I PRINCIPI DELLA STRATIGRAFIA
La STRATIGRAFIA è la scienza che si occupa di ricostruire le forme dei corpi rocciosi, la loro
disposizione nello spazio, la giacitura originaria delle rocce e infine l’ordine secondo cui si sono
formate.
La TETTONICA, invece, è la disciplina che studia le deformazioni che si manifestano negli ammassi
rocciosi con il passare del tempo.
Esistono tre principi fondamentali in Stratigrafia:
1. principio di orizzontalità originaria: i sedimenti si depositano, di regola, in strati pressoché
orizzontali; tuttavia l’azione di forze endogene può deformare e/o sollevare un affioramento di rocce
——> tale principio fu introdotto da Stenone (1600), il quale studiò a lungo la geologia della Toscana
2. principio di sovrapposizione stratigrafica: in una successione di rocce sedimentarie ogni
strato è più antico di quello sovrastante e più recente di quello sottostante ——> l’azione del fiume
Colorado ha portato alla luce una successione verticale di oltre 1000 metri di rocce stratificate
3. principio di intersezione: intrusioni di magma che tagliano altre rocce sono più giovani di
queste ——> è possibile applicare tale principio anche alle fratture (rotture) che attraversano le
rocce
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LE DEFORMAZIONI DELLE ROCCE
Secondo la legge di Hooke, le deformazioni sono sempre direttamente proporzionali alle forze che
le provocano.
Tuttavia nei solidi reali esiste un limite di elasticità oltre il quale la deformazione diventa plastica,
cioè permanente.
Se lo sforzo aumenta ancora, il corpo si rompe in corrispondenza di un valore della sollecitazione
tipico di ogni minerale, propriamente detto carico di rottura.
• diaclasi: si tratta della rottura senza spostamento dalla zona d’origine
• faglia: si tratta della rottura con spostamento dalla zona d’origine ——> in tal caso, tra le
due parti diversamente sollecitate si forma una lunga e profonda lacerazione
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LE FAGLIE
A causa dell’azione di forze endogene, spesso si verifica una deformazione della crosta terrestre
che può risolversi secondo faglie o secondo pieghe.
Esistono due tipologie di rocce che si differenziano in base alla loro natura:
a. rocce fragili/rigide ——> hanno un comportamento elastico, quindi tendono alla rottura: gneiss,
granito, basalto, calcare ecc.
b. rocce duttili ——> hanno un comportamento plastico (si deformano in modo permanente: limite
di elasticità e carico di rottura): argilliti, siltiti, filladi, micascisti, calcari stratificati ecc.
Alcuni parametri posso influenzare il comportamento di una roccia fragile, la quale diventa duttile
(tendenza a una deformazione plastica):
1. pressione litostatica, aumenta in relazione alla profondità
2. temperatura, aumenta con la profondità
3. presenza di fluidi
4. tempo geologico (velocità: dipende da quanto tempo ha agito lo sforzo)
L’entità dello spostamento di un blocco di rocce si chiama rigetto (da qualche cm a centinaia o
migliaia di metri).
Attraverso l’analisi delle strie prodotte sul piano di faglia è possibile individuare la direzione dello
spostamento avvenuto.
TIPOLOGIE
La faglia può essere di tre tipologie:
1. faglia diretta: tettonica distensiva, ampliamento dell’area interessata (settore di crosta
terrestre allargato) ——> il piano di faglia è inclinato
2. faglia inversa: tettonica compressiva, restringimento dell’area interessata (settore di
crosta terrestre accorciato) ——> il piano di faglia è inclinato
3. faglia trascorrente: il piano di faglia è subverticale e il movimento risulta essere
orizzontale o poco inclinato (sforzo parallelo ma di verso opposto)
Solitamente le faglie formano dei veri e propri sistemi (raramente si trovano isolate), delle strutture
chiamate fosse tettoniche (graben); i settori sollevati formano i pilastri (horst).
Great Rift Valley, in Africa Orientale: è lunga oltre 6000 km ed è caratterizzata da un
vulcanismo molto attivo ——> si estende dall’Eritrea al Mozambico e ospita molti dei grandi laghi
africani
Golfo di Aqaba: collega il mar Rosso al mar Morto e al lago di Tiberiade ——> si sono
formati a causa di una profonda faglia con movimento trascorrente
Valle del Reno: vede come pilastri tettonici il Vosgi e la Foresta Nera
Fossa del Campidano, in Sardegna
dorsali oceaniche
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LE PIEGHE
Si tratta di argilliti, gessi e calcari molto stratificati che, sottoposti a sollecitazioni, si comportano in
maniera plastica essendo rocce duttili.
Le pieghe più frequenti sono caratterizzate da una successione di anticlinali e sinclinali:
• se la convessità è rivolta verso l’alto si ha un’anticlinale
• se la convessità è rivolta verso il basso si ha una sinclinale
Gli elementi strutturali di una piega sono il fianco, il piano assiale e la cerniera, la quale unisce i punti
di massima curvatura ——> le pieghe si dividono in:
a. piega diritta: il piano assiale è subverticale (90 gradi)
b. piega inclinata: il piano assiale inizia a inclinarsi (fino a 45 gradi)
c. piega rovesciata: il piano assiale si inclina ulteriormente
d. piega coricata: il piano assiale è quasi suborizzontale (i fianchi hanno la stessa direzione)
La direzione di allungamento di una piega è sempre perpendicolare alla direzione della spinta.
Una grande piega (così come una faglia inversa) può evolvere formando un sovrascorrimento: in
questo caso i terreni più antichi giacciono al di sopra di materiali più recenti ——> se tale fenomeno
assume un carattere regionale, coinvolgendo un vasto areale, può evolvere in una falda di
ricoprimento; la parte più pronunciata si chiama fronte della falda (es. Alpi, Appennini, Carpazi,
Himalaya, ecc.)
I processi erosivi (ghiacciai, fiumi) possono erodere parte della falda permettendo l’osservazione dei
terreni sottostanti (autoctoni) mediante la formazione di una finestra tettonica <——> al contrario, i
terreni sovrascorrimenti si dicono alloctoni
Successivamente la quasi totale eliminazione della falda può isolare i lembi rocciosi, chiamati klippe
——> il Cervino è un klippe che faceva parte della placca africana; la parte sottostante costituiva il
fondo di un antico oceano che, 180 milioni di anni fa, separava l’Europa dall’Africa.
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I FENOMENI VULCANICI
Esistono circa 600 vulcani attivi sul pianeta Terra.
I fenomeni vulcanici sono causati dal magma, una roccia fusa di natura silicatica contenente dei volatili
(agenti mineralizzatori) che si origina tra i 15 e i 100 km di profondità.
L’eruzione vulcanica si verifica quando nella camera magmatica si crea una pressione che supera la
pressione litostatica; durante la risalita del magma si formano dei “goccioloni”, propriamente detti diapiri
magmatici.
Gli elementi strutturali di un vulcano sono:
a. la camera magmatica che si trova a pochi km di profondità (2-10 km)
b. i diapiri magmatici (roccia parzialmente fusa) che hanno una densità minore rispetto al magma (goccioloni
semiliquidi) ——> il volume compreso tra il 5 e il 20% del materiale originario è ormai fuso
c. il condotto o camino vulcanico
d. il cratere
e. i condotti avventizzi
A una certa profondità la roccia inizia a fondere parzialmente a causa di una diminuzione di pressione
provocata dalla presenza di dislocazioni (quando la fusione interessa il 10-15% della roccia, il magma inizia a
risalire e si accumula nella camera magmatica).
Il fenomeno vulcanico può presentarsi anche a distanza di milioni di anni.
Il parametro che influenza la risalita del magma risulta essere la viscosità (la quale può provocare anche una
debole attività sismica, i cosiddetti tremori vulcanici) ——> i magmi ricchi di silice (SiO2) sono viscosi, mentre
i magmi basaltici a una temperatura maggiore di 1200 gradi sono meno viscosi.
La distribuzione dei vulcani non è causale, ma questi interessano soprattutto i margini delle placche.
Con un’attività centrale o puntiforme si ha un edificio vulcanico, mentre con un’attività fissurale o lineare si ha
una dorsale oceanica.
I plutoni sono dei corpi magmatici intrusivi che si formano in profondità, ma l’autogenesi fa si che si possano
osservare in superficie ——> questi risultano essere suddivisi in:
a. laccoliti (a forma di cupola, es. Colli Euganei)
b. filoni-strato (concordanti con la stratificazione)
c. dicchi (discordanti con la stratificazione: sono più giovani della roccia che attraversano)
d. neck (residuo di un edificio vulcanico)
e. batoliti (espandimenti di rocce magmatiche intrusive che possono raggiungere anche centinaia di km)
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I PRODOTTI DELLE ERUZIONI
I prodotti dell’attività vulcanica sono decisamente eterogenei:
1. piroclastiti, che si classificano in base alle dimensioni (ceneri, sabbie, lapilli, blocchi,
bombe, pomice) ——> le ceneri possono raggiungere la stratosfera causando un abbassamento di
temperatura
2. aeriformi (H2O, CO2, NH3, composti del Cl e del S), che sono gli elementi più fatali per
l’uomo ——> tali prodotti hanno contribuito alla formazione dell’atmosfera primordiale
3. lave, che sono di tipi diverso e possono essere associate all’attività di tipo effusivo; nel
corso dell’attività vulcanica, durante il raffreddamento si possono formare dei veri e propri tunnel,
all’interno dei quali scorre la lava ——> alcune traggono la loro origine da termini hawaiani:
• pahoehoe: è fluida e presenta una superficie liscia (si può camminare a piedi nudi)
• Aa: risulta essere scoriacea e tagliente (non si può camminare a piedi nudi)
• lava a corde: segue le asperità topografiche e dipende dalla morfologia del territorio
• lava a blocchi
• lava a cuscini (pillow lava): si trova a ridosso delle dorsali oceaniche (es. Sicilia)
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LA FORMA DEGLI EDIFICI VULCANICI
Le eruzioni vulcaniche centrali danno luogo a vulcani di forme differenti:
a. vulcani a scudo ——> sono caratterizzati da lave basaltiche molto fluide; ne sono un esempio i
due vulcani hawaiani (5 in attività), in particolare il Mauna Loa (9000 m in totale: 4000 m verso l’alto
e 5000 m verso il basso)
b. vulcani-strato ——> sono caratterizzati da un’attività mista, tra lava e piroclastiti (crateri
secondari: avventizi); ne sono un esempio l’Etna, il Vesuvio e lo Stromboli
c. coni di scorie ——> sono costituiti da materiali piroclastici e caratterizzati da pendii ripidi (altezza
ridotta) e da un erosione facilitata
d. duomi di lava (protusioni solide), lava acida (riolitica)
e. neck ——> si tratta del relitto di un edificio vulcanico smantellato
Le eruzioni vulcaniche lineari/fissurali, che si svolgono lungo fratture, danno origine ai cosiddetti
plateaux, i quali si dividono in:
a. balsaltici (Islanda, Decan, Brasile)
b. ignimbritici (piattaforma porfirica atesina)
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I TIPI DI ERUZIONI VULCANICHE
Le eruzioni vulcaniche si dividono in sette grandi categorie:
1. eruzioni di tipo hawaiano: coinvolgono lave fluide e vulcani a scudo ——> si possono
formare fontane di lava (alte fino a 100 m) e laghi di lava
2. eruzioni di tipo islandese: prevedono la fuoriuscita di lava da lunghe fratture e originano
plateaux basaltici ——> a volte si possono formare coni di scorie, se si tratta di una modesta attività
esplosiva
3. eruzioni di tipo stromboliano: si tratta di eruzioni prevalentemente effusive (modeste
esplosioni) che finiscono per formare una crosta solida ——> talvolta producono anche le bombe
vulcaniche, cioè brandelli di lava fusa
4. eruzioni di tipo vulcaniano: coinvolgono lave acide (da andesiti a rioliti) ——> si forma un
“tappo” di grande spessore che provoca un’espulsione decisamente molto violenta
5. eruzioni di tipo pliniano: si tratta di esplosioni violentissime che danno luogo a colonne di
vapori, gas e lava polverizzata, le quali possono raggiungere i 30 km di altezza ——> si può
osservare la formazione di una nube a forma di pino marittimo, composta quasi interamente da
pomici
6. eruzioni di tipo peléeano: coinvolgono lave ad altissima viscosità, con temperature che si
aggirano intorno ai 600-800 gradi, e possono formare cupole o torri di lava solida (es. Isola della
Martinica) ——> possono generare nubi ardenti discendenti, ricadenti e traboccanti, che a volte
raggiungono i 100 km/h (gas e vapori roventi)
7. eruzioni di tipo idromagmatico: prevedono l’interazione tra magma a modeste profondità
e l’acqua proveniente da una falda freatica ——> si tratta quindi di esplosioni violente caratterizzate
da enormi pressioni che generano un’onda d’urto concentrica, che raggiunge velocità addirittura
maggiori di 150 km/h (base-surge)
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I FENOMENI LEGATI ALL’ATTIVITÀ VULCANICA
Oltre alle eruzioni, l’attività vulcanica produce numerosi altri fenomeni:
a. lahar ——> colate di fango provocate dall’unione tra ceneri e precipitazioni oppure dallo
scioglimento di una massa di ghiaccio (velocità > 50 km/h)
b. tsunami ——> giganti onde di acqua marina
c. emissioni di gas vulcanici ——> mofete (CO2) o soffioni boraciferi
d. salse
e. vulcanetti di fango
f. geyser ——> getti di vapore acqueo (H2O) caldissimo
g. sorgenti termali
h. solfatare
i. emissioni di acido solfidrico (H2S)
l. caldere ——> strutture depresse subcircolari che si dividono in due categorie:
⁃ caldere di sprofondamento (laghi vulcanici)
⁃ caldere di esplosione (Somma, Vesuvio)
m. camini kimberlitici ——> importanti
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LA DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA DEI VULCANI
Attualmente sul pianeta Terra esistono circa 600 vulcani attivi.
Nel complesso, la distribuzione degli edifici vulcanici non è affatto causale né uniforme ——> non a
caso, i vulcani risultano essere distribuiti:
• lungo le dorsali oceaniche ——> lave basaltiche a cuscino
• in corrispondenza dei margini dei continenti o di archi di isole vulcaniche (es. Cintura di,
, fuoco) ——> lave andesitiche o riolitiche
• punti caldi (circa 40): Isole Hawaii, Islanda, Azzorre, Parco di Yellowstone ——>
, tali punti isolati si trovano sia sui fondali oceanici sia sulle terre emerse
I principali vulcani in Europa si trovano senza dubbio in determinate zone specifiche:
• Islanda
• isole Azzorre
• Santorini
• Turchia e Caucaso ——> si tratta sia di vulcani quiescenti che di vulcani attivi (Elbrus, Ararat)
• massiccio centrale (Puys) e Germania (Eifel) ——> si tratta prevalentemente di vulcani non attivi
I principali vulcani in Italia risultano essere:
• Etna: si tratta del vulcano più grande d’Europa (3345 m), la cui attività sottomarina è , ,
iniziata circa 600 mila anni fa ——> dopo la migrazione verso ovest, sui fianchi si sono , ,
formati più o meno 200 coni avventizi; nel 1983-1992 si è tentato di deviare una colata , ,
del vulcano
• Somma-Vesuvio: si tratta di una caldera di 1281 m ——> le principali eruzioni risalgono al ,
79 d.C. (distruzione di Pompei ed Ercolano), al 1631 e al 1944
• Campi Flegrei, Pozzuoli: sono caratterizzati da lenti movimenti verso l’alto e verso il , , ,
basso, propriamente detti bradisismi
• Ischia, Procida
• Stromboli, Faro del Mediterraneo: è caratterizzato da lava andesitica (Sciara del fuoco: , ,
2000-5000 anni fa, onde maggiori di 4 m) ——> nel 2002 si è verificata un’onda anomala
• Vulcano: è caratterizzato da un’attività particolarmente esplosiva (fumarole)
• Isola Ferdinandea: si tratta di una terra attualmente sommersa dal mare ——> nel 1831 il ,
re Federico II di Borbone conquista tale isola, la quale scomparirà di lì a poco
• Marsili (300 m)
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IL RISCHIO VULCANICO
È possibile riconoscere alcuni fenomeni precursori dei rischi vulcanici:
terremoti
bradisismi
variazione del campo gravitazionale e magnetico
emanazioni gassose
variazione del livello delle acque di falda
rigonfiamenti, deformazioni della superficie terrestre
L’osservatorio vesuviano, istituito nel 1841, risulta essere il più antico del mondo.
Gli osservatori vulcanici si occupano dello studio della fertilità dei suoli vulcanici, i quali contengono
sali di potassio (K), ferro (Fe), calcio (Ca) e magnesio (Mg).
Attualmente, il laboratorio principale operante in Italia è senza dubbio l’Istituto Nazionale di
Geofisica e Vulcanologia (INGV) ——> tale osservatorio studia:
a. R = rischio vulcanico
b. P = pericolosità
c. V = vulnerabilità ——> persone, edifici, attività economiche
d. E = esposizione ——> numero di individui e strutture in una determinata area
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