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CONTRO IL SAPERE E IL POTERE: SEGRETO E SEDUZIONE

Sapere e Potere: questi infinitivi monolitici, che giocano come referenze e insieme come parale d'ordine, questi due infiniti sostantivati di grandi concetti neutri, come si suol dire incantano ben poco e mi sembrano assolutamente opachi. Che resta ancora da fare can queste grandi modalita filosofiche e linguistiche del volere, del dovere, piu recentemente del credere e del far credere? Bene, tutta la nostra filosofia altra non e che un gran gioco d'opposizioni e commutazioni su questi verbi ausiliari 0 modalita linguistiche. Vi e stata abbondanza d'opposizioni: nella morale quella fra il dovere e il potere, il dovere e il volere e pili recentemente l'altra, addirittura eraica, fra il potere e il sapere ... E vi e anche il gioco dei rafforzamenti che ancora fa Ie delizie di tutta una letteratura sofisticata; il voler volere, il credere di credere, il far fare, il "so che tu sai che io so che tu non sai quel che io penso", e cos! via. La ben nota "montee a I'abyme" continua a giocare su queste modalita fondamentali e sulla retorica del lara scambio. Piu interessante e forse la lara successione differenziale: per noi, il dovere e il credere hanna per so molte delle lara caratteristiche di necessita e di attualita. E 10 stesso puo dirsi per il vol ere alia stato puro ... d'altra parte, il sapere ed il potere sono veramente saliti alIa zenith delle modalita analitiche a meglio delle evidenze oggettive e incontravertibili. Le nostre intensita tutte vibrano e vibravano intorno a questi due poli. Le lora relazioni conflittuali, incestuose, coniugali, nevrotiche a armoniche hanna fatto vibrare un'intera generazione, come a suo tempo la teologia dell'anima e del carpo. Ma la peripezia piu interessante e indubbiamente quella 111 cui queste categarie entrano, non gia in contraddizione, non 111

ridondanza e "en abyme", ma in relazione dall'altra, in una sarta di sovradeterminazione cazione dell'una per mezzo dell'altra: la VOLONTA di POTENZA la VOLONT A di SAPERE

generatrice l'una di sovramoltipli-

Nietzsche: la Volonta di potenza con cui pretende di superare il nichilismo e essa stessa sintomo di nichilismo. 11 Potere, quando esiste, se esiste, non ha bisogno delIa volonta come modalita d'esistenza. II Potere come esercizio rotale, trionfale, come strategia politica immediata (il Rinascimento) non parla di volonta di potenza. II principe non ne parIa, il sovrano ~on. ne parIa, Nietzsche ne parla. Ne parla quando il potere commCla a scomparire dall'orizzonte delI'Occidente. E con I'abbassamento ten: denziale del tasso di potenza che s'istalla il discorso delia volonta di potenza, quello stesso discorso che ne accelera l'entropia, ~~ sparizione. A quanti non hanno pili la potenza, non hanno Plu la sovranira del volere segreto, e che deve restare segreto, a questi non resta che la volonra di potenza. C?vunque la volonta, che nelI'ordine metafisico occidentale si mamfesta come la categoria stessa delIa produzione, del superamento, delia finali~a, e gia ovunque sintomo di sparizione, segno sicuro delia perdita di senso e di valore. Volere (contro Ie evidenze che portano dal volere al potere, alI'atto e alIa sua fine), questo volere e gia n~~ pili potere (come voler sedurre, e gii'! non pili sedurr,e, ~ssere gla at di la delIa seduzione). E precisamente, nella volonta dl potenza, tutto il potere e la sovranita perdono la loro seduzione, per di~enire oggetto di volere, oggetto di volonta, vale a dire il contr~no. Oggi non c'e pili neanche la volonta di potere: :a, defez.lOne totale del volere ha trascinato quella del potere, VI e oggl un non-volere, una sistematica non-volonti'! di potenza, un disfarsi delia categoria del potere, del volere, e, come ~na volt~,. del dovere. Tutti si disfano del potere in una sorta dl competlzlOne alla rovescia, d'involuzione, 0 "involizione" irreversibile. E va bene cosl. II potere e come la verita: tutti sanno (senza volerIo) che la verita e qualcosa di cui bisogna disfarsi al pili presto, rifilarla a un altro per liberarsene (proprio come la malattia: unico modo di sbarazzarsene e rifilarla a qualcun altro; tutte Ie terapie oggettive non valgono nulla davanti a quelIa). Come nel

gioco in cui bisogna sbarazzarsi ad ogni costa d'una carta: quello che resta con la carta della verita ha perso (mentre quello che resta con la carta del segreto ha vinto). Stiamo certamente andando verso un mondo di quel tipo, in cui ciascuno cerchera di sbarazzarsi delia carta del potere, di quella delia verira, delia carta del senso, temendo di essere sorpreso alIa fine delIa partita con questa carta in mano, perche proprio in base a quella sara giudicato e condannato. Ma tutto cia sa un po' di fantascienza. Tomiamo a bomba _ vale a dire, dopo la Volonta di Potenza presa come sintomo delia perdita delI'energia politica, delIa scena politica, la Volonra di Sapere di Foucault, presa nella stessa prospettiva, cioe non di un giudizio critico suI contenuto delIa sua analisi delia sessualita, ma di cia che noi possiamo prefigurarci del destino stesso del sapere attraverso il termine Volonta di Sapere, proprio come se si trattasse di prefigurarci che ne sarebbe del destino del potere attraverso il termine Volonta di Potenza. Non e certo un casu che Foucault abbia scelto questo titolo con riferimento a quello di Nietzsche: non c'e pili volonta di potenza, c'e una volonta di sapere, che d'altronde non e quella di qualcuno in particolare (ma neppure per Nietzsche si tratta pili delIa volonra di un soggetto), ma di quella del "luogo" da cui procedono tutti gli effetti di potere. La visibilita, la messa in evidenza delIa sessualita come campo, come discorso, e un effetto immediato e attuale di potere. Tutto il politico passa in qualche modo in questa produzione e distribuzione del discorso suI sesso (0 su altre cose, il corpo, 10 spazio, eccetera). II potenziamento del sapere equivale al potenziamento del potere. Ora, io vorrei passare a fianco a una cOSI bella sincronia (che non contesto affatto nel suo esposto, 0 pili precisamente nel suo dis-corso) per trame un'altra conseguenza: la volonta di sapere non significa sempIicemente, come la volonta di potenza in Nietzsche, che il movente stesso del sapere, Ie sue stesse possibilita, si sono andate offrendo man mana che esso diveniva visibile in quanto concetto, guardato come discorso oggettivo, voluto come fine, prodotto - anche al solo scopo di denunciarlo come movente di potere? Volonti'! di sapere significa allora semplicemente: non vi e (virtualmente) pili niente da sapere, noi non sapremo pili niente definitivamente, non significa il modo di produzione del sapere,

ma il modo della sua sparizione - e il sapere stesso, non come modo positivo d'accumulazione e di discorso, di cui presenta tutte Ie apparenze, ma come modo di sparizione. . Oggi, per il potere cosl come per il sapere, il loro modo dl praduzione, 0 la lora eventuale congiunzione sot~~ il segno del politico, e meno interessante del modo trans-polItico della Iora sparizione. All'esigenza delIa volonta di potenza si e rispo~t? attrav~r~o I'estensione I'universalizzazione, addirittura interstlZlale, addmttura molec~lare, del politico. Alla volonta di sapere si e risposto con I'estensione e I'universalizzazione, molare 0 molecolare, dell'informazione. La politica e la risposta dissuasiva alla questione del potere. Oggi, noi siamo immersi nel reticolo olografico del sapere politico e dell'informazione, tra i fantasmi olografici del sapere e del potere. Sino al punto che si potrebbe ammettere che do~o la grande configurazione del dovere e del potere, che ~a dommato il grande periodo etico - dopo la grande configurazlOne del. potere e del sapere, costellazione che avra dominato il nostro penodo detto politico - quest'ultimo e a sua volta oltrepassato e tende a definire un'altra configurazione. Quale? Forse quella del credere e del far credere, del senso puro e semplice dell'aderire a un ordine cibernetico del sociale 0 forse, ancora piu semplicemente, la configurazione del far fare, che nel suo risvolto modale esprime contemporaneamente tutta la tautologia operativa e la vanita finale del funzionamento puro - ormai senza piu modalira e cioe I'operazione pura, immanente e senza conseguenze sociali politiche culturali, eccetera. . Bisogna dunque guardare in faccia questo fatto: oggl la Potenza (anche nucleare) e il sapere (anche la sua teoria) sono avvenimenti senza referenze e senza conseguenze. Ora, non v'e dubbio che ne il sapere ne il potere possono esistere senza un qualunque mito della 101'0 origine 0 una congettura sui 101'0 scopo (sulla 101'0 finalita). Senza questo specchio di un passato 0 di un futuro in cui potere e sapere possano riflettersi, non esiste neppure la possibilita di realizzarne il concetto. Ed e questa mancanza che oggi Ii colpisce: I'ordine delIa verita, I'ordine del reale e de~ politico non esistono piu in un universo in cui gli avvenimentl non hanno piu conseguenze, in cui, cioe, vi e un'involuzione brut ale del tempo alI'interno delI'avvenimento stesso, in cui, at-

traverso i mass-media e I'informazione in tutte Ie loro forme, vi e un riassorbimento dell a 101'0 immagine nelle cose stesse, in cui, attraverso la dissuasione, vi e un riassorbimento dell a risposta nella domanda. Tale nuova dimensione implosiva - che e in un certo modo quella per cui una luce viene inghiottita dalla sua stessa sorgente - proibisce ormai qualsiasi possibilita strategica di calcolo del reale e di discorso delIa verita. Sapere e pot ere vengono colpiti proprio nel 101'0 cuore strategico da questa subitanea involuzione del mondo in avvenimenti senza conseguenze, senza memoria, senza referenze, e che non pongono neppure pili il problema del 101'0 senso, per cui sfuggono ad ogni produzione, ad ogni modo razionale di produzione. Ed e per questa motivo che bisogna ravesciare completamente, pur accettandone I'ipotesi, quanto dice Foucault nella "Volonta di Sapere". Perche Foucault non ha occhi che per la produzione del sesso come discorso, e aftascinato dallo spiegamento irreversibile e la saturazione interstiziale di un campo di parol a che e contemporaneamente I'istituzione di un campo di potere, culminante in quello del sapere che 10 riflette (0 che I'inventa). Ma dove attinge il potere questa funzionalita sonnambolica, questa vocazione irresistibile a saturare 10 spazio? Se non esistono ne socialita ne sessualita che non siano omologate e messe in scena dal potere, forse non esiste neanche potere che non sia a sua volta omologato e messo in scena dal sapere (1a teoria) nel qual caso conviene porre tutto sui piano delIa simulazione, e rovesciare questo specchio trappo perfetto, anche se gli "eftetti di verita" che produce sono splendidamente decifrabili. E d'altronde: questa equazione del potere e del sapere, questa coincidenza dei loro dispositivi che sembra governarci in un campo che essa domina totalmente, questa congiunzione che Foucault ci descrive come piena e operativa, non e forse quella di due astri morti, i cui ultimi riflessi s'illuminano a vicenda perche hanno perso la 101'0 luce propria? Nella lora fase specifica, originale, il potere e il sapere si sono opposti, talvolta violentemente (come d'altronde il sesso e il potere). Se oggi si confondono, non e sulla base di una progressiva estenuazione del loro principio di realta, dei loro caratteri distintivi, delIa 101'0 propria energia? Per cui Ia loro congiunzione non annuncerebbe una positivita raddoppiata, ma una indifterenziazione ge-

mellare, in fondo alIa quale non vi sarebbero che i loro fantasmi, per mescolarsi e perseguitarci. Dietro a questa s'tasi apparente del potere e del sapere, che sembra planare e diffondersi dappertutto, non vi sarebbero in realta che delle metastasi del potere, delle praliferazioni cancerose di una struttura oramai sconvolta e disorganizzata, e se il pot ere si generalizza e puo essere oggi individuato ad ogni Iivello (il potere "molecolare"), se diviene un cancro nel senso che Ie sue cellule proliferano in tutte Ie direzioni senza piu obbedire al sano, vecchio "codice genetico" del politico, il motivo e che e anch'esso preda del cancro e in piena decomposizione. Oppure che e amitto d'iper-realta, e che, in piena crisi di si~ulazione (di proliferazione cancerosa dei soli segni del potere) glUnge a questa diffusione generalizzata e alIa saturazione. La sua operazionalira e sonnambolica. Bisogna quindi fare sempre e dovunque la scommessa ~elI~ simulazione, prendere il rovescio di quei segni che, se preSl dl fronte e in buona fede, ci conducono alIa realta e all'evidenza . del potere. COSI come ci conducono alla realta e alI'evidenza del sesso e della produzione. E questo positivismo che occorre prendere a rovescio, ed e a questo rovesciamento del potere e del sapere nella simulazione cui dobbiamo far riferimento. II pot ere stesso non fara mai un'ipotesi di questo genere, e neppure la fa il testa di Foucault, del che dobbiamo rimproverarlo, perche in tal modo si riallaccia alIa lusinga del potere. Bisogna porgli insieme, ossessionato come e dal pieno ~el potere e dal pieno del sapere, il problema del vuoto - ossesslOnato com'e dal potere come espansione e investimento continuo, porgli il problema del rovesciamento di questi spazi: rovesciamento dello spazio del potere, ravesciamento dello spazio e delIa parola sessuale affascinato com'e dalla produzione, porgli il problema delIa seduzione. Affascinato com'e dal problema del sapere, porgli il problema del segreto. Ma non si tratta del segreto come referente nascosto del sapere o come strategia clandestina del potere. Non si tratta neppure della seduzione come tattica insidiosa e deviata del potere. Si tratta delIa seduzione come reversibilita, come intrappolamento del sapere e del potere delIa lara stessa asserzione, del filo dei loro stessi discorsi, quando si parla di seduzione si parla del rovesciamento e delIa catastrofe di ogni discorso di verita.

II segreto non e altro - e cia che rende impossibile il discorso dell a verita, e cOSI pure il discorso del sapere. La seduzione altro non e che cia che rende impossibile il discorso del sesso e dell a sessualita (altra forma del discorso della veri ta, compreso nella tematica del desiderio). In fondo, cia che trovo interessante nel discorso di Foucault non e tanto l'analisi della produzione del discorso del sesso, non tanto la discorsivita del sesso, ma il fatto che il discorso del sesso sia giustamente impossibile e che, in quanto tale, anche se universalmente diffuso, stia giustamente crepando. Quanto m'interessa in tutte Ie modalita del discorso del potere, non e il dispositivo dell a lora produzione obiettiva, ma la loro vanita, o il loro simulacra finale, e il fatto che il discorso del potere sia assolutamen te impossibile, insostenibile, e che stia per erepare dell a sua propria incredibilira. II discorso del sesso e impossibile perche da qualche parte urta contro il muro, 0 l'abisso, della seduzione. II discorso del potere e impossibile perche da qualche parte urta contro il segreto, il muro e l'abisso del segreto. Che la seduzione sia il destino significa che la seduzione e ineluttabile e l'apparenza sempre vittoriosa. Si assiste dovunque ad una fioritura disperata di sistemi di senso e interpretazione che possono sembrare aver aperto la strada ad un'operazione razionale dello spirito e del mondo. L'interpretazione imperversa ovunque, e sembra essere dotata di una violenza distruttrice di ogni seduzione (1a psicanalisi e certamente, con la teoria del desiderio e della rimozione, l'ultimo e il pili bello dei grandi sistemi d'interpretazione). Contemporaneamente, dobbiamo constatare che tutti questi sistemi sono impotenti a produrre alcunche che discenda da una qualsiasi verita 0 obiettivita. Inutile sforzarsi dl inventare degli irriducibili, delle alternative, di riesumare nuclei di "resistenza" frontale 0 trasversale, obliqua 0 interstiziale, perche tutto e gia nella corruzione dei segni e dell a simulazione, nel rivolgimento malefico delle apparenze: l'impossibilita di qualsiasi sistema di fondarsi sulla verita, l'impossibilira infine di rompere il segreto e rivelare non importa che. II discorso di verita e impossibile, sfugge a se stesso. Tutto sfugge dalla parte della seduzione, perche ivi e la sola posta, ivi e il destino. La frenesia di spogliare la verita, di arrivare alla verita nuda, che perseguita tutti i discorsi sull'interpretazione, la verita, 1'0-

biettivita, la frenesia oscena di svelare il segreto, e esattamente proporzionale all'impossibilita radicale di raggiungerlo - pili ci si avvicina, pili'la verira, il sensa, il reale diventano impossibili pili ci si avvicina al punto zero, pili 10 stesso si allontana verso un punta omega, e pili diviene violent a la frenesia di raggiungerlo. E un fat to consolante, perche questa frenesia non fa che testimoniare l'eternira della seduzione che si esercita sulle verita, e la sua impotenza a raggiungerle. In realta (!) non esiste che la seduzione, E non vale interrogarsi su di essa, spiegarla, fondarla - c'e, e dappertutto, un punto che e tutto. E non ha determinazioni: la seduzione e cio che seduce, un punto che e tutto. E la curva che assumono ineluttabilmente Ie cose che pensano di seguire la linea retta, e avere un sensa. E nulla sfugge a questa curva, a questa reversibilita che, secondo i casi, e affascinante 0 spaventosa. Per cui la catastrofe non e che un caso di rafflgurazione della seduzione. Ma nella sua forma radicale, nella forma reversibile per cui ogni cosa (a sua insaputa) si avvicina alIa propria morte esaltata, al proprio segreto, al proprio destino, cioe al compimento del suo cicIo, non vi e forma opposta alla seduzione. Essa e la forma stessa di ogni cosa. Piuttosto, il mistero sarebbe da cercare nell'anti-seduzione. Cia che bisognerebbe spiegare (cia che fortunatamente lascia ancora pas to a qualche discorso) non e pili la seduzione, e: come puo esistere qualcosa di non-reversibile, di non segreto? II segreto non deve essere spiegato: il mistero, e il mistero dell'osceno. Lo stesso vale per il potere: cia che e misterioso e che possa esistere il potere. L'efJetto del pot ere e enigmatico, non la forma reversibile del non-potere. Attraverso quale lusinga, attraverso quale distorsione potra installarsi un soggetto del potere, una coscienza speculare, riflettente una strategia del potere, e che Ie vittime (?) stesse del potere si spartiranno? II paradosso e questo (ed e insolubile): da una parte il potere reale, quello che si assicurerebbe una padronanza irreversibile sull'ordine delle cose, non esiste e non e mai esistito, poiche l'ordine (0 il disordine) delle case e reversibile. Non vi e dunque potere nel senso in cui esso si riflette - non vi e realizzazione possibile del suo concetto. Tuttavia e possibile concepire la forma (eventualmente storica) di un potere che sa di non

esistere, che si esercita in una sfida alla sua esistenza stessa, q~indi nella scommessa sulla sua marte, e diviene qllindi capace dl prendersi gioco di se stesso in quanta apparenza, con tutta la potenza che implica questa sublime machiavellismo (questo cinismo verso la propria essenza). Un tal tipo di potere si chiama sovranita. Ma la sovranita appartiene ancora al potere nel senso poli tico del termine? T u tto il paradosso risiede nella irreversibile sfumatura di differenza di significato fra il potere sovrano ed il potere volgare, poiche il primo appartiene all'ordine sovrano delIa sfida e della seduzione, il secondo all'ordine volgare delIa forza e delIa persuasione. Il secondo solo merita forse il nome di potere, ma puo anche darsi che non sia mai stato determinante e che tutte Ie paste siano state giocate al livello del primo. al!ora? Anche in questo caso, non si avra tanta voglia di spoghare 11 potere - come la verita - solo perche e cOSI difflcile immaginarlo nudo? 0 forse non si avra tanta voglia di distruggerlo solo perche e difflcile immaginarlo nella manifestazione della sua potenza? La scena del sapere e morta. Essa cede il posto al regno osceno dell'informazione. Ma questa fine lascia aperto il problema del segreto. La scena del politico ha iniziato la sua fine. E questa fine del politico si apre sulI'era trans-politica della simulazione, ma lascia aperti i problemi della sfida e della seduzione.

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