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5 SOLIDO DEL DSV - Watermark

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Siccome non sappiamo risolvere il problema in maniera diretta, lo risolviamo ipotizzando che parte della

soluzione sia nota, cioè immaginiamo che alcuni valori incogniti siano noti. Dopo di che risolviamo il
problema partendo da questa parte di soluzione e se troviamo poi una soluzione e ettiva che rispetta le
nostre ipotesi, allora dato che per Kirchho la soluzione esiste ed è unica, quella che abbiamo trovato è
proprio la soluzione corretta.
Vedremo dopodiché come ipotizza questa parte della soluzione: lui dice guardate se il solido è fatto in
questo modo, ed è caricato in questo luogo, io posso assumere che questo solido è fatto da un fascio di
bre (spaghetti) che sono disposte parallelamente all’asse longitudinale, quindi parallelamente all’asse x.
De Saint-Venant ipotizza che nei cambiamenti di con gurazione queste bre non si contrastano fra di
loro, cioè ipotizza che alcune componenti dello stato tensionale sono identicamente nulle.
Allora l’asse x è l’asse longitudinale, quindi nel piano della sezione trasversale per avere un sistema di
riferimento mi servono altri due assi:Y e Z, ma invece di prendere Y e Z qualunque il De Saint-Venant
prende proprio gli assi principali d’inerzia della sezione.
Il De Saint-Venant dice: se tu consideri il tuo solido se tu consideri il tuo solido le bre disposte lungo
l’asse x sono, nel cambiamento di con gurazione, in qualche modo indipendenti fra di loro: non si
contrastano, ognuna fa la sua strada senza dare fastidio alle altre. Cioè non vengono scambiate le
componenti di tensione di σy, σz, τyz. Quindi ipotizza che la soluzione da trovare sia tale che
σy=σz=τyz=0 (in V)
Quindi delle 15 funzioni incognite tre ipotizza che siano nulle. Poi si fa l’analisi del suo problema, se la
soluzione che trovo veri ca tutte le condizioni con queste tre nulle allora per Kirchho è proprio quella
giusta.
Andiamo a guardare lo stato tensionale:
Dato che ho solo queste tensioni, mi esprimo la risultante e il momento risultante in funzione di queste
tensioni, così intanto ho le equazioni di equilibrio sulle due basi.
Dato che il sistema deve essere in equilibrio, immaginiamo che su una base abbiamo dei carichi (di cui
troveremo risultante e momento risultante), e sull’altra base abbiamo dei vincoli, e quindi le reazioni
vincolari che equilibrano le reazioni sulle basi.
Il solido del De Saint-Venant lonrappresentiamo così:
Dato che ho trovato una soluzione completa del problema elastico-lineare, e dato che la soluzione
esiste ed è unica, quella che ho trovato è proprio quella che cerco.
Con De Saint-Venant, abbiamo trovato per la prima volta la soluzione completa al problema elastico-
lineare.
Abbiamo preso un solido soggetto a una sollecitazione e a dei vincoli, e abbiamo trovato non soltanto le
azioni interne (forzo normale, taglio, momento), ma siamo arrivati a calcolarci lo stato tensionale in ogni
punto e lo stato deformativo in ogni punto. E anche il vettore spostamento.
Il solido del De Saint-Venant è un solido monodimensionali composto da un materiale lineare elastico,
omogeneo e isotropo caricato soltanto in corrispondenza delle basi (ipotesi su geometria, materiale e
carichi)
Ipotizza inoltre uno stato tensionale particolare, cioè quello piano e impone che σy, τyz e σz siano uguali
a zero, in cui y e z sono le direzioni nel piano della sezione trasversale, in particolare le sceglie come
direzioni principali.
Dal punto di vista sico ciò equivale a dire che le bre che compongono il nostro solido e che possiamo
pensare disposte lungo l’asse x non si contrastano tra di loro nei cambiamenti di con gurazione.
Il fatto che non si contrastano signi ca che non si scambiano delle azioni interne nelle direzioni y e z,
quindi τyz, σy e σz possiamo considerarli nulli.
Dopo di che introduce il principio del De Saint-venant, il quale di dice che le soluzioni che troviamo nelle
ipotesi in cui ci siamo messi, a parte che per delle piccole zone in corrispondenza delle basi, non
dipendono dall’e ettivo distribuzione dei carichi sulle sezioni di estremità, ma dipendono soltanto dalla
risultante e dal momento risultante dei carichi.
A questo punto, consideriamo dei casi particolari di risultante e momento risultante: attiviamo una sola
delle componenti alla volta e troviamo la soluzione.
Nel caso in cui ce ne fosse più di una, troviamo la soluzione complessiva attraverso il Principio di
sovrapposizione degli e etti. Allora il primo caso visto è quello cui la unica componente è lo sforzo
normale, cioè le azioni sulle basi sono equivalenti ad una forza diretta lungo l’asse x applicata nel
baricentro e in queste ipotesi abbiamo trovato che applicando il metodo semi inverso (cioè
introducendo delle ipotesi sulla forma della soluzione, in particolare sulle tensioni), veri chiamo le varie
equazioni del nostro sistema che rappresenta il problema elastico-lineare e ci rendiamo conto che
e ettivamente per questo caso possiamo assumere che la tensione σx sia uguale a N/A.
Tutte le altre componenti di tensione sono zero, quindi stiamo descrivendo uno stato tensionale mono
assiale e possiamo ricavare l’andamento delle deformazioni (che saranno solo assiali, senza scorrimenti)
e abbiamo trovato anche le componenti dello spostamento lungo l’asse x.
Se invece le azioni sulle basi sono equivalenti ad un momento che ha come asse l’asse y, e
analogamente applicando il metodo semi inverso abbiamo ipotizzato la forma della soluzione (abbiamo
ipotizzato che la tensione σx fosse lineare con z), abbiamo trovato un nuovo stato monoassiale e
abbiamo visto che prendendo la costante k= My/Iy abbiamo trovato una soluzione che veri cava tutte le
equazioni.
Cosa cambia? Con lo sforzo normale la tensione σc è costante, mentre se abbiamo il momento ettente
σx=(My/Iy)z dipendente da z.
Non posso considerare un solo tratto perchè ho troppe proprietà
discontinue, allora iniziò da un tratto e continui nché non trovò
una proprietà che presenta discontinuità.
Da A no a B, ho discontinuità dell’ abbassamento? No, perché
se no avrei uno strappo o una compenetrazione ed ho un’asta
continua.
Ho una rotazione? No, per lo stesso motivo
Ho un momento che mi varia? No, perché signi cherebbe avere
un momento concentrato, che io non ho
Ho discontinuità nel taglio? No, perché non ho carichi
concentrati secondo la direzione z.
Ho discontinuità del carico distribuito? Si, in B.
Devo cambiare tratto.
Tramite il metodo delle equazioni di erenziali della linea elastica abbiamo determinato la risposta in
termini meccanici e cinematici senza preoccuparci del tipo di struttura.
PROFILI IPE
UNI 5398-78

Momenti di Moduli di Raggi di


inerzia resistenza inerzia
h b a e r Peso Sezione Jx Jy Wx Wy ix iy
mm mm mm mm mm kg/m cm2 cm4 cm4 cm3 cm3 cm cm
80 46 3,8 5,2 5 6,0 7,64 80,14 8,49 20,03 3,69 3,24 1,05
100 55 4,1 5,7 7 8,1 10,32 171,0 15,92 34,20 5,79 4,07 1,24
120 64 4,4 6,3 7 10,4 13,21 317,8 27,67 52,96 8,65 4,90 1,45
140 73 4.7 6,9 7 12,9 16,43 541,2 44,92 77,32 12,31 5,74 1,65
160 82 5,0 7,4 9 15,8 20,09 869,3 68,31 108,7 16,66 6,58 1,84
180 91 5,3 8,0 9 18,8 23,95 1.317 100,9 146,3 22,16 7,42 2,05
200 100 5,6 8,5 12 22,4 28,48 1.943 142,4 194,3 28,47 8,26 2,24
220 110 5,9 9,2 12 26,2 33,37 2.772 204,9 252,0 37,25 9,11 2,48
240 120 6,2 9,8 15 30,7 39,12 3.892 283,6 324,3 47,27 9,97 2,69
270 135 6,6 10,2 15 36,1 45,95 5.790 419,9 428,9 62,20 11,23 3,02
300 150 7,1 10,7 15 42,2 53,81 8.356 603,8 557,1 80,50 12,46 3,35
330 160 7,5 11,5 18 49,1 62,61 11.770 788,1 713,1 98,52 13,71 3,55
360 170 8,0 12,7 18 57,1 72,73 16.270 1.043 903,6 122,8 14,95 3,79
400 180 8,6 13,5 21 66,3 84,46 23.130 1.318 1.156 146,4 16,55 3,95
450 190 9,4 14,6 21 77,6 98,82 33.740 1.676 1.500 176,4 18,48 4,12
500 200 10,2 16,0 21 90,7 115,5 48.200 2.142 1.928 214,2 20,43 4,31
550 210 11,1 17,2 24 106 134,4 67.120 2.668 2.441 254,1 22,35 4,45
600 220 12,0 19,0 24 122 156,0 92.080 3.387 3.069 307,9 24,30 4,66

[Link]
Data la simmetria, ruotando
non è variato nulla. Ma come
fanno gli spostamenti ad
essere prima verso l’alto e poi
verso il basso?
L’unico modo per cui questo
sia possibile è che in realtà la
sezione si mantenga piana.
Quindi in caso di sezione a
simmetria polare, per una
simmetria di sezione è carico,
l’ipotesi di conservazione della
sezione piana si deve
mantenere.
In questo caso troviamo la
soluzione esatta al problema
della torsione.
Per le sezioni a simmetria polare ho trovato la soluzione esatta, ma non mi basta studiare solo questo tipo di
sezioni.
Analizziamo un’altra famiglia di sezioni particolari, in cui non è possibile trovare la soluzione esatta, ma solo delle
soluzioni approssimate particolarmente semplici.
Applicheremo il metodo dell’analogia:
Esaminiamo un problema di cui conosciamo la forma della soluzione o la soluzione esatta, e se le soluzioni di
questo problema sono riconducibili (con opportune modi che) a quelle del problema che mi interessa, posso
applicare la soluzione del problema che conosco al problema che non conosco.
Se guardiamo le equazioni che reggono il problema elastico lineare nel caso della torsione, il gruppo di equazioni è
analogo a quello che regge il moto di un uido in un recipiente.
Se noi prendiamo un solido del DSV con una certa sezione trasversale e ci prendiamo un recipiente che abbia la
sezione trasversale del solido del DSV, e in questo recipiente mettiamo dell’acqua che facciamo ruotare, le
equazioni del moto di questo uido sono formalmente analoghe alle equazioni del problema elastico lineare nel
caso di torsione.
Perché questa analogia è comoda? Se voglio fare una prova sperimentale e vedere quali sono le tensioni
tangenziali in un generico solido soggetto a momento torcente, come faccio a trovarle?
Da un punto di vista sperimentale è complesso, perché mi servono strumenti in grado di restituirmi il tensore in
ogni punto.
Se invece voglio fare l’analisi sperimentale del moto di un uido in un recipiente, le cose sono molto più semplici.
Se metto un uido in un recipiente e metto delle particelle colorate nel uido, facendolo ruotare vedi la direzione
secondo la quale si muovono le particelle e la loro velocità. In particolare la velocità del moto del uido è
riconducibile (analoga) alla tensione tangenziale per la struttura delle equazioni.
L’analogia idrodinamica mi consente di determinare dei risultati che estendo al problema della torsione in maniera
molto intuitiva.
La velocità di rotazione delle particelle di un uido in un recipiente con sezione rettangolare, aumenta in modo
direttamente proporzionale alla distanza dal centro della mediana, mentre in corrispondenza del centro e degli
spigoli della sezione l’acqua non si muove.
È lo stesso comportamento delle sezioni trasversali: se io prendo un solido a sezione rettangolare, l’andamento
delle tensioni sarà come quello delle velocità.
Il DSV studiò le sezioni rettangolari e trovò delle relazioni empiriche che legano le tensioni alla forma del rettangolo.
Prendiamo un rettangolo di altezza b e lato a.
Succede che la τmax, che si ha in corrispondenza della mediana del lato lungo, è pari a

In cui la costante C1 dipende dal rapporto a/b.


Lui cominciò a tabellare la variazione della velocità del uido (e quindi della tensione) in funzione della variazione di
questo rapporto.
Trovò anche la rotazione β

In cui anche C2 dipende dal rapporto a/b.


Queste sono relazioni semi empiriche perchè derivano da risultati sperimentali e da equazioni.
Le espressioni trovate per le sezioni a simmetria polare erano

La struttura delle equazioni trovate è formalmente uguale, cambia la distribuzione delle tensioni tangenziali.
La di erenza sostanziale sta nella posizione di B
nella formula: a numeratore per la parete sottile
aperta e a denominatore per la parete sottile
chiusa.

Questo signi ca che se io sto guardando la sezione a parete sottile soggetta a Mt:
se è a parete sottile aperta mi preoccupo dove lo è maggiore (b maggiore)
Se è a parete sottile chiusa mi preoccupo dove b è minore, infatti se penso alla velocità del uido:
▪ Se è a parete sottile aperta la velocità aumenta allontanandoci dalla linea media e quindi le tensioni massime le
ho nello spessore maggiore.
▪ Se è a parete sottile chiusa, dato che ho un circuito, il uido passa sempre allo stesso modo. Ma quando ha
più spazio passa più lentamente; dove si restringe aumenta la velocità. La portata rimane uguale.
Anche se suppongo che agisca solamente taglio su una delle basi, nel solido del DSV nasce anche sollecitazione
di momento. Devo considerare anche gli e etti del momento ettente dovuto alla presenza del taglio.
Vediamo come tenerne conto.
La presenza del taglio indica uno stato tensionale in generale complesso, del quale possiamo determinare solo
delle soluzioni approssimate.
Dobbiamo queste soluzioni agli studi dell’ ingegnere Jourawsky; era un ingegnere minerario, che si occupò del
problema dovuto ai crolli delle strutture lignee. (Verso l’inizio dell’Ottocento)
Si rese conto che questi crolli erano dovuti al non considerare gli e etti del taglio: le rotture erano dovute alle
sollecitazioni di taglio. Riuscì a determinare, almeno in modo approssimato, lo stato tensionale dovuto a queste
sollecitazioni.

Consideriamo una generica corda che divida la sezione in due parti,


e va dal punto B0 al punto B1.
Analizziamo in ogni punto della corda qual è lo stato tensionale in
termini di tensione tangenziale.
Vogliamo determinare la componente di tensione tangenziale nella
direzione della normale alla corda.
Troveremo una certa τxN, Stiamo guardando un piano che ha come
normale l’asse x, quindi la componente di tensione normale sarà
τxN.
La prima cosa che notiamo è che dobbiamo individuare qual è per
noi la normale positiva. La convenzione che utilizziamo è scegliere
una delle due parti della sezione divise dalla corda, allora per noi la
Normale è positiva se entra in questa area
A questo punto prendiamo una porzione del solido del DSV
compresa tra la corda B0-B1 e due sezioni trasversali: all’ascissa x
e l’ascissa x+Δx
Vogliamo fare l’equilibrio di questa porzione del solido del DSV, quindi dobbiamo mettere tutte le forze agenti.
Sul mantello non agiscono forze.
Sulle estremità (sezioni trasversali alle due ascisse x e x+Δx) le sollecitazioni secondo Jourawsky avrò in ogni
punto una certa σx, ma anche le τxy e τxz, che non considero perché mi interessa l’equilibrio lungo l’asse x.
Adesso vediamo cosa succede su questa parte nella direzione x. Non abbiamo le σx, ma guardiamo le
componenti di tensione tangenziale lungo la corda B0-B1. Nel generico punto posso identi care una componente
di tensione tangenziale tangente alla corda e una componente di tensione tangenziale normale alla corda.
Per il principio di reciprocità delle tensioni tangenziali, se sulla faccia agisce la τxN, sull’ altra agirà τNx sempre
allontanandosi entrambe dallo spigolo.
Devo trasformare le tensioni in forze, cioè le devo moltiplicare per l’area su cui agiscono A*.
A cosa mi serve questo integrale lungo la generica corda?
Ma se io mi metto in una condizione per cui posso assumere che la τ lungo la corda è più o meno costante, le
cose cambiano.
Se la τ è costante, posso scrivere:
Siamo in cantiere e ci dobbiamo occupare dell’accettazione dei materiali, le sezioni che abbiamo ricevuto
presentano un problema: i tubi hanno una saldatura fatta male e al posto di essere continui sono aperti.
Posso comunque usare questi tubi o devo mandarli indietro?
Cosa cambia nei due casi?
Se la saldatura è fatta bene, il tubo è una sezione a parete sottile chiusa.
Se invece la saldatura è fatta male, la sezione sarà a parete sottile aperta.
Cambia completamente la risposta al momento torcente: nel caso di parete chiusa le tensioni erano costanti lungo
lo spessore, mentre per la sezione a parete aperta abbiamo un andamento a farfalla (nei punti sulla linea media la
tensione tangenziale è praticamente zero).
In termini di τmax:
Abbiamo analizzato il solido del DSV, abbiamo analizzato tutte le sollecitazioni semplici, abbiamo analizzato anche
varie sovrapposizioni e abbiamo visto che se abbiamo soltanto N, My, My o tutte e tre abbiamo soltanto σx.
Se c’è soltanto taglio o soltanto momento torcente abbiamo una τ.
Se c’è soltanto σx è monoassiale, se c’è soltanto τ è puramente tangenziale e siamo riusciti dalle prove semplici a
determinare qual è la tensione limite.
E se ci sono componenti sia che mi danno σx sia che mi danno τ? Cioè se ad esempio abbiamo il momento
ettente e il taglio? (Cosa che tranne nei casi particolari succede sempre)
Come faccio a capire se qualche punto della mia sezione lascia il regime elastico?
Non mi basta guardare solo σx, nè guardare solo τ.
Mi serve qualcosa che mi dica in ogni punto quanto sono vicino o lontano dalla condizione di abbandono dello
stato elastico, cioè nel caso di uno stato tensionale non semplice sto cercando una grandezza che sia indice di
pericolo per ogni punto.
Utilizziamo il criterio delle tensioni ammissibili, cioè noi guardiamo lo stato tensionale del singolo punto della
sezione e valutiamo lo stato di pericolo.
Questo è un approccio un po’ datato, relativo alla normativa che in Italia veniva utilizzato anni fa. Il criterio attuale
non tiene conto del singolo punto ma dello stato complessivo, cioè guarda il rapporto tra le caratteristiche di
sollecitazione.
Nel caso di stato tensionale monoassiale, basta fare la prova monoassiale e valutare se la σx raggiunge o no la σ0.
Nel caso di presenza sia di σx che di τ? Qual è il pericolo?
Esistono varie risposte che sono state date nel tempo, noi ne analizzeremo quattro che rappresentano quattro
criteri per valutare le condizioni di pericolo.
Hanno tra loro dei punti in comune, ma ognuno di essi valuta un diverso aspetto della crisi di un materiale. In
particolare analizziamo due criteri che vanno bene per i materiali fragili e due criteri che vanno bene per i materiali
duttili.
Se noi consideriamo un solido elastico, possiamo considerare il volume del solido come se fosse fatto da delle
molle caratterizzate da delle costanti elastiche. Se faccio questo paragone, cosa succede ad una molla quando la
deformo? Se la molla è elastica e si deforma elasticamente, quando rimuovo la mia sollecitazione la molla ritorna
nella condizione iniziale rilasciando energia. È come se avessimo energia potenziale racchiusa dentro la molla. Lo
stesso ragionamento possiamo farlo per il solido. Deformare un solido elastico signi ca fornirgli dell’energia, e
siccome lui non ha memoria, appena tolgo la mia sollecitazione lui ritorna nella condizione iniziale. Von Mises ci
dice che la crisi del materiale non dipende dallo stato tensionale e basta, ma dipende dall’energia che fornisco al
mio solido.
Se forniamo troppa energia e quindi esageriamo nella deformazione, il solido raggiunge la crisi; ma non è l’energia
che cambia il volume a provocare la crisi (quindi anche secondo il Von Mises gli stati tensionale idrostatici sono
inin uenti). Lui elimina la parte di energia che varia il volume (legata al concetto di deformazione volumetrica e alla
tensione media) e attribuisce la crisi del materiale alla tensione distorcente o di distorsione, cioè quella che
cambia la forma.
Introducendo il concetto di energia distorcente è possibile ricavare il criterio di Von Mises.
Scriviamo un criterio in funzione degli invarianti.
Per il taglio, abbiamo analizzato con la formula di Jourawsky quello che succede e abbiamo analizzato dei casi
particolari, ma non abbiamo trovato una relazione che ci dicesse come cambia la nostra trave e quali sono gli
spostamenti. Nel caso dello sforzo normale abbiamo detto che la variazione di lunghezza può essere scritta così:
Possiamo prendere un sistema materiale e assoggettarlo a due sistemi diversi di azione, troveremo di erenti
cambiamenti di con gurazione, che non sono legati tra loro perché i sistemi di azioni non sono legati tra loro.
Se prendo la parte meccanica di un problema, la parte cinematica dell’altro problema e calcolo il lavoro, allora il
lavoro esterno è uguale al lavoro interno.
Vediamo come esprimere questa condizione:
Quindi: ho uno schema e ettivo dove leggo le quantità cinematiche (spostamenti e deformazioni), poi ho uno
schema ttizio in cui metto una forza ausiliaria dal quale leggo le quantità meccaniche.
Il PLV mi chiede di guardare i lavori esterni ed interni, ma con le equazioni sforzi/deformazioni lo spostamento
incognito diventa un integrale dipendente dalle caratteristiche di sollecitazione dei due schemi.

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