Appunti dalla conferenza di A.
Barbero sull’incoronazione di Carlo Magno
Eginardo, biografo di Carlo Magno che scrive qualche anno dopo la sua morte, è una
delle fonti più importanti che noi abbiamo fra le mani per capire qualcosa di
quell'uomo e di quell'epoca. Dunque, potremmo aspettarci che Eginardo su un evento
cruciale come l'incoronazione di Carlo Magno in San Pietro nell'800 ci dia un racconto
ampio e dettagliato, invece, elencando le quattro volte che Carlo Magno è andato a
Roma, afferma:
il motivo per cui è venuto a Roma (l’ultima volta) fu che i Romani avevano aggredito
papa Leone: lo avevano insultato in tutti i modi, cioè gli avevano strappato gli occhi e
tagliato la lingua e l'avevano costretto a cercare rifugio presso il sovrano; perciò
Carlo, venuto a Roma per riparare lo stato della Chiesa che era fin troppo agitato,
passo lì tutto l'inverno e in quell'epoca prese il nome di imperatore e di Augusto. […] e
questa cosa all'inizio gli dette tanto fastidio da fargli dire che quel giorno, anche se era
una grande festività, non sarebbe neanche entrato in chiesa se avesse saputo che
cosa aveva intenzione di fare il papa.
Eginardo non si degna di dire esplicitamente che era Natale, né di dire che questo è
avvenuto in San Pietro perché sono dati che sanno tutti. A Eginardo interessa
introdurre certi dettagli, come quello di un Carlo che non sapeva cosa sarebbe
successo una volta in chiesa.
Altre fonti permettono di raccontare i fatti più in dettaglio e di spiegare perché è
avvenuta l’incoronazione e perché noi, 1206 anni dopo, ancora parliamo di quella
data. La storia dell'Europa, infatti, da allora ha preso una direzione che la influenza
ancora adesso e quell'evento è il simbolo di una svolta politica, l’inizio di una nuova
epoca. Non è un avvenimento che capita a Roma per caso, ma ha poi un'incidenza
diretta sulla storia della città: in qualche modo il suo posto nell'Europa di oggi è stato
influenzato anche da quei fatti del giorno di Natale dell'anno 800.
L'incoronazione di Carlo Magno in San Pietro è il punto d'arrivo di una serie di vicende
e di negoziati politici che comincia almeno un anno e mezzo prima, nell'estate nel 799,
quando papa Leone III arriva fuggiasco in Germania a Paderborn (Sassonia), un paese
che Carlo ha appena conquistato dopo decenni di guerre sanguinose e dove sta
facendo costruire una città. In un cantiere ancora aperto Carlo, non ancora
imperatore, ma solo re dei Franchi, riceve la visita del Papa, preceduta dalle notizie
tremende cui accenna Eginardo. In realtà, quando il Papa è in buona salute e, dunque,
i due lì si incontrano per la prima volta.
1. Carlo ha 57 anni che per quell'epoca sono molti, ma era un uomo tenace e
poderoso (alto 1,90 m) che amava mangiare carne arrosto. Nella sua vita ebbe
5 mogli e almeno 6 concubine, circa 20 figli tra maschi e femmine. È un politico
sottile, in grado di pianificare campagne militari complesse e di mantenere
relazioni diplomatiche altrettanto complesse ed è un intellettuale che parla
correntemente varie lingue. Leggeva o si faceva leggere opere di teologia, i
testi dei padri della Chiesa (Sant’Agostino), gli atti dei concili in cui si
dibattevano questioni teologiche ed era perciò in grado di intervenire in queste
discussioni. A tal proposito, è importante una lettera del principale fra i suoi
consiglieri, Alcuino, nella quale egli chiede a Carlo se si ricorda di quella volta
ad Aquisgrana in cui il re gli pose una questione teologica alla quale Alcuino non
aveva saputo rispondere. Tempo dopo, documentatosi, scrive questa lettera per
rispondere alla domanda di Carlo.
2. Papa Leone III vive più a lungo di Carlo e muore nell’816. Non sappiamo
quando sia nato, ma probabilmente era più giovane di Carlo, considerato che
all'epoca si poteva diventare papi anche se si era molto giovani. Anch’egli è un
personaggio complesso: ha fatto carriera nella burocrazia romana, al Laterano e
verosimilmente godeva di propizi agganci con le nobili famiglie romane. La
nomina al soglio pontificio era questione in cui normalmente intervenivano le
grandi famiglie romane: il papa aveva grande prestigio internazionale ma era
prima di tutto il vescovo di Roma; perciò, la sua elezione era una questione
locale e quella di Leone III non avviene senza contrasti. Era un uomo
chiacchierato: sul suo conto correvano accuse di immoralità note anche a Carlo
perché, quando questi gli notifica di essere stato eletto, il re dei Franchi gli
risponde con una lettera in cui in sostanza gli raccomanda di comportarsi bene
e di non dare adito a sospetti. A Roma, però, su questa cattiva fama alcune
personalità importanti (i nipoti del suo predecessore Adriano I) cominciano a
soffiare sul fuoco diffondendo accuse di immoralità e di corruzione che
infiammano la piazza contro Leone terzo, che appare così tanto debole da
fuggire per chiedere aiuto a Carlo, che in quel momento è il re più potente
dell'Occidente.
Si presenta così un problema delicato: chi può giudicare il Papa? Chi può decidere se
queste accuse meritano ascolto oppure no? Alcuino, al quale Carlo ha posto appunto
questo problema, ritiene che sia difficile stabilire quale sia la dignità suprema nel
mondo cristiano, dove le figure più importanti sono il papa, l'imperatore d'Oriente a
Costantinopoli e il re dei Franchi. La questione è complicata perché, a quel tempo:
- il Papa è stato cacciato e messo sotto accusa;
- a Costantinopoli altro regna per la prima volta una donna: Irene, dopo aver
governato in nome del figlio, lo ha fatto accecare per tenersi il trono.
Nonostante si firmi “imperatore” (basileus), Irene è una donna, perciò secondo
Alcuino la dignità del trono imperiale di Costantinopoli in quel momento è da
mettere anch’essa sotto discussione.
Perciò, sempre secondo Alcuino, Carlo rappresenta l'autorità suprema del mondo
cristiano. Egli allora rispedisce Leone III a Roma accompagnato da una commissione
d'inchiesta, composta da vescovi e funzionari (totale di 10 membri), per far luce sulle
accuse rivolte al Papa. Il rapporto del presidente della commissione, l'arcivescovo di
Salisburgo, viene mandato ad Aquisgrana, ma Alcuino, dopo averlo letto, lo distrugge.
Si conserva tuttavia la sua risposta, dalla quale si comprende che le accuse erano
fondate ma che si trattava di un caso difficile da insabbiare. Carlo allora si reca
personalmente a Roma per sbrogliare la faccenda fra estate e autunno dell'anno 800.
Roma è una città immensa è importantissima, sebbene le cifre della popolazione non
siano quelle dell’età augustea. Nel Medioevo tutte le antiche città romane hanno
conosciuto un grande declino; tuttavia, all’inizio dell’VIII secolo, Roma ha 50.000
abitanti e al tempo di Carlo Magno è certamente cresciuta perché in ripresa: come
tale, era una grande metropoli senza pari in tutto l'Occidente.
Carlo Magno arriva a Roma nel novembre dell'800 per la quarta volta e le dinamiche
del suo ingresso in città segnano un forte scarto rispetto a quanto accaduto la prima
volta nel 774, quando, a 26 anni, aveva appena conquistato il Regno longobardo e si
presentava come alleato di papa Adriano I. Al tempo, mentre il re Desiderio era
assediato a Pavia, Carlo era andato a passare la Pasqua a Roma. Papa Adriano I lo
aveva aspettato in San Pietro, dove Carlo aveva salito in ginocchio tutti i gradini
baciandoli uno per uno. Nell'800, invece, è Leone III che va incontro a Carlo Magno, a
12 miglia dalla città, una distanza considerevole perché doppia rispetto a quanto
stabilito dal cerimoniale imperiale fin dia tempi di Costantino. Da ciò i rapporti di forza
sono ben evidenti.
Per risolvere definitivamente la questione, richiamando una pratica di difesa dalle
accuse prevista dal diritto penale, Carlo raduna un Concilio, una grande assemblea
mista di vescovi e funzionari franchi presenti a Roma, davanti al quale papa Leone III
giura la propria innocenza. I suoi accusatori vengono arrestati e messi a tacere e il
Papa viene reinsediato nella pienezza dei suoi poteri. Pochi giorni dopo, a Natale Carlo
Magno nella basilica di San Pietro per la messa, dove – come scrive Eginardo – si
svolge l’incoronazione. Altre fonti descrivono l’evento più dettagliatamente: il Papa si è
avvicinato a lui e gli ha messo in testa una corona. In realtà questo non era un gesto
così familiare al tempo perché probabilmente i re barbari dell'Occidente venivano
acclamato dai guerrieri e issati sugli scudi. La corona, invece, era un'evoluzione del
diadema imperiale, un simbolo che fino a quel momento avevano usato soltanto gli
imperatori romani e bizantini. Pare inoltre che il Papa dopo questo gesto si sia
inchinato fino a terra appoggiandovi la fronte per tre volte davanti al nuovo
imperatore, riflettendo il cosiddetto rito della proskynesis che ancora si usava a
Bisanzio per simboleggiare la sottomissione al potere imperiale. Poi Carlo viene
acclamato da tutti i presenti come il nuovo Augusto e questo è il momento più
importante in assoluto perché gli imperatori romani prendevano il potere per
acclamazione del popolo, poi seguivano l'approvazione del Senato ecc.
Eginardo dice che, se Carlo avesse saputo cosa sarebbe successo, non sarebbe
neanche andato a messa. Le spiegazioni possibili di questo passaggio sono due:
1. Eginardo recupera dalle fonti classiche, come le Vite dei Cesari di Svetonio, il
topos della rinuncia di un grande onore, fatto che dimostra che l’eletto non si
sente degno di accettare tanta responsabilità o tanta onorificenza, esattamente
come fecero Cesare e Ottaviano.
2. Un'altra possibilità ed è che Carlo fosse molto seccato del fatto che il Papa gli
aveva messo la corona sulla testa con le sue mani. Sebbene questi si fosse poi
inginocchiato ai suoi piedi, la corona gliel'aveva messa in testa lui e questo
gesto ha una valenza simbolica che nei secoli successivi porterà a vivaci scontri
tra imperatori e pontefici: gli imperatori medievali troveranno pesantissimo il
fatto di dover andare a Roma per farsi incoronare dal Papa come da tradizione
e, quando egli non si dimostrava concorde con l’elezione, bisognava trovare un
modo per convincerlo e ottenere il suo appoggio. In altre parole, qui nasce il
germe della dialettica tra impero e papato che spesso si tramuterà in un vero
conflitto. Significativo è che mille anni dopo Napoleone, che è ben consapevole
di questi precedenti, organizza la sua incoronazione studiando accuratamente
tutti i dettagli e introducendo alcune variazioni simboliche: chiama il Papa a
Parigi per assistere alla cerimonia durante la quale la corona è indossata da
Napoleone in modo autonomo.
Certamente possiamo escludere che Carlo Magno non sapesse cosa sarebbe successo.
Si può ipotizzare che, se non ci fosse stata l'insurrezione contro il Papa e la sua fuga,
l’incoronazione forse non sarebbe avvenuta in quel momento né in quel modo, ma è
altresì noto che avvenimenti così significativi di solito hanno radici antiche. È più
probabile, dunque, che la storia dell'Occidente spingeva in modo irresistibile da molto
tempo verso questa direzione.
L'ultimo imperatore romano d'Occidente, Romolo Augustolo, fu deposto nel 476 e
quell’area dell’impero cominciò a parcellizzarsi suddividendosi in molteplici regni
guidati da re barbari. Dopo Odoacre, regnano a lungo gli Ostrogoti di Teodorico, dopo
ancora i Longobardi di Alboino, mentre in altre aree d’Europa si stabiliscono Vandali,
Franchi, ecc. In questi regni i re barbari devono imparare a gestire il potere in posti
che sono storicamente province dell’Impero romano, abitati da romani e dotati di
infrastrutture romane ancora funzionanti. Ad Oriente permane l'imperatore dell’altra
parte dell’Impero, che è molto più potente di tutti loro e che tra V e VI secolo
rappresenta la massima potenza del Mediterraneo. Necessariamente allora i re barbari
si considerano in qualche modo subordinati all'imperatore d'Oriente questo
documentato perché, quando essi battono moneta, riproducono il ritratto o il
monogramma dell'imperatore.
Teodorico, che regna sull'Italia tra la fine del V e l'inizio del VI secolo, è assimilabile
alla figura dell’imperatore d'Occidente, sebbene non ci fossero le condizioni per
rivendicare tale titolo. Egli governa in perfetto accordo col Senato di Roma e in suo
nome vengono erette lapidi che lo definiscono Augusto. Parallelamente anche
l’imperatore d’Oriente lo considera un pari, concedendogli il diritto di nominare uno dei
due consoli romani, e, quando Teodorico riconquista la Provenza, l’imperatore
Cassiodoro si congratula con lui per aver riportato quelle terre sotto il dominio di
Roma. La transizione dal mondo romano al medioevo romano barbarico è lenta e
faticosa (cfr. articolo di Momigliano: La caduta senza rumore di un impero) e il
cambiamento comincia a percepirsi contestualmente all’espansione araba, al
progressivo indebolimento anche dell’Impero bizantino piuttosto che con la caduta di
Romolo Augustolo. È solo a questo punto che i regni romano barbarici cominciano a
rivendicare indipendenza, a battere moneta con il monogramma dei loro re, a
costruirsi una propria identità e i propri miti nazionali che talvolta li mettono in
concorrenza con i Romani. I Franchi, per esempio, nel corso del VII-VIII secolo
cominciano a costruirsi la leggenda di una diretta discendenza dai Troiani, o meglio, da
un principe che si chiamava Francione che fuggì da Troia e che fu il loro capostipite, a
significare che potevano vantare la stessa nobile discendenza dei Romani. Si
presentano inoltre come i veri cristiani: nel prologo della Lex Salica, infatti, si leggono
inni a Cristo che ama i Franchi. La sostituzione ideologica dei Romani con i Franchi fa
di questi ultimi i legittimi eredi del potere che era stato dell’Impero, tanto che
nell'entourage di Carlo Magno capita di trovare qualcuno che si rivolga a lui
elogiandolo come un nuovo Costantino. E allo stesso modo papa Adriano I, quando si
rivolge a Carlo Magno perché protegga la Chiesa dai Longobardi, lo saluta come nuovo
Costantino. Mancano ancora molti anni all'incoronazione dell'800 e, tuttavia, alla corte
franca cominciano a comparire certe simbologie di potere e un vocabolario che
rimanda direttamente al cerimoniale fino ad allora riservato all'imperatore bizantino:
Carlo Magno comincia a siglare i propri diplomi con un monogramma, ecc. Dunque, è
chiaro che da parte Franca ci sono tutte le condizioni perché in qualche modo si arrivi
alla trasformazione di un potere regale ad un potere imperiale.
A Roma il vescovo si assume l'incarico di difendere la città dalle invasioni barbariche e
diventa anche la massima autorità politica della città, ma si muove sempre all'interno
della struttura imperiale bizantina. Infatti, la moneta che corre a Roma è quella
bizantina e, quando sono i pontefici a battere moneta, lo fanno a nome dell’imperatore
d’Oriente; la data sui documenti pubblici indicava l’anno di regno dell’imperatore
bizantino. Quell'impero, però, a partire dalle invasioni arabe del VII secolo è sempre
più debole e sempre meno capace di intervenire con successo contro i Longobardi che,
pur senza riuscire mai a conquistarla, continuano a minacciare Roma. A ciò si
aggiungono crescenti tensioni anche di tipo linguistico: il greco parlato dai funzionari
bizantini è sempre più percepito come una lingua straniera. Si spiega così la ricerca da
parte dei pontefici di un protettore che sia più efficace dell'imperatore bizantino: il re
dei Franchi. Da questo avvicinamento all’incoronazione dell’800 in realtà il passo è
piuttosto breve, nonostante rimanga indubbiamente una partita complessa. I Franchi
all'inizio dell'VIII secolo si trovano in prima linea anche contro l'invasione degli Arabi
che stanno dilagando in Spagna: il nonno di Carlo Magno, Carlo martello, vince la
famosa battaglia di Poitiers, un momento percepito come una svolta già dai
contemporanei che parlano dell’esercito franco usando il termine “europei”. Allora per
tanti motivi i Franchi cattolici sono l'alleato ideale per il papa e questi capisce che sono
protettori più preziosi dell'imperatore bizantino, tanto che ad un certo punto il papa
neoletto smette di notificare la sua nomina all’imperatore e comincia ad indirizzarla a
Carlo Magno (cfr. notifica di Leone III e risposta di Carlo). Parallelamente smettono di
battere moneta col nome dell'imperatore bizantino e di datare i loro documenti con gli
anni di regno dell'imperatore bizantino: dopo che Carlo Magno ha sconfitto
definitivamente i Longobardi, papa Adriano I comincerà a mettere sui suoi documenti
ufficiali l'anno di regno di Carlo. Tutto ciò chiaramente no significa che i pontefici
abbiano per la testa di nominare imperatore il re franco, ma soltanto che già c’erano le
condizioni perché questo a un certo punto potesse succedere. A fare un deciso passo
avanti in questa direzione è indubbiamente Leone III, eletto nel 795: un papa debole
che ha un gran bisogno di protezione. Subito dopo la sua elezione, egli comincia ad
finanziare i lavori di un grande mosaico che dovrà decorare la sala delle udienze in
Laterano, perduto ma testimoniato da alcuni disegni rinascimentali: esso
rappresentava al centro Cristo che distribuisce il pallio, emblema del potere
ecclesiastico, a papa Silvestro e lo stendardo, simbolo del potere imperiale, a
Costantino; dall'altra parte sono rappresentati Carlo re dei Franchi e papa Leone III
insieme a San Pietro, dal quale ricevono i medesimi oggetti. Questo è indubbiamente
un programma politico io non so che cosa sia un programma politico l'equiparazione e
chiara Carlo che già costruito su di un parallelismo esplicito. Il fatto però che sia
Pietro a consegnare gli oggetti a Leone III e a Carlo contiene in nuce l'idea per cui è
tramite la figura del pontefice che passano la nomina e il riconoscimento imperiale.
Le precondizioni allora c'erano tutte.
Ai bizantini l’idea che gli occidentali si sono creati un nuovo imperatore non piace e
reagiscono con una freddezza tremenda e con lo scherno: fra i rituali
dell'incoronazione c'era stata anche l'unzione con l'olio sacro secondo l’uso dei Franchi
e i cronisti bizantini, quando raccontano questa cosa, deridono Carlo dicendo che il
papa lo aveva unto dalla testa ai piedi come normalmente si faceva per l’estrema
unzione. Di fatto il protocollo bizantino non riconoscerà mai sul serio questo titolo
imperiale, anzi, l'incoronazione dell'800 provoca immediatamente la guerra su tutti i
confini tra l'impero di Carlo e l'impero di Bisanzio, sebbene si tratti di una lunga guerra
che nel tempo si esaurisce. Il successore di Carlo, suo figlio Ludovico il Pio, riceve
delle lettere pacifiche dall'imperatore bizantino che a lui si riferisce chiamandolo
“Ludovico, re dei Franchi, che i suoi chiamano imperatore”.
L'impero di Carlo Magno come costruzione politica è rimasta in piedi per mille anni e
anche di più; poi cambia faccia nel corso dei secoli naturalmente, ma come istituzione
è quella Federico Barbarossa, Federico II di Svevia, Carlo V, ecc. Questo impero
fondato da Carlo Magno verrà sciolto ufficialmente da Napoleone, che costringerà
l'imperatore a rinunciare a questa eredità a cambiar nome al suo impero: dopo il 1804
non ci sarà più il Sacro Romano Impero. Quell'impero cambia nome e l continua a
esistere come quello asburgico, che crolla definitivamente solo nel 1918 con un ultimo
imperatore che per una ironia della storia si chiama Carlo.
Ancora oggi noi viviamo in un mondo in cui si sentono delle conseguenze di quella
trasformazione politica che l'incoronazione in San Pietro ha simboleggiato. Questo
impero è profondamente diverso dall’Impero romano, il quale comprendeva i Balcani,
l'attuale Turchia e tutto l'attuale Medio Oriente fino in Mesopotamia, il Nordafrica, ecc.
Nessuno di questi territori era periferico perché il Mediterraneo, una sorta di enorme
lago interno, era davvero il cuore dell'impero. L’Impero romano non assomiglia
all'Europa occidentale che noi conosciamo, ma l'impero di Carlo Magno sì. L'antica
unità del Mediterraneo l'antica unità tra Oriente e Occidente, l'antica unità della
cristianità si è infranta e il Mediterraneo è diventato una frontiera pericolosa: a sud i
musulmani sono percepiti come una minaccia, l'impero di Carlo Magno è di tipo
continentale (Francia, Germania, Belgio, Olanda, Austria, Svizzera, un pezzo
d'Ungheria, Italia centro settentrionale, un pezzo del Sud, un pezzo di Spagna, la
Catalogna).
Anche l’idea di un Occidente che si sente estraneo al mondo cristiano d'Oriente qui
trova una delle sue tappe fondamentali. Roma a partire dal giorno di Natale dell'800 fa
ufficialmente parte di un altro impero, quello occidentale. Carlo Magno nel suo
testamento lascia enormi ricchezze, oro, gioielli e pietre preziose ai 21 arcivescovi del
suo impero ed elenca fieramente le 21 sedi metropolitane del suo impero a cui
bisogna fare questa elemosina: Roma, Ravenna, Milano e poi Colonia, Salisburgo,
Lione, Bordeaux, ecc.
La città di Roma in quel momento ha davvero conosciuto una svolta nella sua storia:
da questo momento Roma non appartiene più al sistema delle antiche città cristiane
delle grandi metropoli cristiane dei primi secoli, non fa più parte di un sistema di città
che comprende Antiochia, Alessandria d'Egitto, Gerusalemme e Costantinopoli. Fa
invece parte di un sistema a cui appartengono le città dell'Italia settentrionale, della
Francia e della Germania.