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Definire La Citta Raffigurare La Citta

Caricato da

Luca Di Palma
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Argomenti trattati

  • identità,
  • città e società,
  • civiltà,
  • città e identità individuale,
  • città e simbolismo,
  • città e economia,
  • città e scambi,
  • città e identità storica,
  • città e potere,
  • città e comunità
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Argomenti trattati

  • identità,
  • città e società,
  • civiltà,
  • città e identità individuale,
  • città e simbolismo,
  • città e economia,
  • città e scambi,
  • città e identità storica,
  • città e potere,
  • città e comunità

SEMATA e SIGNA

Collana di Studi di Iconografia monetale


diretta da Maria Caccamo Caltabiano

8
Semata e signa sono i nomi che indicano le immagini monetali al loro primo apparire in Grecia e
a Roma.
I due termini hanno una valenza polisemica che insiste soprattutto sulla funzione comunicativa
del potere d’acquisto della moneta, garantito da valori sacrali e giuridici inerenti all’immagine/tipo
che la caratterizza.
Le immagini monetali esprimono ideologie e credenze attinte dal patrimonio culturale dei popoli,
e veicolano messaggi che l’emittente/proprietario della moneta rivolge all’utente/destinatario.
La Collana nasce come raccolta di studi e di incontri seminariali a carattere metodologico, prope-
deutici alla realizzazione del Lexicon Iconographicum Numismaticae (LIN), all’interno di un progetto
interuniversitario a carattere nazionale, ma è aperta anche a contributi e collaborazioni interna-
zionali.
L’approfondimento, con metodo multidisciplinare, del significato assunto nello spazio e nel tem-
po da singoli tipi monetali o da tipi che afferiscono a tematiche più ampie, mirano alla conoscenza
dei criteri e delle regole che soggiacciono al linguaggio speciale delle iconografie monetali in uso
in età antica e medievale.
L’obiettivo finale è la valorizzazione della moneta quale fonte diretta e il recupero della tradizione
iconica – di cui essa è peculiare ed emblematica espressione – quale documento storico.
MONETA E IDENTITÀ TERRITORIALE:
Dalla polis antica alla civitas medievale.

Progetto PRIN 2009


coordinato da Maria Caccamo Caltabiano

Atti del III Incontro internazionale di studio


del Lexicon Iconographicum Numismaticae
(Bologna, 12-13 settembre 2013)

a cura di
Anna Lina Morelli, Erica Filippini

FALZEA EDITORE
Il presente volume è stato pubblicato con fondi MIUR del progetto PRIN 2009
Moneta e identità territoriale: dalla ‘polis’ antica alla ‘civitas’ medievale – Unità di ricerca delle
Università di Messina (M. Caccamo Caltabiano), Bologna (A.L. Morelli), Genova (R.
Pera) e Milano (L. Travaini)

Immagine di copertina
Antiochia, tetradramma, AR, 2 a.C. (rovescio)
Cfr. RPC I, n. 4155
© Yale University Art Gallery, n. reg. 2001.87.4522

ISBN 978-88-8296-464-1
Copyright 2016 © Falzea Editore s.r.l.

Viale Calabria, 60
89133 Reggio Calabria (Italy)

info@[Link]
[Link]

I diritti di riproduzione, memorizzazione elettronica e pubblicazione con qualsiasi mezzo analogico e/o
digitale (comprese le fotocopie e l’inserimento in banche dati) e i diritti di traduzione e di adattamento
totale o parziale sono riservati per tutti i paesi.
Le fotocopie per uso personale del lettore possono essere effettuate nei limiti del 15% di ciascun volu-
me/fascicolo/periodico dietro pagamento alla SIAE del compenso previsto dall’art. 68, commi 4 e 5,
della legge n. 633 del 22 aprile 1941.
Le riproduzioni effettuate per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comun-
que per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito di specifica autorizzazione
rilasciata da: AIDRO, Corso di Porta Romana n.108-20122 Milano (E-mail: segreteria@[Link] - Sito
web: [Link]).
INDICE

Saluti delle Autorità


GIUSEPPE SASSATELLI p. 11
LUCIA CRISCUOLO » 13

Premessa
ANNA LINA MORELLI, ERICA FILIPPINI » 15

Introduzione
MARIA CACCAMO CALTABIANO » 17

Elenco delle abbreviazioni » 23

Relazioni

MARIA CACCAMO CALTABIANO » 25


Nike e la Città alata

CARMELA RACCUIA » 43
Definire la città, raffigurare la città

ELENA SANTAGATI » 61
Legende monetali ed identità poleiche: alcuni esempi

DANIELE CASTRIZIO » 79
La città e il suo porto. Note di iconografia monetale

ANTONIO CELESTI, ANDREA NUCITA, MARIANGELA PUGLISI,


GRAZIA SALAMONE » 95
Presentazione di DIANA.
Digital Iconographic Atlas of Numismatics in Antiquity

GIAMPIERA ARRIGONI » 119


L’Amazzone inginocchiata su due monete di Efeso
e l’Amazzonomachia di Dioniso
8

TOMMASO GNOLI » 135


Fortuna/Genius, Tyche/Gad. Rappresentazioni identitarie
nel Vicino Oriente della prima età imperiale

ROSSELLA PERA » 151


Il fiume sulle monete imperiali di Asia Minore:
una tipologia “etnicogeotopografica”

MICHELA FERRERO » 161


La rappresentazione del fiume dalla storia dell’arte alla numismatica

FEDERICOMARIA MUCCIOLI » 173


L'eroe necessario. Appunti sulla fortuna di Temistocle
dal V secolo a.C. all'età imperiale

FRANCESCA CENERINI » 185


Donna e città romana: identità civica e genere a confronto

PANAGIOTIS P. IOSSIF » 195


The Last Seleucids in Phoenicia:
Juggling between Civic and Royal Identity

CLAUDIA PERASSI » 197


Melita e Gaulos: due identità territoriali a confronto
attraverso il documento monetale

MARÍA DEL MAR ROYO MARTÍNEZ » 213


La identitad de las ciudades hispanas a través
de sus emisiones provinciales romanas

CARLO POGGI » 233


Produzioni locali e identità etniche:
note intorno al gruzzolo di S. Cesario sul Panaro (Modena)

LUCIA TRAVAINI, MAILA CHIARAVALLE, FEDERICO PIGOZZO » 235


La città, il signore e l’imperatore.
Segni di identità su monete medievali e moderne: alcuni esempi

LUCIA TRAVAINI, STEFANO LOCATELLI » 251


La città nelle mani del santo: studi di iconografia monetale
9

ALBERT ESTRADA-RIUS » 269


Tipos monetales e identidad cívica:
el modelo de las emisiones episcopales catalanas (s. X-XII)

Tavola rotonda

CARMEN ARNOLD-BIUCCHI » 287


“Coinage and Territorial Identity: From Ancient
Polis to Mediaeval Civitas”: Concluding Remarks

ERMANNO A. ARSLAN » 293


Moneta e identità territoriale: considerazioni a margine del Convegno

FRANÇOIS DE CALLATAŸ » 301


Production et réception des types monétaires dans le monde grec:
des choix sous contrainte

PERE PAU RIPOLLÈS » 309


Moneda e identidad territorial: algunas reflexiones

Conclusioni
MARIA CACCAMO CALTABIANO » 317

LIN - Lexicon Iconographicum Numismaticae » 333


Convegni, seminari e pubblicazioni (2001-2014)
22
23

Elenco delle abbreviazioni

AE = L’Année épigraphique, R. Cagnat et alii (éds.), Paris, 1888 ss.


ANRW = Aufstieg und Niedergang der römischen Welt. Geschichte und Kultur Roms im Spiegel der
neueren Forschung, H. Temporini, W. Haase (Hrsgg.), Berlin-New York, 1972 ss.
BMCGC = A Catalogue of the Greek Coins in the British Museum, R.S. Poole et alii (eds.),
London, 1873-1927 (ripr. facs.: Bologna, 1963-1965).
BMCRE = Coins of the Roman Empire in the British Museum, H. Mattingly et alii (eds.),
London, 1923-1975.
BNJ = Brill’s New Jacoby, I. Worthington (ed. in chief), online: ‹[Link]
[Link]/browse/brill-s-new-jacoby›.
BTCGI = Bibliografia topografica della colonizzazione greca in Italia e nelle isole tirreniche, G. Nen-
ci, G. Vallet (a cura di), Pisa-Roma-Napoli, 1977-2012.
Bull. ép. = Bulletin épigraphique, REG, 1888 ss.
CIL = Corpus Inscriptionum Latinarum, consilio et auctoritate Academiae litterarum regiae
Borussicae editum, Berolini 1863 ss.
CIS = Corpus Inscriptionum Semiticarum, Parisiis, 1881-1962.
CNI = Corpus Nummorum Italicorum. Primo tentativo di un catalogo generale delle monete medievali
e moderne coniate in Italia o da Italiani in altri paesi, Roma, 1910-1943 (ripr. facs.: Bologna,
1969-1987).
CNS = R. Calciati, Corpus Nummorum Siculorum. La monetazione di bronzo, Milano, 1983-
1987.
DDD = Dictionary of Deities and Demons in the Bible, K. van der Toorn, B. Becking, P.W.
van der Horst (eds.), Leiden-Boston-Köln, 1999 (seconda ed. rivista).
DOC = Catalogue of the Byzantine Coins in the Dumbarton Oaks Collection and in the Whittemore
Collection, A.R. Bellinger, P. Grierson, M.F. Hendy et alii (eds.), Washington, 1966-
1999.
DNP = Der neue Pauly. Enzyklopädie der Antike, H. Cancik, H. Schneider, M. Landfester
(Hrsgg.), Stuttgart-Weimar, 1996 ss.
EAA = Enciclopedia dell’arte antica, classica e orientale, Roma, 1958-2003.
EAM = Enciclopedia dell’arte medievale, Roma, 1991-2002.
FGrHist = F. Jacoby, Die Fragmente der griechischen Historiker, Berlin (poi Leiden), 1923-
1958.
GGM = C. Müller, Geographi Graeci Minores, Parisiis, 1855-1861 (ripr. facs.: Hildesheim,
1965).
Gnecchi = F. Gnecchi, I medaglioni romani, Milano, 1912 (ripr. facs.: Bologna, 1968).
Hunterian = G. MacDonald, Catalogue of Greek Coins in the Hunterian Collection, University
of Glasgow, Glasgow, 1899-1905 (ripr. facs.: Bologna, 1975).
IDD = Iconography of Deities and Demons in the Ancient Near East. An Iconography Dictionary
with Special Emphasis on First-Millennium BCE Palestine-Israel, electronic pre-publication
online: ‹[Link]
IG = Inscriptiones Graecae, consilio et auctoritate Academiae scientiarum Berolinensis et
Brandenburgensis editae, Berolini, 1873 ss.
IGLAM = Inscriptions grecques et latines recueillies en Asie Mineure, P. Le Bas, W.H. Wadding-
ton (éds.), Paris, 1870 (ripr. facs.: Hildesheim-New York, 1972).
24

IGLS = Inscriptions grecques et latines de la Syrie, L. Jalabert, R. Mouterde et alii (éds.), Paris
(Bibliothèque archéologique et historique), 1929 ss.
IEph. = Die Inschriften von Ephesos, H. Wankel et alii (Hrsgg.), Bonn, 1979-1984.
LfgrE = Lexikon des frühgriechischen Epos, B. Snell et alii (Hrsgg.), Göttingen, 1955 ss.
LIMC = Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, Zürich-München-Düsseldorf, 1981-
2009.
MEC = Medieval European Coinage, P. Grierson, M. Blackburn et alii (eds.), Cambridge,
1986 ss.
MGH = Monumenta Germaniae Historica inde ab a.C. 500 usque ad a. 1500, G.H. Pertz et alii
(edd.), Hannoverae-Lipsiae-Berolini, 1826 ss.
NCP = F. Imhoof-Blumer, P. Gardner, Numismatic Commentary on Pausanias, London
1887.
OGIS = Orientis Graeci Inscriptiones Selectae, W. Dittenberger (ed.), Lipsiae, 1903-1905.
PAES = Publications of the Princeton University Archaeological Expeditions to Syria in 1904-5 and
1909, H.C. Butler et alii (ed.), Leyden, 1907-1949.
PAT = Palmyrene Aramaic Texts, D. Hillers, E. Cussini (eds.), Baltimore-London, 1996.
PMG = Poetae Melici Graeci, D.L. Page (ed.), Oxford, 1962.
RE = Paulys Realencyclopädie der classischen Altertumswissenschaft. Neue Bearbeitung, G. Wis-
sowa et alii (hrsgg.), Stuttgart-München, 1893-1978.
RIC = The Roman Imperial Coinage, H. Mattingly, E.A. Sydenham et alii (eds.), London,
1923 ss.
RPC = Roman Provincial Coinage, A. Burnett, M. Amandry, P.P. Ripollès et alii (eds.),
London-Paris, 1992 ss.
RRC = M.H. Crawford, Roman Republican Coinage, Cambridge, 1974.
SNG ANS = Sylloge Nummorum Graecorum. The Collection of the American Numismatic Society,
New York, 1969 ss.
SNG Cop. = Sylloge Nummorum Graecorum. The Royal Collection of Coins and Medals, Danish
National Museum, Copenhagen, 1942-1977.
SNG Levante = Sylloge Nummorum Graecorum. Switzerland I, Levante-Cilicia, Berne, 1986.
SNG Leypold = Sylloge Nummorum Graecorum. Österreich, Sammlung Leypold, Wiener Neustadt,
2000 ss.
SNG Lloyd = Sylloge Nummorum Graecorum. The Lloyd Collection, London, 1933-1937.
SNG München = Sylloge Nummorum Graecorum. Deutschland, Staatliche Münzsammlung
München, Berlin, 1968 ss.
SNG Paris = Sylloge Nummorum Graecorum, France, Cabinet des Médailles, Paris, 1993 ss.
SNG von Aulock = Sylloge Nummorum Graecorum. Deutschland, Sammlung v. Aulock, Berlin,
1957-1968.

Per le abbreviazioni dei periodici si rimanda al prospetto delle sigle utilizzate


dall’Année philologique.
43

Definire la città, raffigurare la città

Carmela Raccuia
Università di Messina

Abstract
The study investigates the relationship between the essence of the polis and the
typological choices of the main mints. The Thucydidean reconstruction of the Greek
archaiologhia defines the polis as a safe living space, not necessarily fortified, with its
means of subsistence and capable of consolidating itself in various ways. The term
paraskeue refers not only to the breadth of resources but also to the provision of
infrastructures (fountains, roads, ports, mines), the establishment of relations with
the outer world, as well as the features of the urban space. Thucydides compares
the different ways of “making a city”, from Sparta to Athens, the Siceliote poleis and
the Greek mainland including the Thracian “tribal” experiences, and identifies the
peculiarity of Athens in the synoecistic choice, emporic vocation, industriousness
and also in the assistance provided to supplicants, adynatoi, astheneis. Even in its typo-
logical choices, Athens, after a plurality of images, chose a unifying iconography for
its coins, which seems to echo the shield-goddess of the second millennium BC in
its tetradrachms.

In un progetto in cui la polis campeggia quale esperienza storica da cui prende-


re le mosse nell’analisi del rapporto tra realtà territoriale, identità politico-culturale
ed emissione monetale, appare ineludibile, e per così dire germinale, proporre
una riflessione in merito seppur si tratti di problematica ampiamente dibattuta1.
Ma se l’ansia di definire la polis è figlia di un legittimo sforzo intellettuale inteso a
recuperarne radici ed essenza, lungo un percorso che aveva visto ergersi anaktora,
ptoliethra, domata di numi, eroi, basileis2, è certamente velleitario pretendere di di-
stillarne un Idealtypus, fuorviante immaginare l’esistenza di un modello-archetipico
replicato nella realtà, antistorico delineare confronti, marcare carenze rispetto a
dottrine ed esperienze statuali moderne: esemplare, in tal senso, la querelle sulla
polis quale “stateless community”3 limitata da poteri deboli nell’esecutivo e nella

1 Per i problemi interpretativi e la vasta bibliografia sulla polis vd., di recente, Hansen 2006; Id.

2007; Moggi 2007, 93 ss.; Bearzot 2009; Arnason, Raaflaub, Wagner 2013.
2 I lemmi, indicanti sedi di esercizio del potere amministrativo e/o religioso in uno scenario remoto,

rinviano al dibattito sulle origini della polis tra continuità o cesura rispetto alle esperienze precedenti:
cfr. Marini 2007, 51 ss.
3 Berent 1994; Id. 2004, 107 ss.; contra, Hansen 1998; Id. 2002, 17 ss.; Faraguna 2000, 217 ss.;

Giangiulio 2004, 31 ss.; Anderson 2009, 1 ss.


44

prerogativa della coercizione, carente nell’organizzazione militare e giudiziaria, in-


differente al concetto dei diritti dell’individuo. L’affondo che in queste pagine si
opererà dunque non è mirato tanto allo scandaglio della forma polis nei suoi risvol-
ti istituzionali, quanto all’individuazione dei nuclei concettuali da cui essa poteva
scaturire e che, in comunità in via di assestamento, si prestavano ad essere tradotti
in immagini emblematiche, prontamente identificative e circolanti su emissioni
monetali. Scansando così gli opposti rischi della sublimazione o demitizzazione
di un “cristallino” modulo poleico4, ritornare sulla definibilità della polis servi-
rà qui a recuperarne idee e pulsioni fondative che, diversamente dai meccanismi
istituzionali, erano rappresentabili e producevano un repertorio di raffigurazioni
simboliche, un “arsenale ideologico” suscettibile per altro di ampliamenti, scarti,
adattamenti per la mutevole alchimia di componenti culturali e processi istituzio-
nali, per peso ed incidenza di protagonisti politici. In definitiva, le scelte iconogra-
fiche operate dai soggetti emittenti in questa fluida galleria di immagini allusive e
metaforiche veicolano dei valori aggreganti, una percezione di sé condivisa e co-
municabile, una visione concentrata in cui si intersecano passato, attualità, futuro
sicché, in quella specie di emblema/manifesto che è la moneta, si combinano ele-
menti di lunga durata, riverberi di avvenimenti recenti, valori fermentanti, orien-
tamenti politici di comunità che con quello strumento economico e simbolico si
“comunicano” proiettandosi oltre la dimensione cittadina5. En passant, in questa
prospettiva appare auspicabile e promettente l’indagine sulle monetazioni di ethne
e koina dove la ricognizione-campionatura di scelte tipologiche può prestarsi a
rintracciare e decodificare uno sforzo di messaggio unificante6.

All’alba della polis


Nella consapevolezza di un’articolata gestazione e fenomenologia della polis7,
è sembrato utile rileggere quanto Tucidide ricostruisce per l’archaiologhia “del ter-
ritorio ai suoi giorni denominato Hellas” (1, 2-12) allorché delinea l’iter formativo
e gli elementi fondanti della polis con una prospettiva squisitamente storica sep-

4 Settis 1996, XXIX. Anche se la polis è l’aspetto “più caratteristico ed essenziale della concezione

greca della vita” (Mazzarino 1947, 200 ss.) tale “mito storiografico” (Giangiulio 2001, 61 s.) non deve
produrre disinteresse per formazioni come gli ethne e i koina su cui Daverio Rocchi 1993; Consolo
Langher 1996; Morgan 2003; Antonetti 2010.
5 Sull’approccio iconologico e semiologico al documento monetale, Caccamo Caltabiano 2007,

11 ss.
6 Franke 1961; Williams 1965; Consolo Langher 1996; Psoma 2001; Ead. 2007, 7 ss.; Tsangari

2007.
7 La “Renaissance” dell’VIII secolo esce sfumata dalle accresciute evidenze archeologiche per

i cosiddetti secoli bui ove si colgono le propaggini dei damoi micenei, pencolanti tra l’insediamento
precario, il chiefdom, il sito a vocazione cultuale o “sinecistica”: Whitley 1991; Donlan, Thomas 1993;
De Polignac 1995; Moggi 2007, 105 ss.
45

pur ideologicamente orientata verso la superiorità di questa forma di convivenza


rispetto ad altre, in ciò affine al Protagora di Platone8 ed apripista rispetto alle
posizioni di Aristotele9. Nell’excursus tucidideo il termine polis compare precoce-
mente in uno scenario caratterizzato da migrazioni, pressione di nuovi arrivati,
penuria di risorse derivante sia dall’assenza della emporia sia da una rassegnata
opzione autarchica poiché la consapevolezza di potenziali aggressioni sfociava
in rinuncia a produzioni agricole diversificate e di prospettiva medio-lunga (il
φυτεύειν)10. Da qui insediamenti precari privi di mura, mobilità e variabilità uma-
na specialmente nelle terre più fertili e perciò assillate da contese interne.
Come “sente” dunque la città Tucidide, intellettuale e politico per un verso
profondamente integrato nell’esperienza ateniese, per un altro bene informato
su modalità aggregative ed insediamentali differenti, quali quella spartana, la si-
celiota, la trace, quella della Grecia continentale?
Natura e cultura paiono presiedere alla formazione della polis, considerata
una scommessa sulla stanzialità sicura, una vittoria su pressioni esterne e sussulti
destabilizzanti interni. Con l’acume psicologico e la ferma concezione auxolo-
gica che gli sono proprie, Tucidide annota come le ricadute di relazioni regola-
te da puri rapporti di forza siano state la reciproca diffidenza, l’indisponibilità
a mescolarsi, a praticare scambi per terra o per mare (οὐδ’ ἐπιμειγνύντες ἀδεῶς
ἀλλήλοις), l’accontentarsi di un’economia mirata a soddisfare il fabbisogno gior-
naliero (τῆς τε καθ’ ἡμέραν ἀναγκαίου τροφῆς) incurante di produrre eccedenze
(περιουσίαν χρημάτων οὐκ ἔχοντες). Ne discende un panorama aurorale dell’Hellas
punteggiato di centri dalla dimensione rattrapita (οὔτε μεγέθει πόλεων ἴσχυον οὔτε
τῇ ἄλλῃ παρασκευῇ), condannati ad un’esistenza effimera, poco coesi al loro inter-
no: in breve, una condizione di società liquida e di “potere debole”11.
Da questo tracciato emergono alcune idee-forza ed elementi qualificanti la polis:
- l’acquisizione di un territorio mirato alla convivenza stabile, il cui campo
semantico include termini come βεβαίως οἰκουμένη e νέμεσθαι, che di solito ha τὴν
γῆν come espansione diretta12;

8 Pl. Prt. 322 a-d: gli uomini delle origini ᾤκουν σποράδην; privi di techne politike e polemike, si salvavano

dagli attacchi delle bestie feroci “riunendosi e costruendo città”; mancavano ancora, a riparo dalle
violenze reciproche, i vincoli di philia e gli ordinamenti civici che scaturirono quando Zeus donò aidos e
dike a tutti. Schnapp 1996, 120 ss.; Nicolai 2005, 246 ss.
9 Superiorità della polis perché l’uomo viva bene: Arist. Pol. 1, 2, 1252b; 3, 1, 1274b; sua natura

“plurale”: 2, 2, 1261a e 3, 4, 1277a; città autarkes in uno spazio εὐσύνοπτος: 7, 4, 1326b; interrelazione
tra ambiente, società, economia, forma politica: 6, 7, 1321a.
10 Th. 1, 2, 1-4: Gomme 1945, 92 ss. Sullo scarto dalla visione edenica dell’età aurea (Hes. Op. 109

ss.) e l’aderenza al quadro “selvatico” cantato da Omero per i Ciclopi (Od. 9, 105 ss.), Nicolai 2005,
237 ss.; Musti 2008, 53 ss.
11 Giangiulio 2007, 337.
12 E.g., Th. 2, 27, 2: Tirea data dagli Spartani agli Egineti da οἰκεῖν καὶ τὴν γῆν νέμεσθαι.
46

- la difesa dell’insediamento grazie anche all’elevazione di mura13;


- la necessità di mezzi di sussistenza al di là del fabbisogno quotidiano e del
reperimento occasionale o rapinoso;
- la spinta a consolidare e potenziare l’insediamento con attività ed iniziative
implicite nel termine τῇ ἄλλῃ παρασκευῇ14 cui Tucidide ricorre spesso per indica-
re il grado di potenza intrinseca di una città misurabile in ampiezza di risorse15,
agibilità di infrastrutture (quali fontane, strade, porti16), solidità di relazioni/ap-
poggi coagulati intorno ad essa17, aspetto stesso dell’impianto urbano18.

La “via ateniese” alla koinonia politike


Lo scarto dell’Attica rispetto al panorama delineato da Tucidide si gioca su
più livelli articolandosi in una specifica condizione ambientale, in un modo diver-
so di viverla, in scelte peculiari di convivenza. A parere dello storico, l’insistenza
in aree fertili non si traduce ipso facto in grandezza dei centri e in comunità coe-
se, anzi produce instabilità e variabilità dell’elemento umano: Beozia, Tessaglia,
Peloponneso hanno conosciuto continue metabolai che l’Attica, poco appetibile
per la povertà del territorio (τὸ λεπτόγεων), non ha sofferto restando per lo più
abitata dalla stessa gente19. Riecheggiano qui la communis opinio sull’autoctonia
degli Ateniesi nonché il nesso penia-arete, esplicitato in altro luogo da Tucidide (3,
45, 4) e declinato pure da Erodoto (9, 122) nella cornice dell’ascesa del popolo
persiano che, seguendo Ciro, preferì dominare abitando una terra sterile anziché
essere dominato coltivando una fertile pianura come proponeva Artembare; è un
topos, diffuso nell’osservazione medico-scientifica, nella produzione drammatica
e bucolica ove spicca la convinzione che la penuria cementi l’operosità, la volontà
di convivenza e di crescita20. Esse in Attica si sono tradotte in accoglienza di stra-

13 Ducrey 1995, 245 ss. Gli elementi tipici di un atto di fondazione (teichos, oikoi, neoi e arourai) nella

Scheria di Od. 6, 9-10.


14 L’ampio spettro del termine già nell’incipit tucidideo: ἀκμάζοντές τε ᾖσαν ἐς αὐτὸν ἀμφότεροι

παρασκευῇ τῇ πάσῃ; vd. Th. 1, 2, 2; 1, 19, 1; 1, 25, 4 ecc.


15 Per la περιουσία χρημάτων: Th. 1, 2, 2; 2, 13, 2 (col nesso χρημάτων τῆς προσόδου).
16 I rischi nell’uso della sorgente Calliroe, strutturata poi dai tiranni in Enneacruno, in Hdt. 6, 137,

3; cfr. Th. 2, 15, 5 e Paus. 1, 14, 1 con menzione del solo Pisistrato; una Dodekakrounos in Phot. δ 865;
Hsch. δ 2705. La presenza di fonti tra i tratti distintivi di una polis in Paus. 10, 4, 1, che però ne rileva
l’assenza per Panopeo. Cura di Minosse e Teseo per la sicurezza di strade e rotte: Th. 1, 4, 1 e 8, 2; Plu.
Thes. 6, 3-7; 8 e 10-11. Anche per l’istmo di Corinto, Th. 1, 13, 5, ricorda la bonifica dai pirati, per terra
e per mare.
17 Il ruolo di arete, to dikaion e homoiotropia nell’instaurazione di philia tra individui e koinonia tra

comunità politiche spicca nelle argomentazioni dei Mitilenei: Th. 3, 10, 1.


18 Pianta trochoides di Atene: Hdt. 7, 140, 2. Su cerchio e linea nella morfologia della città, Musti

2008, 23 ss., 60 ss.


19 Th. 1, 2, 5: Hornblower 1991, 12 s.; Loraux 1998.
20 Corrispondenze tra ambienti, tratti fisici e carattere degli abitanti in Hp. Aër. 24. Per penia,
47

nieri/fuggiaschi e smistamento verso altre destinazioni21 favorendo la formazio-


ne di reti di parentela, amicizia, scambio: Tucidide – ateniese con ascendenze ed
interessi economici in Tracia22, legato ai Filaidi23 già signori del Chersoneso traci-
co – non poteva non valorizzare questo aspetto funzionale alla tesi che Atene, sin
dall’orizzonte mito- e protostorico, sia stata “il punto di riferimento dei supplici,
l’ambiente che elabora l’idea della tutela, nelle tradizioni come nelle istituzioni”24.
Per altro, realisticamente, lo storico precisa come ospitalità ed integrazione siano
state pronte nel caso di profughi di maggior prestigio tradendo così la cono-
scenza di tradizioni gentilizie come quelle sui Pisistratidi, originari di Pilo e di-
scendenti da Neleo oltre che da Melanto e Codro (stranieri divenuti re di Atene),
sui Gefirei cui appartenevano Armodio ed Aristogitone, sui Filaidi, ateniesi di
fresca data e di asserita origine egineta25. Balugina infine lo spirito “agonale” che
si traduce sia nel gusto di superare con la laboriosità i limiti imposti dalla natura
avara, sia nel difendere lo spazio vitale da aggressioni26, sia nell’attuare soluzioni
meno emotive e più meditate ad assilli quali l’autodifesa, il trattamento di afflussi
dall’esterno. Come chiosa Strabone riprendendo questo passo tucidideo, la scarsa
appetibilità del territorio ha reso gli Ateniesi ἀπορθήτους e si è tradotta in fattore
di precoce identità favorita dalla comunanza di lingua ed ethe, elementi inclusi
nella definizione di τὸ Ἑλληνικόν a suo tempo scandita da Erodoto27.
Insomma, nell’ottica di Tucidide tropoi e scelte peculiari sotto il profilo isti-
tuzionale hanno fatto di Atene una città “porosa” ed emporica, πολυάνθρωπος e
plurale sin nella denominazione (come più tardi Siracusa), precocemente indiriz-
zata però ad una dimensione politica coesa grazie al sinecismo ispirato da Teseo
che traghettò le varie poleis dell’Attica verso l’unificazione centrata su Atene, elet-
ta a sede del bouleuterion, prytaneion ed archontes comuni. Era un importante pro-
cesso di sintesi tra ὁμοιότροποι che, pur registrando casi di resistenza, non sembra

“maestra di impegno” (μόχθοιο διδάσκαλος): [Theoc.] Id. 21, sulla scia di Ar. Pl. 510 ss.; E. Fr. 571, 641
Nauck2.
21 Th. 1, 2, 6 e 12, 4; la syngheneia tra Atene e la Ionia è già in Sol. frg. 4a West.
22 Narrando la spedizione di Brasida contro Anfipoli, Tucidide ricorda il proprio diritto a sfruttare

miniere d’oro nell’area e l’influenza sui notabili locali: Th. 4, 105, 1; Hornblower 1996, 334 s.
23 Plu. Cim. 4, 1-3: legami di Tucidide con Milziade e Cimone; sua sepoltura nella tomba dei Filaidi;

omonimia di Oloro col suocero trace di Milziade. Per Egesipile, madre dello storico, Marcellin. Vit.
Thuc. 2: Carena, Manfredini, Piccirilli 1990, 207 ss. (Piccirilli); Sears 2013, 46 ss.
24 Musti 1999, 37, col richiamo al “rapporto profondo che c’è tra l’autoctonia e l’idea di supplicità”.
25 Rispettivamente in Hdt. 5, 65, 3; 5, 57; 6, 35.
26 Nella tradizione mitica risalta quell’aggressione delle Amazzoni ad Atene che, scolpita nelle

metope del Partenone, fu dipinta nella Stoa Poikile accanto alle battaglie storiche di Maratona ed Enoe:
Paus. 1, 15, 1-3; Beschi, Musti 20006, 315-317.
27 Str. 8, 1, 2; Hdt. 8, 144, 2: ἐὸν ὅμαιμόν τε καὶ ὁμόγλωσσον, καὶ θεῶν ἱδρύματά τε κοινὰ καὶ θυσίαι

ἤθεά τε ὁμότροπα.
48

abbia comportato spostamenti di residenza né mortificato la partecipazione delle


varie comunità alla gestione di koina pragmata28. In questo tracciato si affaccia in
nuce l’opinione – poi esplicitata da Pericle nel logos epitaphios – su Atene, paideusis
dell’Ellade, con la sua politeia originale che costituisce modello per altri, col suo
stile di vita in cui coesistono la propensione al bello ed all’attività speculativa, il
dinamismo economico e l’efficacia politico-militare29.
In Tucidide, dunque, la più antica storia dell’Attica è considerata esemplare
di un percorso sociale, mentale ed istituzionale culminato nella lievitazione dello
spazio fisico in spazio civico, nella deprivatizzazione del τὸ μέσον30, nell’inter-
scambio tra città e territorio che a lungo rimane luogo di residenza dei cittadini31,
nella precoce dismissione del σιδηροφορεῖσθαι (1, 6, 3). Altro dato rilevante che
si recupera dallo scenario regionale su cui incide il sinecismo è l’esistenza nelle
varie comunità32 di titolarità plurime nelle funzioni del bouleuein e dell’archein, da
rubricare in quel processo di istituzionalizzazione dell’esercizio del potere notoci
anche per Sparta e, in una cornice pienamente storica, per poleis come Drero,
Lesbo, Chio33.

Altri modi di aggregazione politica


Se la città è una società che si è andata organizzando da sé in comunità poli-
tica34 sperimentando forme ed attori, selezionando funzioni, elaborando norme
ed istituzioni, si comprende come Tucidide abbia indugiato su altre esperienze
cogliendone le differenze negli esiti gestionali, nei tropoi dei soggetti, nell’aspetto
insediamentale. Nel caso di Sparta, lo storico ne registra la lontananza dalle ca-

28 Th. 2, 15-16, 1. Eco di conflitti tra l’Atene di Eretteo e l’Eleusi di Eumolpo, proveniente dalla
Tracia: Paus. 1, 38, 2. Ostilità di Menesteo e di ghene aristocratici al provvedimento di Teseo: Plu. Thes.
32, 1; Ampolo, Manfredini 1988, 235-237, 253 (Ampolo). Sul sinecismo e i problemi connessi, vd. ora
Moggi 2007, 97 ss.
29 Th. 2, 37-41. Loraux 1993; Most 1997, 1342 ss.; Musti 1999, 3 ss., 115 ss.
30 Cartledge 1996, 42 ss. Sul concetto di meson come “realtà centrata”, partecipe “del politico e del

cuore”, Musti 2008, 14 s. Dimore private sull’acropoli in antico: Th. 2, 15, 6.


31 Ateniesi abituati a vivere in campagna sin dal tempo dei re: Th. 2, 14-16; cittadini accorsi in massa

dai campi per respingere il tentativo eversivo di Cilone: Th. 1, 126, 7; incoraggiamento di Pisistrato a
vivere διεσπαρμένοι κατὰ τὴν χώραν: Arist. Ath. 16, 3; case e agroi posseduti da Pericle nel contado: Th.
2, 13, 1.
32 Recuperando l’antica dimestichezza gestionale diffusa nel territorio, Clistene valorizzò le fun-

zioni dei demi assicurandone “plus de cohésion”: Lévêque, Vidal-Naquet 1964, 21, 77 ss. Su demi e
altre partizioni interne alla polis, Davies 1996, 599 ss. (642 s., per l’evidenza di trikomoi, tetrakomoi e una
tetrapolis in Attica); Moggi 2005, 11 ss.
33 Sull’ordinamento spartano, Nafissi 1991; Hodkinson 1997, 83 ss.; Lupi 2007, 371 ss. Leggi di

Drero e Chio: Van Effenterre, Ruzé 1994, 81 e 62. Bolla ed agora convocate in Mitilene: Alc. frg. 130
Lobel, Page; cfr. Ampolo 1996, 309 s.
34 Roussel 1976, 42.
49

ratteristiche descritte per Atene: polis senza mura né ricche dimore, intessuta di
komai, abbarbicata alla tripartizione tribale, essa appare chiusa al mescolamento,
impregnata di militarismo, negata ai concetti di rhathymia35 e benessere materiale
per gli ἰσοδίαιτοι36. Se dunque esiste parentela etimologica fra termini quali homoioi
e homoiotropoi, kosmos di Licurgo e diakosmein di Teseo37, e vale sia per Atene che
per Sparta la convinzione che gli uomini, non le mura, siano il bastione possente
a difesa della polis38, a far la differenza pesano in Sparta la vocazione pauperista,
la fedeltà all’eunomia, l’enfatizzazione del civismo come milizia permanente, l’ar-
cigna chiusura ad apporti esterni39.
Fuori da Sparta, la dimensione della kome appare a Tucidide un attardamento
in forme arcaiche di aggregazione, diffuse in regioni geograficamente e politica-
mente marginali: lo provano determinazioni temporali come τὸ πάλαι, τῷ παλαιῷ
τρόπῳ associate a stanzialità in centri privi di mura e popolati κατὰ κώμας40. L’ar-
retratezza connota anche lo stile di vita di queste aree ove kerdos e trophe derivano
dalla lesteia praticata per terra e per mare sia da Greci sia da barbari di aree co-
stiere ed isole: Locresi Ozoli, Etoli, Acarnani ed altri esercitano ancora la razzia
reciproca, l’incursione corsara per reperire mezzi di sostentamento e mantengo-
no l’abitudine di andare armati che, nell’attualità, è prassi residuale di barbari41.
Difatti, nella galassia trace mobilitata da Sitalce, nota a Tucidide anche per la sua

35 L’opposizione ῥᾳθυμίᾳ μᾶλλον ἢ πόνων μελέτῃ nell’esporsi ai rischi, in Th. 2, 39, 4. Valenza
antidemocratica assunta dal concetto di ponos nel dibattito culturale e politico dalla metà del V secolo:
Musti 1999, 103 ss.; Dimauro 2012, 21 ss.
36 Th. 1, 6, 4-5; polis non ξυνοικισθείση: 1, 10, 2; locus princeps delle differenze nei valori e nello stile

di vita è il logos epitaphios: 2, 37-40. Sulla struttura di comando dell’esercito spartano, Th. 5, 66, 3 e 68, 3.
37 Th. 2, 15, 2. Eunomia e kosmos spartani: Hdt. 1, 65, 2-5; vd. Asheri 1988, 306 ss. Kosmetor, associato

a λαῶν, in Omero è epiteto degli Atridi, dei Dioscuri (Il. 1, 16 e 375; 3, 326), di Anfinomo (Od. 18 152);
kosmos è il nome del più alto magistrato a Creta, noto epigraficamente a Drero e attestato da Arist. Pol.
2, 10, 1272a.
38 Alc. frg. 130 Lobel, Page; prescindono dalla componente territoriale le affermazioni di Temistocle

e Nicia: Hdt. 8, 61 e Th. 7, 77, 7 e il caso della focidese Panopeo: Paus. 10, 4, 1. Per la ripresa di questa
concezione partecipativa della città in altri autori greci e latini, Ampolo 1996, 297 ss. e 331 s. contro
l’equazione tra mura ed esistenza di una polis; è probabile anzi che, agli occhi di Greci di V secolo, una
città fin troppo cinta di mura evocasse un potere inaccessibile come quello del medo Deioce con la sua
Ecbatana dalle sette cerchie murarie: Hdt. 1, 98-99; Belloni 2006, 205 ss. Fonti letterarie per le poleis
dotate di mura, tra VI e V a.C., in Ducrey 1995, 249.
39 Si data di solito entro la metà del VI a.C. la cosiddetta “serrata” di Sparta i cui cittadini (già

ξείνοισι ἀπρόσμικτοι: Hdt. 1, 65, 2) furono via via percepiti come “asceti e atleti della guerra” (Musti
1999, 104) ma, in merito, Lupi 2007, 363 ss.
40 Th. 1, 5, 1 e 3; 1, 10, 2. Per il rapporto polis-komai nella concezione di Arist. Pol. 1, 2, 1253a:

Hansen 1995, 45 ss.; Ampolo 1996, 324 ss. Sulla coppia ἄστυ-πόλις, Cole 1976; Lévy 1983, 55 ss.;
Casevitz 1983, 75 ss.
41 Th. 1, 5, 3-6, 1; cfr. 3, 94, 4: komai prive di mura tra gli Etoli; 3, 102, 2: proasteion ateichiston nella

chora di Naupatto; 2, 80, 8: l’acarnana Limnea; 4, 43, 1: la kome di Soligea, a 48 stadi da Corinto.
50

funzione di stratega nell’area di Taso (4, 104, 4), egli segnala che i Dii, montanari
indipendenti, portano la μάχαιρα; di più, addebita a peltasti comandati da Diitrefe
l’eccidio di una scolaresca nella beotica Micalesso42. Altrove annota modalità e
figure di potere tra gli Odrisi dove al basileus, ai παραδυναστεύουσι e ai nobili al suo
fianco, dal territorio sottomesso comprendente anche centri greci, giungono in
tributo doni d’oro e argento, utensili, tessuti semplici e ricamati43. E, a proposito
della ktisis ateniese ad Ennea Hodoi nell’area dello Strimone, registra la reazione
degli Edoni per quello che essi considerano un atto di guerra e che, con altri Tra-
ci, soffocano nel sangue44. Insomma, nelle vaste e popolose regioni della Tracia,
invincibili per Erodoto se “avessero un unico capo o andassero d’accordo tra
loro”45, anche al tempo dei progetti d’unificazione di Sitalce e Seute, è prevalsa la
frammentazione delle tribù né si evidenziano centri urbani.
Diverso invece l’orizzonte nella realtà siceliota dove – dedicate rapide battute
alla concentrazione dei Fenici in Mozia, Solunto e Panormo (6, 2, 6) – Tucidide
per le varie ktiseis applica l’omerico “canone di Scheria” e dunque elenca nomi
di ecisti partiti da una Grecia ormai stabilizzata (1, 12, 4), circuiti murari, ripar-
tizioni del territorio, spazio per il sacro, origine di toponimi, nomima di apoikiai
tutte denominate poleis46. Volontà di radicamento e di auxesis, pratiche e regole
di convivenza, necessità di relazionarsi con l’elemento anellenico hanno favorito
negli insediamenti isolani, a marcata eterogeneità interna, la trasformazione di
gruppi sociali in comunità politiche: in questo processo non è casuale che Tucidi-
de annoti il singolare esperimento di xympoliteia abortita fra Megaresi e Calcidesi
in Lentini (6, 4, 1). In breve, quello delle apoikiai di Sicilia era un altro modo di
diventare poleis, oltre e dopo Sparta ed Atene.

Costruire l’identità comune


Il territorio con le sue caratteristiche e potenzialità è l’humus su cui attecchisce
l’esperienza comunitaria che va forgiandosi e disciplinandosi variamente. Sicu-
rezza e stabilità, per altro, sono considerati da Tucidide un innesco per il dispie-
garsi fecondo e vario dell’umana laboriosità mirata al trephein, all’auxesis, al kerdos.

42 Th. 2, 96, 2 e 98, 4; 7, 27, 1 e 29-30 sui crimini dei milletrecento Dii: Hornblower 2008, 587 s.

L’equazione machairophoros, barbaros suddito del Gran Re in A. Pers. 56.


43 L’ampiezza del regno di Sitalce e Seute, i tributi percepiti e l’etica del dono in Th. 2, 95-97. La

curiosità per quest’area complessa e dall’affascinante diversità tracima in Hdt. 4, 94-96 e 5, 3-10; Nenci
1994, 157 ss.; Sears 2013.
44 Th. 1, 100, 3; 4, 102. Hdt. 9, 75: scontro a Dato tra Ateniesi ed Edoni per le miniere auree; 5,

124-126: uccisione di Aristagora da parte dei Traci.


45 Hdt. 5, 3, 1, con chiosa finale sull’impossibile unificazione e concordia del popolo trace.
46 Peculiarità dell’esperienza poleica di Sicilia: Lombardo 2004, 351 ss.; Lombardo, Frisone 2007,

177 ss.
51

Come Platone fa dire a Socrate47, ἡ τῆς τροφῆς παρασκευή è il bisogno primario


più incalzante per l’esistenza (πρώτη γε καὶ μεγίστη) e in questa direzione si era
mossa la teoresi politica più antica allorché, con Epimenide e Caronda, adottò
per la comunità il lessico della commensalità/ritualità entro le mura dell’oikos48.
Di più, in una celebre argomentazione socratica nel Critone, il concetto di polis-
nutrice appare applicato ai nomoi cui è estesa questa funzione materna49: si coglie
qui una consonanza di fondo tra i principi del bene e del giusto coltivati dal
filosofo e l’assistenzialismo democratico evocato, ad esempio, da Pericle per gli
orfani di guerra che τὸ ἀπὸ τοῦδε δημοσίᾳ ἡ πόλις μέχρι ἥβης θρέψει (Th. 2, 46, 1).
Ma, già in avvio di VI sec. a.C., se ne rilevano incunaboli in interventi legislativi
sul mantenimento di ἀσθενεῖς e ἀδύνατοι se al nome di Solone si legava una nor-
ma, ribattezzata dall’immaginario popolare col termine ἀντιπελαργεῖν – ovvero
“comportarsi come le cicogne” – sul mantenimento di genitori indigenti da parte
dei figli50; Aristotele precisa che proprio l’arconte istruiva le cause per maltratta-
mento di genitori, si prendeva cura di vedove incinte ed orfani, vigilava sui loro
patrimoni nominando tutori (Ath. 56, 6-7). Inoltre, nel processo di formazione
del cosiddetto “Leviatano ateniese” con la trasformazione di ethe e tropoi in nomoi,
la polis sceglieva e ricompensava un medico pubblico, accordava una diaria agli
invalidi, celebrava funerali pubblici51.
Ma oltre alla paraskeue vitale si recuperano in Tucidide altri elementi che atten-
gono al comune interesse e incidono efficacemente nella costruzione di identità:
si va dalla gestione di beni comuni, quali sorgenti e risorse minerarie, alla rete
viaria e alla proiezione sul mare52 perché la polis tucididea ambisce a superare
l’economia parassitaria di “galleggiamento” e la dimensione asfittica valorizzan-
do le doti degli uomini, la varietà di technai, la sinergia di forze produttive. Così,

47 Pl. R. 2, 369d; l’affermazione apre i ragionamenti di Socrate sulla giustizia in seno alla visione

della polis creata dal bisogno “poiché nessun uomo è autosufficiente” (369b).
48 Homosepyoi, homoka(p)noi: Arist. Pol. 1, 2, 1252b. Su homosypioi nella lex sacra da Selinunte, vd. ora

Robertson 2009, 41 ss.


49 Pl. Cri. 54b: “dai ascolto, Socrate, a noi che ti abbiamo allevato” (ἡμῖν τοῖς σοῖς τροφεῦσι); in

precedenza (50d), rinvio a leggi sul matrimonio, l’allevamento e l’educazione dei figli.
50 Sol. ap. D.L. 1, 55 = T. 422 Martina. Deroghe a danno di padri che non avessero insegnato ai figli

alcuna techne o li avessero generati da un’etera: Plu. Sol. 22, 1 e 4. La metafora zoologica (corrispondente
alla latina lex ciconiaria) in Zen. 1, 94, col commento “vale per quelli che ricambiano i benefici. Infatti
si dice che le cicogne assistano i genitori invecchiati e li portino sul dorso quando non possono più
volare”. Cfr. Ael. NA 3, 23; Arist. HA 9, 13, 615b; Plin. nat. 10, 63.
51 Anderson 2009, 10. Hdt. 3, 131: compensi pubblici riscossi da Democede a Egina, Atene, Samo,

prima di recarsi a curare Dario e Atossa. Attivi ad Atene anche Pittalo (Ar. Ach. 1032, 1222; V. 1432)
ed Erissimaco (Pl. Phdr. 227a, 268a; Smp. 18c). Sul funerale pubblico di Tello, ricordato da Solone, Hdt.
1, 30, 4-5; obolo agli invalidi: Arist. Ath. 49, 4.
52 Vd. nota 16; dice dell’attenzione dei tiranni all’idraulica lo spettacolare acquedotto realizzato a

Samo da Eupalino per Policrate: Hdt. 3, 60, 1-3; Glaser 1983.


52

ad Atene, poco oltre il Ceramico, accanto ad una statua della divinità eponima
trovava culto il dio technites, Efesto (Paus. 1, 14, 6); ancora, nella ricostruzione
dello storico una menzione speciale toccava al naupegos corinzio Aminocle, rea-
lizzatore di triremi53. È una concezione “laica” governata da principi diversi, se
non divergenti, in equilibrio tra l’esercizio delle qualità, dei saperi, dei desideri
degli individui – in una visione non penitenziale della vita – e l’opzione a far
sistema che ad Atene, col sinecismo, fissava in una planimetria τροχοειδής l’unico
prytaneion, comune focolare. Di quest’amalgama è prova l’istantanea della città
qual è presentata dallo storico alla vigilia della prima invasione di Archidamo, con
gli agroi punteggiati di dimore e luoghi di culto, l’asty ricca di oikeseis, zone libere,
hiera, heroa e l’Acropoli preservata dall’afflusso degli sfollati (Th. 2, 16, 2; 2, 17,
1). E qui cogliamo – per Atene e in genere per la realtà greca “piena di dei”54 –
un fattore rilevante nella costruzione di identità, passato però sotto silenzio nella
ricostruzione “economicista” della archaiologhia, cioè il rapporto col sacro nei suoi
momenti comunitari quali le processioni, le gare, la rituale ecatombe55. In queste
occasioni di autentica crasi civica, nel segno di una commensalità ampliata in
onore della divinità poliade (che convive con altri titolari di culti divini ed eroici,
spesso funzionali ad ambizioni di ghene rampanti) si cementava il rapporto fra
territorio e comunità politica ivi strutturatasi.

Raffigurare l’identità civica


L’insieme di requisiti e funzioni della città recuperati in Tucidide ne ha con-
sentito la definibilità come oikos allargato, spazio sicuro magari protetto da mura,
comunità nutrice con tropoi, nomoi e obiettivi condivisi, insomma come luogo in
cui vivere, e soprattutto convivere, sotto la protezione di divinità. Da questo im-
maginario civico quale repertorio iconografico poteva scaturire sul documento
monetale? È stato osservato a proposito della ben più ampia superficie ceramica
che la polis, come sede di edifici ed istituzioni, non è rappresentata se non per
scorci allusivi limitati a porte socchiuse, segmenti murari56; evidentemente, la
fenomenologia istituzionale non si prestava alla traduzione in immagini com-
pendiate e identificative di una comunità. Sulle monete, solo in culture e tempi
marcati da regalità forti compaiono tipi simboleggianti l’ideologia del potere e
trasfiguranti (o raffiguranti) il suo detentore pro tempore: si pensi alle cosiddette

53 Th. 1, 13, 2-3. Per Atena a Corinto, Paus. 2, 3, 1, che ne vide la statua bronzea collegabile “con

l’arcaicissima Πότνια ἵππων” poi deviata in protettrice delle arti: Musti, Torelli 1986, 222, 227. Uno
xoanon di Atena Chalinitis, “la dea del morso” per Pegaso, era sulla strada per Sicione: Paus. 2, 4, 1.
54 Così Talete (A 22), nel cui pensiero l’acqua era centrale; Flashar 1996, 1232 ss.
55 Per Panatenaiche, Sinecie ed altre feste, sul sacrificio e il pasto comune: Schmitt Pantel 1992;

Graf 1996, 358 ss.; Calame 1996, 471 ss.; Bremmer 1996, 268 ss.
56 Schnapp 1996, 131, 145, per l’assenza di assemblee e riunioni politiche sui vasi.
53

Creseidi o ai Darici, all’argento di Ariande, alle monete di Filippo, di Alessandro,


dei Diadochi57, ma nelle poleis, sin da quando Fidone avvia la coniazione58, la
scelta iconografica è impersonale, prescinde dall’ispiratore, privilegia legami col
territorio e con la componente umana alternandone le legende. La città come
luogo fisico sul tondello diventa piuttosto rappresentabile per simboli, trascende
in natura antropizzata recuperando il rapporto vitale col territorio e col concetto
basilare del trephein: lasciando da parte raffigurazioni di specie merceologiche
(chicchi e spighe, grappoli d’uva, foglie di selinon, silfio, soggetti faunistici ecc.),
di prodotti di cui va orgogliosa la tecnologia locale (e.g. navi e parti di navi) o di
caratteristiche naturali (come la falce zanclea), piace proprio recuperare al fondo
di alcune raffigurazioni femminili un nesso originario con la presenza di acque
sorgive e fonti che si è visto essere una voce significativa nella gestione di beni
comuni. Per tale via queste tipologie duttili, corredate spesso di soggetti attinti
alla fauna ittica (a loro volta tutt’altro che insignificanti), giungevano a personifi-
care Città nate dalla presenza di divinità eponime a “statuto mite” quali le Ninfe:
in Sicilia, ad esempio, è il caso di Imera, ove acque termali fatte scaturire dalle
Ninfe – per benevola concessione di Atena – ristorarono Eracle59. Anche per
Siracusa, nell’ambito della saga eraclide e del ratto di Persefone, trova spazio la
fonte Ciane, che Plutone fece sgorgare quasi a titolo compensativo e l’eroe elesse
a luogo di culto per Core; assume poi grande rilievo Aretusa con le sue acque
ricche di pesci, scaturita per intervento delle Ninfe nell’isola di Ortigia sacra ad
Artemide60; ancora una fonte eponima appare per Zancle in una tradizione mi-
noritaria61.
Protette e pervase da divinità sin dalle origini, le comunità delegarono insi-
stentemente il sacro ad esprimere la loro identità sulla moneta grazie alla rap-
presentabilità di dei e forze numinose. Se la scelta del piede obbediva a ragioni
prevalentemente economiche, la selezione dei tipi era un fatto culturale e politico
di caratura propagandistica: prendendo in considerazione Atene, la successione
delle tipologie monetali, in coerenza con l’evoluzione peculiare ed “esemplare”
della polis, rivela la vocazione a volare alto se è vero che, dopo l’asserita coniazio-
ne da parte di Teseo di una moneta col tipo del bue (da cui forse derivò il detto

57 Nomisma argenteo coniato da Ariande in competizione col Darico: Hdt. 4, 166. Per le emissioni
citate, Bellinger 1963; Le Rider 1977; Thompson 1982, 113 ss.; De Callataÿ , Depeyrot, Villaronga
1993; Descat 1995, 9 ss.
58 Rapporto tra monetazione e “polisness”: Martin 1995, 257 ss. Primato di Fidone: Eph. FGrHist

70 F 176; la priorità lidia in Hdt. 1, 94, 1; per altre tradizioni “rivali”, Parise 1996, 714 ss.
59 D.S. 4, 23, 1 e 5, 3, 4.
60 D.S. 5, 3, 5-6. Sulle Ninfe eponime di città, Larson 2001; Salamone 2012, con ampia bibliografia.
61 [Link]. s.v. Ζάγκλη. Corpus monetale: Caccamo Caltabiano 1993.
54

“bue sulla lingua”)62, dopo la pluralità iconografica delle Wappenmünzen, nelle


emissioni si impose il binomio testa di Atena/civetta. Non più dunque una ti-
pologia ingenuamente collegabile ad una performance del re sinecizzatore, non più
tipi emblematici di una realtà densa di gruppi familiari dai valori competitivi63,
ma la divinità olimpica balzata dal capo stesso di Zeus, l’eponima del δαιμόνιον
πτολίεθρον ed Ἑλλάδος ἔρεισμα cantato da Pindaro64. Quale che sia la cronolo-
gia di emissione dei tetradrammi, la testa elmata di Pallade Atena – magnanima
episkopos della città65, coinvolta nella messinscena che precedette il secondo ri-
entro di Pisistrato dall’esilio66 – doveva esprimere il senso di una vigile, efficace
protezione sulla comunità e sui suoi dirigenti: una “dea-scudo”, insomma, in cui
sembra aleggiare il ricordo di quelle antiche raffigurazioni così definite, ritrovate
in ambito cretese e miceneo67. E un’aura arcana balena anche dietro la silhouette
della civetta, da cui proveniva alla dea l’epiteto Glaucopide: proprio una siffatta
statua di Atena Pausania aveva visto accanto al tempio di Efesto e, sulle orme
di Erodoto, ne aveva argomentato che il mito fosse nato tra i Libi dove Atena,
una black Athena, era detta figlia di genitori “liquidi” ovvero Posidone dagli occhi
glauchi e le acque del lago Tritonide68.

62 Plu. Thes. 14, 1-2: lotta contro il toro di Maratona; 25, 3: connessione alla vittoria su Tauro,
strategos di Minosse; vd. Ampolo, Manfredini 1988, 215, 239 (Ampolo), con altre fonti e rassegna delle
interpretazioni, per lo più scettiche. Il proverbio in Zen. 2, 70, è connesso all’ammenda dovuta da chi
avesse abusato della libertà di parola.
63 Sulle “monete araldiche”: Hopper 1968, 16 ss. Kraay 1976, 56 ss., collega i tipi alle varie gare

delle Panatenaiche e alle famiglie coinvolte da Pisistrato; Foraboschi 1989, 67 ss., rinvia agli emblemi
sugli scudi e alle trittie.
64 Pi. fr. 76 Mähler. Loraux 1993; Asheri 1997, 9 ss.
65 Sol. frg. 3 Gentili, Prato.
66 La mechane ideata da Pisitrato: Hdt. 1, 60, 4-5; Arist. Ath. 14, 5. Cfr. Asheri 1988, 304; Sinos

1993, 73 ss.
67 Bernal 1991, 73, ha sottolineato i nessi iconografici, etimologici e simbolici tra queste

raffigurazioni di dee che spuntano da uno scudo ad otto, la egizia Nēit e il Palladio di Atena. Di
“reincarnazione della dea dei palazzi micenei, protettrice della regalità del II millennio” scriveva già De
Polignac 1984, 90 s.
68 Atena nata da Zeus: Hes. Th. 888 ss.; Apollod. 1, 3, 6 e 3, 12, 3, con l’affidamento a Tritone e la

storia di Pallade. Per l’Atena Tritonia/dea locale degli Ausei, Hdt. 4, 180 e 188-189; la Glaucopide in
Paus. 1, 14, 6, su cui Beschi, Musti 20006, 312 s., con altre eziologie dell’epiclesi tritonide, legate sempre
ad acque di fiume o di fonte con cui si è constatato un nesso anche per Imera. Sul filone che, nel IV a.C.,
faceva di Atene una colonia di Sais e l’alone di “sapienza e mistero” intorno alla cultura egizia: Asheri
1997, 10 s.; Assman 2001, 416 ss. e, ovviamente, Bernal 1991, 114 ss.
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