Youngtimer & Retro - Giugno-Luglio 2025
Youngtimer & Retro - Giugno-Luglio 2025
3.0 V6
2.0 TWIN SPARK AMERICA
ASN 1987
1991
1.8 TURBO
QUADRIFOGLIO VERDE
1990
1.8 TURBO
EVOLUZIONE
POSTE ITALIANE S.P.A. – SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE- AUT. N°MIPA/LO- NO/095/2023 PERIODICO ROC - PREZZI ESTERI: Aut 10,50 € - Es 8,50 € - PT (Cont.) 8,70 € - F+PM € 14,95 FR - CH TICINO 10,95 CHF
1987
CONTO DEPOSITO
ABBIGLIAME
ABBIGLIAMENTO & ACCESSORI
ADVENTURING
ABBONATI SUBITO
PER RICEVERLA COMODAMENTE A CASA
CUORE SPORTIVO,
ANIMA ITALIANA
La 75 compie quarant’anni e noi non potevamo
lasciarla parcheggiata nella memoria. CI TROVI
L’abbiamo riportata in pista per raccontarla,
celebrando il mito Alfa Romeo
ANCHE
DI ALVARO SGUEGLIA MARIANO @alvaroiago
ONLINE!
S
@youngtimer_retro
iamo un popolo automobilistico sofisticato. Amiamo le
vetture veloci, dal design elegante ma con un tocco di @youngtimerretro
sana arroganza. Eppure ci troviamo a fare i conti con una
realtà contemporanea complessa, in cui il porto sicuro di
noi appassionati è una nostalgica celebrazione della
nostra storia a quattro ruote: un passato glorioso e
irripetibile invidiato in tutto il mondo.
Sulle pagine di Youngtimer & Rétro abbiamo spesso raccontato l’Alfa
Romeo: dalla copertina sul terzo numero dedicata alle 164 – tra cui una
rarissima Super 2.5 V6 – passando per le interviste a designer di primo
piano come Walter de Silva, fino al confronto tra la 147 GTA e la sua
rivale VW Golf R32, sul settimo numero. Abbiamo anche approfondito
la nascita di un modello iconico come la 8C Competizione del 2007.
Ma non ci siamo fermati qui. Abbiamo incontrato Lorenzo Ardizio
– Curatore del Museo Alfa Romeo – e Gianfilippo
“L’ALFA ROMEO
Salvetti – Presidente dell’Alfa Blue Team – figure di
spicco del panorama motoristico italiano, che come
moderni cavalieri templari custodiscono e tramandano
È LA MAMMA
la memoria di una straordinaria cultura tecnica e ABBONATI
ingegneristica iniziata nel 1910 con l’Anonima SUL NOSTRO SITO
Lombarda Fabbrica Automobili (ALFA), le cui radici [Link]/youngtimer
DI TUTTI
affondano ancor più in profondità, nel 1897 come
Darraq, anticipando di due anni la nascita della Fiat e di
ben sei quella della statunitense Ford.
Lo abbiamo fatto per voi, i nostri lettori. Siete la
I MARCHI
benzina che alimenta il nostro motore redazionale ad
alto numero di ottani. Celebrare la grande storia di un
patrimonio automobilistico italiano non è mai semplice.
ITALIANI”
Come l’Alfa Romeo, la mamma di tutti i marchi italiani,
capace di dominare la scena internazionale. Non a caso,
un giovane Enzo Ferrari per vent’anni ha corso e vinto
sotto il simbolo del Quadrifoglio verde, gestendo
magistralmente la squadra corse meneghina.
Per celebrare i quarant’anni dell’alfissima 75, la nostra scelta è stata
quella di radunare in pista a Cremona i modelli più esclusivi della serie.
Una vettura figlia di un’industria in crisi di liquidità, ma che ha saputo
trovare nel genio dei suoi tecnici Orazio Satta Puliga, Giuseppe Busso,
Rudolf Hruska, Filippo Surace, Domenico Chirico, un punto di forza
assoluto. Ingegneri capaci, come diceva Enzo Ferrari, di “mettere i
guanti alle mosche”, tirando fuori un’icona degli anni Ottanta
dall’ottima base della Giulietta 116. E poi, la matita di Ermanno DIGITAL
Cressoni, è stata la ciliegina sulla torta. readly, pressreader, zinio,
amazon kindle, magzter, [Link]
Oggi più che mai, il nostro compito è quello di celebrare la fama
internazionale che ha accompagnato Alfa Romeo nei suoi 115 anni
di storia. Uno dei più grandi marchi del nostro Paese. Se avete voglia scriveteci,
E allora, come disse Henry Ford nel 1933 vedendo passare un’Alfa: parlateci della vostra passione
“Togliamoci il cappello”. e della vostra auto, questa è la
nostra email:
Buona lettura di questo nuovo e fiammante numero di YTR! redazione@[Link]
[Link] 3
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SOMMARIO
la Track Selection
che ti accompagnerà
nella lettura
N° 14 / giugno/luglio 2025
YOUNGTIMER & RETRO È IN EDICOLA
IL 15 DI OGNI MESE DISPARI
COVER STORY
34 In occasione del 40° anniversario,
abbiamo radunato sul circuito di
Cremona sei meravigliose Alfa 75!
12 16 54 88 90
58
ILIO BETTEGA
HERITAGE • ATTILIO
18 28 82
AUDI TT 3.2 V6 QUATTRO STRANGER • CARS RENAULT 21
4 Youngtimer &
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il mondo delle due ruote con passione e curiosità.
Dalle ultime novità di mercat
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6 Youngtimer &
OPINIONI
LAST LAP
Si chiude un ciclo durato due anni, con un ultimo giro
dedicato a chi ha reso possibile l’esistenza di questa rivista.
Infine una breve riflessione, sull’origine della passione…
DI RICCARDO CASARINI @ludwig_tekne
P
roprio come accade per le auto, anche per Youngti-
mer & Rétro è arrivato il momento del restyling.
Un primo assaggio l’avete già avuto sul fronte gra-
fico, toccherà poi alla meccanica della rivista, che
sono i suoi contenuti. Anche per me, personalmen- CHI È
te, si chiude oggi un ciclo: era il 2023 quando l’allora respon- Voghera, 1988. Svezzato
sabile della Divisione Motori - il caro Roberto Corona - mi tra kartodromi e officina di
diede fiducia incaricandomi del coordinamento di questa te- famiglia, dove riceve un primo
stata, chiamata a raccogliere un nome e un’eredità importan- imprinting alla manualità,
te. Un’opportunità resa possibile grazie alla forza e alla solidi- nel 2014 si laurea in Filosofia
tà dell’editore Sprea. L’obiettivo ambizioso, era quello di presso l’ateneo di Pavia, con
strutturare una rivista con contenuti inediti, creati in Ita- la tesi “Estetica della Velocità”,
“DANDO
lia, che avesse il sapore buono dei magazine “pre-social”, lavorando sui testi di Augé,
quelli dei tempi d’oro della carta stampata. A distanza di Virilio, Banham e Bredekamp.
due anni e 14 numeri dopo, mi vien da dire che non solo ci Nel biennio 2015-2016 torna
SPAZIO A
siamo riusciti, ma l’abbiamo fatto dando spazio a una pluralità di nuovo in officina
di voci, di stili e di storie, grazie alle penne di una squadra al servizio del preparatore
vera: Diego Alverà, Pierpaolo Bucci, Manuele Cecconi, Emma- Fuel Motorcycles (Barcellona,
UNA PLURALITÀ
nuel Grossi, Marco Lasala, Claudio Raspanti, Matteo Scarsi, Catalunya), partecipando alla
Alvaro Sgueglia Mariano, Alfonso Trombetti. costruzione di motociclette
Grazie alle sensibilità fotografiche di Cristina Pertile, Si- special. In quello stesso
mone Ardito, Fred Falco, Max Serra, Andrea Vailetti e Marco
DI VOCI,
periodo prendono piede
Zamponi, oltre che alle abilità grafiche di Andrea Carpani e anche le prime collaborazioni
Luca Patrian e alla gestione attenta di Roberta Tempesta. Non editoriali tra le quali, negli anni
ultimi, i lettori e gli associati ai club che con entusiasmo ci
DI STILI
a seguire: Ferro, Riders, Kustom
hanno sostenuto e garantito un’ammirevole complicità. Dopo Kulture, Cruisin’ e InSella.
questo doveroso e sentito elenco, non vorrei ora risultare me- Nel maggio 2023 viene
lenso ma… devo confessarvi un segreto più intimo: da che ho incaricato del coordinamento
E DI STORIE”
memoria divido la mia Passione con una linea netta, a metà editoriale della vostra rivista
tra la scrittura e la meccanica. Erano i primi anni ’90 e tra i preferita… proprio quella
passatempi di un me bambino, ricordo la sensazione brigante che state sfogliando.
dei risvegli notturni per vedere i GP.
Le serate in cantina con una spatola in mano, a rimuovere
come fosse un gioco, il mastice riscaldato sulla scocca nuda di
una (futura) Saxo da rally. L’estasi provata a dodici anni, una
volta guadagnata l’altezza sufficiente per “dominare” i pedali
della Fiat Ritmo di nonno, facendo così slalom improvvisati
tra manici di scopa, piantati nel bel mezzo di un campo di gra-
no tagliato di fresco. Ricordo quella polvere! Sono sicuro che
ognuno di noi ha ricordi simili, che sono stati lo stampo dell’a-
nima, qualunque cosa voglia dire. Ecco, condividere tutto ciò,
raccontare attraverso queste pagine le storie d’altri, che sono
così diverse nei dettagli e così simili nella sostanza, è un qual-
cosa di così bello che fatico ancora a concepire. Sarà l’estasi
della corsa, la fatica dell’ultimo giro, la gioia di un traguardo
da festeggiare insieme alla squadra, che siamo noi e voi. Last
Lap quindi…
Grazie per l’adrenalina!
[Link] 7
8 Youngtimer &
PORTFOLIO
L’AUTO
MARCA: Lancia
MODELLO: Stratos HF “pre-serie”
MOTORE: 2.418 cc “Dino”
6 cilindri a V di 65°, tre carburatori
invertiti doppio corpo Weber
40 IDF, 190 CV a 7.000 giri/min
e 225 Nm a 4.000 giri/min
IL FOTOGRAFO
[Link] 9
LA POSTA - RISPONDE LA REDAZIONE
Emilio P.
Il mondo “Double Chevron” offre spunti interessanti
sotto numerosi punti di vista, alcuni modelli sono entrati
nell’immaginario collettivo come delle vere e proprie icone.
Altri, sono stati ingiustamente dimenticati nel tempo.
Emilio ci mettiamo subito a lavoro!
Grazie per il suggerimento. Samuel Tommasoni
@classic_auto_passion
10 Youngtimer &
SOGNO A QUATTRO RUOTE - PER UN PUGNO DI EURO - SECONDO NOI
CAR TIPS
CAR TIPS
Q
uando pensiamo a Mazda sono due le associazioni men- re di una vettura 4x4 turbo in grado di poter scendere in gara
tali più immediate: probabilmente la prima è la Miata, in nella stagione 1987 nel Gruppo A. Grazie a questa possibilità (ol-
Europa più comunemente MX-5, ovvero la “spiderina” tre che alle doti del veicolo, degli equipaggi e della squadra), la
sfiziosa che ha permesso a generazioni di appassionati 323 4WD Turbo si aggiudicò tre Rally mondiali a cavallo tra il
di coniugare la guida all’aria aperta con la sportività senza do- 1987 e il 1989, oltre al Titolo Mondiale Gr.N del 1988. Il 1989 vide
ver sborsare cifre proibitive. La seconda, se si è un po’ più l’esordio del modello rinnovato della 323 sportiva, detta sempli-
smanettoni, è il motore Wankel: anche se oggi è un ricordo, cemente GTX, nata sul pianale BG della sesta serie. A livello di
per qualche decennio la Casa giapponese si è distinta proprio volumi la nuova auto ricalcava né più né meno quelle che erano le
per la scelta di adottare questa particolare configurazione sui peculiarità della serie precedente, sebbene con linee più contem-
suoi mezzi sportivi. Ecco, molto difficilmente il pensiero an- poranee per incontrare i gusti del pubblico. Meccanicamente le
drà ai rally o alle trazioni integrali. Eppure in piena golden differenze erano più marcate, con il passaggio a una cilindrata di
age del Mondiale Rally (anni ‘80/90) anche a Hiroshima deci- 1.840 cc dovuta all’adozione del motore BPT al posto del B6T.
sero di approntare un modello in grado di fronteggiare ad Anche in questo caso si trattava di un’unità presente nel listino
armi pari Lancia Delta, Ford Sierra, Toyota Celica ecc. MX-5 con l’aggiunta della sovralimentazione.
Il primo esempio fu la Mazda 323 4WD Turbo, anche detta
localmente GTX, presentata nel 1986. La carrozzeria “ha- COSA TI FA SEMBRARE
tchback” a 3 porte presentava una linea piuttosto spiovente
nella parte posteriore, interrotta da un piccolo spoiler alla Uno che non segue i trend di mercato,
base del lunotto. La colorazione bicolore, che divideva l’auto a ma bada alla sostanza
partire dai passaruota raccordati attraverso il fascione basso,
contribuiva a slanciare e a rendere più aggressiva la carrozze-
È una sorta di Yaris GR degli anni Novanta,
ria piuttosto tranquilla della normale 323. Nata sul pianale
“BF” della quinta generazione, era equipaggiata col motore 4 PRO una piccola bomba analogica in grado
u
di fare meraviglie con il suo rapporto peso
d
cilindri in linea con doppio albero a camme in testa da 1.597
p
potenza e le dimensioni compatte.
cc che si poteva trovare comunemente anche sulle MX-5.
Le differenze sostanziali erano l’adozione di una sovralimen-
Il cambio a 5 marce non era un campione e
tazione mediante turbina IHI e intercooler che permetteva di
raggiungere la soglia dei 150 CV. Questi venivano scaricati sulle
di resistenza e poi, se volete uno status
s CONTRO
symbol, forse non è il modello adatto a voi.i.
quattro ruote mediante una trazione integrale permanente
con differenziale centrale bloccabile, così da poter gestire
al meglio la ripartizione sugli assi. In seguito alla can-
cellazione del famigerato Gruppo B e alla conseguente da 30.000 a 45.000 euro
impossibilità di utilizzare i mostri che vi concorreva- (Quotazioni in base alle condizioni del veicolo)
no, Mazda si trovò – unica insieme a Lancia – a dispor-
12 Youngtimer &
SOGNO A QUATTRO RUOTE
La 323 non
sbrillava certo
per i suoi interni.
Tuttavia si
apprezza
l’efficace
semplicità
giapponese.
CELICA GT-FOUR
PREZZO: da 35.000 a 40.000 euro
ANNO: 1994-1999
La trasmissione poteva contare sui nuovi differenziali cen- ALTRIMENTI, CI SONO ANCHE LORO…
[Link] 13
MITSUBISHI COLT CZT 2005-2008
R
imaniamo in Giappone alla ricerca di qualcosa di sfizio-
so, che non costringa però a svenarsi. La Mitsubishi Colt
CZT rappresenta una scelta eccellente per chi desidera
un’auto compatta, dalle prestazioni brillanti e dai costi
contenuti. Siamo proprio ai limiti dell’ambito youngtimer se
pensiamo che questa versione sportiva della Colt è uscita nel
2005, esattamente vent’anni fa. Sebbene a uno sguardo di-
stratto possa sembrare la classica utilitaria economica del Sol
Levante, questa Colt si distingue per un motore 1.5 turbo da
ben 150 CV, capace di accelerare da 0 a 100 Km/h in soli 8 se-
condi e raggiungere una velocità massima di 210 Km/h. Telaio
rinforzato, sospensioni irrigidite e freni maggiorati fanno
parte dell’equipaggiamento che differenzia questa versione
dai modelli più tranquilli.
All’epoca del lancio, nonostante un costo certamente non
eccessivo e considerevolmente inferiore a mezzi con pari pre- COSA TI FA SEMBRARE
stazioni, non ebbe un grande riscontro commerciale. Fattore
che la rende anche piuttosto “rara”. Esteticamente, a parte i Un pistaiolo travestito da pensionato
cerchi in lega da 16 pollici, è difficile identificare la CZT come
un’auto marcatamente sportiva: pensiamo alla connotazione
evidentissima di una 500 Abarth, ad esempio, che con cavalle-
ria simile sfoggia alettoni, stemmi e fregi a profusione. Que- PRO N dà nell’occhio, ma è maledettamente
Non
sta peculiarità, che può risultare un po’ sconfortante per i efficace, divertente e ben costruita.
e
giovani che hanno appena intrapreso il loro percorso nel mon-
do delle quattro ruote, ha un suo risvolto interessante.
La pacatezza generale della vettura può infatti renderla Non dà nell’occhio ed è un problema,a,
se siete un pizzico esibizionisti.i.
CONTRO
una perfetta “sleeper”, un mezzo cioè che non tradisce mini-
mamente la propria indole e le proprie doti, dando così qual-
che dispiacere agli incauti che si lascino distrarre dal suo
aspetto rassicurante. Uno dei suoi principali punti di forza è il da 5.000 a 6.500 euro
rapporto qualità/prezzo. Sul mercato dell’usato si può trovare (Quotazioni in base alle condizioni del veicolo)
14 Youngtimer &
PER UN PUGNO DI EURO
[Link] 15
TERMICO
ANDATA
E RITORNO
“LE VETTURE SARANNO PIÙ LEGGERE, SEMPLICI cosa scontata ormai da tempo. Ed è così che la stagione
DA GUIDARE, MENO COMPLESSE, con minori costi in corso è iniziata per le vetture Rally1 senza grandi
di mantenimento e - di conseguenza - anche più stravolgimenti, fatta eccezione per la fondamentale
“economiche” da usare”. Con queste parole il direttore rimozione del sistema ibrido Compact Dynamics e
tecnico e responsabile della sicurezza della FIA, Kreisel Eletric (un pacchetto tecnologico da 84 Kg
Xavier Mestelan-Pinon, ha annunciato sul finire dello di peso). Si torna quindi al solo termico, alimentato
scorso anno un dietrofront regolamentare sul quale si però con carburanti al 100% sostenibili che - tornando
vociferava da tempo. di nuovo alle parole
Dopo soli tre anni si di Mestelan-Pinon
conclude dunque l’era - rimangono “pietra
dell’ibrido plug-in che miliare e fondamentale
ha contraddistinto il per ridurre l’impatto
Mondiale WRC nelle ambientale del
stagioni 2022, 2023 campionato”. Al netto
e 2024. La decisione delle opportunità
è stata motivata commerciali e delle
dall’impennata dei politiche di sostenibilità,
costi di gestione, che entrambi aspetti utili
ha “tagliato le gambe” alla sopravvivenza della
ai team privati e creato competizione iridata,
non poche difficoltà sembra che i fan dei rally
anche alle Case ufficiali, abbiano generalmente
i cui investimenti nel apprezzato questa
campionato non sono “novità”.
16 Youngtimer &
SECONDO NOI
TOPoFLOP?
Scontro redazionale
[Link] 17
SOTTO
COPERTURA
Con la versione 3.2 V6 Quattro Audi aggiunse
alla line-up della TT una versione croccante,
resa più vivace dal motore aspirato della Golf
R32. Una piccola GT sotto mentite spoglie,
oggi piuttosto rara ma ancora da scoprire
DI LILIANA OLIOSI FOTO SIMONE ARDITO
18 Youngtimer &
Scannerizza il QR
nel sommario, per ascoltare
la track selection.
PAROV STELAR
Sally’s Dance
[Link] 19
Serve occhio
per distinguerla
dalle turbo
N
ei primi anni 2000 l’Audi TT finiva spesso testa di o integrale Haldex, interni ben curati e un’estetica che sem-
serie come soggetto del poster per la cameretta di brava arrivata da un altro pianeta. Ma a livello dinamico non
chi era appassionato di auto. Linee curve, design era ancora un’auto da far battere forte il cuore degli appassio-
minimalista ispirato al Bauhaus e una silhouette nati più hardcore dei Quattro Cerchi. Detto, fatto: nel 2003
che sembrava uscita più da uno schizzo architet- prende in prestito il motore sei cilindri da 3.2 litri della Golf
tonico che da un ufficio stile automotive. Ma se la TT “liscia” R32.
faceva già la sua figura è stata la versione 3.2 V6 Quattro a far Un’unità compatta ma potente, grazie alla sua architettura
capire a tutti che Audi non stava solo giocando con lo stile. a V stretta da 15°, perfetta per un vano motore più piccolo. Il
Quando la casa dei Quattro Cerchi presentò il concept al Sa- risultato? 250 CV a 6.300 giri/min, 320 Nm di coppia già a
lone di Francoforte nel 1995 la coupé tondeggiante non era 2.800 giri, trazione integrale on-demand e un sound che ti
destinata alla produzione. Un esercizio di stile per dimostrare si stampa in testa. Con il suo layout asciutto e il carattere
che anche un marchio tedesco noto più per l’ingegneria rigo- da sei cilindri “pieno” riesce a dare alla TT un’anima qua-
rosa che per la creatività poteva fare qualcosa di audace, di- si da baby GT. Una scelta tecnica intelligente, che permise di
verso, addirittura un po’ pazzo. Il pubblico andò in visibilio. E avere prestazioni brillanti senza spostare troppo sull’anterio-
a Ingolstadt, dove non erano sordi ai segnali del mercato, de- re il bilanciamento dei pesi. E poi il cambio, dicevamo. La TT
cisero di metterla in produzione quasi identica al concept. 3.2 - disponibile sia in versione coupé che senza il tetto - è
Una cosa rarissima. stata la prima Audi a montare il cambio DSG, il doppia frizio-
E fu così che nel 1998 arrivò in concessionaria la prima gene- ne che avrebbe rivoluzionato il modo in cui si guidano le spor-
razione della TT Coupé, codice 8N, con motori quattro cilin- tive del gruppo VW e che all’epoca si poteva vedere in azione
dri 1.8 turbo con potenze da 180 o 225 CV. Trazione anteriore proprio sulla cugina Golf R32. Due frizioni, una per le marce
20 Youngtimer &
AUDI TT 3.2 V6
QUATTRO (COUPÉ,
PRIMA SERIE)
(2003)
Quotazione: 9.000 / € 25.000 euro
(Quotazioni in base alle condizioni del veicolo)
Motore: 6 cilindri a V stretta, anteriore
e trasversale, 24 valvole, 3.189 cc
Potenza: 250 CV a 6.300 giri
Coppia: 320 Nm a 2.800 giri
Trasmissione: DSG a 6 marce con doppia
frizione e modalità manuale/
sequenziale, AWD
0-100 km/h: 6,2 secondi
Vel. Max.: 250 Km/h
Peso: 1.500 Kg
Rapp. Peso/potenza: 6,0 Kg/CV
S P O IL E R
in pista anche solo cambiando corsia in tangenziale.
E poi, visivamente, la TT 3.2 sfiorava la perfezione: sca-
D A G T!
richi sdoppiati, cerchi specifici da 17 o 18 pollici, paraurti
leggermente più grintosi e interni con pelle, alluminio
spazzolato e dettagli che ancora oggi profumerebbero di
[Link] 21
Il motore della TT 3.2 è il risultato di un trapianto, quello del VR6 che equipaggiava la Golf R32. Stretto e compatto, si adattava alla perfezione al vano
concepito per le sorelle quattro cilindri turbo. Non eclatanti le differenze estetiche con le altre TT, la V6 beneficiava soprattutto delle finiture al top
della gamma TT, in un trionfo di alluminio spazzolato e pelle da sportiva di lusso.
SU STRADA
[Link] 23
24 Youngtimer &
La TT 3.2 V6 Quattro fa
dell’understatement la sua carta
vincente: serve un occhio allenato
per distinguerla dai modelli quattro
cilindri senza guardare alle targhette.
Pochi dettagli annegati in un design
minimalista tanto negli esterni che
negli interni, nel pieno spirito del
concept che l’ha anticipata nel 1995.
[Link] 25
1
2
3
4 5
26 Youngtimer &
SU STRADA
AUTO DELL’ANNO
Premiata la Renault Mégane II,
davanti alla Mazda 6 e Citroën C3.
TV
Prima puntata di “Che Tempo
che Fa” su Rai 3, talk show
condotto da Fabio Fazio.
PRODOTTI
Per la gioia degli amatori
più âgée entra in commercio
il Cialis.
ADDIO ICONA
Termina la produzione
del celebre Maggiolino a Puebla,
in Messico.
[Link] 27
STRANGER CARS
RENAULT
MUSCOLI
28 Youngtimer &
E SOSTANZA
RENAULT 21 “QUADRA”
Scannerizza il QR
nel sommario, per ascoltare
la track selection.
Uno sforzo tecnologico notevole, compiuto
dalla Casa francese, per trasformare questa
normale berlina in una divoratrice di cordoli
TESTO MATTEO SCARSI
IAM
Je danse le Mia
N
ello scorso numero ci eravamo immersi nel magico turbo. La sovralimentazione era all’epoca uno dei cavalli di batta-
mondo dei campionati turismo, il regno delle berline glia della Casa transalpina, non per nulla fu la prima a impiegarla
derivate di serie preparate per sfidarsi in pista... Ecco, in Formula 1 alla fine degli anni 70, con la mitica RS01 “teiera”.
visto che il naufragar ci è dolce in questo mare, prose- La 21 venne costruita e distribuita in diversi continenti, persino
guiamo l’esplorazione subacquea ripescando un altro negli Stati Uniti sotto marchio Eagle. Dall’1,7 Litri benzina del mo-
unicorno, dimenticato un po’ troppo in fretta. Siamo in Francia, dello base si poteva passare alle motorizzazioni diesel fino ad arri-
Paese che ci ha sempre abituato a riservare grande attenzione e vare alla più potente variante sovralimentata. Proprio la turbo fu
impegno quando si parla dell’impiego sportivo dei veicoli costruiti la base da cui sviluppare gli esemplari da corsa, sfruttando le op-
sul proprio suolo. Renault Sport è una sigla che ha fatto sognare portunità offerte dal 2 Litri 4 cilindri 8 valvole a singolo albero a
generazioni di appassionati e permesso a molti di essi di provare camme in testa “Douvrin”. I già interessanti 175 CV in configura-
l’ebrezza delle competizioni, su strada e in pista. zione stock potevano infatti essere più che raddoppiati, mediante
A cavallo tra gli anni 80 e 90, il successo nelle corse era infatti una serie di interventi mirati. Visivamente questa quattro porte
un volano notevole per le vendite di un modello, così Renault deci- non lasciava grande spazio alla fantasia: le forme sembravano più
se di impostare un ricco programma attorno alla propria berlina frutto di una scure che di un software CFD. Ciò nonostante in
media di punta, la 21. Curiosamente all’epoca la Casa costruttrice chiave corsaiola anche la linea squadratissima era in grado di tra-
non disponeva di una trasmissione sufficientemente robusta per smettere una notevole cattiveria.
essere utilizzata sui motori più potenti con configurazione tra-
sversale: di conseguenza i tecnici furono costretti ad adottare una DU IS MEGL CHE UAN
soluzione che complicò non poco la produzione della vettura nelle Ma andiamo con ordine! Come i più attenti noteranno dalle imma-
sue varie declinazioni. Il generoso vano motore permetteva di gini qui presenti, vediamo due allestimenti differenti. Uno già
ospitare indistintamente un 4 cilindri in linea in entrambe le di- piuttosto “attrezzato” e uno... ancora più estremo. Questo perché
sposizioni, così la 21 uscì nelle concessionarie con motore anterio- dalla base della 21 la Renault produsse una serie di esemplari de-
re trasversale per le versioni più tranquille e longitudinale per la stinati a un monomarca e anche una versione senza compromessi
30 Youngtimer &
RENAULT 21 “QUADRA”
destinata al Campionato Superproduction. Nel primo caso il tro- te spiccavano i cerchi in magnesio Speedline, che presentavano
feo prendeva il nome di Europa Cup e aveva luogo in diversi presti- una notevole estensione oltre il bordo esterno dello pneumatico e
giosi circuiti del Vecchio Continente e spesso in concomitanza un disegno semplice, ma di grande effetto. Trattandosi di una tra-
delle gare del Campionato di Formula 1 sul suolo – come suggeri- zione anteriore il dimensionamento del gruppo ruota era conse-
sce il termine – europeo. Ciò permetteva alla serie di godere di una quenziale all’esigenza di scaricare a terra tutta la potenza erogata
massiccia presenza di pubblico e quindi di un’esposizione mediati- dal 2 Litri JR7. Nello specifico i cerchi anteriori da 17 pollici calza-
ca incomparabile. La Casa francese non era nuova a questo tipo di vano pneumatici da 250 mm mentre al retrotreno erano “sufficien-
dinamica, poiché prima della Renault 21 – tra il 1984 e il 1987 - ti” cerchi da 16 con gomme da 210 mm. A dispetto dei classici co-
erano le Alpine V6 Turbo ad affrontarsi in pista e in seguito sareb- lori Renault Sport – giallo e grigio – gli esemplari portati in pista
bero arrivate le Renault Clio. In ogni caso le stagioni 1989 e 1990 dalle varie scuderie presentavano le livree più disparate a seconda
furono quelle che videro protagonista la nostra berlina. degli sponsor presenti e dei colori degli importatori. Particolar-
La preparazione prevedeva una cospicua riduzione di peso e un mente nostalgico a nostro avviso, fu il modello che riportava sulle
innalzamento della cavalleria fino alla soglia delle 300 unità. Non portiere il claim dell’epoca del marchio Renault: Muoversi Oggi.
mancavano opportuni rinforzi nelle aree più sollecitate e un roll-
bar completo. Esteticamente le modifiche, benché numerose, non UNA DIETA INTEGRALE
andavano ad alterare eccessivamente le forme dell’auto: anzi, a Ma spostiamo l’asticella un po’ più in su per raggiungere la massi-
ben vedere l’allargamento sarebbe potuto essere ben più impor- ma espressione della quattro porte della Régie. Nel numero prece-
tante. Paraurti e passaruota godevano di una certa semplificazio- dente (Youngtimer & Rétro 13, NdR.) abbiamo citato il campiona-
ne, specie nella forma delle prese aria, più grandi e regolari. Certa- to Superproduction, una serie senza compromessi volta a far
mente curiosa la forma dello spoiler posteriore collocato sul bordo “sfogare” le Case d’oltralpe e non solo. I mezzi partecipanti a que-
del baule e suddiviso in tre aree: la centrale più bassa e raccordata sto tipo di format potevano mantenere una vaga somiglianza sia
e due sezioni laterali più alte e in grado di far passare una parte di estetica che tecnica rispetto ai loro modelli di provenienza, così da
flusso al di sotto di esse. Tra le componenti più sfiziose, certamen- garantire la presenza di auto dalle potenze ragguardevoli per
l’epoca. A fianco delle più limitate Gruppo A, le vetture Superpro- compressore e un intercooler derivati direttamente da quelli dei
duction erano nettamente più veloci, tanto che nel 1987 e 1988 motori sovralimentati della Formula 1. La turbina impiegata era
furono assegnati due titoli di categoria. Fu proprio la Renault a una Garrett T3 raffreddata a liquido e controllata elettronica-
conquistare gli allori del raggruppamento più spinto, prima con la mente.
Renault 5 Turbo guidata da Erik Comas e poi proprio con la 21 pi- Il lunghissimo albero di trasmissione (ben 2,35 metri) era
lotata dal funambolico rallista Jean Ragnotti. Le stagioni successi- invece realizzato in materiali compositi, per essere più leggero e
ve sarebbero poi diventate territorio di caccia per Audi e BMW ridurre le inerzie. Il propulsore veniva collocato trasversalmente
prima che il campionato adottasse un nuovo regolamento ispirato per una migliore distribuzione dei pesi. Visivamente l’auto non
a quello del BTCC. differiva troppo dai modelli impiegati nell’Europa Cup ma tra-
Per tener testa all’agguerrita concorrenza la 21 fu rivista in tutte spariva una maggior cura aerodinamica: pannelli più raccordati,
le sue aree, con la modifica più importante rappresentata dall’a- uno sviluppo diverso della parte bassa delle portiere e delle mini-
dozione della trazione integrale. La potenza, portata nel men- gonne, presa aria anteriore maggiorata e paraurti dotato di sfo-
tre oltre la soglia dei 400 CV (circa 430/450) poteva così esse- ghi laterali per l’evacuazione dell’aria calda. Da notare inoltre
re messa a terra in maniera più efficiente. Lo scettro di uno spoiler posteriore sempre diviso in tre sezioni, ma più gran-
trazione anteriore più potente rimase così alla Citroen AX de e pronunciato; sotto di esso due scarichi incastonati nel pa-
Turbo, che vi abbiamo raccontato su Youngtimer & Rétro #9. raurti, al posto della singola uscita.
Essendo derivata dalla versione 4x4 della berlina, ne manteneva L’esemplare 1989 fece un ulteriore passo in avanti, con una
il nome “Quadra”. Il 2 Litri turbo fu oggetto di uno studio meti- revisione totale dell’aerodinamica: un nuovo splitter anteriore
coloso e Renault non lesinò l’impiego di componentistica di più esteso, presa aria anteriore suddivisa in tre “bocche” con
prim’ordine, come ad esempio una valvola di scarico per il turbo- funzioni di raffreddamento dedicate, passaruota allargati, alet-
32 Youngtimer &
tone posteriore rialzato dal baule mediante tre supporti, “gondo-
le” laterali a chiudere il paraurti posteriore e un nuovo scarico
singolo laterale con uscita subito a ridosso della ruota anteriore
destra. Tutto questo fu possibile grazie a un lungo programma di
sviluppo in galleria del vento. Anche la livrea passava dal classico
grigio-giallo Renault con il super-iconico numero di gara “digita-
le” a una nuova colorazione rosso-grigia con sponsorizzazione
Philips Car Stereo. Queste modifiche si resero necessarie per le
limitazioni imposte dal nuovo regolamento che poneva un tetto
di 2 bar alla pressione di sovralimentazione. Il propulsore venne
spostato in posizione longitudinale, come nel modello di serie, e
tutta la macchina fu oggetto di una rilevante cura dimagrante.
In virtù di tutto questo furono necessari ben 128 chilogram-
mi di zavorra secondo i calcoli degli organizzatori, per equili-
brarne le performance rispetto alla concorrenza. Anche così “ap-
pesantita” la 21 ottenne ben 11 pole position su 14 gare e chiuse
la stagione al secondo posto. Ulteriori cambiamenti a regolamen-
to e varie scelte strategiche del gruppo portarono poi Renault a
concentrarsi altrove, ma la 21 continuò - nella sua versione Euro-
pa Cup - a calcare le piste e anche le strade delle corse in salita.
[Link] 33
SU STRADA
L’ULTIMA
DELLA
SPECIE
34 Youngtimer &
Scannerizza il QR
nel sommario, per ascoltare
la track selection.
FRANCO MICALIZZI
The Criminal Gang
[Link] 35
SU STRADA
1985
anno che segna la neonata berlina viene chiamata “75”. Si tratterebbe semplice-
metà di un decennio mente di un restyling, seppur profondo, della sempre valida Giu-
controverso, diviso lietta 116, a sua volta derivata dalla meccanica ultradecennale
tra voglia di rinascita, dell’Alfetta. Insomma, come sempre, l’imperativo è risparmiare
guerra fredda e le ul- su tutto arrangiandosi e in Italia ne siamo maestri.
time, lunghe, ombre degli anni di piombo. Il 17 maggio si svela Lo stile viene affidato a Ermanno Cressoni, padre anche della
una vettura che dovrà traghettare il marchio Alfa Romeo sino Giulietta, che riesce a rendere inedito un progetto che, gioco for-
agli anni ‘90. Pochi giorni prima il presidente Massacesi ha pre- za, deve mantenere molta componentistica della progenitrice.
sentato la stessa auto al presidente del consiglio Bettino Craxi, il Confermando il profilo a cuneo, Cressoni vi pone una modanatu-
che fa molto Prima Repubblica. Il progetto 162B – K1 è una spe- ra in plastica che lo alleggerisce slanciandosi ulteriormente. Il cx
cie di ultima chance, le casse del marchio meneghino languono e, di 0,35 non è da primato ma la vettura mostra dinamismo e mo-
nonostante l’IRI, non esistono più piani B per la salvezza dell’Al- dernità, dimostrandosi al passo coi tempi. Il lancio della nuova
fa. L’occasione nasce dal 75° anniversario del marchio, così la nata viene accompagnato da spot girati anche a Cinecittà per
M ILANO
2.5 V6 GOLD 3.0 V6
AM ER ICA
36 Youngtimer &
ILLUSTRAZIONI GIANCARLO CONCILIO
1.8 CARB UR AT OR I
“QUE ST UR IN A”
mostrarne le doti dinamiche, in contesti degni di uno 007 mixato l’inizio delle “Alfiat”, così le chiamano gli appassionati, dando il
a Holer Togni. Le vendite vanno subito bene, il modello piace e il via a decenni controversi. Ma in fondo fa parte della storia di Alfa
tradizionale schema transaxle completa il quadro, mantenendo il Romeo, no? Discese ardite e risalite, citando Battisti... Ma di que-
proverbiale piacere di guida. I propulsori spaziano dal 1.6 al 3.0, sto marchio abbiamo tutti maledettamente bisogno, fa parte del-
andando dai mitici 4 cilindri bialbero ai diesel VM, passando per la storia del Paese e il Paese ne è parte integrante.
il leggendario V6 Busso in varie declinazioni. Mentre leggete queste pagine la 75 festeggia il suo quarantesi-
Commercializzata anche sul suolo americano, viene qui deno- mo compleanno, quale migliore occasione per celebrarla sulla
minata “Milano”, cercando di aggredire il mercato premium con vostra rivista preferita? La nostra beniamina va ancora a ruba e
un allestimento specifico per il mercato a stelle e strisce. La 75/ vive una eterna giovinezza sul mercato delle storiche, vista la sua
Milano sopravvive all’acquisto di Alfa da parte della Fiat, avve- fama di “ultima vera Alfa Romeo”. Abbiamo riunito sei versioni
nuto nel 1986, resistendo sul mercato sino al 1992 e affiancando leggendarie con una sola domanda: sarà vero onore o si è di nuo-
la 155 con gli ultimi esemplari venduti nel 1993. Questa, basata vo esagerato con la nostalgia? Eccoci in soccorso con sei biscioni
sul pianale della Fiat Tipo e dotata di trazione anteriore, segna pronti a schiarirci le idee!
1.8 TU RBO
EV OLUZ IONE
[Link] 37
SU STRADA
L’
hanno chiamata A.S.N., alias Allestimento Specia-
le Numerato, perché “fine di un epoca” o “canto
del cigno” sembrava decisamente brutto da met-
tere in una targhetta. La sostanza però è quella,
ovvero gli ultimi 3.500 esemplari di Alfa 75 2.0
Twin Spark e 1.000 di 1.8 Turbo, prodotti nel 1991 in occasione
dello sfoltimento della gamma in vista dell’uscita di produzione.
Venduta all’estero con un più banale “Limited Edition”, viene al-
lestita in modo speciale con sedili Recaro, cerchi in lega in stile
Alfa SZ, targhetta commemorativa sul cruscotto e solo quattro
colori disponibili: bianco, nero, nero metallizzato e l’immancabi-
le rosso Alfa. Abbiamo tra le mani l’esemplare 1.653/3.500, ov-
viamente datato 1991, della più versatile delle 75: la 2.0 Twin
Spark. La vettura si presenta subito con un magnifico Nero Me-
tallizzato e vanta una storia particolare, in quanto acquistata in
tempi non sospetti su un noto portale di aste online.
Ci racconta Marco Mottini, il proprietario, di esserne entrato
in possesso quasi per caso nel 2008 dopo es-
se
sersela aggiudicata e trovandosi di fronte una
vvettura che aveva veramente bisogno di poco
pper essere al top. Non si parla certo di una
vvettura eccessivamente sfruttata, dato che ha
995.000 Km e ne ha fatti appena 55 negli ultimi
ttre anni. Su questa A.S.N. sembra che il tem-
p
po si sia fermato, sensazione confermata ap-
pena saliti a bordo. Troviamo difatti un abi-
DO CG
CO ME L’E TIC HE T TA tacolo impreziosito nei dettagli e dai sedili
DI U N BU ON V I NO: Recaro, che trattengono benissimo in curva
EN TE!
SE N ZA NO N V AL E NI rendendo l’esperienza decisamente godibile.
Accendendo il propulsore ci imbattiamo nel
i i bialbero
mitico bi lb lf Romeo, qui alla sua massima evoluzione e
Alfa
dotato di sistema Twin Spark, ovvero doppia candela per ogni
cilindro. La macchina si dimostra da subito veloce, dotata di un
notevole allungo e di una regolarità di funzionamento encomia-
bile. E poi volete mettere il rombo del bialbero quando scalate
marcia e affondate il pedale del gas? La tenuta in curva è prover-
biale, grazie al ponte De Dion al posteriore e alla ripartizione dei
pesi quasi simmetrica tra anteriore e posteriore.
Insomma una vettura divertente, affidabile e anche discreta-
mente parsimoniosa a detta di Marco. Unico problema riscontra-
to? La sostituzione dell’albero a camme, che scopriamo essere il
tallone d’achille di questo propulsore nelle sue ultime versioni.
Pare che gradisse poco il variatore di fase e il richiamo arrivasse
spesso anche dalla Casa madre. Marco ci mette in guardia anche
dai “soliti” difetti della produzione alfista di allora, ovvero le fini-
ture non eccelse e un po’ di rumorosità interna dovuta agli assem-
blaggi non perfetti. Fondamentale poi prestare attenzione all’ori-
ginalità di un esemplare, dato che tante 75 sono state trasformate
in A.S.N. per sembrare più rare, ma quello che conta è la targhetta
originale della Casa madre, il resto sono chiacchiere! I ricambi
estetici sono più difficoltosi da reperire, mentre per ciò che riguar-
da interni e meccanica la disponibilità è abbondante, dato il gran-
de successo del modello nel corso della sua vita commerciale.
38 Youngtimer &
IL PR OP RI ETAR IO
M AR CO M OT TIN I
ALFA ROMEO 75
2.0 TWIN SPARK
A.S.N.
Quotazione: € 12.000 / 23.000
(Quotazioni in base alle condizioni del veicolo)
Motore: 4 cilindri in linea, 1.962 cc
Potenza: 148 CV a 5.800 giri
Coppia: 186 Nm a 4.700 giri
Trasmissione: manuale a 5 velocità, RWD
0-100 km/h: 8,2 secondi
Vel. Max.: 205 Km/h
Peso: 1.230 Kg
Rapp. Peso/potenza: 8,31 Kg/CV
[Link] 39
SU STRADA
P
assiamo alla successiva Alfona da provare, tro-
vandoci di fronte la nerissima 1.8 Turbo Quadri-
odotta solo per
foglio Verde di Renato Fiorino. Prodotta
due anni, rappresenta il punto
più alto raggiunto dalla versione
sovralimentata del bialbero Alfa. Nato con
155 CV, raggiunge qui i 165 CV grazie a mo-
difiche alla Wastegate, all’intercooler e
all’impianto di accensione. Questo le vale il
soprannome “potenziata” tra gli alfisti, oltre
a delle prestazioni decisamente importanti.
La linea pulita della 75 riceve delle appendici
RIF OG LIO
aerodinamiche che la rendono ancora più ag- AH , SE QU EL QU AD
RL AR E...
gressiva, senza sfociare nel mondo della ta- V ER DE PO TE SS E PA
marraggine. Queste modifiche estetiche si
aggiungono alle novità portate dal restyling
del 1988, dimostrando un progetto nettamente maturo e
scevro di difetti della prima ora. Renato acquista la sua 75
nel 2009, dovendo solamente fare un cambio olio e imbat-
tendosi in un conservato pressoché perfetto. Prodotta
nel 1990, la Quadrifoglio Verde si presenta magnifica-
mente, quasi pari al nuovo con soli 84500 km.
Si sente subito quell’odore, profumo per alcuni, che
ti posiziona immediatamente a bordo di un’Alfa Ro-
meo pre-Fiat, un’esperienza sensoriale che le rende ri-
conoscibili anche bendati.
La forma a cuneo viene esaltata dall’alettone e il
posteriore sfoggia orgogliosamente uno dei feticci
più amati dagli alfisti, il mitico Quadrifoglio Verde,
eredità della prima vittoria internazionale del mar-
chio ad opera di Ugo Sivocci.
I cerchi, piatti, la distinguono a occhio nudo dalle altre
versioni regalandole un carattere ancora più marcato. A bor-
do notiamo l’Alfa Control, una sorta di check panel in salsa
alfista, fa bella mostra di sé in cima al cruscotto e lo scopria-
mo fonte di grattacapi, dato che ogni tanto impazzisce per
poi dimenticarsi tutto appena si spegne la vettura e la si ri-
accende. Avete presente Windows 95? Ecco, più o meno lo
stesso. Purtroppo manca l’aria condizionata, ma siamo sicu-
ri che anche se ci fosse suderemmo copiosamente. Già, per-
ché la 75 in questione regala emozioni forti, grazie a un tur-
bo-lag ben avvertibile e alla spinta sempre presente.
Il sovrasterzo, se si esagera, diventa il vostro compagno
di scorribande e l’entrata del turbo non fa altro che regalarvi
altre endorfine. Siamo di fronte a una vettura coccolata con
cure maniacali, usata solo in occasioni speciali quali raduni,
matrimoni e, ovviamente, quando si sente il bisogno di un
po’ di adrenalina domenicale.
A detta di Renato i ricambi si trovano ancora, anche se in
realtà conviene rivolgersi all’estero dato che in Italia le di-
sponibilità di pezzi sono veramente risibili. Che ci volete
fare? Il sovrasterzo è per molti, ma non per tutti e in tanti
hanno fatto finire male i loro traversi con la gioia di murato-
ri, boscaioli e soprattutto carrozzieri.
40 Youngtimer &
ALFA ROMEO 75 1.8 TURBO
QUADRIFOGLIO VERDE
Quotazione: € 15.000 / 25.000
(Quotazioni in base alle condizioni del veicolo)
Motore: 4 cilindri in linea sovralimentato, 1.779 cc
Potenza: 165 CV a 5.800 giri
Coppia: 225 Nm a 2.600 giri
Trasmissione: manuale a 5 velocità, RWD
0-100 km/h: 7,6 secondi
Vel. Max.: 212 Km/h
Peso: 1.310 Kg
Rapp. Peso/potenza: 7,94 Kg/CV
O RI ETAR IO
IL PR OP
RE NATO FIORI NO
[Link] 41
SU STRADA
Q
ui sfociamo nel nazional-popolare, dato che questa
75 ha popolato le strade fino ai primi anni 2000, di-
ventando parte dello scenario urbano di ogni centro
abitato. Abbiamo davanti una magnifica 75 1.8 della
Polizia, appartenente a Carlo Colombo. La “Pantera”
in questione ha prestato servizio presso la Questura di Firenze,
una delle poche non destinate alla Polizia Stradale, che le utiliz-
zava su viabilità ordinaria e autostradale. Insomma, una rara
“questurina” che affiancava le tante 33 utilizzate per le stesse
mansioni. Dopo anni di lavoro è finita all’asta per poi giungere
nelle mani di Carlo, ricevendo targhe civili nel 2023. Luigi Alta-
villa, presidente di “Lampeggiante Blu ODV”, ci racconta di aver-
la scovata nel 2010, ormai utilizzata per fare formazione di tecni-
che operative.
La “Pantera” ha ricevuto un restauro di carrozzeria, ripristi-
nata nel tipico azzurro della Polizia di Stato, mentre la livrea è
stata ricreata grazie all’intervento di Luigi. Le 75 destinate alle
autostrade venivano acquistate dagli enti proprietari delle
direttrici, che compravano esemplari civili bianchi poi ridi-
pinti in azzurro, mentre quelle dedite al servizio di pattu-
glia, come la qui presente, nascevano direttamente del colo-
re giusto. Gli interni erano abbastanza conservati, richiedendo
solamente il ripristino dello sky azzurro che
li rivestiva, esclusivo per le auto della Poli-
zzia di Stato. La meccanica, ben mantenuta
n
nonostante gli anni di servizio, ha richiesto
ssolo una revisione dei carburatori e non di-
mmostra i suoi 137.000 Km. Nello specifico si
ttratta di una 1.8 della serie intermedia, si-
gglata “162B1B” e costruita da Alfa Romeo
ttra la prima serie e il restyling nel 1988. La
si riconosce dai fari aggiornati e dalla pre-
BL U” NO N senza dei carburatori, destinati a sparire
IL “LAMP EG GIA N TE
È ME SS O A CA SO col restyling.
Saliti a bordo il primo pensiero va alla
de poliziotti che la utilizzavano. Lo sky az-
schiena dei
zurro dei sedili, unito alla mancanza del climatizzatore, crea un
clima decisamente “appiccicoso”. Diciamo che quel poco che c’è
è dedicato esclusivamente al servizio, mancano anche i vetri
elettrici. Le uniche dotazioni sono radio di servizio, lampeggian-
te e sirena bitonale a compressore, che diventerà elettronica sul-
le successive 1.8 IE. Un giro di chiave e il bialbero a carburatori
prende vita, regalandoci il suo rombo. Non eccessivamente po-
tente, con i suoi 120 CV rende la 75 agile e scattante, come richie-
sto dalle sue mansioni e come solo una Alfa vecchio stampo sa
essere. Con lampeggiante e sirena accesi sembra di tornare agli
inseguimenti con le macchinine di quando eravamo piccoli, solo
che qui è tutto scala 1:1! I ricambi si trovano molto bene, data la
grande diffusione della 1.8, mentre ripristinare l’interno non è
impossibile, non avendo allestimenti particolari come le “Pante-
re” successive. Questa 75 partecipa tuttora alle manifestazioni
organizzate dal Club “Lampeggiante Blu ODV”, continuando il
suo impegno sociale. Insomma, non vuol proprio mollare!
42 Youngtimer &
ALFA ROMEO 75 1.8
CARBURATORI
Quotazione: € 4.000 / 9.000
(Quotazioni in base alle condizioni del veicolo)
Motore: 4 cilindri in linea, 1.779 cc
Potenza: 120 CV a 5.300 giri
Coppia: 167 Nm a 4.000 giri
Trasmissione: manuale a 5 velocità, RWD
0-100 km/h: 9,5 secondi
Vel. Max.: 190 Km/h
Peso: 1.130 Kg
Rapp. Peso/potenza: 9,41 Kg/CV
@lampeggianteblu
[Link]
[Link] 43
SU STRADA
P
er la prossima 75 voliamo direttamente in
America, difatti si parla di una splendida Mila-
no 2.5 V6 Gold, ben riconoscibile dal logo del
quadrifoglio dorato posto sul portellone. Ac-
canto a lei troviamo il proprietario, lo stesso
C
Carlo Colombo che già ci ha deliziati con la 1.8 della poli-
z Per prima cosa ci elenca la dotazione “monstre” della
zia.
v
vettura, comprendente 4 vetri elettrici, tetto apribile, cli-
m
matizzatore, cruise control e cambio automatico. In più,
p
particolarità di questo allestimento che era intermedio
nella gamma USA, troviamo delle sospensioni autolivel-
CH ICAGO , ILL I NO I S. lanti mantenute in perfetta efficienza e che approfittava-
ES I STE QU AL CO SA no del circuito del servosterzo per funzionare. Esterna-
DI PIÙ AM ER ICA NO mente fanno bella figura i cerchi da 15” che scopriamo
O?
DI QU ES TO AD ES I V essere un optional, dato che la Milano nasceva con quel-
li da 14”. Le differenze principali tra una 75 italiana e la
Mil
Milano si vedono a occhio nudo, non serve un grande allenamen-
to. Saltano subito agli occhi i “bumpers”, paraurti maggiorati
obbligatori negli States al tempo del lancio della vettura, dotati
di soffietti e di “side markers”, ovvero le luci di ingombro laterali.
Le frecce si spostano sul paraurti anteriore, capace di assorbire
urti sino a 8 Km/h grazie a piccoli ammortizzatori idraulici.
I fanali a cui siamo abituati nel belpaese vengono sostituiti dai
“Sealed Beam” necessari per il mercato americano, caratterizza-
ti dal fatto di avere il vetro intercambiabile e da una grande faci-
lità di regolazione del fascio luminoso, oltre al fatto che le frecce
sono sostituite dalle luci di posizione, le cosiddette “corner
lamps”. La dotazione prevede anche i lavafari, trovate un acces-
sorio più anni 80 se ci riuscite! Come avverrà anche in Europa
alla fine degli anni 90, al posteriore spunta fuori il terzo stop,
posto sopra la cappelliera in posizione ovviamente ben visibile.
Tra le modifiche sottopelle troviamo le barre anti-intrusione nel-
le portiere, delle barre di rinforzo per passare i crash test e dei
fermi al cofano motore che gli consentono di collassare senza
danneggiare il parabrezza in caso di urto frontale.
Inoltre il serbatoio viene maggiorato a 68 litri rubando 200
litri di capacità della bauliera, riposizionato in modo da essere
lontano dalla zona deformabile della carrozzeria. Il risultato
estetico è comunque piacevole, non andando a intaccare l’ele-
ganza sportiva del disegno di Cressoni, poco appesantito dalle
modifiche estetiche apportate. Considerati i mostri nati per ag-
giornare le vetture europee alle normative americane, qui è an-
data benissimo! Andando a ritroso nel tempo scopriamo che
questa Milano nasce nel 1988 e vive a Chicago, nell’Illinois,
fino al 2006, mantenendo tuttora le targhe originali a stelle e
strisce. Carlo la importa direttamente dagli States conscio del
notevole interesse storico di una vettura che, allo stato attuale,
vanta giusto 10, al massimo 12 sorelle in Italia.
La vettura è ben conservata ma si opta comunque per un re-
Lo specchietto retrovisore
riporta il nome “Alfa Romeo” stauro completo della meccanica, mentre per la carrozzeria ba-
stampigliato, caratteristica sta una semplice lucidata. L’allestimento la rende pressoché uni-
della produzione di quel
periodo.
ca in Italia e non ci risulta difficile capirne il motivo. Saliti a
bordo troviamo la “solita” 75, impreziosita però da un livello
44 Youngtimer &
IL PR OP RI ETAR IO
CARLO COLOM BO
S
Settantenne
imprenditore veronese,
rappresenta un nome
molto conosciuto tra
i collezionisti e tra gli
alfisti. Vanta infatti
una collezione di
vetture comprendente,
guardacaso, la 75 1.8
della Polizia e la Milano
della prova. Oltre a
queste è specializzato
sulla GTV6, tanto
da averne svariati
esemplari tra cui la
vettura con cui Sandro
Munari partecipò al
Safari Rally del 1983.
[Link] 45
SU STRADA
46 Youngtimer &
Il bagagliaio perde
capacità a causa
dello spostamento
del serbatoio, ma un
set di valigie ci entra
comunque benissimo
ALFA ROMEO
MILANO 2.5 GOLD
Quotazione: € 35.000 / 50.000
(Quotazioni in base alle condizioni del veicolo)
Motore: 6 cilindri a V di 60°, 2.492 cc
Potenza: 154 CV a 5.500 giri
Coppia: 206 Nm a 3.200 giri
Trasmissione: automatica a 3 velocità, RWD
0-100 km/h: 8,2 secondi
Vel. Max.: 205 Km/h
Peso: 1.347 Kg
Rapp. Peso/potenza: 8,74 Kg/CV
[Link] 47
SU STRADA
I
l rosso è il colore più facile da associare all’Alfa Romeo,
quindi ci sentiamo a casa posando lo sguardo sulla
cromia di una magnifica 75 3.0 V6 America. Prodotta
agli albori del 1989, questa 75 vive la sua esistenza in
Germania sino al 2009 quando il suo destino la porta
nelle mani di Mauro Balboni. Questi, da collezionista di alto
livello, decide di riportarla sul suolo italico, sottoponendola
a un importante restauro di carrozzeria, mentre la meccanica
era già stata rifatta attorno agli 80.000 Km. Attualmente ha
124.000 Km e rappresenta una delle prime vetture della
seconda serie del modello, come testimoniano i fanali
posteriori con la striscia catarifrangente non più arancione
ma rossa e il solo numero “75” al posto di “Alfa 75”.
La vettura è completamente originale, fatta eccezione per
il cerchi in lega da 16” in luogo degli originali da 15”. Questi
sono degli scomponibili di derivazione Alfa SZ, prodotti
da Speedline per il suddetto modello e che ben si sposano
con l’aspetto più cattivo. I paraurti maggiorati e dotati di
soffietti, eredità della cugina americana “Milano” dalla quale
deriva, danno la sensazione di un’aumentata presenza sceni-
ca. Apriamo il cofano e la scritta “6C” in bella mostra riporta
la mente alla storia del glorioso marchio italiano. Mauro ci ri-
corda l’importanza della sostituzione della cinghia del moto-
re, operazione dispendiosa ma fondamentale spe-
cialmente se non si ha la certezza degli interventi
effettuati in precedenza.
All’interno veniamo accolti da un magnifico rive-
stimento in pelle, realizzato da un artigiano che si
occupava delle 75 appena uscite, con tanto di pog-
giatesta dotati delle serigrafie Alfa Romeo originali.
Qui il climatizzatore c’è, utilissimo in vista dell’esta-
te e Mauro ci ricorda che conviene controllare sem-
pre il funzionamento della plancetta del clima, data SP EE DLI N E DA 16”:
la delicatezza dei comandi. Adesso comunque non W HAT ELS E?
serve, perché un brivido ci percorre la schiena appe-
na mettiamo in moto il possente V6 Busso. In questa
declinazione si dimostra infinito, decisamente gustoso grazie
alla coppia abbondante e magistralmente coniugato alla pro-
verbiale tenuta di strada garantita dal transaxle.
Gli scricchiolii fanno da contorno alla musica del Busso,
ma ci si consola con una vettura che è letteralmente una gran
turismo travestita da berlina. Purtroppo la tassazione italiana
in vigore all’epoca ha fatto sì che poche 3.0 venissero vendute
sul suolo italico, ma con un po’ di pazienza si possono reperi-
re esemplari veramente belli, magari ricercandoli anche all’e-
stero. I ricambi non sono affatto scontati da trovare, data la
specificità dell’allestimento, così scopriamo che Mauro ha ri-
tardato i lavori di restauro di un anno e mezzo per trovare
tutti i pezzi originali e coerenti col periodo di produzione.
Qualcuno direbbe che la perfezione non sia di questo mondo,
ma perché non avvicinarsi il più possibile?
48 Youngtimer &
ALFA ROMEO 75 3.0 V6 AMERICA
Quotazione: € 25.000 / 30.000
(Quotazioni in base alle condizioni del veicolo)
Motore: 6 cilindri a V di 60°, 2.959 cc
Potenza: 188 CV a 5.400 giri
Coppia: 245 Nm a 4.000 giri
Trasmissione: manuale a 5 velocità, RWD
0-100 km/h: 7,5 secondi
Vel. Max.: 220 Km/h
Peso: 1.300 Kg
Rapp. Peso/potenza: 6,91 Kg/CV
[Link] 49
SU STRADA
I
l nostro servizio si chiude con delle sensazioni decisamente
racing. L’ultima 75 che vi abbiamo riservato è decisamente
speciale e non fa nulla per essere discreta. Diciamo che l’e-
stetica attira, con quella carrozzeria gonfiata, piena di ap-
pendici aerodinamiche e di scritte “Evoluzione” piazzate
nella parte bassa degli sportelli, giusto sopra le minigonne. Ga-
briele Manzi, il proprietario, ci attende sornione accanto alla sua
75, conscio di avere una vettura che definire rara potrebbe essere
poco. Parliamo di un’auto decisamente singolare, una 1.8 Turbo
Evoluzione facente parte dei 500 esemplari realizzati, rigorosa-
mente in Rosso Alfa, per poter competere nelle gare turismo de-
gli anni 80. Per poter correre viene creato un motore unico,
partendo dal bialbero 1.8 sovralimentato, dato che la cilin-
drata viene ridotta da 1.779 a 1.762 cc. Questo perché il rego-
lamento del gruppo A la obbliga a vedersela con dei 3.0 aspi-
rati e secondo il coefficiente della FIA la cilindrata deve
essere moltiplicata per un fattore pari a 1,7.
Dunque, se la matematica non ci inganna, col propulsore di
serie si raggiungerebbe un valore equivalente di 3.024 cc, decisa-
mente troppo! A questo si pone rimedio con la riduzione dell’ale-
saggio, così da rientrare nei valori richiesti abbassando di poco la
cilindrata. Nel mentre i collettori di scarico vengono ridisegnati
e la pressione del turbo sale a 1 bar, tanto per far capire che le
intenzioni sono brutalmente aggressive. I tecnici di Arese non si
fermano solo al motore e, nel dubbio, rivisitano molti elementi
d
del progetto iniziale. Le sospensioni anteriori ri-
ce
cevono così una geometria rivista, le sospensioni
p
posteriori vengono rinforzate, insieme a barra an-
ttirollio e mozzi. Il bodykit studiato dall’Alfa è de-
ccisamente vistoso, adottando minigonne e parau-
rrti con spoiler decisamente più appariscenti.
Diciamo che i rossi cerchi BWA da 15” non
rrendono giustizia all’insieme, facendo capire che
potrebbero esserci ruote di dimensioni ben mag-
giori sotto quei parafanghi decisamente allarga-
I SS IM O
CE N TR AL E, CAT TI V CA
ti. Ma l’estetica non è il fine principale, qui si
CO N LA SU A V OC E RO bada al sodo per andar forte, come confermano
gli spoiler e lo studio aerodinamico che, grazie
agli studi in galgalleria del vento Pininfarina, vede il cx diminuire
da 0,35 a 0,33. Insomma tanta arroganza estetica non serve sol-
tanto a renderla appariscente, è tutta improntata a un utilizzo in
pista che la vedrà tra le protagoniste dei campionati turismo sino
all’arrivo della 155 GTA. La Turbo Evoluzione viene posta sul
mercato ad un prezzo di poco maggiore del modello di serie e la
potenza uguale dei due propulsori potrebbe trarre in inganno. Si
dice che i 155 CV dichiarati per l’omologazione siano in realtà
parecchi di più ma nessuno ne ha le prove, ma si sa che voce di
popolo... Gabriele ci racconta che il suo amore per questa 75 ini-
zia quando aveva 23 anni, dopo infanzia e adolescenza passate a
sognarla.
La trova ferma da due anni e con soli 37.000 Km percorsi
50 Youngtimer &
IL PR OP RI ETAR IO
GABR IELE M AN ZI
Ha 49 anni e vive a
Pinerolo (TO), dove
lavora come impiegato.
Sin dall’età scolastica
viene stregato dall’Alfa
Romeo e dalla 75,
mostrando però una
passione a 360° per
il marchio. Da buon
collezionista ha anche
una 75 3.0 V6, una
Giulietta Turbodelta e
una più recente GT 3.2
V6, canto del cigno
del V6 Busso.
[Link] 51
SU STRADA
dalla prima immatricolazione, datata 1987 ovvero unico anno di monial ad Arese per i 20 anni della 75 nel 2005, oltre a essere tra
produzione. La meccanica viene sottoposta al tradizionale ta- le 100 Alfa Romeo che hanno sfilato nel centro storico di Milano
gliandone preventivo, mentre in occasione di una lucidata della in occasione del centenario del marchio, datato 2010. Accendia-
carrozzeria i paraurti vengono riverniciati a causa del brutto rap- mo il bialbero e partiamo, la tenuta di strada è la solita ma quello
porto col pietrisco. Adesso la Turbo Evoluzione ha 51.000 Km e che cambia è il calcio nella schiena che si sente a 3.100 giri/min,
sembra ancora nuova, venendo usata solo per raduni e conserva- ovvero all’entrata in pressione della turbina. Il cambio reagisce
ta meticolosamente. Saliamo a bordo e la strumentazione con bene, non mostra impuntamenti e grattate che altre volte hanno
fondini arancioni ci rimanda alla prima serie della 75, mentre il fatto da colonna sonora al modello. Il motore in realtà è stato
volante originale è stato sostituito da un MOMO a tre razze. curato dall’Officina Balduzzi, specializzata in elaborazioni Alfa
Questo perché Gabriele vuole preservarlo data la delicatezza del- Romeo, ricevendo in dote circa 40 CV extra mentre il turbo ha
lo stesso, godendo inoltre di un volante dal diametro minore. richiesto una revisione preventiva.
Non stiamo esagerando quando diciamo che pochi esemplari si- Il collettore di scarico originale, in ghisa, è stato sostituito da
ano a questo livello, tanto che la 75 di Gabriele ha fatto da testi- uno più affidabile in acciaio per il semplice fatto che è impossibi-
[Link] 53
La Réclame!
IL VENDITORE DI AUTO
PIÙ BRAVO DEL MONDO
TESTO EMMANUEL GROSSI
M
aggio 1998. A Cinecitt
Cinecittà
t à si gira la nuova cam
campa-
am
mpa-
gna per Ford Ka. La produzione romana Cine-
team affida la regia a Leone Pompucci, di cui
negli scorsi numeri di questa rubrica, parlando
del soda
d lizio con Nissan, abbiamo potuto ap-
sodalizio ap
prezzare la creati ità iintelligente,
creatività lli irriverente e fuori dagli
Leone PPompucci,i regista, schemi. Al suo fianco, immancabile, Massimo Pau, pacato e
fidato direttore della fotografia. Viene incaricato dell’impian-
e Marco Luppi, scenografo, to scenico Maurizio Marchitelli, collaboratore di Pompucci
fin dai suoi primi film, Mille bolle blu e Camerieri, ma qualcosa
ci svelano i retroscena va storto e il progetto passa al collega Marco Luppi…
54 Youngtimer &
ARCHIVIO PERSONALE MARCO LUPPI
TALENTO E ARDIMENTO
TAL
Glii spot sono proprio tre gioiellini. Pieni di dettagli in
perfetto
per fetto
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il Pompucci.
P i Talmente
T l tantii che
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l spetta-
toree riesce a percepirli tutti solo dopo ripetute
In qu es ta pa visio
oni. Protagonista è il re dei venditori
visioni.
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su cc es si va d’auto, Piero Chiambretti, che acco-
d’auto,
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[Link] 55
ARCHIVIO PERSONALE MARCO LUPPI
56 Youngtimer &
La Réclame!
[Link] 57
Scannerizza il QR
nel sommario, per ascoltare
la track selection.
ZUCCHERO
Diavolo in Me
TESTO DIEGO ALVERÀ
58
5 8 Youngtimer &
Attilio Bettega è stato una promessa radiosa del panorama
rallystico. Giovane di fegato e talento, nel 1980
fu dominatore d’eccezione sull’ostico Turini:
ricordiamo l’uomo con la sua più grande impresa!
[Link] 59
1 Una macchina potente e competitiva, la
voglia di riscatto, un equipaggio affiatato ed
esperto: il 1985 poteva davvero essere l’anno
giusto per Attilio per tentare la scalata al
titolo Mondiale.
2 La grinta e la concentrazione erano parte
della sua magistrale abilità di guida, una
capacità affinata per anni sulle strade della
sua Molveno in Trentino.
3 Bettega nelle pause dello stremante Rally
dell’Acropoli 1983 in compagnia degli altri
piloti del team Lancia: Walter Röhrl e Markku
Alèn. Per la squadra di Cesare Fiorio quella
in terra greca sarà una trasferta fortunata.
Le Lancia Martini 037 di Walter e Markku
finiranno rispettivamente al primo e al
secondo posto, mentre Attilio, in coppia
con Perissinot, si consolerà con la quinta
posizione.
C
i sono notti che non finiscono mai, scandite dall’at- ti, auto e scuderie. Tra queste, quelle di Monte Carlo sono da
tesa, illuminate dalla luce dei fari delle auto che sempre le più attese perché qui sono nati i più grandi campioni
bucano il buio della montagna, con il pubblico ag- della specialità.
grappato ai ciglioni dei tornanti nel tentativo di È il 21 gennaio 1980, è notte fonda, e sulle alture attorno
combattere il gelo e il ghiaccio, battendo a forza i al Principato di Monaco vanno in scena le ultime prove spe-
piedi nella neve tra piumini e coperte. ciali, quelle che decideranno la classifica finale.
Lunghe notti consumate in pochi scomposti attimi e accese Il Rally di Monte Carlo, giunto alla sua quarantottesima
discussioni sul raggio traverso, sulla staccata e l’inserimento in edizione, apre il Campionato del Mondo. È una corsa difficile
curva, immaginando la tensione del pilota, l’atmosfera convul- e insidiosa per l’asprezza delle strade, la severità del tracciato e
sa dell’abitacolo, le istruzioni urlate dal navigatore, il mulinare le sue precarie condizioni causate dall’accumulo di neve e fan-
del volante e lo stridore degli pneumatici che si lasciano alle go. La speciale di stanotte, quella del Col de Turini, è una vera
spalle nuvole di neve e ghiaia. Ore e ore in attesa di un passag- e propria istituzione, una sorta di università del rally.
gio, come quando si va a incitare i ciclisti sulle pendenze im- La tortuosità della strada che si inerpica per le gole della Val
possibili dei passi del Giro o de La Grande Boucle. Bevera e della Val Vesubia, i tornanti, le pendenze, il buio, l’al-
Tutto sfugge in pochi e brucianti istanti di rumore, ansia e ternarsi mozzafiato di strettoie, alberi e gallerie, e, da ultima,
concitazione, quelli in cui l’auto sfreccia sulla strada volando e l’immancabile presenza di ghiaccio e neve ne fanno un luogo
portandosi via le ore piccole dei meccanici, le ricognizioni, gli ostico, magico e iconico, oltre che un banco di prova per i pilo-
shakedown, le note e le regolazioni. ti più giovani.
Queste notti hanno fatto la storia delle corse su strada, rac- In lizza per la vittoria finale ci sono tre equipaggi, le due Fiat
contando la passione viscerale per la velocità di pubblico, pilo- Abarth 131 di Röhrl/Geistdörfer e Waldegård/Thorszelius e la
60 Youngtimer &
HERITAGE
[Link] 61
HERITAGE
62 Youngtimer &
1 La Ritmo Abarth 1500 di Bettega
e Mannucci in azione nella neve
del Rally di Monte Carlo del 1980.
Grazie a una prova acrobatica e
muscolare l’equipaggio italiano
impressionò tutti i cronisti e gli
addetti ai lavori.
2 Bettega in carriera ha
partecipato a ventisei prove
del Campionato Mondiale Rally
finendo sei volte sul podio. La
prestazione migliore la staccò al
Rally di Sanremo 1984 dove, con
Perissinot, giunse secondo alle
spalle di Vatanen e Harryman.
3 La Ritmo Abarth 75 Gr. 2 di
Bettega e Perissinot in azione
al Rally di Monte Carlo del 1979.
Purtroppo, nonostante delle
buone premesse, l’equipaggio
italiano fu costretto al ritiro per
problemi al motore.
[Link] 63
GEMELLE
DIVERSE
Piatto ricco, ladies and gentlemen : ecco due
esemplari motorizzati V8 che hanno segnato la storia
Rover, presentate qui da un personaggio sui generis
come Franco “Mr. Dakar” De Paoli
TESTO RICCARDO CASARINI FOTO CRISTINA PERTILE
E
ntriamo in piena “zona rétro” con un’accop- tre la SD1 fu il progetto inaugurale della cosiddetta Spe-
piata Rover interessante: l’elegante P6 3500S cial Division del gruppo British Leyland, nel quale Rover
V8 e la sportiva SD1 3500 Vitesse, due pietre conf luì insieme ai marchi premium Jaguar e Triumph.
miliari nella storia del marchio britannico, Diverse tra loro nello stile, ma accomunate da una mec-
fregiatesi entrambe del premio Auto dell’An- canica alquanto simile, abbiamo individuato due esem-
no quando vennero presentate a tredici anni di di- plari che furono al vertice del listino grazie a un genero-
stanza, rispettivamente nella prima edizione del 1964 so propulsore a V da quattro cilindri per bancata: “Che
e in seguito nel 1977. Proprio la Rover P6 fu l’ultimo faccio, lascio?”.
concetto ideato in esclusiva dal marchio Rover, men- Abbiamo già ottime fondamenta per costruire un bel
64 Youngtimer &
Scannerizza il QR
nel sommario, per ascoltare
la track selection.
LISA STANSFIELD
All Around
the World
racconto, se a tutto ciò aggiungiamo il fattaccio di cro- signor Franco De Paoli. Un collezionista come tanti,
naca per cui nel 1982, proprio su di una Rover P6 3500S direte? Beh, beh! Un collezionista che nell’ambiente
V8, la principessa Grace Kelly trovò la morte imboccan- dei rally raid chiamano “Mr. Dakar” perché… di Pari-
do il tornante “coude du diable” sulle tortuose strade di gi-Dakar ne ha corse ventiquattro. V-E-N-T-I-Q-U-A-T-
Cap d’Ail in Costa Azzurra, allora ogni parola si tinge T-R-O! Dunque da che parte cominciare? Tra auto in-
anche di velata nostalgia. glesi, pieghe noir e pionieri del deserto, è complicato
Ma questa introduzione non è ancora finita e non po- decidere. Quindi riavvolgiamo un istante il nastro e
trebbe esserlo, perché sul “piatto” snoccioliamo un’ulte- partiamo dalla solida storia, che avremo tempo per
riore curiosità: le auto qui immortalate appartengono al perderci di nuovo…
[Link] 65
Rover P6 3500S V6 1968-1977
PREZZO DA 10.000 A 20.000 EURO
È tra le ultime produzioni di casa Rover in veste “single”
e questo modello specifico, è ammantato da un’aura di
fascino che sa tanto di jet-set e anni d’oro della recente
storia europea. Ah, quanta dolce nostalgia, talvolta…
CI PIACE
Mantiene un certo fascino rétro, è elegante e ricca
di dettagli da “ultima della specie”. Tutto ciò che ha
debuttato dopo di lei - anche tra la concorrenza - si colloca
già in un’altra era dell’automotive. Un bel compromesso
tra gusto classico, comfort di viaggio e prestazioni.
NON CI PIACE
Se non siete parenti in linea diretta col Mahatma Gandhi
o avete intrapreso un percorso monastico in Tibet,
potreste perdere la pazienza curando la manutenzione
di tutto ciò che esula dal motore.
I
l progetto P6 muove i primi passi sul finire dei ‘50,
con l’idea di affiancare all’elegante e austera Rover P5
un modello più dinamico e attuale nelle forme. Il de-
sign è frutto del genio di David Bache, matita storica
della Nave Vichinga: una silhouette slanciata, accen-
tuata dall’inclinazione per l’epoca inusuale del parabrezza,
con un frontale cuneiforme dominato da una calandra in
alluminio a listelli orizzontali e spalleggiata dalla fanaleria
tonda. Al posteriore troviamo invece due “pinne” che con-
f luiscono nella fanaleria verticale e contribuiscono a dare
dinamicità alla linea.
Sotto questa veste, imbullonata a un telaio portante,
troviamo un classico schema “motore anteriore/trazione
posteriore”. Una ventata di innovazione ha poi riguardato
l’interno, protagonista di un salto di qualità in termini di
sicurezza grazie all’utilizzo di un piantone sterzo collassa-
bi
bile, una plancia imbottita e una studiata
eergonomia delle sedute.
La dinamica di guida è invece affidata a
u
un retrotreno di tipo De Dion e un avantre-
n
no a ruote indipendenti costituito da un in-
ssolito schema, dove ammortizzatore e mol-
lla agiscono tra loro indirettamente tramite
b
bracci, il primo lavorando come di consue-
to sull’asse verticale, mentre la molla è di-
sposta longitudinalmente. Una soluzione
ES EM PL AR E che ha permesso ai tecnici di ottimizza-
CE RT IFI CATO re anche lo spazio nel vano motore, per
inserirvi cose ben più generose del pro-
2 000 cc con cui la P6 venne da subito lancia-
pulsore da 2.000
ta sul mercato.
Prodotta negli stabilimenti di Solihull, West Midlands,
al suo debutto era infatti disponibile con un unico motore
da 90 CV alimentato da carburatore monocorpo, cui seguì
tre anni dopo una versione di pari cilindrata denominata
“TC” e dotata di un’alimentazione a doppio carburatore ca-
pace di innalzare la potenza a 107 CV.
Per le cubature più sostanziose tocca quindi aspettare il
1968 con l’arrivo della versione “Three-thousand-five”
equipaggiata con un 3.532 cc da 149 CV in abbinamento a
una trasmissione automatica a tre rapporti. Si tratta di
un’unità ad aste e bilancieri relativamente compatta, deri-
vata dall’omologo V8 Buick/GM inizialmente concepito
La ruota di scorta soggiorna
sul bagagliaio in alluminio
[Link] 67
ROVER P6 3500S V8
1972
Motore: V8 anteriore longitudinale, 16 valvole, 3.532 cc
Potenza: 155 CV a 5.200 giri
Coppia: 284,5 Nm a 2.600 giri
Trasmissione: manuale a 4 marce, RW
0-100 km/h: 7,6 secondi
Vel. Max.: 209 Km/h
Peso: 1.424 Kg
Rapp. Peso/potenza: 7,4 Kg/CV
RÉTRO
Xxxx
xxxxx
in totale alluminio (blocco e testate) e successivamente ne di aver trovato ciò di cui Rover aveva bisogno in quel
prodotto alternando basamento in ghisa e testate in lega momento: alzò quindi la cornetta per raggiungere l’al-
leggera, per prevenire i problemi di una precoce corrosione tra sponda dell’Atlantico e suggerire l’acquisto del V8
interna. alla Casa madre. Qualunque sia la verità, è accertato che
Leggenda vuole che J. Bruce McWilliams, responsabile già nel 1965 l’ing. Joe Turlay, ex Buick, prese residenza nel
Rover per il mercato USA, individuò il V8 presso gli stabili- Regno Unito per visionare la produzione locale del V8 com-
menti Mercury Marine, dove si recò per discutere con l’a- patto.
zienda la vendita di motori diesel marini. Non sappiamo Arriviamo così al 1971, anno del primo facelift, che in-
dirvi con esattezza se quella trattativa sia andata o meno a trodusse un nuovo frontale, la colorazione nera dei sotto-
buon fine. Quel che è certo però è che McWilliams riten- porta e una nuova strumentazione interna. In questa
70 Youngtimer &
Tra gli accessori,
De Paoli conserva
un set da pic-nic
originale
Xxxx
xxxxx
[Link] 71
Il cambio GM Turbo-Hydramatic 180
di produzione francese
è più scorrevole ed efficace
Rover SD1 3500 Vitesse 1982-1986
PREZZO DA 10.000 A 20.000 EURO
È il vessillo di una nuova era industriale per il comparto
auto britannico. Chi è affascinato dalle vetture
d’oltremanica, difficilmente saprebbe resistere al fascino
di una versione di punta della generazione SD1. Motore
affidabile e linea, peraltro, invecchiata benissimo.
CI PIACE
Il design ricco di dettagli e richiami, a nostro avviso,
si lascia apprezzare meglio oggi rispetto al passato.
L’interno è un salotto in cui si viaggia comodi sull’onda
(anzi sulla coppia motrice) del pastoso V8. I ricambi sono
rintracciabili e alla portata. E poi ha un che di insolito e
originale, che la rende unica…
NON CI PIACE
All’epoca è mancato un certo azzardo tecnico, che avrebbe
reso questa vettura ancora più singolare e ricercata.
Anche se all’atto pratico regala un feeling di guida diverso,
sotto la scocca è troppo simile alla sua antenata.
E
d è così che la P6 esce definitivamente dai listini nel
1977, quando a sostituirla è chiamata la nuova Rover
3500 alla quale è richiesta maggior freschezza stilisti-
ca. Si tratta del primo “vagito” della neonata Special
Division, che accorpa i costruttori Rover, Triumph e
Jaguar sotto il controllo del colosso industriale British Leyland,
allo scopo di ottimizzare il potenziale dei tre brand e sfornare il
meglio dal settore automotive britannico. Il progetto della
“3500” è identificato da subito con l’acronimo SD1, che le resterà
appiccicato anche dopo il debutto del 1976 all’Earl’s Court Motor
Show di Londra, dove Rover incassa per la seconda volta il pre-
mio di “Car of the Year”. Facciamo però un passo indietro, al
1971, quando il team guidato dal “solito” Bache inizia a lavorare
seriamente alla futura Rover SD1: l’ispirazione proviene da vet-
ture d’altissima gamma, tra cui certamente figura la Ferrari
Daytona e la 365 GTC/4, oltre che i bozzetti concepiti da Pininfa-
rina solo pochi anni prima. “Spen” King, al secolo Charles Spen-
cer King, è invece incaricato dell’ingegneria del mezzo e a lui
tocca il compito di semplificare la meccanica di origine P6, per
vestirla con l’abito moderno pensato da Bache: dispone però di
confini limitati entro cui muoversi e così, al posteriore, arriva
anzitutto un normalissimo assale rigido… e con lui pure un im-
pianto freni a tamburo. Non sembra un buon inizio per un pro-
getto speciale, vero?! Sostanzialmente la SD1 comincia il
proprio corso pressoché come una P6 ricarrozzata ambizio-
samente, con nuovi e opulenti interni.
Sotto sotto, rimane la berlina di un tempo offer-
ta inizialmente con il solo motore V8 e un cambio
manuale a cinque marce oppure, in alternativa, con
cambio automatico a tre rapporti marchiato Bor-
gWarner. La stampa nazionale ed europea non si fa
abbindolare e dopo qualche onesta lode all’audacia,
evidenzia i numerosi difetti che affliggono i primi
esemplari, tra scrostamenti prematuri della vernice,
guarnizioni porta approssimative e sistema di aera-
zione abitacolo inefficiente. Tuttavia l’idea alla base CO SÌ SU ON A
del progetto è valida e così, dove non è arrivata la PIÙ ELEGANT E
progettazione, mette una bella pezza lo sviluppo suc-
cessivo. La retta via viene ritrovata e i problemi di
gioventù risolti, di pari passo con l’introduzione di motorizza-
zioni V6 e 4 cilindri e una diversificazione della gamma.
[Link] 73
RÉTRO
74 Youngtimer &
ROVER SD1 3500 VITESSE
1982
Motore: V8 anteriore longitudinale, 16 valvole, 3.532 cc
Potenza: 193 CV a 5.280 giri
Coppia: 298 Nm a 4.000 giri
Trasmissione: automatica a 3 marce, RWD
0-100 km/h: 7,8 secondi
Vel. Max.: 215 Km/h
Peso: 982 Kg
Rapp. Peso/potenza: 6,5 Kg/CV
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x
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[Link] 75
RÉTRO
MR. DAKAR
Q
uella di Franco De Paoli non è una biografia: è una consacrare il proprio futuro a quella competizione, tanto auda-
storia nel senso più ampio del termine, dai tratti ro- ce ed esaltante da “prendere” fin le viscere: vende la propria
mantici e avventurosi, in cui parole come “genio”, azienda e col ricavato apre un’officina dedicata alla preparazio-
“passione” e “follia” non sono termini sprecati ne di auto da rally raid, veri e propri prototipi concepiti allo
troppo generosamente. Originario di Milano, dove scopo. Nasce così la Personal Car Center. Un anno ricco di sod-
nacque nel maggio del 1940 De Paoli incontrò il proprio destino disfazioni per De Paoli, che riceve un piccolo credito da Elf
motoristico quasi per caso, nel lontano 1978: «A quel tempo ero (nientemeno) e in quella stessa edizione piazza la sua Range
impegnato nel settore manifatturiero con l’abbigliamento, con- Rover al 18° posto assoluto… sarà il suo miglior risultato alla
ducendo un’impresa che produceva cravatte. Viaggiavo già in Parigi-Dakar! In una totale bulimia africana, il futuro “[Link]-
Africa, luogo che mi affascina, ma il caso volle che quell’anno kar” partecipa a competizioni affini, tra cui il Rally dei Faraoni
mi trovassi proprio lungo il percorso della Oasis (la prima edi- che conclude in seconda piazza assoluta. Mica male per un pilo-
zione di quella che sarebbe diventata la Parigi-Dakar, NdR.) ta privato! L’impegno profuso gli vale l’attenzione e l’appoggio
proprio mentre un manipolo di matti alla guida di auto e moto, dei primi sponsor “pesanti”, tra cui Maxell, Rothmans e Sarato-
capeggiati da Thierry Sabine, percorreva quella via». Il france- ga, stabilendo con quest’ultima una collaborazione che durerà
se, futuro manager di quella che sarebbe diventata la corsa più diciotto anni.
folle al mondo, aveva bisogno di un compressore d’aria per gon- Le edizioni dal 1983 al 1986 vedono numerosi upgrade alla
fiare la gomma della propria moto e, guarda caso, Franco ne Range Rover 3.500 V8, che ormai poco condivide col mezzo di
teneva sempre uno in auto, a portata di mano. Così si conobbe- serie. Il salto verso l’unicità viene però compiuto nel 1986,
ro i due, che ebbero il tempo di scambiare parole e condividere quando De Paoli si presenta di nuovo al via con un prototipo
una visione comune, che li portò a incontrarsi di nuovo - l’anno sviluppato su meccanica Range Rover, vestito però con una
successivo - nella capitale francese. silhouette Audi Quattro. Con questa creatura affronta anche
Arriva quindi il 1980, la Parigi-Dakar è divenuta cosa concre- l’edizione 1987 e - in parallelo - il Rallye de l’Atlas. Per questa
ta e si trova alla sua seconda edizione ufficiale. Anche Franco è vettura, Franco sviluppò appositamente un sistema sospensivo
tra i protagonisti ai nastri di partenza sugli Champs Elysee pa- pneumatico, capace di rendere indipendente ogni singola ruo-
rigini, con la sua Range Rover. La stessa auto che lo scorterà ta, sfruttando un compressore con funzione multivalente utile
dagli asfalti europei alla sabbia africana anche l’anno successi- anche al gonfiaggio degli pneumatici e (all’occorrenza) alla pu-
vo. L’anno della svolta però è il 1982, quando De Paoli decide di lizia del filtro aria. Tutto ciò, monitorato da elettrovalvole di
76 Youngtimer &
Franco De Paoli, istrione e protagonista
negli anni del più affascinante
pionierismo africano
L
o scorso primo aprile Eccentrica Cars ha voluto sve- re del tempo Colombini ha potuto esprimere questa sua pas-
larci la V12, un sogno che si è concretizzato in real- sione collezionando l’auto dei suoi sogni misurandosi spesso
tà! Un pesce d’aprile? Assolutamente no... abbiamo in pista, scoprendo tutti i pregi, i difetti e i segreti della
potuto vedere con i nostri occhi il progetto nascente Diablo.
che avevamo già raccontato in esclusiva sul sesto “È stata l’auto da me sognata fin da ragazzino, poi quando
numero di Youngtimer&Rétro. finalmente sono riuscito ad averla in collezione e provare di-
verse versioni del modello mi innamorai subito della Diablo
La visione dietro Eccentrica GT. Un’auto per me bellissima che esprime il massimo della
Emanuel Colombini, fondatore e presidente di Eccentrica serie, molto divertente da guidare.
Cars, fin dall’infanzia prova un amore incondizionato per il Però volevo utilizzarla tutti i giorni, la GT è una macchina
marchio del Toro di Sant’Agata Bolognese. che deve stare più sotto il telo che in strada”, ci spiega Ema-
In particolare il suo legame con Lamborghini nasce quando nuel Colombini. “Quindi decisi di prendere la prima serie e
viene colpito da una Diablo rossa ammirata sulla copertina di pensare ad un progetto di ammodernamento del design e di
un magazine automobilistico. Un’auto che rappresentava il miglioramento tecnico, in maniera che fosse più performante
massimo della velocità e dell’ingegneria dell’epoca. Col passa- e fruibile, avvicinandola ad un’auto degli anni Duemila”.
78 Youngtimer &
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MAURO PICOTTO
Komodo
[Link] 79
AUDACI
Ci vogliono
1,3 milioni di euro
per portarsela
a casa.
Auto donatrice
e tasse... escluse!
Rimangono le portiere
a forbice, tratto distintivo
della Lambo.
80 Youngtimer &
ECCENTRICA V12
me varianti: “Stiamo già pensando a delle evoluzioni, per dare collaudatori sta perfezionando la vettura, strapazzando su stra-
una continuità a questo progetto che a nostro avviso ha avuto da e in pista il primo prototipo soprannominato “Proto 1” (nelle
un riscontro più che positivo. Pensiamo di poter accontentare immagini, N.d.R.).
non solo 19 clienti”. “Affinare una vettura come Eccentrica significa andare oltre la
Questa Eccentrica V12 viene sviluppata sulla prima serie del semplice verifica dei dati tecnici: significa creare una connessio-
modello Diablo, mettendo in atto un importante aggiornamen- ne autentica tra il pilota e la macchina. Ogni chilometro percorso
to tecnologico ed estetico, enfatizzando il carattere e gli stilemi nei nostri test serve a perfezionare non solo le prestazioni, ma
del modello originale seguendo un perfetto equilibrio tra pas- soprattutto il carattere dell’auto, affinché trasmetta emozioni
sato e innovazione. Tutto è stato ripensato, ora la carrozzeria è vere, fedeli alla sua eredità”. Ci ha spiegato Maurizio Reggiani,
integralmente in fibra di carbonio, impreziosita da numerosi advisor tecnico di Eccentrica Cars.
elementi in titanio. L’utilizzo di questi materiali nobili ha con-
sentito una riduzione di 40 kg rispetto al peso della vettura ori-
ginale. Parallelamente il leggendario V12 da 5,7 litri rimane al ESCLUSIVO
suo posto, ottimizzato dai tecnici Podium, tirando fuori 550 Dal poster in cameretta alla produzione: saranno
CV. Il cambio? Manuale, naturalmente, con rapporti accorciati 19 esemplari... per ora! Perché in futuro potrebbero
per una maggiore reattività. uscire dal segretissimo cassetto di Eccentrica
In più l’assetto è stato sviluppato con sospensioni a doppio una versione vitaminizzata ad alte prestazioni
braccio e ammortizzatori semi-attivi Tractive, regolabili su e un’esclusiva cabrio en-plein-air.
cinque livelli. L’impianto frenante, sviluppato in collaborazione
con Brembo, include dischi anteriori da 380 mm e pinze a sei
pistoncini, assicurando grande affidabilità e mordente.
Fatto su misura
L’arte dietro a queste creazioni è quella di accontentare il clien-
te, costruendo un’auto che esprime al meglio la sua personalità.
Ogni esemplare prodotto sarà diverso, ogni Eccentrica V12
avrà una propria identità, aumentando il suo valore come og-
getto da collezione. Ogni processo di sviluppo è completamen-
te tailor-made per il cliente, trasformando anche le “cattive
idee” in qualcosa di bello.
All’interno di Eccentrica troviamo un ambiente elegante e
sportivo al contempo, che fonde lo charme anni Novanta con la
funzionalità moderna. Tutti gli elementi in plastica sono stati
estromessi, lasciando il posto a materiali di primissima qualità
come l’Alcantara, scelto per i rivestimenti e la selleria. Inedito è
anche il quadro strumenti analogico concepito con un look “op-
to-elettronico”, con comandi fisici derivati dal motorsport.
[Link] 81
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Periodo intenso... Vallelunga 1996 è la tua apoteosi. Come arriva il titolo e come
«Sì, dato che con le gare separate, corro in Gr.A con la Golf GTI, vivi l’ultima gara?
vincendo il titolo, e nel Superturismo con l’Alfa 75 del New Race «Arrivo da secondo in classifica, pur avendo dominato sin da ini-
Team, auto di grande libidine. Debutto anche nella 911 Carrera Cup zio stagione. BMW mi ha spodestato con modalità “creative” e
con il Jolly Club, vincendo Imola e facendo la pole a Brno, per anni l’ultima gara è teatro di una sfida epica. Allo start ho Ravaglia
l’unico italiano vincente in categoria.» davanti e dietro quattro BMW, sono accerchiato! In gara 1 passo
Ravaglia ai Cimini e lui in staccata mi centra la posteriore destra.
A fine 1993 ti si aprono le porte in Audi. Come ci arrivi? Finisco comunque secondo, sulle tele e con la sospensione piega-
«Sembra una storia da film! Audi chiama Radaelli chiedendogli due ta. In gara 2 ho l’occhio della tigre, passo Ravaglia al tornantino
piloti per dei test a Monza. Con Biela malato dovremmo fare chilo- e grazie al ritiro di Naspetti vinco il titolo. Da allora a Ingolstadt
metri di test mentre Hans Stuck sviluppa nuove soluzioni per il gira un detto: “Dindo doesn’t break under pressure”!»
mondiale, usando l’auto laboratorio.
Dopo la prima giornata i tecnici decidono di farmi proseguire i Come arrivi all’endurance?
test con l’auto da sviluppare, ottenendo ottimi feedback. Mi si apro- «Divento titolare del programma endurance, dopo il ritiro Audi
no del Superturismo 1994 con Audi Sport Italia.» dal turismo, dovuto al bando del 4WD. Porto al debutto la neona-
ta R8 a Neustadt, il 14 Agosto 1998. Indimenticabile!»
Come avviene il passaggio a pilota ufficiale?
«I primi due anni supporto Emanuele Pirro, rimanendo sotto con- Poco prima debutti alla 24 Ore di Le Mans con una... Mclaren!
tratto con la filiale italiana. Nel 1994 possiamo fare benissimo, po- Come mai?
trei addirittura vincere all’esordio ma la gioia arriva al Mugello, do- «Audi manda me e Pirro a fare esperienza a Le Mans, correndo
minando sotto il diluvio. Nel 1995 arriva l’A4 e vinco altre due gare, con la Mclaren F1 GTR di Thomas Bscher. Ci ritiriamo da quarti
aiutando Emanuele a vincere il titolo. Questo mi vale un contratto per un guasto, ma che macchina straordinaria!»
da ufficiale come prima guida nel 1996. Considera che da allora sono
ancora sotto contratto con Audi, dopo quasi trent’anni!» Sebring 1999: un debutto da urlo?
“Appena rientrato
scopro che la
cintura destra
è slacciata, ma...”
84 Youngtimer &
DINDO CAPELLO
«Nella Le Mans Series si respira la storia dell’automobilismo. Kristensen e Guy Smith siamo subito in palla, risultando i mi-
Corro con Stefan Johansson e Michele Alboreto, la line up Ferra- gliori sino dai test. Riportiamo una vittoria che mancava dai tem-
ri F1 del 1985, praticamente un sogno! Finiamo terzi al debutto pi dei “Bentley Boys”, settantatre anni prima. Mi sblocco, ma
ed è l’inizio di una grande storia.» non con Audi e questo mi cruccia...»
La 24 Ore inizialmente sembra sfuggirti ogni volta... Nel 2004 rimedi prontamente: un trionfo inatteso?
«Nel 1999 non siamo competitivi mentre nel 2000 potrei fare la «Con Kristensen e Seiji Ara rappresentiamo una meravigliosa
pole da “underdog”, ma sbaglio l’ultima staccata. In gara siamo “Cenerentola” tra i team Audi. Partiamo bene ma ho problemi in
primi con Alboreto e Abt ma questi sbaglia alla prima variante, frenata e mi insabbio. Rientro ai box e troviamo la frenata tutta
rompendo una sospensione e rientrando su tre ruote. sbilanciata al posteriore! Risolviamo e, tra problemi degli avver-
Nel 2001 faccio la pole, in gara siamo nettamente in testa sari e pace car gestite bene, andiamo in testa. Ripartendo per il
quando Aiello becca un nubifragio con le slick. Gli avversari rie- mio ultimo turno vedo alla mia destra una fiammata, mi fermo e
scono a montare subito le rain mentre noi, avendo già tagliato il slaccio le cinture! L’ingegnere mi dice di non uscire, un meccani-
traguardo, facciamo tutto il giro. Laurent poi arriva lungo al pit, co spegne tutto con l’estintore e mi riallaccia le cinture.
facendo danni e cancellando ogni chance residua. Nel 2002 rifac- Appena rientrato scopro che la cintura destra è slacciata ma
cio la pole ma in gara Pescatori fora, facendo un giro su tre ruo- faccio comunque due turni ancorandomi al volante in frenata,
te... Sì insomma, sembra una maledizione!» poi anticipo il rientro e spiego tutto ai box. Vengo guardato come
un pazzo, diagnosi confermata dal Dott. Ullrich quando glielo
2003, finalmente il primo acuto! Come mai con Bentley? confesso anni dopo. Un incidente sarebbe stato letale, ma grazie
«Audi non corre ufficialmente a Le Mans e ci “presta” a Bentley. al silenzio radio non lo scopre nessuno e arriva la vittoria! L’adre-
La Speed Eight per me è il più bel prototipo chiuso di sempre. nalina fa questo ed altro...»
Motore Audi e progetto Bentley, anche se le malelingue hanno
sempre detto il contrario. Gli inglesi non ci vedono di buon oc- Nel 2008 il tris, stavolta con la R10TDI. Una gara epica?
chio e la stampa, per assurdo, ci considera un team tedesco. Io, «Siamo sfavoriti contro gli equipaggi Peugeot ma Le Mans è
CARRIERA
RINALDO “DINDO” CAPELLO
nato a Santo Stefano Belbo (CN) il 17 Giugno 1964
[Link] 85
Dindo è un autentico uomo-
squadra: sa che per vincere
una gara di durata non basta
avere un piede pesante, ma
occorre intesa con i “compagni
di sedile” e capacità di adattarsi
alle strategie del team.
imprevedibile e uno dei suoi “strumenti” preferiti è la pioggia. Per ultimo il 2007, la delusione più grande! Primo anno della
Loro vanno in crisi e noi recuperiamo. lotta con Peugeot, parto secondo e passo Bourdais mentre pio-
Di notte faccio un giro sulle slick sotto al diluvio, guadagnan- viggina. Siamo largamente in testa quando al mattino perdo
do un minuto e mezzo su Villeneuve. Nessuno ci riprende più e una ruota all’improvviso.
vinciamo quella che, secondo l’indagine di un periodico stranie- Vado a muro, gara finita e delusione ancora da smaltire dopo
ro fatta per il centenario della 24 Ore, è stata la più bella 24 Ore diciotto anni! Nello shock iniziale per il botto entro in crisi
di sempre. Senza una grande strategia non ce l’avremmo fatta, pensando a un mio errore, poi un commissario mi mostra la
così conio un detto che in Audi farà scuola...» ruota staccata e capisco. Ma la beffa è doppia...»
86 Youngtimer &
DINDO CAPELLO
AUDI R10TDI
L’Audi R10 TDI viene presentata nel dicembre 2005 per poi
debuttare vittoriosamente a Sebring 2006. Parteciperà, sino
al 2009, all’ALMS e alla 24 Ore di Le Mans vincendo 36 gare
su 48. Viene munita di un V12 diesel da 5,5 Litri, capace di
sviluppare più di 650 CV con una coppia massima superiore
a 1100 Nm. Grazie al sistema di alimentazione common
rail Bosch impiega gasolio con pressione sino a 1600 bar
mentre per il telaio si parla italiano, in quanto ingegnerizzato
dalla Dallara. Dotata di due turbine Garrett, necessita di una
trasmissione con soli 5 rapporti grazie all’elasticità e alla
coppia che non mancano mai. Inoltre il serbatoio da 90 Litri
di carburante, poi ridotti a 81, le permette un’autonomia tale
da ridurre di molto le soste, dandole un notevole vantaggio
sui propulsori a benzina. Prima vettura della storia a vincere
la 24 Ore di Le Mans con un propulsore a gasolio, viene
sostituita nel 2009 dalla R15 TDI che ne prende il posto in
squadra ufficiale relegandola ai team privati, dove continua a
farsi valere terminando la 24 Ore al settimo e nono posto.
Quali sono i tuo piloti preferiti e i più ostici? Dulcis in fundo: la tua prima auto?
«Con Alan McNish e Tom Kristensen abbiamo corso e vinto tan- «La Panda 45 di mia madre, mi ha accompagnato nei due anni di
to insieme, ci sentiamo settimanalmente. L’avversario più ostico trasferte in Formula Fiat Abarth!»
[Link] 87
A CURA DELLA REDAZIONE
88 Youngtimer &
CLUB CORNER
ABARTH CLUB COMO
SEDE
Como
COSTO ISCRIZIONE
20 euro
PRESIDENTE
Lisa Cassandro
SOCI
Oltre 300 iscritti
E-MAIL
abarthclubcomo@[Link]
SITO
[Link]
INSTAGRAM
@abarthclubcomo
EVENTI 2025
L’evento di punta del Club è
il “The Lake Tour”, nel 2025
si terrà la sesta edizione.
N
ato nel 2016 come associazione culturale riconosciuta, l’Abarth Club Como, fin
da subito è entrato a far parte della rete ufficiale dei Club riconosciuti dalla
Casa dello Scorpione, aderendo al progetto internazionale “The Scorpionship”.
La missione del Club è quella di aggregare gli appassionati del marchio Abar-
th presenti nelle provincie di Como e Monza Brianza, promuovendo al contem-
po il territorio lariano attraverso eventi e raduni tematici.
Fin dagli inizi, il Club ha dimostrato grande dinamismo nell’organizzare attività rivolte a
soddisfare le diverse “esigenze” dei suoi iscritti. Si spazia dalle giornate in pista ai tour pa-
noramici con sosta gastronomica, dalle visite a musei motoristici agli appuntamenti solidali,
fino alla partecipazione agli eventi promossi da altri Club Abarth in tutta Italia.
Dopo il periodo della pandemia, il numero di soci attivi si è stabilizzato attorno alle 300
unità ogni anno. Una crescita che ha portato anche a un ampliamento dello staff organizza-
tivo, necessario per gestire al meglio l’intensa attività del Club.
Il fiore all’occhiello dell’Abarth Club Como è senza dubbio il “The Lake Tour”, evento
simbolo che nel 2025 giungerà alla sesta edizione. Si tratta di un raduno dinamico pensato
per far scoprire – o riscoprire – le meraviglie paesaggistiche del Lago di Como, offrendo ai
partecipanti una giornata all’insegna del divertimento, della guida e della passione condivisa
per lo Scorpione.
A ogni edizione prendono parte tra le 100 e le 150 vetture, con una partecipazione che
varia dalle 200 alle 300 persone, a seconda della location selezionata. Perché non c’è nulla di
meglio che concludere un bel giro in auto con un pranzo in compagnia, circondati da pano-
rami unici e dalla stessa inconfondibile passione per Abarth.
Vuoi regalare un abbonamento di Youngtimer&Rétro ai tuoi soci? Scrivici una e-mail a redazione@[Link]
inserendo nella tua richiesta il tuo nome, quello del club e il tuo recapito telefonico. Verrai ricontattato dal nostro ufficio dedicato!
[Link] 89
STORIA DELL’AUTO
A CURA DELLA REDAZIONE
90 Youngtimer &
Le indimenticabili
Toyota GR86 Toyota Land Cruiser (FJ40
2022 1960
Toyota Hilux
2004
[Link] 91
STORIA DELL’AUTO
LA CURIOSITÀ
Vi siete mai chiesti
perché l’azienda si
chiama Toyota, ma il
nome della famiglia
è Toyoda? Ecco la
risposta alla domanda.
Per scrivere Toyoda in
Katakana (la scrittura
giapponese utilizzata
per i termini tecnici, per
le aziende e le parole
Qual è la Toyota più prese in prestito da altre
lingue) occorrono 10
economica e quella più cara? tratti di penna, mentre
per scrivere Toyota ne
La Toyota più economica sul mercato italia- La Toyota più costosa della gamma è il
no è la Aygo X nell’allestimento Active, in Land Cruiser 5p, che costa 81.450 euro bastano otto. L’otto è
vendita a 17.950 euro. Dopo tutto, si tratta nella versione Executive. Questa bestione un numero fortunato
di un’auto con un buon equipaggiamento, è dotato di un motore diesel da 2,8 litri
dotata di cerchi da 17 pollici, telecamera che eroga 204 CV. in Giappone e “Toyota”
per la retromarcia, integrazione dello smar- Se invece cercate qualcosa di più diver- ha anche un suono
tphone e cruise control adattivo. I tempi tente, beh allora vi consigliamo la GR Supra
delle utilitarie con ruote d’acciaio e cambio 3.0 a partire da 67.700 euro, con il suo moto- più armonioso per le
manuale sono ormai lontani... re turbo benzina da 3.0 litri da 340 CV. orecchie giapponesi.
La più veloce
La Supra è la più veloce tra le vetture auto ancora più veloci, in cambio di una di 680 CV grazie al motore V6 biturbo
stradali di Toyota, anche se la sua velo- certa somma di denaro. da 3,5 litri e al motore elettrico sull’as-
cità massima è limitata a 250 chilometri La Toyota più veloce in assoluto non se anteriore.
orari. Grazie ai suoi 340 CV di potenza, è però destinata alla strada. O meglio, La versione 2023 della GR010 è la se-
riesce a scattare da 0 a 100 chilometri le strade su cui gareggia sono chiuse al conda generazione dell’hypercar WEC
orari in soli 4,3 secondi. traffico. La GR010 Hybrid porta in alto di Toyota; la versione precedente sul
Naturalmente, le Toyota godono di una la bandiera e i sogni di Toyota nel Cam- tracciato di Le Mans nel 2022 ha rag-
rete di supporto non ufficiale, elabora- pionato Mondiale Endurance e nella 24 giunto la ragguardevole velocità di 343
tori esperti in grado di fare andare le ore di Le Mans. La potenza combinata è chilometri all’ora.
92 Youngtimer &
TOYOTA
Il momento migliore a punto metodi di produzione in grado di ti. Oppure il clamore suscitato dalla pub-
All’inizio degli anni Novanta Toyota ha de- combinare l’idea pionieristica della catena blicità di Toyota sui “self-charging hy-
tronizzato General Motors, diventando la di montaggio della Ford con le tecniche di brids”, che ha fatto infuriare qualcuno.
più grande Casa automobilistica del mon- automazione per la tessitura sviluppate da Il momento più basso Toyota si è verifi-
do, ma poi i richiami e la crisi finanziaria Sakichi Toyoda, padre del fondatore di cato con la campagna di richiami del 2009,
del 2008 hanno frenato le vendite e Toyota Toyota, Kiichiro Toyoda. Il Metodo di Pro- iniziata a seguito di un grave incidente in
ha dovuto ripartire da capo con Volkswa- duzione Toyota e la filosofia kaizen di mi- cui un poliziotto californiano fuori servi-
gen. Dal 2020 Toyota è nuovamente il nu- glioramento continuo hanno influenzato zio e tre membri della sua famiglia hanno
mero uno al mondo e per il momento le industrie di tutto il mondo. perso la vita. L’incidente è stato causato
Volkswagen non sembra in grado di recla- dal blocco dell’acceleratore sulla loro
mare la corona. Il momento più brutto Lexus, un problema che gli ha impedito di
Nel sua ascesa al primo posto, Toyota Da un’azienda delle dimensioni di Toyota fermare l’auto. Una serie di incidenti simili
nel 2012 è stata la prima casa automobili- ci si aspetta anche qualche passo falso, di “accelerazione improvvisa non voluta” è
stica al mondo a produrre 10 milioni di come i problemi in cui è incappato il primo stata portata all’attenzione delle autorità
auto in un solo anno. Tutti questi risultati veicolo elettrico in produzione, il bZ4X: statunitensi, che hanno aperto le indagini.
sono il frutto degli sforzi compiuti da Eiji perdeva le ruote. Questo ha comportato il Toyota ha gestito male la crisi ed è stata
Toyoda negli anni Cinquanta, per mettere ritiro dei primi 3.000 SUV elettrici prodot- criticata dal Dipartimento di Giustizia per
94 Youngtimer &
TOYOTA
Quando ha sorpreso
il mondo
Forse vi sorprenderà sapere che la sede cen-
trale della Casa automobilistica giapponese si
trova nella città di Toyota e che non è stata
l’azienda a prendere il nome dal luogo... La cit-
tà, precedentemente nota come Koromo, si
trova nella prefettura di Aichi, alla periferia di
Nagoya, ha cambiato nome nel 1959, in onore
del crescente successo dell’azienda. Una mos-
sa intelligente: Toyota non potrà mai trasfe-
rirsi altrove se le si dà il nome di una città. Per
inciso, nel 2003 la città natale della Volkswa-
gen è stata temporaneamente ribattezzata
“Golfsburg” per celebrare il lancio della quin-
ta generazione di questo celebre modello.
Ma Toyota sta facendo di più: sta costruen-
do una città su un terreno di 71 ettari vicino
al Monte Fuji. I lavori per la realizzazione del
progetto, che sarà un enorme banco di prova
per le nuove tecnologie e la mobilità futura,
sono già iniziati. Si chiamerà Woven City, in
omaggio all’illustre passato di Toyota nell’in-
dustria della tessitura, ma con un doppio si-
gnificato. Un’idea intelligente.
[Link] 95
EVENTI AUTOMOBILISTICI DATA LUOGO
3° Raduno Auto e Moto d’Epoca Coppa d’Angolo il 17 maggio Zero Branco (TV)
30° U.S. Car Reunion dal 17 al 18 maggio Lignano Sabbiadoro (UD)
Tour tra Castelli Romani e Monti Lepini il 18 maggio Frascati (RM)
Raduno Maggiolini in Sicilia il 18 maggio Letojanni (ME)
7° Insieme in 500 il 18 maggio Pietradefusi (AV)
CALENDARIO
15 MAGGIO – 15 LUGLIO O 2025
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The Alfa Romeo 75 3.0 V6 America offers enhanced performance with its 'Busso' V6 engine delivering 183 CV, which provides higher power compared to models such as the 75 1.8 Turbo or the 75 2.0 Twin Spark. It combines this with a distinctive sporty soundtrack and improved weight distribution for superior handling. Despite its heavier build due to safety and comfort features aimed at the U.S. market, it retains the quintessential Alfa Romeo driving experience with adept handling .
Toyota faced significant obstacles during World War II when production was shifted to military trucks, and post-war they faced economic difficulties necessitating a bank bailout in 1949. They overcame these challenges by restructuring and innovating, such as through the introduction of the Toyota Production System and the continuous improvement philosophy 'kaizen,' which helped them to grow steadily in the 1960s and 1970s, and eventually surpass General Motors in the early 1990s and regain the top spot in the 2020s .
Toyota's design philosophy has evolved to reflect simplification and global appeal. Earlier logos stuck closely to the Toyoda family name and roots, but changes, such as dropping the extra letters and adopting 'Toyota,' were driven by a preference for harmony and cultural significance, as 'eight' is considered lucky in Japan. Over time, logos evolved to symbolically represent connections between the car, consumer, and company, moving towards a minimalist and globally recognizable identity .
Toyota's prominent position in the full hybrid vehicle market can be attributed to its early and sustained investment in hybrid technology, robust lineup that includes popular models like the Yaris, Yaris Cross, and the new Toyota C-HR, and its modular TNGA platform which supports versatile and cost-effective production . These factors, combined with extensive experience in hybrid systems, have allowed Toyota to lead with over 50% market share in this segment in various regions .
The Alfa Romeo 75 1.8 Turbo Quadrifoglio Verde differs in handling as it is a turbocharged model providing strong power delivery at lower RPMs (225 Nm at 2,600 RPM) compared to the 75 2.0 Twin Spark's peak torque at higher RPMs (186 Nm at 4,700 RPM), resulting in a more immediate and punchy response. Owners report that while exciting, it requires careful handling due to its oversteering tendency, which can be challenging for inexperienced drivers .
The Alfa Romeo 75 2.0 Twin Spark A.S.N. 1991 includes the technological advancement of the Twin Spark system, which utilizes a double spark plug per cylinder for improved ignition efficiency. This technology enhances the car's performance by providing a notable power boost, resulting in a regular and commendable operation. The engine delivers a better stretch and superior handling due to the De Dion rear suspension and nearly symmetrical weight distribution .
Toyota's diverse production presence across continents, with manufacturing bases in Asia, Europe, and beyond, allows for risk mitigation against geopolitical uncertainties and supply chain disruptions, facilitates better response to local market demands, and achieves cost efficiencies through local sourcing. This strategic placement also enables Toyota to adapt models better to local needs, contributing to competitive pricing and product variety, thus securing strong global market leadership .
The modular TNGA-B platform is significant for Toyota's success in the European market because it provides a flexible architecture for compact vehicles, which are particularly popular in Europe. This platform supports models like the Yaris and Yaris Cross, which have bolstered Toyota's market position by allowing efficient production and shared components across various models, leading to reduced costs and improved vehicle attributes like safety and performance .
The Toyota GR010 Hybrid solidified Toyota's reputation in endurance racing with its impressive performance, particularly at the 24 Hours of Le Mans. The hybrid hypercar, with a combined power output of 680 horsepower, showcases Toyota's commitment to high-performance hybrid technology. It returned impressive speed figures, such as reaching 343 km/h in 2022, emphasizing Toyota's engineering excellence and strengthening their presence in international motorsport .
Maintaining an Alfa Romeo 75 poses challenges primarily due to the wear-prone camshaft and sourcing original parts, especially aesthetic components, which are harder to find. However, mechanical spares are abundant. Originality is crucial for collectors because many 75 models have been altered to replicate rarer versions like the A.S.N. Ensuring authenticity affects the car's value and appeal, demanding diligence in verifying original factory badges and avoiding unofficial modifications .