto o un insieme di adulti il cui messaggio finale, riassunto ai minimi termini, stato tu non ci provare nemmeno tanto non sei capace e noi continuiamo a eseguire lordine di non provarci nemmeno. Un altro motivo dellordine non sei capace, quindi non provarci nemmeno che ladulto era maledettamente spaventato dalla sua supposta incapacit a vivere solo, senza di noi ed ha inculcato dentro di noi la certezza del nostro fallimento perch non ci allontanassimo. Tutto qui. Ricordate quello che abbiamo gi detto, il nostro cervello si evoluto nella preistoria, noi siamo degli individui che devono confrontarsi a un mondo postmoderno mediante un cervello preistorico. Nella preistoria quello che ti dicevano gli antenati, gli anziani, i genitori, attento al leone, non perdere il controllo del fuoco, cuoci la carne prima di mangiarla che campi di pi eccetera era la roba che ti salvava la vita, quindi noi tendiamo e eseguire per tutta la vita gli ordini interiorizzati nellinfanzia. Se lordine stato tu non ci provare nemmeno perch no sei capace noi rischiamo di diventare degli adulti in costante fase di paralisi, ma, questa la parte carina e divertente di tutta la baracca, rispetto alluomo preistorico noi abbiamo tutta la corteccia cerebrale in pi e quindi sufficiente che impariamo a riconoscere lo schema, che lo disinseriamo. Il genitore che ha trasmesso questa informazione un genitore che aveva interiorizzato lo schema regina di Biancaneve. Chi ha questo schema tende a schiacciare i propri figli. Per ulteriori particolari su questo argomento vedere anche Il drago come realt, il mitico e irrinunciabile saggio sullimmaginario collettivo scritto da me e acquistabile per pochi euro nelle migliori librerie (anche perch quelle peggiori e quelle cos cos tengono solo i best seller, Harry Potter, la saga dei vampiri e i libri di Moccia). Seconda alternativa: un genitore che aveva paura della solitudine, non avendo mai scoperto la propria forza, non essendo cio mai diventato adulto. Lasciate andare la voce di questo genitore,

perdonatelo, una dannazione essere la regina di Biancaneve o quello che non sa vivere solo. Riprendetevi la vostra vita e stabilite le priorit. Prima o poi insegnerete anche al vostro genitore a cavarsela meglio: voi diventate felici e lui/lei seguir a ruota. Le priorit si stabiliscono mediante la visualizzazione, cos cominciamo tutti ad allenarci con questa tecnica potente, che sar una delle chiavi fondamentali per la nostra felicit, una felicit vera, completa, la capacit di avere dentro di s la luce e irradiarla. Fatevi una tavola della visualizzazione. importante perch quando noi usiamo anche immagini il nostro cervello funziona in maniera pi completa. Scrivete possibilmente a mano non con il computer. Questo consiglio, scrivete a mano, valido anche per coloro che facciano lavori di scrittura creativa. Le parti difficili scrivetele a mano. Si utilizza meglio larea di Broca ( area cerebrale della scrittura) e la scrittura migliora. Provare per credere. Sulla vostra tavola delle visioni, incollate foto, degli animali che volete allevare, di quelli che curerete, scrivete, a mano, tra una fotografia e laltra, i vantaggi, ma anche gli svantaggi del fare il veterinario. Quanto amore vi circonder, quante volte dovrete alzarvi alle due di notte, la quantit di escrementi che dovrete pulire tutte le mattine ( al massimo un giorno su due). Visualizzatevi mentre ricevete le persone nel vostro ambulatorio veterinario, mentre i cagnolini vi corrono incontro, visualizzatevi mentre consegnate un cucciolo forte e sano nelle braccia di una ragazzina che da anni lo chiede a Babbo Natale. Poi, altro foglio delle visualizzazioni, fotografie di barche a vela, di delfini, di code di megattera che si stanno inabissando, del mare che scintilla, sotto il sole al tramonto, delle costellazioni e la via lattea che brillano sopra di voi creando una semisfera perfetta. Dormire sotto le stelle, oppure dormire nella puzza della cucina perch i locali quelli sono, quando ci sono sei giorni filati di pioggia si dorme nellodore delle cipolle un po marce, ma ci sono solo quelle, fino al prossimo porto meglio non buttare via niente. Convivere con i piedi freddi e bagnati, per giorni. Convivere con un caldo porco. Bonaccia, solitudine abissale. Svegliarsi disposti a vendere lanima a Belzeb esso medesimo per un cappuccino, un croissant come Dio comanda, e il fruscio di un quotidiano. Per distinguere le infatuazioni dalla vera passione, visualizzate tutti gli effetti negativi, visualizzateli con attenzione, restate concentrati su di loro, perch la vostra passione, ed una passione assolutamente degna, potrebbe anche essere fare limpiegato di banca o delle assicurazioni, e quella del velista essere uninfatuazione con cui vi nascondete la vostra vera passione, una vita regolare, perch la ritenete meno romantica e spettacolare. Se avete la passione dellonest e dellorganizzazione fate limpiegato di banca e delle assicurazioni, prima o poi diventerete funzionario o dirigente e il mondo sar nettamente migliore. Se avete la passione della cordialit, lufficio delle poste aspetta solo voi. Dato che ormai abbiamo dimostrato al di l di ogni ragionevole dubbio che gli stati mentali sono contagiosi, seguire la nostra passione, essere chi siamo, non solo il primo dei nostri doveri verso noi stessi, ma il nostro primo dovere nei confronti del mondo. Legoismo ( rendo felice me stesso) quindi il primo gradino della generosit (faccio dono della mia allegria al mondo: il lato divertente che pi la dono pi ce ne per me. Abbiamo imparato a moltiplicare i pani e i pesci) e qui cominciamo a incontrare un, altro punto fondamentale, il pensiero paradossale, gi contenuto nelle Upanishad nel Talmud e nella Kabbala. Il pensiero paradossale comincia a levarci dal pensiero logico e lineare dellemisfero di sinistra e a introdurci nel sistema cognitivo analogico del sistema di destra. Senza pensiero paradossale non pu esistere lumorismo, questo il motivo per cui i popoli molto forti nel pensiero paradossale hanno un gran senso dellumorismo. Quindi, per noi e per il mondo, noi dobbiamo seguire le nostre passioni e capire quali sono le nostre passioni mediante la visualizzazione. Se abbiamo la passione di curare i lebbrosi diventeremo Madre Teresa, se abbiamo la passione del denaro, moltiplicarlo come i pani e i pesci, che ce ne sia per noi e per tutti, diventeremo Bill Gates, se abbiamo la passione della cordialit, ufficio delle

poste. Tutte le posizioni sono ugualmente etiche. Diventare Bill Gates o impiegato alle poste non sono posizioni meno etiche di curare i lebbrosi. Se tutti facessimo Madre Teresa leconomia mondiale crollerebbe, nessuno assisterebbe i miserabili perch tutti saremmo miserabili. I lebbrosi andateli a curare solamente se ne avete voglia, se avete voglia di vedere posti nuovi, di sentirne lodore, di scoprire piantagioni con frutti di cui ignoravate il profumo, se le malattie dermatologiche non vi infastidiscono. Se vi state sacrificando, se non questa la vostra passione, statevene a casa vostra. Se mi sacrifico sono infelice. E linfelicit contagiosa, che lo si voglia o no. Nessuno pu entrare nella mia testa e conoscere o rubare i miei pensieri. Ma esiste (Watzlawick, Erikson, Liotti, tutte le acquisizioni delle neuroscienze sui neuroni a specchio, il linguaggio non verbale, le microespressioni) una sorta di telepatia emotiva, la coscienza uno stato interpersonale. Chi si sacrificato infelice, chi infelice irradia infelicit, se i lebbrosi e i luoghi in cui vivono non sono la vostra passione, una cosa che vi diverte, allora stare con loro sar una tortura. Lasciate perdere, hanno gi la lebbra, non contagiate la vostra infelicit. Fate altro. E i lebbrosi? I lebbrosi li assister qualcun altro o si assisteranno da soli, per inciso, grazie anche a Bill Gates lIndia sta diventando un gigante informatico, un luogo dove la ricchezza aumenta ogni anno. Una volta che abbiano a disposizione un sistema sanitario che metta a disposizione i chemioterapici necessari, la lebbra sotto controllo, i lebbrosi se ne stanno a casa loro a farsi gli affari loro. Bill Gates ha contribuito alla felicit dei lebbrosi non meno di Madre Teresa di Calcutta, e se tutte le volte che aveva bisogno di mandare una raccomandata ha incontrato un impiegato cortese e simpatico il sistema ha funzionato ancora di pi. Sii te stesso, segui le tue passioni, infatti un fondamentale comandamento del buddismo ed il comandamento numero nove, non desiderare la roba daltri, della legge mosaica. Non desiderare la roba daltri non sta difendendo la propriet privata. La roba daltri sono i loro oggetti, se mi distraggo a desiderare gli oggetti degli altri, non mi concentro sul produrre ricchezza e conquistarmi gli stessi oggetti io, ma, attenzione, non devo desiderare la vita degli altri. Victor Frankel non spreca la sua energia a domandarsi perch diavolo gli altri abbiano avuto una vita dove il campo di sterminio non cera e lui no, fa il meglio che pu con quello che ha, una vita dove il campo di sterminio c stato e tutte le persone che lui amava vi sono state uccise. Eriksson non spreca tempo a volere quello che gli altri hanno: un cervello senza dislessia, un sistema nervoso centrale mai aggredito dalla poliomielite. Inchiodato sulla sua sedia a rotelle fa il meglio che pu, studia le incredibili potenzialit taumaturgiche dellimmaginazione umana. Senza quella sedia a rotelle non ci sarebbe mai arrivato, allora cominciamo a essere felici di quello che siamo, segui il tuo talento, non desiderare la roba daltri, cominciamo a essere fieri di quello che abbiamo, qualsiasi cosa esso sia e facciamo vedere quanto siamo bravi a trasformarlo in luce.

Istruzioni per rendersi felici parte7


Esempi di item Cosa possiamo scrivere sulla nostra agenda. Voglio trovare un lavoro. Sono disperato, devo trovare un lavoro. Vorrei non sentire pi mia figlia che piange dallaltra parte della porta chiusa. sempre sola, sempre triste, ho paura che stia giocando con lidea del suicidio. Peso duecento chili, ho il culo basso e i brufoli, dove trovo laspirante suicida che potrebbe amare me? Sono stufo di contare i centesimi, voglio avere anche io un po di soldi in tasca.

Sono stufo di soffrire di insonnia. Vorrei non mi capitasse pi, mai pi, proprio mai pi, anche perch, ecco, in un certo senso, non so proprio neanche come dirlo, vorrei essere sicuro che quando sono con una ragazza e arriviamo al dunque, non mi succeda pi che, ecco quella roba l, talmente orribile che non voglio nemmeno scriverla (in termini tecnici impotentia coeundi generata da ansia da prestazione). Vorrei laurearmi in medicina (o altro) beh, almeno finire gli esami del primo anno, perch non li ho ancora dati e adesso sono al terzo. Vorrei diventare scrittore, ma figurati, tutta una lobby, tanto anche se sei Shakespeare se non conosci nessuno col fico che ti pubblicano. Vorrei diventare attore, ma figurati, tutta una lobby, tanto anche se sei Anna Magnani/ Mastroianni se non conosci nessuno col fico che ti prendono. Vorrei fare un giro in mongolfiera. Vorrei essere amato. Vorrei essere bello, almeno non cos brutto. I miei colleghi sono delle iene, vorrei che il pavimento si aprisse e li inghiottisse uno dopo laltro, poi si richiudesse dolcemente come loceano dopo il passaggio delle megattere. Vorrei che la stanza si riempisse di angeli che portassero via mio marito, lasciando al posto suo un uomo gentile e simpatico possibilmente somigliante a Brad Pitt/Marcello Mastroianni da giovane. Vorrei un tailleur di Armani/Gucci/Valentino. Vorrei un paio di scarpe di Prada/Ferr/qualcun altro. La lista dei desideri fondamentale. A) Come fonte di informazione su di noi. B) Per darci la direzione: nessuno pu avere il vento in poppa se non sa in che direzione deve andare. C) Per darci la motivazione per lazione, perch lazione, lazione ripetuta, lazione ostinata, lazione che non si arrende mai quella che ci porter quello che vogliamo Thomas Edison ha inventato la lampadina al 138 esimo tentativo. Lui ci ha lasciato scritto io non ho fallito 137 volte ho trovato 137 ottime maniere su come non si fabbrica una lampadina, personalmente nello spazio dei dodici anni durante i quali nessun mio libro stato pubblicato io ho scoperto decine di ottimi sistemi su come non si pubblica un libro. Per noi fondamentale la lista dei nostri desideri che noi dobbiamo sempre avere sotto gli occhi per vincere quella che noi chiamiamo pigrizia. La pigrizia un sistema naturale di difesa di madre natura, ricordo ancora una volta che il nostro cervello si evoluto nella preistoria, la pigrizia serve per evitare di disperdere energie. Il leone, come luomo preistorico, non fa footing, o corre dietro alla preda o dorme nellombra, se fa caldo, al sole se fa freddo. Il nostro cervello ancestrale impostato sullo schema della gratificazione, mi muovo solo

per una gratificazione. La lista dei desideri, organizzata per in maniera da darmi piacere, questo un punto fondamentale su cui ritorneremo, mi deve fornire la continua gratificazione per mettere in moto lazione. D) E questo il lato pi bello di tutto il sistema, la lista dei desideri deve rendermi in qualche maniera felice subito. Il solo farla mi deve rendere felice. Ci sono altri item che potrebbero comparire. Vorrei non avere il cancro. Almeno un cancro pi piccolo. Mio figlio ha il cancro. Mio figlio morto. Non so cosa potrei volere. Riavere mio figlio indietro? Non mi sembra nemmeno decente chiedere di soffrire meno. Essere lasciato in pace non mi dispiacerebbe. Vi dispiace se cominciamo dalla morte del figlio? Come si sopravvive alla morte di un figlio. decente anche sono cercare di soffrire meno dopo la morte di un figlio? I due racconti sulla morte del figlio: sono ne Il cavaliere, la strega, la Morte e il diavolo, edito da Lindau.

UNA STORIA COME TANTE. Venerd 7 Aprile. Eserciti di formiche girano per la mia casa. Si intersecano e si incrociano, formando geometrie di righe e puntini. Quando manca la corrente, durante i temporali estivi, la televisione non funziona, e allora guardo loro, con il loro continuo movimento di puntini che si spostano e si intersecano. Portano via le briciole che mi cadono dal letto. Faccio un infinita attenzione a non schiacciarle quando mi alzo. Senza di loro, la mia solitudine sarebbe veramente infinita, come quella di un astronauta su un meteorite. Mi alzo solo per andare in bagno e per prendermi le cose da mangiare in cucina. Questa casa un oceano e questo letto una zattera da cui oso abbandonare, come tutti i naufraghi, solo per lo stretto necessario. Cambiarmi la camicia da notte e le lenzuola non fa pi parte dei bisogni primari da quando tre mesi fa la lavatrice ha smesso di funzionare. Guardo il mondo attraverso la televisione. Le formiche e i biscotti del droghiere riempiono la mia vita. Non ho bisogno di niente altro. Accreditano la mia pensione direttamente alla banca. La banca paga le bollette e gli addebiti del droghiere. La drogheria mi manda la roba a casa; fanno le consegne al gioved. Il garzone consegna la roba lasciandola davanti alla porta, cos non dobbiamo incontrarci e non mi chiede perch compro roba per otto visto che qui ci vivo sola. Gli risponderei che vivo con le formiche. Siamo migliaia. Da quando ho superato i cento cinquanta chili non so pi il mio peso perch la bilancia non va oltre; allora ho fatto rinforzare il fondo del mio letto. stato tre anni fa. Da allora nessun altro oltre me e le formiche entrato in questa stanza.

Come i Simpson e l'occidente postmoderno ho perso la decenza, ma conservo la mia innocenza. Oggi ci sono due episodi di dottor House. Prima della fine del mese ridaranno Guerre Stellari. Sabato 8 Aprile. Il televisore si rotto. Guardo da due giorni linee grigiastre che tremolano come pozzanghere. Non avessi smesso di piangere venticinque anni fa credo che piangerei. Nemmeno ai Simpson, che sono quattro, una tegola del genere gli era mai arrivata. Io devo sommarmi alle formiche per dire noi. Bisogna che cerchi di ricordarmi dov' la guida del telefono, in quale angolo di questa stanza semibuia e sotto che cosa. Luned 10 Aprile. Oggi ho telefonato dove avevo comprato il televisore. Verr un tecnico. Mercoled 12 Aprile. Il tecnico della televisione arrivato. In realt il tecnico della televisione appartiene al sesso femminile, particolare di cui all'inizio della nostra conoscenza non mi sono resa conto, perch tiene tutti i capelli completamente nascosti sotto il berretto e il resto nascosto in un blusone di due taglie superiore alla sua. Non mi era venuto in mente che anche le donne riparassero i televisori. Il tecnico della televisione mi dice che le donne fanno anche l'astronauta. Ho avuto una bambina che voleva fare l'astronauta, cos poteva vedere le nuvole dal di sopra. stato venticinque anni fa. Il tecnico della televisione dice che le manca un pezzo e che me lo porter domani. Il tecnico della televisione una iena e mi dice che domani non mi monter nessun pezzo se non mi faccio trovare con le lenzuola e una camicia da notte puliti. Dico al tecnico della televisione di farsi i cavoli suoi; faccio parte del pezzo di umanit che l'et dell'oro ce l'ha gi avuta e neanche si ricorda pi quando finita. Mi ripari il televisore e levi il disturbo, ambedue le cose nel pi breve tempo possibile. Il tecnico della televisione mi risponde che la sua assicurazione si limita alla tendiniti da uso improprio del cacciavite e alle scosse elettriche; l'antiinfortunistica non copre la salmonella, il carbonchio e lei non vaccinata contro il colera. Mi sono arrabbiata. L'ho cacciata. Erano anni che non mi arrabbiavo. Gioved 13 Aprile. Ho fatto una doccia. Mi era dimenticata l'acqua tiepida sulla pelle e l'odore buono dello shampoo. Ho cercato di cambiarmi la camicia, ma nessuna delle altre mi va pi. Ho fatto una specie di tunica con il copriletto a righe. Ho cambiato le lenzuola, ma non so che fare con quelle sporche, essendo la lavatrice defunta da mesi. Ho trovato del detersivo per piatti: ho riempito il lavandino di acqua e schiuma e ci ho messo dentro le lenzuola. Anche se non sono tazzine andr bene lo stesso. Tra tre mesi, al prossimo

cambio di lenzuola, mi porr il problema di dove stenderle. Non bisogna esagerare. Poi ti viene la sindrome della casalinga. Venerd 14 Aprile. Il tecnico della televisione tornato. Forse non tanto una iena. Mi ha aiutato a stendere le lenzuola e mi ha chiesto di vedere la lavatrice. C'era solo il filtro intasato: l'ha fatta ripartire; invece il televisore sempre fuori combattimento. Il pezzo che ha portato non raccorda, dovr portarne un altro. Mentre la lavatrice faceva un giro per essere sicuri che vada bene, il tecnico ha tirato fuori dalla sua valigetta una bomboletta di insetticida e prima che riuscissi a fermarla mi ha sterminato quasi tutte le formiche. Le ho detto che le formiche erano mie, forse le avrei usate per farci una minestra o un quadro delle Biennale. Le ho detto che stavo scrivendo un trattato di entomologia e cos nessuno sapr mai come va a finire. Le ho detto che lei non ha il diritto di farsi gli affari miei. Tutto quello che mi serve qualcuno che conosca il mestiere e faccia ripartire il maledetto televisore. L'ho cacciata di nuovo. Per forse non una iena. Andando via mi ha urlato che mi porter qualcosa per farmi compagnia, cos le formiche non mi mancheranno troppo. Domenica 16 Aprile. Ho lavato i pavimenti con acqua calda e sapone, sempre quello dei piatti, che l'unico che in casa, ma troppo spumoso per qualsiasi utilizzazione fuori di un lavandino. Navigavo in una nuvola di bolle come la Cenerentola che canta dell'omonimo film. Prima avrei dovuto scoparli, i pavimenti, ma non ho trovato la scopa. stata un fatica immane. Ercole al paragone era un novellino. Dovevo spostarmi a quattro zampe con lo straccio e ogni due metri la saponata nel secchio era da cambiare perch era diventata fango. Venticinque anni fa facevo la saponata per far giocare la mia bambina alle bolle di sapone. Quando ho finito di lavare ho buttato secchiate e secchiate di acqua per levare il sapone. Ero sudata marcia. Bisogna che faccia un'altra tunica con un altro copriletto perch di pulito c' solo la camicia da notte e non ho pi tanta voglia di stare in camicia da notte. Luned 17 Aprile. Il tecnico della televisione tornato e mi ha portato un cucciolo di gatto femmina. Dico che avrebbe almeno potuto chiedere. Non sono sicura che il pelo di gatto non mi dia allergia. E poi i gatti femmina tendono a fotocopiarsi, si comincia con uno e dopo sei cucciolate ci si ritrova con sei diviso due elevato alla sesta potenza visto che la cucciolata media di sei e che la met dei gatti sono maschi e non producono cuccioli in loco. "Vale a dire?" Ha chiesto il tecnico. "Vale a dire settecento ottantanove". Per una volta il tecnico rimasto senza parole. Quando le ha ritrovate, ha commentato che una come me probabilmente fa le equazioni di secondo grado al posto delle parole crociate. Gi, vero ero brava in matematica. In effetti per anni ho fatto le equazioni di secondo grado al

posto delle parole crociate. I miei libri di matematica devono essere da qualche parte, forse in soffitta. Neanche questa volta il televisore funziona. Marted 18 Aprile. Il pezzo del televisore questa volta raccorda, ma il televisore non funziona ancora perch c'era un'altra cosa rotta, da cambiare, lei non se ne era accorta. Dico al tecnico che mi sto perdendo tutti i Simpson e anche Thelma e Luise. Dice che non sa di cosa parlo. Lei i televisori li ripara, ma non li guarda. Deve essere un extraterrestre. Probabilmente arrivata dal pianeta Vega come Goldreik. Uno di questi giorni la sua testa si staccher e se ne andr per i fatti suoi dopo aver cacciato le zampe, come La Cosa di Carpenter o la mano della famiglia Adams. Lei ha circa trent'anni, piccola, rotonda, ha una faccia simpatica senza trucco. Anche la mia bambina adesso avrebbe quasi trent'anni, se quel camion fosse riuscito a frenare. Mercoled 19 Aprile. Ho telefonato al droghiere di mandare pi latte per via del gatto. E di non mandare biscotti. La settimana scorsa mi sono avanzati. Poi ho chiesto detersivo per la lavatrice, per i pavimenti, per i piatti, per la roba che si lava fuori la lavatrice, per i mobili, per le piastrelle, per la cucina, per i vetri, per i lavandini e anche qualche barattolo di D.D.T. o come si chiama adesso, perch io e la gatta bastiamo, come creature viventi, in questa casa. Ho ordinato anche una scopa, uno spazzolone, due spugne, tre strofinacci e un barattolo di roba per l'argento, cos lucido la zuccheriera e i tre cucchiaini sopravvissuti dei dodici originari: tutto quello che mi resta del naufragio del mio matrimonio; almeno che brilli. Mercoled 26 Aprile. Oggi ho pulito la cucina. Ho messo anche le tendine in lavatrice. La gatta mi miagola attorno e ogni tanto viene a farsi una strusciata contro le mie gambe. Mi chino a carezzarla e sento il suo pelo morbido e le vertebre della sua schiena che si allungano sotto la mia mano per il piacere della carezza. Le mie ossa scricchiolano in questa fatica del chinarsi, ma poi la mano incontra il ronron della gatta e ne vale la pena. Quando ho finito mi sono fatta la doccia e cambiata perch adesso il camicione di ricambio ce l'ho. L'ho fatto usando gli asciugamani di cotone a fiori e ora ho le frange in fondo e sul collo. Alla sera sono rimasta seduta nella cucina pulita, con il camicione pulito addosso e la gatta sulle ginocchia che faceva ronron. In cucina c' la radio e sono stata a leggere vecchie riviste che ho trovato dietro la ghiacciaia. piacevole leggere riviste. La prossima volta che viene il tecnico della televisione si potrebbe fare una tazza di tea e poi stare un po in cucina con tutto pulito e le finestre con le tendine. Ho pure la zuccheriera scintillante con i cucchiaini. Gioved 27 Aprile. Sono andata in soffitta a cercare i miei libri di matematica; quelli su cui ho studiato io e quelli che mi sono serviti per insegnare agli altri. Ho un libro di equazioni della terza media e le faccio come

un gioco di enigmistica, sentendo la radio, sul tavolo della cucina pulita. Marted 2 Maggio. Il gatto rimasto senza latte. Il droghiere fa le consegne solo il gioved e oggi marted. Potrei telefonargli e spiegare che sono nei guai. Oggi non ha il garzone, ma potrebbe portarmi le cose quando chiude. Il gatto per resterebbe senza niente fino a stasera. Forse potrei andare al supermercato. Mercoled 3 Maggio. Sono andata io a comprare il latte. Avevo la tunica copriletto a righe e le ciabatte. Qualcuno si voltato e qualcuno no. Al supermercato ho comprato delle ciabatte nuove, quelle con la suola ortopedica, che vanno bene anche per uscire. Sono passata all'edicola e ho comprato qualche giornale e un catalogo di roba per corrispondenza. Ho finito i soldi che avevo in casa. Dovrei passare in banca. Venerd 12 Maggio. Il televisore sempre rotto. Forse il tecnico non riesce a trovare i pezzi. Sono andata in banca, volevo ritirare un bel po di soldi per non doverci tornare, ma in effetti l'impiegata ha ragione, meglio non averne troppi addosso e poi la banca sulla strada del supermercato. In effetti al supermercato la roba costa meno che dal droghiere. vero che poi le cose me le devo portare a casa io, ma se la spesa la faccio giorno per giorno ce la posso fare. Ho finito il libro di equazioni. Ho ricominciato la geometria analitica. Venerd 19 Maggio. Ho ricominciato a cucinare. Il droghiere non aveva n carne n verdura fresche: al supermercato ci sono e sono buone. Mi ero dimenticata di com'era cucinare e mangiare roba cucinata. Sabato 20 Maggio. arrivata la roba del catalogo per corrispondenza. Avevo preso le cose pi grandi che c'erano. Mi stanno. Un po al pelo, ma mi stanno. Il tecnico non ancora venuto a riparare il televisore. Gioved 1 Giugno. Il tecnico della televisione tornato e neanche questa volta il televisore ripartito. Adesso la casa sembra la pubblicit del mastrolindo, ma il tecnico della televisione spiega di nuovo che sempre colpa mia se non riesce a riparare il guasto, e mi avrebbe stupito il contrario. Il fatto che l'edera che ricopre la casa cresciuta anche sulle finestre che non si possono pi aprire. Mi piace la mia edera. Le sue foglie sembrano scaglie di un drago e la mia casa sembra una via di mezzo tra l'antro di una strega e la tana di uno gnomo. Il tecnico dice che mica bisogna abbatterla. Basta salire su una scala e tagliare quella che blocca le finestre, cos usciamo da questa penombra da miniera prebellica e lei riuscir a riparate il televisore. Ho detto al tecnico di portarsi dietro una pila e qualcuno che conosca il mestiere la prossima volta che torna, cos potremmo interrompere la frequentazione e io potrei tornarmene a guardare i Simpson e le riedizioni di Thelma e Luise.

Lei se n' andata sbattendo la porta. E poi io non sono in grado di salire su una scala. Avrei bisogno di una rampa per ippopotami, e le hanno solo negli zoo. Venerd 2 Giugno. Ho chiesto al postino se conosceva qualcuno disposto a tagliarmi l'edera. Dice che pu farmelo lui. Verr sabato pomeriggio. In cambio tutte le mattine si fermer da me per una tazza di caff. Dice che carina la mia cucina. un posto dove ci si ferma volentieri a fare due chiacchiere e tirare il fiato. Dice anche che contento di conoscermi. Sono cinque anni che distribuisce la posta da questa parte del fiume ed la prima volta che mi incontra. Gioved 8 Giugno. Il postino ha tagliato l'edera in eccesso. Gli ho anche chiesto di piantarmi una rosa. Il tecnico della televisione dice che gli piacciono. Io gli ho fatto trovare la torta con la crema. Non mi ricordo quanto tempo che non la cucinavo. Ero brava a cucinare. Mi piaceva. Il postino mi ha detto che cercano qualcuno due ore la mattina alla biblioteca comunale. Non hanno trovato nessuno perch la paga piuttosto simbolica, ma tanto io non dovrei sbarcarci il lunario, forse potrebbe interessarmi. Mercoled 14 Giugno. La paga in effetti simbolica, ma posso leggere tutti i libri che voglio, sia l che a casa mia. Poi la gente quando va in biblioteca sorride, simpatica; mi chiama signora bibliotecaria. Al mattino aspetto il postino, ci facciamo il caff insieme, poi lui si finisce il suo giro e io vengo ad aprire la biblioteca. simpatico il postino. Vive solo: sua moglie morta, molto tempo fa, e i suoi figli sono cresciuti e se ne sono andati, poco tempo fa. Tra due anni andr in pensione anche lui. Fino a allora possiamo dividerci il caff al mattino. A nessuno dei due piace prenderlo solo. Venerd 30 Giugno. Ora che esco tutti i giorni meglio che ordini qualche altra cosa al catalogo di roba per corrispondenza. Magari una taglia di meno; ho dovuto stringerla tutta la roba dell'altra volta. Luned 10 Luglio. Oggi c' una pioggia torrenziale. Il tecnico della televisione tornato. Mi ha detto che per il mio televisore non c' niente da fare, non lo pu riparare. Le ho detto che non importava. Le ho chiesto se voleva sedersi, prendere un caff, una fetta di torta. Ha detto di no. Continuava a ripetere: " tardi, devo andare via, devo andare via". corsa via sotto la pioggia; non sono riuscita a fermarla. Volevo almeno darle un ombrello. Mentre correva il berretto le volato via. Lei lo tiene calcato sugli occhi, cos che non si vedono i capelli. Oggi si sono visti, mentre il cappello le volava via. Sono rossi, rosso fiammante, come quelli della mia bambina. Anche quel giorno c'era la pioggia, per questo il camion non riuscito a frenare. Il rumore della pioggia e poi quello della frenata del camion. Mi metto a piangere. Erano venticinque anni che non piangevo. Mi metto a piangere e non smetto fino al mattino. Mi

addormento alle prime luci dell'alba con il gatto che mi dorme contro e il profumo dell'erba bagnata che entra dalle finestre aperte. Il temporale finito. Luned 17 Luglio. Sono andata al negozio dove ho comprato il televisore. Mi hanno detto che deve esserci stato un errore: il loro un unico tecnico inequivocabilmente di sesso maschile e non fa riparazioni a domicilio.

L'ULTIMO ESAME. Il liceo ancora chiuso. Non sono il primo. Ci sono ragazzi e ragazze seduti davanti che aspettano lapertura. Sono giovani uomini e giovani donne che aspettano di sapere con che voto andranno affrontare la vita e lesame di ammissione alla facolt. Mi siedo nascosto tra le colonne del porticato. Non voglio incontrarli. Non voglio le loro condoglianze. Non tollero il mi dispiace tanto di chi ha la vita davanti. Il liceo si apre. Loro entrano, leggono, ridono, non ridono, escono di nuovo nel sole: la luce proietta le loro ombre sul selciato. Si risiedono sulle scale. Uno incazzato come una iena, ma domani sar vivo e dopodomani pure, la luce continuer a proiettare la sua ombra sul selciato, come osa essere furioso, miserabile cretino. Arriva anche lei. Lei piange. Gli altri si alzano. Gli altri le stanno attorno, le dicono che gli dispiace tanto, che non mica detto che non sia vero, senzaltro vero, mica sono mostri, ma smetter di essere vero tra otto minuti; tra otto minuti torneranno a ridere, a scambiarsi sigarette, a incazzarsi, lei smetter tra pi tempo, forse tra otto mesi forse tra otto anni, forse mai, forse lo ricorder sempre, forse chiamer Stefano il primo figlio o il secondo o il quinto, ma lei avr un primo figlio, un secondo, un quinto, il sole proietter anche la loro ombra. Non sopporto neanche lei a dirmi che le dispiace tanto. Loro vanno via, ne arrivano altri. Ci sono altre risa, altre incazzature, altre sigarette scambiate. Ogni tanto il tono si abbassa, le risa si interrompono, qualcuno dice che gli dispiace tanto, che senzaltro vero, mica sono mostri, ma c anche il compiacimento di essere, loro, la classe quinta B, quelli sfiorati dalle ali della morte , interessati dallombra della tragedia, sui quadri, in mezzo ai loro nomi c anche lui, Stefano Indaco, nato il 18 11 1980, maturo con 60/60 e morto ieri, andato a scuola giorno dopo giorno, terapia, dopo terapia, operazione dopo operazione, anno dopo anno: loro gli hanno tenuto la testa al gabinetto quando vomitava, hanno picchiato quelli che lo sfottevano perch era calvo, sono venuti a casa la domenica pomeriggio invece di andare a giocare a pallone a fargli fare i compiti che non aveva fatto perch invece di stare a scuola era stato in ospedale a farsi operare. O a fare maledette flebo che gli facevano vomitare lanima, ma lui diceva che non era vero. O a farsi irradiare. O a fare esami che dicevano che, be, sa guarito, no, migliorato nemmeno, ma stazionario, ecco stazionario, stazionario la parola giusta, corretta, c un equilibrio tra lui e la malattia, tra lui e il mostro, tra lui e il drago. Il drago arrivato quando non cero. Ero nellOceano Indiano Ero andato a prendere un cargo a Sydney: era stata la prima nave di un mafioso pieno di quattrini come la bunderbank, la rivoleva per motivi affettivi o forse ci aveva stivato mezzo quintale di cocaina da qualche parte e io manco lo sapevo. Bho. Era una bagnarola del cavolo, si trascinava lungo le coste dellIndia: le barche a remi dei pescatori ci doppiavano. Il mare era blu e verde chiaro. Gli orizzonti erano pieni di gabbiani. Io

avevo ventiquattro anni, la testa pieni di sogni, gli occhi pieni di orizzonti. Mi avevano appiccicato una moglie e un ragazzino, lei era stata troppo scema per non restarci e io mi ero sposato pi che altro perch altrimenti mio padre mi avrebbe ammazzato di botte. Lunica cosa che volevo era il mare. Aspettavo loccasione per andarmene, in un mondo pieno di porti e pieno di gabbiani. Non me ne ero ancora andato solo perch loccasione non era ancora arrivata. Mi arriv invece un cablo dalla scema, pardon la mia signora, diceva che il bambino era malato. Del bambino non me ne era mai strafottuto un fico, tutto quello che facevo nei pochi giorni in cui ci convivevo, era stare il meno vicino possibile alle sue manine sbavose a ai suoi pannolini caccolosi, ma ora cera il cablo, quella parola sinistra: leucemia, scritta con due m, la mia signora non mai andata oltre la terza elementare, daltra parte non avevo trovato nessunaltra disposta a darmela, quando si hanno venti anni e si vive nel fondo di un paesino sulle coste calabre bisogna accontentarsi. Non cera altro da fare se non portare avanti la bagnarola, porto dopo porto, gabbiano dopo gabbiano. Dei gabbiani non me ne importava pi un fico, dei porti neanche. Cera il cablo, lammasso di pannolini sporchi e bavaglini sbavati era diventato un bambino con la leucemia, il mio bambino con la leucemia, affidato a una minorata mentale semianalfabeta, che aveva lunico merito di avermela data quando nessunaltra voleva sentirne parlare. Sono arrivato dopo interminabili ventisei giorni. Tutto quello che mi interessava era arrivare. Lui era alla clinica pediatrica. Mi sono messo a cercarlo per le corsie. Finalmente ho trovato quella delloncologia. Cera un ragazzino con la testa fasciata, una bambina con le mani fasciate, e uno scacazzino che sembrava vomitato da un campo di sterminio, che se ne stava attaccato alle sbarre del lettino e urlava: -Pap-, un urlo acuto, che mi perforava i timpani, fin dentro al cranio. Ero arrivato fino alla fine del corridoio prima di riconoscere la voce. Mi ero girato. Avevo guardato lo scacazzino: avevo riconosciuto il pigiamino con le papere, glielo aveva regalato mia madre. Avevo riconosciuto gli occhi, quel colore grigio-azzurro del mare in inverno. Il nome sul grafico sopra il lettino era il suo. Non riuscivo a riconoscere lui. Lo guardavo e non lo riconoscevo. Lo avevo preso in braccio e mi ero messo a cercare i medici. Lui mi abbracciava e mi chiamava pap. Pap bello. Voleva che lo portassi via. Della scema aveva gi imparato a non fidarsi, ma di me si fidava ancora. Cercai i medici, gli chiesi urlando come avevano osato ridurlo cos. I medici mi chiesero urlando come osavo pensare che ridurlo cos fosse stata una scelta. Mi ero messo a piangere. Stefano diceva: -Pap bello...casa- sempre pi piano. Anche di me imparava a non fidarsi. Come la scema, non lo avrei portato via di l. Sarebbe rimasto a pigolare -...Casa...- come un piccolo ET dimenticato dallastronave su un pianeta alieno, pieno di fleboclisi che fanno vomitare. Almeno non lo avrei pi lasciato solo. Mi sono trasferito a terra. Un posto nel porto. Sto a undici minuti netti dalla clinica pediatrica. Otto di notte. Tredici con i semafori rossi. Cinque alle quattro del mattino, quando non c proprio nessuno. Otto ore di scartoffie e polvere, ma poi alla sera ritornavo da lui, dai suoi occhi grigio-azzurro colore del mare di inverno, dove volavano i gabbiani. Il drago stazionava. Prima o poi qualcuno avrebbe inventato lAnticancrin Forte, il Leucemlison Deposito e Stefano sarebbe guarito, sarebbe diventato un bambino normale, di quelli che giocano a calcio e vanno allo stadio. Nel frattempo era un bambino speciale. Gli dei visitano nella malattia. Lui aveva lo sguardo fermo e la saggezza profonda di coloro che sono gi stati nel mondo dei morti e non ne hanno avuto paura. Passavo le mie otto ore di scartoffie a contare i minuti. Poi alla sera tornavo da lui, dai suoi occhi grigioazzurro come il mare dinverno. Gli piaceva sentire storie. Io non avevo mai letto un fico in vita

mia, solo il minimo indispensabile del Passero solitario e dei Promessi sposi per il sei di italiano. Perch lui avesse qualcosa da ascoltare la sera mi sono fatto, sera dopo sera, Pinocchio, Robin Hood, I tre Moschettieri e il Signore degli Anelli. Poi lui diventato abbastanza grande da leggerseli da s, abbiamo continuato a leggere vicini, in silenzio, ognuno per conto suo. Quando era a letto perch stava troppo male guardava fuori dalla finestra. Ho imparato a conoscere le nuvole, perch gli piaceva saperne il nome, prevederne i movimenti. Ho studiato le costellazioni. Ho passato notti a fare calcoli perch lui potesse costruirsi una meridiana. Ho accolto in casa mia un immondo botolo che lo aveva seguito per strada e che era pi pulci che cane, ora qui, vicino a me, non so se riuscirei a sopravvivere senza la sua lingua tiepida sul freddo delle mie mani. La scema era sempre scema, passava le giornate a fare novene e dire rosari, io dicevo che se il padreterno si interessasse agli umani destini, avrebbe fermato i treni che andavano ad Auswitz, caricato a salve le mitragliatrici della Prima guerra mondiale. Lei si disperava, chiamava i suoi santi a raccolta, gridava al sacrilegio. Poi ho smesso di dirglielo. Ognuno deve avere i suoi. Lei sognava Santa Rosalia che fa il miracolo, io sognavo la medicina che fabbrica lAnticancrin forte: qualcuno che arrivasse a fottere il drago, che nel frattempo stazionava. Santa Rosalia deve essere un santo di scarto, buona al massimo per guarire i geloni. La scienza ufficiale ha perso la strada tra limmunologia e lantiangiogenesi: non si capito bene chi ha trovato il bandolo giusto: nessuno lo ha ancora srotolato. Forse il bandolo si un po sfioccato in giro. Se avessero pregato di pi Santa Rosalia mentre guardavano dentro i loro fottuti microscopi, magari ce la facevano. Ormai tardi. Il drago ha improvvisamente smesso di stazionare e unemorragia se lo portato via. Allimprovviso. In quattro minuti netti. Sei di meno di quelli che ci volevano per la clinica universitaria. finita in quattro minuti. Se esiste un dio spero che si strafotta. Spero che schiatti. Spero che si anneghi nella sua acqua santa. Spero che si impicchi con uno dei suoi rosari. Spero per lui che non esista. Se c, preferisco bruciare allinferno per leternit che stare con chi ha torturato il mio bambino per anni e poi lo ha fatto morire. Non ci credo non ci voglio credere. Preferisco schiattare allinferno. Star fino alla fine dei miei giorni con la scema che dice il rosario. E non dir niente. Non si lascia la madre di uno che morto il giorno dopo la maturit. E non glielo dir che sono tutte stronzate. Forse ha ragione lei. Averlo avuto pur sempre meglio che non averlo avuto. Anche malato. Anche condannato.

Anche malato, anche condannato stato felice. Rideva. Era felice che lei gli voleva bene, anche se era calvo e doveva fare le flebo. Era contento che la maturit era andata. Bisogna che torni dalla scema. stata la sua mamma. Non che sia poi cos scema. solo che ha la terza elementare, e poi c questa faccenda di Santa Rosalia, ma non vero che poi cos scema. E poi me lha data. Se lei non me la dava Stefano non ci sarebbe stato. Devo tornare dalla scema. Devo scrivere a loro. Devo scrivergli a tutti, uno per uno, devo ringraziarli di avergli tenuto la testa al gabinetto quando vomitava, di aver picchiato quelli che lo sfottevano perch era calvo, di essere venuti a casa la domenica pomeriggio invece di andare a giocare a pallone. E poi devo scrivere a lei. Per augurarle tutto il bene possibile. Di sposarsi, laurearsi, di avere dei figli, tutto il bene possibile. Forse ha ragione la scema. Averlo avuto, sia pure condannato, pur sempre stata una benedizione. Prima o poi guarder le nuvole o le stelle e ringrazier il padreterno di avermi dato Stefano. Ma questo domani. Oggi sto qui. Me ne resto qui a passare la mia mano sulla sua riga, a cercare di sentire con la pelle dei polpastrelli, il suo nome, quella scritta 60 su60, che lo avrebbe fatto incazzare, perch lui non voleva regali e quel 60/60 forse non ce laveva. E stato scritto quando gi si era sicuri che lui non cera pi a incazzarsi. Passo le dita sulla scritta: Stefano Indaco nato il 18 11 1980 maturo con 60/60 e non riesco a smettere, perch tutto quello che mi resta di lui. Tra qualche giorno leveranno questo foglio e non rester pi niente.

Scriviamo di nuovo i nostri desideri. Ma attenzione a come scriviamo. Voglio trovare un lavoro. Sono disperato perch sono disoccupato. Questo diventa: Sono certo che trover un lavoro. Sono certo che trover un lavoro, sono certo che trover un lavoro e sar il lavoro che sto cercando, mi piacer. Non ci credete? Non importa scrivetelo lo stesso. E convincetevene. E sentite gi la contentezza, deve essere una vibrazione. E allora funziona. stato scritto anche nel Vangelo e nel Buddismo : chiedete e vi sar dato. Bussate e vi sar aperto,

ma dovete chiedere nella gioia di avere gi ricevuto. E allora funziona. E solo allora funziona. Questo anche lo schema del costruttivismo. Il costruttivismo ha due branche: il costruttivismo cosiddetto spirituale o ingenuo a seconda che ne parlino estimatori o detrattori, secondo il quale quando siamo felici possiamo influenzare la realt fuori da noi. Questa anche la base del mentalismo, che pi o meno circola da un paio di secoli, rappresentata anche nel dvd the secret. Queste cose sono vere o no? Ognuno risponda per conto suo e noi qui per il momento noi parliamo del costruttivismo razionale, un corso per dilettanti non dotati. Oltretutto il costruttivismo razionale dimostrabile con facilit al di l di ogni ragionevole dubbio. Torniamo al lavoro. Se mi convinco che sono destinata ad avere un buon lavoro, se do per scontato che questo certo, non mi scoraggio. Continuo a cercare. Continuo a cercare con gioia, con attenzione. Il pensiero non ci sono riuscito fino ad ora c la crisi scarico cortisolo, mi viene lulcera, ingrasso, ma soprattutto condiziono il mio inconscio alla sconfitta. Quando finalmente avr un colloquio mi saboter presentando un curriculum e al colloquio il mio io inconscio sar certo del fallimento che lo realizzer: far schifo. Se sono certo di farcela, certo e ne sento gi la gioia, io programmo la mia intelligenza emozionale, che si muove a mio favore. Inoltre io irradier la mia certezza di avere il lavoro con il linguaggio non verbale, con le microespressioni e il mio futuro datore di lavoro lo percepir con il suo io inconscio e sar molto propenso a darmi il lavoro. E come addestrare un cagnolino: si addestra con i biscotti. Gli asinelli si spostano se c la carotina. Il nostro io inconscio arcaico. Ha bisogno di essere addestrato: come? Come un cagnetto. Devo fare vedere quello che voglio, il lavoro, io che lavoro e dare il biscotto, far sentire al mio io emotivo tutta la serotonina e le endorfine, e il cagnolino, lio inconscio, capisce, e far lui tutto il necessario per raggiungere il mio scopo. Il mio io intuitivo agir per me, e questa lunica maniera che ho di azionare il mio io intuitivo a farmi dare una mano, lunica. Se cerco il lavoro da sfiduciato tutto il mio io intuitivo mi far lo sgambetto e io vivr malissimo. Se sono felice non mi scoragger, andr avanti, mi accontent allinizio di risultati temporanei e parziali, nel frattempo vivr meglio, mi far degli amici e vivr pi a lungo (dimostrato, gli ottimisti vivono in media 10 anni in pi dei pessimisti e soprattutto vivono meglio). Se sono gi contento subito mi risparmio il cortisolo, programmo lio inconscio e moltiplico le mie capacit di farcela. Fino a che non ce la faccio campo sereno, non rompo lanima ai miei familiari e non li meno e mi godo quello che mi resta, sono vivo, ogni tanto trasmettono qualcosa di buono alla televisione e per quanto mi sembri poco quello che ho, sono sempre pi ricco di un pastore somalo. Che magari pi contento. Quindi se sono furioso, frustrato non solo non aumento le mie possibilit di trovare lavoro, ma le diminuisco. Lassetto emozionale che funziona meglio di tutti la gratitudine. Se siete credenti siate grati a Dio, altrimenti alla natura o alluniverso. La gratitudine, che otteniamo concentrando lattenzione su quello che abbiamo, lassetto di neurotrasmetitori che aumenta la nostra potenza. Siamo grati di qualche cosa, ora subito: io sto scrivendo, ho le dita, le mani, gli occhi, il computer. Voi state leggendo, avete anche voi queste quattro cose. Evvai. Scrivete sullagenda: sono profondamente grato di avere me stesso, la mia intelligenza, lagenda, la mia famiglia, il gatto, cane assistenti pennuti, e sono certo che trover il lavoro. Aggiungete qualcosa, un disegno o una foto che vi metta gioia e che centri con il alvoro che state cercando. Tutto qui. Funziona, non una bacchetta magica, ma un addestramento di forza di volont. Prima o poi funziona. Peraltro il contrario, essere arrabbiati, dare per scontato che il lavoro non ci sar ci porter al fallimento. Peraltro: il lavoro non c. Allora inventatelo. Siate voi limprenditore di voi

stessi. Inventate un lavoro, abbiate successo e tra un anno assumente qualcuno cos che sia un altro con un lavoro. Credeteci, provateci. Avete unidea di tutta la gente che ha cominciato da sottozero ed ha avuto tutto quello che voleva. Chi vi ha detto che non sarete voi? Avete parlato con il genio cattivo della lampada scassata? Allora, c un libro magico, il grande libro della magia, che dice che siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, e se questo libro dice il vero vuol dire che siamo fatti a sua immagine e somiglianza allora vuol dire che anche noi siamo creatori, anche noi siamo magnifici e anche noi siamo creatori. Noi creiamo la realt. Non ci credete? Allora fate finta di crederci ed agite di conseguenza: vivrete meglio. Per anni sono stata disperata perch non riuscivo ad avere un figlio. La disperazione bloccava l'ovulazione. Appena mi sono calmata il bimbo arrivato. e se proprio non fosse stato destinato a venire senza quella disperazione sarei vissuta meglio. E' tutto qui. Diceva la buonanima del dottor Einstain molto meglio essere ottimisti ed essere delusi che essere pessimisti ed averla azzeccata. Aggiungo io: perch da ottimisti siamo pi forti, pi sani, pi potenti e viviamo meglio. Perch a furia di cercare di tenere l'attenzione su tutto quello che succede di bello, sempre pi spesso, comincerete a sentire la gioia, come una vibrazione, e poi la sentirete tutti i giorni, e poi sempre di pi. Vorrei non sentire pi mia figlia che piange dallaltra parte della porta chiusa. sempre sola, sempre triste, ho paura che stia giocando con lidea del suicidio. Sono felice che mia figlia sia viva, sono cos felice che lei esista e che sia viva, perch essere vivi bellissimo. Se noi non siamo convinti di questo, perch nostra figlia non dovrebbe suicidarsi o essere disperata? Quanto siamo responsabili di quello che sta succedendo: quanto ci siamo lamentati? Quante volte per via diretta o indiretta, lamentandoci dei prezzi, del traffico, della cellulite abbiamo trasmesso per via trasversale il messaggio: la vita non vale nulla? Cominciamo a vedere nostra figlia come vorremmo, mentre ci dice sono felice, e teniamo lattenzione concentrata su questa immagine senza spostarla mai. Irradierete serenit Possiamo irradiarla solo se ce labbiamo dentro, ma non ce labbiamo non possiamo trasmetterla, quindi il nostro compito, il nostro unico e fondamentale e irrinunciabile compito, la nostra serenit. Noi rendiamo pi sereni noi e nostra figlia si rasserener, non avr pi la nostra negativit addosso, la nostra fiducia nella sua capacit di ritrovare la strada della serenit aumenter enormemente la probabilit che nostra figlia trovi la serenit. Pi ci preoccupiamo, pi buttiamo negativit addosso a nostra figlia, pi lei peggiora. Come possiamo non preoccuparci: dobbiamo vederla gi felice, come se potessimo vedere in una sfera di cristallo. Per rendere serena lei saremo costretti a essere felici noi, a concentrare lattenzione sullaurora, stamattina stata straordinaria, saremo noi costretti a concentrarci su quanto maledettamente bello essere vivi. Peso duecento chili, ho il culo basso e i brufoli, dove trovo laspirante suicida che potrebbe amare me? Sono felice di essere vivo, e comincia a vedermi gi adesso mentre ho il peso che voglio e qualcuno mi ama. In questa maniera il cortisolo si abbassa, la gioia mi d la voglia di muovermi. Solo cos posso prendere la decisione di camminare tutti i giorni fino a quando comincer a sentire la forza aumentare, la leggerezza nascere. Le diete fanno ingrassare: nel timore di morire di fame, quando lapporto calorico diminuisce, il nostro corpo abbatte il metabolismo e aumenta il numero di cellule adipose, cos da poter ingrassare pi facilmente. Quello che mi fa perdere peso camminare. Ma ci vuole energia. Da dove la prendo? Dalla visualizzazione, devo gi vedermi forte e con il fisico che voglio. Camminer e camminer e sentir il peso che voglio entrare nella mia vita un passo dopo laltro. La decisione di camminare posso prenderla e mantenerla solo se ho gi un po di

neurotrasmettitori buoni che circolano, se sono disperato e mi sento abbandonato avr una fame insopportabile e invece di bruciare quello che mangio lo metter da parte. Serotonina e endorfine sono molecole anoressogene, fanno scomparire la fame: solo chi si ama snello. I brufoli sono una malattia da stress (cortisolo) e il sedere basso unopinione dovuta al fatto che i popolo cacciatori ( barbari, sedere alto) hanno invaso e schiavizzato i popoli agricoltori ( romani, sedere basso) imponendo la loro estetica. Che avere il sedere basso sia meno bello che averlo alto un gesto di razzismo come essere convinti che la pelle scura valga meno di quella chiara. Imparate a essere fieri di voi e della vostra genetica. Mettete immagini di forza, di passeggiate, paesaggi, scalate, discese con gli sci. Non dimagrite per laspetto ( sistema competitivo, cortisolo a palla, fallimento) ma per la forza: grazie perch so che potr fare 20 chilometri a piedi, correre) Dovete condizionare il cagnetto, lio inconscio. Siate felici per ogni persona forte, sana e del peso giusto che incontrate. Il contrario di quello che abbiamo sempre fatto: lunica cosa che per anni ci ha reso pi felice di aver perso due chili che la nostra migliore amica ne abbia presi tre. Solo se uscite dallo schema competitivo potete avere il peso giusto. Non unaffermazione etica, ma biochimica. I sogni necessitano di azione per avverarsi: la visualizzazione nella gioia, mi vedo gi con quello che voglio, mi vedo gi come voglio, mi d lenergia per lazione. Sono stufo di contare i centesimi, voglio avere anche io un po di soldi in tasca. Sono profondamente grato di tutto quello che ho, fate la lista di tutto quello che avete, e di quanto un contadino del medio evo o un contadino del Sahel abbia meno di voi, e sono felice di tutto quello che sono destinato a guadagnare. Mettete immagini di ricchezza, di abbondanza. Sono stufo di soffrire di insonnia. Sono profondamente grato di essere vivo. Di avere un letto, una stanza da letto bella e comoda, sono certissimo che il sonno, un fenomeno fisiologico, lasciato in pace ricomincer a funzionare. Mi visualizzo mentre il mio letto alinterno di una bolla, dove sono banditi i pensieri, mi visualizzo mentre mi sveglio al mattino e mi dico: come ho dormito ben, e do per scontato che succeder. Alla stessa maniera si curano anche gli altri problemi fisici. Qualsiasi malattia abbiate parlatene il meno possibile, aiutate il vostro io inconscio a fare il miracolo della guarigione. La preghiera e la meditazione e possono portare le endorfine a picchi verticali e sono loro, le endorfine, che permettono le guarigioni e sono la base biochimica dei miracoli. Se siamo destinati a morire, impariamo a preparare la nostra morte, impariamo a morire senza rancori, senza rimorsi e senza rimpianti e ricordiamoci che se siamo vicini al morire tutto quello che diciamo diventa pi importante. Prepariamo il testamento: quello materiale, certo, ma soprattutto quello spirituale, sono stato fiero di essere il tuo pap, stato bellissimo vivere con te. Per me facile parlarne perch ho avuto lonore di ascoltare il ricordo di chi stato dallaltra pare e nessuno potr mai convincermi che sono solo riflessi nervosi. Quindi il mio corpo che sta morendo, non io. La stessa cosa vale per quelli che amo: il loro corpo che muore. E se non sono credente ed morto qualcuno che amiamo?

Teniamo lattenzione sulla felicit di averlo avuto. E su quanto la vita sia sempre un dono. Ho il cancro. Cosa scrivo sullagenda? Sono felice perch il mio sistema immunitario ha la forza di guarirlo. Sono grata perch ho la forza di affrontarlo. Sono colto contenta per tutti gli studi fatti sulla terapia, per tutti gli oncologi, i chirurghi, i radiologi coniugi Curie inclusi, i radioterapisti, i laboratoristi, gli infermieri e quelli che lavano le scale negli ospedali perch senza di loro sarei in braghe di tela.

UN POSTO DOVE CI SONO LE LUCCIOLE Mammografia. Ieri ho fatto la mammografia. Forse c una lesione. Forse. Torni domani, per lagobiopsia, signora. Domani sarebbe oggi. La signora sarei io. Il ticket devo pagarlo anche per lagobiopsia? Se ho il cancro non dovrebbe essere gratis? Se ho il cancro non mi dovrebbero anche dare indietro i quattrini di ieri per la mammografia? Forse benigno. Fino a ieri avevo una vita magnifica. Io neanche lo sapevo quanto era magnifica. Mi sembrava nei suoi momenti migliori una broda insulsa. Sui momenti peggiori stendiamo un velo. Per anche quelli, i momenti peggiori, adesso mi sembrano migliori di quello che ho adesso, questa sala daspetto color verdolino e la sempre pi esile attesa che qualcuno arrivi a dirmi che benigno. Rivoglio indietro la mia vita di ieri. Ditemi che benigno cos me ne torno ai miei scazzi, alle multe per parcheggio vietato, quelli che ti mettono le ganasce perch ti va un pezzo delle ruote davanti sulle strisce pedonali, mia suocera che viene a prendere il bambino e mi spiega che le donne per bene non si separano mai, e mia madre che non me lo spiega perch, visto che le donne per bene non si separano mai, non viene pi neanche a prendere il bambino. Per anche mia madre e il bastardo che non mi paga gli alimenti, sono meglio di qualcuno che entri da quella porta e non mi dica che benigno.

Il bastardo non mi paga gli alimenti. E mi aspetta sotto le scale. E se voglio i soldi dellaffitto devo farlo salire. E mi riempie di lividi. E la sola maniera di non concludere. Per mi d i soldi. Pensandoci bene, la mia, una vita avventurosa. Rischio, coraggio e avventura. Sopravvivenza. Rafting. Una via di mezzo tra Tarzan, Cita e Indiana Jones. Nei miei momenti migliori la mia vita una broda insulsa, dove tutto quello che eccelle la noia e la rottura di coglioni, poi improvvisamente si vivacizza, e cambiamo genere. Pi documentario sociale che rafting. Ma comunque non film dellorrore. Non ancora almeno. Per un paio di volte che il bastardo mi ha preso un po deciso per il collo, ci siamo arrivati vicino. Adesso uno dei giorni che porto il foulard di Hermes intorno al collo. Il foulard me lo ha regalato la mamma quando ancora ci parlavamo. Comprato in una boutique seconda mano, ma di Hermes. Nasconde i livide dei mancati strangolamenti e d un tocco di classe ai jeans catalogo Postal Market. Forse benigno. Ce la potevo fare a arrivare alla fine del mese; ce lavrei fatta se non mi avessero messo le ganasce. Ce lavrei fatta, non avrei dovuto telefonare al bastardo, adesso non avrei i lividi. Uno deve essere una bella carogna per mettere le ganasce a una Panda dell86. Ce lavrei fatta a fare il rafting fino alla fine del mese. Ce lavevo praticamente fatta. Adesso sono fuori per tre mesi, questo e i due dopo. Altre due volte dovr telefonare al bastardo. Che mi aspetter sotto le scale. Non perch senza di me non possa vivere, ma per la rabbia di una cosa che prima era sua e poi ha smesso senza autorizzazione di far parte delle propriet. Il divieto di parcheggio rimasto lultimo baluardo di uno stato che per il resto ha calato le brache su tutto, dalla mafia a quelli che non pagano gli alimenti, passando per quelli che ti fanno lavorare in nero. Vedrai che benigno. Aspetto le parole magiche. Adesso qualcuno aprir la porta e dice: - Ci scusi signora, che labbiamo fatta tornare per niente. Ci dispiace tanto che lei dovuta tornare, siamo mortificati che lei stanotte non ha dormito, siamo desolati per linutile buchetto dellinutile agobiopsia; oggi ha parcheggiato male? Non si preoccupi, ci porti la multa; gliela facciamo pagare dal Sistema Sanitario Nazionale. Anche stanotte che non ha dormito il Sistema Sanitario Nazionale gliela risarcisce: si chiama sindrome post traumatica. Ci far tanti di quei quattrini che rafter fino alla fine del mese senza lividi per i prossimi duemila fine di mese. Anche queste due ore di attesa in questa sala daspetto color verdolino vomito, con le sedie di formica e le cicche schiacciate per terra, il Sistema Sanitario Nazionale gliele ripagher: il tempo degli utenti sacro, va ripagato, lei cosa fa signora? Il disoccupato con saltuari lavori in nero? Il tempo dei disoccupati con saltuari lavori in nero puro oro: con quello che le risarcir il Sistema Sanitario Nazionale sar come avere

vinto al lotto. Adesso entra qualcuno e dice che, veramente, forse, guardando bene, c unalesione, s lesione la parola che si usa, una lesione piccola, piccola, stata unafortuna accorgersi di una lesione ancora cos piccola. Che fortuna fare la mammografia! Che fortuna venire qui, che loro sono tanto bravi, i pi bravi della nazione (regione provincia, citt, quartiere, condominio, scala; ci sar qualcosa di cui loro sono i pi bravi; hanno le sedie di formica nelle stanze color vomito con le cicche per terra, ma sono i pi bravi di qualche cosa.). stata una tale botta di culo che inutile che si disturbi ancora a giocare al lotto signora, la fortuna che le toccava nella vita se l gi sperperata oggi, ad avere il cancro qui in questa sala daspetto color merdolina. Mi faranno anche la multa. Non parcheggiata bene. un parcheggio un po creativo; ero di corsa, dovevo venire qui a aspettare su questa sedia. E su questa sedia, lo giuro, non me ne strafotte un fico che forse dovr essere operata, forse dovr fare la radioterapia come mia nonna che vomitava anche lanima, forse perder i capelli, forse schiatter e allora dovranno lasciarmi in pace. La vera tragedia domani, dopodomani, luned. Chi far la spesa, chi consegner le traduzioni gi fatte, chi porter in banca i soldi di quelle gi pagate, chi andr i giro a mendicare traduzioni da fare? Chi porter la bambina a scuola? Chi potr portare la bambina alla sua strafottuta scuola, che dallaltra parte della citt, una scuola bene, e la scuola dove il bastardo, lui, ha fatto le scuole, e ora ci manda sua figlia. Gli alimenti non li paga, se lei campa o schiatta mangiata viva dalle piattole va bene lo stesso, ma sua figlia e deve fare la sua scuola. Che dallaltra parte della citt. Io traverso la citt, parcheggio la mia Panda dell86 in mezzo ai fuoristrada e ci resto dentro, nella Panda dell86, fino a quando Ilaria non arriva, perch tanto se scendessi nessuno mi cagherebbe. Le madri dei fuoristrada resterebbero tutte di schiena, sui loro tacchi a spillo, sotto le loro chiome di parrucchiere (coiffeur), dentro i loro tailleur firmati, con in mostra le loro ossa, i loro gioielli, le rughe che stagioni e stagioni di neve e Caraibi gli hanno scavato sulla faccia. Sono magrissime, abbronzatissime, piene di rughe e gioielli enormi. Oltre che le pi stronze, sono le donne pi brutte che abbia mai visto. Sembrano un assembramento di prugne secche ingioiellate. Ma non si era detto che il sole fa venire il cancro? E perch me lo sono beccato io, che lultima volta che sono stata andata al mare era il 92 e pioveva? E poi fanno il regalo alla maestra. Bisogna fare il regalo alla maestra. Chiedono a me trentamila lire per fare il regalo alla maestra. Trentamila lire: un pomeriggio di traduzioni in nero. Mentre il parcheggio vietato e le ganasce sono sette giorni di traduzioni in nero. Avevo due ruote sulle strisce. Non giusto. Lui non paga gli alimenti; sono cazzi miei quando lui non paga gli alimenti, dove sono gli avvocati i giudici, le assistenti sociali quando lui non paga gli alimenti? Dove sono i vigili urbani? Dove sono le prugne secche? Ce lavrei fatta questo mese, ce lavevo fatta; mi hanno mandato fuori di tre fine del mese. Mi metto a piangere. Le lacrime cominciano a colare. Cominciano a cadere sul pavimento di linoleum su cui le cicche spente hanno scavato innumerevoli piccoli immondi crateri, cadono sulle mie scarpe, sui jeans del catalogo Postal

Market ( saldo 30%), sul maglione dellOviesse ( saldo al 40%). Cadono sui miei ottantatr chili. Adesso che ho il cancro magari dimagrisco. Mentre piango sento che qualcuno mi guarda. Percepisco lo sguardo di qualcuno. Alzo gli occhi. C una vecchissima dottoressa che mi guarda. Ha laria di una che dovrebbe essere in pensione da almeno cinque anni; forse semplicemente si porta male let, visto che ancora in servizio. E piccola piccola, sembra uno gnomo. Ha delle carte in mano con il mio nome sopra. Mi dice che ho il cancro. Cacchio, non si diceva lesione? Una lesione piccola piccina, piccina, piccola come il mignolo di Pollicina, i lacci della scarpa di Cenerentola, i baffi del Gatto con gli stivali. La dottoressa, qui, dice che ho il cancro. Come loroscopo? S, come loroscopo. Cancro viene dal latino: vuol dire granchio. Perch ha le chele, che distruggono, si espandono. Scavano. Per si curano, guariscono. Lei mi dice che, se voglio, mi accompagna lei al reparto di chirurgia, per prendere gli accordi. Il ricovero prima lo faccio meglio . I granchi si possono schiacciare mi dice con un sorriso timido, si possono estirpare per sempre, ma bisogna fare in fretta. Ci avviamo insieme. Ci sono i suoi passi e i miei sul corridoio. un ospedale senza parcheggi, ma c qualcuno che prende il suo tempo per accompagnarti a schiacciare i granchi. Ripenso a questa parola, cancro, decentemente atroce, decorosamente spaventosa: contro le cose spaventose e atroci ci si arma e si combatte. Sono le lesioni piccole piccole, la trappola mortale; questo linguaggio da Grande Fratello, il non buono al posto del cattivo, non sano al posto di malato, lesione al posto di cancro, non corretto al posto di stronzo maledetto che non ti paga gli alimenti e ti aspetta sotto le scale. Era tanto tempo che camminavo ovunque sola, che non provavo pi la sensazione di avere i passi di qualcun altro vicino ai miei. I granchi si possono schiacciare. Bella metafora. Suona senzaltro meglio di una lesione piccina piccina. Cancro, come granchio: si pu schiacciare. Oppure no, c il rischio che vinca lui. Col cancro si pu anche telefonare alla mamma, dire Mamma ho il cancro, va a prendere Ilaria a scuola. S, si pu fare. E si fa in fretta, direttamente stasera, perch anche quando si possono schiacciare i granchi ti ricordano che di vita ce n una sola e che ogni giorno sprecato sprecato per sempre. Sia che vinca il granchio, sia che vinca io non devo dimenticarmi mai pi che i miei giorni non sono infiniti, engo unici, preziosi e irripetibili. Giuro che li passer tutti, fino allultimo, meglio che posso. Il corridoio finito. Traversiamo insieme un cortile interno, che ha il tradizionale aspetto di discarica dei cortili interni degli ospedali nazionali. Ci sono scatoloni vuotati, vecchi letti arrugginiti, un pezzo di tavolo operatorio, con la sua sinistra aria di strumento di tortura. La vecchia dottoressa ha unaria di gnomo triste; fa un sorriso imbarazzato accennando alla discarica. - Per qui ci sono le lucciole - mi dice indicando due cespugli di gelsomino. S, un posto con i cortili discarica e i cespugli di gelsomino dove vivono le lucciole, le sale daspetto color merdolina, e qualcuno che mi accompagna perch i miei passi fino al reparto di chirurgia non siano soli. Andiamo a schiacciare i granchi. Granchi. Scorpioni. Scarafaggi. Vermi.

Non so se sia lurgenza del granchio, che pu essere schiacciato oppure no, o la consolazione dei miei passi che per la prima volta da tempo immemore non sono soli, ma per la prima volta, lo giuro, per la prima volta, mi viene in mente che, se passo al pronto soccorso a far vedere i miei lividi a qualcuno, poi si pu fare denuncia. Dico alla dottoressa gnomo che prima di andare in chirurgia, gi che sono qui, vorrei passare in pronto soccorso. Lei mi guarda. Il suo sguardo si sposta dai lividi del collo dove Il foulard Hermes si scompisciato alla faccia dove si scompisciato il rimmel. Continua a guardarmi. Poi dice:- Ma certo. Laccompagno. S, accompagnami. Se qualcuno mi accompagna e mette i suoi passi vicino ai miei potrei farcela. Potrei riuscire a arrivare fino al Pronto Soccorso. Fino alla Chirurgia. Potrei riuscire a schiacciare i granchi, gli scorpioni, gli scarafaggi e i vermi. Potrei traversare i deserti. Vedere le lucciole. Forse la multa non me lhanno fatta. Ho avuto una famiglia atroce. Cosa scrivo sullagenda? Sono felice di essere viva, sono grata che il mio passato sia finito: sono sopravvissuta al mio passato, sono un supereroe, il futuro mi appartiene. Sono grata perch il futuro mi appartiene.

FIORI Sono le diciannove e zero sette. Questo significa che mancano undici minuti alle diciannove e diciotto che lora a cui parte il treno e che quindi lei, la signora Martina, ce la potrebbe anche fare. Lei ce la potrebbe anche fare se solo la signora prima di lei si spicciasse. La signora prima di lei ha il carrello pieno e non si spiccer. Lei perder il treno. Unora e ventun minuti fino a quello successivo. Lei ha solo cinque cose: il pane, il latte, il caff e la scatolina di tonno, che sono la colazione e il pranzo di domani e il flacone grande di Piastrella plus, ch rimasta senza. Il Piastrella Plus serve a pulire le scale, e quello glielo dovrebbe passare la ditta, perch uno che pulisce le scale, almeno il prodotto bisogna darglielo. Ma quello che le passa la ditta una schifezza: uno pulisce le scale e poi sono sporche come prima e allora il prodotto se lo compra lei, a spese sue, il Piastrella Plus appunto, che, in quel supermercato l, costa un po meno. Lei ha solo cinque cose: forse la signora davanti guarda dalla sua parte e poi dice : Ma passi, prego!- Una signora con tutta quella roba l ha la macchina, mica deve prendere il treno o il tram o la metropolitana. La signora dir.- Ma prego passi pure!-, la signora Martina dir Grazie, ma

com gentile!- e alle diciannove e diciotto sar in stazione, alle venti i cinquanta sar nella sua stanza e alle ventuno e venti sar nel suo letto, con i piedi su due cuscini a sgonfiarsi un po perch, dal mattino, ha sessantadue scale pulite, su quei piedi e ora sono cos gonfi che le cinghiette delle scarpe ci affondano dentro come quando uno mette il dito nella maionese. In pi alle ventuno e venti su rete quattro comincia La terra del nostro Brasile e questa la puntata dove Suor Bastiana incontra donna Teresita. La signora davanti lancia una mezza occhiata alla signora Martina e alle sue cinque cose e poi si rimette a guardare nel suo carrello. Unora e ventun minuti di giornata di pi. Ci sarebbe la possibilit di chiedere alla signora di farla passare. Potrebbe dire:- Mi scusi, signora ho solo cinque cose, mi parte il treno- Potrebbe almeno provare. La signora Martina giocherella qualche istante con lidea, poi lo stomaco le si chiude, le pulsazioni accelerano e dentro la testa le rimbomba la voce di suo padre: Non si chiede mai. Non si deve chiedere mai. Nulla a nessuno. Noi siamo gente che non chiede mai. MAI. Straccioni s, straccivendoli s, ma mendicanti noi no. Mia figlia, almeno mendicante no. Anche ora, che suo padre morto da anni e lei non pi bambina da anni, a ripensarci, per un istante trema.: - Non si chiede mai. Mai. Che almeno non faccia la mendicante. E anche ora, che suo padre morto da anni e lei non pi bambina da anni, a ripensare a quell almeno le si chiude la gola. La signora Martina ricorda le lettere a babbo Natale che non ha mai scritto. Ricorda le zie che, loro, qualche soldo ce l avevano, che le domandavano :- Ma che cosa vuoi? Una bambola? Un golf? - E lei, sotto lo sguardo truce del padre: - Niente, non voglio niente. Ricorda la lettera del patronato: le avrebbero dato i libri gratis e avrebbe potuto finire le medie, bastava firmare, ma il padre non ha firmato, anzi si arrabbiato e ha di nuovo spaccato tutto, urlando che loro non erano straccioni e non chiedevano la carit a nessuno. Che almeno sua figlia imparasse a non chiedere. Mai. Almeno quello. Perch tanto lei le scuole cosa le avrebbe dovute fare a fare? Quell almeno e quel tanto le risuonano nella testa come le trombe del giudizio universale. La signora davanti comincia a passare. La signora Martina guarda con astio la collinetta di mercanzia che si fatta sulla cassa: almeno fosse roba da mangiare, cose utili, detersivi! Sono stupidaggini: cose da giardinaggio, forbici per potare, vasi, fertilizzante, sacchetti di terra, buste di semi. Ci sono decine e decine di buste di semi, con sopra la fotografia del prodotto finito: mentre la cassa fa un clink per ognuna delle bustine, perch hanno un prezzo diverso a seconda del contenuto e, quindi, bisogna passarle tutte una per una, migliaia di fiori multicolori stazionano sulla cassa. - Ha un balcone grande?- dice la commessa - Ho un giardino- risponde laltra serenamente. La signora Martina la odia. Non ha mai odiato nessuno cos tanto in vita sua. Sono le diciannove e ventisei. Il suo treno partito da almeno due minuti. Dovr tenersi i cinghietti che si piantano nella pelle delle caviglie come la spatola nel burro per unora e ventuno in pi. Si perder anche la puntata La Terra del Nostro Brasile e non sapr se Suor Bastiana ha capito che Donna Teresita altri

non che la sua bambina perduta da neonata durante lepidemia oppure resta ancora nella disperazione. Per un attimo gli occhi della signora Martina si riempiono di lacrime perch di guardarsi La Terra del Nostro Brasile guardata dal letto con due cuscini sotto i piedi, per quella sera l, non se ne parla. Sono le sette e trenta quando la signora Martina arriva alla cassa. Adesso la commessa che ha fretta, perch tra trenta secondi pu chiudere il supermercato e andarsene e, se abita vicino, lei La terra del Nostro Brasile se lo potr vedere, mentre la signora Martina, che il treno ormai lo ha perso, tende a tirare in lungo, perch il supermercato riscaldato e la stazione no. Purch si spicci, la commessa stessa che le caccia rapidamente le sue cinque robe in un sacchetto, le preleva i suoi otto euro e quarantatre centesimi, rilascia regolare scontrino e, finalmente, la mette fuori dal supermercato e le chiude la saracinesca dietro. Alle ventidue e quarantatre, quando la signora Martina sbarca nel suo monolocale La terra del nostro Brasile finito da venti minuti e i cinghietti affondano nel gonfio dei piedi come un coltello nel prosciutto. La signora Martina mette su la pentola di acqua per la minestrina e poi si mette sul tavolo del cucinotto a svuotarsi il sacchetto: Piastrella Plus, latte (in frigo), tonno, paneLa signora Martina sbianca e si deve sedere. Nel sacchetto, come un folletto malefico, si infilata anche una piccola busta di semi da giardino, con sopra la fotografia di una trionfale distesa di viole del pensiero gialle e viola. La stupidissima signora con il suo stupidissimo carrello carico del necessario per infiorare la pianura Padana e per far perdere a lei il treno, unora e ventun minuti di vita e lincontro di donna Teresita con la madre perduta, ha dimenticato una delle sue stupidissime bustine di stupidissimo fiori gialli. Con un ultimo sussulto di speranza la signora Martina ricupera lo scontrino: forse non successo niente di grave. Forse la commessa ha pensato che una delle bustine di semi fosse sua e lha messa in conto a lei. Pu succedere. E invece no. La commessa non glielha fatta pagare. Altrimenti detto: la signora Martina ha rubato. RUBATO. una ladra. LADRA. Le pulsazioni sono alle stelle, la pressione pure, il respiro manca, un sudore gelido ricopre la signora Martina. Non la prima volta che la signora Martina indulge in un furto. Ne ha gi commesso uno a sei anni e mezzo, al mercato. Era con suo padre perch mamma era di nuovo a letto con il male alla schiena e toccava al padre, con tutto quello che aveva gi lavorato, di fare la spesa. Era maggio e sulle bancarelle cerano le ciliege: collinette di ciliegie, metri cubi di ciliegie, milioni di ciliege, trilioni di fantaslioni, come i dollari di Paperon de Paperoni. Loro per le ciliegie non le avrebbero comprate, neanche un etto, neanche una, perch le ciliegie erano stolidamente care e solo gli stupidi e quelli che gli regalano i soldi le avrebbero comprate, mentre il pap, che saggio e i suoi soldi se li guadagna duro con il suo carretto di straccivendolo, mica li butta via cos. Per, a un certo punto, una delle ciliegie gli era andata in mano, alla signora Martina seienne, quasi da sola: forse un qualche maligno folletto. Era una ciliegia, grande, quasi nera, lucida, con tutta la luce di quella mattina di maggio che le si rifletteva sopra, una di quelle contemporaneamente morbide e sode, dolcissime e aspre, una di quelle ciliegie che ha dentro tutti i sapori della primavera e del mondo.

La signora Martina aveva guardato la ciliegia, la aveva contemplata come si contempla un oggetto darte, e in quel momento una micidiale manata sulla nuca laveva fatta cadere in ginocchio: la ciliegia le era rotolata via, poi un altro colpo, questa volta sulla faccia e un altro ancora e la voce di suo padre che urlava che lui non era il padre di una ladra. UNA LADRA. Straccione e straccivendolo s, ma non il PADRE DI UNA LADRA. Poi le aveva fatto raccogliere la ciliegia e le aveva fatto dire, davanti a tutti, tra le lacrime, con il naso che le sanguinava per i ceffoni, sono una ladra, sono una ladra, sono una ladra. Poi la gente aveva detto che no, basta, basta cos, per carit, e il padre si era ancora arrabbiato perch, per colpa sua, di nuovo lo avevano trattato da pazzo e lo avevano cacciato e le aveva fatto fare a calci la strada fino a casa, facendole ancora dire, a ogni calcio, che era una ladra. Bisogna dire che la lezione servita, perch in tutta la sua vita la signora Martina non ha mai pi preso nulla che non fosse rigidamente suo, non raccoglie nemmeno le more sui rovi, fino a quella maledetta sera con la bustina di semi. La parte di lei che ha ancora sei anni e mezzo annaspa nellorrore e nel panico, e gi progetta di rimettersi le scarpe con i cinghietti, riprendere il treno e andare a depositare la bustina nelle inferriate del supermercato. Finalmente la parte di cervello che di anni ne ha trentasei ricomincia a funzionare. Non successo niente. E stato un incidente, non un furto. Andr domani a restituire la bustina. Niente di grave. Restituire a chi? La bustina evidentemente era gi stata pagata: quindi tecnicamente restituirla al supermercato non annulla il furto, visto che la legittima proprietaria la signora con giardino. Oltretutto se la signora Martina si presenta al supermercato con la bustina non la guarderanno come lonesta, ma, nella migliore delle ipotesi, come la stramba o quella che sta cercando di distrarre lattenzione perch ha qualcosa da nascondere. Potrebbe andare fino al banco delle bustine e rimetterla nel mucchio. E se la vedono armeggiare e la scambiano per una ladra? Questo mai, piuttosto si butta gi dal quarto piano. La parte del cervello che di anni ne ha trentasei non riesce ad evitare il tremito e la nausea che, sempre, le piombano addosso quando ripensa a quella mattina di maggio, ma, comunque, riesce a ristabilire la calma. Non successo niente. Non un furto, Basta cos. Non conoscendo lindirizzo della signora con giardino, la signora Martina non restituir la bustina e basta cos. Si passa la problema due: che fare con la bustina? Lipotesi pi semplice scaraventare i semi nella spazzatura e andare finalmente a mangiarsi la minestrina, ma questo sarebbe uno spreco, perch della roba nuova, non pagata e non voluta daccordo, ma nuova finirebbe nella spazzatura. E lo spreco non praticabile, perch lo spreco un altro divieto assoluto nelletica del padre, confinato alle abitudini di gente balzana e sciupona, della cui categoria loro non fanno parte. MAI. La signora Martina mica si dimenticata quando lei aveva cercato di buttare via quello che era avanzato dei fagioli tre giorni prima e che lei doveva finire anche se lei i fagioli li odia e ormai sulla parte dei fagioli che usciva dal brodo cera una pellicina tipo muffa che era color verde muffa che in effetti era muffa. Era un ricordo che stava vicino alle ciliegie. Regalare la bustina a qualcuno. Chi? E con che scusa? Farebbe di nuovo la figura di quella stramba e questo MAI. La signora Martina si ricorda anche quando in un tema a scuola aveva scritto di quanto mamma doveva stare a letto con il mal di schiena ed era venuta lassistente sociale a fare domande, e pap ci aveva fatto di nuovo la figura di quello strambo. La signora Martina , per, sa che anche procurarsi un vaso e della terra e piantare i fiori presuppone una violazione, perch il

tempo e lacqua necessari alla loro crescita rientrano sempre nella categoria spreco, senza contare il vaso e la terra iniziali: la signora Martina , che ovviamente non ha mai posseduto n un cane, n un gatto, n un canarino, ha ben piantato nella memoria, di fianco al banco di ciliegie, quando la madre aveva stupidamente piantato due gerani in due vecchie latte di pomodori. Suo padre si era cos arrabbiato, perch lei gli sprecava i soldi che lui guadagnava per nutrire le piante, che la mamma aveva dovuto restare a letto con il mal di schiena per almeno due settimane. A questo punto la signora Martina si ricorda di aver visto in basso, sul cassonetto della spazzatura davanti allingresso un vaso con dentro un pianta seccata. Lo va a prendere, butta la pianta morta, scuote un po la terra, apre la busta, contempla i piccoli semi, li conta ( quindici) fa con uno stuzzicadenti altrettanti buchetti, li sistema, li guarda e poi li ricopre. Bagna il tutto e poi finalmente se ne va a dormire. Trema ancora, ma ha una sensazione strana dentro. Per la prima volta in tutta la sua vita la signora Martina invece di addormentarsi subito pensa. Il pensiero corre come una lepre impazzita tra le ciliegie e i gerani nelle latte di conserva riempite di terra. Per fortuna la routine si ristabilir il giorno dopo. Suor Sebastiana non ha riconosciuto la figlia, ma, al contrario, donna Teresita che ha dei dubbi. Il fatto che don Antonio ha fatto sparire tutte le prove, e quindi il riconoscimento diventato impossibile. Il dubbio si trasciner per due mesi. Poi alla fine di febbraio una vecchia cieca allospizio dichiara che lei era la levatrice alla nascita di Donna Teresita, ma don Antonio la fa deportare in manicomio. La mattina dopo la Signora Martina ancora scombussolata per linfamia. Di tutta la giornata della signora Martina, la parte pi dura il mattino, perch c ancora tutta la fatica da fare e mancano ancora quattordici ore alle ventuno e venti che sono levidente clou di tutta lesistenza. Mentre armeggia con il caff chiedendosi perch lAltissimo non stermini i malvagi e per quale motivo a don Antonio gli vada sempre tutto bene, la signora Martina resta folgorata: dalla terra del vecchio vaso spuntano una dozzina di bottoncini verdi. Qualcuno un po pi alto, qualcuno pi piccoletto. Sono piantine. Diventeranno fiori. La signora Martina li fissa incantata e incredula. Si rende conto che non si era mai fermata a pensare che qualcosa sarebbe nato. Ha fatto solo la cosa, tra tutte le opzioni possibili, che dava unangoscia un po pi bassa delle altre, ma non che veramente si era mai posta il problema di cosa sarebbe venuto fuori. Ma qualcosa uscito; dodici minuscoli bottoncini verdi: le dita ruvide passano sul fresco morbido degli dodici minuscoli miracoli che ieri non cerano e oggi s. La signora Martina guarda le piantine come se fossero figli suoi. Se avesse scaraventato tutto nella spazzatura ora i miracolini non esisterebbero. La signora Martina ripensa ai gerani della mamma, aggiunge un po dacqua alla pianta e se ne va a lavorare con una curiosa sensazione: come il sasso che da sempre si porta tra lo stomaco e lanima abbia cominciato ad alleggerirsi un po. La sera finalmente arriva. Don Antonio comincia ad avere i guai suoi. Tempo una settimana e tutto il suo castello di menzogna comincia a fare acqua. I bottoncini sono gi abbastanza grandi da riconoscere cosa diventer fiore e cosa foglia. Ci vogliono due giorni perch donna Teresita e Suor Sebastiana si riconoscano ( Dio c) e perch spuntino i fiori, dodici miracoli gialli screziati di blu scuro. La signora Martina non riesce a ricordare di avere mai visto nulla di pi bello: le sue dita grosse e ruvide con le unghia sudice passano e ripassano sulle corolle lisce mentre donna Teresita comincia e ricuperare la memoria. -Il destino non mai scritto: siamo noi che ce lo facciamo.- dice suor Sebastiana, che in realt altri non che donna Matilda, la vera donna Matilda. Il giorno dopo la signora Martina va a lavorare e si sente, be, come non si mai sentita. Al ritorno, tra le diciannove e le diciannove e sedici, mentre aspetta il treno, la signora Martina si ferma a guardare ledicola della stazione. Questo, per la verit, lo aveva gi fatto in passato. Guarda Topolino. Da bambina leggeva quelli delle compagne di scuola. Le piaceva. Ma questa volta guarda anche i manuali. Le edicole delle stazioni pullulano sempre di manuali. Evidentemente una discreta percentuale di viaggiatori medita, durante gli spostamenti, di cambiare mestiere e leditoria si adegua. Come allevare cincill nel giardino di casa. Internet spiegato ai semplici. Come allevare coccodrilli in garage. Internet spiegato ai minorati mentali. Come fabbricare borse di coccodrillo.

Internet spiegato agli scimpanz. Come convertire i coccodrilli allevati in garage in borsellini porta euro. Internet spiegato alle amebe. Eccolo, finalmente: Piante e fiori di casa tua. Cinque euro e cinquanta centesimi. (diecimilaseicentoquarantotto lire). La signora Martina lo compra. Ha un attimo di smarrimento perch unesplosione il padre le rimbomba dentro il cranio per tutto quello spreco, tutta quella stramberia, perch tanto lei non legger mai niente, non neanche il caso che finisca le medie, tanto tutto quello che avrebbe potuto diventare una che almeno non chiede, non ruba e non stramba. Ma lei riesce a ricacciarlo nel silenzio. Il destino non mai scritto: siamo noi che ce lo facciamo.- dice suor Sebastiana. La signora Martina tira fuori i cinque euro e mezzo e compra il manuale. Poi aggiunge un euro e venti e compra Topolino. Sul treno la signora Martina ci sale tenendo il libro ben in vista. Si siede, apre il suo manuale e comincia a leggere, con una sensazione non altrimenti definibile che come cambiamento di stato. Fa parte anche lei del gruppo di quelli che leggono. Ogni tanto lancia piccole occhiate in giro per assicurarsi che qualcuno ci sia ad assistere. La fucsia viene dalle brume inglesi: poca luce e molta acqua. Il filodendro invece arriva dallAmazzonia: acqua a volont, sia nel vaso che sulle foglie. Sono piante che la signora Martina conosce, anzi riconosce, perch stazionano sui pianerottoli delle scale che lei lava. Memorizzarne i nomi, allinizio una fatica che pare insormontabile, poi invece ce la fa. Dimenticato dallet di undici anni, ritorna il piacere di memorizzare: prima le cose non si hanno nella testa e poi s. A casa la signora Martina mangia con le viole sulla tavola. La tele la guarda con le viole in braccio e a letto, con le viole sul comodino, prima di addormentarsi legge Topolino. S, perch, ora, lei una che legge prima di addormentarsi, anche se non ha finito le medie perch tanto La mattina dopo la signora Martina si mette il libro in borsa cos ha qualcosa da legger e in treno. Uscendo d lultima occhiata alle viole. Forse la sua cucina un po buia: il libro si raccomandato sullesposizione alla luce, che non deve essere diretta, ma nemmeno quella di un finestrino che si apre su un muro. La signora Martina prende le viole e la sposta sul pianerottolo, come i monumentali ficus delle scale che pulisce lei. E per tutta la giornata ogni tanto ripensa a tutti quelli che passeranno e vedranno lo splendore delle viole che sono sue, vale a dire un accidenti di nessuno, perch, dato che c lascensore le scale sono deserte, ma comunque un barlume di gongolamento le svolazza nella testa come una farfalla. Al ritorno sul treno la signora Martina impara a distinguere le viole: la sua si chiama tricolor per il giallo, il blu scuro e il bordino di arancio che borda i tre petali centrali. Allarrivo una laminata di buio si abbatte su tutto il rosa della giornata. Le viole non ci sono pi. Non che siano state rubate, perch il vaso c ancora, anche se stato evidentemente preso a calci, visto dove si trova e quanta terra ha sparso in giro. Le viole sono semplicemente strappate, sparse in giro, a pezzi e a bocconi, con il loro giallo gi rinsecchito. Forse lascensore si rotto e qualcuno molto arrabbiato ha fatto le scale a piedi Forse un animale? (caimano da borsetta scappato dal garage? Cincill evaso dalla vasca da bagno? ) Forse La signora Martina ha esaurito i forse. Il padre le riesploso dentro alla testa. Dopo aver pulito il pianerottolo e buttato quello che resta del vaso se ne va a letto e l se ne resta guardando il soffitto con gli occhi spalancati. Trema e ha voglia di vomitare. Alle ventuno e venti la signora Martina accende il televisore, ascolta Donna Matilda, gi suor Sebastiana, che spiega che il destino non scritto e spegne immediatamente, perch il destino scritto e quando ti dicono che

non lo , una bugia. Suo padre almeno le bugie non le diceva. Sua madre s. Aveva i gerani nelle latte e diceva le bugie. Le aveva detto che le voleva bene e che non la avrebbe mai lasciata e, invece, il suo ultimo giorno di scuola la signora Martina era tornata a casa e la aveva trovata appesa al soffitto con un lenzuolo a strisce stretto attorno al collo e la faccia viola. E lei era rimasta sola con il padre. E ora aveva avuto le viole ed era rimasta sola, senza viole. Tanto vale non avere mai niente, cos quando non ce lhai pi sei gi abituato a non averlo. Mai pi niente. TantoAlmeno Il giorno dopo la signora Martina va a lavorare come al solito. Come al solito scende dal treno, passa davanti al supermercato e, come al solito, si ferma a guardare gli annunci, perch non si sa mai. Cercasi Colf. Cercasi abile colf. Cercasi colf abile e sperimentata. Per fare la colf tanto vale continuare con le scale. Almeno non ci sono mutande in giro. Cercasi giardiniere. Cercasi Colf. Cercasi colf seria e onesta Chiss se qualcuno telefona e dice:- Scusi sono una colf disonesta, va bene lo stesso? Cercasi giardiniere. I suoi occhi continuano a tornare sul cercasi giardiniere. I giardinieri sono maschi. Le scale le puliscono le femmine e i giardinieri sono maschi. Cos . Cercasi giardiniere, non giardiniera. Non richiesta esperienza. Perlomeno non c scritto. E una stupidaggine. Lei una che pulisce le scale. Mica fa il giardiniere. Non lo vogliono sperimentato daccordo, ma lo vogliono giardiniere, mica una che pulisce le scale e sta cercando di riciclarsi in qualche maniera. La signora Martina resta a lungo davanti ai piccoli annunci del supermercato, ma veramente a lungo, poi, passo dopo passo, finalmente si muove. Raggiunge il bar Da Katia, dove c uno degli ultimi telefoni pubblici del quartiere, perch ormai tutti hanno il cellulare. Di l telefona in ditta e dice che ha dei probleminon proprio malata ( non si mente MAI)dei problemi: pu fare il pomeriggioe ricupera sabato. Il giardiniere lo cercano da TUTTO PER IL VERDE che un ciclopico magazzino due strade pi in l. Dentro c un tizio lungo e sbilenco che quello che ha messo lannunzio. E in mezzo a centinaia di vasi con dentro piante di tutti i verdi possibili. Non fa commenti sul fatto che lei sia femmina e si informa sull esperienza. La signora Martina resta un attimo perplessa con lingiunzione a non mentire mai che le risuona dentro come le campane del giudizio universale. Alla fine risponde che ha sempre curato i fiori di casa sua. Poi si gira e indica in giro: fucsia, poca luce, appenderla in alto, da dove si veda la cascata di fiori. Ficus beniamina: molta acqua e nebulizzare sulle foglie.

Il tizio sbilenco sembra favorevolmente impressionato. Sa potare? La signora Martina resta a lungo nel dubbio ( non si mente MAI), poi per china la testa e dice no. Pare sia la risposta giusta: il tizio sbilenco tutto contento. molto pi facile insegnare bene a uno che non sa niente che a uno che gi fa e fa sbagliato. La signora Martina annuisce e scuote la testa con convinta compartecipazione. Perch, dice il tizio, lei non si preoccupi, di l a febbraio per la potatura lui ci insegna, perch l di roba da potare ce n tanta La signora Martina resta senza fiato. La prende. La assume. Non solo sono duecento euro in pi di quelli che prende ora per cinque ore in meno la settimana, ma vuol dire che lei, proprio lei, vivr tutti i giorni in mezzo a tutti quei verdi, li far germogliare, li far fiorire Il tizio sbilenco la porta nel retro del capannone e di l si esce in un enorme vivaio che si continua ininterrotto sulla collina. Sono file e file di minuscoli alberi da frutto: ognuno ricoperto da migliaia di fiori, rosa per i peschi, bianchi per i ciliegi e i meli. La signora Martina li guarda incantata. I suoi occhi continuano a spostarsi da fiori ad altri fiori, migliaia di fiori, milioni di fiori, fantaslioni di fantaslioni, come i dollari di Paperon de Paperoni. La signora Martina pensa che il destino non scritto e siamo noi che ce lo facciamo.

Istruzioni per rendersi felici parte 8


Scriviamo di nuovo i nostri desideri. Ma attenzione a come scriviamo. Voglio trovare un lavoro. Sono disperato perch sono disoccupato. Questo diventa: Sono certo che trover un lavoro. Sono certo che trover un lavoro., sono certo che trover un lavoro e sar il lavoro che sto cercando, mi piacer. Non ci credete? Non importa scrivetelo lo stesso. E convincetevene. E sentite gi la contentezza, deve essere una vibrazione. E allora funziona. stato scritto anche nel Vangelo e nel Buddismo: chiedete e vi sar dato. Bussate e vi sar aperto, ma dovete chiedere nella gioia di avere gi ricevuto. E allora funziona. E solo allora funziona. Questo anche lo schema del costruttivismo. Il costruttivismo ha due branche: il costruttivismo cosiddetto spirituale o ingenuo a seconda che ne parlino estimatori o detrattori, secondo il quale quando siamo felici possiamo influenzare la realt fuori da noi. Questa anche la base del mentalismo, che pi o meno circola da un paio di secoli, rappresentata anche nel dvd the secret. Queste cose sono vere o no? Ognuno risponda per conto suo e noi qui per il momento noi parliamo del costruttivismo razionale, un corso per dilettanti non dotati. Oltretutto il costruttivismo razionale dimostrabile con facilit al di l di ogni ragionevole dubbio. Torniamo al lavoro.

Se mi convinco che sono destinata ad avere un buon lavoro, se do per scontato che questo certo, non mi scoraggio. Continuo a cercare. Continuo a cercare con gioia, con attenzione. Il pensiero non ci sono riuscito fino ad ora c la crisi scarico cortisolo, mi viene lulcera, ingrasso, ma soprattutto condiziono il mio inconscio alla sconfitta. Quando finalmente avr un colloquio mi saboter presentando un curriculum e al colloquio il mio io inconscio sar certo del fallimento che lo realizzer: far schifo. Se sono certo di farcela, certo e ne sento gi la gioia, io programmo la mia intelligenza emozionale, che si muove a mio favore. Inoltre io irradier la mia certezza di avere il lavoro con il linguaggio non verbale, con le microespressioni e il mio futuro datore di lavoro lo percepir con il suo io inconscio e sar molto propenso a darmi il lavoro. E come addestrare un cagnolino: si addestra con i biscotti. Gli asinelli si spostano se c la carotina. Il nostro io inconscio arcaico. Ha bisogno di essere addestrato: come? Come un cagnetto. Devo fare vedere quello che voglio, il lavoro, io che lavoro e dare il biscotto, far sentire al mio io emotivo tutta la serotonina e le endorfine, e il cagnolino, lio inconscio, capisce, e far lui tutto il necessario per raggiungere il mio scopo. Il mio io intuitivo agir per me, e questa lunica maniera che ho di azionare il mio io intuitivo a farmi dare una mano, lunica. Se cerco il lavoro da sfiduciato tutto il mio io intuitivo mi far lo sgambetto e io vivr malissimo. Se sono felice non mi scoragger, andr avanti, mi accontent allinizio di risultati temporanei e parziali, nel frattempo vivr meglio, mi far degli amici e vivr pi a lungo (dimostrato, gli ottimisti vivono in media 10 anni in pi dei pessimisti e soprattutto vivono meglio). Se sono gi contento subito mi risparmio il cortisolo, programmo lio inconscio e moltiplico le mie capacit di farcela. Fino a che non ce la faccio campo sereno, non rompo lanima ai miei familiari e non li meno e mi godo quello che mi resta, sono vivo, ogni tanto trasmettono qualcosa di buono alla televisione e per quanto mi sembri poco quello che ho, sono sempre pi ricco di un pastore somalo. Che magari pi contento. Quindi se sono furioso, frustrato non solo non aumento le mie possibilit di trovare lavoro, ma le diminuisco. Lassetto emozionale che funziona meglio di tutti la gratitudine. Se siete credenti siate grati a Dio, altrimenti alla natura o alluniverso. La gratitudine, che otteniamo concentrando lattenzione su quello che abbiamo, lassetto di neurotrasmettitori che aumenta la nostra potenza. Siamo grati di qualche cosa, ora subito: io sto scrivendo, ho le dita, le mani, gli occhi, il computer. Voi state leggendo, avete anche voi queste quattro cose. Evvai. Scrivete sullagenda: sono profondamente grato di avere me stesso, la mia intelligenza, lagenda, la mia famiglia, il gatto, cane assistenti pennuti, e sono certo che trover il lavoro. Aggiungete qualcosa, un disegno o una foto che vi metta gioia e che centri con il lavoro che state cercando. Tutto qui. Funziona, non una bacchetta magica, ma un addestramento di forza di volont. Prima o poi funziona. Peraltro il contrario, essere arrabbiati, dare per scontato che il lavoro non ci sar ci porter al fallimento. Peraltro: il lavoro non c. Allora inventatelo. Siate voi limprenditore di voi stessi. Inventate un lavoro, abbiate successo e tra un anno assumente qualcuno cos che sia un altro con un lavoro. Credeteci, provateci. Avete unidea di tutta la gente che ha cominciato da sottozero ed ha avuto tutto quello che voleva. Chi vi ha detto che non sarete voi? Avete parlato con il genio cattivo della lampada scassata? Allora, c un libro magico, il grande libro della magia, che dice che siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, e se questo libro dice il vero vuol dire che siamo fatti a sua immagine e somiglianza allora vuol dire che anche noi siamo creatori, anche noi siamo magnifici e anche noi siamo creatori. Noi creiamo la realt. Non ci credete? Allora fate finta di crederci ed agite di conseguenza: vivrete meglio. Per anni sono stata disperata perch non riuscivo ad avere un figlio. La disperazione bloccava l'ovulazione. Appena mi sono calmata il bimbo arrivato. e se proprio

non fosse stato destinato a venire senza quella disperazione sarei vissuta meglio. tutto qui. Diceva la buonanima del dottor Einstain, molto meglio essere ottimisti ed essere delusi che essere pessimisti ed averla azzeccata. Aggiungo io: perch da ottimisti siamo pi forti, pi sani, pi potenti e viviamo meglio. Perch a furia di cercare di tenere l'attenzione su tutto quello che succede di bello, sempre pi spesso, comincerete a sentire la gioia, come una vibrazione, e poi la sentirete tutti i giorni, e poi sempre di pi. Vorrei non sentire pi mia figlia che piange dallaltra parte della porta chiusa. sempre sola, sempre triste, ho paura che stia giocando con lidea del suicidio. Sono felice che mia figlia sia viva, sono cos felice che lei esista e che sia viva, perch essere vivi bellissimo. Se noi non siamo convinti di questo, perch nostra figlia non dovrebbe suicidarsi o essere disperata? Quanto siamo responsabili di quello che sta succedendo: quanto ci siamo lamentati? Quante volte per via diretta o indiretta, lamentandoci dei prezzi, del traffico, della cellulite abbiamo trasmesso per via trasversale il messaggio: la vita non vale nulla? Cominciamo a vedere nostra figlia come vorremmo, mentre ci dice sono felice, e teniamo lattenzione concentrata su questa immagine senza spostarla mai. Irradierete serenit Possiamo irradiarla solo se ce labbiamo dentro, ma non ce labbiamo non possiamo trasmetterla, quindi il nostro compito, il nostro unico e fondamentale e irrinunciabile compito, la nostra serenit. Noi rendiamo pi sereni noi e nostra figlia si rasserener, non avr pi la nostra negativit addosso, la nostra fiducia nella sua capacit di ritrovare la strada della serenit aumenter enormemente la probabilit che nostra figlia trovi la serenit. Pi ci preoccupiamo, pi buttiamo negativit addosso a nostra figlia, pi lei peggiora. Come possiamo non preoccuparci: dobbiamo vederla gi felice, come se potessimo vedere in una sfera di cristallo. Per rendere serena lei saremo costretti a essere felici noi, a concentrare lattenzione sullaurora, stamattina stata straordinaria, saremo noi costretti a concentrarci su quanto maledettamente bello essere vivi. Peso duecento chili, ho il culo basso e i brufoli, dove trovo laspirante suicida che potrebbe amare me? Sono felice di essere vivo, e comincia a vedermi gi adesso mentre ho il peso che voglio e qualcuno mi ama. In questa maniera il cortisolo si abbassa, la gioia mi d la voglia di muovermi. Solo cos posso prendere la decisione di camminare tutti i giorni fino a quando comincer a sentire la forza aumentare, la leggerezza nascere. Le diete fanno ingrassare: nel timore di morire di fame, quando lapporto calorico diminuisce, il nostro corpo abbatte il metabolismo e aumenta il numero di cellule adipose, cos da poter ingrassare pi facilmente. Quello che mi fa perdere peso camminare. Ma ci vuole energia. Da dove la prendo? Dalla visualizzazione, devo gi vedermi forte e con il fisico che voglio. Camminer e camminer e sentir il peso che voglio entrare nella mia vita un passo dopo laltro. La decisione di camminare posso prenderla e mantenerla solo se ho gi un po di neurotrasmettitori buoni che circolano, se sono disperato e mi sento abbandonato avr una fame insopportabile e invece di bruciare quello che mangio lo metter da parte. Serotonina e endorfine sono molecole anoressogene, fanno scomparire la fame: solo chi si ama snello. I brufoli sono una malattia da stress (cortisolo) e il sedere basso unopinione dovuta al fatto che i popolo cacciatori ( barbari, sedere alto) hanno invaso e schiavizzato i popoli agricoltori ( romani, sedere basso) imponendo la loro estetica. Che avere il sedere basso sia meno bello che averlo alto un gesto di razzismo come essere convinti che la pelle scura valga meno di quella chiara. Imparate a essere fieri di voi e della vostra genetica. Mettete immagini di forza, di passeggiate, paesaggi, scalate, discese con gli sci. Non dimagrite per laspetto ( sistema competitivo, cortisolo a palla, fallimento) ma per la forza: grazie perch so che potr fare 20 chilometri a piedi, correre) Dovete condizionare il cagnetto, lio inconscio. Siate felici per ogni persona forte, sana e del peso giusto che incontrate. Il

contrario di quello che abbiamo sempre fatto: lunica cosa che per anni ci ha reso pi felice di aver perso due chili che la nostra migliore amica ne abbia presi tre. Solo se uscite dallo schema competitivo potete avere il peso giusto. Non unaffermazione etica, ma biochimica. I sogni necessitano di azione per avverarsi: la visualizzazione nella gioia, mi vedo gi con quello che che voglio, mi vedo gi come voglio, mi d lenergia per lazione. Sono stufo di contare i centesimi, voglio avere anche io un po di soldi in tasca. Sono profondamente grato di tutto quello che ho, fate la lista di tutto quello che avete, e di quanto un contadino del medio evo o un contadino del Sahel abbia meno di voi, e sono felice di tutto quello che sono destinato a guadagnare. Mettete immagini di ricchezza, di abbondanza. Sono stufo di soffrire di insonnia. Sono profondamente grato di essere vivo. Di avere un letto, una stanza da letto bella e comoda, sono certissimo che il sonno, un fenomeno fisiologico, lasciato in pace ricomincer a funzionare. Mi visualizzo mentre il mio letto alinterno di una bolla, dove sono banditi i pensieri, mi visualizzo mentre mi sveglio al mattino e mi dico: come ho dormito bene, e do per scontato che succeder. Alla stessa maniera si curano anche gli altri problemi fisici. Qualsiasi malattia abbiate parlatene il meno possibile, aiutate il vostro io inconscio a fare il miracolo della guarigione. La preghiera e la meditazione e possono portare le endorfine a picchi verticali e sono loro , le endorfine, che permettono le guarigioni e sono la base biochimica dei miracoli. Se siamo destinati a morire, impariamo a preparare la nostra morte, impariamo a morire senza rancori, senza rimorsi e senza rimpianti e ricordiamoci che se siamo vicini al morire tutto quello che diciamo diventa pi importante. Prepariamo il testamento: quello materiale, certo, ma soprattutto quello spirituale, sono stato fiero di essere il tuo pap, stato bellissimo vivere con te. Per me facile parlarne perch ho avuto lonore di ascoltare il ricordo di chi stato dallaltra pare e nessuno potr mai convincermi che sono solo riflessi nervosi. Quindi il mio corpo che sta morendo, non io. La stessa cosa vale per quelli che amo: il loro corpo che muore. E se non sono credente ed morto qualcuno che amiamo? Teniamo lattenzione sulla felicit di averlo avuto. E su quanto la vita sia sempre un dono. Gli ultimi item? Ormai siete pi bravi di me. Istruzioni per rendersi felici finisce qui.