Slide Materiali Metallici
Slide Materiali Metallici
Proprietà meccaniche
La prova di trazione
A.A. 2011/12
Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
Contenuti
LE PROVE MECCANICHE
TIPI DI
SOLLECITAZIONE
• CARICO STATICO
Trazione, compressione,
• CARICO DINAMICO
flessione, taglio, torsione
• CARICO TERMICO
Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
LE PROVE MECCANICHE
PROPRIETA’
METODOLOGIA INTRINSECHE (indip. dalla
PROVE MECCANICHE geometria e costanti a parità
STANDARDIZZATA
di condizioni fisiche e
chimiche)
• PROVA DI TRAZIONE
• PROVA DI DUREZZA
• PROVA DI RESISTENZA A FATICA
• PROVA DI RESILIENZA
• PROVA DI SCORRIMENTO VISCOSO
DEFORMAZIONE ELASTICA
bonds
stretch
return to
initial
δ
F
F Linear-
elastic
Elastica significa reversibile!
Non-Linear-
elastic
δ
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
δplastic
δelastic + plastic
F
F
linear linear
Plastica significa permanente! elastic elastic
δ
δplastic
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
TENSIONE INGEGNERISTICA
Area, A Area, A Fs
Fs
F Ft
σ= t F
τ= s F Ft
Ao Ao
Area iniziale
prima del carico Unità di misura della tensione:
N/m2 o lb/in2
N/mm2 (= MPa)
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
• Compressione semplice :
Ao
Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
σθ > 0
σz > 0 σ h< 0
DEFORMAZIONE INGEGNERISTICA
Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
Afferraggi
TRATTO
UTILE, L0
Afferraggi
Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
∆L1
t=0
∆L = 0 t = t1
∆L = ∆L1
L0
L
Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
∆L L − L0
ε= =
P L0 L0
P
σ =
A0
L
σ
ε
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
• Modulo di Elasticità, E: σ
(noto anche come Modulo di Young) E F
• Legge di Hooke : 1 ε
σ=Eε Linear-
elastic
• Coefficiente di Poisson, ν: εL
ν = − εL
ε
metalli: ν ~ 0.33
ε F
ceramici: ~0.25 -ν simple
polimeri: ~0.40 1 tension
test
Unità:
E: [GPa] o [MPa] o [psi]
ν: adimensionale
• E ~ curvatura in ro
Energy
unstretched length
ro E è alto se Eo è alto.
r
smaller Elastic elastico
Minore modulo Modulus
maggiore
larger modulo
Elastic elastico
Modulus
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
Grafite
Metalli Compositi
Ceramici Polimeri
Leghe /fibre
1200
1000
Semicond.
Eceramici
Diamond
800
600
400 Tungsten
Si carbide
Al oxide Carbon fibers only
> Emetalli
Molybdenum Si nitride
E(GPa) 200
Steel, Ni
Tantalum
Platinum
<111>
Si crystal
CFRE(|| fibers)* >> Epolimeri
Cu alloys <100> Aramid fibers only
100 Zinc, Ti
80 Silver, Gold Glass-soda AFRE(|| fibers)* Based on data in Table B2,
Aluminum Glass fibers only
60
40
Magnesium,
Tin GFRE(|| fibers)* Callister 6e.
Concrete Composite data based on
109 Pa 20 GFRE*
CFRE*
reinforced epoxy with 60 vol%
of aligned
Graphite GFRE( fibers)*
10 carbon (CFRE),
8 CFRE( fibers)*
6 AFRE( fibers)*
aramid (AFRE), or
Polyester glass (GFRE)
4 PET
PS fibers.
PC Epoxy only
2
PP
1 HDPE
0.8
0.6 Wood( grain)
PTFE
0.4
0.2 LDPE
engineering strain, ε
εp = 0.002
Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
0.2%
FS
SFORZO LIMITE DI σS =
SNERVAMENTO
A0
TS
engineering
stress
strain
• Metalli: avviene quando inizia una notevole strizione.
• Ceramici: avviene quando inizia la propagazione della
cricca.
• Polimeri: avviene quando le catene polimeriche sono
allineate e in prossimità della rottura
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
RESISTENZA - CONFRONTO
ceramici
1000
Resistenza [MPa]
100
polimeri
10
RESISTENZA - CONFRONTO
Materials
properties
charts
DataBase
Diagramma
complessivo
Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
RESISTENZA - CONFRONTO
550 MPa
Alluminio e
Leghe di alluminio:
Range delle proprietà
meccaniche
45 MPa
Lf − Lo
• Deformazione plastica alla An % = x100
L o allungamento
rottura: percentuale alla rottura
n, può essere 5 o 10, che indica il provino se normale corto o
piccolo An% normale lungo, bisogna sempre specificare il tipo di provino
Tensione di σ che sto usando perchè non posso confrontare allungamenti
trazione (fragile se An%<5%)di provini di tipo diverso
ingegneristica
Ao
dalla curva di trazione Alto An% Lo Af Lf
io posso capire anche
quanto e deformabile il
(duttile se
materiale prima che si An% >5%)
rompa
Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
TENACITA’
IT = σ R ⋅ A n = IAn
quanta energia può assorbire per
quanta energia è in grado di assorbire il materiale,
unità di volume prima di rompersi?
sia in termini di deformabilita che allungamento,
indice di tenacità prima di rompersi
tensione di rottura (MPa)
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
MODULO DI YOUNG E
FS
SFORZO LIMITE DI σS =
SNERVAMENTO
A0
Fmax
CARICO UNITARIO DI σ max = σ R =
ROTTURA A0
L f − L0
ALLUNGAMENTO
PERCENTUALE An% = ⋅ 100
L0 DIP. DA FORMA E
DIMENSIONI DEL
PROVINO
A 0 − A min
STRIZIONE Z% = ⋅ 100
PERCENTUALE
A0
INDICE DI
FORMABILITA’
Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
IT ≈ 2/3·R·Αn
Acciaio da costruzione
a medio C
IT ≈ R·Αn
ε
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
Curva di
σ flusso
σ vera =
P
plastico
A
in realtà la mia è
l
una curva
monotona
crescente
P
Il materiale
σ = mentre deformo il materiale,
il materiale aumenta la sua
A0 tensione, cioè, mentre lo
continua ad deformo il mio materiale si
incrudirsi, lo rafforza ("si incrudisce")
sforzo reale
richiesto per
un’ulteriore un modo per rendere più resistente un materiale
deformazione metallico perciò è deformarlo
deve
continuamente ∆L L − L0
aumentare ε= =
L0 L0
L
dL L ε
ε vera = = ln
L0
L L0
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
HARDENING
σ
alto ‘hardening’
σy incrudimento: rafforzamento per modellazione plastica
1
σy piccolo ‘hardening’
0
Ri-carico
sacrico
ε
Curva che fitta la risposta tensione-deformazione reali:
coefficente di resistenza Esponente di incrudimento: indica di quanto si
rafforza il mio
( )n
σT = C εT n=0.15 (alcuni acciai) materiale ogni volta
che lo schiaccio
n= 0.5 (alcune leghe di rame)
tensione“vera” (F/A) deformazione“vera” : ln(L/L0)
Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
MODALITA’ DI FRATTURA
MATERIALE FRAGILE
il punto di rottura di alcuni materiali viene prima del punto massimo e dello snervamento,
come i materiali metallici, che si rompono quasi subito dopo lo snervamento, cioè non
fanno nemmeno in tempo a modellarsi(per questo sono spesso indicati come materiali
fragili)
σ
La
deformazione
plastica è
nulla o ridotta,
viene a
mancare il
fenomeno
della strizione
ε
i materiali fragili hanno spesso superfici lucide
Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
• Intergranulare • Intragranulare
(tra i grani) (all’interno dei grani)
160µm
4 mm
Polypropylene Al Oxide
(polymer) (ceramic)
3µm
1 mm
ROTTURA DUTTILE
ROTTURA NELLA
ZONA DI STRIZIONE NO
n = εr ,u
Es:in un’operazione di
profondo stampaggio a
freddo il materiale deve
avere un alto valore del
coefficiente di
incrudimento n
Lf F ⋅ dL εf
La = = σr ⋅ dεr
Alta energia di
deformazione per unità
di volume 0 V 0
Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
NO
• Frattura duttile :
--un solo pezzo
--elevata
deformazione
• Frattura fragile:
--molti pezzi
--piccola
deformazione
superficie 50µµm
50 m
di frattura
risultante
(acciaio)
100 µm
particelle la superficie, una volta che il materiale si Fracture surface of tire cord wire
rompe non sarà più lucido, ma sarà loaded in tension. Courtesy of F.
fanno da siti di Roehrig, CC Technologies,
opaco, con anche "fossette" al suo
nucleazione dei interno, dovute appunto agli spazi che si
Dublin, OH. Used with
permission.
microvuoti. erano formati al loro interno 4
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Generalità Prova di trazione Principali proprietà La curva σ−ε reale Aspetti metallurgici della rottura
ESERCIZIO
Un provino cilindrico di alluminio, di diametro pari a 12.8 mm, con tratto utile di 50.800 mm, è sottoposto a carico di trazione. Il
diametro della sezione di rottura è di 6.4 mm. Impiegando i dati di tensione deformazione nominali e il corrispondente diagramma
sotto riportati si svolgano i seguenti punti:
A- Si calcoli il modulo elastico.
b- Si determini il carico di snervamento relativo a una deformazione dello 0.2%.
c- Si determini il carico di rottura della lega.
D- Si calcoli l’entità del carico necessario a produrre un allungamento di 0.2 mm
E- Si valuti approssimativamente la duttilità come allungamento percentuale.
F- Si valuti approssimativamente la duttilità come strizione percentuale.
G- Si valuti il numero di durezza Brinell atteso.
400
ε σ (MPa)
0 0
350
0.001004 56.99206
0.002008 117.4052
300
0.002992 179.6066
0.003996 236.3654
250
0.005 267.4662
σ (MPa)
0.01 298.5669
200
0.02 321.1149
150
0.04 348.328
0.06 359.2133
100
0.08 367.766
0.1 369.321
50 0.12 358.4358
0.135 348.328
0 0.15 331.2226
0 0.01 0.02 0.03 0.04 0.05 0.06 0.07 0.08 0.09 0.1 0.11 0.12 0.13 0.14 0.15 0.16 0.17 0.18 0.165 283.0165
ε
ESERCIZIO
400
350
300
250
σ (MPa)
200
150
100
50
0
0 0.01 0.02 0.03 0.04 0.05 0.06 0.07 0.08 0.09 0.1 0.11 0.12 0.13 0.14 0.15 0.16 0.17 0.18
ε
Ε= 56769 [MPa]
σs = 280 [MPa]
σR = 370 [MPa]
Soluzione F= 28.745 [kN]
A% = 16.5%
Z% = 75%
HB = 113 [kg/mm2]
Proprietà meccaniche
Resilienza
A.A. 2011/12
Generalità: tenacità dei materiali La prova di resilienza Temperatura di transizione La Prova Charpy strumentata
Contenuti
2 La prova di resilienza
Generalità: tenacità dei materiali La prova di resilienza Temperatura di transizione La Prova Charpy strumentata
sample (Charpy)
mazza con forma a cuneo, che viene fatta alzare e cadere verso il provino, che viene rotto, per determinare l'energia assorbita dal provino
all'impatto
• Carico ad impatto:
--test molto severo
--più fragile
--minore tenacità
final height initial height
Generalità: tenacità dei materiali La prova di resilienza Temperatura di transizione La Prova Charpy strumentata
La prova viene eseguita in genere con il pendolo di Charpy (vedi diapositiva precedente). La
massa battente viene posta ad un'altezza H da cui cade rompendo la provetta e risalendo
dalla parte opposta ad un'altezza h.
Se la massa battente ha un peso P la differenza L = P(H-h) rappresenta l'energia assorbita
dalla provetta che riferita alla sezione minima (S) (misurata in cm2 prima della prova) della
provetta intagliata esprime il valore della resilienza (K).
h = R - R cos α = R ( 1-cos α)
L = P [H - R (1-cos α)]
K = P [H – R (1-cos α)] / S
RESILIENZA, K: resistenza a flessione per urto, o lavoro di rottura riferito alla sezione
iniziale della provetta in corrispondenza del piano di simmetria longitudinale
dell’intaglio
Resilienza = energia assorbita / area sezione minima della provetta (J/cm2)
Generalità: tenacità dei materiali La prova di resilienza Temperatura di transizione La Prova Charpy strumentata
Generalità: tenacità dei materiali La prova di resilienza Temperatura di transizione La Prova Charpy strumentata
scendo di temperatura,
iniziano a formarsi zone di
cristallinità, valuto la sua
contrazione(si riduce), sta
diventando un materiale
meno duttile e più fragile
andamento ad S
Generalità: tenacità dei materiali La prova di resilienza Temperatura di transizione La Prova Charpy strumentata
resilienza
k
Intervallo di transizione
si passa da un comportamento duttile ad un
comportamento fragile
T temperatura
Generalità: tenacità dei materiali La prova di resilienza Temperatura di transizione La Prova Charpy strumentata
temp transizione: 0°
temp. transizioni :
120 °
Grani: cristalli, con dimensioni che raggiungono anche i mm, quindi visibili ad occhio nudo
i materiali metallici sono formati da cristalli, che prendono proprio il nome di grani
attraverso
determinati processi,
si possono
rimpicciolire le
dimensione dei grani
e quindi si possono
spostare le curve a
sx, quindi il valore di
transizione
duttile-fragile si
abbassa che è
meglio, e i valori
intrinsechi
aumentano
Generalità: tenacità dei materiali La prova di resilienza Temperatura di transizione La Prova Charpy strumentata
A
k
B
-20 20 T
Generalità: tenacità dei materiali La prova di resilienza Temperatura di transizione La Prova Charpy strumentata
CONSIDERAZIONI GENERALI
Vantaggi:
• prova semplice
• Temperatura variabile
• confronto il comportamento del materiale soggetto a diversi
trattamenti, confronto materiali diversi. Controllo di qualità.
Proprietà meccaniche
La prova di durezza
A.A. 2011/12
Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali
Contenuti
3 Microdurezza
4 Regole generali
Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali
Smaller indents
D d mean larger
hardness.
increasing hardness
DUREZZA BRINELL
Generalmente per 30
secondi
metodo standard più usato
Diametro sfera
Penetratore
F forza applicata
F F F
p
BHN = = =
S π ⋅ D ⋅ p π D ⋅ (D − D2 − d2 )
profondità della mia calotta
2
Diametro
dell’impronta
Area della superficie
D dell’impronta
diametro della mia impronta, che io vado a
misurare direttamente sul materiale
OSS: il valore ottenuto dipende dalla modalità dell’esecuzione (durata, carico, diametro sfera ecc…)
9.8
deve essere Simboli utilizzati per indicare il
diviso per 9.8
carico di rottura di un materiale
Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali
DUREZZA BRINELL
BH = 3 ⋅ σ R = 3 ⋅ R
9.8
ES: SIGMAr=600MPa
HB=183,673
HB=184 HB(unità di misura)
DUREZZA VICKERS
foto su galleria con
disegno mancante
Da 1 a 120 Kg in
relazione alla
durezza del metallo
F
VHN = 1,854
d2 media delle diagonali della mia impronta, se il mio
Carico/area penetratore è una punto l'impronta non sarà più un cerchio,
superficie impronta ma un quadrato
Diagonale media Errori di lettura
dell’impronta
Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali
DUREZZA ROCKWELL
di gran lunga la più eseguita si va a misurare la profondità invece che la larghezza della mia
impronta
• Facilità e rapidità di esecuzione
• Elevata capacità di diversificare acciai con durezza di poco differente
• Piccole dimensioni dell’impronta (pezzi finiti)
• Possibilità di automatizzazione
• Assenza di misure ottiche
è lo strumento stesso a darci il valore che cerchiamo, quindi la misurazione
può essere automatizzata.
inoltre non ho nemmeno bisogno che la superficie del mio materiale sia levigata
DEFINIZIONE = misura della profondità a cui si porta un opportuno penetratore compresso
con un carico costante
inoltre con il metodo rockwell si possono individuare 3 scale diverse a seconda del peso del carico usato o del tipo di
a seconda del tipo di penetratore e del carico utilizzato
penetratore usato
Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali
DUROMETRO
in questo schermo si riescono a vedere le impronte ingrandite,
e con un righello calibrato nello stesso rodine di grandezza del
livello di ingrandimento, posso misurare le mie impronte
Durometro
universale per leva per applicare i carichi
prove di
durezza
Brinell, Vickers
provino
e Rockwell
Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali
MICRODUREZZA
F F
KHN = = 14.2 2
Ap d
Penetratore a forma di piramide Lunghezza
di diamante (impronta Area della proiezione diagonale maggiore
romboedrica con rapporto della superficie
diagonali 7 a 1) dell’impronta sulla
superficie metallica
MICRODUROMETRO
impronta nell'ordine
dei micron, e per
questo la superficie
del materiale deve
essere
perfettamente liscia
e levigata
Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali
TABELLA RIASSUNTIVA
NO
Acciaio dolce
Concetto tecnologico di durezza Durezza Brinell, Vickers, Rockwell Microdurezza Regole generali
TABELLE DI CONVERSIONE
16
A.A. 2011/12
Contenuti
1 Aspetti introduttivi
2 I reticoli cristallini
3 Allotropia e polimorfismo
4 I siti interstiziali
I LEGAMI ATOMICI
KJ/mole
METALLICO 100 - 180
IL LEGAME METALLICO
"gas elettronico"
gli atomi si posizionano in posizioni specifici, e cedono un elettrone, i solito il più
lontano. cedendo questo elettrone, l'atomo non è più neutro e l'atomo diventa
uno ione positivo
i materiali metallici sono formati
da grani, che in metallurgia sono
chiamati grani, o cristalli
cristalli: gli atomi sono posti in
posizioni ben precise, che
seguono schemi specifici,
chiamati reticoli cristallini se uno ione, si spostasse
troppo verso un altro ione,
verrebbe troppo influenzato
dallo ione a cui si avvicina,
facendo sì che lo ione torni alla
sua posizione originale
2 layer
1 layer
CS: simple cube non ci sono materiali metallici con questo tipo di reticolo cristallino
14 reticoli di Bravais
a0 a0
a0
CS le sfere si toccano sulle diagonali delle 6 facce
CCC
CFC
le sfere si toccano sulla diagonale del cubo
Nelle strutture CS a 0 = 2r
4r
Nelle strutture CFC a0 =
2
4r
Nelle strutture CCC a0 =
3
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 13
1 nodo vertici
CS ⋅ ⋅ 8⋅ = 1 nodo/cella
8 vertice cella
1
CCC (8vertici ) ⋅ + 1 = 2 nodi/cella
8
COMPORTAMENTO ALLOTROPICO
CFC
SITI INTERSTIZIALI
SITI OTTAEDRICI: sia nel cubo a corpo centrato che nel cubo a facce centrate
Il centro è in ciascuna
delle sei facce comuni
a due celle ed a metà
di ciascuno dei dodici spigoli
comuni a quattro reticoli
a0 − 2 a0
3 Sito ottaedrico
δ a0 − 2ri 4 = 0.134a0 = 0.067a distorto
ru = = = 0
2 2 2 2 0.154 r
Fe-α : 0.19 Å
Esempio: Fe-α
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 19
SITI TETRAEDRICI: sia nel cubo a corpo centrato che nel cubo a facce centrate
Il centro è a metà distanza tra
due centri ottaedrici.
Sono complessivamente 12:
quattro per ciascuna faccia che
è comune a due celle
affacciate.
Raggio utile:
5
ru = a 0 ⋅ − ri = 0.127 a0
4
Sito tetraedrico
0.29 r
Fe-α : 0.36 Å
Esempio: Fe-α
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 20
Aspetti introduttivi I reticoli cristallini Allotropia e polimorfismo I siti interstiziali
SITI OTTAEDRICI
Possiedono il centro
in corrispondenza del centro
del cubo ed a metà
di ciascuno spigolo.
SITI TETRAEDRICI
Il centro corrisponde
al centro degli otto piccoli cubi
in cui si può suddividere
la cella unitaria.
• Sono pertanto 8
• Raggio utile:
3
ru = a 0 ⋅ − ri = 0.08a0
4
Difetti cristallini
A.A. 2011/12
Contenuti
2 Difetti puntiformi
3 Difetti planari
4 Difetti lineari
I RETICOLI CRISTALLINI
Struttura cubica
a corpo centrato Struttura esagonale Struttura cubica
(CCC) compatta a facce centrate
(HCP) (CFC)
Presenza di difetti:
puntiformi, lineari, planari
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 3
I DIFETTI PUNTIFORMI
LE VACANZE
• Vacanze:
- siti atomici vacanti.
Vacanc
distortion
of planes
• Auto-interstiziali:
- atomi “extra" posizionati tra i siti interstiziali.
self-
distortion interstitial
of planes
LE VACANZE
Concentrazione di vacanze
nell’Alluminio in funzione
della temperatura
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 6
Generalità sui difetti Difetti puntiformi Difetti planari Difetti lineari
LE VACANZE
Difetti puntiformi
= Si, Ni, ecc.
sostituzionali
Soluzioni solide
= Ferro
interstiziali
= H, O, N,
C, B
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 9
I DIFETTI PUNTIFORMI
(1) vacanze
(2) auto-interstiziali
1
(3) impurezze interstiziali
3 (4,5) impurezze sostituzionali
I DIFETTI DI IMPILAGGIO
I DIFETTI DI IMPILAGGIO
I SOLIDI POLICRISTALLINI
I BORDI GRANO
I BORDI GRANO
Bordi grano:
• sono i bordi dei diversi cristalli
• vengono prodotti per esempio nel processo di solidificazione
• attraversandoli si ha una variazione dell’orientazione dei cristalli
• ostacolano il moto delle dislocazioni.
Metal Ingot
~ 8cm
grain
boundaries
heat
flow
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 15
I GEMINATI
LE DISLOCAZIONI
DISLOCAZIONI
miste
a spigolo a vite
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 17
LE DISLOCAZIONI A SPIGOLO
A’
POSITIVA
NEGATIVA
LE DISLOCAZIONI A SPIGOLO
LE DISLOCAZIONI A VITE
IL VETTORE DI BURGERS
IL VETTORE DI BURGERS
IL VETTORE DI BURGERS
Rappresentazione
della disposizione
delle dislocazioni
al confine tra
due grani.
CENNI STORICI
DISLOCAZIONI
LA DENSITA’ DI DISLOCAZIONE
Deformazione plastica e
movimento delle dislocazioni
A.A. 2011/12
Contenuti
2 Deformazione plastica
4 Interazioni dislocazioni/ostacoli
5 Genesi delle dislocazioni
1 2 3
4 5 6
1 6
Piano di
scorrimento (CFC)
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 7
Prima Dopo
della deformazione deformazione
slip steps
Soluzioni solide
A.A. 2011/12
Contenuti
1 Terminologia
4 Limite di solubilità
FASE - liquida
- solida
- composti chimici
STRUTTURA
- disposizione delle fasi METODI
- forma di INDAGINE
- dimensioni
STATO TERMODINAMICO
- di equilibrio
- metastabile
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 3
• Componenti:
Elementi o composti che vengono inizialmente mescolati
(es: Al e Cu)
• Fasi:
Le derivanti regioni di materiale fisicamente e chimicamante
distinguibili (es: α e β)
Fase β
Fase α
β (lighte
phase)
α (darke
phase)
Atomi di Nichel
Atomi di Rame
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 4
Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità
puntiformi soluzione solida
TERMODINAMICA
Misure di
PRESSIONE, volume, TEMPERATURA, COMPOSIZIONE CHIMICA
specificano lo STATO TERMODINAMICO DEL SISTEMA
I Principio
L’ENERGIA INTERNA di un SISTEMA
è funzione solo dello stato termodinamico
“EQUILIBRIO”
Avviene quando lo scambio di energia o di materia
attraverso l'interfaccia è istantaneamente uguale
nelle due direzioni.
1
3
(1) vacanze
4
(2) auto-interstiziali
2
(3) impurezze interstiziali
(4,5) impurezze sostituzionali
= Alluminio
Difetti
puntiformi sostituzionali
= Cu, Si, ecc.
Soluzioni solide
interstiziali
= H, O, N,
C, B
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 8
Terminologia Richiamo ai difetti Concetto di Limite di solubilità
puntiformi soluzione solida
LE SOLUZIONI SOLIDE
limitata
sostituzionali
illimitata
Soluzioni solide
ottaedrica
interstiziali
(H, O, N, C, B) tetraedrica
C nel
Fe CCC
Ni
Cu
H r = 0,46 Å
O r = 0,66 Å
N r = 0,71 Å
C r = 0,77 Å
B r = 0,88 Å
rsoluto
0, 41 0, 59
rsolvente
9700
−
C (%at ) = 12 ⋅ e RT
R = 1.987 Kcal
Kmole
Solubilità nell’Alluminio
Alluminio - - 0.29
A.A. 2011/12
Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi
Contenuti
1 Aspetti introduttivi
2 Meccanismi di diffusione
3 La 1a Legge di Fick
4 La 2a Legge di Fick
5 Esempi applicativi
= Alluminio
Difetti
puntiformi sostituzionali
= Cu, Si, ecc.
Soluzioni solide
interstiziali
= H, O, N,
C, B
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 3
Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi
• Soluzioni sovrassature
• Fenomeni di precipitazione
• Miscele di fasi
Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi
MOBILITA’ ATOMICA
A B t=0
%A
t = t1
%A
%A t=∞
x
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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi
Diffusione
- volumetrica
- superficiale Meccanismi di diffusione volumetrica
- a bordo grano - vacanze
- interstiziali
- autointerstiziali
- scambio/anello
• Elementi interstiziali
• Movimento tra posizioni “equivalenti”
• Movimento “rapido” degli atomi
Esempio:
movimento di un atomo da un sito
interstiziale ad un altro in una struttura
cubica a corpo centrato
Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi
Esempio:
Diffusione attraverso l’interfaccia
A B
t=0
%A
t = t1
%A
%A t=∞
x
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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi
LA 1a LEGGE DI FICK
LA 1a LEGGE DI FICK
Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi
COEFFICIENTI DI DIFFUSIONE
Sistema Q D0 H in Fe α
[J/mole] [m2/s] Feγ
Au in Au 183.520 0.13·10-4
Al in Al 134.920 0.10·10-4
Fe in Feγ 279.470 0.65·10-4 10-13
Fe in Feα 246.790 4.1·10-4
Fe
Fe
Ni in Cu 242.600 2.3·10-4
in
in
Feα
Zn in Cu 183.940 0.78·10-4
Ni in Feγ 268.160 4.1·10-4 0.4 0.6 0.8 1.0 1.2 1.4
1000/T [1/K]
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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi
COEFFICIENTI DI DIFFUSIONE
Diffusione D [m2/s]
Th in W Ag in Ag
- superficiale 0.47·10-4·exp(-278216/RT) 0.068·10-4·exp(-37291/RT)
- a bordo grano 0.74·10-4·exp(-377100/RT) 0.240·10-4·exp(-95322/RT)
- volumetrica 1.00·10-4·exp(-502800/RT) 0.990·10-4·exp(-191483/RT)
Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi
ENERGIA DI ATTIVAZIONE
Energia di attivazione:
effetto delle caratteristiche atomiche e molecolari
LA 2a LEGGE DI FICK
Cs − C x x
= erf
C s − C0 2⋅ D ⋅t
t = t1
1
Cs erf
x
2⋅ D ⋅t
Cx
Co 0 1 2
x
2⋅ D ⋅t
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Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi
CARBO-CEMENTAZIONE
Carbo-cementazione:
SINTERIZZAZIONE
Aspetti introduttivi Meccanismi di diffusione La 1a Legge di Fick La 2a Legge di Fick Esempi applicativi
Foglio di Titanio
Fibra ceramica
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1° Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica
Rafforzamento
dei materiali metallici
A.A. 2011/12
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
Contenuti
1 Aspetti introduttivi
3 Soluzione solida
4 Precipitazione
5 Incrudimento
1 2 3
4 5 6
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
CONCETTO DI RAFFORZAMENTO
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
DISLOCAZIONI E BORDO GRANO
delle dislocazioni
ain
bo
Il materiale risulta
un
da
rafforzato
ry
Superlega a base Ni
IN100. Serie di immagini
SEM ottenute rimuovendo
fette di materiale
(mediante
bombardamento ionico) al
fine di investigare la forma
tridimensionale dei grani
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
LA LEGGE DI HALL-PETCH
In cui
σi = sollecitazione richiesta per muovere le dislocazioni
entro un monocristallo.
k = costante di proporzionalità
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
LA LEGGE DI HALL-PETCH
La cricca viene
bloccata dai
slip plane B
in
bordi grano e
g ra ha bisogno di
grain A
nuovi punti
gr
a
di innesco
in
bo
per continuare
un
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
DISLOCAZIONI ED ELEMENTI IN SOLUZIONE SOLIDA
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
DISLOCAZIONI ED ELEMENTI IN SOLUZIONE SOLIDA
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
VALUTAZIONE DELL’EFFETTO DEGLI ELEMENTI IN LEGA
Rafforzamento dell’alluminio
nelle soluzioni solide con il
magnesio.
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
PRESENZA DI UNA SECONDA FASE NELLA STRUTTURA
COERENTE INCOERENTE
SEMI-COERENTE
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
INTERAZIONE TRA DISLOCAZIONE E SECONDA FASE
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
INTERAZIONE TRA DISLOCAZIONE E SECONDA FASE
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
FORMAZIONE DI UNA FASE COERENTE: SOLUBILIZZAZIONE
Tempo
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 22
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
FORMAZIONE DI UNA FASE COERENTE: TEMPRA
Temperatura
Tempo
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 23
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
FORMAZIONE DI UNA FASE COERENTE: PRECIPITAZIONE
Tempo
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
PRECIPITAZIONE
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
PRECIPITATI COERENTI O INCOERENTI ?
La precipitazione è un processo
basato sulla diffusione: al crescere
Sforzo
T = cost
Se il processo di invecchiamento
Sforzo
Tempo di trattamento
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
EFFETTO DELLA TEMPERATURA DI INVECCHIAMENTO
Se la Temperatura di
invecchiamento
- è troppo alta, il precipitato
risulta grossolano e, per
tempi moderatamente
lunghi, diventa incoerente
(fenomeno del sovra-
invecchiamento), con
diminuzione dell’ effetto di
rafforzamento
- è troppo bassa, non viene
Effetto dell’invecchiamento artificiale
raggiunta la dispersione
delle leghe Al-Mg-Si sul carico di critica.
rottura, al variare della temperatura e
dei tempi di trattamento
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Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
ESEMPIO APPLICATIVO: LEGHE ALLUMINIO-RAME
Liquido
Liquido + Solido
Soluzione solida
Alluminio-Rame
Soluzione solida
Alluminio-Rame
+
particelle di CuAl2
Al
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
ESEMPIO APPLICATIVO: LEGHE ALLUMINIO-RAME
La massima durezza si
raggiunge per alti tenori di
Cu, in un tempo tanto più
breve quanto maggiore è
la temperatura di
invecchiamento; oltre
quel tempo, tuttavia, la
durezza tende a diminuire
(sovra-invecchiamento)
a T = 130 °C
la trasformazione è complessa. Si assiste infatti alla formazione
di addensamenti di atomi di Cu su alcuni piani della matrice di
Al. Tali addensamenti sono noti come zone di Guinier-Preston
(GP1) e determinano un incremento di durezza
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
ESEMPIO APPLICATIVO: LEGHE ALLUMINIO-RAME
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
EFFETTO DEL SOVRAINVECCHIAMENTO
Deformazione
plastica
Lega di Ti dopo
deformazione
plastica a freddo 0.9 µm
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
INTERAZIONE TRA LE DISLOCAZIONI
Resistenza
Densità di dislocazioni
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
EFFETTO DELLA DENSITA’ DI DISLOCAZIONI
1: resistenza teorica
del metallo puro (G/2π)
2: resistenza misurata
nei whiskers
τ s = τ0 +α ⋅G ⋅b ⋅ ρ
s = sollecitazione richiesta per muovere le dislocazioni
0 = sforzo critico di taglio del materiale ricotto
α = coefficiente di incrudimento che dipende dal tipo di reticolo e
dalla composizione del materiale
b = modulo del vettore di Burgers
ρ = densità delle dislocazioni
G = modulo elastico tangenziale
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
EFFETTO DELLA DENSITA’ DI DISLOCAZIONI
Stress
%
co
ld
wo
rk Strain
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 41
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
INCRUDIMENTO
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
AUMENTO DEL NUMERO DI VACANZE
nv
= 5,81e −0, 71/ kT
n
Aspetti introduttivi Dimensione del grano Soluzione solida Precipitazione Incrudimento Altri tipi di
rafforzamento
VACANZE OTTENUTE MEDIANTE BOMBARDAMENTO CON PARTICELLE
Incrudimento e
ricristallizzazione
A.A. 2011/12
Contenuti
1 Incrudimento (richiami)
2 Lavorazioni a freddo
3 Ricristallizzazione
4 Lavorazioni a caldo
INCRUDIMENTO
INCRUDIMENTO
La dislocazione in rosso
A
genera uno sforzo di
taglio nei punti A e B
che si oppone al moto B
da sinistra a destra delle
dislocazioni in verde
INCRUDIMENTO
Esempio
Calcolare la percentuale della deformazione a freddo quando un piatto 10x60x200 è
deformato per laminazione ad un piatto di spessore 5x60x400 mm.
Andando a verificare le proprietà del piatto troveremo che la resistenza è aumentata mentre
la duttilità è diminuita.
Quando la duttilità tenderà a zero il metallo si romperà sotto l'azione di una ulteriore
deformazione.
Laminazione Imbutitura
Estrusione a freddo
Piegatura
Idroformatura
A freddo A caldo
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 10
Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo
ANISOTROPIA
Direzione di
235 µm laminazione
-Isotropico -Anisotropico
I grani sono la laminazione modifica la
approssimativamente forma e l’orientazione dei
sferici e orientati grani
casualmente
Ogni fase (anche estranea) che sia presente nel materiale viene
deformata durante il processo.
0.6 mm 0.6 mm
ottone
Nuovi cristalli
deformato
nucleano dopo
a freddo
3 sec. a 580C.
33%
0.6 mm 0.6 mm
dopo 4 dopo 8
secondi secondi
0.6 mm 0.6 mm
Crescita del
grano ad alta
temperatura
Coefficiente dipendente
Relazione empirica:
dal materiale e dalla T.
Tipico exp. ~ 2
Tempo trascorso
Diametro dn − dno = Kt
del grano
al tempo t. Diametro del grano al
tempo t=0.
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 18
Incrudimento (richiami) Lavorazioni a freddo Ricristallizzazione Lavorazioni a caldo
RICRISTALLIZZAZIONE
RICRISTALLIZZAZIONE
RICRISTALLIZZAZIONE
RICRISTALLIZZAZIONE
(ii) Un grano, originario del lavorato a freddo, più piccolo, riduce la temperatura di
ricristallizzazione. I vecchi bordi grano, forniscono più siti nei quali possono nucleare
i nuovi grani.
(iii) I metalli puri ricristallizzano a temperature più basse delle leghe rafforzate per
soluzione solida. Spesso questo è utile. Ad esempio, le leghe che devono essere
brasate o saldobrasate potrebbero essere ricotte e addolcite durante l'operazione di
giunzione più efficacemente del metallo puro.
(v) Le leghe con più alta temperatura di fusione hanno una temperatura di
ricristallizzazione più alta. Poiché la ricristallizzazione è un processo controllato dalla
diffusione, la temperatura di ricristallizzazione è approssimativamente proporzionale
a 0,4 Tm (temperatura assoluta di fusione). Tipici valori della temperatura di
ricristallizzazione per alcuni metalli sono riportati nella tabella di seguito.
DEFORMAZIONE A CALDO
DEFORMAZIONE A CALDO
Forgiatura a caldo
Le operazioni di laminazione a
caldo vengono effettuate
controllando accuratamente i
tempi e le temperature,
bilanciando l’effetto
dell’affinamento del grano
dovuto alla deformazione con
l’effetto della
ricristallizzazione del grano
dovuta alla temperatura ancora
elevata
La solidificazione
dei materiali metallici
A.A. 2011/12
Contenuti
1 Stato liquido e stato solido
2 Nucleazione e Accrescimento
3 Tempo di solidificazione
5 Difetti di solidificazione
Disordine
Ordine
Formazione di aggregati
monocristallini policristallini
Un diagramma tempo-temperatura
descrive l’evoluzione termica del metallo
dT V e A = volume e superficie
A⋅ q = V ⋅ ρ ⋅ cp ⋅ di scambio del getto,
dt e cp = densità e calore specifico
del materiale in esame,
q = densità di flusso termico
dal metallo alla forma
(equazione di Fourier)
T = temperatura del metallo
Temperatura
t = tempo,
dT/dt = derivata della temperatura
fatta rispetto al tempo =
= velocità di raffreddamento
Tempo
a
• Legge di Gibbs
Temperatura nominale Finché avviene la solidificazione di un
di solidificazione metallo puro (cioè finche la fase liquida e
b
quella solida coesistono), la temperatura
del sistema rimane costante
Tempo
dT dV S
A⋅ q = V ⋅ ρ ⋅ cp ⋅ − ∆H ⋅
dt dt
ultimata la solidificazione,
la temperatura riprende a scendere,
a con una pendenza in generale diversa
( e cp sono differenti per lo stato liquido
e per lo stato solido del metallo)
Temperatura
b Temperatura nominale
di solidificazione
Tempo
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 8
Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della
stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
TERMODINAMICA E CINETICA
Minimizzazione
Liquido dell’Energia libera (G)
G
Solidificazione
∆G in corrispondenza
al sottoraffreddamento T
Solido
Aspetti cinetici
∆T T come forza-motrice
della solidificazione
Temperatura T Tf
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 9
Temperatura
Temperatura nominale
di solidificazione
T = sottoraffreddamento
Tempo
NUCLEAZIONE OMOGENEA
Spontanea aggregazione di atomi (con legami non direzionali)
nella massa liquida per formare i nuclei
NUCLEAZIONE ETEROGENEA
I nuclei si possono formare facilmente in corrispondenza di:
LA VARIAZIONE DI
ENERGIA LIBERA TOTALE E’ :
G = 4 π r2 - 4/3 π r3 Gm/Vm
rc = 2 Vm/ Gm
• rc = (2 TE) / (Lf T)
• Gc = (16 π 3 T 2)
E / (3Lf2 T2)
Dipende:
• dalla barriera termodinamica di nucleazione
∆Gc = 16π Vm2σ 3 / 3∆G 2 m
La formazione di un nucleo dipende dal fatto che un
agglomerato di particelle superi o meno questa barriera
energetica minima e pertanto il processo di nucleazione è
termicamente attivato e l'energia ∆Gc prende il nome di barriera
termodinamica alla nucleazione
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 24
Stato liquido e Nucleazione e Tempo di Struttura di getti Difetti di Controllo della
stato solido Accrescimento solidificazione e lingotti solidificazione struttura e saldatura
NUCLEAZIONE OMOGENEA - VELOCITA’ DI FORMAZIONE DEI NUCLEI
− Cn / kT
∝e
dove
k = costante di Boltzman = 1.38 x 10-23 J/(atomo·K)
T = temperatura in Kelvin
Cn = barriera cinetica alla nucleazione.
Fn = N v ⋅ N s ⋅ f ⋅ ε ⋅ e − ∆Gc / kT ⋅ e − Cn / kT
1 2
Nv = numero di atomi o particelle nel volume V
Ns = numero di atomi che si possono aggregare all'embrione
f = frequenza di vibrazione atomica
ε = probabilità di salto atomico in una direzione
1 - Fattore termodinamico:
probabilità di superare la barriera termodinamica
2 - Fattore cinetico:
probabilità di superare la barriera cinetica
Le curve tratteggiate
rappresentano l’andamento del
termine cinetico e di quello
termodinamico
Substrato
Si ha all'equilibrio:
Liquido
Solido
termine termine
cinetico termodinamico
Va = velocità di accrescimento (in cm/s)
K = costante che tiene conto delle posizioni favorevoli di un cristallo
d = diametro particelle
f = frequenza di vibrazione atomica
ε = probabilità di salto atomico in una direzione
La velocità di accrescimento
raggiunge un massimo e poi
diminuisce quando il termine cinetico
assume il controllo del processo.
X = Vb / V
π
X = 1 − exp(− Va3 Fn T 4 )
3
Lega PbSn
Andamento dello
SDAS in un getto
in lega Al-Si, con
spessore
(e quindi velocità
di raffreddamento)
variabile
Zona a I grani
con orientazione
grana favorevole
colonnare diventano colonnari.
Fronte
liquido di solidificazione
Colata continua
materiale ritiro%
Al - 7.0
Cu - 5.1
Mg - 4.0
Zn - 3.7
Fe - 3.4
Pb - 2.7
Ga + 3.2
H2O + 8.3
Macro ritiri
sono associati a punti caldi
Macro ritiri
Dimensione rilevante (mm)
Visibili da radiografie
Materozza
micro-ritiro
Schema di
formazione delle
soffiature in
funzione della
Variazione della solubilità di H velocità di crescita
e N nel Fe in funzione della T del solido
a b c
Controllo della struttura del grano tramite strozzatura elicoidale.
a) Grani equiassici; b) grani colonnari solidificati direzionalmente;
c) cristallo singolo.
- Laser
- Fascio Elettronico
I Diagrammi di Stato
A.A. 2011/12
Contenuti
1 Concetti preliminari
4 Le segregazioni
DEFINIZIONI
STRUTTURA
- disposizione delle fasi
- forma
- dimensioni
Misure di
PRESSIONE, volume, TEMPERATURA, COMPOSIZIONE CHIMICA
specificano lo STATO TERMODINAMICO DEL SISTEMA
STATO TERMODINAMICO
- di equilibrio
- metastabile
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 3
atomiche, chimiche e
cristallografiche sulla energia libera,
è possibile prevedere il campo di
miscibilità di due elementi.
La regola delle fasi mette in
relazione il numero delle variabili
termodinamiche indipendenti con il
composizione numero dei componenti e delle fasi
presenti
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 4
Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni
Fe-δ
Temperatura
1392°C
Fe-γ
911°C
Fe-α
V=n–f+φ
V = varianza del sistema (numero variabili indipendenti)
n = numero dei componenti indipendenti del sistema
f = numero delle fasi presenti
φ = fattori fisici attivi: temperatura (T) e pressione (P): φ=2
Temperatura
Temperatura
di fusione/solidificazione
di fusione/solidificazione
dell’elemento B
dell’elemento A
temperatura
temperatura
C0
SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E ALLO STATO SOLIDO
temperatura
temperatura
s
uidu
liq
us
solid
A %B B
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 9
SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E ALLO STATO SOLIDO
Ta a
T'4 T' 5 = T''5
Tb b
liquidus T'3
Tc c
T'2 d
Td T''4
T''3
T'1 = T'' 1 T''2
e
Te
solidus
A B
X f X X0 Xs Xsi (% in massa)
C0 = CS·fS + CL·fL
C0
fS + fL = 1
CL
s CS C0 - CL = CS·fS - CL·fS
uidu
liq
us C S − C0
solid fL =
CS − CL
C0 − C L
A B fS =
composizione CS − CL
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 11
s
uidu
liq
us
solid
A composizione B Tempo
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 12
Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni
T
liquido
liquido + solido
liquidus
X
solido
solidus
0
Tensione di
rottura
Tensione di
snervamento
SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E IMMISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO SOLIDO
a
TB
s
TA liquid uidu
us liq
B + liq
temperatura
A + liq
solidus e
A+B f
B
A
A composizione B
C λ = spaziatura interlamellare
λ = 0 .5 R = velocità di accrescimento (cm/s)
R C = costante
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 15
SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E IMMISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO SOLIDO
Ta a TB
TA L
Tb A+L b B+L
Tc c
Te e
AeB
Tf
f
A B
X0 X Xe (% in massa)
a b c e,f
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 16
Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni
SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E PARZIALE ALLO STATO SOLIDO
SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E PARZIALE ALLO STATO SOLIDO
1° Caso
SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E PARZIALE ALLO STATO SOLIDO
2° Caso
SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E PARZIALE ALLO STATO SOLIDO
2° Caso
SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E PARZIALE ALLO STATO SOLIDO
3° Caso
α
β
α
β
C
λ=
R 0.5
λ = spaziatura interlamellare
R = velocità di accrescimento (cm/s)
C = costante
SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E PARZIALE ALLO STATO SOLIDO
4° Caso
SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E PARZIALE ALLO STATO SOLIDO
solidus L liquidus
Ta TB
a solidus
liquidus
TA
Tb α +L b
Tc c β+L β
Te e
α
α+ β
solvus solvus
Tf
f
A B
Xα 2 Xα e X0 X Xe Xβ e Xβ 2
(% in massa)
Xα Xα
solido Xa 1 α primario α primario+
precipit. β eutettico
liquido X 0 eutett. α+β + precip. α , β
Tb Te Tf
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 23
SISTEMA CON MISCIBILITA’ COMPLETA ALLO STATO LIQUIDO E PARZIALE ALLO STATO SOLIDO
T(°C)
Sistema Pb-Sn 300 L
L+α
200 α L+β
TE β
α+β
100
Co Co
ipoeutettico ipereutettico
0
0 20 40 60 80 100
Pb 18.3 61.9 97.8 Sn
eutettico
Relazioni tra
proprietà fisico-meccaniche
e composizione
di una lega
nei sistemi
a solubilità limitata
allo stato solido
DEFINIZIONI
SEGREGAZIONE: MECCANISMO
CHE CONDUCE ALLA FORMAZIONE
DI ETEROGENEITA’
SEGREGAZIONE MINORE
T1
Co Cm = C1 Cm = C1
T2
Cm = (C1 + C2) / 2 Cm = C2
T1
T2
T3 T3
T4 Cm = (C1 + C2 + C3) / 3 Cm = C3
C1 T4
C2
C3 C4 Cm = (C1 +…+ C4) / 4 Cm = C4
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 30
Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni
LINEE DI ISO-CONCENTRAZIONE
In un cristallo se i tempi
(reali) non sono sufficienti
per arrivare all'equilibrio,
si determina un “profilo”
di concentrazione,
partendo dal centro
ed andando verso la superficie:
presenza di linee
di iso-concentrazione
SEGREGAZIONE MINORE
Raffreddamento in equilibrio,
perfetta diffusione allo stato solido
Il grano finale ha la medesima
composizione del liquido
di partenza.
Raffreddamento
relativamente veloce,
presenza di fenomeni diffusivi.
La solidificazione termina a T’S
Solo la concentrazione media
è pari a C0.
SEGREGAZIONE MINORE
“BRUCIATURA”
Bruciatura
a bordo
grano in
una lega
Al-Si da
fonderia
Micrografia ottica di un acciaio
austenitico fortemente legato con
presenza di bruciature a bordo grano
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 34
Concetti preliminari Diagrammi di stato binari Diagrammi di stato ternari Le segregazioni
IL TRATTAMENTO DI OMOGENEIZZAZIONE
2
1
SEGREGAZIONE MAGGIORE
SEGREGAZIONE MAGGIORE
concentrazione
Elemento Sotto pelle Centro MEDIA
C (%) 0,279 0,360 0,305
S (%) 0,018 0,026 0,022
P (%) 0,028 0,053 0,040
SEGREGAZIONE MAGGIORE
(segregazione inversa):
durante la solidificazione il liquido è suscettibile
di spostarsi e di andare ad occupare gli spazi
interdendritici formatisi per la contrazione
volumetrica; il fenomeno è tanto più significativo cavità
quanto più è ampio l’intervallo di solidificazione da ritiro
SEGREGAZIONE MAGGIORE
• rapida solidificazione;
• leghe a piccolo intervallo di solidificazione.
Il Diagramma Fe-C
A.A. 2011/12
Contenuti
1 Generalità
4 Correlazioni struttura-proprietà
6 Le ghise
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 2
Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise
alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
IL DIAGRAMMA DI STATO DEL FERRO
Fe-liq G CCC
L
1536°C
CFC
Fe-δ
CCC
Temperatura
Fe-γ
911°C
Fe-α
Carbonio
• Elemento Interstiziale
• Limite di solubilità
• Reattività Fe-C Fe3C (carburo di ferro, cementite)
La Cementite (Fe3C) con 6,67% di C ha una Tf di
1250°C ed è una fase metastabile. Può assumere
le forme lamellare, globulare o a maglie.
Sito ottaedrico
Fe-γ : 0.52 Å
3,5
2.86 Å
δ
3,0
α 2,86 2,93
C
2,5
0 500 1000 1500T (°C)
3.63 Å
δ C
3,0
α 2,86 2,93
2,5
0 500 1000 1500T (°C)
Raggio atomico Carbonio = 0.77 Å
1536°C liquido
δ + liquido A 1493°C, in un sistema
Fe-0,16%C ha luogo la
δ
γ
reazione peritettica:
δ+
Il Carbonio estende il
1392°C campo di esistenza
del Feγ fino a 1493°C
Feγ γ
G 911 γ +Fe 3 C
900
α+γ
%C
500 Q 4,3
0 1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 6,67
Fe Fe 3C
Ferrite Perlite Cementite Ledeburite Ledeburite Cementite
+ sec. + trasf. + Perlite trasf. primaria Costituenti
Perlite Perlite Cementite sec. +
Ledeburite Strutturali
trasf.
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 10
Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise
alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
IL DIAGRAMMA FERRO-CARBONIO
Punti critici
A4: γ ↔ δ A1: austenite eutettoidica ↔ perlite
A3: α ↔ γ Acm: austenite ↔ cementite
t (°C) S1 S2 S3 S4 S1 S2 S3 S4
A
1536 S'1 S'
2 S'3 L L L L L
1520
S"1
S'4
1500 SP2 SP3 B
1493
H
SP4
C L+δ L+δ L+δ L+δ
S1iii J
1480
δ S"2 S"4 δ L+δ+γ L+δ+γ L+δ+γ
1460
S1iv
1440
γ E δ+γ δ+γ γ L+γ
S1v
1420
γ γ γ
1400 C1 C2 C3 C4
N
1392
0,16 0,51
0 0,1 0,2 0,3 0,4 0,5 %C
ACCIAIO GHISA
t (°C)
1536 A S3
1500
S3
T'3 S'3 D
T
M
S"3 T"
3
N
L
γ S3iii
T3iii C
S2 S1 S3iv
E
F S2 S1 L+γ
1000 γ γ
S3v T3v
G
T2 S'2
S
γ+α γ γ+C
723 P K
SE2 SE1 SE3
α+P P C+P
C2 C1 C3
500
%C
0 0.8
1 2 3 6,67
Temperatura
Austenite
T > TE
Perlite
Austenite T = TE
Perlite
T < TE
Struttura iniziale:
grani austenitici
Fe3C
Fe-α
Zona impoverita di C
Zona arricchita in C
Perlite
200 µm
Ferrite
Perlite
40 µm
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Generalità Acciai: Trasformazioni Acciai: Trasformazioni Correlazioni Effetto degli Le ghise
alla solidificazione al raffreddamento struttura-proprietà elementi in lega
ACCIAI IPEREUTETTOIDICI
Resistenza
allo
snervamento
T (°C) T (°C)
δ L δ L
1500 1500
A4 A4
γ
1000 1000
A3 γ A3
α
500 500
α
Fe % El El Fe % El
T (°C) T (°C)
L
L
1500 1500
A4 A4 δ
γ γ
1000 1000
α
A3 A3
α
500 500
Fe % El El Fe % El
G 911 γ +Fe 3 C
900
α+γ
%C
500 Q 4,3
0 1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 6,67
Fe Fe 3C
Ferrite Perlite Cementite Ledeburite Ledeburite Cementite
+ sec. + trasf. + Perlite trasf. primaria Costituenti
Perlite Perlite Cementite sec. +
Ledeburite Strutturali
trasf.
Composizione eutettica,
ledeburite. Le zone scure
sono perlite e quelle chiare
cementite.
Composizione ipoeutettica
(con %C tra 2 e 4,3 %):
dopo il raffreddamento
riscontriamo perlite (zone
scure), ledeburite e
cementite secondaria (non
visibile).
Composizione ipereutettica.
Lamelle chiare di cementite
e ledeburite (formata da
zone scure e chiare
corrispondenti a perlite e
cementite rispettivamente).
Grafite
Ferrite
Perlite
Diagramma Fe-C
1 Introduzione
La descrizione delle caratteristiche dei prodotti siderurgici e delle loro possibilità di impiego
non può prescindere dalla conoscenza delle strutture di equilibrio delle varie leghe in funzione della
percentuale di Carbonio e della temperatura. Tali strutture sono rappresentate nel diagramma di e-
quilibrio Fe-C.
Il Ferro e il Carbonio si combinano tra loro per formare il Carburo Fe3C, contenente il 6,67%
in peso di C, denominato cementite. È di interesse pratico, pertanto, solo quella regione del dia-
gramma Fe-C riguardante le leghe con tenore di Carbonio compreso tra lo 0 e il 6,67%.
È opportuno precisare che, sulla base di dati termodinamici, le condizioni di equilibrio stabile
per il sistema Fe-C sono rappresentate
• dal diagramma Ferro-cementite per temperature superiori a 810°C,
• dal diagramma Ferro-Carbonio (grafite) per temperature inferiori a 810°C.
Tali diagrammi sono illustrati nella Fig. 1.1 (linee continue per Ferro-cementite, linee tratteg-
giate per Ferro-grafite).
Dal punto di vista pratico, per lo studio degli acciai interessa esclusivamente il diagramma di
stato Ferro-cementite, mentre per lo studio delle ghise è necessario considerare anche (e soprattutto)
il diagramma Ferro-grafite.
2 Il Ferro puro
Il Ferro puro è polimorfo e può presentarsi in diverse modificazioni allotropiche:
• Ferro α, cubico a corpo centrato (CCC), stabile fino a 911°C,
• Ferro γ, cubico a facce centrate (CFC), stabile tra 911°C e 1392°C,
• Ferro δ, cubico a corpo centrato (CCC), stabile tra 1392°C e 1536°C (punto di fusione).
Partendo dallo stato liquido, il graduale raffreddamento del Ferro puro, porta alla sua solidifi-
cazione a 1536°C; i cristalli che si formano sono di Ferro δ (CCC). Proseguendo con il raffredda-
mento, a 1392°C, avviene la trasformazione allotropica da Ferro δ a Ferro γ, che a 911°C si tra-
sforma a sua volta in Ferro α.
Passando da una varietà allotropica all’altra, le costanti reticolari subiscono brusche variazioni:
• da 2,93 Å (Fe-δ) a 3,63 Å (Fe-γ) a 1392°C,
• da 3,63 Å (Fe-γ) a 2,86 Å (Fe-α) a 911°C,
così come illustrato in Fig. 2.1. Sempre in Fig. 2.1, si osserva come Fe-α e Fe-δ possano essere con-
siderate come una identica fase a reticolo CCC (la differenza tra le costanti reticolari è attribuibile
solo alla dilatazione termica al crescere della temperatura), che possiede una lacuna di esistenza
nell’intervallo 1392°C÷911°C, in cui è termodinamicamente più stabile la struttura CFC del Fe-γ
(Fig. 2.2).
G. Timelli, P. Ferro, F. Bonollo – Dispense del Corso di Chimica e Materiali Metallici
T (°C)
A L+ δ
B 0,51
1500
H J L
δ 1493 D'
N
δ+γ
L +γ
1300
D
L+Fe 3 C
2,03 1153°C 4,25 C'
E'
1100 E 1147°C C
γ
G 911 γ +Fe 3 C
900
α+γ
%C
500 Q 4,3
0 1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 6,67
Fe Fe 3 C
Ferrite Perlite Cementite Ledeburite Ledeburite Cementite
+ sec. + trasf. + Perlite trasf. primaria Costituenti
Perlite Perlite Cementite sec. +
Ledeburite Strutturali
trasf.
Fig. 1.1 - Diagramma Ferro-cementite (linee continue) e diagramma Ferro-grafite (linee tratteggiate).
a (Å)
γ 3,63
3,5
δ
3,0
α 2,86 2,93
2,5
0 500 1000 1500 T (°C)
Fig. 2.1 - Costanti reticolari delle varietà allotropiche del Ferro al variare della temperatura.
2
Diagramma Fe-C
La trasformazione del Ferro da magnetico a non magnetico (punto di Curie, 769°C) non intro-
duce sostanziali modifiche nel diagramma di stato Fe-C. Il tenore di Carbonio non influenza la tem-
peratura della trasformazione. Questa non altera la solubilità del Carbonio nel Ferro.
Il Carbonio è solubile nel Fe-γ in quantità notevole (la massima solubilità, 2,06%, si ha a
1147°C), mentre non è praticamente solubile nel Fe-α (la massima solubilità è dello 0,02% a
723°C). La solubilità, in quest’ultimo caso, è di scarso interesse pratico e viene spesso trascurata
nello studio del diagramma Fe-C, come verrà fatto nella trattazione che segue.
G CCC
L
CFC
CCC
3
G. Timelli, P. Ferro, F. Bonollo – Dispense del Corso di Chimica e Materiali Metallici
• ferrite δ, cristalli di Fe-δ, in cui è presente in soluzione solida un piccolo tenore di Carbonio;
• cementite, corrispondente al composto Fe3C, con percentuale ponderale di Carbonio del 6,67%.
Esistono anche costituenti strutturali eterogenei, e precisamente
• ledeburite, eutettico formato da austenite satura eutettica e cementite;
• perlite, eutettoide, formato da ferrite α eutettoidica e cementite.
4 Punti critici
Le temperature alle quali hanno luogo le trasformazioni da una varietà allotropica all’altra ven-
gono indicate con la lettera A (anomalia) seguita da un indice alfanumerico stabilito convenzional-
mente. Per il Ferro puro si indica con A4 la temperatura della trasformazione γ ↔ δ (1392°C) e con
A3 quella della trasformazione α ↔ γ (911°C).
Per le leghe a base Fe, e quindi anche per il sistema Fe-C, si definiscono i seguenti punti criti-
ci:
• A4: temperatura corrispondente a quella di equilibrio fase γ-tracce di ferrite δ; al di sotto di essa è
stabile l’austenite, al di sopra la ferrite δ; nel diagramma Fe-Fe3C di Fig. 1.1, il luogo dei punti
critici A4 è costituito dalla linea NJ;
• A3: temperatura corrispondente a quella di equilibrio fase γ-tracce di ferrite α; al di sopra di essa
è stabile l’austenite (o austenite + cementite per acciai con tenore di Carbonio compreso tra 0,8%
e 2,06%), al di sotto la ferrite α; nel diagramma Fe-Fe3C di Fig. 1.1, il luogo dei punti critici A3 è
costituito dalla spezzata GSM.
Per il sistema Fe-C, in particolare, vengono definiti due ulteriori punti critici:
• A1: temperatura corrispondente all’equilibrio austenite eutettoidica (0,8% di C) - perlite; corri-
sponde alla linea PM a 723°C nel diagramma Fe-Fe3C di Fig. 1.1; per acciai ipereutettoidici
(Carbonio compreso tra 0,8% e 2,06%), si ha A3 ≅ A1;
• Acm: temperatura corrispondente all’equilibrio austenite-tracce di cementite: compare solo per
acciai ipereutettoidici e corrisponde alla linea SE di Fig. 1.1.
4
Diagramma Fe-C
Al di sopra della retta ABC è stabile il liquido. I cristalli di soluzione solida δ sono stabili nel
campo AHN; la massima solubilità del Carbonio nel Ferro δ si ha alla temperatura peritettica
(1493°C), con un valore di circa lo 0,10%. Il campo AHB racchiude la zona di equilibrio tra le fasi δ
e liquida; in HNJ vi è l’equilibrio tra le fasi δ e γ, mentre il campo JBCE rappresenta l’equilibrio tra
liquido e soluzione solida γ. Infine, nel campo NJE sono stabili i cristalli di soluzione solida γ.
Si consideri, a questo punto, una lega allo stato fuso con un tenore di Carbonio, S1, minore di
quello corrispondente al punto H (cioè S1 <0,10%), e si supponga di lasciarla raffreddare molto len-
tamente. Quando essa si porta alla temperatura del punto S1’, situato sulla retta di liquidus AB, co-
minciano a separarsi i primi nuclei della soluzione solida δ, la cui composizione si legge nel punto
di incontro della orizzontale per S1’ con la retta di solidus AH. Il raffreddamento continua allora più
lentamente con i nuclei di soluzione solida δ che si vanno via via accrescendo, arricchendosi in Car-
bonio secondo la retta AH, mentre il liquido in equilibrio con essi modifica la propria composizione
seguendo la retta AB. Quando, nel corso del raffreddamento, si giunge alla temperatura corrispon-
dente al punto S1”, le ultime gocce di liquido solidificano: la lega è completamente costituita dalla
soluzione solida δ, avente la stessa composizione chimica del liquido di partenza. Proseguendo nel
raffreddamento, dal punto S1iv comincia a nucleare e successivamente ad accrescere nella fase δ la
soluzione solida γ (fenomeno di smiscelamento), la cui composizione chimica varia secondo la retta
JN.
t (°C) S1 S2 S3 S4
A
1536 S'1 S'
2 S'3 L
1520
S"1
S'4
1500 SP2 SP3 B
H
1493 C
S1iii J SP4
1480
δ S"2 S"4
1460
S1iv
1440
γ E
S1v
1420
1400 C1 C2 C3 C4
N
1392
0,16 0,51
0 0,1 0,2 0,3 0,4 0,5 %C
Fig. 5.1 - Porzione del diagramma semplificato Fe-Fe3C relativa al campo di esistenza della soluzio-
ne solida δ e alla orizzontale peritettica.
Allorché la temperatura scende fino a quella corrispondente al punto S1v, tutta la soluzione so-
lida δ si è trasformata nella soluzione solida γ, che rimane quindi l’unica fase presente.
Si consideri ora una lega con tenore di Carbonio pari a S2. Raffreddando il sistema fino alla
temperatura corrispondente al punto S2’ (sulla retta di liquidus) ha inizio la solidificazione con for-
mazione dal liquido dei primi cristalli di soluzione solida δ, la cui composizione chimica successi-
vamente si modifica secondo la retta di solidus AH. La solidificazione procede regolarmente fino a
quando si giunge, durante il raffreddamento, al punto Sp2. Compaiono, a questo punto, i primi nuclei
di una terza fase, cioè della soluzione solida γ (C = 0,16%), accanto alle fasi preesistenti, cioè la so-
5
G. Timelli, P. Ferro, F. Bonollo – Dispense del Corso di Chimica e Materiali Metallici
t (°C)
1536 A S3
1500
T'3 S'3 D
T
S"3 T" N
M 3
γ S3iii
T3iii C
S2 S1 S3iv F
E
1000
S3v T3v
G
T2 S'2
S K
723 P
SE2 SE1 SE3
C2 C1 C3
500
%C
0 1
0.8 2 3 6,67
Fig. 5.2 - Diagramma semplificato Fe- Fe3C per lo studio delle leghe Ferro-Carbonio con C < 2,06%.
6
Diagramma Fe-C
Temperatura
Austenite
T > TE
Perlite
Austenite T = TE
Perlite
T < TE
Fig. 6.1 - Rappresentazione schematica delle strutture assunte da un acciaio eutettoidico nel corso di
un lento raffreddamento.
Nella lega S1, contenente lo 0,8% di Carbonio, l’austenite si raffredda senza subire modifiche
(si ha sempre soluzione solida allo 0,8% di Carbonio nel Fe-γ) fino all’orizzontale eutettoidica (li-
nea PK, a 723°C). In corrispondenza al raggiungimento della temperatura di 723°C, avviene la tra-
sformazione eutettoidica dei cristalli di austenite eutettoidica. Tale trasformazione avviene median-
7
G. Timelli, P. Ferro, F. Bonollo – Dispense del Corso di Chimica e Materiali Metallici
Temperatura
Austenite
T > T2
Austenite
T2 < T < TE
Ferrite
Perlite Ferrite
Perlite T = TE
Ferrite
Austenite
Fig. 6.2 - Rappresentazione schematica delle strutture assunte da un acciaio ipoeutettoidico nel corso
di un lento raffreddamento.
8
Diagramma Fe-C
Temperatura
Austenite
T > Tv3
Austenite
Tv3 < T < TE
Cementite
Perlite Cementite
Perlite T = TE
Cementite
Austenite
Fig. 6.3 - Rappresentazione schematica delle strutture assunte da un acciaio ipereutettoidico nel cor-
so di un lento raffreddamento.
Nel caso di una lega ipereutettoidica, di composizione S3, l’austenite si raffredda senza subire
trasformazioni fino a quando diventa satura (punto S3v, retta SE). Si ha allora la formazione di cri-
stalli di cementite secondaria al contorno dei cristalli di austenite satura. La cementite è detta se-
condaria per distinguerla da quella chiamata primaria che si separa del liquido nella zona del
diagramma Fe-C a temperatura maggiore di 1147°C e per tenori di Carbonio superiori al 4,3%. La
formazione di cementite continua al diminuire della temperatura, mediante un accrescimento dei
cristalli lamellari formatisi al bordo grano austenitico. Conseguentemente, l’austenite si
impoverisce di Carbonio, seguendo la linea ES, fino a quando raggiunge, a 723°C, la composizione
eutettoidica.
La temperatura del sistema resta costante fino a quando tutta l’austenite eutettoidica si è tra-
sformata in perlite. A temperatura ambiente, la lega risulta costituita da cementite secondaria e da
perlite. Le fasi presenti sono ancora e solo Fe-α e Fe3C, ovviamente in quantità diverse rispetto al
caso precedente.
La distribuzione della cementite secondaria nella struttura dell’acciaio si presenta come una re-
te a maglie tendenzialmente continua e regolare, che non contorna, però, totalmente i noduli di per-
lite. La sequenza delle trasformazioni descritte relativamente ad un acciaio ipereutettoidico sono il-
lustrate in Fig. 6.3.
7 Effetto dei principali elementi in lega sulle trasformazioni allotropiche delle soluzioni
Ferrose
L’influenza degli elementi in lega sulle trasformazioni allotropiche (punti A3 e A4) è stata parti-
colarmente studiata nel caso del Ferro (e quindi degli acciai), proprio a causa dell’importanza tec-
nologica di questo fenomeno.
Il campo di stabilità della soluzione solida del Ferro γ si estende tra le due temperature Ae3 e
Ae4: è quindi limitato alle alte temperature dal campo di esistenza della fase δ e alle basse da quello
della fase α.
I vari elementi che possono essere aggiunti in lega al Ferro sono classificabili in due categorie,
9
G. Timelli, P. Ferro, F. Bonollo – Dispense del Corso di Chimica e Materiali Metallici
a seconda che allarghino (stabilizzino) il campo di esistenza della soluzione solida γ o al contrario
la restringano.
7.1 Elementi che allargano il campo di esistenza della soluzione solida γ (γ-geni)
Gli elementi che allargano il campo di esistenza della soluzione solida γ (o γ-geni) possono a
loro volta essere suddivisi in:
T (°C)
δ L
1500
A4
1000
A3 γ
500
α
Fe % El El
Fig. 7.1 - Diagramma di stato schematico tipico del Ferro con elemento in grado di allargare illimita-
tamente il campo γ (campo γ completamente aperto) [El = Ni, Mn, Co, Ru, Rh, Pd, Ir, Pt].
• elementi che allargano il campo di esistenza della soluzione solida γ con campo γ completamente
aperto: a partire da un certo tenore aggiunto, la soluzione solida con il Fe-γ risulta stabile anche a
temperatura ambiente (Fig. 7.1); è il comportamento tipico del nichel (reticolo CFC), del man-
ganese (reticolo cubico complesso), del cobalto (reticolo esagonale compatto) che formano solu-
zioni solide sostituzionali con il Fe-γ;
• elementi che allargano il campo di esistenza della soluzione solida γ con campo γ limitatamente
aperto (Fig. 7.2); la chiusura del campo γ si manifesta a causa di una limitata solubilità
dell’elemento aggiunto nel Fe-γ: esempi tipici sono il Carbonio e l’Azoto, che, all’interno del Fe-
γ si situano in posizione interstiziale, ed anche il Rame e lo Zinco.
10
Diagramma Fe-C
T (°C)
δ L
1500
A4
γ
1000
A3
α
500
Fe % El
Fig. 7.2 - Diagramma di stato schematico tipico del Ferro con elemento in grado di allargare il cam-
po γ (campo γ limitatamente aperto) [El = C, N, Cu, Zn, Au].
7.2 Elementi che restringono il campo di esistenza della soluzione solida γ (α-geni)
Gli elementi che restringono il campo di esistenza della soluzione solida γ (stabilizzando perciò
la soluzione solida α, e quindi detti anche α-geni) si possono suddividere in:
• elementi la cui aggiunta restringe il campo di esistenza della soluzione solida γ con collegamento
diretto del campo α con quello δ (Fig. 7.3); a questa categoria appartengono elementi quali Cro-
mo (CCC), Molibdeno (CCC), Tungsteno (CCC), Alluminio (CFC), Fosforo;
T (°C)
L
1500
A4
γ
1000
α
A3
500
Fe % El El
Fig. 7.3 - Diagramma di stato schematico tipico del Ferro con elemento in grado di restringere il
campo γ (campo γ chiuso, unione del campo α con quello δ) [El = Be, Al, Si, P, Ti, V, Cr, Mo,
Sn, Sb, W].
11
G. Timelli, P. Ferro, F. Bonollo – Dispense del Corso di Chimica e Materiali Metallici
• elementi la cui aggiunta restringe il campo di esistenza della soluzione solida γ, ma con separa-
zione del campo α da quello δ (Fig. 7.4); il campo γ può confinare con diversi campi di monova-
rianza nei quali, oltre ad α e a δ, sono presenti altre fasi; a questa categoria appartengono Zolfo e
Tantalio.
T (°C)
L
1500
A4 δ
γ
1000
A3
α
500
Fe % El
Fig. 7.4 - Diagramma di stato schematico tipico del Ferro con elemento in grado di restringere il
campo γ (campo γ chiuso, campo α separato da quello δ) [El = B, S, Zr, Nb, Ce, O, Ta].
12
1° Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica
Trasformazioni isoterme e
anisoterme degli acciai
A.A. 2011/12
Contenuti
2 La trasformazione bainitica
3 La trasformazione martensitica
5 Correlazioni composizione-microstruttura-
proprietà
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 2
Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-
isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
DIAGRAMMA Fe-C
T (°C)
A L+ δ
B 0,51
1500
H J L
δ 1493 D'
N
δ+γ
L +γ
1300
D
L+Fe 3 C
2,03 1153°C 4,25 C'
E'
1100 E 1147°C C
γ
G 911 γ +Fe 3 C
900
α+γ
%C
500 Q 4,3
0 1,0 2,0 3,0 4,0 5,0 6,0 6,67
Fe Fe 3C
Ferrite Perlite Cementite Ledeburite Ledeburite Cementite
+ sec. + trasf. + Perlite trasf. primaria Costituenti
Perlite Perlite Cementite sec. +
Ledeburite Strutturali
trasf.
Indagine
microstrutturale: ti, tf
Curve di inizio
e fine trasformazione
Temperatura
Austenite (stabile) eutettoidica
Fe3C
Perlite fine
665°C Perlite
Tm i f HV 293 HR c 31 P
Strutture perlitiche
(0.8% C)
495°C Bainite superiore
500 HV 401 HR c 42
B
"f"
"i" Strutture bainitiche
200 180°C
Martensite
e Bainite inferiore
HV 600 HR c 60
50% Martensite
90% Martensite
100
Martensite
HV 682 HR c 66
0
tempo 1min 1ora 1giorno 1sett.
1 10 10 2 10 3 10 4 10 5 10 6
log t (s)
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 9
Struttura iniziale:
grani austenitici
Fe3C aciculare
Fe-α
Zona arricchita di C
Struttura iniziale:
grani austenitici
55°
Carburi di Ferro
(Fe3C o Fe2.4C)
in matrice ferritica
Fe-α
Struttura iniziale:
austenite
L’austenite
“contiene” , = Fe
una struttura =C
tetragonale
a corpo centrato
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 12
Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-
isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
AUSTENITE-MARTENSITE-FERRITE
austenite
c
martensite
a
a
ferrite
Co
Di ntra
lat zio
az
ion ne a
e a sse
ss
ea c
Cella “tetragonale”
, , = Fe a corpo centrato
=C con a = c
3.66
3.62
3.58 a0 austenite
3.54
3.04
3.00
2.96 c
2.92 martensite
2.88 a
ferrite 2.84
(Fe-0.4%C)
a = 2.86 Å
a ≈ 2.90 Å
C
Ferrite Martensite
C C
Martensite +
austenite residua
MS (°C) = 539 -
- 423·%C -
- 30.4·%Mn -
- 17.7·%Ni -
- 12.1·%Cr -
- 7.5·%Mo
T (°C)
800
Temperatura eutettoidica
700 2 1
6s a
Acciaio eutettoidico b
c Fine della trasformazione
(0.8% C) 600 d perlitica
A1=A3
300 Ms
temperatura
200
Vs
1
M 90
100
3 2
4
tempo 0
-1 2 3 4 5 6 7
10 1 10 10 10 10 10 10 10
tempo (s)
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 23
700
Acciaio eutettoidico
ricottura completa
(0.8% C) 600
normalizzazione
500 Tempra
O in olio raffreddamento
N critico
400
Tempra
in acqua
300
Ms 4 3 2 1
200
M 90
perlite perlite
100 fine grossolana
martensite
martensite e perlite
0
-1 2 3 4 5 6 7
10 1 10 10 10 10 10 10 10
tempo (s)
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 25
Austenite
Linee continue:
trasformazioni diffusionali
Raffreddamento Raffreddamento
Linee tratteggiate:
lento rapido (tempra) trasformazioni a-diffusionali
Raffreddamento
moderato
Martensite rinvenuta
(α + Fe3C)
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 28
Trasformazioni Trasformazione Trasformazione Trasformazioni Correlazioni composizione-
isoterme (TTT) bainitica martensitica anisoterme (CCT) microstruttura-proprietà
EFFETTO DELLA COMPOSIZIONE SU MICROSTRUTTURA E DUREZZA
Trattamenti termici
1 Introduzione
Facendo riferimento alle norme UNI (3354/70), un trattamento termico può essere definito, a rigore, come
operazione o successione di operazioni mediante le quali una lega o un metallo vengono assoggettati, al di sotto
del punto o dell’intervallo di fusione, in ambiente di natura determinata, ad uno o più cicli termici, nell’intento di
impartire loro determinate proprietà.
Per trattamenti termici si intendono quindi le operazioni “termiche” cui vengono sottoposti i materiali metal-
lici allo stato solido, allo scopo di ottenere una struttura con determinate proprietà fisico-meccaniche. Tali opera-
zioni si possono in sostanza ricondurre a:
Nei prossimi paragrafi verranno precisati nel dettaglio i significati e le modalità delle suddette operazioni.
Lo studio sistematico della cinetica delle trasformazioni a temperatura costante (trasformazioni isoterme)
dell’austenite e delle strutture da esse derivanti si deve a Bain.
Si consideri un acciaio al carbonio di composizione eutettoidica (C = 0,8%), per il quale i punti critici A3 e
A1 coincidono. Si eseguano, su provini di piccole dimensioni (assimilabili ad esempio a monetine), le seguenti o-
perazioni:
• riscaldamento del campione ad una temperatura prefissata, T1, superiore a 723 °C (= A3 = A1), per portare
l’acciaio ad una struttura completamente austenitica (fig. 2.1a);
• trasferimento praticamente istantaneo del campione in un bagno termostatico mantenuto a temperatura T2 co-
stante e inferiore a 723 °C, per esempio in un bagno di sali fusi (fig. 2.1.1b);
• prelievo del campione dal bagno e immediato raffreddamento a temperatura ambiente (per esempio mediante
acqua, fig. 2.1.1c) e successiva indagine strutturale per stabilire la quantità di austenite che si è trasformata.
Trattamenti termici
Fig. 2.1 - Rappresentazione schematica della metodologia sperimentale per studiare le trasformazioni
isoterme di un acciaio.
Ripetendo questa serie di operazioni per tempi diversi alla medesima temperatura T2 e a temperature T2 via
via decrescenti è possibile individuare, per ogni valore di T2, il tempo ti di incubazione della trasformazione (cioè
il tempo in corrispondenza al quale inizia la trasformazione) e il tempo tf al quale la trasformazione si è completa-
ta.
Austenite stabile
T (°C)
A C1 = A C3
Pi 720°C Perlite grossolana
HV 170 HR c 5
700 Austenite instabile Pf
665°C Perlite
Tm i f HV 293 HR c 31 P
Strutture perlitiche
200 180°C
Martensite
e Bainite inferiore
HV 600 HR c 60
50% Martensite
90% Martensite
100
Martensite
HV 682 HR c 66
1 10 10 2 10 3 10 4 10 5 10 6
log t (s)
Fig. 2.2 - Andamento tipico del diagramma TTT di un acciaio eutettoidico al solo carbonio (zona
P = trasformazione isotermica austenite-perlite, zona B = trasformazione isotermica austenite-
bainite, Ms = linea di inizio trasformazione austenite-martensite, Ai = campo di esistenza
dell’austenite instabile).
2
Trattamenti termici
Al di sotto dell’orizzontale del punto A3 (e sopra Ms, che verrà definita in seguito) si hanno pertanto tre cam-
pi:
• un primo campo a sinistra, nel quale l’acciaio ha ancora struttura completamente austenitica, però instabile,
indicato con Ai;
• un campo intermedio compreso tra le due linee “i” ed “f”, dove l’acciaio ha in parte struttura austenitica e in
parte strutture derivanti dalla trasformazione dell’austenite;
• un terzo campo a destra, costituito esclusivamente dalle strutture prodotte dalla trasformazione dell’austenite,
strutture che, al variare della temperatura T2, possono essere perlite, bainite superiore, bainite inferiore.
Le due linee di inizio e fine trasformazione terminano inferiormente, in corrispondenza alla comparsa di altre
due linee ad andamento orizzontale, che corrispondono alla trasformazione, non più isotermica, della austenite in
martensite. Tali linee sono identificate come Ms (martensite start) e Mf (martensite finish).
In qualche caso la parte rimanente di austenite si trasforma nel tempo in bainite (le linee tratteggiate Bs e Bf
indicano rispettivamente l’inizio e la fine della trasformazione). Si può anche dire che la trasformazione
dall’austenite in martensite procede solo quando la temperatura si abbassa tra le due linee Ms e Mf e la trasforma-
zione si arresta se si interrompe il raffreddamento ad una temperatura intermedia.
A rigore, tale trasformazione, non essendo isoterma, non dovrebbe essere riportata sul diagramma TTT; si
usa tuttavia indicare le linee Ms e Mf nel diagramma in quanto esse chiudono inferiormente il campo delle possibili
trasformazioni isotermiche (cioè il campo dell’austenite instabile).
Nei trattamenti termici più diffusi e di maggior interesse applicativo, la trasformazione dell’austenite non av-
viene a temperatura costante, ma nel corso di un raffreddamento continuo. Pertanto, nel seguire o prevedere le tra-
sformazioni di fase, è necessario fare riferimento alle curve di trasformazione anisotermica dell’austenite, cioè ai
diagrammi continui o curve CCC (Continuous Cooling Curves). Tali curve si ottengono segnando su ogni traiet-
toria di raffreddamento i punti di inizio e di fine trasformazione dell’austenite.
Con riferimento ad un acciaio di composizione eutettoidica, si considerino alcune curve corrispondenti a di-
verse velocità di raffreddamento continuo (fig. 3.1).
3
Trattamenti termici
T (°C)
800
Temperatura eutettoidica
700 2 1
6s a
b
c Fine della trasformazione
600 d perlitica
300 Ms
200
Vs
1
M 90
100
3 2
4
0
-1 2 3 4 5 6 7
10 1 10 10 10 10 10 10 10
tempo (s)
Si prenda in esame la curva “1”. Dopo circa 6 s, questa curva intersecherebbe la linea che rappresenta
l’inizio della trasformazione perlitica (TTT) nel punto “a”. Questo tempo è infatti quello richiesto per nucleare la
perlite isotermicamente a 650 °C (cioè alla temperatura corrispondente al punto “a”). Un campione che segua la
curva di raffreddamento “1” rimane però a temperature superiori ai 650 °C per l’intero intervallo dei 6 s. Poiché il
tempo richiesto per l’inizio della trasformazione perlitica a temperature superiori a 650 °C è più lungo, il campio-
ne raffreddato in modo continuo non è in grado di dare inizio alla trasformazione perlitica alla fine dei 6 s. Occor-
re quindi un tempo maggiore perché la trasformazione possa iniziare.
Dal momento che nel raffreddamento continuo un aumento nel tempo è associato con una diminuzione di
temperatura, il punto in cui la trasformazione inizia si trova a destra e sotto il punto “a” ed è indicato con “b”.
Nello stesso modo, si può dimostrare che il punto “d” di fine trasformazione perlitica è abbassato e spostato verso
destra rispetto al punto omologo “c”, relativo alle curve TTT.
Nel diagramma CCC preso in esame, non compare la trasformazione bainitica: ciò è in relazione al fatto che
le linee di inizio e di fine trasformazione perlitica si sovrappongono solo in parte alla zona di trasformazione bai-
nitica del diagramma TTT (fig. 3.1). Perciò con la moderata velocità di raffreddamento caratteristica della curva
“1”, l’austenite si trasforma completamente in perlite prima di raggiungere il campo della eventuale trasformazio-
ne bainitica. In questo caso, poiché l’austenite è già completamente trasformata, non si può più formare bainite.
Viceversa, durante un raffreddamento secondo la curva “2”, il campione rimane nella regione della trasformazione
bainitica per un tempo troppo breve per originare una quantità apprezzabile di bainite (si tenga presente anche il
fatto che la velocità con la quale si forma la bainite decresce rapidamente al diminuire della temperatura).
Per quanto riguarda la posizione e la forma delle curve anisoterme in funzione del contenuto di carbonio e
4
Trattamenti termici
della presenza di elementi di lega nell’acciaio, valgono le considerazioni già fatte a proposito delle curve isoter-
miche, cioè tutte le curve vengono spostate verso destra e compaiono le curve relative alla formazione della ferrite
per acciai ipoeutettoidici.
A titolo di esempio, con riferimento a un acciaio al carbonio di composizione eutettoidica (fig. 3.2), si consi-
derino alcune linee corrispondenti a velocità di raffreddamento crescenti e le relative microstrutture ottenibili.
La curva “1”, propria di una ricottura completa, rappresenta un raffreddamento molto lento, generalmente
realizzato in forno, che porta l’acciaio a temperatura ambiente in circa 24 h. La trasformazione dell’austenite ini-
zia a temperatura vicina a quella eutettoidica e la struttura ottenuta è perlite grossolana, similmente a come è pro-
dotta da una trasformazione eseguita in condizioni di equilibrio.
La curva “2”, propria di una normalizzazione, rappresenta un trattamento termico in cui l’acciaio è raffredda-
to all’aria. Si ha una velocità media di raffreddamento più elevata rispetto alla curva “1”. La trasformazione
dell’acciaio avviene tra 600 °C e 550 °C e la struttura finale è ancora perlite, più fine in confronto al caso prece-
dente.
T (°C)
800
Temperatura eutettoidica
700
ricottura completa
600
normalizzazione
500 Tempra
O in olio raffreddamento
N critico
400
Tempra
in acqua
300
Ms 4 3 2 1
200
M90
perlite perlite
100 fine grossolana
martensite
martensite e perlite
0
-1 2 3 4 5 6 7
10 1 10 10 10 10 10 10 10
tempo (s)
Fig. 3.2 - Modificazione delle strutture di un acciaio eutettoidico in relazione alla velocità di raffreddamento.
La curva “3”, propria della tempra in olio, rappresenta un raffreddamento con una velocità ancora più eleva-
ta ed è ottenuta mediante immersione dell’acciaio appunto in olio. La microstruttura ottenuta è costituita da perlite
e martensite.
La curva “4”, propria di una tempra in acqua, rappresenta un raffreddamento con velocità così grande che la
perlite non è in grado di formarsi e la struttura è interamente martensitica.
5
Trattamenti termici
4 Trattamenti termici di interesse applicativo
• trattamenti termici per i quali si esegue un riscaldamento dell’acciaio a temperatura superiore all’intervallo cri-
tico A1-A3: ricottura, normalizzazione, tempra;
• trattamenti termici nei quali si riscalda l’acciaio a temperatura inferiore ad Ac1: ricottura di addolcimento o di
miglioramento della lavorabilità, rinvenimento, ecc.;
• trattamenti termici eseguiti allo scopo di ottenere risultati particolari: ricottura di globulizzazione o di coale-
scenza, tempra superficiale, tempra degli acciai austenitici, ecc.;
• trattamenti termomeccanici nei quali si esegue, congiuntamente al riscaldamento a temperatura sopra e sotto
l’intervallo critico A1-A3, dell’acciaio, una deformazione plastica;
Nella descrizione dei principali trattamenti termici che segue, verranno esaminati solo gli aspetti essenziali di
carattere generale, rinviando per quelli di carattere pratico ai testi specifici.
5 Trattamenti termici con riscaldamento a temperatura superiore all’intervallo dei punti critici.
Rientrano in questo gruppo alcuni tra i trattamenti termici di maggiore importanza applicativa, quali la ricot-
tura, la normalizzazione e la tempra. Nell’esame dei singoli trattamenti, la curva di raffreddamento caratteristica
per ognuno di essi verrà sovrapposta di volta in volta al generico diagramma isotermo o anisotermo in relazione
alle modalità con cui il raffreddamento è eseguito.
5.1 Ricottura
Con il termine ricottura si comprendono trattamenti termici eseguiti con cicli diversi, caratterizzati da un ri-
scaldamento a temperatura elevata, dalla permanenza prolungata a tale temperatura e da un successivo lento raf-
freddamento.
Questa definizione di carattere generale può essere adottata per tutti i materiali metallici quando si tenga pre-
sente che lo scopo del trattamento è quello di “addolcire” il materiale metallico, per renderlo cioè più facilmente
lavorabile alle macchine utensili o per consentirne l’ulteriore deformazione a freddo qualora sia stato incrudito da
precedenti deformazioni. Scopo della ricottura è anche quello di omogeneizzare la composizione dei materiali
grezzi di colata, di ottenere una determinata microstruttura con specifiche proprietà fisiche e meccaniche e, nel
caso degli acciai temprati, di annullare gli effetti della tempra martensitica.
In particolare per gli acciai la ricottura propriamente detta o ricottura completa viene condotta secondo le se-
guenti modalità:
• riscaldamento progressivo fino ad una temperatura superiore al punto Ac3, in modo da trasformare in austenite
6
Trattamenti termici
• mantenimento a tale temperatura per un tempo sufficiente onde assicurare che tutte le parti del pezzo si siano
trasformate completamente in austenite;
• raffreddamento lento (in forno) in modo che tutte le trasformazioni avvengano in condizioni prossime a quelle
di equilibrio, per le quali vale il diagramma Fe-Fe3C.
Occorre cioè, con riferimento allo schema riportato in fig. 5.1, che la traiettoria di raffreddamento, a partire
da una temperatura superiore di circa 50 °C ad Ac3, intersechi la curva anisoterma alle alte temperature in modo da
evitare la trasformazione dell’austenite in strutture che non sono di equilibrio.
In particolare, nel caso rappresentato in fig. 5.1 (preso come riferimento un acciaio ipoeutettoidico), raggiun-
ta le temperatura corrispondente al punto “x”, inizia la trasformazione dell’austenite in ferrite; al punto “y” la re-
stante austenite comincia a decomporsi in perlite e questa trasformazione si completa alla temperatura e al tempo
corrispondente al punto “z”. Quindi, la struttura non subisce ulteriori trasformazioni ed a temperatura ambiente
risulta costituita da ferrite e perlite.
Tali strutture sono in genere caratterizzate da buone duttilità e lavorabilità a freddo, qualunque sia la struttu-
ra di partenza dell’acciaio.
Temperatura
As
A r3
x
A r1
F y
P P
z
A
Ai A
(F-C)
A B
Ms
B
A M
Mf
F+R
M
log tempo
Fig. 5.1 - Rappresentazione schematica sulle curve CCC della ricottura completa di un acciaio ipoeutettoidi-
co.
7
Trattamenti termici
5.2 Normalizzazione
La ricottura completa viene sostituita molto spesso con la normalizzazione, seguita per lo più da un secondo
trattamento termico denominato ricottura di addolcimento (vedi rinvenimento), effettuato per attenuare l’eccessiva
durezza che si ottiene con il primo.
La normalizzazione si ottiene riscaldando l’acciaio ad una temperatura di una settantina di gradi al di sopra
di Ac3, mantenendolo a tale temperatura per un tempo sufficiente alla completa austenitizzazione, e quindi la-
sciandolo raffreddare liberamente all’aria.
In tal modo si ottiene un acciaio a grano molto fine e regolare e nello stesso tempo si realizza un vantaggio
economico in quanto si termina l’intero ciclo di operazioni più rapidamente e senza un eccessivo immobilizzo del
forno.
I valori del carico di snervamento, di rottura e di durezza risultano sensibilmente superiori a quelli dello stes-
so acciaio allo stato ricotto, specialmente quando il tenore di carbonio è elevato e quando le dimensioni dei pezzi
sono piccole.
5.3 Tempra
La tempra consiste nel riscaldamento dell’acciaio sopra il punto Ac3, nel mantenimento a tale temperatura per
un tempo sufficiente da avere “a cuore” struttura austenitica, quindi nel raffreddamento con velocità superiore a vs
(velocità critica superiore di tempra) così da avere a temperatura ambiente la struttura martensitica, caratterizzata,
come descritto in precedenza, da grande durezza e fragilità. Le condizioni fondamentali perché un acciaio possa
assumere una struttura interamente martensitica sono:
• la temperatura alla quale si riscalda l’acciaio e il tempo di permanenza a tale temperatura devono essere in gra-
do di garantire la completa austenitizzazione dell’acciaio stesso;
• la velocità di raffreddamento deve essere tanto elevata da impedire le trasformazioni ad alta temperatura;
Per evitare i fenomeni di surriscaldamento, cioè di ingrossamento del grano, la temperatura alla quale
l’acciaio va portato prima di essere temprato (la cosiddetta “temperatura di tempra”) deve essere indicativamente
di circa 50-70 °C superiore ad Ac3 che varia col tenore di carbonio e degli elementi di lega dell’acciaio. Per gli ac-
ciai ipereutettoidici, la temperatura di tempra è presa solo di circa 50 °C superiore ad Ac1, rinunciando a far passa-
re in soluzione tutta la cementite secondaria. Per tenori sufficientemente alti di carbonio, il punto Acm si avvicina
rapidamente alla linea di solidus: come conseguenza si potrebbero avere fenomeni di surriscaldamento o addirittu-
ra (in caso di non perfetto controllo della temperatura del forno) parziale fusione dell’acciaio al contorno dei grani
(si parla in questo caso di acciaio “bruciato”, che non è in alcun modo recuperabile e va pertanto riciclato tra i rot-
tami per la rifusione). Il rapido raffreddamento necessario alla tempra dell’acciaio si ottiene immergendo il pezzo
in un bagno temprante che può essere costituito da acqua, aria eventualmente soffiata, olio, soluzioni saline, me-
talli fusi, ecc.. Se l’acciaio prende tempra all’aria si dice autotemprante.
La severità dei vari mezzi di tempra dipende, oltre che dal tipo e dalla forma del pezzo, dal calore latente di
8
Trattamenti termici
vaporizzazione, dal calore specifico, dalla conducibilità termica, dalla viscosità e dalla temperatura del bagno
temprante.
Il bagno di tempra è scelto in base all’attitudine alla tempra dell’acciaio, attitudine che può essere caratteriz-
zata in termini di temprabilità o penetrazione di tempra, che dipende dalle variazioni di durezza dalla superficie al
cuore dei pezzi ed è influenzata dal tenore di carbonio e dagli eventuali elementi in lega.
• acciai che si temprano in acqua (con indurimento localizzato alle sole zone superficiali); tale mezzo è, in ge-
nerale, tipico per gli acciai al solo carbonio;
• acciai che si temprano in olio (con indurimento profondo); tale mezzo è tipico in generale degli acciai legati
(per esempio al nichel, cromo e molibdeno);
• acciai che si temprano in aria (a minima distorsione); tale mezzo è tipico degli acciai con significative quanti-
tà di elementi in lega, i cosiddetti acciai autotempranti.
Poiché la trasformazione austenite-martensite avviene con aumento di volume (un acciaio al carbonio di
composizione eutettoidica presenta un aumento intorno al 4%) ed in modo pressoché istantaneo, il trattamento di
tempra induce negli acciai sforzi interni anche rilevanti che possono portare a deformazioni o addirittura alla rot-
tura dei pezzi o alla formazione delle cosiddette cricche di tempra (un esempio è illustrato in fig. 5.2).
Per ridurre al minimo i pericoli derivanti dalla presenza di sforzi interni o per evitare cricche di tempra sono
stati messi a punto tre particolari trattamenti termici di tempra:
• la tempra martensitica differita, detta anche tempra scalare o in due tempi o martempering;
9
Trattamenti termici
T T
As (a) As (b)
Ar3 A r3
Ar1 A r1
F cuore F
cuore P P
P
A P Ai A
A A
Ai
supf.
(F+C) (F+C)
supf.
A B A B
Ms B Ms
B
Mf Mf
M M M M
log t log t
T T
As (c) As (d)
A r3 A r3
A r1 A r1
F P
A P P
F A A
Ai A P Ai
(F+C) (F+C)
A B A B
Ms B Ms
B
Mf Mf
M B M+B
log t
log t
Fig. 5.3 - Confronto tra tempra: a) classica; b) scalare; c) bainitica completa; d) bainitica parziale.
Il pezzo viene allora tolto dal bagno salino e raffreddato rapidamente a temperatura ambiente; poiché la tem-
peratura dell’acciaio all’atto della trasformazione martensitica è uniforme, quest’ultima non induce uno stato di
sforzi interni. Tale trattamento termico può essere infine completato con un rinvenimento per ottenere la durezza e
la tenacità più adeguate alle applicazioni.
La tempra bainitica, illustrata schematicamente in fig. 5.3c, consiste nella trasformazione isoterma
dell’austenite in bainite. Le operazioni che si eseguono sono simili a quelle della tempra scalare con la differenza
che l’acciaio, raffreddato rapidamente ad una temperatura superiore a Ms, viene mantenuto a tale temperatura fino
al completamento della trasformazione bainitica; successivamente l’acciaio viene raffreddato a temperatura am-
biente. Il trattamento di rinvenimento in questo caso non è richiesto, dato che è possibile ottenere la durezza volu-
ta variando opportunamente la temperatura di trasformazione. Rispetto al diffuso, duplice trattamento di tempra e
rinvenimento, noto come bonifica, che permette di ottenere una durezza analoga, ma con struttura martensitica
rinvenuta, l’austempering offre il vantaggio di ottenere, con una sola operazione, una struttura più tenace.
6 Trattamenti termici con riscaldamento a temperatura inferiore all’intervallo dei punti critici.
6.1 Rinvenimento
combinazione della tenacità e della duttilità. Sebbene il principale scopo del rinvenimento sia quello della modifi-
cazione della struttura della martensite, esso ha pure un effetto sulla eventuale austenite residua che può essere
presente e sugli sforzi interni residui.
Il rinvenimento consiste nel riscaldamento di un acciaio temprato ad una temperatura inferiore ad Ac1 (al
massimo si arriva a 600-650 °C), nel mantenimento a tale temperatura per un tempo opportuno e infine nel suc-
cessivo raffreddamento generalmente all’aria. L’entità degli effetti ottenuti (diminuzione della durezza e della fra-
gilità e contemporaneo aumento della tenacità e della duttilità dell’acciaio) è funzione della temperatura di rinve-
nimento e della durata; i risultati sono comunque tanto più marcati quanto più alta è la temperatura e lungo il tem-
po. In particolare, dopo un certo periodo di tempo (tanto maggiore quanto più bassa è la temperatura di rinveni-
mento) non si hanno più variazioni delle caratteristiche meccaniche, in particolare della durezza.
7 Trattamenti superficiali
La tempra ad induzione sfrutta le proprietà delle correnti indotte di alta frequenza di distribuirsi solo nello
strato sottostante la superficie di un materiale metallico. Il pezzo di acciaio (tipicamente di forma cilindrica) viene
fatto passare all’interno di una bobina induttrice opportunamente sagomata (si realizza in tal modo per effetto Jou-
le un rapidissimo riscaldamento superficiale dell’acciaio al di sopra del punto Ac3, mentre il cuore rimane freddo),
per poi introdurlo immediatamente in un bagno di tempra (fig. 7.1).
Conduttori Movimento
pezzo
Linee di flusso
Bobina
Pezzo da indurire
in superficie
Bobina circuito
primario
Fig. 7.1 - Modalità di riscaldamento di un tondino in acciaio da indurire con tempra superficiale.
Tav. 7.1 - Condizioni operative di massima e profondità dello strato superficiale indurito nella tempra
superficiale a induzione
11
Trattamenti termici
La profondità di indurimento dipende dalla potenza elettrica specifica usata e dal tempo. L’esperienza consi-
glia di adottare elevate potenze specifiche per tempi brevi, qualora si debbano realizzare profondità di penetrazio-
ne di tempra limitate; potenze inferiori, ma tempi più lunghi, per profondità di penetrazione maggiori (Tab. 7.1).
Due o più metalli capaci di formare soluzioni solide possono dare una lega per fusione ma anche per diffu-
sione allo stato solido, se portati in intimo contatto. In quest’ultimo caso si viene a realizzare una modificazione
della composizione chimica dei metalli che interessa, almeno per tempi non eccessivamente lunghi, solo un picco-
lo spessore a partire dalla superficie di contatto.
Il processo di diffusione di uno o più elementi in un pezzo di materiale metallico di composizione chimica
data serve pertanto ad impartire particolari proprietà superficiali, quali per esempio durezza, resistenza all’usura,
resistenza all’ossidazione a caldo, aumento del limite di fatica, lasciando praticamente inalterate le proprietà al
cuore.
Occorre tener presente che in un trattamento termochimico di diffusione si possono individuare due stadi
successivi spesso parzialmente sovrapposti: il primo caratterizzato dalla deposizione a mezzo di reazioni chimiche
sulla superficie della lega di uno o più elementi diffondenti; il secondo caratterizzato dalla diffusione degli ele-
menti depositati verso il cuore del pezzo, così da modificarne la composizione chimica in uno strato più o meno
profondo a partire dalla superficie. Durante questo secondo stadio si possono formare dei composti chimici tra
uno o più elementi del materiale metallico e l’elemento diffondente.
Nella pratica si indica con cementazione il trattamento termochimico eseguito sugli acciai con sostanze car-
buranti per ottenere alla superficie dei pezzi un arricchimento del tenore di carbonio. Si tratta più propriamente di
una carbo-cementazione.
Altri trattamenti termochimici di diffusione eseguiti sugli acciai e di notevole importanza applicativa sono
Tra quelli citati, i trattamenti termochimici di maggior importanza industriale sono costituiti dalla carboce-
mentazione e dalla nitrurazione, le cui tipiche combinazioni durezza-profondità sono illustrate in fig. 7.2, mentre
la fig. 7.3 presenta l’andamento della durezza in funzione della temperatura per acciai cementati e nitrurati.
La Tab. 7.2 riporta il confronto tra i cicli di lavorazione di pezzi in acciaio cementato e nitrurato.
12
Trattamenti termici
Durezza HV
1000
Nitrurazione
800
600
Cementazione
400
200
0 p (mm)
0 0,4 0,8 1,2 1,6 2,0
Durezza HV
1200
Acciaio nitrurato
1000
800
600
400
Acciaio cementato
200
0
0 200 400 600 800
Temperatura di riscaldamento (°C)
(tempo 2h)
Tab. 7.2 - Confronto tra il ciclo di lavorazione di pezzi in acciaio cementato e nitrurato
13
1 Anno Ingegneria Gestionale, Meccanica e Meccatronica
Trattamenti Termici
A.A. 2011/12
Contenuti
3 Temprabilità
5 Trattamenti superficiali
Ac3 + 50 C (ipoeutettoidici)
Austenitizzazione a T =
Ac1 + 50 C (ipereutettoidici)
Raffreddamento lento specialmente attraverso l’intervallo critico (sotto i
500 C raffreddamento in aria)
Risultato:
Ipoeutettoidici: ferrite e perlite relativamente grossolane, resistenza e durezza
modeste, duttilità elevata
Ipereutettoidici: globulizzazione parziale della cementite proeutettoidica, con
aumento della resilienza. Temperatura
As
A r3
x
A r1
F y
P P
z
A
Ai A
(F-C)
A B
Ms
B
A M
Mf
F+R
M
log tempo
CONSEGUENZE:
• formazione di scaglia
• rischi di bruciature
• ingrossamento del grano
HB ricotto HB normalizzato
50-70 C
Cricche di tempra:
Distorsioni:
50% M,
50% P
Diametro del provino
(Curve a U, definizione di
Diametro critico)
Dc
Effettuato il raffreddamento,
il provino viene rettificato lungo due
generatrici opposte, per una profondità di
0,4 mm e sulle parti rettificate, ad una
distanza di circa 1,5 mm l'una dall'altra
partendo dall'estremità raffreddata, si
determina la durezza HRc.
Correlazione
tra le durezze
ottenute nella prova Jominy
e le traiettorie
di raffreddamento
sovrapposte
al diagramma CCT
a) acciaio 1,0-1,3%C
b)acciaio 0,7-0,9 %C
Tenacità
Rinvenimento…ha effetti su Eventuale austenite residua
Sforzi interni residui
Metodi:
1. Metodo Tocco o ad induzione
2. Processo Shorter (alla fiamma
ossiacetilenica)
Prima del trattamento è necessario che l’acciaio sia stato trattato per
avere a cuore le prefissate proprietà (BONIFICA o anche
normalizzazione)
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 39
Conduttori Movimento
pezzo
Linee di flusso
Bobina
Pezzo da indurire
in superficie
Bobina circuito
primario
Riscaldamento Indurimento
superficiale Tempra superficiale
CEMENTAZIONE
2 CO ( g ) + Fe − γ ( s ) → (C) Fe− γ + CO 2 ( g )
Materiale di partenza:
acciaio a basso carbonio (ad es. C15)
%C
superficie cuore
Tempra,
con ottenimento di strutture
martensitiche differenziate
Profondità
massima
raggiunta
dal
carbonio
diffondente
NITRURAZIONE
Diffusione, in campo ferritico, dell’Azoto
Formazione, in superficie, di nitruri di elevata durezza
500 C, 40-100 h
Durezza HV
1000
Nitrurazione
800
600
Cementazione
400
200
0 p (mm)
0 0,4 0,8 1,2 1,6 2,0
Durezza HV
1200
Acciaio nitrurato
1000
800
600
400
Acciaio cementato
200
0
0 200 400 600 800
Temperatura di riscaldamento (°C)
(tempo 2h)
A.A. 2011/12
Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai
Contenuti
1 Aspetti normativi
2 Acciai da costruzione
UNI EN 10027
Gruppo 1
Acciai designati in base al loro impiego (es: Fe P 03 acciaio in
lamiera sottile per imbutitura) e alle loro caratteristiche
meccaniche (es: Fe 410, R = 410 MPa) o fisiche
(impiegati allo stato grezzo di laminazione o, in casi eccezionali,dopo
normalizzazione)
Gruppo 2
Acciai designati in base alla loro composizione chimica
Indicazioni di base:
- simbolo iniziale
- tenore di Carbonio
- elementi chimici che caratterizzano l’acciaio
- tenori dei principali elementi in lega
Quasi tutti questi acciai vengono messi in opera dopo opportuno Trattamento
termico
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 3
Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai
UNI EN 10027
Gruppo 2
Acciai designati in base alla loro composizione chimica
UNI EN 10027
Gruppo 2
Acciai designati in base alla loro composizione chimica
- Acciai rapidi
Lettere HS
Numeri indicanti la % degli elementi in lega, riportati nel seguente
ordine: W, Mo, V, Co
Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai
Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai
• Acciai maraging
generalità
• 80% della produzione globale dell’acciaio
• basso costo (non legati o microlegati)
• maggiori progressi per gli acciai di qualità negli ultimi 20 anni
rispetto agli acciai speciali
• devono resistere ai carichi senza deformarsi (appartengono
al I della designazione UNI EN 10027)
• in opera allo stato grezzo di laminazione (o normalizzazione)
• devono essere saldabili (no trattamenti termici post
saldatura) (basso CE)
• effervescenti o calmati
Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai
di qualità
Acciai HSLA
Effetto
della composizione
sul comportamento
meccanico
Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai
Generalità
• Acciai calmati
• Al solo carbonio o debolmente legati
• In opera dopo trattamento termico di tempra e opportuno
rinvenimento
• applicazioni: costruzione di componenti meccanici
soggetti ad elevate sollecitazioni
Acciai da bonifica
Esempi: C45
39NiCrMo3
Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai
Acciai da bonifica
Acciai autotempranti
Esempio: 34NiCrMo16
Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai
Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai
Acciai da cementazione
Esempio: C16
20CrNi4
Acciai da cementazione
Temperature indicative dei diversi trattamenti termici
per gli acciai speciali da cementazione (cfr. UNI 7846)
Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai
Acciai da nitrurazione
Esempio: 31CrMo12
Acciai da nitrurazione
Temperature indicative dei diversi trattamenti termici
per gli acciai speciali da nitrurazione (cfr. UNI 8077)
Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai
GENERALITA’
Caratteristiche essenziali:
- alta durezza a caldo (matensite dura: elevato tenore di C)
- alta durezza a freddo
- elevata capacità di taglio
- insensibilità all'addolcimento per rinvenimento
- buona resistenza all'usura
- Mancanza di fragilità (compromesso con la durezza)
- indeformabilità nel trattamento termico
- alta penetrazione di tempra
- insensibilità alle fratture per oscillazioni termiche (fatica termica)
Gli acciai per utensili devono essere pertanto di altissima qualità.
GENERALITA’
- acciai rapidi
- super-rapidi C Cr W V Mo Co (5-10%):
40 m/min su un materiale con R = 500 N/mm2, (molto duri,
no urti o fatica)
- rapidi senza Co: 30 m/min un materiale con R = 500 N/mm2,
più tenaci rispetto ai precedenti (presenza di urti e vibrazioni)
- semirapidi C 0,8 Cr W poco Mo V :
15 m/min un materiale con R = 500 N/mm2
Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai
Influenza
dei vari elementi in lega:
dipende dalla facilità
con cui si possono
formare dei composti
che diano particolari
proprietà agli utensili.
Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai
C Cr W Mo V Co HRC
35CrMo8KU 0.35 2 - 0.5 - - 30
X30WCrV93KU 0.30 3 9 - 0.4 - 48
C Cr W Mo V Co HRC
C120KU 1.20 - - - - - 62
55WCrV8KU 0.55 1 2 - 0.2 - 58
X205Cr12KU 2.05 12 - - (0.2) - 62
Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai
ACCIAI RAPIDI
C Cr W Mo V Co HRC
HS-18-0-1 0.78 4 18 - 1 - 63
HS-7-4-2-5 1.10 7 4 4 2 5 66
Esempio: 100Cr6
Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai
Trattamenti termici
ACCIAI MARAGING
Aspetti normativi Acciai da costruzione Acciai per utensili Altri tipi di acciai
• Struttura austenitica
• Dopo tempra in acqua: tenacità e duttilità
• Elevatissima capacità di indurirsi sotto l’azione di urti
• Resistenza all’usura in condizioni gravose
• Utilizzo fino a 200-250 C
• Mulini, macine, frantoi, ecc.
• Getti (cingoli), scambi ferroviari
Temprato Incrudito
C Mn Simax Pmax Smax R (MPa) Rs (MPa) A (%) HB HB
1.0-1.3 10-14 1.0 0.1 0.05 900-1000 350-400 50-60 170-200 450-550
• Corrosione generalizzata
Chimica e Materiali Metallici • Corrosione galvanica
• Corrosione per vaiolatura (pitting)
• Corrosione interstiziale (crevice)
Gli acciai inossidabili • Corrosione intergranulare
• Corrosione filiforme
• Tenso-corrosione
• Corrosione a caldo
A.A. 2011/12
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 1 G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 3
Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
PASSIVAZIONE
Contenuti
(potenziale)
Zona transpassiva
2 Acciai inossidabili austenitici
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 2 G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 4
Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
IL RUOLO DEL CROMO CLASSIFICAZIONE
C Cr Ni Mo N R A
Pellicola superficiale (MPa) (%)
di ossido di Cromo Austenitici AISI 304 0.06 19 9 - - 586 55
AISI 302 0.15 18 9 - - 620 50
AISI 316 0.06 17 12 2.5 - 620 50
AISI 304L 0.03 19 10 - - 517 55
Acciaio AISI 316L 0.03 17 12 2.5 - 517 50
• La pellicola di ossido si forma per tenori di Cr ≥ 12% Martensitici AISI 410 0.15 12 - - - 1310 15
• La pellicola conferisce passivabilità all’acciaio
• Lo spessore è di 10-100 Å Duplex 23-04 0.02 23 4 - 0.10 700 25
• La pellicola si forma in aria e tende a riformarsi istantaneamente, 22-05 0.02 22 5.5 3 0.14 800 25
se danneggiata 25-07 0.02 25 7 4 0.25 920 20
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 5 G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 7
Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttiviAcciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
GLI ACCIAI INOSSIDABILI IL DIAGRAMMA DI SHAEFFLER
• Leghe Fe-C-Cr(-Ni)
• Resistenza alla corrosione
Creq = %Cr
• Cromo: minimo 12% per garantire la passivabilità + %Mo
• Film superficiale di ossido + 1.5 %Si
• Unificazione: AISI + 0.5 %Nb
- austenitici (2XX, 3XX)
Nieq = %Ni
- ferritici, martensitici (4XX) + 30 %C
- austeno-ferritici (duplex) + 0.5 %Mn
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 6 G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 8
Aspetti introduttiviAcciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
IL DIAGRAMMA DI SHAEFLER COMPORTAMENTO MECCANICO
Creq = %Cr
+ %Mo
+ 1.5 %Si
+ 0.5 %Nb
Nieq = %Ni
+ 30 %C
+ 0.5 %Mn
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 9 G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 11
Aspetti introduttiviAcciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
DERIVAZIONE DELLE VARIE TIPOLOGIE NOTE SULLA RESISTENZA A CORROSIONE
%Cr
18%
Carburi
di Cromo Bordi grano
(Cr23C6) 12%
6%
x
A
Grano Grano
A
Carburo
Zona
impoverita Attacco corrosivo
di Cromo Sez. A-A
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 13 G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 15
Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
IL FENOMENO DELLA SENSIBILIZZAZIONE SENSIBILIZZAZIONE: RIMEDI
Sensibilizzazione
2
Trattamento
Acciai Low-Carbon: di solubilizzazione
Grano Grano
Carbonio < 0.03% e tempra
Carburo (ad es. AISI 316L)
1
Attacco corrosivo
Corrosione
intergranulare
3
Aggiunta di elementi
con maggiore affinità
per il Carbonio,
rispetto al Cromo
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 14 G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 16
Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
ACCIAI INOSSIDABILI FERRITICI NOTE SULLA RESISTENZA A CORROSIONE
- Cr, + Al
- Cr, + Ti - Cr
contro
minor costo saldabilità
incrudimento
409 429
405 • Acciai ferritici al molibdeno: resistenza alla corrosione simile ad AISI 316,
ma migliori di molti acciai austenitici in termini di tensocorrosione.
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 17 G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 19
Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
COMPORTAMENTO MECCANICO GLI ACCIAI INOSSIDABILI MARTENSITICI
Confronto
+C + P, + S + Se
tra le caratteristiche
caratt. meccaniche lavorabilità lavorabilità
meccaniche
420 420F, 416 416Se
di acciai inossidabili
austenitici e ferritici,
al variare
del grado
+ Mo, + V, + W + Ni + Cr, + Ni
di incrudimento
resistenza a caldo AISI 410 corrosione corrosione
422 414 431
+C
caratt. meccaniche -C -C
+ Cr resilienza resilienza
corrosione 440B 440A
440C
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 18 G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 20
Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
INTRODUZIONE DIAGRAMMA DI STATO
Diagramma
pseudo-binario
di equilibrio
[WRC-92]
Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
CARATTERISTICHE DEGLI ACCIAI AUSTENO-FERRITICI (DUPLEX) EFFETTO DEI TRATTAMENTI TERMICI
ferrite
austenite sigma
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 22 G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 24
Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
LE FASI INFRAGILENTI CARATTERISTICHE MECCANICHE
Proprietà meccaniche
Dipendenza
della struttura
dal trattamento termico
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 25 G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 27
Aspetti introduttiviAcciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
CARATTERISTICHE FISICHE CARATTERISTICHE MECCANICHE
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 26 G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 28
Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttiviAcciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
CARATTERISTICHE MECCANICHE CURVE DI ISO-CORROSIONE
Acido solforico
AISI 316
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 29 G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 31
Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
RESILIENZA TEMPERATURE CRITICHE DI PITTING
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 30 G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 32
Aspetti introduttivi Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e Aspetti introduttivi
Acciai inossidabili Acciai inossidabili Acciai inossidabili Caratteristiche e
austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni austenitici ferritici e martensitici austeno-ferritici applicazioni
SETTORI APPLICATIVI EVOLUZIONE DEL MERCATO
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 33 G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 35
Le ghise
A.A. 2011/12
Contenuti
1 Introduzione
3 Ghise sferoidali
4 Caratteristiche e applicazioni
Ghise
1.C = 2.06% 4%
[Link] costo
Difetti
Caratteristiche applicative
G. TIMELLI, P. FERRO, F. BONOLLO MATERIALI METALLICI UNIVERSITA’ DI PADOVA - DTG 4
Introduzione Struttura e morfologia Ghise sferoidali Caratteristiche
della grafite e applicazioni
GRAFITE E CEMENTITE
Microstruttura
- Grafite Strutture in competizione
- Cementite già al momento
- (Austenite) della solidificazione:
- Ferrite Composizione
- Perlite Velocità di raffreddamento
composizione chimica
velocità di raffreddamento (spessori!)
eventuale trattamento termico
eventuale trattamento della ghisa fusa (inoculazione)
È favorita la
solidificazione
dell’eutettico stabile
EFFETTO GRAFITIZZANTE
Il Cr rende più
probabile la
solidificazione
Eutettico stabile secondo il sistema
metastabile
Eutettico metastabile
Effetto
antigrafitizzante
ghisa grigia
ghisa sferoidale
Crescita “DIVORZIATA”
Grafite sferoidale
• GHISE BIANCHE
• GHISE GRIGIE
• GHISE MALLEABILI
• GHISE SFEROIDALI
• GHISE CONCHIGLIATE
• GHISE LEGATE
COLATA TRATTAMENTO
TERMICO
cementite
GHISE BIANCHE
GHISE GRIGIE
GHISE MALLEABILI
GHISE SFEROIDALI
grafite grafite
Grafite lamellare
“Discontinuità” microstrutturale
bassa resistenza
duttilità nulla
BUONA conducibilità termica
UTS v % Elong. for Grey Iron.
Elevato coefficiente di
350
smorzamento
Resistenza all’usura e basso 300
attrito
250 BS 1452:1977
Ottima lavorabilità
Buona colabilità e scarso ritiro 200
UTS (MPa)
compressione
Basso costo 100
50
0
0 2 4 6 8 10
% Elongation
800
700
600
BS 6681:1986
500 UTS
MALL
UTS (MPa)
UTS GI
400
300
200 BS 1452:1977
100
UTS GI
700
600
BS 2789:1985
UTS (MPa)
500
400
300
BS 6681:1986
200
100
BS 1452:1977
0
0 5 10 15 20 25
% Elongation
Effetto
Lamellare Sferoidale sferoidizzante
del Magnesio
sulla
microstruttura
della ghisa
Compatta
- formazione di risucchi
- formazione di cementite primaria
- necessità di modificare l’analisi chimica del metallo
γ (α) + (γ)
La cricca cricca
viene
innescata grafite
grafite
La cricca
cricca viene
deviata
414 MPa 552 MPa 690 MPa ~600 MPa 793 MPa 1050 MPa 1600 MPa 310 MPa
• Getto: supporto
• Processo: colata in sabbia verde
• Ghisa sferoidale
• Riprogettazione di componente realizzato
per saldatura di più parti in acciaio
(problemi di tolleranze non rispettate)
• Risparmio annuo: 60.000 $