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D'onofrio Geofluid - 2016

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Michele Pusateri
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Convegno su

La qualità delle indagini geotecniche


Piacenza, 7 ottobre 2016

Prove geotecniche di laboratorio per la definizione del


modello geotecnico di sottosuolo

Anna d’Onofrio

Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale


Università degli studi di Napoli Federico II
IL MODELLO GEOTECNICO DI SOTTOSUOLO

Un ingrediente fondamentale del progetto geotecnico è

Il Modello Geotecnico di Sottosuolo

Il Modello Geotecnico è una rappresentazione (più o meno


semplificata) del sottosuolo reale che, sulla base di

•caratteristiche tipologiche e prestazionali del manufatto da


realizzare
•risultati di specifiche indagini e prove geotecniche

definisce e caratterizza in termini geometrici, fisici e


meccanici il volume di terreno che è significativamente
coinvolto nel problema da analizzare.
ABBIAMO BISOGNO DI INDAGINI !!

Le prove di laboratorio sono un supporto indispensabile alla


progettazione geotecnica

Nonostante ciò, molto spesso sono vissute come un fastidioso


inconveniente, un dovere da assolvere necessario solo formalmente

Prove male eseguite con apparecchiature non adeguate (e la cattiva


conoscenza dell’ingegneria geotecnica) contribuiscono a questa
cattiva fama
COME GARANTIRE L’UTILITA’ DELLE PROVE?

E’ necessario eseguire prove di buona qualità, realmente


rappresentative del problema in esame (UTILI!!)
SOMMARIO: prove geotecniche di laboratorio

•Le prove di laboratorio più note

•Le prove triassiali


- Procedure sperimentali
- Rappresentatività dei risultati
- Difetti sperimentali

•Le prove di laboratorio per la caratterizzazione dei terreni


sotto azioni dinamiche

- Quali prove
- Quali parametri

•Conclusioni
LE PROVE DI LABORATORIO PIU’ NOTE: le classiche
Prova Triassiale
Obiettivo:
Determinare le caratteristiche di
resistenza (non la residua!)
e di deformabilità in tensioni efficaci
controllando le condizioni di drenaggio
e l’applicazione delle tensioni principali
in condizioni di assialsimmetria

Prova Edometrica Prova di taglio diretto

Obiettivi: Obiettivo:
1) Determinare le caratteristiche di Determinare le caratteristiche di
compressibilità/rigonfiamento resistenza a taglio
1D (di picco, di stato stazionario, residua)
(legame costitutivo in condizioni su provini consolidati in condizioni k0
edometriche  h impedita) mediante controllo di sforzi normali e
2) Determinare le caratteristiche di misura di quelli tangenziali
consolidazione
3) Ricostruire la storia tensionale del
campione
LA PROVA TRIASSIALE

E’ una prova in cui un provino cilindrico viene caricato applicando uno stato
tensionale esterno assialsimmetrico

Il provino è sottoposto ai seguenti


vincoli: asse di simmetria

• rigidi sulle due basi cilindriche sv


(imposizione di spostamento verticale
uguale per i punti appartenenti alla
sezione di base);

• deformabile sulla superficie laterale so so


(imposizione di una tensione radiale
costante)

vincoli misti
LA PROVA TRIASSIALE: la cella convenzionale
LA PROVA TRIASSIALE: la tradizionale

Prova tradizionale di compressione: so=costante (q/p=3)

q B
q=sv-so
3

a A p
Difetti di questo percorso:

• Impone una variazione di p (difetto ai fini della
caratterizzazione per la modellazione
costitutiva)
• Impone un percorso non realistico (difetto ai
A B s fini di una caratterizzazione semplificata)
• Raggiunge la rottura per elevati valori di q
IL PERCORSO DI CARICO

A A
sv

B B

so

A A Durante la costruzione e la vita di un’opera,


si modifica lo stato tensionale nel terreno:
cambiano i valori e ruotano le direzioni
principali.
B B
I parametri geotecnici operativi nei
punti A e B non sono gli stessi
QUALI PARAMETRI E QUALI PROVE
0.800

vuoti, e
0.750

indice dei
0.700 carico (OCR=1)

e
0.650 scarico (OCR>1)

0.600
300
0 200 400 600 800 1000
250
p'
200
Go (MPa)

150

100

50

0
0 200 400 600 800 1000
p'

La maggior parte dei parametri geotecnici (rigidezza, resistenza di picco, ecc.)


dipende dalle condizioni di stato (porosità, stato tensionale, storia dei carichi), e
quindi anche dalla sequenza di applicazione dei carichi.

Nella (buona) progettazione servono tutti questi parametri.


Occorre scegliere di volta in volta le prove di laboratorio più idonee a determinarli
LA PROVA TRIASSIALE: l’evoluta

Sebbene la prova triassiale non possa abbandonare il vincolo della simmetria radiale, è possibile concepire
apparecchiature che controllino e regolino in modo automatico ed indipendente le tensioni orizzontali e
quella verticale per consentirne qualsiasi combinazione

sv
A asse di simmetria

B
s3= sv
so

B
q=sv-so
s1= so so= s2

A p

GRANDISSIMO VANTAGGIO SPERIMENTALE


LA PROVA TRIASSIALE: l’evoluta

Percorsi rappresentativi di possibili condizioni reali (spinte a sv=cost)


q  s o q 3
2 
p  s o p 2
3

Percorso attivo: sv=costante, s o  0 Percorso passivo: sv=costante s o  0

sv sv
B A A B

so so
q=sv-so q=sv-so
B 2

3
A

3
A p p
B
2
LA PROVA TRIASSIALE : esempio di apparecchiatura evoluta

Suction cup
LVDT

RAM CELL PP MAIN

Drenaggi
Interfacce
Air/H2O

CELL
LVDT
RAM CELL
Vol.
Gauge

H2O H2O H2O Air


RAM CELL MAIN PP RAM

Cella triassiale tipo Bishop per terreni a grana fina (UniNa)


LA PROVA TRIASSIALE : esempio di apparecchiatura evoluta

misura variazioni di volume

pannello di controllo pressioni

Cella triassiale tipo Bishop per terreni a grana grossa.


Università di Napoli
LA PROVA TRIASSIALE: conviene?

1. E’ l’unica prova di laboratorio a rottura che unisce semplicità ed affidabilità

2. Può essere usata in modo molto più esteso di quanto non sia fatto nella pratica
corrente se si passa alle celle a percorso di carico controllato (prove triassiali
evolute)

3. La cella a percorso di carico controllato consente con ragionevole facilità di


simulare percorsi di carico anche molto complessi (ad esempio carichi ciclici,
percorsi misti ecc.)

4. Non ha bisogno di competenze diverse da quelle già disponibili

LA CONVENIENZA DIPENDE ANCHE DALLA QUALITA’


LA PROVA TRIASSIALE : principali difetti sperimentali

1. Le basi non sono lisce (insorgono sforzi di taglio)

2. La deformazione non è omogenea, ed il provino perde la forma


cilindrica

3. A grandi livelli di deformazione, gli spostamenti tendono a localizzarsi


lungo superfici di scorrimento ben definite

4. Le misure di spostamenti, forze e pressioni sono affette da errori e limiti fisici


LA PROVA TRIASSIALE: difetti e rimedi sperimentali

1. Le basi non sono lisce (insorgono sforzi di taglio)

Qual è l’effetto degli sforzi di taglio sulle basi?

Sviluppo di zone coniche più rigide e resistenti, che introducono


discontinuità di comportamento all’interno del campione
H cunei “rigidi”

Incremento fittizio dell’angolo di attrito

Drescher e Vardoulakis, 1982, Geotechnique 32, 4


LA PROVA TRIASSIALE: difetti e rimedi sperimentali

Effetto di bordo
trascurabile per
H/D=2

Rimedio Classico: provino snello (H=2D).

Vantaggi:
• ha una zona centrale non affetta dagli effetti di bordo
• consente la formazione e lo sviluppo di superfici di rottura
• consente la misura locale degli spostamenti
LA PROVA TRIASSIALE: difetti e rimedi sperimentali

Classica soluzione:
uso di membrane lubrificate

Rowe e Barden, 1964

Una soluzione alternativa


Kirkpatrick, 1968

Il collegamento idraulico con il drenaggio è garantito dalla


carta da filtro posta sulla superficie laterale tra provino e
membrana
LA PROVA TRIASSIALE: difetti e rimedi sperimentali

Non omogeneità delle deformazioni


Prove di compressione Prove di estensione

necking

Esempio di rimedio per ridurre gli sforzi di taglio


sulle basi in presenza di localizzazione
Dubbi sull’interpretazione:

• Quale è l’area del provino?


• Quale è l’altezza?
• Quale è lo stato tensionale da
considerare?
• Quali le deformazioni?
LA PROVA TRIASSIALE: difetti e rimedi sperimentali

Errori di misura in una cella triassiale

Rigidezza del sistema di carico limitata

Misura esterna del carico assiale

Misura esterna dello spostamento assiale

Attrito pistone-boccola

Connessione pistone – provino non


controllata

Risoluzione limitata dell’attuatore dei


carichi verticali
LA PROVA TRIASSIALE: difetti e rimedi sperimentali

Errori nella misura degli spostamenti


LA PROVA TRIASSIALE: difetti e rimedi sperimentali

Possibili rimedi agli errori di misura in una cella triassiale

Attuatore dei carichi assiali con elevata


risoluzione

Telaio esterno rigido


LA PROVA TRIASSIALE: difetti e rimedi sperimentali

Possibili rimedi agli errori di misura in una cella triassiale


Misura interna del carico assiale

Misura locale dello spostamento verticale

Misura interna dello spostamento


verticale

 = 0.02%/min
600
LA PROVA TRIASSIALE: confronto tra misure di spostamento

Tensione deviarorica, q (Kpa)


500

400

300
Confronto tra misure del tipo 1, 2, 3 LVDT
GS8
200 GS1.5
ldt1
ldt2
100
1: LVDT esterno ldt avg

2: proximitor interno 0
0 2 4 6 8 10 12
3: LDT locale Deformazione assiale, a, (%)

300 40
700 LVDT - esterno
LVDT - esterno proximitor - interno
proximitor - interno
proximitor - interno
600 250 proximitor - interno

Tensione deviatorica, q (kPa)


media LDT - locale
Tensione deviatorica, q (kPa)
Tensione deviarorica, q (Kpa)

LDT - locale
LDT - locale 30
500 LDT - media LVDT
200

400
150 20
Media LDT
300

100 Proximitor - f.s.=8 mm


LVDT-esterno
200
proximitor - interno 10 Proximitor - f.s.=1.5 mm
proximitor - interno
100 ldt - locale 50
ldt - locale
ldt - media
0 0 0
0 2 4 6 8 10 12 0,0 0,1 0,2 0,3 0,4 0,5 0,000 0,002 0,004 0,006 0,008 0,010
Deformazione assiale, a (%) Deformazione assiale,  a (%) Deformazione assiale, a (%)

300
IDT
Argilla di Vallericca p’0=200 kPa
GS 8 mm
GS 1.5 mm
SOMMARIO: prove geotecniche di laboratorio

•Le prove di laboratorio più note

•Le prove triassiali


- Procedure sperimentali
- Rappresentatività dei risultati
- Difetti sperimentali

•Le prove di laboratorio per la caratterizzazione dei terreni


sotto azioni sismiche

- Quali prove
- Quali parametri

•Conclusioni
PERCHE’ UNA CARATTERIZZAZIONE DEI TERRENI SOTTO AZIONI DINAMICHE

sismometro
effetti di sito subsidenza liquefazione frane

Moto sismico di
faglia riferimento

Sorgente Propagazione profonda


sismica
SOLLECITAZIONI SU UN ELEMENTO DI TERRENO IN CONDIZIONI SISMICHE

Stati di interesse:
 taglio semplice (per le tensioni)
 distorsionale (per le deformazioni)

 pp
G 
 pp

WD
D
4WS
COMPORTAMENTO NON LINEARE E DISSIPATIVO

small medium large

Dominio elastico
1 25

lineare
0.8 20
G/G0 D u/s '0

0.6 15

D (%)
0.4 10

0.2 5

lineare stabile
Dominio non
0 0
0.0001 0.001 0.01 0.1 1
deformazione tangenziale,  (%)

All’aumentare di :
- la rigidezza G diminuisce

Dominio non lineare


- lo smorzamento D aumenta

non reversibile

Oltre la soglia volumetrica v


- si verifica accoppiamento
volumetrico-distorsionale Drenaggio libero Drenaggio impedito
Terreni non saturi Terreni saturi

si osservano: variazioni di volume v sovrapressioni interstiziali Du


degradazione ciclica [G(), D() = f(Ncicli)]
distorsioni permanenti s
SOVRAPRESSIONI INTERSTIZIALI, LIQUEFAZIONE

Collasso per Liquefazione


(sabbie sciolte)
Sabbia del fiume Fuji (Ishihara, 1985)
rapporto tensionale a rottura, f/s0

Liq.

resistenza ciclica non drenata


f so  f ( N C )

No liq.

•aumento improvviso di deformazioni tangenziali


•accumulo irreversibile di sovrapressioni interstiziali numero di cicli, NC

Du
 1  f  s tan   (so  Du) tan   0 Questa condizione si verifica per un rapporto
so tensionale decrescente con il numero di cicli.
LE PROVE DI LABORATORIO PIU’ NOTE: le cicliche

Prova di taglio semplice ciclico


Obiettivi:
Determinare le caratteristiche di
resistenza e di deformabilità in condizioni
di taglio semplice
Determinare la curva di resistenza ciclica

Prova triassiale ciclica


Prova di taglio torsionale ciclico e
Obiettivo: dinamico
Determinare le caratteristiche di Obiettivo:
resistenza e di deformabilità in condizioni Determinare le caratteristiche di
triassiali cicliche imponendo deformabilità e dissipazione in condizioni
• Tensione radiale costante e di taglio semplice applicando una
Cicli Dq in compressione-estensione sollecitazione isotropa e una
Oppure coppia torcente alla testa del
• tensione radiale variabile provino in condizioni quasi statiche
in opposizione di fase con i cicli Dq o dinamiche
LA PROVA TRIASSIALE CICLICA - CTX

Tecnica di esecuzione:

Cicli di estensione-compressione a f costante.


Controllando separatamente
pressione di cella sr e tensione assiale sa
è possibile riprodurre
qualsiasi percorso di sollecitazione.

f = 0.01-1 Hz

Prestazioni:

risultato tipico: rapporto tensionale ciclico


(q/sr):Nc
direzione fissa delle tensioni principali 
condizioni in sito
Non riproduce le condizioni di carico
presenti in sito
LA PROVA TRIASSIALE CICLICA: esempio di risultati sperimentali
450
0.6 5
CSR
0.5 4
εa (%) 350
0.4
3

Deviator stress, q (kPa)


0.3
2 250
Cyclic stress ratio, CSR

0.2

Axial strain, εa (%)


0.1 1

150
0 0
0 500 1000 1500 2000 2500
-0.1 -1
-0.2 50

εa =5%
-2
-0.3
0 50 100 150 200 250 300 350
-3
-0.4 -50

-0.5 -4 Ncyc
-0.6 -5 -150
Mean effective stress , p' (kPa)
Ncyc

0.6 1 150

q (kPa)
Ru =0.9
0.5 0.8
CSR
0.4
Ru 0.6 100
Excess pore pressure ratio, Ru
0.3 Ncyc
Cyclic stress ratio, CSR

0.4
0.2
50
0.1 0.2

0 0
0 500 1000 1500 2000 2500 0
-0.1 -0.2 -5 -4 -3 -2 -1 0 1 2 3 4 5
-0.2
-0.4 εa (%)
-0.3 -50
-0.6
-0.4

-0.5 -0.8 Ncyc -100

-0.6 -1
εa=5%
Ncyc
-150

Prove su campioni indisturbati di piroclastiti napoletane (p'=100 kPa, Δq=±60 kPa, f=0.006 Hz)
LA PROVA di TAGLIO SEMPLICE CICLICO - CSS

Tecnica di esecuzione:
Cicli di taglio semplice simmetrici a f costante.
È controllabile la sola tensione verticale sv
(stato tensionale di confinamento tipo k0)

Campo di deformazioni investigato:


Campo di frequenze tipico:

f = 0.01-1 Hz
NGI
DSDSS
 difficoltà misura tensioni normali orizzontali sr  percorsi tensionali ?
 distribuzione tensioni/deformazioni non-uniforme
Prestazioni:
Difficoltà nella misura delle pressioni neutre
direzione variabile delle tensioni principali = condizioni in sito
PROVA CSS: apparecchiature avanzate

Apparecchiatura di taglio semplice ciclico con doppio provino (DSDSS)


versione UCLA in dotazione all’Università di Roma La Sapienza
PROVA CSS: risultati sperimentali

0.25 0.56

Secant shear modulus, Gs (MPa)


60
Shear stress, (kPa)

Gs=55.4 MPa Gs=54.8 MPa


0.125 D = 1.6 % 0.28 D = 1.8 %
(a) (b)
0 0

40
-0.125 c=0.00038% -0.28 c=0.00098%

-0.25 -0.56 Santa Barbara clay #1


-0.0004 -0.0002 0 0.0002 0.0004 -0.001 -0.0005 0 0.0005 0.001
2.1 5.6 Santa Barbara clay #2
20
Shear stress,  (kPa)

Gs=54.5 MPa Gs=53.5 MPa


1.05 D = 1.9 % 2.8
D = 2.1 %
(c) (d) s'vc = 400 kPa
0 0

-1.05 c=0.0038% -2.8 c=0.01% 0


0.0001 0.001 0.01 0.1 1
-2.1
-0.0038 -0.0019 0 0.0019 0.0038
-5.6
-0.01 -0.005 0 0.005 0.01
Cyclic shear strain amplitude, c(%)
18 34
Shear stress,  (kPa)

Gs=44.1 MPa
Normalised shear modulus, Gs /G0

Gs=32.6 MPa
1 25
9 D = 4.8 % 17 D = 8.6 %
(e) (f) (b)
(a)

Damping ratio, D (%)


0 0
0.8 20
-9 c=0.039% -17 c=0.10%

-18
0.6-34 15
-0.04 -0.02 0 0.02 0.04 -0.1 Santa
-0.05Barbara
0 clay0.05
#1 0.1
60
0.4 90 Santa Barbara clay #2 10
Shear stress,  (kPa)

Gs=19.9 MPa Gs=8.9 MPa


30 D = 14.7 % 45 D =19.1 %
(g)
(h)
0 0.2 0 s'vc = 400 kPa 5

-30 c=0.28% -45


0 c=0.92% 0
-60 0.0001
-90 0.001 0.01 0.1 1 0.0001 0.001 0.01 0.1 1
-0.3 -0.15 0 0.15 0.3 -1
Cyclic -0.5
shear 0
strain 0.5
amplitude, 1 (%) Cyclic shear strain amplitude,  c (%)
Shear strain,  (%) Shear strain,  (%) c

Prove DSDSS sull’argilla di Santa Barbara (D’Elia, Lanzo, Pagliaroli, 2003)


PROVA CSS CON MISURA DELLE PRESSIONI NEUTRE

ISMGEO
LA PROVA DI TAGLIO TORSIONALE CICLICO - CTS

Tecnica di esecuzione:
Mt= A sen(2ft)
sc Condizioni di taglio semplice riprodotte
q con cicli di coppia torcente a frequenza costante
Pre-sollecitazione:
- isotropa su provini pieni
 - anche triassiale su provini cavi

Campo di deformazioni investigato:


Campo di frequenze tipico:

f = 0.01-1 Hz

 prova tradizionalmente a tensione controllata


Prestazioni:  elevata risoluzione a deformazioni pre-rottura
 poco adatta per resistenza ciclica, misurabile solo in alcune versioni
Prove CTS-RC: apparecchiature avanzate

Aria
compressa

Convertitore E/P

LVDT
pressione di cella

Laser Convertitore E/P


pressione neutra

CT

TMAC unità di
PC controllo e
alimentazione
PWP
DPT
Apparecchiatura di taglio torsionale
Trasduttori
ciclico e dinamico (UniNa) PWP= pressione neutra
PC=pressione di cella
DPT= variazioni di volume
CT= coppia torcente
LVDT= spostamenti assiali
Laser= Rotazioni della testa del provino
LA PROVA CTS: risultati sperimentali tipici
1,5 60
TS1
TS1
TS2 TS2
tensione tangenziale, (kPa)

tensione tangenziale,  (kPa)


1 40
TS3
TS4
0,5 TS5 20
TS6
TS7
0
TS8
0
-0,0015 -0,0012 -0,0009 -0,0006 -0,0003 0 0,0003 0,0006 0,0009 0,0012 0,0015-0,1 -0,08
TS9 -0,06 -0,04 -0,02 0 0,02 0,04 0,06 0,08 0,1

-0,5 -20

-1 -40

-1,5 -60
deformazione tangenziale,  (%) deformazione tangenziale,  (%)
160 32
150
p’=270 kPa

fattore di smorzamento, D (%)


140 28

modulo di taglio, G (Mpa)


TS1
tensione tangenziale,  (kPa)

TS2 100 120 24


TS3

TS4 50 100 20
TS5
80 16
TS6 0
-0,5 -0,4
TS7 -0,3 -0,2 -0,1 0 0,1 0,2 0,3 0,4 0,5 60 G-cts 12
TS8 -50 D - cts
TS9 40 8
TS10
-100 20 4
TS11

-150 0 0
deformazione tangenziale,  (%) 0,0001 0,001 0,01 0,1 1
deformazione tangenziale,  (%)
Nucleo della diga di Campolattaro (Bn)
LA PROVA DI COLONNA RISONANTE - RC
steady-state free decay
sa M(t)= M0sen(2ft) (oscillazione forzata) (oscillazione libera)
Tecnica di esecuzione:
Idem come prova CTS
I0
(stessa apparecchiatura).
r 0.0035
Prove a frequenza:
L deformazioni tangenziali,  (%)

sr G sr 0.0030 fr

• variabile (steady state)
 exp  N 
0.1
D • non controllabile (free

deformazione,  [%]
0.0025
0
0.0020
0.707max 0.05 decay)
0.0015
0
I n L L 0.0010

 tan n  F tanF 0.0005 -0.05 tempo [s]


I0 Vs Vs 0.0000
f1 f 2

24 26 28 30 32 34 36 -0.1 D
frequenza, f (hz) 2
nL 2fnL f2  f1
Vs   D
F F 2 fr
Campo di deformazioni investigato: Campo di frequenze tipico:
piccole medie elevate

f = 10-100 Hz
0.0001 0.001 0.01 0.1 1 10  (%)

 frequenza variabile o non controllabile    4f variabile con 


Prestazioni:  alta risoluzione, affidabilità e ripetibilità a piccole deformazioni
 meno affidabile per deformazioni  > 0.1% (effetti non linearità e N )
LA PROVA RC: risultati tipici

Curve di risposta in frequenza :f

160 32
p’=270 kPa

fattore di smorzamento, D (%)


140 28

modulo di taglio, G (Mpa)


120 24

100 20
 (%)

G - cts
80 G - rc 16

60 D - cts 12
D - rc
40 8

20 4

0 0
0,0001 0,001 0,01 0,1 1

(f  VS  G0.5) deformazione tangenziale,  (%)

Nucleo della diga di Campolattaro (Bn)


PROVA RC – CTS: risultati sperimentali

Parametri equivalenti da prove CTS a frequenza crescente


confrontati con risultati di prove di Colonna Risonante

f crescente

f crescente
PROVA RC – CTS: risultati sperimentali

Influenza della frequenza di applicazione dei carichi


modulo di taglio iniziale, Go (MPa)

140
135 = 0.005%
130 Moto Moto sismico Traffico
125 ondoso

fattore di smorzamento iniziale, Do (%)


8
120
p'=800 kPa p'=600 kPa p'=400 kPa
115 7
p'=200 kPa p'=100 kPa p'=50 kPa
110 6
fattore di smorzamento iniziale, Do (%)

105
5
1004
0.001 0.1 10 4

frequenza, f (hz) 3
2
2
1
=0.0001%
0
0.01 0.1 1 10 100
0 frequenza, f (hz)
0.001 0.1 10
frequenza, f (hz)

Questa evidenza sperimentale è significativa per la caratterizzazione dei terreni


ai fini di un’analisi di risposta sismica locale
PROVA RC – CTS: risultati sperimentali

Influenza della tensione di confinamento


250
1,0

normalised shear modulus, G/G0


200
0,8
G0 (MPa)

150
0,6

100 0,4

50 0,2
RC 50 kPa RC 270 kPa RC 586 kPa

0
2,5 0,0
15

damping ratio, D (%)


10
1,5
D0 (%)

1
5

0,5

0 0
0 200 400 600 0,0001 0,001 0,01 0,1 1
p' (kPa) shear strain,  (%)
Limi bianchi di Castelnuovo (AQ)
MODELLO GEOTECNICO

Risposta Sismica Locale del colle di Castelnuovo (AQ)

Estrapolazione delle misure in sito


adottando la legge di variazione G0:p’
misurata nelle prove di laboratorio
CONCLUSIONI

1. Le indagini geotecniche di laboratorio sono uno strumento indispensabile


per la progettazione, troppo spesso sottovalutato

2. E’ obbligo morale dei progettisti spingere perché esse siano commissionate


ed eseguite

3. I laboratori commerciali dovrebbero avvalersi dei progressi tecnologici e di


conoscenza per mettere a disposizione dei progettisti nuovi e sempre più
affidabili strumenti di indagine

LA QUALITA’ E’ CONVENIENZA, PER TUTTI

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