PROVA DI RESILIENZA
TECNOLOGIA MECCANICA
5^A MECCANICA
Alunno: Paolo Pirone Docente: Giorgio Totaro
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1. Introduzione
Tra le caratteristiche meccaniche c'è la resistenza che i
metalli devono opporre in caso di urti e quindi in
presenza di carichi applicati con una certa velocità. La
capacità di assorbire energia durante l'urto si chiama
resilienza. Per rilevare la resilienza di un materiale si
esegue la prova di resilienza o “prova Charpy”. È una
prova distruttiva in quanto provoca la rottura del
provino in esame.
2. Pendolo di Charpy
La macchina utilizzata è il pendolo di Charpy dotato di
una massa battente che muovendosi di moto pendolare
impatta il provino.
E’ costituito da un
quadrante che indica i
Joule utilizzati per
rompere il provino. Da
un basamento e dal
freno meccanico per
bloccare la macchina a
prova ultimata.
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3. Descrizione della prova
La mazza che viene portata ad una prefissata altezza H,
viene lasciata cadere, con la sola forza di gravità, in
modo da colpire la provetta del materiale in analisi in
corrispondenza al piano di simmetria e nel punto più
basso dell’arco di rotazione dell’estremità della mazza.
Detti P il peso della mazza, supposto applicato nel suo
baricentro, H l’altezza del baricentro della mazza prima
della caduta ed h l’altezza alla quale risale la mazza
dopo aver rotto la provetta, il prodotto (PH) rappresenta
l’energia potenziale di cui la mazza dispone prima della
caduta; tale energia si tramuta progressivamente in
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energia cinetica durante la discesa della mazza. Parte
di questa energia viene spesa per la rottura della
provetta, l’energia residua consente alla mazza di
risalire alla altezza h ed è rappresentata dal prodotto
(Ph); pertanto il lavoro assorbito dalla rottura risulta.
𝐿 = 𝑚 × 𝑔 × (𝐻 − ℎ) = 𝑚 × 𝑔 × 𝑙 × (𝑐𝑜𝑠𝛽 − 𝑐𝑜𝑠𝛼)
Un freno elettromagnetico provvede poi a smorzare le
oscillazioni. L’energia che viene assorbita non è altro
che la resistenza agli urti del provino (e quindi del
materiale di cui è composto) e quindi la resilienza.
4. Tipi di provino
Nella prova Charpy la provetta deve avere una forma
prismatica a sezione quadrata di 10 mm di lato e di
lunghezza pari a 55 mm.
Nel mezzo della sua lunghezza, perpendicolare all’asse
longitudinale, deve essere realizzato un intaglio che può
avere due forme:
Provetta Charpy
• V a 45°, di profondità pari a 2 mm, con raggio del
fondo dell’intaglio pari a 0,25 mm; KV indica
l’energia spesa per la rottura.
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• U o a buco di chiave di profondità pari a 5 mm, con
raggio del fondo d’intaglio pari a 1 mm. La
resilienza viene indicata con KCU.
Provetta Mesnager (UNI 3212)
• Ha dimensioni 10x10x55, l’intaglio è profondo 2
mm, ha un raggio di raccordo profondo 1 mm e la
sezione resistente è di 0.8 cm2. In questo caso la
resilienza viene indicata con K.
1. Lunghezza della provetta
2. Spessore della provetta
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3. Larghezza della provetta
4. Spessore residuo al fondo dell’intaglio
5. Angolo dell’intaglio
6. Raggio del fondo cilindrico dell’intaglio.
Per l’esecuzione degli intagli non sono prescritti
procedimenti particolari di lavorazione, ma debbono
essere eseguiti con cura, in modo che non compaiono
striature longitudinali visibili ad occhio nudo;
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Le provette debbono appoggiare sugli appoggi in modo
che:
• Il piano di simmetria dell’intaglio non disti di più di
0,5 mm dal piano di simmetria tra gli appoggi.
• Le provette, debbono essere disposte sugli
appoggi con la faccia intagliata dalla parte
opposta a quella su cui batte la mazza ed in
modo che lo spigolo del coltello venga a colpire
nel piano di simmetria longitudinale dell’intaglio.
1. Lunghezza della provetta
7. Distanza tra gli appoggi
8. Raggio di
arrotondamento degli
appoggi
9. Angolo delle parti interne
degli appoggi
10. Angolo al vertice del
coltello della mazza
11. Raggio dello spigolo del
coltello della mazza
12. Spessore massimo del
coltello della mazza
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5. Analisi della rottura
• forma della sezione di rottura,
• dimensione della grana,
• colore della sezione di rottura,
• distacco delle due parti della provetta.
L'energia assorbita dipende anche dalla temperatura
del provino: le basse temperature diminuiscono la
capacità di assorbire energia e quindi la resilienza
diminuisce.
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Le deformazioni e le nervature della sezione di rottura
sono tanto più evidenti quanto maggiore e la resilienza
del materiale. Materiali con resilienza elevatissima
possono anche non spezzarsi completamente in due
parti.
6. Esercizio
𝐻 = 1 𝑚 ℎ = 0,5 𝑚
𝑚 = 30 𝑘𝑔
𝑚
𝑔 = 9,81 2
𝑠
𝐾 = 𝑚 × 𝑔 × (𝐻 − ℎ) = 30 × 9,81 × (1 − 0,5) =
= 30 × 9,81 × (0,5) = 𝟏𝟒𝟕, 𝟏𝟓 𝑱𝒐𝒖𝒍𝒆