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ESAMI DI STATO PER L’INDIRIZZO:

DIRIGENTE DI COMUNITA’
Anno scolastico 2004/2005

DALLA PARTE DEI BAMBINI

FERRI MILENA
INDICE

ITALIANO
Pascoli Giovanni
- la vita
- corrente letteraria
- estetica e poetica
- opere ( cenni su..Myricae, Il fanciullino)
- profilo storico

STORIA
L’ Italia di sinistra
- Depretis
- Crispi
- Giolitti

INGLESE
The special pediatric department
- The baby sleeps

DIRITTO
Lavoro femminile
- Tutela delle lavoratrici madri
- Tutela lavoro minorile

PSICO PEDAGOGIA
Il gioco
- il gioco e la vita emotiva
- il gioco e lo sviluppo intellettivo
- il gioco e la socializzazione
- il gioco e l’educazione
- il gioco come diagnosi e terapia
Sviluppo socio-psicologico: Winnicott
Sviluppo cognitivo: Piajet
EDUCAZIONE FISICA
Sviluppo psico motorio
- prima infanzia
- seconda infanzia

ECONOMIA DOMESTICA
Primo alimento del bambino: il latte
- composizione

IGIENE- PUERICULTURA
- Allattamento materno
- Allattamento artificiale
- Allattamento misto

CONTABILITA’
Curve di crescita
- percentile maschile
- percentile femminile
......
B A M B IN O
.........

I l "f a n c i u l li n o " A lim e n t a z io n e S v ilu p p o p s ic o - fis ic o


ch e è in n o i a tt ra v e rs o l'a ttiv ità lu d ic a

A tt iv ità p s ic o -m o t o ria
G .P A S C O L I C u r v e d i c re s c ita P rim o a lim e n to : L A T T E da 0 a 5 anni

S v ilu p p o c o g n itiv o
D a l s o c ia lis m o A lla tta m . m a te r n o s e c o n d o J . P ia g e t
a l n a z io n a lis m o A lla tta m . la tte in p o lv e re
Ita lia n o A lla tta m . m is to S v ilu p p o s o c ia le
s e c o n d o D . W in n ic o tt

G o v e r n o d i:A .D e p r è tis , F .C r is p i,G .G io lit ti

T u te la la v o r a tric i m a d ri T u te la la v o r o m in o r ile
GIOVANNI PASCOLI

LA VITA

Giovanni Pascoli poeta decadente nacque nel 1855 a San Mauro di Romagna da una famiglia
abbastanza agiata. L'uccisione del padre nel 1867 creò difficoltà economiche alla famiglia, e
proprio per questo Giovanni dovette lasciare il collegio in cui ricevette la formazione classica,
ma ciò nonostante riuscì a terminare il liceo. Mentre studiva presso l'università di Bologna, si
interessva alle ideologie socialiste, partecipò a manifestazioni contro il governo, e fu arrestato,
ciò rappresentò per lui un trauma e si distaccò dalla politica, pur restando fedele agli ideali
socialisti. In seguito si laureò e cominciò subito ad insegnare prima a Matera poi a Massa
dove vennero a vivere con lui le 2 sorelle,ricreando così quel nido familiare entro il quale egli
cerca la protezione dal mondo esterno. Non vi sono esperienze amorose nell'esperienza di
Pascoli in quanto la vita amorosa ha per lui un fascino torbito, è vista come qualcosa di
proibito e misterioso. Le esigenze affettive sono soddisfatte dal rapporto con le sorelle. Il
sesso e la procreazione si collocano fuori dal nido, ecco perchè il matrimonio di una delle
sorelle è vissuto da lui come un tradimento. In seguito st trasferì a Castelvecchio dove, con
l'altra sorella, stava a contatto con la campagna che per lui rappresentava serenità e pace.
All'inizio degli anni Novanta pubblicò la prima raccolta di liriche Myricae, nel 1897 uscirono
i Poemetti, nel 1903 i Canti di Castelvecchio e nel 1904 i Poemi Conviviali.

CORRENTE LETTERARIA: DECADENTISMO

E’ un movimento culturale che nasce da nuovi atteggiamenti intellettuali e teorie filosofiche


che si diffondono in Europa nella seconda metà dell'Ottocento, teorie contemporanee a quelle
del positivismo, ma scaturite dalla delusione di questa società capitalista e industrializzata in
netto contrasto con lo spirito di questi intellettuali.

L'opposizione alla borghesia, che all'origine era dettata da esigenze di giustizia, dal bisogno
di opporre alla brama di ricchezza e di potenza, un ideale socialistico o, addirittura,
comunistico, non essendo sostenuta dalla fede nel progresso e quindi dalla volontà di
modificare in qualche modo le strutture sociali, si trasformò in disgusto per l'uomo comune,
per il modo di vivere proprio dei borghesi e per la loro mentalità, sia nel senso della voglia di
distruggere la morale tradizionale per rivendicare una libertà senza limiti, sia nel senso di
opporre alla volgarità, mediocrità dei sensi e facile contentatura, l'estrema raffinatezza dello
spirito proprio dei decadenti, e il bisogno di provare sensazioni rare e sottili, del tutto
eccezionali, il cosiddetto "amore per l'eccezionale e per l'artificioso".

SITUAZIONE IN ITALIA
Come nel resto d'Europa anche in Italia il processo di industrializzazione aveva preso il via. A
causa di forti estensioni sociali spesso si verificavano manifestazioni di piazza e scioperi ai
quali il governo rispondeva con le forze militari. Gli ideali del romanticismo lasciavano il
posto a un diffuso senso di stanchezza dovuto a ciò che non si era fatto in campo sociale. Gli
intellettuali si allontanarono dalla politica grazie anche al trasformismo e alla corruzione che
la permeavano, ideali ben lontani dalla concezione politica che conoscevano e apprezzavano,
cioè lo stile romantico. In Italia però troviamo Pascoli, simbolo del decadentismo italiano, che
acconsentiva alla politica nazionalistica dei governi di fine Ottocento e può essere preso come
esempio del disagio degli intellettuali di fronte al progresso e al mondo moderno che
minacciava di porre la cultura letteraria italiana in secondo piano, subalterna alla nuova
società borghese e industriale.

All'alba del Novecento l'Italia prendeva sempre più la forma della nazione industriale che
grazie alla politica giolittiana, protendente all'accordo fra le classi, potrà godersi qualche anno
di relativa pace e quindi continuare la sua crescita, escludendo il problema della questione
meridionale purtroppo irrisolto. La componente cattolica ricominciò a partecipare alla vita
politica.

Purtroppo a causa della guerra di Libia e, in maggior misura, della prima guerra mondiale
l'Italia era turbata. In principio rimase neutrale a questo conflitto mondiale, ma poi sorsero
forti tensioni fra neutralisti ed interventisti e alla fine entrarono a far parte di questa "Grande
Guerra" nel maggio 1915. Molti intellettuali e scrittori parteciparono come volontari a questa
guerra.

ESTETICA E POETICA
Lo stesso Pascoli espose, in modo estremamente suggestivo, i principi fondamentali della sua
poetica in una prosa pubblicata nel 1897 intitolata: "Il fanciullino". Con l'immagine del
fanciullino egli indica per metafora, la capacità di stupirsi davanti alle cose, che è tipica per i
bambini e che solo il poeta mantiene intatta durante tutta la vita, mentre gli altri uomini
attratti da altri interessi e preoccupazioni, troppo spesso non ascoltano la voce del fanciullo
che è in ognuno di loro. Questo fanciullino che ognuno reca dentro di se ma che solo il poeta
sa ascoltare "popola l'ombra di fantasmi e il cielo di dei, alla luca sogna o sembra sognare
ricordando cose non vedute mai. Compito del poeta, grazie all'intatto potere analogico e
suggestivo delle sue percezioni e delle sue visioni di eterno fanciullo, non ancora contaminato
da schemi razionali o da pregiudizi scientifici, è pertanto quello di scoprire e rilevare agli
uomini i palpiti arcani dell'ignoto, il mistero che circonda la vita delle creature e del cosmo. E
per fare questo, osserva Pascoli con una punta di polemica verso il raffinato estetismo
dannunziano, non è necessario guardare e cantare le cose grandi e insolite: proprio negli
aspetti più umili della vita quotidiana si possono cogliere "le somiglianze e le relazioni più
ingegnose" e, anzi, il sentimento poetico abbonda più nelle cose modeste e in apparenza
insignificanti che in quelle pompose ed esotiche.

Così intesa, la poesia, in quanto trascrizione immediata e ricca di emozioni, svolge anche una
funzione etico-sociale. Rendendo gli uomini consapevoli del dolore dell'esistenza e della
vanità di ogni sogno, essa infatti "pone un soave e leggero freno all' instacabile desiderio, che
ci fa perpetuamente correre con infelice ansia per la via della felicità". Inoltre, consolando
dolcemente le "anime irrequiete", dispone gli uomini ad accontentarsi del loro piccolo
mondo, inteso come rifugio dai pericoli del divenire storico e sociale: è il sentimento poetico,
che fa "pago il pastore della sua capanna e il borghesuccio del suo appartamentino". Pertanto,
secondo l'umanitarismo pascoliano e il suo utopico desiderio di una fraterna conciliazione
delle genti, la poesia contribuisce ad "abolire la lotta di classe e la guerra tra i popoli".

Il risvolto più interessante della poetica del "fanciullino" è però indubbiamente costituito dal
profondo rinnovamento che essa comporta in campo stilistico-espressivo. Infatti, se la poesia
è una pura trascrizione di suggestioni irrazionali colte nel mondo circostante, per esprimersi il
poeta deve necessariamente avvalersi di nuovi mezzi e nuove forme. Nasce così, con Pascoli,
un linguaggio poetico nuovo, caratterizzato dalle varie parti del periodo, dall'uso della tecnica
analogica, che giustappone per paratassi immagini apparentemente eterogenee ma legate in
realtà da profonde analogie e, da ultimo, da un lessico preciso ed essenziale. Attraverso
queste forme espressive il poeta carica di suggestione e di mistero gli oggetti reali e le stesse
forme della natura: per questa via i dati reali, assunti a simboli della precaria condizione
umana, sembrano stagliarsi, isolati impressionisticamente, su uno sfondo di silenzio inquieto,
suggerito dalla frequenti pause, dalla brevità dei periodi, dall'andamento franto e incerto dei
versi.

Tutto questo, naturalmente, rende la lirica pascoliana nuova rispetto alla poesia tradizionale
italiana, ma anche piuttosto alta e difficile. Così, sul piano del lessico, proprio la ricerca di
un'estrema precisione espressiva, in polemica con l'indeterminatezza e il "grigiore" della
lingua letteraria, finisce per privilegiare un registro linguistico colto, in cui delle parole viene
messo in evidenza non il significato, ma la componente fonica e simbolica. Nel suo costante
sperimentalismo, Pascoli attinge sia alla sfera del linguaggio "pre-grammaticale", con la
riproduzione onomatopeica dei suoni e delle voci degli animali, sia i tecnicismi del
linguaggio rurale e dialettale, sia, infine, ai preziosi arcaismi delle lingue "morte" latina e
greca.

Non meno rilevante è il rinnovamento che Pascoli attua sul piano metrico. Infatti pur
continuando e valersi dei metri della tradizione, dal ternario all' endecasillibo, egli rinnova le
forme metriche usuali, per così dire, "dall'interno", grazie all'adozione di un ritmo prosastico,
all'andamento incerto e franto dei versi conseguito mediante l'uso frequente della
punteggiatura o la rottura imposta dagli enjambements, e alla presenza di fitti richiami fonici
creati con la ripresa di parole chiave, con le assonanze, le allitterazioni e le rime interne, che
riducono l'importanza della rima in fine di verso. La stessa struttura compositiva delle sue
liriche risulta fondamentalmente frammentaria e impressionistica. Ne nascono composizioni
brevissime, quasi schizzi di pochi versi, oppure composizioni di più ampio respiro, ,in cui il
collegamento fra i vari temi non avviene sulla base di una precisa struttura logica o narrativa,
ma attraverso rapporti o scarti di tipo analogico. 

OPERE ( CENNI SU….)

Myricae
È la prima raccolta di poesie del Pascoli, è dedicata al padre Ruggero Il titolo è stato scelto,
oltre che per evidenziare il motivo georgico dell’ispirazione (riguardante l’agricoltura, la
vita e la cultura nei campi) anche come dichiarazione di umiltà da parte del poeta. Pascoli
vuole sottolineare questa modestia e quotidianità di temi accompagnati da un linguaggio
veristico. Gli elementi di novità di questa prima raccolta sono diversi. Innanzitutto i
componimenti sono ispirati alla vita campestre colta nelle varie stagioni e pullulano di
particolari e di aspetti quotidiani: i lavori dei campi, le fiorenti ragazze…. Per Pascoli
questo mondo campestre rappresenta lo scenario sul quale proiettare inquietudini,
smarrimenti, un senso del vivere fatto di ansiose perplessità. E allora i paesaggi, l’aratro…
i dati realistici si caricano di significati e simboli. Si scopre così che la rappresentazione
di Pascoli più che veritiera è impressionistica, l’autore scopre rapporti tra le cose,
corrispondenze. Infine novità di questa raccolta è la forma poetica, fatta tutta di stupite
pause, tramata di echi e di rispondenze fra le parole, lontanissima dai modi tradizionali di
fare poesia.
La grande proletaria si è mossa
È il discorso che Pascoli tenne al Teatro comunale di Barga il 21 novembre 1911 e nel quale
espresse la sua entusiastica adesione all’impresa libica. Questo brano non è solo importante
per capire l’ideologia del Pascoli ma anche per comprendere l’ideologia degli intellettuali del
tempo. La guerra in Libia e la polemica che avvenne in Italia prima dell’intervento (1910)
sono considerate dagli storici come una premessa del coinvolgimento italiano nella prima
guerra mondiale. Il Pascoli, che si dichiarò sempre simpatizzante socialista, in questo brano
dimostra di non esserlo affatto. La giustificazione dell’intervento militare (“non si può fare
altrimenti”) trova fondamento nel fatto che i proletari italiani non dovranno più emigrare in
massa in tutto il mondo, in cerca di migliori condizioni di vita, ma andando in Libia, si
sentiranno come in Patria a tutti gli effetti (il socialismo in realtà ripudiava le guerre di
conquista, accettando solo quelle di difesa).

Il fanciullino
Le idee fondamentali di Pascoli sulla poesia si leggono in un testo molto importante intitolato
Il fanciullino. Per Pascoli il Fanciullino è la parte di noi che conserva intatti i caratteri di
curiosità e di stupore rispetto a ogni cosa, propri dell’infanzia. In tutti si fa sentire nell’età
infantile, quando confonde la sua voce con la nostra; una volta cresciuti, distratti dalle vicende
della vita, non siamo nostro malgrado capaci di ascoltare “la vocina”. Il fanciullino
rappresenta la capacità di cogliere l’irrazionale, ciò che è di bello e di poetico è contenuto in
ogni cosa, egli è l’equivalente del sentimento poetico in generale (del modo di intendere la
poesia di Pascoli). Le facoltà del fanciullino nella loro primitiva semplicità permettono un
livello di conoscenza superiore rispetto a quello che gli uomini possono raggiungere con i
sensi e la ragione. Pascoli, attuando un rovesciamento del positivismo, crede che la scienza,
anziché esaltare l’individuo, lo abbia reso consapevole dei suoi limiti. Ai poeti è dato il
compito di superare gli schemi interpretativi della realtà, il poeta è in grado di cogliere il
mistero che si nasconde sotto le apparenze, poiché conserva intatte le facoltà del fanciullino.

Il fanciullino ha la funzione di far emergere, in modo anche inaspettato ed imprevedibile,


atteggiamenti e pensieri che la parte adulta non sente come suoi, ma che aiutano a superare
momenti difficili.

Tra gli uomini crea comunanza di sentire, che è garante e strumento di fraternità e
comunicazione autentica
PROFILO STORICO PASCOLIANO
Si è concordi nel ritenere che Pascoli tese al socialismo a partire dalla sua giovanile
esperienza di povertà adolescenziale e del suo difficile inserimento nelle gerarchie ufficiali
dell’epoca; inoltre fu spinto ad esso quasi in reazione alla svolta autoritaria che
improvvisamente ebbe la politica del Crispi in Italia e dunque al bisogno di maggiore
egualitarismo e giustizia. Determinante in merito fu la sua permanenza giovanile a Bologna,
dove aderisce ai movimenti socialisti e sindacalisti molto diffusi allora tra gli studenti a
partire dall’esperienza dell’anarchico Andrea Costa già processato nel 1876; nel 1879, Pascoli
aderisce all’ennesima manifestazione di protesta anarchico - socialista e per questo viene
arrestato nel carcere di San Giovanni in Monte, assolto qualche mese dopo.
L’esperienza del carcere gli procurò una forte depressione e il rifiuto totale della politica,
sicché i suoi precedenti e ribelli ideali socialisti, peraltro privi di solida base programmatica e
dottrinale, si stemperarono in più miti e generici ideali spirituali e cristiani di pace, giustizia,
bontà, solidarietà che tentavano cioè di render il socialismo, più che un manifesto politico,
una religione vera e propria e che trovarono piena rispondenza nella sua celebrazione di una
natura umile e mite e di una vita campestre a stretto contatto con essa.

Negli ultimi anni della sua vita, accetta pienamente la politica di Giolitti e i suoi ideali di
collaborazione fra le classi sociali e di un’espansione coloniale italiana che desse lavoro a
tanti italiani disoccupati o costretti all’emigrazione in altri paesi, in linea stavolta con le
tendenze politiche reazionarie e militariste e con un trasformarsi del suo socialismo patriottico
in vero e proprio NAZIONALISMO
Per questo accettò con entusiasmo la guerra di Libia con un discorso retorico
pronunciato a Barga, in Romagna, il 26 novembre 1911, intitolato “La grande proletaria si è
mossa”; L’opposizione socialista alla conquista giolittiana della Libia dimostrava come tale
atto, dietro il pretesto di arricchire una nazione proletaria come l’Italia e fornire agli italiani
maggiori opportunità di lavoro anzichè costringerli ad emigare in America, nascondesse solo
gli interessi capitalistici della classe dominante, mentre il popolo sarebbe andato a combattere
e morire per la realizzazione di tali interessi.
Per questo l’opposizione socialista suggeriva agli italiani di combattere solo per
accrescere la libertà e la giustizia di tutti nel paese e non certo per favorire gli interessi
capitalistici della classe dominante a spese della vita del popolo.
Nel suo discorso, Pascoli ribadisce l’idea giolittiana e nazionalista che la conquista
della Libia avrebbe arricchito una nazione proletaria come l’Italia e avrebbe fornito agli
italiani maggiori opportunità di lavoro anzichè costringerli ad emigare in America.
Inoltre, Pascoli ribadisce qui l’idea giolittiana nazionalista che la Libia fosse una
“regione fertilissima in passato, poi desertificata in seguito all’inerzia e alla pigrizia delle sue
popolazioni e ora disposta a ritornare alla fertilità grazie alle iniziative colonialistiche
italiane”.

Sarà lo storico socialista Gaetano Salvemini (lo stesso che denunciò Giolitti all’opinione
pubblica come “ministro della malavita”, nei suoi interventi sulla questione meridionale) a
dimostrare al contrario che la Libia fosse piuttosto “uno scatolone di sabbia” e che la
desertificazione imputata all’inerzia e alla pigrizia delle sue popolazioni, avesse delle cause
del tutto naturali. Il superamento pascoliano del socialismo abbracciato in gioventù pare
tradotto in poesia dal motivo costante del nido, che per alcuni fu il simbolo psicanalitico della
propria incapacità di vivere all’esterno, per altri fu simbolo del suo improvviso superamento
del socialismo e simbolo dunque della proprietà privata da custodire gelosamente.
Insomma vive sono le CONTRADDIZIONI in un poeta come Pascoli che, da un lato, mutua
idee ed emozioni dalla teoria socialista, adoperandone anche il lessico (vedi i termini
proletaria, classe, lotta ecc), dall’altro difende, in ultima analisi, un’immagine opposta al
socialismo, di una società in cui ciascuno individuo realizza se stesso e la propria felicità
restando al suo posto, e non desiderando di più o, peggio ancora, sostiene la nazionalistica,
colonialistica e militaristica impresa giolittiana della conquista della Libia.
L’ ITALIA DI DEPRETIS, CRISPI, GIOLITTI
Dal 1861 al 1876 la Destra Storica portò a compimento l’unificazione nazionale. Ma a 15 anni
dall’avvento al potere la Destra non riusciva più a rappresentare compiutamente gli interessi
ed i bisogni del ceto industriale che, con la creazione del mercato nazionale, si era andato
sviluppando. Fu così che nel marzo del 1876 la presidenza del consiglio fu assunta da
Agostino Depretis, un imprenditore agricolo che aveva guidato per tutti quegli anni
l’opposizione di sinistra.

Sul piano sociale, a quel tempo, gli esponenti della sinistra si differenziavano di molto da
quelli della destra. Quest’ultima tendeva a rappresentare gli interessi degli agiati
commercianti e dei grandi proprietari ed imprenditori agricoli centro-settentrionali, che si
riconoscevano pienamente nella politica liberistica voluta dal governo.
Dopo il 1873 una grande crisi del capitalismo mondiale aveva spinto i paesi industriali ad
abbandonare il liberismo economico ed a ricreare politiche protezionistiche e così gli
industriali italiani si rivelarono i più pronti a cogliere questo profondo mutamento
dell’economia internazionale.

Il programma della sinistra tentava perciò di esprimere questi nuovi orientamenti e queste
spinte provenienti dai settori più dinamici delle classi dirigenti. Con l’avvento della sinistra l’
Italia definì meglio i suoi connotati di moderno Paese industriale. Le ragioni della crisi che
agitarono l’economia europea erano da ricollegarsi alla concorrenza del grano americano ed
asiatico sul mercato europeo ed alla sovrapproduzione dei prodotti industriali rispetto alla
possibilità di assorbimento del mercato.
Data la struttura ancora prevalentemente agricola dell’economia italiana, la crisi economica
assunse i connotati di una gravissima crisi agraria. Infatti, sui mercati europei si scaricarono
milioni di tonnellate di grano a basso prezzo, per cui in Italia il prezzo del grano si dimezzò,
trascinandosi dietro quelli di tutta la produzione agricola.
Si fecero strada perciò in tutti gli Stati Europei, nuove linee di politica agraria protezionistica.
La sinistra varò così, nel 1887, una nuova politica doganale atta a difendere il grano ed ancor
più le industrie nostrane.

Attraverso un cauto riformismo, la sinistra abolì la tassa sul macinato, sancì l’obbligatorietà e
la gratuità dellla scuola primaria (legge Coppino, 1877) ma, soprattutto, modificò la legge
elettorale, aumentando la base elettorale. Tuttavia l’azione riformatrice si arenò soprattutto a
discapito della popolazione delle campagne del Mezzogiorno. Tra il 1884 ed il 1886 le
campagne padane furono teatro di un vasto movimento di lotte di braccianti e contadini che
chiedevano salari più elevati; venne così a formarsi il Partito Operaio Italiano che si tramutò
dopo poco in Partito Socialista Italiano.

Per quanto riguarda la politica estera, dopo il 1870 i legami tra Francia ed Italia si allentarono
soprattutto per il fatto che quet’ultima aveva dato il via alla formazione di un proprio impero
coloniale. Così nel 1881 la Francia giocò un tiro mancino all’ Italia occupando la Tunisia. I
governi della Sinistra conclusero, nel 1882, la Triplice Allenza con Austria e Germania e
diedero così il via alla conquista coloniale dell’Abissinia. L’ esercito italiano venne battuto
dalle truppe abissine e nel 1887 il re affidò l’incarico di formare un nuovo governo a
Francesco Crispi.

Crispi fu un vero leader politico dei pochi gruppi imprenditoriali del Sud. Giunto a capo del
governo, nel 1887, avviò una politica autoritaria accentrando su di sé quasi tutti poteri.
Represse con grande fermezza ogni movimento popolare che in quei giorni era rappresentato
soprattutto dai lavoratori che diedero vita a scioperi ed a vasti movimenti di piazza per
protestare contro il rincaro dei prezzi dei generi di prima necessità, dovuto alla politica
protezionistica crispina.

Crispi usò il pugno di ferro per reprimere il malcontento popolare. Nel 1893 inasprì la
legislazione contro le organizzazioni operaie, compreso il PSI di Turati. Tuttavia venne
colpito anche il movimento sociale cattolico; infatti, nel decennio crispino si assistette all’
ingresso dei cattolici nella vita politica e sociale della nazione. In realtà, tenuto conto del
divieto del Papa ai fedeli di partecipare alla politica, l’ azione cattolica si sviluppò
prevalentemnete in campo sociale.

Una delle linee guida del governo crispino concerneva l’ acquisizione di nuove colonie,
divenute ormai indispensabili per il bisogno dei mercati di sbocco e d’approvvigionamento
del nuovo capitalismo italiano.
Riprese così l’espansione coloniale in Abissinia, che però segnò la sconfitta ad Amba Alagi,
ed a Adua: Crispi rassegnò le dimissioni e si esaurì la 2° fase della politica coloniale italiana.

Cominciò così una luna crisi che si protrasse per 5 anni, quando nel 1900 alle elezioni
politiche fu nominato capo del governo Giuseppe Zanardelli. Fu una tappa molto importante
nello scenario della storia politica dell’Italia unita.
La politica di Zanardelli di liberalismo progressista, secondo la quale per risolvere i conflitti
sociali era necessario permettere l’ inserimento dei ceti subalterni nella vita politica del Paese,
fu continuata e rafforzata dal suo successore, Giovanni Giolitti.

Il disegno politico di Giolitti mirava a conciliare gli interessi della borghesia industriale con le
aspirazioni del proletariato urabano ed agricolo. Al fine di perseguirre questo obiettivo egli
tentò di fare entrare nel governo Turati, leader del PSI, il quale però rifiutò.
Nel 1904 la politica giolittiana varò alcuni importanti provvedimenti di legislazione sociale,
quali le leggi a tutela del lavoro delle donne e dei bambini, leggi sugli infortuni e
sull’invalidià e vecchiaia.
Il settore dei lavori pubblici ricevette nuovo slancio con lo scopo ultimo di creare consenso
attorno all’azione di governo fra socialisti e cattolici.

Il cosidetto “compromesso giolittiano” aveva innegabilmente come referente quelle


aristocrazie operaie che erano la base di massa del riformismo socialista di Turati a discapito
della stragarande maggioranza rappresentata dal proletariato urbano e rurale, il quale, era
tagliato fuori dal compromesso giolittiano.
Furono proprio queste genti a dare vita al Massimalismo, che si opponeva tenacemente a
qualsiasi forma di collaborazione con il Governo in nome del perseguimento da parte del PSI
del suo obiettivo massimo, ossia la rivoluzione socialista. Al congresso di Bologna del 1904 i
massimalisti ottennero la maggioranza e quindi la guida del PSI, ma questa vittoria coincise
con la sconfitta elettorale, a tutto vantaggio delle posizioni riformiste al suo interno.

La svolta giolittiana si situò in un contesto storico-economico dove la crisi economica


mondiale poteva dirsi superata e si apriva una stagione di sviluppo altrettanto lunga. In Italia
tale congiuntura coincisa con il decollo industriale dell’economia favorita dalla crescita
demografica che diede l’impulso alla domanda di beni di consumo, ed alla maggiore
economicità e velocità dei trasporti: i settori trainanti furono soprattutto quello siderurgico,
quello tesile e quello idroelettirco. Anche la situazione finanziaria fu risanata: il bilancio tornò
in pareggio e la lira acquistò forza grazie alla sua stabilità sui mercati internazionali. Con
l’industrializzazione si assistette alla nascita del fenomeno dell’urbanesimo, il centro cittadino
divenne così la sede del sistema economico ed in esso si crearono dei veri e propri ghetti in
cui gli operai viveno ammassati ed in precarie condizioni igieniche.

Il riformismo giolittiano si rivolgeva essenzialmente ai lavoratori settentrionali e lasciava ai


margini il Mezzogiorno d’ Italia, interessato solo ad un intervento statale episodico e parziale
e dallo sviluppo di pratiche clienterai che vedevano lo stesso Giolitti servirsi di gruppi mafiosi
per assicurarsi appoggi e consensi.
Questa situazione portò all’ ingigantimento del fenomeno dell’ emigrazione delle masse dei
lavoratori del sud e, nel giro di pochi anni, sotrasse milioni di contadini meridionali.

Fu in questo contesto che il Primo Ministro, sotto la spinta degli ambienti finanziari e
culturali, cercò come valvola di sfogo al malcontento di cui era intriso il Paese la ripresa
dell’avventura coloniale: Fu questo il periodo che vedeva come obiettivo finale la conquista
della Libia e del Dodecaneso in mano ai Turchi.
Le ostilità vennero aperte nel 1911 ed in poco tempo l’Italia conquistò i territori costieri da
Tripoli a Tobruk. Le operazioni militari si conclusero con la Pace di Losanna che riconosceva
all’ Italia la Libia e, temporaneamente, il Dodecaneso.

La conquista libica ebbe ripercussioni destabilizzanti nella vita interna italiana in particolare
per quanto riguarda il socialismo: la maggioranza del partito rimase fedele alle proprie
tradizioni pacifiste, ma l’estrema sinistra massimalista, capeggiata da Benito Mussolini,
giunta alla maggioranza del partito, decretò la definitiva crisi del “compromesso giolittiano”.

Nonostante questa scissione il PSI era tuttora in grado di imporsi sul piano elettorale,
posizione avallata dalla riforma elettorale del 1912 che sanciva il suffragio universale: il
diritto di voto veniva esteso a tutti i cittadini maschi che avessero compiuto i 21 anni e che
avessero prestato servizio militare e comunque anche agli analfabeti, purchè avessero
compiuto 30 anni. Le donne rimanevano ancora escluse dal diritto al voto.

Con così forte allargamento del numero di elettori, una vittoria socialista non sembrava
impossibile, ma questo avrebbe rischiato di fare saltare i delicati equilibri su cui si basava
l’egemonia giolittiana. Fu così che Giolitti pensò di rivolghersi ai cattolici, ovvero all’ Unione
Elettorale Cattolica, unica formazione cattolica che aggirava al divieto posto ai cattolici di
svolgere attività politica (NON EXPEDIT) Tramite un accordo con Vincenzo Gentiloni,
Giolitti si assicurò l’appoggio cattolico alla propria formazione politica- patto Gentiloni-
Alle elezioni del 1913, come previsto i socialisti avanzarono, ma, fatto meno scontato, si
verificò una considerevole affermazione dei candidati cattolici nelle liste del Partito Liberale.
In questa nuova situazione Giolitti, prigioniero di quelle stesse forze conservatrici che aveva
cercato di utilizzare e di manovrare in funzione anti-socialista, nel marzo del 1914 lasciò la
presidenza del consiglio che passò così al liberale conservatore Salandra.
LA VIA DELL’EMIGRAZIONE
900.000

800.000

700.000

600.000
verso paesi
500.000 transeoceanici

verso Europa e
400.000
paesi del
Mediterraneo
300.000

200.000

100.000

0
1.880 1.900 1906

TRA IL 1901 E IL 1913 EMIGRANO

OLTRE OCEANO 4.711.000 ITALIANI:

3.740.000 PROVENGONO DAL MEZZOGIORNO


Nel periodo giolittiano le correnti migratorie si riversano non più verso l’America latina ma
soprattutto negli Stati Uniti

INGLESE: THE SPECIAL PEDIATRIC


DEPARTMENT

Children in hospital suffer from a deep change, of their everyday life, and from their physical
illness.
Also the unfamiliar place, the new people and the new rules of the hospital, represent an
important change.
In order to reduce this kind of “shock”, the hospital has been made colorful and playful thanks
to volounteers and nurses.
The nurses, try to sweeten their attitude to get the baby patient’s trust .
As far as parents are concerned, the nurses try to help them to recreate a familiar mood,
keeping those home rituals of the baby.
Waking up with hugs and sweet words from the mother and falling a sleep with stories and
lullabies or tunes.
And so the kids can turn ugly rooms into a world of fantasy.

For axample some mothers in hospital read stories or lullabies to their children like this one:

THE BABY SLEEPS


( Glen Simmons)

Walk me in the dewy evening air


The grass has gently shed a tear
The baby sleeps
By the light of just a fire
The stars ignite desire
The baby sleeps

Breathing just a sigh


Turn the light out from her eyes
Shhhh..
By the firelight we’ll prance, we’ll dance, we’ll diddle-e-i
Under evening sky
The baby sleeps

Saddle up the moon she rises

Waltz me to a tune she glides

And the baby sleeps


Hear the singer wrap the stars around her finger
Go ahead and swing her
The baby sleeps
We can dance until the sun begins to shine
And in the mornin’ thank the world
We got a fiddle and a drum
And an old guitar to strum
We’ll dance to meet the sun
As the baby sleeps
DIRITTO: LAVORO FEMMINILE
L’articolo 37 della Costituzione sancisce che “ La donna lavoratrice he gli stessi diritti e, a
parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro
devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla
madre e al bambino una speciale adeguata protezione”.
La disciplina del lavoro femminile è argomentata:

- nella legge del 26 aprile 1934, n. 653, che vieta l’adibizione delle donne a lavori
faticosi, pericolosi o insalubri, limitando e vincolando anche la durata e la
distribuzione dell’orario di lavoro;
- nella legge del 9 gennaio 1963, n.7, che sancisce la nullità del licenziamento per causa
di matrimonio;
- nella legge del 30 dicembre 1971, n.1204, che detta norme finalizzate, in particolare,
alla tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri.

TUTELA DELLE LAVORATRICI MADRI

Si è più volte ripetuto come la nostra Costituzione tuteli la donna lavoratrice soprattutto
riguardo alla sua essenziale funzione familiare, ossia di madre. La normativa sulle lavoratrici,
dunque prevede una serie di garanzie e diritti idonei a proteggere la maternità, ed infatti la
tutela della maternità e dell’infanzia rappresenta nell’ordinamento giuridico, un valore
prioritario.
Diverse sono le leggi emanate in tale ambito: in particolare la n.860/1950 che per prima ha
regolato tale materia prevedendo appunto la tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri.
Successivamente la l. n. 1204/1971 che dispone un generale divieto di licenziamento della
lavoratrice all’inizio del periodo di gestazione sino al compimento del1° anno di età del
bambino. Tale divieto opera in connessione con lo stato oggettivo di gravidanza e puerperio
ed infatti la lavoratrice licenziata in tale circostanza ha il diritto ad ottenere il ripristino del
rapporto di lavoro.

Più recentemente è da ricordare la l. n. 53/2000 che in tema di sostegno della maternità e della
paternità ha profondamente ampliato i diritti dei genitori nell’ambito di una totale
equiparazione.
Infatti tale legge prevede:

1. ASTENSIONE OBBLIGATORIA. Riguardo ai 5 mesi di astensione obbligatoria


previsti per la maternità, la madre può decidere come gestirli e cioè mentre prima
della legge era previsto che la madre rimanesse a casa obbligatoriamente 2 mesi prima
della data presunta del parto e 3 mesi dopo tale data, oggi la madre può decidere
(chiaramente in base anche alle condizioni della gravidanza) di lavorare fino ad un
mese prima del parto e stare a casa 4 mesi dopo il parto. Durante tale periodo di
astensione obbligatoria (detto anche periodo di comporto) la donna ha diritto di
percepire un’indennità pari all’80% della retribuzione a carico dell’INPS e l’anzianità
di servizio decorre a tutti i fini.

2. MORTE, INFERMITÀ, ABBANDONO DELLA MADRE. Il padre ha diritto di


astenersi dal lavoro nei primi 3 mesi dalla nascita del bambino in caso di morte o
grave infermità della madre oppure in caso di abbandono di affidamento esclusivo del
figlio al padre.

3. DIECI MESI PER OTTO ANNI. Nei primi 8 anni di vita del bambino madri e padri
possono usufruire di permessi fino a 10 mesi complessivamente. Singolarmente
ognuno dei genitori non può assentarsi dal lavoro per più di 6 mesi. Tali permessi
sono retribuiti al 30% fino ai 3 anni di vita del bambino e sono comunque computati
nell’anzianità di servizio. Dai 3 agli 8 anni la retribuzione parziale (30%) spetta solo
ai genitori con basso reddito.

4. MALATTIA DEL FIGLIO. I genitori possono assentarsi anche in caso di malattia del
figlio: le norme precedenti prevedevano la possibilità di assenza fino ai 3 anni del
bambino, mentre questa legge porta il limite fino ad 8 anni con la possibilità di
usufruire di tali permessi però solo per 5 giorni all’anno.
.
5. GENITORI ADOTTIVI. Le stesse disposizioni si applicano anche ai genitori adottivi
(parificati a quelli naturali), infatti chi ha scelto di adottare un bambino può usufruire
delle stesse norme previste per i genitori naturali.

6. GENITORI - LAVORATORI AUTONOMI. Commercianti e artigiani possono


usufruire dei congedi facoltativi solo durante il primo anno di vita del figlio e per una
durata massima di 3 mesi.

7. GEMELLI PERMESSI DOPPI. Nel caso di parto gemellare, le ore di permesso per
allattamento nel primo anno di vita del bambino vengono raddoppiate. Anche questi
permessi possono essere utilizzati dai padri.

PARITA’ UOMO- DONNA

La legge n. 903/1977 rappresenta un’innovazione riguardo alla parità di trattamento tra


uomini e donne in materia di lavoro. Le fondamentali caratteristiche e innovazioni introdotte
da tale legge sono:

1. divieto di qualsiasi discriminazione;


2. diritto alla stessa retribuzione dell’uomo a parità di lavoro;
3. diritto di rinunciare all’anticipazione del pensionamento e di optare per il
proseguimento del lavoro fino agli stessi limiti di età previsti per gli uomini;
4. possibilità di deroghe al divieto di lavoro notturno;
5. corresponsione degli assegni familiari, aggiunte di famiglia e maggiorazioni per
familiari a carico, in alternativa, alla donna lavoratrice.
Un ulteriore passo in avanti per la realizzazione di tale parità uomo-donna nel lavoro, è stato
compito dal legislatore con l’emanazione della legge n. 125/1991.
Tale normativa è rivolta essenzialmente alla rimozione di tutti gli ostacoli che, di fatto,
impediscono la realizzazione della parità, formalmente affermata ma concretamente non
esistente.
Tale legge prevede:
a. eliminare la disparità nella formazione scolastica e professionale, nell’accesso al
lavoro, nella progressione in carriera, ecc.;
b. favorire la diversificazione nelle scelte professionali delle donne, anche nel settore del
lavoro autonomo ed imprenditoriale;
c. superare situazioni pregiudizievoli per l’avanzamento professionale, di carriera ed
economico della donna;
d. promuovere l’inserimento della donna in attività professionali in cui è sotto
rappresentata;
e. favorire l’equilibrio e la migliore ripartizione tra responsabilità familiari e
professionali dei due sessi, ( in tal senso un esempio è rappresentato dalla recente
legge sulla maternità, di cui si detto precedentemente)

LAVORO MINORILE

Per quanto riguarda il lavoro minorile, invece, l’art. 37 Cost. sancisce: “La Repubblica tutela
il lavoro dei minori con speciali norme….. e….. la legge stabilisce il limite minimo di età per
il lavoro salariato”
In applicazione di tale principio costituzionale, viene emanata la legge n. 977/1967 che tutela
appunto il lavoro dei fanciulli (cioè i minori di ambo i sessi che non abbiano compiuto i 15
anni) e degli adolescenti (ovvero i minori di ambo i sessi di età compresa fra i 15 e i 18 anni
compiuti).
Particolarità, dunque, della suddetta legge è il fatto che fissa a 15 anni il limite minimo di età
per l’ammissione al lavoro, con eccezione per :
- i lavori agricoli e per i servizi familiari;
- i lavori leggeri in attività non industriali;
in cui l’età minima, invece, è fissata a 14 anni.
In generale si può affermare che la legislazione italiana, in tema di lavoro minorile, permette
ai minori di svolgere dei lavori purchè questi siano compatibili con le particolari esigenze di
salute, non comportino trasgressione dell’obbligo scolastico e soprattutto non vengano svolti
durante la notte.

Sono previsti alcuni importanti divieti tra cui:

1. i minori degli anni 16 non possono essere adibiti:


- a lavori pericolosi, insalubri e faticosi;
- a lavori che comportano l’utilizzazione di radiazioni ionizzanti;
- ecc.
2. i minori degli anni 18 non possono essere adibiti:
- ai lavori sotterranei nelle cave, miniere, torbiere, gallerie;
- sollevamento e trasporto pesi, quando tali lavori si svolgono in condizioni di speciale
disagio e di pericolo;
- alle somministrazioni al minuto di bevande alcoliche;
- alla fabbricazione, manipolazione, recupero, conservazione, trasporto ed utili zzazione
di esplosivi;
- ecc.

3. la legge 977/1967 sancisce un divieto di carattere generale precisando che,


l’occupazione dei minori è subordinata all’osservanza di condizioni soddisfacenti di
lavoro, idonee a garantire la salute lo sviluppo fisico e la moralità.

Numerose norme, inoltre, subordinano l’avviamento al lavoro all’accertamento dell’idoneità


fisica dei fanciulli e degli adolescenti. Tale idoneità deve permanere per tutta la durata del
rapporto, tant’è vero che la legge prevede per il datore di lavoro l’obbligo di sottoporre il
minore a periodiche visite mediche e controlli (almeno una volta all’anno)
Per l’orario di lavoro, gli adolescenti non possono superare le 8 ore giornaliere e le 40 ore
settimanali.
Deve essere riconosciuto il riposo settimanale di almeno 2 giorni, possibilmente consecutivi e
comprendenti la domenica.
PSICO-PEDAGOGIA: IL GIOCO
GIOCO = attività realizzata per se stessa in quanto ha il proprio aspetto gratificante in sé e
non nel fine che raggiunge o nel risultato che produce, come invece accade nell’attività
lavorativa.
Sia nel mondo animale che in quello umano il gioco è prerogativa di individui giovani tesi
all’esplorazione del mondo circostante e all’apprendimento delle regole per controllarlo sul
modello adulto. Negli animali, ad esempio, si assiste a giochi che riproducono schemi
comportamentali aggressivi e di difesa, inibiti nello scopo, con caratteristiche di innocuità e
finzione. Nel mondo umano questa componente è confermata, anche se si presenta in modalità
assai più complesse perché, oltre al patrimonio istintuale, entrano in gioco la vita emotiva,
quella intellettiva, i processi di socializzazione e di educazione, che proprio nell’attività ludica
trovano le loro prime espressioni.

IL GIOCO E LA VITA EMOTIVA

La psicologia dinamica, a partire da Freud, individua nel gioco due aspetti:

a) l’aspetto catartico. Il bambino scarica su oggetti- simbolo ( giocattoli) ansie, tensioni,


paure, insicurezze, forme aggressive riferite a persone o a cose dell’ambiente, raggiungendo
una distensione dell’Io e una maggiore padronanza dell’ambiente, grazie alla ripetuta
rappresentazione ludica della situazione angosciante. Ciò è possibile perché Il bambino, a
differenza dell’adulto, passa più facilmente dal piano della realtà al piano della
rappresentazione dove, manifestando desideri e tensioni che non troverebbero espressione
altrove, può ritrovare un maggior senso di sicurezza di quanto gli sia consentito sperimentare
sul piano di realtà.In questo contesto si comprende l’importanza di “oggetti transizionali”,
secondo l’espressione di Winnicott, come bambole, coperte, pupazzi, che i bambini portano
sempre con sé perché ricavano quel senso di sicurezza che fa da base ad ulteriori rapporti
affettivi che in seguito stabiliranno con le persone.

b) il controllo della realtà interna ed esterna. E’ per Freud il secondo aspetto che, attraverso il
gioco e la sua ripetitività, il bambino è in grado di raggiungere. Nel gioco, infatti, ogni
bambino appoggia il suo mondo interiore a oggetti tangibili e reali che può manipolare e
ordinare in base alle sue esigenze interne, passando dalla mera fantasia alla realtà, che, per il
suo carattere fittizio quale si presenta nel gioco, consente al bambino di muoversi con libertà,
e al tempo stesso di trasformare in attività una situazione emotiva che altrimenti egli sarebbe
costretto a vivere in modo passivo senza alcuna speranza di poterla controllare.Il senso di
controllo, di dominio, e di potenza sugli oggetti e sulle situazioni offerte dal gioco consente al
bambino di passare da una realtà fittizia a una più cogente e più simile a quella dell’adulto,
non appena il gioco si struttura dapprima con regole inventate sul momento, e poi con regole
sistematiche che consentono di verificare l’emozione di darsi un compito finalizzato e di
competere con altri secondo schemi codificati.

IL GIOCO E LO SVILUPPO INTELLETTIVO


La psicologia cognitiva con Piaget ha individuato nel gioco uno spazio di attività che consente
al bambino un’assimilazione dell’esperienza ai propri schemi mentali, come preparazione al
successivo adattamento all’ambiente. Piaget ipotizza tre stadi di gioco:

a) gioco percettivo motorio. E’ tipico dei primi anni di vita in cui il bambino impara ad
afferrare, dondolare, gettare, con un esercizio di adattamento a situazioni nuove e un’attività
di ripetizione che gli consente il riconoscimento e la generalizzazione. Questo tipo di giochi
non presuppone né un’attività di pensiero, né un rapporto sociale, ma solo un piacere
“funzionale” legato al movimento e alla recezione sensoriale.

b) gioco simbolico. In esso gli oggetti sono considerati non solo per ciò che sono, ma anche
come simboli di altri oggetti non presenti, il che consente l’evocazione di situazioni passate e
l’immaginazione di eventi in cui si esprimono i desideri del bambino. Questo stadio del gioco
presuppone un’attività di pensiero, carica di elementi soggettivi ed egocentrici, che permette
al bambino di soddisfare i propri desideri attraverso un’attività sostitutiva che fa, ad esempio,
di un oggetto un cuscino per “fare la nanna”, dove uno schema consueto, come quello di
dormire, si adatta ad una situazione del tutto nuova. Nei giochi simbolici Piaget distingue
quelli in cui il bambino è attore,finge cioè di dormire,di magiare, di cadere, quelli in cui è
regista per cui fa dormire, cadere, mangiare gli altri,e quelli in cui il bambino si trasforma in
un’altra persona visualizzando l’altro da sé, cosa questa che lo prepara al passaggio dal gioco
individuale a quello di gruppo

c) gioco con regole. Interviene quando da individuale il gioco diventa di gruppo con ruoli
distinti e complementari dove prevale l’imitazione delle situazioni o delle attività
adulte.Anche in questo stadio continua l’attribuzione agli oggetti e alle situazioni di significati
fittizi, ma con un maggior rispetto delle regole oggettive. Essendo organizzati secondo regole,
questi giochi di gruppo contribuiscono all’evoluzione mentale del bambino riducendo il suo
egocentrismo e addestrandolo al controllo imposto delle regole e alla verifica che gli altri le
rispettino. L’allenamento al confronto e al coordinamento delle varie prospettive prepara il
bambino alla riflessione e alla logica che, per J. Piaget, sono “geneticamente spiegabili come
interiorizzazione di condotte sociali di discussione”.

IL GIOCO E LA SOCIALIZZAZIONE
La funzione socializzante del gioco non inizia solo con il gioco di gruppo, ma, a parere di
Winnicott, già con gli “oggetti transizionali”(bambole..) che hanno la caratteristica di non
essere più parti del corpo, come può essere il dito da succhiare, e quindi costituiscono la
prima esperienza di separazione tra Io e non- Io, tra realtà interiore e quella esterna.
Nell’oggetto transizionale Winnicott vede l’origine del gioco come esperienza illusoria di
rapporto oggettuale sostitutivo del rapporto privilegiato con la madre, e come
concretizzazione di fantasie che vengono proiettate all’esterno su oggetti consueti e familiari.
Sempre sulla linea della socializzazione del gioco, il bambino passa da una fase associativa
dove gioca con gli altri spartendo il materiale e scambiando gli oggetti, a una fase
collaborativa dove si realizza una vera integrazione, con divisione dei ruoli, disciplina di
gruppo, subordinazione dei desideri individuali alle esigenze del gruppo. In questo stadio
appaiono la prima divisione di ruoli, come la tendenza al comando o al gregarismo, e le prime
relazioni interpersonali di amicizia e di inimicizia. La standardizzazione dei giochi e i modelli
proposti dai media e riprodotti dai bambini nella loro attività ludica producono un patrimonio
comune nell’aprire un gioco dove ciascuno interviene con la propria creatività a variare le
figure in base alle proprie caratteristiche individuali.
IL GIOCO E L’ EDUCAZIONE
Dal punto di vista educativo il gioco risponde alla dinamica dell’apprendimento dove le
risposte vengono modificate da stimolazioni ordinate a rinforzare la risposta o a estinguerla.
Questo processo è assolto dal gioco perché consente di passare gradualmente dai problemi più
semplici ai più complessi, di verificare immediatamente il successo o l’errore, e di progredire
a ritmo individuale nella sequenza dei problemi espressi in forma di gioco. L’apprendimento
attraverso il gioco inizia molto precocemente sin dal livello dei giochi funzionali della prima
infanzia dove il bambino consolida la propria sensomotricità e costruisce gradatamente la
propria immagine corporea. In seguito, con i giochi simbolici egli impara a evocare situazioni
irreali e ad abitare lo spazio tra presenza e assenza con sviluppo della capacità di
rappresentazione e distacco dal condizionamento della situazione oggettiva. Infine nell’età
scolare, con i giochi secondo regole, si allena all’ordinamento e alla classificazione, alla
consequenzialità delle sue scelte e al controllo delle scelte altrui.

.IL GIOCO COME DIAGNOSI E TERAPIA


Il gioco può essere considerato anche come un test dello sviluppo raggiunto dal bambino sia
a livello percettivo- motorio, sia per quanto riguarda la maturazione intellettuale. Dalla
corrispondenza tra età e tipo di attività ludica è possibile dedurre il grado di progressione o di
ritardo evolutivo. Inoltre, se nel gioco simbolico il bambino proietta i propri desideri, esercita
le proprie difese, e libera le proprie tensioni, è possibile trattare il gioco come un reattivo
proiettivo che manifesta i contenuti psichici del giocatore, quindi il grado di libertà o di
inibizione che il bambino manifesta nel gioco, il livello della sua aggressività e distruttività, il
senso di colpa dopo la rottura di un giocattolo. Sulla rilevazione diagnostica interviene la
dimensione terapeutica o ludoterapia che, a livello psicoanalitico, è stata sperimentata e
studiata da A. Freud Il suo metodo è stato in seguito applicato anche agli adulti che
presentano stati di regressione della personalità alle fasi di sviluppo più primitiva, antecedenti
alla stessa distinzione tra Io e mondo esterno. In questa situazione il soggetto vive in un
mondo in cui realtà e fantasia si confondono, per cui il gioco, dove le due dimensione sono
fuse, si presta come luogo privilegiato di espressione e di comunicazione.
SVILUPPO SOCIO-PSICOLOGICO: DONALD
WINNICOTT (1896-1971)
Pediatra e psicoanalista inglese, ritiene che il bambino sia già dotato dalla nascita di una
rudimentale vita psichica. Esso attribuisce un ruolo di primaria importanza alla madre, infatti,
attraverso le cure e le attenzioni che la madre presta al bambino (preoccupazione materna
primaria),essa crea per lui un ambiente esterno favorevole al suo sviluppo psicologico. Questa
preoccupazione si sviluppa nella madre in maniera progressiva e inconsciamente fin dalla
gravidanza e dura fino a qualche settimana dopo il parto, anche se è difficile che la madre se ne
ricordi. La preoccupazione materna primaria consiste in tre funzioni:

1) la manipolazione del corpo del neonato (quando lo veste, lo carezza, lo tocca..)

2) la capacità di sostenerlo psicologicamente e fisicamente. E’ una funzione molto importante


per il futuro sviluppo psichico del bambino, poiché serve a supportarlo, tramite uno stato di
contenimento materno, in una fase in cui il bambino non è ancora capace di comprendere e
riconoscere le cure materne, essendo capace solo di provare sentimenti opposti di piacevolezza
e spiacevolezza. Il bambino, infatti, è dominato dal narcisismo (secondo Freud, il narcisismo
consiste nell’investire su se stesso tutta l’energia lipidica) e dal processo primario (secondo
Freud, il processo primario è il processo che spinge il bambino a cercare di soddisfare in
maniera immediata ogni suo desiderio, senza tener conto degli ostacoli che la realtà frappone),
e non è in grado, quindi, di provare sentimenti più complessi.
L’amorevolezza delle cure materne e la continua modifica del comportamento della madre
permettono al bambino di uscire gradualmente dalla fusione totale e originaria che egli ha con
la madre, per arrivare a distaccarsi da essa, in modo da formare un sé sempre più organizzato e
funzionale. In questo modo, inoltre, il bambino è messo in progressiva e autonoma relazione
con gli oggetti esterni a lui. A questo punto subentra la terza funzione materna;

3) la presentazione dell’oggetto, cioè l’abilità che la madre possiede di offrire al bambino


l’oggetto al momento giusto del bisogno, poiché il bambino ha la necessità di soddisfare il
bisogno una volta che la sua fantasia lo ha creato e ha attivato il desiderio inconscio (es: il seno
durante la fase orale). Questo scambio tra realtà e fantasia è alla base della differenziazione tra
la realtà esterna e quella interna del bambino che cresce. Tutte queste funzioni, quando sono
efficaci, offrono la sensazione al bambino di poter intervenire e modificare l’ambiente esterno
e sono alla base della sua successiva crescita autonoma e della formazione di un vero sé, libero
da patologie.
Per Winnicott, le relazioni del bambino sono supportate anche dalla presenza di oggetti
transizionali; in altre parole, oggetti concreti (coperta, peluche, succhiotto, ecc) che
sostituiscono la presenza materna e hanno la funzione di permettere al bambino di affrontare
senza traumi le normali temporanee separazioni dalla madre. Infatti, gli oggetti transizionali
possiedono i caratteri distintivi dell’oggetto perduto (calore, morbidezza, ecc) e del sé, così
che lo proteggono dalla perdita attraverso una funzione “consolatoria”. Questi oggetti
riempiono il vuoto lasciato dalla madre e diventano dei sostituti simbolici, cosicché il
bambino inizia a familiarizzare con l’universo dei simboli, importante per tutte le astrazioni
che la cultura, il linguaggio e la società richiedono.

LO SVILUPPO COGNITIVO:PIAGET (1896-


1980)
Studioso che ha maggiormente contribuito a modificare l’immagine del
fanciullo dell’educazione nel nostro secolo. L’ apporto efettivo di Piaget
consiste nell’aver dato una consistenza concreta e scientifica all’intuizione
della pedagogia moderna circa la specificità della natura infantile nei cuoi modi
di pensare, agire, amare, fare, parlare è profondamente diversa da quella dell’
adulto.
L’ originalità del suo approccio a queste tematiche sta nell’ impostarne i
problemi secondo i rapporti comportamentali nei quali la molteplicità dei
fenomeni organici, psicologici, sociali, culturali deve confrontarsi con funzioni
che implicano relazioni, rapporti, operazioni, adattamenti, assimilazioni,
equilibrazioni.
La toeria piagetiana viene definita “genetica” perché segue gli sviluppi
dell’intelligenza e dei sitemi di conoscenza attraverso le fasi proprie di
ciascuna età spiegando il passaggio dall’una all’altra; in quanto secondo lo
studioso
La formazione dell’intelligenza ha carattere costruttivo, nel senso che essa
costruisce continuamente schemi d’azione a strutture mentali attraverso lo
scambio dinamico che il soggetto intrattiene con l’ambiente. Analizzando
propriamente il pensiero di Piaget possiamo dire:
La conoscenza avviene attraverso due meccanismi: l’assimilazione e
l’accomodamento, che si avvicendano durante l’età evolutiva..

1.ASSIMILAZIONE: quando veniamo in contatto con un oggetto o con


un problema nuovo, attiviamo una schema di conoscenza che possediamo già e
assimiliamo ad esso il nuovo elemento. Es: un bambino di pochi mesi che
afferra un oggetto nuovo per batterlo sul pavimento: le azioni di afferrare e
sbattere sono già acquisite, la novità sta nello sperimentare mediante il nuovo
oggetto. L’assimilazione di nuove informazioni modifica gli schemi
preesistenti , attraverso l’accomodamento.

2.ACCOMODAMENTO: è il processo complementare


all’assimilazione, che implica il cambiamento dello schema con il risultato
della nuova informazione assorbita con l’assimilazione stessa. In base a questi
due meccanismi le strutture mentali si evolvono di pari passo con la
maturazione neurologica .Es: il bambino si accorge che l’oggetto che sta
battendo a terra è difficile da maneggiare, quindi modifica, coordina, varia…la
presa dell’oggetto…

CONCETTO DI SCHEMA: la conoscenza è un repertorio di azioni ,


sia fisiche che mentali ( es: guardare un oggetto, trattenerlo in un certo modo,
classificarlo mentalmente come palla, etichettarlo con il termine palla,
paragonarlo ad altro…..) e per rifarsi a tali azioni, Piaget ha usato il termine
schema….Il bambino inizia la vita con un piccolo repertorio di schemi
sensoriali o motori automatici, come guardare, assaggiare, toccare…
ascoltare…. Più tardi, il bambino grazie agli schemi mentali costituitisi, sarà in
grado di confrontare oggetti, classificarli, apprendere termini per categorie
specifiche e, una volta adolescente ragionerà in maniera rigorosa e sistematica
procedendo mediante analisi, sintesi e deduzione….Piaget ha suddiviso lo
sviluppo cognitivo del bambino in fasi, caratterizzando ogni periodo sulla base
dell’apprendimento di modalità specifiche….

FASE SENSO MOTORIA: 0-2 ANNI…….


Il bambino comprende il mondo dal punto di vista dei suoi sensi e delle sue
azioni motorie. Il gioco appeso sopra la culla è come lo sente al tatto quando lo
afferra, come appare quando lo guarda, è il gusto che ha quando lo mette in
bocca…

Suddivisa in 5 stadi

Riflessi innati : entro il primo mese di vita…


Reazioni innate: pianto, suzione….che manifesta in circostanze specifiche o in
base a stimoli provenienti dall’ambiente o dal proprio organismo…., e
reiterandole diventano abitudini…

Reazioni circolari primarie: 2- 4 mesi


Il bambino ripete azioni in maniera casuale, all’inizio, afferrare, guardare,
succhiare…per ricevere ripetutamente gratificazioni…..reiterando
continuamente….. giunge ad acquisire uno schema che applicherà anche in
altre circostanze…. Soprattutto azioni rivolte al proprio corpo..

Reazioni circolari secondarie: 4-8 mesi Il bambino si interessa al proprio


corpo ma anche al mondo esterno…infatti, cerca di afferrare, tirare, muovere…
gli oggetti a lui vicini e si accorge che le sue azioni provocano effetti , anche se
ancora non c’è una intenzionalità specifica o la comprensione del nesso causa-
effetto…

Coordinazione dei mezzi- fini: 8-12 mesi


Comportamento mezzo- fine intenzionale. Il bambino si impegna per ottenere
ciò che vuole, ma può combinare anche due schemi, come gettare un cuscino
per raggiungere un giocattolo.. Si verifica l’imitazione di comportamenti nuovi,
come il trasferimento dell’informazione da un senso all’altro. In tal modo il
bambino utilizza mezzi idonei per conseguire uno scopo specifico.
L’intenzionalità si manifesta anche a livello comunicativo: il bambino punta il
dito verso il biberon per farselo dare…..

 Reazioni circolari terziarie: 12-18 mesi


Inizia la “sperimentazione”, il “ragionamento”, per cui il bambino cerca nuovi
modi di giocare con gli oggetti e manipolarli. L’esplorazione per prove ed
errori è finalizzata e molto attiva, giunge a scoprire la soluzione dei problemi,
modifica i suoi schemi se necessario….
 Inizio del pensiero rappresentativo: dai 18 mesi in poi
Comparsa della funzione simbolica…Si sviluppa l’uso di simboli per
rappresentare gli oggetti e gli eventi. Il bambino capisce che il simbolo è
distinto dall’oggetto. Si verifica per la prima volta l’imitazione differita, che
richiede la capacità di rappresentarsi interamente all’evento da imitare, anche
se non è sul suo campo percettivo.
Il bambino agisce sulla realtà con il pensiero. Immagina gli effetti di azioni che
sta per compiere senza doverle necessariamente attuare..; usa le parole per
accompagnare le azioni, descrive cose non presenti e racconta ciò che ha visto
o fatto…

2)FASE PREOPERATORIA: 2- 6 ANNI


suddiviso in due sotto stadi: simbolico (2-4 anni) e intuitivo ( 4-7)

Fase pre-concettuale (2-4 anni):

- egocentrismo del bambino (esiste solo il suo punto di vista: io al centro del
mondo), visione unilaterale delle cose, crede che tutti pensino come lui….
- importanza del linguaggio: si esprime e inoltra richieste….
Occupa buona parte della giornata giocando, per lui ogni azione, anche la cura
e l’igiene del proprio corpo, è attività ludica…
- imita e idealizza le persone a lui vicine; si comporta come vuole l’adulto,
anche se non ha ancora acquisito il concetto di “obbedienza”.
- non distingue tra una classe di oggetti e un unico oggetto: se vede delle
lumache , credE si tratti sempre del medesimo animale, non di diversi animali
della stessa specie. Percepisce separatamente qualità e quantità di un oggetto,
non contemporaneamente…..
- non è in grado di relazionare i concetti di tempo, spazio, causa….Il suo
ragionamento è trasduttivo, particolare al particolare: es: se un animale lo ha
impaurito è probabile che anche altri lo spaventino ugualmente, non
discrimina…..
Fase del pensiero intuitivo (4-7 anni) :

- Il bambino socializza e partecipa maggiormente alle attività proposte, in


maniera autonoma e creativa, adeguata alle circostanze..
- Ingresso alla scuola d’infanzia: interagisce e socializza con altri coetanei e
con figure adulte diverse dai genitori e dai parenti….
- Pensiero non reversibile. esempio: se ho vasi di forma diversa e
introduco dell’acqua, secondo il bambino, la quantità di acqua introdotta non è
la medesima in entrambi i vasi, in quanto non tiene presente la diversità della
forma dei due contenitori… es: due macchinine partecipano ad una gara, ma
non partono entrambe dallo stesso livello, l’automobile A parte più avanti
rispetto alla B. Se A vince, il bambino non tiene conto che era in vantaggio,
considera esclusivamente che essa è la vincitrice della gara.
-
3) FASE DELLE OPERAZIONI CONCRETE: 7-11
ANNI

Il bambino frequenta la scuola primaria………


La logica fa un grande balzo in avanti con lo sviluppo delle nuove potenti
operazioni mentali, come le addizioni, le sottrazioni e le inclusioni di classi. Il
bambino è ancora legato ad esperienze specifiche, ma è in grado di fare
manipolazioni sia reali sia immaginarie.
- il bambino coordina due azioni successive, non commette più gli errori della
fase precedente; comprende che anche partendo da punti diversi può giungere
alla medesima conclusione.
- comprende il concetto di tutto e parte (pensiamo all’aritmetica impartita a
scuola). Es. perle: diamo al bambino di 6 anni perle di legno colorate, di colori
diversi, e chiediamogli di costruire una collana molto lunga. Se gli chiediamo
quali perle prenderebbe, le rosse o quelle di legno, lui risponderebbe le rosse,
senza considerare che tutte sono di legno !
Dai sette anni in poi, avendo assimilato in concetto di tutto e parte, indicherà
quelle di legno.
- Fino a 11 anni il bambino svolge solo operazioni concrete, non
ragiona su dati astratti, ma in base a ciò che ha davanti effettivamente. Usa una
logica semplice.
-
4. FASE DELLE OPERAZIONI FORMALI: 11-14
ANNI
Il preadolescente diventa capace di manipolare sia le idee che gli eventi o gli
oggetti. Può immaginare e pensare cose che non ha mai visto o che non sono
ancora accadute, può organizzare idee o oggetti in modo sistematico e pensare
in modo deduttivo ( =dal generale al particolare). Acquisisce la capacità di
ragionamento astratto, di tipo ipotetico- deduttivo, tipico dell’adolescente.
Ipotizza soluzioni, atteggiamenti….. e pensa alle conseguenze che potrebbero
avere nel futuro…Comprende la relatività dei giudizi e dei punti di vista altrui,
la parità dei diritti…
EDUCAZIONE FISICA: SVILUPPO
PSICOMOTORIO
Alla nascita il bambino appare come un essere che non sa controllare il suo corpo, che ha
difficoltà a comunicare e a farsi capire, che ha necessità di continue cure da parte degli adulti;
ma in poco tempo impara ad organizzare i suoi movimenti, a riconosce le persone che si
occupano di lui, incomincia ad articolare le prime parole, manifesta ciò che gli piace e ciò che
non gli va a genio.

Lo sviluppo psicomotorio, molto rapido nei primi anni di vita, si completa solo dopo molti
anni; dipende dalle caratteristiche genetiche del bambino (ereditate dai genitori), e dagli
stimoli che provengono dal mondo esterno, in grado di modificare reazioni e comportamento

Lo sviluppo motorio di un bambino è un processo che segue con gradualità una determinata
sequenza: se nelle prime settimane di vita il bebè sa rispondere solo grossolanamente agli
stimoli esterni e ha dei movimenti automatici e non organizzati, successivamente impara
rapidamente a sviluppare reazioni volontarie come reggere il capo, stare seduto, muoversi a
"gattoni", alzarsi in piedi, camminare da solo, fino a controllare sempre meglio il proprio
corpo.

Lo sviluppo motorio procede da solo, in modo naturale, grazie agli stimoli dell'ambiente,
senza particolari esercizi E' necessario però:

*favorire nel bambino di ogni età la spontanea voglia di muoversi, e assecondare le sue
iniziative (il neonato deve poter sgambettare liberamente, e sguazzare nell'acqua del bagnetto;
il lattante avere la possibilità di girarsi, rotolare, provare a mettersi seduto ed in piedi,
afferrare gli oggetti; il bambino più grande poter arrampicarsi, saltare, correre, pedalare)

*non limitare i suoi giochi anche se un pò vivaci e rumorosi

*creare un ambiente senza ostacoli e pericoli, in cui possa liberamente spostarsi (sia a casa
che all'aperto)

Contemporaneamente allo sviluppo motorio si verifica quello intellettivo-comportamentale.


Il bambino, già dai primi attimii di vita, non è un essere passivo, che ha solo bisogno di cibo e
sonno, ma è un essere sensibile, che si sforza di entrare in comunicazione con i suoi simili.
E' necessario quindi mettersi in costante rapporto con lui, per stimolare gli organi di senso,
che gli permettono di conoscere e di entrare in rapporto l'ambiente che lo circonda.

VISTA
Il neonato è già in grado di vedere, anche se percepisce immagini non nitide, in bianco e nero,
e solo se poste ad una distanza di circa 30 centimetri.
Riesce quindi ad osservare il viso di chi lo tiene in braccio, anche se non coglie l'intero volto,
ma solo immagini frammentarie.
E' affascinato in modo particolare dagli occhi e dalle labbra, perché si muovono, e dal
contrasto di colori che c'è tra i capelli ed il volto.
Il momento del pasto viene quindi a coincidere con il piacere di mettersi in comunicazione
con la sua mamma attraverso lo sguardo.

E' dimostrato che già dai primi giorni di vita il neonato è incuriosito da immagini
nuovesembra che sia più attratto dal viso materno che da quello di un'altra persona, ed inizia a
costruirsi una memoria visiva.

Nei mesi successivi il bambino percepisce i colori, incomincia a distinguere chiaramente i


tratti dell'intero viso, ad essere attratto da ciò che si muove davanti a lui e che brilla, a seguire
gli oggetti con lo sguardo e a fissarli, migliora la visione da vicino e a distanza

UDITO
Già nel pancione della mamma sentiva il rumore del battito cardiaco materno; ora il neonato
avverte i suoni intensi ed improvvisi perché spesso si sveglia, o ha della reazioni come
allargare le braccia, o sbattere le palpebre per un attimo, o modificare il ritmo della suzione.

Sembra abbia già delle preferenze perché predilige la voce della sua mamma, e si tranquillizza
se gli si parla con un tono pacato o se ascolta una musica dolce.

Nei mesi successivi inizia a localizzare la provenienza di un rumore e a riconoscere la voce


umana, ad elaborare e comprendere il significato dei suoni, fino a riprodurli nel linguaggio

GUSTO

Il neonato differenzia già alcuni sapori, apprezza infatti il sapore del latte e dei cibi dolci,
mentre mostra di non gradire cibi acidi come il limone.
Infatti, se una sostanza non è di suo gusto, gira la testa, cambia l'espressione del volto,
aumenta la salivazione.

Successivamente fa chiaramente capire quali odori e quali cibi gradisce, e ciò che non gli
piace.

OLFATTO
Il neonato ha un olfatto molto sviluppato che gli consente di distinguere il profumo del latte
(verso cui si gira per succhiare) da quello ad esempio dell'acqua; inoltre sembra sappia
riconoscere l'odore della sua mamma (del suo corpo, del suo latte), in presenza del quale
spesso si tranquillizza.
Con il tempo la capacità olfattiva viene in parte perduta.

TATTO
E' l'organo di senso più sviluppato, soprattutto a livello della bocca, delle mani, dei piedi.

Le sensazioni avvertite dalla pelle sono importanti durante tutta la crescita, ma in modo
particolare nei primi mesi di vita. Infatti:

quando viene a contatto con il capezzolo il bebè riceve il segnale che può iniziare ad
alimentarsi

messo nell'acqua tiepida del bagnetto, o massaggiato, o coccolato tra le braccia della mamma
il bambino avverte piacere e si rilassa

succhiandosi le mani inizia ad esplorare il proprio corpo

Nel tempo trova conforto nel contatto fisico (gli piace essere tenuto in braccio, e poter tenere
la mano della mamma), e portando gli oggetti alla bocca inizia ad esplorare il mondo
circostante.

UN PROCESSO UNICO
La maturazione della capacità psicomotorie si completa negli anni successivi seguendo dei
personali ritmi di crescita. Comunque ogni bambino segue un suo personale ritmo di crescita,
cosicché può essere che sviluppi capacità in tempi diversi rispetto ai coetanei; non per questo
è da considerare più o meno "sveglio":
egli è solamente se stesso, con caratteristiche che lo rendono un essere unico.
E' comunque importante ricordarsi che ogni bimbo, in qualunque momento della sua vita, è in
grado di apprendere, di provare emozioni e di avere delle preferenze. Occorre quindi fornirgli
stimoli adeguati nel rispetto dei suoi ritmi di sviluppo e delle sue esigenze, valorizzando le
sue doti innate e facendogli conoscere anche ciò che non lo attrae.

Lo sviluppo Psico-motorio dai 0 ai 6


mesi
0-3 mesi

Età Neonato 1 mese 2 mesi 3 mesi

Gira la testaGira la testa,Solleva testa eSolleva testa e torace


Prono toccando il pianosolleva il mento tronco con le braccia estese
con il naso
Flessione La testa ricadeLa testa ricadeAtteggiamento tonico
Supino se lo si solleva se lo si solleva del collo la testa
dondola se seduto

Preferisce e fissaGuarda leSegue gliContatto sociale


i contorni delpersone e leoggetti inprolungato
viso segue movimento perAscolta la musica
Visivo/sociale
Muove la testaSorride 180°
verso un suono Sorride al
contatto sociale

Moto, marcia,Persistono iPersistono iAlcuni riflessi


Riflessi posizione, riflessi riflessi neonatali possono
prensione neonatali neonatali tendere a scomparire

4-6 mesi

Età 4 mesi 6 mesi

Alza la testa a 90°, gambe estese Si gira rotola inizia a gattonare o


Prono
strisciare

Postura simmetricaSolleva il capo


Mani sulla linea medianaSi gira
Supino
Afferra gli oggetti e li porta inSi dimena
bocca

La testa non ricade Seduto o piegato in avanti sulle


Seduto/in piedi Seduto con sostegno del troncomani
Punta i piedi Dorso curvo

Guarda per breve tempo un aCerca di afferrare una pallina


Manipolazione pallina Gira il capo
Afferra e passa di mano

Ride fortePredilige la mamma


Sociale E dispiaciuto per l'interruzione delVocalizza
contatto sociale Risponde al contenuto emotivo
Sviluppo Psico-motorio
dai 9 ai 24 mesi

9-15 mesi

Età 9 mesi 12 mesi

Seduto con dorso erettoCammina tenuto per mano


Seduto/eretto
Esplora con l'indice Può stare ritto senza aiuto

Locomotorio Gattona Cammina tenuto per mano

Afferra con pollice edLascia la presa a richiesta


indice Prova a costruire una torre di due cubi
Manipolativo
Mette due cubi i un recipiente
Mette una pallina in una bottiglia

Reagisce al proprioDice una o più parole, a proposito


nome
Cognitivo
Scopre gli oggetti
nascosti

Batte le maniGioca con la palla


Linguaggio
Fa ciao Vocalizza Cambia posizione quando lo vestono

15-24 mesi

Età 15 mesi 18 mesi 24 mesi


Cammina da solo Corre goffamenteCorre bene sale e
Sta seduto sulscende le scale un passo
seggiolone scende leper volta
Locomotorio scale sostenuto Apre le porte
Si arrampica sui mobili
Salta staccando i due
piedi

Costruisce una torre diCostruisce una torre conFa una torre di sette
due cubi quattro cubi cubi
Oggetti grandi
Fa un treno di quattro
cubi

Tira una pallina dopoTira una pallina aInfila un oggetto in un


Oggetti piccoli
dimostrazione richiesta altro

Traccia una lineaPasticcia imitandoImita un tratto verticale


Pasticcia imitando Imita un tratto Imita un tratto circolare
Matita/carta
Piega la carta per
imitazione

Esprime desideriMangia da soloManeggia bene i


indicando Bacia i genitoricucchiaio
Abbraccia i genitori Dice 10 paroleAiuta a vestirsi
Sociale / Dice "no"Ascolta storie con figure
linguaggio Nomina le figure indicaDice 30-50 parole
parti del corpoUsa "io" e "tu"
Esplora cassetti Racconta esperienze
recenti, gioca
Sviluppo psico-motorio della seconda infanzia

La seconda infanzia

Dal terzo al sesto anno la crescita è piuttosto costante: 2 kg e 6 cm per anno. La struttura
fisica del bambino è più sottile, quasi magro; l'aspetto abbondante dei primi due anni spesso
scompare come anche la prominenza dell'addome e la lordosi lombare tipica dei 2-3 anni.
Tra i due e i tre anni la dentizione decidua è completa (20 denti) ed il controllo degli sfinteri è
raggiunto.

Lo schema seguente ne riassume gli aspetti più importanti.

Età Anni 2 e mezzo 3anni 4 anni 5 anni

Alterna passiAlterna i passiSalta a zoppinoSalta


salendo le scalescendendo le scaleGetta in alto la
Motorio Rimane per pocoFa lunghi salti apalla
su un solo piede piedi unitiSi arrampica
Va sul triciclo bene

Fa una torre diFa una torre diImita una grigliaidem


nove cubidieci cubidi cinque cubi
Manipolativo Aggiunge unImita un ponte di
fumaiolo o untre cubi
treno

Imita trattiImita una croceCopia una croceCopia un triangolo


verticali eCopia un cerchioed un quadratoDisegna figure di 8-
orizzontali Tenta di disegnareDisegna una10 parti
Matita/carta
Imita trattiuna persona figura con 2-3
circolari parti, oltre la
chiudendoli testa

Si indica comeConosce età eConta quattroConta 10 oggetti


"io" sesso oggetti Ripete frasi di 10
Conosce ilRipete tre numeriRacconta unaparole
proprio nomeConta tre oggetti storia Si veste e si spoglia
Sociale /cognitivo
Aiuta a riordinare Gioca in gruppoChiede il significato
Sa fingere nel Va da solo indelle parole
gioco bagno Gioca con ruoli
domestici
ALIMENTAZIONE
PRIMO ALIMENTO DEL BAMBINO: IL LATTE,
ALLATAMENTO MATERNO,ARTIFICIALE E MISTO.

Il Latte umano è un liquido bianco-giallastro, dal sapore dolce e pesa leggermente più
dell'Acqua. Come ogni altro Latte, è un'emulsione di particelle grasse in un fluido. In media
(la composizione varia da persona a persona e dall'inizio alla fine del periodo di
allattamento) è composto dall1-2% di Proteine, dal 3-5% di Grassi, dal 6.5-10% di
Carboidrati e dal 2%° di Sali, il resto è Acqua.

La composizione del Latte materno cambia man mano che il bimbo cresce, adattandosi alle
esigenze del bambino.

1. PROTEINE
il neonato sfrutta le Proteine del Latte materno al 100%. Dopo i primi giorni di vita,
potenzialmente tutte le Proteine del Latte del seno diventano parte del bambino, poche
vengono eliminate. Il bambino nutrito con Latte vaccino, al contrario, utilizza un 50% delle
Proteine del Latte e deve scartarne circa la metà dalla sua dieta.

L'apporto in Proteine del Latte di donna evidentemente è sufficiente, mentre il sovraccarico


proteico del Latte vaccino può essere nocivo (danni renali) e porta ad assimilarne poche. Il
Latte vaccino contiene infatti il quadruplo delle Proteine del Latte umano, per poter essere
tollerato dal neonato deve essere diluito. Poichè contiene per lo più Caseina, il Latte di mucca,
q uando si mescola con i succhi gastrici, coagula formando un grumo grosso e compatto nello
stomaco (Latte cagliato). Questo spiega perchè i piccoli si sentono sazii per circa quattro ore
dopo una poppata di biberon. Il Latte umano cagliato, al contrario, è soffice e leggero. Lo
stomaco del bambino allattato al seno si svuota rapidamente e facilmente, per cui desidera
mangiare più spesso, il che, a sua volta, stimola la produzione di altro Latte da parte della
madre.

2.ACQUA

i bambini ricevono dal Latte della madre Acqua in quantità sufficienti per le loro necessità
metaboliche. Quando fa caldo, è la madre ad aver bisogno di una maggiore quantità
d'Acqua e non il bambino allattato al seno. Il bambino nutrito con Latte vaccino, invece, ha
bisogno di Acqua non solamente per il proprio metabolismo, ma anche per permettere ai
reni di eliminare i Sali e le Proteine inutilizzabili.
Così, oltre all'Acqua aggiunta al Latte artificiale, ha bisogno di bere Acqua dal biberon,
specialmente quando fa caldo. L'eliminazione delle Proteine inutilizzabili è in gran parte
compito dei reni. Questo può sollecitare un certo sforzo su di una funzione ancora
immatura.
Per anni generalmente si è ritenuto che i bambini nati prematuramente crescessero meglio
con determinati tipi di Latte artificiale in polvere, piuttosto che con il Latte della madre.
Alla fine i Ricercatori si sono accorti che l'aumento di peso non era dovuto ad una effettiva
crescita, ma ad una ritenzione di liquidi nei tessuti. Questo è il risultato della sollecitazione
su reni immaturi, che non riescono ancora ad eliminare adeguatamente Proteine in eccesso
e Sali Minerali.

3. VIATAMINE

Il Latte di mucca contiene solo dalla metà a un decimo delle Vitamine essenziali presenti
nel Latte umano. Nonostante la madre onnivora assuma in prevalenza cibi cotti, il suo Latte
contiene molte più Vitamine di quello della mucca, che mangia solo erba. Per questa
ragione i bambini nutriti con alimenti artificiali devono ricevere unintegrazione di Vitamine
o la dieta deve essere variata con altro cibo.

I bambini allattati al seno, al contrario, non necessitano di nessun altro cibo sino all'età di
cinque o sei mesi. Anche allora il Latte materno continua ad essere una buona fonte delle
Vitamine di cui necessitano, ed è una ricca fonte soprattutto di Vitamine A ed E, che sono
liposolubili.

La Vitamina D controlla la capacità del bambino di assorbire il Calcio. La Vitamina D deve


provenire da fonti dietetiche solo in climi nordici, poichè è sintetizzata dallorganismo
durante l'esposizione ai raggi solari. Se il bambino non prende abbastanza sole, può essere
vittima del Rachitismo, secondario a carenza di Vitamina D. E tuttavia improbabile che il
bambino allattato al seno sviluppi una forma di Rachitismo, perchè il Latte materno ne
contiene a sufficienza.
La Vitamina C, contenuta in grande quantità nel Latte umano, è quasi completamente
assente dal Latte di mucca, anche non pastorizzato. La produzione di Vitamina C da parte
delle ghiandole mammarie umane è così efficace che lo Scorbuto, la malattia causata da
carenza di Vitamina C, non è mai stato riscontrato in bambini allattati al seno, neanche nel
caso in cui la madre ne fosse affetta.

4. GRASSI

Il Latte vaccino ed il Latte umano contengono all'incirca la stessa quantità di Grassi.


Comunque il Latte vaccino contiene più Grassi Saturi del Latte umano. Questa è una delle
ragioni per cui luso del Latte vaccino andrebbe limitato od evitato anche dopo lo
svezzamento.

5. FERRO
Il Latte umano contiene poco Ferro, ma la stessa cosa vale anche per quello di altri animali.
Questo in realtà può essere un vantaggio, perchè il neonato ha abbondanti riserve di Ferro
immagazzinate nel fegato o nella milza, ed un'alta concentrazione di Globuli Rossi nel sangue
che poi decrescano fino a raggiungerre valori normali, dopo un certo periodo, in relazione alla
crescita del bambino.

Se la madre durante la gravidanza non è anemica, le scorte di Ferro dei bambino sono
probabilmente sufficienti per tutto il primo anno di vita, anche nel caso di una dieta
esclusivamente Lattea. Vanno quindi evitati cibi ricchi di Ferro
6 ZUCCHERI

Il Latte proveniente dal seno materno contiene una quantità di Zuccheri assai maggiore
rispetto a quella presente nel Latte di mucca intero. Non solo la quantità di Zucchero del
Latte vaccino e del Latte umano è diversa ma anche la sua qualità. Lo Zucchero, nel Latte
umano, è in larga parte Lattosio, oltre a piccole quantità di altri Oligosaccaridi.

Si pensa che il Lattosio è più facile da digerire per il bambino piccolo e migliora
l'utilizzazione delle Proteine.

7. FERMENTI LATTICI

Questi microorganismi, che si ritrovano nel terreno e nelle piante, sono contenuti in elevate
concentrazioni nel Latte materno, dove prendono il nome di Lactobacilli. Essi andranno a
costituire la complessa flora batterica intestinale del neonato, di vitale importanza al fine di
poter instaurare condizioni di normalità nel tratto intestinale. Questi batteri saranno ospiti
dellintestino per tutta la vita, proteggendo lindividuo dalla maggior parte delle allergie.

ALLATTAMENTO MATERNO
Durante la gravidanza gli estrogeni, il progesterone, l'ormone somatotropo, sviluppano
considerevolmente la ghiandola mammaria. Dal momento del parto e dell'espulsione della placenta,
la concentrazione sanguigna di questi ormoni decresce, ciò libera un ormone ipofisario, la prolattina,
che avvia la secrezione lattea, o lattazione. Il bambino inizia a poche ore dal parto la suzione al
seno; in questo momento non assume del latte, ma del colostro, liquido giallastro con scarso
contenuto di zuccheri ma ricco di protidi e d'anticorpi naturali (IgA). La vera e propria montata
lattea non si verifica che verso il terzo giorno dopo il parto. Si allatta ogni tre ore, in ragione di sei
poppate ogni ventiquattro ore, e per non più di quindici o venti minuti. L'azione meccanica della
suzione mantiene la lattazione. Dopo ogni poppata, il bambino deve essere tenuto verticalmente fino
a che non abbia avuto due rigurgiti. Le feci di un bambino allattato al seno sono abbondanti, liquide,
grumose e color giallo oro. La nutrice deve seguire un'alimentazione sana e abbondante; eviterà i
piatti speziati, il caffè, il tè, l'alcool e le sigarette.
I capezzoli devono essere tenuti molto puliti e vengono ripuliti a ogni poppata, per evitare
complicazioni infettive (screpolature, linfangite o mastite). Le difficoltà dell'allattamento possono
essere dovute all'insufficienza della lattazione (ipogalattia) e alla sua totale carenza (agalattia).
Si possono correggere le anomalie di un capezzolo insufficientemente sviluppato o "ombelicato"
interponendo tra questo e il bambino una tettarella, o estraendo il latte con un apparecchio elettrico
(tiralatte). Il diradarsi delle poppate o il loro arresto porta all'esaurirsi della secrezione lattea
(alattazione). Le vere controindicazioni all'allattamento materno sono rare: cardiopatia, tubercolosi
polmonare, disturbi psichici. Al contrario, le donne la cui secrezione lattea oltrepassa il fabbisogno
del loro bambino possono donare una parte del loro latte a delle vere e proprie banche del latte, i
cosiddetti "lactarium", che lo distribuiranno ai neonati per i quali il latte di donna è indispensabile
(prematuri, debilitati)

Un numero sempre crescente di indagini, mostrano che l'allattamento materno è particolarmente


adatto per soddisfare i bisogni alimentari ed emotivi-psicologici del bambino. Oltre alle proprietà
nutritive e protettive del latte, l’allattamento al seno permette infatti di stabilire un contatto
importante fra madre e figlio. A questo si uniscono crescenti evidenze di vantaggi in termini di
salute anche per la madre che allatta al seno il proprio bambino.
Vantaggi per il bambino
Il latte materno protegge dalle malattie e promuove la sopravvivenza infantile. L'allattamento
materno è una fonte di importanti immunità, anche contro le malattie infettive. Il corpo della madre
che allatta al seno produce anticorpi contro i germi che minacciano la salute del suo bambino e glieli
passa attraverso il latte. I bambini allattati al seno hanno meno gastroenteriti e soffrono meno di
diarrea, vomitano con meno frequenza, hanno meno otiti e subiscono meno ricoveri ospedalieri
rispetto ai bambini allattati artificialmente.
Inoltre, sono meno sensibili alle malattie dell’apparato respiratorio, soprattutto all’asma e alle
allergie, hanno meno raffreddori e sono meno predisposti a malattie gravi come bronchite e
polmonite. Anche l’incidenza di infezioni delle vie urinarie, di eczemi e di eruzioni cutanee nella
zona del pannolino sono minori tra gli allattati al seno rispetto ai bambini nutriti con latte artificiale.
Poiché il latte materno è facilmente digeribile, i bambini hanno meno probabilità di essere disturbati
da flatulenza e dal male al pancino. Esistono poi indizi di altri vantaggi dell’allattamento al seno, fra
cui l’effetto protettivo rispetto alla Sids (la sindrome della morte in culla), la minor incidenza di
linfoma, diabete, malattie intestinali croniche. Su questi aspetti c’è ancora ampio dibattito in
ambiente scientifico, visto che i risultati delle ricerche sono contrastanti, a causa delle diverse
metodologie e dei diversi contesti in cui gli studi sono stati attuati.
Vantaggi per la madre
L'allattamento materno rafforza il legame madre – bambino, dal momento che le poppate frequenti
offrono molte occasioni di contatto "pelle a pelle" e permettono di migliorare la conoscenza
reciproca. Oltre a effetti di natura psicologica, l’allattamento ha anche effetti fisiologici sulla madre,
come ad esempio quello di aiutarla a distanziare le nascite, visto che le produzione del latte inibisce
l’ovulazione. Se l’allattamento viene effettuato in forma esclusiva per i primi sei mesi dopo il parto,
fornisce un valido aiuto per ridurre la probabilità di una nuova gravidanza.
Risultati scientifici recenti hanno mostrato che l’allattamento al seno per qualche mese riduce il
rischio per le donne di sviluppare cancro al seno di circa il 20 per cento. Inoltre, l'allattamento
rappresenta anche un aiuto per perdere i chili di troppo accumulati in gravidanza, dal momento che
la produzione di latte richiede un maggior consumo di energie, e riduce i rischi di anemia post parto.
Controindicazioni
Oggi, alla luce di ricerche prolungate e recenti, si sa che il caso in cui la madre non dovrebbe
allattare per ragioni mediche o ereditarie è l'eccezione piuttosto che la regola. Vediamo i casi in cui
invece è controindicato l’allattamento al seno:
Uso di farmaci. Ormai si sa che l’uso di molti farmaci, così come degli anestetici, è compatibile con
l'allattamento e sono pochi i farmaci veramente incompatibili con l’allattamento al seno. Se un
farmaco è stato assunto durante la gravidanza, è probabile che si possa continuare ad assumerlo
anche durante l’allattamento poiché la quantità che passa nel latte è solitamente nettamente inferiore
a quello che passa nell’utero. Molte volte un farmaco incompatibile può essere sostituito con un
altro non controindicato.
Controindicazioni pediatriche. A parte rare dismetabolie (galattosemia), l’alimento ideale per il
neonato è il latte della mamma. I bambini non possono essere allergici al latte della propria madre;
anche nei rarissimi casi del cosiddetto "ittero da latte materno" non ci sono rischi per la salute del
bambino, ed è consigliabile allattare piuttosto che somministrare latte artificiale. Se il bambino è
ammalato, il latte materno non crea problemi per l’apparato digerente e permette una ripresa più
rapida. Lo stessa considerazione va fatta nel caso di malattie ereditarie o congenite, in cui
l’allattamento al seno può aiutare la ripresa nelle fasi acute, o comunque evitare l’aggravamento dei
sintomi.
Malattie infettive. Nel caso in cui la madre manifesti una malattia infettiva, possono sorgere dei
dubbi se continuare ad allattare possa mettere a rischio il bambino di contrarre l’infezione. La
questione va valutata in base a elementi come, da una parte, la gravità della malattia, il fatto che la
madre sia in fase acuta o portatrice sana, la trasmissibilità attraverso il latte materno e, dall’altra
parte, l’età e lo stato di salute del bambino, la possibilità di proteggerlo in altri modi, il fatto che egli
sia già stato o meno a contatto con l’agente infettivo. Il tutto tenendo sempre presente che il latte
materno rappresenta la fonte primaria di protezione immunologica.
Problemi anatomici. Un seno con capezzolo introflesso o malformazioni del neonato, come la
palatoschisi, richiedono un aiuto per poter allattare. Tuttavia l’allattamento non è impossibile, con
appositi accorgimenti. Infine, il seno piccolo non è un ostacolo all’allattamento, e spesso anche in
caso di chirurgia al seno si può allattare.

CALCOLO DELLA RAZIONE ALIMENTARE


Nell’allattamento al seno solitamente si evitano schemi rigidi alimentare, ora più che mai si è del
parere di allattare a richiesta.
Come indirizzo orientativo, a cui invece l’allatamento artificiale deve attenersi, il numero dei pasti
potrà essere:
6 pasti nel primo trimestre
5 pasti dal terzo al sesto mese
4 pasti dopo i 6 mesi

Nella prima settimana si somministrano 7 pasti e la quantità di latte, secondo la regola du


Finkelstein, corrisponde per ogni pasto a tante decine di grammi quanti sono i giorni di vita
meno uno. Ad esempio, per un neonato di 5 giorni 40 gr di latte per pasto.
Nel periodo successivo, per calcolare la razione di latte quotidiana, ci si basa su un quoziente
energetico del lattante di circa 100 calorie per ogni kg di peo corporeo.
Poiché 100 calorie sono fornite all’ incirca da 150 gr di latte, si moltiplica questa cifra per i kg
di peso. Ad esempio per un bambino di 5 kg il fabbisogno di latte sarà di 150 gr x 5 = 750 gr di
latte.

ALLATTAMENTO ARTIFICIALE
Allorquando, per una ragione qualsiasi, il lattante non possa beneficiare del latte materno, si è
obbligati a ricorrere a un alimento molto diverso qualitativamente e quantitativamente, il latte di
mucca. A causa della sua composizione il latte deve essere tagliato con dell'acqua per riportare a
concentrazioni naturali la caseina, i sali e i grassi e deve esserne corretto il contenuto di zuccheri. I
latti industriali si sono praticamente sostituiti al latte di mucca naturale a causa della loro comodità
d'impiego, della costanza della loro composizione, della loro asepsi e della loro migliore digeribilità.
Il latte è preparato con dell'acqua bollita o sterile (in bottiglia) contenuta in biberon con collo largo e
fondo piatto, che possono così essere rigorosamente puliti e sterilizzati e muniti dì tettarelle morbide
con un foro non troppo largo. Il biberon deve essere presentato quasi completamente rovesciato, in
modo che l'aria resti nella parte superiore del biberon. Le feci di un bambino nutrito artificialmente
sono diverse da quelle di un bambino nutrito al seno:
queste sono meno numerose, più dure, di un colore biancastro e di odore forte. La curva del peso del
lattante è soggetta a maggiori variazioni. Tra gli incidenti che possono sopravvenire in caso di
allattamento artificiale alcuni sono dovuti a una difettosa preparazione dei biberon (mancato rispetto
della corretta concentrazione delle sostanze nel latte e nell'acqua che viene aggiunta), altri, divenuti
più rari, possono manifestarsi quando non vengono osservate tutte le misure di asepsi al momento
del lavaggio dei biberon e delle tettarelle. Il neonato normale, di più di tre chili, prende sei pasti
dalla nascita all'età di tre mesi. Il passaggio a cinque avrà luogo verso i due o tre mesi, a quattro,
verso i sei o sette mesi.

ALLATTAMENTO MISTO
Associa l'allattamento materno all'allattamento artificiale. Il miglior metodo consiste nel completare
ogni poppata con un piccolo biberon contenente una quantità di latte che si determina pesando il
bambino dopo la poppata al seno. Questo metodo permette il mantenimento della lattazione. Un
altro metodo consiste nel sostituire integralmente una o più poppate con un biberon, cominciando
col sostituire quella della sera, poi quella che precede il pasto di mezzogiorno.
Questo metodo porta rapidamente all'esaurirsi della secrezione lattea materna: è utilizzato nel caso
in cui la madre non voglia più allattare il suo bambino o al momento dello svezzamento. E il latte
secco parzialmente scremato che dà i migliori risultati nell'allattamento misto.
L'attuale legislazione cerca di favorire l'allattamento materno. Accorda dei premi d'allattamento
riservando dei momenti liberi per le poppate durante l'orario lavorativo.
LE CURVE DI CRESCITA
Sono tabelle distinte per sesso che valutano il ritmo di crescita di un bambino; le modifiche di
peso, altezza e circonferenza del cranio vengono riportate in grafici detti "centili", la lettura
progressiva dei dati ottenuti permette di valutare se la crescita del bambino procede
regolarmente. Più un bambino si avvicina al 50 ° percentile per peso, altezza, circ. cranica ,
più si avvicina alla "media" dei bambini.
La velocità di crescita dopo il primo anno rallenta anche se ogni bambino ha comunque il suo
ritmo e la sua evoluzione. La velocità con cui si cresce è programmata dalla nascita,
geneticamente, e non è uguale per tutti. E' molto più importante che l'accrescimento sia
regolare piuttosto che veloce.
NON SI CRESCE PIU' IN FRETTA SE SI MANGIA DI PIU'!
Un bambino cresce lentamente non perché mangi poco, ma mangia poco perché la sua
crescita è lenta. Se un bambino è sano e mangia poco è perché mangia ragionevolmente
seguendo i suoi bisogni reali e la sua velocità di crescita.
BIBLIOGRAFIA

LETTERARTURA ITALIANA storia autori testi


De Caprio- Giovanardi Einaudi scuola editore

PROFILO STORICO DELLA LETTERATURA ITALIANA


Ferroni Einaudi scuola editore

LA LINEA DEL TEMPO


Marchioro Zanichelli editore

GEOGRAFIE DELLA STORIA


Aruffo-Adagio-Marri-Ostoni-Pirola-Urso Cappelli editore

PERSONALITA’ E EDUCAZIONE
Fontana Il Mulino editore

PSICOOLOGIA
Galimberti Garzanti editore

IGIENE E MEDICINA SOCIALE


Di Aichelburg Sei editore

EDUCAZIONE MOTORIA DI BASE


Enciclopedia italiana Treccani

THE NEW CAMBRIDGE ENGLISH COURSE


Swan-Walter

DISPENSE FORNITE DA STUDIA E LAVORA