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Corso antincendio a medio rischio - 2 Memo - 1

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Concetti fondamentali antincendio Nella prima parte abbiamo individuato alcuni concetti fondamentali
dell’antincendio ed abbiamo poi considerato:
- carico di incendio
- Resistenza al fuoco

In questa parte affronteremo i concetti di:


- Reazione al fuoco
- Capacita’ di deflusso.

Nella terza parte affronteremo, altri concetti e parametri legati alla


combustione oltre ai sistemi di estinzione.

Reazione al fuoco Grado di partecipazione di un materiale combustibile al fuoco al quale è


sottoposto. In relazione a ciò i materiali sono assegnati (Circolare n. 12 del 17
maggio 1980 del Ministero dell'inter- no) alle classi 0, 1, 2, 3, 4, 5 con
l'aumentare della loro partecipazione alla combustione; quelli di classe 0 sono
non combustibili. (punto 1.10 DM 30/11/83 Termini, definizioni generali e
simboli grafici di prevenzione incendi)

Questa definizione si applica a materiali di rivestimento e di arredo che


vengono utilizzati all’interno degli edifici.

Una prima differenza molto importante:


- quando parliamo di resistenza al fuoco, parliamo sempre di materiali non
combustibili;
WTD - Quando parliamo di reazione al fuoco parliamo sia di materiali combustibili
che non combustibili.
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Abbassando il grado di reazione al fuoco si riduce la velocità di propagazione
dell’incendio.
- si rallenta l’espansione dell’incendio, che potrebbe investire altri
materiali;
- aumentano i tempi che permettono l’evacuazione prima che si arrivi
al flash over.

Classificazione dei materiali nelle classi Nella classificazione italiana abbiamo:


di reazione al fuoco - Classe 0 materiali incombustibili
- Classe 1 materiali combustibili non infiammabili
- Classe 2 materiali combustibili difficilmente infiammabili
- Classe 3 materiali combustibili infiammabili
- Classe 4 materiali combustibili facilmente infiammabili
- Classe 5 materiali combustibili estremamente infiammabili

Ad alcuni materiali e’ attribuita la classe di reazione 0


- materiali da costruzione, compatti o espansi a base di ossidi metallici
(ossido di calcio, magnesio, silicio, alluminio ed altri) o di composti inorganici
(carbonati, solfati, silicati di calcio e altri) privi di legamenti organici;
-  materiali isolanti a base di fibre minerali (di roccia, di vetro, ceramiche
ed altre) privi di legamenti organici; (DM 14/1/85)
-  materiali costituiti da metalli con o senza finitura superficiale a base
inorganica.

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Classificazione europea dei materiali Nella classificazione europea i materiali sono classificati secondo le
nelle classi di reazione al fuoco euroclassi:
- A1 incombustibili
- A2, B, C, D, E, F: queste categorie hanno combustibilità crescente

Nella classificazione vengono considerati anche i fumi ed il gocciolamento


prodotti dalla combustione.
- sono indicati con le sigle: s (smoke)
- e d per drops
Con una classificazione che va da 1 a 3 a seconda dell’importanza.

Comparazione fra classi di reazione al Anche se non e’ possibile una comparazione diretta fra classificazione
fuoco italiane e quelle europee Italiana e quella europea, con il DM 15/3/2005 e’ stata introdotta una
tabella che compara le due classificazioni

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Come gia’ indicato prima i materiali nella classe A sono incombustibili,


mentre i prodotti non classificati vengono automaticamente inseriti nella
classe F.

Applicazione pratica di questo principio All’interno di una scuola il principio si applica praticamente cercando di
ridurre il materiale di rivestimento, fra cui possiamo distinguere:
- il materiale che fa parte dell’edificio, rivestimenti delle pareti, pavimenti,
ecc.
- I materiali di rivestimento che vengono installati dal personale della
scuola: poster, rivestimenti ed altro materiale.

Entrambi vengono considerati all’interno del documento di valutazione dei


rischi ed indicati come non conformità qualora sia evidente o vi sia la
possibilita’ che il materiale non rispetti i requisiti di reazione al fuoco.

In particolare nei corsi di formazione si insiste sempre sul fatto che


materiali di rivestimento o di arredo, quali: tappeti, rivestimenti dei muri,
tende ecc. rispettino le regole di reazione al fuoco che queste
caratteristiche siano verificate al momento della loro posa in opera.

I due parametri di cui abbiamo parlato: carico di incendio e reazione al


fuoco, sono profondamente diversi e si riferiscono a materiali molto diversi,
ma hanno un punto in comune: diventano più stringenti e maggiormente
critici se riguardano le vie di deflusso e le vie di fuga.

Questo viene ulteriormente ribadito dalla tabella che alleghiamo in cui


vengono comparati in differenti situazioni i requisiti di reazione al fuoco:

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Capacita’ di deflusso Vediamo adesso il secondo criterio.


La capacita’ di deflusso: definita come il rapporto fra l’affollamento di una
struttura e il numero delle uscite necessarie per garantire l’uscita sicura.

Definizione delle uscite Come possiamo definire e quantificare le uscite:


- ovviamente in termini di larghezza disponibile, e questa larghezza viene
espressa in moduli;
3.6 - Modulo di uscita
- E’ l’unita’ di misura con cui vengono misurate le uscite. Il «modulo uno»,
di 60 cm, esprime la larghezza media occupata da una persona. (punto
3.6 del D.M. 30 novembre 1983 - Termini, definizioni generali e simboli
grafici di prevenzione incendi)
- Per conteggiare i moduli dobbiamo misurare la larghezza di ogni singola
uscita, dividere per 60 ed arrotondare il risultato per difetto.

- La normativa sulle scuole prevede che la larghezza minima delle uscite sia
di due moduli (punto 5.3 DM 26/8/92 - Norme di prevenzione incendi per
l’edilizia scolastica) e che per ogni piano ci siano almeno due uscite in
punti ragionevolmente contrapposti. (punto 5.6)
- La normativa piu’ generale, applicabile non solo alle scuole, prevede che
debbano essere alte almeno 200 cm. (punto 3.12 del DM 30/11/1983 -
Termini, definizioni generali e simboli grafici di prevenzione incendi)

La capacita’ di deflusso e’ definita dalle norme, nel caso della scuola, e’ 60


per modulo: questo significa che attraverso un modulo, possono uscire al
massimo 60 persone (punto 5.1 del DM 26/8/92 citato sopra).

Quindi se il numero di persone che possono uscire da un modulo e’ definito


WTD dalla legge, quello che possiamo fare e’:
- modificare il numero di moduli (agire sulle uscite)
- Modificare l’affollamento (agire sul numero di persone)
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Limite di affollamento e valore normale Il criterio della capacita’ di deflusso ci fissa un limite all’interno del quale
dobbiamo rimanere: dato l’affollamento dobbiamo avere almeno questi
moduli di uscita.

E’ evidente che qualsiasi sistema o meccanismo andra’ sempre gestito ad un


valore inferiore a quello limite. Quindi dobbiamo definire un valore inferiore.

Come calcolare il valore normale Il punto di partenza sara’ rilevare l’affollamento effettivo massimo, cioe’ qual’è
l’affollamento che si puo’ verificare nella situazione peggiore (worst case).

L’affollamento complessivo del settore andrà confrontato con la capacità delle


uscite che servono questa area.

Per essere corretto l’affollamento massimo dovra’ essere all’interno di quello


definito dalla capacita’ di deflusso e lasciare un margine di sicurezza.
Sulla base della nostra esperienza crediamo che questo margine non debba
scendere al di sotto del 20%.

Facciamo un esempio, con un piano di una scuola medio/grande:

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Piano della scuola

Individuazione delle vie e dei moduli di


uscita

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Flussi di uscita dato l’affollamento

Abbiamo individuato le cinque scale (uscite di piano), la loro


capacita’ (quante persone possono evacuare), quanti locali possano
utilizzare ogni singola scala in base alla distanza ed alla sua capacita’.
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WTD Dettaglio dell’utilizzo delle varie uscite


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Quindi come avete visto:


- sono state individuate le uscite (scale di sicurezza e scale protette)
- Sono stati definiti gli affollamenti dei locali
- Per ogni uscita sono stati individuati i locali che utilizzavano quell’uscita
- E’ stata verificata la compatibilita’ fra i moduli di uscita e le persone che
utilizzavano quell’uscita, con dei rapporti soddisfacenti: nel caso
peggiore, quello dell’aula magna, 100 persone su due moduli di uscita.
- Quindi anche in questo caso siamo riusciti a rimanere all’interno di quel
margine di tolleranza del 20%.

Le uscite e le porte delle aule Il discorso fatto sin qui vale per le sale riunioni, o più in generale per i locali in
cui si svolge una attività collettiva, e per le uscite di piano.

L’uscita diretta, di almeno due moduli di larghezza, e’ richiesta, per le scuole


oltre le 100 persone, per le sale riunione e per i refettori. (punto 5.6 DM
26/8/92)

Non e’ immediatamente applicabile alle singole aule.


Possiamo avere aule che dispongono di uscita diretta all’esterno, ma in
moltissimi casi questo non avviene.

L’obbligo e’ di avere una porta, larga almeno 120 cm (due moduli), quando il
numero massimo di persone e’ superiore a 25, ed in questo caso la porta si
deve aprire nel senso di uscita.
L’affollamento delle aule viene considerato di 26 persone (punto 5.0 DM
26/8/92)
Le scuole costruite o utilizzate prima del 27/11/1994 possono avere porte di
dimensione inferiore e non devono essere adeguate. (punto 5.6 DM 26/8/92)
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Un affollamento maggiore di 26 e’ possibile sotto la responsabilità del
dirigente scolastico, ove comunque non vada contro un criterio di sicurezza.
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Quindi aule con porta da 120 cm. apribile nel senso dell’uscita: 26 persone,
eventualmente aumentabili con assunzione di responsabilità da parte del
dirigente.

Aule con porta inferiore a 120 cm. o con apertura all’interno: 25 persone.

Va notato come si parli sempre di persone e non di ragazzi, quindi gli


insegnanti vanno inclusi in questo conto.

La scelta fra i due criteri: capacita’ di Come abbiamo visto fin qui abbiamo due criteri di affollamento che,
deflusso e spazio effettivo basandosi su criteri diversi, porteranno inevitabilmente a due risultati diversi.
Dobbiamo quindi capire quale deve essere il criterio su cui basarci.

Normalmente il criterio basato sull’affollamento effettivo ci pone vincoli


maggiori, perché come buona pratica un edificio viene progettato con una
eccedenza di uscite.

In ogni caso il criterio che dobbiamo assumere come discrimine e’ quello che
ci vincola ad un affollamento minore.

Criteri base per il piano di emergenza Nel momento in cui si deve redigere il piano di emergenza di una struttura
bisogna basarsi su alcuni dati di fondo:
- il modo in cui e’ questa e’ organizzata e sulla sua conformazione;
- Le caratteristiche delle persone che sono all’interno della struttura, per gli
effetti che questo potrebbe avere sul modo in cui interpretano il piano di
emergenza: mobilita’ limitata, la loro reazione nel caso si verificasse uno
degli eventi, ecc.;
- La lunghezza e le caratteristiche dei percorsi di uscita per raggiungere il
WTD luogo sicuro;
- La disponibilità delle uscite di emergenza e la loro capacita’ (numero di
moduli di uscita);
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Importanza del criterio della capacità di Il criterio della capacita’ di deflusso e’ fondamentale nella gestione di un
deflusso evento che sarà estremamente raro, che la maggior parte di noi non si e’ mai
trovata a gestire, ma che dobbiamo comunque tenere sempre presente: la
possibilità che si verifichi una situazione di emergenza.

Se questo criterio viene rispettato, saremo sempre in grado di metterci in


sicurezza correttamente e di gestire senza problemi particolari situazioni di
emergenza che comunque non possiamo escludere.

Se invece accadesse il contrario si potrebbero verificare degli affollamenti


eccessivi sulle uscite con difficoltà, o nel caso peggiore, l’impossibilità, di
mettersi in sicurezza.

Per ogni questione o domanda relativa ai contenuti di questo modulo di formazione vi chiediamo di inviare una e-mail all’indirizzo
training.wtd@gmail.com

https://login.filesanywhere.com/Forms/Viewform.aspx?Formkey=XBY6UNIGV2FIDRFAWK23D313MPQ3243C
Link per rispondere al questionario

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