Animot.
L’altra filosofia
anno i • numero 1 • giugno 2014
animot
L’altra filosofia
anno i, numero 1, giugno 2014
Jackie D.
a cura di LeonarDo Caffo e maurizio ferraris
Animot. L’altra filosofia
è una rivista accademica edita da [Link] edizioni.
Direzione Responsabile
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Direzione Editoriale
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Direzione Scientifica e Segreteria di Redazione
Leonardo Caffo, Valentina sonzogni
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andrea Balzola (accademia di Belle arti di Brera, milano); martin Böhnert (universität Kas-
sel); Petar Bojanić (ifDt –institut za filozofiju i društvenu teoriju, Belgrado); Domenica Bruni
(università degli studi di messina); mario Carpo (Yale school of architecture, new Haven ed
ecole d’architecture de Paris-La Villette, Parigi); felice Cimatti (università degli studi della
Calabria); alberto Cuomo (università degli studi di napoli); Josephine Donovan (univer-
sity of maine); maurizio ferraris (università degli studi di torino); Luca illetterati (università
degli studi di Padova); Patrick Llored (université de Lyon); roberto marchesini (siua); marco
mazzeo (università degli studi della Calabria); francesca michelini (universität Kassel); Pie-
tro Perconti (università degli studi di messina); monika Pessler (sigmund freud museum,
Vienna); nigel rothfels (university of Wisconsin-milwaukee); massimo tettamanti (i-Care).
Fotoritocco
roberto Di iulio
Animot. L’altra filosofia è una rivista (cartacea e digitale) tematica semestrale: consultare il Call for Paper
sul sito [Link] per inviare una proposta. Proposte di curatela o invii di articoli svincolati dalle te-
matiche, per la sezione di “varia”, vanno inviati a Leonardo Caffo e Valentina sonzogni all’indirizzo email:
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Animot. L’altra filosofia segue la politica della peer-review con doppia revisione cieca: i contributi in-
viati saranno pubblicati, eventualmente, solo dopo tale procedura di revisione. a seconda del tema mo-
nografico scelto, Animot si riserva di pubblicare articoli su invito.
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autorizzazione del tribunale di Perugia n. 7 dell’11-02-2014
issn 2284-4090 (cartaceo)
isBn 978-88-97010-65-4
Proprietà letteraria riservata
«L’ani-
male ci guarda e noi
siamo nudi davanti a lui. e
pensare comincia forse proprio qui.
Cosa comincia? Comincia il senso
dell’alterità, noi siamo altro dall’animale,
ma altro da come noi stessi ci siamo ri-
dotti. ridotti ad esigenze, bisogni, pro-
spettive piccole, meschine, carrieriste,
violente nella loro piccolezza, egoiste.
L’animale, la sua diversità ci ob-
bliga a ricominciare a essere
uomini».
eDi
to
riaLe
Animot. L’altra filosofia è una rivista magistrale lavoro di traduzione e
dedicata agli studi animali che si revisione. Ringraziamo, infine, Ti-
prefigge di attraversare quante più ziana Pers che con creatività e pro-
discipline possibili, per svelare i fondità ha lavorato con noi e con gli
meccanismi manifesti e invisibili che autori per mettere in risalto, attra-
ci separano dall’alterità animale. verso le opere create apposta per
L’altra filosofia è una filosofia fatta Animot, alcuni tra i momenti salienti
dal punto di vista dell’altro: questo, della loro scrittura, ma anche del
in effetti, il senso della rivista che pensiero del filosofo franco-alge-
stringete tra le mani. Animot è una rino, il cui volto e la cui corporeità
parola che denota infinite vite, una sono ospiti d’onore del primo nu-
pluralità di significanti, coniata da mero, a partire dalla copertina.
Jacques Derrida a cui non potevamo, Ogni nascita, anche quella di una
dunque, non dedicare questo primo rivista, è segnata dalla speranza –
numero. quale, in questo caso? Che attraverso
Maurizio Ferraris, che ha co-cu- l’animalità si possa rileggere la no-
rato questo numero, ha lavorato stra storia e scoprire sulle spalle di
molti anni con Derrida e ci ha aiu- chi è stata costruita: rivedere gli ani-
tato a comprendere qualcosa in più mali come soggetti di sguardo su
su questo pensatore, così com- questo mondo e, infine, proprio gra-
plesso, che ha fatto dell’animalità e zie a pensatori come Derrida, rive-
degli animali l’ultimo punto d’ap- derci noi stessi, animali. Il numero si
prodo delle sue ricerche teoriche. A chiama “Jackie D.”, non Jacques, ma
lui, come a Petar Bojanić che di Der- Jackie – il nome “vero” di Derrida –
rida è stato allievo, va la nostra ri- quello da algerino, da discriminato,
conoscenza per averci concesso un da corpo umano. Il perché, va da sé –
ricordo nitido, e non filtrato dalla è nascosto silenziosamente tra le pa-
mitizzazione, del lavoro di que- gine che seguono: buona lettura.
st’uomo che ha assunto la prospet-
tiva dell’assolutamente altro per La Direzione
raccontare il senso dello stare al
mondo – e una possibilità diversa
per il domani. Grazie a Felice Ci-
matti, Richard Iveson, Patrick Llo-
red, Marzo Mazzeo, David Wood,
per aver lasciato delle “tracce” –
così si chiama simbolicamente la se-
zione più teorica di questo numero
– a proposito di una loro rilettura
delle teorie di Derrida sull’anima-
lità, ma grazie anche a Eleonora
Adorni, Alessandra Colla, Natale
Fioretto e Giacomo Petrarca, per il
sommario
Tracce
012 LEONARDO CAFFO
J. Derrida: umanità/animalità, ontologia sociale e accelerazionismo
In questo articolo analizzo il contributo di Jacques Derrida alla teoria dell’animalità.
Ciò che sostengo è che le sue tesi possano essere funzionali all’odierno dibattito a pro-
posito della costruzione della realtà sociale; Derrida argomenta, infatti, in favore del-
l’umano come concetto sociale e – sulla base di questa sua tesi – basandomi sulle
nuove correnti del realismo speculativo come l’accelerazionismo, cercherò di articolare
alcune questioni intorno al cambiamento sociale nelle sue varie forme. Tesi principale
dell’articolo è che solo rimettendo in discussione l’antropocentrismo, anche attraverso
il riconoscimento di un realismo filosofico di sfondo, è possibile discutere corretta-
mente di costruzione del sociale – processo che deve partire dalla nostra natura ani-
male (oggetto naturale), piuttosto che da quella di cittadini (oggetto sociale).
028 FELICE CIMATTI
Animalità e desiderio. Storie di gatte, e non solo
Nella categoria dell'animalità la filosofia e la psicoanalisi hanno incluso gli animali,
ovviamente, ma anche le donne e i bambini. L’animale è quel vivente che sfugge al
controllo, e per questo è pericoloso, e quindi da rinchiudere in uno spazio apposito, lo
zoo (oppure la famiglia patriarcale, o la scuola). Ma proprio perché l’animale non si
controlla è profondamente invidiato. In questo lavoro si percorrono alcuni dei senti-
menti che – in modo esplicito o nascosto – suscita l’animalità.
050 MARCO MAZZEO
Il gatto e la fiaba:
due obiezioni a L’animale che dunque sono di Derrida
L’articolo propone una revisione critica di due aspetti di un testo fondamentale per la
discussione contemporanea circa l’animalità, L’animale che dunque sono di Jacques Der-
rida. In primo luogo nel libro emerge una diffidenza poco produttiva, a volte latente
ma non per questo marginale, verso il linguaggio verbale (ad esempio nei confronti
della favola). In secondo luogo, Derrida assume, suo malgrado una idea della perce-
zione animale e umana di tipo tradizionale, legata sostanzialmente alla vista, che ri-
schia di falsare qualsiasi proposta successiva di incontro (e scontro) tra le diverse forme
di vita. L’articolo si conclude con la formulazione sintetica e necessariamente lacunosa
di due linee di ricerca alternative riguardo linguaggio e percezione.
1 • 2014
068 PATRICK LLORED
La repressione logocentrica contro gli animali.
Cosa identifica l’antispecismo derridiano?
La decostruzione derridiana deve essere letta come una filosofia animale prima di essere in-
terpretata come un pensiero che si occupa della vita umana. La presenza della questione ani-
male sin dalle origini del pensiero di Jacques Derrida è l’oggetto di questo testo
programmatico che propone un’interpretazione radicalmente nuova del lavoro concettuale
di Derrida, che ha senso nella presa d’atto fenomenologica, politica ed etica della questione
animale. Questo concetto derridiano (differenza, pista, logocentrismo, fallogocentrismo,
carnofallogocentrismo, scrittura, repressione logocentrica, scomposizione del senso, zoo-
politica e democrazia…) si chiarisce in rapporto alla questione dell’animale che occupa,
così, il posto centrale e non più marginale nella decostruzione. Il pensiero animale derri-
diano si rivela, dunque, essere un contributo di grande importanza al problema dell’anti-
specismo in filosofia dimostrando l’idea che è la totalità del nostro mondo che va decostruita,
se si vuole che un evento degno di questo nome si realizzi: una democrazia animale.
094 RICHARD IVESON
Derrida e il desiderio di porre fine a ogni vita.
La decostruzione, De Landa e la vivacità degli oggetti
In questo saggio analizzo l’importanza, mai tramontata, della nozione derridiana di trac-
cia, sostenendo che un impegno nei riguardi di questo “quasi-concetto” ci obblighi ne-
cessariamente a porci un’ulteriore domanda sul perché Jacques Derrida costruisca un
confine abissale tra “esseri viventi” e “cose non viventi” – una dicotomia che Manuel
De Landa descrive come “sciovinismo biologico”. Mentre questo costituisce uno schema
ancora più basico di quello che conferisce status ontologico eccezionale al solo animale
umano, anche la nozione di traccia di Derrida decostruisce tale dominante zoocentri-
smo. Anche se Derrida si rifiuta coerentemente di affrontarne le implicazioni, sostengo
qui che è solo decostruendo la dicotomia vivente-non vivente che la prassi decostrut-
tiva materialista e postumanista diventa possibile, in modo particolare quella che af-
ferma il potenziale di bodyings veramente radicali. Questo saggio inizia con l'esame di
due recenti tentativi – uno negativo (Bernard Stiegler) e uno positivo (Martin Hägglund)
– di mettere alla prova i limiti che Derrida attribuisce alla traccia, per poi passare a esa-
minare in che modo una comprensione estesa della traccia si possa ricondurre ai recenti
sviluppi del darwinismo filosofico e della biologia sintetica. In conclusione, leggendo
Derrida alla luce del recente lavoro di Manuel De Landa, sostengo che solo una rigorosa
decostruzione dello sciovinismo biologico ci permette di comprendere come il materia-
lismo meccanicistico di Darwin di fatto assicuri l’emergere di una storia non lineare, cioè
di una storia di un mondo “completamente popolato” in cui ogni esistente è soggetto alla
traccia, e quindi a ciò che Derrida definisce la modalità spettrale del “io non so”.
120 DAVID WOOD
Come non mangiare. Decostruzione e umanismo
Il saggio è una delle prime ricognizioni del pensiero di Jacques Derrida a proposito
degli animali ed è basato sull’intervista del filosofo con Jean-Luc Nancy dal titolo “Il
faut bien manger”. Derrida parte dalla visione di Heidegger dell’animale, attribuen-
dogli un umanesimo residuale, e una dedizione totale alla soggettività umana. Derrida,
con la sua enfasi interrogativa, prova a destituire tale soggetto attraverso il “carnolo-
gofallocentrismo” attraverso il quale la responsabilità umana apre all’animale.
L’autore sostiene (contro Derrida) che il vegetarianesimo non ha bisogno di essere una
scusa per evitare di affrontare il carnologofallocentrismo più profondo, ma un passo
concreto per aprire una prospettiva ampia su questo tema. Derrida sostiene di essere
un vegetariano nello spirito. Potrebbe aver ragione. Ma certamente ridursi allo spirito
è una reale fuga.
Seguito da
L’etica della decostruzione e della responsabilità.
Breve nota a Comment ne pas manger di David Wood
di ELEONORA ADORNI
Oiti
148 MAURIZIO FERRARIS
Su due diversi Derrida: dal “non c’è fuori testo” all’animalità
Conversazione con Leonardo Caffo
156 PETAR BOJANIĆ
Del sovrano e della sovranità
Appendice
162 Tiziana Pers per Animot numero 1
a cura di Valentina Sonzogni
Tracce
J. DerriDa:
umanità/
animaLità,
ontoLogia
soCiaLe
e
aCCeLerazionismo
Le idee qui presentate sono state anticipate durante la mia conferenza “La morale entro lʼontologia so-
ciale” presso il Labont: Laboratorio di Ontologia dellʼUniversità di Torino il 23 gennaio 2014. Ringrazio gli
amici e colleghi del laboratorio per i preziosi commenti ricevuti volti alla riorganizzazione di parti abbon-
danti delle tesi qui discusse.
LeonarDo Caffo (università degli studi di torino) è membro del Labont: laboratorio di ontologia dell’uni-
versità di torino e associate fellow dell’oxford Centre for animal ethics. Collabora, tra le altre cose, con Let-
tera Internazionale e con il settimanale Gli Altri: la sinistra quotidiana. Ha pubblicato La possibilità di cambiare:
azioni umane e libertà morali (mimesis, 2012) e Il maiale non fa la rivoluzione. Manifesto per un antispecismo de-
bole (sonda, 2013). Per la [Link] edizioni ha curato la prefazione del libretto Per vivere senza crudeltà sugli
animali del beato tito Brandsma e ha pubblicato Adesso l’animalità (2013) e, in collaborazione con Valentina
sonzogni, Un’arte per l’altro. L’animale nella filosofia e nell’arte (2014).
La scienza ha sconfitto molte malattie,
ha decifrato il codice genetico
e ha perfino mandato l'uomo sulla luna.
Ma se un ottantenne viene lasciato solo,
in una stanza con due conigliette diciottenni,
non succede niente di niente.
Perché i veri problemi non cambiano mai.
WOODY ALLEN
1. Gli AnimAli Di JACkiE
o accanto a me, mentre comincio a scrivere questo
H articolo, la monumentale biografia di Jackie Der-
rida, detto “Jacques”, scritta dal filosofo Benoit Peeters1.
Tra le immagini del filosofo algerino, e i ricordi e fram-
1.
menti che Peeters racchiude in un perfetto mosaico, non
Benoit Peeters, Derrida: A è complesso rintracciare i diversi momenti in cui Der-
Biography, Polity, Stafford rida ha rivolto il suo interesse verso tutto ciò che si situa,
nascosto alla sguardo della ragione, al di là dell’umanità
2012.
«L’animale ci guarda e noi siamo nudi davanti a lui. E pensare comincia forse pro-
14 Animot – l’altra filosofia
e dei suoi stereotipati principi e parametri. Su quanto 2.
Derrida abbia detto riguardo, non tanto gli animali, ma
Censimento recente a tal
proposito: “Derridanimals”,
la questione animale si è scritto molto2 – e non serve ri- numero speciale di Oxford
marcare, storicamente, questo suo interesse filosofico
Literary Review, 29, luglio
2007. Si veda anche, per
evidente. Tuttavia, almeno questo è il mio sentore, l’in- un approfondimento in lin-
gua italiana, Claudia Furla-
teresse verso quelli che chiamerei “gli animali di Jackie” netto, Emanuela Villata (a
è diviso in due blocchi, stereotipati, e assai poco inte- cura di), Animali, uomini e
oltre. A partire da La bestia
ressanti. In primo luogo si cerca di capire se sia possi- e il sovrano di Jacques Der-
bile tirare per le maniche di camicia Derrida, con forza, rida, Mimesis, Milano-Udine
2011.
nel calderone dei filosofi animalisti (tipo Peter Singer,
Tom Regan, ecc.) mentre, dall’altro lato, si prova a far 3.
Spesso si sostiene che i la-
dire a Derrida qualcosa di più o meno confuso sull’ani- vori sull’animalità di Derrida
malità per parlare di politica, sovranità, arte, e via di- siano, in realtà, lavori con-
nessi alla filosofia della psi-
cendo3. Entrambi i tentativi, a mio avviso, sono inutili: canalisi.
innanzitutto Derrida sta all’animalismo come Karl Marx, 4.
credo, al fascismo mentre, per la seconda delle questioni, Soprattutto Jacques Der-
siamo al flatus vocis di certa filosofia postmoderna – chi
rida, L’animale che dunque
sono, Jaca Book, Milano
capisce qualcosa in mezzo a tutto quel rumore, come 2006 e Jacques Derrida, La
dire, è un eroe dell’ermeneutica che andrebbe glorificato.
Bestia e il Sovrano. Volume
I seminari (2001-2002) e
In questo articolo proverò a fare una cosa che andrebbe Volume II seminari (2002-
2003), Jaca Book, Milano
sempre fatta quando si tiene in considerazione un filo- 2006 e 2010.
sofo: vedere a cosa può servire quello che ha detto su un
determinato argomento, rispetto al dibattito corrispon-
dente attuale. A mio avviso Derrida, con i suoi lavori
sull’animalità 4, ha portato un contributo filosofico si-
gnificativo entro un dibattito specifico articolato su que-
ste tre polarità:
1. Coppia oppositiva umanità/animalità;
2. Costruzione del concetto di umano;
3. Costruzione del mondo dell’umano.
Quello che farò io, adesso, è mostrare come attraverso
Derrida, questi tre perni di un unico tassello della filosofia
contemporanea, assumano una luce diversa in grado di
dare una nuova criticità al dibattito. Gli animali di Jackie
siamo noi, gli umani, dopo che abbiamo compreso – attra-
verso l’animalità altrui – che fatti non fummo, per viver come
cittadini – ma proprio come bestie.
prio qui. Cosa comincia? Comincia il senso dell'alterità, noi siamo altro dall'ani-
L. Caffo, J. Derrida: umanità/animalità, ontologia sociale e accelerazionismo 15
5. 2. AnimAliTà/UmAniTà
Domenica Bruni, Leonardo
Caffo, “Can you speak?
Well, Are You Moral?”, Me- Derrida è nudo, tra le pagine de L’animale che dunque sono,
thode - Analytic Perspecti-
ves, 3, II, 2013, pp. 50-57.
e vede la sua gatta: pensare, ci dice, comincia proprio da
quell’incontro. Torneremo, sporadicamente, su questo
6.
Si veda qui, per farsi
evento. Questo perché la coppia umanità/animalità, su cui
un’idea articolata sull’argo- la cultura occidentale – cristianesimo, rinascimento, razio-
mento, Paola Cavalieri, La nalismo – è costruita, si trova spalle al muro quando ci si
accorge che un felino non solo è guardabile, ma è anche ca-
questione animale: per una
teoria allargata dei diritti
umani, Bollati Boringheri, pace di guardare. Intendiamoci, non è un gioco per intel-
lettuali: ma una sorta di nuova rivoluzione copernicana,
Torino 1999.
7. meno celebre, ma per motivi che mi sembrano scontati –
(questa, infatti, funziona davvero). Andiamo con ordine.
Me ne occupo diffusamente
in Leonardo Caffo, Adesso,
l’animalità, [Link], Peru- Nel momento in cui Derrida comunica la “guardabilità”
gia 2013; un’analisi accu-
rata della nozione di dell’umano (che può, addirittura, provare vergogna per la
animalità, del tutto slegata sua nudità), da parte degli animali, riconosce – in un sol
dal tema morale ma ben
salda sul piano ontologico,
gesto – la soggettualità del non-umano: la sua capacità di
è quella di Felice Cimatti, osservare il mondo, di viverlo e di focalizzarne dei punti
Filosofia dell’animalità, La-
terza, Roma-Bari 2013.
specifici. Un congedo, definitivo, che ha il suo correlato
scientifico negli studi di Animal cognition, dalla tradizione
cartesiana in filosofia5: l’idea dell’animale come automa,
privo di stati mentali, che non può soffrire, pensare, riflet-
tere – e via dicendo. Ma Derrida, qui sta il punto nodale,
non vuole riproporre la tiritera dell’animale come qual-
cuno e non qualcosa6 – tiritera fondamentale, peraltro – ma
non di suo interesse; ciò che vuole fare, piuttosto, è comu-
nicare come la nostra idea di umanità – visto che è costruita
in opposizione a una falsa idea di animalità – vada dun-
que ripensata dalle fondamenta. Innanzitutto l’animalità,
questo comprende bene Derrida, ha sempre costituito una
sorta di insieme vuoto in cui inserire, a piacimento, enti di
cui abbiamo intenzione una modifica dello statuto ontolo-
gico. “Animalità”, come la parola “animale”, sono termini
singolari che hanno un confuso riferimento – il che, ovvia-
mente, è del tutto improprio e scientificamente insosteni-
bile. Ma è così che l’umano nega, anche al suo interno,
proprietà essenziali – come l’avere diritti – proprio respin-
gendo altri umani verso quell’insieme generico7 e confuso.
Primariamente, dunque, l’umanità è paradossalmente de-
finita in negazione: ciò che non è umano o, proprio come
analizza Derrida, ciò che non è bestiale.
male, ma altro da come noi stessi ci siamo ridotti. Ridotti ad esigenze, bisogni, pro-
16 Animot – l’altra filosofia
3. COSTRUziOnE DEl COnCETTO Di UmAnO 8.
Sulla nozione di “traccia”
anche, e non solo, a partire
Qui non è peregrino ricordare, ancora una volta, che il da Derrida è essenziale:
pensiero sull’animalità di Derrida non nasce dal nulla – Maurizio Ferraris, Tracce.
Nichilismo moderno po-
ma è parte della sua “seconda” fase. Capire questo suo in- stmoderno, Multhipla, Mi-
teresse senza avere, quantomeno, analizzato le implica- lano 1983. Si veda anche,
sull’argomento, il mio Leo-
zioni del volume Della Grammatologia è assai complesso. nardo Caffo, La necessità
Come si passa dal «non vi è fuori testo» – che è la firma di lasciar tracce, in Maurizio
Ferraris, Filosofia Globaliz-
dell’antropocentrismo – al riconoscimento dell’animalità, zata, Mimesis, Milano-
dell’alterità, all’esterno della sfera degli animali che scri- Udine 2013, pp. 93-105.
vono? La risposta risiede nella nozione di “traccia”8 a cui, 9.
Derrida, è legato in modo stretto: soggetto non è più, nella Questo è evidente in Jac-
sua seconda produzione filosofica, colui che scrive ma è,
ques Derrida, Ciò che resta
del fuoco, SE, Milano 2007.
piuttosto, colui che lascia tracce9 – che firma il mondo, con
una zampata o con un documento – e sposta diverse pro- 10.
Un articolo, quasi un mani-
prietà del mondo cambiandolo, di continuo. Tuttavia la festo di questo approccio, è
differenza, anche nella fase più avanzata del pensiero di Matthew Calarco, “Identity,
Difference, Indistinction”,
Derrida, tra umanità e animalità resta: e, per quello di cui CR: The New Centennial
stiamo parlando, come dire, è un bene che resti. Nel senso Review, 2, 11, 2011, pp. 41-
60. Per approfondire, si
che esistono “tracce” e “tracce”… non è una graduatoria veda la mia conversazione
qualitativa, nel senso che essere in grado di lasciarne al- con l’autore: Leonardo
cune, e non altre, dà maggiore o minore diritti o moralità,
Caffo, Matthew Calarco,
“Indistinti nella carne che
ma è piuttosto un modo per comprendere come funziona dunque siamo”, Animal Stu-
un particolare tipo di mondo: il nostro. L’umano per Der-
dies. Rivista italiana di anti-
specismo, 3, 2013, pp.
rida è colui che vuole, intenzionalmente, lasciare traccia 73-78.
di sé a futura memoria: è qui che sta la sua particolarità. 11.
Opporlo all’animalità, una volta liberata l’animalità dagli Cfr. Jacques Derrida, Come
stereotipi, non è necessariamente scorretto – perché è non essere postmoderni.
Post, neo e altri ismi, Me-
anche dagli stereotipi contrari, e il filosofo algerino lo sa dusa Edizioni, Milano 2002.
bene, che dobbiamo liberarci. Uno dei vizi possibili di
certo antispecismo, per esempio quello dell’indistinzione10
(di matrice deluziana), risiede nell’appiattire ogni diffe-
renza tra i viventi: e anche l’umano pare una cosa informe,
che è arrivato dove è arrivato solo per nefasti e contingenti
motivi. Derrida non è ingenuo, infatti non è neanche po-
stmoderno11 come tanti lo hanno definito, e anche nelle
fasi più sottili di analisi dell’animalità capisce che ciò che
bisogna fare non è, come facevano il pensiero dell’iden-
tità, o come vorrebbe quello dell’indistinzione (terribil-
mente speculari, in realtà), livellare le diversità ma
riconoscerle, farne tesoro, e comprendere che “diverso”
spettive piccole, meschine, carrieriste, violente nella loro piccolezza, egoiste. L'ani-