SIMONE WEIL (1909-1943)
-Era una donna francese che morí a 34 anni di tubercolosi.
-Veniva da una famiglia ebrea.
-Si laurea in filosofia in un’università molto rinomata e divenne professoressa di filosofia al liceo.
-Nel 1934 decide di diventare operaia in fabbrica alla Renault—> fece questa scelta perché voleva capire la
condizione degli operai vivendola sulla sua pelle.
-Scrisse due libri sul lavoro operaio:
1. diario di fabbrica: è un vero diario in cui, quando tornava la sera a casa da lavoro, si appuntava delle cose.
2. la condizione operaia: libro più teorico e rigoroso.
!Lavoró come operaio per poco meno di un anno.
-Nel 1935 scoppia la guerra civile in Spagna e Weil decide, nonostante non fosse spagnola, di partecipare alla
resistenza spagnola contro Francisco Franco.
-Nel 1939 invece scoppia la seconda guerra mondiale —> la Francia fu:
Divisa;
Invasa dai tedeschi nazisti.
-nel 1942 Weil divenne partigiana con la resistenza francese che si trovava a Londra, poiché non poteva stare nel
territorio nativo, e Weil morì li.
!In comune con Marx: morirono a Londra, famiglia ebrea, due persone attive e resistenti, però: Weil è più libera
perché ideologicamente è vicina agli ideali della sinistra però non esita anche a criticare apertamente Stein (=era il
dittatore russo) e lui con paura di dissentire l’unione sovietica —> ha costruito un regime di sfruttamento e ha tradito
gli ideali liberali socialisti.
-Weil ha varie fasi del pensiero:
1) una fase è quella più vicina alla sinistra, più vicina al mondo operaio;
2) una fase chiamata “fase mistica”—> lei prima di morire si converte al cristianesimo.
!Però nonostante abbia diverse svolte nel pensiero —> c’è un filo logico che le tiene tutte, cioè quello di dare voce
agli emarginati e salvare la dignità dell’uomo —> rinchiusa spesso in una gabbia (=lavoro alienato).
-Così partecipa a iniziative del sindacalismo di sinistra.
-Nel 1930 —> a capo del movimento dei disoccupati di Le Puy —> distribuisce lo stipendio tra i lavoratori in sciopero.
!Scrive anche riflessioni sulle cause della libertà e dell'oppressione sociale.
“Gli uomini lavoratori e creatori sono i soli ad essere uomini”.
1. Viene detto all’operaio che non è niente, è inutile —> deve lavorare così perché il suo lavoro è rimpiazzabile
dall’esercito di riserva.
2. È una sofferenza che si protrae nella vita privata (labbra, ecc.) —> è più evidente nelle grandi città, perché
sono più dispersive e ti isolano.
3. La cooperazione —> lavoro è condivisione tra operai —> qui ora non ci sono legami perché il lavoro deve
essere veloce.
-operai = pezzi (=“stuck”) intercambiabili —> visti come un numero senza identità.
4.
A) la radice del male sta nel vedere l’uomo come un oggetto (produce indifferenza), privo di unicità —> causa la
perdita dell’umanità.
B) in fabbrica si deve sopprimere la voglia di fermarsi —> ci porta a pensare, a domandare —> si deve sopprimere il
pensare.
C) bisogna non spegnere la fraternità e l’indignazione davanti alle ingiustizie inflitte agli altri.
-per restaurare questa situazione —> si parte da quelli meno importanti a quelli più importanti:
L’operaio deve conoscere e toccare con mano il frutto del suo lavoro —> per non essere estraneo alla
fabbrica.
La tecnologia sta avanzando —> può aiutare l’operaio poiché diventa più autonomo e gestisce meglio il
suo tempo.
Prende il sopravvento l’indifferenza —> attenzione = considerazione, accorgersene dell’altro,
prendersene cura:
-il sacro si svela nella misura in cui è all’ordine del giorno.
-la spegniamo anche nel rapporto con il partner —> tradimento spirituale (non ci interessa più veramente).
-nella società capitalistica non prende il sopravvento —> tutti diventano uomini merce.
-per Marx il problema non sono solo i proletari —> ma anche i capitalisti che vivono per il denaro —> “feticismo delle
merci”.
!il problema è quando il denaro diventa il fine della tua vita —> si vive di egoismo per il profitto: da essere una
persona con una dignità —> si pensa al possesso.