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Corso antincendio a medio rischio - 1 Memo - 1

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Corso antincendio a medio rischio


L’obbligo deriva da quanto previsto dal D lgs 81/08 a carico del datore di
lavoro sulla gestione delle situazioni di emergenza.

h)  adottare le misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di


emergenza e dare istruzioni affinché i lavoratori, in caso di pericolo grave,
immediato ed inevitabile, abbandonino il posto di lavoro o la zona pericolosa;
(art. 18 punto 1 h))

Chi individua gli addetti antincendio Il D lgs 81/08 prevede che il datore di lavoro individui all’interno del
personale degli addetti antincendio e per la gestione delle situazioni di
emergenza e degli addetti primo soccorso

b) designare preventivamente i lavoratori incaricati dell’attuazione delle


misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi
di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo
soccorso e, comunque, di gestione dell’emergenza;
Art. 18 punto 1 b)

Il datore di lavoro dopo aver individuato con nomina formale gli addetti
antincendio deve provvedere alla loro formazione.
La durata della formazione dipende dal livello di rischio di incendio in cui
viene classificata l’attivita’.

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Classificazione del rischio di incendio Attivita’ a basso rischio di incendio


Attivita’ a basso rischio - Scuole: con un affollamento inferiore alle 100 persone (DPR 151/2001,
allegato I, punto 67)

Attivita’ a medio rischio Attivita’ a medio rischio di incendio


- Scuole: con un affollamento superiore alle 100 persone ed inferiore alle
1000 (DPR 151/2001, allegato I, punto 67)
- Strutture sanitarie che erogano prestazioni in regime di ricovero
ospedaliero e/o residenziale a ciclo continuativo e/o diurno, case di
riposo per anziani con oltre 25 posti letto; (DPR 151/2001, allegato I,
punto 68)
- Aziende ed uffici con oltre 300 persone presenti (DPR 151/2001, allegato
I, punto 71)
- Impianti per la produzione di calore alimentati a combustibile solido,
liquido o gassoso con potenzialità superiore a 116 kW (DPR 151/2001,
allegato I, punto 74)
- Autorimesse pubbliche e private, parcheggi pluripiano e meccanizzati di
superficie complessiva coperta superiore a 300 m2; (DPR 151/2001,
allegato I, punto 75)

Attivita’ a rischio elevato Attivita’ a rischio elevato


- scuole di ogni ordine e grado con oltre 1000 persone presenti;
(DM 10/3/98 allegato IX)

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Durata dei corsi antincendio ed attestato In funzione della classificazione del rischio di incendio il corso puo’ essere di tre
di idoneita’ tecnica tipi:
- a rischio basso con una durata di quattro ore
- A rischio medio con una durata di otto ore
- A rischio elevato con una durata di sedici ore
(DM 10/3/98 allegato IX)

Alcune attivita’ hanno anche l’obbligo di acquisire l’attestato di idoneità tecnica


con esame presso il Comando VVF:
l) ospedali, case di cura e case di ricovero per anziani;
m) scuole di ogni ordine e grado con oltre 300 persone presenti;
(DM 10/3/98 allegato X)

Gli addetti delle attivita’ che rientrano in questa categoria lo segnaleranno nel
questionario di verifica)

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Incendio / combustione ed elementi Un incendio e’ una reazione di combustione.
della combustione
La combustione e’ una reazione con tre elementi, chiamati anche triangolo della
combustione:

- combustibile, il materiale che alimenta la combustione


- Comburente, l’ossigeno dell’aria
- Innesco, la fonte di energia che fa partire la reazione di combustione

Priorita’ con cui considerare gli elementi In realta’ gli elementi su cui bisogna concentrarsi sono combustibile ed innesco.
Nella quasi totalità delle situazioni di lavoro il comburente lo possiamo dare per
scontato (se si escludono situazioni estremamente particolari come un serbatoio
o un cunicolo).

In particolare dobbiamo dedicare attenzione al combustibile: quando il


combustibile sia rilevante, sia per quantita’ che per infiammabilità, siamo in una
situazione rischiosa.
Infatti in queste situazioni sarebbe sempre possibile che un innesco, anche
accidentale, faccia precipitare la situazione e provochi un incendio.
L’opposto non e’ cosi’ vero: in una situazione in cui non ci sia del materiale
infiammabile la presenza di innesco, di per se’, non puo’ produrre problemi.
Quindi molta attenzione dovra’ essere prestata quando la quantita’ di materiale
stoccato sia rilevante.

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Struttura del corso Il corso e’ articolato in tre parti:
1) parte teorica - concetti fondamentali antincendio
2) Gestione dell’emergenza e piano di emergenza
3) Parte pratica - uso dell’estintore

1. Carico di incendio
Concetti fondamentali antincendio Resistenza al fuoco
Reazione al fuoco
Temperatura di infiammabilità
Flash point e grafico dell’incendio
Capacita’ di deflusso

Carico di incendio Finora abbiamo parlato di combustibile in senso lato.

Ovviamente il combustibile puo’ essere di tipo molto diverso ed in particolare


ciò che lo differenzia e’ l’infiammabilita’ del materiale.

Quindi parlare di combustibile in senso lato e’ molto impreciso: stiamo


parlando di un materiale che partecipa alla reazione di combustione, ma con
gradi di infiammabilita’ diversi e quindi risultati diversi in termini di
combustione.

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Questa proprieta’ e’ espressa dal concetto di carico di incendio.

Concetto espresso da questa formula:

CI = peso in kg del materiale x PCI / PCI legno

Dove:
CI Carico di incendio
PCI potere calorifico inferiore materiale
PCI potere calorifico inferiore legno

Il valore che si ottiene e’ l’equivalente in legno per ottenere un effetto analogo in


termini di combustione e esprime in kg/mq.

Vale a dire che si otterrebbe lo stesso effetto bruciando questa quantità’ di


legno.

Importanza del parametro Questo parametro e’ particolarmente importante perche’ ci permette:

- di comparare materiali diversi con grado di infiammabilita’ diversa


- Di applicare dei limiti alla quantita’ di materiale infiammabile conservabile o
stoccabile in una specifica situazione

Abbiamo visto quanto sia importante lo stoccaggio di materiale infiammabile


per il rischio di incendio e quindi quanto puo’ essere importante questo
parametro.

Nelle scuole la normativa fissa un carico di incendio massimo di 30 kg/mq.

Applicando questo parametro si cancella un luogo comune: molto spesso si


ritiene che le scuole abbiano un elevato carico di incendio.
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In realta’ si scopre che in moltissimi casi questo non e’ vero.
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Limiti del parametro Nell’uso di questo criterio si scopre comunque un limite.

Questo e’ legato al fatto che per avvenire la combustione richiede una


condizione: che combustibile e comburente siano a contatto diretto.

Se questa condizione non si verifica la combustione non avviene.

pensiamo a un blocco di legno che abbia un determinato peso e


all’equivalente peso di legno sotto forma di rametti.

E’ ovvio che nel secondo caso la combustione avverra’ in modo molto piu’
vivace e rapido.

La parte di combustibile non a contatto con l’aria, e quindi con il comburente,


non partecipa alla combustione.

Quindi un elemento essenziale, fondamentale, e’ la superficie del combustibile


direttamente a contatto con l’ossigeno dell’aria: tanto piu’ questa e’ estesa
tanto piu’ la combustione sarà vivace e viceversa.

Questa variabile non e’ considerata all’interno del parametro del carico di


incendio.

Quindi potremmo avere un carico di incendio uguale, lo stesso quantitativo di


legno, un blocco di legno nel primo caso, l’equivalente in rametti nel secondo,
che producono una combustione molto diversa pur avendo lo stesso carico
di incendio, ma variando la superficie di contatto.

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Resistenza al fuoco La resistenza al fuoco e’ la caratteristica di una struttura fisica: muro,


separazione, di resistere all’azione dell’incendio che si sviluppa su un suo lato
e di non lasciare passare gli effetti sul lato opposto.

Questa caratteristica e’ indicata con la sigla REI seguita da un numero che


indica il numero di minuti per cui la struttura e’ testata per resistere: e in
questo modo impedire che gli effetti dell’incendio passino dall’altra parte.

La sigla REI indica tre caratteristiche:


Resistenza R - attitudine a conservare la resistenza meccanica sotto l’azione
del fuoco

Ermeticita’ E - attitudine a non lasciar passare né produrre fiamme, vapori o


gas caldi sul lato non esposto;

Isolamento termico I: attitudine a ridurre la trasmissione del calore.

Queste strutture sono costituite da elementi visibili, quali le porte e gli infissi
(sui quali normalmente c’e’ un’etichetta con la classificazione REI) e elementi,
che apparentemente, in molti casi, non appaiono diversi dall’ordinario, quali i
muri.
Le strutture suddividono e proteggono l’edificio o sue parti dagli effetti
dell’incendio.

Le strutture REI si possono anche definire con il termine tagliafuoco.

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Dove collocare le strutture REI La struttura REI puo’ essere collocata all’interno di un edificio in differenti
casi:

- per delimitare un locale con piu’ alto carico di incendio (magazzino,


deposito, archivio);
- Per delimitare un locale con un rischio di innesco piu’ alto (cucina,
centrale termica, caldaia);
In questi casi la struttura taglia fuoco separa due locali o parti di edificio, che
hanno un rischio di incendio diverso (una struttura con rischio maggiore
rispetto a una con un rischio piu’ basso).

Per proteggere una via di uscita: nella maggiore parte dei casi queste vie di
uscita sono strutture verticali all’interno di un’edificio: vani scale.
Possono comunque essere utilizzate anche per delimitare strutture
orizzontali, quali corridoi e passaggi e renderle piu’ sicure.

Nella protezione delle vie verticali, c’e’ un particolare da considerare con


attenzione: una struttura verticale all’interno di un edificio, diventa facilmente
un camino, un punto che il fumo, muovendosi verso l’alto, utilizza per
uscire.

Quindi avremmo, senza protezione, la coincidenza fra la via di uscita e il


camino con le conseguenze facilmente immaginabili.

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C’e’ un ultimo caso in cui la struttura REI non separa due strutture con
rischio di incendio diverso: quando la separazione REI suddivida un edificio
di grandi dimensioni in compartimenti piu’ piccoli.

In questo caso l’eventuale sviluppo di un incendio all’interno di un


compartimento non si espande automaticamente al resto dell’edificio ma
resta confinato all’interno del compartimento nel quale si e’ sviluppato.

Ogni singolo compartimento disporra’ delle proprie vie di uscita, ma la


compartimentazione crea un altro effetto positivo: ogni compartimento
diverra’ luogo sicuro per i compartimenti vicini.

Se si sviluppa un incendio in un compartimento, potro’ rifugiarmi nel


compartimento vicino e li’ restare in sicurezza almeno per un tempo minimo:
risorsa particolamente importante per persone con ridotta mobilita’ che
potrebbero avere problemi ad utilizzare le scale (sj pensi ad ospedali e case
di riposo).

Nel caso di un compartimento REI 60, questo tempo e’ un’ora.

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Questo ci porta ad un’altra considerazione:


- le strutture REI all’interno di un edificio hanno ovviamente delle porte che
normalmente sono provviste di meccanismi di auto chiusura per evitare
che in una situazione di emergenza restino aperte e vanifichino di fatto la
loro funzione.
- In alcuni casi, non molto frequenti disgraziatamente, le strutture REI
hanno delle elettrocalamite che tengono aperte le porte in una situazione
ordinaria, mentre in emergenza si sganciano e permettono alla porta di
richiudersi. Questi dispositivi per poter funzionare devono avere un
impianto di rilevazione di fumo/calore.
- Dove non esistano questi meccanismi accade che le porte REI vengano
bloccate in apertura, per permettere il passaggio piu’ agevole.
- Tuttavia l’uso di questo accorgimento:
- E’ vietato e puo’ portare a sanzioni in caso di controllo;
- E’ pericoloso perche’ in caso di incendio la struttura REI e’ stata
vanificata e gli effetti dell’incendio si estenderanno anche a quelle parti
dell’edificio che dovevano essere protette.
E’ un comportamento PERICOLOSO che deve sempre essere EVITATO.

Per ogni questione o domanda relativa ai contenuti di questo modulo di formazione vi chiediamo di inviare una e-mail all’indirizzo
training.wtd@gmail.com

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