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Carico di incendio e reazione al fuoco Memo - 1

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Carico di incendio Quando parliamo di materiale combustibile possiamo avere del materiale
molto diverso ed in particolare puo’ essere diverso il grado di infiammabilità’.

Quindi parlare di combustibile in senso lato e’ molto impreciso: stiamo


parlando di un materiale che partecipa alla reazione di combustione, ma con
gradi di infiammabilita’ diversi e quindi risultati diversi in termini di
combustione.

Questa proprieta’ e’ espressa dal concetto di carico di incendio.

Concetto espresso da questa formula:

CI = peso in kg del materiale x PCI / PCI legno

Dove:
CI Carico di incendio
PCI potere calorifico inferiore materiale
PCI legno potere calorifico inferiore legno

Il valore che si ottiene e’ l’equivalente in legno per ottenere un effetto analogo


in termini di combustione e esprime in kg/mq.

Vale a dire che si otterrebbe lo stesso effetto bruciando questa quantità’ di


legno.

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Importanza del parametro Questo parametro e’ particolarmente importante perche’ ci permette:

- di comparare materiali diversi con grado di infiammabilita’ diversa


- Di applicare dei limiti alla quantita’ di materiale infiammabile conservabile o
stoccabile in una specifica situazione

Abbiamo visto quanto sia importante lo stoccaggio di materiale infiammabile


per il rischio di incendio e quindi quanto puo’ essere importante questo
parametro.

Nelle scuole la normativa fissa un carico di incendio massimo di 30 kg/mq.

Applicando questo parametro si cancella un luogo comune: molto spesso si


ritiene che le scuole abbiano un elevato carico di incendio.
In realta’ si scopre che in moltissimi casi questo non e’ vero.

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Limiti del parametro Nell’uso di questo criterio si scopre comunque un limite.

Questo e’ legato al fatto che per avvenire la combustione richiede una


condizione: che combustibile e comburente siano a contatto diretto.

Se questa condizione non si verifica la combustione non avviene.

pensiamo a un blocco di legno che abbia un determinato peso e


all’equivalente peso di legno sotto forma di rametti.

E’ ovvio che nel secondo caso la combustione avverra’ in modo molto piu’
vivace e rapido.

La parte di combustibile non a contatto con l’aria, e quindi con il comburente,


non partecipa alla combustione.

Quindi un elemento essenziale, fondamentale, e’ la superficie del combustibile


direttamente a contatto con l’ossigeno dell’aria: tanto piu’ questa e’ estesa
tanto piu’ la combustione sarà vivace e viceversa.

Questa variabile non e’ considerata all’interno del parametro del carico di


incendio.

Quindi potremmo avere un carico di incendio uguale, lo stesso quantitativo di


legno, un blocco di legno nel primo caso, l’equivalente in rametti nel secondo,
che producono una combustione molto diversa pur avendo lo stesso carico
di incendio, ma variando la superficie di contatto.

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Rischi legati all’elevato carico di E’ ovvio che una situazione con un elevato carico di incendio rappresenti un
incendio rischio, che potrebbe anche essere particolarmente elevato.

Le azioni possibili per ridurre il rischio:


- eliminazione del carico di incendio con la eliminazione del materiale: il
materiale viene eliminato perche’ non ci sono ragioni per avere uno
stoccaggio cosi’ elevato, soluzioni di gestione del magazzino just in time,
eliminazione di pratiche che portino ad un accumulo di materiale. Il
materiale viene sostituito con materiale non infiammabile e quindi il
problema viene risolto radicalmente alla base;
- Stoccaggio all’interno di strutture con resistenza al fuoco;
- Riduzione delle quantita’ stoccate;

Laddove questo non sia possibile, perchè il materiale non puo’ essere
sostituito oppure la quantita’ non puo’ scendere al di sotto di un certo livello si
utilizzano delle soluzioni alternative:
- stoccaggio in strutture resistenti al fuoco;
- Adozione di soluzioni tecniche per ridurre il rischio di incendio: rilevatori di
incendio, impianti di spegnimento automatico;
- Soluzioni procedurali: il materiale viene gestito con delle procedure
particolari che servono a questo scopo: pensiamo allo scarico di materiale
infiammabile che viene effettuato bloccando le altre attivita’
contemporanee, e quindi riducendo fortemente il rischio di innesco.

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Criticita’ delle aree all’interno di un All’interno di un edificio le diverse aree hanno una criticità molto diversa, e
edificio questo incide sulla collocazione del carico di incendio.

I criteri con cui si misura la criticità sono:


- la contiguità di materiali o situazioni che possano essere carico di incendio
e fonti di innesco;
- La collocazione dei carichi d’incendio all’interno dell’edificio ed in
particolare della sovrapposizione o coincidenza con le vie di uscita.

E’ evidente che la collocazione del carico di incendio sulla via di uscita, pone
un problema particolare: laddove una fonte di innesco, anche accidentale
provocasse un incendio, abbiamo il blocco o la difficolta’ di utilizzo di una via
di uscita.
Ovviamente la conseguenza puo’ essere molto problematica, quale
l’impossibilita’ di utilizzare questa via di uscita.

E’ un aspetto che va previsto ed ovviamente evitato.

Un secondo aspetto, particolarmente critico si verifica quando questo


stoccaggio avvenga all’interno di strutture di uscita protette: corridoi di uscita
e scale protette o a prova di fumo.

E’ ovviamente un totale paradosso:


- proteggiamo una struttura come una scala o un passaggio per preservarla
e renderla utilizzabile anche in caso di incendio;
- Poi andiamo a collocare al suo interno del materiale che costituisce carico
di incendio e potrebbe quindi alimentarlo.

Un ultimo elemento a cui dedicare particolare attenzione:


L’apertura delle porte taglia fuoco: queste strutture sono realizzate per
proteggere dal fuoco e quindi quando sono bloccate in apertura le
WTD neutralizziamo, impedendo di svolgere la loro funzione quando si rivelasse
necessario.
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Reazione al fuoco Grado di partecipazione di un materiale combustibile al fuoco al quale è


sottoposto. In relazione a ciò i materiali sono assegnati (Circolare n. 12 del 17
maggio 1980 del Ministero dell'inter- no) alle classi 0, 1, 2, 3, 4, 5 con
l'aumentare della loro partecipazione alla combustione; quelli di classe 0 sono
non combustibili. (punto 1.10 DM 30/11/83 Termini, definizioni generali e
simboli grafici di prevenzione incendi)

Questa definizione si applica a materiali di rivestimento e di arredo che


vengono utilizzati all’interno degli edifici.

Una prima differenza molto importante:


- quando parliamo di resistenza al fuoco, parliamo sempre di materiali non
combustibili;
- Quando parliamo di reazione al fuoco parliamo sia di materiali combustibili
che non combustibili.

Abbassando il grado di reazione al fuoco si riduce la velocità di propagazione


dell’incendio.
- si rallenta l’espansione dell’incendio, che potrebbe investire altri
materiali;
- aumentano i tempi che permettono l’evacuazione prima che si arrivi
al flash over.

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Classificazione dei materiali nelle classi Nella classificazione italiana abbiamo:
di reazione al fuoco - Classe 0 materiali incombustibili
- Classe 1 materiali combustibili non infiammabili
- Classe 2 materiali combustibili difficilmente infiammabili
- Classe 3 materiali combustibili infiammabili
- Classe 4 materiali combustibili facilmente infiammabili
- Classe 5 materiali combustibili estremamente infiammabili

Ad alcuni materiali e’ attribuita la classe di reazione 0


- materiali da costruzione, compatti o espansi a base di ossidi
metallici (ossido di calcio, magnesio, silicio, alluminio ed altri) o di composti
inorganici (carbonati, solfati, silicati di calcio e altri) privi di legamenti
organici;
-  materiali isolanti a base di fibre minerali (di roccia, di vetro,
ceramiche ed altre) privi di legamenti organici; (DM 14/1/85)
-  materiali costituiti da metalli con o senza finitura superficiale a

Classificazione europea dei materiali Nella classificazione europea i materiali sono classificati secondo le
nelle classi di reazione al fuoco euroclassi:
- A1 incombustibili
- A2, B, C, D, E, F: queste categorie hanno combustibilità crescente

Nella classificazione vengono considerati anche i fumi ed il gocciolamento


prodotti dalla combustione.
- sono indicati con le sigle: s (smoke)
- e d per drops
Con una classificazione che va da 1 a 3 a seconda dell’importanza.

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Comparazione fra classi di reazione al Anche se non e’ possibile una comparazione diretta fra classificazione
fuoco italiane e quelle europee Italiana e quella europea, con il DM 15/3/2005 e’ stata introdotta una
tabella che compara le due classificazioni

Come gia’ indicato prima i materiali nella classe A sono incombustibili,


mentre i prodotti non classificati vengono automaticamente inseriti nella
classe F.

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Applicazione pratica di questo principio All’interno di una scuola il principio si applica praticamente cercando di
ridurre il materiale di rivestimento, fra cui possiamo distinguere:
- il materiale che fa parte dell’edificio, rivestimenti delle pareti, pavimenti,
ecc.
- I materiali di rivestimento che vengono installati dal personale della scuola:
poster, rivestimenti ed altro materiale.

Entrambi vengono considerati all’interno del documento di valutazione dei


rischi ed indicati come non conformità qualora sia evidente o vi sia la
possibilita’ che il materiale non rispetti i requisiti di reazione al fuoco.

In particolare nei corsi di formazione si insiste sempre sul fatto che materiali
di rivestimento o di arredo, quali: tappeti, rivestimenti dei muri, tende ecc.
rispettino le regole di reazione al fuoco che queste caratteristiche siano
verificate al momento della loro posa in opera.

I due parametri di cui abbiamo parlato: carico di incendio e reazione al


fuoco, sono profondamente diversi e si riferiscono a materiali molto diversi,
ma hanno un punto in comune: diventano più stringenti e maggiormente
critici se riguardano le vie di deflusso e le vie di fuga.

Questo viene ulteriormente ribadito dalla tabella che alleghiamo in cui


vengono comparati in differenti situazioni i requisiti di reazione al fuoco:

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