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Humana.Mente
Il Pensario della Biblioteca Filosofica
Notiziario trimestrale - N 4, Febbraio 2008
www.humana-mente.it redazione@humana-mente.it

N O T I Z I E

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Biblioteca Filosoca 2007 - Humana.mente, Periodico trimestrale di Filosoa, edito dalla Biblioteca Filosoca - Sezione Fiorentina della Societ Filosoca Italiana, con sede in via del Parione 7, 50123 Firenze (c/o la Facolt di Scienze della Formazione dell'Universit degli Studi di Firenze) Pubblicazione regolarmente iscritta al Registro Stampa Periodica del Tribunale di Firenze con numero 5585 dal 18/6/2007.

REDAZIONE - Via del Parione 7, Firenze, presso Biblioteca Filosoca - Facolt di Scienze della Formazione, Universit degli Studi di Firenze Direttore editoriale: Prof. Alberto Peruzzi Direttore responsabile: Duccio Manetti. Supervisore scientico: Prof. Marco Salucci Redattori e Area di Ricerca: Scilla Bellucci - Filosoa del Linguaggio / Antropologia Filosoca Laura Beritelli - Filosoa del Linguaggio / Ermeneutica Filosoca Alberto Binazzi - Filosoa della Mente / Scienze Cognitive Matteo Borri - Filosoa e Storia della Scienza Giovanni Casini - Filosoa della Scienza / Logica Chiara Erbosi - Bioetica / Filosoa della Mente Riccardo Furi - Filosoa della Mente Tommaso Geri - Filosoa del Linguaggio / Ermeneutica Filosoca Matteo Leoni - Antropologia Filosoca Stefano Liccioli - Filosoa Morale Umberto Maionchi - Filosoa della Scienza / Logica / Filosoa del Linguaggio Francesco Mariotti - Storia e Filosoa delle Neuroscienze / Filosoa della Mente Giovanni Pancani - Filosoa Politica / Antropologia Filosoca Daniele Romano - Filosoa e Storia della Scienza Emilio Troia - Didattica della Filosoa Fabio Vannini - Filosoa della Scienza Silvano Zipoli - Filosoa e Storia della Scienza Segretario di Redazione: Matteo Leoni I contenuti di Humana.mente sono sottoposti a refereeing Il comitato scientico della rivista composto dai membri del Consiglio Direttivo della Biblioteca Filosoca: Alberto Peruzzi (presidente) Gaspare Polizzi ( vice presidente) Chiara Cantelli (segretaria tesoriera) Fabrizio Desideri Ubaldo Fadini Rosa Martiniello Marco Solinas

Progetto Graco: Duccio Manetti, Francesco Mariotti Sito web: www.humana-mente.it La struttura del sito realizzata da Emiliano Mazzetti Per informazioni e collaborazioni: redazione@humana-mente.it

INDICE
Editoriale - pag. II Filosoficamente scorretto - pag. V

PAPERS Tripodi, V., Contestualit e composizionalit del significato - pag. 1 Giolito, B., - Una componente non concettuale dellaspetto semantico del linguaggio - pag. 27 Bellucci, S.,- I limiti dellanalisi linguistica tra Conrad e Wittgenstein - pag. 42 Romano, D.,- Si pu parlare di linguaggio del biologico? - pag. 74 Messeri, L., Biolinguistica: da Noam Chomsky a Andrea Moro - pag. 91

RECENSIONI Metafora e vita quotidiana, di George Lakoff - pag. 120 Nuovi orizzonti nello studio del linguaggio e della mente. Linguistica, epistemologia e filosofia della scienza, di Noam Chomsky - pag. 124 Detto non detto: le forme della comunicazione implicita, di Marina Sbis - pag. 128 Filosofia della Conoscenza, di Roberta Lanfredini- pag. 131 Il significato Inesistente, di Alberto Peruzzi - pag. 136 Per la verit. Relativismo e la filosofia, di Diego Marconi - pag. 138 Il canto degli antenati. Le origini della musica, del linguaggio, della mente e del corpo, di Mithen Steven - pag. 141 Il terreno del linguaggio. Testimonianze e saggi sulla filosofia di Wittgenstein, a cura di Silvana Borutti e Luigi Perissinotto - pag. 145 La virt crudele. Filosofia e storia della sincerit, di Andrea Tagliapietra - pag. 148 Galileo in Leopardi, di Gaspare Polizzi pag. 150 Toward an Evolutionary Biology of Language, di Philip Lieberman - pag. 153

RILETTURE The availability of Wittgenstein's philosophy, di David G. Stern - pag. 158 Linguaggio e natura umana, di Ray Jackendoff - pag. 163

INTERVISTE George Lakoff - pag. 171 Luigi Perissinotto - pag. 207 Gaspare Polizzi - pag. 212 Marino Rosso - pag. 226

FILOSOFIA DEL LINGUAGGIO: prospettive di ricerca


Numero Quarto Febbraio 2008

Editoriale

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Editoriale Humana.Mente 4, Febbraio 2008

Filosofia del linguaggio: prospettive di ricerca


Allinizio del secolo scorso la filosofia ha vissuto un profondo cambiamento, oggi comunemente noto come svolta linguistica. Il linguaggio divenne loggetto principale dellindagine filosofica sia in campo analitico, che nella tradizione continentale. Dopo quasi un secolo il linguaggio costituisce ancora uno dei punti di snodo principali del lavoro del filosofo. Non ci si allontanati molto dallidea che la filosofia dovesse fornire, tramite lanalisi del linguaggio, una qualche igiene del pensiero e chiarificazione dei concetti. Da allora per nuove prospettive di ricerca si sono aperte e altre se ne sono chiuse. Dalla seconda met del Novecento le scienze cognitive e la linguistica in particolare hanno dato nuova linfa alla filosofia del linguaggio. Autori come Noam Chomsky hanno inaugurato interi e fecondi filoni di ricerca. Oggi, cos come accade per altre aree allinterno della riflessione filosofica, il dialogo si fa pi serrato con le neuroscienze e con le scoperte sullimplementazione cerebrale della facolt linguistica. Non a caso si giunti a prefigurare lestendersi di una vera e propria nuova disciplina come la Biolinguistica. A Firenze, il 24, 25 e 26 Gennaio si tenuto un convegno nazionale sul Linguaggio organizzato da un gruppo di ricerca del Dipartimento di Filosofia e dalla Biblioteca Filosofica Fiorentina, sezione della Societ Filosofica Italiana. Il convegno ha visto il succedersi delle relazioni di alcuni tra i pi importanti studiosi italiani in materia, come Luigi Perissinotto, Alberto Peruzzi, Michele Marsonet, Roberta Lanfredini, Maria Rosaria Egidi e Paolo Spinicci. Humana.Mente

approfittando di questa occasione ha voluto dedicare il suo quarto numero proprio al tema del linguaggio e alle nuove prospettive di ricerca che oggi si affacciano nel mondo filosofico. Questo fascicolo cos legato ad una rilettura generale dei classici, ma anche uno sguardo gettato sul futuro delle ricerche sul linguaggio. Dalla grande tradizione analitica del Circolo di Vienna e dalluscita del Tractatus di Wittgenstein passato moltissimo, ma sembrato imprescindibile impostare la discussione a partire da l. I nostri papers per sono rivolti soprattutto al futuro: da che cosa sia il linguaggio in una scienza naturale come la genetica, a che ruolo giochino
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Editoriale Humana.Mente 4, Febbraio 2008

neuroni specchio e reti neurali nel definire nuovi orizzonti semantici, fino alle pi recenti ricerche italiane sulla cosiddetta biolinguistica. Il panorama scientifico italiano degli studi sul linguaggio appare come vogliono testimoniare le recensioni e le interviste di questo ultimo numero - non rilassato e stanco, bens vivo e mobile. Sul linguaggio molto potrebbe dire oggi un progetto di ricerca che porta il nome di
NEURAL THEORY OF LANGUAGE

e che vede in George Lakoff uno degli iniziatori presso

lUniversit della California, Berkeley. Di questo ma anche dei suoi pi recenti studi su politica e linguistica, e sullorigine delle teorie matematiche abbiamo avuto modo di parlare con lo stesso Lakoff in un lungo colloquio, che riportiamo integralmente tra le nostre interviste. In che modo la grammatica universale sia incorporata nel cervello, quali aree del cervello regolino la sintassi e quali la semantica, che rapporto vi sia fra linguaggio, natura umana e mente nel senso pi esteso, sono i temi che il quarto numero di Humana.Mente ha cercato di dipanare, non dimenticando la lezione dei classici ed il contributo della ricerca italiana. Con il numero di Febbraio 2008 la rivista giunge alla sua quarta uscita e presenta una veste editoriale nuova e pi funzionale agli standard dei formati scientifici correnti per le riviste elettroniche. Il nuovo sito della rivista www.humana-mente.it consentir al lettore di scegliere tra una versione completa - in cui compaiono le sezioni grafiche e multimediali, la storia della rivista e del suo editore, i links ad altri siti di interesse filosofico e lelenco di tutti i redattori/collaboratori di

Humana.Mente unitamente al comitato scientifico della rivista - e una versione light, solo accademica, dove sar possibile scaricare in formato pdf tutti gli articoli scientifici e dove si potranno facilmente effettuare ricerche per autore o argomento. Lintento quello di presentare ai lettori e al mercato editoriale un prodotto che sia consultabile in maniera chiara e diretta da chi gi naviga nel mondo filosofico, ma che sia anche appetibile per chi - estraneo alla ricerca accademica - voglia confrontarsi con le domande che questa disciplina continuamente solleva sulla natura delle cose.

III

RUBRICA

Filosoficamente Scorretto
DI UMBERTO MAIONCHI

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Filosoficamente Scorretto Humana.Mente 4, Febbraio 2008

Filosoficamente scorretto
Terza puntata

diventato ormai un luogo comune affermare che la filosofia si occupa perennemente di formulare con esattezza le domande relative ai grandi problemi dell'uomo, dell'esistenza, del bene, della verit, del bello, ecc Tutti problemi ritenuti universali ed eterni, profondamente radicati e sentiti in ogni epoca. Questa cura particolare per le "domande" diventata secondo molti la funzione principale della attivit filosofica. Ci si scorda, non sempre in buona fede, che i grandi del passato (anche se non tutti!) si sono occupati della giusta formulazione delle domande perch erano interessati alle risposte! E domande e risposte vertevano su problemi reali, spesso problemi che sorgevano da situazioni concrete. In molti casi poi questi autori hanno anche provato a costruirsi da soli gli strumenti concettuali adeguati per rispondere a quelle domande o si sono interessati a cercare di capire chi altro e con quali altri mezzi avrebbe potuto cominciare a tentare la o le risposte giuste. Oggi invece sembra accadere, e guarda caso soprattutto in Italia, che la funzione essenziale e quasi unica della filosofia sia quella di impostare le domande e poi di limitarsi a confrontarle con altre preoccupandosi molto poco di suggerire almeno una strategia per le risposte. Senza voler essere pregiudizialmente maliziosi, non sar forse che l'arte della domanda, pur degna ed utile, meno, molto meno impegnativa della ricerca lunga e spesso faticosa di una risposta convincente? E non espone forse i suoi praticanti al fastidioso rischio di imboccare vicoli ciechi o addirittura di prendere clamorosi abbagli? (con gravi conseguenze sulla propria autostima e sul prestigio accademico-mediatico magari faticosamente conquistato).

Filosoficamente Scorretto Humana.Mente 4, Febbraio 2008

Il fatto che, oggi in modo particolare, una volta precisato un problema, le competenze richieste per affrontarlo seriamente sono sempre pi vaste e profonde e richiedono anni di applicazione e di studio accurato. E i filosofi, in genere, sono abituati a volare molto in alto, a trascurare i dettagli e a non fare troppa fatica: la cura per la precisione e le formulazioni troppo anguste sembrano non interessarli affatto, presi come sono dalla considerazione di problemi giganteschi. Si sa poi che pi in alto si vola e meno resistenza si incontra ... e si fa anche un gran figurone! Viene in mente l'aneddoto relativo ad Einstein che quando arriv a Princeton gli fu chiesto di cosa aveva bisogno per le sue ricerche. Rispose che sarebbero bastati una lavagna, una modesta quantit di fogli bianchi ed un cestino. Qualche malizioso aggiunse poi che i filosofi sono ancor pi frugali: a loro non servono neppure la lavagna e, soprattutto, il cestino. Umberto Maionchi

VI

CONTESTUALIT E COMPOSIZIONALIT DEL SIGNIFICATO


VERA TRIPODI Il presente lavoro si propone di difendere la composizionalit del principio del contesto e di dimostrare che in una corretta interpretazione di esso non possa sussistere alcuna allusione a una qualche forma di olismo del significato. Il principio del contesto esprime, secondo Quine, lidea che i portatori primari del significato siano gli enunciati; Dummett invece considera questa tesi o priva di senso o un truismo. Larticolo diviso in tre parti. Nella prima parte, si mostra il modo in cui Quine interpreta questo principio e il perch Dummett consideri assurda questa interpretazione. La seconda parte dellarticolo dedicata alla spiegazione di quale sia per Dummett linterpretazione corretta del principio del contesto e si pone particolare attenzione alla sua duplice applicazione, alla nozione di senso e a quella di riferimento. Nella terza parte, si discute la presunta incompatibilit tra il principio del contesto e quello di composizionalit e si giunge alla conclusione che i due principi siano in realt complementari e che la supposta conflittualit tra di essi sia solo apparente.

1. Contestualit e composizionalit.

Due importanti principi governano la teoria fregeana del significato: il principio di contesto e il principio di composizionalit. Formulato per la prima volta da Frege nelle Grundlagen, il principio del contesto, o altrimenti detto principio di contestualit del significato, afferma che:

solo nel contesto di un enunciato che una parola ha significato1.

Tale principio ha come suo corollario che:

non si deve mai indagare sul significato di una parola in isolamento2.

"Nur im Zusammenhange eines Satzes bedeuten die Wrter etwas" in G. Frege, Die Grundlagen der Arithmetik. 62. 2 Ivi, Introduzione, IX.
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Vera Tripodi, Contestualit e composizionalit del significato Humana.Mente 4, Febbraio 2008

Nelle Grundlagen, limportanza di questo principio viene pi volte ribadita. In questopera, infatti, esso figura innanzitutto come uno dei principi che regolano lindagine fregeana sui fondamenti dellaritmetica. Il principio di composizionalit (noto anche come principio di Frege) afferma invece che:
Il significato di unespressione composta determinato dalla struttura dellespressione e dai significati delle espressioni componenti.3

Si sostenuto che tra i due principi vi sia una certa conflittualit e che questa sia una prova dellabbondono da parte di Frege del principio del contesto dopo le Grundlagen. A sostegno di questa tesi c il fatto che mentre Frege formula il principio di composizionalit solo dopo le Grundlagen, il principio del contesto non viene mai pi riproposto dopo il 1884. Vediamo in che senso si pu ritenere che i due principi confliggano. Il principio di composizionalit stabilisce che il significato del tutto sia determinato dal significato delle parti. Il senso di un enunciato, o il pensiero che esso esprime, lo ricaviamo composizionalmente, ovvero mettendo insieme i sensi delle

espressioni che lo compongono. Pertanto, il principio di composizionalit esige che il contributo dato dalle espressioni sia uniforme da enunciato a enunciato. In altri termini, la composizionalit richiederebbe che le espressioni siano dotate di un significato proprio, indipendente dal particolare contesto enunciativo, e di un significato stabile, cio lo stesso in tutti gli enunciati. Ora, lesigenza che le espressioni siano munite di un significato autonomo confliggerebbe con il principio del contesto, il quale sembrerebbe negare alle espressioni di possedere un significato indipendente da un enunciato. Anche la richiesta che il significato delle espressioni sia sempre lo stesso parrebbe incompatibile con lidea che il significato di unespressione possa cambiare da enunciato a enunciato.

Cfr. G. Frege, Grundgesestze, paragrafo 32; G. Frege, Leggi fondamentali dellaritmetica, a cura di C. Cellucci, traduzione di N. Rolla, Roma 1995, p.106.
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Vera Tripodi, Contestualit e composizionalit del significato Humana.Mente 4, Febbraio 2008

Per risolvere questa presunta conflittualit fra composizionalit e contestualit, c chi4 ha proposto di considerare il principio di composizionalit come applicabile in modo diretto solo alle lingue formalizzate (in cui ogni termine ha un significato sistematico) e il principio del contesto come valido solo per le lingue naturali. Per chi assume una posizione come questa, il principio del contesto si presenta nelle lingue naturali come unintegrazione del principio di composizionalit. Nelle lingue naturali, a differenza di quelle formalizzate, la forma logica - si sostiene - pu essere diversa da quella grammaticale e per questa ragione necessario ricorrere al principio del contesto per determinare il ruolo logico svolto da ogni espressione allinterno di un enunciato. Come vedremo qui di seguito, possibile sostenere che non vi sia alcuna conflittualit tra i due principi fregeani ed offrire una lettura composizionale del principio del contesto. Questa proposta poggia sul rifiuto della tesi, che Quine attribuisce a Frege, secondo cui lunit del significato lenunciato. Mi sembra dunque opportuno, al fine di valutare la validit della proposta che qui si vuole difendere, analizzare in primo luogo il modo in cui Quine intende il principio del contesto e in che termini questa posizione sia da ritenersi priva di senso.

2. Critica di Dummett allinterpretazione del principio del contesto proposta da Quine.

2.1 Lunit del significato lespressione o lenunciato?

In Two Dogmas of Empiricism5, Quine attribuisce a Frege la scoperta che lunit di significato non sia la parola ma lenunciato. Quine intravede in questa tesi di Frege un superamento della convinzione, propria di filosofi empiristi come Locke e Hume, che la singola parola sia il veicolo primario del significato. Secondo Quine,

Cfr. Bonomi A. (a cura di), La struttura logica del linguaggio, Milano 1973, quarta ediz. 1995. W.V.O. Quine, Two Dogmas of Empiricism, in Philosophical Review, LX (1951), pp.20-43; ristampato in Quine, From a Logical Point of View, Cambridge (Mass.)1953, pp.20-46. [trad. ital. di E. Mistretta, in Quine, Il problema del significato, Roma 1966, pp.20-44].
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questa scoperta di Frege, che determina un cos importante cambiamento di prospettiva in filosofia, resa esplicita dal principio del contesto. Il principio del contesto esprime, secondo Quine, lidea che i portatori primari del significato siano gli enunciati. Ora, Quine respinge la posizione di Frege, giudicandola una rete a maglie troppo strette6, per adottare una tesi in base alla quale lunit di significato non lenunciato, ma tutta la scienza nella sua globalit7. La tesi olistica sostenuta da Quine nega che possiamo spiegare il significato di un singolo enunciato senza tener conto dellintera lingua a cui esso appartiene. Dummett considera assurda questa lettura del principio del contesto. In pi occasioni8, Dummett ha affermato che la tesi che Quine attribuisce a Frege sia una tesi che questi non ha mai sostenuto. Ma c di pi. Secondo Dummett, la tesi che lenunciato sia lunit del significato passibile di due interpretazioni diverse. La si pu considerare o priva di senso o un truismo. Vediamo in primo luogo in che termini la tesi che lenunciato sia il veicolo primario del significato sia priva di senso. Per illustrare efficacemente la posizione di Quine, Dummett stabilisce unanalogia. Possiamo paragonare il rapporto che sussiste tra un enunciato e le parole che lo compongono a quello che sussiste tra una parola e le singole lettere che la formano. Allinterno di una parola le singole lettere non sono dotate di significato. Se infatti prendiamo le espressioni gatto e matto osserviamo che esse hanno in comune le quattro lettere atto9. Ma ci non vuol dire che le due espressioni abbiamo una componente comune di significato. Le singole lettere dellalfabeto infatti non hanno un significato proprio, esse possono tuttal pi essere utilizzate per formare altre parole.
W.V.O. Quine, Due dogmi dellempirismo, cit., p. 40. Ibidem. 8 Cfr. M. Dummett, Frege.Philosophy of Languague, cit., p.3-4; M. Dummett, Nominalism, Philosophical Review, XXV(1956) pp.491-505, ristampato in M. Dummett, Truth and othe Enigmas, London 1978, pp.38-49; M. Dummett, Freges Philosophy (1967), ristampato in Truth and other Enigmas, London 1978, p.95. 9 Nellesempio dato da Dummett al posto di gatto e matto compare mean e lean. La scelta di gatto e matto di Carlo Penco che ha tradotto in italiano il testo di Dummett. Vedi M. Dummett, Frege. Philosophy of Language, cit., p.3.
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Ma il rapporto parola\lettera non , secondo Dummett, del tutto analogo a quello enunciato\parola. Se la relazione che lenunciato ha con le parole che lo compongono fosse analoga a quella che c tra una data parola e le singole lettere che la formano, allora dovremmo concludere che le parole in un enunciato non hanno pi significato di quello delle lettere allinterno di una singola parola10. La tesi che lenunciato il veicolo primario del senso sembra poggiare sullosservazione che conosciamo il significato di una parola solo perch conosciamo il significato dellintero enunciato che la contiene. Ma Dummett considera questa tesi, cos intesa, assurda. E assurda perch incapace di spiegare come sia possibile per noi afferrare e comprendere enunciati nuovi. La tesi enunciata da Quine, secondo linterpretazione che stiamo considerando, nega il fatto abbastanza banale che noi possiamo comprendere enunciati nuovi che non abbiamo mai proferito o sentito prima. Come lo stesso Frege ha pi volte spiegato, la possibilit di comprendere enunciati che non abbiamo ancora mai udito prima, poggia evidentemente sul fatto che costruiamo il senso di un enunciato da certe parti, che corrispondono alle espressioni11. Frege ribadisce pi volte che la nostra comprensione del senso di un enunciato deriva dalla comprensione delle singole parti che lo compongono. Noi comprendiamo i sensi degli enunciati perch gi conosciamo i sensi delle espressioni che formano lenunciato. Non comprendiamo dunque gli enunciati olisticamente. Se infatti prendiamo in considerazione gli enunciati LEtna pi alto del Vesuvio e LEtna in Sicilia12 osserviamo che in essi c qualcosa in comune di cui dobbiamo tener conto. In entrambi gli enunciati compare lespressione Etna che pu comparire in numerosi altri enunciati in posizioni diverse. Per Frege, lespressione in comune nei due enunciati corrisponde a qualcosa in comune anche nei corrispondenti pensieri che essi esprimono. La parola Etna nei due esempi contribuisce allespressione dei pensieri da parte dei due enunciati. Per
M. Dummett, Frege. Philosophy of Language, cit., p.3. Frege, Alle origini della nuova logica, cit., p.105. 12 Ibidem.
10 11G.

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Frege, questo contributo parte del pensiero espresso dallenunciato e in questo precisamente consiste il senso della espressione Etna. Se lespressione Etna non avesse un senso, non avrebbe senso neppure lintero enunciato che la contiene. Un enunciato non pu esprimere un pensiero se le espressioni che lo compongono sono prive di senso. Da un lato dunque noi possiamo conoscere il senso di unespressione solo in relazione alla sua occorrenza negli enunciati, dallaltro per la comprendiamo indipendentemente dal particolare enunciato in cui pu comparire. Un parlante dunque, appartenente a una certa comunit linguistica, quando apprende una lingua naturale non impara gli enunciati come se fossero dei blocchi unici. Lapprendimento di una lingua non pu consistere in questo. Quando apprendiamo una lingua impariamo, tra le tante cose, il modo in cui le diverse espressioni danno il loro apporto alla formazione di enunciati. Impariamo, cio, come le parole possono essere usate e combinate tra loro allinterno degli enunciati. Il carattere composizionale del senso permette dunque di spiegare un aspetto caratterizzante la nostra pratica linguistica: la possibilit di apprendere e comprendere nuovi enunciati. Se non fosse riconosciuto il carattere

composizionale del senso, saremmo costretti a richiedere che i parlanti siano in grado di apprendere gli enunciati della lingua uno ad uno. Per apprendere in questo modo una lingua dovremmo avere la capacit di memorizzare un numero infinito di enunciati. Ma ci naturalmente non corrisponde al modo in cui i parlanti acquisiscono una lingua. Si potrebbe aggiungere che procediamo non olisticamente non solo quando udiamo e comprendiamo enunciati, ma anche quando costruiamo enunciati nuovi. Componiamo enunciati nuovi a partire dalle singole parole perch in qualche modo gi conosciamo il significato che quelle parole possiedono. in virt di questa conoscenza che scegliamo, in base al pensiero che dobbiamo esprimere, di utilizzare unespressione piuttosto che unaltra. Con un enunciato possiamo, utilizzando parole vecchie che gi conosciamo e che nella maggior

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parte dei casi abbiamo gi impiegato in numerosi altri enunciati, comunicare un pensiero nuovo.13 La nostra competenza linguistica si basa, dunque, sulla capacit di costruire e di comprendere un numero potenzialmente infinito di enunciati. Per Frege ci possibile perch egli postula una sorta di isomorfismo tra la struttura del pensiero e quella del linguaggio, in base al quale i pensieri sono composti di parti che corrispondono a parti degli enunciati che li esprimono. Frege descrive il carattere composizionale del linguaggio cos:

Meravigliose sono le prestazioni della lingua. Per mezzo di pochi suoni e di poche concatenazioni di suoni essa in grado di esprimere un immenso numero di pensieri, e invero, pensieri mai pensati ed espressi da alcuno. Che cosa rende possibili queste prestazioni? Il fatto che i pensieri sono costruiti per mezzo di blocchi di pensiero. E questi blocchi corrispondono ai gruppi di suoni di cui composto lenunciato che esprime il pensiero, cos che alla costruzione dellenunciato per mezzo delle parti di enunciato, corrisponde la costruzione del pensiero per mezzo di parti di pensiero.14

Per Frege la struttura dellenunciato riflette la struttura del pensiero. Ci vuol dire che analizzare un enunciato spiegare come le diverse parti, di cui composto quellenunciato, determinano il pensiero che lenunciato esprime; e che afferrare un pensiero espresso da un enunciato possibile solo afferrando i sensi delle singole parti componenti quellenunciato. In base a quanto detto, non corretto dunque interpretare il principio del contesto come se questo conferisse significato solo agli enunciati e lo negasse alle singole parole.15 Piuttosto, se lenunciato - come ritiene Frege - formato da singole parti che distintamente contribuiscono allespressione del senso

dellenunciato, allora da un certo punto di vista queste parti devono essere in possesso di un loro senso autonomo.

Wittgestein cos scrive: Una proposizione deve comunicare con espressioni vecchie un senso nuovo. Vedi L.Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, 4.03, trad. ital.a cura di A.G.Conte, Torino1995. 14G. Frege, Logica nella matematica, in G. Frege, Scritti postumi, cit., p.360-361. 15 Cfr.: M. Dummett, Nominalism, Philosophical Review, XXV(1956) pp.491-505; ristampato in M. Dummett, Truth and other Enigmas, cit., pp.38-49.
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Passiamo ora ad analizzare in che termini la tesi attribuita da Quine a Frege sia un truismo. Per Dummett, solo in parte corretto attribuire a Frege la tesi lenunciato lunit del significato nel senso in cui questa tesi unovviet. La tesi secondo cui lenunciato il veicolo primario del significato unovviet se con essa si vuole sostenere che non possiamo compiere nessun atto linguistico, non possiamo dire nulla, se non per mezzo di un enunciato. Non c dubbio che il principio del contesto riconosce questo primato allenunciato. Questo riconoscimento ancora pi evidente se consideriamo quello che viene ritenuto il corollario del principio del contesto, secondo cui non si deve mai indagare sul significato delle parole in isolamento. Se indaghiamo sul significato di una parola senza riferirci allenunciato in cui essa occorre, saremo costretti ad assumere come suo significato unimmagine mentale o una rappresentazione. Ma il principio del contesto ci mette in guardia, come formulato nelle Grundlagen, dallidentificare il significato di una parola con la sua immagine mentale o con loggetto per cui la parola sta. Se ci informiamo sul significato dei termini ad esempio 1 o Aristotele, estrapolandoli dal contesto dellenunciato in cui essi compaiono, la risposta che possiamo fornire sar legata a quellimmagine mentale o a quellidea che la parola evoca nella nostra mente. Tuttavia, limmagine mentale che una parola pu evocare nella mente non ha nulla a che fare con il significato che quel termine possiede16. fuori dubbio dunque che la teoria del significato di Frege ponga le basi per la tesi di Wittgenstein secondo cui lenunciato la pi piccola unit linguistica dotata di significato con la quale possiamo compiere una mossa nel gioco linguistico. Sotto questo aspetto possiamo affermare a ragione che il principio fregeano del contesto si muove nella direzione della tesi wittgensteiniana. Nessun
16 G. Frege, Die Grundlagen der Arithmetik, cit., p. VI-VII, 27. Nella maggior parte dei scritti di Frege uno degli obiettivi principali dei suoi attacchi lo psicologismo. Frege ribadisce, pi volte e con insistenza, che la logica e laritmetica non devono avere nulla a che fare con la psicologia. Ci motivato dalla profonda convinzione che ci che psicologico irrilevante per la matematica e per la logica. Nelle Grundlagen, per esempio, Frege pone come uno dei principi metodologici, da lui adottato nella ricerca sui fondamenti dellaritmetica, la separazione netta tra ci che appartiene alla logica (loggettivo), e ci che appartiene alla psicologia (il soggettivo). Per Frege il soggettivo ci che privato, che appartiene al singolo soggetto, e in quanto tale non comunicabile; mentre loggettivo ci che indipendente dai singoli soggetti.

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filosofo infatti prima di Frege ha mai riconosciuto con chiarezza il primato dellenunciato rispetto a qualsiasi altra espressione linguistica. Una lunga tradizione anteriore a Frege, capeggiata in et moderna da Locke, aveva avallato lipotesi che le parole fossero capaci di esprime idee in quanto segni sensibili di queste. Secondo questa tradizione, i significati delle parole hanno a che a fare con le rappresentazioni che si formano nella nostra mente associate alle espressioni che utilizziamo: le singole parole esprimono idee semplici, mentre le combinazioni di parole esprimono idee complesse. Questa concezione non aveva permesso per di distinguere tra le sequenze di parole che formano enunciati completi e le sequenze di parole che non arrivano a formare enunciati. La spiegazione di tale distinzione, dimportanza capitale per la riflessione contemporanea sul linguaggio, fu opera di Frege. Ma sebbene il riconoscimento del primato dellenunciato sia una parte fondamentale della teoria fregeana del significato, affibbiare a Frege lo slogan lenunciato lunit del significato , per Dummett, un modo riduttivo e poco preciso di presentare la teoria fregeana del significato e del principio del contesto. Per questo motivo, Dummett ritiene sia opportuno sostituire il rozzo slogan che Quine attribuisce a Frege con una formulazione pi corretta. Il suggerimento di Dummett quello di esprimere la teoria fregeana nel modo seguente:

ai fini della spiegazione primario il senso di un enunciato, ma ai fini del riconscimento primario il senso di un parola17.

Non ha senso dunque chiedersi se la parola o lenunciato sia lunit di significato. Porre la questione in questi termini significa rischiare di formulare risposte destinate a generare equivoci. Se dobbiamo ricostruire il processo attraverso il quale un parlante giunge a riconoscere il senso di un enunciato in cui si imbatte, allora dobbiamo supporre che i parlanti, perlopi, prima di comprendere enunciati
17

M. Dummett, Frege. Philosophy of Language, cit., p. 4.

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comprendono le parole componenti. E solo in questi termini che si pu dire che il senso di una parola primario rispetto a quello dellenunciato. Come si visto, secondo Frege, il senso di un enunciato determinato dai sensi delle sue parti componenti. Per questo cogliamo il senso di un enunciato solo se ne cogliamo la struttura, il modo cio in cui le parole sono combinate tra loro allinterno dellenunciato, e se cogliamo i sensi delle singole parole che in esso occorrono. Solo tenendo presente questa spiegazione, secondo cui ai fini del riconoscimento primario il senso di una parola, riusciamo a dare conto di quella che una propriet essenziale del linguaggio, quella appunto di comprendere enunciati nuovi mai sentiti prima. Se per dobbiamo spiegare che cosa vuol dire in generale per una parola o per un enunciato avere un senso, allora lordine di priorit si inverte e diventa primario il senso dellenunciato. Per spiegare la nozione generale di senso di una parola dobbiamo allora spiegare il senso delle espressioni a partire dallenunciato preso come un tutto. In base al principio del contesto, infatti, il senso di una parola deve intendersi come il contributo che essa d alla determinazione del senso dellenunciato in cui essa compare. Attribuire un senso ad una parola, osserva Dummett, vuol dire qualcosa solo in relazione alla sua successiva occorrenza negli enunciati. Come abbiamo detto sopra, la parola ha un senso che da un certo punto di vista indipendente dal particolare enunciato in cui occorre. Diversamente, per spiegare cosa sia in generale il senso di un enunciato non possiamo, per evitare un circolo vizioso, riferirsi al senso delle espressioni che lo compongono. possibile fornire questa spiegazione solo servendoci di una nozione indipendente. Frege sceglie la nozione di condizione di verit: afferrare il senso di un enunciato , in generale, conoscere le condizioni in cui quellenunciato vero e quelle in cui falso18. Per Frege, le condizioni sotto le quali un enunciato vero o falso dipendono dal modo in cui lenunciato costruito, vale a dire da come le espressioni compaiono e si combinano allinterno dellenunciato. Il senso di una parola consiste in una

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M. Dummett, Frege. Philosophy of Languge, cit., p. 5.

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regola che, presa insieme alle altre regole costitutive del senso delle altre parole, determina la condizione per la verit di un enunciato in cui essa occorre.19 La conclusione cui Dummett giunge che il principio del contesto non deve essere inteso come se conferisse senso solo agli enunciati e lo negasse alle singole parole. Piuttosto esso stabilisce che la nostra comprensione di un enunciato consiste nella comprensione del modo in cui una parola contribuisce a determinare il senso dellenunciato in cui occorre. Pi precisamente, se il senso di una parola il suo contributo al senso dellenunciato in cui essa occorre e se, in generale, il senso ci che rilevante alla determinazione del valore di verit dellenunciato, allora il senso di una parola deve essere concepito come il suo contributo alla verit o alla falsit dellenunciato in cui essa figura.

3. Due diverse applicazioni del principio del contesto.

Secondo Dummett, il principio del contesto costituisce la pi importante affermazione filosofica fatta da Frege e la teoria del significato fregeana largamente incentrata su di esso20. Limportanza del principio del contesto strettamente legata alla svolta linguistica (linguistic turn) operata in filosofia a cavallo tra la fine del diciannovesimo e linizio del ventesimo secolo, svolta linguistica che a sua volta determina la nascita della filosofia analitica. Frege compie tale svolta, al paragrafo 62 delle Grundlagen, quando alla domanda come i numeri ci possono essere dati?, risponde che occorre indagare sui sensi degli enunciati in cui i termini numerici occorrono. In questo modo Frege trasforma un problema di natura epistemologica in un problema linguistico, determinando in filosofia un cambiamento tale di prospettiva da indurlo a considerare, diversamente da Descartes, la teoria del significato, e non pi la teoria della conoscenza, il punto di partenza di ogni indagine filosofica. Il principio del contesto esprime una priorit del linguaggio sul pensiero: una spiegazione filosofica del pensiero possibile solo attraverso una spiegazione
19 20

Ivi, p, 194. M. Dummett, Nominalism, in Philosophical Review, vol., LXV, 1956, p.491; ristampato in M. Dummett, Truth and Other Enigmas, London 1978, pp.38-49.

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filosofica del linguaggio e una spiegazione comprensiva conseguibile solo in questo modo21. Questo convincimento considerato una massima della filosofia analitica22. Frege formula il principio del contesto nelle Grudlagen quando ancora non aveva tracciato la distinzione tra senso (Sinn) e riferimento (Bedeutung )23. Per questo, Frege non distingue tra lapplicazione del principio del contesto al senso e lapplicazione del principio del contesto al riferimento. Dummett, invece, traccia questa distinzione che illustrer e far valere di seguito.

3.1 Il principio del contesto come tesi sul senso.

Il principio del contesto come tesi sul senso assegna agli enunciati un primato rispetto al significato. Come tesi sul senso, esso stabilisce infatti che:

M. Dummett, Origini della filosofia analitica, trad. ital. di E. Picardi, Torino 2001, p. 13, 15, 37. Ibidem. 23 Propriamente, in base alla distizione introdotta da Frege, la Bedeutung di un termine singolare sempre un oggetto, loggetto per parlare del quale utilizziamo quel nome. Il senso di un termine singolare, invece, il modo di darsi delloggetto, la via per giungere al riferimento. Il senso ci che un parlante di una lingua deve conoscere per determinare il riferimento di unespressione. Infatti, per Frege, non possibile accedere al riferimento senza la mediazione del senso. Pertanto, dato un termine singolare T, prima afferriamo il senso di T, e poi, attraverso il senso di T, determiniamo il suo riferimento. Tuttavia, per Frege, unespressione pu essere dotata di senso ma priva di riferimento. Vi sono nel linguaggio termini singolari che non hanno un portatore come i nomi di personaggi della mitologia (Ulisse) e della letteratura, o espressioni che non si riferiscono a nulla come il pi grande numero primo o la serie meno convergente. Inoltre, secondo Frege, termini singolari diversi possono avere lo stesso riferimento ma sensi diversi, come ad esempio Stella del Mattino e Stella della Sera. I sensi diversi di queste due espressioni corrispondono a due diversi modi di riferirsi allo stesso oggetto (il pianeta Venere). Vedi G. Frege, Senso e Riferimento, in Frege G. , Senso, funzione e concetto, a cura di C. Penco ed E. Picardi, Roma-Bari 2001. Come dimostrato nelle Grundlagen, per capire che unespressione sta per un determinato oggetto, dobbiamo essere in grado di riconoscere loggetto come sempre lo stesso. Per comprendere quale sia loggetto a cui un termine singolare si riferisce, dobbiamo cio disporre di un criterio di identit che ci permette di riconoscere loggetto a cui il termine singolare si riferisce. A ogni termine singolare, dunque, deve essere associato un appropriato criterio didentit. Infatti, secondo Frege, usiamo differenti criteri didentit che dipendono dalla categoria logica a cui appartiene il referente di un termine.
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il senso di unespressione il suo contributo alla determinazione del senso (vale a dire alla determinazione delle condizioni di verit) di ogni enunciato in cui essa pu occorrere24.

La tesi che una espressione ha significato solo nel contesto di un enunciato esprime dunque qualcosa di pi di quanto implicato dal rapporto generale che il significato di unespressione ha con il contesto in cui essa occorre. Il principio del contesto conferisce agli enunciati una particolare importanza allinterno del linguaggio. Gli enunciati hanno un ruolo centrale e ben distinguibile nel linguaggio. Lenunciato , infatti, la pi piccola unit linguistica con la quale possiamo fare qualcosa, vale a dire che solo proferendo un enunciato possiamo dire qualcosa. Le cose che possiamo fare con gli enunciati sono le pi diverse: porre una domanda, fare unasserzione, esprimere un desiderio, impartire un ordine o fare unesclamazione, ecc.. Diversamente, con una singola parola, o comunque con unespressione che sia meno di un enunciato, non riusciamo a compiere nessun atto linguistico, e dunque non possiamo dire nulla. Con una parola isolata non si pu fare nulla, non si pu per dirla alla Wittgenstein compiere nessuna mossa nel gioco linguistico. Unadeguata spiegazione del significato di una parola dipende dunque dallanalisi della struttura dellenunciato di cui quella parola parte. In questo senso, lanalisi dellenunciato primaria nella spiegazione del significato di una parola e per questa ragione si pu affermare che il principio del contesto non solo assegna agli enunciati un ruolo a s nel linguaggio, ma gli attribuisce anche una certa supremazia sulle altre espressioni linguistiche. qui necessaria una precisazione. Frege dopo le Grundlagen sviluppa una tesi che non riconosce pi allenunciato un carattere specifico ma assimila gli enunciati a nomi propri. In base a questa tesi, gli enunciati sono nomi propri complessi e i loro valori di verit, in analogia alla relazione nome\portatore, sono oggetti. Gli enunciati diventano cos, dal punto di vista logico, un caso speciale di nomi propri e il Vero e il Falso due oggetti tra i tanti. Per Frege, la relazione che sussiste tra lenunciato e il suo valore di verit diventa, dopo le Grundlagen,
24

M. Dummett, The Context Principle, in M. Dummett, The intrepretation of Freges philosophy, cit..

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identica alla relazione tra un nome proprio e il suo portatore. Nei Grundgesestze, Frege non assegna ai nomi di valori di verit, cio agli enunciati, un ruolo semantico distinguibile dai nomi di oggetti di tipo logico diverso, come per esempio i termini singolari. Pi precisamente, nei Grundgesetze Frege stabilisce che il riferimento di un termine stabilito se, e solo se, viene stabilito per tutte le espressioni in cui occorre. In altre parole, un termine ha un riferimento se ogni termine pi complesso in cui esso occorre ha un riferimento. Dummett definisce questo principio, il principio del contesto generalizzato. Tale principio , per Dummett, un passo indietro rispetto al principio del contesto formulato nelle Grundlagen, perch viene in esso meno il primato degli enunciati. Per Dummett, lassimilazione degli enunciati a nomi propri una tesi che ha un effetto fatale sulla teoria fregeana del significato. Questa tesi in conflitto con il principio del contesto, preso come tesi riguardante il senso, perch non riconosce il fatto evidente che gli enunciati funzionano nel linguaggio diversamente dai nomi propri. In virt del loro diverso funzionamento, gli enunciati e i nomi propri sono espressioni di tipo logico diverso. Dal momento che gli enunciati e i nomi propri sono tipi logici diversi allora la relazione che sussiste tra un enunciato e il suo valore di verit pu essere solo analoga, e non identica, a quella tra nome proprio e il suo portatore. Se si riconosce questo, cosa che Frege non fa pi dopo le Grundlagen, si deve anche riconoscere che il referente di un nome proprio, il suo portatore, di un tipo logico diverso dal referente di un enunciato, il suo valore di verit. Per Dummett lassimilazione degli enunciati a nomi propri, presente negli ultimi scritti di Frege, un errore. La relazione tra gli enunciati e i valori di verit , come la relazione tra un predicato e un concetto, analoga, non identica, a quella tra nome proprio e oggetto. La scelta di Frege di assimilare gli enunciati a nomi propri e di considerare i valori di verit oggetti, non sostiene Dummett - una scelta obbligata. Sostenere cio che gli enunciati debbano avere oltre a un senso anche un riferimento non implica necessariamente che i valori di verit siano oggetti e che gli enunciati siano un tipo particolare di nomi propri complessi. N daltra parte lidea che i valori di verit siano i referenti degli enunciati comporta

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lassimilazione degli enunciati a nomi propri; tanto meno essa comporta che la relazione nome\portatore debba essere il prototipo di tutte le relazioni di riferimento per ogni tipo di espressione linguistica. Lassimilazione degli enunciati a nomi propri ha come conseguenza che il senso di una parola , come nelle Grundlagen, il suo contributo alla determinazione delle condizioni di verit dellenunciato di cui essa fa parte. Il referente di una parola diventa invece nei Grundgesetze il suo contributo alla determinazione del referente di un termine singolare complesso in cui la parola occorre. Pertanto, nei Grundgesetze non viene riconosciuto il primato dellenunciato rispetto al riferimento. Dunque, Dummett sostiene che, mentre Frege nei Grundgesetze, sia pure tacitamente, rimane fedele al principio del contesto rispetto al senso, egli non rimane fedele al principio del contesto come tesi sul riferimento.

3.2 Il principio del contesto come tesi sul riferimento.

Come tesi sul riferimento, il principio del contesto stabilisce invece che:

se un senso stato fissato per ogni possibile enunciato in cui unespressione pu comparire e tali enunciati sono veri, allora nessunaltra stipulazione necessaria per conferire un referente a quellespressione.

Pi precisamente, esso stabilisce che:

per determinare il riferimento di unespressione tutto ci che dobbiamo fare fissare i sensi degli enunciati in cui essa compare e stabilire certe verit.

Come tesi sul riferimento, il principio del contesto esprime lidea che se i valori di verit degli enunciati in cui una data espressione compare sono stati fissati, allora abbiamo fatto tutto quanto poteva essere fatto per stabilire il riferimento di quellespressione. Dal momento che per determinare il riferimento di

unespressione tutto ci che dobbiamo fare fissare i sensi degli enunciati in cui

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essa compare e stabilire certe verit, allora ogni indagine sul riferimento di una data espressione diventa unindagine che riguarda la verit di un certo tipo di enunciati. Cos, ad esempio, chiedersi se a e b si riferiscono allo stesso oggetto chiedersi se vero lasserto didentit a=b; mentre chiedersi se a ha un riferimento chiedersi se vero lenunciato C un oggetto come a. Le distinzioni logiche e semantiche tra le diverse espressioni che impieghiamo nel linguaggio, devono essere tracciate sulla base dellesame degli enunciati senza analizzare in anticipo ci per cui le espressioni stanno. Lappartenenza di una parola a una data categoria logica dipende dai caratteri pi generali del suo uso. possibile dunque stabilire se unespressione linguistica si riferisce a un oggetto, a un concetto o a una funzione solo una volta conosciuto il tipo logico di quellespressione. Un aspetto controverso del principio del contesto come tesi sul riferimento la sua stretta connessione con la tesi della priorit delle categorie sintattiche su quelle ontologiche, tesi che pu in generale essere formulata come segue:

La questione se una certa espressione pu candidarsi o meno a riferirsi a un determinato oggetto interamente rimandata alla questione del tipo di ruolo sintattico che essa svolge nel contesto di un enunciato25.

La tesi della priorit delle categorie sintattiche su quelle ontologiche strettamente legata al cosiddetto Argomento di Frege26 - utilizzato nelle Grundlagen per dimostrare che i numeri sono oggetti - che pu essere sinteticamente presentato nel modo seguente:

(i)

Se unespressione appartenente a un certo dominio funziona come termine singolare in enunciati veri, allora ci sono oggetti denotati da espressioni di quel dominio.

(ii)

I numerali, e altre espressioni numeriche, funzionano in questo modo in molti enunciati veri sia della matematica pura che di quellapplicata.

25 26

Crispin Wright, Freges Conception of Numbers as Objects, Aberdeen University Press, 1983, p.51. Lappellativo Argomento di Frege lo si deve a B. Hale e C. Wright.

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Quindi:

(iii) Ci sono oggetti denotati da espressioni numeriche (per esempio, i numeri).27

Lesistenza di un dominio doggetti a cui determiniate espressioni fanno riferimento viene stabilita dal fatto che tali espressioni funzionano in certi enunciati come termini singolari (i) e che gli enunciati in cui esse occorrono siano veri (ii). Frege ha dimostrato nelle Grundlagen che i numeri sono oggetti dopo aver riconosciuto che i termini numerici si comportano in enunciati veri della scienza primariamente come termini singolari. La questione se qualche entit possa essere annoverata fra gli oggetti che ci sono viene dunque rimandata alla questione sulla forma logica di certi enunciati e sul loro valore di verit. La tesi della priorit delle categorie sintattiche su quelle ontologiche esprime dunque lidea che le categorie linguistiche siano primarie rispetto a quelle ontologiche: non possiamo spiegare a che tipo dentit unespressione si riferisce se non spiegando a che tipo despressione linguistica essa appartenga. Comprendere a che tipo dentit una data espressione potrebbe riferirsi comprendere come quellespressione funziona nellenunciato di cui parte. Per le cose di cui parliamo disponiamo, infatti, di diverse categorie logiche che riflettono le diverse categorie linguistiche. Per sapere che cosa sia (a quale categoria ontologica appartenga) ci per cui una parola sta, dobbiamo innanzitutto sapere che sorta di parola sia (a quale categoria logica quella parola appartenga). In tal senso, il tipo logico di unespressione determina il tipo ontologico del suo referente. Per redigere un inventario ontologico di ci che esiste, dunque essenziale caratterizzare formalmente la classe dei termini singolari. Per farlo, necessario essere in grado di stabilire lappartenenza di unespressione alla sua categoria logica solamente in relazione al modo in cui essa impiegata nel linguaggio.

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Cfr. B. Hale, Abstract Objects, Blackwell, Oxford, 1987, pp.11.

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Da un punto di vista ontologico, il principio del contesto assume quindi la prospettiva in base alla quale il linguaggio non solo il punto di partenza, ma anche lunica via daccesso alle indagini di natura ontologica. Non abbiamo dunque bisogno dulteriore indagine specificatamente filosofica per stabilire se un termine singolare stia o meno per un oggetto. La tesi secondo cui una parola sta per qualcosa solo nel contesto di un enunciato ha come sua conseguenza il rifiuto di una nozione spuria, esclusivamente filosofica, di esistenza.28 Tale nozione invece presupposta dalla concezione che afferma che solo gli oggetti concreti esistano. Una tale distinzione porterebbe a negare che oggetti astratti come i numeri esistano e ad affermare, ad esempio, che c un certo numero perfetto tra 10 e 30 ma che tale numero, vale a dire il 28, non esiste realmente29. Ma dire per esempio che il numero 28 non sta per un oggetto, vorrebbe dire che non c un oggetto come il numero 28, o che non c un numero come 28, e che il 27 non ha un successore e che non c un numero perfetto tra il 10 e il 30. La tesi espressa dal principio del contesto non dunque conciliabile con la tesi nominalista secondo cui un oggetto astratto qualcosa che non ci pu essere dato come referente di unespressione linguistica. Tuttavia, il principio del contesto ovviamente conciliabile con la tesi che un oggetto concreto ci pu essere dato anche in altro modo. Il problema per dato dalla possibilit relativa allesistenza di oggetti astratti dal momento che questi ci sono dati solo attraverso il linguaggio. Limpossibilit di mostrare un oggetto astratto ha portato ingenuamente il nominalista a credere che gli oggetti astratti siano entit spurie e a concepire lidentificazione delloggetto da parte del senso sostanzialmente come un mezzo per mostrare loggetto che unespressione denota attraverso un atto di ostensione. Alla base di questa concezione c la credenza che il senso di una
Cos scrive Dummett: Any further question about whether any such name has a reference or not can be, at most, a question about the truth of an existential statement: just as the question whether the name Vulcan has a reference is an astronomical question, namely as to whether there is a planet whose orbit lies inside Mercuryns, so the question whether, say 1 has a reference is a mathematical question, namely as to whether there is a least non-denumerable ordinal. 28 M. Dummett, Frege. Philosophy of Language, cit., p. 497. 29 Lesempio del numero 28 presentato da Dummett in Nominalism. Vedi M. Dummett, Nominalism, in Philosophical Review LXV (1956), pp. 491-505, ristampato in Truth and other Enigmas, London 1978, p.40.
28

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parola possa in linea di principio essere dato da un confronto con loggetto a cui il nome, come unetichetta, appiccicato30. Tuttavia, evidente che non possibile compiere un atto di ostensione nel caso degli oggetti astratti. Piuttosto, il senso di un nome proprio - in termini fregeani - ci che fissa il criterio didentit che ci permette di identificare un oggetto come il portatore del nome. La tesi accettata dal nominalista , secondo tale prospettiva, dunque fuorviante perch lidea che per determinare il riferimento di unespressione non abbiamo bisogno di nientaltro che di considerare gli enunciati che la contengono vale per i termini singolari che stanno per oggetti concreti come per quelli che stanno per oggetti astratti. In Nominalism31, Dummett offre unampia discussione del presunto senso filosofico della nozione di esistenza in relazione allespressioni che, come la parola Parigi`, stanno per oggetti astratti. Lespressione la parola Parigi` funziona negli enunciati come un termine singolare. Sappiamo, infatti, come attribuire a questespressione certi predicati e dire La parola Parigi` ha tre sillabe; sappiamo come stabilire le condizioni di verit degli asserti didentit in cui essa pu comparire e sappiamo anche compiere unostensione dicendo Questa la parola Parigi`. Dal momento che sappiamo come usare questespressione allinterno degli enunciati, non ha senso continuare a chiedersi per che cosa stia la parola Parigi. Se unespressione dunque si comporta allinterno degli enunciati come termine singolare, allora un termine singolare. Se essa un termine singolare e occorre in enunciati veri, allora non si pu negare a tale espressione di avere come riferimento un oggetto. Chiedersi dunque se un certo oggetto che sta per una data espressione realmente esiste, vuol dire esigere che venga mostrato quelloggetto. Ma il domandarsi questo significherebbe violare il corollario del principio del contesto32 che ci mette in guardia dallindagare sul significato di una parola presa in isolamento. La conoscenza del principio del contesto una condizione essenziale per riconoscere che un oggetto, per

Ivi, p. 498. M. Dummett, Nominalism, cit., p.42. 32 M. Dummett, Frege. Philosophy of Language, cit., p.496: it is illegitimate to suppose that we may always ask to be shown the object which is the bearer of a name.
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possedere il suo status di oggetto, non deve essere necessariamente attuale33. Il principio del contesto come tesi sul riferimento stabilisce che non sia legittimo supporre che sia sempre possibile mostrare loggetto che il portatore del nome34. opportuno osservare che il principio del contesto deve essere applicato a una categoria di espressioni. Vi infatti una differenza tra il fornire una spiegazione generale del tipo di referente a cui unespressione che appartiene a una determinata categoria linguistica pu riferirsi e il fornire una spiegazione del referente di una particolare espressione appartenete a quella categoria. Affermare che - ad esempio - un termine singolare si riferisce a un oggetto dire che quellespressione, dal momento che soddisfa i criteri sintattici stabiliti per la classe dei termini singolari, capace di riferirsi a un oggetto.

4.

Il principio del contesto e il principio di composizionalit: unapparente

conflittualit.

Una delle questioni che ha maggiormente animato gli interpreti se Frege continuasse ad essere fedele al principio del contesto anche dopo le Grundlagen. Dopo il 1884, Frege non ha mai pi riformulato il principio del contesto n ha mai offerto un argomento per rifiutarlo. Al contrario, come abbiamo visto, Frege assume delle posizioni dopo il 1884 che sono palesemente in conflitto con tale principio. Dummett suggerisce un possibile motivo del perch tale principio, tanto enfatizzato nelle Grundlagen, non venga pi riformulato. Tale motivo sarebbe strettamente legato allassimilazione degli enunciati a nomi propri. Come si visto, Frege elabora dopo il 1884 nei Grundgesestze da un lato una teoria del senso che continua ad assegnare agli enunciati un posto speciale, dallaltro una teoria del
Lespressione attuale traduce il termine tedesco wirklich. Un oggetto attuale quando ha la capacit di partecipare a interazioni causali. Un oggetto concreto, per esempio, pu causare o essere soggetto a cambiamenti. In tale senso, un oggetto astratto, non avendo tale capacit, non pu dirsi attuale. Sui diversi possibili significati di wirklich vedi Dummett, Frege. Philosophy of Mathematics, Cambridge (Mass.) 1991, p. 80-81. 34 M. Dummett, Frege. Philosophy of Language, cit., p. 496.
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riferimento per la quale gli enunciati, presentati come nomi di valori di verit, non hanno pi un ruolo semantico distinguibile rispetto alle altre espressioni linguistiche. Infatti, il sistema logico dei Grundgesestze, che classifica gli enunciati come appartenenti a una suddivisione della categoria logica dei nomi propri, palesemente in conflitto con il principio del contesto che invece distingue gli enunciati e i nomi propri come tipi logici diversi. In virt di tale contrasto, Frege non pu pi riaffermare esplicitamente il principio del contesto come parte ufficiale della sua dottrina35. Pertanto, Frege non rimane fedele al principio del contesto rispetto al riferimento come formulato nelle Grundlgen, ma adotta nei Grundgesestze un principio del contesto generalizzato, che, secondo Dummett, per soltanto uneco del principio del contesto formulato nelle Grundlagen. Nonostante dopo le Grundlagen Frege formuli delle tesi in contrasto con il principio del contesto, come lassimilazione degli enunciati a nomi propri e il conseguente mancato riconoscimento dello speciale ruolo svolto dagli enunciati nel linguaggio, Dummett ritiene che tale principio comunque continua a essere un guida nel pensiero di Frege. La mancata riformulazione del principio del contesto dopo le Grundlagen non dipende dunque dalla sua presunta conflittualit con il principio di

composizionalit, ma piuttosto dalla sua palese incompatibilit con la tesi che assiminila gli enunciati ai nomi propri. La conflittualit tra i due principi - che si discussa allinizio dellarticolo scompare dunque se cogliamo il carattere composizionale del principio del contetso: dire che una parola ha significato solo nel contesto di un enunciato equivale a dire che il significato di una parola non altro che il suo contributo alla determinazione del senso di qualsiasi enunciato in cui pu occorrere. Per superare lapparente conflittualit tra contestualit e composizionalit occorre dunque pensare gli enunciati e i pensieri che essi esprimono come connessi da una relazione di dipendenza:

M. Dummett, The Context Principle, in M. Dummett, The Interpretation of Freges Philosophy, cit., p.371.
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per afferrare i pensieri espressi da certi enunciati, necessario in primo luogo essere in grado di afferrare i sensi dalle sue parti componenti; lafferrare il senso di una data espressione richiede di essere capaci di afferrare i pensieri espressi da certi enunciati che la contengono.36

Alcune precisazioni. Lidea che conoscere il senso di una parola vuol dire conoscere il contributo che lespressione d al senso dellenunciato che la contiene non deve essere equivocata. Ci naturalmente non significa che per comprendere il senso di una parola dobbiamo conoscere il senso di tutti gli enunciati in cui la parola pu comparire. Un parlante, per esempio, potrebbe non comprendere alcuni enunciati in cui quella parola occorre perch non conosce il senso delle altre parole che figurano come parti componenti di quegli enunciati. Anche supponendo che un parlante sia in grado di conoscere tutti gli enunciati in cui quella parola pu comparire, la conoscenza di tutti quegli enunciati non sarebbe comunque la conoscenza che abbiamo di quella parola. Affermare che il senso di una parola il suo contributo al senso dellenunciato di cui parte non significa che per spiegare una parola dobbiamo riferirci in maniera esplicita alla sua occorrenza in ogni enunciato in cui essa compare. Possiamo per isolare e dividere le espressioni in categorie in base al diverso tipo di contributo che esse danno al senso degli enunciati per offrire una descrizione generale di questo contributo. Nel caso della categoria dei nomi propri37, ad esempio, questa descrizione generale pu essere data nei termini della relazione tra il nome e un oggetto, visto che ci per cui un nome proprio sta sempre un oggetto. Tuttavia affinch questa spiegazione del senso di un nome proprio sia valida deve essere posta in relazione al suo successivo uso in contesti enunciativi e in particolare alla determinazione delle condizioni di verit di ciascun particolare enunciato che la possa contenere. Dallaltra parte, il principio del contesto non afferma che il significato di una parola cambia da enunciato a enunciato. Di fatto, il contributo di una parola il
M. Dummett, Frege. Philosophy of Mathematics, cit., p. 202. Qui per nome proprio intendo termine singolare. Frege include nella categoria degli Eigennamen, oltre ai nomi propri, anche le descrizioni definite. Propriamente, la Bedeutung di un termine singolare sempre un oggetto, loggetto per parlare del quale utilizziamo quel nome. La Bedeutung di una descrizione loggetto descritto da quella descrizione.
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Vera Tripodi, Contestualit e composizionalit del significato Humana.Mente 4, Febbraio 2008

linea di principio uniforme da enunciato a enunciato e il suo significato quasi sempre lo stesso nei numerosi enunciati in cui occorre. Tuttavia la lingua naturale ricca di espressioni idiomatiche o metaforiche e spesso un termine pu essere impiegato con un uso non letterale o in maniera ambigua. Per questo il contributo che una parola d pu a volte variare e dipendere dal particolare enunciato in cui compare. Ai fini della comprensione di una lingua, diventa importante conoscere i diversi tipi di contributi che una parola pu dare in modo da poter riconoscere di volta in volta il suo particolare contributo a seconda del particolare enunciato. Alla luce della composizionalit del senso, anche da escludere che il principio del contesto possa essere inteso come il preannuncio di una sorta di olismo semantico. A partire da Quine, per olismo semantico alcuni intendono la tesi secondo cui il significato di una parola dipende dalla totalit della lingua cui essa appartiene. In questo senso lolismo semantico si basa su di un allargamento del principio del contesto: comprendere una parola comprendere un enunciato, ma per comprendere un enunciato occorre conoscere lintera lingua di cui esso parte. Lolismo linguistico non per in grado di spiegare come lapprendimento e la manifestazione della conoscenza di una lingua sia possibile38. In conclusione, la massima secondo cui non si deve mai indagare sul senso di una parola presa in isolamento del tutto compatibile con il principio secondo cui il senso di un enunciato composto dai sensi delle sue parti componenti. Come si visto, il principio del contesto riguarda la questione di cosa sia in generale per unespressione avere un significato e, pi in particolare, cosa vuol dire per unespressione essere in possesso di un senso e di un riferimento. Il principio del contesto ha a che fare dunque con ci che ci autorizza ad assegnare un significato a una espressione linguistica.

Vera Tripodi

vera.tripodi@uniroma1.it

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Ibidem.

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Vera Tripodi, Contestualit e composizionalit del significato Humana.Mente 4, Febbraio 2008

Bibliografia:
Bonomi A. (a cura di), La struttura logica del linguaggio, Milano 1973, quarta ediz. 1995. Currie G., Frege. A Introduction to His Philosophy, Brighton 1982. Dummett M., Nominalism, in Philosophical Review LXV (1956), pp. 491-505. Dummett M., Freges Philosophy, in The Encyclopaedia of Philosophy, vol. 3, New York 1967, pp. 225-37; ristampato in Dummett M., Truth and other Enigmas, London 1978. Dummett M.,Freges Distinction between Sense and Reference, in Teorema, vol. V (1975), pp. 149-88; ristampato in Dummett M., Truth and other Enigmas, London 1978. Dummett M.,Frege. Philosophy of Language, London 1973, seconda edizione riveduta Cambridge (Mass.) 1981. Dummett M.,Truth and other Enigmas, London 1978. Dummett M.,The Interpretation of Freges Philosophy, London 1981. Dummett M., Frege. Philosophy of Mathematics, Cambridge (Mass.) 1991. Dummett M.,The Logical Basis of Metaphysics, London 1991. Dummett M.,The Origins of Analytical Philosophy, London 1993. Dummett M.,Filosofia del linguaggio. Saggio su Frege, traduzione a cura di C. Penco, Casale Monferrato 1983. Dummett M.,Origini della filosofia analitica, traduzione e introduzione di E. Picardi, con in appendice unintervista di Schulte a Dummett, Torino 2001.

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Vera Tripodi, Contestualit e composizionalit del significato Humana.Mente 4, Febbraio 2008

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UNA COMPONENTE NON CONCETTUALE DELLASPETTO SEMANTICO DEL LINGUAGGIO: ALCUNI


SUGGERIMENTI DAGLI STUDI CONDOTTI SU NEURONI SPECCHIO E RETI NEURALI

Barbara Giolito

I. Introduzione

Una delle peculiarit della specie umana costituita dal possesso di un linguaggio complesso e articolato. Il linguaggio, a sua volta, caratterizzato dallavere un valore semantico, ovvero dallessere dotato di significato. Cosa si intenda quando si parla del significato del linguaggio , da un punto di vista intuitivo, facilmente comprensibile: il linguaggio rimanda a qualcosa di esterno a esso, si riferisce a oggetti ed eventi presenti nel mondo oppure nella mente dei parlanti. Daltra parte, nel momento in cui ci si propone di caratterizzare il valore semantico del linguaggio naturale in modo rigoroso, si scopre che un simile compito non di facile realizzazione: il tentativo di associare alle singole parole descrizioni particolareggiate che risultino necessarie e/o sufficienti per

determinare il loro significato mostra immediatamente come, per la maggior parte dei termini di uso comune, un tale compito non sembri realizzabile in modo determinato e rigoroso (la descrizione normalmente associata alla parola tigre quale un grosso felino a strisce gialle e nere non vale, ad esempio, per tutte le tigri poich vi sono tigri albine ma il fatto di non essere in possesso di una descrizione unitaria e pienamente soddisfacente non ci impedisce di utilizzare correttamente tale termine). Le difficolt incontrate nel tentativo di rendere conto del significato del linguaggio attraverso spiegazioni di natura, a loro volta, linguistica di ricondurre, ad esempio, il significato dei singoli termini a possibili descrizioni degli oggetti ed eventi denotati dai termini in esame hanno suggerito lipotesi che la spiegazione della competenza linguistica umana debba essere cercata, non in ulteriori resoconti linguistici, quanto piuttosto in capacit antecedenti al linguaggio. Il significato o parte del significato di alcuni termini potrebbe quindi fondarsi, non sul loro collegamento ad altri termini, ma sulle relazioni senso-motorie che i

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soggetti intrattengono gli uni con gli altri e con lambiente esterno. Alcuni risultati di esperimenti condotti su particolari strutture neurali i neuroni specchio sembrano rafforzare una simile ipotesi. Modelli realizzati in Intelligenza Artificiale in particolare, modelli connessionisti sembrano inoltre portare unulteriore conferma a tale ipotesi attraverso la definizione di meccanismi che suggeriscono come lorganizzazione di una struttura neurale possa essere influenzata dalle interazioni sensoriali e motorie con lambiente esterno.

II. I neuroni specchio e il linguaggio II.1 Come funzionano i neuroni specchio

I neuroni specchio scoperti agli inizi degli anni 90 presso listituto di Fisiologia dellUniversit di Parma dal gruppo di Giacomo Rizzolatti sono neuroni che si attivano sia quando una particolare azione finalizzata a uno scopo viene eseguita sia quando si osserva la stessa azione eseguita da altri soggetti (Rizzolatti et al. 1996; Gallese et al. 1996). I neuroni inizialmente scoperti da Rizzolatti e colleghi sono neuroni facenti parte dellarea premotoria F5 del cervello delle scimmie: questi neuroni sono tali da attivarsi sia quando una scimmia esegue unazione finalizzata a uno scopo (ad esempio afferra un oggetto con la mano) sia quando la scimmia osserva un altro individuo (unaltra scimmia o un essere umano) eseguire la stessa azione. La scoperta dei neuroni specchio ha suggerito una spiegazione del modo in cui potrebbe avvenire la comprensione delle azioni osservate: il fatto che losservazione di una determinata azione attivi lo stesso circuito neurale attivato durante lesecuzione di quellazione pu infatti essere interpretato come una sorta di simulazione, da parte del cervello dellosservatore, di quanto avviene nel cervello dellindividuo che esegue lazione. Interessante il fatto che nellattivazione dei neuroni specchio sembri implicita una qualche specificazione dello scopo dellazione: i neuroni dellarea premotoria F5 che codificano, ad esempio, le azioni costituite dallafferrare un oggetto con la mano si attivano al conseguimento di un determinato scopo in questo caso lafferrare loggetto a prescindere dai movimenti realizzati per eseguirlo (ad esempio,

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anche quando lagente utilizza un utensile che richiede movimenti opposti rispetto a quelli che sarebbero svolti utilizzando la propria mano) (Escola et al. 2004). Il lobo parietale inferiore delle scimmie sembra inoltre contenere neuroni specchio che si attivano solamente quando altre scimmie eseguono azioni finalizzate a scopi determinati (ad esempio, afferrare un oggetto per portarlo alla bocca piuttosto che riporlo in una scatola): questi neuroni sembrano cos collegarsi in modo differente allo stesso atto motorio a seconda dello scopo distale per il quale latto in se stesso viene eseguito (Fogassi et al. 2005). Lipotesi di una relazione tra la simulazione neurale di unazione e la sua comprensione stata rafforzata da alcuni esperimenti. In uno di essi sono state realizzate, a questo proposito, due condizioni sperimentali. Nella prima

condizione, a una scimmia consentito di osservare unazione nella sua completezza: ad esempio, una mano che afferra un oggetto. Nella seconda, alla scimmia consentito osservare solo una parte dellazione, mentre la parte finale della stessa oscurata: loggetto afferrato viene posto dietro a uno schermo in modo che la scimmia non possa vedere il raggiungimento delloggetto da parte della mano. La scimmia al corrente della presenza delloggetto dietro allo schermo. Pi della met dei neuroni specchio attivati nella prima condizione sperimentale si attivano anche nella seconda: sembra quindi che la simulazione cerebrale di unazione possa estendersi alle sue componenti non osservate, consentendo cos una sorta di comprensione implicita dello scopo (Umilt et al. 2001). Ulteriori studi hanno inoltre dimostrato come un particolare insieme di neuroni specchio, sempre appartenenti allarea premotoria F5, si attivi non solo durante lesecuzione e losservazione di una determinata azione ma anche quando il suono prodotto dal realizzarsi della stessa azione viene udito: lesistenza di questi neuroni specchio audio-visivi suggerisce la possibilit che i neuroni specchio rappresentino un livello astratto delle azioni orientate a uno scopo (Kohler et al. 2002). Vi sono poi neuroni specchio che si attivano durante lesecuzione e losservazione di azioni svolte dalla bocca: la maggior parte di tali neuroni si attivano in relazione ad azioni di tipo ingestivo/consumatorio ma una parte di essi sembra correlata allosservazione di azioni facciali comunicative.

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Lesistenza di simili neuroni specchio comunicativi suggerisce cos lipotesi che una forma di simulazione neurale possa svolgere un qualche ruolo esplicativo in relazione ai fenomeni di comunicazione sociale (Ferrari et al. 2003). Le strutture neurali delle scimmie non sono daltra parte le sole a possedere neuroni specchio: anche gli esseri umani sono dotati di un sistema di neuroni specchio, localizzato in regioni parieto-premotorie (Rizzolatti Fogassi Gallese 2001). Studi realizzati attraverso risonanza magnetica funzionale (fMRI) hanno mostrato come i neuroni specchio si attivino negli esseri umani sia durante losservazione di azioni eseguite con le mani sia durante losservazione di azioni eseguite con altri effettori (quali, ad esempio, la bocca o i piedi) (Buccino et al. 2001). Il fatto che le aree parieto-motorie si attivino sia durante lesecuzione di una determinata azione sia durante losservazione della stessa azione realizzata da altri soggetti e per mezzo di differenti effettori suggerisce cos lipotesi che lorganizzazione somatotopica dei circuiti parieto-premotori possa essere alla base sia dellesecuzione di unazione sia della sua comprensione. Sempre attraverso studi eseguiti per mezzo della fMRI sono stati inoltre realizzati esperimenti che supportano lipotesi di un ruolo dei neuroni specchio nella comunicazione sociale: in questi esperimenti sono stati analizzati i correlati neurali dellosservazione da parte di esseri umani di azioni bucco-facciali eseguite da altri esseri umani (mentre parlano), da scimmie (mentre eseguono movimenti ritmici con le labbra) e da cani (mentre abbaiano). I dati ottenuti attraverso questi esperimenti mostrano come losservazione delle azioni eseguite attivino aree differenti a seconda della specie di appartenenza dei soggetti osservati. Quando i soggetti osservati sono altri esseri umani viene attivata nellosservatore la parte premotoria della regione di Broca; losservazione dellazione eseguita da scimmie attiva una porzione pi ristretta della stessa regione bilateralmente, mentre losservazione dellabbaiare da parte di cani attiva solamente le aree visive. Solo losservazione di azioni che appartengono al repertorio comunicativo proprio degli esseri umani o che non se ne differenziano eccessivamente sembrerebbero quindi attivare una sorta di simulazione neurale delle stesse azioni comunicative (Buccino et al. 2004).

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II.2 Una possibile spiegazione di almeno parte del significato delle parole

Il ricorso a studi condotti sui neuroni specchio potrebbe rivelarsi utile nel compito di chiarire alcuni aspetti del linguaggio, in particolare in relazione al tentativo di fondare lattivit linguistica su propriet e caratteristiche del corpo posseduto dai parlanti (un modello della spiegazione del linguaggio che, proprio per il tentativo di basare la comprensione linguistica su meccanismi in qualche modo legati al corpo, detto incarnato) (Lakoff Johnson 1980; Lakoff 1987; Barsalou 1999). Le strutture nervose collegate allesecuzione di determinate azioni potrebbero infatti svolgere un qualche ruolo nella comprensione delle espressioni linguistiche che descrivono quelle stesse azioni: lascolto di frasi che descrivono azioni motorie potrebbe determinare lattivazione dei neuroni specchio attivati durante lesecuzione delle stesse azioni motorie. Lattivazione dei neuroni specchio potrebbe cos rappresentare il meccanismo alla base della simulazione incarnata che supporta il valore semantico dei costrutti linguistici legati alle azioni simulate. Al fine di valutare la plausibilit di questa ipotesi sono stati effettuati da Buccino e colleghi (Buccino et al. 2005) alcuni studi che hanno mostrato lesistenza di una correlazione tra lascolto di frasi che descrivono azioni eseguite da diversi effettori (ad esempio le mani o i piedi) e lattivazione di differenti e specifiche aree della corteccia motoria che controllano le azioni di tali effettori. In questi esperimenti, i partecipanti sono stati sottoposti a due differenti sessioni: in una di queste larea motoria correlata ai movimenti delle mani veniva stimolata attraverso

stimolazione magnetica transcranica (TMS), mentre nellaltra sessione era stimolata attraverso TMS larea motoria correlata ai movimenti di gambe e piedi. In ogni sessione sperimentale ai partecipanti veniva chiesto di ascoltare differenti stimoli acustici consistenti in proposizioni esprimenti azioni eseguite con le mani oppure con i piedi e quale stimolo di controllo proposizioni esprimenti contenuti astratti. I risultati hanno mostrato la presenza di differenti valori del potenziale motorio evocato nellarea cerebrale in esame a seconda che fosse contemporaneamente ascoltata una proposizione esprimente un movimento eseguito dallarto controllato da quellarea motoria o meno: in particolare,
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lampiezza del potenziale motorio evocato nellarea correlata ai movimenti delle mani (vs. di gambe e piedi) tendeva a decrescere durante lascolto di proposizioni esprimenti azioni delle mani (vs. di gambe e piedi) rispetto a quando venivano ascoltate le proposizioni di controllo o quelle riguardanti azioni di gambe e piedi (vs. delle mani). In unaltra serie di esperimenti stato, inoltre, chiesto ai partecipanti di valutare semanticamente le proposizioni ascoltate per decidere se esprimessero o meno azioni concrete e fornire una risposta motoria solo in caso affermativo. I risultati comportamentali hanno mostrato una significativa interazione tra il contenuto delle proposizioni e gli effettori utilizzati per la risposta: quando i pazienti fornivano la propria risposta attraverso movimenti eseguiti con le mani (vs. con i piedi), i tempi di reazione erano pi lenti in relazione alle proposizioni esprimenti azioni delle mani (vs. di gambe e piedi) rispetto alle proposizioni esprimenti azioni di gambe e piedi (vs. delle mani). Simili studi suggeriscono unevidente e specifica in relazione agli effettori coinvolti modulazione dellattivit del sistema motorio durante lascolto di proposizioni che esprimono azioni a esso correlate. Tali dati sembrano pertanto rafforzare lipotesi di un qualche ruolo dei neuroni specchio, non solo nella comprensione delle azioni osservate, ma anche nella comprensione delle proposizioni che le esprimono: lattivazione delle stesse aree motorie durante lesecuzione di un determinato movimento e durante lascolto della proposizione che lo esprime potrebbe, infatti, supportare un collegamento tra i due. In altre parole, lascolto di una proposizione esprimente un determinato movimento potrebbe provocare nel sistema nervoso una sorta di simulazione incarnata del movimento stesso, simulazione su cui si baserebbe la comprensione della proposizione ascoltata. Una conferma allipotesi che il sistema dei neuroni specchio possa svolgere un ruolo nella comprensione delle espressioni linguistiche esprimenti azioni viene, daltra parte, da alcuni studi condotti attraverso fMRI che mostrano come la lettura o lascolto di parole o frasi che descrivono azioni di bocca, mani e piedi comportino lattivazione dei diversi settori della corteccia motoria e premotoria che controllano tali azioni (Hauk Johnsrude Pulvermuller 2004; Tettamanti et al. 2005).

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III. Le reti neurali e il linguaggio III.1 Come funzionano le reti neurali

Volendo sostenere lipotesi che almeno parte del valore semantico delle espressioni linguistiche dipenda da una sorta di simulazione incarnata eseguita dal sistema nervoso del parlate ipotesi sopra formulata a proposito dei termini denotanti azioni motorie diviene opportuno indagare su come il sistema nervoso potrebbe mostrarsi capace di rappresentare eventi a esso esterni. La possibilit teorica che un dispositivo quale il sistema nervoso sia in grado di svolgere una tale funzione sembra essere supportata da alcuni esperimenti condotti attraverso i modelli connessionisti realizzati in Intelligenza Artificiale: questi modelli utilizzano infatti particolari dispositivi computazionali, le reti neurali, una delle cui caratteristiche peculiari proprio quella di imitare il funzionamento del sistema nervoso. Le reti neurali sono dispositivi computazionali distribuiti e paralleli: in particolare, una rete neurale pu essere vista come un grafo orientato composto da unit, corrispondenti ai neuroni del sistema nervoso, e connessioni tra unit, che corrispondono idealmente alle sinapsi del sistema nervoso.

Un esempio di rete neurale

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Le connessioni trasportano da ununit allaltra le informazioni elaborate: le informazioni in entrata in una determinata unit sono dette input di quellunit, mentre le informazioni in uscita costituiscono il suo output. I dati elaborati dalle unit sono valori di tipo numerico e il processo computazionale avviene attraverso il lavoro simultaneo di pi unit: la possibilit di eseguire calcoli complessi dipende dal fatto che molte unit lavorano in parallelo e non dalla complessit delle operazioni svolte dalle singole unit, le quali eseguono individualmente calcoli piuttosto semplici. Le connessioni contribuiscono inoltre al calcolo eseguito dalle reti modificando i dati trasmessi, moltiplicandoli per valori numerici detti pesi o forza delle connessioni. Il processo computazionale ha inizio quando vengono stabiliti i valori di attivazione delle unit di input (ovvero le unit preposte a ricevere i dati dallesterno): questi valori rappresentano la codifica dei dati relativi al problema che si desidera sottoporre alla rete. Dopo che la rete ha eseguito autonomamente i propri calcoli, il risultato della computazione si presenta come valore di attivazione delle unit di output (le unit che comunicano allesterno il risultato dei processi computazionali eseguiti dalla rete). Oltre alle unit di input e a quelle di output possono far parte di una rete neurale anche unit interne, le quali comunicano solamente con altre unit della rete e non direttamente con lambiente a essa esterno. Interessante il fatto che le reti neurali possano essere sottoposte a processi di apprendimento. Dal momento che i calcoli eseguiti da una rete dipendono in ampia misura dai pesi delle sue connessioni, possibile ricorrere ad algoritmi capaci di modificare tali pesi per ottenere comportamenti differenti da parte della rete: i cosiddetti algoritmi di apprendimento possono cos portare la rete a fornire la risposta corretta paragonando, ad esempio, i risultati inizialmente ottenuti a quelli desiderati per modificare i pesi delle connessioni sulla base delle differenze tra i primi e i secondi (Giolito 2007).

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III.2 Unipotesi su come potrebbe essere rappresentato il valore semantico del linguaggio nel sistema nervoso: modelli a rete neurale

Alcuni modelli a rete neurale sono stati realizzati al fine di mostrare la possibilit che una qualche forma di sistema categoriale il quale potrebbe costituire il fondamento del valore semantico del linguaggio dipenda almeno in parte dallazione che il soggetto esegue sugli oggetti ed eventi a esso esterni. In particolare sono stati realizzati da Borghi, Di Ferdinando e Parisi (Borghi Di Ferdinando Parisi 2002) due modelli a rete neurale volti a mostrare la possibilit che il raggruppamento di determinati oggetti nella stessa o in differenti categorie dipenda, non solo dalle propriet sensoriali degli oggetti stessi, ma anche dallazione che su di essi viene eseguita dal soggetto che opera la classificazione. Nel primo di questi modelli, al fine di testare tale ipotesi, sono state realizzate reti il cui compito quello di controllare il comportamento di sistemi che devono rispondere, muovendo una sorta di braccio, a due differenti oggetti percepiti visivamente:

In ogni rete neurale alcune delle unit di input codificano i dati visivi relativi agli oggetti percepiti, mentre altre unit di input codificano i dati propriocettivi relativi al movimento del braccio guidato dalla rete attraverso le unit di output. Ogni rete deve fare in modo che quando un solo oggetto le viene presentato il suo braccio lo afferri; quando invece entrambi gli oggetti vengono presentati alla rete, il suo braccio deve afferrare il solo oggetto A. Poich gli oggetti possono apparire nella parte destra o in quella sinistra del campo visivo delle reti, i possibili input visivi sono i sei seguenti:

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Nei casi rappresentati dai rettangoli qui a sinistra il braccio deve afferrare loggetto che appare nella parte sinistra del campo visivo, mentre nei casi rappresentati dai rettangoli qui a destra, loggetto che deve essere afferrato quello che si trova nella parte destra del campo visivo. Le reti dellesperimento sono giunte a sviluppare buone capacit nelleseguire questi compiti. Il raggiungimento di una simile capacit dovuto al fatto che le reti sono in grado di realizzare una sorta di categorizzazione dei dati percepiti: tale categorizzazione stata ottenuta attraverso la trasformazione dei valori delle unit di input corrispondenti a oggetti che appartengono a ununica categoria in valori delle unit interne tra loro simili, mentre i valori di attivazione delle unit di input corrispondenti a oggetti appartenenti a categorie differenti sono stati trasformati in valori di attivazione delle unit interne differenti gli uni dagli altri. I dati ottenuti sembrano mostrare come le azioni eseguite dai bracci governati dalle reti tendano a influenzare il modo in cui le reti organizzano i dati manipolati: gli input visivi cui il modello deve rispondere eseguendo la stessa azione (le immagini contenute nei rettangoli qui a sinistra, da una parte, e quelle contenute nei rettangoli qui a destra, dallaltra) sono stati infatti codificati nelle unit interne della rete in modo da essere tendenzialmente posti nelle stesse categorie, mentre gli input visivi cui il modello deve rispondere con azioni differenti (le immagini contenute nei rettangoli qui a sinistra rispetto a quelle contenute nei rettangoli qui

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a destra) sono stati codificati nelle unit interne della rete in modo da appartenere a categorie differenti. Nel secondo dei modelli realizzati da Borghi, Di Ferdinando e Parisi, le reti neurali utilizzate sono state dotate di tre livelli di unit interne: le unit di input che codificano linput visivo inviano il loro segnale al primo strato di unit interne, mentre le unit preposte a determinare il compito che la rete deve eseguire comunicano con il solo secondo strato di unit interne e le unit che codificano linput propriocettivo comunicano con le sole unit di output. A causa di tale organizzazione sembra plausibile supporre che, nel primo strato di unit interne, la categorizzazione degli oggetti percepiti dipenda dalle loro sole propriet percettive, mentre a partire dal secondo strato di unit interne la

categorizzazione sarebbe influenzata dallazione che il modello deve eseguire sulloggetto percepito. Gli oggetti presentati alla rete sono i seguenti:

La rete vede, di volta in volta, un solo oggetto e deve categorizzarlo scegliendo tra due categorie e premendo due diversi tasti per mezzo di un braccio. Un primo compito considerato adeguatamente eseguito quando alle due categorie appartengono oggetti visivamente simili (A-B e C-D), un secondo compito quando alle due categorie appartengono oggetti che condividono un solo elemento (A-C e B-D) e un terzo compito quando alle due categorie appartengono oggetti percettivamente differenti (A-D e B-C). I dati ottenuti sembrano confermare lipotesi secondo la quale, nel momento in cui alle unit interne viene data la possibilit di effettuare calcoli sui valori relativi alle azioni eseguite, questi ultimi andrebbero a influenzare il processo di classificazione dei dati manipolati. Mentre nel primo strato di unit interne i valori di attivazione pi simili gli uni agli altri sono quelli che codificano input percettivamente simili, a partire dal secondo strato ovvero quando le informazioni riguardanti il compito

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da eseguire influenzano le elaborazioni effettuate dalla rete i valori di attivazione delle unit interne tra loro pi simili diventano infatti quelli che rappresentano gli oggetti che richiedono la stessa risposta motoria, anche se le informazioni relative agli aspetti percettivi influenzano ancora tali valori di attivazione. Nel terzo strato di unit interne, infine, i dati riguardanti le risposte relative allazione motoria hanno annullato quelli riguardanti le caratteristiche percettive degli oggetti presi in considerazione: i valori di attivazione pi vicini gli uni agli altri sono quelli relativi agli oggetti cui la rete risponde per mezzo delle stesse azioni. Questi modelli sembrano cos confermare lipotesi secondo cui le azioni eseguite da un soggetto influenzerebbero il modo in cui tale soggetto organizza la realt esterna in categorie: le reti appena analizzate potrebbero quindi essere considerate una sorta di modello del modo in cui lazione del soggetto verrebbe rappresentata allinterno del soggetto stesso, quale

costituente delle categorie attraverso le quali il soggetto organizza lambiente esterno secondo schemi selezionati in quanto utili in relazione ai compiti che deve eseguire.

IV. Conclusione

Gli esperimenti, qui analizzati, condotti in ambito neuropsicologico sui neuroni specchio sembrano supportare lipotesi che almeno parte del valore semantico del linguaggio in particolare delle parole e delle frasi che si riferiscono ad azioni motorie risieda nella possibilit, da parte del sistema nervoso, di simulare gli eventi cui il linguaggio si riferisce: lattivazione di particolari strutture neurali sia durante lesecuzione o losservazione di unazione sia durante lascolto della frase che esprime tale azione pu infatti essere interpretata come una sorta di simulazione incarnata (incarnata appunto nel sistema nervoso del parlante), la quale potrebbe fondare la comprensione della frase stessa da parte del parlante. Le ricerche condotte in Intelligenza Artificiale per mezzo delle reti neurali hanno daltra parte fornito un modello di come una struttura quale il sistema nervoso potrebbe incorporare una sorta di rappresentazione del significato di almeno

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alcuni termini linguistici: il significato di parole e frasi che si riferiscono ad azioni motorie potrebbe fondarsi sullorganizzazione delle categorie alla base di tali parole e frasi formate in seguito alle interazioni motorie intrattenute con lambiente esterno. Simili spiegazioni del valore semantico del linguaggio sembrano cos ricorrere a componenti, per cos dire, pre-linguistiche e preconcettuali: nella spiegazione di come il linguaggio possa essere significante esse si basano infatti, in ultima istanza, su componenti che, prese dal quadro esplicativo tipico della sfera neuropsicologica, non derivano da modelli esplicativi propri dellambito linguistico o concettuale. Le ricerche qui esaminate

potrebbero pertanto rappresentare un supporto allipotesi di una componente non concettuale della semantica del linguaggio.

Barbara Gioito

barbara_giolito@libero.it

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LIMITI DELLANALISI LINGUISTICA. RIFLESSIONE SU HEART OF DARKNESS DI JOSEPH CONRAD SCILLA BELLUCCI

Premessa

Allinterno di questo contesto non possibile presentare nella sua interezza il lavoro1 di ricerca svolto da me in altra sede; pertanto ho dovuto trasceglierne alcune parti che potessero mettere in luce, pi delle altre, il significato del lavoro stesso. Al fine di renderle intelligibili devo, per, aggiungervi questa premessa, in cui ne illustrer la struttura e i punti di riferimento, cercando di rendere quanto seguir il pi possibile di agile lettura. Questo studio stato condotto secondo lidea che il contrasto tra dire e mostrare, esposto nel Tractatus logico-philosophicus di Ludwig Wittgenstein, potesse trovare un illustre corrispettivo letterario nel romanzo breve di Joseph Conrad Heart of Darkness. Prima di procedere allavvicinamento dei due testi, ho condotto un lavoro interpretativo del suddetto racconto orientato a decifrare, attraverso la lettura, la tecnica narrativa e il modo in cui, tramite la sua specificit, porti lespressione dei contenuti a costituire un esempio narrativo di un concetto filosofico. In secondo luogo, ho presentato lopera di Wittgenstein , concentrandomi soprattutto su quegli aspetti che potevano risultare funzionali allo scopo prefissatomi e, quindi, sul legame tra etica e logica e sui due aspetti fondamentali del dire e del mostrare, sia dal punto di vista formale che da una prospettiva linguistica pi ampia. Si evince facilmente che, non essendo praticabile la riproposizione integrale n delluna n dellaltra parte, al lettore potrebbero non risultare immediati taluni riferimenti specifici; mi scuso fin da adesso per leventuale frammentariet che potrebbe essere riscontrata, sperando di averne chiarite le cause e

impegnandomi a ridurla quanto pi possibile.


Limiti dell'analisi linguistica. Riflessione su Heart of Darkness di Joseph Conrad. Tesi di laurea in Filosofia del linguaggio, sostenuta nell'anno accademico 2004/2005 presso il Dipartimento di Filosofia dell'Universit degli studi di Firenze.
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Introduzione

La filosofia del linguaggio oggi viene usualmente riconosciuta come un campo dindagine piuttosto giovane, le cui origini vengono principalmente riferite allopera di Frege e che, attraverso le opere di pensatori quali Russell e Wittgenstein e un sodalizio stretto con la logica formale si muove, perfettamente a suo agio, nelle acque della filosofia analitica. In questo modo si sono costituiti un complesso di problematiche e un metodo di ricerca che tendono a chiudersi nella definizione di filosofia del linguaggio. Questo carattere di esclusivit che, da un lato, ha la capacit di circoscrivere un ambito di interessi e di renderlo riconoscibile come disciplina, dallaltro va a suo detrimento, giacch, proprio perch pretende di essere riconosciuta come filosofia del linguaggio, dovrebbe, a sua volta, dedicare pari interesse ad ogni problematica che al linguaggio si riconduca. Esistono due questioni fondamentali riguardo al linguaggio: una rispetto ai suoi meccanismi interni di funzionamento, laltra su quale sia il rapporto tra parola e mondo e come esso si possa costituire attraverso chi fa uso del linguaggio. Il modo in cui forse possibile riproporre la riflessione quello di abbandonare il terreno della visibilit del linguaggio e di accostarsi ad esso solo tramite lascolto, che sarebbe poi una tattica mutuata dallapprendimento infantile e, per questo, forse pi adeguata ad un inizio. Alla fine si tratta di formulare unipotesi e procedere per tentativi. Se scegliamo di approcciare il problema dal lato della montagna che, per cos dire, appare meno scosceso, ovverosia dal nostro rapporto costante col linguaggio, sembra allora che la prima cosa da considerare sia la natura di tale relazione. Questo modo di affrontare la questione presenta un doppio volto: se, da un lato costitutivamente pi vicino a noi nella quotidianit del vivere, dallaltro, come ogni cosa cui siamo pi prossimamente in contatto, pu generare una visione maggiormente confusa, meno lucidamente prospettica. Per cercare di evitare che la consuetudine con la materia sia fonte soltanto di ulteriore confusione,

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dovremmo evitare di fare appello allesperienza soggettiva. A questo fine potremmo usare come espediente il riferimento ad un testo esterno. Al momento di introdurre il testo scelto, sono doverose alcune precisazioni sulla sua natura e sui motivi per cui ho creduto opportuno farvi riferimento. Sicuramente, tra tutte le storie che Joseph Conrad ha raccontato, una delle pi straordinarie Heart of Darkness e, a proposito di essa,di cui molto si scritto, parlato e pensato, necessario fornire alcuni elementi che la traggano fuori da quel certo alone di misticismo in cui si venuta a trovare; difatti la lettura di questo racconto spesso induce a credere che ci troviamo di fronte ad una riflessione su tematiche nebulose ed inquietanti di cui lautore vuole renderci partecipi costruendo un mondo loro appropriato. Di Joseph Conrad Calvino scrisse che non avrebbe mai dubitato che fosse stato un buon capitano.2 Anche se si considerasse la conoscenza delluomo inessenziale alla comprensione della sua opera, queste poche righe andrebbero sicuramente annoverate tra i pareri letterari. Non soltanto quello che Conrad scrive, ma soprattutto come lo scrive, un dono dellesperienza come marinaio. Dopotutto, se si pu facilmente accettare che le molteplici condizioni in cui si sar trovato ad incontrare luoghi e persone gli abbiano fornito materiale sufficiente per una lunga bibliografia, altrettanto serenamente dovremmo considerare lasciuttezza delle sue

osservazioni, delle sue descrizioni senza giudizio. Se poi si crede di riconoscere, oltre le parole, unallusivit che porterebbe ben al di l del mero fattuale, questo forse potrebbe dipendere dal fatto che locchio dellosservatore era costretto dallabitudine di scrutare lorizzonte lineare tra cielo e mare leggendovi i segni dei fenomeni pi straordinari tra quelli di questo mondo.

..Perch, se a molte cose sue non ho mai creduto, al fatto che fosse un bravo capitano ho creduto sempre, e che portasse nei suoi racconti quella cosa che cos difficile da scrivere: il senso di una integrazione nel mondo conquistata nella vita pratica, il senso delluomo che si realizza nelle cose che fa, nella morale implicita nel suo lavoro, lideale di saper essere allaltezza della situazione, sulla coperta dei velieri come sulla pagina.. Italo Calvino, I capitani di Conrad, LUnit, 3 Agosto 1954, in Italo Calvino, Perch leggere i classici, Mondadori, 2003.
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Non c, nellopera di questo autore, in particolar modo nei racconti brevi, mai un totale distacco da ci che vede, o che ha visto; tutti i suoi personaggi, che sembrano sempre tratteggiati attraverso unindagine straordinariamente sottile dei tipi umani, conservano la loro dimensione reale proprio perch appartengono al mondo e non allimmaginazione, o alla costruzione artificiosa dellautore. Oltre a questo pregio, lo stile letterario di Conrad ha la virt di ricreare il ritmo proprio della narrazione orale. Lincipit di Heart of Darkness somiglia a certe bambole russe dentro le quali stanno altre bambole pi piccole, della medesima forma della prima che le contiene, ma con volti ed espressioni differenti. C una voce narrante che descrive, nella stasi di una barca allormeggio, il contesto in cui si trova ad ascoltare una storia e, dentro questo spazio-tempo, c un uomo, Marlow, che racconta la sua avventurosa ricerca di un altro uomo, la vita del quale unaltra storia ancora. Questo gioco astrae il corpo narrativo centrale dalla visibilit immediata e predispone il lettore allascolto. La forma del racconto non vuole sfruttare una vaghezza creata ad arte per generare aspettative; piuttosto si tratta di un monologo poggiato su un terreno incerto, conosciuto attraverso la debolezza del corpo e la farraginosit della mente.

1.

Per entrare nel carattere linguistico di Heart of Darkness necessario fare uno scarto, ovverosia, porsi la domanda prima di cadere nel giudizio. Questo movimento, che potrebbe sembrare una superflua battuta darres to, , a ben vedere, latto di coraggio che tanto Conrad, quanto Marlow chiedono allascoltatore e che persegue la loro medesima volont di comprensione. Si pu anche procedere nellascolto secondo le tappe di unetica precostituita, che illumina la tenebra col suo concetto di orrore materiale e scatena il rifiuto; ma questo porterebbe a considerare gli avvenimenti, se non un absurdum da racconto del terrore, solo un altro capitolo della triste aneddotica sulla capacit delluomo di compiere il male. Pur non volendo dubitare della correttezza di

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conclusioni che sembrano esserci date gi a portata di mano, esse procedono da un percorso diretto in cui non si attua lo scarto e la domanda sempre retorica. Quella pausa, se rispettata, diventa invece il luogo in cui ci viene chiesto di considerare tutto daccapo. solo partendo con un animo inconsapevole che potremmo riuscire a farci guidare in questo percorso, in cui, come in ogni tensione verso la conoscenza, ci sono essenziali e disponibili solo due strumenti: lascolto e la domanda. Da parte dellautore, questa nostra rinuncia alle difese dellintelletto viene corrisposta con il recupero della parola alla sua vividezza originaria, in modo che essa diventi lo strumento per disvelare la semplice grammatica di un gesto e aiuti a riportare lattenzione delluomo sulluomo stesso. Quello che ci viene chiesto, in sostanza, la disponibilit a stabilire un rapporto intimo con la parola e col testo tutto. Da questo punto di vista possibile considerare il viaggio di Marlow come un percorso dialogico teso alla comprensione. Di fatto, la risalita del fiume ha due piani di lettura che potremmo distinguere come esterno ed interno. una disgiunzione che esiste solo nello studio interpretativo e, anche in questo, sussiste per un po e limitatamente. Nel primo caso si considera la storia come il racconto di Conrad, nel secondo, come il racconto di Marlow. Il luogo in cui si ricompongono il lettore/ascoltatore ed per questo che, in realt, non pu funzionare alcuna separazione dal punto di vista letterario. Ma, come la lettura del romanzo render chiaro, al

lettore/ascoltatore dato anche uno spazio suo nella narrazione: egli sta dove Marlow tace, in tutto ci che non detto. impossibile recepire ci se non si stabilisce una corrispondenza col testo, se non si accetta di farsi coinvolgere direttamente. Questa la condizione in cui Conrad ci pone, ma lascia che siamo noi ad arrivarci, non ci costringe ad alcun passo, semplicemente, ci lascia il tempo di trovarla e, una volta giunti, quasi impossibile svincolarsi. Quello che facciamo esattamente quello che Marlow fa, solo che, se inizialmente la sua ricerca di avventura pi concreta della nostra, alla fine siamo tutti coinvolti nel medesimo rischio. La domanda silente di Conrad non attende in risposta lascoltatore puro,

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, semmai, una tattica, in cui lautore si rivela davvero abile, per disinibire la nostra curiosit. Quello che Conrad cerca di raggiungere tramite la scrittura ce lo dice con chiarezza, a poche pagine dallinizio del libro, descrivendo Marlow

..The yarns of seamen have a direct simplicity, the whole meaning of which lies within the shell of a cracked nut. But Marlow was not tipical (if his propensity to spin yarns be excepted), and to him the meaning of an episode was not inside like a kernel but outside, enveloping the tale which brought it out only as a glow brings out a haze, in the likeness of one of these misty halos that sometimes are made visible by the spectral illumination of moonshine...3 Joseph Conrad, Heart of Darkness, Penguin Books, London, 2000. ..Le storie dei marinai hanno una semplicit terra terra, il cui completo significato sta entro un guscio di noce. Ma Marlow non era tipico (eccetto la sua inclinazione a raccontar storie), e per lui il significato di un episodio non era allinterno, come il gheriglio, ma allesterno, e avvolgeva il racconto che laveva provocato soltanto come una incandescenza rivela una foschia, a similitudine di uno di quegli aloni nebbiosi che a volte son resi visibili dallilluminazione spettrale del plenilunio. Joseph Conrad, Cuore di Tenebra, trad. Piero Jahier e Maj-Lis Rissler Stoneman, ed. Bompiani, Piacenza, 2001. Lopera tradotta tratta da una riedizione delle opere complete di Conrad che furono pubblicate dalla casa editrice Bompiani tra il 1949 e il 1966 a cura di Pietro Bigongiari. Nelledizione a cui faccio riferimento le traduzioni sono state tutte riviste da Mario Curreli che in una nota alla traduzione fa presente come queste siano state eseguite da un gruppo di intellettuali fiorentini in tempo di guerra e, in alcuni casi, neppure dalloriginale, ma dalla versione francese di Gide. Daltro canto tutte le edizioni, fino a quella che lautore considerer definitiva, la Heinemann, sono rimaneggiate da Conrad stesso che coglieva appunto ogni occasione per inserire correzioni e modifiche a volte davvero consistenti. Sempre nella suddetta nota Curreli aggiunge una considerazione di cui opportuno tenere conto, anche al di l dei problemi di traduzione : E qui non forse fuori luogo ricordare come i primi recensori tardo-vittoriani non mancarono di censurare il crudo realismo di Conrad, che metteva in bocca ai suoi personaggi disdicevoli imprecazioni blasfeme, qui rese con alquanto innocui dannato o maledetto . Purtroppo temo che oltre a questo genere di censure, il linguaggio conradiano sia destinato a subirne altre, involontarie, ad opera delle traduzioni. In particolar modo, la lingua italiana pare inadeguata a rendere la concisione e lefficacia proprie di alcune espressioni inglesi, come, in generale, della ruvidezza stilistica dellautore. Dal brano citato gi evidente come questo accada. Ad esempio, lespressione to spin yarns, qui resa con un semplice raccontar storie, ha unaccezione ambigua che va totalmente perduta in traduzione; indica infatti, sia il raccontare lunghe storie, dove viene posto laccento sulla lunghezza della narrazione, sia, pi vivacemente, il raccontar frottole; entrambi i significati hanno un loro valore nel contesto di cui parliamo, ma credo che dovremmo cercare di considerarli coesistenti nelluso che Conrad fa di questa espressione appartenente allunica lingua in cui riuscisse a scrivere. Inoltre, laggettivo spectral, quasi immancabilmente interpretato come spettrale, credo venga completamente snaturato da questa versione. La lingua di Conrad non facile a certi lirismi e suppongo che, in questo caso, egli abbia voluto proprio
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In questo modo viene detto cos che dobbiamo cercare, come dobbiamo muoverci, delicatamente, per non rompere lo strato esteriore delle cose, pretendendo che linteresse significhi proprio questa irruzione. La ricerca del significato spinge ad un movimento violento che insieme una perdita; la pretesa di poter agire, come una forza centrifuga, dal nucleo delle cose fino ai loro limiti, esclude la possibilit di comprendere che proprio quei limiti sono la parte accessibile, quella che confina col resto del mondo e anche lunica di cui possiamo avere una percezione immediata e diretta.

2.

Sembra che tutta la prima parte, introduttiva al racconto di viaggio, pi che offrire elementi di riferimento, tenti di disorganizzare ogni tipo di immagine preconcetta. Certo, il tono di insicurezza e stupore segner tutto il racconto di Marlow, ma proprio in queste pagine iniziali possiamo cominciare a prendere confidenza con un narratore atipico. Se vero che di questo eravamo stati avvertiti, vero anche che non potevamo gi essere in grado di cogliere un suggerimento letterario come reale. Conrad forse non sta rendendo pi affascinante il suo protagonista, dal momento che chiede continuamente la nostra pazienza, ma questo esercizio uno di quegli espedienti narrativi che dovrebbero restituire la forma originale del racconto. Latipicit di cui si parla anche quella della scrittura di questo romanzo. I primi personaggi introdotti non hanno alcuna funzione interna alla storia, sicuramente essa poteva iniziare gi in prima persona e introdurre pi rapidamente il nucleo narrativo. Ma questo il modo della scrittura e non del racconto orale. Il silenzio, la prospettiva di trascorrere molte ore allormeggio in un porto su cui cala la notte fanno del buio uno spazio di forme, se c qualcuno che racconta una storia, e chi racconta offre solo un mezzo che ciascuno manipoler a seconda della sua propria immaginazione. Quindi saranno molte le interruzioni e le descrizioni, piuttosto che lunghe e articolate, dovranno avere il colore delle
riequilibrare il tono della frase prendendo in prestito un vocabolo appartenente alla fisica, ovvero penso che vada inteso come dello spettro della luce lunare.

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impressioni dun colpo docchio, che, altrimenti, susciterebbero la noia di chi ascolta, anche se un lettore potrebbe trovarle interessanti, ma non a questo tipo di pubblico che si rivolgono. Gi da questi primi accenni si vede il lavoro dellautore che tesse la sua tela; effettivamente viene trasmessa unidea di vischiosit, che poi si concretizzer nel clima torrido e nellirrespirabile afa africana, ma pi a livello di una sensazione ancora vaghissima, quella che a malapena Marlow riesce a comunicare:

.. I began to feel slightly uneasy. You know I am not used to such cerimonies, and there was something ominous in the atmosphere. It was just as thought I had been let into some conspiracy I dont know something not quite right; and I was glad to get out..

questo

punto

risulta

pi

chiara

lidea

di

uno

spazio

abitativo

del

lettore/ascoltatore dentro la storia e di come questo sia il luogo degli altrui silenzi. Quello della narrazione orale un sistema che si basa su un principio di azione e reazione, ovverosia sulla presenza di un narratore e di almeno un interlocutore. In questo modo si stabilisce un nesso che necessariamente porta a ritenere il significato della narrazione stessa nella compartecipazione di due elementi. come se, scrivendo, Conrad avesse tenuto conto della presenza invisibile ma costante di un ascoltatore; cos facendo, ha permesso a tale elemento di entrare nel testo, di agire su di esso, modificandolo dall'interno. Contemporaneamente Marlow costretto da questa circostanza a riattraversare il contenuto di una memoria senza avere quel comportamento da narratore onnisciente che sarebbe presupponibile. Lautore costringe anche lui, e lo fa stordendolo con

quelloscillazione tra chiaro e scuro che ottiene anche sui lettori il medesimo effetto. Lo vediamo passare attraverso a narrow and desert street in deep shadow, high houses, innumerabile windows with venetian blinds, a dead silence per raggiungere la Compagnia commerciale che dovr assumerlo in quella citt che lo fa pensare ad un whited sepulchre; sulla soglia, ad accoglierlo trover due donne in nero, che lavorano a maglia, introducono chi arriva e scrutano con

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atteggiamento impassibile, alle quali,dentro di s, Marlow si rivolge motteggiando : Ave! Old knitter of black wool. Morituri te salutant4. Lironia con cui ci vengono descritte queste scene, che potrebbe usare la sua forza apotropaica contro il fascino di immagini un po lugubri, , invece, un atteggiamento basato su un preciso schema di riferimenti, comune a tutta la societ britannica,e non solo ad essa, in cui la sicurezza nella razionalit e la certezza nellagire che ne deriva sono in cima alla scala dei valori umani.

3.

Lavvicinamento fisico a Kurtz, compiuto attraverso la faticosa risalita del fiume Congo, coincide con una progressiva attrazione di Marlow verso di lui. Il fiume, le difficolt enormi che esso presenta per unimbarcazione, continuano quellopera di corrosione che minaccia di rescindere definitivamente i legami tra Marlow e il suo concetto di realt:

..You lost your way on that river as you would in a desert, and butted all day long against shoals, trying to find the channel, till you thought yourself bewitched and cut off for ever from everything you had known once somewhere far away in another existence perhaps..5

Questo malcelato nervosismo non destinato ad affievolirsi, ogni passaggio successivo il momento per unaltra verit di presentarsi, con immediatezza. Nelle pagine che descrivono questo percorso assistiamo a molti eventi impressionanti, Conrad ci propone immagini vivide che producono riflessioni concitate; la rapidit

Questo era il saluto che i gladiatori romani rivolgevano allimperatore prima del combattimento. Wallace Watson suggerisce che Conrad abbia potuto riprendere luso ironico di questa locuzione gi fatto da Maupassant in LEpave. Quanto alle influenze della letteratura francese su Conrad, esse sono conclamate dallo stesso autore in una tardiva prefazione alla raccolta Racconti inquieti in cui egli scrive, a proposito del suo rifiuto del racconto Gli idioti , che esso un lavoro di cos ovvia derivazione che stento a parlarne. Cfr. Yves Hervouet, Conrad and Maupassant, in Conradiana XIV,2 (1982),pp.83-111. 5 su quel fiume si perdeva la via come in un deserto, e non si faceva che cozzar tutto il giorno contro le secche, cercando di scoprire un canale fino a sentirsi stregati e avulsi per sempre da ogni cosa che si fosse conosciuta in passato chiss dove, lontano forse in unaltra esistenza..
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con cui queste seguono da quelle mostra la direzione in cui Marlow si precipita, la direzione in cui crede di poter scorgere una somiglianza con ci che gli appartiene. Se pensiamo a dove egli si trova, in acque infide e ingannevoli, con un equipaggio di cannibali e di pavidi, allora il suo tendere a Kurtz pu apparire una pulsione naturale verso il conosciuto, verso il pi simile e verso la speranza di poter recuperare la parola.

..Principles? Principles wont do. Aquisition, clothes, pretty rags rags that would fly off at the first good shake. No; you want a deliberate belief. An appeal to me in this fiendish row is there? Very well; I hear; I admit, but I have a voice too, and for good or evil mine is the speech that cannot be silenced.6

Poco avanti nel testo la consapevolezza di questa ricerca verr comunicata da Marlow medesimo, a cui sembra sovvenire come un ricordo da tempo a riposo che porti con s la memoria di un sentimento di imbarazzo, o di un errore, o di un inganno:

..I couldnt have been more disgusted if I had travelled all this way for the sole purpose of talking with Mr Kurtz. Talkig with...I flung one shoe overboard, and became aware that that was exactly what I had been looking forward to a talk with Kurtz...The man presented himself as a voice...The point was in his being a gifted creature, and that of all his gifts the one that stood up pre-eminently, that carried with it a sense of real presence, was his ability to talk, his words the gift of expression, the bewildering, the illuminating, the most exalted and the most contemptible, the pulsating stream of light, or the deceitful flow from the heart of an impenetrable darkness...The other shoe went flying unto the devil-god of that river.7

I principi non valgono. Patrimoni, vestiti, bei cenci, cenci che volerebbero via alla prima scossa forte. No, ci vuole una fede ponderata. C un appello rivolto a me in questo tumulto indiavolato, no? Va bene, lo sento, lo ammetto, ma anche io posseggo una voce, e per il bene o per il male mio il discorso che non pu essere fatto tacere.. 7 Non avrei potuto sentirmi pi disgustato se avessi fatto tutta quella strada con il solo scopo di parlare con il signor Kurtz. Parlare conlanciai una scarpa nel fiume e m avvidi che era precisamente quello che avevo avuto di mira: parlare con il signor KurtzLuomo si presentava come una voceLessenziale era nel fatto che fosse una creatura particolarmente dotata, e che di tutte le sue doti quella che spiccava preminentemente, che portava con s un senso di autentica presenza, era la sua abilit oratoria, la sua parola, il dono dellespressione, il dono che sbalordisce, illumina, esalta o deprime al massimo grado, il pi elevato e il pi sgradevole, la

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dunque il momento di rendere ragione di questattrazione formidabile esercitata fin dallinizio da un personaggio che, dopotutto, ancora non apparso di persona sulla pagina. Conrad racconta ancora qualcosa di lui, prima che sia possibile incontrarlo. Queste informazioni sono il completamento necessario a capire la ragione della fascinazione subita da Marlow, ma anche della sua rabbia improvvisa, del suo ponderare subito la possibilit di un inganno quasi avendone la certezza. Difatti lanticipazione narrativa che interviene nel testo scardina il meccanismo di aspettativa che vorrebbe fosse il personaggio stesso, con la sua apparizione, a chiarire il significato di ci che finora rimasto oscuro. Il fatto che Conrad privi di questa possibilit Kurtz, proprio nel momento in cui ci si aspetta di vederlo arrivare e disvelare la propria identit, non un gesto privo di significato, n tantomeno studiato per spiazzare il lettore come gi molto spesso successo. Kurtz, fin dal principio, esiste attraverso gli altri, attraverso la loro invidia, la loro curiosit, la loro ammirazione, ma, soprattutto attraverso il potere che gli altri gli concendono di prendersi su di loro. Il lume della civilt occidentale, che si innalza nella forza della parola, e che insieme si radica nella violenza che la parola dovrebbe giustificare, lo ha reso dipendente, assuefatto allesercizio del potere. Il riconoscimento anelato da Marlow avviene con la forma deteriore che le sue credenze potessero assumere e, nondimeno egli prosegue e ivi cerca ancora la salvezza.
..Im not trying to excuse or even explain I am trying to account to myself for for Mr kurtz - for the shade of Mr. Kurtz. This initiated wraith from the back of Nowhere honoured me with its amazing confidence before it vanished altogether. This was because it could speak English to me... All Europe contributed to the making of Kurtz..8

palpitante ondata di luce o lingannevole profluvio di parole dal cuore di unimpenetrabile tenebra.Laltra scarpa vol al diavolo-dio di quel fiume.. 8 ..Io non cerco di scusare o spiegare cerco di rendermi conto in me stesso del signor Kurtz o dellombra del signor Kurtz . Questo fantasma iniziato proveniente dal nulla, mi ha onorato della sua stupefacente confidenza, prima di scomparire del tutto. E fu perch poteva parlarmi in ingleseTutta lEuropa aveva contribuito alla formazione di Kurtz..

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..The International Society for the Suppressing of Savage Customs9 had intrusted him with the making of a report, for its future guidance. And he had written it too. Ive seen it. Ive read it. It was eloquent, vibrating with eloquence, but too high-strung, I think. Seventeen pages of close writing he had found time for! But this must have been before his let us say nerves went wrong, and caused him to preside at certain midnight dances ending with unspeakeble rites, wich as far as I reluctantly gathered from what I heard at various times were offered up to him do you understand? to Mr Kurtz himself. But it was a beautiful piece of writing.10

Kurtz, dunque, uno dei fiori pi alti della cultura europea, il cui eloquio rappresenta loasi di civilt che recupera Marlow alle sue origini, ha trovato lespressione pi propria della sua forza nel dominio su uomini pi deboli. Egli, come si ricava dalle poche frasi estratte dal suo rapporto, percepisce immediatamente che, agli occhi degli indigeni, non pu apparire che come un fenomeno straordinario, provvisto di doti soprannaturali e sfrutta questo vantaggio per raggiungere una sfera di potere che, in altri luoghi, con altri uomini, gli sarebbe preclusa. Egli diviene il loro Dio-Re e costringe ogni suo impulso ad assoggettarsi a questa brama di onnipotenza. Marlow non pu che riconoscere, in mezzo alle aberrazioni, di trovarsi di fronte al campione pi eminente della sua civilt illuminata. Infatti Kurtz, per quanto spietato, malato e inquietante, altro non che un colonizzatore eccellente, che, per la propria egoistica glorificazione distrugge se stesso e tutto ci che rappresenta. Quando, finalmente, il vaporetto di Marlow raggiunge la stazione di Kurtz, ad accoglierlo si trova un personaggio sconcertante; un giovane russo vestito di stracci colorati la cui unica occupazione sembra essere preoccuparsi di Kurtz, idolatrarlo, cercare di compiere limpresa pi assurda di tutte: proteggerlo.

Molto probabilmente Conrad si riferisce all Association Internationale pour lExploration et la Civilisation en Afrique, di cui era presidente Re Leopoldo II del Belgio. 10 ..La Societ Internazionale per la Soppressione dei Costumi Selvaggi gli aveva affidato la stesura di un rapporto a propria guida futura. Quel rapporto laveva anche scritto. Lho visto. Lho letto. Era eloquente, vibrante di eloquenza, ma troppo astratto, a mio parere. Aveva trovato tempo per diciassette pagine, fitte fitte! Ma doveva essere stato prima che gli si fossero guastati diciamo cos i nervi, che lo avevano spinto a presenziare a certe danze di mezzanotte, culminanti in indescrivibili riti che per quanto potei con riluttanza arguire da saltuarie informazioni erano offerti a lui stesso mi capite? al signor Kurtz in persona. Per era un bel saggio di composizione.
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Quando il binocolo di Marlow, nello scrutare labitazione di Kurtz, gli permette di vedere da vicino la palizzata che la circonda, egli capisce perch luomo che domina in quel luogo non possa presentarsi che come una voce.

..And then I made a brusque movement, and one of the remaining posts of that vanished fence leaped up in the field of my glass. You remember I told you I had been struck at the distance by certain attempts at ornamentation, rather remarkable in the ruinous aspect of the place. Now I had suddenly a nearer view, and its first result was to make me throw my head back as if before a blow. Then I went carefully from post to post with my glass, and I saw my mistake. These round knobs were not ornamental but symbolic; they were expressive and puzzling, striking and disturbing food for thoughts and also for the vultures if there had been any looking down from the sky; but all events for such ants as were industrious enough to ascend the pole. They would have been even more impressive, those heads on the stakes, if their faces had not been turned to the house. Only one, the first I had made out, was facing my way.11

Per ci che concerne il riferimento storiografico, Adam Hochschild(In Adam Hochschild, Gli spettri del Congo, Rizzoli 2001, pp.180-181)riferisce di tre uomini le cui vicende potrebbero risultare assimilate nella figura di Kurtz. Georges Antoine Klein, agente di una societ francese per la raccolta dellavorio, che mor a bordo di un battello; Arthur Hodister, belga, famoso per il suo harem femminile e per le enormi quantit davorio accumulate e, infine, il capitano della Force Publique, Lon Rom. Questultimo stato generalmente ignorato dai commentatori di Conrad, eppure forse colui che pi somiglia a Kurtz. Un giornalista (E.J.Glave in The Century Magazine, Settembre 1897) riferisce di come venne sedata una rivolta nella zona di cui era responsabile Rom << Furono catturati molte donne e bambini e furono portate alle cascate ventuno teste, che il capitano Rom utilizz a mo di decorazione intorno a unaiuola davanti a casa sua!>> , sappiamo inoltre che fu un entomologo dilettante, ma anche pittore (cinque dei suoi dipinti sono tuttora esposti in un museo belga, il Muse Royal de lAfrique Centrale di Tervuren.) e, soprattutto, scrittore. In questultima veste nel 1899, ritornato in Belgio, pubblic un volume da titolo Le Ngre du Congo, i cui toni sono oltremodo sprezzanti, senza contare la superficialit dei contenuti che vorrebbero offrire un saggio delle usanze e delle caratteristiche degli indigeni. Da altre fonti sappiamo anche che Rom si faceva trattare come un capo dagli indigeni, anche a discapito degli altri bianchi presenti nella stazione. Non possibile sapere se Conrad lo conobbe mai di persona, quasi sicuramente lesse larticolo sopra citato nel Saturday Review, rivista che leggeva con assiduit, e probabilmente aveva gi sentito parlare di quest uomo che godeva di una fama straordinaria nelle vicende del colonialismo belga.
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..I want you clearly to understand that there was nothing exactly profitable in these heads being there. They only showed that Mr Kurtz lacked restraint in the gratification of his various lusts, that there was something wanting in him some small matter wich, when the pressing need arose, could not be found under his magnificent eloquence. Whether he knew of this deficiency himself I cant say. I think the knowledge came to him at last only at the very last. But the wilderness had found him out early, and had taken on him a terrible vengeance for the fantastic invasion. I think it had whispered to him things about himself wich he did not know, things of wich he had no conception till he took counsel with this great solitude and the whisper had proved irresistibly fascinating. It echoed loudly within him because he was hollow at the core..12

Kurtz, nella solitudine che consapevolmente si ricercato, impegna le sue doti nellesercizio della propria glorificazione e lo fa contemplando incessantemente se stesso. Eppure Kurtz non c mai stato, in tutto il testo egli non mai esistito che per tramite altrui. La sua magniloquenza lesempio di questassenza, poich in nessun caso, la sua voce, ci che gli restituirebbe presenza, pu essere trasmessa attraverso la scrittura. Come nella finzione letteraria egli si determina attraverso la sua deificazione a cui altri attendono, cos, nella costruzione narrativa il lettore che anela a lui, che lo presentifica, fino al punto in cui scopre che il vuoto al

Poi feci un brusco movimento, e uno dei pali rimasti, di quello steccato scomparso, balz nel campo visivo del binocolo. Ricordate che ero stato colpito, a distanza, da certi tentativi di ornamentazione piuttosto eccezionali, nellaspetto rovinoso del luogo. Ora ne ebbi dun tratto una visione ravvicinata, e il primo risultato fu quello di farmi buttare la testa allindietro come per schivare un colpo. Poi riesaminai attentamente, palo dopo palo, col binocolo, e compresi il mio errore. Quelle palle tonde non erano ornamentali, ma simboliche; erano espressive, e davano da pensare; colpivano e disturbavano insieme alimento alle riflessioni, e anche agli avvoltoi, se ce ne fosse stato qualcuno a scrutare dallalto del cielo; ma ad ogni modo alimento per quelle formiche che fossero state abbastanza industriose da scalare il palo. Sarebbero state ancor pi impressionanti quelle teste sui pali, se le loro facce non fossero state rivolte verso la casa. Soltanto una, la prima che avevo identificato, era volta verso di me.. ..Ma voglio che comprendiate chiaramente che non cera nulla di particolarmente vantaggioso nel tenere l quelle teste. Esse dimostravano unicamente che il signor Kurtz mancava di ritegno nel soddisfare le sue svariate brame, che vi era qualche lacuna in lui un nonnulla che, quando sorse una necessit urgente, non si pot trovare sotto la sua magnifica eloquenza. Se egli stesso fosse conscio di questa sua manchevolezza, non ve lo so dire. Credo che se ne accorgesse allultimo soltanto allultimo momento. Ma la terra desolata laveva scoperto presto e si era orrendamente vendicata su di lui di quella fantastica invasione. Penso che gli abbia dovuto sussurrare cose su se stesso che lui non conosceva, cose di cui non aveva la minima idea, finch non si fu consigliato con quella grande solitudine, e quel sussurro si fu dimostrato irresistibilmente affascinante. Aveva echeggiato profondamente dentro di lui, perch era vuoto nellintimo..
12

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centro di questo personaggio non altro che la nullificazione del mondo e, quindi, della parola.

..A voice! a voice! It was grave, profound, vibrating, while the man did not seem capable of a whisper.. ..I had to deal with a being to whom I could not appeal in the name of anything high or low. I had, even like the niggers, to invoke him himself his own exalted and incredible degradation. There was nothing either above or below him, and I knew it. He had kicked himself loose of the heart. Confound the man! He had kicked the very earth to pieces..13

Lunica

possibilit

di

recuperare

un

frammento

sopravvissuto

di

questo

personaggio attendere quel momento finale a cui stato accennato e che coincide con lunico istante di realt che ormai gli possa appartenere:

No eloquence could have been so withering to ones belief in mankind as his final burst of sincerity. He struggled with himself, too. I saw it, - I heard it. I saw the inconceivable mystery of a soul that knew no restraint, no faith, and no fear, yet struggling blindly with itself.14

Se esiste una reale grandezza di Kurtz, essa si rivela in questo momento, il delirio a cui Marlow assiste la manifestazione esteriore della lacerazione che egli trova la forza di operare per riaccogliere, allultimo, la realt del mondo, e la consapevolezza che ci richiede la separazione da quel Nulla in cui si era precipitato. proprio in virt di questa lotta dolorosissima contro se stesso che Kurtz pu recuperare per s il mondo, affacciarsi alla realt, alla verit del suo mondo e dire la sua ultima parola, lunica parola autentica che egli possa pronunciare.
.. Che voce! che voce! Era grave, profonda, vibrante, mentre luomo stesso non sembrava capace di un bisbiglio.. ..avere a che fare con un essere al quale non potevo rivolgermi nel nome di una qualunque cosa, alta o bassa che fosse. Ero costretto invece, proprio come i negri, a invocare lui stesso, la sua esaltata e incredibile degradazione. Non cera nulla n al di sopra n al di sotto di lui, e io lo sapevo. Si era sciolto dalla terra, quel maledetto! aveva fatto a pezzi la terra stessa. 14 ..Nessuna eloquenza avrebbe potuto essere cos distruttiva per la fede di un uomo nellumanit quanto quel suo ultimo scoppio di sincerit. Anche lui lottava con se stesso. Lo vedevo, lo sentivo. Vidi linconcepibile mistero di unanima che non conosceva n ritegno, n fede, n paura, e lottava in pari tempo con se stessa, ciecamente.
13

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Anything approaching the change that came over his features I have never seen before, and hope never to see again. Oh, I wasnt touched. I was fascinated. It was as tough a veil had been rent. I saw on that ivory face the expression of sombre pride, of ruthless power, of craven terror of an intense and hopeless despair. Did he live his life again in every detail of desire, temptation, and surrender during that supreme moment of complete knowledge? He cried in a whisper at some image, at some vision, - he cried out twice, a cry that was no more than a breath The horror! The horror!15

4.

Nota al . 4.
Seppur gi dichiarato nella premessa, voglio qui ricordare che il testo presentato al lettore incompleto. Mi permetto di ricordarlo in questo punto perch di seguito viene riportata lultima parte dellanalisi svolta del Tractatus logico-philosophicus, in cui si perviene a considerazioni che muovono, ovviamente, da una lettura integrale dell opera, ma che vengono proposte a partire dalla conclusione della sezione 5 dellopera16.

Attraverso i successivi momenti di questindagine, Wittgenstein perviene ad individuare la forma generale della proposizione che, infine, si presenta secondo due caratteristiche eminenti tra di loro coniugate, massima generalit e massima semplicit( T 5.47; 5.4732I; 5.522; 5.523; 5.524). La logica deve possedere queste qualit perch essa ci viene data col mondo, ma prima di conoscere le determinazioni contingenti del mondo:
Non ho mai visto nulla di simile al mutamento che avvenne sul suo viso, e spero di non vederlo mai pi. Oh, non rimasi commosso. Rimasi affascinato. Fu come se un velo fosse stato squarciato. Colsi su quel viso davorio lespressione di un cupo orgoglio, di una potenza spietata, di un terrore codardo, di una intensa e assoluta disperazione. Aveva rivissuto la sua vita, ogni particolare, di desiderio, di tentazione e di sconfitta, durante quellistante supremo di completa consapevolezza? Grid in un sussurro verso qualche immagine, verso qualche visione, due volte grid, un grido che non fu pi di un sospiro: Lorrore! Lorrore!. 16 Il Tractatus logico-philosophicus composto da 526 proposizioni numericamente ordinate. Esistono sette proposizioni fondamentali con numero intero di una sola cifra, ad ognuna di esse segue un gruppo di proposizioni di commento, la cui gerarchia indicata dai decimali apposti dopo la cifra di riferimento. (Cos, le proposizioni I.I, I.2, I.3 etc.. sono commenti alla proposizione I , mentre le proposizioni I.II, I.I2, I.I3 sono commenti ad I.I , fino ad un massimo di sei cifre decimali).
15

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L esperienza che ci serve per la comprensione della logica, non lesperienza che qualcosa cos e cos, ma lesperienza che qualcosa : ma ci non unesperienza. La logica prima dogni esperienza dogni esperienza che qualcosa cos. Essa prima del Come, non del Che cosa.( T 5.552)

chiaro che noi abbiamo un concetto della proposizione elementare, a prescindere dalla particolare forma logica di essa. Ma ove si possono formare simboli secondo un sistema, ivi questo sistema ci che logicamente importante, e non i singoli simboli. E come sarebbe possibile che nella logica io avessi a che fare con forme che posso inventare? Io devo invece avere a che fare con ci che mi rende possibile inventarle. ( T 5.555)17

Poich al soggetto negata la possibilit di muoversi senza i meccanismi logici che gli permettono di rappresentarsi il mondo, egli possiede questunico mezzo per accedere ai fatti e, quando egli cerchi di trascenderli adoperando questo mezzo, allora crea il nonsenso. La logica determina la struttura del nostro linguaggio, e prima del nostro pensiero, e con ci segna i limiti di rappresentazione della realt per mezzo di esso. Lo spazio logico lo spazio delle possibilit dellaccadere dellente concepito secondo la natura del soggetto che lo genera. Poich tale generazione avviene per una necessit immanente al soggetto, lIo diviene limite del mondo e I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo. ( T 5.6) ( T 5.6I; 5.62; 5.632; 5.64; 5.64I ) Le leggi logiche che operano nella formazione del linguaggio non operano allo steso modo nel mondo, esse sono unicamente regole logiche, ovvero agiscono nella formazione della rappresentazione del mondo, ma mai fuori di questa. Possiamo pensare alle possibilit del darsi di uno stato di cose, ma che esso si attui o meno non possiamo determinarlo assolutamente, poich ogni avvenimento contingente, accidentale. Non si danno nel mondo n causalit, n necessit,

17Tutte

le citazioni dalle opere di Wittgenstein sono tratte da Quaderni 1914-1916 , Einaudi, 2001.

Tractatus logico philosophicus e

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queste leggi operano solamente nella logica e, dove esse vengano trasferite alla realt, viene commesso lerrore di trasferire nel rappresentato forze che agiscono nel metodo di rappresentazione. ( T 6.32; 6.34; 6.34I; 6.35).

Tutte le proposizioni sono di pari valore. ( T 6.4) Questa proposizione ci apre la porta dellultima stanza di questo percorso, quella in cui vengono infine dichiarate le conseguenze che dovrebbe affrontare chiunque riconoscesse la validit della teoria della raffigurazione di Wittgenstein. Esse sono di una natura particolare, poich, dopo averci spiegato per quali motivi dovremmo scegliere di rinunciare ad un certo tipo di uso del linguaggio, in conclusione lautore manifesta la qualit etica di questa scelta. Sostenere che tutte le proposizioni abbiano uguale valore significa destituirle definitivamente di qualunque pretesa assiologica; le proposizioni, intese come le descrive il Tractatus, possono parlare sensatamente solo dei fatti, i fatti sono contingenti ed il loro accadere non in alcun modo determinabile dalle nostre capacit.

Il senso del mondo devessere fuori di esso. Nel mondo tutto come , e tutto avviene come avviene; non v in esso alcun valore n, se vi fosse, avrebbe un valore. Se un valore v, esso devesser fuori di ogni avvenire ed esser-cos. Infatti ogni avvenire ed esser-cos accidentale. Ci che li rende non-accidentali non pu essere nel mondo, ch altrimenti sarebbe, a sua volta, accidentale. Devessere fuori del mondo. ( T 6.4I )

N, quindi, vi possono essere proposizioni delletica. Le proposizioni non possono esprimere nulla di ci che pi alto. ( T 6.42 )

A mio parere, in questo contesto, luso della parola etica merita una riflessione particolare, poich, secondo i modi in cui essa stata introdotta nelle varie epoche del pensiero e segnatamente nelle giustapposizioni al concetto di morale operate nella filosofia di Kant prima e di Hegel poi, ad essa viene

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generalmente attribuito un significato che credo non rispecchi interamente lintenzione di Wittgenstein. Semplificando: con morale usualmente sintende lambito delle determinazioni individuali di volont ed intenzione, un movimento interiore che spinge allazione il soggetto che, in questo momento, valuta soltanto il proprio sentire. L etica, invece, si configura nel rapporto tra lindivuduo e il mondo e costituisce un complesso di regole comportamentali (anche secondo il significato pi proprio della parola greca) che dirige la volont individuale a partecipare al bene comune del mondo-societ. Tuttavia, se considerassimo l etica del Tractatus solo secondo questa lezione, molte delle affermazioni che la riguardano non sarebbero spiegabili. Credo, piuttosto, che per rispettare la coerenza del testo, per etica si debba intendere proprio il volere individuale che, ovviamente, nulla ha a che fare con i fatti, ma soltanto con il soggetto metafisico ( T 6.422 ):
Se il volere buono o cattivo ltera il mondo, esso pu alterare solo i limiti del mondo, non i fatti, non ci che pu essere espresso dal linguaggio. In breve, il mondo allora deve perci divenire un altro mondo. Esso deve, per cos dire, decrescere o crescere in toto. Il mondo del felice un altro mondo che quello dellinfelice . ( T 6.43 )

Daltra parte non va dimenticato che, sebbene tracciare un limite alle possibilit despressione del linguaggio sia lazione che scaturisce da unesigenza morale di Wittgenstein stesso, credo che rinunciare alluso scorretto della parola, alla produzione di nonsensi filosofici, si possa considerare una scelta etica, ossia un comportamento i cui effetti positivi non ricadrebbero unicamente sul soggetto che la opera. Quando sia compresa appunto questesigenza morale dellautore, allora potr essere compresa appieno anche la sua teoria linguistica:

Riconoscere la giustezza della teoria raffigurativa equivale a riconoscere i limiti al cui interno qualcosa di vero o di falso pu essere pensato e asseritoQualificare come insensato tutto il resto equivale non a condannare come letteralmente incomprensibili le

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proposizioni che violano i principi di quella teoria, ma ad ammettere che, quando si usa il linguaggio per affermare qualcosa che vada al di l di quei limiti, non si stanno avanzando pretese di verit, non si sta comunicando uninformazione, non si sta esprimendo una genuina conoscenza.18

Il metodo corretto della filosofia sarebbe propriamente questo: nulla dire se non ci che pu dirsi; dunque, proposizioni della scienza naturale dunque, qualcosa che con la filosofia nulla ha a che fare -, e poi, ogni volta che un altro voglia dire qualcosa di metafisico, mostrargli che, a certi segni nelle sue proposizioni, egli non ha dato significato alcuno. Questo metodo sarebbe insoddisfacente per laltro egli non avrebbe la sensazione che noi gli insegniamo filosofia , eppure esso sarebbe lunico metodo rigorosamente corretto. ( T 6.53 )

Con questo Wittgenstein non solo limita le possibilit del linguaggio, e quindi di ogni analisi che tramite il linguaggio si possa fare, ma nega anche che questo possa essere di alcuna importanza reale per le nostre necessit pi profonde:

Noi sentiamo che, persino nellipotesi che tutte le possibili domande scientifiche abbiano avuto risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora neppure sfiorati. Certo, allora non resta pi domanda alcuna; e appunto questa la risposta. ( T 6.52 )

Ogni interrogativo che riguardi il perch della nostra esistenza, la natura del tempo e dello spazio non pu essere indagato, poich le risposte a queste domande si trovano nellessere, nellatemporalit e nel nulla, ambiti che non possiamo raggiungere con la parola. Pertanto, se non c risposta, neppure la domanda pu essere formulata, o meglio, dovrebbe essere formulata. ( T 6.43II; 6.43I2; 6.5 )

Ma v dellineffabile. Esso mostra s, il Mistico. (T 6.522 ) Quello che Wittgenstein chiama Mistico la non esperienza, il sentimento del mondo, ci che spinge a domandare dellessere. Esso ci che rende povera

Pasquale Frascolla, Tractatus logico-philosophicus Introduzione alla lettura, Carocci 2003, pp. 293-294.
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lindagine condotta dalla logica, poich i mezzi da essa impiegati non possono estendersi al di l delle possibilit dellaccadere dellente.
Su ci, di cui non si pu parlare, si deve tacere. ( T 7)

Se adesso considerassimo conclusa lesperienza del Tractatus e ci limitassimo a considerare Wittgenstein come un giovane principe dellInquisizione che voglia eternamente costringerci a piegare il capo e a non distrarci dal fragile e caduco mondo dei fatti, avremmo perso per sempre la possibilit di cogliere la bellezza del suo pensiero. In fondo potremmo dire, con altre parole, che il limite tracciato nel linguaggio attraverso questopera abbia nella parola verit il suo paradigma fondamentale; esso risponde alla domanda su che cosa possa dirsi vero e cosa falso. Dispiegato secondo lestensione reale della sua ampiezza esso giunge a contemplare il silenzio come il luogo logico delle infinite possibilit dellessere che non si attualizzano nellente. Ci che non deve essere trascurato assolutamente che il soggetto che genera questo spazio, sempre secondo le sue necessit. In che modo, dunque, dovremmo intendere quel che si dice a proposito del mostrarsi del Mistico? Se i limiti del mio linguaggio rappresentano i limiti del mio mondo e tutto ci che nel mondo contingente, il linguaggio pu rappresentare unicamente il contingente. Il non-contingente non nel mondo, perch non pu essere rappresentato dal linguaggio. Esso rappresentato logicamente dalla cessazione del linguaggio, dunque, se vogliamo attribuire un significato alle parole di Wittgenstein che sia coerente con i pensieri fin qui espressi, dovremmo concludere che il non dire mostrare. Il non dire logicamente generato dal dire ( come sua negazione), dunque esso si esplica nello spazio logico, vuoto di parole, che genera il parlare solo del contingente, dei fatti. Dove manchi questo spazio vuoto, dove esso sia occupato da nonsensi, il mostrare impossibile.

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5.

Lincontro tra la teoria di Wittgenstein e lopera di Conrad avviene solamente su un piano teoretico. Non solo non possiamo rintracciare alcun accenno ad un genere pi diretto di rapporti dei due autori con i rispettivi lavori, ma, anche in questo contesto, il confronto tra di essi avviene per accostamento, non per sovrapposizione. Questo studio scaturisce dal ravvisamento di una somiglianza ed essendo dunque basato su unanalogia non pretende di mostrare una certezza, ma piuttosto di prospettare una possibilit. Il testo che segue stato apposto da Conrad come prefazione al racconto The nigger of the Narcissus ed apparso, insieme alla quinta puntata del romanzo, sulla New Review nel Dicembre 1897. Loccasione in cui stato pubblicato, tuttavia, non ne determina interamente il contenuto, poich in esso sono portate ad espressione molte delle convinzioni di Conrad riguardo la letteratura e la funzione che essa dovrebbe svolgere. Proprio in virt di questo ho creduto opportuno riportarlo nella sua interezza, di modo che se ne possa considerare tutto il contenuto, ma anche per rispettarne la bellezza nella sua integrit.

Prefazione19

Un opera che aspiri, pur umilmente, alla condizione di arte, dovrebbe recare la propria giustificazione con s, in ogni riga. E larte stessa dovrebbe esser definita come un tentativo sincero di rendere il pi alto grado di giustizia alluniverso visibile, che porti alla luce la verit, multiforme ed una, velata in ogni suo aspetto. un tentativo di trovare nelle sue forme, nei suoi colori, nella sua luce, nelle sue ombre, negli aspetti della materia e nei fatti della vita, cosa in ciascuno fondamentale, cosa rimane ed essenziale la loro qualit che illumina e convince la verit incontestabile della loro esistenza. Lartista, dunque, come il pensatore o lo scienziato, cerca la verit e tenta il suo richiamo. Colpito dallaspetto del mondo il
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Trad. nostra.

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pensatore si immerge nelle idee, lo scienziato nei fatti quando ne riemergono essi parlano a quelle qualit del nostro essere che sono pi adeguate allazzardosa impresa del vivere. Essi parlano autorevolmente al nostro buonsenso alla nostra intelligenza, al nostro desiderio di pace o al nostro desiderio dinquietudine, non di rado ai nostri pregiudizi, qualche volta alle nostre paure, spesso al nostro egoismo ma sempre alla nostra credulit. E le loro parole sono ascoltate con rispetto, poich riguardano serie questioni: leducazione delle nostre menti e la cura dei nostri corpi, la soddisfazione delle nostre ambizioni, il perfezionamento dei nostri mezzi e la glorificazione dei nostri preziosi scopi. Altrimenti per lartista. Di fronte al medesimo, enigmatico spettacolo, lartista si cala in se stesso, e in quella solitaria regione di fatica e di lotta, se ne degno ed fortunato, egli trova i modi del suo richiamo. Il suo parlare chiama le nostre capacit meno evidenti: quella parte della nostra natura che, a causa delle condizioni di lotta della nostra esistenza, necessariamente tenuta nascosta dentro le qualit pi resistenti e dure come il corpo vulnerabile nellarmatura dacciaio. Il suo richiamo meno gridato, pi profondo, meno chiaro, pi eccitante e prima dimenticato. Eppure il suo effetto dura per sempre. La conoscenza che muta con le generazioni scarta idee, mette in dubbio fatti, demolisce teorie. Ma lartista chiama quella parte del nostro essere che non dipende dalla conoscenza: ci che in noi dono e non acquisizione e, perci, pi a lungo presente. Egli parla alla nostra capacit di piacere e meraviglia, al senso di mistero che avvolge la vita, al nostro sentimento di piet, e bellezza, e dolore, alla sensazione latente di comunanza con tutta la creazione ed alla sottile, ma invincibile certezza della solidariet che unisce le solitudini di innumerevoli cuori: alla solidariet in sogni, gioia, dolore, aspirazioni, illusioni, speranza, paura, che lega gli uomini luno allaltro, che lega tutta lumanit i morti coi vivi e i vivi con quelli che verranno.

solo un simile corso di pensiero, o piuttosto di sensazioni, che pu spiegare, in qualche misura, lo scopo del tentativo fatto nel racconto che segue, di presentare un inquietante episodio nelle vite oscure di pochi individui tratti dalla moltitudine

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ignorata dei confusi, dei semplici e dei senza voce. Perch, se c anche solo una parte di verit nella credenza appena confessata, diviene evidente come non ci sia un luogo di splendore o un angolo buio sulla terra che non meriti anche solo uno sguardo di meraviglia e piet. Lintenzione, dunque, pu essere la giustificazione della materia dellopera, ma questa prefazione, che

semplicemente la confessione di un tentativo, non pu finire qui perch la confessione non ancora completa.

La narrativa se dopotutto aspira ad esser arte chiama il temperamento. Ed in verit devessere, come la pittura, la musica, larte tutta, il richiamo di un temperamento a tutti gli altri, innumerevoli, temperamenti, il cui potere sottile e irresistibile dona agli eventi passeggeri il loro vero significato, e crea la morale, latmosfera emotiva di spazio e tempo. Un tale richiamo, per essere efficace, devessere unimpressione trasmessa dai sensi e, in effetti, non pu essere reso altrimenti, giacch il temperamento, sia individuale che collettivo, non soggetto a persuasione. Larte tutta, perci, chiama prima di tutto i sensi, e lo scopo dellarte, quando si esprima con parole scritte, deve anchesso chiamare attraverso i sensi, se il suo pi grande desiderio trovare la sorgente segreta delle reazioni emotive. Deve strenuamente aspirare alla plasticit della scultura, al colore della pittura, ed alla magica suggestione della musica che larte delle arti. Ed solo con una completa e indefettibile devozione alla perfetta unione di forma e sostanza, solo attraverso unincessante, incrollabile attenzione per la costruzione e il suono delle frasi che possibile avvicinarsi alla plasticit, al colore; e la luce della suggestione pu agire per un istante sulla comune superficie delle parole. Delle vecchie, vecchie parole, consunte, sfigurate da secoli di uso noncurante.

Lo sforzo autentico di riuscire in questo impegno creativo, di giungere fin dove la sua forza glielo consente, di andare imperterrito attraverso lesitazione, la stanchezza o il rimprovero, lunica giustificazione valida per il lavoratore della prosa. E, se la sua coscienza pulita, la sua risposta a chi gli chieda, nellottusit del buon senso che cerca il profitto immediato, di essere in particolare educato, consolato, divertito: a chi chieda di essere rapidamente corretto, o incoraggiato, o atterrito, o scioccato, o incantato, devessere questa: - Il compito che cerco di realizzare , col potere delle parole scritte, di farvi udire, di farvi provare , prima

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di tutto, di farvi vedere. Questo e nientaltro, ed tutto. Se riuscir, troverete, secondo i vostri meriti, incoraggiamento, consolazione, paura, meraviglia tutto ci che domandate, e, forse, anche quel barlume di verit che avete dimenticato di chiedere.

Sottrarre, in un momento di coraggio, allo spietato assalto del tempo, un inaridito aspetto della vita solo il principio del lavoro. Il lavoro, iniziato con tenerezza e fede, riuscire a tenere, senza alternativa e senza paura, il frammento salvato davanti agli occhi di tutti e nella luce di uno stato danimo sincero. mostrare la sua vibrazione, il suo colore, la sua forma; e attraverso il suo movimento, la sua forma e il suo colore, denudare la sostanza della sua verit far conoscere il suo segreto ispiratore : la fatica e la passione che sono il nucleo di ogni momento che convince. In un tentativo autentico di questo tipo, se si meritevoli e fortunati, si pu forse arrivare ad una tale limpidezza di autenticit che, alla fine, la visione resa di rimpianto o piet, di terrore o allegria, risveglier nei cuori di chi guardi quella sensazione di ineluttabile solidariet, della solidariet in origini misteriose, in fatica, in gioia, in speranza, in incerto destino, che lega gli uomini uno allaltro e tutta lumanit al mondo visibile.

evidente che chi, a torto o a ragione, sia fermo nelle convinzioni ora espresse, non pu esser fedele ad alcuna delle formule temporanee della sua arte. La parte di esse che rimane la verit che ciascuna solo imperfettamente nasconde dovr rimanere con lui come il suo bene pi prezioso, ma esse tutte: Realismo, Romanticismo, Naturalismo, anche il non ufficiale sentimentalismo ( che, come il povero, estremamente difficile da allontanare); tutte queste divinit devono, dopo un periodo di comunanza, abbandonarlo seppure sulla soglia del tempio ai balbettamenti della sua coscienza e allesplicita consapevolezza della difficolt del suo lavoro. In questa solitudine difficile anche il supremo grido di Arte per lArte perde il suono eccitante della sua apparente immoralit. Si sente lontano. Ha cessato di essere grido, e si sente solo come un sussurro, spesso incomprensibile, ma a volte, e vagamente, incoraggiante.

Qualche volta, riposando comodamente allombra di un albero sul bordo della strada, guardiamo i movimenti di un bracciante in un campo lontano, e dopo un

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po cominciamo a chiederci distrattamente che cosa stia facendo. Guardiamo i movimenti del suo corpo, londeggiare delle sue braccia, lo vediamo piegarsi e distendersi, esitare, ricominciare. Pu aggiungere piacere ad un momento dozio che ci dicano il motivo dei suoi movimenti. Se sappiamo che sta cercando di sollevare una pietra, di scavare un fossato, di sradicare un ceppo, guardiamo con maggior interesse i suoi sforzi, siamo disposti a perdonare lo stridore della sua agitazione con la quiete del paesaggio; ed anche, se siamo in una disposizione danimo fraterna, potremmo giungere a perdonare il suo fallimento.

Comprendiamo il suo proposito e, dopotutto,ci ha provato e forse non ne aveva la forza, forse non aveva la conoscenza. Perdoniamo, andiamo per la nostra strada e dimentichiamo. E cos per lartigiano dellarte. Larte lunga e la vita breve, e il successo molto lontano. Perci, dubitando della forza per arrivare cos lontano, parliamo un poco dello scopo dellarte, che, come la vita stessa, fonte dispirazione, difficile oscurato da nebbie. Non nella chiara logica di una conclusione trionfante, non nello svelamento di uno di quei crudeli segreti che chiamano Leggi di Natura. Non meno grande, ma solo pi difficile.

Fermare, per lo spazio di un respiro, le mani impegnate nel lavoro della terra, e costringere gli uomini ipnotizzati dalla vista di mete lontane a guardare per un momento alla veduta che li circonda di forma e colore, di sole e dombre; riuscire a fermarli per uno sguardo, per un sospiro, per un sorriso questo lo scopo, difficile ed evanescente, e raggiungibile solo da pochi. Ma qualche volta i degni e i fortunati riescono anche in questo. E quando sia fatto guarda! c tutta la verit della vita. Un momento di visione, un sospiro, un sorriso ed il ritorno ad un eterno riposo.

La natura di questa riflessione di Conrad sul linguaggio necessariamente diversa da quella operata da Wittgenstein. Oltre alla differenza fondamentale tra limpianto letterario e quello filosofico, evidente anche che, mentre il primo si interroga su che cosa dovrebbe fare la scrittura, laltro si interroga su che cosa essa possa fare. Senza dubbio questa discrepanza prodotta dai diversi interessi nellapplicazione del medesimo strumento. Daltra parte, sembra che i due pensieri collidano proprio nella convinzione che esista la possibilit di mostrare la vita attraverso parole che ne colgano gli aspetti sensibili pi semplici ed immediati.
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rintracciabile anche un altro aspetto della scrittura di Conrad che trova un riscontro nella concezione di Wittgenstein; in essa tutti i richiami fatti attraverso le parole rimandano sempre anche alla struttura interna della frase. Come ho cercato di mostrare nellanalisi di Heart of Darkness, esiste un rapporto circolare tra significato e forma per il quale luno rimanda incessantemente allaltro senza offrire una via di fuga. grazie a questo meccanismo che possibile investire il personaggio di Kurtz dei significati prima espressi, esso dimostra fattivamente limpossibilit di uscire dal linguaggio attraverso le parole. Heart of Darkness costituisce un esempio valido proprio perch il testo attua un progressivo sgretolamento dei meccanismi logici di riferimento con la realt e conclude che questo porta ad una trasformazione della realt stessa, perch il mutamento del soggetto muta il mondo ad esso correlato. vero che tale cambiamento non sembra messo in atto dal soggetto, ma dal suo esterno, eppure, a ben guardare, solo il dubbio del soggetto che lo rende possibile. Negli individui in cui non si produce la domanda c una sostanziale immobilit, rappresentata attraverso il persistere dei consueti meccanismi di riconoscimento. Secondo uninterpretazione daltro genere, si pu dire, semplicemente, che lesperienza vissuta da Marlow, labbia reso critico verso la societ cui appartiene, fino al punto di contestarne le regole. Tuttavia questa soluzione non potrebbe rendere ragione dellintero sviluppo della vicenda. In essa dovrebbe venire presupposto un giudizio morale sugli accadimenti che non trova riscontro nel testo ed anche uninterpretazione di Kurtz che svilirebbe la sua reale importanza, relegandolo al ruolo di un indemoniato ciarlatano senza speranze. La decostruzione che Conrad mette in atto, invece, ha la forza straordinaria di arrivare ad un passo dal Nulla e mostrarcelo attraverso la cessazione dellattivit della parola. Egli riesce in questo compito nella maniera pi perspicua possibile alla materia che affronta: tacendo. precisamente questa scelta narrativa che coincide con il pensiero del Tractatus, rappresentandone lapplicazione pratica nellesercizio della scrittura. Le idee espresse nella prefazione sopra riportata, sostengono la convinzione che la letteratura debba parlare ai sentimenti delluomo, al suo temperamento, e che

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ci sia possibile solo adoperando la scrittura come mezzo per toccare i sensi attraverso la rappresentazione di ci che pu risvegliarne lattivit. Dopotutto si tratta proprio di quel parlare di qualcosa che, per essere sensato, ha bisogno del mondo e che cessa con esso. Lestrema concretezza della scrittura di Conrad contrasta fortemente con lassoluta astrattezza del Tractatus; essa infatti, come il negativo della fotografia dellaltra, eppure entrambe trattano del medesimo oggetto. La concretezza di Conrad non solo una caratteristica del suo stile, anzi, questa corrisponde agli oggetti della sua letteratura, che riflettono la sua esperienza del mondo e degli altri uomini. La sua ricerca della qualit essenziale alloggetto non trascende mai loggetto stesso, si concentra sulle forme della sua attualizzazione e tra esse ricerca il modo della rappresentazione verbale. Anelare alla riproduzione della plasticit, della forma, del colore, altro non che la ricerca di quella corrispondenza tra le strutture della rappresentazione e dellaccadimento che consente di creare unimmagine del mondo. Questo significa recuperare la parola alla sua originaria capacit generativa. La tenacia con cui Conrad persegue questo scopo lo porta, infine, a riproporre sulla pagina quella scelta etica che ha nellaccettazione del silenzio la sua alternativa tanto pi ovvia quanto pi dolorosa e meno praticata. Il soggetto che lotta contro questo limite un soggetto che lotta contro se stesso e, nella migliore delle ipotesi, possiamo solo augurarci che si stia dirigendo consapevolmente verso il Nulla. Purtroppo non sempre possibile rintracciare tanta onest o coscienza ed molto pi probabile che si abbia a che fare con un soggetto che, mentre distrugge se stesso, tenta di dimostrare affannosamente di essere riuscito a colonizzare quel vuoto o di aver finalmente scoperto la cosa in s. Il soggetto che presuppone la possibilit di superare quella che egli ritiene soltanto una realt apparente, o scavando nella profondit delle cose o mirando molto lontano da esse , forma un concetto fallace di conoscenza. La realt, per quanto sminuzzata in atomi e particelle, siano chiamati essi logici o fisici, gli si presenter diversa solo nella misura della diversit dei mezzi di rappresentazione che egli avr fatto propri, ma tutto ci che

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egli avr trovato, far comunque parte del mondo cos come egli in grado concepirne lesistenza. Quando il soggetto cerca di rintracciare nel mondo una regola, una logica, che non appartenga al proprio meccanismo di rappresentazione, allora la

conoscenza assume le forme del possesso, perdendo la distinzione fondamentale tra rappresentazione e rappresentato, nome ed oggetto. In questo modo egli crede di potersi impadronire di tutto ci che sia altro da s e alimenta una continua brama di trascendenza che la spinta ad inventare nuove tecniche di dominio. Cos facendo egli perde la capacit di riconoscere la sua sostanziale unit col mondo, quella forma di appartenenza non violenta che lega lio alla realt attraverso la rappresentazione, la sua azione diviene allora guerra e il suo linguaggio mortifero.
The horror!..this was the expression of some sort of belief; it had candour, it had conviction, it had a vibrating note of revolt in its whisper, it had the appalling face of a glimpsed truth the strange commingling of desire and hate.

La verit che Kurtz intravede, un attimo prima che il mondo appena riconosciuto termini definitivamente, esattamente questo miscuglio di desiderio e di odio. Non un compito facile introdurre lultimo argomento di questa ricerca, spiegare come la parola possa esprimere la vita, poich, in buona parte, se ne ha percezione attraverso unattivit che non pertiene al linguaggio. Si tratta di quella capacit di mostrare che non pu essere esplicitata e che richiede di essere intuita. Quello che si pu dire in proposito una parte molto limitata, rispetto alla grandezza delleffetto, e riguarda solo la forma del discorso.

Sia nella succitata prefazione di Conrad, sia da alcuni stralci del carteggio tra Wittgenstein ed Engelmann20, emerge lattribuzione di questa capacit al

Ed cos: quando non ci si studia di esprimere linesprimibile, allora niente va perduto. Ma linesprimibile ineffabilmente contenuto in ci che si espresso! Lettera di L. Wittgenstein a Paul Engelmann del 9/4/1917 tratta da Lettere di Ludwig Wittgenstein con ricordi di Paul Engelmann, La Nuova Italia, 1990.
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linguaggio che si attiene allespressione degli aspetti pi tangibili dellesistenza e alla ricerca, in esso, della semplicit. Quel che si pu fare, dunque, solo un discorso sul significato attribuito alla parola semplicit. Con essa, fondamentalmente, si intende un linguaggio spogliato di quegli elementi che non abbiano alcun referente nella realt conoscibile. Mentre Wittgenstein pone come suo limite espressivo la possibilit dellaccadere dei fatti, Conrad sembra aver fatta propria questidea nella sua ricerca di una scrittura veritiera e autentica. Nella sua ricerca di una parola a cui possa rispondere un movimento non passivo del lettore, egli infine giunge proprio a scegliere una rappresentazione dei fatti che produca in esso quellattivit intuitiva che gli permette di percepire la vita che non si dice. E allora, perch la scrittura sia efficace in questo senso, necessario che essa assuma la forma pi perspicua al fatto che rappresenta. Tale lambito in cui si misurano le forze dello scrittore, il terreno sul quale egli deve calibrare la struttura della frase affinch essa possa rimanere in equilibrio tra il dire e il non dire. Perch sia possibile questo equilibrio essa deve essere scevra di ogni ambiguit, la rappresentazione del suo oggetto le deve essere immanente, deve non poterne uscire in alcun modo ed esaurirsi in essa. La medesima architettura si ripete in modo macroscopico nella costruzione complessiva del racconto laddove ad esso venga attribuita una sorta di ciclicit. In Heart of Darkness il racconto di Marlow svolge anche questa funzione che, in qualche modo, assume i caratteri della ritualit. La narrazione gli permette di liberarsi per un momento della sua storia, ma, dandole questa forma, egli innesca contemporaneamente il meccanismo di ripetizione proprio del racconto. In questo modo Conrad preserva una delle dinamiche fondamentali della tradizione orale, la quale riesce a sfuggire allipostatizzazione della scrittura mantenendo il tratto distintivo della ripetizione ad alta voce. Inoltre, questa forma costituisce una variazione propriamente letteraria in cui il lettore si trova a ricoprire il ruolo dellascoltatore attivo. Non necessariamente questo espediente sar pi valido di altri nel catturare lattenzione del lettore, tuttavia la presenza di questo elemento pu manifestare che il testo richiede un rapporto simpatetico tra le parti affinch la storia narrata possa raggiungere la sua vera forma e la pienezza del suo

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significato. Un esempio mirabile degli effetti di questo movimento trova espressione nel poema di Samuel Taylor Coleridge, The Rime of Ancyent Marinere, in cui la consapevolezza della necessit che esso si compia prende laspetto della pena come espiazione della colpa:

O shrieve me, shrieve me, holy man! The Hermit crossd his brow. Say quick,quoth he, I bid thee say What manner of man art thou?

Forthwith this frame of mine was wrenchd With a woeful agony, Wich forcd me to begin my tale; And then it left me free.

Since then, at an uncertain hour, Now oftimes and now fewer That anguish comes and makes me tell My ghastly adventure.

I pass, like night, from land to land; I have strange power of speech; That moment that his face I see, I know the man that must hear me: To him my tale I teach.21

Scilla Bellucci
scilla.bellucci@gmail.com

Samuel Taylor Coleridge, The Rime of the Ancyent Marinere, part VII, from Lyrical Ballads, the Bristol imprint of 1798. Lunica copia esistente delledizione originale delle Lyrical Ballads, pubblicate anonime da S. T. Colerige e William Wordsworth nel 1798 si trova presso la British Library.
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Bibliografia
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The Nigger of the Narcissus, Penguin books, 2000. Cuore di Tenebra, Garzanti, 1993. Cuore di Tenebra, Rizzoli, 2000. Opere. Romanzi e racconti. 1895-1903, Bompiani, 2001. AA:VV: Heart of Darkness. Joseph Conrad. A case study in contemporary criticism. Edited by Ross C Murfin for Bedford Books, 1989. Published and distributed outside North America by MACMILLAN PRESS LTD. Ludwig Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus e Quaderni 1914-1916, Einaudi, 2001. Note sul Ramo d'oro di Frazer, Adelphi, 1995. Libro blu e libro marrone, Einaudi, 2000. Diego Marconi, Guida a Wittgenstein, Laterza, 1997. La filosofia del linguaggio. Da Frege ai nostri giorni, UTET, 2002. Pasquale Frascolla, Tractatus logico-philosophicus. Introduzione alla lettura, Carocci, 2003. Ray Monk, Wittgenstein. Il dovere del genio, Bompiani, 2000. Paul Engelmann, Lettere di Ludwig Wittgenstein con ricordi di Paul Engelmann, La Nuova Italia, 1990. Adam Hochschild, Gli spettri del Congo. Re Lepoldo II del Belgio e L'olocausto Dimenticato Rizzoli, 2001. Samuel Taylor Coleridge, The Ancyent Marinere, da Lyrical Ballads, Bristol, 1798.

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SI PU PARLARE DI LINGUAGGIO DEL BIOLOGICO? DANIELE ROMANO

La diversa matrice sperimentale e teorica dei vari livelli di analisi della biologia crea, talvolta, degli iati esplicativi. La genetica molecolare, in particolare, una scienza largamente autonoma con un raggio di applicazione ristretto, ma i suoi risultati sono fondanti per ogni analisi di livello superiore. In questo passaggio, le modalit di riferirsi al gene, ma anche di intervenire su di esso, perdono contatto con la natura chimica e meccanica della struttura del DNA, limitando la possibilit di fare riferimento ad esse. Parallelamente, diviene possibile valutare il ruolo svolto da ogni gene in un contesto organico e temporale pi ampio, attribuendo loro propriet macroscopiche che chiariscono il suo ruolo nello sviluppo degli organismi e nel processo di ereditariet. Concetti come linformazione genetica, il ruolo attivo e talvolta intenzionale del gene nello sviluppo degli organismi, la sostanziale omologia fra la lettura del DNA e limplementazione informatica di istruzioni, sono esempi di tali riletture che, oltre laspetto divulgativo, hanno saputo influenzare la riflessione scientifica e filosofica nella ridefinizione teorica dei processi biologici. Inoltre, analisi di questo genere non riescono e non possono prendere in considerazione le macro-funzioni del gene e la sua natura chimica e meccanica nella stessa analisi e spesso sfociano in una riflessione metaforica. Strettamente legate agli studi sullinformazione genetica, e parallelamente alle grandi scoperte sul genoma, sono emerse alcune riflessioni tese a identificare i caratteri costitutivi di un linguaggio biologico elementare1 che rafforzerebbe la costruzione teorica di un ruolo informativo ed attivo del DNA nello sviluppo degli organismi. Gli elementi portanti di questa teoria sono la presenza di un alfabeto e la corrispondenza determinata fra le combinazioni delle lettere e gli amminoacidi utilizzati nella sintesi delle proteine, che evidenzierebbero un contenuto semantico dei geni, ed una intenzionalit caratteristica delle informazioni trasmesse. Qui di seguito si intende prendere in esame alcuni aspetti fondanti di questa teoria per mostrare come tale metafora risulti inadeguata e fuorviante.

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1. Gli elementi costitutivi.

A partire dalla met del ventesimo secolo, i risultati della ricerca biologica evidenziarono il ruolo svolto dalle proteine nello sviluppo, sia in qualit di elementi costitutivi dellorganismo, sia come regolatori a livello cellulare dellattivazione genica. In breve venne mostrato come tutti i processi cellulari fossero condizionati, e talvolta attivati, da proteine. Il ruolo teorico indiscusso svolto dal dogma centrale2, parallelamente, evidenziava come la sintesi delle proteine fosse strettamente legata allespressione genica. Lo schema riassuntivo di Watson indicava come unidirezionale, deterministico e causale linsieme di processi che dal DNA portano alla sintesi delle proteine. Per conseguenza, i geni contenuti nel DNA di un organismo, da sempre studiati come fattori causali dello sviluppo dei caratteri fenotipici, venivano ora ad essere legittimati come causa assoluta di tutti i processi cellulari e di sviluppo dellorganismo. questo un ruolo molto pi vasto di quanto la genetica classica avesse fino ad allora attribuito ai geni, inglobando alla risultanza dei caratteri fenotipici il mistero delle regole di sviluppo, stadio dopo stadio, degli organismi. Il dogma centrale della genetica formulato da Watson3, che riassume in maniera univoca i processi che regolano la corrispondenza biunivoca ed unidirezionale fra genoma e caratteri fenotipici di un organismo, riesce ad interpretare tutte le successive scoperte della genetica, compresa la sintesi delle proteine che regolano lo sviluppo di un organismo. Questo passaggio risulta importante per lo sviluppo di teorie deterministiche che porteranno al concetto di informazione genetica: il gene diviene agente causale delle regole di sviluppo degli organismi. Il processo di sintesi di una proteina viene illustrato come risultante da una serie di processi che si susseguono in maniera coerente e consequenziale. Tali processi elaborano linformazione contenuta nei geni e la traducono in una successione di amminoacidi, ovvero nella proteina corrispondente4. Possiamo considerare un filamento di DNA, semplificando le sue caratteristiche ai fini della discussione,

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come un successione di unit di base, i nucleotidi, catalogabili in quattro tipologie differenti: adenina, citosina, guanina e timina (A, C, G, T) disposte casualmente in una sequenza lineare, senza alcun vincolo di successione. A livelli macroscopici o comunque rappresentativi, una stringa di DNA pu essere descritta come una successione lineare di basi, rappresentate da lettere, la cui successione determina, in maniera inequivocabile, la sintesi delle proteine. Per queste sue caratteristiche, il DNA stato interpretato come un linguaggio composto da quattro diverse lettere, le cui combinazioni producono messaggi in grado di specificare composizione e struttura delle proteine. In questa ottica un gene coincide con una particolare sequenza di DNA in grado di codificare per una proteina che viene elaborata ed interpretata conformemente ad una serie di strutture e regole, delle quali solo attraverso le attuali conoscenze possibile fornire una spiegazione meccanicista. Negli anni settanta, tuttavia, la metafora di un linguaggio, successivamente definito anche come codice, ovviava

allimpossibilit di rendere conto della totalit di questi processi. Dal punto di vista della struttura chimica del DNA, non esiste nessuna caratteristica che, data la presenza di una particolare base nucleotidica, condizioni la presenza della base successiva, ragione per cui si afferma che il potenziale espressivo del DNA massimo rispetto al proprio linguaggio. La successione di amminoacidi in una proteina strettamente vincolata alla successione delle basi nucleotidiche presenti in un particolare frammento di DNA5. Una proteina una lunga sequenza di unit fondamentali chiamate

amminoacidi, di cui esistono venti tipi differenti. In linea di massima, le propriet dei singoli amminoacidi e le propriet che derivano dalla loro interazione determinano forma e funzione della proteina. Anche gli amminoacidi vengono spesso rappresentati come lalfabeto di un linguaggio alla base della sintesi delle proteine. Tale processo, nonostante la sua stretta connotazione biochimica, viene definito come processo di traduzione, per evidenziare il passaggio da un linguaggio ad un altro. La sequenza nucleotidica letta per triplette di basi, e ad ogni tripletta corrisponde un solo amminoacido. Dal momento che le triplette possibili, ottenute combinando le quattro basi, sono 64, pi di una tripletta pu

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codificare per lo stesso amminoacido. Per questa ragione si dice che il linguaggio genetico degenerato, ovvero ridondante6. Nel compartimento nucleare linformazione genetica trascritta dal DNA in RNA e trasmessa alle strutture addette alla sintesi di proteine, presenti nel secondo compartimento. LRNA ha una struttura molecolare simile a quella del DNA, anche se le basi dei due filamenti non si corrispondono esattamente: alla timina del DNA corrisponde luracile nellRNA. Il processo di sintesi delle proteine operato invece da particolari strutture macromolecolari, i ribosomi, nei quali avviene lassociazione fra triplette ed amminoacidi. Questi ultimi verranno disposti secondo lo stesso ordine delle triplette corrispondenti del filamento di RNA e uniti fra loro fino ad ottenere la proteina richiesta. In questo passaggio dai filamenti di RNA alle proteine si parla di traduzione, a sottolineare che in gioco sono chiamate due tipologie di strutture non confrontabili dal punto di vista fisico-chimico. Lespressione processo di traduzione deve essere inteso nel senso pi stretto del termine, intendendo un passaggio radicale fra due linguaggi fisici differenti: si passa da un alfabeto costituito di quattro basi nucleotidiche ad un alfabeto composto da venti amminoacidi. difficile interpretare le modalit che abbiano permesso lo sviluppo di processi che permettessero una associazione cos rigida fra triplette ed amminoacidi; ad ogni modo questa corrispondenza risulta essere una costante sia nel confronto fra i vari organismi, sia nella storia evolutiva delle specie. Nellanalisi della rigorosa corrispondenza messa in evidenza dal dogma centrale fra i geni e le proteine e, entrando nei dettagli, fra le triplette di nucleotidi ed amminoacidi, importante notare come il processo di sintesi delle proteine trasmetta un preciso ordine7 fra strutture fisiche diverse8.

2. La componente semantica.

I meccanismi biochimici che permettono il riconoscimento delle triplette e la successiva associazione del corrispondente amminoacido sono stati individuati in un secondo momento e riguardo tali processi restano aperte alcune domande. In

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particolare, nonostante tali associazioni risultino una regolarit non confutata costante in tutte le specie e in ogni momento dello sviluppo - non stata determinata alcuna condizione materiale necessaria per cui le strutture biologiche abbiano sviluppato, nel corso della propria evoluzione, tale

determinazione. Fra i molti misteri sulle prime manifestazioni del DNA, si ignora con quale modalit gli organismi abbiano delineato e conservato tali associazioni al punto che nessun cambiamento evolutivo intacchi o condizioni tale processo. Nellordine che il DNA riesce ad imporre nella sintesi delle proteine e nel successivo sviluppo degli organismi, lontani dalla necessit biologica e lontani dal caso, al DNA si guardato come portatore di un messaggio che lorganismo doveva interpretare. I primi accenni della teoria di uninformazione contenuta nel DNA e trasmessa allorganismo si trovano gi nel lavoro di Watson che ha conosciuto uno sviluppo incredibile, rafforzato dalla similitudine fra programma genetico ed informatica operata da Jacob negli anni 70, e successivamente

dalladattamento delle teorie dellinformazione alla biologia negli anni 90. Tale sviluppo storico non oggetto di questa analisi, preme comunque evidenziare qui come lipotesi di un linguaggio del DNA abbia costantemente accompagnato la ricerca biologica degli ultimi 50 anni. Pur senza tener conto storicamente di tale sviluppo, comunque possibile, ora, individuare gli elementi costitutivi di questa ipotesi. Il DNA avrebbe un proprio alfabeto, costituito dalle quattro differenti tipologie di basi nucleiche, le quali, combinate in triplette, hanno un significato determinato. Il significato di ogni tripletta un amminoacido, pi triplette possono codificare per un amminoacido, ma ognuna ne determina uno e uno solo. Esistono inoltre triplette che determinano linizio e la fine della futura sequenza di amminoacidi, ovvero linizio e la conclusione della lettura del DNA, necessaria per la sintesi della proteina. Queste triplette determinano gli estremi di un gene. Un gene sarebbe pertanto un messaggio complesso formato dalla sequenza di parole elementari: le triplette. Lorganismo ha il compito di leggere ed interpretare (tradurre) il messaggio del DNA per creare le proteine, ovvero delle strutture biologiche in cui nulla della struttura del DNA pu essere riconosciuta, se non lordine trasmesso.

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Altre caratteristiche della struttura e delle funzioni del DNA hanno ampliato tale visione, fino ad attribuire allinformazione del DNA una propriet intenzionale. In altre parole, il DNA non verrebbe letto dallorganismo secondo le proprie esigenze, ma esso stesso imporrebbe la propria informazione, agendo direttamente sullo sviluppo degli organismi. Tale credenza si sviluppata lentamente, sia attribuendo al DNA ogni informazione necessaria per lo sviluppo, sia osservando il suo processo di replicazione e di trasmissione ereditaria. Attraverso ci, il DNA diventato agente unico di tutti i processi evolutivi e di sviluppo, causa deterministica di ogni aspetto del vivente. Anche per chiarire questo aspetto necessario fare riferimento alla prima formulazione di Watson. Laltra propriet messa in evidenza dal dogma centrale era la capacit del DNA di replicare se stesso, in modo da garantire, durante i processi di divisione cellulare, la trasmissione inalterata dello stesso contenuto genico della cellula madre ad entrambe le cellule figlie. Il DNA una doppia elica, costituita da due successioni di basi nucleotidiche fra loro complementari, secondo una rigida corrispondenza biunivoca fra le basi. Durante il processo di replicazione del DNA, i due filamenti si separano per fungere entrambi da stampo per la sintesi di un nuovo filamento complementare. In questa maniera a processo ultimato si ottengono due copie identiche dello stesso materiale genetico9. Parallelamente, il processo di trasmissione ereditaria trasmette e conserva il materiale genetico degli organismi fino alle generazioni successive. Tale struttura ha messo in evidenza la capacit del DNA di conservare la propria struttura e di trasmettere le proprie informazioni alle generazioni successive. Al DNA venivano attribuite peculiarit di organismi superiori, come la conservazione di se stesso, una particolare capacit di organizzazione - soprattutto una propria intenzionalit - espressa attraverso un proprio linguaggio. Tali sfumature toccarono lapice in testi scientifico-divulgativi, come il Gene egoista di Dawkins e sono tuttora alla base della comunicazione scientifica della genetica.

3. Critica ad una teoria del linguaggio biologico

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Le ricerche della genetica molecolare, della biologia cellulare e dello sviluppo, non hanno mai fatto oggetto di analisi la possibilit di un linguaggio del DNA, ma hanno reso propri alcuni termini della teoria dellinformazione genetica. Ad esempio, lassociazione fra un gene ed una proteina viene identificata attraverso lespressione il gene X codifica per , locuzione che ancora evidenzia unazione causativa e deterministica del gene e lidea di una informazione che deve essere interpretata. Daltro canto, la sperimentazione rimasta indipendente da questa rielaborazione. In altri campi, al contrario, la metafora dellinformazione genetica ha trovato terreno pi fertile. Non solo nella fase divulgativa, ma anche nel tentativo di creare una teoria pi generale dellazione genetica, nonch nel contributo di diversi filosofi della biologia. Bisogna inoltre tenere presente che molti studi informatici legati allo sviluppo biologico basano le proprie ricerche sullidea di un contenuto informativo del DNA. Al giorno doggi tuttavia resta una interpretazione parziale e fuorviante della realt dei processi biologici che dal DNA portano allo sviluppo dellorganismo. In primo luogo, bisogna prendere in considerazione il fatto che il DNA non sia coinvolto direttamente nel processo di sintesi delle proteine. La sua conservazione fondamentale per la corretta trasmissione del materiale genetico da una generazione allaltra. La caratteristica fondamentale degli organismi eucarioti proprio quella di essere dotati di due compartimenti intracellulari sufficienti a separare sia spazialmente che temporalmente i processi di decodifica

dellinformazione contenuta nel DNA ed il processo di sintesi delle proteine10. Molti sono gli aspetti relativi ai processi di sintesi proteica che ai tempi della formulazione del dogma centrale non erano stati ancora approfonditi. Non solo il processo di traduzione, ma anche tante rielaborazioni a cui lRNA viene sottoposto fra la sua genesi ed il momento in cui raggiunge i ribosomi, che - sebbene note non erano ancora state comprese in termini chimici. Un caso esemplare il fenomeno dello splicing, in cui vengono eliminati gli introni dal neotrascritto di RNA. Lidea che alcuni segmenti venissero interpretati come non-senso, mentre altri segmenti fossero conservati come significativi, contribuiva senzaltro a

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fomentare lopinione secondo cui quanto contenuto nel DNA e trasmesso dallRNA ai ribosomi fosse portatore di un significato intrinseco nella stessa struttura11. Inoltre, Il DNA non ha nessun ruolo attivo nelle fasi di espressione genica e non capace di conservare se stesso al di fuori dellattivit delle proteine che proteggono la sua struttura. La lettura, la trascrizione del DNA, la disgiunzione e la ricongiunzione dei due filamenti, le diverse riparazioni a cui sottoposto, sono tutti processi gestiti e regolati da proteine in cui il DNA ha un ruolo passivo. Nei processi di duplicazione intervengono poi strutture cellulari, come la membrana e i microtubuli, dei quali n la composizione n le funzionalit dipendono in alcun modo da una qualche informazione contenuta nel DNA. La possibilit che il contesto cellulare fosse in grado di assemblare catene di amminoacidi seguendo istruzioni contenute nella sequenza di basi nucleotidiche sembrava comunque implicare la trasmissione di significato o, come diventer presto consuetudine dire, di informazione, fra i due sistemi distinti12. Bisogna tener presente che in questo stesso periodo, sebbene antecedente per formulazione ma gi parzialmente confutata dai nuovi studi, lespressione un gene, un enzima manteneva tutto il suo vigore. Questa concezione aveva due risvolti teorici essenziali: da una parte la perfetta corrispondenza fra gene e proteina - da cui nessun ricercatore riusciva - e riesce tuttora a prescindere in qualsiasi studio debba affrontare; dallaltra, il fatto che il gene venisse interpretato ancora come lunico fattore causale della produzione delle proteine allinterno della cellula, mentre venivano completamente ignorati tutti gli altri processi cellulari. Nel 1970, ad esempio, il dizionario di biologia edito da Garzanti, definisce ancora i geni come corpuscoli microscopici situati nei cromosomi dai quali dipendono tutti i caratteri degli organismi. Indipendentemente dalla loro descrizione fisica, evidente come i geni fossero considerati concretamente agenti nel contesto cellulare. Lidea che un qualcosa dovesse comunque essere trasmesso si impose, a mio avviso, come il miglior modo di unificare concettualmente entit che sono fisicamente distanti come il gene e la proteina e che non interagiscono in maniera diretta. Lidea che ad essere trasmessa fosse una sorta di informazione conciliava non solo questa difficolt, ma anche quelle

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legate alla presenza di linguaggi fisici radicalmente differenti, sfruttando i successi che la teoria informatica riscuoteva in quegli anni in diversi settori. Lintroduzione di un linguaggio a tratti teleonomico nella caratterizzazione dei processi, condizion linterpretazione attribuendogli di molte tutti i processi che le vedevano tecniche coinvolto di quel il genoma, non

peculiarit

che

periodo

permettevano di individuare, ed in particolare un ruolo attivo nella regolazione dei vari processi13. Nel ventennio a seguire, i rapidi progressi della biologia molecolare avevano messo in luce la maggior parte dei meccanismi che dal DNA portano alla sintesi delle proteine, ma limmagine di uninformazione, contenuta nei geni ed espressa con un linguaggio proprio nella costituzione del prodotto proteico, continuava a rafforzarsi. Il grande merito di questa metafora stato quello di conservare una visione di insieme molto robusta dei processi cellulari, mentre la considerazione dei dettagli dei singoli meccanismi risultava sempre meno efficace e difficilmente integrabile nel contesto man mano che ci si allontanava dal singolo processo14. Sebbene si ponesse come una metafora efficace, non si comunque dimostrata in grado di integrare i successivi risultati ottenuti dalla biologia molecolare e dalla biologia dello sviluppo. Questa teoria, infatti, ha presto perso la sua componente metaforica15 ponendosi come rigida interpretazione dei processi di sintesi delle proteine, prima, e successivamente dellintero processo di sviluppo

dellorganismo. Focalizzando lattenzione su questo secondo aspetto, lidea di uninformazione rigidamente interpretata dal contesto cellulare e dallorganismo ha

completamente distolto lattenzione dal ruolo svolto dai fattori non genetici dello sviluppo, disconoscendo le nuove scoperte riguardanti il ruolo dei fattori extragenetici in questo contesto teorico16. Per le stesse basi di questa teoria, parlare di informazione a riguardo dei processi di sviluppo, conferisce, consciamente o inconsciamente, un ruolo causale prioritario allaspetto genetico, proprio perch su questo aspetto la teoria stata formulata17. Quando, al contrario, si tenta di tradurre gli altri fattori negli stessi termini, il loro potenziale esplicativo perde efficacia, in quanto troppo distanti da questo livello di spiegazione.

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Nellultimo decennio la possibilit di una continua conciliazione fra ricerca e dati sperimentali da una parte e la teoria dellinformazione dallaltra, si resa maggiormente impraticabile. In questo periodo, lo studio dei sistemi di eredit epigenetici, che per il momento possiamo definire semplicemente come tutti quei sistemi di eredit non direttamente genetici, diventato pregnante per la stessa comprensione delle strategie di sviluppo adottate dallorganismo, al fine di avviare una nuova ridefinizione teorica in grado di renderne conto attribuendo a tali sistemi una pari dignit rispetto al materiale genetico, diversi autori spingono ora verso un ripensamento sia di alcuni concetti che della terminologia della materia.

Daniele Romano
daniele-romano@email.it

Note
1. Non legato allo sviluppo del linguaggio umano, n sul piano dello sviluppo, n sul piano evolutivo. 2. Watson, 1968. Il dogma centrale riassume in un breve schema le funzioni del DNA. 3. Watson delinea la catena di processi che portano alla sintesi di una proteina nella maniera seguente: gene (o filamento di DNA) filamento di RNA Proteina, dove ogni anello causativo ed ogni azione unidirezionale. 4. La prima descrizione esauriente di Watson (1953, 1968). 5. Si veda Graham (2002); Morante (1998). 6. Si veda Sterelny (1999). 7. Ordine inteso come risultante di una informazione trasmessa. 8. Si veda Graham (2002). 9. Si veda Watson (1953b, 1968). 10. Si veda Moss (2004). 11. Si veda Keller (2000); Sterelny (1999). 12. Si veda Graham (2002). 13. Si veda Blute (2004). Viewing the genome with its protein packaging as a brain gets ridof Gods and ghosts while plausibly integrating machine and information-based views. While the wetware of brains and genomes are very different, many fundamental principles of how they

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function are similar. Eukaryotic cells are compound entities in which case the nuclear genome might best be thought of more as a government than simply as a brain. 14. Si veda Godfrey-Smith (2000b). 15. Si veda Griffiths (2001). 16. Si veda Keller (1999).

17. Si veda Oyama (2001); Griffiths (2001).

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BIOLINGUISTICA: DA NOAM CHOMSKY A ANDREA MORO LORENZO MESSERI

1. Chomsky e la Biolinguistica

Allinterno della ormai lunga storia della linguistica generativa di Noam Chomsky esiste un filo rosso che negli intenti del linguista americano serve a tenere la teoria della Grammatica Universale (GU) ancorata alle scienze cognitive: la linguistica, as the Chomskyan views it,1 ha come fine ultimo lelaborazione di una teoria in grado di integrarsi con le indagini sperimentali in campo neuroscientifico. In questo articolo cercher di riepilogare alla luce degli sviluppi pi recenti il punto di vista di Noam Chomsky sulla biolinguistica e sulle pi o meno fruttuose interazioni tra questa disciplina e le neuroscienze: in particolare, prender a titolo esemplificativo alcune ricerche condotte negli ultimi anni a cura di per la prima volta quipe di lavoro miste tra neuroscienziati e linguisti. Perch questo? Per tre ragioni: la prima che, nonostante pur autorevoli voci di dissenso, la GU rimane ancora oggi una teoria efficace2 e, come tale, giusto mantenere vivo il dibattito su di essa; la seconda che poche altre teorie del linguaggio riescono quanto la GU ad interagire con le neuroscienze nella ricerca del complesso di meccanismi biologici alla base del linguaggio; la terza che oggi realmente possibile un confronto scientifico tra le pi recenti formulazioni teoriche della GU e le indagini sperimentali. Alcune di queste riescono a dare prova di una sostanziale fondatezza dellipotesi chomskiana. Per ragioni di sintesi in questo articolo compariranno, laddove necessario, riferimenti solo alle versioni pi recenti della GU (Modello dei Principi e dei

Per parafrasare il titolo della celebre opera di Watson del 1913, Psychology as the Behaviorist Views it, che segn la nascita del comportamentismo. 2 Nel senso usato da S. Hawking, The Universe in a Nutshell, The Book Laboratory, London 2002; trad. it. LUniverso in un guscio di noce, Mondadori, Milano 2002, p. 35.
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Parametri, PP, e Programma Minimalista, PM), dando per scontate la conoscenza della GU e delle pi recenti prospettive chomskiane sul linguaggio3.

Gli

argomenti

principali

che

Chomsky

porta

sostegno

della

natura

essenzialmente biologica del linguaggio sono i seguenti: Il linguaggio una facolt specie-specifica delluomo: non data la conoscenza di nessun altro animale in possesso di una simile caratteristica. Come tale, lo studio della facolt del linguaggio (FL) non pu fare affidamento sullo studio di altre forme di comunicazione in specie diverse. Nel cervello umano esiste una sorta di architettura interna4 che sottost alla produzione del linguaggio. In tutte le lingue fino ad ora esaminate esistono strutture sintattiche riconducibili a procedure simili di costruzione grammaticale. Accanto ad una facolt del linguaggio in senso esteso (FLB) che include, fra gli altri, i sistemi senso-motorio e concettuale-intenzionale, il solo cervello umano dotato di una facolt del linguaggio in senso stretto (FLN), una sorta di kernel di FL, dotata della capacit di processare il linguaggio secondo caratteristiche di ricorsivit e infinit discreta. Il linguaggio caratterizzato da processi fondamentali di funzionamento che non possono essere totalmente appresi; tali processi la grammatica universale fanno parte del bagaglio genetico del cervello umano, e consentono lapprendimento di una lingua in tempi rapidissimi. La facolt del linguaggio si caratterizza come una sorta di modulo cerebrale privilegiato per quanto concerne lapprendimento del linguaggio: in questo senso FL un vero e proprio organo del corpo umano.
Si vedano: N. Chomsky, The Minimalist Program, The MIT Press, Cambridge 1995; N. Chomsky, Minimalist Inquiries: the Framework, ms., The MIT Press, Cambridge 1998; N. Chomsky, An On-Line Interview with Noam Chomsky: On the Nature of Pragmatics and Related Issues, Brain and Language, 68, Issue 3, 1999, pp. 393-401, in Internet: <http://cogprints.ecs.soton.ac.uk/archive/00000126/00/chomsweb_399.html> [02/04]; N. Chomsky, The Biolinguistic Perspective After Fifty Years, Lezione Magistrale, Universit degli Studi di Firenze, 2004. 4 In questo articolo adotter il termine architettura (interna, cognitiva) nel senso impiegato in L. Aprile, Linguaggio lessicale e conoscenza sociale nel bambino, Giuffr, Milano 1993, p. 8.). Si veda anche J. Fodor, The Modularity of Mind: an Essay on Faculty Psychology, The MIT Press, Cambridge 1983; trad. it. La mente modulare, Il Mulino, Bologna 1999.
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La povert dello stimolo: si pu dire che lambiente in cui il bambino apprende la lingua ricco di lessico ma povero di struttura. Non accade mai che il genitore (o chi per lui) insegni la sintassi al bambino. Il bambino impara una lingua in modo assai veloce: a) senza commettere errori di sintassi;5 b) producendo e/o ricreando le regole laddove non ci sono (ad es. nel pidgin). Nel corso dello sviluppo il bambino sente pronunciare enunciati quasi sempre corretti sintatticamente, o quanto meno che non violano le pi basilari propriet sintattiche espresse dalla GU. Questo significa che il bambino deve poter fare a meno di un elemento, quello dellerrore, che invece fondamentale nei processi di apprendimento.6 Linfluenza dellambiente nello sviluppo del linguaggio determinante al pari di quanto lo ai fini dello sviluppo di pressoch tutte le altre facolt mentali e capacit fisiche; in altre parole, senza uno stimolo appropriato, il cervello umano non riesce a sviluppare la facolt del linguaggio, cos come rimarrebbe irrimediabilmente cieca una persona costretta a vivere al buio per i primi anni dello sviluppo.7 Una diretta conseguenza della natura biologica del linguaggio che la sua variet esecutiva la moltitudine di lingue parlate nel mondo apparente: alcune propriet fondamentali del linguaggio sono osservabili in tutte le lingue naturali conosciute; le uniche variazioni riscontrate dalle analisi comparative in linguistica sono, per cos dire, interpretazioni di queste propriet. Le lingue naturali variano molto per quanto concerne gli aspetti fonologici e morfologici, ma poco o, meglio, sono soggette ad importanti restrizioni dal punto di vista della sintassi; questo perch il cervello umano in grado di elaborare solamente un certo tipo di sintassi.

S. Pinker, The Language Instinct: How the Mind Creates Language, Morrow, New York 1994; trad. it. Listinto del linguaggio. Come la mente crea il linguaggio, Mondadori, Milano 1998. 6 Sullimportanza dellerrore e del feedback nelle fasi di apprendimento si veda L. Trisciuzzi, F. Corchia, Manuale di pedagogia sperimentale, 3 ristampa, Edizioni ETS, Pisa 1999, pp. 137-170. 7 Come ammette Cook (V. Cook, M. Newson, Chomskys Universal Grammar. An Introduction, 2nd Ed., Basil Blackwell, Oxford 1996; trad. it. La Grammatica Universale Introduzione a Chomsky, Nuova Edizione, Il Mulino, Bologna 1996), le teorie ambientaliste sullapprendimento linguistico nel bambino possono rappresentare un complemento allapproccio chomskiano nella misura in cui la GU si pone come core di una ipotetica teoria integrata dellapprendimento linguistico.
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Esiste una differenza sensibile tra il livello di conoscenza della madrelingua e di unaltra lingua imparata dopo i primi anni di vita. Cos come per altre funzioni (il movimento, la percezione, ludito, ecc.), sembra esserci uno stadio biologico in cui lapprendimento del linguaggio favorito. Per altro, la specializzazione dello sviluppo di funzioni specifiche negli organismi viventi verosimilmente inscritta nel nostro patrimonio genetico: poich la capacit di imparare una lingua si realizza in un dato momento dello sviluppo, lecito ipotizzare che essa dipenda da una particolare predisposizione del cervello (determinata geneticamente) e dalla necessit dello stimolo ambientale. Le indagini neurologiche confermano lesistenza di aree del cervello specializzate (anche se in modo non esclusivo) per il linguaggio; il che rende plausibile lipotesi che esista un unico modo caratteristico della specie umana in cui il linguaggio viene prodotto. La biolinguistica in un confronto con le neuroscienze si trova oggi nelle stesse condizioni in cui si trovava la chimica nei confronti della fisica agli inizi del 900: una teoria ancora non del tutto unificabile in una disciplina forte, poich ancora non sono stati costruiti gli strumenti adatti per farlo.

Una precisazione sullultimo punto: la principale leva che, secondo Chomsky, dovrebbe avvicinare la linguistica generativa alle neuroscienze che la teoria della GU dovrebbe fornire strumenti formali in grado di rendere conto delle cosiddette condizioni di leggibilit allinterfaccia:8 lipotesi che FL sia costruita secondo criteri di economia in relazione agli altri sistemi cognitivi con cui deve interfacciarsi; il principio di economia consiste in questo caso nellindividuare le modalit con cui si connettono le rappresentazioni di interfaccia, cio le condizioni necessarie e sufficienti attraverso cui FL parla con le altre componenti.9 Non esistono pi soltanto uno stato iniziale L0 e uno finale L1 per la

N. Chomsky, Su natura e linguaggio, Ed. Universit degli Studi di Siena, 2001, p. 76. Lidea chomskiana del linguaggio come organo biologico qui piuttosto evidente: La facolt del linguaggio deve interagire con tali sistemi, altrimenti non utilizzabile per niente. [] dato che il linguaggio essenzialmente un sistema di informazione, linformazione che immagazzina deve essere accessibile a quegli altri sistemi. [] Linformazione che fornisce leggibile da questi
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facolt del linguaggio, ma una successione di stati che la GU deve essere in grado di spiegare in termini di completa leggibilit allinterfaccia. Il tema centrale del recente Programma Minimalista, PM, proprio questultimo: se il sistema linguistico deve rispettare condizioni di economia delle rappresentazioni, le rappresentazioni della struttura sintattica non devono contenere pi elementi di quelli necessari. Secondo lapproccio minimalista le nozioni di struttura-p e struttura-s non appaiono pi necessarie: poich la lingua un sistema di collegamento fra suono e significato, le uniche rappresentazioni veramente necessarie si trovano allinterfaccia dei componenti semantico e fonetico del sistema linguistico.10 Il PM si chiede se sia possibile che il sistema stesso del linguaggio corrisponda ad una sorta di disegno ottimale.11 In altre parole, sostiene Chomsky, affrontare la natura biologica del linguaggio implica chiedersi fino a che punto sia ben disegnato il sistema12 per soddisfare le condizioni di accessibilit con gli altri sistemi interni del cervello:

[] per esempio, a livello sensomotorio non si pu avere una parola che non sia espressa foneticamente, perch il sistema sensomotorio non saprebbe cosa fare. [] E lo stesso sar vero allinterfaccia con il pensiero: si devono eliminare i tratti non interpretabili.13

Chomsky ritiene che FL sia progettata in modo da soddisfare condizioni di interpretabilit tra architetture cognitive: il movimento sintattico potrebbe essere un modo attraverso il quale sono eliminati aspetti sintattici non interpretabili. Quindi, il movimento sintattico sarebbe in qualche modo innescato dalla presenza di tratti non interpretabili.14

sistemi? come chiedersi: il fegato accessibile agli altri sistemi con cui interagisce? (Chomsky, Su natura e linguaggio, cit., p. 60). 10 Cook, Newson, La Grammatica Universale, cit., p. 345). 11 Chomsky, Su natura e linguaggio, cit., p. 52. 12 Ivi, p. 59. 13 Ivi, p. 60. 14 Non tutti sono concordi con questa visione: in un recente contributo (A. Moro, Linear compression as a trigger for movement, in Riemsdijk, H. van - Breitbarth, A (a cura di) Triggers, Mouton de Gruyter, Berlin,2004), Andrea Moro ipotizza che il movimento sintattico riguardi per lo pi aspetti di interfaccia con il componente fonologico-articolatorio.

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La linguistica come scienza cognitiva segue gli stessi metodi sperimentali adottati dalle altre scienze cognitive che si occupano di indagare le capacit mentali. Dal momento che lindagine diretta sul cervello non possibile, non resta che procedere allanalisi comparativa degli enunciati delle varie lingue naturali, sulla grammaticalit dei quali pu essere indicativo il giudizio dei parlanti nativi delle lingue prese in esame. Non solo lindagine diretta non possibile, ma potremmo non possedere gli strumenti adatti per leggere i dati:

Supponiamo che le nostre conoscenze siano contenute in qualche curiosa specie di registro allinterno del cervello. Linformazione presente nel registro non immagazzinata in forma leggibile da noi osservatori esterni. Perch dovrebbe esserlo? Linformazione non l per il beneficio di osservatori esterni, ma per essere usata dal resto del cervello.15

2. La facolt di linguaggio in a narrow sense

In un ormai famoso articolo pubblicato su Science nel 200216 Hauser, Chomsky e Fitch (HCF) ipotizzano che la facolt del linguaggio in senso stretto sia costituita essenzialmente da un sistema computazionale ristretto (narrow syntax) che genera rappresentazioni interne e le dirige allinterfaccia senso-motoria tramite il sistema fonologico, e allinterfaccia concettuale-intenzionale attraverso il sistema semantico.17 Fattori interni allorganismo, ma esterni alla FLB quindi esterni anche alla FLN impongono restrizioni alluso di questo sistema: ad esempio, la capacit respiratoria dei polmoni condiziona la lunghezza delle frasi producibili, mentre la memoria di lavoro impone limiti sulla complessit delle frasi che devono essere capite. Altri limiti, per esempio sulla formazione dei concetti o sulla velocit delloutput motorio, sono invece aspetti della FLB con una propria storia evolutiva che possono avere influenzato levoluzione della FLN, anche se, essendo
R. Jackendoff, Patterns in Mind: Human Language and his Nature, Hemel Hempstead, Harvester Wheatsheaf 1993; trad. it. Linguaggio e natura umana, Il Mulino, Bologna 1998, p. 67. 16 M. D. Hauser, N. Chomsky, T. W. Fitch, The Faculty of Language: What Is It, Who Has It, and How Did It Evolve?, Science, 298, 2002, pp. 1569-1579. 17 Rispettivamente, Forma Fonetica e Forma Logica, cos come ipotizzate dalla teoria della Grammatica Universale.
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plausibilmente condivisi da altri esseri viventi e questa una svolta di notevole importanza nel pensiero chomskiano possono non essere considerati nello studio dellevoluzione di questa componente della facolt del linguaggio, che esclusivamente in dotazione alla nostra specie;18 in sintesi, ci che

contraddistingue il linguaggio delluomo sono linfinit discreta19 e le propriet ricorsive della grammatica, che consentono modi potenzialmente infiniti di espressione linguistica (e anche infiniti modi di espressione linguistica del pensiero) sfruttando un limitato numero di regole.20 Questi aspetti sembrano mancare del tutto nella comunicazione animale. HCF postulano che la FLN la facolt del linguaggio in senso stretto sia speciespecifica per luomo, e che si sia evoluta in un secondo momento rispetto alla facolt del linguaggio estesa; questultima sarebbe invece basata su meccanismi biologici condivisi con altre specie animali. La maggior parte della complessit che si manifesta nel linguaggio deriverebbe perci dalla complessit delle componenti periferiche della FLB: le interfacce senso-motorie e concettualiintenzionali, combinate con gli imprescindibili fattori socio-ambientali. La FLB, nel suo complesso, ha unantica storia evolutiva, di molto anteriore alla comparsa del linguaggio e contiene molti meccanismi cognitivi e percettivi condivisi da altre specie. La FLN, dal canto suo, comprende solo i core mechanisms of recursion,21 dunque solo le propriet ricorsive del linguaggio, che esclusivamente l Homo Sapiens sembra possedere.
18 Jackendoff (Linguaggio e natura umana, cit., pp. 227-235) osserva che la musica, in quanto attivit esclusivamente umana, presenta connotati di infinit discreta e propriet ricorsive: la capacit di percepire un senso nei brani musicali implicherebbe lesistenza di una grammatica musicale inconscia che organizza la nostra comprensione della musica. Al di l dellapprendimento ambientale, la nostra capacit inconscia di costruire grammatiche musicali esige alcune risorse innate soggiacenti, che non si riducono alla capacit di assorbire sequenze di suoni. 19 The core property of discrete infinity is intuitively familiar to every language user. Sentences are built up of discrete units: there are 6-word sentences and 7-word sentences, but no 6,5-word sentences. (Hauser et al., The Faculty of Language, cit., p. 1571). 20 FLN takes a finite set of elements and yields a potentially infinite array of discrete expressions. This capacity of FLN yields discrete infinity (a property that also characterizes the natural numbers). Each of these discrete expressions is then passed to the sensory-motor and conceptual-intentional systems, which process and elaborate this information in the use of language. (Hauser et al., The Faculty of language, cit., p. 1571). 21 Ivi, p. 1573.

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In che modo portare avanti lidea di una componente ristretta di FL che sia esclusiva della specie umana? Chomsky ritiene che le indagini di anatomia ed etologia comparata possano in futuro fornire una risposta a tale domanda. Relativamente al sistema concettuale-intenzionale non linguistico degli animali, molti studi indicano che mammiferi non umani e uccelli possiedono ricche rappresentazioni concettuali, cui per non fa riscontro unadeguata capacit comunicativa. Pertanto, secondo Chomsky, lo scarto tra luomo e gli altri animali dotati di sistemi di comunicazione22 dato dal sistema computazionale che lega la facolt del linguaggio alle funzioni concettuali-intenzionali. Questo sistema computazionale, particolarmente evoluto nelluomo,23 in grado di costruire un insieme virtualmente infinito di espressioni interne a partire dallinsieme finito del sistema intenzionale concettuale24 e deve fornire gli strumenti per esprimerli e interpretarli a livello senso-motorio;25 inoltre, questo sistema computazionale responsabile del grado di fitness del bambino in fase di apprendimento della lingua. Recentemente sono stati elaborati alcuni modelli matematici di in grado di simulare filogenesi e processo di apprendimento del linguaggio, su cui vale la pena soffermarsi brevemente.

Gli autori riportano a questo proposito un parallelismo tra lampiezza del sistema comunicativo del cercopiteco e quella delluomo; il giudizio un perentorio additional evidence is required before such signals [quelli del cercopiteco] can be considered as precursors for, or homologs of, human words (Ivi, p. 1576). 23 Come ampiamente riconosciuto, rapidit di apprendimento e caratteristiche semantiche del lessico appreso distinguono nettamente luomo da qualsiasi altro primate: [] the rate at which children build the lexicon is so massively different from nonhuman primates that one must entertain the possibility of an independently evolved mechanism. [] most of the words of human language are not associated with specific functions. (Ibidem). Si ripropone, in questo passaggio, largomento della povert dello stimolo, secondo il quale un bambino esposto solo ad una piccola porzione dellinsieme di tutte le frasi possibili nella propria lingua madre.
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[] no species other than humans has a comparable capacity to recombine meaningful units into an unlimited variety of lager structures, each differing systematically in meaning. (Ibidem). 25 In termini pi strettamente linguistici, scriveva Chomsky qualche anno prima, data una lingua particolare L e una facolt del linguaggio FL, L una procedura ricorsiva che genera uninfinit di espressioni. Ciascuna espressione pu essere considerata come una raccolta di informazioni per altri sistemi della mente/cervello (Chomsky, Su natura e linguaggio, cit., p. 34).
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A circa due anni di distanza dallarticolo su Science di Chomsky, Hauser e Fitch, Steven Pinker e Ray Jackendoff rispondono considerando problematica lipotesi che la ricorsivit sintattica sia ci che rende unico il linguaggio umano rispetto ad altre forme di comunicazione nelle altre specie.26 Pur condividendo in linea di principio il modello duale tra Facolt del linguaggio in senso ristretto e Facolt del linguaggio in senso esteso, Pinker e Jackendoff (PJ) evidenziano che unipotesi forte come la FLN nei termini di Chomsky mal si concilia con alcune evidenze sperimentali e di anatomia comparata le quali piuttosto tenderebbero a considerare FL non come un sistema ottimale sviluppatosi nel cervello inizialmente per altri scopi e poi diventato determinante per il linguaggio-sistema di comunicazione, bens ribaltando tale visione a centottanta gradi - un sistema che si evoluto di concerto con i sistemi percettivi e senso-motori e che fin dallinizio ha avuto funzioni di comunicazione. PJ sottolineano che il modello della FLN/FLB in qualche modo figlio del Programma Minimalista, che negli anni Novanta del secolo scorso ha mirato ad una semplificazione/riduzione dei cosiddetti principi e parametri della GU cercando di individuare i meccanismi primi che causano aspetti della grammatica come il movimento sintattico e la dipendenza dalla struttura. Cos facendo, si giunti a formulare lipotesi della ricorsivit come elemento che governa la FLN, ma si arrivati a tralasciare aspetti della stessa grammatica che non sono spiegabili esclusivamente nei termini del principio di ricorsivit o dipendenza dalla struttura, ma che sono ugualmente determinanti in una lingua. In sintesi, la critica di PJ al Chomsky di inizio nuovo millennio abbraccia sia gli aspetti pi tecnici della GU (non tutti i linguisti sembrano aver digerito il Programma Minimalista), sia le questioni meramente biologico-evolutive.

La contro-risposta di Fitch, Hauser e Chomsky (FHC) non si fatta attendere molto. In un articolo del 200527 i tre rivendicano il modello duale di FLB e FLN precisando
S. Pinker, R. Jackendoff, The Faculty of Language: Whats Special About It?, Cognition, 1376, 2004, in Internet: http://pinker.wjh.harvard.edu/articles/papers/2005_03_Pinker_Jackendoff.pdf [01/08] 27 W.T. Fitch, M.D. Hauser, N. Chomsky, The evolution of the language faculty: Clarifications and implications, Cognition, 97, 2005, pp. 179-210, in Internet:
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che tale distinzione terminologica pu essere utile per studiare al meglio gli aspetti biologici del linguaggio, per i quali necessario frazionare la FL delimitandone i meccanismi di interfaccia con gli altri sistemi biologici ed evidenziandone il nucleo caratteristico del cervello umano. FHC inoltre precisano che FLN riguarda come minimo gli aspetti legati alle propriet ricorsive della grammatica, lasciando campo aperto anche ad altri aspetti fondanti FL. Riguardo la critica di PJ al collegamento FLN Programma Minimalista, FHC ribattono che tale collegamento rappresenta una forzatura interpretativa da parte di PJ e che non mai stato nelle intenzioni di FHC spingersi oltre alcune considerazioni di massima:
we did suggest and maintain here that a core element of FLN may be structured by considerations of efficient use of the core computational mechanisms of recursion; this is the only place where the discussion in HCF ties in directly to the minimalist program. 28

Infine, per quanto concerne la diversit di vedute sugli aspetti evolutivi di FL, in questo contributo troviamo nuovamente un Chomsky estremamente prudente il quale liquida le ipotesi adattative del linguaggio come speculazioni prive di fondamenti scientifici validi a causa della cronica mancanza di evidenze sperimentali circa la storia evolutiva del linguaggio.

Nellultimo round29 del dibattito tra Chomsky, Hauser e Fitch da una parte, Jackendoff e Pinker dallaltra, questi ultimi (JP) insistono nel criticare la separazione troppo netta tra FLN e FLB che creerebbe una dicotomia tra sistemi cognitivi specificatamente umani e non: tale separazione ometterebbe di considerare capacit che possono aver conosciuto unevoluzione nel corso della storia della specie umana. Altre dicotomie problematiche, secondo JP, riguardano il considerare FLN come un trans-adattamento di una funzione originariamente

http://www.wjh.harvard.edu/~mnkylab/publications/languagespeech/FitchHauserChomksyLangF acCog.pdf [01/08] 28 Ivi, p. 184. Per approfondimenti, in Internet: www.wjh.harvard.edu/~mnkylab [01/08] 29 R. Jackendoff, S. Pinker, The Nature of the Language Faculty and its Implications for Evolution of Language (Reply to Fitch, Hauser, and Chomsky), Cognition, 97, 2005, pp. 211-225, in Internet: http://pinker.wjh.harvard.edu/articles/papers/2005_09_Jackendoff_Pinker.pdf [01/08]

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preposta ad altro che per in tale ottica appare troppo separata dalle altre componenti anatomico-funzionali che concorrono alla produzione linguistica. JP illustrano inoltre come certi aspetti ricorsivi siano presenti anche in altre componenti cognitive come la percezione: in definitiva, JP contestano a Chomsky e coautori il fatto di non considerare che aspetti ricorsivi sono presenti anche in funzioni di contorno alla FL cio nella FLB. Andando pi a fondo negli aspetti prettamente di teoria linguistica, JP rimarcano che unipotesi come quella della FLN presuppone a monte una teoria come la GU secondo la pi recente prospettiva minimalista (quindi nonostante Chomsky scriva il contrario un collegamento tra il Programma Minimalista e lidea della FLN esisterebbe). In altre parole, lipotesi di una distinzione tra FLN e FLB comporta sul piano della teoria linguistica una separazione tra la grammatica e il lessico. Ma, osservano JP, studi recenti ne evidenziano lo stretto rapporto, che di fatto mette quanto meno in dubbio una netta separazione tra FLN e FLB.

3. Biolinguistica, genetica e anatomia funzionale

Esiste una correlazione tra il nostro codice genetico e le propriet universali del linguaggio postulate dalla GU? Se s, in che termini? Ad oggi non si dispone di strumenti per determinare con esattezza quali geni intervengano esattamente nello sviluppo del linguaggio. Daltra parte, non un singolo gene, n un numero x di geni, sono responsabili del linguaggio: come per tutte le propriet di un organismo vivente, determinate configurazioni di materiale genetico,

comprendente vari tipi di geni con varie funzioni,30 concorrono nello sviluppo di una certa caratteristica dellindividuo. Variazioni anche minime in queste particolari configurazioni portano a risultati completamente diversi. Riguardo al linguaggio, si possono al massimo formulare ipotesi, delineare orizzonti di ricerca

E. Boncinelli, I presupposti biologici del linguaggio I. Aspetti evolutivi, Lingue e Linguaggio, 1, Il Mulino, Bologna 2003, pp. 147-159.
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che, se intrapresi, potranno offrire contributi di chiarezza: quanto ha cercato di fare Andrea Moro in un recente contributo.31 Il cervello umano pu essere rappresentato come una struttura sistemica; un modello sistemico consente di mettere nella giusta relazione caratteristiche di rete vi sono sistemi formati da diverse unit cerebrali interconnesse e aspetti modulari questi sistemi sono in effetti devoluti ad attivit relativamente separabili che costituiscono la base delle funzioni mentali. Il cervello un sistema di sistemi32 originato da unarchitettura neurale su pi livelli, il primo dei quali rappresentato dalle cellule cerebrali, i neuroni. Un dato a cui Damasio si appella per sostenere lipotesi di unarchitettura sistemica del cervello riguarda il fatto che, a livello citologico,

molti neuroni parlano solo con altri neuroni che non sono molto distanti nellambito di circuiti relativamente locali di nuclei e regioni corticali; altri, seppure dotati di assoni che si protendono per diversi millimetri [...] nel cervello, entreranno in contatto soltanto con un numero relativamente piccolo di tali neuroni.33

La conseguenza principale di tale disposizione che lattivit del singolo neurone dipende generalmente dal gruppo di neuroni che lo circonda e di cui fa parte. Eventuali aree di specializzazione sono conseguenza del posto occupato da gruppi di neuroni connessi in un certo modo allinterno di un sistema di pi ampia scala, il supersistema di sistemi34 di cui parla Damasio. Riguardo al linguaggio, esistono aree specifiche nel cervello che si attivano in fase di comprensione e produzione linguistica; anche altre aree cerebrali sono per parzialmente coinvolte per il linguaggio. Inoltre, le stesse aree specifiche del linguaggio si attivano anche in fase di svolgimento di altri compiti, come alcune

A. Moro, Linguistica mendeliana ovvero quali domande su genetica e grammatica?, Lingue e Linguaggio, 1, Il Mulino, Bologna 2002. 32 A. R. Damasio, Descartes Error. Emotion, Reason and the Human Brain; trad. it. Lerrore di Cartesio. Emozione, ragione e cervello umano, Adelphi, Milano 2001. 33 Ivi, p. 66. 34 Ibidem.
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funzioni motorie.35 Come possiamo interpretare, allora, lipotesi chomskiana di una facolt del linguaggio modulare in relazione al modello sistemico di Damasio? Considerare le patologie afasiche una prova della separazione del linguaggio da altre funzioni cerebrali quanto meno problematico: un modularismo forte giustificabile dalle sindromi patologiche ben definite di cui parla Fodor36 stato smentito da (almeno) i seguenti dati: esistono disturbi afasici riconducibili a lesioni di altre strutture cerebrali come

la superficie mediale del lobo frontale, il polo temporale sinistro e il talamo;37 le forme pure di afasie sono ancora oggi oggetto di discussione circa la loro

stessa esistenza come patologie autonome;38 In generale, le afasie sono accompagnate da disturbi anche se pi lievi

rispetto a quello specifico del linguaggio di tipo cognitivo,39 visivo e motorio;40 Premesso che le patologie afasiche presentano un quadro piuttosto

eterogeneo, nellevento patologico si assiste sia ad effetti collaterali in aree cerebrali lontane dallarea lesionata, sia in genere ad un processo di riorganizzazione neurale inter- e post-traumatica: nella realt clinica infatti un caso piuttosto raro che la lesione cerebrale resti strettamente confinata ad una sola delle aree deputate al linguaggio.41 La generale plasticit che consente una riorganizzazione della facolt del linguaggio conseguentemente ad un evento traumatico stata oggetto di numerosi studi.42

Gli studi sulle patologie afasiche confermano sia lesistenza di una localizzazione di una funzione cognitiva specifica come il linguaggio, sia una pi generale asimmetria degli emisferi cerebrali: il linguaggio pu venir localizzato in uno dei
P. Lieberman, Human Language and Our Reptilian Brain, Harvard Univ. Press, Cambridge (MA) and London, UK 2000., p. 27 36 J. Fodor, The Modularity of Mind: an Essay on Faculty Psychology, The MIT Press, Cambridge 1983; trad. it. La mente modulare, Il Mulino, Bologna 1999, p. 154. 37 E. Bisiach, et al., Neuropsicologia clinica, Franco Angeli, Milano 1993, p. 37. 38 Ivi, p. 33. 39 Lieberman, Human Language, cit., pp. 95-96. 40 Bisiach, et al., Neuropsicologia, cit., p. 40. 41 Ivi, pp. 38-39. 42 Si vedano, ad esempio, i riferimenti bibliografici in H. Neville, D. Bavelier, Neural Organization and Plasticity of Language, in Current Opinion in Neurobiology, 8, pp. 254-258, 1988, in Internet: <http://biomednet.com/elecref/0959438800800254> [02/04].
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due emisferi, anche se non si tratta di una facolt semplice, ma costituisce un insieme di facolt delle quali le due principali, la comprensione e lespressione, possono oggi venire distinte in base alle loro localizzazioni regionali.43 Dati sperimentali evidenziano che le interconnessioni tra le aree specifiche del cervello sono determinanti per il quadro cognitivo generale dellindividuo: in un recente contributo, che indaga una possibile relazione tra la computazione linguistica e alcune aree specifiche del cervello, Caramazza e Finocchiaro riportano una serie di studi i cui risultati lasciano supporre che due circuiti neurali separati nellemisfero sinistro siano coinvolti nella rappresentazione dei nomi e dei verbi.44 Un circuito fronto-parietale (comprendente le parti del lobo frontale situate anteriormente e superiormente allarea di Broca) sarebbe principalmente implicato nellelaborazione dei verbi, mentre un circuito fronto-temporale (comprendente le parti inferiore e posteriore del lobo frontale) sarebbe principalmente implicato nellelaborazione dei nomi.45 evidente, in questo tipo di ricerche, limportanza che la linguistica come scienza cognitiva pu rivestire in campo neuroscientifico, anche a prescindere dalla ortodossia chomskiana. Philip Lieberman ipotizza lesistenza di un Functional Language System (FLS) rappresentato da una rete di circuiti neurali che si attivano simultaneamente per manifestare un particolare comportamento che contribuisce alla fitness

dellorganismo; in altre parole, un sistema che contribuisce ad assicurare la sopravvivenza della propria specie.46 I gangli basali rappresentano alcuni tra gli elementi chiave del FLS: in genere associati al controllo motorio, e

filogeneticamente risalenti ad unanatomia cerebrale presente anche nei rettili, i gangli basali riflettono la storia evolutiva del FLS nella misura in cui la selezione naturale ha operato e reso possibile risposte di tipo neurale (cognitivo) nelluomo,

E. R. Kandel, J. H. Schwartz, Principles of neural science, Elsevier Science Publishing Co., New York 1985; trad. it. Principi di neuroscienze, Casa Editrice Ambrosiana, Milano 1988, p. 739. 44 A. Caramazza, C. Finocchiaro, Classi grammaticali e cervello, Lingue e Linguaggio, 1, Il Mulino, Bologna 2002. 45 dove, per nomi e verbi, si intende linsieme dei tratti lessicali e morfosintattici ad essi associati (Ivi, p. 32). 46 Cfr. Lieberman, Human Language, cit., pp. 32-38. Trattandosi di unesposizione estremamente sintetica della teoria del Functional Language System, eviteremo di riportare i (numerosissimi) riferimenti bibliografici relativi agli studi che Lieberman cita nel suo lavoro.
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laddove in altre specie queste strutture danno luogo a risposte esclusivamente di tipo motorio. La funzione del FLS di trasmettere, comprendere e memorizzare le informazioni, e coordinare luso di un mezzo (medium) come la parola (speech). La possibilit di pronunciare un discorso assicura, dal punto di vista comunicativo, unalta velocit di trasmissione di dati, mantenendo il lessico con i relativi componenti sintattico, semantico e pragmatico in una memoria di lavoro verbale (verbal working memory); il significato dellenunciato, invece, derivato dal contesto. LHomo Sapiens sarebbe dunque in possesso di un complesso meccanismo cerebrale che gli permette di parlare, trasmettere uninformazione concettuale codificata (coded) come lessico, integrando altre componenti informazionali (visive, tattili, pragmatiche) con la conoscenza codificata nelle parole di un lessico interno (internal lexicon). Le parole appaiono sia come elementi concettuali che come elementi comunicativi:

The word tree doesnt necessary refer to a particular tree o even to a species. Tree codes a concept. The conceptual information coded in the brains lexicon appears to recruit information represented in structures of the brain concerned with sensation and motor control.47

Secondo il modello del FLS la conoscenza linguistica attiene alla conoscenza del mondo esterno, archiviata allinterno del cervello in forma di parole alle quali la mente ha accesso attraverso il componente fonologico, mentre una sorta di linguaggio interno costituisce il medium del pensiero. Dal punto di vista neuroanatomico il FLS presenta una configurazione a rete neurale, secondo uno schema analogo a quello dei sistemi neurali proposto da Damasio: circuiti neurali formati da popolazioni di neuroni in varie strutture neuroanatomiche processano e trasmettono segnali ad alte popolazioni neurali; una certa struttura

neuroanatomica pu riguardare anche popolazioni neurali che regolano altri aspetti del comportamento in altri sistemi funzionali neurali. Per quanto concerne lFLS le strutture neurali subcorticali che regolano certi aspetti del controllo motorio
47

Lieberman, Human Language, cit., pp. 32.

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riguardano anche circuiti che regolano la produzione linguistica cos come la comprensione. Inoltre, come gi detto, i gangli basali subcorticali rivestono un certo ruolo nel pensiero astratto (abstract cognition). Dal punto di vista evolutivo il FLS assicurerebbe una maggiore fitness poich sarebbe in grado di integrare rapidamente linformazione sensomotoria e concettuale con le conoscenze in possesso, rappresentata sotto forma di parole e frasi, per produrre una risposta appropriata nei confronti dellambiente esterno o dello stato mentale interno. Dunque, secondo Lieberman il linguaggio pu cos essere considerato:

[...] human language and thought can be regarded as neurally computed motor activity, deriving from neuroanatomical systems that generate overt motor responses to

environmental challenges and opportunities. In short, the anatomy and physiology of the human FLS reflects its evolutionary history. Natural selection operated on motor control systems that provide timely responses to environmental challenges and opportunities.48

In sintesi, lapproccio di Lieberman nei confronti della natura biologica del linguaggio orientato ad indagare le componenti neuronanatomiche interessate alla computazione linguistica. Lieberman non propone una teoria della mente, limitandosi ad unipotesi sullevoluzione del linguaggio sulla base delle ricerche di anatomia comparata. Le argomentazioni che Lieberman presenta contro lipotesi dellorgano del linguaggio chomskiano non possono essere ignorate. Di questo lo stesso Chomsky ne probabilmente consapevole, tant che in Hauser, et. al. (2002) il linguista americano ci presenta una nuova ipotesi sulla facolt del linguaggio che, sotto certi aspetti, riconducibile al FLS di Lieberman (in particolare la nozione di facolt del linguaggio in senso esteso). Inoltre, la prospettiva modulare della facolt del linguaggio sembra essere indebolita dalla massa di dati che Lieberman porta a sostegno della propria ipotesi; senza dimenticare le critiche mosse dallo stesso Lieberman circa i criteri di scientificit della GU. A tal riguardo, il paragrafo che segue tratta tre ricerche sperimentali che consentono una
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Ivi: p. 158.

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riflessione su una questione molto importante: a fronte dellorganizzazione reticolare dei circuiti neurali coinvolti nel linguaggio, si dimostra che esiste una correlazione significativa tra le propriet del linguaggio espresse dalla teoria della GU e il comportamento di sistemi neurali interemisferici associati alla produzione e alla comprensione linguistica.

4. Andrea Moro: primi esempi di interazione tra linguistica e neuroscienze

Le ricerche seguenti, che presento in estrema sintesi, si sono basate su strumenti quali la PET (Positron Emission Tomography)49 e la fMRI (functional Magnetic Resonance Imaging)50 per indagare tre questioni: 1. Quali aree specifiche della corteccia cerebrale intervengono nella

computazione della sintassi e della morfologia degli enunciati grammaticali?51 I risultati di questo studio, in linea con altri, suggeriscono che le capacit sintattiche non vengono implementate in una singola area cerebrale. Piuttosto, esse interessano una struttura reticolare di neuroni che riguarda le aree neocorticali sia

La tomografia ad emissione di positroni (PET) usa composti radioattivi e visualizza il decadimento di queste molecole radioattive. Il decadimento libera positroni che a loro volta, scontrandosi, liberano radiazioni elettromagnetiche (gamma). Le radiazioni gamma vengono registrate ed elaborate elettronicamente per comporre immagini che ne indicano l'origine nel cervello. La PET perci in grado di visualizzare quale regione cerebrale accumuli la sonda molecolare (tracer) impiegata. Cos possibile, ad es. con l'uso di glucosio radioattivo, visualizzare regioni cerebrali che hanno un metabolismo particolarmente attivo in un determinato momento, come durante l'esecuzione di un particolare compito. Per quanto riguarda l'esame dell'attivit cerebrale la PET viene ad oggi sempre pi spesso sostituita dalla risonanza magnetica funzionale. 50 La tecnica delle neuroimmagini funzionali in grado di determinare quali parti del cervello sono attivate da specifici tipi di attivit fisiche o psichiche, come ad es. la vista, ludito o il movimento di un dito della mano. Questa sorta di mappatura cerebrale si realizza attraverso un uso particolare della risonanza magnetica, impostata in modo tale che, allattivazione di una certa area cerebrale, causata dallo svolgimento di un certo compito da parte del soggetto sperimentale, venga evidenziato graficamente lincremento del flusso sanguigno relativamente alle suddette aree attivate. Vengono registrate le variazioni di ossigenazione del sangue nelle zone di attivazione: questo rappresenta un indice del livello di metabolismo in atto. Ulteriori dettagli sullutilit di queste tecniche per indagare il metabolismo cerebrale sono riportati in Lieberman, Human Language, cit., pp. 30-31). 51 A. Moro, et al., Syntax and the brain: disentangling grammar by selective anomalies, NeuroImage, 13, Chicago Academic Press, 2001, pp. 110-118.
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sinistre che destre, cos come altre porzioni cerebrali come i gangli basali e il cervelletto. Inoltre, la non completa corrispondenza fra i correlati neurologici dei processi sintattici e morfosintattici sembra corrispondere bene con tale distinzione operata in linguistica in ambito teorico tra sintassi, morfologia e fonologia. 2. Eventuali differenze di attivazione dellarea di Broca nel processo di

acquisizione di enunciati sintatticamente grammaticali vs/ non grammaticali.52 Questa ricerca dimostra un selettivo ed importante ruolo dellarea di Broca nel processo di acquisizione di regole inventate grammaticali (che seguono i principi della GU) in confronto allacquisizione di regole inventate non grammaticali. I dati ottenuti contribuiscono inoltre a chiarire i meccanismi cerebrali che sottostanno allacquisizione di una seconda lingua in individui adulti; lincremento di competenza di specifiche caratteristiche linguistiche inventate appare essere strettamente associato con variazioni di attivit esattamente in quelle regioni cerebrali implicate nella computazione degli aspetti linguistici corrispondenti. Inoltre, nelle prime fasi di acquisizione della lingua la computazione di strutture linguistiche inventate coinvolge porzioni dellarea di Broca che supportano meno processi automatici. In sintesi, esiste una certa evidenza del fatto che larea di Broca possa essere addetta alla computazione della struttura gerarchica della grammatica. Questo studio dimostra che, in individui adulti, lacquisizione di strutture sintattiche linguistiche di tipo gerarchico riguarda un sistema neurale che comprende larea di Broca. 3. Relativamente allarea di Broca, come si misura lincremento di attivazione

nel processo di acquisizione di una nuova lingua naturale che segue i principi della GU vs/ acquisizione di una nuova lingua che non rispetta la GU?53 Questa ricerca mostra che, in individui adulti, lacquisizione di nuove competenze linguistiche coinvolge unarchitettura funzionale cerebrale sostanzialmente diversa da quella implicata nellapprendimento di regole grammaticali che violano le propriet della Grammatica Universale. Nello specifico, larea di Broca sembra

M. Tettamanti, et al., Neural Correlates for the Acquisition of Natural Language Syntax, NeuroImage, 17, Chicago Academic Press, 2002, pp. 700-709. 53 M. Musso, et al., Broca's Area and the Llanguage Instinct, Nature Neuroscience, vol.6, 2003, pp. 774-781.
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rivestire un ruolo chiave nellapprendimento di regole linguistiche reali, indipendentemente dalla lingua che viene appresa, sia essa vicina o lontana alla lingua madre come famiglia; inoltre, come evidenziato in studi precedenti,54 la computazione degli aspetti sintattici del linguaggio (particolarmente la pars triangularis) risulta essere una funzione essenziale di questa regione cerebrale. Sembra dunque che questa particolare area cerebrale sia specializzata nellacquisizione e nella computazione di strutture sintattiche di tipo gerarchico, (piuttosto che lineare), proprie di ogni lingua naturale conosciuta. La correlazione negativa, rilevata tra il segnale BOLD (Blood Oxygen-Level Dependent) nellarea di Broca e lapprendimento di regole grammaticali artificiali, d ulteriore conferma allipotesi che questa regione cerebrale sia specializzata

nellidentificazione dei principi naturali e universali del linguaggio. I ricercatori, inoltre, ritengono che nelle fasi di apprendimento di una lingua inventata larea di Broca progressivamente venga interessata sempre meno da questa attivit: daltra parte, questa potrebbe essere una conferma dellipotesi che le strutture di tipo gerarchico non siano specifiche per il linguaggio, ma che riguardino anche altre caratteristiche mentali come la produzione musicale e le capacit matematiche.55 Le caratteristiche anatomiche e funzionali dellarea di Broca consentono di postulare che la differenziazione ontogenetica di questa regione cerebrale possa rappresentare uno sviluppo evolutivo di grande rilevanza, una tappa che ha contribuito a determinare lo scarto di capacit intellettive fra gli esseri umani e gli altri primati: questi ultimi sono in grado di imparare singoli elementi di un lessico, ma non hanno la capacit di organizzare il lessico in una struttura gerarchica (e ricorsiva) come riescono a fare gli umani.

Ivi, p. 778. Riprendiamo lindicazione bibliografica di uno studio che non abbiamo preso in esame, ma dal titolo eloquente: G. Maess, et al., Musical Syntax is Processed in Brocas Area: An MEG Study, Nature Neuroscienze, 4, 2001, pp. 540-545. Si vedano anche: R. Jackendoff, Patterns in Mind: Human Language and his Nature, Hemel Hempstead, Harvester Wheatsheaf 1993; trad. it. Linguaggio e natura umana, Il Mulino, Bologna 1998, pp. 227-248; N. Chomsky, Language and Problems of Knowledge: the Managua Lectures, The MIT Press, Cambridge 1988; trad. it. Linguaggio e problemi della conoscenza, 2a edizione, Il Mulino, Bologna 1998, p. 127; Hauser, et al., The Faculty of Language, cit.
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I dati ottenuti da questi studi su alcuni aspetti dellapprendimento della sintassi non hanno a detta degli stessi autori pretesa di esaustivit, tanto meno presumono di dire lultima parola in un campo di studi piuttosto recente. Se, come gi ricordato, Chomsky fiducioso circa le possibilit offerte dallimpiego delle tecniche di neuroimmagine, utili per indagare quali sono i meccanismi fisici che fungono da base materiale per questo sistema di conoscenza [quello che sottost alla competenza linguistica] e per luso di questa conoscenza,56 questi strumenti di indagine presentano alcuni limiti: come osserva Nicolai,

possiamo dire che di fatto gli strumenti di indagine sono attualmente in numero maggiore, [...] e ci anche senza condividere lentusiasmo incondizionato di molti per le neuroimmagini, considerate il maggior progresso degli anni di fine ventesimo secolo. Tali tecniche [...] nel complesso non consentono di esaminare cosa sta facendo il neurone di cui vediamo lattivazione e, pi in generale, la rappresentazione dellattivit cerebrale che forniscono in qualche misura unastrazione, per quanto indubbiamente significativa: i fenomeni fisici misurati non detto che siano esattamente tutti quelli coinvolti nella specifica funzione che si sta valutando.57

Quel che certo, comunque, che le tecniche e gli strumenti in mano oggi agli scienziati del linguaggio permettono di portare avanti un modo di fare ricerca che intrinsecamente interdisciplinare: ulteriori nuovi strumenti di indagine potranno in futuro essere elaborati per raffinare sempre pi i risultati, proseguendo il cammino verso la scoperta dei fondamenti biologici del linguaggio.

5. La biolinguistica domani
Chomsky, Linguaggio e problemi, cit., p. 5. Pi avanti, Chomsky spiega il suo punto di vista circa il ruolo-guida della linguistica nellindagare le basi biologiche del linguaggio: [...] la scienza che si occupa del cervello pu iniziare ad esplorare i meccanismi fisici che manifestano le propriet rivelate dalla teoria linguistica astratta. In assenza di una risposta a queste domande [quelle che emergono allorch ci proponiamo di studiare i meccanismi del linguaggio], la scienza che si occupa del cervello non sa cosa cercare; la ricerca in questo campo , da questo punto di vista, cieca. Gli fa eco recentemente Nicolai, secondo la quale, sottolineando limportanza della collaborazione tra la teoria linguistica e la pratica neuroscientifica, una premessa fondamentale in questo ambito [...] la necessit di conoscere prima le regole del linguaggio per poterne studiare, poi, limplementazione neurale (F. Nicolai, Argomenti di Neurolinguistica - Normalit e patologia nel linguaggio, Del Cerro, Tirrenia 2003, p. 48). 57 Nicolai, Argomenti, cit., p. 16.
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Chomsky e i generativisti hanno elaborato un modello astratto che tentava di far luce sui meccanismi sottostanti alla grande variabilit delle lingue. Non pi dunque un approccio storico-culturale alla ricerca della madre di tutte le lingue, ma un approccio generativo, cio formalmente esplicitato, in grado di presentarci un modello di funzionamento di un fenomeno del tutto straordinario come la rapida acquisizione di una lingua naturale e il suo uso creativo nella pratica di tutti i giorni. Attribuire al linguaggio propriet come quelle di infinit discreta, ricorsivit, dipendenza dalla struttura, costituisce un modo innovativo di affrontare il problema della diversit delle lingue, nellobiettivo di trovarne, laddove vi siano, elementi comuni. La cosa, adottando un orientamento biologico, non dovrebbe stupire: sul nostro pianeta esiste ununica specie del genere Homo, ed verosimile che variazioni linguistico-cognitive allinterno di una specie come quella umana avvengano su una base comune, un modo comune con cui il cervello in grado di elaborare il linguaggio. Nonostante le recenti acquisizioni nellambito della biologia evoluzionista e ormai accertata ladesione della linguistica chomskiana a questo paradigma scientifico , il problema sembra essere sempre il solito, cio, cosa dobbiamo considerare come innato e cosa appreso, se (ed eventualmente dove) esista un canale cognitivo privilegiato per il linguaggio o se tutto sia dovuto allarchitettura generale cognitiva. Sappiamo che i bambini appena nati non camminano, come tuttavia sappiamo che ci dovuto al fatto che la deambulazione necessita di adattamenti posturali, muscolari e cerebrali che richiedono tempo e con ogni probabilit anche una esposizione alla forza di gravit. Ciononostante i bambini acquistano tutti una stazione eretta e una deambulazione bipede, in idonee condizioni ambientali e di salute. In condizioni di normalit tutti gli esseri umani ad un certo stadio evolutivo imparano una lingua: lo sviluppo del linguaggio ha dunque bisogno di un certo lasso di tempo perch tutte le architetture cerebrali si sviluppino e forniscano il substrato indispensabile allemergere del linguaggio. In definitiva, allo stato attuale delle conoscenze non possiamo stabilire con certezza

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quante e quali caratteristiche del linguaggio siano innate/geneticamente determinate e quali apprese, poich verosimilmente si tratta di un processo circolare individuabile quanto meno a partire dal livello dei circuiti neurali, e difficilmente scindibile nelle sue parti. Si potrebbe pensare che alcune funzioni cognitive necessarie per la comparsa del linguaggio siano apprese, e che il linguaggio possa svilupparsi solo se queste funzioni cognitive vengono interiorizzate dallambiente nella giusta misura.58 Poi per bisognerebbe capire in che misura queste funzioni cognitive sono apprese e in che misura determinate dal nostro patrimonio genetico; per di pi, in ottica evoluzionista, il problema trovare una conferma empirica ai vari attamenti (ad-attamento, pre-adattamento, es-attamento)59 che potrebbero risolvere la questione su cosa innato e cosa appreso. A livello genetico questo si traduce nella necessit di capire secondo quali modalit la selezione naturale produce la variabilit genetica, e come le influenze ambientali contribuiscono ad alimentare questa variabilit, il tutto nel senso diacronico dellevoluzione. Allo stato attuale delle conoscenze non possiamo sapere se il linguaggio o altre strutture cognitive rappresentino uno sviluppo quasi meccanico prestabilito fin dalla nascita, o se invece dipendano in modo consistente dallinterazione con lambiente, riducendo cos la portata quantitativa e qualitativa

dellequipaggiamento biologico innato; per il momento dobbiamo accontentarci di ipotesi che siano ragionevoli. Lipotesi di Chomsky, cos come di altri, che la facolt del linguaggio sia comparsa filogeneticamente allimprovviso. Chomsky ritiene che le propriet del linguaggio in senso stretto, ricorsivit ed infinit discreta, possano essere comparse in seguito ad una mutazione del genoma della specie umana che ha determinato il gap cognitivo tra Homo Sapiens e le altre specie. Autori come Lieberman ritengono invece che il linguaggio sia una propriet che ha molti tratti in comune con quella parte del cervello rettiliano che lega filogeneticamente i vertebrati: semplificando, colgo in Chomsky unipotesi discontinuista, mentre in Lieberman unipotesi pi

marcatamente continuista. Perch queste divergenze? Ma soprattutto, se


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Damasio, Lerrore di Cartesio, cit., pp. 166-176. Cfr. E. Boncinelli, I presupposti biologici del linguaggio I. Aspetti evolutivi, cit.

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Chomsky ha ragione, come ha potuto una mutazione genetica improvvisa influire sullarchitettura neurale al punto da consentire lo sviluppo del linguaggio? Da qualche anno la nostra visione dei mutamenti evolutivi cambiata in maniera abbastanza significativa. Sappiamo infatti che i geni presenti nel nostro patrimonio genetico non hanno tutti la stessa importanza, ma che esistono tra di loro precise gerarchie (geni strutturali, geni regolatori, geni master).60 Boncinelli ipotizza che lalterazione di un gene master potrebbe fornire il sostrato biologico per la comparsa del linguaggio articolato in un primate particolarmente dotato.61 Ma si tratta di ipotesi ancora lontane dal trovare conferma o smentita. Gi da alcuni anni Chomsky ammette le difficolt di spiegare la natura del linguaggio in termini filogenetici:62 su questo punto a mio avviso i critici hanno frainteso le posizioni del linguista americano, accusato di essere contrario alla teoria evoluzionista.63 Il contributo in Hauser et al. (op. cit.) dovrebbe servire a chiarire che non vi oggi alcuna divergenza tra il paradigma evoluzionista ed il programma di ricerca chomskiano, ma tuttal pi opinioni diverse in merito alla maggiore o minore specificit del linguaggio in relazione alle altre architetture cognitive. Alcune tra le evidenze sperimentali qui discusse mostrano lattivazione di aree specifiche in fase di comprensione, elaborazione e produzione linguistica non tanto investendo una sola area cerebrale, quanto piuttosto un sistema interemisferico. In alcuni casi, per, le aree cerebrali responsabili del linguaggio si attivano anche in sede di elaborazione di stimoli motori e percettivi.64 Questo dato unitamente alle ricerche sulla plasticit neurale compromette la possibilit di un modulo del linguaggio incapsulato informazionalmente? Nel senso di Fodor

Ivi, p. 149. Ivi, p. 151. 62 In particolare, Chomsky (Su natura e linguaggio, cit.) sostiene che parlare della filogenesi del linguaggio implica un livello di formulazione di ipotesi tale da non costituire, a quel punto, un argomento molto rilevante per la ricerca in linguistica generativa; pur lasciando il campo aperto alle possibilit, Chomsky preferisce partire dallassunto che luomo possegga una struttura cognitiva specifica per il linguaggio che facilita lapprendimento e luso di una lingua. 63 Cfr.: Lieberman, Human Language, cit., pp. 127-142. 64 Ivi, pp. 127-128, 130, 141. Riguardo alle evidenze sperimentali, ci permettiamo unosservazione: in letteratura se ne possono trovare tanto a favore dellesistenza di una specializzazione delle aree cerebrali quanto a favore dellesistenza di una rete diffusa di strutture funzionali. La verit sta nel mezzo, con ogni probabilit: tutto dipende da cosa i ricercatori si propongono di studiare.
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(1983), pare di s. Ma non nel senso di Chomsky, che ipotizza una stretta relazione tra il linguaggio e altre funzioni come quelle senso-motorie e somato-sensitive. Chomsky riconosce che almeno alcuni aspetti della facolt del linguaggio sono comuni anche ad altre specie animali oltre luomo, dal momento che in senso esteso esistono elementi costituenti il linguaggio troppo vasti e strutturalmente trasversali ad altre architetture cognitive funzionali per poter essere prerogativa esclusiva di un modulo come quello del linguaggio. Nella stessa chiave di lettura, un ulteriore elemento di distacco dalle tesi modulariste forti compiuto da Chomsky nel momento in cui ipotizza che il principio di ricorsivit possa sottendere anche ad altre funzioni mentali, come le capacit matematiche.65 Questo aspetto potrebbe essere conseguenza di un certo livello di ridondanza anche in sistemi cognitivi come quelli sottostanti alle propriet di ricorsivit e infinit discreta che caratterizzano il linguaggio.

La linguistica generativa si mostra come un ambito disciplinare in cui, a partire dai primi contributi di Chomsky negli anni Cinquanta, i ricercatori si sono posti nuovi interrogativi sulla base dei quali stata costruita una teoria che da almeno quarantanni sottoposta ad un continuo confronto con i dati sperimentali, negli ultimi anni rappresentati anche dalle indagini neuroscientifiche. Alcuni dati empirici, come gli studi sui tempi di apprendimento in et precoce, gli studi sulle differenze tra L1 e L2, le ricerche sulle lingue gestuali, hanno portato prove a sostegno di come lo sviluppo del linguaggio segua alcuni binari66 ben precisi. Senza nulla togliere in importanza alle strategie generali dellapprendimento67 (imitazione, osservazione, meccanismi socio-relazionali, sufficiente quantit di input linguistici), la nostra indagine sullorientamento biologico della linguistica chomskiana d conto di come potrebbero funzionare questi binari.

Fino ad alcuni anni fa Chomsky riteneva che le capacit matematiche fossero la risultante dello sviluppo solo e soltanto nelluomo della facolt del linguaggio (cfr. Chomsky, Linguaggio e problemi, cit., p. 144). 66 Cfr. M. Piattelli Palmarini, I linguaggi della scienza. Ultime notizie su mente, cultura, natura, Oscar Saggi Mondadori, Milano 2003, pp. 183-208. 67 Cfr. C. Cornoldi, Metacognizione e apprendimento, Il Mulino, Bologna 1995.
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Questi dati non hanno la pretesa di verificare inconfutabilmente una teoria come la GU. Ci troviamo oggi in una fase della ricerca in cui appare troppo prematuro pretendere di trovare conferme o smentite di unipotesi forte come quella chomskiana. Si tratta di risultati passibili di verifica o confutazione: quel che certo, a nostro avviso, che le risposte date dalla linguistica generativa sono scientifiche almeno quanto quelle fornite da altri ambiti disciplinari costituenti le scienze cognitive. In definitiva, una teoria come la GU figlia di quellapproccio cognitivista secondo il quale si cercano di elaborare modelli di funzionamento della mente attraverso unastrazione controllata dei processi: nessun

generativista sosterr mai che dentro il cervello c un complesso di neuroni che conosce la dipendenza dalla struttura o il movimento sintattico: quello che il linguista fa costruire unipotesi di spiegazione di un fenomeno il linguaggio plausibile con i dati a disposizione. La cooperazione tra linguistica generativa e neuroscienze appena agli esordi. Molte delle assunzioni di Chomsky e di chi segue il suo programma di ricerca dovranno non solo misurarsi con altre teorie linguistiche emergenti, ma se Chomsky intender portare avanti la sua idea di biolinguistica dovranno anche confrontarsi con le prossime acquisizioni sullanatomia funzionale e sulla genetica del cervello, in futuro destinate a cambiare il nostro modo di concepire la mente/cervello.68 La biolinguistica appena iniziata: il primo passo, la formulazione di una serie di interrogativi, stato compiuto: da pochissimo si aperta la stagione della ricerca integrata tra linguistica generativa e

neuroscienze. Potremo venderne i risultati solo tra molti anni:


We can formulate the goals with reasonable clarity, but as always, there is no sensible way to speculate about how closely they can be reached; to what extent, that is, the states of the language faculty are attributable to general principles, possibly even holding for organisms generally. With each step towards this goal, we gain a clearer grasp of the core properties that are specific to the language faculty, still leaving quite unresolved problems that have been raised for hundreds of years about how properties termed mental relate to the organical structure of the brain, problems far from resolution even for insects, and with

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Chomsky, Linguaggio e problemi, cit., p. 8.

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unique and deeply mysterious aspects when we consider the human capacity and its evolutionary origins.69

Con queste parole Chomsky conclude la sua lezione magistrale tenuta nel mese di aprile 2004 presso lUniversit degli Studi di Firenze in occasione del conseguimento di una Laurea Honoris Causa in Lettere. Le straordinarie capacit del cervello umano, scrive Chomsky, sono ancora un mistero, destinato a rimanere celato per chiss quanto tempo ancora. Dobbiamo, per cos dire, accontentarci di ipotesi ragionevoli, utili, ma soprattutto studiabili empiricamente in ottica interdisciplinare.

Lorenzo Messeri

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RECENSIONE
George Lakoff , Metafora e vita quotidiana, (Bompiani, Milano 2004)

Qual la natura del nostro sistema concettuale? Qual il legame tra cognizione, percezione e linguaggio? possibile definire il significato e la verit allinterno di una cornice concettuale libera dagli inconvenienti delloggettivismo puro e del soggettivismo puro? possibile formulare un modello di razionalit fondato sulla corporeit? E in che modo la metafora, intesa come struttura organizzare la nostra vita mentale? Secondo il linguista George Lakoff e il filosofo Mark Johnson, la metafora, lungi dallessere una mera figura retorica, un vero e proprio strumento cognitivo che fonda il nostro sistema concettuale e regola le nostre attivit quotidiane. Indagare i processi metaforici significa, allora, impostare unindagine concettuale sulla natura della conoscenza e sul rapporto che intercorre tra i concetti e le nostre culture di appartenenza. La nostra vita interiore, sostengono gli autori, tutta modellata su processi metaforici che individuano sia gli elementi oggetto della nostra rappresentazione, sia le oper-azioni mentali con le quali agiamo su quegli stessi elementi o entit concettuali. Gli autori propongono un approccio esperienziale che colloca la mente e i sistemi concettuali, insieme alla capacit di categorizzazione, di immaginazione e di trarre inferenze, allinterno di una cornice naturalistica. Alla base dei nostri sistemi concettuali starebbe, secondo Lakoff e Johnson, una ben determinata capacit di razionalit immaginativa che rende possibili i nostri processi metaforici, le nostre inferenze, le nostre categorizzazioni, e la stessa comprensione della verit. La tesi principale del libro che il nostro sistema concettuale strutturato in forma metaforica: noi comprendiamo i concetti per mezzo di mappe fondate che conservano la struttura tra domini e che cognitiva, contribuisce a

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permettono la comprensione dei concetti astratti nei termini di concetti pi concreti. Esistono, per, alcuni concetti che derivano direttamente dalla nostra esperienza spaziale: per esempio, il concetto SU dipende dalla posizione eretta del nostro corpo e dai programmi motori che implementano il nostro orientamento su-gi. Il concetto SU, allora, emerge dallinsieme delle nostre funzioni motorie: un essere sferico che vivesse al di fuori del campo gravitazionale, probabilmente, svilupperebbe un altro concetto per SU, osservano gli autori. Comprendere i sistemi concettuali umani significa mettere in risalto la natura della nostra esperienza fisica, ma, allo stesso tempo, significa ammettere che il corpo e le sue tipologie di interazione con gli oggetti, hanno luogo soltanto allinterno di una cultura. Il nostro retroterra culturale, infatti, struttura a sua volta lesperienza, e noi facciamo esperienza di un nostro mondo, in modo tale che la cultura gi presente perfino nellesperienza stessa. Le tesi di Lakoff e Johnson hanno importanti implicazioni filosofiche: rifiuto della concezione oggettivista pura del significato, cos come della concezione soggettivista pura del significato, rifiuto della teoria oggettivista della verit (la verit, secondo gli autori, sempre relativa a un sistema concettuale in larga misura definito dalla metafora),

categorizzazione fondata su gestalt strutturate con dimensioni che emergono dalla nostra esperienza (gli oggetti che compongono i nostri ambiti fondamentali di esperienza hanno propriet interazionali vincolanti le possibilit di

interpretazione concettuale), teoria della comprensione della verit, teoria interazionistica del significato. Le metafore, siano esse concettuali o di orientamento (basate su schemi spaziali come su-gi, davanti-dietro, dentro-fuori, centrale-periferico, vicino-lontano) o ontologiche (basate su esperienze fisiche dei nostri corpi, tali da indurre a considerare eventi, idee, azioni, emozioni, come sostanze o oggetti di dimensioni finite) strutturano lesperienza in modo soltanto parziale. Come in una figura-sfondo, le strutture metaforiche mettono in luce alcuni elementi delle entit rappresentate e ne nascondono altri. Questa particolare caratteristica, sostengono gli autori, alla base della possibilit di trasferimento di struttura da un ambito di esperienza ad un altro: infatti, se la

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strutturazione metaforica fosse totale, un concetto coinciderebbe totalmente con un altro, e non sarebbe soltanto compreso come un altro. Il linguaggio, allora, conserva e ci mostra la sua struttura metaforica. I concetti, articolabili attraverso le parole, sono, in realt, gli elementi che organizzano i nostri comportamenti. Pensiamo, infatti, alla metafora concettuale, largamente

condivisa, LA DISCUSSIONE UNA GUERRA. Tale metafora, riflessa in una molteplice variet di espressioni quotidiane, come Le sue critiche hanno colpito nel segno o Ho demolito le sue argomentazioni, non solo induce a pensare alle discussioni in termini di dispute con vinti e vincitori, ma determina le nostre condotte comportamentali agite durante una discussione. Noi, infatti, vinciamo o perdiamo in una discussione e il nostro interlocutore percepito come un oppositore dal quale difendersi, tanto che non accettiamo di essere sconfitti da argomentazioni pi lucide delle nostre, insomma, la metafora modifica e struttura le azioni che compiamo quando discutiamo. Per concludere, tentiamo un esperimento mentale. Proviamo a comprendere, seguendo limpostazione degli autori, la logica alla base di unespressione che ricorre spesso nel libro: i concetti con cui viviamo. I concetti, concepiti come oggetti, secondo la metafora concettuale LE IDEE SONO OGGETTI, sono altres raffigurati internamente in un rapporto di stretta vicinanza, secondo la metafora spaziale CAPIRE AFFERRARE. Rappresentiamo i pensieri stessi come oggetti-entit incorporate, dove la preposizione con indica proprio questo rapporto di vicinanza privilegiato con un concetto. Descriviamo, cos, degli itinerari (concettuali) interni possibili soltanto in virt di processi metaforici che conservano la struttura tra ambiti sensoriali, spaziali e concettuali. Riflettiamoci un attimo: noi, inconsapevolmente, rappresentiamo il linguaggio stesso come uno spazio dove le parole ne individuano le coordinate geometriche. I nostri stessi pensieri sembrano possedere delle coordinate che li identificano come oggetti dotati di finitezza. Si ha la sensazione, ci sia concessa unosservazione personale, che la

manifestazione interna di un concetto sia fortemente vincolata dalle sue modalit di espressione. Come la variet dei movimenti dei nostri arti e di tutto il nostro corpo si organizza su schemi che limitano la gamma delle potenzialit espressive

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e motorie di un essere umano, cos, anche la possibilit concettuale, sembra guidata (automa-ticamente) dagli stessi limiti sensoriali che definiscono,

dallinterno dei nostri corpi, i gradi di libert del pensabile. Se pensiamo allanno di pubblicazione di questo libro (1980) e al paradigma allora dominante negli studi sul linguaggio, non possiamo non riconoscere ai due autori il merito di aver proposto, quasi trentanni fa, una visione fortemente innovativa del linguaggio e della mente umana e in linea con i recenti sviluppi delle neuroscienze cognitive contemporanee. Alberto Binazzi

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RECENSIONE
NOAM CHOMSKY, NUOVI ORIZZONTI NELLO STUDIO DEL LINGUAGGIO E DELLA MENTE, IL SAGGIATORE,2005

Chomsky ormai riconosciuto come uno degli intellettuali pi influenti della seconda met del XX secolo: oltre ai suoi pi recenti contributi al dibattito politico mondiale, i suoi studi in linguistica, a partire dagli anni cinquanta, lo hanno reso uno dei principali punti di riferimento allinterno del programma di ricerche delle Scienze Cognitive, programma rivoluzionario, promettente, ma anche molto dibattuto. Questo recente volume (ledizione originale risale al 2000) organizzato in sette lunghi saggi, sviluppati sulla base di conferenze tenute da Chomsky negli anni novanta.. Lautore argomenta riguardo problemi fondativi, come lapproccio metodologico e lo status esplicativo, legati allelaborazione di un programma di ricerca che abbia per oggetto gli eventi linguistici o, pi in generale, gli eventi mentali. Tenendo come punto di riferimento limpostazione pi recente data alle sue ricerche, presentata principalmente nel primo saggio, lautore si confronta principalmente con le idee pi diffuse della filosofia della mente contemporanea (i nomi che ricorrono pi spesso sono del calibro di Quine, Davidson, Putnam, Dummett), e il confronto porta ad una contrapposizione netta delle posizioni e ad una messa in discussione di alcuni dei punti cardine della filosofia della mente. Non possiamo qui fornire una presentazione, nemmeno sommaria, del suo programma di ricerca attuale, che porta allo sviluppo della cosiddetta teoria dei principi e dei parametri nel programma minimalista, finalizzato allo sviluppo di un resoconto della struttura del linguaggio umano per mezzo di un insieme minimo di entit, regole e livelli di rappresentazione. Al fine di introdurre gli argomenti principali del libro, ci limiteremo a fornire un accenno ad alcune caratteristiche essenziali dei programmi di ricerca di stampo chomskiano, linee comuni fin dalle prime formulazioni della teoria della grammatica universale. Punto fisso degli studi

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di Chomsky lidentificazione delle strutture cognitive (la grammatica universale, appunto) alla base della nostra capacit linguistica. Tali strutture sono innate, di derivazione genetica, e universali, comuni a tutti i parlanti di tutte le lingue; esse permettono lo sviluppo in ogni individuo della capacit linguistica, vincolando le propriet della struttura manifesta delle varie lingue naturali (lessico e grammatica delle lingue parlate) e permettendone facilmente lapprendimento e la competenza nelluso. Due punti fondamentali di questo tipo di ricerche sono il carattere naturalista e internalista. Naturalista nel senso che vengono utilizzati metodi comuni alle varie discipline scientifiche, a partire da un approccio fortemente sperimentale, principalmente rivolto allosservazione dei processi di apprendimento dei linguaggi naturali e alla valutazione delle capacit linguistiche e cognitive degli individui, con particolare riferimento ad individui affetti da patologie e danni cerebrali; sulla base di tali osservazioni la linguistica cognitiva propone modelli di tipo computazionale finalizzati a render conto della capacit linguistica umana. Lapproccio internalista invece punta allo studio dei

meccanismi del linguaggio osservandone lo sviluppo e lacquisizione, come qualunque altra funzione biologica, per identificare modelli in grado di descrivere come i singoli individui gestiscono linformazione linguistica; viene cos messa in secondo piano la classica prospettiva esternalista allo studio del linguaggio, incentrata sulla dimensione sociale, convenzionale, dei linguaggi naturali. Negli anni, i programmi di ricerca della linguistica cognitiva hanno attirato molteplici e forti critiche da parte dei maggiori filosofi del linguaggio e della mente, che mettono in discussione proprio la possibilit di unindagine naturalista ed internalista del linguaggio e degli eventi mentali in genere: tali oggetti di indagine non si danno ad un tipo di ricerca empirico, adatto alle imprese scientifiche pi tradizionali, e si prestano naturalmente ad essere analizzati mettendo in primo piano linterazione tra gli individui e tra questi e lambiente. La preoccupazione principale di Chomsky quella di rivendicare con forza linserimento dello studio del linguaggio e della mente allinterno del dominio delle scienze naturali. Gli eventi mentali non devono essere considerati portatori di uno status particolare, dettato principalmente dallincapacit di una riduzione al
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fisico, che li differenzia dagli altri eventi del mondo e porta ad un dualismo metodologico nellindagine. Tale dualismo metodologico viene presentato come un rimasuglio ingiustificato del dualismo metafisico fra corpo e mente, di derivazione cartesiana. Chomsky presenta argomentazioni che suonano quasi pi come una provocazione, ridefinendo in parte il problema: mentre unimpostazione dualistica aveva un senso nella cornice della fisica meccanicistica, laffermazione della fisica newtoniana ha messo in discussione la formulazione stessa del problema mentecorpo - e questo non per problemi legati alle nozioni mentali - ma perch in discussione la stessa nozione di corpo: posta in un universo di azioni a distanza, al di fuori della sicurezza della cornice meccanicista, diviene una nozione di difficile definizione, che compromette la possibilit stessa di formulare sensatamente il problema del dualismo. Non comunque il problema dellirriducibilit del mentale al fisico a dover inibire unindagine di stampo naturalista del linguaggio. Il problema principale nella coordinazione dei vari campi di indagine del reale non di carattere riduzionista: molte discipline scientifiche si sono sviluppate nonostante uniniziale incompatibilit con la teoria fisica del tempo; la stessa teoria chimica ha trovato piena compatibilit con la fisica solo nello scorso secolo, con lo sviluppo della teoria quantistica, e fino ad allora si sviluppata indipendentemente. La questione principale per Chomsky quella

dellunificazione metodologica: mostrare come, sotto certe condizioni, il mentale sia passibile di una fruttuosa indagine scientifica. La presenza e la natura delle connessioni interdisciplinari sono problemi da porsi in seguito, quando una tipologia di indagine empirica risultata fruttuosa e promettente. E la messa in discussione della possibilit di unimpostazione naturalistica nello studio del mentale, in base alle propriet peculiari del tipo di eventi osservati, non ha per Chomsky fondamento. Due sono i tipi di strategie di difesa che utilizza: i problemi messi in rilievo o sono comuni a molti domini scientifici, o sono inesistenti, perch legati a nozioni di senso comune che erroneamente vengono considerate come essenziali alla caratterizzazione del mentale e che potrebbero invece essere escluse dagli ingredienti alla base dellindagine cognitiva.
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Noam Chomsky Nuovi orizzonti nello studio del linguaggio e della mente Humana.Mente 4, Febbraio 2008

Difatti, se da un lato questioni come la sottodeterminazione empirica delle teorie sono condivise da ogni dominio scientifico, e non precludono quindi la ricerca, altri problemi peculiari del dominio mentale sono legati a nozioni tradizionali della filosofia, ereditate dal senso comune, che possono essere messe in discussione. Non c motivo ad esempio, di presupporre una nozione di riferimento che mette in relazione le entit mentali con entit del mondo reale: la connessione fra parole e mondo si basa su un complesso intreccio di interessi e tipologie di interazione, intreccio talmente complesso da rendere inefficace una relazione diretta fra parole e oggetti del mondo. Analogamente, lessenzialit di nozioni psicologiche di senso comune, come credenze e desideri, una presupposizione ingiustificata e possiamo lavorare alla ricerca di modelli cognitivi interessanti ed esplicativi che fanno a meno delluso di questi strumenti concettuali. La conclusione di Chomsky che lattribuzione al dominio del mentale di elementi antinaturalistici non giustificata. Lattacco qui portato alla filosofia di stampo quineano proviene chiaramente da una persona esterna al dibattito puramente filosofico; questo pu lasciare a momenti interdetti di fronte ad alcune argomentazioni. Sebbene si presentino tuttaltro che ingenue, il fatto che tali argomentazioni non siano vincolate da percorsi delineati dalla tradizione filosofica, le rende potenzialmente importanti nello scuotere un campo che pi volte ha girato le spalle al confronto con le altre discipline, prima di tutto con la linguistica, a vantaggio di un uso, spesso spericolato, degli esperimenti mentali e di forti idealizzazioni. Giovanni Casini

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RECENSIONE M. Sbis , Detto non detto Le forme della comunicazione implicita - LATERZA, 2007

Lopera di Marina Sbis affronta una ricerca linguistica che si pone in relazione a temi complessi e di grande attualit. Il lavoro ha lintento di fornire strumenti critici ed operativi per ampliare quelle conoscenze che derivano da quelle dimensioni del linguaggio contenenti presupposti e

sottintesi. Riconoscere queste dimensioni nascoste del comunicare significa aumentare la comprensione degli atti linguistici. In sintesi la comunicazione si viene esplicitando come un insieme di enunciati presenti e accessibili a vario titolo nello spazio intersoggettivo tra parlante e interlocutore, attingere al quale si propone come manovra per approssimare i contesti cognitivi dei partecipanti al contesto oggettivo (p. 197). Lanalisi dellAutrice mette cos a fuoco il rapporto fra il contesto inteso nella sua dimensione sia cognitiva che situazionale (oggettiva) e gli impliciti che vengono trattati come entit di carattere normativo. Lo studio alterna riflessioni teoriche a ricerche operative. In particolare nel testo si fa riferimento ad autori il cui lavoro appartiene al contesto della filosofia analitica. Le ricerche di J. L. Austin offrono allautrice lottica dello studio del linguaggio ordinario e il concetto di atto linguistico nelle sue dimensioni constative (descrittive) e performative (relative al compimento di una azione). In particolare la riflessione si incentra sul concetto di presupposizione desistenza, rapporto problematico tra i livelli lucutorio e illocutorio che caratterizzano la dimensione performativa (p. 29). Sempre nella riflessione critica relativa al tema della presupposizione, lanalisi affronta il contributo di P. Grice sul principio di cooperazione che tratta lattivit linguistica come atto razionale e cooperativo e che riconduce il significato del linguaggio ordinario alle intenzioni del parlante e al suo conseguente riconoscimento da parte di chi ascolta. La centralit del

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Marina Sbis Detto non detto: le forme della comunicazione implicita Humana.Mente 4, Febbraio 2008

parlante viene analizzata ancora nella teoria della presupposizione pragmatica sviluppata nellopera di R. Stalnaker. L'autrice affronta quindi lo studio delle forme della comunicazione con una tesi centrale: la possibilit di distinguere tra presupposizioni (impliciti accettati in un dato enunciato) e implicature (impliciti che possono essere inferiti dal fatto che un parlante abbia prodotto un enunciato) che danno un "senso aggiuntivo o correttivo rispetto a quanto esplicitamente detto, reso disponibile dal testo" (p. 125). In effetti per Marina Sbis non si possono escludere le problematiche relative agli impliciti per affrontare il fenomeno della comprensione: la dimensione dell'implicito presente comunque in ogni testo. L'autrice fa seguire alle riflessioni sulle presupposizioni e sulle implicature due capitoli con esempi di analisi pragmatica del testo: un attento lavoro di smontaggio e rimontaggio della superficie testuale, attraverso una prassi centrata sullo sviluppo di parafrasi esplicitanti. Questa opera riconosce dunque una problematizzazione effettiva verso una "cultura dell'implicito", intesa come capacit critico-linguistica del soggetto che si trova ad agire il suo essere comunicativo in una societ complessa. Usare la parafrasi esplicitante porta ad acquisire una abilit linguistica che rende possibile una comprensione pi

profonda nei confronti sia del linguaggio ordinario sia dei linguaggi specialistici, quelli scientifici in particolare. Ed questa prassi accolta come tensione quotidiana che rende effettivo un "esercizio di ragione", che rende possibile una pi vera "costruzione del sapere" (p.203). Unarea tematica toccata a fondo nel libro quella relativa alle dimensioni educative connesse agli impliciti. Gli impliciti sono un argomento problematico. Per Marina Sbis pu presentarsi il rischio che la comprensione rimanga ad un livello acritico. Lautrice segnala pertanto la necessit di una opera educativa che favorisca strategie di esplicitazione che possano garantire livelli di comprensione pi profondi e completi: tema questo oggi molto sentito e particolarmente pressante nella riflessione pedagogica. L'autrice presenta una sua ricerca sul campo che, partita dalla misura dei livelli di comprensione di brani di libri di testo per Storia e Geografia nelle scuole secondarie, ha messo a fuoco l'effettiva necessit ed utilit

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Marina Sbis Detto non detto: le forme della comunicazione implicita Humana.Mente 4, Febbraio 2008

di attivare percorsi formativi specifici mirati a sviluppare quelle competenze linguistiche che stanno alla base della comprensione. Matteo Borri

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RECENSIONE Roberta Lanfredini - Filosofia della conoscenza - Le Monnier, 2007

Lultimo

lavoro

di

Roberta

Lanfredini

nel

senso

etimologico del termine, unintroduzione alla filosofia della conoscenza. Il suo obiettivo infatti quello di far entrare il lettore in contatto con i problemi che contraddistinguono la filosofia della conoscenza e questo in un duplice senso. Innanzitutto, nel senso in cui si tratta di un testo che invita a sondare quali sono temi e problemi che caratterizzano la riflessione gnoseologica: Che cosa significa conoscere? (Parte I); Come conosciamo? (Parte II); Che cosa conosciamo? (Parte III). Ma anche, in secondo luogo, nel senso in cui il volume si prefigge di mostrare le potenzialit esplicative di un metodo quello teoretico-filosofico e dei suoi strumenti concettuali. La peculiarit del testo sta infatti nellesemplarit non solo metodologica, ma anche argomentativa ed espositiva che distingue Filosofia della conoscenza da un manuale di tipo tradizionale. Per rendersi conto della differenza di approccio tra i due generi di introduzione, basta guardare, ad esempio, al trattamento riservato ai testi classici della storia della filosofia, i quali, nel lavoro di Roberta Lanfredini, sono presi in considerazione in quanto exempla metodologici cui viene affidato il compito di mostrare in che modo un certo problema stato e pu essere affrontato. Il testo diviso in tre parti. La prima, di stampo metodologico e definitorio, dedicata al problema riguardante che cosa significa conoscere. A partire dalla sfida lanciata dallo scetticismo, vengono qui prese in esame le principali definizioni di conoscenza fornite dai pensatori dellet moderna (Cap. 1). Il razionalismo cartesiano, lempirismo riduzionistico humeano, limmaterialismo di Berkeley, ma anche la fenomenologia husserliana e la nuova filosofia della scienza, vengono riletti attraverso la distinzione tra conoscenza come immagine delle cose (Cap.

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Roberta Lanfredini Filosofia della conoscenza Humana.Mente 4, Febbraio 2008

2) e conoscenza come costituzione (Cap. 3). Nella seconda parte il problema epistemologico riguardante come conosciamo a divenire oggetto di analisi. Innanzitutto, a partire dalla questione del ruolo che lintuizione gioca nella conoscenza, il rapporto tra forma e contenuto che viene analizzato seguendo unargomentazione che vede nelle critiche alle teorie dellastrazione il suo centro nevralgico. poi sulla proposta husserliana di una fenomenologia come scienza del dato e della singolarit che si sofferma lattenzione dellautrice (Cap. 4). Se lintento quello di descrivere come conosciamo, di centrale importanza comprendere che tipo di relazione lega la realt sia alle nostre conoscenze sia al linguaggio. Il primo problema viene affrontato attraverso unanalisi convergente delle nozioni di asserzione protocollare (Carnap), constatazione (Schlick) ed espressione occasionale (Husserl). Il secondo, invece, trattato concentrando lattenzione sulle cosiddette teorie del riferimento (soprattutto Putnam e Searle). Particolare attenzione qui dedicata ai problemi dello sfondo e del contenuto non concettuale (con particolare riferimento a Sellars e Mc Dowell)(Cap. 6). Infine, la terza parte rappresenta il controcanto ontologico della prima. In essa sono i problemi riguardanti lindividuazione delloggetto del conoscere e la definizione del termine realt ad essere affrontati. Le prospettive che consentono di farlo sono, non solo quella che fa riferimento allimpostazione critico-trascendentale di stampo kantiano loggetto un misto di passivit e spontaneit e quella proposta dalla fenomenologia husserliana nelle analisi dedicate allenigma della trascendenza, ma anche il realismo interno di Putnam e Searle. Il testo si conclude mostrando come il problema del rapporto mente-mondo pu essere affrontato parallelamente e simmetricamente a quello riguardante il legame che

intrattengono mente e cervello, nellambito del dibattito sul mind-body problem (Cap. 7). Nonostante la quantit e leterogeneit dei temi trattati da Roberta Lanfredini in Filosofia della conoscenza ne rendano difficile una sintesi esaustiva, possibile individuare gli elementi portanti su cui si regge la struttura espositiva e concettuale del testo in una serie di tesi strettamente connesse le une con le altre. Iniziamo dalla nozione centrale e fondamentale di giustificazione epistemica. Se ci si attiene alla definizione di conoscenza come credenza vera e giustificata da cui
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Roberta Lanfredini Filosofia della conoscenza Humana.Mente 4, Febbraio 2008

muove lintero testo, al centro del lavoro di chi si occupa teoreticamente del problema della conoscenza sta il tentativo di rendere conto degli strumenti metodologici, concettuali e argomentativi attraverso i quali possibile giustificare le nostre credenze. La tesi da cui muove lintero lavoro sembra essere quella secondo cui lo strumento metodologico attraverso il quale giustifico le mie credenze e seleziono le mie conoscenze pregiudica (1) la definizione di che cosa significa conoscere ( Parte I) e (2) lindividuazione di che cosa siamo in grado di conoscere (Parte III). Esempi di tali strumenti di giustificazione e di selezione delle credenze sono il dubbio scettico e lEpoch fenomenologica. Le pagine del lavoro di Roberta Lanfredini sono organizzate facendo perno su queste due alternative. La tesi che regge lintero percorso tracciato nel testo pu quindi essere riformulata in questo modo: se decido di avviare una teoria della conoscenza attraverso il dubbio scettico, o se decido di utilizzare il complesso strumentario metodologico dellEpoch, sono portato ad elaborare risposte sostanzialmente differenti ai problemi (1) di che cosa significa conoscere e (2) di che cosa sono in grado di conoscere. Se si decide, come fa Cartesio, di fare uso dello strumento del dubbio scettico, ovvero se si inizia mettendo in dubbio lesistenza del mondo nel pieno delle sue caratteristiche sensibili e intelligibili , allora si arriva a negare il mondo e, cos facendo, si rimane intrappolati nella sfera della pura coscienza. Evidente solo limmanenza assoluta, ovvero il cogito. in questo modo, attraverso luso del dubbio, che si arriva a duplicare il mondo in un interno affidabile e in un esterno per essenza inattingibile. Conoscere il mondo significa duplicarlo. Una tale definizione di che cosa significa conoscere pu essere criticata da una duplice prospettiva (1) epistemologica critica al valore conoscitivo delle immagini e (2) ontologica critica alla nozione di realt che ne deriva . (1) Da un punto di vista epistemologico luso del dubbio scettico ha forti ripercussioni anche su posizioni filosofiche estremamente eterogenee rispetto a quella cartesiana. ci che avviene ad esempio nel caso del riduzionismo humeano, stando al quale la conoscenza non rivolta al mondo, ai suoi oggetti o ai suoi stati di cose, bens alle sole idee, intese come contenuti di coscienza; ma anche in quello dellimmaterialismo di Berkeley, per il quale la relazione di

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Roberta Lanfredini Filosofia della conoscenza Humana.Mente 4, Febbraio 2008

immagine pu valere solo tra idea e idea e non tra idea e cosa esse est percipi, impossibile separare lessere di una cosa dal suo essere percepita . Limmaterialismo sembra essere la conseguenza naturale e coerente delluso del dubbio scettico e di tutte le filosofie che intendono la conoscenza come duplicazione. (2) Dal punto di vista ontologico, la nozione di realt fatta propria dalle gnoseologie che fanno uso del dubbio scettico una nozione metafisica e assoluta. La realt diventa un esterno che, una volta separato dallinterno, non pu che essere irraggiungibile. Le immagini che stanno nella coscienza e che riteniamo essere lunica certezza, non ne forniscono infatti se non una copia sbiadita, di cui non possibile valutare laffidabilit. Chi prende le mosse da un atteggiamento di tipo scettico non pu che approdare a soluzioni altrettanto scettiche. Un esempio di inizio alternativo rappresentato dal meccanismo fenomenologico delle riduzioni. Si tratta di un meccanismo che, se applicato, anzich negare il mondo, lo mantiene, partendo dal presupposto che esso si d alla coscienza secondo determinate modalit. Lobiettivo che si impone allanalisi filosofica diventa quindi la descrizione di come la coscienza stessa riesca a dare forma agli oggetti, come possa costituirli. In sintesi il verbo conoscere non pi sinonimo di duplicare, ma di costituire. Lambito della trascendenza non deve essere inteso come esistenza effettiva ed assoluta, ma come presenza intenzionale, ossia relazionale e costitutiva. La teoria dellintenzionalit ha infatti lobiettivo di fornire una trattazione articolata di esperienza, che distingua tra processo soggettivo dellesperire e oggetto esperito, sentire e sentito, fra percezione e percepito (pag. 60). In questo modo, (1) se guardiamo ai prodotti dellattivit conoscitiva, se assumiamo cio un punto di vista epistemologico, le nostre conoscenze non sono pi immagini, esse non sono una copia della realt, mentre, (2) se assumiamo un punto di vista ontologico, la realt stessa non pi un qualcosa dirraggiungibile, ma per noi in quanto possibile oggetto di esperienza che si costituisce nella coscienza. Quella delineata fino a questo punto sembra essere lossatura argomentativa dellintero lavoro di Roberta Lanfredini. Se si volesse metterne in discussione limpianto generale, ovvero se si volesse pensare
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Roberta Lanfredini Filosofia della conoscenza Humana.Mente 4, Febbraio 2008

unintroduzione alternativa alla filosofia della conoscenza, bisognerebbe ripartire dal modo in cui nel testo viene considerato il processo di giustificazione epistemica e, quindi, dalla scelta dei dispositivi metodologici che utilizziamo per portarlo a termine. Altra possibilit potrebbe consistere nel suggerimento, ancora tutto da mettere alla prova, di spostare laccento delle elaborazioni

gnoseologiche da una logica che fa capo a meccanismi di giustificazione a una incentrata su quelli di scoperta. Suggerimenti interessanti a riguardo si trovano, ad esempio, nei lavori di Hanson, Peirce, Newell, Simon e Schaffner. Entro lampio quadro prospettico di riferimento in cui si muove Filosofia della conoscenza, possibile individuare un atteggiamento attento allimportanza del punto di vista soggettivo, in campo gnoseologico, in antitesi nei confronti di tendenze obiettivistiche, fisicalistiche, ma anche spiritualistiche di vario genere e grado. Latteggiamento di pensiero che pervade il testo si ispira a motivi di tipo essenzialmente antiriduzionistico, nellaccezione stando alla quale pu dirsi antiriduzionista un atteggiamento che nutre un certo rispetto ontologico ed epistemologico al contempo per la complessit del reale e per i diversi modi che possediamo di dirlo e conoscerlo. Il testo mostra infine come, facendo uso di astrazioni doverose ma caute, tale complessit possa essere adeguatamente affrontata. Guido Caniglia

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RECENSIONE Alberto Peruzzi - Il Significato inesistente - Firenze UNIVERSITY Press, 2004

probabilmente un compito delicato parlare di un volume come Il significato inesistente. Talvolta capita di imbattersi in raccolte di saggi o lezioni, la cui estensione enciclopedica serve solo ad appesantirne la lettura, offuscandone la comprensione, questo non il caso del manuale in questione che pone al centro dellindagine il complesso tema del significato. Lo sviluppo di questa nozione stato affrontato con perizia e completezza ed difficile produrre considerazioni critiche in merito. Lautore riesce a fotografare, anzi a filmare, con sintetica ma esaustiva completezza ogni aspetto legato alle indagini attorno alla semantica, dalle prime ipotesi dinizio novecento sulla natura del linguaggio e sul suo ruolo antropologico, fino allavvento di inquadramenti pi settoriali. Allinterno dellopera Alberto Peruzzi affrontata le analisi linguistiche legate alle formulazioni logico-

matematiche e il loro successivo adattamento in seno alla psicologia, fino allavvento dei modelli computazionali, ovvero alle ipotesi sulla natura delle attivit intellettuali nellorizzonte della sintassi e della semantica formulate dai

teorici dellintelligenza artificiale e infine le recenti teorie sulle reti neurali, quale modello dellelaborazione coerente e conseguente dellinformazione. Lopera mira nel suo insieme a supportare la tesi secondo la quale le capacit

semantiche sarebbero radicate allinterno di un orizzonte naturalistico, e punta a sottolineare il ruolo svolto dallambiente e dalle capacit motorie e recettive nellinfluenzare e selezionare la strutturazione di categorie astratte. Il taglio linguistico adottato dallautore possiede il merito di alleggerire la trattazione, adottando in alcuni punti toni vicini alla narrativa che permettono lemergere di un impegno assunto in prima persona, alla maniera dellautobiografia

intellettuale, rendendo la presenza dellautore quasi palpabile, al limite dellorizzonte dialogico.

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Alberto Peruzzi Il significato inesistente Humana.Mente 4, Febbraio 2008

Capita a volte che siano introdotte nozioni il cui impiego diviene risulta smarrirsi nel corso dellopera, o che certi inquadramenti teoretici vengano presentati presupponendone gi una conoscenza di livello accademico. Inevitabile il taglio introduttivo dato alla teoria delle categorie, anche se il breve cenno che se ne fa risulta sufficientemente chiaro per comprendere levoluzione che questa concezione rappresenta rispetto alla teoria insiemistica. Tutto questo non poteva essere svolto, in termini di pagine, con maggiore brevit; quanto stato scritto quello che necessita per tracciare un quadro esauriente, senza soluzione di continuit tra la totalit delle lezioni riportate nel testo. Inoltre le singole parti sono fruibili con assoluta autonomia, in modo da non richiedere necessariamente la lettura integrale del volume; caratteristica che ne fa un ottimo esempio di manuale per corsi universitari di filosofia del linguaggio, o unoccasione per chi riscopre ogni tanto il piacere di rinvigorire la conoscenza di competenze altrimenti destinate a inaridirsi. Fabio M. Vannini

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RECENSIONE DIEGO MARCONI - PER LA VERIT. RELATIVISMO E FILOSOFIA - EINAUDI, 2007

Col saggio Per la verit. Relativismo e filosofia Diego Marconi entra nel vivo del dibattito su verit e relativismo che, da un po di tempo, anima larena pubblica e lo fa sfruttando le sue competenze di filosofo del linguaggio. Infatti lautore pensa che questo argomento sia uno di quelli su cui i filosofi possano, per preparazione personale, esprimere la loro opinione. cos che egli precisa innanzitutto quali siano i termini della questione: nonostante non ci sia una teoria filosofica della verit che sia unanimemente condivisa, la discussione su questo argomento ha raggiunto dei risultati non irrilevanti. Ad esempio possiamo affermare che utile distinguere tra verit, credenza, conoscenza e certezza; che il nostro uso comune della parola vero deve corrispondere a certi requisiti; che le giustificazioni di una verit possono essere figlie del tempo in cui vengono asserite, ma allo stesso tempo quando diciamo che unasserzione giustificata, cimpegniamo anche a ritenerla vera. In particolare Marconi sembra difendere il valore di una ricerca che non fine a se stessa, affermando che, se davvero pensassimo che non c nessuna verit da trovare o che impossibile trovarla ( la cosiddetta drammatizzazione della verit), smetteremmo di cercare, cos come non si cerca pi il moto perpetuo o la quadratura del cerchio. Questa analisi preliminare del significato di vero permette a Marconi di passare ad occuparsi dei relativismi, termine che preferisce usare al plurale perch, a suo parere, esistono molte accezioni di questo concetto che non sono riconducibili ad una sola forma. C un relativismo epistemico secondo cui i criteri di giustificazione delle credenze sono o possono essere diversi da epoca a epoca, da societ a societ, da persona a persona, e non ci sono dei metacriteri che ci permettano di scegliere tra di essi; c un relativismo concettuale, in base al quale gli schemi concettuali adottati determinano quali proposizioni possano essere vere e quali false; c anche la posizione di coloro che ritengono che non esistano fatti, ma solo interpretazioni e

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Diego Marconi Per la verit. Relativismo e filosofia Humana.Mente 4, Febbraio 2008

che i presunti fatti siano resi inconsistenti dallessere sospesi su un abisso di possibilit. Marconi contesta questultima teoria perch, a suo parere, la possibilit di unalternativa non unobiezione. Inoltre la pluralit di alternative, a differenza di quanto sostengono alcuni, non rappresenterebbe un modo sicuro per poter scegliere lopzione migliore: le preferenze possono essere deplorevoli e produrre scelte esecrabili. Seguendo questa linea, Marconi introduce una specificazione ulteriore, cio il cosiddetto pluralismo dellequivalenza: le diverse alternative sono equivalenti, hanno lo stesso valore, o comunque non possibile e ragionevole istituire tra di esse una gerarchia assiologica. Tutte queste posizioni non rappresentano pienamente il relativismo che, per Marconi, sesprime pienamente nel soggettivismo assiologico e della verit: se qualcosa non riconosciuto da me come valore, non affatto un valore (per me), indipendentemente dal fatto che altri lo riconoscano come tale. In conseguenza di ci il relativista morale ritiene che la sua forma di vita, ma anche quella degli altri, non siano giudicabili, proprio perch manca un punto di vista superiore in cui collocarsi per giudicarle. Lautore ritiene assai debole questo rispetto

astensionista predicato dai relativisti, perch i valori, a suo dire, esigono di essere messi a confronto e, contestualmente, non possiamo abbandonare neanche il concetto di verit ed aderire al relativismo scettico. Infatti egli pensa che la nostra vita si basi sul presupposto che la maggior parte delle affermazioni dei nostri interlocutori siano non solo sincere, ma anche vere. Se in campo etico o religioso difficile trovare opinioni le cui giustificazioni siano riconosciute unanimemente come solide, non c ragione per di estendere la diffidenza al concetto di verit in generale. Viene inoltre contestata lidea che il relativismo scettico sia la sola giustificazione possibile per una politica di tolleranza e di pace: per essere tolleranti non necessario pensare che la verit non esista, basta ricordare i frutti negativi dellintolleranza. Daltra parte il filosofo accusa di fondamentalismo coloro che credono in valori assoluti. A mio papere, la questione potrebbe essere articolata in maniera pi complessa, considerando anche la posizione di chi crede in valori universali senza volerli imporre ad altri. In conclusione Diego Marconi con questo suo lavoro non ha voluto esporre una nuova teoria della verit, ma, come afferma

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Diego Marconi Per la verit. Relativismo e filosofia Humana.Mente 4, Febbraio 2008

egli stesso nellintroduzione del libro, ha cercato di mettere un po dordine, richiamando distinzioni e argomentazioni ben note, ma forse non proprio a tutti; e comunque, a quanto pare, spesso dimenticate. Stefano Liccioli

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RECENSIONE S. MITHEN - IL CANTO DEGLI ANTENATI. LE ORIGINI DELLA MUSICA, DEL LINGUAGGIO, DELLA MENTE E DEL CORPO - CODICE, 2007

Il titolo dellultimo lavoro di Steven Mithen, Il canto degli antenati. Le origini della musica, del linguaggio, della mente e del corpo, ne individua immediatamente i nuclei tematici. Larcheologo britannico propone infatti unanalisi delle origini del linguaggio, stando alla quale, solo se si tiene conto del ruolo che la musica ha nellevoluzione delle forme di comunicazione, si pu comprendere come, a un certo punto della sua storia, luomo abbia cominciato a comunicare linguisticamente. Porre laccento su una forma di comunicazione non verbale quale la musica per gettare luce sulle caratteristiche del linguaggio rende necessario prendere in considerazione molteplici caratteristiche dellessere umano: la sua mente, il suo copro, le sue capacit motorie, la sua anatomia, le sue emozioni e via dicendo. A livello metodologico Il canto degli antenati si muove su un doppio binario che non sarebbe sbagliato definire statico-genetico. Nello spiegare il fenomeno del linguaggio, infatti, pari dignit viene assegnata a prove e indagini che provengono da discipline che si occupano sia di come luomo ora sia di come era migliaia di anni or sono. In altri termini, si capisce che cosa e a che cosa serve il linguaggio, solo se si tiene conto del fatto che esso si evoluto da forme di comunicazione prelinguistica. Il testo caratterizzato, inoltre, da un approccio spiccatamente interdisciplinare che vede nella psicologia dello sviluppo, nella paleontologia, nelletologia, nonch nella primatologia e nella linguistica - questultima nella doppia veste di disciplina teorica e applicata - le principali fonti di argomenti, ragionamenti e prove. Il testo infatti diviso in due parti. Alla prima, Il presente (Capitoli 2-7), affidato il compito di indagare le caratteristiche possedute dalle forme di comunicazione sia musicale che linguistica al giorno doggi. In particolare musica e linguaggio, in quanto forme di comunicazione, vengono analizzate nelle loro caratteristiche di similarit e differenza (Cap. 2). , poi, sui casi clinici di perdita di capacit linguistiche afasia linguistica

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Silvana Borutti, Luigi Perissinotto Il terreno del linguaggio Humana.Mente 4, Febbraio 2008 (Cap.3) o musicali amusia (Cap. 4) che si sposta lattenzione. Dopo essersi soffermato sulla possibilit di localizzare nel cervello i moduli musicali (Cap. 5), Mithen passa ad analizzare le forme di comunicazione utilizzate dagli adulti per parlare con i bambini prelinguistici (Cap. 6). Lultimo capitolo della prima parte si occupa dellimportantissimo ruolo che la musica ha sia a livello di rapporti inter-persononali sia nella creazione di legami sociali: la musica serve infatti a comunicare e trasmettere emozioni. La seconda parte, Il passato (Capitoli 8-17), dedicata allindagine storico-evolutiva degli aspetti del linguaggio individuati nella parte precedente. Il primo capitolo ha per oggetto i sistemi di comunicazione delle scimmie antropomorfe e funge da ponte per un rimando al nostro remoto passato evolutivo. I sistemi di comunicazione delle scimmie sono infatti molto simili a quelli dei nostri antenati e, pertanto, la loro analisi pu risultare estremamente utile al fine di individuare come le nostre capacit linguistiche si sono evolute (Cap. 8). quindi allevoluzione della comunicazione negli ominidi che Mithen rivolge lattenzione, facendo vedere come il bipedismo ha notevolmente influenzato lo sviluppo di particolari forme di comunicazione (Capitoli 9-15). infine allHomo Sapiens e al percorso che dal protolinguaggio, attraverso una biforcazione evolutiva, ha condotto allo sviluppo della musica e del linguaggio verbale che sono dedicate le ultime pagine del libro (Capitoli 16-17). Dopo aver esposto sinteticamente i principali passaggi dellargomentazione, possibile concentrare lattenzione su due tesi dalle ricadute particolarmente significative dal punto di vista filosofico. La prima riguarda limportanza da attribuire allo studio dellorigine

evolutiva del linguaggio per poterne comprendere le caratteristiche; la seconda concerne il ruolo della corporeit nella comunicazione linguistica e musicale. 1) Dalla particolare impostazione statico genetica che caratterizza il testo (dal presente al passato, dal passato al presente), emerge una tesi di fondamentale importanza: musica e linguaggio hanno lo stesso precursore evolutivo, ovvero un sistema di comunicazione che ha caratteristiche comuni a entrambe e che, a un certo punto della storia evolutiva umana, si disgregato dando vita a due diversi sistemi di comunicazione. Pertanto alle caratteristiche di questa forma di comunicazione prelinguistica che bisogna guardare se si vogliono comprendere le caratteristiche che il linguaggio possiede. Il proto-linguaggio (Hmmmm) un sistema di comunicazione non composto da parole, ma da messaggi che si presenta come: olistico (holistic), nel senso che le

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Silvana Borutti, Luigi Perissinotto Il terreno del linguaggio Humana.Mente 4, Febbraio 2008 espressioni multisillabiche che lo compongono non sono scomponibili in sottounit significanti; manipolativo, poich non ha lo scopo di comunicare cose sul mondo, bens quello di spingere allazione o di provocare particolari stati emotivi; multimodale, nel senso che coinvolge diversi moduli cognitivi ed emotivi; mimetico, poich, attraverso rapporti sinenstetici e onomatopeici, imita sia i suoni naturali sia quelli dei versi animali; musicale. Il problema sta nel vedere come, da questo tipo di comunicazione, si sia passati a forme linguistiche e verbali di comunicare e dire il mondo. Il processo consiste in due movimenti: (a) la segmentazione e (b) la creazione di espressioni dal valore simbolico. La segmentazione consiste nello spezzettamento dei messaggi del protolinguaggio in espressioni pi piccole e di valore significante. Inoltre, attraverso la donazione di un significato simbolico e referenziale alle parole ovvero attraverso la produzione di espressioni utilizzate con riferimento a cose e stati di fatto che il linguaggio si trasforma in un sistema di comunicazione composizionale. La differenza tra linguaggio e musica che questultima non utilizza simboli. Le note musicali, vale a dire le unit minime di una melodia, infatti, non rappresentano nulla. Tuttavia, la differenza fondamentale tra i due sistemi di comunicazione consiste nel loro diverso ruolo comunicativo: il linguaggio, riferendosi al mondo, serve a comunicare informazioni, mentre la musica, essendo un sistema manipolativo e non referenziale di natura olistica, ha il compito essenziale di suscitare e trasmettere emozioni. Essa tanto pervasiva da riuscire a catalizzare quelle reazioni che consentono il disgregamento di un forte senso dellio in favore di un collettivo senso del noi. 2) Data limpostazione essenzialmente interdisciplinare del testo di Mithen, doveroso fare qualche osservazione su come argomenti e testimonianze appartenenti a discipline extrafilosofiche possano supportare tesi che riguardano concetti di tipo schiettamente filosofico. Nella struttura argomentativa e concettuale del testo possibile infatti riscontrare, in alcuni casi, una forte discrepanza tra le trattazioni particolari e le tesi pi generali che tali osservazioni pretendono di supportare. Quando entrano in gioco le nozioni di corpo, gene e cervello, da prove e testimonianze di vario genere, Mithen compie salti categoriali un po ingenui verso nozioni estremamente complesse che, proprio per questo, dovrebbero essere utilizzate e spiegate con maggiore cautela.

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Silvana Borutti, Luigi Perissinotto Il terreno del linguaggio Humana.Mente 4, Febbraio 2008 Ad esempio, nelle primissime pagine del libro larcheologo Mithen scrive che: Anzich rivolgerci ai fattori sociologici o storici, possiamo spiegare la propensione umana a produrre musica e fruirne solo riconoscendo che essa stata codificata allinterno del genoma umano nel corso della storia evolutiva della nostra specie. Come, quando e perch sono i misteri che mi propongo di risolvere. (pag. 3). In realt se si tiene conto di quanto emerge dalle analisi contenute nel testo, questo proposito non viene soddisfatto e, sugli stessi argomenti, emergono suggerimenti e prospettive, a dire il vero, pi interessanti e stimolanti. Mithen, infatti, sembra suggerire lesistenza di una complessa relazione tra la nostra corporeit non intesa fisicalisticamente e la nascita del linguaggio e della musica. Tale relazione complessa poich estremamente complessi sono entrambi i termini che la compongono. La nozione di corporeit, infatti, fa riferimento a un corpo che si muove e desidera, agisce e si evolve in relazione allambiente o in riferimento a esigenze dettate dal contesto sociale. Se la nozione di base fisico-biologica si intende in relazione a tale nozione di corporeit, possibile acconsentire con Mithen quando egli scrive che La musica profondamente radicata nella nostra biologia (pag. 7 ). Infatti, il corpo ha un ruolo fondamentale nella sincronizzazione motoria, nellespressione delle emozioni o nellintrattenimento di legami interpersonali. Il suggerimento pi interessante, che parla contro semplicistici processi di localizzazione e riduzione, emerge ad esempio dalle analisi sul bipedismo. infatti grazie allevoluzione dellintero organismo che le facolt musicali e linguistiche degli ominidi possono svilupparsi. lintero corpo, lintero organismo che si modifica e rende possibile levoluzione di alcune facolt piuttosto che di altre. Mithen sembra pertanto suggerire che, per comprendere lorigine di musica e linguaggio, ma anche per capire come essi funzionano, a che cosa servono e perch ne facciamo uso, bisogna tenere in considerazione lintera anatomia umana: la musica e il linguaggio non esistono n sono pensabili se non in relazione ad un corpo che si muove, appetisce e soffre. In questo senso non si pu che concordare con Blacking, secondo il quale, il fondamento di tutti i processi essenziali della musica ma, si potrebbe aggiungere a questo punto, anche del linguaggio va ricercato nellintero corpo umano e non semplicemente nel suo genoma o nel suo cervello.

Guido Caniglia

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RECENSIONE SILVANA BORUTTI, LUIGI PERISSINOTTO (A CURA DI) - IL TERRENO DEL LINGUAGGIO. TESTIMONIANZE E SAGGI SULLA FILOSOFIA DI WITTGENSTEIN (CAROCCI, ROMA 2006)

Nella prefazione di questo libro i due curatori mettono in evidenza gli intenti che hanno portato alla stesura del volume, nato da una collaborazione tra alcuni studiosi dellUniversit della Provenza, dellUniversit di Pavia e dellUniversit Ca Foscari di Venezia. Le riflessioni sulla filosofia di Wittgenstein vengono svolte in tre direzioni. In primo luogo si tratta di ripensare le fonti, gli incontri, le suggestioni1 che hanno portato alla formazione del

pensiero del filosofo. Per un altro verso la maggior parte degli autori cerca di uscire dalle mere ricostruzioni del suo pensiero per cercare di tornare ad interrogare le mosse filosofiche wittgensteiniane nelle loro ragioni, nelle loro tensioni, anche nei loro limiti e nelle loro, per cos dire, inadempienze2. In terzo luogo il volume si propone di reinserire Wittgenstein nel dibattito filosofico contemporaneo:
Troppe celebrazioni lo hanno allontanato dallodierno filosofare; troppi facili formulari giochi linguistici, forme di vita lo hanno reso pi un repertorio a cui attingere o un padre fondatore in cui trovare legittimit che un filosofo che ancora d da pensare. La sfida che qui si raccoglie che Wittgenstein non sia consegnato ad un glorioso passato, ma che possa essere uno stimolo fecondo anche per chi non si riconosce pi, per esempio, nel suo antimentalismo o nella sua diffidenza nei confronti di ogni dimensione teorica nella filosofia3.

Gli autori sottolineano altri due meriti del libro: da una parte esso la dimostrazione che la discussione su Wittgenstein ha raggiunto in ambito francese e italiano una maturit inimmaginabile qualche decennio fa; dallaltra mostra come in esso convivano e dialoghino autori che, dal punto di vista delle facili

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Silvana Borutti, Luigi Perissinotto Il terreno del linguaggio Humana.Mente 4, Febbraio 2008

etichette,

appartengono

orientamenti

filosofici

diversi,

analitici

alcuni,

continentali gli altri4. Il testo diviso in due parti. La prima dedicata alle testimonianze di alcuni studiosi che hanno contribuito a far conoscere in Italia, attraverso saggi e traduzioni il pensiero di Wittgenstein. Amedeo G. Conte, Tullio De Mauro, Aldo Giorgio Gargani, Diego Marconi, Michele Ranchetti narrano le circostanze personali, culturali e filosofiche che li hanno portati alo studio e

allapprofondimento della filosofia di Wittgenstein. Gargani per esempio racconta della sua prima scoperta del Tractatus Logico Filosoficus, durante il primo anno di liceo e poi alla Scuola Normale Superiore di Pisa grazie alle lezioni di Francesco Barone e allincontro con Giulio Lepschy, entrambi fondamentali per il suo orientamento di studio verso la filosofia analitica e il pensiero di Wittgenstein, che egli ebbe poi modo di approfondire allUniversit di Oxford sotto il tutorato di uno dei pi noti specialisti del pensiero del filosofo, Bernard Francis McGuinnes. Diego Marconi invece ricorda le lezioni su Wittgenstein del giovane e brillante assistente di Pareyson, Gianni Vattimo, e della sua proposta di laurearsi con una tesi sul filosofo. Michele Ranchetti ricorda ancora la passione per Wittgenstein condivisa con uno studioso dellUniversit di Firenze, Marino Rosso, una passione comune che li porta a quella che Ranchetti definisce la nostra grande avventura wittgensteiniana durata quindici anni5. Egli rievoca inoltre i suoi incontri con Yorick Smythies, uno degli allievi pi cari a Wittgenstein, e con la fidanzata Margherite Respinger di cui il filosofo parla nel suo diario recentemente scoperto e tradotto proprio da Ranchetti. La seconda parte raccoglie invece alcuni saggi che prendono in esame taluni aspetti della filosofia di Wittgenstein: dalla questione dello psicologismo a quella dellantirealismo, dalletica alla logica, dal rapporto con Russell allempirismo. Chiara Erbosi

Note

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Silvana Borutti, Luigi Perissinotto Il terreno del linguaggio Humana.Mente 4, Febbraio 2008

1. S. Borutti, L. Perissinotto (a cura di), Il terreno del linguaggio. Testimonianze e saggi sulla filosofia di Wittgenstein, Carocci Editore, Roma, 2006, p. 9. 2. Ibid. 3. Ivi, p. 9-10. 4. Ibid. 5. Ivi, p. 53

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RECENSIONE A. TAGLIAPIETRE - LA VIRT CRUDELE. FILOSOFIA E STORIA DELLA SINCERIT - EINAUDI, 2003

In questo libro lautore traccia una storia del concetto di sincerit cominciando con lanalizzarne i vari significati. In un primo senso la sincerit veridicit: il dire la verit o meglio, ci che si ritiene sia la verit ai nostri interlocutori, appare come il livello pi ampio, semplice ed elementare della sincerit1. La veridicit affermare ci che si pensa o si ritiene vero, il far corrispondere le parole al pensiero. Un secondo significato di sincerit la veracit, cio il comportarsi negli atti e nei fatti coerentemente a come ci si esprime. La veracit essere conseguenti alla verit. Non ci si limita a dire ci che si pensa vero ma si fa come si dice, perch nella prospettiva della veracit le parole sono fatti2. Mentre il veridico dice la verit sulle cose, il verace, non solo testimonia la verit con le parole, ma anche con gli atti. Questi due significati di sincerit riguardano strettamente il rapporto con gli altri. Ma c un terzo modo di intendere la sincerit, che riguarda invece il rapporto con se stessi: lautenticit, che espressione di s e dinamica del divenire ci che si 3. Cosi Tagliapietra descrive nellintroduzione del suo libro la nozione di autenticit:
Se nelle parole e negli atti possiamo anche disvelare i nostri pensieri agli altri e comunicare loro ci che crediamo sia la verit, gli unici testimoni di questa effettiva sincerit siamo sempre noi stessi. Solo introspettivamente, infatti, nel dispiegarsi di quello spazio metaforico, concavo e speculare, che la tradizione filosofica chiama, di volta in volta, con i nomi di anima, interiorit, io, soggetto, persona, coscienza individuale, ecc., sappiamo con quale intenzione diciamo le cose che diciamo e facciamo le cose che facciamo4.

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Andrea Tagliapietra La virt crudele: filosofia e storia della sincerit Humana.Mente 4, Febbraio 2008

Lautenticit dunque la sincerit con se stessi,


quellaccordo interno che ci impone come un dovere morale, e ancor di pi, come unirrinunciabile esigenza del nostro io e della nostra personalit individuale lessere autentici, il realizzare noi stessi, il riconoscersi e il farci riconoscere dagli altri per quello che veramente siamo5.

Dunque intesa come autenticit, la sincerit abbandona ogni criterio di verit nei confronti degli altri configurandosi come la ricerca di essere ci che siamo. La prima parte del libro intitolata Il lessico della sincerit quindi dedicata allindagine linguistica ed etimologica dei termini che ruotano intorno al concetto di sincerit, dalla veridicit alla veracit, dalla naturalit allautenticit. Le altre quattro parti sono invece dedicate, secondo una sequenza storica, allanalisi del concetto di sincerit nel pensiero filosofico occidentale. In Archeologia della virt Tagliapietra si sofferma sulla genealogia della sincerit nel pensiero classico e medioevale per passare nei capitoli successivi allo studio delle implicazioni moderne di tale concetto: se infatti nellantichit la sincerit si configura come la virt morale delladeguamento esteriore delle parole alle azioni, con let moderna e sempre pi in epoca contemporanea la sincerit diventa il modo di essere dellindividuo attraverso la quale egli afferma la propria singolarit e la propria autenticit. Tutto lo studio dellautore condotto attraverso lanalisi dei grandi testi della filosofia e dei grandi autori della letteratura, da Shakespeare a Molire, da Stendhal a Dostoevskij, da Baudelaire e Conrad a Ibsen e Pirandello. Chiara Erbosi

Note
1. A.Tagliapietra, La virt crudele. Filosofia e storia della sincerit, Biblioteca Einaudi Torino, 2003, p.3. 2. Ivi, p.30. 3. Ivi, p.43. 4. Ivi, p.IX.

5. Ivi, p.X.

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RECENSIONE GASPARE POLIZZI - GALILEO IN LEOPARDI - (LE LETTERE, FIRENZE 2007)

Nel suo Galileo in Leopardi Polizzi conduce unattenta indagine, diretta a evidenziare la presenza della figura, dello stile e del pensiero di Galileo nellopera di Giacomo Leopardi. La ricerca prende avvio dalle letture del giovane Leopardi, per poi proseguire nei suoi scritti giovanili, quindi nelle opere della maturit, edite e inedite. Ci che emerge un quadro diverso da quello che risulta dalla comune ricezione degli scritti leopardiani, secondo la quale la presenza di Galilei, almeno per quanto riguarda le opere pubblicate in vita, sarebbe marginale e non particolarmente significativa(p. 5). Leopardi si accosta alla figura di Galileo fin dalle letture giovanili: a questo proposito Polizzi ricorda la circostanza di un contatto diretto con le sue Opere, presenti nella biblioteca monaldiana nelledizione del 1744, ma soprattutto ricostruisce minuziosamente il rapporto con tutta una serie di fonti collegate alla stesure delle prime opere scientifiche di Leopardi, prima fra tutte la Storia della Astronomia. Cos facendo lautore struttura un primo sistema di riferimenti, dal quale risulta che la vita e lopera di Galilei furono presenti al poeta di Recanati in pi versioni e interpretazioni, che sono per accomunate da una scarsa attenzione alle vicende processuali e

dallaccettazione del copernicanesimo in forma ipotetica, e dunque compatibile con lortodossia cattolica. La stessa attenzione nei riguardi di Galileo registrata da Polizzi anche nelle letture legate alla maturit del pensiero leopardiano. Qui la presenza si fa pi forte, lammirazione si trasforma in un dialogo che penetra fino allinterno di alcuni snodi teorici della filosofia leopardiana, quali il problema del metodo della conoscenza, il rapporto tra caso e progresso della scienza, la visione dinamica della natura, la questione del valore della conoscenza in rapporto alla felicit e del rapporto tra ragione e sentimento (p. 50). Polizzi procede quindi allesame delle opere di Leopardi, rilevando come nei suoi lavori giovanili la figura di Galileo

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Gaspare Polizzi Galileo in Leopardi Humana.Mente 4, Febbraio 2008

sia certamente presente, e sovente con toni di elogio ed ammirazione. Tuttavia egli non manca di mettere in evidenza come in questo stadio il contributo di Galileo sia spesso sottodeterminato, e come le vicende processuali che lo videro coinvolto siano quasi del tutto sottaciute o comunque sottovalutate, a testimonianza di come sia presente nel giovane Leopardi la volont di non entrare in esplicito contrasto con la Chiesa cattolica. A tale riguardo occorre ricordare come anche la favorevole descrizione del sistema copernicano, fornita nella Dissertazione sopra lastronomia, sia del tutto in linea con le posizioni ortodosse, essendo questo sistema una ipotesi pi di ogni altra idonea a spiegare i celesti fenomeni.
Queste considerazioni, unite ad altre relative allatteggiamento fortemente critico del padre Monaldo nei confronti del sistema galileiano e delle sue conseguenze, inducono Polizzi a sottolineare la difficolt di Giacomo nellaffrontare la questione del processo a Galilei e nel rendere pubblicamente allo scienziato pisano quel posto centrale nella cultura italiana che privatamente aveva riconosciuto con certezza, per stile e per pensiero (p. 163).

Infatti, nella Crestomazia della prosa, opera della maturit, il pensiero di Galilei assume un ruolo centrale: esso diviene il fulcro teorico su cui poggia la filosofia della natura leopardiana; nelle selezioni dei brani galileiani, in buona misura sapientemente manipolati da Leopardi, si registra forse il punto pi alto della presenza di Galileo in Leopardi. Nondimeno, solo nello Zibaldone che si ha un esplicito riconoscimento della grandezza di Galileo, che non viene soltanto considerato un grande letterato, fisico e matematico, ma viene posto tra coloro che hanno veramente mutato la faccia della filosofia. La presenza di Galileo in Leopardi si fa progressivamente pi forte e radicata: dal Galileo visto come insigne uomo di cultura si passa al Galileo inteso come vero e proprio modello di stile e di pensiero. A tale proposito occorre ricordare la predilezione leopardiana per il Galileo lunare. In uno dei brani scelti per la Crestomazia si trova una descrizione crepuscolare che ritorna nel verso 19 del Sabato del villaggio Al biancheggiare della recente luna, una descrizione che, dice Polizzi, non manca di suggestioni nel quadro di unestetica dellinfinito (p. 84). Considerazioni come

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Gaspare Polizzi Galileo in Leopardi Humana.Mente 4, Febbraio 2008

questa inducono a ritenere che in Leopardi vi sia un diffuso apprezzamento stilistico nei riguardi degli scritti di Galileo, che a volte trascende quello teorico, soprattutto quando questo trova un limite nella diffidenza leopardiana nei riguardi del linguaggio matematico. A questo proposito riteniamo sia degna di una segnalazione particolare la prima delle due appendici contenute nel testo di Polizzi, Uno sguardo sul cosmo: Calvino tra Galileo e Leopardi, ove si mette in luce come Calvino avesse espressamente connesso la letterariet di Galileo a quella di Leopardi proprio in relazione al loro sguardo cosmologico, e in particolare al modo di descrivere la luna(p. 166):
leggendo Galileo mi piace cercare i passi in cui parla della Luna: la prima volta che la Luna diventa per gli uomini un oggetto reale, che viene descritta minutamente come cosa tangibile, eppure appena la Luna compare, nel linguaggio di Galileo si sente una specie di rarefazione, di levitazione: ci sinnalza in unincantata sospensione. [] Lideale di sguardo sul mondo che guida anche il Galileo scienziato nutrito di cultura letteraria. Tanto che possiamo segnare una linea Ariosto-Galileo-Leopardi come una delle pi importanti linee di forza della nostra letteratura. (I. Calvino, Due interviste su scienze e letteratura, in Id. , Una pietra sopra, A. Mondatori, Milano 2002, pp. 225-226)

Ancora:
il miracolo di Leopardi stato di togliere al linguaggio ogni peso fino a farlo assomigliare alla luce lunare. Le numerose apparizioni della luna nelle sue poesie occupano pochi versi ma bastano a illuminare tutto il componimento di quella luce o a proiettarvi lombra della sua assenza. (I. Calvino, Lezioni americane, Sei proposte per il prossimo millennio, Mondatori, Milano 1993, p. 31)

Matteo Leoni

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RECENSIONE PHILIP LIEBERMAN - TOWARD AN EVOLUTIONARY BIOLOGY OF LANGUAGE - BELKNAP PRESS, 2006

Il titolo dellultimo lavoro di Philip Lieberman, Toward an evolutionary biology of language, ne richiama lintento. Il testo propone infatti un percorso che ha lobiettivo di mostrare come sia possibile ricondurre gli studi sul

linguaggio nellalveo delle scienze evoluzionistiche del vivente. La biologia evoluzionistica fornisce lo strumentario il toolbox concettuale e argometativo, che consente al linguista americano di analizzare il fenomeno, tutto storicobiologico, del linguaggio in quanto discorso, in quanto speech. Se questo lobiettivo che il testo si prefigge, chiaro che, nonostante si tratti di un lavoro in cui si parla soprattutto di anatomia, fisiologia, linguistica, evoluzionismo e biologia, le sue ricadute sul piano della riflessione filosofica sono estremamente interessanti. Il fenomeno del linguaggio pu essere spiegato e chiarito solo in relazione a un corpo, quello umano, che nella sua complessit anatomica e fisiologica si evoluto e continua a evolversi. In questo senso, lecito chiedersi, come fa lo stesso Lieberman, Has anyone seen an ape dancing? . Infatti Fully human speech capacity involves having a species-specific tongue and brain that reflects both the continuity and the tinkerers logic that mark biological evolution (pp. 1-2). Il testo diviso in sette capitoli. Il primo dedicato ad una panoramica in cui Liebermann esplicita i motivi essenziali della sua proposta teorica (Cap.1). Il secondo capitolo dedicato alle componenti anatomiche e ai meccanismi fisiologici del nostro corpo, grazie ai quali un discorso (speech) pu essere prodotto: polmoni, laringe, faringe e apparato sovralaringeo. Queste caratteristiche vengono analizzate non in quanto specifiche delluomo, ma poich legano essenzialmente lanatomia umana a quella di altre specie (Cap.3). Al contempo, tuttavia, il linguaggio una fenomeno che caratterizza la specie umana ed pertanto irriducibile alle forme di comunicazione che

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Philip Lieberman Toward an evolutionary biology of language Humana.Mente 4, Febbraio 2008

caratterizzano altre specie (Cap.2). Solo dopo aver considerato il linguaggio come un fenomeno che pu emergere solo da una complessa e articolata base biologica (anatomo-fisiologica), Lieberman passa ad analizzare in che modo gli atti linguistici sono regolati e controllati nel cervello. in questo capitolo che lautore formula una delle tesi portanti dellintero testo: la creativit e la capacit reiterativa che caratterizzano il linguaggio umano sono radicati evolutivamente nel controllo motorio; inoltre, flessibilit cognitiva e abilit sintattica derivano entrambe dallevoluzione del motor control (Cap.4). Nel quinto capitolo, inoltre, viene affrontato il problema di quale sia il ruolo da affidare al cosiddetto gene del linguaggio FOXP2. Si tratta di un gene regolatore che governa lo sviluppo della strutture neurali subcorticali che controllano le abilit coinvolte nella produzione orale. Nella parte finale, Lieberman si sofferma di nuovo sulle basi anatomiche e fisiologiche del linguaggio umano, mettendone questa volta in evidenza la storia evolutiva che ha consentito loro di divenire ci che esse sono attualmente. Il testo si conclude con una sorta di ecumenico Studiosi del linguaggio di tutto il mondo unitevi! rivolto a biologi, psicologi, linguisti, filosofi e a chiunque possa apportare contributi significativi alla comprensione di quel complesso fenomeno che il linguaggio (Cap.7). possibile entrare nel merito della peculiarit teorica del testo di Lieberman se si mette in evidenza quale il suo principale referente teorico, ossia levoluzionismo di Charles Darwin nella particolare curvatura interpretativa che esso assume nei lavori dello zoologo e storico della biologia E. Mayr. I meccanismi che guidano i processi evolutivi sono considerati da Lieberman, alla pari di quanto fa Mayr, come guidati da una logica complessa di tipo storico che vede nella casualit degli eventi mutageni uno dei motori principali dei meccanismi evolutivi. Levoluzione infatti un miserly tinkerer (p. 317). I sistemi biologici, inoltre, ad esempio il corpo che ci consente di parlare e i fenomeni direttamente collegati ad essi ad esempio il linguaggio non possono che essere estremamente

complessi. Per tali sistemi lutilizzo del rasoio di Occam infatti non rappresenta uno strumento metodologico adeguato. La tesi che regge le singole argomentazioni dellintero lavoro sembra essere la seguente: se mettiamo al centro delle nostre
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Philip Lieberman Toward an evolutionary biology of language Humana.Mente 4, Febbraio 2008

riflessioni sul mondo vivente la variazione e con essa la diversit, non possibile pensare che vi siano componenti essenziali e universali, siano esse fisiche o ideali, che di quel mondo rappresentano lessenza. Questa posizione si lascia declinare da diversi punti di vista. Passiamo ora ai bersagli polemici. In generale, da un punto di vista sia linguistico che filosofico e storico-evolutivo, Lieberman elabora le proprie critiche facendo riferimento alla cosiddetta standard view allinterno della quale vengono accomunati pensatori differenti come Pinker, Chomsky e Fodor . Il nucleo teorico della standard view consiste nel sostenere che: The neural basis of human language is a module devoted to language and language alone, and this module is distinct from the mechanisms that regulate other aspects of human or animal behaviour. Modular theories implicitly claim that the functional architecture of the human brain is similar to that of a conventional digital computer in which a discrete set of devices controls a printer, another the display, another the keyboard and so on. (p. 3). interessante, a questo punto, vedere secondo quali direttrici si articola e sviluppa la critica di Lieberman a questa prospettiva teorica. Innanzitutto possibile individuare diversi sottoteorie che, se cucite assieme,

forniscono la base teorica su cui si fonda la standard view. In primo luogo, anche per limportanza attribuitagli nel testo, la linguistica generativa di Noam Chomsky (1); in secondo luogo il modello esplicativo-riduzionistico del linguaggio di Wernicke-Broca (2); in ultimo, il ruolo assegnato al cosiddetto gene del liguaggio FOXP2 (3). (1) Nelle critiche alle nozioni elaborate originariamente da Chomsky si fa sentire limportanza assegnata da Mayr al pensiero darwiniano nel confutare definitvamente posizioni di tipo platonico-essenzialiste. Infatti, Lieberman fa uso dei risultati elaborati dalla biologia evoluzionistica al fine di criticare lidea stando alla quale: (a) le regole della sintassi umana sono innate; (b) tali regole sono inscritte nel nostro codice genetico e (c) in quanto tali esse sono ereditabili e trasmissibili (cfr. p. 62). La peculiarit delle critiche di Lieberman sta nel fatto che gli strumenti concettuali su cui essa fa perno sono di tipo biologico-evolutivo: Biologic evidence does not

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Philip Lieberman Toward an evolutionary biology of language Humana.Mente 4, Febbraio 2008

support Chomskys claim. [] solid biologic evidence rules out any version of innate Universal Grammar. (p. 5). Infatti Lieberman argomenta contro lesistenza di regole universali che riguardano la sintassi sostenendo che, se tali regole esistessero, (1) se ne troverebbero tracce nei nostri antenati o nelle specie filogeneticamente pi vicine allhomo sapiens; (2) dovrebbe essere possibile spiegare il comportamento umano attraverso meccanismi innati e universali; (3) tali regole dovrebbero riuscire a fornire le basi biologiche della reiterazione motoria che fisiologicamente alla base dei fenomeni linguistici. Ma in tutti tre i casi le indagini biologico-evolutive non confermerebbero le ipotesi. 2) La critica allatteggiamento riduzionistico, etichettato da Lieberman come atteggiamento di Broca-Wernicke, un'altra delle costanti polemiche del testo. Infatti, secondo Lieberman, se si assume una prospettiva di stampo evoluzionistico, non ha senso voler individuare dei loci cerebrali in cui risiederebbe la facolt de linguaggio: non possibile n ridurre n localizzare il linguaggio in particolari circuiti neurali, n in altri organi del nostro corpo. Questo vale inoltre per molte caratteristiche comportamentali. Ci non significa, tuttavia, che una spiegazione del linguaggio, che pretenda tra laltro di dirsi biologico-evoluzionistica, possa fare a meno di considerare il ruolo dei meccanismi neurali. Se si vogliono spiegare le basi neurali del linguaggio, bisogna innanzitutto tener presente il fatto che le reti neurali e, si badi bene, non i luoghi cerebrali che presiedono alla produzione del linguaggio sono gli stessi che sono anche responsabili della flessibilit cognitiva, tipica dellhomo sapiens, e di quel particolare tipo di controllo motorio, sviluppatosi attraverso il passaggio al bipedismo. I gangli basali della corteccia subcorticale sono responsabili sia delle nostre capacit di apprendimento, sia delle capacit reiterattive che caratterizzano la nostra motoriet e il nostro linguaggio, nonch della regolazione delle emozioni (cfr. p. 211-2). 3) chiaro che anche un

atteggiamto riduzionistico di stampo genetico, ovvero un atteggiamento che si pone lobiettivo di identificare quale sia il gene responsabile delle nostre capacit linguistiche, il language-specific gene, come fa Pinker, deve a questo punto essere reso oggetto di critica. Ci non toglie che lo studio dei geni deputati allo sviluppo di organi e capacit utili alle capacit linguistiche sia considerato di

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Philip Lieberman Toward an evolutionary biology of language Humana.Mente 4, Febbraio 2008

grande utilit. Infatti, proprio lo studio delle mutazioni e modificazioni che hanno interessato il FOXP2 a gettare nuova luce su come il linguaggio si evoluto. Infatti, questo gene contribuisce allo sviluppo delle strutture dei gangli basali che servono, come detto precedentemente, a regolare il controllo della motilit orofacciale, della produzione di discorsi, delle regole sintattiche, del comportamento cognitivo, e del motor learning. In conclusione, il take-home-message del libro, come lo definirebbe il suo autore, consiste nel diffidare di strategie di analisi che utilizzano spiegazioni monolitiche e monocausali dei fenomeni linguistici. Al contrario, ed in questo sta lesemplarit di Toward an evolutionary biology of language, lapproccio biologico-

evoluzionistarisca pu riescire nellintento di chiarire e valorizzare la complessit di tali fenomeni, spiegandoli in relazione a fenomeni di tipo cognitivo, neurale, fisico e motorio: The primary argument of this book is that the biologic bases of linguistic as well as cognitive ability cannot be studied in isolation from other aspects of human behaviour or the behaviour of other species. (p. 17).

Guido Caniglia

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Idee per una rilettura D. G. STERN - THE AVAILABILITY OF WITTGENSTEIN'S PHILOSOPHY -CAMBRIDGE UNIVERSITYPRESS,1996

Larticolo fa parte di un tomo intitolato The Cambridge Companion to Wittgenstein1, testo fondamentale che raccoglie quattordici saggi appositamente commissionati ad altrettanti accademici di chiara fama, al fine di costruire un manuale altamente referenziato. Quella di D. G. Stern, in particolare, una retrospettiva critica estremamente documentata sulla intricata vicenda in cui incorse lopera inedita di Ludwing Wittgenstein; per inciso, la sua argomentazione ha il pregio di riconoscerla proprio come un opera, piuttosto che come un insieme di appunti, sulla scia delle considerazioni di Michel Foucault2 e in contrariet agli standar editoriali proposti a suo tempo da Joachim Schulte3. Conosciuta come Nachlass e costituita da circa dodicimila pagine di manoscritti e ottomila di dattiloscritti, questa massa di documenti autografi, da cui sono state estrapolate tutte le opere postume attribuite allautore, ha costituito un vero e proprio giallo filosofico-letterario che, a pi di cinquanta anni dalla morte di Wittgenstein, desta ancora sconcerto. Stern cerca di far luce esaustivamente su questa incredibile vicenda per rispondere ad una perplessit condivisa, ovvero come sia possibile il persistente disaccordo su che cosa Wittgenstein credesse e perch. Egli ricostruisce la storia del lascito agli eredi letterari,4 dallapertura del testamento allaccordo con il Trinity College di Cambridge; dallistituzione dei due comitati (quello degli amministratori e quello degli editori)5 alla realizzazione della collezione microfilmata di Cornell (1967); dalla vendita di copie ai ricercatori e alle biblioteche universitarie6 agli accordi con luniversit di Tubinga7 etc. Documenta lo scempio da loro perpetrato e tutte le arbitrariet di presentazione dellopera - titolo per titolo-, come anche gli incerti tentativi di pubblicazione del Nachlass. Lepisodio pi improbabile, tra tanti,

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David Stern The availability of Wittgenstein's philosophy Humana.Mente 4, Febbraio 2008

quello del giornale spagnolo che pubblica la parte nascosta dei Quaderni 19141916 senza il permesso degli eredi8. Lo scandalo che, nonostante Wittgenstein sia uno tra i filosofi pi influenti dello scorso secolo e tra i pi citati-, la sua filosofia non sia ancora accessibile. Per fare un esempio della ricostruzione della storia delle singole pubblicazioni, basti citare il caso delle Ricerche Filosofiche, a seguito del quale Stern conclude che la prefazione di Wittgenstein precedente allabbozzo di quella che edita come Parte II; che niente ci testimonia che Parte II fosse la seconda parte (il dattiloscritto originale andato sfortunatamente perduto poco dopo la pubblicazione) e che probabilmente la rivisitazione della Parte I; infine che, secondo Oliver Scholz9, Parte II sarebbe il dattiloscritto che Wittgenstein prepar per Norman Malcolm in occasione della sua visita a Cornell, nel 1949 (e che avrebbe quindi un carattere ancora pi provvisorio della Parte I). Resta vero, come per tutti gli altri testi, che il Nachlass, contenendo le altre possibili combinazioni proposte da Wittgenstein per le Ricerche, getta, con ognuna di esse, nuova luce su ci che stato pubblicato sotto questo nome. Ma un altro esempio valido per capire linteresse ad una sua pubblicazione integrale la riflessione sul solipsismo, di cui nel Nachlass si pu seguire lo svolgimento, dalla fascinazione iniziale alla scelta di rigettarlo: un lavoro prezioso se si considerano le telegrafiche affermazioni del Tractatus. Accanto alla questione principe, ovvero la dissennata gestione delleredit letteraria, Stern elenca tuttavia alcuni fattori singolari che contraddistinguono linterpretazione del pensiero di Wittgenstein, mostrando come di certe mancanze siano responsabili anche i suoi divulgatori. La prima considerazione rivolta al peso esercitato dalle aspettative degli interpreti: la maggior parte dei filosofi ha cercato in Wittgenstein una teoria del linguaggio e, nel tentativo di attribuirgliene una soggiacente le sue parole, ha disconosciuto la peculiarit del suo modo di scrivere e, con essa, il suo antidogmatismo; un altro approcio scorretto, ma ricorrente, consiste nel focalizzare lattenzione sui passaggi maggiormente discussi (perch in essi Wittgenstein sembra riassumere per sommi capi la sua concezione

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delle cose) e, in seguito, attingere dal Nachlass lappunto che sembra confermare la propria interpretazione; in questi casi, inoltre, raramente viene reso conto del contesto da cui le citazioni sono estratte, arrivando a giustificare ogni sorta di conclusione. La seconda considerazione va alla letteratura secondaria, ovvero alla folta bibliografia di diatribe tra interpreti. Si tratta di una produzione cos complessa da scoraggiare qualsiasi neofita e che, infatti, ha ormai vita a s stante; la tragica conseguenza che, quando crediamo di parlare di Wittgenstein, spesso stiamo invece parlando delle opinioni sul suo pensiero. In sostanza, per Stern, una parte della inaccessibilit alla sua filosofia dovuta anche al fatto che chi si occupa di Wittgenstein tende a proiettarvi le proprie idee (e questo non capita a caso) al punto che, se anche egli diceva
I ought to be no more then a mirror, in which my reader can see his own thinking with all its deformities so that, helped in this way, he can put it right.10

oggi la deformit che egli pi dogni altra osteggiava, quella della filosofia sistematica, ricordata solo accidentalmente. Di questi aspetti si era gi occupato Stanley Cavell11, nel suo articolo The Availability of Wittgensteins later philosophy. Egli criticava le assunzioni di David Pole, il quale, considerando lo stile letterario e di composizione di Wittgenstein alla stregua di una idiosincrasia,

aveva concluso che la sua fosse lesposizione parziale di una filosofia che ambiva, senza riuscirci, ad essere sistematica. Per Cavell, Pole aveva arbitrariamente attribuito a Wittgenstein quelle stesse posizioni che, paradossalmente, erano state oggetto, quando egli era in vita, delle sue pi feroci critiche. Allepoca, Cavell scelse di enfatizzare la connessione tra lo stile di composizione di Wittgenstein e le sue idee per concludere che, nonstante i suoi scritti contenessero

argomentazioni, essi non chiedono comprensione, ma una nuova sensibilit, un cambiamento nel modo di vedere le cose; ferme restando queste conclusioni, sappiamo ora che il Nachlass non altro che il corpus operae di Wittgenstein e che pertanto una lettura come quella di Cavell limitata dalla sua ostinazione12 a

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considerare le opere postume testi dal valore nominale, mentre nessuno di essi pu essere capito a s, essendo una parte sottratta allintero. Quella che vuole i singoli libri editi a suo nome come testi reali, una percezione fallace e imposta dal lavoro di presentazione portato avanti dai curatori. Ogni pubblicazione una selezione dal Nachlass, un prodotto che, per essere convenzionale, ha richiesto scelte drastiche da parte degli editori: le manipolazioni occorse non sono mai state rese pubbliche (talvolta sono accennate in termini molto generali nella prefazione), perch nessuno ha mai pensato di fornire unedizione critica del materiale. Considerato dunque il disordine che ha regnato per anni nei documenti autografi, identificare il contesto di uno qualsiasi di essi resta pi problematico di quanto non si pensi: per mettere fine a tale situazione, fondamentale ora poter utilizzare una pubblicazione integrale del Nachlass, finalmente considerato come un tutto, un insieme cronologicamente ordinato, perch cos che Wittgenstein, nellunicit della sua vicenda filosofica, lo ha lasciato alla posterit. A partire dalla possibilit di attingere uniformemente al Nachlass, diverr impossibile usarlo per avallare interpretazioni infondate del Tractatus o delle Ricerche Filosofiche. 13 In conclusione, non si voluto tener presente che Wittgenstein sapeva di non poter organizzare un libro: tra il 1929 ed il 1951, egli scrisse, risistem, corresse le sue opere, lasciando intenzionalmente alla posterit la dettagliata

documentazione di un dialogo interiore, che la forza trainante del suo lavoro filosofico. La gravit della vicenda editoriale del Nachlass, come della maldestra cernita compiuta di volta in volta, consiste nellaver escluso proprio il processo di ripensamento e riscrittura, che collega ci che stato pubblicato a cosa non lo stato: una vera e propria negazione della natura della eredit filosofica di Wittgenstein. Laura Beritelli

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Note

1 2 3

AA.VV. The Cambridge Companion to Wittgenstein, Cambridge University Press, NY, Usa, 1996. Michel Foucault, Archeologia del sapere, Rizzoli, Milano, 1971. Joachim Sculte uno dei parteciapanti al primo tentativo di pubblicazione del Nachlass, nonch

editore in Germania delle opere di L.Wittgenstein. Allepoca dellarticolo di D.G.Stern, Schulte aveva proposto che venissero considerati testi compiuti solo quelli che rispondevano ad una serie di requisiti.
4 5 6

G.E.M.Ancombe, R.Rhees, G.H.von Wright. Entrambi formati dai tre eredi e poi allargati a Antony Kenny e Peter Winch. Nonostante ci sembrasse rendere finalmente accessibile il materiale (almeno agli accademici),

in realt comport altrettanta frustrazione. Gli studiosi si trovarono a che fare con microfilm di scarsa qualit o copie illeggibili.
7

Nel 1974, i curatori presero accordi per la fondazione del Wittgenstein-Archiv Tubingen: un team

guidato da M. Nedo e dal professor H.J.Heringer avrebbe dovuto trascrivere in un database lintero Nachlass ma, nonostante nel 1980 fosse stato fatto pi di met del lavoro, il progetto sinterruppe e non fu mai pubblicato niente.
8

Secondo Stern, fu Willhelm Baum a pubblicare su un giornale spagnolo le parti mancanti dei

Quaderni. Tuttavia, spiega, piuttosto che criptate, le parti in questione erano state trascritte in un semplice codice di sostituzione delle lettere. Lincomprensibilit di un simile gesto - che probabilmente voleva proteggere la privacy del filosofo davanti a lettori casuali -, ha dato adito alle pi svariate ipotesi sul perch fosse stato deciso di nasconderle.
9

Altro critico che si occupato dellesegesi del Nachlass. AA.VV. The Cambridge Companion to Wittgenstein, Cambridge University Press, NY, Usa, 1996,

10

riportato in David Stern, The availability of Wittgensteins philosophy, come L.Wittgenstein, Culture and Value, pp. 17-18. Souce:MS 112, p. 225.1931.
11

AA.VV. Op. Cit, p. 443, riportato come S. Cavell, The availability of Wittgensteins later philosophy,

in Wittgenstein: The Philosophical Investigations, ed. G. Pitcher (New York: Doubleday, 1966).
12 13

Cos parla di s Stanley Cavell in unintervista riportata in D.G.Stern, Op cit, pp 445-446. Per Stern, entrambi i due testi, nonostante solo il Tractatus sia stato pubblicato da Wittgenstein,

hanno un ruolo preminente, essendo i lavori che pi si sono avvicinati a soddisfarlo.

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Idee per una rilettura RAY JACKENDOFF - LINGUAGGIO E NATURA UMANA - IL MULINO, 1998

Pubblicato in Italia nel 1998 da Il Mulino, per la traduzione di Alberto Peruzzi, Linguaggio e natura umana un ottimo testo introduttivo ai moderni temi della filosofia del linguaggio. Lo scopo di Jackendoff mostrare lipotesi dello sviluppo della capacit linguistica da un punto di vista biologico e funzionalista, per cui lacquisizione delle complessit del linguaggio umano permessa grazie a specifiche configurazioni cerebrali, geneticamente ereditate che strutturano larchitettura di una grammatica mentale predisposta alla comunicazione verbale. Il linguaggio un prodotto di natura e cultura Seguendo le ricerche della filosofia del linguaggio e della linguistica degli anni 60, intraprese da Noam Chomsky, lautore integra lanalisi del linguaggio classica con delle considerazioni di natura neuro-fisiologica, biologica e evoluzionistica che inseriscono in un contesto pi ampio la nostra capacit di acquisire fin dai primi mesi di vita molti dei principi della comunicazione verbale. Il testo organizzato in quattro parti: nella prima lautore delinea gli argomenti fondamentali a favore di una grammatica mentale; nella seconda e terza parte si sviluppano tali argomenti partendo da come si struttura la grammatica mentale, e prosegue con lindividuazione biologica di queste capacit. Nella quarta parte le conclusioni vengono inserite in un contesto che comprende capacit mentali diverse dal linguaggio. Gli argomenti fondamentali. Tra gli anni 50 e 60 del secolo scorso, Noam Chomsky , in contrasto con la psicologia e la linguistica dellepoca, ispirata dal comportamentismo, che

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sosteneva che il linguaggio fosse sommariamente frutto dellambiente, sviluppa lintuizione per una nuova teoria del linguaggio. Per spiegare le complesse configurazioni linguistiche di cui quotidianamente, con la pi completa naturalezza, facciamo uso, Chomsky suppone che il nostro cervello sia strutturato con analoga complessit; la nostra mente, insomma, deve gi contenere una struttura in grado di codificare i suoni in enunciati corretti sintatticamente e grammaticalmente, una grammatica mentale. Lintuizione di Chomsky riguardo la grammatica mentale viene definita da Jackendoff come una rivoluzione cognitiva, uno dei pilastri delle moderne teorie di filosofia del linguaggio e della linguistica. Il secondo pilastro della teoria si integra alla nozione di grammatica mentale, che il nostro autore sviluppa come largomento della conoscenza innata ossia un bagaglio genetico ereditario. Il lavoro di Jackendoff di portare argomentazioni favorevoli alle due ipotesi, che nel corso degli anni sono diventate molto pi precise e dettagliate grazie alle numerose questioni risolte dalla ricerca, si sviluppa fino allultimo capitolo in cui lautore definisce, dopo averlo presentato, un terzo e conclusivo argomento del lavoro: la costruzione dellesperienza. Il linguaggio solo una delle capacit che mettiamo allopera quando facciamo esperienza del mondo, esperienza, quindi, che viene costruita da principi inconsci del nostro cervello. Prima di considerare per la validit delle ipotesi e il contesto in cui operano, opportuno seguire Jackendoff e vedere cosa c dietro il linguaggio. La grammatica mentale. La nozione di grammatica mentale sostiene che la variet espressiva delluso linguistico implichi, nel cervello di chi impiega il linguaggio, lesistenza di principi grammaticali inconsci. C un numero infinito di enunciati che siamo in grado di costruire, com possibile contenerli in un solo cervello, invita a chiedersi Jackendoff, sicuramente non abbiamo un semplice elenco imparato a memoria, infatti siamo in grado di costruire anche enunciati mai pronunciati prima; inoltre

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linformazione pu essere tradotta in tutte le lingue senza che se ne perda il senso. Tutto ci proverebbe lesistenza di una struttura inconscia, una sorta di modello ideale, sulla base del quale possiamo costruire un numero infinito di enunciati.
In breve, assolutamente impossibile che memorizziamo tutti gli enunciati che ci capita di sentire o che vogliamo impiegare, per non dire di quelli inverosimili. Daltra parte, siamo evidentemente preparati a riconoscerli: come se sapessimo quali sono le possibilit che ci sono offerte dalla lingua. Il modo in cui il cervello sembra conseguire questa variet espressiva consiste nellimmagazzinare non enunciati interi, bens parole con i loro significati e certe

configurazioni o schemi (patterns), in cui si possono disporre le parole. 1

Non siamo certo lunica specie che comunica informazioni, ma non esiste unaltro animale in grado di articolare una cos vasta gamma di elementi, o di esprimere con precisione tutte le sfumature linguistiche di cui gli esseri umani sono capaci, siamo biologicamente adatti allo sviluppo linguistico, uno sviluppo estremamente complesso.
I linguisti si riferiscono a queste configurazioni come a regole linguistiche memorizzate e indicano linsieme completo delle regole come la grammatica mentale della lingua data o, pi semplicemente, la sua grammatica.2

Lorganizzazione della grammatica mentale riguarda la produzione e la codifica dei suoni linguistici, in altre parole: la fonologia. Il nostro autore indica come processo di produzione del linguaggio, il percorso dal pensiero alle istruzioni motorie, che azionano corde vocali, lingua e tutti gli apparati necessari; mentre quello che va dalle percezioni uditive al pensiero il processo di decodificazione.

Ray Jackendoff, Linguaggio e natura umana, Il Mulino 1998, p. 24-25. Ivi, p. 27.

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La capacit di percepire le vibrazioni dellaria prodotte dalla bocca del nostro interlocutore, codificarle in una frequenza che ha senso e ripetere il processo a nostro piacimento, quasi istantaneamente affascinante, presentata cos, questa capacit, sembra quasi miracolosa. Per rendere il processo pi familiare al lettore, Jackendoff opera unanalogia con il funzionamento del

videoregistratore. Lanalogia esemplare della strategia analitica di tipo funzionale che il nostro autore intende delineare per spiegare la struttura della grammatica mentale: Questa impostazione generale dellindagine sulle

capacit mentali prende il nome di funzionalismo e rappresenta una strategia che funge da guida in gran parte della psicologia cognitiva e dellintelligenza artificiale, non meno che in linguistica.3, questa impostazione consiste nel considerare un elemento dal punto di vista di ci che fa o permette di fare: dalla sua funzione, indipendentemente dalla struttura fisica o dalla definizione comune. Da un punto di vista funzionale quindi, non c molta differenza con il videoregistratore costruito per codificare i segnali provenienti dal nastro magnetico della videocassetta e inviarli al televisore che ce li presenta sotto forma di immagini e suoni. Abbiamo quindi un codice che il linguaggio e le strutture per codificarlo/produrlo sono identificate nel cervello e gli organi preposti, quali apparato vocale e uditivo: come il videoregistratore, cos il cervello deve contenere un complesso sistema di meccanismi in grado di leggere quel particolare codice. Il processo di codifica gestito dalla mente viene spiegato dal nostro autore attraverso lipotesi della modularit del cervello, che viene descritto suddiviso in aree specializzate tra loro connesse.
La percezione e la produzione del linguaggio esigono meccanismi specializzati per elaborare informazioni in formati diversi e per tradurle da un formato allaltro. Stiamo dicendo che, nellapprendere una lingua, i bambini non costruiscono dal nulla questi

Ivi, p. 66.

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meccanismi specializzati. Piuttosto, non fanno altro che sintonizzare, rafforzare o aggiustare certi meccanismi che sono gi presenti grazie alla struttura biologica.4

Nei capitoli successivi vengono minuziosamente descritte le parti del corpo che servono alla produzione fonetica, dallanalisi fonologica vengono estrapolate serie di tratti distintivi la cui combinazione consente tutta la produzione verbale, tale analisi, consente di spiegare anche curiose differenze che talvolta si presentano tra pronuncia e scrittura. Se lapparato vocale con la contrazione delle corde vocali, della laringe e labbassamento e alzamento della lingua il protagonista della produzione verbale, altrettanto lo lapparato uditivo, il quale deve distinguere tre fattori: chi sta parlando (riconoscimento vocale), cosa il parlante sta dicendo (percezione del linguaggio) e come lo sta dicendo (intonazione, implicazioni emotive); ognuno di questi fattori viene registrato da un modulo distinto del cervello.
Lidea che ci siano tre diversi processori specializzati, pronti ad attivarsi col segnale uditivo. Ognuno di essi cerca di trovare ci che preparato a trovare: il processore linguistico riguarda segmenti linguistici, il riconoscimento vocale riguarda la complessiva miscela di frequenze che identifica la voce di chi parla, mentre il riconoscimento emozionale riguarda la variazioni di frequenza che caratterizzano il tono di voce.5

Lelemento costitutivo seguente della grammatica mentale la struttura sintattica; dopo il riconoscimento dei suoni possiamo infatti capire ci che viene detto grazie al riconoscimento delle parti del discorso. La struttura sintattica il passaggio intermedio tra la percezione fonetica e la comprensione del significato, essa esprime lorganizzazione della proposizione negli elementi fondamentali che la costituiscono quali il soggetto, il verbo, gli aggettivi e le preposizioni, nella posizione in cui vengono pronunciati. Jackendoff esclude perentoriamente che la struttura sintattica dipenda dal significato, facendoci

4Ivi

p. 73 p. 90

5ivi

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notare che tutte le entit linguistiche significanti possono ricoprire qualsiasi parte del discorso, cos il medesimo nome pu avere un ruolo diverso a seconda del posto in cui collocato nella proposizione. Lautore ci mostra, a questo punto, una serie di sintagmi sempre pi complessi sottolineando la naturalezza con cui riusciamo a distinguere lorganizzazione del discorso; tutto ci a favore di unulteriore prova della grammatica mentale, ipotizzando, in base alle conclusioni raggiunte, una struttura mentale predisposta al linguaggio, identica, o molto simile, per tutti gli esseri umani: una Grammatica Universale, a cui corrispondono tutte le grammatiche.
Come gi nel caso della Grammatica universale per la struttura fonologica, anche nel caso della sintassi conviene pensare a un repertorio di presupposti universali (circa le possibili unit e le loro mutue relazioni, adisposizione di tutte le lingue umane) con in pi una specie di menu (come il menu di un programma per computer) che aiuta chi apprende ad orientarsi fra le varie opzioni.6

Prove per un fondamento biologico del linguaggio. Il fatto che la grammatica mentale presenti un livello di astrazione molto pi alto rispetto al linguaggio parlato lascia supporre che qualcosa di innato deve essere presente nel nostro cervello. Le ricerche sullo sviluppo linguistico a partire dal periodo neo-natale aiutano Jackendoff nella mappatura della struttura

geneticamente determinata da cui dipendono le nostre capacit linguistiche. Gi nei primi mesi i neonati sviluppano una vocalizzazione costituita di gridolini per passare, intorno ai sei mesi, a quella che viene definita la fase della lallazione in cui il bambino si esercita legando insieme sillabe senza alcuna pretesa comunicativa; il neonato balbetta in risposta a chi gli parla esibendo un comportamento proto-linguistico come se stesse arrivando allidea di come funziona una conversazione.

6Ivi

p. 114

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Tra i dieci e i venti mesi il bambino comincia a parlare, pronunciando singole parole o frasi elementari formate da soggetto e verbo; man mano che questi stadi progrediscono il soggetto si sintonizza con la lingua parlata nel proprio ambiente, contemporaneamente in grado di imparare pi lingue diverse. Verso il secondo anno di vita il lessico padroneggiato comincia ad essere notevole ed il bambino si trova ad affrontare simultaneamente molti vocaboli, in questo stadio preliminare di approccio linguistico possibile notare come i bambini non imparino a memoria ci che sentono ma, al contrario, applichino delle regole: in primo luogo quando pronunciano parole che non hanno sentito direttamente dai propri genitori, in secondo luogo, e in modo pi evidente, dagli errori che commettono, ad esempio con i nomi irregolari. Nel tentativo di formulare il plurale di alcuni termini irregolari , infatti, i bambini spesso sbagliano, dimostrando che il loro parlare non un semplice esercizio di memoria. La capacit dacquisizione linguistica rimane flessibile e facilitata fino allet di circa dodici anni quando ormai il linguaggio viene fissato e non pi possibile imparare una lingua senza sforzo. Questo spiegherebbe come per gli adulti sia molto difficile imparare correntemente una lingua diversa dalla propria, nonostante la cultura e lapplicazione con cui si cimentano nello studio non avranno mai la fluidit discorsiva di un madrelingua.7 Capacit mentali diverse dal linguaggio. Questultima parte del lavoro di Jackendoff completa la visione funzionalista ed evoluzionista delle capacit mentali delluomo descritta attraverso lo sviluppo linguistico. Fondato su un architettura modulare suddivisa in aree speciespecifiche, il cervello uno strumento complesso che permette lesplicazione, attraverso il linguaggio, di un corpo di regole articolato e complesso.

Il primo a formulare lipotesi di imprinting letologo Konrad Lorenz, dopo una serie di esperimenti simulando i comportamenti di uno stormo di oche. Ivi, p. 165.
7

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Analogamente ci accade con lelaborazione visiva sottolineata attraverso lanalisi delle figure gestaltiche, dimostrando la nostra predisposizione a vederle in particolari modi. Pi suggestiva ancora lanalogia con la capacit di sentire la musica; anche la percezione di una melodia, il riconoscimento di una sonorit adeguata ai canoni musicali postula lesistenza di una grammatica musicale. Le ultime pagine sono dedicate allimportanza dellambiente e delle condizioni sociali in relazione alle nostre caratteristiche naturali. Con un lessico semplice ed una prosa scorrevole Jackendoff ci introduce nel dominio della ricerca linguistica e neuro-biologica permettendo un accesso facilitato anche nei passaggi pi tecnici e permettendoci cos di giudicare unipotesi affascinante che risponda allinterrogativo su ci che siamo senza avere limpressione di trasformarci in meri automi o zombie filosofici: un prodotto perfettamente integrato di natura e cultura. Rileggere oggi il lavoro di questo autore consente di fare un po di chiarezza sullapporto della ricerca scientifica allo studio del linguaggio e ci offre una prospettiva originale da cui guardare ad una dicotomia filosofica classica come quella tra innatismo e anti-innatismo. Riccardo Furi

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Filosofia del Linguaggio: prospettive di ricerca


Numero 4 Febbraio 2008

Intervista a George Lakoff


The mind of the 21st century and its consequences

Duccio Manetti & Silvano Zipoli

http://www.humana-mente.it

Biblioteca Filosofica 2007 - Humana.Mente, Periodico trimestrale di Filosofia, edito dalla Biblioteca Filosofica - Sezione Fiorentina della Societ Filosofica Italiana, con sede in via del Parione 7, 50123 Firenze (c/o la Facolt di Scienze della Formazione dell'Universit degli Studi di Firenze) - Pubblicazione iscritta al Registro Stampa Periodica del Tribunale di Firenze con numero 5585 dal 18/6/2007.

Intervista a Gorge Lakoff Humana.Mente 4, Febbraio 2008

George Lakoff, americano, professore di linguistica (in particolare, linguistica cognitiva) all'Universit di California, Berkeley. Sebbene ricerca una parte della sua

riguardi

questioni studiate dai

tradizionalmente

linguisti, famoso soprattutto per le sue idee riguardanti la centralit della metafora nella societ e nel pensiero umano, nonch per le descrizioni originali di come si

formano i processi di pensiero. Le sue Figura 1 George Lakoff allUniversit di Berkeley (fonte: www.berkeley.edu/.../08/images/lakoff_1541_2.jpg) ricerche negli ultimi anni

vertono sul concetto di "mente incorporata". Consulente politico

dei Democratici americani fa della

politica un suo impegno quotidiano. (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/George_Lakoff)

Mente e linguaggio
1. Che cosa intende con mente incorporata cos come la ha definita nel suo testo Philosophy in the Flesh? Che relazione c tra la sua teoria della mente e il filone dellepistemologia naturalizzata inaugurata da Quine?

Ci che Quine ha inaugurato una cosa completamente diversa. Egli credeva che una tradizionale logica simbolica fosse il modo in cui le persone pensano, e che ci sarebbe rimasto invariato. Perci lunico problema per Quine era stabilire quali fossero le particolari costanti e i concetti allinterno della logica, quali fossero i predicati; e ci era da scoprire scientificamente. Lassunto da cui Quine partiva era conservare la logica in quanto tale, poi la scienza avrebbe semplicemente avuto il compito di scegliere questo predicato invece di questaltro predicato. Non era unidea particolarmente interessante. La mia teoria della mente una faccenda completamente diversa. Un tempo mi occupavo di logica, con la convinzione che la cognizione umana fosse qualcosa di logico, e ho lavorato su questidea per molti anni. Ma non ha funzionato e ha

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continuato a non funzionare, finch verso la met degli Anni Settanta non nata la scienza cognitiva, che ha mostrato che le persone pensano in modi molto diversi tra loro. Per esempio, prendiamo la frame semantics: stata studiata allo stesso tempo da Charles Fillmore in linguistica, da Marvin Minsky nel campo dellintelligenza artificiale, e da Erving Goffman in sociologia. Fondamentalmente, sono tutti e tre giunti alle stesse conclusioni. Goffman si occupava dello studio delle istituzioni che era molto diverso da ci di cui Fillmore si occupava , e giunse alla conclusione che, al proprio interno, ogni istituzione caratterizzata da un insieme di ruoli e che essi sono interpretati dalle persone quasi come in una rappresentazione teatrale. Per esempio, in un ospedale ci sono dottori, pazienti, infermieri etc., e ognuno sa esattamente ci che deve fare: ognuno conosce il proprio ruolo, e interpreta una determinata parte secondo un certo copione. E ci si pu accorgere di tutto ci proprio quando qualcuno non rispetta le regole imposte dal proprio ruolo. Infatti, se una persona entrasse in un ospedale come visitatore e gli fosse messo in mano un bisturi con la richiesta di procedere ad unoperazione chirurgica, quello sarebbe un esempio eclatante di rottura del frame, perch i visitatori notoriamente non eseguono operazioni chirurgiche. Ma il punto che Fillmore scopr qualcosa di molto diverso. Attraverso losservazione del linguaggio, egli not che ogni singola parola definita rispetto ad un frame dello stesso tipo (con ruoli, scenari, etc.), che se si usa la parola si evoca il frame, e che le persone pensano in termini di sistemi di frame. Questa fu una scoperta scientifica, e la stessa cosa fu anche scoperta nel campo della psicologia cognitiva, dove per altre ragioni si arriv alla stessa conclusione. Cos, entro la met degli anni settanta, fu chiaro che la logica non funzionava in quella maniera. Inoltre, si vide anche che le persone pensano in termini di prototipi, e che esistono molti tipi di prototipi, di logiche dei prototipi, e ci completamente diverso da come funziona la logica formale. Unaltra scoperta di grande rilevanza fu che i nostri concetti, come quello di colore, non sono l fuori nel mondo. Era risaputo gi da lungo tempo che i colori sono propriet secondarie, ma non si aveva ancora idea di come questi funzionassero. Nella tradizione filosofica anglosassone

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degli anni sessanta e settanta si riteneva che la verit dovesse essere stabilita in base alla sua corrispondenza con il mondo. Perci, se per esempio si dice La sedia rossa, si sta dicendo che tale affermazione vera solo nel caso in cui la sedia faccia parte del gruppo delle sedie e di quello delle cose rosse. Ma abbiamo visto che non esiste nessun gruppo delle cose rosse al mondo, che il colore non causato da fattori esterni, ma da uninterazione tra lunghezze donda, coni retinici, e un sistema di circuiti neurali. Il colore non esiste autonomamente, creato dal nostro funzionare nel mondo, con i nostri corpi. E ci significa che lembodiment di fondamentale importanza. Ci sono anche altri motivi scoperti negli anni settanta per i quali lembodiment importante. Per esempio, Leonard Talmy e Ronald Langacker studiavano i termini usati per descrivere le relazioni nello spazio nelle varie lingue. In ognuna ci sono tanti diversi modi di riferirsi alle relazioni spaziali. Nonostante vi fossero differenze tra lingua e lingua, Leonard Talmy e Ronald Langacker scoprirono che queste sono primitive, che sono le stesse in ogni lingua. Cose come contenitori, sorgenti, schemi sorgente-percorso-obiettivo, schemi di rotazione, schemi di forza dinamica, come contatto e supporto, erano presenti in ogni lingua. Ma erano definiti rispetto al corpo; dunque, espressioni come sopra e sotto, davanti e dietro sono definite rispetto al corpo. Come si pu notare, anche in questo campo lembodiment ha avuto grande rilevanza. Pi tardi, Eleanor Rosch scopr quelle che chiam categorie di livello basilare. Le categorie pi semplici sono definite ancora una volta rispetto a ci che il corpo fa: rispetto alla percezione gestaltica, allazione motoria e allabilit di sviluppare un linguaggio mentale simbolico. Quando si mettono insieme queste tre cose, si ottiene lidea che il significato sia incorporato, che dipenda dal modo in cui il nostro corpo opera nel mondo. Dunque, queste erano le idee; ed eravamo nel 1975. Da allora, fu chiaro che studiare lembodiment era necessario e di fondamentale importanza.

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2. In Metafora e Vita Quotidiana, lei e Mark Johnson avete proposto una terza via per la filosofia oltre alloggettivismo e al soggettivismo, che chiamavate esperienzialismo; una traccia che si sentirebbe ancora oggi di seguire?

S. Allora lo chiamammo esperienzialismo, cos come un altro modo per definirlo era realismo incorporato poich una posizione realista. Una delle cose che abbiamo scoperto che certe metafore non sono arbitrarie. Se si afferma che pi su e meno gi, e si dice per esempio I prezzi sono saliti o I prezzi sono scesi, ci che si sta usando una metafora. Ma anche unaffermazione basata sullesperienza: unesperienza vera ogni giorno della nostra vita che se si versa pi caff in una tazza il livello sale, e che se si beve il caff il livello scende. Abbiamo inoltre notato che alcune azioni corrispondenti nellesperienza danno vita a certe metafore e da allora abbiano imparato sempre di pi riguardo a ci. Ma lidea era che molte metafore fossero basate sullesperienza e che perci, in aggiunta agli altri tipi di embodiment, questo tipo di esperienza anche per cose astratte come le metafore fosse da considerarsi incorporata. Ci significava che non si poteva semplicemente avere una nozione di razionalismo ed empirismo, o realismo ed idealismo; nessuna di queste sarebbe stata corretta. Bisognava aggiungere una concezione attraverso la quale si potesse interagire con il mondo; quando si interagisce con il mondo si ha a che fare qualcosa di reale che sta accadendo, sia ha unesperienza di questa interazione e ci reale. Ma non si tratta di qualcosa di esterno che l fuori nel mondo. Perci si ha ci che noi chiamiamo un realismo incorporato; ed in molti casi sembra che ci che percepiamo sia semplicemente l fuori nel mondo, ma non cos: solo perch abbiamo tutti praticamente lo stesso corpo.

3. Nello stesso libro (Metafora e Vita Quotidiana), era evidente la sua idea di un ancorarsi delle strutture cognitive a schemi basici corporei che poi nel testo successivo (Philosophy in the Flesh) ha chiarificato. Ritiene che questo

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approccio alla mente consistente nel legare i processi mentali alla corporeit sia un modo per risolvere molte delle diatribe della filosofia della mente?

Innanzitutto, la denominazione filosofia della mente deriva dallidea che la filosofia sia la disciplina ultima, che non dipenda dai fatti, che sia tutta a priori, e che si possa spiegare la mente semplicemente attraverso il ragionamento a priori, senza nessuno studio scientifico. Ma ci sarebbe ridicolo. Sarebbe un po come avere una filosofia della fisica senza neanche studiare la fisica! Comunque, ci che questo significa poich questo riguarda la mente, e i filosofi usano la ragione che in effetti le scoperte scientifiche influenzano la filosofia, e che sono molti i quesiti posti dai filosofi (o le supposizioni fatte dai filosofi) che potrebbero risultare privi di senso per il semplice fatto che non tengono conto della scienza (in senso proprio) della mente. Ed proprio questo il nocciolo della questione. Dovrebbe davvero esistere una scienza cognitiva della filosofia e quello che Mark Johnson e io abbiamo tentato di fare in Philosophy in the Flesh stato proprio interrogarci su cosa accade quando si studia la filosofia dalla prospettiva della scienza cognitiva. Facendo ci, si scopre che ogni filosofia ha una struttura. In ogni filosofia viene usato un metodo, un metodo di analisi. E la scienza cognitiva ha anchessa un metodo di analisi. Inoltre, bisogna applicare quel metodo di analisi a una certa gamma di concetti e nella storia della filosofia questa include: il tempo, gli eventi, la causalit, la mente, lIo, la moralit, lessere. Noi abbiamo preso questa lista e abbiamo deciso di studiarla. venuto fuori che sono tutti concetti metaforici, il che molto interessante. Poi, laltra cosa che le varie correnti filosofiche dovrebbero fare rifarsi alle filosofie precedenti e descrivere quanto esse si differenziano dalle precedenti. Cos, abbiamo deciso di applicare la scienza cognitiva alle filosofie precedenti, e quello che abbiamo scoperto empiricamente che ogni filosofia considera come vere un certo gruppo di metafore e poi molto attentamente elabora tutte le inferenze. Infatti, la metafora ha unimportantissima propriet: la metafora concettuale preserva linferenza, e preservando linferenza preserva i modi di ragionamento. Quindi, se in ogni filosofia c una serie di metafore che sono

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considerate come vere, allora le inferenze scaturiranno da queste stesse metafore. Ci che abbiamo scoperto non niente di pi di quello che un qualunque studente di filosofia potrebbe scoprire, cio che i grandi filosofi sono molto attenti quando elaborano le inferenze delle loro metafore. Abbiamo studiato tutto questo nei minimi dettagli, scoprendo che porta a un approccio alla filosofia completamente diverso. Bisogna guardare alla scienza cognitiva per porre domande riguardanti la filosofia, perch abbiano senso, il che in pratica significa che se una domanda filosofica non compatibile con i fatti riguardanti la mente e il sistema concettuale, allora un concetto che non funziona, che porta ad affermazioni sulla mente e sul linguaggio che sono false; quindi non dovrebbe essere considerata una domanda filosofica ragionevole. In questo modo, si pu notare come molti quesiti posti da filosofi presuppongono una teoria della mente o del linguaggio che si rivela essere non vera. Dovrebbe esserci un vincolo scientifico a stabilire la ragionevolezza di una domanda filosofica.

4. Considera la sua posizione una forma di riduzionismo? Se s, quale tipo di riduzionismo, o eliminativismo?

Non una forma di eliminativismo, per niente. Tuttavia, esistono altre versioni di riduzionismo in cui potrebbe rientrare anche la mia posizione. In queste forme di riduzionismo individuiamo le metafore che collegano certi livelli di analisi, e prendiamo in esame quello che le nostre metafore creano nel fare ci. Diciamo per esempio che esiste un livello di analisi in cui si analizza il cervello fisico, uno in cui si analizza la computazione neurale, e uno che si tiene in conto quando si studia la semantica linguistica, etc., e che questi livelli devono tutti essere compatibili fra loro: la linguistica deve essere compatibile con la computazione neurale, e questultima deve esserlo con tutto ci che si sa riguardo al cervello. Ed questa compatibilit che si potrebbe chiamare riduzionismo (io non la chiamerei cos, ma alcune persone lo fanno). In ogni caso, tutto ci non ha nulla a che fare con leliminativismo.

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5. Pensa che la teoria delle categorie possa sostituire del tutto la teoria degli insiemi, come sostenuto da Bill Lawvere, Colin McLarty e Alberto Peruzzi? Crede che una delle ragioni sia che questa si accorda meglio proprio con quegli schemi basici della mente di cui sia lei che Peruzzi parlate?

A dire il vero, la teoria delle categorie molto diversa. molto importante distinguere una comprensione filosofica o cognitiva della matematica dalla matematica in s, e dai fondamenti o dalle correnti per i fondamenti. Le varie correnti per i fondamenti della matematica supposero che i fondamenti fossero essi stessi allinterno della matematica: una forma di meta-matematica. Cos, nella teoria degli insiemi si ritiene che la logica formale si trovi allinterno della teoria degli insiemi. Lipotesi che tutta la matematica possa essere formalizzata nei termini di quella logica, che si possa ricavare un significato dai simboli quando li si combina con modelli teorici, che esistano funzioni che mappano dai simboli ai modelli, e che queste funzioni siano esse stesse matematica. Alla fine, si ottengono risultati allinterno della meta-matematica riguardo alla completezza o coerenza di certi sistemi. Questi sono risultati matematici. La teoria delle categorie, per quanto ne so, (poich non sono certo un esperto su questo argomento) un tentativo di avere diverse forme di matematica (la teoria delle categorie essa stessa una forma di matematica), in modo da usare queste come meta-matematica, di affermare che noi comprendiamo lalgebra, laritmetica, la geometria, etc. secondo la teoria delle categorie, che la teoria delle categorie dovrebbe essere la nuova meta-matematica, e che i risultati di queste discipline dovrebbero essere ottenuti allinterno della teoria delle categorie. In questo modo, ci che si ottiene sono due versioni di matematica; ma sono entrambe matematica. Quello che noi stiamo facendo invece completamente diverso. Noi ci interroghiamo su come quella matematica venga compresa. Stiamo tentando di capire come la mente e il cervello umano abbiano dato origine alla matematica. La questione non scegliere tra teoria delle categorie e teoria degli insiemi. Se fosse la teoria delle categorie a essere la meta-matematica, noi vorremmo capire

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quella struttura cognitiva; se invece fosse la teoria degli insiemi, sarebbe questaltra struttura che vorremmo comprendere. Ci di cui ci occupiamo su un piano completamente diverso rispetto alle due teorie. La nostra scoperta stata arrivare a capire che sono i comuni meccanismi del pensiero che danno origine alla matematica. La matematica non l fuori nel mondo come se fosse indipendente dagli esseri umani, ma nasce da normali processi, quali: frame, prototipi, metafore, metonimie, parole derivanti dalla fusione di altre due parole, e legami neurali. un prodotto del cervello umano, del corpo umano e dellesperienza incorporata umana. E questo si pu notare in molti modi. Innanzitutto, ci che Nuez ed io siamo riusciti a fare stato proprio stabilire i fondamenti. Uno dei quesiti pi importanti che ci siamo posti : qual la differenza tra le metafore in matematica e quelle usate nel linguaggio quotidiano o in poesia? Qual la differenza tra la cognizione matematica e quella usata nella vita di tutti i giorni? La differenza che esistono delle restrizioni in pi, basate sulla matematica. La matematica usa la normale cognizione, ma vi aggiunge vincoli di coerenza, precisione, simbolizzazione, labilit di mettere per iscritto, la formulazione di precise inferenze, la calcolabilit. Tutte queste sono restrizioni applicate alla matematica, e ogni sistema cognitivo che soddisfi questi requisiti potrebbe essere ragionevolmente considerato matematica. Affermando che la matematica speciale e non perch la fuori nel mondo, ma perch ha dei requisiti speciali abbiamo dunque caratterizzato in modo preciso i vincoli su quella che considerabile come unanalisi cognitiva della matematica. Oltre a ci, la meta-matematica, soddisfacendo queste condizioni, diventa essa stessa una forma di matematica. Una volta abbiamo provato a farlo: abbiamo realmente tentato di stabilire dei fondamenti cognitivi per caratterizzarli usando metafore precise, precisi frame, precisi legami etc., e per mostrare come si possano definire molti dei rami della matematica ed ottenere i risultati. Inoltre, unaltra cosa molto importante riguardo la matematica, di cui ho parlato in Donne, fuoco e cose pericolose, che non vero che esiste una sola matematica. Per esempio, allinterno della teoria degli insiemi coesistono molte teorie degli insiemi, e il grande risultato raggiunto da Paul Cohen stato quello di

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mostrare che la risposta alla domanda Esistono gradi di infinit tra tutto di nulla e tutto di uno? dipende da quale teoria degli insiemi si usa; la risposta s con alcune teorie degli insiemi, e no con altre. Perci, se mi si chiede se la teoria delle categorie potrebbe prendere il posto della teoria degli insiemi come fondamento della matematica che una domanda di carattere prettamente matematico io posso affermare che non esiste una risposta netta. anche stato scoperto che esistono alcune congetture in topologia e in algebra in cui la risposta vera se si usa una certa teoria degli insiemi e falsa se se ne usa unaltra. Per questo non possibile affermare che esiste un regno platonico in cui tutto sia assolutamente vero o indiscutibilmente falso; persino in algebra, in aritmetica e in topologia, semplici quesiti possono non avere ununica risposta. Nel libro con Nuez, abbiamo posto un interrogativo simile: 0,99999 uguale a 1? Non abbiamo mai creduto che lo fosse, ma tuttavia eravamo in grado di dimostrarlo. Sapevamo perfettamente come dimostrare che 0,9999 uguale a 1, ma sapevamo anche che tale dimostrazione avrebbe implicato la doppia negazione e cose del genere. Alcune persone non credevano a questa dimostrazione, e noi neanche! Alla fine, venuto fuori che tutto dipende da se si ammette o non si ammette luso dei numeri infinitesimali. Esistono due metodi che sono stati elaborati per fare della analisi matematica: il metodo pi comune (elaborato da Newton) usa i limiti, mentre gli infinitesimi sono stati introdotti da Leibniz, e sono numeri talmente piccoli che si pu moltiplicarli per un qualsiasi numero reale, ma non si arriver mai ad ottenere un altro numero reale. Quindi, ci che abbiamo fatto stato elaborare una forma di matematica infinitesimale in cui 0,99999 non era uguale a 1 ed era possibile calcolare la differenza tra i due numeri , e dove un altro numero come per esempio 0,33333 era anchesso diverso da 1, ma in cui si potesse vedere chiaramente che la differenza tra 0,33333 e 1 era ben diversa da quella tra 0,99999 e 1. Osservare ci stato fondamentale per capire che quelle domande non hanno risposte nette. Tutto dipende da cosa si accetta come numero. Quindi, se si considerano gli infinitesimi come numeri, si ottiene una risposta; se invece non li si considera come dei numeri, allora si ottiene unaltra risposta.

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Ma sono entrambe delle forme di matematica, ugualmente accettabili.

6. Alberto Peruzzi, ha proposto un modello degli schemi cognitivi (che fa uso di alcune sue idee) basato su una definizione matematica di trasferimento di struttura da un dominio ad un altro attraverso la nozione di funtore. Inoltre, Peruzzi collega questa sua concezione della teoria matematica delle categorie ad una visione generale secondo la quale la comprensione umana non pu essere isolata dai naturali vincoli corporei che rendono possibile lesistenza di ogni soggetto conoscente. Intravede punti di contatto tra lesperienzialismo e il naturalismo intrecciato di Peruzzi?

Ai tempi in cui scrivemmo Metafora e Vita Quotidiana, anche io e Johnson pensavamo che la nozione matematica di funtore fosse corretta. Ora sappiamo che non lo . Fortunatamente o sfortunatamente, ma non lo . Ci che stato scoperto da allora che le metafore hanno avuto origine dal cervello umano e dal modo in cui esso funziona. Esiste un sistema di metafore primarie, che vengono acquisite durante linfanzia; questo processo avviene grazie al modo in cui lapprendimento neurale funziona. Per esempio, se tutti i giorni uno versa dellacqua in un bicchiere e vede il livello salire, ogni singolo giorno il cervello registrer che quantit e verticalit coesistono: entrambe sono registrate contemporaneamente dal cervello; i due processi sono entrambi attivati allo stesso tempo, ma in zone diverse del cervello. A causa della propagazione dellattivazione delle loro connessioni a varie parti del cervello e a molti pathway e attraverso questi , lattivazione si propaga attraverso le vie metaboliche fino a quando vengono a congiungersi da entrambe le estremit formando circuiti neurali; questi circuiti che si formano sono le metafore. E le persone ne imparano tantissime, semplicemente vivendo nel mondo, semplicemente osservando quali tipi di cose accadono contemporaneamente. La cosa interessante di tutto ci che non funziona proprio come i funtori. Infatti, prendiamo per esempio la frase: Ti ho dato unidea. Se ti dessi un libro, subito dopo non lo avrei pi; se invece ti dessi unidea, continuerei comunque ad averla

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anchio. Tutto ci ci noto perch sappiamo come funzionano le idee e come si svolge la comunicazione. E quando impariamo la metafora per comunicare idee, sappiamo che linferenza di perdere lidea non nel dominio bersaglio; imparare quale connessione neurale mettere in atto per collegare le due cose non proprio possibile. Ma su un funtore normalmente si prende un intero concetto e lo si mappa per intero. Otre a ci, in alcuni casi si ha un dominio bersaglio al quale vengono aggiunte cose dal dominio sorgente, le quali potrebbero variare a seconda di quale metafora si abbia. Per esempio, il dominio bersaglio per qualcosa come amore sarebbe un concetto emozionale in cui vi siano due persone che si amano in una relazione damore. Si tratta di uno stato emozionale positivo, ma probabilmente questo tutto. Poi, per, esistono metafore in cui lamore inteso come viaggio, come collaborazione, oppure come essere legati, o come calore Esistono tantissime possibili metafore, ma ci che una di queste metafore aggiunge al concetto di amore potrebbe non essere coerente con quello che unaltra aggiunge. Infatti, si pu avere lamore come collaborazione o come viaggio, ma solitamente non si usano le due concezioni assieme: intendere lamore come collaborazione-viaggio non avrebbe molto senso. I funtori matematici non aggiungono mai nulla e sono completi; danno tutto linput alla funzione. Le vere metafore concettuali possono aggiungere elementi grazie al fatto che sono sistemi fisici che possono essere attivati o disattivati (o inibiti) e quindi possibile che funzionino oppure no invece i funtori matematici ci sono oppure no; esistono o non esistono. Sono quindi le loro stesse propriet a rendere i funtori inutilizzabili in una scienza neurale della metafora.

7. Prima, lei ha parlato di prototipi; pensa che la memoria e i circuiti neurali creino dei prototipi per le azioni?

S. Prima di tutto importante rendersi conto che esistono molti e diversi tipi di prototipi.

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Uno ha a che fare con i casi pi tipici. Questo ci che Eleanor Rosch ha scoperto. Se per esempio si prende in esame la categoria degli uccelli, si possono osservare esemplari tipici (come i passeri e i pettirossi) e esemplari meno tipici (come i pellicani, gli struzzi e i pinguini). Chiunque in grado di riconoscere quali sono quelli tipici e quali no. Poi, naturalmente, esiste tutta una gamma di sfumature nel mezzo: esistono gradi di tipicit. E questo un primo tipo di prototipo. Esiste un altro tipo di prototipo, che ha a che fare con le inferenze, in cui, per una determinata categoria, si possono avere tre diversi prototipi: il prototipo ideale, il caso tipico, e il caso incubo. Per esempio, per una categoria come quella delle macchine usate, esiste la macchina ideale, quella tipica e quella da incubo. E sono estremamente diverse: il caso ideale usato per stabilire degli standard e rappresenta ci che pi desiderabile, il caso tipico ci che normalmente ci si aspetta, e il caso incubo ci che si cerca di evitare. Ma tutti e tre contribuiscono alla comprensione della categoria, e li si usa per ragionare in modi diversi. Poi ci sono quelli che sono chiamati esemplari salienti, che sono semplicemente dei casi particolarmente rappresentativi di una categoria, e modificano i giudizi probabilistici. Un altro prototipo molto importante il prototipo dellessenza, che presuppone una teoria delle essenze, secondo cui tutto definito da unessenza; da questo che deriva il concetto di condizioni necessarie e sufficienti. Dunque, in conclusione, non ogni categoria definita da condizioni necessarie e sufficienti che ci che la metafora dellessenza suggerirebbe , ma ci sono tantissimi, diversi tipi di cose, e tutti avvengono.

8. Quindi, se sei un sistema fisico con diverse strutture percettive e hai una diversa esperienza della realt, tu crei prototipi diversi. In questo modo, sembra quasi che lei stia dando ragione a Thomas Nagel, o a quel tipo di articoli sul soggettivismo nella filosofia della mente.

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Non per niente soggettivismo. Penso sia assolutamente sbagliato chiamarlo cos. Gli esempi di Nagel in Che cosa si prova ad essere un pipistrello? sono molto arguti. Ma, pensandoci bene, egli afferma che se si ha una diversa mente fisica, un corpo diverso, allora si avr anche un diverso sistema concettuale. E credo che ci sia assolutamente vero. Ma non comunque soggettivo. Ed importante capire perch non lo . Infatti, gli esseri umani hanno tutti lo stesso tipo di corpo: abbiamo praticamente tutti lo stesso tipo di cervello, viviamo in ambienti pi o meno tutti simili tra loro, etc. Tutto simile, quasi uguale e il risultato di ci che abbiamo sistemi concettuali che si assomigliano molto, ma che non sono perfettamente identici. Il problema che, spesso, quando si osservano le parti che sono simili o praticamente uguali, si portati a credere che esse siano semplicemente reali e l fuori nel mondo, ma non lo sono: sono in realt parte di noi. Ma dire ci non significa affermare che esse sono soggettive, poich soggettivo implica che qualcosa sia completamente diverso da persona a persona. E questo sarebbe sbagliato, perch non sono completamente diverse: sono in gran parte uguali.

9. Ma pensa che se un uomo vivesse in un ambiente diverso, per esempio in assenza di gravit, avrebbe prototipi diversi (prototipi spaziali, o schemi di movimento, etc.) nella sua mente?

Assolutamente s. Questuomo avrebbe diverse nozioni di forza dinamica, diverse metafore, etc. Variare il sistema concettuale di una persona renderebbe tutto diverso.

10. Una scoperta molto importante fatta in Italia, i neuroni specchio, che stata molto studiata anche da voi a Berkeley apre molte strade alla ricerca sul comportamento imitativo e getta luce almeno in parte su quella che la filosofia ha chiamato intenzionalit. Quali sviluppi pensa che possano nascere da questi progetti, specialmente nel campo della ricerca filosofica? E qual la sua opinione su questo programma di ricerca?

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Penso che sia un programma di ricerca meraviglioso e di estrema importanza. Infatti, assieme a Gallese, ho anche scritto un articolo riguardo a questo. E ne ho seguito gli sviluppi molto da vicino. importante sotto molti punti di vista. Innanzitutto afferma che esiste un legame fisico-biologico con le altre persone, ma anche con altre cose del mondo, con la natura, etc. Inoltre, afferma che esiste pure un legame emozionale, poich i neuroni specchio sono situati nella corteccia premotoria e sono collegati attraverso la corteccia insulare alle vie metaboliche positive e negative (il pathway della norepinefrina e quello della dopamina). Molti concetti e narrazioni hanno componenti emozionali. risaputo che la ragione non pu esistere senza lemozione, e che lemozione invece di interferire con il ragionamento in realt ci che lo rende possibile. Il motivo molto semplice. Se, per esempio, una persona subisse un ictus e non potesse pi provare nessuna emozione, quella persona non saprebbe pi cosa fare; se dovesse decidere come agire, se volesse stabilire un obiettivo, non sarebbe neanche in grado di prevedere se questo potrebbe essere soddisfacente oppure no, non potrebbe sapere se una determinata azione potrebbe ferire le altre persone, o renderle felici o indurle ad attaccare, etc. Dunque, lemozione assolutamente necessaria per essere razionali. Questa scoperta di cruciale importanza. Grazie alla connessione tra le regioni emotive e la corteccia premotoria, esiste quella che chiamata la fisiologia dellemozione, che stata studiata da Paul Ekman e da molti altri. risaputo, per esempio, che quando una persona arrabbiata, la temperatura della sua pelle si alza di mezzo grado, la pressione sanguigna aumenta, il battito del cuore accelera, etc. Inoltre, labilit percettiva condizionata da molti fattori fisiologici. grazie ai neuroni specchio che si pu capire se qualcuno arrabbiato, spaventato o felice. E questo permette di immedesimarsi nelle altre persone, il che suggerisce che lempatia sia qualcosa di innato, e che quindi non sia affatto vero che lunico istinto naturale delluomo sia la ricerca e il conseguimento

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dellinteresse

personale.

Tutto

ci

ha

conseguenze

morali,

politiche

ed

economiche molto importanti. Sono molte le teorie delle scienze politiche incentrate sulla ricerca dellinteresse personale. Ma non sono vere, e hanno pesanti ripercussioni politiche. I neuroni specchio hanno anche importanti conseguenze per una teoria del significato. I neuroni specchio si attivano quando si compie una certa azione, oppure quando si vede qualcun altro compierla. Questo loro comportamento mostra che sono in un qualche modo neutrali tra azione e percezione. E questo esattamente ci che il linguaggio . Se si considerano verbi come bere, o spingere, o simili, irrilevante che siano alla prima o alla terza persona. Ci significa che molto probabile che i neuroni specchio siano coinvolti nel significato di tali azioni. Ci d origine a una teoria del significato, che afferma che questo basato sulla simulazione mentale; e limportanza di tutto ci deriva da altri studi nel campo delle neuroscienze. Intorno al 1990, uno studio di Martha Farah ha mostrato che quando si immagina di vedere qualcosa viene attivata una parte del cervello che la stessa che viene attivata quando si compie quella stessa azione; quando si immagina di muovere il proprio corpo, attiva la stessa parte del cervello che lavora quando il corpo si muove per davvero. Ed stato osservato un simile meccanismo anche per quanto riguarda i sogni. Tutto ci ha portato ad una teoria del significato avanzata da Jerome Feldman, il quale sostiene che se si ha una frase (per esempio: Io bevo un sorso dacqua) uno non capisce cosa significa lazione descritta nella frase se non in grado di simularla e immaginarsela. Dunque, lidea che la comprensione come minimo delle frasi che descrivono azioni fisiche basata sulla simulazione mentale, che pu essere sia conscia che non. Quando poi si ha a che fare con nozioni pi astratte, esse possono essere basate su metafore o azioni fisiche o su schemi dellimmagine, che sono rappresentati da altri tipi di strutture mentali. La convinzione che tutto incorporato in termini di significato e che da ci si possa ricavare unappropriata teoria del significato. E una delle caratteristiche pi

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importanti dei neuroni specchio proprio il fatto che iniziano a sostenere una teoria del significato. Inoltre, i neuroni specchio sono alla base di una diversa concezione di moralit e politica.

11. La NTL, che lei ha proposto assieme ad altri colleghi (in particolare con Jerome Feldman, che ha da poco pubblicato From molecule to metaphor), viene definita come uno dei contributi pi importanti alla linguistica cognitiva. In Italia, il ricercatore Andrea Moro ha verificato sperimentalmente la classica idea chomskyana della grammatica generativa; nel suo ultimo libro I confini di Babele. Il cervello e il mistero delle lingue impossibili, espone tutti i passi dellesperimento che lo ha portato a vedere come il cervello umano sia come una radio pronta a sintonizzarsi su tante lingue, ma non su alcune che vengono definite impossibili. Il cervello avrebbe innata una grammatica universale che lo rende in grado di riconoscere regole possibili da regole impossibili, lingue possibili da lingue impossibili. Il cervello del soggetto sperimentale si dimostra capace di distinguere dove le strutture sintattiche violano questa specie di grammatica universale da dove invece la rispettano. Cosa conosce e cosa pensa di questa ricerca?

Non conosco i dettagli della ricerca, ma una delle prime cose che ogni filosofo sa che non si pu semplicemente verificare qualcosa. Nella filosofia della scienza, si impara che la verificazione un errore. Quindi Moro non ha verificato nulla. Tuttavia, alcuni dei risultati della sua ricerca potrebbero adattarsi a molte teorie. Per esempio, la NTL che incompatibile con ci che Chomsky afferma sostiene che il linguaggio basato sul sistema concettuale, che incorporato, e afferma che esistono limiti alle lingue possibili e che non qualunque sintassi possibile. Non so se questo abbia a che fare con la ricerca di Moro, ma non importa se una teoria completamente incompatibile con quella di Chomsky: se ne pu ricavare comunque una teoria sui limiti del linguaggio. Mostrare che una sintassi non solo

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arbitraria non significa ammettere che Chomsky aveva ragione, ma significa semplicemente mostrare che una sintassi non solo arbitraria.

12. Pensa che il sogno di unintelligenza artificiale forte che ha dominato gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso sia del tutto tramontato, oppure le nuove teorie sullumana computazione in relazione alla nuova strada suggerita dal connessionismo ibrido, e con la sua specifica organizzazione in estese reti neurali, potrebbero tener vivo quel sogno?

No, assolutamente non tiene vivo il sogno di unintelligenza artificiale. scientificamente morto, ma non politicamente. Ci sono molte persone che lavorano nel campo dellintelligenza artificiale che ci credono ancora. Tutto il lavoro e gli studi fatti sulla natura del cervello e del corpo, sullembodiment, hanno mostrato che non ha completamente senso fare una cosa del genere. Si prenda come esempio la nozione di emozione: essa ha a che fare con gli effetti dei neurotrasmettitori. Non un effetto computazionale: un effetto che ha a che fare con altre propriet neurochimiche del cervello e del corpo. Dunque, i legami con lemozione sono importantissimi per il linguaggio e per la comprensione del pensiero. Lemozione non certo parte dellintelligenza artificiale. Tuttavia, potrebbe invece essere utile ideare dei modelli che possano essere fatti funzionare attraverso computer, dai quali si possano ottenere modelli di computazione neurale. Tutto ci si potrebbe sicuramente fare, ma rimarrebbe comunque molto diverso dal sostenere che un computer capisce qualcosa; i computer non sono in grado di capire nulla.

13. NTL, neuroni specchio e biolinguistica sono tutte scoperte tramite le nuove tecniche di indagine sul cervello chiamate neuroimaging. Queste nuove tecniche consentono finalmente di svelare larchitettura del cervello. Pensa che queste nuove tecniche ci porteranno a teorie che spieghino linterazione

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tra mente e cervello, e che quindi superino quello che stato chiamato gap epistemico?

Quando un neurone attivo, parte un flusso di ioni; poi il neurone ha bisogno di nuovo ossigeno per attivarsi unaltra volta. Allora il sangue affluisce e lossiemoglobina cede lossigeno al neurone, diventando, in questo modo, deossiemoglobina. Ossiemoglobina e deossiemoglobina hanno propriet

magnetiche diverse e il segnale dato dal sangue nella fMRI varia in funzione del livello di ossigenazione. Infatti, tutto ci che questa tecnica in grado di visualizzare la risposta emodinamica (cio i cambiamenti nel contenuto di ossigeno) correlata all'attivit neuronale del cervello. La risoluzione con cui si vede il cervello di circa 3 mm; la risoluzione temporale 1 secondo. In un secondo, ogni singolo neurone pu attivarsi circa 200 volte, e in 3 mm di cervello esistono milioni di neuroni, ognuno dei quali forma circuiti che si attivano 200 volte al secondo. quasi come se si avesse una fotografia dallesterno di un palazzo, con un certo numero di finestre illuminate: tutto ci che si potrebbe concludere osservando questa fotografia se la quantit di luci elevata o meno, senza per avere la minima idea di ci che sta accadendo allinterno del palazzo. La stessa cosa succede quando si osserva un fMRI del cervello. Tuttavia, se si fosse particolarmente scrupolosi e si portasse avanti unattivit sperimentale su un considerevole campione di persone, si potrebbe arrivare a scoprire che certe regioni del cervello sono attive quando si verificano alcune esperienze. Si potrebbe imparare molto da una cosa del genere. Dunque, il lavoro di ricercatori attenti sicuramente permette di apprendere molte cose sul cervello, ma non potrebbe mai essere in grado di dare informazioni dettagliate sulle strutture concettuali. sicuramente importante rendersi conto che le tecniche di neuroimaging sono ottimi strumenti di indagine scientifica sul cervello, tuttavia non potranno mai dare gli stessi risultati che si possono ottenere attraverso la semantica cognitiva.

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14. Recentemente stato pubblicato anche in Italia il libro di Benjamin Libet, Mind Time. Le ricerche di Libet sono state contrastate da pi fronti. Cosa pensa dei risultati della sua attivit sperimentale e della sua teoria?

Libet, per quello che ricordo, ha mostrato che quando si decide di fare qualcosa, la mente inconscia prende la decisione prima della mente conscia. un fatto che il 98% del pensiero sia inconscio. Sarebbe invero sorprendente se la mente conscia e quella inconscia agissero contemporaneamente. Lidea che le persone pensino consciamente di stare decidendo qualcosa in un determinato momento, mentre invece lo hanno inconsciamente gi fatto prima esattamente ci che comporta laffermazione che il 98% del pensiero inconscio. Non per nulla sorprendente. E ha perfettamente senso.

15. Ma pensa che lorigine di questo esperimento sia una qualche folk psychology?

Non saprei semplicemente rispondere. Se mi si interroga riguardo laccuratezza dellesperimento, non saprei cosa dire. Libet un ricercatore molto stimato e i suoi risultati sono considerati accurati nel campo della psicologia cognitiva. Ma non sono certo la persona pi adatta per giudicare tutto ci.

16. Qual la sua opinione sulla filosofia della mente? Il suo compito finito e la parola spetta solo alle neuroscienze, oppure la filosofia ha ancora un qualche ruolo teoretico?

Credo che la filosofia abbia una funzione regolatrice ancora molto importante. Tuttavia, nonostante debba essere vincolata da quello che si scoperto grazie alle neuroscienze, la filosofia della mente consente di porre domande che non si potrebbero formulare se si avesse a che fare solo con le neuroscienze. Esistono molte dimensioni di coscienza. Alcune di queste possono o potranno essere

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comprese allinterno delle neuroscienze (per esempio la nozione di attenzione), ma altre probabilmente non lo saranno mai (per esempio la nozione di qualia).

17. Crede che alcune nuove competenze sul cervello e sui processi cognitivi potrebbero avere un impatto sul modo in cui concepiamo la nostra vita sociale?

Sicuramente un impatto molto rilevante! Far soltanto un esempio. Ieri, sul New York Times, era riportato uno studio sul concetto di rimozione, sul rifiuto di ammettere certi aspetti della realt. Questo studio mostrava che la rimozione dappertutto, che ognuno la usa, e che serve alle persone; in certi casi crea loro dei problemi, ma la maggior parte delle volte le aiuta semplicemente ad andare avanti nella vita. La negazione uno strumento molto importante, ma bisogna essere consapevoli di quanto lo si sta usando e di quanto ricorrere ad esso potrebbe nuocere. Le cose che stiamo imparando sulla frame semantics sono molto importanti in campo politico. Abbiamo scoperto che se si usa lo stesso linguaggio degli oppositori politici, anche se si stanno in realt sostenendo opinioni contrarie, si finisce per aiutarli, poich ogni parola definita rispetto ad un frame, e ogni frame caratterizzato allinterno di un sistema di frame; perci quando si attiva la parola, automaticamente si attiva il loro frame, il loro intero sistema di frame e quindi il loro intero sistema di valori. Dunque, quando si usano i frame di altre persone anche se per contrastare le loro opinioni si sta in realt accettando il loro sistema di valori e di conseguenza li si sta favorendo. Questa la ragione per cui estremamente importante essere consapevoli di questo meccanismo.

18. In Da dove viene la matematica, lei e Rafael Nuez suggerite che i concetti basilari della matematica si trovino nella mente umana e nellesperienza incorporata. In questo modo, vi opponete alla classica idea di un dominio della matematica trascendente e indipendente. Quali sono le pi importanti

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differenze tra la vostra concezione e la tradizionale, platonica immagine della matematica e anche della razionalit?

Sono enormemente diversi! Non saprei da dove cominciare con le differenze! La tradizionale concezione della matematica sostiene che essa trascendente, che l fuori nel mondo, che struttura non solo questuniverso ma ogni possibile universo. E ci porta a certe idee pazzesche, come per esempio il progetto SETI, dove alcune persone stanno cercando di scoprire se esiste vita intelligente nello spazio. Queste persone inviano nello spazio il segnale di in numeri binari, con la convinzione che un qualsiasi essere intelligente proveniente da un qualunque luogo delluniverso sia in grado di comprendere in numeri binari. Ma a pensarci bene, addirittura la maggior parte delle persone sulla Terra non capirebbero in numeri binari e se si prende per esempio un mammifero simile a noi, come il pipistrello, anchesso non capirebbe i numeri binari! Una volta appurato che lintelligenza umana e i sistemi concettuali sono strettamente legati al corpo umano e allesperienza umana, ci si rende conto di come lidea di trovare da qualche parte nelluniverso degli esseri simili che abbiano lo stesso tipo di cervello, mente ed evoluzione sia estremamente improbabile, praticamente impossibile. Dunque, questa era unimportantissima differenza; infatti, la matematica non semplicemente neutrale. Ci sono altre questioni cruciali riguardanti la

matematica. Chi si occupa di studi statistici presuppone che la statistica sia reale. Gli studi statistici si basano su un importante gruppo di metafore, tra le quali quella secondo cui la probabilit ha propriet distributive. Le statistiche sono basate sulla distribuzione: estendono alla realt attuale i risultati ottenuti attraverso dati rilevati in passato su un certo campione di popolazione. Supponiamo di studiare i rischi di cancro: se fai un certo tipo di test ed ottieni un certo risultato, allora hai una determinata probabilit di sviluppare un cancro. Questo risultato significa soltanto che una certa percentuale di persone partecipanti allo screening ha avuto il cancro, e che tu condividi con loro alcune caratteristiche (per esempio il luogo di residenza); ma questo potrebbe anche non centrare nulla con il cancro. Davanti

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ad un risultato di questo tipo che, in realt, d solo informazioni su persone con le quali condividi alcune, ma non molte altre, caratteristiche non puoi avere la minima certezza che esso abbia davvero a che fare con te. cos che funziona la statistica. Le statistiche sono continuamente utilizzate per stabilire i piani di azione politica, quasi come se i risultati predetti dalle statistiche si realizzassero poi davvero nel mondo reale. Per esempio, supponiamo di fare un sondaggio (le risposte al sondaggio dipendono dalla domanda che si fa, dai frame che si adottano, etc.), e che l83% delle persone intervistate risponda s alla domanda. Il conduttore del sondaggio, allora, se ne verrebbe fuori con affermazioni del tipo, Gli americani credono a questo!, ma non sarebbe per niente vero, perch molte altre persone avevano risposto no alla domanda. Le statistiche non descrivono per niente fatti oggettivi e reali. Sono molti i casi in cui le statistiche sono usate per presentare unidea della persona tipica; come se esistesse davvero una persona tipica! Non esiste un individuo del genere. molto importante capire che il modello matematico non il mondo; ci si pu rendere conto di ci, per esempio, prendendo in considerazione il modello della scelta razionale come utilizzato in economia e in politica estera. Il modello della scelta razionale costituito da un insieme di metafore e pu essere applicato solo attraverso il linguaggio metaforico. Tuttavia, la maggior parte di coloro che ne fanno uso non notano neanche le metafore e credono che la matematica sia l fuori nel mondo, ma no lo . La matematica non ha nulla a che fare con la razionalit o con lazione; necessita di tre livelli di metafore per arrivare ad avere a che fare con la razionalit o lazione. Se si crede alla teoria della scelta razionale, si ritengono veri dei concetti riguardanti lanalisi costi-benefici in economia che in realt sono falsi. E di conseguenza si elaboreranno delle linee di azione politica che danneggeranno le persone. Per questo, molto importante rendersi conto che la metafora non semplicemente l fuori nelluniverso, ma che la matematica sempre compresa in termini di qualcosaltro.

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Scienza e Societ
19. Lei in Italia per ritirare un premio della Regione Toscana intitolato alla memoria di un grande filosofo italiano ma molto poco riconosciuto in Italia , Giulio Preti. Cosa pensa del forte legame sostenuto da Preti tra lo sviluppo di una cultura scientifica, filosoficamente consapevole dei suoi modelli linguistici, e la crescita di una democrazia, ugualmente consapevole dei frame di pensiero del linguaggio corrente?

Ci sono molte questioni complicate da prendere in considerazione a questo proposito. Innanzitutto, ci cui si sta assistendo negli Stati Uniti luso e labuso della cultura scientifica, in modo tale che anche la democrazia ne risulta danneggiata. Linteresse per tutto ci si manifestato negli Stati Uniti verso gli inizi degli anni settanta, quando si sono stanziate ingenti somme di denaro (per un totale a tuttoggi di circa 4 miliardi di dollari) per creare dei think tank, in pratica degli organismi di ricerca non dipendenti dalle universit, con il compito di applicare il conservatorismo a ogni possibile ambito della vita. Hanno speso cos tanti soldi in questo processo che sono riusciti pienamente nel loro intento: fare in modo che il linguaggio riflettesse le idee dei conservatori, diffondere tutto ci attraverso i media, e cambiare il cervello delle persone per far pensare tutti come dei conservatori. I think tank hanno avuto un forte impatto anche sul mondo accademico. Lanalisi economica del diritto, ad esempio, un movimento conservatore sviluppatosi nellUniversit di Chicago che a sostegno della propria oggettivit vanta un legame con solide teorie economiche. Ma naturalmente non per niente oggettivo: basato su metafore per il modello della scelta razionale, metafore che, come mostrato dalla scienza cognitiva, non funzionano. Invece lanalisi economica del diritto applica queste metafore come se fossero oggettivamente vere, quando invece non lo sono.

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La scienza cognitiva ha dovuto assolutamente rivelare tutto ci, ha dovuto denunciare questo attentato alla democrazia. La societ ha estremo bisogno che la scienza cognitiva mostri che le idee conservatrici sono idee conservatrici, perch spesso invece succede che, quando le idee conservatrici sono le uniche in circolazione, allora vengono considerate neutrali. Il compito forse pi importante della scienza cognitiva proprio quello di svelare quali tipi di idee derivano da dove, quali sono le loro implicazioni, etc. per questo che la mancata comprensione della scienza cognitiva da parte dei leader politici, dei loro staff, dei commentatori e dei giornalisti politici ha creato e sta creando una situazione disastrosa. La situazione che si verifica. Infatti, accade che i commentatori politici, i giornalisti e gli studiosi usino le metafore e i frame di destra come se fossero neutrali, e senza neanche accorgersene finiscano per favorire la linea politica avversaria.

20. Cosa pensa dellimmagine pubblica della scienza? Lei vive in un paese che dal secondo dopoguerra in poi ha preso il posto della Germania come paese leader in campo filosofico e che stato considerato per molti anni leldorado della ricerca. Quali sono i fattori che rendono le vostre universit cos appetibili ai ricercatori di tutto il mondo?

Sicuramente molti fattori. La Seconda Guerra Mondiale ha avuto importantissime conseguenze sulle universit americane. Arrivarono in America non solo molti profughi del regime nazista, ma anche lintera comunit intellettuale ebrea che era sopravvissuta in Europa. Inizialmente, gli ebrei non furono ammessi nelle universit a causa dellantisemitismo allora diffuso anche in America, ma questa situazione presto cambi grazie a Einstein. Finalmente, a partire dagli anni sessanta, agli ebrei fu concesso di insegnare nelle universit, cosa che solo poco tempo prima sarebbe stata impensabile. Anche listituzione del cosiddetto G.I. Bill of Rights [fondo statale stanziato da un Government's Issue, disegno di legge governativo, ndr] segn una svolta fondamentale per le universit americane. Quando i soldati tornarono in America

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dopo la guerra, il governo forn ad ognuno di loro una somma di denaro per frequentare luniversit, e ci di conseguenza consent alle universit di svilupparsi ulteriormente. Un altro importante impulso allo sviluppo scientifico in America fu linizio delle missioni spaziali sovietiche con lo Sputnik, che mise in allarme il Dipartimento della Difesa e lo indusse a finanziare le universit affinch incrementassero la ricerca scientifica e gli studi nelle discipline ad essa correlate, come per esempio la linguistica e lantropologia. Io stesso ho potuto frequentare luniversit solo grazie ad una borsa di studio messa a disposizione dal Dipartimento della Difesa a causa dello Sputnik. La follia dellindustria della Difesa ha dato a causa dello Sputnik delle ingenti quantit di denaro alle universit, il G.I. Bill ha permesso di frequentare luniversit anche a chi non avrebbe mai potuto permetterselo, e la persecuzione nazista ha scacciato dallEuropa e riversato negli Stati Uniti grandi cervelli: linsieme di questi fattori ha prodotto una combinazione straordinaria, che ha creato nelle universit un ambiente perfetto per uneccezionale crescita, creativit, e apertura. Un altro elemento che ha favorito enormemente lo spirito di crescita delle universit americane stato assicurare a ogni docente assunto un contratto di lavoro, garantito per un minimo di sei anni. Terminato questo periodo, luniversit avrebbe deciso se prolungare il rapporto di lavoro del docente a tempo indeterminato, o interromperlo. Questo sistema assicurava lassenza di pressioni politiche di alcun tipo sui docenti e di conseguenza ne garantiva la libert di pensiero; anche se alcuni avessero avuto idee politiche diverse, avrebbero comunque avuto la sicurezza di un posto di lavoro fisso per almeno sei anni. Oggigiorno invece le universit americane stanno attraversando un periodo molto difficile di cui molti non americani ma anche moltissimi americani non si sono ancora resi conto. Esistono parecchi problemi. Il primo sicuramente che le grandi compagnie stanno comprando le universit, in particolare quelle pubbliche, cos che di conseguenza i loro budget vengono tagliati dallassemblea legislativa. Perci, le compagnie hanno il controllo, promuovono solo il tipo di ricerca scientifica che permetta loro di incrementare i profitti, e in

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questo modo finiscono per dirigere la ricerca stessa, creando una situazione molto pericolosa. Unaltra situazione estremamente negativa presente negli Stati Uniti riguarda il modo in cui i lavoratori vengono trattati. I lavoratori non hanno unoccupazione garantita per un lungo periodo, sono costretti a passare continuamente da un lavoro allaltro e vengono pagati sempre meno perch la politica occupazionale negli Stati Uniti tende ad abbassare sempre di pi le retribuzioni. La forza lavoro vista come una semplice risorsa da comprare, alla stregua di carbone e acciaio: lidea di minimizzarne i costi ed per questo che si concedono in appalto a societ esterne determinate funzioni o servizi. A causa di tutto ci, le organizzazioni sindacali hanno perso il loro potere, e i loro diritti vengono sempre pi ridotti. Le universit americane stanno praticamente mettendo in atto una strategia simile: assumono sempre pi personale a tempo determinato in qualit di docenti a contratto, invece di offrire reali posti di lavoro come docenti di ruolo. Questo processo terribile, non solo perch i professori a contratto sono pagati molto poco e hanno turni di lavoro pesantissimi, ma anche perch finiscono per non avere pi tempo da dedicare alla ricerca, che dovrebbe essere portata avanti proprio da persone molto creative. Il risultato di questo meccanismo un vero disastro. Sono molto preoccupato per il futuro delle universit americane.

Politica
21. Lei stato consulente dei Democratici Americani. Di recente stato nominato come consulente dal governo Zapatero.

Sono un membro del consiglio di personalit di livello internazionale istituito dal loro governo; pi che altro una posizione onoraria, ma ha comunque alcune importanti funzioni.

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Lei non rispecchia minimamente la classica figura del filosofo o scienziato cognitivo, rinchiuso nel suo iperuranio accademico. Quale ruolo pensa che la grammatica cognitiva e la sua filosofia possano giocare nellattuale societ?

C sicuramente un importante ruolo da giocare. Ci che davvero interessante che la grammatica cognitiva e la sua filosofia hanno gi avuto un fortissimo impatto in America. Il concetto di frame e framing ormai dappertutto; spesso non ben compreso, ma tuttavia ovunque e ha reso consapevoli molte persone che la mente e il cervello sono importanti. Drew Westen, nel suo libro di recente pubblicazione The Political Brain , ha insistito molto sul fatto che il ruolo dellemozione in politica estremamente importante. E io sono convinto che la possibilit che la scienza cognitiva possa influenzare la politica americana sia molto aumentata. Ma non semplice, per svariati motivi. Innanzitutto, ci sono molte persone nel Partito Democratico che davvero credono nellIlluminismo della ragione, e non capiscono che metafore e frame sono reali; molti semplicemente non comprendono il significato di queste parole. Il problema superare questo scoglio. Questo fatto vero anche per molti giornalisti, viene loro insegnato a pensare in termini di Illuminismo della ragione: credono che ogni cosa che studiano e della quale scrivono sia neutrale, che i fatti siano neutrali, che si possa semplicemente riportare i fatti in modo neutrale e che la lingua stessa sia neutrale. Tutto ci falso. Ma i giornalisti sono formati in questo modo e ci un considerevole ostacolo. Laltra difficolt risiede nel ruolo delle campagne elettorali e nellapparato pubblicitario che le porta avanti. Tutti coloro che si candidano per una carica governativa devono avere alle proprie spalle una squadra che li supporti: esperti pubblicitari, agenti elettorali, strateghi, consulenti, etc. Queste persone fanno soldi grazie alla pubblicit e hanno un loro tornaconto economico nel non pensare in termini di linguaggio metaforico.

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22. La guerra al terrore stata spacciata per esportazione della democrazia. Ma con lapprovazione del Patriot Act lamministrazione Bush arrivata fino al punto di bandire alcune canzoni ritenute anti-patriotiche. Se da un lato portare alla destituzione di dittatori pu essere considerato un bene cos come linstaurarsi di regimi democratici, dallaltro gli stessi Stati Uniti hanno visto al loro interno sfaldarsi gli elementi minimi di quella stessa democraticit che vogliono diffondere. Cosa possono fare gli Stati Uniti per garantire una migliore vita democratica interna?

Credo sia importante sottolineare che non si deve mai parlare degli Stati Uniti come se fossero una cosa sola. Occorre ricordarsi che nelle elezioni del 2000 Bush ha preso la minoranza dei voti e che Gore poteva contare su mezzo milione di preferenze in pi. La decisione di affidare la presidenza a Bush stata presa con un voto della Corte Suprema. Bush da allora concepisce il proprio potere in termini assoluti, una possibilit che gli concessa anche grazie allincapacit dimostrata dallala democratica di comprendere lefficacia comunicativa dei modelli espressi nel suo pensiero. Oggi la met, o forse anche pi della met, degli americani si riconoscono in disaccordo con ci che il governo sta facendo; sembra pertanto difficile poter parlare degli Stati Uniti come di una cosa sola. Sarebbe opportuno, piuttosto, parlare del governo Bush. Per quanto riguarda la domanda che mi stata posta, ci sono diversi problemi da considerare. Il pi importante riguarda cosa si debba intendere per democrazia. Occorre inoltre chiedersi se il governo Bush voglia realmente diffondere la democrazia. Cosa si deve intendere per diffusione della democrazia? Occorre tener ben distinte queste diverse questioni. Conservatori e Progressisti in America hanno due modi diversi di intendere la democrazia. Se ci si identifica con un Conservatore radicale, qual Bush, la parola democrazia non significa solo capitalismo, ma anche libero mercato. I Conservatori di questo tipo sostengono la teoria secondo la quale il libero mercato, se introdotto come primo elemento, condurr necessariamente a

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elezioni, permetter laffermarsi di diritti civili, lequilibrio del potere e cos via. In questo modo, i Conservatori dimostrano di possedere unerronea teoria riguardo a ci che la democrazia pu consentire (del resto se la teoria fosse vera Singapore sarebbe una democrazia, ma in realt non lo ). Questo tipo di visione non la stessa che la maggior parte degli americani condivide, essa rappresenta piuttosto una prospettiva ideologica. Quando lamministrazione Bush attacc lIraq era davvero intenzionata a diffondere la democrazia nei termini in cui la concepiva? Certo non lo fece per sostenere le idee e la concezione di democrazia di qualcun altro! Cos la prima cosa che fu fatta dopo la rimozione di Saddam Hussein fu privatizzare tutto, eccetto alcune porzioni del mercato del petrolio. La ragione di questeccezione la si comprende alla luce della necessit che il governo iracheno garantisca per i prossimi trentanni i contratti di appalto alle compagnie americane, concedendo loro il 75% dei profitti derivanti dallestrazione. Si comprende come le intenzioni dellamministrazione non si limitino quindi allinstaurazione di un libero mercato, ma a qualcosa di pi della semplice privatizzazione. Un obiettivo che non sono stati ancora in grado di ottenere dal governo iracheno. La questione : lamministrazione Bush andata in Iraq per portare la democrazia? Credo che essi siano propensi a trasformare lIraq in una democrazia conservatrice secondo il modello caro a Bush, e non credo certo che sarebbero soddisfatti se lIraq diventasse una democrazia di tipo progressista. Le due formule sono piuttosto diverse. Lamministrazione Bush ha predisposto in Iraq cinque basi permanenti, ha fatto costruire unambasciata dieci volte pi grande di ogni altra ambasciata presente sul territorio, la quale disporr di ben cinquemila impiegati. La sola ragione che giustifica una simile ambasciata si rintraccia nel desiderio di controllare il paese e i suoi affari. Una parte delle privatizzazioni eseguite in Iraq hanno permesso alle compagnie americane di comprarsi il paese; ci non destinato a produrre le condizioni per una democratizzazione dellIraq, quanto piuttosto a incrementare gli interessi finanziari dellamministrazione Bush in Medio Oriente.

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Alcune persone in America sono convinte che quando in carica un presidente conservatore, il quale crede nella militarizzazione e privatizzazione del paese, e quando gran parte della capacit di governo sottratta a favore delle grandi compagnie, una simile condizione possa ancora essere definita democrazia. Allo stesso tempo, una buona met del popolo americano non crede che ci possa rappresentare la vera democrazia, ma piuttosto una forma di tirannia. Come possiamo cambiare tutto ci? I Democratici sono convinti che basti semplicemente eleggere un loro presidente, o aumentare la presenza

democratica al Congresso. Ma non cos semplice. La ragione che i Conservatori hanno modificato non solo la mente di molti americani, ma anche le istituzioni: hanno fatto in modo che il governo divenisse incapace di attuare programmi sociali aumentando la spesa pubblica. Hanno fatto fuori i buoni amministratori e chi intendeva effettivamente servire lo stato. Lintero governo degli Stati Uniti necessita di essere risanato affinch si possa ricostituire una Democrazia. Questa la maggiore difficolt e la pi grande sfida da affrontare, ma purtroppo molti in America non se ne rendono conto e i Democratici non stanno attuando una buona campagna comunicativa. Coloro che si sono schierati contro il governo repubblicano non riescono a esprimere la concretezza del pericolo che stiamo correndo. Esiste un serio rischio per la democrazia; solo alcuni progressisti hanno compreso la situazione e sono continuamente impegnati a scriverne per renderla nota, ma la questione non ancora entrata al centro di una vera discussione pubblica.

23. In Europa molti condividono la sua stessa opinione, ma di questi tempi contestare la linea politica degli Stati Uniti porta ad essere immediatamente considerati anti-americani, cos come disapprovare la linea politica israeliana porta a essere accusati di essere anti-israeliani, o peggio ancora antisemiti. Non si tratta forse di un evidente caso di fallacia concettuale?

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Il problema qui sta nelluso delle metonimie. Questa una metonimia che scambia lesistente governo per lintera nazione. Due cose completamente diverse. La metonimia un processo cognitivo naturale, lunico modo per evitare questa confusione consiste nel parlare del governo, o dellamministrazione Bush, piuttosto che degli Stati Uniti, cos come del governo israeliano piuttosto che di Israele. Ritengo che si debba fare questo, ma non certo una cosa facile.

24. Negli ultimi cinque anni negli Stati Uniti, ma anche in una larga parte dEuropa, i progressisti si trovano a fare i conti con una comune crisi ideologica e programmatica. I movimenti conservatori negli Stati Uniti, cos come in Francia e in Germania, hanno la maggioranza e, diversamente dalla sinistra, appaiono allopinione pubblica capaci di risolvere i problemi in agenda e mantenere il potere per lungo tempo. Quali sono secondo lei le ragioni di questa crisi?

La destra europea sta assumendo consulenti dallAmerica in grado di insegnare come influenzare le menti dei cittadini europei, facendoli diventare pi conservatori attraverso lausilio dei media e di altri meccanismi. Allo stesso tempo, i progressisti in Europa hanno lo stesso problema dei progressisti in America: entrambi continuano a pensare nei termini di una ragione illuministica. Essi non hanno idea del ruolo del framing o di come la mente e il cervello lavorino, e in questo modo continuano a peggiorare le cose. In Europa vi trovate in una situazione davvero difficile, simile a quella statunitense, solo che negli Stati Uniti le condizioni sono ancora pi gravi. Un altro problema che in Europa la sinistra si rif a una tradizione socialista e marxista pi solida di quella americana. La sinistra americana maggiormente democratica e capitalista, questo grazie a Roosevelt. In Europa diverso, ma le risposte socialista e marxista probabilmente non funzionano pi. A questo punto la questione : qual laltra forma di democrazia capitalistica che propone lAmerica? La forma tradizionale che deriva da Roosevelt assume che il capitalismo fondamentalmente unopzione valida, ma anche che ci possono

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essere delle occasioni in cui il mercato fallisce, ed per questo che esso va costruito, ovvero regolato attraverso la legge. Ci che secondo Roosevelt occorre fare consiste nel monitorare i crolli del mercato e solo allora utilizzare il governo per porvi rimedio, facendo attenzione ai diversi gruppi sociali (bambini senza assicurazione sanitaria, veterani, studenti, etc.) Individuare realt sociali sensibili e sviluppare programmi di governo in loro sostegno: questa la strada tracciata da Roosevelt verso il capitalismo democratico. Questa proposta per fallita a causa di molteplici ragioni. Innanzitutto, i Conservatori hanno attaccato il governo, rendendo impossibile un suo

funzionamento secondo il progetto concepito da Roosevelt. Inoltre, i Democratici non hanno compreso cosa stavano sostenendo i loro avversari e non hanno saputo reagire. Prendiamo la questione delle tasse problema peraltro presente anche in Europa e in molti altri paesi del mondo; importante comprendere qual il giudizio dei progressisti attorno a questo tema. In America la storia delle tasse molto interessante. Fu il Re dInghilterra ad introdurre le tasse in America, imponendole ai coloni americani e usando poi tutto il ricavato per s; dopo la Rivoluzione Americana le tasse non furono abbattute, ma fu ridefinito il loro ruolo. Da un punto di vista progressista la tassazione ha due funzioni: la protezione e lo sviluppo. I soldi sono utilizzati dal governo per proteggere la gente, non solo attraverso lesercito, la polizia o i vigili del fuoco, ma anche per prevenire alluvioni, proteggere i lavoratori, i consumatori etc. La tassazione permette la costruzione di strade, di progettare la costruzione di ferrovie, la possibilit di comunicazioni satellitari o via Internet, di migliorare la rete bancaria del paese etc. Questo processo aiuta la gente comune, ma anche e soprattutto le imprese e le societ, infatti a questultimi sono destinati i maggiori contributi ed per questo che dovrebbero pagare pi tasse. Fondamentalmente, la tassazione un metodo per promuovere protezione e sviluppo basato sul trasferimento di denaro o di altre risorse; esso d alle persone la possibilit di ricevere beni e servizi che in altra maniera non sarebbero loro accessibili (strade, servizi bancari etc.). Ma il fatto che la tassazione dia qualcosa a tutti spesso un dato tralasciato. Per esempio, prendiamo il caso in cui si riceve

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una notifica delle tasse. Spesso si prende tale notifica come se dicesse: Tu guadagni una certa cifra e adesso siamo venuti a prenderne una parte. Invece, bisognerebbe leggerla come qualcosa del tipo: Il governo ti restituisce sotto forma di beni e servizi la somma che ti sottrae attraverso le tasse. In questo modo, la parola tassa acquisterebbe il significato di un dare qualcosa alle persone. molto importante comprendere tutto ci. C un miliardario in America Warren Buffett , il quale deve la sua fortuna a vari investimenti. un miliardario liberale, e sostiene di non pagare abbastanza tasse. Buffett afferma che le tasse sulle aziende sono gi troppo basse, e che egli paga meno della sua segretaria. Warren Buffett si domanda: Cosa farei e dove sarei oggi se non fossi un cittadino americano? Se mi avessero paracadutato in Bangladesh trentanni fa, oggi sarei povero: non c sistema bancario, non potrei avere un conto in banca, non esiste la borsa valori e io non potrei investire. Ci che mi ha permesso di fare miliardi di dollari il modo in cui il governo ha sviluppato il commercio e ha permesso laffermazione individuale. Gli sono debitore. Ogni compagnia, ogni persona che fa soldi in America debitore al governo. Ci che Buffett va sostenendo che esiste una reciprocit fra denaro e sviluppo, che il governo fornisce beni e servizi, per i quali si paga un costo relativamente basso, che in proporzione molto minore quanto pi alto il reddito. Ci sono inoltre altri casi di trasferimento di benessere, che non sono per chiamati cos. Ad esempio, quando unindustria (come quella del petrolio, o altre) viene sovvenzionata, questo trasferimento di benessere; o quando si sovvenziona il settore agricolo, si sta trasferendo benessere dai comuni cittadini che pagano le tasse agli investitori. Tutto ci non comunemente definito come un trasferimento di benessere, ma in realt lo . Il problema che nessuno ne parla in questi termini. Esistono poi ancora altre modalit di trasferimento che appaiono importanti. Per esempio, il petrolio oggi costa 100$ al barile; prima della guerra in Iraq ne costava 25. Tre quarti dellaumento del prezzo sono imputabili proprio alla guerra in Iraq. Questo un fatto molto importante: rappresenta praticamente una forma di

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tassazione. Possiamo considerarlo come una tassa sulla guerra in Iraq; certo, non viene sicuramente usato questo termine, ma sarebbe opportuno farlo. Si dovrebbe tener presente il prezzo del petrolio prima della guerra, e quando si passa a fare rifornimento fare la considerazione: Questo il prezzo standard a cui stata aggiunta una tassa sulla guerra in Iraq, che ammonta a tre volte il prezzo originale. Ma nessuno lo fa. Come si pu vedere, estremamente importante impiegare i giusti concetti per comprendere la realt; questa una delle ragioni per cui le scienze cognitive sono cos cruciali.

25. Qual la sua opinione sulle primarie dei Democratici del 2008? Pensa che lelezione di un presidente democratico porterebbe il suo paese a muoversi diversamente sullo scacchiere internazionale?

Entrambe sono due questioni molto complesse. Nelle primarie, i tre candidati da prendere sul serio sono: Hillary Clinton, Barack Obama e John Edwards. Questultimo ha per meno possibilit, dato che ha raccolto una minor quantit di fondi. Hillary Clinton dispone della miglior organizzazione: la vecchia struttura Clinton e lormai collaudato sistema di raccolta di fondi. Se lei fosse eletta, governerebbe il paese nel modo in cui lha fatto suo marito: attraverso una triangolazione, spostandosi verso destra, verso quello che lei ritiene il centro. Hillary si considera una progressista pragmatica; inoltre, in quanto donna, si sente in dovere di mostrare unimmagine forte, ed per questo che sta spingendo per unenergica politica estera. La scommessa che Hillary Clinton otterr la sua nomination semplicemente perch lei possiede il miglior staff organizzativo; ci non toglie che sia anche una candidata formidabile, molto intelligente e popolare. Barack Obama una persona notevole; probabilmente il pi intelligente dei tre candidati, oltre ad essere sicuramente il pi eloquente e carismatico. Ma la sua campagna sta soffrendo a causa dellincomparabilit organizzativa rispetto alla

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Clinton. Credo anche che Obama di per s non si sia impegnato abbastanza. Potr essere il solo carisma a trascinare Obama verso la vittoria? John Edwards sta facendo leva esclusivamente su argomenti popolari che toccano la sfera economica, ma il populismo una forma di cultura, non di economia. Dubito seriamente che possa andare lontano. Edwards, Hillary e Obama, per quanto riguarda il caucus dellIowa, sono considerati luno vicino allaltro, ma dopo Edwards sar fuori (ndr: lintervista stata rilasciata un mese prima del caucus in Iowa). I tre candidati sono tutti promettenti riguardo alla soluzione di molte

problematiche, ma purtroppo ognuno dei loro programmi ha delle carenze riguardo ad alcuni dei problemi che affliggono il paese. Personalmente, preferisco avere un Presidente con il quale sono daccordo l85% delle volte piuttosto che in nessun caso. Ci fa dei candidati democratici unopzione preferibile rispetto a quella dei conservatori, e sarei felice di eleggerne uno qualsiasi piuttosto che un conservatore.

Il suo nuovo libro


26. Il suo nuovo libro su Gdel sta per uscire; pu anticiparci qualcosa sul suo tema principale? Un altro suo libro, The Political Mind: Why You Cant Understand 21st-Century American Politics with an 18th-Century Brain, mette assieme scienze cognitive e politica. Qual il suo scopo?

Negli ultimi trentanni stato scoperto molto riguardo al rapporto tra la mente e il cervello, e ci ha distrutto le teorie illuministe al riguardo. Ma la maggior parte della gente non ha idea dei passi avanti che si sono fatti. Questo porta con s diverse conseguenze politiche. Lidea che muove The Political Mind proprio quella di introdurre una conoscenza della mente che metta in evidenza le sue conseguenze politiche.

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Il libro su Gdel scritto assieme ad altri due autori: Aaron Siegel, il quale stato un mio studente ed ora un ottimo matematico, e Rafael Nuez, un eccellente storico della matematica, nonch una persona eccezionale con la quale scrivere un libro. Aaron ed io abbiamo estrapolato le metafore contenute allinterno del teorema di Gdel. Ci che abbiamo fatto stato mettere in evidenza le metafore che collegano uno dei maggiori teoremi di Cantor, il teorema di diagonalizzazione, il quale dimostra che esistono pi numeri irrazionali che razionali. Abbiamo dimostrato che se si parte con questo teorema e si aggiungono cinque metafore si ottiene il teorema di Gdel. Alcuni pensano che i teoremi di Gdel provino che non esiste alcun insieme infinito di assiomi dai quali si possa derivare tutta la matematica, ovvero che non possibile che la matematica si basi su un insieme finito di assiomi. Ma questo non ci che Gdel ha effettivamente dimostrato. Con la sua dimostrazione, Gdel mette in luce come una volta scelti gli assiomi si arrivi sempre alla possibilit di definire delle affermazioni indecidibili. Certo, si potrebbe sempre aggiungere tali affermazioni in qualit di nuovi assiomi, ma pur facendo questo si otterrebbe comunque sempre una nuova affermazione indecidibile. E si potrebbe andare avanti allinfinito con questo processo. Perci, lidea che unassiomatizzazione finita per la matematica non possibile. Tuttavia, se si guarda al contenuto di ciascun teorema si pu notare come questi non riguardino direttamente la matematica, ma piuttosto la formalizzazione della matematica e della logica. Essi affermano che certe assunzioni sono indecidibili, ma la decidibilit non una propriet che riguarda laritmetica. La decidibilit diventa una propriet dellaritmetica solo quando formalizzata allinterno della logica. Laritmetica riguarda le addizioni, le moltiplicazioni, lelevamento a potenza e non ci che i giudizi di indecidibilit affermano. Si assume normalmente che la formalizzazione in matematica preservi i propri oggetti, ma Gdel ha provato che non cos. Una conseguenza davvero notevole per la matematica.

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Filosofia del Linguaggio: prospettive di ricerca


Numero 4 Febbraio 2008

Intervista a Luigi Perissinotto


Etica e mistica in Ludwig Wittgenstein

Laura Beritelli

http://www.humana-mente.it

Biblioteca Filosofica 2007 - Humana.Mente, Periodico trimestrale di Filosofia, edito dalla Biblioteca Filosofica - Sezione Fiorentina della Societ Filosofica Italiana, con sede in via del Parione 7, 50123 Firenze (c/o la Facolt di Scienze della Formazione dell'Universit degli Studi di Firenze) - Pubblicazione iscritta al Registro Stampa Periodica del Tribunale di Firenze con numero 5585 dal 18/6/2007.

Intervista a Luigi Perissinotto Humana.Mente 4, Febbraio 2008

Luigi Perissinotto, Professore di Filosofia del Linguaggio allUniversit degli Studi Ca Foscari di Venezia..

In occasione del seminario Etica e mistica in Ludwig Wittgenstein, organizzato dallassociazione Asia a S. Vincenzo dal 1 al 4 novembre 2007, abbiamo avuto l'opportunit di chiedere al relatore delucidazioni su ci di cui si era discusso. Tuttavia, se in questo stesso numero di Humana.mente abbiamo deciso di offrirvi una puntuale recensione dellevento, questa intervista ha piuttosto lo scopo di soddisfare alcune nostre illegittime curiosit.

Professore, ci siamo chiesti quale sia la motivazione che lha spinta a condurre questo seminario; in particolare, dato il suo impegno come responsabile del master in Consulenza Filosofica presso luniversit Ca Foscari di Venezia, ci siamo chiesti se ci non avesse a che fare con una sua pi ampia progettualit, volta ad avvicinare i non addetti ai lavori alla filosofia.

No, non partecipo di questo tipo di tensioniInoltre, la consulenza filosofica, cos come offerta dalla nostra didattica, non legata alla cosidetta educazione degli adulti (come nel caso della consulenza filosofica individuale), quanto piuttosto alla preparazione di professionisti che lavorino in team eterogenei (con psicologi ed educatori, ad esempio), per gestire collettivamente richieste specifiche (come quelle dei malati terminali o quelle necessarie allinterno di strutture quali case famiglia, consultori).

Come approdato qui, allora? Conosceva lassociazione Asia, ne era socio?

Devo ammettere che, prima di essere contattato, avevo unidea molto vaga di cosa fossero le Vacances de lesprit. Mi sembrata una cosa interessante ed ho accettato. In effetti, questa si rivelata unesperienza intensa e gratificante rispetto alle normali conferenze o, pi in generale, alle dinamiche congressuali. In

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quattro giorni abbiamo avuto tempo di approfondire gli argomenti ogniqualvolta stato necessario ed ho potuto rispondere a tutte le domande dei partecipanti.

Nella prima lezione lei ha illustrato uno scenario di barbarie, una sorta di medioevo, durante il quale i curatori letterari di Wittgenstein ritennero di poter tenere il mondo alloscuro di una consistente parte di documenti autografi. Il loro scopo sarebbe stato di mantenerne il decoro e, soprattutto, limmagine pubblicitaria di neopositivista che il filosofo aveva ottenuto in vita. Tuttavia, sembra impossibile che nessun neopositivista si fosse precedentemente opposto a questa considerazione.

Ed infatti non cos. Tuttavia, tra tutti gli appartenenti al Circolo di Vienna, un solo membro comprese che Wittgenstein non era un neopositivista, ed Otto Neurath. Egli fu decisamente critico nei suoi confronti, avvertendo che fuoriusciva dalla sensibilit, dalle atmosfere, del neopositivismo. Molto tempo dopo, nella sua biografia, Rudolph Carnap, raccontando di quando si trovavano a leggere il Tractatus, scrisse che lo spirito di Wittgenstein era diverso da quello dello scienziato (ovvero del filosofo).

Passando invece alle interpretazioni religiose del Tractatus: come mai, anche in questo caso, nessuna voce si alzata per osteggiarle come distorsioni?

Il problema della lettura teologica diverso - nonostante anche in questo caso non si possa prescindere dal dato che due curatori letterari fossero cattolici. Sul piano generale, le interpretazioni teologiche non sono cos peregrine: soprattutto il Tractatus ed i Quaderni 1914-1916 danno loro buoni appigli e materiale. Molti passaggi le sostengono. La sua biografia ci dice che Wittgenstein non era credente, ma la sua aspirazione ad una vita etica, lantidogmatismo e linteresse per la religione hanno lasciato impressioni contrarie su chi lo conosceva. Ad esempio, il suo allievo Norman Malcolm racconta di come Wittgenstein osservasse tutte le cose con sguardo religioso.

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Lei ha parlato in questi giorni ad una platea di non-filosofi richiamati dal tema: etica e mistica. Ha spiegato loro la logica del Tractatus; ha sostenuto che non pu essere scissa dalletica, che letica non formulabile ed infine che la filosofia niente pu dire sui loro problemi vitali. Come crede sia stata recepita questa massa di sentenze, questa affermativit?

Credo, in primo luogo, che letica proposta da Wittgenstein, per quanto non performativa, proponga un io devo. Ho quindi cercato di mostrare come, nonostante Wittgenstein non voglia fornire alcun criterio di valutazione, attraverso di essa egli indichi un verso, orientato secondo tre linee direttrici: letica in prima persona, la necessit di chiarezza e di sincerit e lantidogmatismo. Potr sembrare inconsistente o vago, ma non meno di quel che offrono molte forme di etica, come quella dellautoresponsabilit, ad esempio. La differenza da unetica riconosciuta come tale che quella di Wittgenstein non conoscitiva.

Esiste, per lei, la possibilit di essere aiutati da Wittgenstein?

Spesso mi viene chiesto: quale filosofia, per la consulenza filosofica? Certamente non suggerirei Carnap! La fenomenologia, ad esempio, d ottimi spunti per risolvere i problemi che Wittgenstein chiamava vitali, perch insegna la messa in parentesi dei pregiudizi che ci impediscono di accedere alle cose. Secondo me, Wittgenstein un filosofo a cui potersi ispirare, nonostante sostenesse esattamente il contario, ovvero che la filosofia corrompe. Se c qualcuno che ha ricucito la cesura tra filosofia e vita - che da Hume arriva fino a Nietzsche-, quello proprio Wittgenstein.

La fortuna di un pensiero che unisce linguaggio ed etica stata infatti alimentata dallispirazione che da esso hanno tratto artisti e letterati. Penso allopera di Ingeborg Bachmann, la poetessa austriaca che a Wittgenstein dedica Il dicibile e lindicibile e alla sua riflessione sul linguaggio in Letteratura e utopia, ovvero anche

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alla ricerca di una prassi orientata dalle idee di Wittgenstein sul pensiero (uso del linguaggio ed etica).

Purtroppo, non mi sono mai interessato a confronti di questo genere. Da un punto di vista strettamente filosofico, penso che queste similitudini non siano

propriamente fuorvianti, ma oziose. Personalmente, per lavorare alla relazione tra Wittgenstein e altri autori, preferisco avere un riscontro filologico. Tuttavia, gi nel confronto tra due grandi personalit, quali Wittgenstein e Heidegger, abbiamo a disposizione poco materiale: sappiamo solo che il primo cita il secondo e che questi aveva una copia del Tractatus in biblioteca, niente di pi. Ma non si pu negare che esista un successo di Wittgenstein tra gli artisti Wittgenstein ha ispirato soprattutto larte visiva. Tra tanti, il pi famoso lo scultore Eduardo Paolozzi, esponente della pop-art inglese. In ambito musicale invece famoso un compositore svedese, M.A.Numminen, che ha musicato il Tractatus (The Tractatus Suite), o la composizione Un'immagine di Arpocrate (su frammenti di Goethe e Wittgenstein) di Salvatore Sciarrino. Durante il seminario, lei ha accennato anche alla questione etica nella scienza, dato che nel Tractatus si distinguono le proposizioni scientifiche, sensate, da quelle delletica, insensate: ovvero del problema dellorientamento etico della ricerca scientifica. Lei che cosa ne pensa? Seguendo Wittgenstein, sembra si possa affermare loggettivit della scienza e quindi ritenere che essa sia avalutativa, occupandosi del come del mondo. Tuttavia, rifacendosi in questo caso alla questione cos come la pose Max Weber in La scienza come professione (1919), una scienza davvero neutrale, i cui fini sono posti dalla societ, o dallistituzione che la rappresenta, e che si limiti a trovare i mezzi adeguati per raggiungerli, non pu esistere (come per altro sosteneva la scuola di Francoforte). In primis, perch lo scienziato non dovrebbe mai pronunciare un giudizio etico; in secondo luogo, perch i fini sono in contraddizione e contrapposizione tra loro e, quindi, non possibile rendere la
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Intervista a Luigi Perissinotto Humana.Mente 4, Febbraio 2008

scienza estranea alla questione del valore; ma, soprattutto, anche volendo ridurre la pertinenza della scienza ai soli mezzi, poich questi sono diversi e vari, la ricerca scientifica operer comunque una valutazione ed una scelta tra di essi. Molti partecipanti al seminario erano interessati al collegamento tra la filosofia di Wittgenstein e le discipline orientali, in virt di un messaggio che riconoscono curiosamente analogo. Lei ha gi risposto che il paragone era fuori luogo, ma in particolare cosa le impedisce di accogliere questo genere di riflessioni? Come ho gi spiegato, anche in questo caso non esistono prove storiche del contatto o dellinfluenza di simili discipline su Wittgenstein: in effetti, lunico collegamento tra Wittgenstein e loriente il fatto che aveva letto Schopenauer. Tuttavia, per chi fosse interessato, esiste una nutrita letteratura sullargomento. Da un punto di vista filologico, che radice ha la coincidenza tra etica ed estetica in Wittgenstein? Per quel che possiamo capire, sembrerebbe che bello, buono e vero siano inseparabili, come se Wittgenstein avesse recuperato i trascendentali medievali che Nietzsche aveva demolito. Di un quadro, come di una vita, non ci importa che cosa rappresenta: il bello sta dove si mostra e si realizza la meraviglia.

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Filosofia del Linguaggio: prospettive di ricerca


Numero 4 Febbraio 2008

Intervista a Gaspare Polizzi


Le attivit 2008 della Biblioteca Filosofica

Matteo Leoni e Duccio Manetti

http://www.humana-mente.it

Biblioteca Filosofica 2007 - Humana.Mente, Periodico trimestrale di Filosofia, edito dalla Biblioteca Filosofica - Sezione Fiorentina della Societ Filosofica Italiana, con sede in via del Parione 7, 50123 Firenze (c/o la Facolt di Scienze della Formazione dell'Universit degli Studi di Firenze) - Pubblicazione iscritta al Registro Stampa Periodica del Tribunale di Firenze con numero 5585 dal 18/6/2007.

Intervista a Gaspare Polizzi Humana.Mente 4, Febbraio 2008

Gaspare Polizzi, docente a contratto di Storia della Scienza presso lUniversit di Firenze, vicepresidente e membro del direttivo della Biblioteca Filosofica, di Duccio Manetti e Matteo Leoni

La Biblioteca Filosofica si costituita pi di un secolo fa, nel 1905, con lintento di promuovere una vivace attivit di lezioni, letture, e discussioni. Pur tra molte difficolt lassociazione stata capace di durare e di proporsi come luogo dincontro tra studiosi e cultori della filosofia. Dunque essa risponde a delle reali esigenze del mondo filosofico e, pi in generale, culturale? In particolare, ritiene che il dialogo tra mondo universitario e scuola secondaria, argomento tradizionalmente caro alla Biblioteca Filosofica, sia tra queste?

Il richiamo alla Biblioteca Filosofica mi offre lopportunit per una breve riflessione. La storia della Biblioteca Filosofica cos efficacemente ricostruita da Eugenio Garin (La Biblioteca Filosofica di Firenze, in AA. VV., Le Biblioteche Filosofiche italiane. Firenze, Palermo, Torino, Edizioni di Filosofia, Torino 1962, pp. 1-11) significativa per chi voglia ripensare alla storia della cultura filosofica fiorentina del primo Novecento e pu fornire spunti e ammaestramenti per il presente. Tale istituzione espresse tuttavia nel breve periodo della sua esistenza (dal 1905 al 1917) una tensione speculativa per certi aspetti mistica e teosofica, che ad esempio contrastava con gli indirizzi, prevalentemente positivistici, della nascente filosofia accademica fiorentina, evidenti in figure esemplari dellIstituto di Studi Superiori, quali Pasquale Villari, direttore della Sezione di Filosofia e Filologia. Scrive Garin: La Biblioteca Filosofica di Firenze ebbe origini teosofiche e magiche, ben rispondenti a un certo clima culturale del primo decennio del secolo; e aggiunge: Sotto un certo profilo verrebbe fatto di dire che la Biblioteca Filosofica con il suo nucleo di libri e riviste, con le sue discussioni, coi suoi cicli di lezioni e conferenze, tendesse a concretare in un istituto, in una specie di libera facolt di studi filosofici e religiosi, quelle posizioni culturali, idealistiche, spiritualistiche, moderniste, che in qualche modo polemizzavano con la tradizione universitaria ufficiale. Mentre da un lato il professore ordinario di filosofia teoretica

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Intervista a Gaspare Polizzi Humana.Mente 4, Febbraio 2008

dellIstituto di Studi Superiori Francesco De Sarlo ricordava, nel discorso inaugurale dellanno accademico 1906-1907, letto nellaula magna di Piazza San Marco il 3 novembre del 1906, che la filosofia ha una funzione di critica sul valore obbiettivo delle cognizioni ottenute coi metodi e i procedimenti delle singole scienze, nelle sale della Biblioteca Filosofica in Piazza Donatello si tenevano fortunate conferenze domenicali su temi come Per un nuovo umanesimo ariano (Roberto Assagioli) o Il Paradiso terrestre e il dogma del peccato originale (Salvatore Minocchi) e uno tra i principali promotori della Biblioteca, Guido Ferrando, scriveva nellintroduzione a un volume che raccoglieva le conferenze del 1907 (Per una concezione spirituale della vita. Conferenze, Seeber, Firenze 1907) in sintonia con uno tra i pi noti sostenitori e collaboratori della Biblioteca, Giovanni Papini che le conferenze di Piazza Donatello avevano per fine la glorificazione dellenergia creativa dello spirito umano, ben oltre, se non contro, loggettivit della scienza, e aggiungeva, nel segno di una netta reazione anti-positivistica e anti-accademica, che vi era bisogno di una istituzione che si adoperi efficacemente alla formazione del carattere e della mente dellindividuo e che tenga alto, ben alto, lideale della vera cultura. Le distanze e i dissidi si attenuarono con il tempo e si realizz infine una produttiva circolazione di idee tra lIstituto di Studi Superiori e la Biblioteca, soprattutto nellambito dei temi eticoreligiosi, pi consoni allo spirito delle conferenze e delle letture della Biblioteca stessa. Lesperienza della Biblioteca quindi senzaltro rilevante per aver posto lesigenza di un superamento della cultura filosofica di ambito accademico e di un avvicinamento ai problemi del tempo, tra i quali avevano largo spazio quelli morali e religiosi, in un orizzonte storico di crisi che avrebbe di l a poco condotto alla prima guerra mondiale. Tuttavia la fisionomia attuale della Societ Filosofica fiorentina, come ha ben ricordato Amedeo Marinotti nella sua bella e articolata ricostruzione, Lattivit della sezione fiorentina della Societ Filosofica Italiana dal 1953 al 1998 (presente nel nostro sito), descritta da vicende che partono dal 14 marzo 1953 e che non hanno unimmediata connessione con la storia della Biblioteca Filosofica. Basta leggere lelenco dei soci fondatori Gaetano

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Chiavacci, E. Paolo Lamanna, Alessandro Levi, Ernesto Codignola, Arrigo Levasti, Antonio Lantrua, Vito Fazio-Allmayer, Eugenio Garin, Cesare Luporini, Pietro Piovani, p. Ernesto Balducci, Domenico Pesce, Francesco Adorno, Francesca Rivetti Barb, Giulio Preti, Maria Luisa Stringa per cogliere la distanza rispetto a quellesperienza di inizio secolo. Mi pare che sia quindi pi opportuno cercare oggi i nostri riferimenti ideali in quella schiera di filosofi rigorosi, aperti alla cultura europea e alle pi moderne istanze della filosofia. Per limitarmi a quellelenco, penserei che valgono molto di pi per lodierna cultura filosofica fiorentina, per lattuale orientamento degli studi filosofici a Firenze, il modello di ricerca e di impegno filosofico e civile di Giulio Preti (rinnovato dal nostro attuale presidente Alberto Peruzzi) o, su un terreno teoreticamente divergente, ma parallelo per la vocazione a far convergere la rigorosa pratica filosofica con liniziativa civile, quello di Eugenio Garin, piuttosto che non quelli di Ferrando o di Papini. Oggi la cultura filosofica fiorentina radicalmente cambiata e non credo vi sia un rimpianto per il mondo da Belle Epoque. Rimane tuttavia viva lesigenza presente nella Biblioteca Filosofica di coltivare luoghi di incontro filosofico che non siano collocabili nel contesto pur variegato delluniversit fiorentina e che mettano in gioco competenze ed interessi di origine diversa. Neppure il mondo della scuola, spesso soffocato da richieste strettamente e a volte asfitticamente didattiche, offre spazio a tale esigenza, che ha la possibilit di esprimersi in luoghi e tempi cittadini, nei quali docenti universitari e di liceo, cultori di filosofia, studiosi variamente interessati, cittadini colti e studenti possono incontrarsi e interagire a partire da problemi filosofici di sicuro impatto pubblico e attuale. Certo pressante anche il bisogno di mettere in gioco competenze oggi non valorizzate, spesso presenti in forma frammentata nel mondo della scuola, ma anche nelluniversit, di far interagire stili diversi del filosofare; rispetto a tale bisogno la Societ Filosofica Italiana nel suo complesso e la sezione fiorentina in particolare molto ha fatto e molto pu ancora fare.

Corre lobbligo di ricordare che il suo interessamento, insieme a quello di altri soci provenienti dal mondo della scuola, stato fondamentale per il rilancio

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Intervista a Gaspare Polizzi Humana.Mente 4, Febbraio 2008

dellattivit della Biblioteca alla fine degli anni 90. Che cosa cambiato da allora?

Alla fine degli anni 80 del secolo scorso ricordo una lettera dell8 novembre 1989 indirizzata alla presidente di allora, Maria Moneti Codignola un gruppo di docenti di filosofia volenterosi e impegnati, sia sul piano didattico che su quello scientifico, stimol il Direttivo della SFI fiorentina ad attivare momenti di incontro, di confronto e di studio che coinvolgessero i soci, sia insegnanti che ricercatori, e ad operare con maggiore incisivit nel settore dellaggiornamento degli insegnanti, da intendersi soprattutto come aggiornamento disciplinare, dinanzi alle grandi linee di movimento della filosofia novecentesca, che a stento erano conosciute dai colleghi di liceo e raramente venivano trasmesse agli studenti. Loperazione ebbe un certo successo, perch mise in moto cicli e attivit di aggiornamento e di approfondimento disciplinare. Ricordo, oltre agli incontri sullo stato

dellinsegnamento della filosofia, cinque seminari di approfondimento organizzati nel periodo 1991-1995, anche con la collaborazione del CIDI di Firenze, e rivolti agli insegnanti di filosofia: Epistemologia ed etica nella filosofia contemporanea, Filosofia e scienze umane; il circolo di Vienna e la filosofia analitica, Nietzsche e Wittgenstein nella cultura e nella filosofia del Novecento e La riflessione sul linguaggio tra comunicazione e interpretazione. Tale attivit permise di far emergere un settore, minoritario, ma motivato, di giovani docenti liceali che hanno poi in vario modo rinnovato linsegnamento della filosofia e offerto contributi anche di qualche rilievo nella cultura filosofica fiorentina. Tanto tuttavia cambiato. Innanzitutto i docenti liceali di filosofia oggi non sono pi cos disponibili e ricettivi per iniziative che, oltre al piacere del confronto e della ricerca, non offrono alcuna concreta gratificazione, n di tipo remunerativo, n per un miglioramento della carriera lavorativa. E poi i momenti di

approfondimento e di formazione si sono diversificati e frammentati e un ruolo sempre maggiore giocano le relazioni e le esperienze anche conoscitive via internet, come peraltro dimostra la stessa rivista che ospita questa intervista. Un qualche ruolo pu ancora essere svolto a mio avviso da un impegno di

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Intervista a Gaspare Polizzi Humana.Mente 4, Febbraio 2008

discussione, anche filosofica, rivolto alla cittadinanza, indirizzato a coltivare problemi e riflessioni che concernono da vicino il presente.

Come responsabile dellorganizzazione del ciclo di conferenze al Vieusseux pu illustarci lattivit del 2008?

Questanno proporremo per il terzo anno consecutivo (ma con maggiori difficolt, soprattutto nelle risorse) il fortunato ciclo Pensare il presente, che - a mio avviso possiede alcune peculiarit nel panorama culturale fiorentino. Innanzitutto si tratta di una serie di incontri che per la prima volta ha messo in relazione istituzioni culturali molto diverse tra loro la SFI, il Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux, lIstituto Gramsci Toscano, la Societ Italiana per lo studio dei rapporti tra Scienza e Letteratura facendole convergere per la realizzazione di un progetto che ha una forte vocazione al potenziamento dello spirito di cittadinanza, di una cittadinanza attiva e motivata, e che richiede alla filosofia di mettere e mettersi in questione intorno a temi legati al presente delle forme di sapere e di esperienza. In secondo luogo la formula degli incontri, sempre organizzati a due voci, una delle quali filosofica, modulate da un moderatore che sappia equilibrarle, particolarmente efficace, perch impone socraticamente allo specialista, sia esso uno scienziato o un artista, di mettere in discussione le proprie competenze e al filosofo di interrogare sapientemente e non oziosamente linterlocutore, uscendo dalle secche a volte opprimenti di un presunto e ostinato specialismo filosofico. Infine la dimensione dialogica valorizzata dallintervento, spesso incisivo, del pubblico, che mostra non soltanto di gradire la formula, ma anche di voler partecipare attivamente al dialogo, ridefinendone e a volte trasformandone i termini e la direzione. La sfida di questanno sar rivolta al mondo delle arti figurative e della musica, settore verso il quale la filosofia ha di recente testimoniato un rinnovato e articolato interesse, come mostrano anche a Firenze le iniziative promosse negli ultimi anni dal Dipartimento di Filosofia nella direzione della cultura musicale e dal Seminario permanente di Estetica in quella delle forme artistiche pi recenti, che

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mettono in gioco e costringono a ripensare con una mise en abime il concetto di esperienza estetica. Mi pare utile riportare al proposito la presentazione del ciclo, redatta da Fabrizio Desideri: In unepoca in cui le questioni allordine del giorno sono quelle della pluralit e del fattuale intreccio di fedi, culture e tradizioni e uno dei problemi pi dibattuti quello del relativismo quale significato pu avere un dialogo tra le pratiche della filosofia e quelle delle arti? Si pu parlare di una responsabilit di fronte alla inedita drammaticit comune sia allesercizio filosofico del pensiero e allimpegno degli artisti sul fronte dei differenti linguaggi espressivi? ancora lecito parlare di una trama comune o almeno di affinit e zone di contatto e di sinergia tra levidente pluralismo dei modi stessi di intendere la filosofia e larte? A queste domande cercher di rispondere il ciclo di questanno di Pensare il presente, dedicato appunto a dialoghi tra filosofi e artisti. Diverse saranno le questioni dibattute. Anzitutto quella relativa alla dialettica tra invenzione e vincoli che caratterizza sia il lavoro del filosofo sia quello dellartista. Seppure in modalit diverse, in entrambi i casi nessun compito e nessuna sfida, soprattutto rispetto a questioni inedite che oggi si profilano per gli umani destini (per il senso stesso di cosa significhi umanit), possono essere affrontati senza unaccelerazione e un potenziamento delle virt immaginative della ragione. Daltra parte, nel momento stesso in cui il lavoro filosofico e quello artistico scoprono la libert del procedere e la necessit dellinvenzione, capiscono anche che entrambe non sono per cos dire assolute: si muovono allinterno di tradizioni e debbono rispondere non solo a problemi, ma a leggi e vincoli immanenti. Una seconda cruciale questione che impegna le filosofie e le arti oggi quella relativa a un rapporto n di generica ripulsa, n di adesione senza riserve con le nuove tecnologie e, ancor pi, con le nuove forme di produzione, organizzazione e diffusione del sapere. A questo proposito, forse, hanno molto da insegnare ai filosofi proprio quegli artisti che si sono mostrati capaci di fare dellattuale orizzonte tecnologico e multimediale dellespressione e della comunicazione il terreno di un lavoro innovativo. Proprio a partire dal dialogo con questi artisti, n catastrofici n integrati, possiamo infatti

comprendere lo spazio della tecnica come una chance, anzich come un

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Intervista a Gaspare Polizzi Humana.Mente 4, Febbraio 2008

destino. Una chance per ricostituire un nuovo senso dellidentit umana, n risolta in una fluidit senza trama, n meramente nostalgica di pur nobilissime tradizioni. In questo senso i dialoghi tra filosofi e artisti che proponiamo hanno anche il valore di avviare una riflessione su cosa significhi oggi, proprio a Firenze, pensare e ripensare il Rinascimento. Se c una trama problematica comune che lega oggi arte e filosofia, questa data, forse, proprio dalla necessit di un nuovo umanesimo, di un senso dellumano non ancora scritto o fissato, dove pluralismo e unit respirino assieme in un comune ethos dialogico. Il rilievo internazionale degli artisti coinvolti e lo spessore teoretico dei filosofi che interverranno fanno scommettere sulla qualit del ciclo. Riporto lelenco degli incontri, perch gli interrogativi posti e le presenze mostrano bene di che si tratta: Pensare la musica, comporre la musica: un ritmo comune? (31 gennaio, Daniele Lombardi e Sergio Givone, coordina Eleonora Negri); Una nuova arte per l'epoca delle tecnologie? (12 febbraio, Paolo Rosa e Pietro Montani, coordina Fabrizio Desideri); Qual il "laboratorio" per l'arte oggi? (29 febbraio, Gianfranco Baruchello e Giuseppe Di Giacomo, coordina Fabrizio Desideri); Unarte possibile tra Oriente e Occidente? (6 marzo, Omar Galiani e Pina De Luca, coordina Fabrizio Desideri); Musica, scienza e filosofia: quale ordito le lega insieme ? (3 aprile, Lelio Camilleri e Maria Luisa Dalla Chiara; coordina Luca Farulli); Pensare il rinascimento: un nuovo umanesimo? (17 aprile, Michel Serres e Carlo Sisi, coordina Roberto Berardi); tavola rotonda conclusiva Filosofia, musica, arti figurative: quale trama le unisce? una trama in comune? (6 maggio, Marco Bagnoli, Fabrizio Desideri, Elio Matassi e Dani Gal, coordina Angelika Stepken). I filosofi, ben noti al pubblico fiorentino, si confronteranno stavolta con compositori e artisti di fama nazionale e internazionale, e non mancher anche un Accademico di Francia

Sappiamo

anche

che

si

prodigato per organizzare una giornata di

commemorazione del prof. Carlo Monti il 19 febbraio. Pu brevemente ricordarne la figura e, in particolare, il contributo che diede alla Biblioteca Filosofica ?

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Intervista a Gaspare Polizzi Humana.Mente 4, Febbraio 2008

Carlo Monti stato un testimone attivo delle vicende della SFI fiorentina fin dagli anni 60 del secolo scorso e non ha mai mancato di aderire alle sue iniziative e di condividerne lo spirito aperto e dialogico. La sua lunga esperienza didattica e di ricerca stata esemplare per la sua capacit di collegare il rigore di studi impegnativi, quali soprattutto quelli sullopera di Giordano Bruno, con lentusiasmo dellinsegnamento della filosofia a numerose generazioni di allievi, alcuni dei quali hanno seguito la sua strada affermandosi nella comunit filosofica italiana, come Emanuela Scribano, ordinario di storia della filosofia presso lUniversit di Siena e Nicoletta Tirinnanzi, ordinario di storia della filosofia presso lUniversit di ChietiPescara, che peraltro ha sviluppato interessi di ricerca strettamente connessi a quelli del suo insegnante liceale, divenendo una tra le principali esperte italiane di Bruno. Il nome di Monti rimane a segnare ledizione UTET dei Poemi latini di Bruno, tuttora insostituibile per gli stessi studiosi del Nolano, ma anche profondamente scolpito nella memoria dei suoi numerosissimi allievi, che seguivano con venerazione il loro maestro non vedente, e in quella degli associati dellUnione Italiana Ciechi, alla quale ha dedicato gran parte del suo impegno di vita. Vorremmo quindi dedicargli un pomeriggio di ricordo, nellanniversario della sua morte, il 19 febbraio, nel Liceo che pi a lungo lo ha visto alacre e instancabile docente di filosofia, il Liceo Machiavelli, sito ora nel Palazzo Rinuccini, in Via Santo Spirito 39. Liniziativa, coordinata insieme alla vedova, la prof. sa di filosofia Mariarita Bartalucci, vedr la partecipazione delle ricordate Scrivano e Tirinnanzi e di Giorgio van Straten, un fiorentino ben noto a livello nazionale, sia come Presidente dell'Orchestra Regionale Toscana, consigliere della Biennale e presidente dell'AGIS, sia e soprattutto come autore di romanzi, molto apprezzati dalla critica.

Attualmente ci sono altre attivit della Biblioteca Filosofica che ritiene degne di nota?

La SFI fiorentina sta sviluppando, grazie al suo presidente e anche ai giovani studiosi di filosofia che ne hanno di recente rivitalizzato lambiente, una mole

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Intervista a Gaspare Polizzi Humana.Mente 4, Febbraio 2008

rilevante di iniziative che possono contribuire al suo rilancio. Non star qui a ricordare il recente convegno sul Linguaggio e ladesione al Progetto nazionale SFI per la lettura di testi filosofici nelle scuole secondarie superiori. E neppure limpulso che pu dare alle azioni locali la recente elezione di un illustre storico della filosofia come Stefano Poggi a presidente della SFI nazionale. Ma anche attivit meno appariscenti e pi di servizio, come lapertura del sito della sezione fiorentina (http://www3.unifi.it/bibfil/), attivato nel gennaio 2007, la bella rivista elettronica humana.mente, che ci ospita, o il protocollo per la cura nazionale della sezione filosofia dellarchivio di schede bibliografiche on line offerto dallINDIRE ai docenti, sono degne di nota perch sviluppano contatti e interessi di lettura e di approfondimento su temi filosoficamente rilevanti. Mi pare che possa avere un ruolo importante per il futuro della SFI fiorentina il collegamento tra i giovani studiosi, pieni di volont di impegnarsi e di sviluppare iniziative, e gli insegnanti liceali di filosofia, che vivono a stretto contatto con il mondo giovanile e sanno coglierne le esigenze, tra le quali spicca un forte interesse per le problematiche filosofiche. Riuscire a mettere in moto un circuito virtuoso che avvicini i giovani universitari ai docenti liceali potrebbe fornire alla SFI una leva per far breccia nel mondo degli interessi giovanili, che rappresenta oggi il punto critico per la trasmissione del sapere e per la diffusione ragionata e consapevole della riflessione filosofica. Le ultime attivit menzionate, che si servono egregiamente della rete informatica, mostrano quanto ampia sia lopportunit di internet per potenziare il dialogo filosofico, estendendolo anche ai giovani, e come la SFI fiorentina appaia ben attrezzata in questo settore, che assume unimmediata visibilit nazionale. Vanno infine menzionate le conferenze e le presentazioni di libri, che svolgono sempre una funzione propositiva e stimolante: ricordo linteresse per lincontro recente tra Fritjof Capra e Paolo Galluzzi intorno alla figura filosofica e scientifica di Leonardo da Vinci.

Lei fa parte anche dellIstituto Gramsci; che collaborazione ci sar con la Biblioteca e quali saranno invece le attivit del 2008 proprie del Gramsci?

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Intervista a Gaspare Polizzi Humana.Mente 4, Febbraio 2008

Il ciclo Pensare il presente il frutto di una collaborazione con lIstituto Gramsci Toscano che risale al 2001, anno in cui fu inaugurata la serie Filosofi nella citt, ospitata nella sede del Gramsci e primo modello dei cicli attuali. Mi sembra utile riportare la presentazione di quel ciclo (proposta da Fabrizio Desideri), perch vi sono tutte le ragioni della collaborazione, non cos ovvia, con lIstituto Gramsci e della funzione cittadina e socratica della SFI: Filosofi nella citt nasce dalla collaborazione tra lIstituto Gramsci Toscano e la Sezione fiorentina della Societ Filosofica Italiana. Lidea-guida di tale iniziativa quella di dare un respiro cittadino alla riflessione e alla ricerca filosofica, portando i filosofi nello spazio pubblico della citt e nella dimensione plurale. Si tratta, perci, di invitare dei filosofi (fiorentini e non) a misurarsi pubblicamente su parole-chiave e temi (come responsabilit, disagio, coscienza e cos via) che riguardano la singola esistenza ed il comune destino di ciascuno di noi. Proprio per sottolineare il carattere civile di questa iniziativa, appunto nel senso di non essere destinata ad un nucleo ristretto di addetti ai lavori o di interessati dufficio alle discipline filosofiche (insegnanti, studenti e cos via), si preferito dare una forma dialogica a ciascun incontro. Due o pi relatori intrecceranno di volta in volta un pubblico dialogo intorno al tema sul quale sono stati invitati a parlare. Assumendo questa forma, anzich quella tradizionale della conferenza, liniziativa pensata proprio per coinvolgere nel vivo di un dialogo il pubblico che di volta in volta interverr. Lo scopo, in breve, quello di gettare dei semi al fine di favorire una crescita dello spirito di cittadinanza, nel presupposto che il senso comune innanzitutto qualcosa che si costruisce e che suppone lautonomo sviluppo della capacit critica di ognuno. Filosofi nella citt pensata, dunque, come una chance attraverso la quale la filosofia potrebbe dimostrare, proprio allinterno della vita cittadina, il carattere non semplicemente retorico-astratto della sua vocazione universalistica. Movendo, appunto, da quella forma del comune interrogarsi e, dunque, del libero dialogare che, sin dallesperienza socratica, lega filosofia e citt in un unico nodo. Come sappiamo, spesso si trattato di un nodo difficile, carico di tensioni e di contraddizioni e, talvolta, di un nodo tragico. Eppure la citt che sciogliesse ogni legame con la dimensione propria della

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Intervista a Gaspare Polizzi Humana.Mente 4, Febbraio 2008

riflessione filosofica sarebbe pi esposta al pericolo di una perversa oscillazione tra lomologazione di massa e latomistica solitudine dei singoli (individui o gruppi, che siano). Ogni dialogo suppone lascolto delle parole e delle ragioni dellaltro; proprio da questa disposizione che dovranno partire i filosofi partecipanti a questa iniziativa, nel presupposto che nessuna domanda inutile o sciocca. Anche nella domanda pi apparentemente ingenua si nasconde un problema e, con esso, loccasione per una pubblica chiarificazione e un pubblico approfondimento, il pi possibile affrancato dai paternalismi semplificatori della divulgazione a buon mercato. Un modo per mostrare la persistente attualit dellintreccio

problematico che stringe insieme la vita della polis e i percorsi tentati oggi dalla filosofia, sar, perci, anche quello di mettere in scena un confronto tra il sapere filosofico e altri tipi di sapere (quello scientifico, quello teologico, quello artistico). Intesa in questo senso, la filosofia non sar certo chiamata a dare facili risposte o a surrogare funzioni che non le competono. Semmai sar chiamata a rinnovare il senso della sua presenza nella citt e, con esso, il suo autentico ruolo di voce scomoda, talvolta ostinatamente critica, talaltra inquieta e inquietante verso le irriflesse consuetudini e le opinioni consolidate. Una voce difficile, senza la quale, per, la vitalit democratica di una citt risulterebbe priva di un nervo essenziale. Tale impegno per una riflessione democratica, che veda al centro lobiettivo di una crescita del senso comune collettivo e lautonomo sviluppo della capacit critica di ognuno, un obiettivo socratico della filosofia ed parimenti da sempre al centro dellinteresse del Gramsci, che di recente ha dato luogo a una serie di iniziative per il 70 della morte di Antonio Gramsci, culminate in un convegno intrigante e interdisciplinare su Gramsci e la questione dellidentit nazionale (15-17 novembre 2007), con la presenza di italianisti quali Giulio Ferroni, Bartolo Anglani e Umberto Carpi, studiosi del linguaggio quali Tullio De Mauro e Franco Lo Piparo, filosofi come Giuseppe Cacciatore, Michele Maggi e Alberto Burgio. Mi auguro che la sintonia tra la SFI fiorentina e il Gramsci Toscano possa proseguire e consolidarsi e che il Gramsci possa superare la fase di difficolt che sta attraversando.

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Pochi mesi fa uscito per Le Lettere il suo ultimo libro, Galileo in Leopardi. Esso non che lultimo dei lavori che ha dedicato allo studio di Leopardi; crede di poterci illustrare brevemente a che punto arrivata la sua ricerca?

Ringrazio per questa domanda, particolarmente gradita, perch tocca il settore di ricerca che mi al momento pi caro e che coltivo da pi di dieci anni. La mia passione per il pensiero di Giacomo Leopardi mi ha condotto a battere vie nuove nella pur vastissima bibliografia leopardiana, quali quelle del suo rapporto con il sapere scientifico e filosofico del suo tempo, che hanno messo in luce aspetti insospettati della sua formazione pi propriamente scientifica e la profondit del confronto con la scienza naturale, che costituisce un asse decisivo del pensiero leopardiano, non riducibile soltanto alla visione poetica della natura madre e matrigna, ma esteso a una filosofia della natura articolata e argomentata. Il nostro pi grande filosofo ottocentesco ha scritto pagine di grande spessore teoretico nello Zibaldone sui limiti e le forme della nostra conoscenza della natura; il nostro pi grande poeta e scrittore ottocentesco ha offerto segni e motivi ineguagliabili di una poetica cosmica della natura che permea di s i Canti e le Operette morali, unopera filosofica, bench scritta con leggerezza apparente (Lettera ad Antonio Fortunato Stella del 6 Dicembre 1826). Su questi temi ho lavorato a lungo, pubblicando tre libri G. Polizzi, a cura di, Leopardi e la filosofia, Polistampa, Firenze 2001; Leopardi e le ragioni della verit. Scienze e filosofia della natura negli scritti leopardiani, Prefazione di R. Bodei, Carocci Editore, Roma 2003 e Galileo in Leopardi, Le Lettere, Firenze 2007 e mettendone in cantiere un quarto che conto di pubblicare presto per Franco Angeli di Milano (per le forze eterne della materia. Natura e scienza in Giacomo Leopardi). Nel mio ultimo libro Galileo in Leopardi ho cercato di dimostrare, attraverso una lettura attenta dei libri astronomici della formazione e dellopera di Galileo posseduta in Casa Leopardi, come Leopardi scopra Galileo negli studi scientifici giovanili e nella Storia della Astronomia e quanto cresca il suo apprezzamento

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Intervista a Gaspare Polizzi Humana.Mente 4, Febbraio 2008

dellopera di Galilei nel contesto della sua maturazione filosofica e letteraria, fino al riconoscimento del fisico pisano come forse il pi gran fisico e matematico del mondo e ancor pi come il primo riformatore della filosofia e dello spirito umano. Se da un lato il pensiero di Galilei sostiene la riflessione leopardiana sul problema del metodo della conoscenza, sul rapporto tra caso e progresso nella scienza, ma anche la sua concezione stratonica del cosmo e finanche la sua visione della relazione tra conoscenza e felicit, dallaltro Leopardi glissa sulla questione del processo allo scienziato pisano, non soltanto per la sua nota ritrosia a seguire gli ideali liberali, ma anche per la presenza di un celato conflitto a distanza con il padre sulla legittimit del sistema galileiano e in fondo sullaccettazione o meno della centralit della fede cristiana rispetto alle verit dei filosofi. Mi pare di poter riconoscere al proposito, nel pensiero di Leopardi, forme di dissimulazione che ben evidenziano le difficolt culturali e religiose presenti ancora nei primi decenni dellOttocento e subite pesantemente dal filosofo e poeta di Recanati. In studi pi recenti, non ancora resi pubblici, mi sono progressivamente orientato a indagare le relazioni tra lelaborazione leopardiana di una filosofia della natura e la corrispondente filosofia pratica, ovvero la riflessione di Leopardi su temi antropologici e di filosofia morale, cos largamente diffusa in tutta lopera leopardiana, ma prevalente a partire dalle venti Operette morali del 1824. A mio avviso riconoscibile e ricostruibile un itinerario che dalla filosofia della natura conduce allantropologia, specie per ci che concerne la grande questione della condizione umana, lungo un percorso che dallutopia, esemplificata nel mito dei Californi, conduce al disincanto, ben rilevabile in alcune operette e, tra tutte, nella Scommessa di Prometeo. La genesi di tale concezione antropologica negativa avviene in Leopardi attraverso un processo di letture e di pensiero che sto cercando di ricostruire, anche in vista della relazione che terr al XII Convegno internazionale di studi leopardiani, intitolato La prospettiva antropologica nel pensiero e nella poesia di Giacomo Leopardi, che si terr in autunno a Recanati. Esso muove da una visione utopica e positiva di unumanit primitiva felice e di una cultura greco-latina eroicamente naturale e progressivamente perviene a riconoscere la negativit della condizione umana in ogni tempo e in ogni luogo

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Intervista a Gaspare Polizzi Humana.Mente 4, Febbraio 2008

rispondendo negativamente alla domanda retorica posta nelle ultime parole dellIslandese ([] a chi piace o a chi giova cotesta vita infelicissima dell'universo, conservata con danno e con morte di tutte le cose che lo compongono?). Si tratta di seguire da vicino una trama di letture e di riflessioni che sfocia in unelaborazione tematica che dar luogo allAbbozzo dellInno ai Patriarchi e alla quinta strofa dellInno. Se si pone come termine a quo dellutopia antropologica dei popoli primitivi felici la quinta e ultima strofa dellInno ai Patriarchi (luglio 1822), considerata lultimo significativo reperto del mito dei Californi, quasi il residuo di una concezione ormai abbandonata, e si guarda alle letture compiute nel primo soggiorno romano, fra il 17 novembre 1822 e il 3 maggio 1823, si possono rintracciare nelle note di lettura e nelle meditazioni zibaldoniche gli elementi costituitivi che daranno luogo al grande affresco dellantropologia negativa tracciato nelle Operette. Ne emerge la nuova visione leopardiana della Grecia antica che riconosce le radici del pensiero tragico greco e consolida una concezione negativa della condizione umana,

sintetizzabile nel motto meglio non esser nati. In questo contesto La Scommessa di Prometeo rivela unoriginale torsione della tradizione prometeica e si sviluppa in una dinamica di pieno disincanto antropologico. Spero di aver la fortuna di proseguire questi miei studi, che possono accompagnare degnamente la vita di un uomo e renderla degna di esser vissuta.

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Filosofia del Linguaggio: prospettive di ricerca


Numero 4 Febbraio 2008

Intervista a Marino Rosso


Leredit di Wittgenstein

Riccardo Furi

http://www.humana-mente.it

Biblioteca Filosofica 2007 - Humana.Mente, Periodico trimestrale di Filosofia, edito dalla Biblioteca Filosofica - Sezione Fiorentina della Societ Filosofica Italiana, con sede in via del Parione 7, 50123 Firenze (c/o la Facolt di Scienze della Formazione dell'Universit degli Studi di Firenze) - Pubblicazione iscritta al Registro Stampa Periodica del Tribunale di Firenze con numero 5585 dal 18/6/2007.

Intervista a Marino Rosso Humana.Mente 4, Febbraio 2008

Marino Rosso, Docente di Filosofia del Linguaggio allUniversit degli Studi di Firenze

Il professor Marino Rosso uno stimato e profondo conoscitore della filosofia di Ludwig Wittgenstein. Accettato o criticato che sia, il suo controverso pensiero ancora oggi oggetto delle pi disparate interpretazioni e viene citato da linguisti, psicologi e filosofi della mente come fulcro di molte loro teorie. In occasione di un numero dedicato al linguaggio abbiamo ritenuto utile porre a Marino Rosso alcune domande riguardanti una tra le opere di Wittgenstein: le Ricerche filosofiche. Pubblicate postume grazie alla supervisione dellamico G.E. Moore e alla dedizione della sua allieva Anscombe, possiamo considerare il pensiero contenuto nelle Ricerche come wittgensteiniana. lespressione pi matura della filosofia

Nelle ricerche filosofiche, per sua stessa ammissione, Wittgenstein cerca di rimediare ai gravi errori contenuti nel Tractatus Logicus -filosoficus. Prende corpo lidea del linguaggio come insieme/sistema di giochi linguistici. Questa svolta segna il ritorno di Wittgenstein alla filosofia e la fine della ricerca di un linguaggio logico univoco che descriva la realt. Le due opere presentano notevoli divergenze; secondo lei possiamo parlare di uno sviluppo coerente nel lavoro di Wittgenstein, o di rottura e abbandono di un sistema esclusivamente teorico?

Non c distanza, in realt, tra il Tractatus e le Ricerche, in entrambe possiamo osservare il tormentato bisogno di chiarezza che Wittgenstein manifesta in tutta la sua filosofia, e, seppur con percorsi metodologicamente diversi, simile anche la conclusione dellumana impossibilit di trovare la forma logica del linguaggio naturale. Nonostante Wittgenstein detestasse terribilmente anche le pi piccole

imperfezioni, uno degli errori pi gravi, che lo convinse a rimettere lopera

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Intervista a Marino Rosso Humana.Mente 4, Febbraio 2008

completamente in discussione, riguarda la natura proposizionalistica delle complessit logiche che rivestono il Tractatus. Tutta la struttura logica del Tractatus, costruito con le pi sofisticate formalizzazioni fregeane e russelliane descrive ben poco della realt effettiva, bens genera ulteriore, eccessiva, proposizionalit che riveste il fatto puro, senza spiegarlo ma nascondendolo.

Cosa ha convinto Wittgenstein dellinapplicabilit del Tractatus al linguaggio ordinario?

Gi durante i colloqui con Ramsey, Wittgenstein intuisce le problematiche principali del Tractatuts, ma nel periodo intermedio che prende consapevolezza della struttura monadologica dellopera: tutte le conclusioni derivate nel Tractatus hanno significato solo come descrizione alternativa e soggettiva della realt. La visione soggettiva, messa in primo piano, descrive il mondo che esclusivamente il mondo del soggetto e il linguaggio il suo limite. Monologando con se stesso il soggetto esprime il limite del mondo. Il rischio di cadere nel solipsimo tormentava Wittgenstein che si accorse presto del rivestimento proposizionalistico del Tractatus, rivestimento che nascondeva il fenomeno cos come si d. Il Wittgestein del periodo intermedio, dei Quaderni, radicalizza le conclusioni del suo primo periodo. Losservazione che fa sullinutilit logica della doppia negazione esemplare della nascente concezione dei giochi linguistici: nella grammatica una doppia negazione si annulla, cosa che non accade nel linguaggio naturale, in quanto non viene annullato il senso della negazione. Progressivamente Wittgenstein prende consapevolezza della natura

fenomenologica del linguaggio. Non essenziale, anzi, forse sbagliato cercare una forma logica assoluta; il linguaggio ordinario presenta una moltitudine di linguaggi che funzionano, non sempre e non necessariamente tramite espressioni grammaticalmente corrette o verbali.

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Intervista a Marino Rosso Humana.Mente 4, Febbraio 2008

La comprensione linguistica avviene ad un livello fenomenico puro di cui ininfluente, se non impossibile, voler chiarire le cause. Abbiamo in questo caso un raro esempio di convergenza concettuale con Husserl, sulla considerazione del fenomeno puro, senza che Wittgenstein l'avesse mai letto.

Possiamo considerare le intuizioni di Wittgenstein come fondamento dellattuale ricerca, filosofica e non, sul linguaggio?

Wittgenstein stato interpretato partigianamente da molti filosofi del linguaggio; esiste una letteratura esegetica che si allontana molto da Wittgenstein; dare un quadro complessivo molto rischioso proprio per la variet e diversit delle traduzioni filosofiche. Sarebbe utile tuttavia al linguista, per capire meglio la nozione di gioco linguistico, guardare dei film muti che contengono solo il minimo linguaggio verbale, in modo da sviluppare una comprensione riguardante esclusivamente la mimica. Lasserzione verbale infatti, in alcuni casi, pu essere vuota proposizionalit. Pensiamo a due enunciati come: Ho mal di denti e Lui ha mal di denti. Sembra che veicolino la stessa informazione, ma sono radicalmente diversi. Allo stesso modo vedere film in lingua straniera pu essere un altro modo per studiare i giuochi linguistici. strabiliante vedere quanto si capisca anche con lhandicap linguistico. Tutto ci era per Wittgenstein completamente marginale, in quanto, per lui, lanalisi del linguaggio avviene ad accordo linguistico avvenuto; in sostanza il linguista si occupa dellinessenziale del linguaggio.

Linterpretazione del movimento di un punto ci permette di considerare numerosi aspetti da cui ricavare leggi fisiche; questa osservazione viene usata nelle Ricerche filosofiche come analogia con il comportamento umano: osservandolo possiamo dunque ricavare leggi psicologiche?

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Intervista a Marino Rosso Humana.Mente 4, Febbraio 2008

Nello stesso passo da lei ricordato possiamo osservare il punto di vista di Wittgenstein: concettuale. Cercare di ricavare leggi unattivit fallimentare nellidea stessa della psicologia. in psicologia sussistono metodi sperimentali e confusione

Nonostante la pubblicazione postuma delle Ricerche filosofiche (64), il testo attualissimo per lepoca, anche grazie alla diffusione del Comportamentismo di Gilbert Ryle. Fondamento del comportamentismo lidea che lanalisi logica del comportamento parafrasi gli stati interni di un individuo. Anche nelle Ricerche si parla di stati interni ma in relazione alla loro espressione proposizionale, quanto le intuizioni di Wittgenstein hanno influenzato Ryle?

Il comportamentismo di Gilbert Ryle ha sicuramente Wittgenstein tra i suoi massimi ispiratori. Ryle, se si pu dire, un divulgatore di Wittgenstein, e - come molti divulgatori scientifici - autore di uninterpretazione qualitativamente inferiore. Wittgenstein era molto duro con i suoi allievi, che definiva, non proprio teneramente, come possessori di un mazzo di chiavi rubate. Gli stati interni menzionati dai due autori sono radicalmente diversi: mentre il comportamentismo esteriorizza tutti i processi mentali, riconoscendoli come processi del cervello, nelle Ricerche essi sono esperienza e vissuto. Per Wittgenstein il mentalista commette un errore inferiore rispetto al

comportamentista, poich riconosce gli stati interiori

come parte effettiva

dellesperienza, mentre lipotetica traduzione del comportamentismo coattiva e aggiunge proposizionalit al fenomeno puro.

Quanto hanno in comune le espressioni come credere, volere, desiderare, ecc, che informano sullazione dellindividuo - che Ryle chiama propriet disposizionali - e Wittgenstein stati interiori e che possono essere accostati ai moderni stati intenzionali dibattuti in filosofia della mente?

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Intervista a Marino Rosso Humana.Mente 4, Febbraio 2008

C una grossa differenza qualitativa del mentale: gran parte degli asserti sul mentale infatti non sono asserti. Secondo Wittgenstein qualsiasi analisi che si occupi di stati mentali genera proposizionalit, cio un volume proposizionale eccessivo che non riesce comunque ad individuare le cause dellaccordo. Enunciati che esprimono stati interni del tipo: io credo di sapere come sento o so ben io come mi sento non aggiungono niente alla comprensione,

laccordo un primum che avviene nei giochi linguistici, un primum che ipostatizza la proposizione. Per il nostro filosofo la traduzione di uno stato mentale genera proposizionalit e ritiene che qualsiasi conclusione sia solo superstizione. falsa

Cosa risponderebbe Wittgenstein ai riduzionisti che eliminerebbero il vocabolario della psicologia per ricondurre le spiegazioni dei fenomeni mentali al vocabolario della neurobiologia, a scapito di numerosi giochi linguistici?

Come appena detto sarebbero solo proposizioni vuote. Lanalisi del mentale presenta un doppio inganno solo nella riflessione filosofica; nel linguaggio ordinario sufficiente lesperienza del fenomeno, della ripetizione e funzionalit del gioco linguistico. La lingua una iattura dal punto di vista dellanalisi filosofica, lanalisi della superfluit; la filosofia del linguaggio giocata dal linguaggio come sistema in cui si attua linterpretazione dei giochi linguistici.

La duttilit del riferimento linguistico viene considerata da Wittgenstein con losservazione delle figure gestaltiche, in cui si mischiano vari elementi come: la percezione, il pensiero, il comportamento e il contesto. Essi determinano la variet semantica da cui Chomsky ricava la nozione di grammatica mentale. possibile che la forma logica tanto cercata da Wittgenstein nelle sue ricerche sia dentro di noi?

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Intervista a Marino Rosso Humana.Mente 4, Febbraio 2008

Anche Fodor negli anni 70 cerca di formalizzare una grammatica mentale, ma per Wittgenstein sarebbe stato come costruire un grattacielo su di uno spillo. Le regole di una grammatica universale hanno unevidenza non probatoria. Wittgenstein molto lontano da una causa genetica, non , anzi, affatto interessato ad una teoria della causazione della comprensione linguistica: sia che parli di cervello, di una grammatica mentale o di altro, la nozione fondamentale che i giochi linguistici che facciamo continuamente funzionano. Nel momento in cui il gioco si manifesta e viene giocato ha soddisfatto tutte le nozioni di cui ha bisogno.

In linguaggio e natura umana di Jackendoff si descrive il linguaggio come un prodotto di natura e cultura, per cui la comprensione linguistica in parte esplicata da una determinazione genetica. Pensa che W. si riferisca a questa quando definisce lesperienza vissuta come costituita da un substrato che evidenzia una tecnica/capacit particolare?

Il substrato indicato da Wittgenstein un colpo basso al vissuto. Il vissuto come unincrespatura nel fluire della realt e del mondo. Padroneggiare una tecnica permette di lasciar fluire il vissuto; se lacquisizione delle regole tramite lesperienza non riesce, questo fluire sinceppa, come succede in alcune situazioni patologiche o particolari in cui, sottoponendo ad un individuo una figura come lanatra-lepre, egli non riesca a vederne che una sola per quanto ci provi. In questo caso il fluire si arresta e il soggetto non riesce a giocare quel particolare gioco. Quando Wittgestein parla di tecnica in relazione ad un gioco linguistico si riferisce ad una tecnica da condividere poich non si pu giocare ai giochi linguistici da soli.

Per Wittgenstein dunque il linguaggio ordinario una collezione di giochi linguistici, nei contesti dei quali un termine acquisisce un significato specifico in base al suo impiego.

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Intervista a Marino Rosso Humana.Mente 4, Febbraio 2008

Luso di un termine, tuttavia, deve essere appreso e ogni gioco ha il suo corpo di regole. Quanto conta linsegnamento della grammatica e quanto lesperienza, nel saper giocare un gioco linguistico?

Linsegnamento della grammatica permette di acquisire le regole di alcuni giochi linguistici ed fondamentale nella costruzione di giochi nuovi, tuttavia la padronanza delle regole viene consolidata dalla pratica. Il rapporto

maestro/allievo a cui semplicemente allude lautore viene integrato dal vissuto che, pi che di una conoscenza, permette lacquisizione delle capacit per comprendere le varie situazioni cui ci sottopone il flusso della vita.

Cosa penserebbe Wittgenstein della sovraesposizione mediatica dellodierna societ?

Lestrema

vivacit

dellinformazione

globale,

nellodierna

societ,

rappresenterebbe per Wittgenstein una serie di fenomeni totalmente superflui. Lonnipresente rumore prodotto dai media, che siano consigli per gli acquisti o idee imposte con forza da uomini potenti, sono un continuo parlare senza dire nulla, il trionfo quasi onnipervasivo del marginale: una semplice curiosit.

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