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Appunti Prestati

Il documento tratta di psicologia clinica e descrive concetti chiave come medical humanities, empowerment e lo sviluppo del desiderio secondo Freud. Viene inoltre introdotto il concetto di tipi psicologici secondo Jung e le quattro funzioni psichiche.

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Il documento tratta di psicologia clinica e descrive concetti chiave come medical humanities, empowerment e lo sviluppo del desiderio secondo Freud. Viene inoltre introdotto il concetto di tipi psicologici secondo Jung e le quattro funzioni psichiche.

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PSICOLOGIA CLINICA

MEDICAL HUMANITIES significa guardare la salute dell’uomo, ridurne possibilmente le


sofferenze durante la malattia, prospettare le strategie per l’adattamento ai fini della cura.

EMPOWERMENT = modo in cui insegniamo ai nostri pazienti a vivere la loro malattia


modificando in termini percentuali di probabilità la sopravvivenza e soddisfazione. Non è solo a
carico del medico ma anche del paziente tramite un’educazione salutare.

1^ CAPITOLO: UMANITÀ E PSICOLOGIA CLINICA

1. CONOSCI TE STESSO

Si ritiene che una buona conoscenza della propria emotività possa migliorare le classiche
modalità di conoscenza e possa prevenire le distorsioni cognitive causate da processi affettivi e in
totale la salute del singolo.

Il primo passo per conoscere se stessi può essere ricercato nella scoperta del desiderio, una
prima forma di desiderio possiamo associarla a un bisogno biologico e fisiologico, come la fame;
questo desiderio implica la sua cessazione nel momento in cui viene appagato dall’oggetto che lo
soddisfa (vi è un binomio regolato dal rapporto fame-sazietà, ma vi sono situazioni
psicopatologiche come anoressia e bulimia in cui l’omeostasi di tale binomio viene sradicata e ciò
può portare gravi conseguenze sulla salute).

Desiderio etimologicamente deriva da de-sidera, la caduta delle stelle dal cielo -> oggi noi la notte
di San Lorenzo esprimiamo desideri alla caduta delle stelle; ma la parola ha anche radici orientali,
deriva da “kama” che significa desiderio, passione, amore.

*** PROCESSO DI SVILUPPO DEL DESIDERIO

Freud sostiene che che tutta l’attività primaria del bambino ruota intorno al desiderio. In maniera
particolare, Freud propose lo sviluppo del desiderio in un processo di tre fasi e attraverso una
zona erogena in cui il desiderio trovasse soddisfazione.

- FASE ORALE = dura nel primo anno di vita del bambino in cui vi è il desiderio del cibo (proto
desiderio) e la zona erogena in questo caso è la bocca. Il desiderio del cibo è una funzione
biologica e di sopravvivenza, e consente il rapporto di unione madre-figlio che si esplicita nel
riflesso di suzione dal seno della madre da parte del bambino, e successivamente al ciuccio.
Grazie a questo desiderio nascono anche i primi elementi emozionali legati al gusto e disgusto.
((se vi fosse un’alterazione di questo legame madre-bambino perveniamo a un autismo infantile
> ne parla Bettelheim conducendo i suoi studi psicoanalitici in un campo di concentramento in
cui la madre aveva difficoltà di allattamento; tale equilibrio può essere alterato anche se la
maternity blues delle 48 h post partum sfocia in una depressione post partum, fino ad arrivare
al momento in cui la madre azzera l’emotività nei confronti del suo bambino)). Al sesto mese
compare la dentizione, che determina nel bambino un altro desiderio, cioè l’aggressività.
- FASE ANALE = secondo/terzo anno di vita, nel bambino cresce la necessità di controllare gli
sfinteri anale ed uretrale e gli viene man mano data un’autonomia con un rapporto di fiducia
(vasino). In questo momento cresce in lui un’autonomia corporea e una sicurezza
(negativamente un’insicurezza e timidezza). In questo periodo il linguaggio è emozionale,
quando il rapporto tra significato e significante va a consolidarsi si passerà al linguaggio
grammaticale.
- FASE DEL RICONOSCIMENTO DELL’IDENTITÀ SESSUALE = a cinque/ sei anni il bambino ha la
sola cognizione di tale desiderio. I problemi di riconoscimento sessuale nel bambino nascono
in questa fase >> non è che il riconoscimento dell’elemento biologico fa il riconoscimento
psichico (non funziona che attraverso il tipo di genitali che uno ha, uno si identifica come
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maschio o femmina). ****


NATOLI

assimila il desiderio all’appetito alla PULSIONE, in cui il desiderio è legato a un’immagine


mentale o rappresentazione >> tale rappresentazione è la coniugazione tra il desiderio, cioè
l’elemento energetico, e l’immaginazione.

Il desiderio è si avvale di processi come anticipazione e proiezione (vd meccanismi difesa). La


conoscenza di noi stessi dunque ci permette l’accesso nel mondo dei desideri. Un altro esempio
possiamo farlo con l’Astenia, ovvero un sintomo di mancanza di forza, e possiamo comprendere
come il desiderio di energia e l’immagine a esso associato siano fondamentali, e potremmo
schematizzare il tutto con una freccia bidirezionale: RICERCA ENERGETICA <> ASTENIA <>
SCOMPARSA SINTOMO

Chiaramente in campo psicologico il rapporto che vi è tra desiderio e rappresentazione di questo


ci pone davanti una questione etica sulle vie della soddisfazione, in quanto vi sono dei limiti a
questa. Dove è il limite tra lecito e illecito? Vi deve essere una riflessione personale riguardo a ciò,
poiché senza questa, si origina una iperstimolazione della sensibilità in un circuito assuefazione
ipersensibilità che genera perversioni (ludopatia, uso di sostanze, moda, ricerca del piacere
sfrenato…).

RECALCATI

Associa il desiderio al RITRATTO, per sottolineare che lo stesso per essere comunicato
necessita di un’immagine, che fa da tramite tra la volontà interna e ciò che viene veicolato
tramite i sensi.

Un esempio è il desiderio invidioso, in cui il fatto di non appropriarsi dell’oggetto desiderato


genera un disagio che può esprimersi tramite l’aggressività interna.

[Link] PSICOLOGICI

Afferisce a una classificazione delle personalità, tale classificazione ci permette di conoscere noi
stessi, l’altro, e migliorare i rapporti tra noi e l’altro.

Per comprendere il tipo psicologico introduciamo:

1. inconscio individuale = ciò che acquisiamo fin dalla nascita e manteniamo per la vita

2. inconscio collettivo = componenti personali antropologiche che vengono acquisite perché


presenti in ciascuna cultura e in ciascun tempo. Tali si chiamano archetipi e determinano il
processo di crescita e di individuazione, che portano alla conoscenza di se stessi.

3. complesso = immagine, idea o azione che ruotano attorno a un tema che li definisce.
Esempio del complesso del guaritore ferito: la scelta di diventare medico è nel profondo di noi.
4. simbolo = si differenzia il segno, che ha un significato univoco, e simbolo che ha una polimorfia
di significati.

I tipi psicologici nascono da una ricerca da parte di Jung di come si organizza la mente, la quale
si organizza secondo modelli che hanno origini antiche. Partendo dalla tradizione occidentale
Jung mise a confronto le personalità di Dionisio e Apollo, i quali, pur avendo templi molto diversi,
il primo infatti era un personaggio estroverso dedito alle festività, al vino e al cibo, il secondo al
contrario era il dio del tempio a Delfi la cui entrata era finalizzata al conoscere se stessi; pur
essendo diversi vengono rappresentati nella loro unicità >> cosa vuol dire? Significa che il
ragionamento della mente avviene per OPPOSTI, il funzionamento della mente ha degli elementi
antitetici che possono emergere o eclissarsi in un dato momento.
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JUNG afferma che ogni psicologia consente la riflessione tramite l’osservazione e la


comparazione del soggetto e dell’oggetto.
FORMAZIONE OGGETTO PSICHICO
Quando il bambino nasce non ha la percezione dell’altro, quindi egli ha una confusione tra lui
stesso e il mondo.
Tale binomio oggetto-soggetto è alla base di qualsiasi evoluzione biologica, partendo da una
situazione indifferenziata alla nascita fino ad arrivare a una progressiva distinzione tra il soggetto e
il mondo. Tale distinzione permette di differenziare un io osservante (soggetto) e un io osservato
(oggetto) >> tale distinzione avviene nell’uomo circa all’8 mese di vita con la prova dello specchio
e da quel momento vi è la nascita dell’Io.

Tale polarizzazione ci permette di comprendere una psicologia duale che procede per
opposti sia per la direzione degli affetti che è l’esteriorizzazione sia per le funzioni mentali
che la consentono e modulano.

I tipi psicologici quindi sono degli strumenti che ci permettono di leggere noi stessi e gli altri:

1. tipo generale dell’estroverso = oggetto esterno, in cui il mondo esterno può essere
determinante sptt quando le scelte sono influenzate da fattori oggettivi
2. tipo generale dell’introverso = si orienta su basi soggettive, e quindi è un atteggiamento che va
contro le pressioni esterne; si concentra sull’introspezione e su una soddisfazione interiore
degli oggetti sotto forma di immagini.

Introversione + estroversione = libido = energia psichica

I tipi a loro volta possono coniugarsi con le funzioni psichiche razionali e irrazionali,
RAZIONALI (idea o sentimento) pervengono alla valutazione tramite giudizi concettuali,
IRRAZIONALI (sensazione o intuizione) procedono per valutazioni percettive.

1. pensiero = pensiero attivo, volontà o intenzionalità, pensiero passivo che accade di per sè. 2.
sentimento = si riferisce a uno stato d’animo, a una valutazione dell’oggetto esterno o interno
secondo la concezione di una determinata società da cui siamo influenzati 3. sensazione =
funzione percettiva tramite la quale prendiamo coscienza del mondo 4. intuizione = funzione
psicologica che trasmette le percezioni per via inconscia.

Queste 4 funzioni insieme e i due tipi psicologici principali (introverso ed estroverso) formano 8 tipi
psicologici che ci fanno intendere un determinato comportamento del soggetto:

1. TIPO INTROVERSO PENSIERO : è caratterizzato da logica interna e processi analitici. Può


apparire scontroso o autoritario. E’ poco influenzabile dal mondo circostante. L’esempio è un
matematico (Gauss).
2. TIPO ESTROVERSO PENSIERO : propone la sua dimensione di pensiero in termini di
universalità in base a una logica di verità che potrà essere diversa solo per tipi opposti. Es.
Darwin.
3. TIPO INTROVERSO SENTIMENTO : dominato da soggettività e svalorizzazione dell’oggetto
esterno. La difficoltà di trovare un oggetto esterno risiede nella difficoltà di trovarne uno
confacente al proprio modello. Nel caso dell’innamoramento, poiché l’oggetto amato è tenuto
a distanza eccessiva che non favorisce la corporeità, il risultato è una freddezza che smorza
gli entusiasmi.
4. TIPO ESTROVERSO SENTIMENTO : si manifesta nella scelta dell’oggetto amoroso.
5. TIPO INTROVERSO SENSORIALE : la caratteristica principale è quella di orientarsi in relazione
agli accadimenti. E’ il comportamento degli artisti, che mostrano difficoltà a comprendere se
stessi e a essere compresi dagli altri. Un esempio è Van Gogh su cui Jaspers ha dedicato l’opera
“Genio e Follia” per descrivere il rapporto tra la sua arte e la psicopatologia divisa in fasi di
compenso e scompenso. Si sostiene che l’arte fosse stata utile per Van Gogh per circoscrivere la
depressione che lo attanagliava, e che negli ultimi mesi di vita era andata via via crescendo >
Campo di grano con corvi che è considerata la sua ultima opera d’arte rileva la psicosi
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maniaco-depressiva di cui era soggetto: alternava momenti di euforia dipingendo moltissimo


quadri in poco tempo a momenti di stallo e forte depressione. Ad Amsterdam inoltre l’intera sua
carriera artistica è disposta in maniera cronologica per poter osservare da un punto di vista
psicologico la figura del pittore: intensità creativa che aumenta e parallelamente diminuisce il
compenso psichico.
6. TIPO ESTROVERSO SENSORIALE : dominato dagli oggetti coi quali crea dei legami che
stimolano i sensi, e quindi la sua funzionalità mira al godimento. L’oggetto viene
strumentalizzato o usato come opportunità di sensazioni.
7. TIPO INTROVERSO INTUITIVO : personalità mistica, in cui la dimensione di identificazione è
particolare in senso oggettuale per fusione o poca distinzione soggetto-oggetto. E’ un’artista
fantasioso scevro dell’elemento razionale. Es. Beethoven.
8. TIPO ESTROVERSO INTUITIVO : è attratto dall’oggetto esterno ed è aperto alle novità con
grande entusiasmo. Sono così gli imprenditori, politici e commercianti.

Chiaramente ogni tipo che convive in noi ha un tipo opposto ausiliare che magari non si manifesta
ma che vive nel nostro inconscio e che può manifestarsi in sogni o fantasie.

3. CONOSCENZA DELL’ALTRO

Le relazioni umane si sintetizzano in due tipi di legami:

1. legami funzionali = quando l’altro si relaziona con me in quanto oggetto di prestazione (voglio
in caffè è indipendente chi me lo offre)
2. legami ontici = l’altro si relazione con me in maniera particolare e la sua sostituzione cambia il
mio tipo di rappresentazione

BUBER costruisce in maniera approfondita la percezione dell’altro in termini di colui che


osserva, colui che contempla e colui che intuisce.

Colui che osserva è teso ad osservare e la sua espressione facciale e gestuale ci dice qualcosa;
colui che contempla è rilassato invece; colui che intuisce deve dare una risposta a ciò che ha
visto.

Il processo intuitivo è diviso in vari step:

- comprensione dei propri stati emotivi (se sono a livello protoemozionale come paura, rabbia e
tristezza o se sono arricchite di elementi immaginativi come la vergogna o oggettuali come
l’invidia, o ancora che che riguardano un quadro emozionale superiore come la gratitudine o
l’ammirazione)
- riconoscimento dei problemi e capire da cosa scaturiscono
- reazione nei confronti della frustrazione, ovvero cosa si sente a posticipare la soddisfazione dei
propri desideri
- percezione dell’ansia altrui
- percepire il livello di empatia creato dall’altro
- livello di consapevolezza delle proprie risorse e volontà di svilupparle
- rapporto coi sentimenti di colpa e la relazione con essi (mito Edipo Re)
- capacità di preoccuparsi per gli altri

4. PUNTO DI INCONTRO CONL’INCONSCIO

Nella sua opera Metapsicologia Freud si pone una domanda cardine: come possiamo conoscere
l’inconscio? e intravede nel percorso psicoanalitico la strada principale.

Questo perché?

- esistono dimensioni dell’esistenza a cui difficilmente riusciamo a dare un significato, ma non per
questo non vuol dire che non esistano
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- esistono sintomi che pure la scienza ordina nell’oggettività, ma la cui condivisione del fenomeno
non ne spiega la soggettività e il senso della storia del soggetto
- tutto quello che succede nella psiche non è necessariamente noto alla coscienza
- molte volte è più facile interpretate atti dell’inconscio altrui invece che i propri
RECALCATI sottolinea come l’inconscio non debba essere confuso con la vita interiore,
perché la vita è fatta di tantissimi aspetti che provengono dal mondo esterno, che ci
formano e che vanno a costituire qualcosa di molto interiore che è la nostra identità.
La conoscenza dell’inconscio implica l’esercizio della memoria, e tale memoria può portarci anche
ad eventi che ci danno sofferenza; quindi a volte il ricordo fa riaffiorare dolore, ma come dice
Freud, l’unico modo affinché il sintomo scompaia è ricordare per giungere a un equilibrio interno.

(vedi pag. 32 caratteri dei processi inconsci).

5. CAMMINO DI CONOSCENZA

Il cammino di conoscenza può essere svolto secondo diverse modalità, ovviamente una prima
modalità è quella Freudiana tramite approccio analitico e scientifico; ma vi possono essere tante
altre modalità che toccano l’ambito filosofico o religioso ad esempio.

Tra gli approcci di tipo filosofico, NATOLI cita la praemeditatio malorum, ovvero mentalmente di
calarsi nella peggior situazione che potrebbe capitare e viverla come se fosse presente; in modo
da anticipare il futuro e trarne vantaggio se la situazione si rivelasse migliore di ciò che era stato
previsto.

EPSTEIN sottolinea come la MINDFULNESS, sia una tecnica che promuove la riflessione con
un ritorno di benessere, intesa come una maggior capacità di tenuta allo stress, minori errori nelle
scelte ecc. Questa pratica viene data a pazienti oncologici, che migliorano la loro qualità di vita.

KUDESIA E RAVI, PRATICA METACOGNITIVA > è una pratica tramite la quale colui che la mette
in pratica acquisisce una maggiore autorità nel modo in cui risponde alle situazioni dopo una
riflessione su di esse confrontando situaziQA3Woni attuali e precedenti (tramite memoria). In
questo modo il soggetto sviluppa una sua competenza personale.

*** La CONSAPEVOLEZZA secondo Epstein include una capacità di attenzione non


giudicante (pregiudizio) e avviene dopo la riflessione.

Il pregiudizio è un ostacolo per la comprensione di noi stessi e degli altri. Secondo JASPERS i
pregiudizi provocano falsità più o meno grossolane o verità più o meno parziali.

Alcuni esempi di pregiudizi sono:

- pregiudizi teoretici = sbagliati perché erronei nelle premesse, e riguardano principi universali
- pregiudizi psicologici = pretendono di spiegare sempre e comunque un comportamento
- pregiudizi medici = gruppo sociale determina la sua voce rispetto a una scoperta scientifica
(esempio Galileo Galilei che fu costretto all’abiura delle sue osservazioni, dicendo che in realtà il
sole si muovesse intorno alla terra)

Uno studio giapponese di Takahashi ha mostrato come la consapevolezza intesa come attenzione
mirata non giudicante riduca la predisposizione a disturbi psicosomatici. ***

SIEGEL sottolinea come metodi meditativi promettono il benessere concentrandosi sulla


coscienza e sulla consapevolezza.
Secondo Siegel la coscienza funge da ruolo ponte tra conoscenza e soggettività, e attorno a
questo è racchiusa l’evoluzione dell’uomo nei suoi progressi e regressi.
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L’esercizio di base proposto da Siegel è quello della metafora della RUOTA DELLA
CONSAPEVOLEZZA, in cui si invita il praticante a porre l’attenzione sul respiro. Un altro esercizio
impone l’attenzione sui cinque sensi, in quanto questi sono la via d’accesso alla coscienza, un
altro è l’introcezione, ovvero l’attenzione sulle varie parti del corpo focalizzandosi su collo, spalle e
addome, un altro ancora sull’attività mentale (pensieri, ricordi, memoria, idee ecc).
L’esercizio di attenzione alla consapevolezza di Siegel si pone come espressione di un cammino
sensoriale in cui anche le attività corporee hanno significato sensoriale.
La visione di Siegel trova dei riscontri nelle tecniche di priming (un effetto psicologico per il quale
l'esposizione a uno stimolo influenza la risposta a stimoli successivi), e questo porta Siegel a
postulare l’esistenza di filtri della coscienza che elaborano in modo diverso le informazioni
facendo emergere consapevolezza di memorie ed emozioni; formando così gradi di esperienza
personale diversi da soggetto a soggetto.

COSA É ESAME DI REALTÀ?

Il desiderio viene soppiantato da esame di realtà che è formato da tre elementi


cardine: 1. tempo
2. spazio (fisico)
3. prova di non contraddizione aristotelica (se A = B, B = C, allora A = C)
Questi tre elementi sono alla base del limite tra normalità e patologia del funzionamento mentale,
se manca uno di questi parametri si sfocia nella psicopatologia.

PSICOLOGIA DINAMICA =parte dalla presenza dell’inconscio, e ammette nel funzionamento


della mente due forze contrapposte (due sentimenti o emozioni opposte). L’attività dinamica è
conflittuale, o internamente a noi o esternamente col mondo esterno.

2^ CAPITOLO: EMOZIONI, SENTIMENTI, AFFETTI


All’inizio della vita di ciascuno di noi esistono solo le emozioni fondamentali o protoemozioni, che
vengono prodotte a livello ipotalamico e hanno consistenza biochimica. Esse funzionano per
coppie antitetiche: gioia-tristezza, gusto-disgusto…
Il primo cervello biochimico provvede alla fame e alla sazietà grazie a sensori a livello ipotalamico
(vi sono anche sensori di carattere termico, per il sonno e per gli ormoni). Tali sensori provvedono
a un omeostasi dell’organismo in termini di eccitamento e soddisfazione di questo.

La specie umana ha evoluto le sue funzionalità mentali grazie alla corticalizzazione.


Normalmente le protoemozioni si concentrano nella parte dx del cervello, dove risiede il simbolico
che si impregna di emozioni, le proto-emozioni poi vengono trasmesse dal livello ipotalamico a
quello corticale tramite rappresentazione = rete neurale che dà forma all’emozione e che ci
consente di di trasformare l’emozione in linguaggio dall’emisfero dx a quello sx.

Le emozioni nascono nel neocortex ma non sempre possono esprimersi —> problema
REGOLAZIONE EMOZIONALE —> la regolazione emozionale è quantitativa (poca o tanta paura).
Le emozioni sono biochimiche e vengono esplicitate tramite vie biologiche. Dinanzi a una scelta le
emozioni intervengono in essa, è l’emozione che decide. Esse altresì influenzano il nostro
comportamento e hanno una loro espressività. L’attività emozionale inoltre ha un arco temporale,
si conclude al concludersi della situazione che normalmente l’ha scatenata.
Il sistema nervoso è il centro di elaborazione delle informazioni che scaturiscono le emozioni, che
l’individuo può aumentare o diminuire (i circuiti neurali responsabili delle emozioni non si
sovrappongo e vengono definiti puri).
Dal punto di vista del coping, cioè della coscienza, possiamo diminuire o aumentare le emozioni
per regolare il tono dell’umore in modo da trovare un’omeostasi (coping è finalizzato a diminuire
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solo le emozioni negative come melanconia).


Altre terapie come la terapia cognitiva hanno individuato come la soppressione di pensieri tristi
equivalga all’aumento della rabbia con effetti psicosomatici come dermatosi. Come si possono
regolare quindi le emozioni?
- influenzare la percezione delle situazioni
- influenzare la situazione modificandola
- l’attenzione è influenzata dall’emozione —> distinguiamo attenzione diretta (studio) e attenzione
fluttuante (ascolto musica), che sono importanti per l’attività emozionale
- rivaluto la situazione da un altro punto di vista
PROSPETTIVA DI GROSS

Prospettiva che si occupa dei problemi delle emozioni:


1. rapporto tra le emozioni e l’evoluzione di esse —> partiamo dalle proto-emozioni (rabbia,
tristezza e paura che acquisiamo precocemente) e successivamente con la corticalizzazione
nascono invidia e gelosia (1/2/3 anno), poi sentimento di colpa e vergogna e alla fine
gratitudine e meraviglia (a parte le protoemozioni, le altre hanno tempi di sviluppo diversi
perché in relazione al processo cognitivo)

2. distinzione del costrutto emozionale a cui ci riferiamo (sentimenti, emozioni di primo o


secondo ordine, stati d’animo…)

3. emozioni intervengono in tutte quelle situazioni in cui temiamo per la sopravvivenza ed


evoluzione della specie

4. le emozioni sono solo un problema della psicologia? No, afferiscono a diverse discipline.
Freu scoprì un’emozione fondamentale nella cura e guarigione del paziente, cioè il
TRANSFER, in cui il paziente proiettava sul medico sentimenti e idee non propri
(controtransfer al contrario)

Psicoanalisi e Tradizione del coping (fa leva sulla coscienza, come la tecnica di Mindfulness) si
sono maggiormente occupate delle emozioni.

NB: esperienze emozionali come la rabbia lasciano dentro noi delle tracce, se questa traccia
diventa esperienza essa appartiene alla coscienza, se fa parte di ciò che è stato dimenticato,
appartiene all’inconscio.
1. INTRODUZIONE

Heller definisce “sentire” come essere coinvolti in qualcosa. Questo qualcosa


implica:

- un coinvolgimento positivo legato al successo dell’azione


- negativo legato al fallimento del soddisfacimento da parte dell’oggetto
- reattivo diretto se è legato a un significato personale
- indiretto se si riferisce all’informazione in sé
iventa esperienza essa appartiene alla coscienza, se fa parte di ciò che è stato dimenticato,
appartiene all’inconscio.
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REATTIVO DI RORSCHACH >> in una sintesi tra processi emozionali interni ed esterni si perviene
a una soluzione chiamata RISONANZA INTIMA —> tale soluzione è data dall’insieme delle
risposte colorate con quello delle risposte che indicano movimento: la prevalenza delle prime
caratterizza gli estroversi, quella delle seconde gli introversi.

Per la Heller il coinvolgimento del sentire ha possibilità di misurazioni arbitrarie quantitative con
dei limiti inferiori (nessun coinvolgimento, inibizione) e superiori (massimo coinvolgimento,
idiosincrasia).

DISREGOLAZIONE DELLE EMOZIONI ED OMEOSTASI

La produzione delle protoemozioni è a livello ipotalamico e quindi limitrofa ad alcune zone


cerebrali importanti come il sonno, appetito o la funzione ormonale. Alterazioni di queste possono
produrre uno scompenso di attività biochimiche fondamentali nella quotidianità.
La disregolazione emotiva è dunque legata fortemente al concetto di omeostasi introdotto da
CANNON, che afferma che l’organismo è in equilibrio tra due poli antitetici, e dinanzi a uno
scompenso l’organismo cercherà di equilibrarsi nuovamente (quando abbiamo fame tentiamo di
riportare equilibrio tramite la sazietà).

DAMASIO ha dedicato decenni della sua vita allo studio di regolazione tra emozioni, sentimenti e
coscienza e alcuni dei suoi concetti sono:

- l’omeostasi ci aiuta a prevenire tramite una serie di informazioni ulteriori danni o ad inaugurare
nuovi cambiamenti utili all’adattamento
- omeostasi deve tener conto sia di fattori interni che esterni
- omeostasi è da intendersi sia utile nell’immediato che per evoluzione organismo - grazie alla
corticalizzazione si è passati a una maturità: protoemozioni - sentimenti - emozioni di primo e
secondo ordine
- ruolo dell’intestino e della flora batterica è determinante nella regolazione delle emozioni
L’omeostasi può essere applicata anche sulle emozioni più antiche, come la tristezza a seguito di
un lutto, ovvero la perdita dell’oggetto esterno >> la ricerca di omeostasi in questo caso si chiama
elaborazione del lutto, in cui si cerca di ricostruire un equilibrio tra milieu interno (io) ed esterno
(oggetto perduto).
E’ necessario ricostruire un equilibrio nel momento in cui vi è una rottura tra percezione
esterna e rappresentazione interna della figura persa che rimarrà solo nell’ambito dei
ricordi o dei sogni.
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L’elaborazione è a diversi step e dipende da molteplici fattori come l’importanza dell’oggetto


perduto, l’età del soggetto che subisce la perdita, atteggiamento avuto nei confronti dell’oggetto
(introversione o estroversione), importanza simbolica dell’oggetto del lutto, prevalenza delle
funzioni razionali su quelle irrazionali.

L’elaborazione del lutto può essere comparata alla pratica giapponese del Kintsugi, che consiste
nel saldare i frammenti di un oggetto rotto con polvere d’oro secondo sette fasi (tra cui scoprire,
rottura, assemblare, pazientare, riparare, rivelare, esaltare).

Il lutto se non viene elaborato in un tempo ragionevole diventa complesso da gestire, e la


semeiotica del lutto ci dice che molti sintomi del lutto fisiologico sono sovrapponibili a quelli della
depressione (//Freud, “lutto e malinconia”).
Il lutto si intreccia con le emozioni di colui che è prossimo alla morte.

Tristezza viene separata dal dolore —> BENEDETTI:

- dolore è sintomo che deriva da recettori corporei diversi dalla tristezza


- il dolore è nel cervello che lo rappresenta in diverse zone dalla tristezza
- il dolore ha differenze individuali in intensità, la tristezza in relazione alla resilienza
- il dolore è maggiore in individui femminili che sono preparate al parto o alle mestruazioni
- il dolore si riferisce alla propria cultura e ha delle mimiche peculiari
- il dolore si può misurare ma la sua misurazione oggettiva è utile solo nella comparazione.
- il dolore è presente negli animali
- quando si presente il dolore il corpo attua un procedimento omeostatico di re-equilibrio
DAMASIO evidenzia nelle emozioni:

1. ruolo biologico = preservare la vita


2. predisposizione = innata a seguito dell’evoluzione
3. predisposte alla regolazione e rappresentazione di stati corporei
4. possono innestare reazioni inconsce al fine di prevenire la loro autoregolazione
5. usano il corpo e il cervello come innesto per evoluzione di sentimenti e emozioni secondarie

Le emozioni sono correlate a classi di stimoli e sono caratterizzate dallo sviluppo del mentale:
prendiamo per esempio la proto-emozione del disgusto; essa è influenzata da molteplici fattori
come l’età della vita (i bambini da piccoli mettono in bocca le feci), il ruolo iniziale della bocca
nell’ambito del desiderio, situazioni estreme di povertà o carestia che inducono a mangiare cibi
per esempio scaduti, l’aspetto simbolico che l’emozione del disgusto vuole avvicinare o
allontanare (come nel cannibalismo), comportamenti successivi in ambiti diversi che sono legati al
disgusto ma non più dovuto alla matrice del cibo.
Il sentimento può essere guidato sia in senso negativo, oppure sotto esortazione positiva.

La mente funziona per immagini, e quindi nel corso della nostra vita portiamo con noi immagini
sotto forma di figure che chiamiamo identità e che costituiscono la dirittura interna
prevalentemente inconscia che ci dà un senso di guida attraverso la modulazione emozionale; ad
esempio una figlia che diventa made vive quel senso di maternità se sperimenta il senso di
amorevolezza della figura materna.

SCOTT ha esaminato la direzione e il rapporto tra emozioni.


Lo studio si concentra in particolare modo sul fatto che comportamenti normali possono essere
incongruenti o ambivalenti (come provare un’emozione e intenzionalmente manifestare l’opposto).
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L’attività di riconoscimento delle emozioni attraverso vari esercizi è necessaria al fine di scoprire
per esempio le proprie aree di fiducia, esaminare le proprie qualità, considerare le proprie
convinzioni, dominare le paure, superamento di traumi e dipendenze… Il valore di questi percorsi
non è necessariamente terapeutico, ma serve a comprendere meglio noi stessi e gli altri.

PERLOVOSKY E SCHOELLER
La maggior parte dei processi emotivi si realizza al di sotto dei livelli di soglia della
coscienza, e quindi la cognitività si avvale degli stessi come indicatori critici omeopatici
della conoscenza. I due specialisti ritengo come l’approfondimento di questi parametri possa
migliorare la conoscenza dell’apprendimento.

Il ruolo svolto dalle emozioni estetiche:

- conoscenza ha componente istintuale —> gli istinti hanno una fase di eccitamento e una di
soddisfazione. Nel caso dell’apprendimento la componente di soddisfazione deriva dalla
percezione neuroestetica corrispondente alla rappresentazione esterna >>> ad esempio la
soddisfazione di un brano musicale dipende dalla somiglianza del modello che noi introiettiamo
precedentemente e che serbiamo inonsciamente; idem per il gusto: il precursore interno deve
richiamare il cibo gustato (ad esempio precursore-panna, cibo-bavarese), oppure ci si avvale di
strategie estetiche (le mamme fanno i biscotti a forma di animali).
- conoscenza ha componente corporea —> ad esempio la commozione deriva da componenti
corporee come il sist respiratorio o di termoregolazione.
- esistono emozioni che intervengono sulla comunicazione e sul parlato —> la prosodia
(intonazione, ritmo, durata accento) fa la differenza nell’enfasi di un testo (ad esempio dittatori
che coinvolgevano il popolo emotivamente grazie all’uso di luci, pause appropriate ecc)
- emozioni estetiche sostengono anche la rappresentazione musicale —> tramite queste
riusciamo ad identificare un autore, un brano, o addirittura a focalizzare la risposta emozionale
su un particolare strumento.

Perlovosky e Schoeller ritengono come le emozioni possono portare significazione


(sembrerebbe strano poiché processo di significazione è legato alla coscienza). Emozioni alla
base del rifiuto o approvazione di una scelta sono perlopiù inconsce.

Lo studio delle emozioni apre orizzonti immensi dal punto di vista della medicina psicosomatica:
Boehm studiò l’influenza delle emozioni positive sul sistema cardiovascolare prendendo come
parametri la pressione sanguigna, diabete, lipidi, IMC, consumo tabacco. Vide che la presenza di
emozioni positive era correlata a un benessere del sistema cardiovascolare, con una percentuale
maggiore nelle donne.
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Vi è una sproporzione tra i diversi sistemi terapeutici che mirano solo alla terapia tradizionale e
non a quella psicologica.

2. LE VIE DELLE EMOZIONI E DEI SENTIMENTI

Un’opera d’arte sollecita elementi emozionali che trovano consonanza o dissonanza nei nostri
atteggiamenti psicologici, nelle nostre funzioni psichiche razionali o irrazionali, ed entrano a far
parte della coscienza tramite la capacità che l’opera ha avuto nell’entrare nel nostro vissuto.

FUNZIONE TRASCENDENTE (JUNG) = ponte tra conscio e inconscio


PROCESSO TERZIARIO (ARIETI) = sintesi tra processo primario del desiderio e secondario
dominato dalla realtà (sintesi magica della creatività).
Processo primario:
Processo secondario: vedere pagina 8 MH

PSICODRAMMA JUNGHIANO —> modello di terapia di gruppo di cui ne traggono beneficio


coloro che ascoltano e coloro che agiscono. Gasseau sottolinea come tale tipo di terapia sia
fondamentale nell’educazione sociale dell’uomo, non sostituisca l’analisi individuale. Qui
l’esperienza emozionale viene condivisa.

La cosa migliore sarebbe coniugare tutte le discipline interdisciplinari, artistiche e professionali,


per accedere in maniera corretta al mondo delle emozioni.

LIBROTERAPIA —> libro che diventa terapia per il lettore che acquisisce una consapevolezza
emozionale e narrativa: il lettore si immedesima nella dinamica narrativa, l’interpretazione è
molteplice in quanto le parole scritte diventano simboliche e personali per colui che le legge, il
testo vuole veicolare elementi di realtà.
Lacan sottolinea come la storia non sia passato e quindi la narrazione è un ponte tra il vissuto e
ciò che può essere rappresentato. Traumi psichici come l’abbandono o il tradimento hanno stili
narrativi in relazione all’evoluzione/involuzione conoscenza e alle relative emozioni. La capacità
narrativa si esprime attraverso la lettura del narrato che è terapeutico perché permette di
sperimentare emozioni.

3. CONOSCENZA DELLE EMOZIONI E FUTURO DELL’UOMO

Le emozioni si sono evolute nel corso dell’evoluzione dando forme più evolute (sentimenti) e più
complesse (emozioni di primo e secondo ordine), nel fine di preservare la specie. Nel momento in
cui l’emozione non espleta più il proprio compito si giunge nella psicopatologia, un esempio è
l’alessitimia in cui l’uomo perde la capacità di esprimere emozioni tramite la parola e tramite il suo
espressivo.

MARTY —> individua il pensiero operatorio = alterazione delle rappresentazioni, le immagini


interne. Questo ci dovrebbe far riflettere ad esempio sullo sviluppo della tecnologia che, se da un
lato ha migliorato le prestazioni sociali, dall’altro ha posto nuovi pericoli come la diffusione di fake
news o teorie complottiste sul COVID-19.
Uno dei primi effetti del pensiero operatorio è l’acting out, ovvero l’effetto del crollo del
pensiero sfociando in droghe, ludopatie, aumento aggressività ecc…

Il mondo anglosassone ha trovato una serie di nuclei fondamentali per contrastare questo
problema:

1. COLLABORATIVE PROBLEM SOLVING = favorire la soluzione dei problemi tramite la


valorizzazione del dialogo e della discussione
2. LEARNING TO LEARN = incoraggiare i meccanismi di autoapprendimento e quindi di
autoconsapevolezza; significa inquadrare le proprie conoscenze secondo le richieste
dell’ambiente per formare un ambiente studio lavoro ottimale
3. COMPETENZE E MINDSET DIGITALI = integrare esperienze che si hanno con altre esperienze
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4. CAPACITÀ DI PENSIERO INDIPENDENTE = pensare senza la testa altrui (contrario =


normopatia)
5. RESILIENZA = forza di risposta nei confronti degli avvenimenti avversi, fatta di sicurezza,
gratificazione, socialità, comprensione, risorse, regolazione ecc.. Feldmann riassume tutto in:
plasticità, socialità e significato.
6. ADATTABILITÀ = sapere essere flessibili con se stessi e gli altri
7. CONSAPEVOLEZZA CULTURALE = come sintesi di capacità, esperienza ed abilità.

Le emozioni partecipano in tutto ciò in maniera determinante, e ciò è conosciuto fin dall’antichità
in quanto la filosofia greca ha elaborato un pensiero che rendesse felice l’uomo al fine di
consentirne il miglioramento personale e sociale. La filosofia epicurea promulga ideali come
coraggio di vivere, conquista della sicurezza, liberarsi dal dolore, amicizia ecc.

COLMAN

NUCLEO DELLA COSCIENZA prevede:

1. progressiva differenziazione di un processo psicosomatico che condividiamo con i viventi,


l’ordine psicosomatico include una visione dell’uomo non separata tra mente e corpo

2. consapevolezza di un’immaginazione simbolica attraverso la quale la coscienza si espande, la


stessa è parte integrante del Sè = totalità che abbraccia il nostro organismo cosciente

3. attribuzione di un Sè agli altri come segno di rispetto dei loro diritti e dei loro bisogni emotivi.

Il Sè si costruisce in rapporto col mondo tramite elementi superficiali (trucco, vestiario ecc) e
profondi (sapere, forme di intelligenza…). Vi è una dicotomia tra essere il Sè e conoscere il Sè
attraverso le rappresentazioni.
Il Sè può giungere a conoscere se stesso solo tramite l’autoriflessione; senza autoriflessione si
incorre in processi di scissione in cui il corpo è dominato da eccessi emozionali (bulimia) o da
gravi privazioni (anoressia), o sentimenti di vuoto, annientamento o addirittura grandiosità.
Bisogna giungere alla conoscenza del Sè nel rispetto della nostra totalità e di quella altrui —>
avere un Sè significa riconoscere il proprio e quello altrui. Attraverso la conoscenza del Sè
miglioriamo le nostre azioni.

3^ CAPITOLO: MECCANISMI DI DIFESA E QUESTIONI DI ORDINE CLINICO


OGGETTUALE
I meccanismi di difesa afferiscono ora all’ambito clinico ora all’ambito esistenziale, e si
riferiscono a manifestazioni del soggetto nel momento di dover fronteggiare paure e ansie
sorte dal rapporto che il soggetto ha con ambiente esterno, con altri individui o con se
stesso. Ogni soggetto per fronteggiare queste situazioni adopera ciò che la propria STRUTTURA
gli permette.

Che cos’è la struttura?


Nel corso della vita del soggetto, egli forma la sua STRUTTURA tramite sedimentazioni di
esperienze, verso le quali il soggetto si rivolgerà sempre in futuro, e le sue azioni saranno sempre
filtrate dalle esperienze vissute.
La struttura è un inquadramento in cui il soggetto si riconosce, la quale si rivela stabile e garante
di comprensione di tutte le relazioni che il soggetto contrae.

Vi sono diversi tipi di struttura:


- struttura nevrotica —> il soggetto non perde l’esame di realtà, vive tuttavia in conflitti che
tenta di risolvere tramite sue difese. Egli rimane aderente alla realtà, è capace di porre insight
(=intuizione e consapevolezza dei propri sentimenti, emozioni e movimenti del proprio
comportamento); dunque è in grado di distinguere fra il bene e il male. E’ un soggetto che
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necessita di seguire le regole e fare ciò che è giusto, nutrendo un senso di colpa quando non
può tener fede alle sue aspettative (quando non segue le regole tende a giustificarsi non
trovandosi sollevato dopo )> il senso di colpa e l’ansia vanno di pari passo (sfocia in disturbo
dell’umore e dell’ansia).
- struttura psicotica —> il soggetto non mantiene l’esame di realtà, insight è assente e le
modalità difensive sono diverse da quelle della nevrosi, struttura che danneggia percezione e
pensiero della persona influenzando il suo giudizio. Il soggetto non riconosce regole o gli sono
indifferenti, è privo di sensi di colpa o di ansia, non è in grado di distinguere bene dal male. Vive
la scissione dell’io. Esempio caso di schizofrenia.
- struttura perversa —> soggetto alla ricerca del piacere, che tende a trasgredire le regole, nutre
un senso d’ansia quando vorrebbe trasgredire e non può. Tendono a disturbare l’ordine
naturale delle cose tramite perversione sessuale e sociale. Hanno caratteristiche
esibizionistiche e sfacciate.

LA DINAMICA

Le modulazioni che il soggetto pone nei confronti dell’ansia e dell’angoscia sono delle
modulazioni dinamiche che prevedono cambiamenti ed evoluzioni.

PERSONALITÀ = (Maffei) insieme delle proprietà cognitive, affettive, emotive e comportamentali


che rendono possibile il riconoscimento dell’individuo e delle sue caratteristiche peculiari.

IL CONFLITTO

Nel rapporto del soggetto con l’alterità è possibile che vengano alla luce convergenze o
divergenze. Ciascun soggetto risponde e interiorizza sulla base delle proprie strutture e attraverso
l’approfondimento sul conflitto.
L’insieme delle sedimentazioni è denominato massa apercettiva, che è sempre attiva e
permette l’adattamento dell’individuo alla realtà esterna.

Opera Prof. Settineri —> Elementi di psicologia dello sviluppo per la comprensione
psicopatologica, si delineano le fasi dello sviluppo del soggetto che lo portano alla conquista di
alcune abilità, uscendo dall’ottica del riflesso e immergendosi nell’ottica di attaccamento,
difesa e sviluppo difensivo. Tutte le sedimentazioni del soggetto saranno garanti di quelle
emergenze patologiche nelle quali si prospetta una distinzione tra libido (possibilità pulsionali di
ordine costruttivo) e aggressività (possibilità ricostituenti l’integrità dell’oggetto), una pars
construens e una pars destruens. Le modalità di risposta del soggetto tuttavia sono molteplici e
non si limitano solo a una risposta aggressiva o a un allontanamento.
Gli elementi di soddisfacimento subiscono un’evoluzione: da parziali diventano totali —>
l’esempio classico è la soddisfazione tramite suzione dal seno materno, elemento parziale, che
risulta fondamentale nella diade piacere/dispiacere che regola le modalità in cui il soggetto si
avvicina all’oggetto. Da questa situazione può nascere ansia che viene contrastato con
l’allontanamento.
La trasformazione da oggetto parziale e totale determina l’evoluzione del soggetto e come egli si
pone con l’alterità. Le esperienze piacere/dispiacere implicano l’esistenza dell’altro.

Quanto rilevato da Ball et al. l’organizzazione strutturale e le tempistiche di organizzazione


celebrale partono dalla 24 settimana di gestazione (già nella vita intrauterina il soggetto acquisisce
una minima esperienza), stabilizzandosi alla 30 settimana.

PROCESSO DI ECCITAMENTO E PULSIONE

Il soggetto comincia a sperimentare eccitamento e deve essere in grado di modularlo tramite


meccanismi di difesa.
L’eccitamento è legato alla PULSIONE = spinta verso l’oggetto (drive).

Nei rapporti soggetto-oggetto su cui si fonda la psicologia, in cui oggetto si presta a riferimenti
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umani come oggetto psichico e rappresentazione, la questione pulsione è rappresentata dalla


spinta e direzione inconscia che il soggetto rivolge all’oggetto rendendo possibile il
soddisfacimento.

Il termine pulsione compare nel 1905 nell’opera di Freud Tre Saggi sulla Teoria sessuale, laddove
la teorizzazione sulle spinte libidiche appare orientata verso l’oggetto.
Componenti della pulsione:
1. FONTE = origine e collocazione corporea legata alla zona erogena, ovvero la zona pulsionale
da cui origina, è o il luogo in cui nasce eccitazione (zona erogena) o processo somatico che si
verifica in una particolare parte del corpo ed è percepito come eccitazione.
2. META = dal momento in cui il soggetto acquisisce capacità di rappresentare l’oggetto nasce il
desiderio. Accade per esempio nelle fantasie sessuali, in cui in mancanza dell’oggetto che
provoca soddisfacimento, si genera una sorta di soddisfacimento allucinatorio. La meta della
pulsione quindi è il soddisfacimento, l’insoddisfazione genera frustrazione.
3. OGGETTO = ente di raggiungimento della pulsione
4. PRESSIONE = ogni pulsione è dotata di una pressione specifica che la determina
quantitativamente, ogni pressione è caratterizzata da ambiente, disponibilità oggetto e
disponibilità dell’altro a fornire l’oggetto.

Vi è dicotomia tra questione istintuale e pulsionale, mentre la prima prevede un


soddisfacimento immediato (istinti del suono degli animali o istinti sessuali), quella pulsionale
prevede un differimento, ovvero la capacità dell’invio della soddisfazione, acquisendo un senso di
maturità e autocontrollo.

Distinguiamo quindi bisogno e desiderio, nel primo caso assistiamo a una domanda di
soddisfazione rivolta all’altro che ha a che fare con una necessità concreta, nel secondo caso
tutto evolve a favore dell’assenza
—> una scarica pulsionale riuscita prevede una fase di eccitamento, una emotiva, la dedizione a
raggiungere l’oggetto per avere soddisfazione o insoddisfazione.
Il soggetto è in grado di rappresentare l’oggetto che ha prodotto la soddisfazione, ma la
rappresentazione è distinta dalla percezione in quanto è basata sull’assenza dell’oggetto >>>
JASPERS identificò dicotomia tra oggetto presente e assente, integro e disponibile alla
percezione e non del tutto integro e disponibile al richiamo. La predisposizione al richiamo
fonda la base del VISSUTO PSICHICO per immagini. La logica del desiderio quindi si lega
all’assenza, come diceva Lacan: il desiderio si staglia nel vuoto, implicando soddisfazione in
presenza all’oggetto e desiderio in sua assenza.
La rappresentazione degli oggetti è garante di avvenuta soddisfazione pulsionale, una mancata
scarica o soddisfazione della pulsione produce effetti diretti al corpo investito di ciò che è
l’esperienza psicosomatica.
Tale dicotomia bisogno/desiderio spiega l’evoluzione dell’esperienza e la modulazione
dell’eccitamento di un soggetto, questo lo si denota già in età infantile, in cui la necessità di
accudimento e dedizione d’affetto è fondamentale per considerare il percorso tramite cui le
modulazioni del soggetto si evolvono e si intersecano con le esperienze e si strutturano in precisi
insieme di difese.

Bowlby nella sua teoria dell’attaccamento, vide come i comportamenti di matrice adattiva
presentano caratteristiche di schemi simili per individui della stessa specie, e quindi rientrano nel
discorso di conservazione delle specie. La conoscenza utile a portare a termine un
comportamento non attinge dalla conoscenza e dall’autorifelssione ma solo da esperienze di
adattamento.
Le verifiche sperimentali della teoria dell’attaccamento vengono fatte sulla strange situation, in
cui le esperienze di presenza e assenza di accudimento dimostrano tipici correlati di struttura
dell’attaccamento del soggetto. Emerge la rilevanza dell’esperienza legata alla presenza di
accudimento, come dell’assenza e le dirette conseguenze, tenendo conto delle varie fasi di
sviluppo del soggetto.
L’esperienza di socializzazione e di cura è l’ontogenesi di esperienza di contatto con l’altro.
L’insieme delle esperienze forma ciò che Lacan ha definito con la metafora della cipolla, ovvero
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qualcosa senza un nucleo consistente o solido.


Tramite il continuum il soggetto è in grado di esperire e passare da oggetto parziale a totale;
questo avviene per l’Io e per l’Altro. Il soggetto si trova così a modulare gli eccitamenti che
derivano dai contatti che ha col mondo, al cospetto dei bisogni e poi del desiderio.

DIFESA

Il termine si trova nelle trattazioni di Freud a fine 800, trovandosi lui a descrivere i fenomeni tipici
dell’isteria, che portavano i pazienti ad allontanare involontariamente dalla coscienza memorie di
eventi traumatici che ritornavano come sintomi eclatanti.
Cramer, definizione: operazione mentale che avviene perlopiù in modo inconsapevole, la cui
funzione è proteggere l’individuo dal provare eccessiva ansia. Tale ansia si manifesta quando
il soggetto diventa conscio di pensieri, impulsi o desideri inaccettabili. L’inaccettabilità è evidente
nel caso clinico del piccolo Hans, fobico del cavallo per fobia trasferita nei confronti del padre.
Nell’opera di Freud, la personalità normale e patologica, è interessante vedere come egli denoti
queste due situazioni in età infantile.

ESPERIENZA PSICOTICA

Le prime difese a comparire sono tipiche dell’esperienza psicotica, tipiche delle prime fasi di
sviluppo in cui le possibilità di fronteggiare gli eccitamenti e le vicissitudini pulsionali sono
ristrette.

1. SCISSIONE = necessità del soggetto di dividere gli attributi propri dell’oggetto psichico in
buono/cattivo —> l’oggetto che provoca soddisfazione è positivo, quello che genere
insoddisfazione è negativo. La necessità di protezione del soggetto e l’evitamento di conflitti
affettivi conducono alla possibilità di distanziare e separare il giudizio dell’oggetto in
unicamente buono o cattivo. Ponendo il soggetto dinanzi a una situazione clinica in cui gli
viene chiesto di interpretare una macchia (illusione pareidolitica), la situazione suggerisce al
soggetto una risposta immediata e rapida.
2. PROIEZIONE = la teoria delle relazioni oggettuali di Klein che propone configurazioni definite
fasi in cui si distingue una fase schizoparanoide da fase depressiva avanzata: partendo dalla
fase schizoparanoide, i cui protagonisti difensivi consistono nella scissione e proiezione, si
denota che, avendo scisso un oggetto o la propria immagine, vi è la necessità di
estendere il giudizio all’esterno, il soggetto proietta ciò che per lui è inaccettabile (la
proiezione si riferisce all’intollerabilità degli affetti o delle qualità di un oggetto, ritenuta
minacciosa per il soggetto che deve allontanarla); quindi riguarda tutte quelle metodiche
che pongono il soggetto nella condizione di trasferire le proprie considerazioni psichiche ad
altro o altri.
3. NEGAZIONE = il soggetto non riconosce più le qualità oggettuali, il dato oggettivo. Nell’opera
freudiana di Lutto e melanconia, si denota come a fianco di qualità luttuose o melanconiche si
accosti la negazione come difesa, un rifiuto a seguito del riconoscimento ad esempio di un
lutto o di una perdita, dove l’estinzione dell’oggetto viene negata.
4. DINIEGO = è una forma arcaica di non riconoscimento del d’atto soggettivo o oggettivo; si
manifesta con la totale impossibilità di assimilare il fatto a sé o che il fatto sia possibile,
accaduto e probabile; a differenza della negazione si impegna in modo attivo e drammatico al
disconoscimento anche per fini dimostrativi. Nella negazione di una situazione luttuosa,
sebbene vi sia difficoltà ad elaborare il lutto il soggetto può scindere la questione e
riconoscere il fatto in sé, nel diniego invece vi è un completo disconoscimento. Nel caso di
Kant con Sade in Lacan, i due personaggi sono impegnati nel legiferare (non riconoscendo
che il sistema di codifica etico sia pertinente dell’agire) o nel diniegare le correnti leggi o
principi nei termini di diritto dell’altro, per poi legiferare sulla base di innegabili principi naturali
> questione del diniego è assimilata a una perversione, poiché la proposizione di nuove leggi
di condotta consiste nel diniego delle precedenti.
5. DISSOCIAZIONE = le funzioni cognitive ed esecutive consentono l’adattamento del soggetto;
la dissociazione prevede una disgiunzione di queste funzioni, in cui il vissuto peritraumatico
prevede una dissociazione peritraumatica in cui il soggetto ha difficoltà attentive, non risponde
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bene e rimuove la questione traumatica, vive un senso di estraneità e non aderenza completa
alla realtà interna ed esterna.
6. ACTING OUT = significa il passaggio ad un atto, una difesa dissipativa che non tiene conto di
tutte le variabili insite nel comportamento e delle conseguenze possibili. In occasione di
ingenti forme di eccitamento, in assenza di altra via espressiva, l’acting consente di modulare
l’eccitamento. Non tiene conto però delle condizioni ambientali entro cui agisce ed infatti si
realizza in contesti sociali, in cui i fatti relazionali fungono da trigger. Riguardano
comportamenti aggressivi, uso sostanze, condotte lesive.
7. IPOCONDRIASI = tratta espressioni di difficoltà di ordine fisico, di preoccupazioni nell’ordine
della patologia che però non giungono mai alla richiesta di attenzione clinica, vi è un rifiuto
dell’attenzione clinica. Sorge il paradosso nel momento in cui diverse esperienze di
insoddisfazione del bisogno reale o fantasmatico si estendono in condotte di rifiuto.
8. FANTASIA AUTISTICA = il soggetto vive un’estraniazione dalla realtà nel tentativo di vivere
soddisfazioni che nelle realtà non può vivere, dunque si insinua una carattere immaginario e
rappresentazionale.

ESPERIENZA NEVROTICA

Esperienza in cui esame di realtà non è sospeso.


Il primo tra tutti gli statuti difensivi è quello degli stati limite, che ha preso la nomenclatura
anglofona di Borderline —> dobbiamo però operare una distinzione tra disturbo borderline e
struttura borderline: il primo si riferisce al disturbo borderline di personalità caratterizzato da
svalutazioni, idealizzazioni, scissioni, identificazione proiettiva e una struttura proposta da
Kernberg che distingue organizzazioni di personalità nevrotica, borderline alta e bassa e psicotica;
la seconda è una struttura in cui si ha la tendenza a manifestare dei comportamenti difensivi.

Difese nello stato limite:

1. SCISSIONE = può riferirsi sia all’immagine dell’altro come alla propria immagine, viene
raggruppata nell’IDENTIFICAZIONE PROIETTIVA (introdotta dalla Klein) in cui
successivamente alla divisione e disgiunzione delle qualità dell’oggetto in condizione di stato
liste, il soggetto affronta le qualità dello stesso da un punto di vista esterno. Il processo
propedeutico a ciò è quindi la scissione che permette al soggetto di gestire le qualità
intollerabili.
2. SVALUTAZIONE = tendenza del soggetto a diminuire le qualità dell’oggetto o di se stesso, a
non riconoscere possibilità adattive piacevoli e positive. L’atteggiamento risulta ostile e
disdegnoso nel non voler riconoscere qualità positive. Atteggiamento per arginare angoscia.
3. IDEALIZZAZIONE = opposto della svalutazione, in cui vi è tendenza massiccia di costruire
un’impalcatura di credenze che mirano ad idealizzare se stessi o l’altro. L’importanza
dell’oggetto e il riconoscimento delle qualità positive corrispondono a tentativi di affermazione
costante e resistenza ad altre possibilità o a tentativi di smentita. Sono alla base del culto della
personalità in cui il soggetto veniva delineato come onnipotente.
Difese nelle strutture narcisistiche:

Le difese nelle strutture narcisistiche hanno come punto di inizio il mito di Narciso, in cui Narciso
insensibile alle richieste amorose della ninfa Eco e focalizzato esclusivamente dalla sua immagine
riflessa nell’acqua finisce per affogare.
Tali difese prevedono come nelle difese dello stato limite SVALUTAZIONE e IDEALIZZAZIONE,
che si declinano entrambe nella dinamica del mantenimento della stima di sé, se nella seconda vi
è necessità di mantenere e produrre alta la stima, nella prima è l’opposto.
Si aggiunge l’ONNIPOTENZA: difesa che deriva da una sensazione di onnipotenza dalla
soddisfazione da parte dell’oggetto (orale come nel caso del seno materno).

Difese nelle strutture ossessive:

Si identificano coi termini della ripetizione.


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1. ISOLAMENTO DELL’AFFETTO = l’esperienza di stress a cui va incontro il soggetto conduce


una separazione tra la componente rappresentativa e affettiva; nel soggetto l’affetto viene
isolato e rimane in presenza la sola rappresentazione. La parte affettiva viene separata senza
scomparire. E’ il caso dell’humour nero, in cui si riesce a trattare di tematiche terrificanti senza
rimanerne sconvolti affettivamente.
2. ANNULLAMENTO RETROATTIVO = il soggetto a causa di distrusse, sentimenti,
rappresentazioni o affetti particolari, vede minata la sua struttura di base ponendo in essere
atti o comportamenti dei quali egli si illude di poter cancellare un comportamento
antecedente. Un esempio è il marito che tradisce la moglie e si presenta successivamente con
un mazzo di fiori.
3. INTELLETTUALIZZAZIONE = ricorso massimo a qualità di ordine ideativo che arginano il
conflitto e l’ansia, è un processo di astrazione che slega il soggetto dal nucleo emotivo e lo
innalza a quote cognitive.

Altre difese di ordine nevrotico che rimandano ad ambiti specifici sono:

1. RAZIONALIZZAZIONE = deve distinguersi dalla’intellettualizzazione, poiché le quote cognitive


sono più basse e la soluzione che trovai soggetto per arginare la situazione non è risolutiva
per il fatto in sé. Caso della moglie tradita che per vendetta a sua volta tradisce.
2. SPOSTAMENTO = il caso emblematico è costituito dalla rilevazione di uno stato di fobia di un
soggetto in fase di sviluppo: Hans, Freud, che sposta la fobia del padre sulla fobia per il
cavallo —> ansia e paura scatenate da un oggetto minaccioso vengono trasferite su un
oggetto meno minaccioso investito di tutto l’affetto negativo provato per il primo.
3. FORMAZIONE REATTIVA = i conflitti e i carichi difficilmente gestibili sono affrontati con una
sostituzione per opposti, i contenuti insostenibili sono sostituiti con l’opposto. Rabbia o odio
vengono trattati con accondiscendenza o con amorevolezza.
4. RIMOZIONE = la rimozione è il primo fondamento del procedere clinico, è una difesa che ha a
che fare con l’isteria, in cui i traumi passati nascosti riaffiorano in modo simbolico attraverso
sintomatologie. Tramite questo meccanismo si instaurano una serie di condizioni cliniche che
permettono un movimento comprensivo retroattivo. Si distinguono una rimozione originaria,
legata alla prima esperienza traumatica, e una secondaria, sempre legata all’esperienza
primaria e caratterizzata da processi quali atti mancati, lapsus e fenomeni che informano del
rimosso.
5. REPRESSIONE = deve essere distinta dalla rimozione poiché si basa su una necessità
cosciente che porta il soggetto ad allontanare dalla propria coscienza contenuti che non sono
adattivi in quel momento.

DIFESE MATURE E MECCANISMI DI ADATTAMENTO

Il soggetto riesce ad acquisire maturità di produrre difese mature che lo avvicinano alla gestione
dei turbamenti senza produrre dei disadattamenti consistenti o delle posizioni estremizzate:

1. SUBLIMAZIONE = il soggetto è in grado di canalizzare affetti e rappresentazioni relative a


conflitti in attività e comportamenti socialmente condivisibili. Vi è una matura gestione dei
conflitti al fine di modulare il proprio comportamento. E’ una metafora fisica, un passaggio di
stato.
2. UMORISMO = il conflitto viene rivisto in chiave diversa e rivalutato sotto forma di umorismo e
ironia.
3. ANTICIPAZIONE DEL LUTTO = il vissuto di perdita oggettuale o rappresentazionale
contraddistingue l’esperienza del lutto. Il fatto di anticipare la perdita è una difesa matura. 4.
ALTRUISMO = la soddisfazione ricercata nella dedizione ai bisogni altrui costituisce la base del
meccanismo di difesa maturo, e pone un fronteggiamento degli aspetti conflittuali dell’esperienza.

IMPEGNO SUI MECCANISMI DI DIFESA:


- Perry, Defence Mechanism Rating Scale-DMRS
- Defense Mechanism Invention -DMI (Gleser, Ihilevich)
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4 ^ CAPITOLO: PROCESSO DI RICERCA, PSICODIAGNOSTICA E


COGNIZIONE

I dati che disponiamo nei processi di ricerca sono frutto di osservazioni, sperimentazioni e
teorizzazioni che fanno capo a metodi.
Tutto quello che avviene dal punto di vista della ricerca è retroattivo: bisogna porsi in un
paradigma teorico che porrà in un secondo momento in essere la sua veridicità/validità. Per
giungere a un buon processo di ricerca bisogna:
- evitare processi di confusione, adottando una certa continuità del metodo e dell’argomento su
cui si basa la ricerca.
- fare affidamento a un preciso dominio teorico suscitato dal metodo (=insieme delle pratiche che
tiene conto del fatto che sono state formulate delle ipotesi, e che dopo un’osservazione e
sperimentazione, possono essere confermate o disconfermate), e non alle proprie impressioni o
considerazioni soggettive
- utilizzare approccio bottom up (dal basso verso l’alto) o top down (da un insieme definito verso
il particolare)
- bisogna tener conto delle conoscenze acquisite in precedenza (per non cadere in errore o
ripetere studi già performati precedentemente).
- eseguire il processo di ricerca per banche dati: i ricercatori redigono una lista di criteri attraverso
cui cercheranno degli studi e sulla base dei dati che emergono decideranno se includerli o
escluderli. Fornendo dati precisi in un preciso momento di applicazione dei criteri
inclusione/esclusione e parole chiave, rendono la verifica del processo di ricerca dei dati
esposti riproducibile.

REVIEW
—> o rassegna; si intende uno strumento secondario di ricerca scientifica che riassume dati di un
argomento da strumenti di ricerca primari tramite una revisione esaustiva (attenzione alle fonti, alla
qualità, all’esaustività, pertinenza ecc).
Stato dell’arte = punto ultimo che contempla tutto ciò che è stato pubblicato, e che quindi
salvaguarda lo sperimentatore, ricercatore o il clinico da errori già fatti in precedenza. Le review
possono essere:
- narrative > rassegne di letteratura in cui il ricercatore analizza i contributi in maniera narrativa,
elastica e poco schematica. Sceglie articoli pertinenti secondo criteri di inclusione ed
esclusione.
- sistematiche > vengono scritte e strutturate secondo un modello preciso.
- meta-analisi > analisi quantitative sicure e affidabili dei dati emersi tramite la systematic review.
Sono quelle più affidabili da consultare per i dati emersi dalla ricerca.

Nello specifico si tratta di prodotti di rassegna che tengono conto dello stato dell’arte secondo il
metodo della riproducibilità > una ricerca è eseguita nel modo più accurato possibile se presenta
una metodologia che, se qualcun altro volesse ripetere, riporterebbe risultati assolutamente
assimilabili.
L’editore che vuole pubblicare una ricerca interessante la fa visionare da due valutatori che la
commentano e possono fare considerazioni come:
- accettarla per intero
- accettarla con minor revisions (piccoli dettagli)
- accettarla con main revisions (revisione necessaria in grandi termini)
- richiesta di sottomettere nuovamente articolo dopo varie revisioni
- dare pareri contrari rifiutando le conclusioni della ricerca
Per produrre una buona revisione vi sono tempo lunghi fino a un anno, e sarebbe opportuno farla
in modalità blind (in cui revisori non conoscono identità dei ricercatori, o double blind in cui
editore non conosce nemmeno lui ricercatori).

Lo studio può essere un pilote study, ovvero un nuovo studio, oppure può prendere i criteri di uno
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studio precedente e trasporlo su una differente popolazione.

Per le review sistematiche si usa il metodo del prisma diagram > si passa da diverse fasi in
verticale che sono:
- identification > processo di identificazione dei lavori o articoli che si vogliono considerare -
screening > processo per cui questi vengono studiati adottando criteri di inclusione o esclusione
- eligibility > processo di eleggibilità per cui questi vengono considerati eleggibili e quindi
includibili
- included > si dà testimonianza della loro inclusione
FORMULAZIONE DELL’IPOTESI

La formulazione dell’ipotesi è l’elemento cardine: attraverso essa noi impostiamo il processo


di ricerca.
Si pone un quesito, si fanno delle ipotesi impostando un assetto previsionale dell’argomento,
secondo ciò che ci aspettiamo o no dai soggetti studiati.
Tramite le ipotesi si evince il metodo utilizzabile —> l’ipotesi stessa segnala le direzioni
assunte, cosa andremo a cercare, come lo andremo a cercare, e se ciò che cerchiamo
confermerà o no l’ipotesi.
La metodologia applicata deve tener conto delle specifiche espresse (le differenze significative).
Tutta la fase metodologica riassumerà gli obiettivi da verificare, pianificando il sample size
(ampiezza del campione), variabili proprie dei soggetti selezionati per il gruppo, strumenti
impiegati ecc.

1. BACKGROUND = chiarisce ciò che è emerso dallo studio e che nell’introduzione lo chiarifica
con cura.
2. QUADRO IPOTETICO = insieme di ipotesi che sono state prospettate

STUDI DI CORRELAZIONE

Gli studi di correlazione hanno a che fare con la DIREZIONE che i fenomeni assumono —>
una correlazione può essere:
- significativa e positiva (i fenomeni vanno nella stessa direzione)
- significativa e inversa (i fenomeni vanno in direzioni opposte)
- non significativa
Questi rapporti correlazionali prevedono incroci di variabili che andranno ad analizzarsi.

Le REGRESSIONI invece hanno a che fare coi rapporti causa-effetto, con la dipendenza dei
fenomeni l’uno dall’altro.

Il quadro ipotetico che si pone nel problema di ricerca indicherà la positività o non positività delle
variabili, cioè a risultati significativi o meno. Gli indici più o meno significativi hanno valori soglia
specifici specificati.

COLLEZIONE DATI

La collezione dei dati deve essere ordinata, intratestuale o su tabelle, sulla base di criteri
precisi da rispettare.
All’interno delle sezioni di presentazione dei dati, vi sono i risultati che vengono discussi, fino a
portare una conferma o disconferma delle ipotesi. Tale processo a livello inferenziale confronta
ciò che emerge dallo studio con ciò che precedentemente si era presentato all’applicazione di
metodo, quindi in ricerche pubblicate antecedentemente.
L’estensione dei dati si riferisce al confronto tra i propri dati e quelli emessi
precedentemente.
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Alla fine dello studio viene indicata la bibliografia e sitografia per evitare plagio o per approfondire
i concetti.
VARIABILI E MISURAZIONE

Le variabili sono legate alla necessità di ordinare e classificare i fenomeni.


Le variabili in un primo momento vengono distinte tra variabili dipendenti e indipendenti > la
variabile indipendente è una variabile che è un dato a prescindere, una variabile dipendente
riguarda un dato che possiamo variare con un intervento.

NB —> quando in un’operazione statistica le variabili indipendenti sono considerate come cause
possibili, si considerano le stesse come predittori della variazione delle variabili dipendenti. Un
predittore è una variabile che ci dà indicazione del fatto che possiede un effetto su altre
variabili (nelle regressioni la variabile indipendente è il predittore e si registrano le variazioni della
variabile dipendente).

Le variabili possono essere classificate in base alla loro natura secondo il modello di Stanley
Smith Stevens:

1. SCALE NON PARAMETRICHE = non corrispondenti a un parametro

a. nominali > sono categorie in cui la nomenclatura è l’elemento discriminante, cioè discrimina
nei termini di una categoria. La loro essenza non è determinata da un parametro, quanto dalla
loro immanenza in quanto categorie (termini come maschio o femmina, giovane o anziano e
così via)
b. ordinali > collocano gli oggetti sulla base della grandezza, le attribuzioni sono nell’ordine del
punteggio senza un fattore parametrico. Un esempio ne sono le scale di Likert, in cui il
soggetto deve rispondere con un punteggio da 0 a 5 esprimendo un grado di appartenenza/
vicinanza a una condizione, esprimendo un dato esclusivamente soggettivo e non
rappresentativo dell’intera popolazione generale.

2. SCALE PARAMETRICHE = prevedono un parametro generale che ordina sul fatto che il
fenomeno è osservabile e misurabile

a. scale a intervalli > prevedono che la misurazione faccia capo ad intervalli specifici. Un
esempio è la scala centigrada, in cui gli intervalli tra 0 e 1, tra 1 e 2 ecc vi sono differenze. Le
scale a intervalli pongono uguali distanze tra i punteggi, indipendente dalla scala di
misurazione e dall’accuratezza e precisione dello strumento.
b. scale a rapporti > sono impostate su relazioni definite e misurabili. Scale che riguardano fattori
come altezza, età o peso. La scala Kelvin ha lo zero (0° K) che coincide con quantità nulla
(nella celsius allo zero non c’è cessazione del fenomeno).

Tutte le variabili, per la loro definizione e diversità, forniscono direzioni diverse nello studio. Le
variabili vengono usate per la significatività del test, p value, che se è positiva significa che le due
variabili crescono insieme.

VALIDITÀ DELLA RICERCA E LE TIPOLOGIE

In generale seguendo rigorosamente tutti i punti le ricerche sono considerate valide. Tuttavia sorge
spontaneo un giudizio di plausibilità sui rapporti esistenti tra variabili indipendenti e dipendenti e
se effettivamente nella realtà tali rapporti esistano.

- Validità interna —> validità che dipende dal fatto che i rapporti tra le variabili dono plausibili e
probabili.
- Effetto confusione —> con questo risulta necessario che le informazioni, le strutture e le
specifiche inerenti alla ricerca siano presentate correttamente.
- Validità di costrutto —> concerne rapporti esistenti tra i costrutti e i concetti esistenti in teoria
e la loro manifestazione nella pratica di ricerca.
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- Validità esterna —> riguarda se ciò che la ricerca rivela è estendibile nei termini di validità
ecologica e riscontrabile all’esterno.
ELEMENTI DI PSICOMETRIA, TESTOLOGIA E PSICODIAGNOSTICA PROTETTIVA

TEST PROPRIAMENTE DETTI > test che corrispondo all’esigenza di confrontar un soggetto a
una popolazione di riferimento. Io somministro a un soggetto un test propriamente detto che mi
dirà come e dove il soggetto si colloca rispetto a una popolazione di riferimento, rappresentata da
una curva gaussiana e dipendente da indici di tendenza centrale (media, moda e mediana) e da
altri indici (come varianza, devianza, deviazione standard).
Un esempio di test è il test del QI, in cui si calcola rapporto tra età cronologica ed età mentale per
100.

TEST DI MASSIMA PERFORMANCE > è un test che fa una distinzione tra max performance e
tipica performance, in cui viene chiesto al soggetto di dare il meglio in termini di performance. Un
esempio è la scala Wechsler, come la WAIS (Weschsler adult intelligence scale) per gli adulti.
Tramite la max performance riesco a ottenere il grado intellettivo del soggetto.
Le misure sono di tipo:
- auto compilativo = il soggetto preso in esame autonomamente soddisfa e riporta risposte ad
items o stimoli
- etero compilativo = la registrazione delle prove viene fatta dallo sperimentatore o dal clinico
La validità del test riguarda il poter misurare realmente ciò per cui è stato costruito. Gli items
devono risultare omogenei e le misure di ripetibilità permettono di giungere a risultati accettabili. I
criteri devono essere inoltre accurati e precisi.

TEST DI PERFORMANCE TIPICA > Test che ha come scopo il solo far emergere dei fenomeni,
non interessandosi di quale sia il massimo grado di manifestazione del soggetto. Ci interessa
sapere come è strutturato. Non confrontiamo il soggetto alla popolazione ma a se stesso. Un
esempio di test è quello della paraeidolia = un’illusione subcosciente che tende a ricondurre a
forme note oggetti o profili di forma casuale. Un esempio è il test di Rorschach in cui il soggetto
viene posto dinanzi alla tavola e si registra il suo stimolo.

COGNIZIONE

= modalità attraverso cui il soggetto fa conoscenza del mondo. Non solo essere consapevoli
del mondo interno ed esterno, ma essere anche consapevoli di tale consapevolezza.

Col termine “funzione” è un insieme di processi utili al funzionamento del soggetto e quindi al suo
adattamento.
Lo sviluppo cognitivo del soggetto è l’insieme dei fenomeni che strutturano mano a mano la vita
del soggetto. Sono le fasi disviluppo che si traducono in: maturazione fisica, maturazione
dell’esperienza ambientale e sociale, equilibrio delle sezioni.

Gli studi di Piaget concentrano nei termini di una cornice teorica e pratica denominata
EPISTEMOLOGIA GENETICA.
—> il metodo usato per lo sviluppo dei quesiti consisteva in una strutturazione operativa
sperimentale di osservazioni cliniche, interazione e sperimentazione che prevedevano l’interazione
tra lo sperimentatore e il bambino in situazioni ambientali particolari. Queste situazioni
sperimentali ruotavano attorno all’attaccamento > le varie fasi di sviluppo rappresentano il
risultato di processi di assimilazione e accomodamento attraverso cui l’individuo si confronta con
l’ambiente; il soggetto mano a mano che avanti acquisisce nuove abilità su quelle già acquisite.
Piaget distingue 4 stadi:
1. stadio sensomotorio = riguarda il soggetto da 0 a 2 anni di vita; in primo luogo nascono le
reazioni riflesse del primo mese di vita per cui si assiste a modalità rigide di adattamento
ambientale innate e coincidenti con le prime occasioni di rispondere a stimoli in modo
coerente, poi nascono le reazioni circolari primarie (2/4 mese) in cui si instaura una
circolarità dovuta alla causalità (il circolo di sperimentazione per nessi causali conduce
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l’individuo a muoversi per un fine, si comincia a sperimentare e a esperire la causa-effetto), poi


ci sono le reazioni circolari secondarie, in cui tra il 4 e l’8 mese si prevede l’instaurazione
dell’intenzionalità e il fatto che il soggetto si ponga un fine nei confronti dell’oggetto, le
reazioni circolari differite, prevedono l’instaurazione della memoria sensomotoria (tra 8 e 12
mesi), per cui il soggetto si rende capace di ricercare oggetti, dai 12 ai 18 mesi vi sono le
reazioni circolari terziarie, in cui si sperimenta il fascino per le novità e la curiosità del
soggetto.
2. stadio preoperatorio = gli oggetti sono disponibili alla percezione ma soprattutto alla
rappresentazione da parte del soggetto. Il soggetto fa esperienza dello spazio e del tempo.
3. stadio delle operazioni concrete = dai 7 agli 11 anni, le operazioni che il soggetto
compie si
concatenano in sequenze organizzate. Il soggetto si muove in termini di concretezza, che è
l’immanenza e la permanenza degli oggetti.
4. stadio delle operazioni formali = si assiste alla possibilità di analisi sistematica, in cui il
soggetto comincia ad acquisire il dominio del pensiero.
Esperimento del pendolo —> il soggetto ha possibilità di allungare o accorciare il filo o
variare il peso, il compito è scoprire quale di questi fattori determina la durata di
oscillazione del pendolo. Durante il test il soggetto prova tutti i metodi e formula ipotesi,
sviluppando la conclusione che la lunghezza della corda è il fattore determinante.

FUNZIONI COGNITIVE FONDAMENTALI

1. ATTENZIONE —> permette al soggetto di focalizzarsi su stimoli salienti e comportarsi in


modo funzionale. La funzione attentava necessita di analisi che possono essere: a.
pre-attentive = pre-attentivamente il soggetto comincia a percepire gli oggetti e dirige la
loro attenzione in riferimento alla sapienza che gli eventi o gli oggetti hanno
b. selettive = selezione e pone la sua attenzione su un oggetto singolo. Un esempio di
attenzione selettiva è l’effetto di Stroop, in cui tramite una linea che divide parole in cui
sono scritti i colori, sopra c’è scritto blu in blu e sotto blu in giallo (valuta attenzione del
soggetto sulla discriminazione tra la dominazione del soggetto e quella semantica).
c. divise = si opera una divisione fra eventi o oggetti che attivano attenzione
d. sostenute = il compito è univoco e lungo

2. MEMORIA —> funzione che permette di contrarre rapporti con gli oggetti e di
immagazzinarli nella mente. La memoria si acquisisce in sequenza: stimolo ambientale ->
registri sensoriali filtrano la percezione -> magazzino a breve termine con memoria
operativa temporanea -> processi di controllo/ripasso/decisioni/codificazioni.. -> memoria
permanente.
Atkinson e Shiffrin distinguono una memoria a lungo termine (su base di modificazioni di
ordine biochimico) e a breve termine (memoria sensoriale, di lavoro) >>> studiando il
funzionamento ippocampale e libico sulla questione mnestica, vediamo che mentre nella
[Link] termine vi sono modificazioni funzionali nei termini sinaptici, in quella a lungo
termine vi è una modificazione struttura delle porzioni tessutali che hanno a che fare con
consolidamento e immagazzinamento. Per cui, se nel primo caso vi è una funzione assunta
da aree o gruppi , in quella a lungo termine abbiamo modificazioni strutturali come
l’implementazione del numero di recettori. Nella memoria sensoriale e a breve termine
abbiamo modificazioni funzionali che poi decadono, in quella a lungo termine modificazioni
strutturali.
La memoria a lungo termine si divide in memoria dichiarativa (esplicita) e non dichiarativa
(implicita):
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Ò
Baddley aggiunge anche la memoria di lavoro, sulla base delle necessità di implementazione di
conoscenze riferite alla memoria a breve termine.

3. INTELLIGENZA —> c Binet fu il primo che dinanzi al cospetto dell’intelligenza si trovò a


discriminare individui con prestazioni inferiori a una media di prestazioni, fino alla
formalizzazione delle dinamiche del ritardo e dell’anticipo e del termine QI (rapporto tra età
mentale e cronologica per 100). Spearman introdusse il fattore G, generale, che riguardava
l’intelligenza come una commistione di abilità geberali, di astrazione, non specifiche. Il fattore
G fu superato in maniera significativa con Gardner che introdusse sette tipologie di
intelligenza: logico matematica, linguistica, musicale, spaziale, somato-cinestetica e
interpersonale. Goleman introdusse il concetto di intelligenza emotiva. Le scale Weschler che
studiano intelligenza si dividono in:
a. scale verbali = comprendono informazione, comprensione, ragionamento aritmetico, analogie,
memorie di cifre e vocabolario
b. scale di performance = comprendono associazione a stimoli e numeri, completamento di
figure, disegno con cubi, riordinamento di figure e costruzione.

4. LINGUAGGIO —> indica una relazione mediata da un segno tra un emittente e un ricevente. Gli
studi di Chomsky hanno identificato i principi universali linguistici e i gruppi funzionali propri
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di tutte le lingue. I principi funzionali sono quei principi che si esprimono linguisticamente
tendendo al minimo sforzo. Chomsky nota che, astraendo le caratteristiche comuni a tutte le
lunghe, retrocedendo ai termini fondamentali è possibile identificare delle caratteristiche
generali fondamentali comuni a tutte le lingue; opera della classificazioni in cui l’ordine S-V-A
(sost, vero, adj) può essere:
- SVO
- VSO (OGGETTO)
- OVS
A questo punto risulta possibile identificare delle componenti irrinunciabili del linguaggio, ovvero
semantica, sintattica, gestualità e articolazione e pragmatica:
a. semantica = insieme di significati, messaggio contenuto nell’atto comunicativo b. sintassi =
specifica organizzazione e disposizione delle unità, le parole, per cui i soggetti usano schemi
riconoscibili
c. gestualità/articolazione = serie di movimenti che modulano il significato d. pragmatica = l’atto
comunicativo si inscrive in un bacino sociale, per cui le espressioni vanno in corso a verifica.
5. PROBLEM SOLVING —> intelligenza, memoria e attenzione si intrecciano nel problem solving,
ovvero le modalità che il soggetto adopera per risolvere problemi e arrivare a una decisione. Il
p.s. è caratterizzato da ragionamento:
- analogico = procede per analogia, confrontando dati (// insight = permette una risposta
immediata di possibile soluzione dinanzi al problema se questo la consente). Nel confronto dei
dati, si passa da uno stadio meno maturo in cui si confronta tramite un aut-aut, a un’analisi più
matura del significato delle scelte.
- controfattuale = da analogico si procede a questo, che permette di esprimere un giudizio di
falsità (intorno ai 10 anni)
- lineare = permette al soggetto di fare relazioni linea tra i fatti, dove il principio è quello di non
contraddizione. Tramite questo ragionamento il soggetto comincia a farsi delle credenze
proprie. Le abilità cominciano a crescere fornendo al soggetto termini di decisione e
acquisizione della conoscenza.
Le modalità di valutazione possono essere bottom up o top down.
Confronto tramite euristiche = mezzi di confronto tra parti che prevedono un costrutto già
presente con cui confrontare le nuove prospettive.
5^ PARTE: FOCUS VARI

1. LUTTO E LA SUA ELABORAZIONE

Le emozioni formano la nostra coscienza che dividiamo in:

1. coscienza fenomenica = riguarda una serie di stati e processi soggettivi, tramite i quali
prendiamo consapevolezza di noi stessi, della nostra unicità e soggettività. L’unicità implica
elementi di carattere interiori che si formano su esperienze personali individuali. La coscienza,
secondo Searle, quindi è quella cosa che comincia all’inizio della giornata quando il soggetto
si sveglia fino alla fine quando si corica, sprofondando nel mondo dell’inconscio > situazione
conscia e inconscia.
2. coscienza intenzionale = attitudine del pensiero ad avere sempre un contenuto, ovvero
l’oggetto psichico, il quale attira la nostra attenzione e la nostra attività emozionale e risveglia
il nostro modo di approcciarci. Nel contesto del lutto l’oggetto che viene perso rompe il ponte
interno della nostra mente nei confronti di quello esterno, ovvero la percezione dell’altro.
L’importanza del lutto dipende dal life events, ovvero la scala di vita che in maniera gerarchica
ci pone uno schema di importanza delle perdite (figli, genitori, persone amate ecc). Inoltre la
sua importanza dipende da quale relazione vi fosse in vita con oggetto perduto. Il tempo è
l’unico comune denominatore di elaborazione del lutto.

TEORIA RAPPRESENTAZIONALE DELLA COSCIENZA (RTC)

La RCT ci spiega quale ruolo abbia la coscienza nell’attività emotiva, ovvero che le emozioni si
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integrano con la coscienza che per qualche momento si allontana dal lutto. La RCT postula che se
un sistema cognitivo è cosciente, allora rappresenta (la coscienza è una sorta di
rappresentazione). Dal momento che le rappresentazioni sono diverse, le coscienze sono diverse.
La rappresentazione è il luogo in cui la coscienza fenomenica e intenzionale si incontrano,
in quanto l’emozione coinvolge tutte le componenti cognitive. La rappresentazione è l’elemento
che ci consente di capire l’altro, e per capire la perdita dell’altro.

SIGNIFICATO DELLA COSCIENZA EMOTIVA

L’emozione è nata prima della cognizione e ha avuto origine nell’anticortex. L’ipotalamo lo


controlla tramite le immagini e quando l’emozione si incontra con le immagini diventa sentimento.
Le emozioni sono utili per un rapida valutazione del mondo tramite aspetti positivi, negativi o
neutri. Chiaramente le nostre emozioni si coniugano con le esperienze che il soggetto fa durante
la sua vita.

La conoscenza delle emozioni è fondamentale nella situazione della perdita: agendo perché
diamo valore a qualcosa, l’elaborazione del lutto è una ricerca di attribuzione di valore a questo
vuoto che si crea internamente a seguito della perdita dell’oggetto psichico. Viene a formarsi
dentro di noi un “fantasma” (//per i discepoli di Emmaus rappresentava la morte del Cristo). Tale
fantasma ci permette di far vivere dentro noi il ricordo e l’immagine dell’oggetto psichico, e il suo
ricordo o immagine saranno tanto più dolorosi quanto ci dava piacere l’oggetto. Ciò che è perduto
e non fa più parte della coscienza va a insinuarsi nell’inconscio.

La coscienza emotiva è sicuramente la forma più primitiva di coscienza, caratterizzata da uno


sviluppo di sistemi sensoriali e cognitivi. In particolare sono state fondamentali l’avversione al
dolore e il rapporto col piacere.

La coscienza è coinvolta in tre componenti:

- COMPONENTE DELLA RAPPRESENTAZIONE RCT = spiega le emozioni a livello base -


COMPONENTE DEL CORPO = per vivere lo stato emozionale dobbiamo vivere la parte
fenomenica del corpo
- COMPONENTE DELL’OGGETTO = la coscienza emozionare è possibile perché c’è ambiente
che permette la triangolazione (rappresentazione, corpo e ambiente) per giungere a una
situazione.

INTROSPEZIONE EMOZIONALE

L’introspezione come valutazione dello stato di coscienza è un’attività della coscienza fatta
consapevolmente, che ci aiuta a capire meglio noi stessi e ciò che ci circonda. L’introspezione
emozionale è un’analisi grossolana delle emozioni.
Nell’esperienza emotiva vi sono sempre tre componenti: percezione, corpo, valutazione (se
perdiamo giusta valutazione può nascere disturbo emotivo) >> percepisco informazione, la
sperimento col corpo e ne do una valutazione.
La consapevolezza emotiva sarà integrata nella coscienza, e tale integrazione nasce dalla
coscienza fenomenica, da quella intenzionale e dal momento in cui noi usufruendo
dell’introspezione riusciamo grazie alle immagini a includere rappresentazioni, allargheremo la
nostra coscienza e le nostre probabilità di sopravvivenza.

LUTTO FISIOLOGICO (parte già trattata antecedentemente pt. sentimenti)

(copio) L’elaborazione è a diversi step e dipende da molteplici fattori come l’importanza


dell’oggetto perduto, l’età del soggetto che subisce la perdita, atteggiamento avuto nei confronti
dell’oggetto (introversione o estroversione), importanza simbolica dell’oggetto del lutto (perdita
insignificante grave se rimanda a significati importanti), prevalenza delle funzioni razionali su
quelle irrazionali.

Opera di Calasso, Dio Shiva —> sulla morte della moglie egli costruì una parte della sua
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personalità, dicendo che ogni amante ama soprattutto l’assenza, ovvero che l’assenza in ordine
gerarchico è più importante della presenza. La presenza è un tipo particolare di assenza, come
avviene nel sogno in cui la rappresentazione è l’allucinazione di una certa immagine. Attraverso la
perdita si sperimenta il dolore.

L’elaborazione del lutto può essere comparata alla pratica giapponese del Kintsugi, che consiste
nel saldare i frammenti di un oggetto rotto con polvere d’oro secondo sette fasi (tra cui scoprire,
rottura, assemblare, pazientare, riparare, rivelare, esaltare).

● Fase 1: la rottura, la perdita dell’oggetto.


● Fase 2: assemblare, funzione principale di questa fase è il ricordo.
● Fase 3: pazientare, bisogna attendere, il tempo è il comune denominatore dell’elaborazione
del lutto
● Fase 4: riparare, questa pazienza, grazie alla memoria, si associa alla capacità di riparare.
Secondo i giapponesi un vaso rotto si ripara con del filo d’oro.
● Fase 5: rivelare, questa nuova capacità che ha l’oggetto psichico gli rende delle
caratteristiche che non c’erano prima della perdita. L’oggetto perduto, grazie alla
rivelazione ci fa scoprire nuovi aspetti. Ritornando all’esempio dei discepoli di Emmaus,
questa città della Palestina. I discepoli si siedono a tavola con questo fantasma e poi
questo fantasma scompare. I discepoli di Emmaus dicono “mentre noi ricordavamo, mentre
noi parlavamo con questo fantasma, non sentivamo dentro il nostro cuore un qualcosa che
ce lo faceva ardere”, la ricostruzione dell’oggetto perduto è una nuova esistenza
dell’oggetto che noi costruiamo dentro di noi e questo oggetto ci dà nuove prospettive,
nuovi progetti per la vita e probabilmente da un punto di vista filogenetico, per migliaia di
anni le emozioni sono state capaci di trasformare la perdita e il dolore in qualcosa che
trascende il tempo e forse ha originato lo spirito e la forma della trascendenza.
● Fase 6: esaltare, si esaltano le qualità dell’oggetto che prima non c’erano.

Il lutto se non viene elaborato in un tempo ragionevole diventa complesso da gestire, e la


semeiotica del lutto ci dice che molti sintomi del lutto fisiologico sono sovrapponibili a quelli della
depressione (//Freud, “lutto e malinconia”).
Il lutto si intreccia con le emozioni di colui che è prossimo alla morte.
2. CORPO E IDENTITÀ

Esiste un importante rapporto tra corporeità ed identità: dal punto di vista filosofico con
“corpo” si indica una presenza.
I tedeschi hanno due termini diversi per identificare il corpo: “korper”, ovvero il corpo organico,
oggettivato dalla scienza, e “leib”, il corpo vivente che sperimenta l’esistenza.

Tramite il corpo noi facciamo esperienza di piacere e dolore.

L’equilibrio che si instaura tra corpo e identità, nella visione di uno stato eutimico, cioè che mira
alla serenità/neutralità, viene scardinato in alcune patologie:
- patologie del body integrity identity disorder (BIID), colpiscono gli anoressici ad esempio, in cui
vi è una discontinuità tra corpo immaginato (identità) e corpo reale (presenza nel mondo);
sacrifici e sofferenza hanno lo scopo di diventare soggetti diversi da come si è alla nascita.
- xenomelia, per cui il soggetto vive una parte del corpo come estranea; il soggetto non vuole
perderne la funzionalità ma solo la parte fisica somatica
- dismorfofobia, altro caso in cui vengono rigettate parti del corpo (come il naso), che
condizionano tutta l’esperienza dell’essere (qualsiasi disforia corporea in generale è
caratterizzata da insoddisfazione di una parte del proprio corpo o dell’intero corpo col tentativo
di modificarlo, in quanto in lui vive un conflitto).

Secondo Shuan Gallagher, la perdita del senso di proprietà può essere assimilata a quella che
nelle neuroscienze è la perdita dello schema corporeo. L’incapacità di percepire il corpo come
un potenziale d’azione può essere assimilata al deficit dell’immagine corporea e alla perdita di
agentività. Questa discrasia tra immagine mentale corporea e schema corporeo può colpire a
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diversi livelli. Un esempio non patologico di tale teoria è l’alterare il proprio corpo tramite l’innesto
di piercing, tatuaggi massivi. Trascendono nel patologico i disturbi dismorfici, disturbi alimentari e
disforie di genere.

INCONSCIO

Gran parte della nostra vita mentale è inconscia, e la consapevolezza dell’inconscio dà origine
alla consapevolezza della coscienza.
Quando appare la prima coscienza del corpo?
- punto di vista filogenetico —> centinaia di migliaia di anni fa, l’homo abilis ha dovuto affinare la
sua coscienza degli strumenti utilizzati sul mondo esterno.
- punto di vista ontogenetico —> nel bambino la coscienza appare all’VIII mese di vita, quando,
tramite la prova dello specchio, riesce a distinguere l’io e il tu. Dal punto di vista piscosociale
invece la coscienza appare nella fase anale del bambino (2/3 anno di vita), poiché grazie anche
al supplemento delle emozioni si vengono a creare elementi di conoscenza nel mondo degli
oggetti.

Tali aspetti sono correlati nel far capire al bambino ciò che si può fare e ciò che non si può fare.
Soprattutto perché nel desiderio del bambino non vi è solo la possibilità di costruzione del mondo
interno ed esterno, ma anche quella di distruzione, quando i bambini per incapacità razionale non
si pongono alcuni limiti.
La realtà e l’articolazione del desiderio implicano la possibilità di presa d’atto dei limiti che
esistono.

Massimo RECALCATI, “Elogio dell’inconscio”, argomenti in difesa della psicoanalisi:

1. l’inconscio è freudiano —> l’inconscio è una “non scoperta” di Freud, ovvero che l’inconscio
è solo un’apparente antitesi alla razionalità nella psicoanalisi. In realtà esso è una ragione, e la
sua esistenza ci serve per capire alcuni meccanismi delle malattie ad esempio.
2. il mondo interno è esterno —> l’inconscio indica che tra consapevolezza (pubblico) e
inconsapevolezza (privato) si inseriscono prospettive che possono essere diverse e se sono
diverse matura un conflitto: per i disforici di genere, che non riconoscono come proprio il
sesso biologico, si rendono conto che il loro corpo è percepito diversamente da come loro lo
interiorizzano. Allora la consapevolezza, la conquista delle ragioni interne rafforza l’io nei
confronti dell’inconscio, e in questo modo il conflitto tra la ragione del desiderio e la ragione
del mondo esterno ci introduce a un dialogo.
3. critica al principio di identità —> l’uomo non si ammala per una carenza di difese, ma per un
eccesso di esse, tanto più esse sono arcaiche, tanto più ci allontanano dall’esame di realtà e
tanto più il comportamento è incomprensibile. Tale critica è una consapevolizzazione dei
processi che regolano il mondo emozionale. Tale regolazione ha come fine il comprendere
l’altro.
4. il desiderio è indistruttibile —> perché ha una forza e un’energia. E’ indistruttibile perché è un
bisogno e può essere espletato tramite l’articolazione (meccanismi di difesa > es ruolo
dell’oblio nel lutto)
5. l’inguaribile —> bisogna essere consapevole dell’inguaribilità della malattia. Non sempre
l’esito della malattia è la guarigione. Accanto alla cura è necessario adottare atteggiamenti
diversi (come nelle cure palliative).

DANIEL DENNETT > QUALIA: autore che propone una descrizione dei contenuti della mente
come “qualia”, ovvero ogni qualvolta noi viviamo consciamente un’esperienza, viviamo qualia, che
nasce da una sensazione qualitativa, diversa da un’altra. Esprime un giudizio soggettivo di
un’esperienza vissuta qualitativamente.
I qualia sono:
1. ineffabili = non possiamo vivere in modo ineffabile un’esperienza se non considerandola
soggettiva. La soggettività dell’esperienza richiama l’esperienza soggettiva, l’uso della
memoria, l’immaginazione. Prendiamo ad esempio un colore, quante sfumature del colore
percepiamo? Quanti aspetti vi sono nell’esperienza sensoriale?
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2. intrinseci = i qualia sono concetti atomici, ovvero non possono essere ridotti a nulla’altro, si
presentano nella loro forma più semplice (ad esempio l’esperienza del suono non può essere
assimilata a quella del colore).
3. privati = i qualia si riferiscono solo alla persona che esperisce l’esperienza, tuttavia la loro
privacy non implica il fatto che altre persone non possano sapere quale esperienza stiate
vivendo (caso del lutto), ma possono comprenderla condividendo le vostre esperienze.
4. apprensibili = caratteristica che indica accesso quasi diretto o immediatamente diretto
all’esperienza della coscienza, che non implica l’elaborazione del qualia. Se osserviamo una
cosa e non stiamo troppo a pensarci, operiamo un’illazione, una deduzione di conseguenza,
quindi il processo non si basa su una verità assoluta ma su una connessione di probatorio
(esperienza del delirio in psicopatologia —> non riusciamo a intendere cosa sia il delirio, lo
definiamo incoercibile sulla base di incertezze).

Dennett inoltre osserva le strategie previsionali del comportamento e le divide in:

- livello fisico (posizione fisica) > dove si svolgono i processi causali che spiegano tutti i fenomeni.
- livello funzionale (posizione progettuale) > è il programma operativo di un organismo che è
inteso come una macchina, quando noi cerchiamo l’aspetto funzionale passiamo dal livello
descrittivo semplice al livello causa-effetto, ovvero al livello di una trasposizione evolutiva del
comportamento.
- livello di intenzionalità (posizione intenzionale) > è l’ambito della psicologia popolare, specifico
per un’interpretazione razionale di un determinato comportamento proprio in termini causa
effetto.

David CHALMERS > divide l’esperienza della coscienza in esperienze dure e leggere: - soft
problems = problemi relativamente facili da spiegare in termini esponenziali (come la percezione
del colore)
- hard problems = problemi relativi all’esperienza soggettiva, che fanno riferimento all’organismo
conscio che sintetizza tutti gli elementi sensoriali che provengono da vari canali periferici e
danno una dimensione omogenea e soggettiva dell’esperienza (hard problems sono la
percezione dei nostri problemi di salute ad esempio, in cui non basta solo descrivere il
fenomeno, ma bisogna valutare i determinanti del fenomeno da una prospettiva più ampia).

3. VOLONTÀ

Dal punto di vista psicologico, nell’esercizio della volontà si manifestano due forze contrastanti: la
volontà è espressione di un conflitto irrisolto o di un desiderio subito in funzione di un determinato
scopo.
Galimberti definisce la volontà come il principio consapevole in vista di un fine da
raggiungere.

Essa comprende diversi aspetti quali:


1. rappresentazione dell’atto da compiere: la volontà è più efficace quando c’è la pianificazione
della stessa
2. deliberazione dei mezzi che si scelgono: si scelgono le condizioni ottimali per il
raggiungimento dell’oggetto espresso dalla volontà
3. decisione per cui l’atto si vuole raggiungere: vi sono elementi di carattere qualitativo che
come in tutte le coscienze possono essere diversi da altri (studiare soli o in compagnia è una
scelta importante se l’altro condivide la nostra scelta)
4. esecuzione del profondo: una componente dell’azione della volontà è inconscia.

Quando ci addentriamo in un livello più profondo, la volontà è la somma di energia psichica, della
quale la coscienza può disporre. Se stiamo bene psicologicamente non abbiamo bisogno di
alcuna energia ulteriore, mentre se non stiamo bene la ricerca di questa energia è un’azione fatta
con accuratezza (nel cibo, caffè o tabacco). L’assenza di volontà è detta abulia.
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Galimberti inoltre riflette che in era primitiva non esisteva la volontà, in quanto la coscienza era
ridotta, e la presenza nel mondo era solo un fatto istintuale ossia caricata alla presenza corporea.

ASSAGIOLI definisce le qualità specifiche della volontà:

1. ENERGIA —> la volontà è un fatto dimensionale e quantitativo (poca, tanta, o assente).


2. DOMINIO —> è legata al controllo e alla disciplina.
3. CONCENTRAZIONE —> è legata all’attenzione, divisa in attenzione focalizzata diretta (nello
studio) e attenzione fluttuante (guardo film).
4. DETERMINAZIONE —> deriva dalla decisione di fare l’atto scelto e dalla sua risoluzione. 5.
PERSEVERANZA —> indica il ritmo nel tempo dell’attività della volontà, quindi pazienza e
sopportazione, capacità di poter procrastinare il desiderio.
6. INIZIATIVA —> in qualche caso comprende coraggio nella scelta di portare avanti iniziative
determinanti nella propria vita.
7. ORGANIZZAZIONE

Assagioli ci propone un test formato di 3 step per quantificare/valutare la forza di volontà, il suo
valore:
● 1° step: mettersi comodi, in una posizione di rilassamento muscolare e immaginare, in
maniera chiara, le occasioni perdute, il danno e la sofferenza a causa di mancanza di forza
di volontà. Fare una lista scritta e provare, in riferimento al fallimento della vostra volontà, a
rievocare i sentimenti sollecitati da questi ricordi. Sempre in questa fase, lasciare che
questi sentimenti evochino in voi un forte desiderio di cambiare la situazione;
● 2° step: immaginare i vantaggi della volontà efficiente, quali i benefici, opportunità,
soddisfazioni che ne verranno per voi e per gli altri. Individuarli con chiarezza e trascriverli.
A questo punto lasciare che queste sensazioni che avete descritto possano sollecitare su
di voi sentimenti di gioia, forti stimoli che vi invitino a cominciare.
● 3° step: immaginare di essere in possesso di una forte volontà e quindi di vederci mentre
resistiamo, grazie a questa volontà, ad ogni tentativo di intimidazione o seduzione.
Facendo così, visualizzerete come sarete quando avrete ottenuto la padronanza interna o
esterna in riferimento al tema che avete scelto.

Questo test ci permette di “coscientizzare”, tramite la prima fase il trovare un limite, la seconda
fase individuare la possibilità di superarlo, terza fase in cui gli altri ci vedo cambiati tramite questo
esercizio.
La volontà si trova al centro delle funzioni psicologiche, ai vertici abbiamo: intuizione, ovvero la
capacità di percepire una forza del pensiero; il desiderio; la conoscenza dei nostri limiti;
l’immaginazione che ricorda che le immagini sono importanti dal punto di vista delle emozioni.

LEGGI CHE REGOLANO LA VOLONTÀ

Prima legge: le immagini mentali insieme alle idee tendono a produrre le condizioni fisiche e atti
esterni che caratterizzano la volontà. Quando immaginiamo qualcosa, si crea un rapporto tra realtà
e mondo estero, in quanto il mondo interno è collegato a quello esterno e la volontà può essere
usata coscientemente e intenzionalmente per scegliere o evocare le immagini che ci aiutano a
produrre l’azione che desideriamo completare.

Seconda legge: dice che i movimenti e le azioni tendono a evocare immagini e idee
corrispondenti, a loro volta queste azioni si evocano e rendono più intense le emozioni e i
sentimenti. Ad esempio un individuo che lavora sullo sviluppo del coraggio secondo la prima
legge usa intenzionalmente anche il suo corpo, con la seconda legge egli invece invocherà in
maniera più intensa l’esperienza del coraggio dandone un feedback positivo.

Terza legge: dice che le idee e le immagini tendono sempre a suscitare emozioni e sentimenti a
esse corrispondenti, ovvero vi possono essere immagini che hanno questa capacità collettiva di
essere forti.
Quindi se nelle leggi precedenti si faccia riferimento a immagini che soggettivamente ci
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consentivano di suscitare processi volitivi, dobbiamo anche ammettere che esistono immagini che
sono assolutamente oggettive nella capacità di sollecitare la volontà.

Le emozioni tendono a intensificare le idee e questa intensificazione nasce dal fatto che
l’immagine è associata a un’emozione. Nei disturbi post-traumatici da stress, come in un
incidente stradale, il ritrovarsi a distanza di tempo in una situazione analoga a quella di riferimento
porta alla mente l’esperienza e questa fa tornare all’immagine (flashback) > diventa patologia
quando è associata a esperienza negativa, ma se è associata a esperienza positiva potrebbe
esserci utile a sfruttare questo meccanismo.

I bisogni, gli istinti, e i desideri tendono a produrre le immagini, più desideriamo più
produciamo attività immaginativa che poi diventa rappresentazione.
Il funzionamento della volontà è anche facilitato dalla ripetizione > pensiamo a quando studiamo
quanto ci aiuta ripetere per memorizzare i concetti. La ripetizione rinforza le idee, ma affinché essa
sia efficace, l’introiezione dell’immagine deve essere sostenuta dal desiderio. Lo sforzo di ripetere
in assenza di stimolo (come il libro) migliora l’attenzione e l’apprendimento. Più lo studio è
caricato di emozioni ed è divertente più sarà efficace. Avere in mente un’immagine, come l’esame,
aiuta l’apprendimento.
Nel momento in cui dobbiamo effettuare azioni importanti, come lo studio, è necessario trovare il
focus, l’attenzione che è: preziosa, rara (non sempre è possibile usarla), importante perché è figlia
della volontà, indispensabile per il raggiungimento degli obiettivi. Quindi bisogna evitare le fonti
che stanno alla base della distrazione come i social media, e dobbiamo rendere minime le attività
superficiali altrimenti non saremmo in grado di ottenere risultati.

Gli istinti, i desideri e le emozioni si esprimono ed esigono espressione per loro natura. La
volontà quindi è intesa come quell’attività che tende a estrinsecarsi e a trovare un’immagine che
poi viene verbalizzata.

Le energie psichiche quindi si possono esprimere:


- direttamente
- attraverso azione simbolica
- attraverso attività di trasmutazione (nella sublimazione le energie psichiche si trasformano in
immagini

Arieti —> nella monografia, “Creatività, Sintesi Magica”, sintetizza il processo del desiderio e il
processo dell’esame di realtà in un processo terziario, che viene espresso in un giardino
rinascimentale in cui gli elementi quasi simmetrici sono espressione di un’attività interna
immaginativa che grazie alla volontà si trasforma nel giardino rinascimentale.
RESILIENZA

Termine che deriva dalla fisica per indicare la capacità di un corpo di essere piegato. Dunque con
resilienza noi intendiamo la capacità di essere forti, di resistere in condizioni di stress. Tale
capacità può essere acquisita e migliorata, tramite l’attenzione e il convogliamento dell’energia
psichica. Lo stile futuro che si basa sulla risoluzione dei problemi collettiva, sull’apprendimento
del problem soling, sulla capacità di pensiero indipendente ecc.., ci conferirà una flessibilità
culturale, sociale e pragmatica per esprimere noi stessi e il gruppo a cui facciamo riferimento.
Questo tipo di flessibilità viene acquisito quando si scardinano i pregiudizi culturali e scientifici.
((fai riferimento a cap 2 del riassunto parte finale)).

4. LA SOFFERENZA

La sofferenza affonda le sue radici nel mito di Niobe:

Niobe, la figlia del Re Tantalo, era fiera e si vantava della sua numerosa prole (indice di
procreatività) e di essere superiore a Latona. I figli di quest’ultima, Artemide e Apollo, sollecitati
dalla superbia di Niobe uccisero i suoi figli. Ella fu addirittura pietrificata e dai suoi occhi
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continuarono ad uscire lacrime che andarono poi a formare un fiume. Da tutti i miti, come quello di
Narciso, che avete visto a proposito dei meccanismi di difesa, possiamo capire molte cose. Niobe
diventa quindi il prototipo della sofferenza e in maniera particolare della sofferenza depressiva che
si manifesta attraverso un dolore che è un dolore si somatico ma anche morale perché, se
ricordate la prima lezione, alla domanda: “A che servono le emozioni?” la risposta è: “Alla
conservazione della specie e alla preservazione di se e della propria vita”. Quindi la tristezza di
Niobe è il prototipo mitico della funzione della tristezza nell’organizzazione emozionale.

La sofferenza è una situazione inevitabile della situazione umana, può intervenire durante una
condizione di malattia, incapacità fisica o psichica, una modificazione dell’immagine corporea o di
una perdita significativa.
Ha numerosi rapporti con altre esperienze, in primis col dolore.
La conseguenza dell’incapacità di poter alleviare le sofferenze porta all’operatore sanitario un
trattamento impersonale e quindi poco terapeutico.

DOLORE PSICHICO

Il dolore psichico è un aspetto significativo della sofferenza, in essa il dolore è somatizzato e


avvertito in maniera specifica o generalizzata. Nella depressione, nella tristezza o nella
schizofrenia accade che il dolore si avvalga di un senso simbolico —> il simbolico è uno stato
elaborativo della mente che esprime una plusvalenza di significati.

Il dolore può esprimere episodi parossistici, che generano una risposta emozionale. Tale
reazione può essere molto o poco accentuata, dunque è di carattere soggettivo quantitativo. La
sofferenza è infatti un’esperienza che varia in termini di durata e di profondità. La sofferenza è
associata a un dispiacere che può scaturire da diversi ambiti come uno sconforto transitorio
mentale, qualcosa dovuto a una malattia transitoria, un dolore fisico o spirituale. Queste situazioni
di sconforto fisico o mentale generano angoscia estrema, che può essere espressione di un
conflitto o un segnale (angoscia come segnale si associa al sentimento di carenza del dispiacere).

La sofferenza è intesa anche come rottura dell’esperienza —> ovvero una rottura tra ciò che
percepisco del mio corpo e lo scopo della vita. Pensiamo ad esempio in questo periodo di
pandemia mondiale, in cui assistiamo alle morti di tantissime persone: siamo inglobati in una
situazione di sofferenza generalizzata, e in queste situazioni tendiamo a negare come
meccanismo di difesa, a rifiutare tale situazione. La rottura dell’esperienza, ovvero dell’attività
progettuale e del divenire, è anche una rottura del tempo: si viene a creare un tempo ristretto,
puntiforme.
Inoltre ci sono livelli di sofferenza che possono giungere a situazioni estreme, come all’apatia,
all’indifferenza.
CASSEL > sintetizza la sofferenza come uno stato dissociativo associato ad avvenimenti
che minano l’integrità della persona.

Le sorgenti della sofferenza oltre alla malattia sono l’ingiustizia, la morte o l’incidente.

Si causa sofferenza nelle mortificazioni: squalificazione del soggetto, del pensiero, prevalenza del
quantitativo sul qualitativo (attacco dei legami: nella vecchiaia o nella patologia psichiatrica).

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