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Prova Di Trazione

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LA PROVA DI TRAZIONE

Dario Ripamonti
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INTRODUZIONE

La prova di trazione consiste nel sottoporre un provino


a un allungamento uniassiale fino alla rottura.
Lo scopo è quello di ricavare informazioni sul materiale,
in particolare parametri utili per la progettazione ed
equazioni costitutive che leghino sforzi e deformazioni.

La prova di trazione viene condotta seguendo


procedure codificate in norme. Le norme più
comunemente utilizzate sono la UNI EN 10002 e la
ASTM E8(m).
LA PROVA: PRINCIPI

Una forza assiale viene applicata


F
a un provino di lunghezza iniziale
L0 e sezione resistente S0.
Da norma, L0 e S0 non possono
essere indipendenti, deve valere L0
L0 = kS01/2 S0
(con k=5.65 oppure k=11.30)

F
LA PROVA: PRINCIPI

F F

L’allungamento del
provino causa una
riduzione L0 L
omogenea della S
sezione resistente
S0

F
F
LA PROVA: PRINCIPI

F
F
Col procedere
dell’allungamento
la riduzione di
sezione diventa L
localizzata, finchè il S S
provino arriva a
rottura.

F F
ATTREZZATURA DI PROVA

L’allungamento del Cella di carico


provino si ottiene
grazie a una macchina
di prova
opportunamente Estensometro

equipaggiata Afferraggi

Campione
Pistone mobile

Basamento
ATTREZZATURA DI PROVA

La prova è condotta in controllo di spostamento (o di


deformazione, come vedremo), e si misura la forza
necessaria per realizzare l’allungamento del provino.
MISURA DELL’ALLUNGAMENTO

L’allungamento del provino non è pari allo spostamento


della traversa: la struttura è a sua volta deformabile e
quindi occorre misurare direttamente l’allungamento
del provino, solitamente tramite estensometri.
Lo spostamento della traversa può essere anche due-tre
volte superiore all’allungamento effettivo del provino.
MISURA DEL CARICO

Il carico applicato sul campione viene misurato tramite


una cella di carico, un trasduttore elettrico che si
deforma elasticamente sotto carico e che restituisce il
valore del carico applicato.
IL PROVINO

Il provino non può


avere una forma
semplice come negli
schizzi visti in
precedenza: deve avere
elementi di
collegamento per
essere montato sulla
macchina di prova.
IL RISULTATO DELLA PROVA

Al termine della prova, il risultato è una curva che indica


il valore della forza applicata F in funzione
dell’allungamento del provino ΔL.
SFORZI E DEFORMAZIONI

Scopo della prova è ottenere una descrizione del


materiale, il più possibile svincolata dalle caratteristiche
del provino. La curva F-ΔL dipende invece dalla forma
del provino (un provino più lungo si allungherà di più,
un provino con sezione resistente maggiore richiederà
un carico maggiore), quindi occorre normalizzare
queste quantità.
SFORZI E DEFORMAZIONI

Si definiscono la deformazione longitudinale (ε)


L  L0 L  m 
 
L0 L0  m 

e lo sforzo assiale (σ):

F  N 
  mm2  MPa 
S0
SFORZI E DEFORMAZIONI

Sforzi e deformazioni così calcolati sono detti nominali.


Vedremo in seguito il motivo.
ASPETTO DELLA CURVA σ-ε

Per un materiale metallico,


la curva solitamente mostra
un aspetto caratteristico:
3
1. tratto lineare iniziale 2

(elastico)
1
2. tratto crescente
(incrudimento)
3. tratto decrescente
(strizione)
TRATTO ELASTICO

Nel primo tratto della curva


si osserva un legame lineare
tra sforzi e deformazioni:
σ∝ε
Le deformazioni applicate in
questo intervallo vengono
recuperate in caso di
rimozione del carico. In altre
parole, le deformazioni sono
reversibili.
MODULO DI ELASTICITÀ

La costante di
proporzionalità è il
cosiddetto modulo di
Young (o modulo di
elasticità, o rigidezza).
Per i metalli è nell’ordine arctan(E)

di 102 GPa e si indica con


la lettera E. Si scriverà
quindi σ = Eε
INCRUDIMENTO

Con il procedere della


deformazione si perde la
linearità. Lo sforzo continua
a crescere perché il
materiale si incrudisce. Nel
materiale si manifestano
deformazioni plastiche
irreversibili.
ε = εel + εpl
In questo tratto si osserva
Reversibile, Irreversibile una omogenea riduzione
pari a σ/E di sezione del provino
INCRUDIMENTO
INCRUDIMENTO

εpl εel = σ/E


Rp02

Convenzionalmente, si
indica come termine del
periodo elastico il
raggiungimento dello Rp02
sforzo che causa una
deformazione
permanente (plastica,
quindi) dello 0,2%. Si
indica con Rp02.
SNERVAMENTO

In alcuni materiali
(tipicamente negli acciai),
può succedere che il
passaggio dal tratto
elastico a quello plastico
sia più discontinuo.
In questo caso si Rs
considera come
snervamento il primo
minimo dopo il tratto
elastico.
CARICO DI ROTTURA

Lo sforzo continua a
crescere fino a raggiungere
un massimo. Tale valore di
Rm
sforzo massimo viene
indicato come Rm e definito
come carico di rottura.
STRIZIONE

Dopo aver raggiunto il valore


massimo, la curva comincia
a decrescere. Questo effetto
è dovuto alla strizione, cioè
alla riduzione localizzata di
sezione resistente. Siccome
lo sforzo è calcolato come
rapporto tra carico applicato
e sezione resistente iniziale,
si osserva questo effetto di
apparente riduzione dello
sforzo.
GRANDEZZE RICAVATE DALLA CURVA

Riassumendo, dalla curva di trazione si ricavano:


1. Modulo elastico E (GPa)
2. Carico massimo Rm (MPa)
3. Carico di snervamento Rp02 (MPa)
Al termine della prova, dal provino rotto si ottengono:
1. Allungamento a rottura A% (%): 100 x (Lf-L0)/L0
rapporto tra l’allungamento e la lunghezza iniziale
2. Strizione Z%(%): 100 x (S0-Sf)/S0 rapporto tra la
variazione di sezione e la sezione iniziale
SFORZI E DEFORMAZIONI VERI

Per come sono stati definiti, sforzi e deformazioni sono


sempre riferiti a sezioni resistenti e lunghezze iniziali:
con l’allungamento, tuttavia, la geometria del provino
cambia.
Se si desidera definire sforzi e deformazioni vere
occorre calcolare queste quantità con riferimento alla
sezione (S) e alla lunghezza (L) attuali.
SFORZI E DEFORMAZIONI VERI

Il provino si allunga di una quantità infinitesima dL in


corrispondenza di una lunghezza L. La deformazione
sarà la somma incrementale di tali deformazioni
infinitesime, cioè l’integrale tra la lunghezza iniziale e la
lunghezza attuale L della quantità dL/L. In formule:

L
 L
   ln    ln 1   
dl
 vera
L0
l  L0 
SFORZI E DEFORMAZIONI VERI

Se si assume che il volume del provino non vari con la


deformazione (cosa rigorosamente vera solo nel tratto
plastico, nel tratto elastico è solo un’approssimazione
perché il volume, in realtà, aumenta), si può scrivere
che S0L0=SL. Pertanto, ricordando la definizione di sforzo
nominale, si ha:

  1   
F F S0 L
 vero     
S S0 S L0
OSSERVAZIONI E COMMENTI /1

I risultati di una prova di trazione dipendono


fortemente dalla temperatura di prova e dalla velocità
di deformazione imposta.
Solitamente, un aumento di temperatura causa un
aumento della duttilità del materiale (A%, Z% ↑) e una
riduzione della resistenza meccanica (E, Rp02, Rm ↓).
Lo stesso effetto è causato da una riduzione della
velocità di deformazione.
Queste osservazioni non hanno carattere generale.
OSSERVAZIONI E COMMENTI /2
I materiali metallici si deformano grazie al moto di
difetti detti dislocazioni. Tale moto non avviene nella
fase elastica perché lo sforzo non è sufficiente.
Oltre lo snervamento, le dislocazioni riescono a
muoversi e si osserva deformazione plastica. L’aumento
di sforzo che si osserva (incrudimento) è dovuto
all’interazione tra dislocazioni, che ostacolano l’un l’altra
il movimento.
L’apparente diminuzione di sforzo che si osserva dopo il
raggiungimento del carico massimo è un effetto dovuto
alla riduzione localizzata di sezione resistente. Il
materiale, in realtà, non smette mai di incrudirsi
(almeno a temperature non troppo elevate).

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