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Slide Materiali Metallici

Il documento tratta delle proprietà meccaniche dei materiali metallici, concentrandosi sulla prova di trazione e sulla curva σ−ε ingegneristica. Viene descritta la metodologia delle prove meccaniche, le deformazioni elastiche e plastiche, e le proprietà lineari elastiche come il Modulo di Young. Infine, si discutono le modalità di esecuzione della prova di trazione e i vari stati di tensione a cui i materiali possono essere sottoposti.
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Il documento tratta delle proprietà meccaniche dei materiali metallici, concentrandosi sulla prova di trazione e sulla curva σ−ε ingegneristica. Viene descritta la metodologia delle prove meccaniche, le deformazioni elastiche e plastiche, e le proprietà lineari elastiche come il Modulo di Young. Infine, si discutono le modalità di esecuzione della prova di trazione e i vari stati di tensione a cui i materiali possono essere sottoposti.
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1 Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica

Chimica e Materiali Metallici

Proprietà meccaniche
La prova di trazione
A.A. 2011/12

G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 1

Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

Contenuti

1 Generalità sulle prove meccaniche e stati di tensione

2 La prova di trazione e la curva σ−ε ingegneristica

3 Principali proprietà meccaniche misurate

4 La curva σ−ε reale

5 Aspetti metallurgici della rottura (cenni)

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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

LE PROVE MECCANICHE

I COMPONENTI presentano comportamento meccanico diverso a seconda del tipo


di materiale, tipo di sollecitazione, geometria del componente (forma e
dimensioni), condizioni fisiche e chimiche (temperatura, ambiente, velocità di
applicazione del carico ecc)

TIPI DI
SOLLECITAZIONE

• CARICO STATICO
Trazione, compressione,
• CARICO DINAMICO
flessione, taglio, torsione
• CARICO TERMICO

Per valutare la resistenza dei materiali metallici sottoposti ad uno stato di


sforzo vengono eseguite delle misure sperimentali atte a definire le
proprietà meccaniche dei materiali metallici stessi. Tali misure
costituiscono due fondamentali categorie di prove: le prove tecnologiche
(piegatura, prova di imbutitura ecc..) e le prove meccaniche.

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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

LE PROVE MECCANICHE

PROPRIETA’
METODOLOGIA INTRINSECHE (indip. dalla
PROVE MECCANICHE geometria e costanti a parità
STANDARDIZZATA
di condizioni fisiche e
chimiche)

Le prove meccaniche vengono eseguite sui materiali soprattutto dopo il


ciclo di fabbricazione per verificare che le proprietà del materiale siano
quelle prescritte entro i limiti di accettabilità dalle norme unificate

PROVE MECCANICHE MAGGIORMENTE ESEGUITE

• PROVA DI TRAZIONE
• PROVA DI DUREZZA
• PROVA DI RESISTENZA A FATICA
• PROVA DI RESILIENZA
• PROVA DI SCORRIMENTO VISCOSO

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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

DEFORMAZIONE ELASTICA

1. Iniziale 2. Piccolo carico 3. Scarico

bonds
stretch

return to
initial
δ
F
F Linear-
elastic
Elastica significa reversibile!
Non-Linear-
elastic
δ
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

DEFORMAZIONE PLASTICA - METALLI

1. Iniziale 2. Carico 3. Scarico


bonds
stretch planes
& planes still
shear sheared

δplastic
δelastic + plastic
F
F
linear linear
Plastica significa permanente! elastic elastic
δ
δplastic
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

TENSIONE INGEGNERISTICA

• tensione di Trazione, σ: • tensione di Taglio, τ:


Ft Ft F

Area, A Area, A Fs

Fs
F Ft
σ= t F
τ= s F Ft
Ao Ao
Area iniziale
prima del carico Unità di misura della tensione:
N/m2 o lb/in2
N/mm2 (= MPa)
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

COMUNI STATI DI TENSIONE

• Trazione semplice: fune


F F
Ao = cross sectional
Area (when unloaded)
F
σ= σ σ
Ao
• Taglio semplice: albero di trasmissione
M Fs Ao
Ac τ
Fs
τ =
M Ao
2R Nota: τ = M/AcR (in questo caso)
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

COMUNI STATI DI TENSIONE

• Compressione semplice :

Ao

Canyon Bridge, Los Alamos, NM

F Nota: membro della


Balanced Rock, Arches σ= struttura compresso
National Park Ao (σ < 0).

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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

COMUNI STATI DI TENSIONE

• Tensione bi-assiale : • Compressione idrostatica :

Serbatoio in pressione Fish under water

σθ > 0

σz > 0 σ h< 0

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DEFORMAZIONE INGEGNERISTICA

• deformazione di trazione : • Deformazione laterale:


δ/2
−δ
ε = δ Lo εL = L
Lo wo wo
δ/2
δL/2 δL/2
• Deformazione di taglio :
θ/2
La deformazione è
γ = tan θ sempre
π/2 - θ adimensionale.
π/2 θ/2
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LA PROVA DI TRAZIONE – TIPOLOGIA DEI CAMPIONI


ISO 6892-EU2-DIN 50145-UNI 55612- UNI EN ISO 6892:2009
E' una prova meccanica caratterizzata dall'applicazione di una deformazione nella direzione
dell'asse di un provino opportunamente sagomato. Il carico cresce con velocità costante e
prefissata (prova in controllo di deformazione)

Afferraggi

TRATTO
UTILE, L0

Afferraggi

A0 = area sezione Provino normale lungo: L0 = 10 d0


L0 = k A 0 trasversale Ricavo k
Provino normale corto: L0 = 5 d0
d0 = diametro sezione
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

MODALITA’ DELLA PROVA

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MODALITA’ DELLA PROVA

∆L1
t=0
∆L = 0 t = t1
∆L = ∆L1

L0
L

P = carico MISURATO [N]


A0 = sezione iniziale del provino [mm2]
σ = tensione applicata [MPa]
∆L1
L0 = lunghezza iniziale del tratto utile [mm]
L = lunghezza del tratto utile ad un certo istante della prova [mm]
∆L = L-L0= allungamento ad un certo istante [mm]
ε = deformazione percentuale del provino [%]
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

MODALITA’ DELLA PROVA – LA CURVA σ−ε INGEGNERISTICA

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LA CURVA σ−ε INGEGNERISTICA O NOMINALE

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PROPRIETA’ LINEARI ELASTICHE

∆L L − L0
ε= =
P L0 L0
P
σ =
A0

L
σ

Tratto lineare elastico:


σ = E·ε E

ε
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

PROPRIETA’ LINEARI ELASTICHE

• Modulo di Elasticità, E: σ
(noto anche come Modulo di Young) E F
• Legge di Hooke : 1 ε
σ=Eε Linear-
elastic
• Coefficiente di Poisson, ν: εL
ν = − εL
ε
metalli: ν ~ 0.33
ε F
ceramici: ~0.25 -ν simple
polimeri: ~0.40 1 tension
test
Unità:
E: [GPa] o [MPa] o [psi]
ν: adimensionale

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PROPRIETA’ ELASTICHE ED ENERGIA DI LEGAME

• Modulo elastico, E cross


sectional
length, Lo
area Ao
undeformed
Elastic
Modulomodulus
elastico
∆L
F ∆L
deformed F =E
Ao Lo

• E ~ curvatura in ro
Energy

unstretched length
ro E è alto se Eo è alto.
r
smaller Elastic elastico
Minore modulo Modulus

maggiore
larger modulo
Elastic elastico
Modulus
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MODULO DI YOUNG - CONFRONTI

Grafite
Metalli Compositi
Ceramici Polimeri
Leghe /fibre
1200
1000
Semicond.
Eceramici
Diamond
800
600
400 Tungsten
Si carbide
Al oxide Carbon fibers only
> Emetalli
Molybdenum Si nitride
E(GPa) 200
Steel, Ni
Tantalum
Platinum
<111>
Si crystal
CFRE(|| fibers)* >> Epolimeri
Cu alloys <100> Aramid fibers only
100 Zinc, Ti
80 Silver, Gold Glass-soda AFRE(|| fibers)* Based on data in Table B2,
Aluminum Glass fibers only
60
40
Magnesium,
Tin GFRE(|| fibers)* Callister 6e.
Concrete Composite data based on
109 Pa 20 GFRE*
CFRE*
reinforced epoxy with 60 vol%
of aligned
Graphite GFRE( fibers)*
10 carbon (CFRE),
8 CFRE( fibers)*
6 AFRE( fibers)*
aramid (AFRE), or
Polyester glass (GFRE)
4 PET
PS fibers.
PC Epoxy only
2
PP
1 HDPE
0.8
0.6 Wood( grain)
PTFE
0.4

0.2 LDPE

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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

TENSIONE DI SNERVAMENTO (YS)

Tensione alla quale si manifesta una percettibile


deformazione plastica.
when εp = 0.002
tensile stress, σ
σy

engineering strain, ε
εp = 0.002

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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

TENSIONE DI SNERVAMENTO, CASI LIMITE

0.2%
FS
SFORZO LIMITE DI σS =
SNERVAMENTO
A0

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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

TENSIONE DI ROTTURA (TS)

Tensione ingegneristica massima possibile.

TS
engineering
stress

Typical response of a metal

strain
• Metalli: avviene quando inizia una notevole strizione.
• Ceramici: avviene quando inizia la propagazione della
cricca.
• Polimeri: avviene quando le catene polimeriche sono
allineate e in prossimità della rottura
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

RESISTENZA - CONFRONTO

ceramici
1000
Resistenza [MPa]

metalli & leghe


compositi

100

polimeri

10

1.0 Densità [g/cm3] 10.0

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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

RESISTENZA - CONFRONTO

Materials
properties
charts

DataBase

Diagramma
complessivo

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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

RESISTENZA - CONFRONTO

con la chimica posso aumentare lo


snervamento e la resistenza di un
materiale

550 MPa

Alluminio e
Leghe di alluminio:
Range delle proprietà
meccaniche

45 MPa

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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

DUTTILITA’ E ALLUNGAMENTO PERCENTUALE A ROTTURA, An %

Lf − Lo
• Deformazione plastica alla An % = x100
L o allungamento
rottura: percentuale alla rottura
n, può essere 5 o 10, che indica il provino se normale corto o
piccolo An% normale lungo, bisogna sempre specificare il tipo di provino
Tensione di σ che sto usando perchè non posso confrontare allungamenti
trazione (fragile se An%<5%)di provini di tipo diverso
ingegneristica
Ao
dalla curva di trazione Alto An% Lo Af Lf
io posso capire anche
quanto e deformabile il
(duttile se
materiale prima che si An% >5%)
rompa

Deformazione ingegneristica, ε la curva termina in un punto


detto "punto alla rottura" e lì
posso misurare Lf e poi
completare il calcolo
Ao − Af
• Altra misura di duttilità: Z% = x100
Ao

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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

TENACITA’

• Energia necessaria per la rottura dell’unità di volume di


materiale
• Approssimata dall’area sottesa dalla curva tensione-
deformazione
alta resistenza
σ Bassa tenacità (ceramici) sono quelli definiti "materiali fragili"

Tensione di Alta tenacità


trazione (metalli, PMCs)
ingegneristica Bassa tenacità-
polimeri
non rinforzati
It > grandezza= [MPa]= N/mm2= N
mm/mm3= mJ/mm3 (millijoule su millimetri
cubi)
Deformazione ingegneristica,ε
a-dimensionale allungamento alla rottura
va a rispondere alla domanda:

IT = σ R ⋅ A n = IAn
quanta energia può assorbire per
quanta energia è in grado di assorbire il materiale,
unità di volume prima di rompersi?
sia in termini di deformabilita che allungamento,
indice di tenacità prima di rompersi
tensione di rottura (MPa)
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

GRANDEZZE RICAVABILI DALLA PROVA

MODULO DI YOUNG E
FS
SFORZO LIMITE DI σS =
SNERVAMENTO
A0
Fmax
CARICO UNITARIO DI σ max = σ R =
ROTTURA A0

L f − L0
ALLUNGAMENTO
PERCENTUALE An% = ⋅ 100
L0 DIP. DA FORMA E
DIMENSIONI DEL
PROVINO
A 0 − A min
STRIZIONE Z% = ⋅ 100
PERCENTUALE
A0
INDICE DI
FORMABILITA’

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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

GRANDEZZE RICAVABILI DALLA PROVA


2
quanta energia viene assorbita(SOLO IN εs 1 σs
CAMPO ELASTICO DEL MATERIALE)
ELASTICITA’ Le = σ ⋅ dε =
0 2 E
Def: capacità di un
materiale metallico di
TENACITA’ IT = σ R ⋅ A n = IAn immagazzinare
energia nel campo
elasto-plastico senza
arrivare a rottura
Acciaio per molle
ad elevato C

IT ≈ 2/3·R·Αn

Acciaio da costruzione
a medio C

IT ≈ R·Αn

ε
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

EFFETTO DELLA TEMPERATURA

cosa cambia se faccio la prova di


trazione a temperatura più alta? cala il
modulo di Young, e oppone meno
resistenza (è più deformabile), quindi
per modellarlo applico meno forza

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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

TENSIONI E DEFORMAZIONI REALI – LA CURVA σ−ε REALE

Curva di
σ flusso
σ vera =
P
plastico
A
in realtà la mia è
l
una curva
monotona
crescente

P
Il materiale
σ = mentre deformo il materiale,
il materiale aumenta la sua
A0 tensione, cioè, mentre lo
continua ad deformo il mio materiale si
incrudirsi, lo rafforza ("si incrudisce")
sforzo reale
richiesto per
un’ulteriore un modo per rendere più resistente un materiale
deformazione metallico perciò è deformarlo
deve
continuamente ∆L L − L0
aumentare ε= =
L0 L0
L
dL L ε
ε vera = = ln
L0
L L0
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

HARDENING

aumento in σy dovuto alla deformazione plastica

σ
alto ‘hardening’
σy incrudimento: rafforzamento per modellazione plastica
1
σy piccolo ‘hardening’
0
Ri-carico
sacrico

ε
Curva che fitta la risposta tensione-deformazione reali:
coefficente di resistenza Esponente di incrudimento: indica di quanto si
rafforza il mio

( )n
σT = C εT n=0.15 (alcuni acciai) materiale ogni volta
che lo schiaccio
n= 0.5 (alcune leghe di rame)
tensione“vera” (F/A) deformazione“vera” : ln(L/L0)

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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

MODALITA’ DI FRATTURA

ROTTURA FRAGILE ROTTURA DUTTILE

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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

MATERIALE FRAGILE

il punto di rottura di alcuni materiali viene prima del punto massimo e dello snervamento,
come i materiali metallici, che si rompono quasi subito dopo lo snervamento, cioè non
fanno nemmeno in tempo a modellarsi(per questo sono spesso indicati come materiali
fragili)

σ
La
deformazione
plastica è
nulla o ridotta,
viene a
mancare il
fenomeno
della strizione

ε
i materiali fragili hanno spesso superfici lucide

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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

SUPERFICI DI FRATTURA FRAGILE

• Intergranulare • Intragranulare
(tra i grani) (all’interno dei grani)

304 S. Steel 316 S. Steel


(metal) (metal)

160µm
4 mm

Polypropylene Al Oxide
(polymer) (ceramic)

3µm
1 mm

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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

ROTTURA DUTTILE

ROTTURA NELLA
ZONA DI STRIZIONE NO
n = εr ,u

Es:in un’operazione di
profondo stampaggio a
freddo il materiale deve
avere un alto valore del
coefficiente di
incrudimento n

Lf F ⋅ dL εf
La = = σr ⋅ dεr
Alta energia di
deformazione per unità
di volume 0 V 0

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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

ESEMPIO: ROTTURA DI UNA TUBAZIONE

NO
• Frattura duttile :
--un solo pezzo
--elevata
deformazione

• Frattura fragile:
--molti pezzi
--piccola
deformazione

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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

FRATTURA MODERATAMENTE DUTTILE

Evoluzione alla frattura:


void void growth shearing
necking fracture
nucleation and linkage at surface
σ
inizio ad applicare
una forza
monoassiale
si formano delle cavità tra il mio materiale e delle cavità interne, che vanno ad espandersi e
a unirsi dentro il materiale, formando una cavità ancora più ampia.

superficie 50µµm
50 m
di frattura
risultante
(acciaio)
100 µm
particelle la superficie, una volta che il materiale si Fracture surface of tire cord wire
rompe non sarà più lucido, ma sarà loaded in tension. Courtesy of F.
fanno da siti di Roehrig, CC Technologies,
opaco, con anche "fossette" al suo
nucleazione dei interno, dovute appunto agli spazi che si
Dublin, OH. Used with
permission.
microvuoti. erano formati al loro interno 4
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

ESERCIZIO
Un provino cilindrico di alluminio, di diametro pari a 12.8 mm, con tratto utile di 50.800 mm, è sottoposto a carico di trazione. Il
diametro della sezione di rottura è di 6.4 mm. Impiegando i dati di tensione deformazione nominali e il corrispondente diagramma
sotto riportati si svolgano i seguenti punti:
A- Si calcoli il modulo elastico.
b- Si determini il carico di snervamento relativo a una deformazione dello 0.2%.
c- Si determini il carico di rottura della lega.
D- Si calcoli l’entità del carico necessario a produrre un allungamento di 0.2 mm
E- Si valuti approssimativamente la duttilità come allungamento percentuale.
F- Si valuti approssimativamente la duttilità come strizione percentuale.
G- Si valuti il numero di durezza Brinell atteso.

400
ε σ (MPa)
0 0
350
0.001004 56.99206
0.002008 117.4052
300
0.002992 179.6066
0.003996 236.3654
250
0.005 267.4662
σ (MPa)

0.01 298.5669
200
0.02 321.1149
150
0.04 348.328
0.06 359.2133
100
0.08 367.766
0.1 369.321
50 0.12 358.4358
0.135 348.328
0 0.15 331.2226
0 0.01 0.02 0.03 0.04 0.05 0.06 0.07 0.08 0.09 0.1 0.11 0.12 0.13 0.14 0.15 0.16 0.17 0.18 0.165 283.0165
ε

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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura

ESERCIZIO

400

350

300

250
σ (MPa)

200

150

100

50

0
0 0.01 0.02 0.03 0.04 0.05 0.06 0.07 0.08 0.09 0.1 0.11 0.12 0.13 0.14 0.15 0.16 0.17 0.18

ε
Ε= 56769 [MPa]
σs = 280 [MPa]
σR = 370 [MPa]
Soluzione F= 28.745 [kN]
A% = 16.5%
Z% = 75%
HB = 113 [kg/mm2]

G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG


1 Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica

Chimica e Materiali Metallici

Proprietà meccaniche
Resilienza
A.A. 2011/12

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Generalità: tenacità dei materiali La prova di resilienza Temperatura di transizione La Prova Charpy strumentata

Contenuti

1 Generalità sull’importanza della tenacità

2 La prova di resilienza

3 La temperatura di transizione duttile/fragile

4 La prova Charpy strumentata

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Generalità: tenacità dei materiali La prova di resilienza Temperatura di transizione La Prova Charpy strumentata

GENERALITA’: LA TRANSIZIONE DUTTILE FRAGILE

Durante la Seconda Guerra Mondiale, furono costruite numerose navi da trasporto


(le navi della libertà). Le tradizionali strutture rivettate furono abbandonate in favore
di quelle saldate grazie alla maggiore velocità di produzione. Delle oltre 4000 navi
fratture
costruite, circa 24 hanno avuto serie cricche, e circa 12 si sono rotte a metà nelle
fredde acque del Nord Atlantico. Le rotture furono di tipo fragile, anche se il
materiale aveva comportamento duttile alla temperatura ambiente in prove di
trazione e di resilienza. Le ricerche riguardo le cause del problema gettarono luce
sulla transizione duttile-fragile e portarono alla scelta e produzione di acciai che
garantissero energie d’impatto alle basse temperature.
effetto: ci si è iniziati a chiedere i diversi comportamenti dei materiali in determinate
tra le cause del disastro: temperature troppo basse situazioni di contorno(es. temperature più basse della temp. ambiente)
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con la prova di resilienza si va ad indagare come cambiano i comportamenti dei materiali, come varia la loro deformazione la loro duttilità a
seconda del cambiamento delle loro situazioni d'intorno

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GENERALITA’: LA TRANSIZIONE DUTTILE FRAGILE

Il comportamento a rottura di un materiale dipende da molti


fattori. In particolare contribuiscono alla rottura fragile:
• stato di tensione triassiale (ES: in prossimità di un intaglio)
• bassa temperatura
es: cm al minuto invece di mm al minuto
• alta velocità di deformazione (un materiale che si rompe
duttilmente in una prova di trazione, può rompersi fragilmente
in una prova di impatto)

La saldatura è un punto di debolezza della struttura: tensioni


residue, effetto d’intaglio ...

Le strutture saldate non sono state abbandonate; si sono


sviluppate tecniche di saldatura e di progettazione atte a
garantirne l’affidabilità.
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VELOCITA’ DI CARICO E ROTTURA FRAGILE

σ tensile stress: tensione di rottura


TS
porre il materiale in modo impulsivo
σy larger ε
• Aumentando la velocità di carico...
--aumenta σy e TS TS
--diminuisce An % σy smaller ε
se aumento la velocità di deformazione
del mio materiale, il materiale tende ad
ε
essere molto fragile

sample (Charpy)
mazza con forma a cuneo, che viene fatta alzare e cadere verso il provino, che viene rotto, per determinare l'energia assorbita dal provino
all'impatto
• Carico ad impatto:
--test molto severo
--più fragile
--minore tenacità
final height initial height

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LA PROVA DI RESILIENZA CHARPY

le dimensioni del provino sono decise da normative

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Generalità: tenacità dei materiali La prova di resilienza Temperatura di transizione La Prova Charpy strumentata

DESCRIZIONE DELLA PROVA E DEFINIZIONE DI RESILIENZA

La prova viene eseguita in genere con il pendolo di Charpy (vedi diapositiva precedente). La
massa battente viene posta ad un'altezza H da cui cade rompendo la provetta e risalendo
dalla parte opposta ad un'altezza h.
Se la massa battente ha un peso P la differenza L = P(H-h) rappresenta l'energia assorbita
dalla provetta che riferita alla sezione minima (S) (misurata in cm2 prima della prova) della
provetta intagliata esprime il valore della resilienza (K).

h = R - R cos α = R ( 1-cos α)
L = P [H - R (1-cos α)]

K = P [H – R (1-cos α)] / S

I fattori caratterizzanti questa prova sono :


- la provetta ha forma unificata
- la prova può essere fatta a bassa temperatura
- il carico viene applicato dinamicamente con massa battente sagomata a coltello

RESILIENZA, K: resistenza a flessione per urto, o lavoro di rottura riferito alla sezione
iniziale della provetta in corrispondenza del piano di simmetria longitudinale
dell’intaglio
Resilienza = energia assorbita / area sezione minima della provetta (J/cm2)

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DESCRIZIONE DELLA PROVA E DEFINIZIONE DI RESILIENZA

I risultati che si ottengono dalla prova NON


sono grandezze intrinseche del materiale e
non sono quindi utilizzabili nella
progettazione. I risultati che si ottengono
sono fortemente dipendenti dalle modalità di
prova, dalla grandezza che si misura ecc.
Inoltre vi è l’impossibilità di misurare le
componenti dello stato triassiale di tensione.

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ALTRE GRANDEZZE MISURABILI DALLA PROVA

La prova permette di mettere in evidenza in laboratorio la transizione duttile-fragile nel


comportamento dei materiali, nello stesso intervallo di temperatura spesso riscontrabile
nelle strutture in esercizio (vedi diapositiva seguente)

Grandezze ricavabili dalla prova:


prendo uno dei lembi del mio provino rotto e vedo le superfici ,
• Resilienza (K o KV per indicare il tipo di provino) se sono costituite da piani, allora appariranno in piani (gradini)
cristallinità = percentuale di superficie lucente
• cristallinità (percentuale di superficie di rottura che ha aspetto cristallino) appare luminosa

• contrazione trasversale (che il provino subisce in corrispondenza al fondo intaglio)

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CURVE DI RESILIENZA E TRANSIZIONE FRATTURA DUTTILE -FRAGILE

All'abbassarsi della temperatura di prova si può individuare il campo


entro cui un materiale (acciaio) BCC passa da una frattura duttile ad
una fragile. In tal modo si può individuare la minima temperatura al di
sopra della quale un acciaio mantiene un comportamento duttile. Tale
temperatura viene chiamata Temperatura di transizione.

Per meglio definire tale temperatura risulta utile diagrammare la %


della superficie di frattura che presenta fragilità; si definisce
temperatura di transizione rispetto alla superficie di frattura
(FATT) quel valore di temperatura di prova per il quale si osserva un
50% di superficie fragile.

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CURVE DI RESILIENZA E TRANSIZIONE FRATTURA DUTTILE -FRAGILE

materiale fragile. si rompe di schianto


materiale duttile: si vede la deformazione prima che si arrivi alla rottura

grossa contrazione ma bassa cristallinità, valore di


resilienza alto, materiale duttile
voglio trovare la temperatura
che mi permette di dire che il
materiale è duttile

scendo di temperatura,
iniziano a formarsi zone di
cristallinità, valuto la sua
contrazione(si riduce), sta
diventando un materiale
meno duttile e più fragile

andamento ad S

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CURVE DI RESILIENZA E TRANSIZIONE FRATTURA DUTTILE -FRAGILE

La Temperatura di transizione indica, nella pratica, il valore della temperatura al di


sotto della quale è certamente pericoloso utilizzare il materiale.

resilienza
k

Intervallo di transizione
si passa da un comportamento duttile ad un
comportamento fragile

T temperatura

L’intervallo di transizione dipende da:


• forma e dimensioni dell’intaglio
• dimensioni del provino
• velocità dell’urto
• criterio adottato per rilevare la curva di transizione

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TRANSIZIONE FRATTURA DUTTILE – FRAGILE: EFFETTO DEL RETICOLO CRISTALLINO

UN MODO PER TROVARE LA TEMPERATURA:

cfc e ccc si differenziano per la


disposizione di alcuni atomi, nella CFC
cfc c'è un atomo centrale in ogni cubica a facce centrate: rappresentazione
faccia, nella ccc ci sono deglia tomi elementare
che sono centrali nella struttura
CFC: disposizione degli atomi nei materiali metallici
nei materiali metallici gli atomi tendono ad avere 2 tipi di
sistemazioni

CCC cubica a corpo


centrato: cella unitaria In corrispondenza dei 27 j più o
che rappresenta la meno si ha il punto di transizione da
struttura di certi duttile a fragile (andando in giù)
materiali metallici che
nanno una certa
periodicita

a seconda della configurazione dei materiali(cfc o ccc) le curve sono diverse


(temperatura di transizione da duttile a fragile)

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TRANSIZIONE FRATTURA DUTTILE – FRAGILE: EFFETTO DEGLI ELEMENTI IN LEGA (CARBONIO)

C= carbonio, il resto è ferro


temp transizione: -55°

al variare dell'elemento secondario


(carbonio) il comportamento dei miei
materiali cambia drasticamente

temp transizione: 0°

temp. transizioni :
120 °

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TRANSIZIONE FRATTURA DUTTILE – FRAGILE: EFFETTO DELL’AFFINAMENTO DEL GRANO

Grani: cristalli, con dimensioni che raggiungono anche i mm, quindi visibili ad occhio nudo
i materiali metallici sono formati da cristalli, che prendono proprio il nome di grani

attraverso
determinati processi,
si possono
rimpicciolire le
dimensione dei grani
e quindi si possono
spostare le curve a
sx, quindi il valore di
transizione
duttile-fragile si
abbassa che è
meglio, e i valori
intrinsechi
aumentano

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STRATEGIA DI PROGETTAZIONE: STARE SOPRA DBTT

• Pre-WWII: Il Titanic • WWII: Le navi della libertà

• Problema: Si è usato un tipo di acciaio con una DBTT ~ T ambiente

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QUALE ACCIAIO USERESTI, A O B?

A
k
B

-20 20 T

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Generalità: tenacità dei materiali La prova di resilienza Temperatura di transizione La Prova Charpy strumentata

CONSIDERAZIONI GENERALI

I risultati della prova possono variare considerevolmente in particolare


nell’intervallo di transizione a causa di:
• variazioni locali dell’acciaio
• impossibilità di ottenere intagli perfettamente uguali (sono critiche
forma e profondità dell’intaglio)
• variabile posizionamento del provino sulla macchina

Vantaggi:
• prova semplice
• Temperatura variabile
• confronto il comportamento del materiale soggetto a diversi
trattamenti, confronto materiali diversi. Controllo di qualità.

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Generalità: tenacità dei materiali La prova di resilienza Temperatura di transizione La Prova Charpy strumentata

LA PROVA CHARPY STRUMENTATA

punto in cui avviene la prima frattura Si ricava:


• energia richiesta per innescare la
frattura
• energia di propagazione della frattura
• carico allo snervamento, massimo e
alla rottura

Assumendo costante la velocità del pendolo durante l’impatto:


t v0 = velocità iniziale all’impatto
E' = v 0 P ⋅ dt P = carico istantaneo
0 t = tempo

Poiché in realtà v diminuisce all’aumentare del carico si assume:

E0 = energia iniziale del pendolo


Et = E' (1 − α) α = E' / 4E0
Et = energia totale alla frattura

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1 Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica

Chimica e Materiali Metallici

Proprietà meccaniche
La prova di durezza
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Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali

Contenuti

1 Concetto tecnologico di durezza

2 Durezza Brinell, Vickers, Rockwell

3 Microdurezza

4 Regole generali

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Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali

DUREZZA: CONCETTO TECNOLOGICO

La durezza di un materiale è generalmente definita come resistenza che esso


oppone alla penetrazione di un altro corpo di durezza maggiore e di definita
geometria, al quale è applicato lentamente un determinato carico nella direzione
perpendicolare alla superficie da esaminare.
a quanto il mio materiale resiste penetrato da un corpo più duro
durezza di un materiale = resistenza che esso offre alla penetrazione di un
altro corpo più duro
Materiali metallici: durezza = resistenza alla deformazione plastica
permanente (correlabile empiricamente al carico di rottura)

Materiali fragili (concetto mineralogico): durezza = resistenza alla scalfittura


PROVA DI DUREZZA
• prova semplice e rapida, di tipo “non distruttivo”

• utile per il controllo della struttura (e quindi proprietà meccaniche)


• controllo della produzione e qualità del prodotto
è una prova che non compromette il mio materiale che può essere rimesso in uso una volta ultimata la prova, perchè
non lascia segni sul materiale, e posso controllare la qualità del prodotto
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Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali

DUREZZA: CONCETTO TECNOLOGICO

• Resistenza all’indentatura permanente della superficie


• Alta durezza significa:
resistenza alla deformazione plastica o alla rottura in
compressione.
migliore resistenza ad usura.
vado ad analizzare
l'impronta lasciata durante
apply known force measure size il test per trarre i miei
e.g., (1 to 1000g) of indent after risultati
10mm sphere removing load

Smaller indents
D d mean larger
hardness.

most brasses easy to machine cutting nitrided


plastics Al alloys steels file hard tools steels diamond

increasing hardness

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Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali

DUREZZA BRINELL

Generalmente per 30
secondi
metodo standard più usato
Diametro sfera
Penetratore
F forza applicata

F F F
p
BHN = = =
S π ⋅ D ⋅ p π D ⋅ (D − D2 − d2 )
profondità della mia calotta
2
Diametro
dell’impronta
Area della superficie
D dell’impronta
diametro della mia impronta, che io vado a
misurare direttamente sul materiale

OSS: il valore ottenuto dipende dalla modalità dell’esecuzione (durata, carico, diametro sfera ecc…)

Errore principale Misura del diametro (d) dell’impronta molto piccola

(si trascura il ritorno elastico)

BH = 3 ⋅ σ R = 3 ⋅ R VALIDITà DELLA PROVA: 0,25<d/D<0,5

9.8
deve essere Simboli utilizzati per indicare il
diviso per 9.8
carico di rottura di un materiale

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Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali

DUREZZA BRINELL

BH = 3 ⋅ σ R = 3 ⋅ R
9.8

ES: SIGMAr=600MPa
HB=183,673
HB=184 HB(unità di misura)

GUARDARE FOTO 14/10

Si indica con: HB D/carico/tempo (ES: 100 HB 10/500/30)

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Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali

DUREZZA VICKERS
foto su galleria con
disegno mancante

Da 1 a 120 Kg in
relazione alla
durezza del metallo

F
VHN = 1,854
d2 media delle diagonali della mia impronta, se il mio
Carico/area penetratore è una punto l'impronta non sarà più un cerchio,
superficie impronta ma un quadrato
Diagonale media Errori di lettura
dell’impronta

materiale più duro al mondo


penetratore = piramide di diamante a base quadrata

Si indica con: HVcarico/ tempo. Esempio: HV30/20

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Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali

VALORI TIPICI PER ALCUNI MATERIALI

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Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali

DUREZZA ROCKWELL

di gran lunga la più eseguita si va a misurare la profondità invece che la larghezza della mia
impronta
• Facilità e rapidità di esecuzione
• Elevata capacità di diversificare acciai con durezza di poco differente
• Piccole dimensioni dell’impronta (pezzi finiti)
• Possibilità di automatizzazione
• Assenza di misure ottiche
è lo strumento stesso a darci il valore che cerchiamo, quindi la misurazione
può essere automatizzata.
inoltre non ho nemmeno bisogno che la superficie del mio materiale sia levigata
DEFINIZIONE = misura della profondità a cui si porta un opportuno penetratore compresso
con un carico costante

OSS: durante la prova si applica inizialmente un precarico di 10 Kg (nessuna necessità di


accuratezza superficiale)

inoltre con il metodo rockwell si possono individuare 3 scale diverse a seconda del peso del carico usato o del tipo di
a seconda del tipo di penetratore e del carico utilizzato
penetratore usato

scala A scala B scala C


durezza Rockwell A durezza Rockwell B durezza Rockwell C
HRA HRB HRC
le migliori: B e C
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Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali

MODALITA’ DELLA PROVA

Consiste nel misurare la differenza di profondità di un'impronta realizzata con due


carichi diversi (F0,F1), adoperando i seguenti penetratori:
per Rockwell A e B
a) cono di diamante (penetratore Brale) con angolo al vertice di 120 e raggio di
raccordo di 0,2 mm
per Rockwell C
b) sfera di acciaio temprato con durezza non inferiore a 850 HV e diametri 1/16;
1/8; 1/4; 1/2 pollice.
foto 17/10
La metodologia esecutiva è la seguente:
1) si applica il carico F0 ottenendo la penetrazione I0, la cui quota si assume quale
riferimento per la misura successiva

2) si applica il carico F1 che, sommato al precedente, porta la profondità a quota I1

3) dopo un periodo di assestamento, si annulla F1 ed il penetratore, per la reazione


elastica del materiale, si porta alla quota I2. La differenza I2 - I0 esprime la durezza
Rockwell. è lo strumento stesso a darmi il valore!! più è grande questa differenza più il mio
materiale non è dura
Il risultato della prova viene espresso da un numero (misura) seguito da HR e dalla
lettera che indica la scala.

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Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali

DUROMETRO
in questo schermo si riescono a vedere le impronte ingrandite,
e con un righello calibrato nello stesso rodine di grandezza del
livello di ingrandimento, posso misurare le mie impronte
Durometro
universale per leva per applicare i carichi

prove di
durezza
Brinell, Vickers
provino
e Rockwell

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Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali

MICRODUREZZA

Problemi di durezza su piccole aree (gradiente di durezza su acciaio


cementato, durezza su un costituente strutturale di una lega, denti di un
ingranaggio da orologio) non useremo carichi in chili ma in grammi

microdurezza Vickers microdurezza Knoop


penetratore piramidale a base
stessa formula di prima, ma i romboidale
carichi sono nell'ordine dei grammi

F F
KHN = = 14.2 2
Ap d
Penetratore a forma di piramide Lunghezza
di diamante (impronta Area della proiezione diagonale maggiore
romboedrica con rapporto della superficie
diagonali 7 a 1) dell’impronta sulla
superficie metallica

OSS: si usano carichi piccoli quindi è necessaria una elevata finitura


superficiale
NB: il carico si misura in Kgf 12
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Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali

MICRODUROMETRO

impronta nell'ordine
dei micron, e per
questo la superficie
del materiale deve
essere
perfettamente liscia
e levigata

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Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali

TABELLA RIASSUNTIVA

NO

Scala più estesa


Acciaio temprato

Acciaio dolce

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Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali

REGOLE GENERALI SA SEGUIRE

- spessore dei pezzi deve essere dieci volte la profondità


prevista per l'impronta
- distanza tra impronta ed impronta e dal bordo del
campione pari a 2,5 - 3 diametri dell'impronta
- i risultati della prova sono influenzati dalla curvatura
della superficie del campione, per cui esistono delle
per questo si cerca che il penetratore sia perlomeno perfettamente
tabelle di conversione perpendicolare rispetto alla superficie del materiale
- la superficie di prova deve essere smerigliata e normale
alla traiettoria del penetratore che non deve durante la
misura determinare alcun spostamento.

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Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali

TABELLE DI CONVERSIONE

16

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1° Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica

Chimica e Materiali Metallici

I metalli allo stato solido

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Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

Contenuti

1 Aspetti introduttivi

2 I reticoli cristallini

3 Allotropia e polimorfismo

4 I siti interstiziali

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Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

I LEGAMI ATOMICI

anche la temperatura di fusione dei materiali è spiegabile con il tipo di legame


che lega le molecole del materiale (più è alo il materiale, più energia servirà
per spezzarlo

il legame più forte

IONICO 625 - 1550

COVALENTE 520 - 1250

KJ/mole
METALLICO 100 - 180

VAN der WAALS < 40

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Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

IL LEGAME METALLICO

Gli atomi metallici presentano gli elettroni di valenza in


posizione molto esterna rispetto al nucleo (orbitali allargati)

"gas elettronico"
gli atomi si posizionano in posizioni specifici, e cedono un elettrone, i solito il più
lontano. cedendo questo elettrone, l'atomo non è più neutro e l'atomo diventa
uno ione positivo
i materiali metallici sono formati
da grani, che in metallurgia sono
chiamati grani, o cristalli
cristalli: gli atomi sono posti in
posizioni ben precise, che
seguono schemi specifici,
chiamati reticoli cristallini se uno ione, si spostasse
troppo verso un altro ione,
verrebbe troppo influenzato
dallo ione a cui si avvicina,
facendo sì che lo ione torni alla
sua posizione originale

il reticolo può cambiare forma è


dimensione, non è sempre un energia da 100 a 180 kj/mole
cubo infatti

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Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

LE PROPRIETA’ DELLO STATO METALLICO

• Alta resistenza meccanica


• Facilità di deformazione plastica (lavorabili, allungabili, ecc.)
• Saldabilità
• Buoni conduttori termici ed elettrici
• Opachi
• Lucenti
• Pesanti
• Temperatura di fusione ben definita
• Solubilità relativa tra loro
• Possibilità di diffusione
• Corrodibili per azione elettrochimica

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Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

DISTRIBUZIONE ORDINATA DEGLI ATOMI IN UN PIANO

Gli ioni metallici si distribuiscono


secondo una disposizione ordinata
gli ioni possono essere visti come sfere
rigide impenetrabili

le sfere possono essere distribuite secondo 3


tipo di organizzazione, a quadrato o a
esagono
la organizzazione esagonale è più compatta
(uso più sfere per uno spazio rispetto ad
una organizzazione quadrata

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Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

IL RETICOLO CUBICO SEMPLICE

2 layer

1 layer

CS: simple cube non ci sono materiali metallici con questo tipo di reticolo cristallino

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Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

IL RETICOLO CUBICO A CORPO CENTRATO

CCS( IN INGLESE BCC= body centered cube)

1 e 2 layer sono posti uno sfalsato all'altro

ci sono metalli che hanno questa configurazione

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Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

IL RETICOLO ESAGONALE COMPATTO

EC(in inglese HCP: hexagonal close packed)

con due livelli esagonali: la struttura ottenuta la chiamerò esagonale


semplice)

materiali con questa composizione: magnesio, berillio(?)

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Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

IL RETICOLO CUBICO A FACCE CENTRATE

c'è un nodo anche al centro di ogni


(in inglese: FCC: face centered cube) faccia del cubo
il 3 strato non corrisponde né al 1
strato, né al secondo, ma il 4
corrisponde all'1

ALTRI TIPI DI RETICOLO: FOTO 21/10


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Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

ALTRI TIPI DI RETICOLO

Reticoli (celle) semplici

14 reticoli di Bravais

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Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

I RETICOLI DEI PRINCIPALI METALLI

Struttura cubica Struttura cubica


a corpo centrato a facce centrate
(CCC) (CFC)
CROMO
Ba, Cr,
FERRO Struttura esagonale Al, Ag, Au,
Fe-α, Fe-δ compatta Cu, Fe-γ,
Li, Mo, Nb, (HCP) Ni, Pb, Pt
Ta, V, W, Zr
Be, Co,
+TITANIO-B(BETA) Mg, Ti, Zn

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Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

RELAZIONE TRA RAGGI ATOMICI E PARAMETRI RETICOLARI

a0 a0
a0
CS le sfere si toccano sulle diagonali delle 6 facce
CCC
CFC
le sfere si toccano sulla diagonale del cubo

r A0= lunghezza della cella semplice

Nelle strutture CS a 0 = 2r

4r
Nelle strutture CFC a0 =
2
4r
Nelle strutture CCC a0 =
3
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Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

NUMERO DI ATOMI PER CELLA UNITARIA

1 nodo vertici
CS ⋅ ⋅ 8⋅ = 1 nodo/cella
8 vertice cella

1
CCC (8vertici ) ⋅ + 1 = 2 nodi/cella
8

CFC (8vertici ) ⋅ 1 + (6 facce) ⋅ 1 = 4 nodi/cella


8 2

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NUMERO DI COORDINAZIONE: numero di atomi che toccano un altro atomo il numero dei vicini più prossimo. Coordinazione nelle celle unitarie SC e BCC:
in SC6 atomi toccano ogni atomo in BCC gli otto atomi al vertice toccano l'atomo al centro
Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

COMPORTAMENTO ALLOTROPICO

ferro-alfa Fe ferro-gamma= ferro puro


Fe-α
CCC Fe-γ CFC
Fe-δ
ferro-delta

ferro-alfa e ferro-delta si differenziano per


Alcuni metalli come Fe, Co, Sn, Mn, Cr, Ti
possono presentare differenti reticoli cristallini
Ogni reticolo cristallino esiste fenomeno chiamato: allotropia o polimorfismo
in un ben definito intervallo di temperatura:
il passaggio da un reticolo ad un altro avviene
ad una temperatura precisa
Le proprietà del materiale
(densità, caratteristiche elettriche e magnetiche, solubilità,..)
variano al variare del reticolo.
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Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

COMPORTAMENTO POLIMORFO DEL FERRO

Fe-liq Fe-δ Fe-γ Fe-α


1536°C 1392°C 911°C
cubica a corpo centrato cubica a facce centrate cubica a corpo centrato

Fe-δ Fe-γ Fe-α

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Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

COMPORTAMENTO POLIMORFO DEL FERRO

l'energia libera dell'atomo si può calcolare


posso scrivere la formula che mi conoscendo tutte le sue informazioni
G calcola a quantità di energia libera
CCC di un sistema CFC (curva verde)

CFC

energia libera associata al ferro, nella


le curve si intersecano in momenti in cui ho
transizioni di fase configurazione liquida
CCC

911 curva più bassa per


l'intervallo da 911 a 1392 1392 1536 T (°C)

Fe-α Fe-γ Fe-δ Fe-liq


911°C 1392°C 1536°C

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Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

VUOTI NEL RETICOLO CRISTALLINO

Tra gli atomi delle varie strutture


esistono dei vuoti
che sono chiamati siti interstiziali.

Questi siti possono essere


(parzialmente) occupati da:
- impurezze,qualcosa che voglio eliminare, magari perché voglio mantenere un materiale puro
- atomi di elementi in lega

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Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

SITI INTERSTIZIALI NEI RETICOLI CCC

SITI INTERSTIZIALI
SITI OTTAEDRICI: sia nel cubo a corpo centrato che nel cubo a facce centrate

Il centro è in ciascuna
delle sei facce comuni
a due celle ed a metà
di ciascuno dei dodici spigoli
comuni a quattro reticoli

• In totale sono quindi: 6 + 12 = 6


2 4

• Il raggio utile vale pertanto:

a0 − 2 a0
3 Sito ottaedrico
δ a0 − 2ri 4 = 0.134a0 = 0.067a distorto
ru = = = 0
2 2 2 2 0.154 r

Fe-α : 0.19 Å
Esempio: Fe-α
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Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

SITI INTERSTIZIALI NEI RETICOLI CCC

SITI TETRAEDRICI: sia nel cubo a corpo centrato che nel cubo a facce centrate
Il centro è a metà distanza tra
due centri ottaedrici.
Sono complessivamente 12:
quattro per ciascuna faccia che
è comune a due celle
affacciate.

Raggio utile:

5
ru = a 0 ⋅ − ri = 0.127 a0
4
Sito tetraedrico
0.29 r

Fe-α : 0.36 Å
Esempio: Fe-α
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Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

SITI INTERSTIZIALI NEI RETICOLI CFC

SITI OTTAEDRICI

Possiedono il centro
in corrispondenza del centro
del cubo ed a metà
di ciascuno spigolo.

•In totale sono quindi 4.


•Il raggio utile vale:
2
a 0 − 2a 0
δ a 0 − 2 ri 4 = 0.294a 0 = 0.147 a 0
ru = = =
2 2 2 2

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Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali

SITI INTERSTIZIALI NEI RETICOLI CFC

SITI TETRAEDRICI

Il centro corrisponde
al centro degli otto piccoli cubi
in cui si può suddividere
la cella unitaria.

• Sono pertanto 8
• Raggio utile:

3
ru = a 0 ⋅ − ri = 0.08a0
4

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1° Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica

Chimica e Materiali Metallici

Difetti cristallini

A.A. 2011/12

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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

Contenuti

1 Generalità sui difetti

2 Difetti puntiformi

3 Difetti planari

4 Difetti lineari

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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

I RETICOLI CRISTALLINI

Struttura cubica
a corpo centrato Struttura esagonale Struttura cubica
(CCC) compatta a facce centrate
(HCP) (CFC)

Presenza di difetti:
puntiformi, lineari, planari
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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

I DIFETTI PUNTIFORMI

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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

LE VACANZE

• Vacanze:
- siti atomici vacanti.
Vacanc
distortion
of planes

• Auto-interstiziali:
- atomi “extra" posizionati tra i siti interstiziali.

self-
distortion interstitial
of planes

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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

LE VACANZE

Le Vacanze possono essere create

• PER DEFORMAZIONE PLASTICA


• PER IRRAGGIAMENTO DI PARTICELLE
CON SORGENTI AD ALTA ENERGIA,

• PER SEMPLICE EFFETTO


DELLA TEMPERATURA

Concentrazione di vacanze
nell’Alluminio in funzione
della temperatura
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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

LE VACANZE

La variazione di energia libera per la formazione delle


vacanze è data dalla relazione:
G = nv Gf/NA- T S

Un cristallo perfetto non è mai in


equilibrio termodinamico
G = variazione di energia libera
nv = numero difetti (vacanze o interstiziali)
Gf = energia di formazione del difetto
NA = numero di Avogadro

Alle condizioni di equilibrio ( G minimo) si avrà:


n eq = nt e - Gf /RT

neq = frazione di difetti all'equilibrio per cm3


nt = numero totale di atomi per cm3
R = 8,31 J/mole K
Gf = energia richiesta per rimuovere una vacanza,
espressa in J/mole
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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

LE VACANZE E GLI AUTO-INTERSTIZIALI

Gf auto-interstiziale ≈ 2÷4 Gf vacanza


neq per gli auto-interstiziali è molto più basso rispetto
a quello per le vacanze

in generale, a 20°C, il numero degli auto-interstiziali


è 1050 volte minore di quello delle vacanze
Cu 300 800 1300 K
10 -67 10 -25 10 -15

Gf auto-interst. è elevato perché il volume dei siti interstiziali è


minore del volume degli atomi che tendono a produrre grandi
distorsioni attorno al difetto.
Gf vale: ≈ 1 eV per FCC ≈ 3 eV per BCC
(1 eV = 23053 calorie per mole di particelle)
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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

I DIFETTI PUNTIFORMI E SOLUZIONI SOLIDE

Difetti puntiformi
= Si, Ni, ecc.
sostituzionali

Soluzioni solide

= Ferro
interstiziali
= H, O, N,
C, B
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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

I DIFETTI PUNTIFORMI

(1) vacanze
(2) auto-interstiziali
1
(3) impurezze interstiziali
3 (4,5) impurezze sostituzionali

5 I difetti puntiformi inducono


localmente tensioni nel reticolo

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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

I DIFETTI DI IMPILAGGIO

I difetti di impilaggio sono difetti planari:


in una regione localizzata del cristallo è interrotta la sequenza
regolare del reticolo cristallino.

L'energia associata a tale difetto varia 1 e 1000 mJ/m2.

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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

I DIFETTI DI IMPILAGGIO

Difetti di impilaggio nel reticolo


CFC
La normale sequenza di
impilaggio dei piani è
denominata ABCA. I piani in
relazione normale con gli altri
sono separati da uno spazio
pari a ∆, quelli con difetti di
impilaggio da:
- un difetto di impilaggio
intrinseco (figura sopra),
- un difetto di impilaggio
estrinseco (figura sotto).

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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

I SOLIDI POLICRISTALLINI

I solidi cristallini sono costituiti da un gran numero


di GRANI separati da bordi.

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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

I BORDI GRANO

Gli atomi in prossimità dei bordi di tre grani non hanno


una distanza o una disposizione di equilibrio.

Quando la differenza di orientazione tra un grano ed un altro adiacente è


minima abbiamo il BORDO A PICCOLO ANGOLO
Se invece la differenza di orientazione è grande, abbiamo i normali bordi
grano.
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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

I BORDI GRANO

Bordi grano:
• sono i bordi dei diversi cristalli
• vengono prodotti per esempio nel processo di solidificazione
• attraversandoli si ha una variazione dell’orientazione dei cristalli
• ostacolano il moto delle dislocazioni.
Metal Ingot
~ 8cm

grain
boundaries

heat
flow
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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

I GEMINATI

L’applicazione di uno sforzo ad un cristallo perfetto (a) può


causare un disallineamento degli atomi (b), generando la
formazione di un “twin” (geminato).
Il cristallo è infatti stato deformato tramite una
geminazione.

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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

LE DISLOCAZIONI

DISLOCAZIONI

miste

a spigolo a vite
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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

LE DISLOCAZIONI A SPIGOLO

A’

La dislocazione a spigolo può A’


essere concettualmente ottenuta
A
operando un taglio nel cristallo
ed inserendovi un semipiano
atomico.

POSITIVA
NEGATIVA

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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

LE DISLOCAZIONI A SPIGOLO

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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

LE DISLOCAZIONI A VITE

La dislocazione a vite può essere


concettualmente ottenuta operando
un taglio nel cristallo e facendo
successivamente scorrere le due

superfici di taglio.
Si vede che lo scorrimento avviene
in senso parallelo alla linea di
dislocazione, diversamente dal caso

a spigolo.

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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

IL VETTORE DI BURGERS

Si consideri il cammino chiuso AEFGA nel cristallo perfetto:


il corrispondente circuito nel cristallo imperfetto non chiuderà.

Il vettore b che si deve aggiungere, affinché il circuito sia


chiuso, è il vettore di BURGERS ed il circuito AEFGA è
il circuito di Burgers.

Circuito di Burgers nell’intorno di una dislocazione a spigolo.


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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

IL VETTORE DI BURGERS

Il circuito di Burgers deve essere percorso in senso orario per


ottenere la direzione del vettore. Rovesciando il senso del
percorso si rovescia ovviamente la direzione del vettore.
Dislocazione unitaria è la dislocazione il cui vettore di Burgers
è pari al vettore di traslazione del reticolo in una direzione.
Nella dislocazione a spigolo il vettore b è
perpendicolare alla linea della dislocazione.
Nella dislocazione a vite il vettore b è parallelo alla linea
della dislocazione.
Il segno del vettore di Burgers dipende dal verso, con il quale
si percorre il circuito di Burgers che dipende dal verso lungo il
quale si muove la dislocazione.

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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

IL VETTORE DI BURGERS

Il vettore di Burgers di un circuito che racchiuda diverse


dislocazioni è uguale alla somma dei vettori di Burgers delle
dislocazioni.
b dipende dal materiale

Circuito di Burgers Circuito di Burgers


nell’intorno di una nell’intorno di una
dislocazione a spigolo dislocazione a vite
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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

DISLOCAZIONI E BORDI GRANO

Rappresentazione
della disposizione
delle dislocazioni
al confine tra
due grani.

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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

CENNI STORICI

DISLOCAZIONI

L'esistenza di questo difetto lineare è stato previsto


teoricamente in numerosi studi (1934-1950) ed è stato
previsto per riconciliare i valori sperimentali con quelli teorici
- τ traz. teorico = 1010 dyne/cm2 (1 dyne = 10-5 N)

- τ traz. reale = 106 dyne/cm2

IN UN CRISTALLO PERFETTO LO SCORRIMENTO DI UN


PIANO SOPRA L'ALTRO E' UN MOVIMENTO RIGIDO DI
TUTTI GLI ATOMI DA UNA POSIZIONE AD UN'ALTRA

LO SFORZO DI TAGLIO RICHIESTO PER TALE PROCESSO


E' STATO CALCOLATO PER PRIMO DA FRENKEL (1926).

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Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari

LA DENSITA’ DI DISLOCAZIONE

Tutti i materiali cristallini presentano delle dislocazioni.


La densità di dislocazione è l'unità di misura per la
definizione numerica di tale difetto.
Si ha la densità in volume
lunghezza totale delle linee di dislocazione mm
v = =
unità di volume del cristallo mm 3
Si ha anche la densità per area, ossia il numero di
dislocazioni che intersecano l'unità di area
ρs = unità/mm2
• se tutte le dislocazioni fossero parallele ρs = ρv
• in una distribuzione casuale 2ρs ≈ ρv
• nei cristalli allo stato ricotto ρv = 104 – 106 mm-2 (mm/mm3)
• deformato a freddo ρv = 108 - 109 mm-2

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1° Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica

Chimica e Materiali Metallici

Deformazione plastica e
movimento delle dislocazioni

A.A. 2011/12

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni


dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli

Contenuti

1 Movimento delle dislocazioni

2 Deformazione plastica

3 Interazioni tra dislocazioni

4 Interazioni dislocazioni/ostacoli
5 Genesi delle dislocazioni

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni
dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
IL MOVIMENTO DELLE DISLOCAZIONI

1 2 3

4 5 6

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni


dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
IL MOVIMENTO DELLE DISLOCAZIONI

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni
dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
DISLOCAZIONI E DEFORMAZIONE PLASTICA

1 6

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni


dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
DISLOCAZIONI E DEFORMAZIONE PLASTICA

Movimento di una dislocazione a spigolo

Movimento di una dislocazione a vite

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni
dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
DISLOCAZIONI E DEFORMAZIONE PLASTICA

• Il piano di scorrimento delle dislocazioni è quello a più


alta densità atomica
• La direzione di scorrimento corrisponde a quella che nel
piano di scorrimento ha gli atomi più vicini

Piano di
scorrimento (CFC)
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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni


dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
DISLOCAZIONI E DEFORMAZIONE PLASTICA

Nella dislocazione a spigolo il vettore di Burgers e la linea di


dislocazione individuano il piano di scorrimento.

Nella dislocazione a vite questo non avviene poiché i due


parametri non individuano univocamente il piano di
scorrimento. Una linea e un vettore ad essa parallela
individuano infiniti piani passanti per la linea di dislocazione
stessa.
τ
←
Con sollecitazioni a taglio 
τ→
• Una dislocazione a spigolo positiva scorre verso sinistra
viceversa verso destra
• Una dislocazione a vite destrogira scorre in avanti, la levogira
indietro
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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni
dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
LO SCORRIMENTO (SLIP)

Vi sono due tipi di movimento delle dislocazioni:

• GLIDE o Movimento conservativo


La dislocazione si muove sulla superficie che contiene sia la
linea di dislocazione sia il vettore di Burgers

• CLIMB o Movimento non conservativo


La dislocazione si muove fuori dalla superficie di scorrimento
normale al vettore di Burgers

“Un piano ed una direzione di scorrimento costituiscono un


sistema di scorrimento”.

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni


dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
LO SCORRIMENTO (SLIP)

Il Glide di molte dislocazione dà come risultato lo scorrimento


(slip) che è la più comune manifestazione della deformazione
plastica e può essere interpretata come lo scorrimento o lo
spostamento di un piano di atomi su di un altro.

Tra i piani di scorrimento rimane una parte di cristallo


indeformata.

• A basse temperature quando la diffusione è difficile per i


difetti puntiformi il movimento delle dislocazioni è conservativo
(GLIDE);
• Ad alte temperature si avrà invece il processo di tipo non
conservativo (CLIMB), che permette ad una dislocazione a
spigolo di muoversi fuori dal suo piano mediante interazione
con i difetti puntiformi.
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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni
dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
IL MOVIMENTO DI UNA DISLOCAZIONE A SPIGOLO

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni


dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
IL MOVIMENTO DI UNA DISLOCAZIONE A VITE

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni
dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
IL MOVIMENTO DI UNA DISLOCAZIONE A VITE

In generale le dislocazioni a vite tendono a muoversi lungo


certi piani cristallini.

Il movimento di dislocazioni a vite è visibile al TEM perché


lascia una traccia che sbiadisce lentamente.

Movimento ad alta temperatura su acciaio ferritico (BCC)

Osservazioni ottenute con TEM e tavolino riscaldante


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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni


dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
JOGS E KINKS

Jogs = gradini di dislocazione che si muovono da un


piano di scorrimento ad un altro

Kinks = gradini sullo stesso piano di scorrimento

Entrambi sono elementi della dislocazione con lo stesso


vettore di Burgers della dislocazione originaria.

Il Kink avendo lo stesso piano di scorrimento della


dislocazione non ne impedisce il movimento. La stessa
cosa avviene per il Jog nella dislocazione a spigolo.

Nella dislocazione a vite con un Jog il movimento ad


angolo retto richiede un Climb. Perchè il Jog si muova
per Climb si deve avere formazione di difetti.
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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni
dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
JOGS E KINKS

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni


dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
DEFORMAZIONE PLASTICA

• Le dislocazioni sono difetti lineari,


• il loro moto causa lo scorrimento fra piani cristallini,
• produce deformazione plastica permanente.

Prima Dopo
della deformazione deformazione

slip steps

Cristallo singolo di Zinco


(HCP)

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni
dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
DEFORMAZIONE PLASTICA

• Il moto delle dislocazioni dipende dalla rottura


sequenziale dei legami atomici

• Se le dislocazioni non si muovono, la deformazione


plastica non avviene!

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni


dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
INTERAZIONI TRA DISLOCAZIONI PARALLELE

a) Dislocazioni concordi in segno sullo stesso piano o su


piani poco diversi con angolo tra direzione di scorrimento e
normale che le interseca < 45° si respingono

b) Dislocazioni concordi in segno su piani molto diversi tra


loro (angolo > 45°) si attraggono

c) Dislocazioni discordi in segno sullo stesso piano si


attraggono ripristinando il reticolo perfetto

d) Dislocazioni discordi in segno su piani adiacenti si


annullano lasciando vacanze o interstiziali

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni
dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
INTERAZIONI TRA DISLOCAZIONI PARALLELE

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni


dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
RETE DI DISLOCAZIONI

Anche nei cristalli ricotti si ha che ogni piano di scorrimento


sarà infilato da numerose dislocazioni. Le dislocazioni che
attraversano il piano formano una "FOREST DISLOCATIONS"
e le dislocazione che si muovono sul piano di scorrimento
intersecano le dislocazioni che infilano il piano.
Al procedere della deformazione plastica lo scorrimento
avviene su altri sistemi di scorrimento ed aumentano il numero
delle dislocazioni a foresta.
Il cristallo si deforma e si incrudisce!
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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni
dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
OSTACOLI AL MOVIMENTO DELLE DISLOCAZIONI

Gli atomi estranei in una soluzione solida per rendere minima


l'energia nella lega devono:
(a) se sono atomi interstiziali, disporsi nella zona dilatata
(b) se sono atomi sostituzionali di dimensioni maggiori del
solvente, migrare verso la zona dilatata
(c) se sono atomi sostituzionali di dimensioni minori del solvente,
migrare verso la zona compressa

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni


dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
OSTACOLI AL MOVIMENTO DELLE DISLOCAZIONI

Intorno alla dislocazione si crea quindi una zona di


addensamento di atomi estranei chiamata
"ATMOSFERA di COTTREL" che esercita una azione
di ancoraggio della dislocazione, cioè ne rende difficile
lo scorrimento.

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni
dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
MODALITA’ DI SUPERAMENTO DEGLI OSTACOLI

Quando una dislocazione, mossa da uno sforzo di taglio, nel


suo scorrimento lungo un certo piano incontra delle particelle
di una fase diversa dalla matrice può comportarsi in uno o più
dei seguenti modi:

1) se le particelle sono due o più e se la dislocazione è


lineare, può sdoppiarsi in dislocazioni anulari che avvolgono
le particelle ed in una rettilinea che prosegue oltre l'ostacolo
(OROWAN)

2) la dislocazione può superare per "salto"

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni


dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
MODALITA’ DI SUPERAMENTO DEGLI OSTACOLI

3) la dislocazione può slittare su un piano di scorrimento


superiore o inferiore ma parallelo al primo (cross slip). Tale
movimento richiede meno energia di quello per scalata per
cui la dislocazione a vite è più mobile di quella a spigolo

4) la dislocazione può attraversare la particella tagliandola


(questo meccanismo prevede una coerenza tra particella e
matrice)

5) la dislocazione si ferma sull'ostacolo senza superarlo e si


crea in questa zona un accumulo di dislocazioni

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni
dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
MODALITA’ DI SUPERAMENTO DEGLI OSTACOLI

Tra tutte le possibilità verrà scelta quella


che offre minore resistenza e che dipende :
- dalla natura, forma e dimensioni delle due fasi
- dalla temperatura
- dallo sforzo di taglio applicato.

Scorrimento deviato di una dislocazione a vite.


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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni


dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
MODELLO DI OROWAN

Interazione tra una dislocazione


lineare e particelle di precipitato.

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni
dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
ACCUMULO DI DISLOCAZIONI CONTRO UN OSTACOLO

Questo impilamento può


bloccare un meccanismo
continuo come il Frank-Read

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni


dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
GENESI DELLE DISLOCAZIONI

a) Durante la formazione dei “germi” (passaggio liquido-solido)


si formano delle zone difettose

b) Durante il raffreddamento si avrebbe l'accumulo di vacanze


in certe zone che darebbero luogo alle dislocazioni

c) Sulle superfici interne di materiali sia omogenei che


polifasici. Ex. Nel primo caso sono sufficienti i giunti dei grani,
nel secondo sono le superfici di separazione tra matrice e fasi
(tra loro incoerenti) a giocare il ruolo predominante

d) meccanismo di FRANK-READ detta anche sorgente di F.R..


Il funzionamento continuo di tale sorgente può essere interrotto
dall'impilamento delle dislocazioni contro un ostacolo

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Movimento delle Deformazione Interazioni tra Interazioni Genesi delle dislocazioni
dislocazioni plastica dislocazioni dislocazioni/ostacoli
GENESI DELLE DISLOCAZIONI

Sorgente di Frank-Read Emissione a bordo grano

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1° Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica

Chimica e Materiali Metallici

Soluzioni solide

A.A. 2011/12

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Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità


puntiformi soluzione solida

Contenuti

1 Terminologia

2 Richiamo ai difetti puntiformi

3 Concetto di soluzione solida

4 Limite di solubilità

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Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità
puntiformi soluzione solida
TERMINOLOGIA

FASE: - parte omogenea di un sistema


- composizione costante in tutti i punti
- reticolo costante
- proprietà ben definite e costanti
(eventualmente variabili in direzioni diverse)
- interfaccia di separazione con il resto del sistema

FASE - liquida
- solida
- composti chimici

STRUTTURA
- disposizione delle fasi METODI
- forma di INDAGINE
- dimensioni

STATO TERMODINAMICO
- di equilibrio
- metastabile
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Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità


puntiformi soluzione solida
COMPONENTI - FASI - STRUTTURA

• Componenti:
Elementi o composti che vengono inizialmente mescolati
(es: Al e Cu)
• Fasi:
Le derivanti regioni di materiale fisicamente e chimicamante
distinguibili (es: α e β)

Fase β
Fase α

β (lighte
phase)

α (darke
phase)

Atomi di Nichel
Atomi di Rame
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Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità
puntiformi soluzione solida
TERMODINAMICA

Misure di
PRESSIONE, volume, TEMPERATURA, COMPOSIZIONE CHIMICA
specificano lo STATO TERMODINAMICO DEL SISTEMA

I Principio
L’ENERGIA INTERNA di un SISTEMA
è funzione solo dello stato termodinamico

VARIABILI TERMODINAMICHE INDIPENDENTI


Sono quelle variabili da cui dipendono tutte le altre che
caratterizzano un sistema e generalmente sono temperatura,
pressione, composizione chimica.

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Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità


puntiformi soluzione solida
TERMODINAMICA

Un sistema non disturbato


raggiungerà l’EQUILIBRIO
e tutte le sue proprietà rimarranno invariate nel tempo

“EQUILIBRIO”
Avviene quando lo scambio di energia o di materia
attraverso l'interfaccia è istantaneamente uguale
nelle due direzioni.

E’ possibile prevedere lo stato di equilibrio del sistema:


in ogni evento spontaneo
l’ENERGIA LIBERA (G) DIMINUISCE

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Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità
puntiformi soluzione solida
I DIFETTI PUNTIFORMI

1
3

(1) vacanze
4
(2) auto-interstiziali
2
(3) impurezze interstiziali
(4,5) impurezze sostituzionali

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Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità


puntiformi soluzione solida
DIFETTI E SOLUZIONI SOLIDE

= Alluminio
Difetti
puntiformi sostituzionali
= Cu, Si, ecc.

Soluzioni solide

interstiziali
= H, O, N,
C, B
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Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità
puntiformi soluzione solida
LE SOLUZIONI SOLIDE

Fasi nelle quali uno dei componenti mantiene il suo


reticolo cristallino mentre gli altri non lo mantengono.
Il componente il cui reticolo è conservato viene detto solvente e
gli altri soluti.

limitata
sostituzionali
illimitata

Soluzioni solide
ottaedrica

interstiziali
(H, O, N, C, B) tetraedrica

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Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità


puntiformi soluzione solida
DISPOSIZIONI DEGLI ATOMI NELLE SOLUZIONI SOLIDE

C nel
Fe CCC
Ni

Cu

Soluzioni solide sostituzionali Soluzioni solide interstiziali

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Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità
puntiformi soluzione solida
DISTORSIONE DEL RETICOLO CRISTALLINO

Distorsione del reticolo cristallino


nelle soluzioni solide di sostituzione:

a) atomo di soluto più grande


di quello del solvente;

b) atomo di soluto più piccolo di


quello del solvente.

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Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità


puntiformi soluzione solida
SOLUZIONI SOLIDE SOSTITUZIONALI

Le soluzioni solide di sostituzione illimitate si possono


formare nelle seguenti condizioni (regole empiriche di HUME-
ROTHERY)

• i reticoli cristallini devono essere dello stesso tipo (isomorfi);

• la differenza tra i diametri atomici dei componenti deve essere


trascurabile (15% max);

• i componenti devono appartenere allo stesso gruppo della


tavola periodica degli elementi;

• le elettronegatività dei componenti devono essere pressoché


uguali.

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Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità
puntiformi soluzione solida
SOLUZIONI SOLIDE INTERSTIZIALI

Gli atomi che possono occupare, per le loro dimensioni,


una posizione interstiziale sono :

H r = 0,46 Å
O r = 0,66 Å
N r = 0,71 Å
C r = 0,77 Å
B r = 0,88 Å

I vuoti sono insufficienti a contenere gli atomi e quindi si


creano delle deformazioni nel reticolo.

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Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità


puntiformi soluzione solida
SOLUZIONI SOLIDE INTERSTIZIALI

Secondo Hume-Rothery per avere una soluzione interstiziale

rsoluto
0, 41 0, 59
rsolvente

La proprietà di queste soluzioni (anche a basse


concentrazioni) risultano profondamente modificate rispetto a
quelle del metallo puro a causa delle dilatazioni e tensioni
elastiche indotte nel reticolo.

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Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità
puntiformi soluzione solida
SOLUZIONI SOLIDE INTERSTIZIALI

La solubilità del C ed N nel Feα è << di quella nel Feγ.


Il Feα scioglie modeste quantità di C a causa del suo
reticolo CCC.

Tale solubilità varia con T [K]


secondo la relazione:

9700

C (%at ) = 12 ⋅ e RT

R = 1.987 Kcal
Kmole

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Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità


puntiformi soluzione solida
SOLUZIONI SOLIDE INTERSTIZIALI

Fe-α Fe-γ Fe-δ Fe liquido

Variazione della solubilità di H e N nel Fe in funzione della temperatura


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Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità
puntiformi soluzione solida
CONCETTO DI SOLUBILITA’

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Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità


puntiformi soluzione solida
LIMITE DI SOLUBILITA’

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Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità
puntiformi soluzione solida
LIMITE DI SOLUBILITA’

Solubilità nell’Alluminio

Elemento Temperatura Solubilità Dimensione


massima atomo
(°C) (wt%) (nm)

Alluminio - - 0.29

Cu 548 5.65 0.26


Fe 655 0.05 0.25
Li 600 4.2 0.30
Mg 450 17.4 0.32
Mn 658 1.82 0.25
Si 577 1.65 0.23
Zn 443 70.0 0.28

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Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità


puntiformi soluzione solida
SOLUZIONI SOLIDE SOSTITUZIONALI ORDINATE

Certe leghe che formano a temperatura elevata delle soluzioni


di sostituzione, a seguito del raffreddamento lento o di un
mantenimento per lunghi tempi ad una certa temperatura,
presentano un fenomeno di ridistribuzione degli atomi.
Ne risulta una distribuzione ben definita degli atomi del soluto
nel reticolo del solvente (superstrutture)

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1° Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica

Chimica e Materiali Metallici

Diffusione allo stato solido

A.A. 2011/12

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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi

Contenuti

1 Aspetti introduttivi

2 Meccanismi di diffusione

3 La 1a Legge di Fick

4 La 2a Legge di Fick

5 Esempi applicativi

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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi

DIFETTI E SOLUZIONI SOLIDE

= Alluminio
Difetti
puntiformi sostituzionali
= Cu, Si, ecc.

Soluzioni solide

interstiziali
= H, O, N,
C, B
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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi

IL CONCETTO DI LEGA METALLICA

SOLUZIONI SOLIDE ILLIMITATE


• Sistemi a due o più componenti Condizioni di Hume-Rothery
• Soluzioni solide • Dimensioni atomiche simili ( ± 15%)
• Concetto di solubilità • Stessa struttura cristallina
• Stessa valenza
• Limite di solubilità • Elettronegatività simile

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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi

IL CONCETTO DI LEGA METALLICA

• Soluzioni sovrassature
• Fenomeni di precipitazione
• Miscele di fasi

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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi

MOBILITA’ ATOMICA

Mobilità atomica: - effetto della temperatura


- velocità
- fluttuazioni energetiche
- movimenti casuali
- natura statistica

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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi

DIFFUSIONE NEI CRISTALLI IDEALI

A B t=0

%A
t = t1

%A
%A t=∞

x
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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi

DIFFUSIONE VOLUMETRICA NEI CRISTALLI REALI

Diffusione
- volumetrica
- superficiale Meccanismi di diffusione volumetrica
- a bordo grano - vacanze
- interstiziali

- autointerstiziali
- scambio/anello

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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi

DIFFUSIONE DI ATOMI INTERSTIZIALI

• Elementi interstiziali
• Movimento tra posizioni “equivalenti”
• Movimento “rapido” degli atomi

Esempio:
movimento di un atomo da un sito
interstiziale ad un altro in una struttura
cubica a corpo centrato

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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi

DIFFUSIONE MEDIANTE VACANZE

• Diffusione di atomi sostituzionali


mediante il meccanismo delle vacanze
• La velocità della diffusione mediante
vacanze dipende da:
- concentrazione di vacanze
- mobilità atomica (T)
• Il fenomeno diffusivo può avvenire
anche attraverso l’interfaccia
tra due metalli o leghe

Esempio:
Diffusione attraverso l’interfaccia

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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi

DIFFUSIONE MEDIANTE VACANZE

A B
t=0

%A
t = t1

%A
%A t=∞

x
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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi

LA 1a LEGGE DI FICK

Ipotesi preliminari e semplificazioni


- la concentrazione c varia solo in x
∂c/∂x
- gradiente di concentrazione infinitesimo 1 2
- flusso stazionario (dc/dt = 0)
- movimento degli atomi: “salti” tra posizioni vicine
- frequenza indipendente dalla concentrazione
- temperatura costante e uniforme
- “salti” in direzioni casuali
N = numero totale atomi su un piano
c1, c2 = concentrazione degli atomi di soluto
nei piani 1 e 2 (c1 < c2)
n1 = c1· N = atomi di soluto nel piano 1
n2 = c2· N = atomi di soluto nel piano 2 x
f = frequenza dei salti attraverso la superficie
f· n1 = atomi di soluto che lasciano il a
piano 1 nell’unità di tempo
Flusso
diffusivo 1/2 f·(n1 - n2) = N/2 f·(c1 - c2) = -N/2·f·a ·∂c/∂ x
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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi

LA 1a LEGGE DI FICK

Prima legge di Fick D = D0 · exp (-Q/R·T)


D = coefficiente di diffusione
J = - D·∂c/∂x D0 = costante legata al materiale
Q = energia di attivazione
[n°atomi/m2s] R = costante dei gas
T = temperatura [K]
Energia

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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi

COEFFICIENTI DI DIFFUSIONE

D = D0 ·exp (-Q/R·T) 10-7


H in
Coeff. Diffusione

Sistema Q D0 H in Fe α
[J/mole] [m2/s] Feγ

C in Feγ 137.850 0.23·10-4 10-9


C in Feα 87.570 0.011·10-4
C
in

N in Feγ 144.970 0.0034·10-4


Fe
γ

N in Feα 76.680 0.0047·10-4 C


H in Feγ 43.160 0.0063·10-4 in
10-11 Fe
H in Feα 15.080 0.0012·10-4 α

Au in Au 183.520 0.13·10-4
Al in Al 134.920 0.10·10-4
Fe in Feγ 279.470 0.65·10-4 10-13
Fe in Feα 246.790 4.1·10-4
Fe
Fe

Ni in Cu 242.600 2.3·10-4
in

in

Cu in Ni 257.690 0.65·10-4 10-15


Feγ

Feα

Zn in Cu 183.940 0.78·10-4
Ni in Feγ 268.160 4.1·10-4 0.4 0.6 0.8 1.0 1.2 1.4
1000/T [1/K]
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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi

COEFFICIENTI DI DIFFUSIONE

Diffusione D [m2/s]
Th in W Ag in Ag
- superficiale 0.47·10-4·exp(-278216/RT) 0.068·10-4·exp(-37291/RT)
- a bordo grano 0.74·10-4·exp(-377100/RT) 0.240·10-4·exp(-95322/RT)
- volumetrica 1.00·10-4·exp(-502800/RT) 0.990·10-4·exp(-191483/RT)

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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi

ENERGIA DI ATTIVAZIONE

Energia di attivazione:
effetto delle caratteristiche atomiche e molecolari

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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi

LA 2a LEGGE DI FICK

Seconda legge di Fick

t=0 ∂c/∂t = D·∂2c/∂x2

Cs − C x x
= erf
C s − C0 2⋅ D ⋅t
t = t1
1

Cs erf
x
2⋅ D ⋅t

Cx

Co 0 1 2
x
2⋅ D ⋅t
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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi

CARBO-CEMENTAZIONE

Carbo-cementazione:

- diffusione di atomi di carbonio nel ferro


- esempio: cementazione di una ruota dentata
- aumento della resistenza a deformazione a
seguito di un trattamento termico successivo
- aumento della resistenza a frattura: gli atomi
di carbonio inducono in compressione la
superficie

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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi

SINTERIZZAZIONE

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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi

SALDATURA PER “DIFFUSION BONDING”

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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi

PRODUZIONE DI COMPOSITI A MATRICE METALLICA

Foglio di Titanio
Fibra ceramica
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1° Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica

Chimica e Materiali Metallici

Rafforzamento
dei materiali metallici
A.A. 2011/12

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento

Contenuti
1 Aspetti introduttivi

2 Dimensione del grano

3 Soluzione solida

4 Precipitazione

5 Incrudimento

6 Altri tipi di rafforzamento


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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
LA DEFORMAZIONE PLASTICA

Dislocazioni e deformazione plastica

1 2 3

4 5 6

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
CONCETTO DI RAFFORZAMENTO

In un materiale metallico, per rafforzamento si intende


l'innalzamento del limite elastico.
Si “ritarda” cioè il passaggio dal campo elastico a quello
plastico.
Vengono attivati alcuni fenomeni che ostacolano lo
scorrimento delle dislocazioni.

Il rafforzamento è quindi associato alla capacità di formare


ostacoli in grado di rallentare il movimento delle dislocazioni,
mediante
- bordi grano
- elementi in soluzione solida
- presenza di precipitati
- aumento del numero delle dislocazioni stesse

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
DISLOCAZIONI E BORDO GRANO

I giunti dei grani creano ostacoli al passaggio delle


dislocazioni:
queste infatti vengono trattenute a causa del cambiamento di
orientazione cristallografica tra due grani adiacenti
All'interfaccia si forma un accumulo di dislocazioni
Il passaggio di una dislocazione da un grano ad uno
adiacente richiede un incremento della forza applicata

Aumenta quindi il limite elastico del materiale

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
DISLOCAZIONI E BORDO GRANO

I bordi grano sono barriere allo scorrimento delle dislocazioni


‘L’effetto barriera’ aumenta all’aumentare della differenza di
orientamento.

Più fine è il grano


cristallino, maggiori slip plane B
n
sono le barriere rai
g
allo scorrimento grain A
gr

delle dislocazioni
ain
bo

Il materiale risulta
un
da

rafforzato
ry

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
MATERIALI POLICRISTALLINI

Superlega a base Ni
IN100. Serie di immagini
SEM ottenute rimuovendo
fette di materiale
(mediante
bombardamento ionico) al
fine di investigare la forma
tridimensionale dei grani

La dimensione del grano può essere controllata


nell’ambito dei processi metallurgici
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
LA LEGGE DI HALL-PETCH

L'aumento della resistenza allo snervamento σs


dei materiali policristallini è riconducibile all’estensione
dei bordi grano (e quindi alle dimensioni del grano)
mediante la relazione di Hall-Petch:
−1
σs = σi + k ⋅d 2

In cui
σi = sollecitazione richiesta per muovere le dislocazioni
entro un monocristallo.
k = costante di proporzionalità

σi e k si possono determinare sperimentalmente

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
LA LEGGE DI HALL-PETCH

Andamento del limite di snervamento di Fe e Mo in funzione della


dimensione del grano cristallino
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
LA LEGGE DI HALL-PETCH

Reticolo cristallino Metallo o lega Condizione σi (Kg/mm2) K (Kg/mm 3/2 )


Acciaio dolce con Snervamento infer. 9,2 2,5
0,15% C
Acciaio dolce con Irradiato (1.5 E19 nvt) 12,4 2,5
0,15% C
Sistema CCC Acciaio con 0,23%C Snervamento 18,7 2.12
+ 0.65% Mn
Fe + 3,25% Si Snervamento 32,5 2,1
Cromo (a 0°C) Snervamento 18,9 2,93
Tungsteno (a 250°C) Snervamento 14,7 7,6
Alluminio A deformazione dello 1,6 0,22
0.5 %
Al + 3.5% Mg Snervamento 5.0 0.85
Sistema CFC Argento A deformazione dello 3,8 0,22
0.5 %
Rame A deformazione dello 2.6 0.36
0.5 %
Cu + 20,5% Zn Snervamento 4.3 0.78
Cu + 30,6% Zn Snervamento 4.6 1.00
Cu + 30,6% Zn Incrud. 20% 34.4 1.10
Cu + 36,7% Zn Snervamento 3.7 1.24
Sistema EC Magnesio A deformazione dello 0,7 0,9
0.2 %
Titanio Snervamento 8,0 1,3

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
L’AFFINAZIONE DEL GRANO

La dimensione del grano può essere controllata


nell’ambito dei processi metallurgici
Affinazione del grano
Alta resistenza Alta tenacità/resilienza
σ ys = σi + k y d −1 / 2
ITT = A − B ⋅ ln d −1/ 2
Impact transition temperature

La cricca viene
bloccata dai
slip plane B
in
bordi grano e
g ra ha bisogno di
grain A
nuovi punti
gr
a

di innesco
in
bo

per continuare
un

a propagarsi (spesa di energia)


da
ry

Il solo modo di aumentare contemporaneamente σs, σf e la


tenacità è quello di ridurre la dimensione dei grani

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
DISLOCAZIONI ED ELEMENTI IN SOLUZIONE SOLIDA

Campo di tensioni intorno alle dislocazioni


Presenza di elementi in soluzione solida

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
DISLOCAZIONI ED ELEMENTI IN SOLUZIONE SOLIDA

Gli atomi Gli atomi


Gli atomi interstiziali
sostituzionali sostituzionali di
riducono le tensioni
riducono le tensioni piccole dimensioni
in prossimità della
in prossimità della riducono le tensioni
linea di dislocazione:
linea di in prossimità della
ne consegue è
dislocazione: è linea di
necessaria una
necessaria una dislocazione: è
maggiore tensione
maggiore tensione necessaria una
per muovere la
per muovere la maggiore tensione
dislocazione
dislocazione per muovere la
dislocazione
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
DISLOCAZIONI ED ELEMENTI IN SOLUZIONE SOLIDA

La differenza di raggio atomico tra solvente e soluto (negli


intervalli di validità indicati dalla legge di Hume-Rothery)
rallenta il movimento delle dislocazioni.
Il fenomeno si accentua al crescere della differenza
dimensionale, produce un notevole grado di disordine nel
reticolo originale.

Maggiore è la percentuale degli elementi in lega,


maggiore è l'effetto di rafforzamento.
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
VALUTAZIONE DELL’EFFETTO DEGLI ELEMENTI IN LEGA

Per effetto degli elementi in lega (presenti in soluzione solida)


e della loro interazione con le dislocazioni:
Il carico di snervamento, di rottura, la durezza
di una lega sono maggiori rispetto al metallo puro,
in generale, l’allungamento a rottura diminuisce

Si può applicare la forma generale dell’equazione di Hall-


Petch:
1 n

σ s = σ i + kd 2
+ Ci (% X i )
1
in cui, oltre ai termini già definiti,
Ci = coefficiente di indurimento dovuto al generico elemento i,
Xi = percentuale ponderale del generico elemento i.
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
VALUTAZIONE DELL’EFFETTO DEGLI ELEMENTI IN LEGA

Rafforzamento dell’alluminio
nelle soluzioni solide con il
magnesio.

Effetto del rafforzamento per


soluzione solida in leghe a base rame
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
VALUTAZIONE DELL’EFFETTO DEGLI ELEMENTI IN LEGA

Effetto del rafforzamento per Elemento MPa per 1%


soluzione solida negli acciai C, N 5544
P 678
Si 83
Cu 39
Mn 32
Mo 11
Ni 0
Cr -31

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
PRESENZA DI UNA SECONDA FASE NELLA STRUTTURA

Matrice metallica + seconda fase

COERENTE INCOERENTE

SEMI-COERENTE
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
INTERAZIONE TRA DISLOCAZIONE E SECONDA FASE

Quando una dislocazione incontra particelle di una seconda


fase, se queste sono coerenti con la matrice, la dislocazione le
oltrepassa:
tagliandole quando sono piccole e molto vicine tra di loro (a);
flettendosi quando sono più distanziate e di dimensioni
maggiori, seguendo quindi il meccanismo di Orowan (b).

Quando le particelle diventano incoerenti, vengono


oltrepassate solo mediante il meccanismo di Orowan.
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
INTERAZIONE TRA DISLOCAZIONE E SECONDA FASE

Curva S: materiale nello stato di


riferimento (solubilizzato)
Curva C: interazione tra dislocazioni
e seconda fase coerente:
è necessaria una
sollecitazione di maggiore
entità per “forzare” il
movimento delle dislocazioni attraverso
le particelle della seconda fase
(taglio delle particelle coerenti).
Curva L: interazione tra dislocazioni e seconda fase
incoerente: si osserva rapido incrudimento,
dovuto alla veloce formazione di dislocazioni
nella struttura (Frank-Reed) al procedere della
deformazione (meccanismo di Orowan).
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
FORMAZIONE DI UNA FASE INCOERENTE

Quando la lega si raffredda molto lentamente, la soluzione


solida α diventa satura ed evolve espellendo la seconda fase β
(che in molti casi è un intermetallico), incoerente con la fase
primaria e più dura di questa.

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
FORMAZIONE DI UNA FASE COERENTE: SOLUBILIZZAZIONE

Le leghe che presentano una variazione di solubilità allo stato


solido, se riscaldate ad una temperatura opportuna (cioè
superiore, per una data composizione, alla curva di solubilità)
danno luogo ad una soluzione solida (SOLUBILIZZAZIONE)
Temperatura

Tempo
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
FORMAZIONE DI UNA FASE COERENTE: TEMPRA

Un brusco raffreddamento fino a temperatura ambiente


(tempra) impedisce il verificarsi di fenomeni diffusivi, e quindi la
formazione della seconda fase β: la struttura solubilizzata (che
è stabile) si trasforma in una soluzione solida sovrassatura (che
non è stabile).

Temperatura

Tempo
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
FORMAZIONE DI UNA FASE COERENTE: PRECIPITAZIONE

La permanenza a temperatura ambiente per un certo tempo


(invecchiamento naturale) o ad una temperatura maggiore di
quella ambiente ma comunque inferiore a quella di
solubilizzazione (invecchiamento artificiale) permette di attivare
fenomeni diffusivi che inducono la formazione della fase
coerente (che è più stabile della soluzione solida sovrassatura)
Temperatura

Seconda fase, coerente

Seconda fase, coerente

Tempo
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
PRECIPITAZIONE

Per tempi di invecchiamento troppo lunghi, il persistere dei


fenomeni diffusivi trasforma la seconda fase (precipitato) da
coerente a semi-coerente e a incoerente (sovrainvecchiamento)

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
PRECIPITATI COERENTI O INCOERENTI ?

La precipitazione è un processo
basato sulla diffusione: al crescere
Sforzo

del tempo aumentano le dimensioni


delle particelle della seconda fase e
la distanza tra queste.
Nel diagramma a fianco, l’asse x
esprime sia il tempo di invecchiamento Tempo di trattamento
che le dimensioni delle particelle della seconda fase
Curva L: interazione tra dislocazioni e seconda fase coerente: la curva
ha pendenza negativa, in quanto l'incremento di sollecitazione
necessario ad attivare il meccanismo di Orowan diminuisce
all'aumentare della distanza tra le particelle
Curva C: interazione tra dislocazioni e seconda fase coerente: le
dimensioni delle particelle coerenti e quindi la loro distanza aumentano
con il tempo di invecchiamento l'incremento dello sforzo di taglio ∆τ
necessario per attraversarle aumenta.
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
EFFETTO DELLA TEMPERATURA DI INVECCHIAMENTO

T = cost
Se il processo di invecchiamento
Sforzo

continua, l'incremento dello sforzo


segue la linea tratteggiata poichè
tra i due processi possibili si segue
quello che richiede il minor sforzo.

Tempo di trattamento

Esiste un valore massimo del


rafforzamento, ottenuto per un
certo tempo t = tin di permanenza
alla temperatura data. Al variare
della temperatura, questo massimo
si sposta. Esiste una temperatura
per la quale si ha il massimo
incremento (Temperatura di
invecchiamento).
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
EFFETTO DELLA TEMPERATURA DI INVECCHIAMENTO

Se la Temperatura di
invecchiamento
- è troppo alta, il precipitato
risulta grossolano e, per
tempi moderatamente
lunghi, diventa incoerente
(fenomeno del sovra-
invecchiamento), con
diminuzione dell’ effetto di
rafforzamento
- è troppo bassa, non viene
Effetto dell’invecchiamento artificiale
raggiunta la dispersione
delle leghe Al-Mg-Si sul carico di critica.
rottura, al variare della temperatura e
dei tempi di trattamento
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
ESEMPIO APPLICATIVO: LEGHE ALLUMINIO-RAME

Liquido

Liquido + Solido

Soluzione solida
Alluminio-Rame

Soluzione solida
Alluminio-Rame
+
particelle di CuAl2

Al

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
ESEMPIO APPLICATIVO: LEGHE ALLUMINIO-RAME

La massima durezza si
raggiunge per alti tenori di
Cu, in un tempo tanto più
breve quanto maggiore è
la temperatura di
invecchiamento; oltre
quel tempo, tuttavia, la
durezza tende a diminuire
(sovra-invecchiamento)

La forma delle curve è


diversa a seconda della T
e del contenuto di Cu (in
alcuni casi vi può essere
più di un massimo)

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
ESEMPIO APPLICATIVO: LEGHE ALLUMINIO-RAME

A seconda della temperatura di invecchiamento avvengono


differenti trasformazioni strutturali, cui è associata una
variazione apprezzabile delle proprietà fisico-meccaniche.

per T > 300 °C


avviene una sola trasformazione ossia la precipitazione della
fase θ (CuAl2) sotto forma sferoidale con particelle che hanno
dimensioni di 1 µm.

a T = 130 °C
la trasformazione è complessa. Si assiste infatti alla formazione
di addensamenti di atomi di Cu su alcuni piani della matrice di
Al. Tali addensamenti sono noti come zone di Guinier-Preston
(GP1) e determinano un incremento di durezza

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
ESEMPIO APPLICATIVO: LEGHE ALLUMINIO-RAME

Le zone GP1 hanno:


- larghezza < 100 Å
- spessore pari a qualche distanza
interatomica
- coerenza con la matrice,
anche se la differenza dei diametri
atomici tra Cu e Al è di circa il 12%;
La coerenza implica una distorsione elastica del reticolo
intorno a GP1.
Continuando a riscaldare la lega a 130°C le zone GP1
vengono sostituite con zone GP2 (o θ’’) , che presentano:
- dimensioni maggiori (20-50 Å, larghezza 200 Å);
- una propria struttura tetragonale;
- una composizione media con rapporto 1 a 2 tra Cu e Al
(100% Cu nel piano più interno, solo Al nei piani più esterni);
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
ESEMPIO APPLICATIVO: LEGHE ALLUMINIO-RAME

Le zone GP2 sono veri e propri precipitati


metastabili, coerenti con la matrice.
Successivamente nella matrice e in parte
nelle zone GP2 compaiono precipitati
più grossolani, di composizione nominale
CuAl2 (denominati θ') che presentano:
- struttura tetragonale
- coerenza non completa con la matrice
- dimensioni di 500 Å
La matrice non è più in grado di assorbire elasticamente le
tensioni elastiche, che vengono “scaricate” creando una
interfaccia parzialmente coerente dove si alternano zone di
coerenza separate da dislocazioni a spigolo.
Le particelle θ' costituiscono i nuclei del precipitato incoerente
θ: un successivo riscaldamento le rende incoerenti
(sovrainvecchiamento)
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
EFFETTO DEL SOVRAINVECCHIAMENTO

Vista sul piano di scorrimento Vista sul piano di scorrimento


della lega Nimonic PE16 della lega Nimonic PE16
PRECIPITATO: PRECIPITATO:
- contenuto: 10%vol - contenuto: 10%vol
- dimensione media: 64 b - dimensione media: 361 b

EFFICACE BLOCCO NON EFFICACE BLOCCO DELLE


DELLE DISLOCAZIONI DISLOCAZIONI

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
DEFORMAZIONE PLASTICA

Deformazione
plastica

Movimento delle dislocazioni


Aumento della densità di dislocazioni

Lega di Ti dopo
deformazione
plastica a freddo 0.9 µm

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
INTERAZIONE TRA LE DISLOCAZIONI

Ogni dislocazione induce uno stato


tensionale nella struttura del materiale
Ciò determina interazioni (repulsive o
attrattive) tra le dislocazioni

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
EFFETTO DELLA DENSITA’ DI DISLOCAZIONI

Lo stato tensionale e le interazioni tra dislocazioni determinano


un innalzamento delle caratteristiche resistenziali (σR, σe ,
durezza) ed una diminuzione delle caratteristiche di duttilità e
tenacità (A ,Z, K).

Resistenza

Densità di dislocazioni

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
EFFETTO DELLA DENSITA’ DI DISLOCAZIONI

1: resistenza teorica
del metallo puro (G/2π)

2: resistenza misurata
nei whiskers

3: valore minimo di σe, che si


raggiunge con densità
critica di dislocazioni ρc
(~104÷106), ottenibile con
un trattamento di ricottura

4: rafforzamento dei metalli


Relazione tra resistenza alla mediante deformazione
deformazione e densità di plastica a freddo:
dislocazioni. INCRUDIMENTO
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
EFFETTO DELLA DENSITA’ DI DISLOCAZIONI

La relazione quantitativa tra limite elastico e densità


delle dislocazioni è data da:

τ s = τ0 +α ⋅G ⋅b ⋅ ρ
s = sollecitazione richiesta per muovere le dislocazioni
0 = sforzo critico di taglio del materiale ricotto
α = coefficiente di incrudimento che dipende dal tipo di reticolo e
dalla composizione del materiale
b = modulo del vettore di Burgers
ρ = densità delle dislocazioni
G = modulo elastico tangenziale

La densità delle dislocazioni non dovrebbe superare i


valori di 1012 -1013 cm/cm3, altrimenti il metallo diventa
troppo fragile

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
EFFETTO DELLA DENSITA’ DI DISLOCAZIONI

Variazione delle caratteristiche meccaniche di un acciaio


extradolce in funzione del grado di incrudimento.
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
INCRUDIMENTO

Applicando una sollecitazione


maggiore del carico originario di
snervamento del materiale, si induce
una deformazione permanente.
Applicando nuovamente una solleci-
tazione, si osserva un aumento del
carico di snervamento: il materiale è
stato incrudito (strain hardened) o • La tensione di snervamento (σe)
deformato a freddo (cold worked). aumenta
• La tensione di rottura (σR) aumenta.
• La duttilità (An%) diminuisce.

Stress
%
co
ld
wo
rk Strain
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
INCRUDIMENTO

La risposta del metallo alla deformazione a freddo è data dal


coefficiente di incrudimento n:
σ t = kε tn Diagramma
true stress - true strain
ln σ t = ln k + n ln ε t per metalli con piccolo
e grande coefficiente di
incrudimento.

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
RAFFORZAMENTO MEDIANTE DIFETTI PUNTIFORMI

A temperature relativamente basse (~Tamb), la presenza di un


eccesso di vacanze provoca un effetto rafforzante:
infatti, tali difetti tendono a raggrupparsi formando dei
CLUSTERS che possono assumere forme diverse a seconda
del metallo considerato (Al: discoidali, Au: tetraedriche, ecc.)

I CLUSTERS inducono piccoli centri di distorsione


elastica nei reticoli.

Quando una dislocazione incontra tali difetti può scavalcarli


solo se si applica una sollecitazione supplementare che
macroscopicamente si traduce in un aumento del limite
elastico.
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
AUMENTO DEL NUMERO DI VACANZE

I CLUSTERS si formano se si induce nel materiale un


aumento del numero delle vacanze.
Ciò si può ottenere mediante
1. Tempra da elevata temperatura
n eq = nt e - Gf /RT

neq = frazione di difetti all'equilibrio per cm3


nt = numero totale di atomi per cm3
R = 8,31 J/mole K
Gf = energia richiesta per rimuovere una vacanza (J/mole)

Con raffreddamento veloce da alta T, le vacanze


vengono mantenute: la resistenza meccanica aumenta.

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
VACANZE OTTENUTE MEDIANTE TEMPRA

nv
= 5,81e −0, 71/ kT
n

Concentrazione di equilibrio delle Aumento della resistenza


vacanze nell’alluminio in funzione meccanica mediante tempra in
della temperatura. un monocristallo di alluminio.

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
VACANZE OTTENUTE MEDIANTE BOMBARDAMENTO CON PARTICELLE

2. Bombardamento con particelle nucleari

Particelle con elevata energia (neutroni) irradiano il


metallo; un atomo che venga urtato acquisisce una
energia tale che nell'urto può spostare altri atomi
aumentando le vacanze.

Poichè l'aumento delle caratteristiche meccaniche


resistenziali è quasi sempre accompagnato da una
diminuzione di tenacità, la scelta dei materiali metallici
destinati ad impieghi in centrali nucleari deve tenere
conto di tale effetto.

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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
DIFFUSIONE, DISPERSIONE, FIBRE

Rafforzamento per diffusione


Fine precipitazione dispersa ottenuta per reazione gas-metallo.
Esempio: nitrurazione e cementazione superficiale degli acciai.

Rafforzamento per dispersione


Nel metallo liquido viene dispersa una fase insolubile, che durante la
solidificazione rimane inalterata e finemente distribuita resistenza sia a
temperatura ambiente che ad alta temperatura.
Esempio: dispersione fine (< 0,5-3 µm) di ossidi refrattari (Al, Mg, Ti, Be, B).

Rafforzamento con fibre


I materiali con carico di rottura e modulo elastico molto elevati sono anche
molto fragili (vetri, strutture covalenti: diamante, ossidi, carburi …). Si può
rimediare a tale fragilità intrinseca disperdendo queste sostanze sotto forma
di fibre o di “whiskers” (monocristalli lunghi 1-10 mm e con diametro < 10 µm)
in una matrice metallica: si aumentano le caratteristiche della matrice fino a
5-10 volte. Infatti le microcricche delle fibre non trovano propagazione nella
matrice e le fibre sono di ostacolo al movimento delle dislocazioni.

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1 Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica

Chimica e Materiali Metallici

Incrudimento e
ricristallizzazione

A.A. 2011/12

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

Contenuti

1 Incrudimento (richiami)

2 Lavorazioni a freddo

3 Ricristallizzazione

4 Lavorazioni a caldo

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

INCRUDIMENTO

L’applicazione di una deformazione plastica:

• aumenta la tensione di snervamento (σy)


• aumenta la tensione di rottura (UTS)
• riduce la duttilità (An%)

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

INCRUDIMENTO

…questo fenomeno è dovuto ad un incremento del numero di dislocazioni indotte


dalla deformazione stessa: le dislocazioni interagendo fra di loro risultano meno
mobili (il carico di snervamento aumenta)

• Le dislocazioni generano tensioni.


• questo blocca altre dislocazioni.

La dislocazione in rosso
A
genera uno sforzo di
taglio nei punti A e B
che si oppone al moto B
da sinistra a destra delle
dislocazioni in verde

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

INCRUDIMENTO

La risposta del metallo alla deformazione a freddo è data dal coefficiente di


incrudimento n che è individuato dalla pendenza della parte plastica della
curva ε contro σ

Curva che fitta la risposta tensione-deformazione reali:


Esponente di incrudimento:

T =C T ( ) n n=0.15 (alcuni acciai)


n=0.5 (alcune leghe di rame)
tensione“vera” (F/A) deformazione“vera” : ln(L/L0)
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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

TECNOLOGIE DI DEFORMAZIONE A FREDDO

Molte sono le tecniche utilizzate per deformare un metallo. La grandezza che


si cerca sempre di misurare è la % della deformazione:

% Deformazione a freddo = (A0 - Af)/ A0*100

Dove A0 e Af sono le sezioni del semilavorato prima e dopo deformazione.

Esempio
Calcolare la percentuale della deformazione a freddo quando un piatto 10x60x200 è
deformato per laminazione ad un piatto di spessore 5x60x400 mm.

% Deformazione a freddo = (A0 - Af)/ A0


= [(10x60) - (5x60)]/(10x60)
= 50 %

Andando a verificare le proprietà del piatto troveremo che la resistenza è aumentata mentre
la duttilità è diminuita.
Quando la duttilità tenderà a zero il metallo si romperà sotto l'azione di una ulteriore
deformazione.

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

TECNOLOGIE DI DEFORMAZIONE A FREDDO

Disegni schematici di tecnologie di deformazione. a)


laminazione; b) forgiatura; c) trafilatura; d) estrusione;
e) imbutitura; f) stiropiegatura; g) piegatura.

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

TECNOLOGIE DI DEFORMAZIONE A FREDDO

Laminazione Imbutitura

Estrusione a freddo

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

TECNOLOGIE DI DEFORMAZIONE A FREDDO

Piegatura

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

TECNOLOGIE DI DEFORMAZIONE A FREDDO

Idroformatura

A freddo A caldo
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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

MICROSTRUTTURA DEI METALLI LAVORATI A FREDDO

Durante la deformazione si produce una microstruttura fibrosa.


Il comportamento del metallo diventa anisotropo per
orientamento di certi piani cristallini di scorrimento preferenziale
con la formazione di tessiture.

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

ANISOTROPIA

Dopo deformazione plastica le proprietà meccaniche e fisiche


variano a seconda della direzione che si considera (anisotropia)
prima della laminazione dopo laminazione

Direzione di
235 µm laminazione

-Isotropico -Anisotropico
I grani sono la laminazione modifica la
approssimativamente forma e l’orientazione dei
sferici e orientati grani
casualmente

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

ALLINEAMENTO E DEFORMAZIONE DI SECONDE FASI

Ogni fase (anche estranea) che sia presente nel materiale viene
deformata durante il processo.

Si possono avere inclusioni facilmente deformabili o fragili. Le prime


seguono la direzione di deformazione, mentre le seconde se dure
innescano degli intagli o microcricche nel materiale.

In entrambi i casi quando il materiale viene sottoposto a sforzi in esercizio


dobbiamo tenere presente il fattore di intaglio dovuto alla discontinuità
presente nel materiale.

Inclusioni allungate di solfuri di ferro


prodotte durante la laminazione di
una acciaio.

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

EFFETTO DEL RISCALDAMENTO DOPO DEFORMAZIONE A FREDDO

L'energia libera di un materiale deformato a freddo è maggiore di


quella di un metallo ricotto di una quantità approssimativamente
uguale all'energia di deformazione accumulata.

Il materiale deformato si trova in uno stato di equilibrio


metastabile e cercherà di evolvere verso lo stato stabile
riorganizzandosi, prima in una configurazione di minore energia
ed in un secondo tempo riducendo, in diversi stadi, la densità
di difetti per unità di volume.

Il processo a T ambiente è lentissimo per cui viene condotto ad


una temperatura pari a circa 0,4 la temperatura assoluta di
fusione del metallo.

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

EFFETTO DEL RISCALDAMENTO DOPO DEFORMAZIONE A FREDDO

Si formano nuovi cristalli che:


hanno bassa densità di dislocazioni,
sono piccoli (rafforzamento per affinamento del grano),
’consumano’ i cristalli incruditi.

0.6 mm 0.6 mm

ottone
Nuovi cristalli
deformato
nucleano dopo
a freddo
3 sec. a 580C.
33%

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

EFFETTO DEL RISCALDAMENTO DOPO DEFORMAZIONE A FREDDO

Tutti i cristalli deformati a freddo sono ‘consumati’.

0.6 mm 0.6 mm

dopo 4 dopo 8
secondi secondi

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

EFFETTO DEL RISCALDAMENTO DOPO DEFORMAZIONE A FREDDO

All’aumentare del tempo, i grani più grandi consumano quelli più


piccoli. Perché? La superficie di bordo grano (e quindi l’energia) si
riduce.

0.6 mm 0.6 mm

dopo 8 s, dopo 15 min,


580C 580C

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

EFFETTO DEL RISCALDAMENTO DOPO DEFORMAZIONE A FREDDO

Crescita del
grano ad alta
temperatura

Coefficiente dipendente
Relazione empirica:
dal materiale e dalla T.
Tipico exp. ~ 2
Tempo trascorso
Diametro dn − dno = Kt
del grano
al tempo t. Diametro del grano al
tempo t=0.
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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

RICRISTALLIZZAZIONE

Sperimentalmente si è visto che vi sono alcuni stadi attraverso i


quali il metallo recupera le sue proprietà durante la ricottura

a. Deformazione plastica (aumento dislocazioni)


b. Recovery e Poligonalizzazione (riassetto dei difetti)
c. Ricristallizzazione (nuovi grani e riduzione dislocazioni)
d. Ricristallizzazione secondaria (ingrossamento dei
grani)

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

RICRISTALLIZZAZIONE

• deformazione plastica (aumento dislocazioni)

• recovery e poligonizzazione (riassetto dei difetti). Si


intendono i primi processi di riorganizzazione dei difetti e
diminuzione di vacanze e interstiziali creati per deformazione
all'interno del metallo incrudito (con conseguente
abbassamento dell'energia del reticolo) e riorganizzazione
delle dislocazioni nelle “buche” o nei bordi di subgrano (zone
a minore energia)

riarrangiamento delle dislocazione allo scopo di


diminuire l’energia di distorsione elastica

Prevede movimento delle dislocazioni per


scorrimento (glide) e salto (climb) (quest’ultimo
è possibile grazie alla temperatura elevata e
allo stato tensionale)

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

RICRISTALLIZZAZIONE

• ricristallizzazione: formazione nuovo grano


(riduzione del numero di dislocazioni)

• ricristallizzazione secondaria (ingrossamento). E’ una


fase negativa per le proprietà meccaniche.

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

RICRISTALLIZZAZIONE

• 1 h di trattamento alla Tricristallizzazione (temperatura a cui la


ricristallizzazione si completa in 1 ora) diminuisce TS (tensione di rottura)
e aumenta %An (allungamento percentuale a rottura).
• gli effetti della deformazione a freddo vengono annullati!

Effetto della lavorazione a


freddo e della ricottura sulle
proprietà della lega Cu-35%Zn.

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

CONTROLLO DELLA RICOTTURA

Vi sono tre importanti fattori che devono essere considerati quando si


sceglie un trattamento termico di ricottura:
• la temperatura di ricristallizzazione;
• la dimensione dei grani ricristallizzati;
• la temperatura di ingrossamento del grano.

La ricristallizzazione dipende da una molteplicità di variabili di processo.

(i) La temperatura di ricristallizzazione


decresce quando la percentuale di
deformazione aumenta. Una più elevata
percentuale di deformazione rende il
metallo meno stabile e favorisce la
nucleazione dei grani ricristallizzati. Se la
percentuale di deformazione è bassa, al di
sotto di circa del 3 5%, la
ricristallizzazione non avviene.

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

CONTROLLO DELLA RICOTTURA

(ii) Un grano, originario del lavorato a freddo, più piccolo, riduce la temperatura di
ricristallizzazione. I vecchi bordi grano, forniscono più siti nei quali possono nucleare
i nuovi grani.

(iii) I metalli puri ricristallizzano a temperature più basse delle leghe rafforzate per
soluzione solida. Spesso questo è utile. Ad esempio, le leghe che devono essere
brasate o saldobrasate potrebbero essere ricotte e addolcite durante l'operazione di
giunzione più efficacemente del metallo puro.

(iv) Incrementando il tempo di ricottura si riduce la temperatura di ricristallizzazione,


poiché vi è più tempo per la nucleazione e l'accrescimento dei nuovi grani
ricristallizzati. Tuttavia la temperatura è di gran lunga il parametro più importante:
raddoppiando il tempo di ricottura la temperatura di ricristallizzazione si riduce di soli
10 C.

(v) Le leghe con più alta temperatura di fusione hanno una temperatura di
ricristallizzazione più alta. Poiché la ricristallizzazione è un processo controllato dalla
diffusione, la temperatura di ricristallizzazione è approssimativamente proporzionale
a 0,4 Tm (temperatura assoluta di fusione). Tipici valori della temperatura di
ricristallizzazione per alcuni metalli sono riportati nella tabella di seguito.

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

CONTROLLO DELLA RICOTTURA

Temperature di ricristallizazione per alcuni metalli.

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

DEFORMAZIONE A CALDO

risultati per il ferro policristallino:

• σy e TS diminuiscono all’aumentare della temperatura.


• %An aumenta all’aumentare della temperatura.
• Perché? Le dislocazioni
hanno più energia per
superare gli ostacoli.
Si attivano altri
meccanismi di
riassetto (climb).

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

DEFORMAZIONE A CALDO

Il processo di deformazione plastica può avvenire anche a caldo.

Forgiatura a caldo

Laminazione a caldo e ricristallizzazione


(dinamica).

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Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo

LAMINAZIONE CONTROLLATA (CENNO)

Le operazioni di laminazione a
caldo vengono effettuate
controllando accuratamente i
tempi e le temperature,
bilanciando l’effetto
dell’affinamento del grano
dovuto alla deformazione con
l’effetto della
ricristallizzazione del grano
dovuta alla temperatura ancora
elevata

Con questo processo si ottengono strutture a grana molto


fine (alta resistenza meccanica e tenacità!)

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1° Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica

Chimica e Materiali Metallici

La solidificazione
dei materiali metallici
A.A. 2011/12

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della


stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura

Contenuti
1 Stato liquido e stato solido

2 Nucleazione e Accrescimento

3 Tempo di solidificazione

4 Struttura di getti e lingotti

5 Difetti di solidificazione

6 Controllo della struttura e saldatura (cenni)


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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della
stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
DISTRIBUZIONE RADIALE

Lo stato solido Lo stato liquido

Distribuzione delle distanze


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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della


stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
LA SOLIDIFICAZIONE

Disordine

Ordine

Formazione di aggregati
monocristallini policristallini

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della
stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
LA SOLIDIFICAZIONE

Metallo allo stato liquido,


all’interno di una forma a contatto
con l’ambiente circostante

Raffreddamento e perdita di calore

conduzione geometria della forma,


convezione condizioni di isolamento,
irraggiamento possibilità di movimento del liquido,
presenza di sistemi di raffreddamento, ...

Un diagramma tempo-temperatura
descrive l’evoluzione termica del metallo

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della


stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
IL RAFFREDDAMENTO DI UN LIQUIDO

dT V e A = volume e superficie
A⋅ q = V ⋅ ρ ⋅ cp ⋅ di scambio del getto,
dt e cp = densità e calore specifico
del materiale in esame,
q = densità di flusso termico
dal metallo alla forma
(equazione di Fourier)
T = temperatura del metallo
Temperatura

t = tempo,
dT/dt = derivata della temperatura
fatta rispetto al tempo =
= velocità di raffreddamento

Tempo

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della
stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
IL RAFFREDDAMENTO DI UN LIQUIDO

• Rilascio del calore latente


Temperatura

a
• Legge di Gibbs
Temperatura nominale Finché avviene la solidificazione di un
di solidificazione metallo puro (cioè finche la fase liquida e
b
quella solida coesistono), la temperatura
del sistema rimane costante

Tempo

dT dV S
A⋅ q = V ⋅ ρ ⋅ cp ⋅ − ∆H ⋅
dt dt

H è il calore latente di solidificazione per unità di volume del metallo


VS rappresenta il volume di metallo solidificato

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della


stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
IL RAFFREDDAMENTO DI UN LIQUIDO

ultimata la solidificazione,
la temperatura riprende a scendere,
a con una pendenza in generale diversa
( e cp sono differenti per lo stato liquido
e per lo stato solido del metallo)
Temperatura

b Temperatura nominale
di solidificazione

Tempo
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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della
stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
TERMODINAMICA E CINETICA

E’ possibile prevedere lo stato di equilibrio del sistema:


Termodinamica in ogni evento spontaneo l’ENERGIA LIBERA (G) DIMINUISCE

Minimizzazione
Liquido dell’Energia libera (G)
G
Solidificazione
∆G in corrispondenza
al sottoraffreddamento T
Solido
Aspetti cinetici

∆T T come forza-motrice
della solidificazione
Temperatura T Tf
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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della


stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
TERMODINAMICA E CINETICA

Alla temperatura di equilibrio termodinamico


(la temperatura nominale di solidificazione)
la solidificazione avviene in tempi infiniti

La solidificazione viene “attivata” dal sottoraffreddamento ( T)

Il liquido scende al di sotto


della temperatura nominale di solidificazione,
venendosi a trovare in una situazione di instabilità termodinamica
e fornendo quindi la forza motrice al processo di solidificazione

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della
stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
IL RAFFREDDAMENTO DI UN LIQUIDO

Temperatura

Temperatura nominale
di solidificazione
T = sottoraffreddamento

Tempo

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della


stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
IL RAFFREDDAMENTO DI UN LIQUIDO

Curva “reale” di solidificazione: sottoraffreddamento


Rallentamento della velocità di raffreddamento
dovuto allo sviluppo del calore latente di solidificazione
“Competizione” tra calore latente
e raffreddamento operato dalla forma
Fase “centrale” della solidificazione:
il calore sviluppato prevale su quello asportato,
innalzamento della temperatura del metallo
(fenomeno della recalescenza).
Fase terminale della solidificazione:
calore latente via via più trascurabile,
prevale l’asportazione termica del sistema
Abbassamento della temperatura
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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della
stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
NUCLEAZIONE

Aggregazione di un numero non molto elevato di atomi per


formare piccolissime porzioni o nuclei di cristallo

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della


stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
ACCRESCIMENTO

Progressiva associazione di altri atomi con aumento della


fase cristallina e diminuzione del liquido

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della
stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
NUCLEAZIONE

NUCLEAZIONE OMOGENEA
Spontanea aggregazione di atomi (con legami non direzionali)
nella massa liquida per formare i nuclei

NUCLEAZIONE ETEROGENEA
I nuclei si possono formare facilmente in corrispondenza di:

• frammenti della stessa sostanza cristallina in precedenza


non completamente fusi o volutamente aggiunti;
• inclusioni di particelle estranee;
• particolari posizioni della superficie del liquido;
• pareti del contenitore.

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della


stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
NUCLEAZIONE OMOGENEA

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della
stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
NUCLEAZIONE OMOGENEA / ETEROGENEA

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della


stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
NUCLEAZIONE OMOGENEA

La variazione di energia libera che si ha nella formazione


del nucleo è la somma di due termini:
• uno negativo perché sotto la temperatura di fusione Tf il solido
ha energia libera Gs < Gl. Per un volume finito, tale termine vale
(- Gm/ Vm), con Gm differenza molare di energia libera tra
liquido e solido e Vm volume molare;
Per un nucleo di raggio r tale termine assume il valore:
- 4/3 π r3 Gm/Vm

• uno positivo derivante dal fatto che il nucleo è separato dal


liquido e che questa superficie ha una energia libera superficiale
per unità di area ( );
Per un nucleo di raggio r, tale termine assume il valore:
4 π r2
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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della
stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
NUCLEAZIONE OMOGENEA

Date le ridottissime dimensioni dei nuclei il rapporto


superficie/volume è molto elevato e quindi il fattore
superficiale è molto rilevante.

LA VARIAZIONE DI
ENERGIA LIBERA TOTALE E’ :

G = 4 π r2 - 4/3 π r3 Gm/Vm

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della


stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
NUCLEAZIONE OMOGENEA

Per bassi valori di r, prevale il


termine positivo e l'energia
totale aumenta.
Solo dopo che il raggio ha
raggiunto un valore critico (rc)
l'energia interfacciale diventa
piccola rispetto a quella di
volume e l'energia globale
diventa negativa.

- Gli aggregati con raggio minore di rc ritornano allo stato liquido


- Gli aggregati con raggio maggiore di rc aumentano di
dimensione, divenendo NUCLEI

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della
stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
NUCLEAZIONE OMOGENEA

Mentre non è molto influenzato dalla temperatura,


Gm/ Vm ne dipende in maniera significativa e diventa sempre
più negativo man mano che questa decresce al di sotto di
quella di equilibrio.

Si può dimostrare che Gm / Vm = (Lf x T) / TE

Lf = calore latente di fusione


TE = temperatura di equilibrio
T= sottoraffreddamento

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della


stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
NUCLEAZIONE OMOGENEA - DETERMINAZIONE DEL RAGGIO CRITICO

Raggio critico (rc) ed Energia libera critica ( Gc)


si ottengono rendendo massima la variazione dell'Energia libera,
ossia annullando la derivata prima rispetto al raggio.
Si ha pertanto

rc = 2 Vm/ Gm

• rc = (2 TE) / (Lf T)

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della
stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
NUCLEAZIONE OMOGENEA - DETERMINAZIONE DELL’ENERGIA LIBERA CRITICA

• Gc = (16 π 3 T 2)
E / (3Lf2 T2)

Si può notare come


all’aumentare del
sottoraffreddamento si
abbia una notevole
diminuzione di Gc
accompagnata da una
riduzione anche di rc

G in funzione di r per alcuni valori


del sottoraffreddamento T.
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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della


stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
NUCLEAZIONE OMOGENEA - VELOCITA’ DI FORMAZIONE DEI NUCLEI

La frequenza di nucleazione = numero di nuclei per unità di


volume e di tempo in grado di accrescersi, ossia numero di
embrioni (aggregato di particelle di dimensioni inferiori alle critiche) che
passano a nuclei (aggregato di particelle di dimensioni superiori alle
critiche) ed è sufficiente un atomo perché tale nucleo si formi.

Dipende:
• dalla barriera termodinamica di nucleazione
∆Gc = 16π Vm2σ 3 / 3∆G 2 m
La formazione di un nucleo dipende dal fatto che un
agglomerato di particelle superi o meno questa barriera
energetica minima e pertanto il processo di nucleazione è
termicamente attivato e l'energia ∆Gc prende il nome di barriera
termodinamica alla nucleazione
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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della
stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
NUCLEAZIONE OMOGENEA - VELOCITA’ DI FORMAZIONE DEI NUCLEI

• dalla possibilità di movimento delle particelle


all'interfaccia liquido-solido (barriera cinetica)

Il movimento è un processo termicamente attivato e si può dire


che la probabilità per cui esso avvenga ad una certa T è:

− Cn / kT
∝e
dove
k = costante di Boltzman = 1.38 x 10-23 J/(atomo·K)
T = temperatura in Kelvin
Cn = barriera cinetica alla nucleazione.

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stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
NUCLEAZIONE OMOGENEA - VELOCITA’ DI FORMAZIONE DEI NUCLEI

La frequenza di nucleazione Fn è data da:

Fn = N v ⋅ N s ⋅ f ⋅ ε ⋅ e − ∆Gc / kT ⋅ e − Cn / kT
1 2
Nv = numero di atomi o particelle nel volume V
Ns = numero di atomi che si possono aggregare all'embrione
f = frequenza di vibrazione atomica
ε = probabilità di salto atomico in una direzione

1 - Fattore termodinamico:
probabilità di superare la barriera termodinamica

2 - Fattore cinetico:
probabilità di superare la barriera cinetica

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della
stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
NUCLEAZIONE OMOGENEA - VELOCITA’ DI FORMAZIONE DEI NUCLEI

Le curve tratteggiate
rappresentano l’andamento del
termine cinetico e di quello
termodinamico

Andamento della frequenza di


nucleazione (curva continua) in
funzione della temperatura
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stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
NUCLEAZIONE OMOGENEA - VELOCITA’ DI FORMAZIONE DEI NUCLEI

Con il diminuire della temperatura diminuisce il movimento


delle particelle ed ha il sopravvento il termine cinetico che
diventa così piccolo da diventare il fattore controllante il
processo stesso.

Influenza del sottoraffreddamento


sulla velocità di nucleazione.
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stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
NUCLEAZIONE ETEROGENEA

La nucleazione omogenea è un caso quasi impossibile. Nel


liquido sono facilmente presenti particelle estranee o superfici
di contenimento.

Tale presenza avrà come conseguenza una variazione di


energia superficiale tra liquido e solido, ed in particolare un
abbassamento di tale energia.

Importante risulta a tale scopo la forma geometrica


dell'embrione.

Calcoliamo mediante semplificazione l'influenza di una


superficie estranea S sull'energia di superficie dell'embrione.

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NUCLEAZIONE ETEROGENEA

Supponiamo che l'embrione abbia forma di segmento sferico e


sia a contatto con una superficie estranea S e l'insieme sia
immerso in un liquido L.
γCL
Liquido
Embrione γCS θ γLS

Substrato

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NUCLEAZIONE ETEROGENEA

Si ha all'equilibrio:

γ LS = γCS + γCL cos θ

γ LS = energia sup. interfaccia liquido-solido per cm2


γ CS = energia sup. interfaccia solido-cristallo per cm2
γ CL = energia sup. interfaccia cristallo-liquido per cm2
θ = angolo di contatto (o di bagnabilità)

La variazione di energia libera dovuta alle nuove superfici è


data da:

∆GS eter. = γ CL ACL + π r2(γ CS - γ LS )

∆GS eter. = γ CL ACL - π r2 γ CL cos θ


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NUCLEAZIONE ETEROGENEA

Facendo lo stesso procedimento fatto per la nucleazione


omogenea e considerando il volume del segmento sferico che
individua l'embrione e le energie superficiali sopra indicate, si
ottiene
∆GC eter. = ∆GC omog · f(θ)
dove

f(θ) = (2 + cos θ)(1 - cos θ)2/4

La funzione f(θ) varia tra 0 e 1 e che per un angolo di contatto


prossimo a zero l’energia libera critica ∆GC eter si avvicina a 0.

rC eter = (2σVm/∆Gm)*sen θ = rC omog sen θ


rC eter << rC omog

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stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
NUCLEAZIONE ETEROGENEA

Andamento di f(θ) in funzione dell’angolo θ

La nucleazione è enormemente favorita


dalla presenza di superfici estranee
(INOCULAZIONE)!
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stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
ACCRESCIMENTO

I cristalli presentano dei difetti di costruzione che rendono


possibile una crescita continua a spirale.

La velocità di crescita dipende dalla facilità con cui una


particella possa liberarsi dal liquido, attraversare l'interfaccia e
quindi formare nuovi legami caratteristici del solido.

Liquido

Solido

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stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
ACCRESCIMENTO

Il processo di trasporto è come quello relativo alla nucleazione


ossia termicamente attivato.

Definiamo Ca l'energia libera di attivazione per particella nel


passaggio liquido-solido o barriera cinetica all'accrescimento.

La quantità necessaria per il


passaggio sol-liq dovrà essere
aumentata dell'energia libera tra
liq. e sol. che per mole è stata
indicata con Gm e per
particella Gm/N.

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VELOCITA’ DI ACCRESCIMENTO

La relazione è data da:

Va = K d ε f exp(-Ca / kT)*[1 - exp(- ∆Gm / N) / kT]

termine termine
cinetico termodinamico
Va = velocità di accrescimento (in cm/s)
K = costante che tiene conto delle posizioni favorevoli di un cristallo
d = diametro particelle
f = frequenza di vibrazione atomica
ε = probabilità di salto atomico in una direzione

Al punto di fusione il termine termodinamico è nullo, dato che


alla Tf , Gl = Gs per cui Va è nulla .
Con l'aumentare del sottoraffreddamento aumenta Gm
(quindi anche il termine tra parentesi): Va aumenta.
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stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
VELOCITA’ DI ACCRESCIMENTO

La velocità di accrescimento
raggiunge un massimo e poi
diminuisce quando il termine cinetico
assume il controllo del processo.

Andamento del tutto


analogo a quello della Fn

Andamento della velocità di


accrescimento in funzione
della temperatura
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FRAZIONE SOLIDA

Se indichiamo con X la frazione di materiale solidificato, si ha

X = Vb / V

dove Vb = volume di materiale solidificato


V = volume totale

A seguito di semplificazioni quali nuclei sferici, velocità


isotropa, ecc... si ottiene una relazione del tipo:

π
X = 1 − exp(− Va3 Fn T 4 )
3

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stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
TIPI DI ACCRESCIMENTO

Durante la solidificazione due tipi di calore vengono rimossi:

1. Calore specifico del liquido


2. Calore latente di fusione

Il primo può essere rimosso per irraggiamento


(nell'atmosfera) e/o per conduzione del contenitore
Il secondo deve essere rimosso dalla superficie solido-
liquido prima che la solidificazione sia completata.

La maniera con cui questo calore viene rimosso determina


il meccanismo di accrescimento e la struttura finale.

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ACCRESCIMENTO PLANARE

Avviene per movimento di una interfaccia piana liq-sol nel


liquido.
• La temperatura del metallo
liquido è maggiore della
∆Hf Protuberanza
temperatura di solidificazione e la
temperatura del solido è inferiore
T SOLIDO LIQUIDO a tale temperatura.
T reale
• Il calore latente viene rimosso
T di solidificazione
dall'interfaccia del solido affinché
la solidificazione continui.
Direzione di crescita • Ogni protuberanza che si forma
all'interfaccia e tenta di crescere è
Posizione interfaccia S -L circondato da un liquido a T>Tf,
x deve attendere che il liquido
all'interfaccia si porti alla Tf.
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stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
ACCRESCIMENTO DENDRITICO

Avviene quando la nucleazione è debole ed il liquido si


sottoraffredda al di sotto di Tf prima che il solido si formi.
• Si forma la piccola protuberanza
solida detta dendrite
• Il calore latente viene scambiato
con il liquido che innalza la sua
T SOLIDO LIQUIDO temperatura
T reale • Sullo stelo primario della
dendrite si formano i bracci
T di solidificazione
secondari e terziari
Direzione di crescita • L'accrescimento dendritico
avanza fino a che il liquido non
Posizione interfaccia S -L raggiunge la temperatura Tf. Il
x
solido quindi si accresce con
struttura planare
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TIPI DI ACCRESCIMENTO – ACCRESCIMENTO DENDRITICO

Lega PbSn

Struttura dendritica in una lega Al-Si Struttura dendritica in una ghisa


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stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
TEMPO DI SOLIDIFICAZIONE

Il tempo di solidificazione (su macroscala) si ricava mediante


la relazione di CHVORINOV
V
t s = B( ) 2
A
ts = tempo richiesto per la solidificazione del getto
V = volume del getto
A = superficie del getto a contatto con la forma
B = costante di forma che dipende dal tipo e della temperatura iniziale del liquido e
della forma

Il tempo di solidificazione (su microscala) interessa anche le


dimensioni delle dendriti la cui caratteristica dimensionale è la
distanza dei bracci secondari (Secondary dendrite arm
spacing) SDAS
n e K dipendono
SDAS = kt n
s dalla composizione
del metallo
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SDAS VS. TEMPO DI SOLIDIFICAZIONE
SDAS

Andamento dello
SDAS in un getto
in lega Al-Si, con
spessore
(e quindi velocità
di raffreddamento)
variabile

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stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
SDAS VS. PROPRIETA’ MECCANICHE

Piccoli valori di SDAS sono associati ad elevati valori di


resistenza e contemporaneamente elevata duttilità!

Andamento delle caratteristiche di una lega in funzione dello SDAS

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STRUTTURA DEI GETTI E DEI LINGOTTI

I metalli vengono colati entro forme ove solidificano. Si


possono ottenere getti finiti o lingotti (forme semplici che
richiedono successivamente lavorazioni a caldo o a freddo
per la produzione del pezzo finito).
In entrambi i casi si possono distinguere tre zone:

(1) ZONA FREDDA

(2) ZONA COLONNARE

(3) ZONA EQUIASSIALE

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STRUTTURA DEI GETTI E DEI LINGOTTI

(1) Stretta banda di grani orientati casualmente alla superficie


dei getti. Il metallo sulla superficie è il primo a solidificare.
Alto T e nuclei eterogenei. Si formano molti grani
all'interfaccia.
(2) Zona con grani allungati orientati in una particolare
direzione cristallografica. Poiché il calore viene rimosso dal
getto attraverso il materiale del getto stesso, i grani nella
zona fredda incominciano a crescere in direzione opposta
alla direzione del flusso di calore ossia dalla zona più fredda
alla più calda (Proprietà anisotropiche).
I grani possono essere composti da dendriti se il liquido è
sottoraffreddato o a morfologia planare se il liquido non lo è.
In molti casi il metallo puro continua a crescere in maniera
colonnare fino a che tutto il liquido non si esaurisce.
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STRUTTURA DEI GETTI E DEI LINGOTTI

Parete dello stampo “Chill grains”


orientati in direzione
Zona a non favorevole,
grana fine quindi la crescita
è lenta.

Zona a I grani
con orientazione
grana favorevole
colonnare diventano colonnari.

Fronte
liquido di solidificazione

La crescita competitiva dei grani nella zona raffreddata ha come risultato lo


sviluppo colonnare di quelli con orientazione favorevole, cioè secondo la
direzione dello smaltimento di calore.
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STRUTTURA DEI GETTI E DEI LINGOTTI

(3) Nelle leghe ed in particolari circostanze nei metalli puri, si


forma al centro del getto o del lingotto una zona equiassiale.

La zona equiassiale contiene nuovi grani, orientati casualmente


dovuti a:
- bassa temperatura;
- elementi in lega;
- agenti inoculanti.

Questa zona del getto ha proprietà isotrope.

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PROCESSI TIPICI DI COLATA – COLATA CONTINUA

Colata continua

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stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
PROCESSI TIPICI DI COLATA – FONDERIA

Colata in conchiglia a gravità

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CAVITA’ DA RITIRO

Durante la solidificazione i materiali possono o contrarsi


(nella maggior parte dei casi) o espandersi (qualche caso).

materiale ritiro%

Al - 7.0
Cu - 5.1
Mg - 4.0
Zn - 3.7
Fe - 3.4
Pb - 2.7
Ga + 3.2
H2O + 8.3

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CAVITA’ DA RITIRO

I ritiri (contrazioni volumetriche) possono essere:

Unidirezionali Risucchio Cavità


solo una direzione del getto quando una superficie si quando la solidificazione
viene interessata alle raffredda più lentamente inizia su tutta la superficie
variazioni volumetriche delle altre del pezzo

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CAVITA’ DA RITIRO

Macro ritiri
sono associati a punti caldi

Macro ritiri
Dimensione rilevante (mm)
Visibili da radiografie

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CAVITA’ DA RITIRO

La tecnica utilizzata per controllare cavità e risucchi è l'uso


della materozza adiacente o connessa al getto. Quando il
metallo nel getto tende a contrarsi dalla materozza fluisce
nuovo liquido che riempie i vuoti.

Materozza

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RITIRO INTERDENDRITICO

Avviene durante l'accrescimento dendritico.


Il liquido può trovare difficoltà a fluire dalla materozza alla
sottile rete dendritica.

Si producono nel getto


piccoli pori dovuti al ritiro

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RITIRO INTERDENDRITICO

Questo difetto è chiamato microporosità ed è difficile da


prevenire, in generale si interviene:
- sulla viscosità o fluidità del liquido,
- sulla pressione metallostatica,
- meglio sulla velocità di raffreddamento, riducendo
le dimensioni delle dendriti: piccoli SDAS ==> piccoli ritiri.

micro-ritiro

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POROSITA’ GASSOSE

Molti metalli contengono allo stato liquido una grande quantità


di gas.
L'Alluminio ad esempio dissolve allo stato liquido molto H2,
mentre la solubilità allo stato solido è estremamente bassa.
Solubilità dell’H nel metallo liquido
Dipende da:
Solubilità H

- Temperatura del bagno liquido


- Composizione chimica della lega
- Pressione parziale dell’H sopra il bagno
−K
Legge di Sievert: S = Pe T

S: Concentrazione di H in ml/100g di lega K: Costante del materiale


P: Pressione parziale dell’H T: Temperatura del bagno

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stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
POROSITA’ GASSOSE

L'eccesso di idrogeno forma bolle che possono restare


intrappolate nel metallo solido formando porosità gassose.
Queste possono essere diffuse in tutto il getto o solo tra le
braccia dendritiche.

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POROSITA’ GASSOSE

Schema di
formazione delle
soffiature in
funzione della
Variazione della solubilità di H velocità di crescita
e N nel Fe in funzione della T del solido

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POROSITA’ GASSOSE

Le porosità gassose si presentano in forma sferica e molto


lucenti.

Per minimizzare le porosità gassose:

- tenere la temperatura del liquido bassa


- aggiungere degli elementi che formino con il gas composti
solidi
- tenere P parziale bassa (colate sotto vuoto).

Durante la fabbricazione dell'acciaio, l'ossigeno si dissolve


nel liquido e durante la solidificazione si ha:
1
C + O2 → CO
2
con formazione di bolle che rimangono nel getto.
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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della


stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
POROSITA’ GASSOSE

L'ossigeno può essere eliminato aggiungendo Al che porta alla


formazione di Al2O3 calmando il bagno per questo l'acciaio
viene detto calmato (killed).

Minuscole particelle di Al2O3 prevengono l'ingrossamento del


grano nei trattamenti ad alta temperatura.
L'acciaio effervescente viene utilizzato nella laminazione delle
lamiere portando a superfici lisce.

I getti di acciaio non possono essere trattati per eliminare il


gas dopo la solidificazione.

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della
stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
CONTROLLO DELLA STRUTTURA DEL SOLIDO

Vi sono casi in cui la struttura equiassiale non viene


desiderata ad esempio nei pezzi che devono resistere al
creep, alla frattura ecc., (getti in leghe a base Ni, Co per la
produzione di palette per turboreattori, statori ecc.) sono
preferibili solidificazioni monodirezionali.
Tali strutture vengono ottenute per raffreddamento delle
forme solo da un lato.
Tale forma la si ottiene mediante una solidificazione
controllata in uno stampo con strozzatura di connessione
elicoidale in modo da far crescere un solo grano colonnare.
Non vi sono bordi grano ed i piani e direzioni hanno
orientazioni prefissate (Es. produzione di semiconduttori di Si)

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della


stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
CONTROLLO DELLA STRUTTURA DEL SOLIDO

a b c
Controllo della struttura del grano tramite strozzatura elicoidale.
a) Grani equiassici; b) grani colonnari solidificati direzionalmente;
c) cristallo singolo.

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della
stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
SALDATURA PER FUSIONE

La solidificazione è molto importante anche nella giunzione dei


metalli per saldatura per fusione.
In tale processo una parte del metallo da congiungere è fuso
assieme al metallo d'apporto.

La pozza liquida del metallo viene detta Zona di fusione.


Quando questa zona solidifica i pezzi si collegano. Il calore di
solidificazione viene estratto velocemente attraverso il metallo
da congiungere. Il liquido raggiunge la temperatura di
solidificazione ai bordi della saldatura dove già esistono grani
del materiale originale e di conseguenza il solido comincia ad
accrescersi da questi grani frequentemente in maniera
colonnare.
Tale ingrossamento viene detto Accrescimento epitassiale.

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della


stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
SALDATURA PER FUSIONE

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Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della
stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
SALDATURA PER FUSIONE

MIG (Metal Inert Gas)

- Laser
- Fascio Elettronico

TIG (Tungsten Inert Gas)


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1° Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica

Chimica e Materiali Metallici

I Diagrammi di Stato

A.A. 2011/12

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

Contenuti

1 Concetti preliminari

2 Diagrammi di stato binari

3 Diagrammi di stato ternari

4 Le segregazioni

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

DEFINIZIONI

FASE: - parte omogenea di un sistema


- composizione costante in tutti i punti
- reticolo costante
- proprietà ben definite e costanti
(eventualmente variabili in direzioni diverse)
- interfaccia di separazione con il resto del sistema

STRUTTURA
- disposizione delle fasi
- forma
- dimensioni

Misure di
PRESSIONE, volume, TEMPERATURA, COMPOSIZIONE CHIMICA
specificano lo STATO TERMODINAMICO DEL SISTEMA
STATO TERMODINAMICO
- di equilibrio
- metastabile
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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

VARIABILI DEL DIAGRAMMA DI STATO

Le proprietà di una lega metallica in condizioni di equilibrio


possono essere descritte graficamente dal suo diagramma di
stato o diagramma di equilibrio, che permette di stabilire quali
siano le fasi, che composizione abbia ciascuna fase e quale sia
la quantità di ciascuna fase presente quando siano note le sole
variabili indipendenti temperatura e composizione.
Valutando l’influenza delle proprietà
temperatura

atomiche, chimiche e
cristallografiche sulla energia libera,
è possibile prevedere il campo di
miscibilità di due elementi.
La regola delle fasi mette in
relazione il numero delle variabili
termodinamiche indipendenti con il
composizione numero dei componenti e delle fasi
presenti
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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

ESEMPIO: IL FERRO PURO

Il diagramma di stato del Fe puro


Fe-liq
1536°C

Fe-δ
Temperatura

1392°C

Fe-γ

911°C

Fe-α

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

ESEMPIO: LA CURVA DI SOLUBILITA’

La curva di solubilità costituisce parte


di un diagramma di stato binario (A-B)

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

REGOLA DELLE FASI

REGOLA DELLE FASI O EQUAZIONE DI GIBBS

V=n–f+φ
V = varianza del sistema (numero variabili indipendenti)
n = numero dei componenti indipendenti del sistema
f = numero delle fasi presenti
φ = fattori fisici attivi: temperatura (T) e pressione (P): φ=2

L’equazione generale di GIBBS si scrive pertanto:


V=n–f+2
Metallo puro, P = cost = 1 atm φ=1 V=1–f+1=2-f

Sistema binario, P = cost = 1 atm φ=1 V=2–f+1=3-f

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

DIAGRAMMA DI STATO BINARIO

Temperatura
Temperatura
di fusione/solidificazione
di fusione/solidificazione
dell’elemento B
dell’elemento A
temperatura
temperatura

Una linea verticale


consente di seguire
l’evoluzione di una
data lega
(composizione =
Ogni punto del diagramma
= cost = C0)
identifica Temperatura e
al variare della
Composizione di una lega
Temperatura

C0

100%A Composizione (% B) 0%A


0%B 100%B
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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E ALLO STATO SOLIDO

temperatura
temperatura
s
uidu
liq

us
solid

A %B B
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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E ALLO STATO SOLIDO

Ta a
T'4 T' 5 = T''5
Tb b
liquidus T'3
Tc c
T'2 d
Td T''4

T''3
T'1 = T'' 1 T''2
e
Te
solidus

A B
X f X X0 Xs Xsi (% in massa)

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

LA REGOLA DELLA LEVA INVERSA

C0 = CS·fS + CL·fL
C0
fS + fL = 1

C0 = CS·fS + CL·(1 - fS)


temperatura

CL

s CS C0 - CL = CS·fS - CL·fS
uidu
liq

us C S − C0
solid fL =
CS − CL
C0 − C L
A B fS =
composizione CS − CL
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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

LA CURVA DI SOLIDIFICAZIONE E RAFFREDDAMENTO


temperatura
temperatura

s
uidu
liq

us
solid

A composizione B Tempo
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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

LA CURVA DI SOLIDIFICAZIONE E RAFFREDDAMENTO

T
liquido

liquido + solido
liquidus

X
solido
solidus
0

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

VARIAZIONE DELLE CARATTERISTICHE MECCANICHE


Completa miscibilità allo stato liquido
Completa miscibilità allo stato solido

Tensione di
rottura

Tensione di
snervamento

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E IMMISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO SOLIDO

a
TB
s
TA liquid uidu
us liq
B + liq
temperatura

A + liq

solidus e

A+B f

B
A
A composizione B
C λ = spaziatura interlamellare
λ = 0 .5 R = velocità di accrescimento (cm/s)
R C = costante
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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E IMMISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO SOLIDO

Ta a TB
TA L

Tb A+L b B+L
Tc c
Te e

AeB
Tf
f
A B
X0 X Xe (% in massa)

A solido A solido A eutettico


liquido X 0 liquido X 0 liquido X primario A B

a b c e,f
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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E PARZIALE ALLO STATO SOLIDO

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E PARZIALE ALLO STATO SOLIDO

1° Caso

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E PARZIALE ALLO STATO SOLIDO

2° Caso

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E PARZIALE ALLO STATO SOLIDO

2° Caso

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E PARZIALE ALLO STATO SOLIDO

3° Caso

α
β
α
β
C
λ=
R 0.5
λ = spaziatura interlamellare
R = velocità di accrescimento (cm/s)
C = costante

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E PARZIALE ALLO STATO SOLIDO

4° Caso

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E PARZIALE ALLO STATO SOLIDO

solidus L liquidus
Ta TB
a solidus
liquidus
TA
Tb α +L b
Tc c β+L β
Te e
α
α+ β
solvus solvus
Tf
f

A B
Xα 2 Xα e X0 X Xe Xβ e Xβ 2
(% in massa)
Xα Xα
solido Xa 1 α primario α primario+
precipit. β eutettico
liquido X 0 eutett. α+β + precip. α , β

Tb Te Tf
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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E PARZIALE ALLO STATO SOLIDO

T(°C)
Sistema Pb-Sn 300 L

L+α
200 α L+β
TE β
α+β
100

Co Co
ipoeutettico ipereutettico
0
0 20 40 60 80 100
Pb 18.3 61.9 97.8 Sn
eutettico

Lega ipoeutettica: C0 = 40%Sn Lega ipereutettica: C0 = 87%Sn


Lega eutettica: C0 = 61,9%Sn
β β β
α
α β
α α
α β
α
micro-costituente eutettico
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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

LA CURVA DI SOLIDIFICAZIONE E RAFFREDDAMENTO

Completa miscibilità allo stato liquido


Parziale miscibilità allo stato solido

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

VARIAZIONE DELLE CARATTERISTICHE MECCANICHE E FISICHE

Relazioni tra
proprietà fisico-meccaniche
e composizione
di una lega
nei sistemi
a solubilità limitata
allo stato solido

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

STRUTTURA DI UN DIAGRAMMA DI STATO TERNARIO

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

SUPERFICI DI LIQUIDUS E LINEE EUTETTICHE

Rappresentazione della superficie di


liquidus di una lega ternaria dove i
costituenti A, B e C formano due a due gli
eutettici binari E1, E2, E3.

Proiezione delle composizioni chimiche


di sezioni isotermiche del diagramma di
stato ternario delle leghe.

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

DEFINIZIONI

SEGREGAZIONE: MECCANISMO
CHE CONDUCE ALLA FORMAZIONE
DI ETEROGENEITA’

Disomogeneità di composizione che si osserva


in una lega metallica solidificata, quando
la solidificazione NON avviene
con una successione di stati di equilibrio
A seconda della scala in cui avvengono
(microscopica o macroscopica), si distinguono in:
Segregazioni minori:
si manifestano all’interno del singolo cristallo/grano
Segregazioni maggiori:
si manifestano all'interno di un pezzo/lingotto.
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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

SEGREGAZIONE MINORE

Un meccanismo di solidificazione non di equilibrio inibisce i


fenomeni diffusivi e determina una eterogeneità di composizione
nel singolo grano
non equilibrio equilibrio

T1
Co Cm = C1 Cm = C1

T2
Cm = (C1 + C2) / 2 Cm = C2
T1
T2
T3 T3
T4 Cm = (C1 + C2 + C3) / 3 Cm = C3

C1 T4
C2
C3 C4 Cm = (C1 +…+ C4) / 4 Cm = C4
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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

LINEE DI ISO-CONCENTRAZIONE

In un cristallo se i tempi
(reali) non sono sufficienti
per arrivare all'equilibrio,
si determina un “profilo”
di concentrazione,
partendo dal centro
ed andando verso la superficie:
presenza di linee
di iso-concentrazione

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

SEGREGAZIONE MINORE

Raffreddamento in equilibrio,
perfetta diffusione allo stato solido
Il grano finale ha la medesima
composizione del liquido
di partenza.

Raffreddamento
relativamente veloce,
presenza di fenomeni diffusivi.
La solidificazione termina a T’S
Solo la concentrazione media
è pari a C0.

Raffreddamento veloce, totale assenza di diffusione


Il grano si presenta micro-segregato,
L’ultimo liquido che solidifica è B puro
La temperatura di fine solidificazione è TB
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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

SEGREGAZIONE MINORE

Si possono avere segregazioni


anche nel caso di una lega
binaria a solubilità limitata di B in
A allo stato solido, con possibile
formazione di eutettico.

Le segregazioni minori sono


accentuate quando
• la differenza di concentrazione
tra le curve del solidus e del
liquidus è ampia
• i cristalli sono di notevoli dimensioni (l’accrescimento è
stato molto più efficace della nucleazione)
• la temperatura di solidificazione è bassa (diffusione è meno
efficace).
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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

“BRUCIATURA”

A causa della segregazione, si forma


un eutettico non “previsto” dal
diagramma di stato
a bordo grano di sviluppa una
“guaina” basso-fondente
Durante un trattamento termico o una
lavorazione plastica a caldo, tale
“guaina” subisce una fusione parziale,
che danneggia la microstruttura

Bruciatura
a bordo
grano in
una lega
Al-Si da
fonderia
Micrografia ottica di un acciaio
austenitico fortemente legato con
presenza di bruciature a bordo grano
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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

IL TRATTAMENTO DI OMOGENEIZZAZIONE

Le segregazioni minori possono essere “rimosse” mediante


una RICOTTURA DI OMOGENEIZZAZIONE:
a temperature opportune, si attivano fenomeni diffusivi che
consentono la ridistribuzione e omogeneizzazione degli
elementi all’interno del grano
in alcuni casi, la ricottura è abbinata a una lavorazione
meccanica (fucinatura, laminazione, ecc...) che riduce la grana
cristallina e quindi le distanze di diffusione.

2
1

Lega Al-7%Si-0.3%Mg da fonderia


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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

SEGREGAZIONE MAGGIORE

Quando la massa liquida è grande e la velocità di


raffreddamento contenuta, la segregazione tende a prodursi
anche su scala macro-strutturale.
Nel corso della solidificazione gli elementi in lega possono
migrare per notevoli distanze

1. SPOSTAMENTO PER DIFFUSIONE


NELLA FASE LIQUIDA

2. SPOSTAMENTO MECCANICO DI UNA FASE


RISPETTO AD UN'ALTRA.

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

SEGREGAZIONE MAGGIORE

1. SPOSTAMENTO PER DIFFUSIONE


NELLA FASE LIQUIDA

Avviene tipicamente nella solidificazione dell'acciaio in


lingottiera: al centro del lingotto vi è un accumulo di soluto
(impurezze) rispetto al diagramma di stato; si produce anche
una diminuzione della temperatura di solidificazione

concentrazione
Elemento Sotto pelle Centro MEDIA
C (%) 0,279 0,360 0,305
S (%) 0,018 0,026 0,022
P (%) 0,028 0,053 0,040

Lingotto in acciaio (3 t): andamento della concentrazione di alcuni elementi


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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

SEGREGAZIONE MAGGIORE

2. SPOSTAMENTO MECCANICO DI UNA FASE


RISPETTO AD UN'ALTRA.
a) spostamento del solido nel liquido
(segregazione per gravità):
i cristalli che solidificano possono spostarsi in superficie o
verso il basso in relazione al loro peso specifico con il
liquido (esempio: grafite nella ghisa).
b) spostamento del liquido nel solido solido
liquido

(segregazione inversa):
durante la solidificazione il liquido è suscettibile
di spostarsi e di andare ad occupare gli spazi
interdendritici formatisi per la contrazione
volumetrica; il fenomeno è tanto più significativo cavità
quanto più è ampio l’intervallo di solidificazione da ritiro

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Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni

SEGREGAZIONE MAGGIORE

Le segregazioni maggiori risultano attenuate nei casi di

• rapida solidificazione;
• leghe a piccolo intervallo di solidificazione.

Non sono invece eliminabili nè riducibili mediante


trattamenti termici (i tempi necessari alla diffusione su
macro-scala sono troppo lunghi).

Sono riducibili solamente mediante trattamenti termo-


meccanici a caldo.

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1° Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica

Chimica e Materiali Metallici

Il Diagramma Fe-C

A.A. 2011/12

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise


alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega

Contenuti
1 Generalità

2 Acciai: Trasformazioni alla solidificazione

3 Acciai: Trasformazioni al raffreddamento

4 Correlazioni struttura-proprietà

5 Effetto degli elementi in lega

6 Le ghise
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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise
alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
IL DIAGRAMMA DI STATO DEL FERRO

Fe-liq G CCC
L
1536°C
CFC

Fe-δ
CCC
Temperatura

1392°C 911 1392 1536 T (°C)

Fe-γ

911°C

Fe-α

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise


alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
IL RUOLO DEL CARBONIO

Carbonio
• Elemento Interstiziale
• Limite di solubilità
• Reattività Fe-C Fe3C (carburo di ferro, cementite)
La Cementite (Fe3C) con 6,67% di C ha una Tf di
1250°C ed è una fase metastabile. Può assumere
le forme lamellare, globulare o a maglie.

• Diverso comportamento nel Fe-α e nel Fe-γ


• Fe-γ Fe-α
inizia a T < 911°C
avviene in un intervallo di Temperatura

• Il Carbonio può anche sussistere


come grafite
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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise
alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
IL RUOLO DEL CARBONIO

Il Carbonio in soluzione solida nel Ferro

Sito ottaedrico

Raggio max = 0.41 r

Fe-γ : 0.52 Å

Sito ottaedrico Sito tetraedrico


distorto
0.154 r 0.29 r

Fe-α : 0.19 Å Fe-α : 0.36 Å

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise


alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
IL RUOLO DEL CARBONIO

Il Carbonio in soluzione solida nel Ferro CCC


a (Å)
γ Fe-α
3,63

3,5
2.86 Å

δ
3,0
α 2,86 2,93
C
2,5
0 500 1000 1500T (°C)

Raggio atomico Carbonio = 0.77 Å

Siti tetraedrici per il Carbonio nel Fe-α: dimensioni = 0.36 Å


Siti ottaedrici distorti per il Carbonio nel Fe-α: dimensioni = 0.19 Å

Solubilità max del Carbonio nel Fe-α = 0.02% in peso


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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise
alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
IL RUOLO DEL CARBONIO

Il Carbonio in soluzione solida nel Ferro CFC


a (Å)
γ 3,63 Fe-γ
3,5

3.63 Å
δ C
3,0
α 2,86 2,93

2,5
0 500 1000 1500T (°C)
Raggio atomico Carbonio = 0.77 Å

Sito ottaedrico per il Carbonio nel Fe-γ: dimensioni = 0.52 Å

Solubilità max del Carbonio nel Fe-γ = 2.03% in peso


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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise


alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
IL DIAGRAMMA FERRO-CARBONIO

Il Carbonio estende il La solubilità max


campo di esistenza del Carbonio nel
del Feγ fino a 723°C Feγ è circa 2%,
a 1147°C
Feγ γ
Superata la
911°C solubilità max del
γ + Fe3C Carbonio nel Feγ si
γ+α forma cementite
α
Feα
A 723°C, in un
α + Fe3C sistema Fe-0,8%C
La solubilità
ha luogo la reazione
max del
Superata la solubilità max del eutettoidica:
Carbonio nel
Carbonio nel Feα si forma Feγ Feα + Fe3C
Feα è circa
0.02%, a cementite
723°C
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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise
alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
IL DIAGRAMMA FERRO-CARBONIO

La solubilità max del


Carbonio nel Feδ è circa
0,1%, a 1493°C

1536°C liquido
δ + liquido A 1493°C, in un sistema
Fe-0,16%C ha luogo la
δ
γ
reazione peritettica:
δ+

Feδ γ + liquido Liquido + Feδ Feγ

Il Carbonio estende il
1392°C campo di esistenza
del Feγ fino a 1493°C

Feγ γ

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise


alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
IL DIAGRAMMA FERRO-CARBONIO
ACCIAIO GHISA
T (°C)
A L+ δ
B 0,51
1500
H J L
δ 1493 D'
N
δ+γ
L +γ
1300
D
L+Fe 3 C
2,03 1153°C 4,25 C'
E'
1100 E 1147°C C
γ

G 911 γ +Fe 3 C
900
α+γ

α P' S' 738°C


700 P 0,02 S M 723°C
α +Fe 3C

%C
500 Q 4,3
0 1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 6,67
Fe Fe 3C
Ferrite Perlite Cementite Ledeburite Ledeburite Cementite
+ sec. + trasf. + Perlite trasf. primaria Costituenti
Perlite Perlite Cementite sec. +
Ledeburite Strutturali
trasf.
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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise
alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
IL DIAGRAMMA FERRO-CARBONIO

• Diagramma Fe-cementite T (°C)


A L+δ
B 0,51
• Diagramma Fe-grafite 1500
H J L
δ 1493 D'
N
δ+γ
L+γ
1300
D
L+Fe3 C
• Fasi e Costituenti strutturali E'
2,03 1153°C 4,25 C'
E 1147°C C
1100
- liquida γ

- fase δ - ferrite δ G 911


900
γ +Fe3 C

- fase γ - austenite α+γ

- fase α - ferrite α α P' S'


700 P 0,02 S M
738°C
723°C
- Fe3C - cementite α+Fe3 C

- perlite 500 Q 4,3 %C


0 1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 6,67
- ledeburite Fe Fe 3 C
Ferrite Perlite Cementite Ledeburite Ledeburite Cementite
+ sec. + trasf. +Perlite trasf. primaria Costituenti
Perlite Perlite Cementitesec. +
Ledeburite Strutturali
trasf.

Punti critici
A4: γ ↔ δ A1: austenite eutettoidica ↔ perlite
A3: α ↔ γ Acm: austenite ↔ cementite

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise


alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
LA REGIONE PERITETTICA

t (°C) S1 S2 S3 S4 S1 S2 S3 S4
A
1536 S'1 S'
2 S'3 L L L L L
1520
S"1
S'4
1500 SP2 SP3 B
1493
H
SP4
C L+δ L+δ L+δ L+δ
S1iii J
1480
δ S"2 S"4 δ L+δ+γ L+δ+γ L+δ+γ
1460
S1iv
1440
γ E δ+γ δ+γ γ L+γ
S1v
1420
γ γ γ
1400 C1 C2 C3 C4
N
1392
0,16 0,51
0 0,1 0,2 0,3 0,4 0,5 %C

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise
alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
LA REGIONE PERITETTICA

Solidificazione e microstruttura che si sviluppa dalla reazione


peritettica.
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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise


alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
LA REGIONE PERITETTICA

• Nella reazione peritettica un liquido reagisce con il solido δ per


formare una seconda fase solida γ. Dopo l'inizio della reazione,
la nuova fase γ separa le due fasi reagenti.
• Affinchè la reazione peritettica continui, gli atomi devono
diffondere attraverso il solido γ. Ma la diffusione attraverso il
solido è molto più lenta di quella che avviene nel liquido.
• Man mano che la reazione peritettica continua lo strato di γ
diventa sempre più spesso e la reazione rallenta sempre di più.
• A meno di una velocità di raffreddamento molto lenta si hanno
sempre strutture a segregazione eterogenea.
• Negli acciai la segregazione durante la reazione peritettica non
è un grave problema dato che la maggior parte degli acciai
subisce dopo solidificazione delle lavorazioni meccaniche e dei
trattamenti termici.
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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise
alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
IL DIAGRAMMA FE-C SEMPLIFICATO

ACCIAIO GHISA

Diagramma schematico e semplificato Fe-Fe3C.


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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise


alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
TRASFORMAZIONI AL RAFFREDDAMENTO

t (°C)
1536 A S3
1500
S3
T'3 S'3 D
T
M
S"3 T"
3
N
L
γ S3iii
T3iii C

S2 S1 S3iv
E
F S2 S1 L+γ

1000 γ γ
S3v T3v
G
T2 S'2
S
γ+α γ γ+C
723 P K
SE2 SE1 SE3
α+P P C+P
C2 C1 C3
500
%C
0 0.8
1 2 3 6,67

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise
alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
ACCIAIO EUTETTOIDICO

Temperatura
Austenite
T > TE

Perlite

Austenite T = TE

Perlite

T < TE

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise


alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
TRASFORMAZIONE PERLITICA

Struttura iniziale:
grani austenitici
Fe3C

Fe-α

Zona impoverita di C
Zona arricchita in C

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise
alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
LA CEMENTITE TERZIARIA

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise


alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
ACCIAI IPOEUTETTOIDICI

Perlite

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise
alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
ACCIAI IPOEUTETTOIDICI

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise


alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
ACCIAI IPOEUTETTOIDICI

Microstruttura di un acciaio ipoeutettoidico (C45)

200 µm

Ferrite

Perlite
40 µm
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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise
alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
ACCIAI IPEREUTETTOIDICI

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise


alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
MICROSTRUTTURE TIPICHE DEGLI ACCIAI

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise
alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
MICROSTRUTTURE TIPICHE DEGLI ACCIAI

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise


alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
MICROSTRUTTURE TIPICHE DEGLI ACCIAI

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise
alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
EFFETTO DI PERLITE E CEMENTITE SULLE CARATTERISTICHE MECCANICHE

Resistenza
allo
snervamento

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise


alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
EFFETTO DI PERLITE E CEMENTITE SULLE CARATTERISTICHE MECCANICHE

Effetto del contenuto di Carbonio sulle caratteristiche meccaniche


(acciai al C, barre di diametro 25 mm)

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise
alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
EFFETTO DI PERLITE E CEMENTITE SULLA RESILIENZA

Effetto del contenuto di Carbonio


sulla resilienza

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise


alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
ELEMENTI GAMMAGENI

T (°C) T (°C)
δ L δ L
1500 1500
A4 A4

γ
1000 1000
A3 γ A3

α
500 500
α

Fe % El El Fe % El

Allargamento illimitato del campo γ Allargamento limitato del campo γ


Ni, Mn, Co, Ru, Rh, Pd, Ir, Pt C, N, Cu, Zn, Au

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise
alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
ELEMENTI ALFAGENI

T (°C) T (°C)
L
L
1500 1500
A4 A4 δ

γ γ
1000 1000
α
A3 A3
α

500 500

Fe % El El Fe % El

Campo γ chiuso, Campo γ chiuso,


campo α unito a campo δ campo α separato da campo δ
Be, Al, Si, P, Ti, V, Cr, B, S, Zr, Nb, Ce, O, Ta
Mo, Sn, Sb, W

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise


alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
LA REGIONE DELLE GHISE NEL DIAGRAMMA Fe-C
T (°C)
A L+ δ
B 0,51
1500
H J L
δ 1493 D'
N
δ+γ
L +γ
1300
D
L+Fe 3 C
2,03 1153°C 4,25 C'
E'
1100 E 1147°C C
γ

G 911 γ +Fe 3 C
900
α+γ

α P' S' 738°C


700 P 0,02 S M 723°C
α +Fe 3C

%C
500 Q 4,3
0 1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 6,67
Fe Fe 3C
Ferrite Perlite Cementite Ledeburite Ledeburite Cementite
+ sec. + trasf. + Perlite trasf. primaria Costituenti
Perlite Perlite Cementite sec. +
Ledeburite Strutturali
trasf.

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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise
alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
GHISA EUTETTICA

Composizione eutettica,
ledeburite. Le zone scure
sono perlite e quelle chiare
cementite.

Diagramma schematico e semplificato Fe-Fe3C:


raffreddamento di un liquido di composizione
eutettica.
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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise


alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
GHISA IPO-EUTETTICA

Composizione ipoeutettica
(con %C tra 2 e 4,3 %):
dopo il raffreddamento
riscontriamo perlite (zone
scure), ledeburite e
cementite secondaria (non
visibile).

Diagramma schematico e semplificato Fe-Fe3C:


raffreddamento di un liquido di composizione
ipo-eutettica.
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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise
alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
GHISA IPER-EUTETTICA

Composizione ipereutettica.
Lamelle chiare di cementite
e ledeburite (formata da
zone scure e chiare
corrispondenti a perlite e
cementite rispettivamente).

Diagramma schematico e semplificato Fe-Fe3C:


raffreddamento di un liquido di composizione
iper-eutettica.
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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise


alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
GHISA GRAFITICA

Grafite

Ferrite

Perlite

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G. Timelli, P. Ferro, F. Bonollo – Dispense del Corso di Chimica e Materiali Metallici

1° Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica, AA 2011/12

Diagramma Fe-C

1 Introduzione
La descrizione delle caratteristiche dei prodotti siderurgici e delle loro possibilità di impiego
non può prescindere dalla conoscenza delle strutture di equilibrio delle varie leghe in funzione della
percentuale di Carbonio e della temperatura. Tali strutture sono rappresentate nel diagramma di e-
quilibrio Fe-C.
Il Ferro e il Carbonio si combinano tra loro per formare il Carburo Fe3C, contenente il 6,67%
in peso di C, denominato cementite. È di interesse pratico, pertanto, solo quella regione del dia-
gramma Fe-C riguardante le leghe con tenore di Carbonio compreso tra lo 0 e il 6,67%.
È opportuno precisare che, sulla base di dati termodinamici, le condizioni di equilibrio stabile
per il sistema Fe-C sono rappresentate
• dal diagramma Ferro-cementite per temperature superiori a 810°C,
• dal diagramma Ferro-Carbonio (grafite) per temperature inferiori a 810°C.
Tali diagrammi sono illustrati nella Fig. 1.1 (linee continue per Ferro-cementite, linee tratteg-
giate per Ferro-grafite).
Dal punto di vista pratico, per lo studio degli acciai interessa esclusivamente il diagramma di
stato Ferro-cementite, mentre per lo studio delle ghise è necessario considerare anche (e soprattutto)
il diagramma Ferro-grafite.

2 Il Ferro puro
Il Ferro puro è polimorfo e può presentarsi in diverse modificazioni allotropiche:
• Ferro α, cubico a corpo centrato (CCC), stabile fino a 911°C,
• Ferro γ, cubico a facce centrate (CFC), stabile tra 911°C e 1392°C,
• Ferro δ, cubico a corpo centrato (CCC), stabile tra 1392°C e 1536°C (punto di fusione).
Partendo dallo stato liquido, il graduale raffreddamento del Ferro puro, porta alla sua solidifi-
cazione a 1536°C; i cristalli che si formano sono di Ferro δ (CCC). Proseguendo con il raffredda-
mento, a 1392°C, avviene la trasformazione allotropica da Ferro δ a Ferro γ, che a 911°C si tra-
sforma a sua volta in Ferro α.
Passando da una varietà allotropica all’altra, le costanti reticolari subiscono brusche variazioni:
• da 2,93 Å (Fe-δ) a 3,63 Å (Fe-γ) a 1392°C,
• da 3,63 Å (Fe-γ) a 2,86 Å (Fe-α) a 911°C,
così come illustrato in Fig. 2.1. Sempre in Fig. 2.1, si osserva come Fe-α e Fe-δ possano essere con-
siderate come una identica fase a reticolo CCC (la differenza tra le costanti reticolari è attribuibile
solo alla dilatazione termica al crescere della temperatura), che possiede una lacuna di esistenza
nell’intervallo 1392°C÷911°C, in cui è termodinamicamente più stabile la struttura CFC del Fe-γ
(Fig. 2.2).
G. Timelli, P. Ferro, F. Bonollo – Dispense del Corso di Chimica e Materiali Metallici

T (°C)
A L+ δ
B 0,51
1500
H J L
δ 1493 D'
N
δ+γ
L +γ
1300
D
L+Fe 3 C
2,03 1153°C 4,25 C'
E'
1100 E 1147°C C
γ

G 911 γ +Fe 3 C
900
α+γ

α P' S' 738°C


700 P 0,02 S M 723°C
α +Fe3 C

%C
500 Q 4,3
0 1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 6,67
Fe Fe 3 C
Ferrite Perlite Cementite Ledeburite Ledeburite Cementite
+ sec. + trasf. + Perlite trasf. primaria Costituenti
Perlite Perlite Cementite sec. +
Ledeburite Strutturali
trasf.

Fig. 1.1 - Diagramma Ferro-cementite (linee continue) e diagramma Ferro-grafite (linee tratteggiate).

a (Å)
γ 3,63

3,5

δ
3,0
α 2,86 2,93

2,5
0 500 1000 1500 T (°C)
Fig. 2.1 - Costanti reticolari delle varietà allotropiche del Ferro al variare della temperatura.

2
Diagramma Fe-C

La trasformazione del Ferro da magnetico a non magnetico (punto di Curie, 769°C) non intro-
duce sostanziali modifiche nel diagramma di stato Fe-C. Il tenore di Carbonio non influenza la tem-
peratura della trasformazione. Questa non altera la solubilità del Carbonio nel Ferro.
Il Carbonio è solubile nel Fe-γ in quantità notevole (la massima solubilità, 2,06%, si ha a
1147°C), mentre non è praticamente solubile nel Fe-α (la massima solubilità è dello 0,02% a
723°C). La solubilità, in quest’ultimo caso, è di scarso interesse pratico e viene spesso trascurata
nello studio del diagramma Fe-C, come verrà fatto nella trattazione che segue.

G CCC
L

CFC

CCC

911 1392 1536 T (°C)

Fig. 2.2 - Energia libera del Ferro al variare della temperatura.

3 Fasi e costituenti strutturali


Nello studio dei fenomeni che si verificano nelle leghe Ferro-Carbonio nel corso della solidifi-
cazione e del raffreddamento, è necessario prendere in considerazione da una parte la formazione,
la modifica e la scomparsa di talune fasi, e dall’altra la natura, la morfologia e la cinetica di forma-
zione di taluni costituenti strutturali.
Il primo aspetto, riferendosi alle fasi, è essenzialmente legato alla conoscenza del diagramma
Fe-C dal punto di vista termodinamico, mentre il secondo, riferito a quantità, morfologia, distribu-
zione e proprietà dei singoli costituenti strutturali, mette in evidenza i concetti essenziali sui quali si
fonda la messa a punto dei trattamenti termici dei prodotti siderurgici. Sono infatti i costituenti
strutturali che, mediante le loro proprietà individuali (forma, dimensione, distribuzione, rapporti di
peso) caratterizzano a livello microscopico la lega, conferendole determinate proprietà medie e
quindi rendendola adatta per opportune applicazioni.
Nel caso del diagramma Fe-Carburo di Ferro, la denominazione più conveniente da attribuire
alle fasi è:
• fase liquida (soluzione di C nel Ferro liquido);
• fase δ (γ, α) o cristalli di Fe-δ (Fe-γ, Fe-α) o cristalli di soluzione solida δ (γ, α);
• fase Fe3C o cristalli di Carburo di Ferro.
Volendo invece far riferimento alla struttura metallografica della lega (momento della forma-
zione, ubicazione o morfologia di una specie cristallina), e quindi, almeno potenzialmente, alle sue
proprietà, conviene utilizzare le denominazioni appositamente date per i costituenti strutturali omo-
genei, cioè:
• ferrite α, cristalli di Fe-α in cui è presente in soluzione solida una piccolissima percentuale di
Carbonio,
• austenite, cristalli di Fe-γ, in cui possono essere presenti in soluzione solida significativi tenori
di Carbonio;

3
G. Timelli, P. Ferro, F. Bonollo – Dispense del Corso di Chimica e Materiali Metallici

• ferrite δ, cristalli di Fe-δ, in cui è presente in soluzione solida un piccolo tenore di Carbonio;
• cementite, corrispondente al composto Fe3C, con percentuale ponderale di Carbonio del 6,67%.
Esistono anche costituenti strutturali eterogenei, e precisamente
• ledeburite, eutettico formato da austenite satura eutettica e cementite;
• perlite, eutettoide, formato da ferrite α eutettoidica e cementite.

4 Punti critici
Le temperature alle quali hanno luogo le trasformazioni da una varietà allotropica all’altra ven-
gono indicate con la lettera A (anomalia) seguita da un indice alfanumerico stabilito convenzional-
mente. Per il Ferro puro si indica con A4 la temperatura della trasformazione γ ↔ δ (1392°C) e con
A3 quella della trasformazione α ↔ γ (911°C).
Per le leghe a base Fe, e quindi anche per il sistema Fe-C, si definiscono i seguenti punti criti-
ci:
• A4: temperatura corrispondente a quella di equilibrio fase γ-tracce di ferrite δ; al di sotto di essa è
stabile l’austenite, al di sopra la ferrite δ; nel diagramma Fe-Fe3C di Fig. 1.1, il luogo dei punti
critici A4 è costituito dalla linea NJ;
• A3: temperatura corrispondente a quella di equilibrio fase γ-tracce di ferrite α; al di sopra di essa
è stabile l’austenite (o austenite + cementite per acciai con tenore di Carbonio compreso tra 0,8%
e 2,06%), al di sotto la ferrite α; nel diagramma Fe-Fe3C di Fig. 1.1, il luogo dei punti critici A3 è
costituito dalla spezzata GSM.
Per il sistema Fe-C, in particolare, vengono definiti due ulteriori punti critici:
• A1: temperatura corrispondente all’equilibrio austenite eutettoidica (0,8% di C) - perlite; corri-
sponde alla linea PM a 723°C nel diagramma Fe-Fe3C di Fig. 1.1; per acciai ipereutettoidici
(Carbonio compreso tra 0,8% e 2,06%), si ha A3 ≅ A1;
• Acm: temperatura corrispondente all’equilibrio austenite-tracce di cementite: compare solo per
acciai ipereutettoidici e corrisponde alla linea SE di Fig. 1.1.

5 Fenomeni alla solidificazione degli acciai


Si tratta di descrivere, per una lega completamente allo stato liquido e con tenore di Carbonio
<2,06%, le modifiche che avvengono nel sistema (in termini di fasi e costituenti strutturali) per ef-
fetto di un raffreddamento molto lento che porti la lega stessa a completa solidificazione.
Verranno esaminate separatamente le leghe con tenore di Carbonio minore o uguale allo 0,51%
e quelle con Carbonio compreso tra 0,51% e 2,06%.

5.1 Leghe con tenore di Carbonio minore o uguale allo 0,51%


Si prenda in considerazione la regione superiore del diagramma Fe-Carburo di Ferro, cioè
quella a contatto diretto con la verticale del Ferro puro, opportunamente ingrandita in Fig. 5.1. In
tale figura sono evidenziate
• la retta del liquidus (AB),
• la retta del solidus (AH),
• la retta di transizione dalla soluzione solida δ alla soluzione solida γ (HN),
• la retta di transizione dalla soluzione solida γ alla soluzione solida δ (JN),
• l’orizzontale peritettica (HJB).

4
Diagramma Fe-C

Al di sopra della retta ABC è stabile il liquido. I cristalli di soluzione solida δ sono stabili nel
campo AHN; la massima solubilità del Carbonio nel Ferro δ si ha alla temperatura peritettica
(1493°C), con un valore di circa lo 0,10%. Il campo AHB racchiude la zona di equilibrio tra le fasi δ
e liquida; in HNJ vi è l’equilibrio tra le fasi δ e γ, mentre il campo JBCE rappresenta l’equilibrio tra
liquido e soluzione solida γ. Infine, nel campo NJE sono stabili i cristalli di soluzione solida γ.
Si consideri, a questo punto, una lega allo stato fuso con un tenore di Carbonio, S1, minore di
quello corrispondente al punto H (cioè S1 <0,10%), e si supponga di lasciarla raffreddare molto len-
tamente. Quando essa si porta alla temperatura del punto S1’, situato sulla retta di liquidus AB, co-
minciano a separarsi i primi nuclei della soluzione solida δ, la cui composizione si legge nel punto
di incontro della orizzontale per S1’ con la retta di solidus AH. Il raffreddamento continua allora più
lentamente con i nuclei di soluzione solida δ che si vanno via via accrescendo, arricchendosi in Car-
bonio secondo la retta AH, mentre il liquido in equilibrio con essi modifica la propria composizione
seguendo la retta AB. Quando, nel corso del raffreddamento, si giunge alla temperatura corrispon-
dente al punto S1”, le ultime gocce di liquido solidificano: la lega è completamente costituita dalla
soluzione solida δ, avente la stessa composizione chimica del liquido di partenza. Proseguendo nel
raffreddamento, dal punto S1iv comincia a nucleare e successivamente ad accrescere nella fase δ la
soluzione solida γ (fenomeno di smiscelamento), la cui composizione chimica varia secondo la retta
JN.

t (°C) S1 S2 S3 S4
A
1536 S'1 S'
2 S'3 L
1520
S"1
S'4
1500 SP2 SP3 B
H
1493 C
S1iii J SP4
1480
δ S"2 S"4
1460
S1iv
1440
γ E
S1v
1420

1400 C1 C2 C3 C4
N
1392
0,16 0,51
0 0,1 0,2 0,3 0,4 0,5 %C

Fig. 5.1 - Porzione del diagramma semplificato Fe-Fe3C relativa al campo di esistenza della soluzio-
ne solida δ e alla orizzontale peritettica.

Allorché la temperatura scende fino a quella corrispondente al punto S1v, tutta la soluzione so-
lida δ si è trasformata nella soluzione solida γ, che rimane quindi l’unica fase presente.
Si consideri ora una lega con tenore di Carbonio pari a S2. Raffreddando il sistema fino alla
temperatura corrispondente al punto S2’ (sulla retta di liquidus) ha inizio la solidificazione con for-
mazione dal liquido dei primi cristalli di soluzione solida δ, la cui composizione chimica successi-
vamente si modifica secondo la retta di solidus AH. La solidificazione procede regolarmente fino a
quando si giunge, durante il raffreddamento, al punto Sp2. Compaiono, a questo punto, i primi nuclei
di una terza fase, cioè della soluzione solida γ (C = 0,16%), accanto alle fasi preesistenti, cioè la so-

5
G. Timelli, P. Ferro, F. Bonollo – Dispense del Corso di Chimica e Materiali Metallici

luzione solida δ (C = 0,10%) e il liquido (C = 0,51%). Il sistema è invariante: la temperatura resta


costante fino alla completa scomparsa della fase liquida. A questo punto, il sistema è completamen-
te solidificato, ed è costituito dalle due soluzioni solide δ e γ. Proseguendo il raffreddamento, la so-
luzione solida γ varia di composizione chimica seguendo la retta JN ed aumenta la propria percen-
tuale in peso; viceversa, la quantità di soluzione solida δ diminuisce e modifica la sua composizione
secondo la retta HN. Quando la soluzione solida γ ha raggiunto la composizione chimica rappresen-
tata dal punto S2”, uguale a quella del liquido di partenza, la soluzione solida δ è completamente
scomparsa.
Se si parte da un liquido di composizione S4, la differenza sostanziale che si riscontra nel corso
della solidificazione, rispetto al caso precedente, si ha in corrispondenza al punto Sp4. Qui ha ancora
luogo la trasformazione peritettica, con stabilizzazione della temperatura, che produce però la com-
pleta scomparsa della soluzione solida δ e la presenza di un sistema in cui sono in equilibrio la fase
solida γ e la fase liquida.
La solidificazione della lega termina nel punto S4”, con formazione della sola fase solida γ, di
composizione chimica corrispondente a quella (S4) del liquido di partenza.
Se infine si considera la lega fusa di composizione peritettica C3 (C = 0,16%), per descrivere i
fenomeni della solidificazione è sufficiente tener presente che alla fine della trasformazione peritet-
tica devono essere scomparsi contemporaneamente i cristalli di soluzione solida δ (punto H) e il li-
quido di composizione B. In altri termini, la solidificazione si conclude alla temperatura peritettica
con la lega formata da cristalli di soluzione solida γ.
In sintesi, per tutte le leghe Fe-C con tenore di Carbonio <0,51%, il risultato della solidifica-
zione e della prima fase del raffreddamento è costituito da cristalli di soluzione solida γ, con percen-
tuale di Carbonio uguale a quella del liquido di partenza.
Da un punto di vista operativo, è quindi possibile effettuare una semplificazione del diagram-
ma Fe-C, trascurando il campo di esistenza della soluzione solida δ, così come è illustrato in
Fig. 5.2.

t (°C)
1536 A S3
1500
T'3 S'3 D
T
S"3 T" N
M 3
γ S3iii
T3iii C

S2 S1 S3iv F
E

1000
S3v T3v
G
T2 S'2
S K
723 P
SE2 SE1 SE3

C2 C1 C3
500
%C
0 1
0.8 2 3 6,67

Fig. 5.2 - Diagramma semplificato Fe- Fe3C per lo studio delle leghe Ferro-Carbonio con C < 2,06%.

6
Diagramma Fe-C

5.2 Leghe con tenore di Carbonio compreso tra lo 0,51% e il 2,06%


I fenomeni che si verificano durante la solidificazione di una lega Fe-C con tenore di Carbonio
compreso tra lo 0,51% e il 2,06% (non interessata dalla trasformazione peritettica) possono essere
seguiti nella Fig. 5.2.
Una lega individuata dal punto S3 comincia a solidificare nel punto S3’, con formazione di cri-
stalli di soluzione solida γ, di composizione chimica pari a quella del punto T. Il liquido e la solu-
zione solida γ che si va formando modificano gradualmente le proprie composizioni, seguendo ri-
spettivamente le rette di liquidus AC e di solidus AE.
La solidificazione si conclude nel punto S3’’’, con la scomparsa delle ultime gocce di liquido e
la formazione di una soluzione solida γ di composizione chimica pari a quella del liquido di parten-
za.
In termini di costituenti strutturali, al termine della solidificazione di una lega a tenore di Car-
bonio minore del 2,06% si ha presenza di sola austenite.

6 Fenomeni al raffreddamento degli acciai


Si faccia ancora riferimento al diagramma di Fig. 5.2, e si tengano presenti due aspetti fonda-
mentali:
• la solubilità del Carbonio nel Fe-γ diminuisce al diminuire della temperatura (linea ES),
• l’esistenza della trasformazione allotropica del Fe-γ in Fe-α (spezzata GSK).
Si illustrano di seguito i fenomeni al raffreddamento di una lega di composizione eutettoidica
(C = 0,8%), ipoeutettoidica (C < 0,8%), ipereutettoidica (C > 0,8%).

Temperatura
Austenite
T > TE

Perlite

Austenite T = TE

Perlite

T < TE

Fig. 6.1 - Rappresentazione schematica delle strutture assunte da un acciaio eutettoidico nel corso di
un lento raffreddamento.

Nella lega S1, contenente lo 0,8% di Carbonio, l’austenite si raffredda senza subire modifiche
(si ha sempre soluzione solida allo 0,8% di Carbonio nel Fe-γ) fino all’orizzontale eutettoidica (li-
nea PK, a 723°C). In corrispondenza al raggiungimento della temperatura di 723°C, avviene la tra-
sformazione eutettoidica dei cristalli di austenite eutettoidica. Tale trasformazione avviene median-

7
G. Timelli, P. Ferro, F. Bonollo – Dispense del Corso di Chimica e Materiali Metallici

te un meccanismo di nucleazione e accrescimento di noduli del costituente strutturale eutettoidico,


denominato perlite e costituito da lamelle alternate di Fe-α e di Carburo di Ferro, visualizzato in
Fig. 6.1. La temperatura rimane costante (condizioni di invarianza, legate alla presenza contempo-
ranea di tre fasi, e cioè Fe-γ, Fe-α e Fe3C) fino alla completa trasformazione dell’austenite in perli-
te, il cui tenore medio di Carbonio vale 0,8%. Tale situazione permane durante tutto il raffredda-
mento fino a temperatura ambiente. La struttura finale è quindi costituita da sola perlite, nella quale
sono presenti le due fasi Fe-α e Fe3C. Le percentuali in peso delle due fasi all’interno della perlite
sono valutabili sulla base della regola della leva:
Fe-α = (6,67-0,80)/6,67* 100 = 88% (6.1)
Fe3C = 0,80/6,67 * 100 = 12% . (6.2)
Nella lega ipoeutettoidica S2 l’austenite si raffredda senza subire trasformazioni fino al punto
S2’, situato sulla linea GS. Qui compaiono i primi cristalli di ferrite α primaria, che si accrescono al
diminuire della temperatura. Corrispondentemente, l’austenite diminuisce di quantità, arricchendosi
in Carbonio (la composizione dell’austenite segue infatti la linea GS. Abbassando la temperatura
fino all’orizzontale eutettoidica, il sistema risulta costituito da ferrite α e dall’austenite che si è via
via arricchita in Carbonio fino a raggiungere la composizione eutettoidica (C = 0,8%). Da questa, a
723°C, cominciano a formarsi i primi noduli di perlite. La temperatura resta costante (anche in que-
sto caso valgono le condizioni di invarianza associate alla presenza contemporanea di Fe-γ, Fe-α e
Fe3C) fino a quando tutta l’austenite eutettoidica si è trasformata in perlite. Le trasformazioni subite
dal sistema sono illustrate in Fig. 6.2. A temperatura ambiente, la lega risulta perciò costituita da
cristalli di ferrite α primaria in una matrice di perlite; le fasi presenti sono ancora e solo Fe-α e
Fe3C.

Temperatura
Austenite
T > T2

Austenite
T2 < T < TE
Ferrite

Perlite Ferrite

Perlite T = TE
Ferrite

Austenite

Fig. 6.2 - Rappresentazione schematica delle strutture assunte da un acciaio ipoeutettoidico nel corso
di un lento raffreddamento.

8
Diagramma Fe-C

Temperatura
Austenite
T > Tv3

Austenite
Tv3 < T < TE
Cementite

Perlite Cementite

Perlite T = TE
Cementite

Austenite

Fig. 6.3 - Rappresentazione schematica delle strutture assunte da un acciaio ipereutettoidico nel cor-
so di un lento raffreddamento.

Nel caso di una lega ipereutettoidica, di composizione S3, l’austenite si raffredda senza subire
trasformazioni fino a quando diventa satura (punto S3v, retta SE). Si ha allora la formazione di cri-
stalli di cementite secondaria al contorno dei cristalli di austenite satura. La cementite è detta se-
condaria per distinguerla da quella chiamata primaria che si separa del liquido nella zona del
diagramma Fe-C a temperatura maggiore di 1147°C e per tenori di Carbonio superiori al 4,3%. La
formazione di cementite continua al diminuire della temperatura, mediante un accrescimento dei
cristalli lamellari formatisi al bordo grano austenitico. Conseguentemente, l’austenite si
impoverisce di Carbonio, seguendo la linea ES, fino a quando raggiunge, a 723°C, la composizione
eutettoidica.
La temperatura del sistema resta costante fino a quando tutta l’austenite eutettoidica si è tra-
sformata in perlite. A temperatura ambiente, la lega risulta costituita da cementite secondaria e da
perlite. Le fasi presenti sono ancora e solo Fe-α e Fe3C, ovviamente in quantità diverse rispetto al
caso precedente.
La distribuzione della cementite secondaria nella struttura dell’acciaio si presenta come una re-
te a maglie tendenzialmente continua e regolare, che non contorna, però, totalmente i noduli di per-
lite. La sequenza delle trasformazioni descritte relativamente ad un acciaio ipereutettoidico sono il-
lustrate in Fig. 6.3.

7 Effetto dei principali elementi in lega sulle trasformazioni allotropiche delle soluzioni
Ferrose
L’influenza degli elementi in lega sulle trasformazioni allotropiche (punti A3 e A4) è stata parti-
colarmente studiata nel caso del Ferro (e quindi degli acciai), proprio a causa dell’importanza tec-
nologica di questo fenomeno.
Il campo di stabilità della soluzione solida del Ferro γ si estende tra le due temperature Ae3 e
Ae4: è quindi limitato alle alte temperature dal campo di esistenza della fase δ e alle basse da quello
della fase α.
I vari elementi che possono essere aggiunti in lega al Ferro sono classificabili in due categorie,

9
G. Timelli, P. Ferro, F. Bonollo – Dispense del Corso di Chimica e Materiali Metallici

a seconda che allarghino (stabilizzino) il campo di esistenza della soluzione solida γ o al contrario
la restringano.

7.1 Elementi che allargano il campo di esistenza della soluzione solida γ (γ-geni)
Gli elementi che allargano il campo di esistenza della soluzione solida γ (o γ-geni) possono a
loro volta essere suddivisi in:
T (°C)
δ L
1500
A4

1000
A3 γ

500
α

Fe % El El
Fig. 7.1 - Diagramma di stato schematico tipico del Ferro con elemento in grado di allargare illimita-
tamente il campo γ (campo γ completamente aperto) [El = Ni, Mn, Co, Ru, Rh, Pd, Ir, Pt].

• elementi che allargano il campo di esistenza della soluzione solida γ con campo γ completamente
aperto: a partire da un certo tenore aggiunto, la soluzione solida con il Fe-γ risulta stabile anche a
temperatura ambiente (Fig. 7.1); è il comportamento tipico del nichel (reticolo CFC), del man-
ganese (reticolo cubico complesso), del cobalto (reticolo esagonale compatto) che formano solu-
zioni solide sostituzionali con il Fe-γ;
• elementi che allargano il campo di esistenza della soluzione solida γ con campo γ limitatamente
aperto (Fig. 7.2); la chiusura del campo γ si manifesta a causa di una limitata solubilità
dell’elemento aggiunto nel Fe-γ: esempi tipici sono il Carbonio e l’Azoto, che, all’interno del Fe-
γ si situano in posizione interstiziale, ed anche il Rame e lo Zinco.

10
Diagramma Fe-C

T (°C)
δ L
1500
A4

γ
1000
A3

α
500

Fe % El
Fig. 7.2 - Diagramma di stato schematico tipico del Ferro con elemento in grado di allargare il cam-
po γ (campo γ limitatamente aperto) [El = C, N, Cu, Zn, Au].

7.2 Elementi che restringono il campo di esistenza della soluzione solida γ (α-geni)
Gli elementi che restringono il campo di esistenza della soluzione solida γ (stabilizzando perciò
la soluzione solida α, e quindi detti anche α-geni) si possono suddividere in:
• elementi la cui aggiunta restringe il campo di esistenza della soluzione solida γ con collegamento
diretto del campo α con quello δ (Fig. 7.3); a questa categoria appartengono elementi quali Cro-
mo (CCC), Molibdeno (CCC), Tungsteno (CCC), Alluminio (CFC), Fosforo;
T (°C)
L
1500
A4

γ
1000
α
A3

500

Fe % El El
Fig. 7.3 - Diagramma di stato schematico tipico del Ferro con elemento in grado di restringere il
campo γ (campo γ chiuso, unione del campo α con quello δ) [El = Be, Al, Si, P, Ti, V, Cr, Mo,
Sn, Sb, W].

11
G. Timelli, P. Ferro, F. Bonollo – Dispense del Corso di Chimica e Materiali Metallici

• elementi la cui aggiunta restringe il campo di esistenza della soluzione solida γ, ma con separa-
zione del campo α da quello δ (Fig. 7.4); il campo γ può confinare con diversi campi di monova-
rianza nei quali, oltre ad α e a δ, sono presenti altre fasi; a questa categoria appartengono Zolfo e
Tantalio.
T (°C)
L
1500
A4 δ

γ
1000
A3
α

500

Fe % El
Fig. 7.4 - Diagramma di stato schematico tipico del Ferro con elemento in grado di restringere il
campo γ (campo γ chiuso, campo α separato da quello δ) [El = B, S, Zr, Nb, Ce, O, Ta].

7.3 Azione contemporanea di due o più elementi in lega


Un problema particolarmente importante si presenta allorché sono aggiunti contemporanea-
mente al Ferro due o più elementi in lega, che esercitano effetti concordi o discordi sullo sposta-
mento dei punti di trasformazione. In generale, nel caso in cui tali elementi non interagiscano, la lo-
ro influenza va sommata “algebricamente”, con opportuni fattori correttivi. Nel caso degli acciai
inossidabili, ad esempio, è diffuso e utile l’impiego del concetto di Ni-equivalente e Cr-equivalente:
gli elementi aggiunti vengono assimilati al Cromo (se α-geni) o al Nichel (se γ-geni), con coeffi-
cienti appropriati, per valutare l’effetto sulla microstruttura finale.

12
1° Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica

Chimica e Materiali Metallici

Trasformazioni isoterme e
anisoterme degli acciai

A.A. 2011/12

G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 1

Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-


isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà

Contenuti

1 Le trasformazioni isoterme (curve TTT)

2 La trasformazione bainitica

3 La trasformazione martensitica

4 Le trasformazioni anisoterme (curve CCT)

5 Correlazioni composizione-microstruttura-
proprietà
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 2
Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-
isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
DIAGRAMMA Fe-C

T (°C)
A L+ δ
B 0,51
1500
H J L
δ 1493 D'
N
δ+γ
L +γ
1300
D
L+Fe 3 C
2,03 1153°C 4,25 C'
E'
1100 E 1147°C C
γ

G 911 γ +Fe 3 C
900
α+γ

α P' S' 738°C


700 P 0,02 S M 723°C
α +Fe 3C

%C
500 Q 4,3
0 1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 6,67
Fe Fe 3C
Ferrite Perlite Cementite Ledeburite Ledeburite Cementite
+ sec. + trasf. + Perlite trasf. primaria Costituenti
Perlite Perlite Cementite sec. +
Ledeburite Strutturali
trasf.

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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-


isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
L’ESPERIENZA DI BAIN

(a) Bagno di austenizzazione (b) Bagno di trattamento (c) Acqua di raffreddamento


T > A c3 isotermico T < A r1

Indagine
microstrutturale: ti, tf

Curve di inizio
e fine trasformazione

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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-
isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
FORMAZIONE DELLA PERLITE A T < 727°C

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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-


isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
CURVE DI INIZIO E FINE TRASFORMAZIONE PERLITICA

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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-
isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
CURVE DI INIZIO E FINE TRASFORMAZIONE PERLITICA

Temperatura
Austenite (stabile) eutettoidica

α ferrite Perlite grossolana

Fe3C

Perlite fine

Trasformazione Indica che sta avvenendo


Austenite → Perlite una trasformazione

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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-


isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
CURVE DI INIZIO E FINE TRASFORMAZIONE

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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-
isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
LE CURVE TTT (ACCIAIO EUTETTOIDICO)
Austenite stabile
T (°C)
A C1 = A C3
P i 720°C Perlite grossolana
HV 170 HR c 5
700 Austenite instabile Pf

665°C Perlite

Tm i f HV 293 HR c 31 P
Strutture perlitiche

Acciaio eutettoidico 600 580°C Perlite


HV 388
fine
HR c 41

(0.8% C)
495°C Bainite superiore
500 HV 401 HR c 42
B
"f"
"i" Strutture bainitiche

400°C Bainite superiore


400 A i HV 415 HR c 44

Austenite fine trasformazione ( ≤ f)


instabile

300 inizio trasformazione ( ≥ i) 290°C Bainite inferiore


A1=A3 HV 555 HR c 56
B f
B i
230°C Bainite inferiore
M s HV 578 HR c 58
temperatura

200 180°C
Martensite
e Bainite inferiore
HV 600 HR c 60
50% Martensite
90% Martensite
100
Martensite
HV 682 HR c 66

0
tempo 1min 1ora 1giorno 1sett.

1 10 10 2 10 3 10 4 10 5 10 6
log t (s)
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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-


isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
BAINITE SUPERIORE

Struttura iniziale:
grani austenitici

Fe3C aciculare

Fe-α

Zona arricchita di C

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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-
isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
BAINITE INFERIORE

Struttura iniziale:
grani austenitici
55°

Carburi di Ferro
(Fe3C o Fe2.4C)
in matrice ferritica

Fe-α

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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-


isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
STRUTTURA AUSTENITICA

Struttura iniziale:
austenite

L’austenite
“contiene” , = Fe
una struttura =C
tetragonale
a corpo centrato
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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-
isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
AUSTENITE-MARTENSITE-FERRITE

austenite
c
martensite
a
a
ferrite

Co
Di ntra
lat zio
az
ion ne a
e a sse
ss
ea c
Cella “tetragonale”
, , = Fe a corpo centrato
=C con a = c

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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-


isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
PARAMETRI RETICOLARI
Parametri reticolari (Å)

3.66
3.62
3.58 a0 austenite
3.54

3.04
3.00
2.96 c
2.92 martensite
2.88 a
ferrite 2.84

0 0.4 0.8 1.2 1.6 2.0


%C
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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-
isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
IL CARBONIO NELLA MARTENSITE

(Fe-0.4%C)

a = 2.86 Å

a ≈ 2.90 Å
C

Ferrite Martensite

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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-


isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
DEFINIZIONE DI MARTENSITE

C C

Austenite Martensite Ferrite


Martensite:
soluzione solida sovrassatura del Carbonio nella Ferrite,
originata per raffreddamento rapido (tempra) dell’austenite
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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-
isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
CARATTERISTICHE DELLA TRASFORMAZIONE

• La martensite nuclea all’interno


del grano austenitico
• La trasformazione avviene in maniera
praticamente istantanea
• La trasformazione è a-diffusionale
• Composizione chimica della martensite
coincidente con quella dell’austenite
Grani austenitici
• Martensite come
soluzione solida sovrassatura = martensite
del Carbonio nella Ferrite

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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-


isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
MICROSTRUTTURA

Martensite +
austenite residua

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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-
isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
EFFETTO DEL CARBONIO

Effetto della percentuale di Carbonio


sulle temperature di inizio e fine
trasformazione martensitica (MS e MF)

MS (°C) = 539 -
- 423·%C -
- 30.4·%Mn -
- 17.7·%Ni -
- 12.1·%Cr -
- 7.5·%Mo

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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-


isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
ACCIAIO IPO-EUTETTOIDICO

Acciaio C50 (ipo-eutettoidico)


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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-
isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
ACCIAIO IPER-EUTETTOIDICO

Acciaio C110 (iper-eutettoidico)


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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-


isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
IL CONCETTO DI TRATTAMENTO TERMICO

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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-
isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
ACCIAIO EUTETTOIDICO

T (°C)
800
Temperatura eutettoidica

700 2 1
6s a
Acciaio eutettoidico b
c Fine della trasformazione
(0.8% C) 600 d perlitica

650°C Inizio della trasformazione


perlitica
500
O
N
400

A1=A3
300 Ms
temperatura

200
Vs
1
M 90
100

3 2
4
tempo 0
-1 2 3 4 5 6 7
10 1 10 10 10 10 10 10 10
tempo (s)
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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-


isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
ACCIAIO IPOEUTETTOIDICO: VARIAZIONE DEI PUNTI CRITICI

Variazione dei punti critici di un acciaio ipo-eutettoide


al variare della velocità di raffreddamento
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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-
isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
ACCIAIO EUTETTOIDICO
T (°C)
800
Temperatura eutettoidica

700

Acciaio eutettoidico
ricottura completa
(0.8% C) 600
normalizzazione
500 Tempra
O in olio raffreddamento
N critico

400
Tempra
in acqua
300
Ms 4 3 2 1

200
M 90
perlite perlite
100 fine grossolana
martensite
martensite e perlite
0
-1 2 3 4 5 6 7
10 1 10 10 10 10 10 10 10
tempo (s)
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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-


isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
CURVE TTT E CCT

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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-
isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
EFFETTO DEGLI ELEMENTI IN LEGA

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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-


isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
ACCIAIO IPO-EUTETTOIDICO: TRASFORMAZIONI E MICROSTRUTTURA

Austenite
Linee continue:
trasformazioni diffusionali
Raffreddamento Raffreddamento
Linee tratteggiate:
lento rapido (tempra) trasformazioni a-diffusionali

Raffreddamento
moderato

Ferrite α pro- Bainite Martensite


eutettoidica (α + Fe3C) (fase BCT)
+ Perlite (α + Fe3C)
Riscaldamento

Martensite rinvenuta
(α + Fe3C)
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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-
isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
EFFETTO DELLA COMPOSIZIONE SU MICROSTRUTTURA E DUREZZA

Effetto del C secondo Effetto del C al variare


il Diagramma di stato Fe-C Delle condizioni di raffreddamento
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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-


isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
EFFETTO DELLA COMPOSIZIONE SU MICROSTRUTTURA E DUREZZA

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Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-
isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
EFFETTO DELLA COMPOSIZIONE SU MICROSTRUTTURA E DUREZZA

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F. Bonollo, P. Ferro, G. Timelli – Dispense del Corso di Chimica e Materiali Metallici AA 2011/2012

Trattamenti termici

1 Introduzione

Facendo riferimento alle norme UNI (3354/70), un trattamento termico può essere definito, a rigore, come
operazione o successione di operazioni mediante le quali una lega o un metallo vengono assoggettati, al di sotto
del punto o dell’intervallo di fusione, in ambiente di natura determinata, ad uno o più cicli termici, nell’intento di
impartire loro determinate proprietà.

Per trattamenti termici si intendono quindi le operazioni “termiche” cui vengono sottoposti i materiali metal-
lici allo stato solido, allo scopo di ottenere una struttura con determinate proprietà fisico-meccaniche. Tali opera-
zioni si possono in sostanza ricondurre a:

• riscaldamento del materiale,

• mantenimento dello stesso ad una temperatura opportuna e definita,

• raffreddamento con velocità che segue leggi opportune.

Nei prossimi paragrafi verranno precisati nel dettaglio i significati e le modalità delle suddette operazioni.

2 Curve di Bain (o curve TTT) per un acciaio di composizione eutettoidica

Lo studio sistematico della cinetica delle trasformazioni a temperatura costante (trasformazioni isoterme)
dell’austenite e delle strutture da esse derivanti si deve a Bain.

Si consideri un acciaio al carbonio di composizione eutettoidica (C = 0,8%), per il quale i punti critici A3 e
A1 coincidono. Si eseguano, su provini di piccole dimensioni (assimilabili ad esempio a monetine), le seguenti o-
perazioni:

• riscaldamento del campione ad una temperatura prefissata, T1, superiore a 723 °C (= A3 = A1), per portare
l’acciaio ad una struttura completamente austenitica (fig. 2.1a);

• trasferimento praticamente istantaneo del campione in un bagno termostatico mantenuto a temperatura T2 co-
stante e inferiore a 723 °C, per esempio in un bagno di sali fusi (fig. 2.1.1b);

• mantenimento del campione alla temperatura T2 per un tempo prefissato t;

• prelievo del campione dal bagno e immediato raffreddamento a temperatura ambiente (per esempio mediante
acqua, fig. 2.1.1c) e successiva indagine strutturale per stabilire la quantità di austenite che si è trasformata.
Trattamenti termici

(a) Bagno di austenizzazione (b) Bagno di trattamento (c) Acqua di raffreddamento


T > A c3 isotermico T < A r1

Fig. 2.1 - Rappresentazione schematica della metodologia sperimentale per studiare le trasformazioni
isoterme di un acciaio.

Ripetendo questa serie di operazioni per tempi diversi alla medesima temperatura T2 e a temperature T2 via
via decrescenti è possibile individuare, per ogni valore di T2, il tempo ti di incubazione della trasformazione (cioè
il tempo in corrispondenza al quale inizia la trasformazione) e il tempo tf al quale la trasformazione si è completa-
ta.
Austenite stabile
T (°C)
A C1 = A C3
Pi 720°C Perlite grossolana
HV 170 HR c 5
700 Austenite instabile Pf

665°C Perlite

Tm i f HV 293 HR c 31 P
Strutture perlitiche

600 580°C Perlite fine


HV 388 HR c 41

495°C Bainite superiore


500 HV 401 HR c 42
B
"f"
"i" Strutture bainitiche

400°C Bainite superiore


400 Ai HV 415 HR c 44

Austenite fine trasformazione ( ≤ f )


instabile

300 inizio trasformazione ( ≥ i ) 290°C Bainite inferiore


HV 555 HR c 56
Bf
Bi
230°C Bainite inferiore
M s HV 578 HR c 58

200 180°C
Martensite
e Bainite inferiore
HV 600 HR c 60
50% Martensite
90% Martensite
100
Martensite
HV 682 HR c 66

0 1min 1ora 1giorno 1sett.

1 10 10 2 10 3 10 4 10 5 10 6
log t (s)

Fig. 2.2 - Andamento tipico del diagramma TTT di un acciaio eutettoidico al solo carbonio (zona
P = trasformazione isotermica austenite-perlite, zona B = trasformazione isotermica austenite-
bainite, Ms = linea di inizio trasformazione austenite-martensite, Ai = campo di esistenza
dell’austenite instabile).

2
Trattamenti termici

Riportando in un diagramma temperatura-tempo, con il tempo espresso in scala logaritmica, i tempi ti e tf di


inizio e fine trasformazione dell’austenite in corrispondenza ad ogni temperatura T2, si ottengono le due curve “i”
ed “f” (fig. 2.2), dette curve di Bain o curve TTT (Temperatura-Tempo-Trasformazione).

Al di sotto dell’orizzontale del punto A3 (e sopra Ms, che verrà definita in seguito) si hanno pertanto tre cam-
pi:

• un primo campo a sinistra, nel quale l’acciaio ha ancora struttura completamente austenitica, però instabile,
indicato con Ai;

• un campo intermedio compreso tra le due linee “i” ed “f”, dove l’acciaio ha in parte struttura austenitica e in
parte strutture derivanti dalla trasformazione dell’austenite;

• un terzo campo a destra, costituito esclusivamente dalle strutture prodotte dalla trasformazione dell’austenite,
strutture che, al variare della temperatura T2, possono essere perlite, bainite superiore, bainite inferiore.

Le due linee di inizio e fine trasformazione terminano inferiormente, in corrispondenza alla comparsa di altre
due linee ad andamento orizzontale, che corrispondono alla trasformazione, non più isotermica, della austenite in
martensite. Tali linee sono identificate come Ms (martensite start) e Mf (martensite finish).

La trasformazione martensitica è completamente diversa dalle trasformazioni isoterme, si ha per raffredda-


menti veloci del campione dal campo di stabilità dell’austenite fino a temperature T2 inferiori al valore caratteristi-
co della linea Ms. Con riferimento alla fig. 6.2.1, in cui Ms = 220 °C, un raffreddamento rapido del campione a
150 °C fa sì che una parte ben determinata di austenite si trasformi istantaneamente in martensite, la cui quantità
non varia più con il tempo di permanenza a 150 °C.

In qualche caso la parte rimanente di austenite si trasforma nel tempo in bainite (le linee tratteggiate Bs e Bf
indicano rispettivamente l’inizio e la fine della trasformazione). Si può anche dire che la trasformazione
dall’austenite in martensite procede solo quando la temperatura si abbassa tra le due linee Ms e Mf e la trasforma-
zione si arresta se si interrompe il raffreddamento ad una temperatura intermedia.

A rigore, tale trasformazione, non essendo isoterma, non dovrebbe essere riportata sul diagramma TTT; si
usa tuttavia indicare le linee Ms e Mf nel diagramma in quanto esse chiudono inferiormente il campo delle possibili
trasformazioni isotermiche (cioè il campo dell’austenite instabile).

3 Curve di trasformazione dell’austenite con raffreddamento continuo (o curve CCC)

Nei trattamenti termici più diffusi e di maggior interesse applicativo, la trasformazione dell’austenite non av-
viene a temperatura costante, ma nel corso di un raffreddamento continuo. Pertanto, nel seguire o prevedere le tra-
sformazioni di fase, è necessario fare riferimento alle curve di trasformazione anisotermica dell’austenite, cioè ai
diagrammi continui o curve CCC (Continuous Cooling Curves). Tali curve si ottengono segnando su ogni traiet-
toria di raffreddamento i punti di inizio e di fine trasformazione dell’austenite.

Con riferimento ad un acciaio di composizione eutettoidica, si considerino alcune curve corrispondenti a di-
verse velocità di raffreddamento continuo (fig. 3.1).

3
Trattamenti termici
T (°C)
800
Temperatura eutettoidica

700 2 1
6s a
b
c Fine della trasformazione
600 d perlitica

650°C Inizio della trasformazione


perlitica
500
O
N
400

300 Ms

200
Vs
1
M 90
100

3 2
4
0
-1 2 3 4 5 6 7
10 1 10 10 10 10 10 10 10
tempo (s)

Fig. 3.1 - Correlazione tra il diagramma TTT e CCC di un acciaio eutettoidico

Si prenda in esame la curva “1”. Dopo circa 6 s, questa curva intersecherebbe la linea che rappresenta
l’inizio della trasformazione perlitica (TTT) nel punto “a”. Questo tempo è infatti quello richiesto per nucleare la
perlite isotermicamente a 650 °C (cioè alla temperatura corrispondente al punto “a”). Un campione che segua la
curva di raffreddamento “1” rimane però a temperature superiori ai 650 °C per l’intero intervallo dei 6 s. Poiché il
tempo richiesto per l’inizio della trasformazione perlitica a temperature superiori a 650 °C è più lungo, il campio-
ne raffreddato in modo continuo non è in grado di dare inizio alla trasformazione perlitica alla fine dei 6 s. Occor-
re quindi un tempo maggiore perché la trasformazione possa iniziare.

Dal momento che nel raffreddamento continuo un aumento nel tempo è associato con una diminuzione di
temperatura, il punto in cui la trasformazione inizia si trova a destra e sotto il punto “a” ed è indicato con “b”.
Nello stesso modo, si può dimostrare che il punto “d” di fine trasformazione perlitica è abbassato e spostato verso
destra rispetto al punto omologo “c”, relativo alle curve TTT.

Nel diagramma CCC preso in esame, non compare la trasformazione bainitica: ciò è in relazione al fatto che
le linee di inizio e di fine trasformazione perlitica si sovrappongono solo in parte alla zona di trasformazione bai-
nitica del diagramma TTT (fig. 3.1). Perciò con la moderata velocità di raffreddamento caratteristica della curva
“1”, l’austenite si trasforma completamente in perlite prima di raggiungere il campo della eventuale trasformazio-
ne bainitica. In questo caso, poiché l’austenite è già completamente trasformata, non si può più formare bainite.
Viceversa, durante un raffreddamento secondo la curva “2”, il campione rimane nella regione della trasformazione
bainitica per un tempo troppo breve per originare una quantità apprezzabile di bainite (si tenga presente anche il
fatto che la velocità con la quale si forma la bainite decresce rapidamente al diminuire della temperatura).

Per quanto riguarda la posizione e la forma delle curve anisoterme in funzione del contenuto di carbonio e

4
Trattamenti termici

della presenza di elementi di lega nell’acciaio, valgono le considerazioni già fatte a proposito delle curve isoter-
miche, cioè tutte le curve vengono spostate verso destra e compaiono le curve relative alla formazione della ferrite
per acciai ipoeutettoidici.

A titolo di esempio, con riferimento a un acciaio al carbonio di composizione eutettoidica (fig. 3.2), si consi-
derino alcune linee corrispondenti a velocità di raffreddamento crescenti e le relative microstrutture ottenibili.

La curva “1”, propria di una ricottura completa, rappresenta un raffreddamento molto lento, generalmente
realizzato in forno, che porta l’acciaio a temperatura ambiente in circa 24 h. La trasformazione dell’austenite ini-
zia a temperatura vicina a quella eutettoidica e la struttura ottenuta è perlite grossolana, similmente a come è pro-
dotta da una trasformazione eseguita in condizioni di equilibrio.

La curva “2”, propria di una normalizzazione, rappresenta un trattamento termico in cui l’acciaio è raffredda-
to all’aria. Si ha una velocità media di raffreddamento più elevata rispetto alla curva “1”. La trasformazione
dell’acciaio avviene tra 600 °C e 550 °C e la struttura finale è ancora perlite, più fine in confronto al caso prece-
dente.
T (°C)
800
Temperatura eutettoidica

700

ricottura completa
600
normalizzazione
500 Tempra
O in olio raffreddamento
N critico

400
Tempra
in acqua
300
Ms 4 3 2 1

200
M90
perlite perlite
100 fine grossolana
martensite
martensite e perlite
0
-1 2 3 4 5 6 7
10 1 10 10 10 10 10 10 10
tempo (s)

Fig. 3.2 - Modificazione delle strutture di un acciaio eutettoidico in relazione alla velocità di raffreddamento.

La curva “3”, propria della tempra in olio, rappresenta un raffreddamento con una velocità ancora più eleva-
ta ed è ottenuta mediante immersione dell’acciaio appunto in olio. La microstruttura ottenuta è costituita da perlite
e martensite.

La curva “4”, propria di una tempra in acqua, rappresenta un raffreddamento con velocità così grande che la
perlite non è in grado di formarsi e la struttura è interamente martensitica.

5
Trattamenti termici
4 Trattamenti termici di interesse applicativo

I trattamenti termici possono essere suddivisi in:

• trattamenti termici per i quali si esegue un riscaldamento dell’acciaio a temperatura superiore all’intervallo cri-
tico A1-A3: ricottura, normalizzazione, tempra;

• trattamenti termici nei quali si riscalda l’acciaio a temperatura inferiore ad Ac1: ricottura di addolcimento o di
miglioramento della lavorabilità, rinvenimento, ecc.;

• trattamenti termici eseguiti allo scopo di ottenere risultati particolari: ricottura di globulizzazione o di coale-
scenza, tempra superficiale, tempra degli acciai austenitici, ecc.;

• trattamenti termomeccanici nei quali si esegue, congiuntamente al riscaldamento a temperatura sopra e sotto
l’intervallo critico A1-A3, dell’acciaio, una deformazione plastica;

• trattamenti termochimici di diffusione: cementazione, nitrurazione, ecc.;

• tempra di soluzione di alcune leghe di alluminio.

Nella descrizione dei principali trattamenti termici che segue, verranno esaminati solo gli aspetti essenziali di
carattere generale, rinviando per quelli di carattere pratico ai testi specifici.

5 Trattamenti termici con riscaldamento a temperatura superiore all’intervallo dei punti critici.

Rientrano in questo gruppo alcuni tra i trattamenti termici di maggiore importanza applicativa, quali la ricot-
tura, la normalizzazione e la tempra. Nell’esame dei singoli trattamenti, la curva di raffreddamento caratteristica
per ognuno di essi verrà sovrapposta di volta in volta al generico diagramma isotermo o anisotermo in relazione
alle modalità con cui il raffreddamento è eseguito.

5.1 Ricottura

Con il termine ricottura si comprendono trattamenti termici eseguiti con cicli diversi, caratterizzati da un ri-
scaldamento a temperatura elevata, dalla permanenza prolungata a tale temperatura e da un successivo lento raf-
freddamento.

Questa definizione di carattere generale può essere adottata per tutti i materiali metallici quando si tenga pre-
sente che lo scopo del trattamento è quello di “addolcire” il materiale metallico, per renderlo cioè più facilmente
lavorabile alle macchine utensili o per consentirne l’ulteriore deformazione a freddo qualora sia stato incrudito da
precedenti deformazioni. Scopo della ricottura è anche quello di omogeneizzare la composizione dei materiali
grezzi di colata, di ottenere una determinata microstruttura con specifiche proprietà fisiche e meccaniche e, nel
caso degli acciai temprati, di annullare gli effetti della tempra martensitica.

In particolare per gli acciai la ricottura propriamente detta o ricottura completa viene condotta secondo le se-
guenti modalità:

• riscaldamento progressivo fino ad una temperatura superiore al punto Ac3, in modo da trasformare in austenite

6
Trattamenti termici

qualsiasi struttura preesistente nell’acciaio;

• mantenimento a tale temperatura per un tempo sufficiente onde assicurare che tutte le parti del pezzo si siano
trasformate completamente in austenite;

• raffreddamento lento (in forno) in modo che tutte le trasformazioni avvengano in condizioni prossime a quelle
di equilibrio, per le quali vale il diagramma Fe-Fe3C.

Occorre cioè, con riferimento allo schema riportato in fig. 5.1, che la traiettoria di raffreddamento, a partire
da una temperatura superiore di circa 50 °C ad Ac3, intersechi la curva anisoterma alle alte temperature in modo da
evitare la trasformazione dell’austenite in strutture che non sono di equilibrio.

In particolare, nel caso rappresentato in fig. 5.1 (preso come riferimento un acciaio ipoeutettoidico), raggiun-
ta le temperatura corrispondente al punto “x”, inizia la trasformazione dell’austenite in ferrite; al punto “y” la re-
stante austenite comincia a decomporsi in perlite e questa trasformazione si completa alla temperatura e al tempo
corrispondente al punto “z”. Quindi, la struttura non subisce ulteriori trasformazioni ed a temperatura ambiente
risulta costituita da ferrite e perlite.

Con il raffreddamento si ottiene perciò:

• una struttura ferritico-perlitica per un acciaio ipoeutettoidico,

• una struttura perlitica per un acciaio eutettoidico,

• una struttura cementitico-perlitica per un acciaio ipereutettoidico.

Tali strutture sono in genere caratterizzate da buone duttilità e lavorabilità a freddo, qualunque sia la struttu-
ra di partenza dell’acciaio.

Temperatura

As
A r3
x
A r1
F y
P P
z
A
Ai A
(F-C)

A B
Ms
B
A M
Mf
F+R
M

log tempo

Fig. 5.1 - Rappresentazione schematica sulle curve CCC della ricottura completa di un acciaio ipoeutettoidi-
co.

7
Trattamenti termici

5.2 Normalizzazione

La ricottura completa viene sostituita molto spesso con la normalizzazione, seguita per lo più da un secondo
trattamento termico denominato ricottura di addolcimento (vedi rinvenimento), effettuato per attenuare l’eccessiva
durezza che si ottiene con il primo.

La normalizzazione si ottiene riscaldando l’acciaio ad una temperatura di una settantina di gradi al di sopra
di Ac3, mantenendolo a tale temperatura per un tempo sufficiente alla completa austenitizzazione, e quindi la-
sciandolo raffreddare liberamente all’aria.

In tal modo si ottiene un acciaio a grano molto fine e regolare e nello stesso tempo si realizza un vantaggio
economico in quanto si termina l’intero ciclo di operazioni più rapidamente e senza un eccessivo immobilizzo del
forno.

I valori del carico di snervamento, di rottura e di durezza risultano sensibilmente superiori a quelli dello stes-
so acciaio allo stato ricotto, specialmente quando il tenore di carbonio è elevato e quando le dimensioni dei pezzi
sono piccole.

5.3 Tempra

La tempra consiste nel riscaldamento dell’acciaio sopra il punto Ac3, nel mantenimento a tale temperatura per
un tempo sufficiente da avere “a cuore” struttura austenitica, quindi nel raffreddamento con velocità superiore a vs
(velocità critica superiore di tempra) così da avere a temperatura ambiente la struttura martensitica, caratterizzata,
come descritto in precedenza, da grande durezza e fragilità. Le condizioni fondamentali perché un acciaio possa
assumere una struttura interamente martensitica sono:

• la temperatura alla quale si riscalda l’acciaio e il tempo di permanenza a tale temperatura devono essere in gra-
do di garantire la completa austenitizzazione dell’acciaio stesso;

• la velocità di raffreddamento deve essere tanto elevata da impedire le trasformazioni ad alta temperatura;

• la temperatura Mf deve essere superiore alla temperatura ambiente.

Per evitare i fenomeni di surriscaldamento, cioè di ingrossamento del grano, la temperatura alla quale
l’acciaio va portato prima di essere temprato (la cosiddetta “temperatura di tempra”) deve essere indicativamente
di circa 50-70 °C superiore ad Ac3 che varia col tenore di carbonio e degli elementi di lega dell’acciaio. Per gli ac-
ciai ipereutettoidici, la temperatura di tempra è presa solo di circa 50 °C superiore ad Ac1, rinunciando a far passa-
re in soluzione tutta la cementite secondaria. Per tenori sufficientemente alti di carbonio, il punto Acm si avvicina
rapidamente alla linea di solidus: come conseguenza si potrebbero avere fenomeni di surriscaldamento o addirittu-
ra (in caso di non perfetto controllo della temperatura del forno) parziale fusione dell’acciaio al contorno dei grani
(si parla in questo caso di acciaio “bruciato”, che non è in alcun modo recuperabile e va pertanto riciclato tra i rot-
tami per la rifusione). Il rapido raffreddamento necessario alla tempra dell’acciaio si ottiene immergendo il pezzo
in un bagno temprante che può essere costituito da acqua, aria eventualmente soffiata, olio, soluzioni saline, me-
talli fusi, ecc.. Se l’acciaio prende tempra all’aria si dice autotemprante.

La severità dei vari mezzi di tempra dipende, oltre che dal tipo e dalla forma del pezzo, dal calore latente di

8
Trattamenti termici

vaporizzazione, dal calore specifico, dalla conducibilità termica, dalla viscosità e dalla temperatura del bagno
temprante.

Il bagno di tempra è scelto in base all’attitudine alla tempra dell’acciaio, attitudine che può essere caratteriz-
zata in termini di temprabilità o penetrazione di tempra, che dipende dalle variazioni di durezza dalla superficie al
cuore dei pezzi ed è influenzata dal tenore di carbonio e dagli eventuali elementi in lega.

In base a questi ultimi è possibile dividere gli acciai in:

• acciai che si temprano in acqua (con indurimento localizzato alle sole zone superficiali); tale mezzo è, in ge-
nerale, tipico per gli acciai al solo carbonio;

• acciai che si temprano in olio (con indurimento profondo); tale mezzo è tipico in generale degli acciai legati
(per esempio al nichel, cromo e molibdeno);

• acciai che si temprano in aria (a minima distorsione); tale mezzo è tipico degli acciai con significative quanti-
tà di elementi in lega, i cosiddetti acciai autotempranti.

Poiché la trasformazione austenite-martensite avviene con aumento di volume (un acciaio al carbonio di
composizione eutettoidica presenta un aumento intorno al 4%) ed in modo pressoché istantaneo, il trattamento di
tempra induce negli acciai sforzi interni anche rilevanti che possono portare a deformazioni o addirittura alla rot-
tura dei pezzi o alla formazione delle cosiddette cricche di tempra (un esempio è illustrato in fig. 5.2).

Fig. 5.2 - Cricche di tempra in un acciaio al carbonio

Per ridurre al minimo i pericoli derivanti dalla presenza di sforzi interni o per evitare cricche di tempra sono
stati messi a punto tre particolari trattamenti termici di tempra:

• la tempra martensitica differita, detta anche tempra scalare o in due tempi o martempering;

• la tempra bainitica che porta a completa struttura bainitica o austempering;

• la tempra bainitica parziale che porta a struttura bainitico-martensitica.

La tempra martensitica differita si esegue riscaldando l’acciaio alla temperatura di austenitizzazione


(fig. 5.3) e raffreddandolo rapidamente in un bagno salino termostatato ad una temperatura appena superiore a Ms
(fig. 5.3b) e quindi mantenendolo a tale temperatura per un tempo sufficiente affinché la superficie ed il cuore del
pezzo raggiungano la stessa temperatura, ma evitando nel contempo di avere trasformazione bainitica.

9
Trattamenti termici
T T

As (a) As (b)
Ar3 A r3
Ar1 A r1
F cuore F
cuore P P
P
A P Ai A
A A
Ai
supf.
(F+C) (F+C)
supf.
A B A B
Ms B Ms
B

Mf Mf
M M M M
log t log t

T T

As (c) As (d)
A r3 A r3
A r1 A r1
F P
A P P
F A A
Ai A P Ai
(F+C) (F+C)

A B A B
Ms B Ms
B

Mf Mf
M B M+B
log t
log t

Fig. 5.3 - Confronto tra tempra: a) classica; b) scalare; c) bainitica completa; d) bainitica parziale.

Il pezzo viene allora tolto dal bagno salino e raffreddato rapidamente a temperatura ambiente; poiché la tem-
peratura dell’acciaio all’atto della trasformazione martensitica è uniforme, quest’ultima non induce uno stato di
sforzi interni. Tale trattamento termico può essere infine completato con un rinvenimento per ottenere la durezza e
la tenacità più adeguate alle applicazioni.

La tempra bainitica, illustrata schematicamente in fig. 5.3c, consiste nella trasformazione isoterma
dell’austenite in bainite. Le operazioni che si eseguono sono simili a quelle della tempra scalare con la differenza
che l’acciaio, raffreddato rapidamente ad una temperatura superiore a Ms, viene mantenuto a tale temperatura fino
al completamento della trasformazione bainitica; successivamente l’acciaio viene raffreddato a temperatura am-
biente. Il trattamento di rinvenimento in questo caso non è richiesto, dato che è possibile ottenere la durezza volu-
ta variando opportunamente la temperatura di trasformazione. Rispetto al diffuso, duplice trattamento di tempra e
rinvenimento, noto come bonifica, che permette di ottenere una durezza analoga, ma con struttura martensitica
rinvenuta, l’austempering offre il vantaggio di ottenere, con una sola operazione, una struttura più tenace.

6 Trattamenti termici con riscaldamento a temperatura inferiore all’intervallo dei punti critici.

6.1 Rinvenimento

La martensite è caratterizzata da elevate durezza e resistenza meccanica, ma anche da notevole fragilità. Il


riscaldamento della martensite, detto rinvenimento, permette di ottenere strutture con una utile e vantaggiosa
10
Trattamenti termici

combinazione della tenacità e della duttilità. Sebbene il principale scopo del rinvenimento sia quello della modifi-
cazione della struttura della martensite, esso ha pure un effetto sulla eventuale austenite residua che può essere
presente e sugli sforzi interni residui.

Il rinvenimento consiste nel riscaldamento di un acciaio temprato ad una temperatura inferiore ad Ac1 (al
massimo si arriva a 600-650 °C), nel mantenimento a tale temperatura per un tempo opportuno e infine nel suc-
cessivo raffreddamento generalmente all’aria. L’entità degli effetti ottenuti (diminuzione della durezza e della fra-
gilità e contemporaneo aumento della tenacità e della duttilità dell’acciaio) è funzione della temperatura di rinve-
nimento e della durata; i risultati sono comunque tanto più marcati quanto più alta è la temperatura e lungo il tem-
po. In particolare, dopo un certo periodo di tempo (tanto maggiore quanto più bassa è la temperatura di rinveni-
mento) non si hanno più variazioni delle caratteristiche meccaniche, in particolare della durezza.

7 Trattamenti superficiali

7.1 Tempra ad induzione

La tempra ad induzione sfrutta le proprietà delle correnti indotte di alta frequenza di distribuirsi solo nello
strato sottostante la superficie di un materiale metallico. Il pezzo di acciaio (tipicamente di forma cilindrica) viene
fatto passare all’interno di una bobina induttrice opportunamente sagomata (si realizza in tal modo per effetto Jou-
le un rapidissimo riscaldamento superficiale dell’acciaio al di sopra del punto Ac3, mentre il cuore rimane freddo),
per poi introdurlo immediatamente in un bagno di tempra (fig. 7.1).

Conduttori Movimento
pezzo
Linee di flusso

Bobina
Pezzo da indurire
in superficie

Bobina circuito
primario

Fig. 7.1 - Modalità di riscaldamento di un tondino in acciaio da indurire con tempra superficiale.

Tipo di macchi- Frequen- Dimensione me- Profondità strato Tempo di riscal-


na za (kHz) dia sezione del indurito damento (s)
pezzo (mm) a 2,4 kW/cm²
(mm)
Generatore 10 16÷51 0,13÷3,80 2÷4
Oscillatore a 20÷60 6÷51 0,38÷2,50 2÷10
scintillio
Tubo da vuoto 200÷200 6÷51 0,25÷2,50 2÷10
0

Tav. 7.1 - Condizioni operative di massima e profondità dello strato superficiale indurito nella tempra
superficiale a induzione

11
Trattamenti termici

La profondità di indurimento dipende dalla potenza elettrica specifica usata e dal tempo. L’esperienza consi-
glia di adottare elevate potenze specifiche per tempi brevi, qualora si debbano realizzare profondità di penetrazio-
ne di tempra limitate; potenze inferiori, ma tempi più lunghi, per profondità di penetrazione maggiori (Tab. 7.1).

7.2 Trattamenti termochimici di diffusione

Due o più metalli capaci di formare soluzioni solide possono dare una lega per fusione ma anche per diffu-
sione allo stato solido, se portati in intimo contatto. In quest’ultimo caso si viene a realizzare una modificazione
della composizione chimica dei metalli che interessa, almeno per tempi non eccessivamente lunghi, solo un picco-
lo spessore a partire dalla superficie di contatto.

Il processo di diffusione di uno o più elementi in un pezzo di materiale metallico di composizione chimica
data serve pertanto ad impartire particolari proprietà superficiali, quali per esempio durezza, resistenza all’usura,
resistenza all’ossidazione a caldo, aumento del limite di fatica, lasciando praticamente inalterate le proprietà al
cuore.

Occorre tener presente che in un trattamento termochimico di diffusione si possono individuare due stadi
successivi spesso parzialmente sovrapposti: il primo caratterizzato dalla deposizione a mezzo di reazioni chimiche
sulla superficie della lega di uno o più elementi diffondenti; il secondo caratterizzato dalla diffusione degli ele-
menti depositati verso il cuore del pezzo, così da modificarne la composizione chimica in uno strato più o meno
profondo a partire dalla superficie. Durante questo secondo stadio si possono formare dei composti chimici tra
uno o più elementi del materiale metallico e l’elemento diffondente.

Nella pratica si indica con cementazione il trattamento termochimico eseguito sugli acciai con sostanze car-
buranti per ottenere alla superficie dei pezzi un arricchimento del tenore di carbonio. Si tratta più propriamente di
una carbo-cementazione.

Altri trattamenti termochimici di diffusione eseguiti sugli acciai e di notevole importanza applicativa sono

• la nitrurazione, nella quale si ha un arricchimento superficiale di azoto,

• la carbo-nitrurazione, nella quale si ha un arricchimento contemporaneo di carbonio e azoto,

• la solfonitrurazione nella quale si ha un arricchimento superficiale contemporaneo di zolfo e azoto,

• la calorizzazione, nella quale si ha un arricchimento di alluminio,

• la cromizzazione, nella quale si ha un arricchimento cromo,

• la sherardizzazione, nella quale si ha arricchimento di zinco.

Tra quelli citati, i trattamenti termochimici di maggior importanza industriale sono costituiti dalla carboce-
mentazione e dalla nitrurazione, le cui tipiche combinazioni durezza-profondità sono illustrate in fig. 7.2, mentre
la fig. 7.3 presenta l’andamento della durezza in funzione della temperatura per acciai cementati e nitrurati.

La Tab. 7.2 riporta il confronto tra i cicli di lavorazione di pezzi in acciaio cementato e nitrurato.

12
Trattamenti termici
Durezza HV
1000
Nitrurazione
800

600
Cementazione
400

200

0 p (mm)
0 0,4 0,8 1,2 1,6 2,0

Fig. 7.2 - Andamento schematico durezza-profondità negli acciai cementati e nitrurati.

Durezza HV
1200
Acciaio nitrurato
1000

800

600

400
Acciaio cementato
200

0
0 200 400 600 800
Temperatura di riscaldamento (°C)
(tempo 2h)

Fig. 7.3 - Andamento schematico durezza-temperatura di rinvenimento in acciai cementati e nitrurati.

Tab. 7.2 - Confronto tra il ciclo di lavorazione di pezzi in acciaio cementato e nitrurato

Pezzi cementati Pezzi nitrurati


Normalizzazione + Normalizzazione +
ricottura di lavorabilità ricottura di lavorabilità
Sgrossatura (me- Sgrossatura
dio sovrametallo)
Bonifica
Finitura
Cementazione Nitrurazione
Tempra + rinvenimento
a circa 150 °C
Finitura e rettifica Rettifica

13
1 Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica

Chimica e Materiali Metallici

Trattamenti Termici

A.A. 2011/12

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali


tempra

Contenuti

1 Generalità sui Trattamenti Termici (TT)

2 Ricottura, Normalizzazione, Tempra

3 Temprabilità

4 TT a temperature minori di Ac1

5 Trattamenti superficiali

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
DEFINITIONE DI TRATTAMENTO TERMICO

“Operazione o successione di operazioni mediante le quali


una lega o un metallo vengono assoggettati, al di sotto del
punto o dell’intervallo di fusione ad uno o più cicli termici,
nell’intento di impartire loro determinate proprietà”

Si intende quindi la modificazione della struttura


(e quindi delle proprietà) di una lega, ottenute
per riscaldamento ad una T definita,
per un mantenimento a questa T,
seguito da un raffreddamento a velocità imposta.

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali


tempra
GENERALITA’ (IL RISCALDAMENTO)

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
CLASSIFICAZIONE

I trattamenti degli acciai possono essere classificati in trattamenti


effettuati con:
1. Riscaldamento a T superiore ad Ac3 (ricottura,
normalizzazione, tempra)
2. Riscaldamento a T inferiore ad Ac1 (ricottura di addolcimento,
rinvenimento, distensione..)
3. Trattamenti termomeccanici
(laminazione controllata,
ausforming..)
4. Trattamenti termochimici di
diffusione

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tempra
AUSTENITIZZAZIONE

La fase iniziale di un trattamento termico che preveda una trasformazione di


fase è denominata AUSTENITIZZAZIONE. Tale processo consiste in un
riscaldamento effettuato in modo da ottenere una struttura che sia austenitica in
modo completo o parziale in funzione della composizione chimica dell’acciaio

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
RICOTTURA

Consiste nel riscaldamento di un acciaio al di sopra delle


temperature di trasformazione di fase, permanenza per una
durata opportuna e successivo LENTO raffreddamento (in forno).

- Scopo del trattamento: addolcimento del materiale. La


durezza dell'acciaio si abbassa.
- migliora l'omogeneità
- aumenta la lavorabilità
- elimina le tensioni interne
- elimina la struttura di solidificazione (Windmanstatten)
- elimina gli effetti della saldatura,
della deformazione plastica, di un trattamento termico.

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali


tempra
RICOTTURA COMPLETA

Ac3 + 50 C (ipoeutettoidici)
Austenitizzazione a T =
Ac1 + 50 C (ipereutettoidici)
Raffreddamento lento specialmente attraverso l’intervallo critico (sotto i
500 C raffreddamento in aria)
Risultato:
Ipoeutettoidici: ferrite e perlite relativamente grossolane, resistenza e durezza
modeste, duttilità elevata
Ipereutettoidici: globulizzazione parziale della cementite proeutettoidica, con
aumento della resilienza. Temperatura

As
A r3
x
A r1
F y
P P
z
A
Ai A
(F-C)

A B
Ms
B
A M
Mf
F+R
M

log tempo

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
RICOTTURA COMPLETA

Influenza della ricottura


sulle proprietà meccaniche
dell’acciaio laminato in
funzione del tenore di
carbonio.
1 - prima della laminazione,
2 - dopo ricottura completa.

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tempra
RICOTTURA ISOTERMICA

Viene utilizzata essenzialmente per avere un tempo di


trattamento inferiore rispetto alla ricottura completa e
conviene in particolare su pezzi laminati e forgiati di
dimensioni abbastanza piccole.

Se per esempio la durata di Diagramma TTT


ricottura generalmente utilizzata
per piccoli profilati di acciaio
rapido è di 30 h,
quella di Ricottura Isoterma
realizzata dopo laminazione,
con utilizzazione del calore del
metallo non ancora raffreddato,
si riduce a circa 8-10 h.

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
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RICOTTURA DI OMOGENEIZZAZIONE (O DI DIFFUSIONE)

Si applica ai lingotti in acciaio legato ed ai grossi pezzi di fonderia


per diminuire le MICRO-segregazioni ed uniformare la
composizione chimica.
Il riscaldamento deve essere spinto a 1100-1200 C.

CONSEGUENZE:
• formazione di scaglia
• rischi di bruciature
• ingrossamento del grano

Dopo l’omogenizzazione, il lingotto subisce una ricottura completa


o una normalizzazione per correggere la struttura.

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali


tempra
RICOTTURA DI RIGENERAZIONE

• Riscaldamento, senza mantenimento prolungato, ad una T


leggermente superiore ad Ac3 (per gli ipereutettoidici Ac1), in
modo da ottenere austenite a grano fine
• Raffreddamento a velocità conveniente, in modo da ottenere
una struttura ferritico-perlitica fine.

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
NORMALIZZAZIONE

Riscaldamento ad una T superiore ad Ac3, per gli acciai ipo


e ad Ac1 o Acm per gli iper, permanenza a tale temperatura per
un tempo sufficiente a realizzare la trasformazione α γ.
Il raffreddamento in genere si effettua in aria calma.
Risultato:
• Una struttura ferritico-perlitica caratterizzata da grani ferritici
fini e da uno spazio interlamellare della perlite molto ridotto. Si
ottiene in tal modo una maggiore durezza rispetto ad un acciaio
ricotto ed inoltre l'affinazione del grano migliora la tenacità.
• Sono strutture ottimali per successivi trattamenti termici di
tempra e per determinate applicazioni meccaniche

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tempra
CONFRONTO FRA NORMALIZZAZIONE E RICOTTURA

Durezza di acciai al carbonio allo stato ricotto e normalizzato

HB ricotto HB normalizzato

Ferro 80-100 90-100


Acciaio a basso C 125 140
Acciaio a medio C 160 190
Acciaio ad alto C 185 230

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
TEMPRA (GENERALITA’)

Si comprendono trattamenti termici che hanno in comune


essenzialmente un riscaldamento a T superiore ad Ac3 per gli
acciai ipo e solitamente Ac1 per gli iper;
permanenza a tale T per un tempo sufficiente ad ottenere
nelle zone interessate l'omogeneità e l'equilibrio strutturale;
successivo raffreddamento con una velocità superiore
a quella critica di tempra fino ad un campo di T prossimo ad
Ms.
Le modalità di raffreddamento nel suddetto campo, o al di sotto
di esso, sono diverse a seconda degli scopi e dei requisiti che
si desiderano ottenere, e caratterizzano i singoli trattamenti di
tempra.

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tempra
TEMPRA (GENERALITA’)

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
MECCANISMI DI RAFFREDDAMENTO

Fase più critica, dipende


dalla temperatura del
bagno di tempra

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tempra
TEMPRA CLASSICA O DIRETTA

50-70 C

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tempra
TEMPRA CLASSICA O DIRETTA

Cricche di tempra:

Distorsioni:

Tempra in acqua Tempra in soluzione polimerica


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tempra
TEMPRA SCALARE

1) Austenitizzazione; 2) raffreddamento, fino a temperatura prossima ad Ms


con velocità superiore a quella critica;
3) permanenza a tale temperatura fino a realizzare una certa uniformità
termica tra cuore e superficie, ma non da provocare l'inizio della
trasformazione dell'austenite; 4) raffreddamento rapido fino a temperatura
ambiente.

Lo scopo è di ottenere una struttura


martensitica che conferisce al materiale
particolari caratteristiche di durezza,
riducendo il pericolo di distorsioni o di
cricche di tempra negli acciai
particolarmente sensibili a tali
fenomeni.

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
TEMPRA BAINITICA

1) Austenitizzazione; 2) raffreddamento sufficientemente


rapido per evitare un inizio di trasformazione nel campo
perlitico; 3) nel campo bainitico si possono avere:
a) permanenza a temperatura costante fino a completa
trasformazione dell'austenite e quindi raffreddamento
fino a T ambiente (isotermica)
b) permanenza a temperatura costante fino alla parziale
trasformazione dell'austenite e quindi raffreddamento
fino a T ambiente per ottenere una certa quantità
di martensite (intermedia)
c) Un rallentamento del raffreddamento e
successivamente, quando la trasformazione
intermedia sia sufficientemente progredita, un
raffreddamento fino a T ambiente (parziale)

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali


tempra
TEMPRA BAINITICA

Tempra bainitica completa Tempra bainitica parziale

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
TEMPRABILITA’

E' l’attitudine di un acciaio ad avere una struttura martensitica


e quindi ad accrescere la sua durezza (che è essenzialmente
dipendente dal tenore di C) a seguito della tempra.
La temprabilità si esprime mediante la profondità cui arriva
l’indurimento o penetrazione di tempra o profondità dello strato
temprato:

La profondità dello strato temprato è considerata


generalmente come la distanza dalla superficie
della zona con 50% di martensite e 50% di perlite (o altro)
e viene facilmente identificata da uno studio micrografico
o dalla durezza.

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali


tempra
PROFONDITA’ DI TEMPRA

Composizione chimica (OSS:


oltre lo 0.8% di C la cementite
rimasta sposta a sinistra le CCC)

Dimensione del grano


austenitico (grano grosso sposta
Profondità di tempra a destra le CCC, però aumenta la
(50% martensite) suscettibilità alle cricche di tempra)
dipende da: Drasticità del bagno di
tempra (H=α/K)
100% M

50% M,
50% P
Diametro del provino
(Curve a U, definizione di
Diametro critico)
Dc

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
LA PROVA JOMINY

Questa prova consiste nel raffreddare, mediante un getto d’acqua,


l'estremità di un tondo dell'acciaio da esaminare portato alla T di tempra, e
misurare, a raffreddamento avvenuto, la variazione di durezza
dall'estremità raffreddata all'altro estremo.

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali


tempra
LA PROVA JOMINY

Effettuato il raffreddamento,
il provino viene rettificato lungo due
generatrici opposte, per una profondità di
0,4 mm e sulle parti rettificate, ad una
distanza di circa 1,5 mm l'una dall'altra
partendo dall'estremità raffreddata, si
determina la durezza HRc.

I valori della durezza si riportano in un


diagramma che ha per coordinate la
distanza dalla parete raffreddata
Prova Jominy: provino e e i valori di durezza.

schema di impianto. Esiste una correlazione tra la Jominy e le


curve TTT o CCT.

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
LA PROVA JOMINY

Correlazione
tra le durezze
ottenute nella prova Jominy
e le traiettorie
di raffreddamento
sovrapposte
al diagramma CCT

Il punto di flesso della


curva indica circa un
50% di Martensite

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali


tempra
ESEMPI DI CURVE JOMINY

Stesso tenore di carbonio diverso tenore di carbonio

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
RICOTTURA DI ADDOLCIMENTO O DI LAVORABILITA’

Consiste in un riscaldamento a qualche decina di gradi al di sotto


di Ac1, seguito da un raffreddamento lento. Permette di ottenere
uno stato sufficientemente addolcito e privo di sforzi residui,
migliorando la lavorabilità e l’attitudine alla deformazione a
freddo

Ricottura di addolcimento degli acciai da costruzione.

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali


tempra
RICOTTURA DI SFEROIDIZZAZIONE O GLOBULIZZAZIONE

Si riscalda il pezzo appena al di sotto di Ac1, si mantiene per


un tempo sufficiente, oppure si oscilla intorno ad Ac1, si
raffredda lentamente, in modo da ottenere una coalescenza
spinta della cementite

a) acciaio 1,0-1,3%C
b)acciaio 0,7-0,9 %C

G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 30


Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
RICOTTURA DI SFEROIDIZZAZIONE O GLOBULIZZAZIONE

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali


tempra
RICOTTURA DI SFEROIDIZZAZIONE O GLOBULIZZAZIONE

È tipica per gli


acciai da
cuscinetti che
debbono
essere lavorati
alle macchine
automatiche: i
globuli di
cementite
dispersi nella
matrice
ferritica
facilitano
notevolmente
Micrografie della perlite lamellare (a) la rottura del
truciolo
e globulare (b). [600x]

G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 32


Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
RINVENIMENTO

La martensite è dura e resistente…ma è fragile!

Il rinvenimento si effettua dopo una tempra, in modo da


eliminare, almeno in parte, la bassa duttilità e resilienza di una
struttura completamente martensitica. La sequenza di tempra +
rinvenimento è denominata bonifica. Il rinvenimento
comporta una evoluzione del metallo verso uno stato
chimico fisico di maggiore equilibrio.

Tenacità
Rinvenimento…ha effetti su Eventuale austenite residua
Sforzi interni residui

G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 33

Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali


tempra
BONIFICA = TEMPRA + RINVENIMENTO

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
TRASFORMAZIONI DELLA MARTENSITE DURANTE IL RINVENIMENTO

Dipendono dalla temperatura di rinvenimento (Tr): al crescere


di questa temperatura aumenta l’importanza della diffusione
del C che si sposta dal reticolo tetragonale con formazione di
ferrite e cementite. Se l’acciaio contiene elementi carburigeni e
Tr > 450 C: si formano dei carburi legati, più stabili della
cementite. Si ottiene un indurimento per precipitazione
Primo stadio (100 – 250 C).
Martensite → Martensite + carburi (diminuzione di durezza e tensioni)

Secondo stadio (fino a 300 C).


Austenite residua → bainite (aumento di durezza)

Terzo stadio (300 – 400 C).


Martensite + carburi → ferrite + cementite lamellare (diminuzione di
durezza, aumento di duttilità)
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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali


tempra
TRASFORMAZIONI DELLA MARTENSITE DURANTE IL RINVENIMENTO

Quarto stadio (450 – 600 C).


Sferoidizzazione della cementite (sorbite)

Quinto stadio (300 – 600 C).


Durezza secondaria (acciai legati=acciai rapidi)

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
VARIAZIONE DELLE PROPRIETA’ MECCANICHE IN FUNZIONE DELLA Tr

• si riduce la fragilità della martensite,


• si riducono gli stress residui causati dalla tempra.

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali


tempra
GENERALITA’

Al fine di migliorare la resistenza all’usura e a fatica degli


organi di macchina è conveniente indurire solo la superficie
esterna del componente mantenendo a cuore una struttura
tenace

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
TEMPRA SUPERFICIALE

Tale trattamento ha come obbiettivo quello di ottenere una


struttura martensitica in uno strato superficiale di qualche
millimetro di spessore.

Metodi:
1. Metodo Tocco o ad induzione
2. Processo Shorter (alla fiamma
ossiacetilenica)

Prima del trattamento è necessario che l’acciaio sia stato trattato per
avere a cuore le prefissate proprietà (BONIFICA o anche
normalizzazione)
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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali


tempra
TEMPRA AD INDUZIONE (PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO)

Conduttori Movimento
pezzo
Linee di flusso

Bobina
Pezzo da indurire
in superficie

Bobina circuito
primario

Riscaldamento Indurimento
superficiale Tempra superficiale

‘Skin effect’ = le correnti indotte (fluendo in direzione contraria rispetto alla


direzione della corrente percorsa nella spira) generano un campo magnetico
che si oppone a quello della spira (= riscaldamento
superficiale)
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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
CEMENTAZIONE

Obiettivo: realizzazione di componenti


con superficie indurita e tenacità a cuore

• La martensite aumenta di durezza al crescere del tenore di C


• La martensite si forma a partire dall’Austenite
• Il Carbonio ha una buona solubilità nell’Austenite
• La velocità di diffusione aumenta con la temperatura

CEMENTAZIONE

Ottenimento, in campo austenitico, di un profilo di concentrazione


Tempra dell’Austenite, per ottenere la struttura martensitica

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali


tempra
CEMENTAZIONE

La sostanza carburante è il monossido di carbonio (CO):

Il primo stadio del processo di Carbo-cementazione si


può così rappresentare:

2 CO ( g ) + Fe − γ ( s ) → (C) Fe− γ + CO 2 ( g )

Secondo stadio: poiché il tenore superficiale di carbonio


tende quindi ad aumentare, si forma un gradiente di
concentrazione tra superficie e cuore del pezzo e quindi
comincia ad operare il processo di diffusione del carbonio che
cerca di ridurre il suo gradiente. Ma questo porta a sua volta
ad una ulteriore dissoluzione superficiale

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
CEMENTAZIONE

Materiale di partenza:
acciaio a basso carbonio (ad es. C15)

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali


tempra
CEMENTAZIONE

Trattamento in campo austenitico


per permettere la diffusione del
carbonio

%C

superficie cuore

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
CEMENTAZIONE

Tempra,
con ottenimento di strutture
martensitiche differenziate

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali


tempra
CEMENTAZIONE

Profondità dello strato carbo-cementato

Profondità
massima
raggiunta
dal
carbonio
diffondente

Definizione dello spessore efficace di indurimento (525 HV - 50 HRC)


e dello spessore totale di indurimento
Distanza dalla superficie alla quale il tenore di carbonio è 0.4%

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
NITRURAZIONE

Obiettivo: realizzazione di componenti


con superficie indurita e tenacità a cuore

• L’Azoto forma con il Ferro composti (nitruri) di elevata durezza


• La solubilità dell’Azoto nella Ferrite è bassa
• Alle temperature di stabilità della Ferrite, la diffusione è lenta
• La formazione di nitruri inibisce una ulteriore diffusione dell’Azoto

NITRURAZIONE
Diffusione, in campo ferritico, dell’Azoto
Formazione, in superficie, di nitruri di elevata durezza

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali


tempra
NITRURAZIONE

Acciaio a medio C, con Al, Cr, V e Mo

500 C, 40-100 h

2NH3 (ammoniaca) ==> 2N + 3H2

N si discioglie nell’acciaio e forma nitruri

strato esterno: (Fe,Al,Cr)2N Coltre bianca


strato più interno: (Fe,Al,Cr)4N

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
CEMENTAZIONE VS NITRURAZIONE

Durezza HV
1000
Nitrurazione
800

600
Cementazione
400

200

0 p (mm)
0 0,4 0,8 1,2 1,6 2,0

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali


tempra
CEMENTAZIONE VS NITRURAZIONE

Pezzi cementati Pezzi nitrurati


Normalizzazione + Normalizzazione +
ricottura di lavorabilità ricottura di lavorabilità
Sgrossatura Sgrossatura
(medio sovrametallo)
Bonifica
Finitura
Cementazione Nitrurazione
Tempra + rinvenimento
a circa 150 °C
Finitura e rettifica Rettifica

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Generalità Ricottura, Normalizzazione, Temprabilità TT a Temperature < Ac1 Trattamenti superficiali
tempra
CEMENTAZIONE VS NITRURAZIONE

Durezza HV
1200
Acciaio nitrurato
1000

800

600

400
Acciaio cementato
200

0
0 200 400 600 800
Temperatura di riscaldamento (°C)
(tempo 2h)

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1 Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica

Chimica e Materiali Metallici

Cenni alla classificazione


degli acciai

A.A. 2011/12

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

Contenuti

1 Aspetti normativi

2 Acciai da costruzione

3 Acciai per utensili

4 Altri tipi di acciai

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

CLASSIFICAZIONE DEGLI ACCIAI

UNI EN 10027
Gruppo 1
Acciai designati in base al loro impiego (es: Fe P 03 acciaio in
lamiera sottile per imbutitura) e alle loro caratteristiche
meccaniche (es: Fe 410, R = 410 MPa) o fisiche
(impiegati allo stato grezzo di laminazione o, in casi eccezionali,dopo
normalizzazione)

Gruppo 2
Acciai designati in base alla loro composizione chimica
Indicazioni di base:
- simbolo iniziale
- tenore di Carbonio
- elementi chimici che caratterizzano l’acciaio
- tenori dei principali elementi in lega
Quasi tutti questi acciai vengono messi in opera dopo opportuno Trattamento
termico
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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

CLASSIFICAZIONE DEGLI ACCIAI

UNI EN 10027

Gruppo 2
Acciai designati in base alla loro composizione chimica

- Acciai non legati con Mn < 1%


C + numero pari a 100 volte la % di Carbonio (Es: C40)

-Acciai non legati con Mn > 1%


e Acciai legati il cui tenore in massa di ciascun elemento è < 5%
Numero pari a 100 volte la % di Carbonio
Simboli chimici indicanti gli elementi in lega
Numero indicante la % del primo elemento in lega moltiplicata per un
fattore caratteristico
ES: 18NiCr16 = acciaio debolmente legato con 0.18% di C e 4% di Ni

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

CLASSIFICAZIONE DEGLI ACCIAI

UNI EN 10027

Gruppo 2
Acciai designati in base alla loro composizione chimica

- Acciai legati il cui tenore in massa di almeno 1 elemento è > 5%


Lettera X + numero pari a 100 volte la % di Carbonio
Simboli chimici indicanti gli elementi in lega
Numeri indicanti la % degli elementi in lega in ordine decrescente
ES: X 10 CrNi 18 8, C=0.1% Cr=18% Ni=8%

- Acciai rapidi
Lettere HS
Numeri indicanti la % degli elementi in lega, riportati nel seguente
ordine: W, Mo, V, Co

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

CLASSIFICAZIONE DEGLI ACCIAI IN BASE ALLE APPLICAZIONI

• Acciai da costruzione di uso generale


• Acciai speciali da costruzione
• Acciai speciali per cuscinetti
• Acciai per utensili
• Acciai inossidabili
• Acciai maraging
• Acciai al 13% di manganese

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

CLASSIFICAZIONE DEGLI ACCIAI IN BASE ALLE APPLICAZIONI

• Acciai da costruzione di uso generale di base


di qualità

• Acciai speciali da costruzione da bonifica


autotempranti
da cementazione
da nitrurazione
per molle
• Acciai speciali per cuscinetti

• Acciai per utensili rapidi


per lavorazioni a caldo
per lavorazioni a freddo

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

CLASSIFICAZIONE DEGLI ACCIAI IN BASE ALLE APPLICAZIONI

• Acciai inossidabili austenitici


ferritici
duplex DISPENSA
martensitici
indurenti per precipitazione

• Acciai maraging

• Acciai al 13% di manganese

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI DA COSTRUZIONE DI USO GENERALE

generalità
• 80% della produzione globale dell’acciaio
• basso costo (non legati o microlegati)
• maggiori progressi per gli acciai di qualità negli ultimi 20 anni
rispetto agli acciai speciali
• devono resistere ai carichi senza deformarsi (appartengono
al I della designazione UNI EN 10027)
• in opera allo stato grezzo di laminazione (o normalizzazione)
• devono essere saldabili (no trattamenti termici post
saldatura) (basso CE)
• effervescenti o calmati

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI DA COSTRUZIONE DI USO GENERALE


di qualità
• Microleganti
• Rafforzamento per precipitazione (Nb, V, Ti)
• Normalizzazione
• Laminazione controllata
• Grana fine
• Aggiunte di Zr, Ca e Ce (“sferoidizzare” le inclusioni)
• Carichi di rottura da 560 fino a circa 1000 MPa
• Temperature di transizione duttile-fragile: -80 C

• Acciai Cor-Ten (Cr, Cu, Ni: resistenza corrosione atmosferica)


• Acciai da profondo stampaggio (ferritici (C<0.06% + Mn) o ferritico-martensitici)
• Acciai HSLA

1. Riduzione degli spessori (alleggerimento delle strutture, minore consumo


energetico e impatto ambientale)
2. No trattamenti termici costosi come negli acciai speciali
3. Minore costo dell’acciaio per la sola presenza di microleganti
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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI DA COSTRUZIONE DI USO GENERALE

di qualità
Acciai HSLA
Effetto
della composizione
sul comportamento
meccanico

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI SPECIALI DA COSTRUZIONE

Generalità
• Acciai calmati
• Al solo carbonio o debolmente legati
• In opera dopo trattamento termico di tempra e opportuno
rinvenimento
• applicazioni: costruzione di componenti meccanici
soggetti ad elevate sollecitazioni

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI SPECIALI DA COSTRUZIONE

Acciai da bonifica

Proprietà fondamentale: temprabilità con i normali


mezzi di tempra (acqua, olio ecc…)
• Tempra + rinvenimento (a circa 600 C)
• Struttura di martensite rinvenuta (sorbite): resistenza/tenacità
• Costruzione di componenti meccanici (alberi, assi, ecc.)
• Carbonio: tra 0.22 e 0.65%
• Eventuali elementi in lega: Cr, Ni, Mn, Mo, V
• Carichi di rottura da 540 fino a circa 980 MPa (al Carbonio)
• Carichi di rottura da 830 fino a circa 1420 MPa (legati)

Esempi: C45
39NiCrMo3

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI SPECIALI DA COSTRUZIONE

Acciai da bonifica

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI SPECIALI DA COSTRUZIONE

Acciai autotempranti

• Struttura martensitica dopo raffreddamento in aria calma


(presenza di elementi in lega in tenori relativamente elevati)
• Rinvenimento a 600 C tenacità
• Rinvenimento a 200 C resistenza (fino a 2000 MPa)
• Ingranaggi di grandi dimensioni, stampi per lavorazioni a
caldo, aste, ecc.

Esempio: 34NiCrMo16

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI SPECIALI DA COSTRUZIONE

Acciai per molle


Caratteristiche fondamentali: 2
[Link] limite elastico ε 1 σ
Le = σ ⋅ dε =
s
s

[Link] limite di fatica 0 2 E


[Link] fine (Al = 0.02 -0.04%: alta tenacità e resistenza a
fatica)
• Elevato limite di elasticità
- incrudimento per deformazione plastica a freddo (C85)
(filo armonico, R= 2000 MPa)
- tempra + rinvenimento (a 400-450 C)
di acciai a medio C (51CrMoV4) L’elemento
caratterizzante
è il Si che ne aumenta il limite di snervamento
• Formatura in genere a freddo
• Formatura a caldo per molle di grosse dimensioni
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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI SPECIALI DA COSTRUZIONE

Acciai per molle

Accorgimenti per la resistenza a fatica:


[Link] la finitura superficiale
[Link] la superficie (es: pallinatura, aumento del Lf del
40%)
[Link] decarburazione superficiale
[Link] del contenuto e soprattutto forma e posizione delle
inclusioni (se in superficie, è molto pericolosa)
[Link] formatura a caldo attenzione agli intagli superficiali.

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI SPECIALI DA COSTRUZIONE

Acciai da cementazione

• Indurimento superficiale, tenacità a cuore


• Tempra + distensione (180 C)
• Elevate durezze superficiali (fino a 63HRC)
• Resistenza all’usura
• Carbonio: in genere inferiore a 0.2%
• Resistenza a trazione: 540-1180 MPa (al solo C)
• Resistenza a trazione: fino a 1570 MPa (legati)
• Ingranaggi, stampi, aste, ecc.

Esempio: C16
20CrNi4

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI SPECIALI DA COSTRUZIONE

Acciai da cementazione
Temperature indicative dei diversi trattamenti termici
per gli acciai speciali da cementazione (cfr. UNI 7846)

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI SPECIALI DA COSTRUZIONE

Acciai da nitrurazione

• Indurimento superficiale, tenacità a cuore


• Tempra + rinvenimento + nitrurazione
• Elevate durezze superficiali (fino a 1000 HV)
• Strati sottili
• Resistenza all’usura e a fatica
• Carbonio: in genere tra 0.29 e 0.43%
• Alluminio formazione di nitruri
• Cromo durezza, temprabilità
• Molibdeno riduce fragilità al rinvenimento
• Steli valvole, canne cilindri, stantuffi, ecc.

Esempio: 31CrMo12

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI SPECIALI DA COSTRUZIONE

Acciai da nitrurazione
Temperature indicative dei diversi trattamenti termici
per gli acciai speciali da nitrurazione (cfr. UNI 8077)

Tipo Normalizzazione Ricottura Tempra


( C) lavorabilità in olio
( C) ( C)

31CrMo12 890-920 680-750 870-910


31CrMoV12 880-910 680-750 870-910
34CrAlMo7 910-950 680-750 900-940
41CrAlMo7 900-930 680-750 890-930

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

GENERALITA’

Materiali per utensili: metallici (acciai) o non metallici (ceramici)

Acciai al C e legati utilizzati per la produzione di utensili da taglio,


di matrici, e di strumenti di misura.

Caratteristiche essenziali:
- alta durezza a caldo (matensite dura: elevato tenore di C)
- alta durezza a freddo
- elevata capacità di taglio
- insensibilità all'addolcimento per rinvenimento
- buona resistenza all'usura
- Mancanza di fragilità (compromesso con la durezza)
- indeformabilità nel trattamento termico
- alta penetrazione di tempra
- insensibilità alle fratture per oscillazioni termiche (fatica termica)
Gli acciai per utensili devono essere pertanto di altissima qualità.

G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 22


Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

GENERALITA’

Acciai per utensili: suddivisi in tre gruppi:

- acciai rapidi
- super-rapidi C Cr W V Mo Co (5-10%):
40 m/min su un materiale con R = 500 N/mm2, (molto duri,
no urti o fatica)
- rapidi senza Co: 30 m/min un materiale con R = 500 N/mm2,
più tenaci rispetto ai precedenti (presenza di urti e vibrazioni)
- semirapidi C 0,8 Cr W poco Mo V :
15 m/min un materiale con R = 500 N/mm2

- acciai per lavorazione a caldo (T > 200 C) (alta tenacità:


basso tenore di C ((0.25-0.61%))

- acciai per lavorazione a freddo (T < 200 C) (alta durezza:


alto tenore di C)
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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI PER LAVORAZIONI A CALDO

Tempra da 1140 C con raffreddamento in olio


Il raffreddamento in aria conduce a strutture intermedie
e l'acciaio presenta prima del rinvenimento una durezza
inferiore a quella dell'acciaio raffreddato in olio.
Con un rinvenimento a circa 550 C è possibile uniformare
la durezza del pezzo.
A T superiore a 600 C la durezza diminuisce
indipendentemente dal rinvenimento.

G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 24


Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI PER LAVORAZIONI A CALDO

Influenza
dei vari elementi in lega:
dipende dalla facilità
con cui si possono
formare dei composti
che diano particolari
proprietà agli utensili.

Aumento della durezza


all'aumentare della T di
rinvenimento a causa della
precipitazione dei carburi
finementi dispersi
(durezza secondaria)
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 25

Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI PER LAVORAZIONI A CALDO

• Impiego per utensili soggetti a riscaldamento o al contatto


con metalli fusi (stampi per pressocolata)
• Durezza a caldo, duttilità, resistenza a shock e fatica termica
• Resistenza all’ingrossamento del grano (Si: aumenta la resistenza al
rinvenimento)
• Basso Carbonio (0.25-0.60)
• Nichel: duttilità
• W, V, Mo, Cr: durezza a caldo e tenacità indiretta per utilizzo
di mezzi tempranti meno drastici: minore rischi di microcricche

C Cr W Mo V Co HRC
35CrMo8KU 0.35 2 - 0.5 - - 30
X30WCrV93KU 0.30 3 9 - 0.4 - 48

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI PER LAVORAZIONI A FREDDO

• Non devono essere rinvenuti ad alte T.


• Vengono pertanto trattati a 150-250 C:
la scelta della T dipende dalla tenacità desiderata.
• Impiego per utensili non ad alta temperatura
• Durezza elevata (alto tenore di C) (ipereutettoidici)
• Scarsa resistenza al rinvenimento (fino a 200 C)

C Cr W Mo V Co HRC
C120KU 1.20 - - - - - 62
55WCrV8KU 0.55 1 2 - 0.2 - 58
X205Cr12KU 2.05 12 - - (0.2) - 62

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI RAPIDI

Austenitizzazione a T di 1230 C e 1290 C (necessità di sciogliere


tutti i carburi)
Rinvenimento fino a 400 C (la regola è di portarlo a temperature superiori
a quelle previste dall’utensile): addolcimento e quindi durezza secondaria.
Per togliere tutta l'A. R. bisognerebbe andare a T (di rinvenimento) più elevate,
ma ciò risulterebbe dannoso ai fini della durezza finale, per cui
si eseguono più trattamenti (due o tre) con spegnimenti anche a T < 0 C.

• Impiego in macchine utensili con alta velocità di taglio


• Elementi formatori di carburi (Cr, W, V)
• Acciai rapidi e semi-rapidi
• Acciai super-rapidi
• Cobalto

C Cr W Mo V Co HRC
HS-18-0-1 0.78 4 18 - 1 - 63
HS-7-4-2-5 1.10 7 4 4 2 5 66

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI SPECIALI PER CUSCINETTI

Caratteristiche fondamentali: Rigoroso controllo


[Link] all’usura
del ciclo di
[Link] durezza senza però essere fragile
produzione
[Link] resistenza a fatica

• Elevata resistenza all’usura - elevata durezza


• Alto tenore di C
• Controllo degli altri elementi in lega entro limiti ristrettissimi
• assenza di elementi metallici non desiderati
• Contenimento severissimo di inclusioni, gas disciolti, porosità,
difetti metallurgici (degasaggio sotto vuoto)
• Tempra + rinvenimento (150 C)
• Limite di fatica: circa 800 MPa

Esempio: 100Cr6

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI SPECIALI PER CUSCINETTI

Trattamenti termici

Ricottura di globulizzazione (a causa di un alto tenore di C


e della necessità di una lavorazione meccanica di grande
precisione, piccolissime tolleranze dimensionali)
Tempra
Rinvenimento a 150-180 C (No austenite residua!!!)

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI MARAGING

• Fe-Ni, bassissimo tenore di C (<=0,03%)


• Struttura martensitica,
indurita per precipitazione mediante invecchiamento (Ni3X)
• Elevatissima resistenza (> 2000 MPa, alto Rs/R)
• Eccellente tenacità, buona resistenza a fatica
• Costi elevati(x5 acciai speciali)

Industria aeronautica (carrelli di atterraggio)


Parti di macchine utensili
Ricotto Invecchiato

Cmax Ni Co Mo Ti Al R (MPa) R (MPa)


18Ni200 0.03 18 8.5 3.3 0.2 0.1 990 1450
18Ni250 0.03 18 8.0 4.8 0.4 0.1 1000 1730
18Ni300 0.03 18 9.0 5.0 0.6 0.1 1010 1920

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Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai

ACCIAI AL 13% DI MANGANESE

• Struttura austenitica
• Dopo tempra in acqua: tenacità e duttilità
• Elevatissima capacità di indurirsi sotto l’azione di urti
• Resistenza all’usura in condizioni gravose
• Utilizzo fino a 200-250 C
• Mulini, macine, frantoi, ecc.
• Getti (cingoli), scambi ferroviari

Temprato Incrudito
C Mn Simax Pmax Smax R (MPa) Rs (MPa) A (%) HB HB
1.0-1.3 10-14 1.0 0.1 0.05 900-1000 350-400 50-60 170-200 450-550

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Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
FENOMENI CORROSIVI

1 Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica

Tipologie di fenomeni corrosivi

• Corrosione generalizzata
Chimica e Materiali Metallici • Corrosione galvanica
• Corrosione per vaiolatura (pitting)
• Corrosione interstiziale (crevice)
Gli acciai inossidabili • Corrosione intergranulare
• Corrosione filiforme
• Tenso-corrosione
• Corrosione a caldo
A.A. 2011/12

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Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
PASSIVAZIONE

Contenuti

Potere ossidante della soluzione


1 Aspetti introduttivi

(potenziale)
Zona transpassiva
2 Acciai inossidabili austenitici

3 Acciai inossidabili ferritici e martensitici Zona passiva

4 Acciai inossidabili austeno-ferritici Zona attiva


E M/M+

5 Caratteristiche e applicazioni Velocità di corrosione


(densità di corrente)

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Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
IL RUOLO DEL CROMO CLASSIFICAZIONE

C Cr Ni Mo N R A
Pellicola superficiale (MPa) (%)
di ossido di Cromo Austenitici AISI 304 0.06 19 9 - - 586 55
AISI 302 0.15 18 9 - - 620 50
AISI 316 0.06 17 12 2.5 - 620 50
AISI 304L 0.03 19 10 - - 517 55
Acciaio AISI 316L 0.03 17 12 2.5 - 517 50

Ferritici AISI 430 0.12 17 - - - 517 30

• La pellicola di ossido si forma per tenori di Cr ≥ 12% Martensitici AISI 410 0.15 12 - - - 1310 15
• La pellicola conferisce passivabilità all’acciaio
• Lo spessore è di 10-100 Å Duplex 23-04 0.02 23 4 - 0.10 700 25
• La pellicola si forma in aria e tende a riformarsi istantaneamente, 22-05 0.02 22 5.5 3 0.14 800 25
se danneggiata 25-07 0.02 25 7 4 0.25 920 20

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Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttiviAcciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
GLI ACCIAI INOSSIDABILI IL DIAGRAMMA DI SHAEFFLER

• Leghe Fe-C-Cr(-Ni)
• Resistenza alla corrosione
Creq = %Cr
• Cromo: minimo 12% per garantire la passivabilità + %Mo
• Film superficiale di ossido + 1.5 %Si
• Unificazione: AISI + 0.5 %Nb
- austenitici (2XX, 3XX)
Nieq = %Ni
- ferritici, martensitici (4XX) + 30 %C
- austeno-ferritici (duplex) + 0.5 %Mn

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Aspetti introduttiviAcciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
IL DIAGRAMMA DI SHAEFLER COMPORTAMENTO MECCANICO

Acciaio AISI 304:


comportamento meccanico
alle basse temperature

Creq = %Cr
+ %Mo
+ 1.5 %Si
+ 0.5 %Nb

Nieq = %Ni
+ 30 %C
+ 0.5 %Mn

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Aspetti introduttiviAcciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
DERIVAZIONE DELLE VARIE TIPOLOGIE NOTE SULLA RESISTENZA A CORROSIONE

+ Mn, + N, - Ni • Utilizzati in ambienti umidi


+ Cr, + Ni resistenza,
resistenza, ma corrosione • Aumentando cromo e molibdeno aumenta la resistenza alle soluzioni aggressive
+ Nb, + Ta
corrosione intergranulare saldabilità, 201, 202, 205 • Elevato contenuto di nichel: minori rischi di tensocorrosione
347 resist, ossidazione
+C • Resistenza a corrosione generalizzata, interstiziale e pitting: funzione di quantità di
308, 309, 310, 314, 330
resistenza, alliganti
ma corrosione • In ambienti contenenti cloruri: acciai con maggiori contenuti di cromo, molibdeno e
+ Ti
AISI 304 301, 302, 302B azoto
corrosione intergranulare
321 +N • Acqua marina ( pitting e corrosione interstiziale):
+ Mo resistenza Acciai superaustenitici: 254 SMO (ASTM S31254) e 654 SMO (ASTM S32654)
-C corrosione localizzata 304N, 316N • Acciai senza molibdeno: alte temperature, in contatto con gas caldi
corrosione intergranulare 316
• Temperature molto elevate: disgregazione dello strato di ossido (temperatura
304L, 316L, 317L + S, + Se scagliamento)
+ Mo lavorabilità,
ma corrosione • La temperatura di scagliamento aumenta con il tenore di cromo presente
corrosione localizzata
303, 303Se, 316F nell’acciaio
317
• Acciai per impieghi alle alte temperature: AISI 310S e 253MA (fino a 1150-1200 C
in aria)
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Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttiviAcciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
IL FENOMENO DELLA SENSIBILIZZAZIONE CURVE TTT RELATIVE ALLA SENSIBILIZZAZIONE

Effetto della percentuale di Carbonio


presente nell’acciaio

%Cr
18%
Carburi
di Cromo Bordi grano
(Cr23C6) 12%

6%

x
A

Grano Grano
A
Carburo
Zona
impoverita Attacco corrosivo
di Cromo Sez. A-A
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Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
IL FENOMENO DELLA SENSIBILIZZAZIONE SENSIBILIZZAZIONE: RIMEDI

Sensibilizzazione
2
Trattamento
Acciai Low-Carbon: di solubilizzazione
Grano Grano
Carbonio < 0.03% e tempra
Carburo (ad es. AISI 316L)
1
Attacco corrosivo
Corrosione
intergranulare

3
Aggiunta di elementi
con maggiore affinità
per il Carbonio,
rispetto al Cromo

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Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
ACCIAI INOSSIDABILI FERRITICI NOTE SULLA RESISTENZA A CORROSIONE

- Cr, + Al
- Cr, + Ti - Cr
contro
minor costo saldabilità
incrudimento
409 429
405 • Acciai ferritici al molibdeno: resistenza alla corrosione simile ad AISI 316,
ma migliori di molti acciai austenitici in termini di tensocorrosione.

• In ambienti contenenti cloruri (acqua marina), S44635 (25Cr 4Ni 4Mo).


+ Mo + P, + S
corrosione AISI 430 lavorabilità • Alto contenuto di cromo: buone caratteristiche alle alte temperature
434 430F
• Possibile precipitazione della fase sigma (infragilente) nell’intervallo 550-950 C
+ Cr
+ Mo, + Nb, + Ta resistenza • AISI 446 (27% cromo): temperatura di scagliamento in aria di circa 1070 C
corrosione, allo scagliamento
resistenza a caldo 442, 446 + Se
436 lavorabilità
430FSe

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Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
COMPORTAMENTO MECCANICO GLI ACCIAI INOSSIDABILI MARTENSITICI

Confronto
+C + P, + S + Se
tra le caratteristiche
caratt. meccaniche lavorabilità lavorabilità
meccaniche
420 420F, 416 416Se
di acciai inossidabili
austenitici e ferritici,
al variare
del grado
+ Mo, + V, + W + Ni + Cr, + Ni
di incrudimento
resistenza a caldo AISI 410 corrosione corrosione
422 414 431

+C
caratt. meccaniche -C -C
+ Cr resilienza resilienza
corrosione 440B 440A
440C

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Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
INTRODUZIONE DIAGRAMMA DI STATO

Diagramma
pseudo-binario
di equilibrio
[WRC-92]

50% ferrite - 50% austenite


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Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
CARATTERISTICHE DEGLI ACCIAI AUSTENO-FERRITICI (DUPLEX) EFFETTO DEI TRATTAMENTI TERMICI

Dipendenza della struttura dal trattamento termico

ferrite
austenite sigma

PREW= %pondCr+3.3×(%pondMo+0.5×%pondW) +16×(%pondN),

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Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
LE FASI INFRAGILENTI CARATTERISTICHE MECCANICHE

Proprietà meccaniche

Austenitici Ferritici Martensitici

Resistenza alla corrosione

Dipendenza
della struttura
dal trattamento termico

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Aspetti introduttiviAcciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
CARATTERISTICHE FISICHE CARATTERISTICHE MECCANICHE

Maggiori distorsioni in saldatura

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Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttiviAcciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
CARATTERISTICHE MECCANICHE CURVE DI ISO-CORROSIONE

Acido solforico

AISI 316

Curve di iso-corrosione (0.1 mm/anno)


per diversi acciai

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Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
RESILIENZA TEMPERATURE CRITICHE DI PITTING

Effetto della temperatura e della struttura sulla resilienza

Temperature Critiche di Pitting (CPT)


misurate in soluzioni 1M di NaCl
per diversi acciai

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Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
SETTORI APPLICATIVI EVOLUZIONE DEL MERCATO

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Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e


austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
SETTORI APPLICATIVI

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1 Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica

Chimica e Materiali Metallici

Le ghise

A.A. 2011/12

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Introduzione Struttura e morfologia Ghise sferoidali Caratteristiche


della grafite e applicazioni

Contenuti

1 Introduzione

2 Struttura e morfologia della grafite

3 Ghise sferoidali

4 Caratteristiche e applicazioni

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Introduzione Struttura e morfologia Ghise sferoidali Caratteristiche
della grafite e applicazioni
GENERALITA’

Ghise
1.C = 2.06% 4%

[Link] Fe-C a bassa temperatura di


fusione

[Link] per la realizzazione di getti


(fragili: non adatte a formatura per
deformazione plastica)

[Link] lavorabilità per presenza di


grafite

[Link] costo

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Introduzione Struttura e morfologia Ghise sferoidali Caratteristiche


della grafite e applicazioni
GENERALITA’

Definizioni & Famiglie


Ghise
Microstruttura
- Grafite
- Cementite
- (Austenite)
- Ferrite
Processi
- Perlite
& Composizione

Difetti

Caratteristiche applicative
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Introduzione Struttura e morfologia Ghise sferoidali Caratteristiche
della grafite e applicazioni
GRAFITE E CEMENTITE

Microstruttura
- Grafite Strutture in competizione
- Cementite già al momento
- (Austenite) della solidificazione:
- Ferrite Composizione
- Perlite Velocità di raffreddamento

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Introduzione Struttura e morfologia Ghise sferoidali Caratteristiche


della grafite e applicazioni
GRAFITE E CEMENTITE

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Introduzione Struttura e morfologia Ghise sferoidali Caratteristiche
della grafite e applicazioni
GRAFITE E CEMENTITE

IL CARBONIO NELLE GHISE


I fattori che influenzano il modo di presentarsi del carbonio
nella ghisa sono

composizione chimica
velocità di raffreddamento (spessori!)
eventuale trattamento termico
eventuale trattamento della ghisa fusa (inoculazione)

Elementi come il Si e basse velocità di raffreddamento


sono fattori grafitizzanti

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Introduzione Struttura e morfologia Ghise sferoidali Caratteristiche


della grafite e applicazioni
IL SISTEMA Fe-C-Si

Il Si riduce la quantità di carbonio nell’eutettico e nell’eutettoide,


fa aumentare la temperatura dell’eutettico stabile (grafite)
La trasformazione eutettoidica ed eutettoide avvengono in un ∆T
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Introduzione Struttura e morfologia Ghise sferoidali Caratteristiche
della grafite e applicazioni
CARBONIO EQUIVALENTE

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Introduzione Struttura e morfologia Ghise sferoidali Caratteristiche


della grafite e applicazioni
EFFETTO DEL Si

Nel corso di un generico


raffreddamento si potrebbe
Eutettico stabile
giungere all’eutettico
metastabile solo con un
sottoraffreddamento molto
più elevato di quello stabile
Eutettico metastabile

È favorita la
solidificazione
dell’eutettico stabile
EFFETTO GRAFITIZZANTE

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Introduzione Struttura e morfologia Ghise sferoidali Caratteristiche
della grafite e applicazioni
EFFETTO DEL Cr

Il Cr rende più
probabile la
solidificazione
Eutettico stabile secondo il sistema
metastabile

Eutettico metastabile

Effetto
antigrafitizzante

Elementi grafitizzanti: Si, Al, Cu, Ni, B (<0,15%), Ti (<0,25%)


Elementi antigrafitizzanti: Bi, Cr, Mn, V, B(>0,15%), Ti
(>0,25%)
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Introduzione Struttura e morfologia Ghise sferoidali Caratteristiche


della grafite e applicazioni
EFFETTO DEGLI ALLIGANTI

Elemento Coefficiente per Te,met Coefficiente per Te,st


[°C/ % pond elemento] [°C/ % pond elemento]
Si (-10)÷(-20) +4
Cu -2.3 +5
Al -15 +8
Ni -6 +4
Cr +7 -
Mn +3 -2
V (+6)÷(+8) -
P -37 -30

Variazione della temperatura (in C) per ogni percentuale di


elemento in lega, es: ghisa con 2% di Si
L’eutettico metastabile scende di 15x2=30 C e quello
stabile aumenta di 4x2=8 C.

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Introduzione Struttura e morfologia Ghise sferoidali Caratteristiche
della grafite e applicazioni
SOLIDIFICAZIONE

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Introduzione Struttura e morfologia Ghise sferoidali Caratteristiche


della grafite e applicazioni
EFFETTO DELLA VELOCITA’ DI RAFFREDDAMENTO

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Introduzione Struttura e morfologia Ghise sferoidali Caratteristiche
della grafite e applicazioni
STRUTTURA DELLA GRAFITE

Grafite: nucleazione eterogenea


• da particelle presenti naturalmente nel bagno fuso:
CaO, Al2O3, MgO, CaS, SiO2, Mg3N2, MgS, SiC, CaC
• particelle formatesi durante le fasi del processo
• particelle aggiunte nel bagno come specifici inoculanti
• una combinazione dei punti sopra citati
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SOLIDIFICAZION EUTETTICA DELLE GHISE

L’accrescimento dipende dalla composizione


Crescita “COOPERATIVA”

ghisa grigia

grafite austenite liquido

ghisa sferoidale
Crescita “DIVORZIATA”

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ACCRESCIMENTO DELLA GRAFITE

La velocità di accrescimento in una


direzione aumenta con il grado di
impacchettamento del piano che ha
quella direzione: il Mg aumenta il
grado di impacchettamento dei
piani basali favorendo un
accrescimento sferoidale

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ACCRESCIMENTO DELLA GRAFITE

Accrescimento lungo il piano prismatico:


grafite a morfologia lamellare
Accrescimento lungo il piano basale:
grafite a morfologia sferoidale

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ACCRESCIMENTO DELLA GRAFITE

Grafite sferoidale

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ACCRESCIMENTO DELLA GRAFITE

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ACCRESCIMENTO DELLA GRAFITE

Influenza della morfologia della grafite sulle curve tensione-


deformazione di diverse ghise
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MORFOLOGIA DELLA GRAFITE

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“FAMIGLIE” DI GHISE

CLASSIFICAZIONE basata sulla microstruttura che dipende:


[Link] come si presenta il C (combinato o libero)
[Link] morfologia e distribuzione della grafite

• GHISE BIANCHE

• GHISE GRIGIE
• GHISE MALLEABILI
• GHISE SFEROIDALI

• GHISE CONCHIGLIATE
• GHISE LEGATE

In origine il nome fu attribuito in base all’aspetto e al colore


delle superfici di frattura
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“FAMIGLIE” DI GHISE

COLATA TRATTAMENTO
TERMICO
cementite
GHISE BIANCHE

GHISE GRIGIE
GHISE MALLEABILI
GHISE SFEROIDALI
grafite grafite

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“FAMIGLIE” DI GHISE

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GHISA GRIGIA

Grafite lamellare
“Discontinuità” microstrutturale
bassa resistenza
duttilità nulla
BUONA conducibilità termica
UTS v % Elong. for Grey Iron.
Elevato coefficiente di
350
smorzamento
Resistenza all’usura e basso 300

attrito
250 BS 1452:1977
Ottima lavorabilità
Buona colabilità e scarso ritiro 200
UTS (MPa)

Ottima resistenza a 150


UTS

compressione
Basso costo 100

50

0
0 2 4 6 8 10
% Elongation

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GHISA MALLEABILE

Comparison of UTS v % Elong For GI and Mall.

800

700

600
BS 6681:1986

500 UTS
MALL

UTS (MPa)
UTS GI
400

300

200 BS 1452:1977

100

Grafite di forma irregolare (“pop corn”), 0


ottenuta per trattamento a 950-1000 C 0 2 4 6 8
% Elongation
10 12 14

della ghisa bianca:


cementite grafite
Matrice continua
buona duttilità, resistenza fino a 350
MPa
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GHISA SFEROIDALE

Trattamento con Mg,


per indurre la Comparison of UTS v % Elong for GI, Mall and Ductile iron.

morfologia sferoidale 900


della grafite UTS Mall
800
incremento duttilità UTS SG

UTS GI
700

600
BS 2789:1985
UTS (MPa)

500

400

300

BS 6681:1986
200

100
BS 1452:1977

0
0 5 10 15 20 25
% Elongation

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GHISA SFEROIDALE

• Notevole miglioramento di tutte le proprietà meccaniche,


inclusa la duttilità (riduzione dell’effetto d’intaglio)

• Buona resistenza a fatica e ad usura

• Bassa conducibilità termica (sferoidi non connessi tra loro)

• Materiale più basso fondente dell’acciaio, ma con


caratteristiche meccaniche confrontabili

Materiale ferroso più diffuso dopo la ghisa grigia e l’acciaio

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LA SFEROIDIZZAZIONE

Una quantità nota di una lega di composizione


opportuna viene aggiunta alla ghisa fusa
Lo scopo è di introdurre in maniera
efficace il Magnesio nella ghisa

Mg > 0,06 = inclusioni non


metalliche e grafite
degenerata

Effetto
Lamellare Sferoidale sferoidizzante
del Magnesio
sulla
microstruttura
della ghisa
Compatta

Liquido Austenite Grafite

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GLI EFFETTI “SECONDARI” DEL MAGNESIO

Effetti “secondari” del trattamento E


V
A
- fenomeni di ossidazione “violenta” del magnesio N
- tendenza alla formazione di scoria, E
difetti nei getti (silicati di Magnesio), S
incrostamento siviere o mezzi di colata C
(ossidi di Magnesio) E
N
Z
A

- formazione di risucchi
- formazione di cementite primaria
- necessità di modificare l’analisi chimica del metallo

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TRASFORMAZIONI IN FASE SOLIDA

• Nucleazione della ferrite sui noduli


di grafite
• Accrescimento della ferrite fino a
circondare i noduli di grafite
• Ingrossamento dello strato di ferrite

• Nucleazione della perlite


Interruzione della crescita della ferrite

• A basse velocità di raffreddamento, possibile


decomposizione
della perlite in ferrite e grafite

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TRASFORMAZIONI IN FASE SOLIDA

Effetto degli elementi in lega

• Promotori di ferrite: Si, Al

• Promotori di perlite: Cu, Sn, Mn, Cr, Ni, Sb

• Affinatori della perlite: Cu, Ni, Mo, V

• Effetti sinergici tra i vari elementi

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GHISA SFEROIDALE AUSTEMPERATA

Sono sottoposte a trattamento di austempering interrotto (la


trasformazione bainitica non viene portata fino a
completamento)
Nelle ghise la trasformazione bainitica avviene in due stadi:

γ (α) + (γ)

(α) + (γ) α + silicio-carburi

Il massimo allungamento si ottiene fermandosi al primo


stadio (struttura ausferritica)

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GHISA SFEROIDALE AUSTEMPERATA

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GHISA SFEROIDALE AUSTEMPERATA

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CORRELAZIONE MICROSTRUTTURA-PROPRIETA’

La cricca cricca
viene
innescata grafite
grafite

La cricca
cricca viene
deviata

Ghisa grigia Ghisa sferoidale

A parità di sezione di passaggio posso ridurre gli spessori


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CORRELAZIONE MICROSTRUTTURA-PROPRIETA’

Variazione della microstruttura

Variazione delle proprietà

414 MPa 552 MPa 690 MPa ~600 MPa 793 MPa 1050 MPa 1600 MPa 310 MPa

NB: Micrografie a diversi ingrandimenti

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NORMATIVE EUROPEE

GS + Carico di rottura (MPa) + allungamento (es: GS 370-17)

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CARATTERISTICHE DI IMPIEGO

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ESEMPI APPLICATIVI

• Getto: basamento per sistema di compattazione


• Peso: 40-50 kg
• Ghisa sferoidale 65-45-12
• Riprogettazione di componente realizzato
mediante assemblaggio (saldatura) di componenti in acciaio
• Riduzione pesi, miglioramento resistenza all’usura
• Incremento vita utile
• Costi ridotti del 28% (solo materiale)

• Getto: componente per autocarro


• Ghisa sferoidale 80-55-06
• Riprogettazione di componente realizzato
con giunzioni saldate e bullonate
• Incremento vita a fatica
• 2 getti sostituiscono l’assemblaggio di 34 pezzi
• Costi ridotti del 31%
• Risparmio annuo: 192.000 $

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ESEMPI APPLICATIVI

• Getto: supporto
• Processo: colata in sabbia verde
• Ghisa sferoidale
• Riprogettazione di componente realizzato
per saldatura di più parti in acciaio
(problemi di tolleranze non rispettate)
• Risparmio annuo: 60.000 $

• Getto: condotto aria per attrezzature agricole


• Peso: 11.3 kg
• Dimensioni: 210 x 60 x 620 mm
• Ghisa sferoidale 80-55-06
• Processo: colata in sabbia verde
• Riprogettazione di componente realizzato
per saldatura di acciaio forgiato
• Semplificazioni geometriche
• Eliminate lavorazioni meccaniche e saldature
• Costi ridotti del 40%

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