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Il Suicidio Di Seneca

Il documento narra il suicidio di Seneca, che, di fronte alla crudeltà di Nerone, decide di porre fine alla sua vita. Chiede alla moglie di mantenere la fermezza e, dopo averla convinta a non seguirlo nella morte, si taglia le vene. Nonostante i tentativi di salvarla, la moglie non riesce a morire con lui e Seneca, dopo vari tentativi, muore in un bagno caldo, come previsto nel suo testamento.

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Il Suicidio Di Seneca

Il documento narra il suicidio di Seneca, che, di fronte alla crudeltà di Nerone, decide di porre fine alla sua vita. Chiede alla moglie di mantenere la fermezza e, dopo averla convinta a non seguirlo nella morte, si taglia le vene. Nonostante i tentativi di salvarla, la moglie non riesce a morire con lui e Seneca, dopo vari tentativi, muore in un bagno caldo, come previsto nel suo testamento.

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Il suicidio di Seneca (Annales, Tacito)

[1] Ille interritus poscit testamenti tabulas; ac denegante centurione conversus ad amicos,
Quello impavido chiede le tavolette del testamento; ma poiché il centurione lo negava, egli, voltatosi verso gli
amici,

quando meritis eorum referre gratiam prohiberetur, quod unum iam et tamen pulcherrimum
dal momento che gli veniva proibito di ringraziarli per i loro meriti, diceva di lasciare in eredità la sola cosa che
aveva, e la più bella,

habebat, imaginem vitae suae relinquere testatur, cuius si memores essent, bonarum artium
l’esempio della propria vita, di cui se fossero stati memori, avrebbero portato come premio

famam tam constantis amicitiae pretium laturos.


per una amicizia tanto fedele, la gloria delle virtù.

[2] Simul lacrimas eorum modo sermone, modo intentior in modum coercentis ad
Nello stesso momento trattiene le loro lacrime, ora con il discorso, ora in modo più energico, alla maniera di uno

firmitudinem revocat, rogitans ubi praecepta sapientiae, ubi tot per annos meditata ratio
che guida alla fermezza d’animo, chiedendo continuamente dove si trovassero gli insegnamenti della sapienza,
dove il comportamento meditato per tanti anni

adversum imminentia? Cui enim ignaram fuisse saevitiam Neronis? Neque aliud superesse
contro le minacce incombenti. A chi infatti era stata ignota la crudeltà di Nerone? E dopo l’uccisione

post matrem fratremque interfectos, quam ut educatoris praeceptorisque necem adiceret.


della madre e del fratello non gli restava altro che aggiungere la morte dell’educatore e del precettore.
Il suicidio di Seneca (Annales, Tacito)

(63) Come disse queste e altre cose dello stesso tenore, rivolto a tutti, abbraccia la moglie, ed
essendosi un po’ commosso dinnanzi alla sorte che in quel momento si compiva, le chiede e la prega
di dominare il dolore e di non addossarselo in eterno, ma di trovare nel ricordo della sua vita virtuosa
dignitoso aiuto a sopportare l’accorato rimpianto del marito perduto. Quella al contrario afferma con
certezza che la morte era destinata anche a lei e chiede la mano del carnefice. Allora Seneca, non
rifiutandole la gloria, sia per amore, sia per non lasciare esposta alle offese di Nerone la donna amata
in maniera unica da lui, disse: “Io ti avevo mostrato come alleviare il dolore della vita, tu preferisci
l’onore della morte: non mi opporrò a questo gesto esemplare. Sia pure pari per entrambi la fermezza
di questa morte tanto coraggiosa, ma c’è più fama nella tua fine.” Dopo queste cose con un solo colpo
si taglia le vene delle braccia. Seneca, poiché il corpo vecchio e indebolito dalla scarsa alimentazione
offriva una lenta uscita al sangue, tagliò anche le vene delle gambe e delle ginocchia; stanco per i
crudeli tormenti, per non fiaccare con il proprio dolore il coraggio della moglie e non essere lui stesso
trascinato a cedere vedendo i tormenti di lei, la convince ad allontanarsi in un’altra stanza. E anche
nell’ultimissimo istante, dal momento che c’era in lui abbastanza eloquenza, chiamati gli scrivani,
dettò molte parole, che essendo state pubblicate con le sue parole, evito di riferire.

(64) Ma Nerone, non essendoci nessun odio personale nei confronti di Paolina, e affinché non si
accrescesse l’odio per la sua crudeltà, ordina di impedirne la morte. Dal momento che i soldati li
esortavano, i servi e i liberti bendano le braccia, tamponano il sangue a lei che non si sa se fosse
ignara. Infatti, poiché il popolo è incline a credere le cose peggiori, non mancarono quelli che
credettero che, fintanto che temette che Nerone fosse implacabile, abbia cercato la gloria di una
morte unita al marito, poi, essendole stata offerta una speranza più mite, sia stata vinta dalle lusinghe
della vita; a questa lei aggiunse poi pochi anni, conservando sacra memoria del marito e con il volto e
le membra bianche di un pallore tale da rivelare che molto spirito vitale le era stato sottratto. Intanto
Seneca, persistendo il periodo di tempo e la lentezza della morte, prega Anneo Stazio, apprezzato da
lungo tempo per la fedeltà dell’amicizia e per l’arte della medicina, di consegnargli il veleno
predisposto da tempo, con cui venivano uccisi quelli che erano stati condannati da un pubblico
giudizio degli Ateniesi; e bevve invano il veleno che gli era stato consegnato, freddo negli arti ed
essendo serrato il corpo alla potenza del veleno. Infine entrò in una vasca d’acqua calda, aspergendo
i più vicini tra i servi, essendo stata aggiunta da lui l’affermazione che quel liquido fosse una libagione
per Giove liberatore. Essendo finalmente portato in un bagno caldo ed essendo stato ucciso dal
vapore di quello, viene cremato senza alcun funerale solenne. Così aveva precedentemente scritto
nelle disposizioni testamentarie, quando, ancora molto ricco e potente, aveva dato disposizioni
intorno alle sue ultime volontà..

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