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Tesi alternativa alle numero 5 e 6

Ecco il nostro Partito Democratico. Il partito delle giovani generazioni

Il secolo appena trascorso è stato quello che ha contribuito più di ogni altro, nella storia
dell’umanità, al progresso tecnico del pianeta. Solo nel ‘900 sono state effettuate il 90% delle in-
venzioni e delle scoperte effettuate durante tutto l’arco della vita sulla terra dell’uomo; solo nel se-
colo scorso la ricchezza mondiale ha raggiunto vette e consistenze che mai prima aveva potuto
vedere, l’aspettativa di vita lunghezze mai raggiunte, la potenzialità di benessere globale un livello
neppure ipotizzabile cento anni prima. Lo sviluppo capitalistico del mondo occidentale, fondato
sul progresso tecnico e scientifico, ha rivoluzionato i cicli e i tempi di vita degli individui, gli
strumenti e gli istituti della rappresentanza, l’organizzazione dell’uso e della disponibilità della
forza militare, la struttura delle società, le direttrici dei flussi migratori, le economie e il sistema
delle produzioni e di circolazione delle merci. Il centro del mondo si spostava dall’Europa, che lo
era stato per i mille anni precedenti, al nord America. Nasceva il “secolo americano”, le cui costi-
tuenti principali erano il sistema fordista e taylorista di produzione caratterizzato dall’incontro tra
Stato-mercato e democrazia. Gli uomini del ‘900 rispetto a quelli di un secolo prima, sono straor-
dinariamente più numerosi, più sani e longevi, maggiormente in grado di spostarsi e muoversi da
un capo all’altro del globo, più consapevoli delle potenzialità della scienza, più abili nell’applicare
tecniche e strumenti razionali all’economia e all’industria.

Questa tumultuosa e rapida “modernizzazione” ha tuttavia avuto come portato enormi e ancora
largamente inestricate contraddizioni. Lo sfruttamento e la mercificazione della forza lavoro per
la sola soddisfazione degli scopi di profitto privato, l’impoverimento e l’annichilimento della di-
gnità umana di fronte alle mire espansionistiche coloniali delle nazioni occidentali, la nascita del-
le dittature e dei totalitarismi, la drammatica asimmetria tra i tassi di sviluppo del nord e sud del
mondo, sono stati per lungo tempo l’altra faccia – quella oscura - del ‘900. L’avvento su scala
globale del capitalismo e della moderna società industriale avevano certamente prodotto un pro-
gressivo elevamento delle possibilità tecniche e del benessere, ma decine di milioni di lavoratori
venivano biecamente impiegati a sostenere e sorreggere questo processo senza che tuttavia potes-
sero pienamente e consapevolmente beneficiarne.
La società industriale del primo ‘900 era una società iniqua sia nella distribuzione della ricchezza
prodotta dallo sviluppo globale sia nel dispensare per i suoi cittadini diritti sociali, civili e politici.

La sinistra moderna nasce dunque per fornire una risposta “nuova” a queste enormi contraddi-
zioni; per trasformare e migliorare cioè la società per ciascuno dei suoi membri sulla base di prin-
cipi come la solidarietà, l’uguaglianza, la pace fra i popoli, la dignità umana. Il socialismo è stato,
come ha ricordato un grande autore dello scorso secolo, la libertà fatta per la povera gente; esso
ha costituito per decine di milioni di individui la speranza di un futuro non più contrassegnato
solo dallo sfruttamento e dalla povertà, dove l’uomo, i suoi bisogni, le sue necessità, nella sua di-
mensione unica, non mercificabile o reificabile, potesse venire finalmente posto al centro
dell’agire e del pensiero politico. Esso è stato la più grande impresa politica e culturale della storia
dell’uomo moderno ed ha contribuito inequivocabilmente ad elevare e migliorare le condizioni di
vita di milioni di individui in tutto il mondo. Il suffragio universale, l’alfabetizzazione di massa,
l’introduzione delle prime forme di assistenza sociale e di previdenza, la catalogazione e
l’estensione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, il fiero contrasto offerto in tutta Europa al-
le involuzioni reazionarie e autoritarie tra le due guerre, così come l’impegno planista e redistri-
butivo incarnato dallo sviluppo e l’implementazione delle politiche pubbliche di welfare operato
per tutta la seconda metà del ‘900, sono i successi più grandi di civilizzazione dello sviluppo capi-
talistico che al socialismo possono essere ascritti.

Nato per rispondere alle nuove esigenze e i nuovi bisogni delle masse operaie e contadine della
società industriale, esso è un fenomeno politico specifico e precipuo del ‘900, generatosi
all’incirca col secolo e con esso cresciuto, sviluppatosi e trasformatosi sino a rappresentare il più
partecipato e vitale movimento politico del pianeta. Il socialismo ha reso le società del ‘900 più
giuste, più eque, più “umane” e proprio per questo, più moderne.

Ma il mondo di oggi, quello che viviamo quotidianamente e che vivremmo negli anni prossimi
venturi, è diverso da quello appena descritto quanto il primo novecento lo era dal secolo XVIII. La
rivoluzione tecnologica è per questo secolo ciò che per lo scorso fu la rivoluzione industriale. E
come la tecnica fu allora il volano su cui si sviluppò l’industria moderna così oggi la tecnologia
costituisce lo strumento principale di sviluppo delle moderne economie. Il “secolo cinese” che ci
apprestiamo a vivere, sarà contrassegnato da una mobilità di persone, merci e capitali, superiore
di gran lunga a quella pure elevata del ‘900, da una progressiva dematerializzazione del capitale
e dalla sua sempre maggiore volatilità (consentita e agevolata dagli strumenti telematici),
dall’importanza cruciale che formazione e istruzione rivestiranno quali agenti propulsivi della
competitività delle economie. L’economia della conoscenza e dei servizi si affiancherà sino a con-
tenderne il primato, alla vecchia economia industriale e nuovi agenti macro–regionali espolie-
ranno gradualmente le nazioni e gli stati di molte delle loro antiche prerogative “sovrane”. La
gran parte di questi processi sono già in corso e le conseguenze che via via ne discendono sono
alla base di una nuova necessaria riflessione della politica, e segnatamente del campo progressi-
sta.

Oggi la situazione del mondo è non solo diversa ma in continua e rapidissima trasformazione.
Cambiano le direttrici dei traffici, gli agenti politici ed economici della sovranità, la natura, il
contenuto tecnologico, i tempi dei consumi e di conseguenza delle produzioni, l’organizzazione e
la divisione mondiale del lavoro e quella delle strutture sociali e familiari che da essa più o meno
direttamente dipendono. È questo un mondo “nuovo” in cui la politica e il suo ruolo necessitano
di un coraggioso e generale ripensamento di “inizio millennio”.

Il socialismo non è un “ferro vecchio” di cui è necessario disfarsi, esso è ancora la direttrice delle
possibilità di sviluppo sociale e civile del nostro tempo. Ma rischia, se non ripensato e adeguata-
mente attrezzato, di dimostrarsi insufficiente rispetto alla portata della sfida che abbiamo di fron-
te. La tradizione e i valori del socialismo sono uno straordinario patrimonio che è necessario cu-
stodire gelosamente e orgogliosamente; ma guai a pensare che a fronte dei complessi cambiamenti
che investono il mondo di oggi sia sufficiente immaginare che una tale storia possa riprodursi
immutata nel tempo. Le forze della sinistra sono forze del cambiamento, esse cambiano assieme
alla società che cambia, e quindi per definizione esse stesse cambiano. Lo stesso Enrico Berlinguer
spiegava: Siamo nella storia e con la storia: siamo una grande forza democratica di trasformazio-
ne e noi stessi vogliamo rinnovarci continuamente per non venir meno agli appuntamenti che la
storia ci chiede. Oggi dobbiamo prendere atto del fatto che, sul percorso tracciato dalla storia so-
cialista, si può iscrivere un incontro delle forze progressiste, laburiste e democratiche che esistono
e che naturalmente devono immaginare “insieme” le condizioni del governo dei processi econo-
mici.
È la stessa evoluzione delle comunità politiche europee a dircelo: di fronte alla svolta neoconser-
vatrice del partito popolare europeo è necessario che il Pse si apra alle altre forze del campo pro-
gressista, non superando, ma arricchendo e contaminando la sua identità e il suo portato ideale e
valoriale. Quello stesso percorso che i soggetti internazionali della rappresentanza giovanile so-
cialista, l’ECOSY e la IUSY, hanno da tempo avviato per favorire ed implementare il dialogo con le
altre componenti giovanili dei movimenti progressisti europei ed internazionali.

Questo è vero per il socialismo e le forze progressiste nella loro dimensione superstatuale ma as-
sume un’importanza peculiare e “capitale” per l’Italia. I ritardi oramai divenuti storici che carat-
terizzano la situazione italiana rendono la strada per noi ancora più in salita. La nazione italiana è
uscita dalla fame meno di sessant’anni fa. Pensare che questo progresso continuo e lineare verso il
benessere generalizzato sia inarrestabile è illusorio e ingenuo. Per questo, porre il paese nelle
condizioni di conservare un posto tra i grandi della terra è la missione più alta alla quale la politi-
ca italiana in questo momento può votarsi. Per questo sforzo di riconversione delle produzioni, di
innalzamento dell’alfabetizzazione superiore e dell’alta formazione, di riduzione e “normalizza-
zione” delle determinanti strutturali della spesa è necessario che anche la politica del centrosini-
stra italiano faccia un salto di qualità.
Il Partito democratico è in questo senso il più ambizioso progetto politico del dopoguerra. Perché
se da un lato esso si ripropone di guidare la necessaria “seconda modernizzazione” del paese fon-
dendo le migliori tradizioni riformiste italiane aggiornandone il patrimonio ideale, valoriale e
programmatico, dall’altro costituisce la migliore via per una riconciliazione nella politica e non al
di fuori di essa, tra popolo e governo, attraverso nuovi strumenti rappresentativi, di partecipazio-
ne, di selezione della classe dirigente. Non un partito dei “gazebo” beninteso, o una forza populi-
sta magari ripiegata sul leaderismo. Un partito vero, forte, radicato, che unisca nuovi e maggiori
strumenti di partecipazione democratica ad una solida e ramificata struttura organizzativa e ter-
ritoriale. Questa è una sfida che tocca il cuore stesso della questione del rapporto tra cittadini, po-
litica e sistema della rappresentanza organizzata. “Quando il vecchio non può più e il nuovo non
può ancora giunge il momento dell’avventura reazionaria”. Così Antonio Gramsci parlava della
frattura tra vecchie e nuove classi dirigenti nella società italiana che aveva largamente contribuito
all’avvento del fascismo. Oggi come ieri, anche sulle democrazie contemporanee aleggia lo spettro
del populismo; ma esso assume più vigore e consistenza proprio nei momenti di crisi, di frattura,
di cambio di fase e di “epoca”; proprio nei momenti come quello attuale.

Temporeggiare ulteriormente sulla strada del partito democratico sarebbe disastroso: perché “tra-
direbbe” quei milioni di elettori, cittadini e militanti che a partire dalle primarie hanno creduto e
credono nel progetto di partito unico dei riformisti italiani; perché riporterebbe irrimediabilmente
indietro le lancette dell’orologio della sinistra italiana già ferme da oramai troppi anni sulla tran-
sizione infinta; perché arresterebbe l’unico vero processo di modernizzazione messo in campo
dalla politica italiana finalizzato all’attuazione di un disegno di sviluppo del paese modellato sul
tornio dell’interesse nazionale nel nuovo scenario globale.

Oggi, dopo cinque anni di governo della destra il paese appare fiaccato, largamente inefficiente
nella gestione della cosa pubblica e della potenza produttiva, iniquo nella gestione distribuzione e
investimento delle poche risorse disponibili; l’Italia non investe nel futuro e nelle sue giovani ge-
nerazioni, anzi spesso le mortifica conservando erte e impenetrabili barriere all’accesso al mondo
delle professioni, ostacoli alla piena soddisfazione del diritto a costituirsi una famiglia o ad avere
protezione nel lavoro, incrostazioni e grumi corporativi, che mortificano il merito, deprimono il
talento, fiaccano l’intrapresa e il dinamismo. Per queste ragioni un grande disegno di rilancio ge-
nerazionale per il paese non può che partire dalla progettazione e dalla edificazione di un nuovo
soggetto che possa riunire i giovani riformisti che questo orizzonte condividono, dove possano in-
contrarsi le diverse biografie dei tanti che sentono il bisogno di partecipare ma che sino ad ora
non hanno trovato nella nostra organizzazione, il luogo idoneo per declinare la loro idea di impe-
gno e il loro bisogno di politica; un luogo aperto e plurale dunque, dove la laicità costituisca in
modo ineludibile la grammatica comune, lo spazio pubblico di incontro fra credenti e non cre-
denti, orizzonte per costruire la nostra idea di etica condivisa sul tema dei diritti civili, dei limiti
della scienza, del rapporto fra ragione e fede, dei dubbi sul limite fra la vita e la morte, ma dove
possano incontrarsi e fondersi, per contaminarsi, le migliori culture politiche dei giovani italiani,
da quella socialista a quella cattolico-democratica a quella liberal-democratica. L’Italia ha biso-
gno di più solidarietà tra le generazioni, ma anche di più libertà per i più giovani di costruirsi un
futuro e di “determinarsi” liberamente nel proprio percorso di vita.

La Sinistra Giovanile ha rappresentato in questi anni una parte importante delle giovani genera-
zioni del nostro paese. Le ha incontrate nei tanti luoghi di prima socializzazione politica. Dalle
scuole alle università, dai luoghi di lavoro alle manifestazioni per la pace, dai grandi momenti di
consultazione democratica come il referendum sulla fecondazione assistita e quello costituzionale,
ai luoghi del volontariato e dell’associazionismo. Abbiamo costruito l’idea di un mondo e di una
realtà diversi. In cui efficienza, merito, solidarietà ed inclusione non fossero parole in contraddi-
zione ma i cardini da cui far ripartire l’intero paese. Un Italia più forte capace di giocare un ruo-
lo positivo nelle sempre più complicate dinamiche globali. Un Paese compiutamente europeo, ca-
pace di vincere la sfida della competizione internazionale senza però tralasciare gli obiettivi di co-
esione sociale e di uguaglianza nelle opportunità e nei diritti. In questo senso “aprire” la società
ed estendere il perimetro delle libertà e dei diritti non può non significare moltiplicare il protago-
nismo delle giovani donne, sui luoghi di lavoro e di studio ma anche e soprattutto nei luoghi della
rappresentanza, della decisione, della politica. È questa una battaglia di civiltà politica, che una
moderna nazione e in essa le forze della sinistra progressista non possono permettersi di affronta-
re con timidezza o incertezza.

Oggi per noi il senso del Partito Democratico sta nella sua funzione storica. Crediamo fermamen-
te che il nostro paese possa farcela e che il nuovo grande soggetto politico possa essere il vero mo-
tore per vincere tale sfida. Esattamente in questo senso il Partito Democratico dovrà essere un par-
tito delle nuove generazioni e per le giovani generazioni. Un Partito in grado di riformare la poli-
tica, con la consapevolezza che non è possibile assolvere a questo compito senza assumere come
prioritaria la riforma delle istituzioni del Governo e della rappresentanza.

Un partito delle nuove generazioni significa che esso dovrà essere in grado di liberare e mettere a
sistema le tante energie che nelle giovani generazioni si celano ma che troppo spesso vivono nella
marginalità. Il nostro contributo diviene oggi indispensabile per mettere il paese nelle condizioni
di fronteggiare le dinamiche globali. Non è giovanilismo. È la consapevolezza che in questa gene-
razione si celi il tasso più alto di innovazione e di propensione a stare nel mondo globalizzato. La
nostra è la prima generazione veramente europea, che ha nelle nuove tecnologie e nelle reti un
tratto della propria identità, che ha come propria peculiarità la mobilità (di persone e informa-
zioni), che non ha alcun timore di confrontarsi con culture e linguaggi diversi dai propri, che è
pronta a mettere in discussione sé stessa per essere fino in fondo parte integrante del mondo che
la circonda. Dopo la fine delle ideologie è nata una generazione che, non sedotta dai richiami
mercatisti e della fine della storia e della fine della politica, guarda al futuro con la speranza e la
fiducia di chi non intende arrendersi e rassegnarsi al mondo così com’è.

Un Partito per le giovani generazioni significa che in questa partita l’Italia si gioca larga parte del
proprio futuro. Si tratta di capire se saremo destinati al declino ed alla marginalità nei nuovi e-
quilibri geopolitici, oppure se, all’interno del contesto di una nuova Europa, integrata e coesa, po-
tremo ancora esercitare un ruolo ed una funzione. Non si parla delle stancanti dichiarazioni di un
dibattito mediatico troppo spesso autoreferenziale. Si tratta del futuro del paese. Ed il futuro è cosa
che riguarda prima di tutto noi. Le giovani generazioni, la nostra qualità della vita, la nostra for-
mazione, il nostro lavoro, l’ambiente naturale e sociale in cui vivremo.

Se il Partito democratico sarà un partito delle nuove generazioni e per le nuove generazioni allora
è evidente che la Sinistra Giovanile non può guardarlo con incertezza o con timore. Dobbiamo,
noi prima di ogni altro, saper cogliere la missione che vi si cela, dobbiamo saper declinare prima
e meglio di altri il senso del nuovo progetto. Siamo oggi innanzi ad un passaggio storico in cui si
misura la portata politica della nostra organizzazione. Verremmo meno alla nostra storia ed alla
nostra funzione se non fossimo in grado di interpretare la fase che abbiamo dinanzi. Se prevales-
sero le paure e le incertezze, se gli steccati identitari avessero la meglio sulla voglia di futuro.

È necessario rompere gli indugi e avviare il percorso fondativo del nuovo soggetto generazionale
del Partito democratico. A quell’ appuntamento la Sinistra Giovanile non potrà arrivarvi così co-
me essa è oggi. Ma dovrà giungervi con un nuovo soggetto politico, fondato con i giovani della
Margherita, con i giovani socialisti e con tutte le altre realtà del mondo del volontariato,
dell’associazionismo che guardano con interesse a questo progetto e soprattutto con i tanti giovani
italiani, che fuori dalle rappresentanze tradizionali hanno votato per l’Ulivo alle ultime elezioni
politiche ed oggi ci chiedono di aprire i soggetti tradizionali a forze e d energie nuove. Per questi
motivi il congresso della Sinistra Giovanile dovrà dire parole chiare e compiere atti formali ine-
quivocabili.

• Dare mandato al nuovo gruppo dirigente di mettere in campo ogni possibile azione per la
costruzione del soggetto generazionale del partito democratico. Non ci serve una federa-
zione di soggetti ma un nuovo soggetto politico;
• Istituire luoghi di coodecisione e di confronto permanente sia a livello nazionale che ter-
ritoriale con i giovani della Margherita e con le altre forze coinvolte nel progetto facendo
sì che vi sia realmente un progetto largo;
• Dare mandato al nuovo gruppo dirigente di costruire una riforma della struttura orga-
nizzativa della Sinistra Giovanile capace di coinvolgere appieno le forze non riconduci-
bili alle giovanili di partito.
• Inserire il simbolo dell’Ulivo all’interno del simbolo della Sinistra Giovanile; questo costi-
tuirebbe un segnale chiaro per connotare e caratterizzare il percorso che intendiamo in-
traprendere.

È tempo di navigare a testa alta in mare aperto.

È tempo di una Nuova Sinistra Giovanile.

Elenco firmatari
Albanese Maria Teresa - direzione nazionale Sg
Amendola Marco - Segretario Sg Molise - Direzione Nazionale
Anniciello Mariano - consigliere comunale Napoli iscritto Sg
Armignacco Renato - segretario Sg Potenza
Basile Luca – segreteria nazionale - Direzione Nazionale
Benifei Brando - coordinatore Sg Liguria
Bianchi Matteo - portavoce regionale studenti di sinistra Liguria
Biscaglia Carlo - segreteria Sg Milano
Bruno Luca - Sg Monza e Brianza
Bubbico Livianna - Direzione Nazionale sg
Calatola Mauro - segretario Sg Salerno
Campi Alessio - Rappresentante CNSU Milano - Direzione Nazionale
Cappellini Annalisa - responsabile esteri DS Bologna - iscritta Sg
Casaletto Giovanni - segretario Sg Basilicata - Direzione Nazionale
Cavalera Andrea - segretario sg Lecce
Cerone Maria - Direzionale Nazionale Sg
Civati Giuseppe - consigliere regionale Lombardia
Collorafi Serena - Direzione Nazionale sg
Corbo Antonio - segretario Sg Benevento
Cortese Amedeo - Direzione Nazionale Sg
Costanzo Antonella - Segretaria Sg Provincia Autonoma di Bolzano
Critelli Francesco - segreteria nazionale sg - segretario Sg Bologna - Direzione Nazionale
Di Gregorio Giuseppe - segretario sg Caserta
Di Marzio Emilio - Consigliere comunale Napoli - iscritto Sg
Di Pierro Giulia - segretario Sg Bat - Direzione Nazionale
Dinacci Francesco - segretario sg Napoli - Direzione Nazionale
D'Onofrio Paolo - Segretario Sg Campobasso
Fabbicini Alberto - segreteria nazionale sg - Direzione Nazionale
Fina Michele - Assessore provinciale l'Aquila - segretario Ds Avezzano -iscritto sg
Fusco Veniero - Direzione nazionale SG
Gaiotto Saimon - Segretario Sg Milano - Direzione Nazionale
Garibaldi Luca - Segretario Sg Liguria - Direzione Nazionale
Grimaldi Michele - segretario regionale sg Campania - Direzione Nazionale
Guglielmelli Luigi - segretario Sg Calabria - Direzione Nazionale
Iannucci Francesco - segretario Sg Abruzzo - Direzione Nazionale
Iozzi Roberto - direzione nazionale Sg
Lacorazza Piero – segretario Ds Basilicata – iscritto SG
Leva Danilo - consigliere regionale Molise iscritto Sg
Lippolis Gabriele- segretario Sg Brindisi
Maccione Fabio – segreteria nazionale Sg - Direzione Nazionale
Marciano Grazia - Direzione Nazionale sg
Mariotti Federica – segretario Sg Chieti - Direzione Nazionale
Marsella Jonathan - segretario Sg La Spezia
Massarelli Paola - Direzione nazionale sg
Mattiozzi Valerio- coordinatore circolo villa dei giordani (Roma)
Mattuzzeu Manuela- segreteria provinciale Sg Cagliari
Mazzarano Michele - Direzione nazionale sg segreteria nazionale sg - coordinatore Ds
Puglia
Merighi Claudia - segretario Sg Provincia autonoma di Trento
Meroni Fabrizio - segretario sg Monza e Brianza
Milazzo Vincenzo - Segretario Sg Vimercate
Monachetti Antonio - direzione nazionale Sg
Natalini Ermanno - segretario sg Avezzano
Nicodemo Francesco - consigliere comunale Napoli iscritto Sg
Paglia Andrea - Resp Organizzazione Sg Milano
Paglione Lucia - segretario Sg Isernia - Direzione Nazionale
Pappalardo Rocco - Sindaco Oppido Lucano - consigliere provinciale PZ iscritto sg
Pareo Maria Antonietta - direzione nazionale Sg
Parisi Francesco - segretario Sg Taranto - Direzione Nazionale
Parrinello Emanuele - Segretario Sg Savona
Persiano Raffaele – Invitato Direzione Nazionale Sg
Petrosillo Angelo - Direttivo Ass. Città Futura
Pierini Giulio - Consigliere Provinciale Bologna - Direzione Nazionale sg
Pozza Alessandro - Segretario Sg Genova - Direzione Nazionale sg
Prosperi Francesca - Segretario Sg Milano Città
Provenzano Giuseppe - Direzione regionale Sg Toscana
Pruneddu Sara- segretaria cittadina Sg Sassari
Ragone Sergio - Direzione nazionale Sg
Rampi Roberto - Vicesindaco Vimercate . Segreteria DS Milano
Rudi Alessandro -rappresentante consiglio degli studenti Roma tre
Ruotolo Gianluca - segretario Sg Foggia - Direzione Nazionale
Salerno Agnese - Direzione Nazionale sg
Santoianni Giuseppe - Segretario Sg Termoli
Santoro Fabio - Segretario particolare Ministro Nicolais
Silva Marcello - segreteria provinciale sg Monza
Speranza Roberto – segreteria nazionale Sg - Direzione Nazionale
Straropoli Elena - direzione nazionale Sg
Tataranna Nicola – segretario Sg Matera
Telesca Luigi - Direzione federale Sg Roma
Tesoriero Salvatore - Direzione Nazionale Sg
Turi Rosanna - direzione nazionale Sg
Ucciero Nicola – segreteria nazionale Sg - Direzione Nazionale
Viceconte Antonio - coordinatore regionale Sg Emilia Romagna
Zannola Giovanni - direzione regionale Sg Lazio - segretario sg Ostia