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folle Simone, eretica per sempre

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NELLA SUA MONUMENTALE BIOGRAFIA LA PETREMENT EVIDENZIA IL RIGORE MORALE CHE ISPIRO' L' OPERA DELLA WEIL

folle Simone, eretica per sempre

Simone Petrement: " la vita di Simone Weil " , editore Adelphi. era rivoluzionaria, ma si opponeva ai comunisti; pacifista, ma pronta a combattere i nazisti; cristiana, ma non volle mai aderire alla Chiesa. vestale di una fede socialista che la sinistra dovra' rinnegare

------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ LIBRI Nella sua monumentale biografia la Pe' trement evidenzia il rigore morale che ispiro' l' opera della Weil TITOLO: Folle Simone, eretica per sempre Era rivoluzionaria, ma si opponeva ai comunisti; pacifista, ma pronta a combattere i nazisti; cristiana, ma non volle mai aderire alla Chiesa - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Dalle quasi settecento pagine della Vita di Simone Weil (autrice Simone Pe' trement, ed. Adelphi) si esce affascinati, ma con sottile disagio. L' aura di eroismo che circonda questa esistenza fragile e terribile provoca lo stesso disorientamento suscitato dalla lettura dei Quaderni: piu' incalziamo la Weil, piu' diventa difficile misurare la ricchezza dell' eredita' intellettuale e morale che ci ha lasciato. Ne' l' approccio della sua amica e biografa semplifica il compito. Simone Pe' trement, di due anni piu' anziana (era del 1907; la Weil nacque nel 1909, a Parigi, da una famiglia ebrea laica), la incontro' nel 1925, nelle aule del Liceo "Henri IV", dove furono entrambe allieve del filosofo Alain che, iniziandole a Platone, Cartesio e Kant, le preparava per l' ingresso all' Ecole Normale. L' ammirazione della Pe' trement nei confronti della Weil sconfina nella devozione e traspare da ogni riga. L' autrice parla raramente in prima persona; si affida alle testimonianze di genitori, parenti, amici e compagni di militanza politica; ma soprattutto lascia la parola alla Weil, attraverso i suoi scritti e il vastissimo epistolario; con umilta' da segretaria, si limita a collegare date ed eventi, a contestualizzare storicamente la voce dell' amica. Il lettore si trova cosi' coinvolto in un faccia a faccia con le contraddizioni che lacerano l' anima della Weil senza la mediazione di una interpretazione. Contraddizioni che si incarnano anche nel fisico e nel carattere: Simone e' mingherlina, bruttina, il volto piccolo divorato dai capelli e dagli occhiali da miope, ma alcune foto rivelano una bellezza adolescente che verra' poi sempre piu' mortificata. E' fragile, goffa, incapace di usare le mani, ma una ferrea volonta' le consente di affrontare brutali fatiche fisiche. Ferisce con i suoi giudizi severi, a volte spietati nella loro sincerita' ; e' ostinata, chiusa, scostante, ma seduce con la sua capacita' di tenerezza e di amicizia, e con una gioia di vivere che prorompe a sorpresa da quella natura che appare votata alla malinconia. A dieci anni si dichiara bolscevica, primo segno di una vocazione alla testimonianza in favore delle classi disprezzate e oppresse; eppure non diventera' mai comunista (opponendosi con vigore al totalitarismo sovietico, oscillera' dalla militanza nelle file del sindacalismo rivoluzionario alle simpatie per il trotzskismo, finendo per rifiutare ogni illusione di riscatto sociale). A dodici anni si sente offesa dal trattato di Versailles (1919) . che chiude la prima guerra mondiale nel segno dell' umiliazione dei vinti . e inaugura il suo lungo impegno pacifista; eppure rinneghera' il pacifismo di fronte alla sfida nazista (morira' in Inghilterra, nel ' 43, nell' inutile attesa di farsi paracadutare in Francia per unirsi alle file della Resistenza). Identificandosi con le sofferenze degli umili, nel ' 34 abbandona l' insegnamento per affrontare la terribile fatica della fabbrica (stroncata dalla debolezza fisica, e dall' emicrania che la perseguito' tutta la vita, dovra' rinunciare dopo un anno). Durante la guerra civile spagnola guadagna le prime linee del fronte, ma la miopia e la goffaggine la fanno inciampare in una padella piena di olio bollente; le gravi ustioni la costringono a rientrare in Francia. Vive rifiutando ogni agio; dorme per terra; e' inappetente fino all' anoressia. Eppure dietro i sintomi di un misticismo isterico, ai limiti dell' autolesionismo, si nasconde una lucidita' intellettuale che esplode in tutta la sua potenza negli ultimi anni di vita (1939 1943), fra Marsiglia (dove si rifugia coi genitori dopo la sconfitta della Francia), New York e Londra (dove lavora per gli uffici di "France libre"). Sono gli anni in cui scrive i Quaderni e matura la conversione al cristianesimo. Strana conversione, dilaniata fra il desiderio di ricevere i sacramenti del battesimo e della comunione e l' impossibilita' di aderire alla comunita' della Chiesa, che considera compromessa con i potenti, e alla quale non vuole sacrificare un' intelligenza "eretica": il "suo" Cristo e' cataro, gnostico, manicheo. Ed e' proprio la natura di questa eresia che consente di comprendere . e, in un certo senso, di giustificare . le contraddizioni della vita e del pensiero: l' intuizione fondamentale della teologia weiliana e' la dannazione della forza, che comporta un dualismo irriducibile fra il bene (un Dio che non appartiene a questo mondo) e il male (un mondo che risponde solo alle leggi della necessita' , cioe' alla legge del piu' forte). La Pe' trement (studiosa dello gnosticismo e convinta assertrice della tesi che attribuisce origini cristiane a questa concezione teologica) insiste nel presentarci una Weil che ha rinnegato la radice ebraica, ripudiando quel Dio "spietato" dell' Antico Testamento che si

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confonde con le leggi della storia. Ma professando il proprio amore per un Dio che ha creato il mondo "ritraendosi" da esso, abbandonandolo al gioco della necessita' , la Weil segue piuttosto le tracce della gnosi ebraica di Luria, il cabbalista del XVI secolo. Prima laica, poi cristiana mancata, la Weil e' morta (inconsapevolmente?) nel segno dell' eresia ebraica. SIMONE PETREMENT La vita di Simone Weil Editore Adelphi Pagine 684, lire 85.000 ------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ di EMANUELE SEVERINO TITOLO: Vestale di una fede socialista che la sinistra dovra' rinnegare - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - La Weil riteneva che Marx avesse gia' visto il pericolo: la societa' ridotta a una grande macchina di cui l' individuo umano e' funzione. Un pericolo piu' temibile della schiavitu' antica e dello sfruttamento capitalistico, perche' ora l' oppressione e' esercitata in nome della forma dominante della ragione: scienza e tecnica. Oggi possiamo dire che centralismo statale e decentralizzazione sono varianti della stessa configurazione di fondo, dove l' apparato scientifico tecnologico guida la vita dell' uomo. Ma la Weil . per la quale fascismo e nazionalsocialismo erano le prime incarnazioni di quel pericolo . credeva nella capacita' dell' individuo di liberarsi dalla macchina e di diventarne il padrone. E chiamava "socialismo" questa fede. Puo' sembrare infatti che abbia i titoli maggiori per diventare il nucleo programmatico delle sinistre e dei progressisti. Ma la stessa Weil non si nascondeva le difficolta' dell' impresa. Da parte mia osservo solo che la lotta dell' individuo contro l' organizzazione tecnologica puo' essere efficace solo se si organizza a sua volta sulla base dei criteri della tecnica, e cioe' fa propria la sostanza del nemico che vorrebbe combattere. Ma l' organizzazione tecnologica dell' esistenza si presenta ancora in modo immaturo. L' avanzata delle destre e' il sintomo di un fenomeno ben piu' profondo . l' avanzata della tecnica ., ma il sintomo e' ancora opaco, non lascia trasparire la fisionomia autentica di cio' che indica, si presenta come una "novita' " che tende ad essere la semplice dimenticanza della ricchezza della nostra tradizione culturale. Il compito autentico delle sinistre non puo' essere allora l' utopia del "socialismo" che crede nella capacita' dell' individuo di liberarsi dalla macchina, ma il progetto di sollevare la configurazione della tecnica all' altezza della sua essenza. Non contro la dominazione della scienza e della tecnica, ma contro il modo immaturo in cui tale dominazione oggi si presenta.

Formenti Carlo, Severino Emanuele

Pagina 31 (20 aprile 1994) - Corriere della Sera

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