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In copertina:
Francisco Goya “Il sonno della ragione genera mostri”

Prima edizione Ottobre 2014

ISBN-13: 978-1502522252

ISBN-10: 150252225X

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Fausto Tufano
Gaetano Tufano

Critica della fede


Florilegio della miscredenza

Prefazione di Fausto e Gaetano Tufano


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Prefazione

Fin dalle prime osservazioni la nostra esperienza della


fenomenologia religiosa, soprattutto cristiana - ma che può
essere allargata per traslazione all’intera esperienza religiosa
dell’uomo - ci portava a ritenere la visione religiosa del mondo
derivante da primordiali necessità di interpretazione dei
fenomeni naturali. Interpretazioni che fatte qualche migliaio di
anni fa non potevano che essere acritiche e immaginifiche e di
conseguenza portare ad attribuire ad esseri deificati
(evemerismo) tutti gli accadimenti naturali altrimenti inspiegabili.

Ad un certo punto di questo percorso di ricerca vi fu però


un’importante svolta che pose le basi per un impegno quasi
morale nell’affermare le falsità che secondo noi potevano
essere ravvisate nella più diffusa religione monoteista: il
cristianesimo. Questa svolta avvenne quando a seguito di studi
storici dovemmo constatare le esigue, se non inesistenti,
conferme storiche dei fondamenti del cristianesimo, ovvero del
suo fondatore, di quel figlio dell’uomo che avrebbe dovuto
essere l’ipostasi, l’anello mancante tra Dio e l’uomo. La triste
evidenza che tali conferme storiche si perdono in una
imperscrutabile notte dei tempi, minate da più che giustificati
sospetti di interpolazione delle poche testimonianze, che
perlopiù diventano campo di battaglia per esegeti, ha
confermato il nostro iniziale scetticismo nella religione cristiana.
I romanzeschi e rocamboleschi ritrovamenti di antichi testi, poi
occultati, poi tendenzialmente mistificati, screditati o utilizzati a
proprio vantaggio, ci hanno delusi, di una delusione insanabile
perché, per il nostro modo di vedere, la verità non dovrebbe
temere altre verità, né tantomeno le bugie. Infine, duemila anni
di condotta della Chiesa, del dispiegarsi del “Corpo di Cristo”
nella Storia, ci hanno definitivamente persuasi della possibilità di
un disegno intenzionale della religione con il precipuo obiettivo
di essere un “Instrumentum regni”. E’ all’interno di questo
scenario che nasce questo libro di critica alla fede religiosa e al
cristianesimo in particolare. Uno scenario che è punto di arrivo,
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ma che non vuole essere definitivo, bensì spunto per ulteriori
analisi e ricerche.

La raccolta delle citazioni qui presentata vuole dunque


essere una sintesi delle nostre letture, delle nostre ricerche in
ambito storico e filosofico e rappresentata le diverse anime del
dissenso nei confronti della visione religiosa. Visione che in
definitiva, come già accennato, consideriamo un desueto modo
di rapportarsi con la realtà, che si contrappone in modo
perfettamente antitetico all’approccio che prediligiamo che è
quello di seguire l’unica strada secondo noi percorribile senza il
rischio di perdersi, quella della ragione. Le diverse anime
dell’ateismo con le quali ci imbatteremo mostrano un ricchissimo
ventaglio di ragioni di opposizione alle religioni. Vi si troverà dal
più banale anticlericalismo per motivi politici alle più sottili
argomentazioni filosofiche. Noi abbiamo voluto dare spazio a
tutte queste anime per mostrare da quanti differenti punti di
vista il fenomeno religioso può essere dibattuto e contestato. Va
osservato a tale proposito che non sempre sposiamo
interamente il pensiero espresso dall’autore.

Nel corso dei nostri approfondimenti su questi temi, la più


persistente delle impressioni maturate riguarda proprio questo
amplissimo ventaglio di motivazioni che nei diversi autori, nei
diversi periodi storici, sottendono alle posizioni dell’ateismo.
Posizioni talmente variegate che il termine stesso di ateismo
diventa stretto e inadeguato. Per restare in tema di citazioni, ci
viene in mente Noam Chomsky che alla domanda se crede o
meno in dio, risponde che davvero non sa cosa possa
significare una simile domanda. Essere atei significa essere
senza dio, ma in un’accezione negativa, affibbiata dai credenti a
coloro che non si riconoscono nelle loro credenze religiose per
qualsivoglia motivo. Noi oggi vorremmo ribaltare questa
posizione, perché riteniamo di non essere noi mancanti di
qualche cosa, ma pensiamo che siano i credenti ad avere
qualcosa di troppo: un ente di troppo per dirla con Guglielmo
d’Ockham. Un ente, oltretutto, che non sono in grado di
giustificare e che finisce per avere, al vaglio della ragione,
valenza meramente metafisica. In virtù di queste considerazioni

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auspicheremmo la coniazione di un neologismo che con
valenza positiva raccolga al suo interno tutti coloro che, non
credenti in alcunché di religioso, semplicemente si pongano
umilmente, ma con forza sotto la guida del lume della ragione.

Un’altra persistente impressione che talvolta ci è


spiaciuto di aver dovuto sperimentare è allorquando le diverse
anime dell’ateismo si ritrovino in contrasto fra di loro. Abbiamo
dovuto constatare in alcuni casi che la distanza che separa
differenti ateismi fra loro riesce ad essere maggiore di quella
che separa taluni ateismi da posizioni religiose non trincerate
all’interno della inespugnabile barriera della fede. In tal senso, e
solo in certi casi alcune espressioni dell’ateismo possono dar
luogo all’idea che anche l’ateismo possa essere una
convinzione acritica, quanto non addirittura una “credenza”, una
“religione”. Ed è questo un errore in cui bisogna evitare di
incorrere: sostituire una credenza con un'altra credenza. Il
superamento dell'istanza religiosa, della visione religiosa del
mondo deve costituire un passo verso la consapevolezza che si
sta abbandonando il senso dell’assoluto e della fede in esso, e
che l’alternativa che ci aspetta è, come dice Diderot, un
cammino in una “fitta foresta con il solo ausilio di una tremolante
fiammella”. Noi però pensiamo che questo percorso sia oggi
l’unico perseguibile, a meno che non si voglia camminare, con
gli occhi bendati, mano nella mano di chi ci assicura di
conoscere la strada, anche senza averla mai percorsa, sulla
base di una fede che potrebbe essere malriposta. E riteniamo
che questo percorso debba portare verso un maggior grado di
maturità della nostra coscienza. Inoltre, non occorre mai
dimenticare che, per quanto convinti delle nostre posizioni, la
tolleranza e la reciproca accettazione delle differenti posizioni
debbono rimanere sempre alla base di qualsiasi relazione.
L'obiettivo che occorre perseguire dovrà semplicemente essere
la conquista di uno spazio a-religioso e del rispetto di tale spazio
da parte dei credenti. In questa prospettiva apparirà lampante
che nessuna guerra dovrà essere portata contro la religione,
bensì occorrerà lavorare a favore della costruzione del proprio
spazio, e ancora più lampante apparirà che eventuali guerre di

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religione sarebbero un incauto ed imperdonabile ossimoro nel
panorama dell’ateismo.

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L’importanza dell’indagine storica su Gesù

Come abbiamo già avuto modo di affermare, tutte le


religioni riteniamo siano un modo di guardare e interpretare il
mondo che si contrappone ad un altro modo di conoscere il
mondo che è il pensiero critico. In questa ottica, a nostro modo
di vedere, il danno peggiore che ha prodotto la nascita del
cristianesimo è stato interrompere quel tentativo iniziato in
Grecia di conoscere il mondo che abbandonava il “mythos” per
dar luogo al “logos”. La nascita del cristianesimo di fatto altro
non fece che imporre nuovamente all'Occidente il “mythos”.
Ripropose nuovamente la comprensione e l’interpretazione del
mondo attraverso antichi miti mediorientali, ed, anzi, impedì di
fatto l’utilizzo del pensiero critico attraverso la persecuzione dei
pagani, fino agli inizi del VI secolo. E, successivamente, con
cinquecento anni di inquisizione, a partire dal XII secolo,
durante i quali pressoché tutte le eresie vennero estirpate. E fu
fin dal principio una vera e propria imposizione perché, come
sappiamo, al tempo dell’imposizione della religione cristiana
come religione di stato da parte di Teodosio, solo una piccola
percentuale della popolazione dell'impero era cristiana. E
l'affermazione della nuova religione, supportata dagli editti
teodosiani, dovette passare dalla persecuzione feroce dei
pagani e dalla distruzione dei loro templi in tutto l'impero per
riuscire nell'intento.

Oggi è vero che il cristianesimo non è più nelle condizioni


di imporsi con la forza, ma non ne ha nemmeno la necessità,
poiché, avendo da un lato pervaso profondamente la cultura
occidentale e avendo un notevole potere economico, che gli
deriva dalle immense ricchezze accumulate in duemila anni di
storia, riesce ad avere comunque una grande influenza sui
nostri destini sociali. E questa influenza quando la si vede
capace di interagire con il governo politico del paese, da parte

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di un laico non può che essere vista come una ingiustificabile
ingerenza.

Ma c'è un altro e forse più importante argomento che non


quello banalmente economico e sociale: Il dibattito tra fede e
logos. Oggi il cristianesimo, che a noi appare un vetusto e
anacronistico modo di guardare e interpretare il mondo, durante
il dibattimento si rifugia nell'angolo imperscrutabile della "fede
nella rivelazione" ponendo così fine a qualsiasi possibilità di
confronto. È a questo punto che diventa importante smontare il
falso impianto della rivelazione dell'antico testamento, della
divinità di Gesù e magari anche della sua effettiva esistenza
storica. Risulta chiaro quindi che questo intento è solo ed
esclusivamente funzionale alla verità. E non unicamente della
verità storica, che, come abbiamo già detto, è solo un mezzo più
che un punto di arrivo. È per questo che si rende necessaria
l'indagine storica sulle origini del cristianesimo.

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L’esigenza della costruzione di una morale non
religiosa

Un altro passo avanti che l’ateismo dovrebbe a nostro


avviso fare è di abbandonare la semplice posizione critica e
cercare di passare ad una fase costruttiva. Tale fase costruttiva,
a nostro modo di vedere passa dalla necessità di fondare una
morale. Le enormi difficoltà di tale compito sono immediatamen-
te visibili. Questa morale non potrà appoggiarsi su alcun assolu-
to, giacché con il tramonto di Dio tramonta l’unico possibile as-
soluto ipotizzabile. E non è tutto, l’importanza di Dio nell’etica è
fondamentale perché fornisce una finalità precisa cui riferirsi.
Come è possibile immaginare un’etica universalmente condivi-
sibile se viene a mancare il comune accordo sul significato e
sulla finalità ultima della nostra esistenza? E senza un Dio rive-
latore viene proprio meno il faro verso cui dirigersi, e ci ritrovia-
mo in una buia notte in balia delle onde, allora proviamo a guar-
dare sconosciute carte nautiche, ma nulla ci dice quali terre of-
frano porti sicuri e neppure possiamo sapere se esistano porti
sicuri. Ed è questa l’angosciosa condizione in cui l’uomo con-
temporaneo viene a trovarsi, la Terra è il nostro vascello e il ma-
re è l’universo di stelle in cui ci muoviamo. Però, chi si dovesse
trovare col suo battello in mare, in balia delle tempeste, pur con
tutti i dubbi sul significato e sulla destinazione del suo viaggio,
non vuole immediatamente perire, ma desidera salvarsi dalle
onde minacciose per aver poi tempo per orientarsi e decidere
sul da farsi e allora si adopera per impartire ordini e stabilire
comportamenti utili allo scopo. Così anche noi dovremmo impe-
gnarci per fissare norme etiche a salvaguardia della nostra sicu-
rezza.

Per tornare al punto, non è certo questo il luogo per af-


frontare con i dovuti modi un compito del genere, ma qualche
considerazione riteniamo di doverla fare. Innanzitutto come pri-
ma osservazione, riteniamo che una diretta conseguenza della
fine dell’impero della morale cristiana nel mondo occidentale,

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che considera l’uomo al centro della finalità dell’intero universo,
debba essere l’abbandono di questa concezione antropocentri-
ca. La sfida che oggi ci troviamo davanti è una nuova rivoluzio-
ne copernicana, che ci vedrà perdere la centralità di cui abbia-
mo indebitamente abusato a favore di un bio-sistema di cui sia-
mo parte e che condividiamo con le altre specie. Di conseguen-
za, l’ambito di azione della nuova morale dovrebbe comprende-
re la vita e l’ambiente nella sua totalità. Occorrerà quindi pensa-
re alla Terra stessa come un tutt’uno, come alla condizione ne-
cessaria per la sopravvivenza di tutte le specie che la abitano.
La morale infine potrebbe avere come propria finalità, in man-
canza di impossibili teleologie metafisiche e religiose, l’obbligo
di perpetuazione delle specie viventi e la salvaguardia
dell’ambiente che esse abitano.

Il filosofo inglese Derek Parfit nel suo “Ragioni e persone


afferma che “La credenza in Dio, o in più dei ha impedito il libero
sviluppo del ragionamento morale” ed è per questo motivo che
oggi “l’etica non religiosa si trova ad uno stadio alquanto primiti-
vo”. Ci sentiamo di sottoscrivere pienamente questa riflessione
e aggiungeremmo che l’azione conservatrice della religione in
tutte le sfere della cultura si è, per ovvie ragioni, maggiormente
esplicata, nelle aree di maggiore sovrapposizione tra le differenti
visioni, quella religiosa e quella laica, e l’etica è senza ombra di
dubbio area di pressoché totale sovrapposizione.

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Le ragioni di una critica al cristianesimo

Alcune premesse sono d’obbligo. Innanzitutto


desideriamo sottolineare che, secondo la nostra concezione
gnoseologica, riluttante al trascendimento dell’esperienza ed
alle categorie ontologiche della vecchia metafisica, mette capo
ad una posizione che intende l’ateismo non come dottrina
dogmatica, ma come metodo.

L’ateismo inteso come metodo e non come dottrina,


sospende il giudizio sulla questione dell'esistenza di un
creatore, perché ritiene tale materia fuori dall’ambito
conoscitivo. Se questo è vero di conseguenza tentare di
parlarne ci espone a insormontabili difficoltà di ordine
metafisico. Ma ancora di più, riteniamo non sia possibile fondare
sulla presunta esistenza di un dio alcuna etica perché per farlo
non solo dovremmo essere in grado di dimostrarne l’esistenza,
ma anche di determinarne la volontà da cui poi potrebbero
derivare le nostre finalità. Da qui la conclusione che l’argomento
dell’esistenza di Dio diventi un fatto poco rilevante.

Si pone a questo punto un altro ordine di problema che


attiene alla libertà di ciascuno di pensarla diversamente
nonostante le verità apodittiche vantate dalla controparte. Il
nostro approccio non dogmatico garantisce ad ognuno la libertà
di pensarla secondo la propria intelligenza, secondo il proprio
modo di sentire su tale materia. Per contro reclamiamo per atei
ed agnostici il diritto a non subire in alcun modo la
preponderante cultura cattolica in tutti i suoi aspetti e in tutte le
sue manifestazioni.

Occorre forse ricordare quale influenza ha la cultura


cattolica sulla morale? E quale percezione negativa si dà di se
stessi se ci si allontana da tale morale? Senza parlare poi
dell’influenza che la Santa Romana Chiesa ha e cerca di avere

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sulla vita politica e sociale del nostro paese. Per non
dimenticare, infine, l’influenza che la Chiesa ha e cerca di avere
sulla ricerca scientifica. Non desideriamo però qui parlare di casi
ed esempi, non è questo il punto. Viene qui affermato
solamente il principio che su questioni morali, sociali, politiche e
scientifiche non è possibile riconoscere alla Santa Romana
Chiesa alcun diritto, né alcuna autorità. Ed il motivo per cui non
è possibile riconoscerle tale diritto e tale autorità sta nel fatto
che riteniamo del tutto insostenibili i suoi fondamenti filosofici, e
forse ancora più determinante, i suoi fondamenti storici. In
particolare, dal punto di vista storiografico, una delle nostre
convinzioni riguarda l’estrema labilità della storicità di Gesù, che
di conseguenza, come affermato persino da Ratzinger nel suo
“Gesù di Nazareth”, una volta crollato il fondamento storico di
Gesù Cristo “la fede cristiana in quanto tale sarebbe eliminata e
trasformata in un’altra religione”. Ne deriva dunque che, non
avendo la Chiesa fondamenta storiche su cui poggiarsi, la sua
stessa autorità morale viene inficiata e di conseguenza perde
qualsiasi diritto di influenzare la vita degli uomini. Detto questo,
se vi è chi, nonostante le evidenti difficoltà di ricondurre la
Chiesa ad un Dio per mezzo del suo inesistente figlio, voglia
continuare a “credere” e ad avere fede in non “si sa più in che
cosa”, ebbene nessuno vuole né deve impedirlo. Come
affermato da Giulio Giorello in “Senza Dio”: “Esigere che la
società sia aperta a ogni realtà religiosa (purché quest’ultima
rispetti il vincolo dell’assenza di danno ad altri) non implica
tuttavia autorizzare quel Dio a devastare impunemente le nostre
esistenze”.

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II

Vi sono, infine, argomentazioni a favore della religione


che le attribuiscono un ruolo complementare alla scienza: la
scienza sarebbe in grado di dire cosa, come, quanto, quando,
ma non il perché; la religione aggiungerebbe il prezioso perché.
A tale proposito si desidera far notare la capziosità di tale
argomentazione, che ne denuncia l’intrinseca debolezza: se è
vero che la scienza non ha verità ultime e definitive, non per
questo è detto che le abbia la religione e neppure è detto che ve
ne siano o che sia possibile trovarle. Oltretutto si fa finta di
dimenticare che questo è il ruolo principe dalla filosofia.

Bisogna sempre avere fermo in mente il pensiero che


prima di tutto la religione deve essere in grado di dimostrare che
possiede la verità, senza la quale è immediatamente messa
fuori gioco. Quando si segue una debole fiammella in una fitta e
buia foresta, piena di pericoli è facile cedere alla tentazione di
seguire una voce che si dimostra sicura di sé senza chiedersi se
facciamo bene a fidarci, ma se non ci facciamo qualche
domanda, se non usiamo il nostro pensiero critico, rischiamo di
seguire la persona sbagliata, di raggiungere un luogo diverso da
quello desiderato, di fare una strada che noi non avremmo
scelto se fossimo stati noi a dover scegliere.

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Il delinearsi del pensiero miscredente nell’età moderna
e contemporanea

Il 17 febbraio 1600 Giordano Bruno fu immolato sul rogo


dall'inquisizione romana. È un dato fondamentale che segna
uno spartiacque nel rapporto tra l'istituzione religiosa e la libera
ricerca filosofica e scientifica. Il filosofo italiano educato nella
tradizione cristiana, ma con un pensiero fortemente inquieto e
incline a varie suggestioni tipiche del pensiero rinascimentale
italiano approdò ad una concezione panteistica che identificava
l'infinità e l'unità della causa divina con l’infinità e l’eternità
dell’universo. La condanna a morte di Bruno da parte della
chiesa cattolica si inquadra nel tentativo controriformistico di
arginare le deviazioni dottrinarie sempre più frequenti in un
Europa dilaniata dall’avanzata del protestantesimo.

Il pensiero umanistico e rinascimentale aveva riscoperto


l’immanenza, la centralità della natura e dell'uomo: "l'homo
faber fortunae suae” in contrapposizione al medievale “homo
viator” in cammino verso dio. Ma è soltanto con Baruch Spinoza
che abbiamo un approccio culturale e filosofico che per la prima
volta nel pensiero europeo esula completamente dalla
concezione cristiana. Spinoza fu tra i maggiori filosofi razionalisti
dell’età moderna che pervenne ad una concezione
completamente razionale dell’operato umano inserito nel
contesto dell’infinità naturale. Nel suo panteismo non vi è posto
per il volontarismo cristiano, la causalità divina si esplica
nell’infinità dei modi naturali con una ferrea necessità
geometrica. Persino l’uomo viene studiato nella geometria degli
affetti, come una modalità transeunte dell’eterna causalità
naturale. L’attacco alla tradizione biblica è fondamentale nel suo
Trattato teologico politico, dove critica a fondo su tutti i piani da
quello esegetico-storico a quello filosofico la tradizione delle
“Sacre scritture”. La Bibbia è per Spinoza un insieme
disorganico di libri scritti da autori diversi in epoche diverse che

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esulano completamente dal contesto filosofico della ricerca della
verità. Nei libri della bibbia non c’è una verità, né una ricerca
razionale perché essa è solo l’espressione etica e culturale di
un determinato popolo, che si prefigge come compito
fondamentale l’obbedienza. Ma da questa obbedienza deve
essere preservata, secondo Spinoza, il libero pensiero che
persegue come compito la ricerca della verità. E’ chiarissimo in
Spinoza la differenza strutturale tra la tradizione biblica e
religiosa in genere che inducono all’obbedienza e la libertà
necessaria alla ricerca filosofica e scientifica.

Nella storiografia illuministica vengono riprese le critiche


di Spinoza alla tradizione biblica. Gli illuministi pur
differenziandosi notevolmente per le varie posizioni concernenti
il problema teologico: nell'Illuminismo convivono posizioni
radicalmente atee come quelle di La Mettrie e del barone
d’Holbach al deismo di Voltaire e Rousseau. In essi è però
rilevante una critica razionale nei confronti della religione
rivelata. Nelle opere degli illuministi sono frequenti i richiami alle
contraddizioni presenti nella Bibbia ed anche negli stessi
Vangeli. Non vi è un esplicito rifiuto della storicità dei personaggi
biblici, ma sicuramente il dubbio cominciava ad insinuarsi e, per
la prima volta, coinvolse la stessa figura storica di Gesù.
Voltaire si chiede come mai un “governatore capo di una grossa
guarnigione il quale doveva pur mandare all’imperatore, al
senato una relazione circostanziata del più miracoloso evento di
cui gli uomini abbiamo mai sentito parlare” non abbia in realtà
lasciato alcuna traccia. In una fase più matura dell’Illuminismo,
come la riflessione kantiana in Germania, vi è l’esplicito
proposito di sottomettere al vaglio razionale qualsiasi genere di
conoscenza umana compresa naturalmente le pretese verità
rivelate nella religione, come evidenziano le due opere “Che
cos’è l’Illuminismo?” e “La religione dei limiti della semplice
ragione”. D’altronde Kant nella teologia razionale della sua
dialettica trascendentale aveva criticato a fondo qualsiasi prova
razionale dell’esistenza di Dio pervenendo a concezioni
sostanzialmente agnostiche. Il problema teologico è inquadrato
nel più generale problema metafisico della cosa in sé o
noumeno. Il noumeno dal punto di vista gnoseologico non è
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possibile conoscerlo o determinarlo perché la conoscenza
umana ha sempre e soltanto, nelle sue sintesi conoscitive,
intuizioni empiriche di fenomeni determinati. Dio rimane un’idea
regolativa della ragione, come la sostanzialità dell’anima e la
totalità del cosmo, che non può produrre o estendere alcuna
conoscenza umana, essendo l’ambito conoscitivo ristretto
esclusivamente al mondo fenomenico. Nel successivo idealismo
di Fichte, l’io trascendentale kantiano, che è condizione di
possibilità dell’esperienza, viene interpretato come Io assoluto,
privo dei limiti gnoseologici in cui era configurato nel criticismo.
L’Io assoluto avrà, in un certo senso, le prerogative
creazionistiche del dio della vecchia ontologia, essendo una
assoluta soggettività trascendentale. La nuova metafisica sarà
completamente “noologica” rifiutando qualsiasi riferimento alla
metafisica ontologica considerata dogmatica.

In Hegel la religione assume un grande rilievo come si


desume dalle sue “Lezioni sulla filosofia della religione”. Ma nel
sistema hegeliano essa rappresenta il momento antitetico
all’arte nella dialettica dello spirito assoluto la cui sintesi è solo
nell’autocoscienza della filosofia. Nella religione per Hegel, vi
sono “rappresentazioni” il cui contenuto non è ancora
concettuale, essendo il concetto e l’autocoscienza prerogativa
soltanto della filosofia nel suo dispiegarsi storico. Il pensiero
hegeliano come è noto diede adito a diverse interpretazioni
dopo la sua morte, nel 1831. Qualche anno dopo, nel 1835,
viene pubblicata la “Vita di Gesù” di David Friedrich Strauss che
segnerà definitivamente la spaccatura all’interno della sua
scuola fra la sinistra e la destra hegeliana. Mentre la destra
hegeliana con Kasimiro Conradi, Georg Andreas Gabler
Edoardo Erdman etc accentuavano gli aspetti più reazionari del
pensiero politico e filosofico hegeliano, la sinistra con Bruno
Bauer, David Friedrich Strauss, Max Stirner, Arnold Ruge ecc.
accentuavano gli elementi rivoluzionari insiti nel pensiero
hegeliano e in modo particolare il pensiero politico e religioso.
La sinistra hegeliana giunse rapidamente a posizioni di ateismo
con l’umanismo integrale di Feuerbach. Ludwig Feuerbach
criticò a fondo la dialettica hegeliana, affetta secondo lui, ancora
da elementi teologizzanti, ribaltando il ruolo di soggetto e
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predicato. L’universale hegeliano veniva sostituito da Feuerbach
con l’individuo in carne ed ossa.

Nella sua concezione materialistica la divinità veniva


risolta nella proiezione ed oggettivazione dello stesso uomo. Il
giovane Marx mosse alcuni fondamentali rilievi critici al
materialismo di Feuerbach ne “L’ideologia tedesca”, rilevandone
ancora il carattere intellettualistico di separazione fra teoria e
prassi. In modo particolare nell’undicesima glossa a Feuerbach
affermava “i filosofi fino ad oggi si sono limitati a interpretare il
mondo, si tratta ora di cambiarlo”. La religione non andava più
contrastata secondo il giovane Marx con argomenti intellettuali,
ma ponendo fine allo stato di alienazione umana che supporta
la religione. Abolendo l’alienazione, di cui parla a lungo nei
“Manoscritti economico-filosofici”, si abolisce, secondo Marx,
l’intero fenomeno religioso che viene ricondotto ad una
sovrastruttura rispetto alla dialettica economica che costituisce il
vero motore della storia. Mentre Bruno Bauer va oltre le
posizioni di Strauss che nella vita di Gesù si era limitato a
presentare il Cristo nel suo divenire umano, privando i racconti
evangelici di tutti gli aspetti miracolistici. Per Bauer tutta la
costruzione evangelica è frutto di un mito, Gesù stesso, come
gli apostoli sono delle finzioni mitologiche senza fondamento
storico. Egli pervenne così non solo ad un radicale ateismo, ma
anche ad una esplicita posizione “miticista” nei riguardi della
figura di Cristo. Per queste posizioni Bauer perse la cattedra di
teologia dell’università di Bonn. In questo contesto storico il re di
Prussia, Federico Guglielmo IV, preoccupato per gli esiti
rivoluzionari dei giovani discepoli di Hegel, decise di richiamare
il vecchio Schelling sulla cattedra di filosofia di Berlino che fu di
Hegel.

Arthur Schopenhauer ne "Il mondo come volontà e


rappresentazione" (1819) riprende la distinzione kantiana tra
fenomeno e noumeno. Ne dà però una differente
interpretazione: il fenomeno non è l'unica realtà conoscibile dal
soggetto, come nella gnoseologia kantiana, ma è piuttosto
un'illusione simile al "velo di Maya" della tradizione buddista.
Mentre il noumeno non è l'inconoscibile e indeterminabile "cosa
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in sé" del criticismo, perché viene determinato tramite la "verità
filosofica per eccellenza" come la stessa volontà. La volontà per
Schopenhauer ha le stesse caratteristiche dell'assoluto della
tradizione filosofica: è unica, infinita, eterna ecc. Si differenzia
per la sua intrinseca negatività: la volontà che è priva di finalità
e di senso è la radice della sofferenza di tutti gli esseri viventi e
senzienti. Da essa bisogna liberarsi, solo in questo modo è
possibile superare il dolore intrinseco alla stessa esistenza: "Per
coloro che sono animati dal volere, ciò che resta dopo la totale
soppressione della volontà è il vero ed assoluto nulla. Ma
viceversa, per coloro in cui la volontà si è convertita e
soppressa, questo mondo così reale, con tutti i suoi soli e le sue
vie lattee, questo, propriamente questo è il nulla"

Friedrich Nietzsche riprende da Schopenhauer il concetto


di volontà, interpretandola non come semplice volontà di vita,
ma come volontà di potenza. Esistere, vivere, desiderare
significa, per Nietzsche, volere la potenza. Nietzsche fin dalle
opere giovanili diede risalto ad una particolare interpretazione
della filosofia greca che vede in Socrate e Platone i grandi
traditori dello "spirito dionisiaco" che aveva caratterizzato la
nascita della tragedia greca. Socrate e Platone avrebbero,
nell'interpretazione nietzschiana, sottomesso le istanze vitali alla
ragione preludendo al successivo cristianesimo. Nietzsche
rielabora il concetto sofistico del nichilismo. La realtà è priva di
qualsiasi fondamento e valore ontologico, logico, etico ecc. In
questo senso Nietzsche parla della "morte di Dio". Dio è morto
perché non sussistono più i valori che hanno caratterizzato
l'Assoluto ed il fondamento metafisico della tradizione
occidentale. Se i valori non esistono, perché "l'universo danza
sui piedi del caso" non è né buono, né bello, né vero di per se
stesso. E' la volontà che ha il compito ermeneutico di
interpretare ed imporre i valori, che dà senso ad una realtà priva
di senso e di finalità intrinseche. E' La volontà di potenza, nella
sua valenza ermeneutica, che permette a Nietzsche di passare
da un nichilismo "passivo" al suo nichilismo "attivo" e alla sua
interpretazione dell'ubermensch.

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II

Nel Novecento la maggior parte dei pensatori fanno capo


a teoriche perlopiù atee o agnostiche. Fu ateo il fondatore della
psicanalisi Sigmund Freud che riprese le tendenze irrazionalisti-
che del pensiero schopenhaueriano per arrivare a teorizzare le
istanze inconsce insite nel soggetto conoscente. I fenomeni re-
ligiosi, nel contesto psicanalitico freudiano, rappresentano la
sublimazione di pulsioni primordiali ed istintuali della psiche
umana.

E' stato ateo, con poche eccezioni, il pensiero marxista


novecentesco, a partire dalle teorizzazioni di Lenin in "Materiali-
smo ed empiriocriticismo" (1909) fino all'ultimo rappresentante,
ancora vivente, della Scuola di Francoforte, Jurgen Habermas.
Come furono atei i maggiori rappresentanti del neoidealismo ita-
liano, Croce e Gentile. Pur riformando la dialettica in modo mol-
to differente, Croce con una dialettica dei distinti e Gentile
dell'unità. Entrambi i filosofi pervennero ad una concezione che
rifiutava la trascendenza. La chiesa in modo particolare attaccò
Gentile nel 1934, mettendo all'Indice la sua "Opera omnia".

Un'altra delle direttrici filosofiche atee del Novecento fu il


neopositivismo. Nella scuola neopositivistica, fondata a Vienna
negli anni '30 da Schlick, Carnap, Reichenbach, e di cui fece
parte anche il giovane Wittgenstein, il pensiero religioso, teolo-
gico ed in generale metafisico, era considerato un nonsense
dal punto di vista linguistico e concettuale. La stessa parola
"Dio" per i neopositivisti era priva di significato come l'afferma-
zione che "Cesare è un numero primo" (M. Schlick).

Nella fenomenologia husserliana troviamo i concetti di


epochè e di riduzione fenomenologica, per cui ogni oggetto è un
oggetto dato nell'orizzonte della coscienza del soggetto e parla-
re di una trascendenza assoluta rispetto ai dati conoscitivi, non
21
ha, secondo Husserl, un preciso significato logico-
gnoseologico.

La fenomenologia influenzò anche la nascita del movi-


mento esistenzialista sia in Germania e successivamente in
Francia e nelle altre nazioni europee.

Pervenne a posizioni sostanzialmente atee la complessa


teorica esistenzialistica di Heidegger, per cui la radice stessa
dell'esistenza è nel nulla. Mentre in Francia approdarono a po-
sizioni decisamente atee gli esistenzialisti, Sartre, celebre auto-
re de "L'essere e il nulla" e lo scrittore Albert Camus.

La prospettiva atea è stata pure molto presente nell'epi-


stemologia contemporanea: dalle riflessioni di Bertrand Russell
al materialismo dell'italiano Geymonat, dal falsificazionismo di
Popper, alle riflessioni epistemologiche di Feyerabend, Ayer e
Giorello.

22
La ricerca storica su Gesù

La ricerca storica su Gesù inizia con la forte propensione


alla critica razionale dell’Illuminismo, essenzialmente ad opera
di Herman Samuel Reimarus che, nella sua “Apologia degli ado-
ratori razionali di Dio”, sostenne che la nascita del cristianesimo
si basa su un falso storico. Secondo Reimarus Gesù riteneva di
avere uno scopo politico, di essere il messia liberatore degli
ebrei dal dominio romano; dopo la sua morte, segno del falli-
mento della sua missione, i discepoli avrebbero rubato il suo
cadavere, inventato l’annuncio della sua risurrezione e creato
una nuova religione. Altri importanti autori facenti parte di quella
che poi fu denominata “First Quest” (Prima Ricerca), furono Da-
vid Friedrich Strauss (1808 – 1878), Bruno Bauer (1809 –
1882), Ernest Renan, fino a William Wrede (1859 – 1906). Si-
gnificativa ci sembra la posizione di Albert Schweitzer che notò
come le varie biografie di Gesù altro non fossero che il riflesso
degli autori stessi.Tra il 1950 e il 1980 si posiziona invece quella
che viene identificata come “Second Quest” (Seconda Ricerca),
iniziata ad opera di Ernst Käsemann. Käsemann in contrasto
con il suo maestro Rudolf Bultmann, che era giunto a negare
ogni possibilità di ricostruzione storica della figura di Gesù, nel
suo articolo “Das Problem des historischen Jesu” si domanda
perché la Chiesa primitiva avrebbe scritto i vangeli se non fosse
stata interessata alla storia di Gesù. Egli ammette che i vangeli
non siano opere storiche, ma li considera comunque necessa-
riamente rapportati ad una figura storica.

Infine a partire dalla metà degli anni ’80 viene avviata, ed


è tuttora, inizi del XXI secolo, attiva, la cosiddetta Third Quest
(Terza Ricerca) di cui tra i maggiori rappresentanti citiamo J. P.
Meier che inizia il suo “Un ebreo marginale” affermando che “Il
Gesù storico non è il Gesù reale. Il Gesù reale non è il Gesù
storico». E dopo aver distinto tra un irraggiungibile “Gesù reale”
e il Gesù ricostruito seguendo la sua metodologia storica affer-
23
ma: “…i risultati non pretendono di offrire né un sostituto né
l’oggetto della fede. Per il momento, prescindiamo dalla fede,
senza negarla. In seguito una correlazione tra la nostra ricerca
storiografica e l’atteggiamento di fede può essere possibile, ma
questo va al di là del principale e modesto scopo di questo li-
bro”. Il modesto libro di cui parla Meier conta, nella traduzione
italiana, oltre 3.200 pagine.

Riepilogando, a noi appare evidente che se nonostante


gli immani sforzi messi in atto per recuperare la verità storica di
Gesù, questa non si palesi, si possa davvero parlare di inutile
accanimento terapeutico. Si consideri che persino il papa emeri-
to Ratzinger nel suo “Gesù di Nazareth”, tra le indicazioni meto-
dologiche che fornisce al lettore come via per arrivare al Gesù
storico, ammette, pur nella sua omiletica missione, che deve ri-
correre, per mezzo della sua fiducia (e ci mancherebbe altro), ai
vangeli. Occorre infine notare che perdendosi nel sovrumano
lavoro della ricerca storica si rischia di dimenticare che
quand’anche si trovasse la figura storica che ha originato i van-
geli, occorre dimostrare quale fosse il suo reale pensiero e an-
cora (compito nel vero senso della parola sovrumano), che egli
sia davvero il Dio fatto uomo voluto dalla tradizione cristiana.
Che non sia stato semplicemente un uomo, un profeta come
voluto da alcune interpretazioni, o l’Eone dello gnosticismo co-
me narrato nel vangelo di Giuda, o un rivoluzionario zelota co-
me alcuni lo hanno visto, un mito (ipotesi mitista), e molto altro
ancora. Tutto il resto è fede.

24
La Bibbia – Antico Testamento

Ai fini di stabilire il più possibile il terreno su cui la religio-


ne cristiana poggia le sue fondamenta, riteniamo utile e signifi-
cativo fornire qualche sommario accenno alle modalità con le
quali nel corso dei millenni le parti più antiche della Bibbia sono
arrivate sino a noi. Come si può facilmente immaginare si tratta
di questioni molto complesse e controverse, da secoli oggetto di
studio da parte degli studiosi, che con alterne fortune si sono
confrontati su opposti terreni restando per lo più ognuno della
propria opinione. Non è quindi possibile riassumere in poche
pagine tutte le problematiche cui si va incontro quando si ha a
che fare con scritti così antichi, che hanno attraversato i millenni
cambiando supporto, lingua, cultura. Ciò che qui desideriamo
fare è porre l’attenzione sull’esistenza del problema della tra-
smissione dei testi della Bibbia e invitare il lettore ad approfondi-
re autonomamente e secondo il proprio giudizio l’argomento.

Va detto chiaramente che la stessa cosa vale, a titolo di


esempio, anche per l’Iliade, i cui racconti cominciarono a circo-
lare probabilmente tra il tredicesimo e il nono secolo prima
dell’era volgare, viene tramandata oralmente per moltissimi an-
ni, forse secoli, pervenendo alla forma scritta (secondo alcuni
studiosi) solo intorno al 750 a.e.v. Diversamente dalla Bibbia
però, l’Iliade non pretende di essere un’opera storicamente affi-
dabile, né tantomeno un’opera religiosa (si ricordi che tutto il
pantheon greco è partecipe delle azioni degli eroi greci e troiani)
sulla quale fondare la propria esistenza e la propria condotta
morale. E non diventerà affidabile storicamente neppure quando
l’archeologo Heinrich Schliemann ritroverà il famoso tesoro di
Priamo basandosi sui versi del poema attribuito ad Omero).

Tornando alla nostra Bibbia e, nella fattispecie, all’Antico


Testamento, occorre ricordare che tralasciando i racconti della
creazione del libro della Genesi, i più antichi presunti fatti storici
di cui si parla nei libri del Pentateuco risalgono per alcuni stu-
diosi al ventesimo secolo a.e.v. Siamo di fronte dunque ad una
25
difficoltà di trasmissione, se si vuole, superiore rispetto all’Iliade.
Veniamo quindi a dare qualche breve cenno sulle modalità in
cui l’Antico Testamento è pervenuto fino a noi. Vale forse la pe-
na notare che oggi non abbiamo testi originali completi, né
dell’Antico Testamento (AT) né del Nuovo Testamento (NT) e
che la bibbia ebraica assunse la sua forma definitiva soltanto a
cavallo dell’era volgare. Un altro elemento da tenere in debita
considerazione è il fatto che la prima versione della Bibbia
ebraica, poi andata perduta, aveva una struttura consonantica.
Si ricordi che, l’ebraico antico, come le altre lingue semitiche,
era esclusivamente consonantico, si pensi all’impronunciabile
tetragramma YHWH (‫)יהוה‬, uno dei modi di indicare dio
nell’antico testamento. La lettura dell’ebraico antico consonanti-
co, presentava numerosissime difficoltà già nel primo millennio,
in aiuto venne la tradizione orale che provvide ad indicare i se-
gni vocalici accanto al testo consonantico. Ma questo se da un
lato poté essere d’aiuto, da un altro diede adito a interpretazioni
diverse e a volte contrastanti.

Oggi, il documento su cui si basa la versione italiana del-


la Bibbia della Chiesa Cattolica edita dalla Conferenza Episco-
pale Italiana, è il cosiddetto Codice Masoretico di Leningrado.
Questo testo è il frutto di un lavoro di puntazione-vocalizzazione
che tra il V e il X secolo fu intrapreso da alcune tradizioni di let-
tura. Questi masoreti (da masora=tradizione) partendo da testi
originali scritti in ebraico antico svilupparono un sistema di pun-
tuazione-vocalizzazione fissando in maniera definitiva il signifi-
cato del testo biblico. In particolare, il Codex Leningradensis fu
vocalizzato nella zona di Tiberiade, dal manoscritto di Aharon
Ben Asér (X secolo) che rispecchiava la tradizione della propria
scuola, considerato il più accurato, Samuele ben Jakób ne fece
la copia che oggi è conservata nel museo di Leningrado. Dalle
prime versioni consonantiche alla versione puntata e vocalizzata
del Codice di Leningrado, passano dunque circa mille anni di
trasmissione per mezzo della tradizione del modo di leggere il
testo consonantico. Nel decimo secolo dell’era volgare oramai
l’ebraico antico era lingua morta, con tali e tante premesse non
c’è da stupirsi dunque se le diverse tradizioni che si adoperaro-
no per vocalizzare il testo consonantico produssero versioni di
26
bibbie alquanto diverse.

Ma alle difficoltà derivanti dall’aderenza dell’attuale testo


biblico con quello eventualmente ispirato da Dio, si aggiunge
secondo noi un problema interpretativo che a nostro avviso ri-
schia di essere di un ordine superiore a quello della fedeltà del
testo. Qui di seguito vengono presentati alcuni passi della Bib-
bia Cristiana e Cattolica, nella versione della Conferenza Epi-
scopale Italiana, che ci sembrano attestare un Dio irascibile e
vendicativo, incline più a sentimenti di odio che di amore. Natu-
ralmente siamo ben lungi dal voler riproporre interpretazioni
dogmatiche tradizionali del testo biblico, ciononostante neppure
possiamo acconsentire a un’ermeneutica che ne stravolga il
senso testuale.

27
«[9] Il Signore disse a Mosè: [10] «Allontanatevi da questa co-
munità e io li consumerò in un istante». Ma essi si prostrarono
con la faccia a terra. [11] Mosè disse ad Aronne: «Prendi l'in-
censiere, mettici il fuoco preso dall'altare, ponici sopra l'incenso;
portalo presto in mezzo alla comunità e fa il rito espiatorio per
essi; poiché l'ira del Signore è divampata, il flagello è già comin-
ciato». [12] Aronne prese l'incensiere, come Mosè aveva detto,
corse in mezzo all'assemblea; ecco il flagello era già cominciato
in mezzo al popolo; mise l'incenso nel braciere e fece il rito
espiatorio per popolo. [13] Si fermò tra i morti e i vivi e il flagello
fu arrestato. [14] Ora quelli che morirono di quel flagello furono
quattordicimila settecento...»

La Sacra Bibbia versione CEI


Numeri, Capitolo 17

«Trovo che amara più della morte è la donna, la quale è tutta


lacci: una rete il suo cuore, catene le sue braccia. Chi è gradito
a Dio la sfugge ma il peccatore ne resta preso.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Ecclesiaste, Capitolo 7

La donna adultera

«[22] Così della donna che abbandona suo marito, e gli presen-
ta eredi avuti da un estraneo. [23] Prima di tutto ha disobbedito
alle leggi dell'Altissimo, in secondo luogo ha commesso un torto
verso il marito, in terzo luogo si è macchiata di adulterio e ha
introdotto in casa figli di un estraneo. [24] Costei sarà trascinata
davanti all'assemblea e si procederà a un'inchiesta sui suoi figli.
[25] I suoi figli non avranno radici, i suoi rami non porteranno
frutto. [26] Lascerà il suo ricordo in maledizione, la sua infamia
non sarà cancellata. [27] I superstiti sapranno che nulla è me-
glio del timore del Signore,
28
Nulla più dolce che osservare in suoi comandamenti.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Siracide, capitolo 23

[1] Salmo. Di Asaf.

«Dio si alza nell'assemblea divina, giudica in mezzo agli dei. [2]


«Fino a quando giudicherete iniquamente e sosterrete la parte
degli empi? [3] Difendete il debole e l'orfano, al misero e al po-
vero fate giustizia. [4] Salvate il debole e l'indigente, liberatelo
dalla mano degli empi». [5] Non capiscono, non vogliono inten-
dere, avanzano nelle tenebre; vacillano tutte le fondamenta del-
la terra. [6] Io ho detto: «Voi siete dei, siete tutti figli dell'Altissi-
mo». [7] Eppure morirete come ogni uomo, cadrete come tutti i
potenti.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Salmo 82

NDR:
Dunque, Dio (Elohim) era probabilmente seduto in questa assemblea divina
di (El) in mezzo ad altri (Elohìm) "dei"? Li rimprovera e li avverte che come
gli uomini sono destinati a morire.

Deuteronomio, capitolo 1

«[29] Allora dissi a voi: Non spaventatevi e non abbiate paura di


loro. [30] Il Signore stesso vostro Dio, che vi precede, combatte-
rà per voi, come ha fatto tante volte sotto gli occhi vostri in Egit-
to.»

Numeri, capitolo 21

29
«[14] Per questo si dice nel libro delle Guerre del Signore...»

NDR:
Nel Deuteronomio Mosè incita i suoi alla guerra ricordando che anche questa
volta, come altre volte, Dio "combatterà per voi". In "Numeri", nel capitolo 21
si parla addirittura di un libro, evidentemente andato perduto, (?) delle guerre
del Signore!

La Sacra Bibbia versione CEI


Deuteronomio, capitolo 1
Numeri, capitolo 21

«[5] Io sono il Signore e non v'è alcun altro; fuori di me non c'è
dio; ti renderò spedito nell'agire, anche se tu non mi conosci, [6]
perché sappiano dall'oriente fino all'occidente che non esiste dio
fuori di me. Io sono il Signore e non v'è alcun altro. [7] Io formo
la luce e creo le tenebre, faccio il bene e provoco la sciagura; io,
il Signore, compio tutto questo.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Isaia, capitolo 45

«[15] Ma gli uomini di Giuda, dopo aver invocato il grande Si-


gnore del mondo, il quale senza arieti e senza macchine inge-
gnose aveva fatto cadere Gerico al tempo di Giosuè, assalirono
furiosamente le mura. [16] Presa la città per volere di Dio, fece-
ro innumerevoli stragi, cosicché il lago adiacente, largo due sta-
di, sembrava pieno del sangue che vi colava dentro.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Maccabei 2, capitolo XII, versetti 15 e 16

30
«Tutti quelli di Giuda alzarono grida. Mentre quelli di Giuda
emettevano grida, Dio sconfisse Geroboamo e tutto Israele di
fronte ad Abia e a Giuda. [16] Gli Israeliti fuggirono di fronte a
Giuda; Dio li aveva messi in potere di costoro. [17] Abia e la sua
truppa inflissero loro una grave sconfitta; fra gli Israeliti caddero
morti cinquecentomila uomini scelti. [18] In quel tempo furono
umiliati gli Israeliti, mentre si rafforzarono quelli di Giuda, perché
avevano confidato nel Signore, Dio dei loro padri.
Fine del regno.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Secondo libro delle cronache, capitolo XIII, versetti 16,17,18

«Fa' lavorare il tuo servo, e potrai trovare riposo, lasciagli libere


le mani e cercherà la libertà. Giogo e redini piegano il collo; per
lo schiavo cattivo torture e castighi. Fallo lavorare perché non
stia in ozio, poiché l’ozio insegna molte cattiverie. Obbligalo al
lavoro come gli conviene, e se non obbedisce, stringi i suoi
ceppi»

La Sacra Bibbia versione CEI


Siracide, 33:26

«[4] C'erano sulla terra i giganti a quei tempi - e anche dopo -


quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste
partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini
famosi.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Genesi, capitolo 6

«[28] Nondimeno quanto uno avrà consacrato al Signore con


voto di sterminio, fra le cose che gli appartengono: persona,
animale o pezzo di terra del suo patrimonio, non potrà essere

31
né venduto né riscattato; ogni cosa votata allo sterminio è cosa
santissima, riservata al Signore. [29] Nessuna persona votata
allo sterminio potrà essere riscattata; dovrà essere messa a
morte.»

NDR:
Accenni a sacrifici di animali e di esseri umani fatti al Signore.

La Sacra Bibbia versione CEI


Levitico capitolo 27

«[63] Come il Signore gioiva a vostro riguardo nel beneficarvi e


moltiplicarvi, così il Signore gioirà a vostro riguardo nel farvi pe-
rire e distruggervi; sarete strappati dal suolo, che vai a prendere
in possesso.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Deuteronomio, capitolo 28

La distruzione di Sodoma

« [1] I due angeli arrivarono a Sodoma sul far della sera, mentre
Lot stava seduto alla porta di Sodoma. Non appena li ebbe visti,
Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra.
[2] E disse: «Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi
passerete la notte
[..........]
gli uomini della città, cioè gli abitanti di Sodoma, si affollarono
intorno alla casa, giovani e vecchi, tutto il popolo al completo.
[5] Chiamarono Lot e gli dissero: «Dove sono quegli uomini che
sono entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché pos-
siamo abusarne!». [6] Lot uscì verso di loro sulla porta e, dopo
aver chiuso il battente dietro di sé, [7] disse: «No, fratelli miei,
32
non fate del male! [8] Sentite, io ho due figlie che non hanno
ancora conosciuto uomo; lasciate che ve le porti fuori e fate loro
quel che vi piace, purché non facciate nulla a questi uomini...»

La Sacra Bibbia versione CEI


Genesi capitolo 19

La distruzione di Sodoma.

NDR:
Si parla dei due "angeli" venuti ad avvertire Lot dell'imminente distruzione
della città:

«...laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve ne andrete


per la vostra strada». Quelli risposero: «No, passeremo la notte
sulla piazza». [3] Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed
entrarono nella sua casa. Egli preparò per loro un banchetto,
fece cuocere gli azzimi e così mangiarono. [4] Non si erano an-
cora coricati...»

NDR:
Gli angeli si lavano i piedi? Mangiano? Hanno bisogno di dormire?

La Sacra Bibbia versione CEI


Genesi capitolo 19

La distruzione di Sodoma.

NDR: Si parla dei due "angeli" venuti ad avvertire Lot dell'immi-


nente distruzione della città: Gli angeli in questa occasione lanciano
"abbagli accecanti”?

«...Allora dall'interno quegli uomini sporsero le mani, si trassero


in casa Lot e chiusero il battente; [11] quanto agli uomini che
erano alla porta della casa, (gli angeli) essi li colpirono con un
abbaglio accecante dal più piccolo al più grande, così che non
33
riuscirono a trovare la porta....»

La Sacra Bibbia versione CEI


Genesi capitolo 19

«[26] Mosè si pose alla porta dell'accampamento e disse: «Chi


sta con il Signore, venga da me!». Gli si raccolsero intorno tutti i
figli di Levi. [27] Gridò loro: «Dice il Signore, il Dio d'Israele: Cia-
scuno di voi tenga la spada al fianco. Passate e ripassate
nell'accampamento da una porta all'altra: uccida ognuno il pro-
prio fratello, ognuno il proprio amico, ognuno il proprio parente».
[28] I figli di Levi agirono secondo il comando di Mosè e in quel
giorno perirono circa tremila uomini del popolo.»
La Sacra Bibbia versione CEI
Esodo XXXII 22-29

«13 Se un uomo sposa una donna e, dopo aver coabitato con


lei, la prende in odio, 14 le attribuisce azioni scandalose e dif-
fonde sul suo conto una fama cattiva, dicendo: Ho preso questa
donna, ma quando mi sono accostato a lei non l'ho trovata in
stato di verginità, 15 il padre e la madre della giovane prende-
ranno i segni della verginità della giovane e li presenteranno agli
anziani della città, alla porta. 16 Il padre della giovane dirà agli
anziani: Ho dato mia figlia in moglie a quest'uomo; egli l'ha pre-
sa in odio 17 ed ecco le attribuisce azioni scandalose, dicendo:
Non ho trovato tua figlia in stato di verginità; ebbene, questi so-
no i segni della verginità di mia figlia, e spiegheranno il panno
davanti agli anziani della città. 18 Allora gli anziani di quella città
prenderanno il marito e lo castigheranno 19 e gli imporranno
un'ammenda di cento sicli d'argento, che daranno al padre della
giovane, per il fatto che ha diffuso una cattiva fama contro una
vergine d'Israele. Ella rimarrà sua moglie ed egli non potrà ripu-
diarla per tutto il tempo della sua vita. 20 Ma se la cosa è vera,
se la giovane non è stata trovata in stato di verginità, 21 allora
la faranno uscire all'ingresso della casa del padre e la gente del-
la sua città la lapiderà, così che muoia, perché ha commesso
34
un'infamia in Israele, disonorandosi in casa del padre. Così to-
glierai il male di mezzo a te.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Deuteronomio 22, 13-21

«Un Dio geloso e vendicatore è il Signore, vendicatore è il Si-


gnore, pieno di sdegno. Il Signore si vendica degli avversari e
serba rancore verso i nemici. Il Signore è lento all'ira, ma gran-
de in potenza e nulla lascia impunito.»
La Sacra Bibbia versione CEI
Naum, 1, 2

«Se un uomo avrà un figlio testardo e ribelle che non obbedisce


alla voce né di suo padre né di sua madre e, benché l’abbiano
castigato, non dà loro retta, suo padre e sua madre lo prende-
ranno e lo condurranno dagli anziani della città, alla porta del
luogo dove abita, e diranno agli anziani della città: «Questo no-
stro figlio è testardo e ribelle; non vuole obbedire alla nostra vo-
ce, è uno sfrenato e un bevitore». Allora tutti gli uomini della sua
città lo lapideranno ed egli morirà; così estirperai da te il male e
tutto Israele lo saprà e avrà timore.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Deteuronomio, 21

«Qualora il tuo fratello, figlio di tuo padre o figlio di tua madre, o


il figlio o la figlia o la moglie che riposa sul tuo petto o l’amico
che è come te stesso, t’istighi in segreto, dicendo: «Andiamo,
serviamo altri dei, dei che né tu né i tuoi padri avete conosciuti,
divinità dei popoli che vi circondano, vicini a te o da te lontani da
una estremità all’altra della terra», tu non dargli retta, non ascol-
tarlo; il tuo occhio non lo compianga; non risparmiarlo, non co-
prire la sua colpa. Anzi devi ucciderlo: la tua mano sia la prima
contro di lui per metterlo a morte; poi la mano di tutto il popolo;

35
lapidalo e muoia, perché ha cercato di trascinarti lontano dal Si-
gnore tuo Dio.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Deteuronomio, 17

«E l’angelo dell’Eterno uscì e colpì, nel campo degli Assiri, cen-


to ottantacinquemila uomini; e quando la gente si levò la matti-
na, ecco ch’eran tanti cadaveri. 37 Allora Sennacherib, re
d’Assiria, levò il suo campo, partì e tornò a Ninive, dove rima-
se.»
La Sacra Bibbia versione CEI
Isaia 37, 36

Ricapitolazione delle conquiste del Sud

«[40] Così Giosuè batté tutto il paese: le montagne, il Negheb, il


bassopiano, le pendici e tutti i loro re. Non lasciò alcun supersti-
te e votò allo sterminio ogni essere che respira, come aveva
comandato il Signore, Dio di Israele. [41] Giosuè li colpì da
Kades-Barnea fino a Gaza e tutto il paese di Gosen fino a
Gàbaon. [42] Giosuè prese tutti questi re e il loro paese in una
sola volta, perché il Signore, Dio di Israele, combatteva per
Israele. [43] Poi Giosuè con tutto Israele tornò all'accampamen-
to di Gàlgala.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Giosuè, 10

36
La Bibbia - Nuovo Testamento

Sul Nuovo Testamento ci limitiamo a riportare alcuni pas-


si di Paolo di Tarso che solo una cieca fede può acconsentire
ad interpretare come segni di quell’agape vantata dalla teologia
cristiana cattolica. Per quanto riguarda i quattro vangeli canonici
invece abbiamo preferito lasciare la parola ad autori quali Emilio
Bossi ed altri che si sono cimentati in studi comparati degli stes-
si, evidenziando gravi incongruenze fra di essi e una mancanza
di aderenza rispetto ai dati storici che portano a pensare che
essi non siano nati con l’intento di narrare fatti realmente acca-
duti. Secondo alcuni autori essi sono nati piuttosto come rispo-
sta delle comunità essene alle aspettative messianiche di un
popolo sottomesso ed oppresso. Secondo altri invece, essi rap-
presentano un tentativo di canalizzazione e consolidamento, -
reinterpretandole - di numerose istanze: gnostiche, mitraiche o
di derivazione egiziana.

Le esigue, dubbie e controverse testimonianze storiche


vengono smontate da svariati autori e molte di queste disamine
possono essere trovate nel corso della presente opera. Infine ci
sentiamo di poter concludere che, stando alle fonti in nostro
possesso, non sia affermabile alcuna verità storica su Gesù e
sui vari protagonisti dei vangeli. La storia pertanto sembra aver
fallito la sua missione per mancanza di adeguate testimonianze.
Il Nuovo Testamento infine dal punto di vista storico può essere
considerata fonte accettabile per studiare e comprendere i teo-
logi della fine del terzo secolo e dell’inizio del quarto, ma non è
assolutamente utilizzabile quale strumento per comprendere
fatti avvenuti nel primo secolo.

37
[1] Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano
tutti insieme nello stesso luogo (gli apostoli). «[2] Venne all'im-
provviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte ga-
gliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. [3] Apparvero
loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su
ciascuno di loro; [4] ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e
cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il
potere d'esprimersi.»

La Sacra Bibbia versione CEI


Atti capitolo 2

«Non permetto alla donna di insegnare, né di comandare


all’uomo, ma se ne stia silenziosa. Infatti Adamo fu plasmato
per primo, poi Eva; e non fu sedotto Adamo prima, ma la donna
essendo stata sedotta cadde nella trasgressione. Pure si salve-
rà come madre e procreatrice, purché rimanga nella fede e nella
carità e nella santità, con modestia.»

Paolo di Tarso
Lettera a Timoteo

«[5] Perciò è necessario stare sottomessi, non solo per timore


della punizione, ma anche per ragioni di coscienza. [6] Per que-
sto dunque dovete pagare i tributi, perché quelli che sono dediti
a questo compito sono funzionari di Dio. [7] Rendete a ciascuno
ciò che gli è dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse le
tasse; a chi il timore il timore; a chi il rispetto il rispetto.»

Paolo di Tarso
Lettera ai Romani 13

«Le donne siano soggette ai propri mariti come al Signore, per-


ché il marito è il capo della donna come anche Cristo è il capo
38
della Chiesa.»

Paolo di Tarso
Lettera agli Efesini

«Tutti coloro che stanno sotto il giogo come schiavi, stimino i


loro padroni degni di ogni onore, affinché il nome di Dio e la dot-
trina non sia bestemmiata.»

Paolo di Tarso
Lettera a Timoteo

«Ognuno sia sottomesso alle superiori autorità, perché ogni au-


torità viene da Dio e quelle che esistono sono state stabilite da
Dio; così chi si oppone all’autorità, resiste all’ordinamento stabi-
lito da Dio.»

Paolo di Tarso
Lettera a Corinto

39
Il Mondo Antico

La maggior parte dei manuali di storia della filosofia rico-


noscono che circa 2600 anni fa in Grecia a partire da Talete ac-
cadde un fatto straordinario per la cultura occidentale: l'uomo
cominciò a guardare il mondo con occhi diversi. Nacque la filo-
sofia: il mythos fece posto al logos. Da quel momento, e per cir-
ca nove secoli, il pensiero filosofico poté liberamente tentare
l'interpretazione del mondo e fu così che nacque un diverso at-
teggiamento per cui invece di riferirsi all'immaginazione poeti-
ca/teologica tendente a fossilizzarsi nei dogmi, ricercava l'origi-
ne della realtà tramite le sole capacità della ragione e mettendo
in dubbio la tradizione religiosa precedente. L'avvento del cri-
stianesimo (attraverso la verità rivelata) significò tout court il ri-
torno al mito. La fede venne sostituita al logos che diventava
inutile poiché la verità non andava più ricercata: essendo stata
rivelata era sufficiente avere fede nella rivelazione. Successi-
vamente, con Costantino che vide nel cristianesimo l'ideale In-
strumentum regni e con Teodosio il quale promulgando nel 380
l'editto di Tessalonica, rese il credo niceno religione unica e ob-
bligatoria dello stato, iniziò un lungo periodo che durò fino al Ri-
nascimento, e oltre, in cui la verità asserita dal cristianesimo si
impose come verità unica attraverso la persecuzione dapprima
dei pagani, fino agli inizi del VI secolo, e poi con cinquecento
anni di inquisizione, a partire dal XIII secolo, in cui tutte le eresie
vennero estirpate. Dopo il lungo travaglio del pensiero umanisti-
co e rinascimentale arriviamo con Benedetto Spinoza e con il
suo Trattato teologico-politico ad una radicale demitizzazione
delle sacre scritture e quindi, di conseguenza alla riconduzione
delle verità rivelate alla loro dimensione storica o, per meglio
dire, mitologica.

40
«I mortali si immaginano che gli dei sian nati e che abbian vesti,
voce e figura come loro; ma se i buoi e i cavalli e i leoni avesse-
ro le mani, o potessero disegnare con le mani, e far opere come
quelle degli uomini, simili ai cavalli il cavallo raffigurerebbe gli
dei, e simili ai buoi il bove, e farebbero loro dei corpi come quelli
che ha ciascuno di loro. Gli Etiopi fanno i loro dei camusi e neri,
i Traci dicono che hanno occhi azzurri e capelli rossi.»

Senofone di Colofone
ca. 570 - 475 a.e.v.
Frammenti

«Tutto ha una spiegazione naturale. La Luna non è una dea,


bensì un grande globo roccioso, e il Sole non è un dio, ma un
immenso mondo infuocato.»

Anassagora di Clazomene
496 - 428 a.e.v.
Sulla natura

«Intorno agli dei non ho alcuna possibilità di sapere né che sono


né che non sono. Molti sono gli ostacoli che impediscono di sa-
pere, sia l'oscurità dell'argomento sia la brevità della vita uma-
na»

Protagora
Abdera, 486 – mar Ionio, 411 a.e.v.
Antilogie

Salmossi

«Come ho appreso dai Greci residenti sul Ponto e


sull’Ellesponto, questo Salmossi era un uomo che sarebbe stato
schiavo a Samo, schiavo di Pitagora figlio di Mnesarco. Poi,
divenuto libero, si sarebbe assai arricchito e avrebbe fatto
41
ritorno, da ricco, nel proprio paese. Poiché i Traci conducevano
una vita grama e rozza, Salmossi, che conosceva il sistema di
vita degli Ioni e abitudini più̀ progredite di quelle dei Traci –
avrebbe frequentato i Greci, e fra i Greci Pitagora, che non era
certo il savio più scadente –, fece costruire un salone, in cui
ospitava i cittadini più ragguardevoli; fra un banchetto e l’altro
insegnava che né lui né i suoi convitati né i loro discendenti
sarebbero morti, ma avrebbero raggiunto un luogo dove
sarebbero rimasti per sempre a godere di ogni bene. Mentre
così operava e diceva, si costruiva una stanza sotterranea. E
quando la stanza fu ultimata, Salmossi scomparve alla vista dei
Traci: scese nella dimora sotterranea e vi abitò per tre anni. I
suoi ospiti ne sentivano la mancanza e lo piangevano per
morto; ma egli dopo tre anni si mostrò ai Traci e in tal modo i
suoi insegnamenti risultarono credibili.»

Erodoto
Alicarnasso, 484. – Thurii, a.e.v.
Le Storie, libro IV

«Essi si ritengono immortali in questo senso: sono convinti che


lo scomparso non muoia propriamente, bensì raggiunga il dio
Salmossi. Altri Geti questo stesso dio lo chiamano Gebeleizi.
Ogni quattro anni mandano uno di loro, tratto a sorte, a portare
un messaggio a Salmossi, secondo le necessità del momento.
E lo mandano così: tre Geti hanno l’incarico di tenere tre giavel-
lotti, altri afferrano per le mani e per i piedi il messaggero desi-
gnato, lo fanno roteare a mezz’aria e lo scagliano sulle lance.
Se muore trafitto, ritengono che il dio sia propizio; se non muo-
re, accusano il messaggero, sostenendo che è un uomo malva-
gio, e quindi ne inviano un altro; l’incarico glielo affidano mentre
è ancora vivo. Questi stessi Traci di fronte a un tuono o a un
fulmine, scagliano in cielo una freccia pronunciando minacce
contro Salmossi, perché credono che non esista altro dio se non
il loro.»

Erodoto

42
Alicarnasso, 484 a.C. – Thurii, 425 a.C.
Le Storie, libro IV

«Tutto ciò che esiste nell’universo è frutto del caso e della ne-
cessità.»

Democrito
Abdera, 460 – 370 a.e.v. circa
Frammenti

«Ci fu un tempo in cui la vita degli uomini non era governata da


alcuna legge, e giaceva selvaggia e schiava della malvagità
dell'animo, mentre nessun premio esisteva per i probi, né alcu-
na pena per gli empi. Mi sembra tuttavia che gli uomini abbiano
inventato leggi adatte a creare degli obblighi, perché la giustizia
esercitasse un ruolo da padrona ed avesse come sua schiava
l'ingiustizia: si colpiva con una pena chi commetteva qualcosa di
sbagliato, mentre le leggi impedivano che i delitti venissero per-
petrati con la forza pubblicamente. Tuttavia gli uomini li com-
mettevano di nascosto, allora un saggio dotato di straordinaria
intelligenza – a mio avviso – finse per i mortali che esistessero
gli dei, perché negli empi si infondesse la paura, se solo aves-
sero fatto, detto o finanche pensato qualcosa di nascosto. Così,
il dio venne ritenuto un demone infiammato di vita immortale,
intelligente, dotato di vista, dotato di pensiero, interessato in
queste vicende e pervaso di una natura divina, che potesse
ascoltare ogni parola pronunciata dai mortali ed osservarne ogni
azione. In questo modo – penso – un uomo per primo convinse i
mortali a credere all'esistenza del genere dei demoni.»

Crizia di Atene
Atene, 460 a.e.v. – Munichia, 404/403 a.e.v.
Sisifo

43
«Er figlio di Armenio, di origine panfilica. Costui era morto in
guerra e quando, al decimo giorno, si portarono via dal campo i
cadaveri già decomposti, fu raccolto intatto e ricondotto a casa
per essere sepolto; al dodicesimo giorno, quando si trovava già
disteso sulla pira, ritornò in vita e raccontò quello che aveva vi-
sto laggiù. Disse che la sua anima, dopo essere uscita dal cor-
po, si mise in viaggio assieme a molte altre, finché giunsero a
un luogo meraviglioso nel quale si aprivano due voragini conti-
gue nel terreno e altre due, corrispondenti alle prime, in alto nel
cielo. In mezzo ad esse stavano seduti dei giudici, i quali, dopo
aver pronunciato la loro sentenza, ordinavano ai giusti di pren-
dere la strada a destra che saliva verso il cielo, con un contras-
segno della sentenza attaccato sul petto, agli ingiusti di prende-
re la strada a sinistra che scendeva verso il basso, anch’essi
con un contrassegno sulla schiena dove erano indicate tutte le
colpe che avevano commesso. Giunto il suo turno, i giudici dis-
sero a Er che avrebbe dovuto riferire agli uomini ciò che acca-
deva laggiù e gli ordinarono di ascoltare e osservare ogni cosa
di quel luogo. Così vide le anime che, dopo essere state giudi-
cate, partivano verso una delle due voragini del cielo o della ter-
ra; dall’altra voragine della terra risalivano anime piene di lordu-
ra e di polvere, dall’altra posta nel cielo scendevano anime pu-
re. Quelle che via via arrivavano sembravano reduci come da
un lungo viaggio; liete di essere giunte a quel prato, vi si ac-
campavano come in un’adunanza festiva. Le anime che si co-
noscevano si abbracciavano e quelle provenienti dalla terra
chiedevano alle altre notizie del mondo celeste, e viceversa.
Nello scambiarsi i racconti delle proprie vicende le une geme-
vano e piangevano, al ricordo di quante e quali sofferenze ave-
vano patito e veduto durante il viaggio sottoterra (un viaggio di
mille anni), mentre quelle provenienti dal cielo riferivano le vi-
sioni di beatitudine e di straordinaria bellezza che avevano con-
templato. Ma per farne un resoconto minuzioso, Glaucone, ci
vorrebbe troppo tempo; in ogni caso la sostanza, stando al rac-
conto di Er, è la seguente: per ogni ingiustizia commessa e ogni
persona offesa le anime avevano scontato una pena decupla;
ciascuna pena era calcolata in cento anni, perché tale è la dura-
ta della vita umana, in modo che pagassero un fio dieci volte
superiore alla colpa.»
44
Platone
Atene, 428/427 – Atene, 348/347 a.e.v.
La Repubblica, Il mito di Er

«La divinità o vuol togliere i mali e non può, oppure può e non
vuole o anche non vuole né può o infine vuole e può. Se vuole e
non può, è impotente; se può e non vuole, è invidiosa; se non
vuole e non può, è invidiosa e impotente; se vuole e può, donde
viene l’esistenza dei mali e perché non li toglie?»
Epicuro
Samo, 342 – Atene 270 a.e.v.
Frammenti

«E' da sciocco chiedere agli dei quello che uno è in condizione


di procurarsi da se stesso.»

Epicuro
Samo, 342 – Atene 270 a.e.v.
Sentenze e frammenti

«Sono certo che anche coloro che ritengono di possedere co-


gnizioni sicure saranno costretti a cambiare parere quando si
renderanno conto della grande disparità di opinioni che regna
fra studiosi eminentissimi su una questione di una così radicale
importanza.»

Marco Tullio Cicerone


Arpino, 106 – Formia, 43 a.e.v.
Sulla natura degli dèi

«Roma era una città di recente fondazione, nata e cresciuta


grazie alla forza delle armi: Numa, divenutone re nel modo che
si è detto, si prepara a dotarla di un sistema giuridico e di un
45
codice morale (fondamenti di cui fino a quel momento era stata
priva). Ma rendendosi conto che chi passa la vita tra una guerra
e l'altra non riesce ad abituarsi facilmente a queste cose perché
l'atmosfera militare inselvatichisce i caratteri, pensò che fosse
opportuno mitigare la ferocia del suo popolo disabituandolo
all'uso delle armi. Per questo motivo fece costruire ai piedi
dell'Argileto un tempio in onore di Giano elevandolo a simbolo
della pace e della guerra: da aperto avrebbe indicato che la città
era in stato di guerra, da chiuso che la pace regnava presso tutti
i popoli dei dintorni. Dal regno di Numa in poi fu chiuso soltanto
due volte: la prima al termine della prima guerra punica, durante
il consolato di Tito Manlio, la seconda (e gli dèi hanno concesso
alla nostra generazione di esserne testimoni oculari) dopo la
battaglia di Azio, quando cioè l'imperatore Cesare Augusto ri-
stabilì la pace per mare e per terra. Numa lo chiuse dopo esser-
si assicurato con trattati di alleanza la buona disposizione di tut-
te le popolazioni limitrofe ed eliminando le preoccupazioni di pe-
ricoli provenienti dall'esterno. Così facendo, però, si correva il
rischio che animi resi vigili dalla disciplina militare e dalla conti-
nua paura del nemico si rammollissero in un ozio pericoloso.
Per evitarlo, egli pensò che la prima cosa da fare fosse instillare
in essi il timore reverenziale per gli dèi, espediente efficacissimo
nei confronti di una massa ignorante e ancora rozza in quei pri-
mi anni. Dato che non poteva penetrare nelle loro menti senza
far ricorso a qualche racconto prodigioso, si inventò di avere
degli incontri notturni con la dea Egeria e riferì che quest'ultima
lo aveva esortato a istituire dei rituali sacri particolarmente gra-
diti agli dèi, nonché a preporre a ciascuno di essi certi officianti
specifici. Prima di tutto, basandosi sul corso della luna, divide
l'anno in dodici mesi. Ma dato che i singoli mesi lunari non si
compongono di trenta giorni e che ce ne sono «undici» di diffe-
renza rispetto a un intero anno calcolato in base alla rivoluzione
del sole, egli aggiunse dei mesi intercalari in maniera tale che il
ventesimo anno si trovassero rispetto al sole nella stessa posi-
zione dalla quale erano partiti e che così la durata di tutti gli anni
tornasse perfettamente. Stabilì anche i giorni fasti e quelli nefa-
sti, poiché sarebbe stato utile, di quando in quando, sospendere
ogni attività pubblica.»

46
Tito Livio
Patavium 59 a.C. – Patavium,17
Storia di Roma

«[Tiberio] "Era indifferente nei confronti degli dei e della religio-


ne, perché si dedicava all'astrologia e credeva che tutto obbe-
disse alla fatalità: Ciò nonostante aveva una terribile paura dei
tuoni.".»

Gaio Svetonio Tranquillo


70 – 126 e.v.
Vita dei Cesari

«Uno spartano domandò a un sacerdote che voleva confessar-


lo:
"A chi devo confessare i miei peccati, a Dio o agli uomini?".
"A Dio", rispose il sacerdote.
"Allora, ritirati, uomo".»

Plutarco
ca. 46-125 a.e.v.
Detti dei Lacedèmoni

«Dimmi, prete, cosa ci fa l'oro in un luogo sacro?»

Aulo Persio Flacco


Volterra, 34 – Roma, 62 e.v.
Satire

«Ma io, quando ascolto queste storie ed altre del genere, resto
in dubbio nel giudicare se gli eventi umani siano governati dal
destino e da una immutabile necessità, oppure si susseguano in
balìa del caso.»

47
Publio Cornelio Tacito
56 – 120 e.v.
Annali 6. 22. 1-3

«L’ardore di Damaso e Ursino per occupare la sede vescovile


superava qualsiasi ambizione umana. Finirono per affrontarsi
come due partiti politici, arrivando allo scontro armato, con morti
e feriti... Ebbe la meglio Damaso, dopo molti scontri; nella basi-
lica di Sicinnio, dove i cristiani erano riuniti, si contarono 137
morti e dovette passare molto tempo prima che si calmassero
gli animi. Non c’è da stupirsi, se si considera lo splendore della
città di Roma, che un premio tanto ambito accendesse
l’ambizione di uomini maliziosi, determinando lotte feroci e osti-
nate. Infatti, una volta raggiunto quel posto, si gode in santa pa-
ce una fortuna garantita dalle donazioni delle matrone, si va in
giro su un cocchio elegantemente vestiti e si partecipa a ban-
chetti con un lusso superiore a quello imperiale.»

Ammiano Marcellino
Antiochia di Siria, 330 - 332 circa – Roma, 397 - 400 e.v.
Rerum gestarum

«Bisognerà risalire un po' addietro e dire donde e come ci sia


venuta l'idea di Dio: poi, paragonare ciò che dell'Essere divino si
dice sia presso i Greci, sia presso gli Ebrei; infine chiedere a
quelli che non sono né Greci né Ebrei, ma appartengono all'ere-
sia Galilea, per quale ragione preferirono l'opinione di quegli ul-
timi alla nostra e, in seguito, perché mai neanche a questa ri-
mangono fermi, ma, apostatando, han presa una via lor propria.
Nulla accettando di quante cose belle e buone sono sia presso
noi Greci, sia presso gli Ebrei seguaci di Mosè, raccolsero inve-
ce da entrambi i vizi che a questi popoli furono, per così dire,
legati dalla maledizione di un dèmone; la negazione degli Dei
dall'intolleranza ebrea, la vita leggera e corrotta dall'indolenza e
dalla volgarità nostra: e ciò osarono chiamare la religione perfet-
ta.»
48
Flavio Claudio Giuliano
Costantinopoli, 331[6] – Maranga, 363
Contro i Galilei

«Ma che fin dal principio Dio siasi esclusivamente curato degli
Ebrei e che questo sia stato il suo popolo prediletto, par dirlo,
non solo Mosè o Gesù, ma anche Paolo; [...] Sennonché qui sa-
rebbe il caso di domandare a Paolo come mai, se Dio non è so-
lo dei Giudei ma di tutte le genti, ai soli Giudei largì il dono pro-
fetico, e Mosè, e il crisma, e i profeti, e la legge, e le stravagan-
ze e i miracoli della favola. Tu li odi che gridano: «L'uomo man-
giò del pan degli angeli». E alla fine mandò a loro anche Gesù.
A noi nessun profeta, nessun crisma, nessun maestro, nessun
messo di questa sua tardiva benevolenza, che doveva un gior-
no estendersi anche a noi! Egli lascia per miriadi, o, se volete,
anche solo per migliaia di anni, in una tale ignoranza, schiavi,
come voi dite, degli idoli, tutti i popoli dall'Oriente all'Occidente,
dal Settentrione al Mezzogiorno, ad eccezione di una piccola
schiatta stabilitasi da neanche duemila anni in un solo angolo
della Palestina. Se è Dio di noi tutti, e di tutti egualmente creato-
re, perché ci ha trascurati? - Convien dunque ritenere che il Dio
degli Ebrei non sia affatto il generatore di tutto il mondo, né ab-
bia affatto il dominio dell'Universo, ma sia circoscritto, come di-
cevo, e, avendo un potere limitato, vada messo insieme con gli
altri Dei.»

Flavio Claudio Giuliano


Costantinopoli, 331[6] – Maranga, 363
Idem

«"Ecco che Adamo, col conoscere il bene ed il male, è divenuto


come uno di noi.
Purché adesso non tenda la mano all'albero della vita, e non ne

49
mangi, né viva in eterno" [Gen. III 22]. “E lo espulse, il Signore
Iddio, dal paradiso della delizia” [Gen. III 23].
Se ciascuna di queste parole non è, come io penso, allegoria
avente un significato riposto, certo tutto il racconto ridonda di
bestemmie nei riguardi di Dio. Ignorare che l'aiuto assegnato
all'uomo sarà causa della sua caduta, interdirgli la conoscenza
del bene e del male - che pur ci pare la sola ragione e norma
della vita umana -, e oltre a ciò temere che, prendendo parte
alla vita, l'uomo diventi di mortale immortale: questo è segno di
uno spirito anche troppo invidioso e maligno.»

Flavio Claudio Giuliano


Costantinopoli, 331[6] – Maranga, 363
Idem

«In conclusione: voi che stimate vera una favola così evidente-
mente falsa, e pretendete che Dio abbia avuto paura della unità
di voce degli uomini e per questo sia disceso a confonderne le
lingue, oserete ancora menare vanto della vostra conoscenza di
Dio?
Ritorno al punto di prima: come fece Dio la confusione delle lin-
gue. La causa fu, secondo Mosè, ch'Egli temeva gli uomini ope-
rassero qualcosa contro di Lui dopo avere scalato il cielo, uni di
lingua e d'animo; e il modo come fece fu questo: che discese
dal cielo (forse perché dall'alto non avrebbe potuto fare il mede-
simo, ed era obbligato a scendere sulla terra!).»

Flavio Claudio Giuliano


Costantinopoli, 331[6] – Maranga, 363
Idem

50
Pontefici

Papa Stefano IV

Nel gennaio dell'897, papa Stefano VI ordinò un processo per


sacrilegio, chiamato poi "sinodo del cadavere" (synodus horren-
da): l'imputato fu infatti il cadavere riesumato del defunto papa
Formoso, predecessore di Stefano VI, ritenuto colpevole di es-
sere salito al soglio pontificio grazie all'appoggio del partito filo-
germanico, e senza rinunciare alla sua precedente sede vesco-
vile. Il cadavere fu spogliato degli abiti pontificali; le dita della
mano destra gli vennero amputate.

Gli Autori

Papa Clemente V

«...noi, con il consenso del santo Concilio, sopprimiamo con


norma irreformabile e perpetua l’Ordine dei Templari, la sua re-
gola, il suo abito e il suo nome, e lo assoggettiamo a divieto
perpetuo, vietando severamente a chiunque di entrare in tale
Ordine, di riceverne e portarne l’abito e di presentarsi come
templare. Se poi qualcuno facesse il contrario, incorra ipso facto
nella sentenza di scomunica.»

Papa Clemente V scioglie l'Ordine dei Templari


Bolla pontificia, “Vox in excelso”, promulgata nel 1312.

Papa Innocenzo VIII

«Innocenzo VIII e suo figlio eressero addirittura una banca di


grazie temporali, nella quale, dietro il pagamento di tasse al-
quanto elevate, poteva ottenersi l'impunità per qualsiasi assas-

51
sinio o delitto: di ogni ammenda centocinquanta ducati ricade-
vano alla Camera papale, il di più a Franceschetto. E così Ro-
ma, negli ultimi anni specialmente di questo pontificato, formico-
lava da ogni parte d'assassini protetti e non protetti: le fazioni, la
cui repressione era stata la prima opera di Sisto, rifiorirono in
pieno rigoglio; ma il Papa, chiuso e ben custodito nel Vaticano,
non si preoccupava d'altro, che di porre qua e là qualche aggua-
to, per farvi cader dentro malfattori che avessero mezzi di ben
pagare.»

Jacob Burckhardt
La civiltà del Rinascimento

Papa Paolo IV

[Paolo IV all'inquisizione] «attribuì il crudele diritto di applicare


la tortura indicata in genere con il subdolo termine di "rigoroso
esame" [...] per costringere a comunicare i nomi dei complici.
Non teneva alcun conto della posizione sociale delle persone;
trascinò di fronte a questo tribunale i più illustri baroni. Fece get-
tare in carcere cardinali come Morone e Foscherari, dei quali in
un primo tempo ci si era serviti persino per esaminare il conte-
nuto dei libri importanti, per esempio degli esercizi spirituali di
Ignazio, perché ora gli erano venuti dei dubbi sulla loro ortodos-
sia».

Leopold Von Ranke


Su Papa Paolo IV, (Papa al 1555 al 1559)

Papa Leone X

«E’ un'eresia insegnare e credere che bruciare gli eretici è con-


trario alla volontà dello Spirito Santo.»

52
Leone X
papa dal 1513 al 1521
Bolla “Exsurge Domine”,1520

Papa Leone X

«Così costosa era, la vita che conduceva tenendosi accanto


buffoni famelici come fra Mariano Fetti, «capace d' ingoiare in
un sol boccone un piccione in umido, divorare venti capponi e
trangugiare quattrocento uova», che quando salì al Creatore, un
libello citato da Paul Larivaille rinfacciò a Leone di aver «dilapi-
dato tre pontificati»: quello del predecessore Giulio II (che aveva
lasciato nelle casse 700 mila ducati), il proprio (nonostante le
immense rendite di circa 400 mila ducati l' anno) e quello del
successore, Adriano VI, che si sarebbe ritrovato assediato dai
creditori ereditando un buco di 420 mila ducati. Il tutto nonostan-
te il vorace Babbo Santo avesse incrementato le entrate disci-
plinando il mercato delle indulgenze con l'oscena e celeberrima
“Taxa Camerae”».

Leone X, papa dal 1513 al 1521


Corriere della Sera (P.29, 28/7/2001)
LEONE X Il Papa che perdonò in cambio di denaro

Papa Leone X

«Bollato da Leopold von Ranke come «il più sventurato di tutti i


papi mai saliti sul trono romano». Nel 1520 Promulga la bolla
«Exsurge Domine» contro le dottrine di Martin Lutero, il quale
sprezzamente ne brucia una copia; alla bolla segue la scomuni-
ca del riformatore religioso tedesco. Muore a Roma, all' età di
quarantasei anni. A causa della sua sconcertante condotta, mol-
ti suoi contemporanei pensano che sia stato assassinato con il
veleno.»

53
Papa Leone X, papa dal 1513 al 1521
Corriere della Sera (P.29, 28/7/2001)
LEONE X Il Papa che perdonò in cambio di denaro

Papa Pio V

«Non mai pietà; sterminate chi si sottomette, e sterminate chi


resiste; perseguitate a oltranza, uccidete, ardete, tutto vada a
fuoco e a sangue.»

Lettera di Pio V al re Filippo II di Spagna.

Papa Pio IX

«Vi unisco poi la presente per pregarla a fare tutto quello che
può affine di allontanare un altro flagello, e cioè una legge pro-
gettata, per quanto si dice, relativa alla istruzione obbligatoria.
Questa legge parmi ordinata ad abbattere totalmente le scuole
cattoliche e soprattutto i Seminari. Oh quanto è fiera la guerra
che si fa alla Religione di Gesù Cristo! Spero dunque che la V.
M. farà sì che in questa parte almeno, la Chiesa sia risparmiata.
Faccia quello che può, Maestà, e vedrà che Iddio avrà pietà di
Lei. Vi abbraccio nel Signore. »

Pio IX a Vittorio Emanuele II, 3 gennaio 1870


(Tratto dal carteggio privato di Pio IX e Vittorio Emanuele II)

Papa Pio IX

Pio IX l’8 dicembre 1854 proclama il dogma dell’Immacolata

54
Concezione e con la bolla Ineffabilis Deus precisa:

«Dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina la quale


ritiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della
sua concezione, per singolare privilegio di Dio onnipotente e in
vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, sia
stata preservata immune da ogni macchia della colpa originale,
è rivelata da Dio e perciò da credersi fermamente e costante-
mente da tutti i fedeli».

Papa Pio IX
Bolla Ineffabilis Deus

Papa Pio IX

Pio IX il 24 agosto del 1871 davanti ad un gruppo della Pia Unione delle
donne cattoliche di Roma, così parlava degli ebrei:

«Or gli Ebrei, che erano figli nella casa di Dio, per la loro durez-
za e incredulità, divennero cani.
E di questi cani ce n’ha pur toppi oggidì in Roma, e li sentiamo
latrare per tutte le vie, e ci vanno molestando per tutti i luoghi.
Speriamo che tornino ad essere figli.»

Pio IX (Papa dal 1846 al 1878)


(In “La Voce del S. Padre Pio Nono”, 1874, Fascicolo Nono, Bologna, Tipo-
grafia Felsinea, Strada Maggiore, 206, pag. 264, 265).

Papa Pio IX

«Se c’è un regime totalitario, totalitario di fatto e di diritto, è il


regime della Chiesa, perché l’uomo appartiene totalmente alla
Chiesa, deve appartenerle, dato che l’uomo è creatura del buon
Dio... E il rappresentante delle idee, dei pensieri e dei diritti di
Dio non è che la Chiesa».

55
Papa Pio XI, papa dal 1922 al 1939

Papa Pio IX

«Dichiariamo dogma rivelato da Dio: ogni qualvolta il romano


Pontefice parla ex cathedra, vale a dire quando nell’esercizio
del suo ufficio di pastore e maestro di tutti i cristiani, con la sua
somma apostolica autorità dichiara che una dottrina concernen-
te la fede o la vita morale dev’essere considerata vincolante da
tutta la Chiesa, allora egli, in forza dell’assistenza divina conferi-
tagli dal beato Pietro, possiede appunto quella infallibilità, della
quale il divino Redentore volle munire la sua Chiesa nelle deci-
sioni riguardanti la dottrina della fede e dei costumi. Pertanto,
tali decreti e insegnamenti del romano Pontefice non consento-
no più modifica alcuna... chi dovesse arrogarsi, che Dio ne
guardi, di contraddire questa decisione di fede sarà oggetto di
scomunica.»

Papa Pio IX
Tratto dalla costituzione "De Fides Catholica" emanata nel 1869 dal Concilio
Vaticano I voluto da Pio IX

Papa Pio IX

«Infatti, insegnando e professando il funestissimo errore del


Comunismo e del Socialismo dicono che "la società domestica,
cioè la famiglia, riceve dal solo diritto civile ogni ragione della
propria esistenza, e che pertanto dalla sola legge civile proce-
dono e dipendono tutti i diritti dei genitori sui figli, principalmente
quello di curare la loro istruzione e la loro educazione". Con tali
empie opinioni e macchinazioni codesti fallacissimi uomini in-
tendono soprattutto eliminare dalla istruzione e dalla educazio-
ne la dottrina salutare e la forza della Chiesa cattolica, affinché i
teneri e sensibili animi dei giovani vengano miseramente infetta-
ti e depravati da ogni sorta di errori perniciosi e di vizi.»
56
Pio IX
Dalla enciclica "Quanta Cura" 1864

Papa Gregorio XVI

[Papa Gregorio XVI] «ama riposarsi in compagnia della moglie


di Gaetanino. Questa donna, che può avere 36 anni, non è né
bene né male. Gaetanino quattro anni fa non aveva niente e ora
contratta immobili per 200.000 franchi».

Stendhal, in una lettera al duca di Broglie del 1835

Papa Pio X

«563 A. I bambini morti senza battesimo vanno al Limbo dove


non è premio soprannaturale né pena, perché avendo il peccato
originale, e quello solo, non meritano il paradiso, ma neppure
l’inferno e il purgatorio.»

Pio X, papa dal 1903 al 1914


Dal Catechismo Maggiore di Pio X

Papa Pio X

«563 D. I padri e le madri che per loro negligenza lasciano mori-


re i loro figlioli senza il battesimo peccano gravemente, perché
privano i loro figlioli dell’eterna vita; e peccano pure gravemente
col differirne il battesimo, perché li espongono al pericolo di mo-
rire, senza averlo ricevuto.»

Pio X, papa dal 1903 al 1914


Idem

57
Padri e dottori della Chiesa

«I bambini che si battezzano, per la virtù e la celebrazione di un


cosi grande sacramento, pur non facendo essi con il loro cuore
e con la loro bocca ciò che concerne la fede da possedere inte-
riormente e da professare esteriormente, sono tuttavia compu-
tati nel numero dei credenti. Certamente quei bambini ai quali è
mancato il sacramento devono considerarsi tra coloro che non
credono al Figlio e quindi, se usciranno dal corpo privi della gra-
zia di questo sacramento, subiranno la conseguenza già detta:
“Non avranno la vita, ma l’ira di Dio incombe su di loro”.»

Aurelio Agostino d'Ippona (Tagaste, 354 – Ippona, 430)


Polemici

«Ma l’infelice ragazzo che ero, infelice già sulla soglia della gio-
vinezza, te l’aveva pur chiesta la castità. Sì: “Dammi la castità e
la continenza, ma non subito”, dicevo. Avevo paura che tu mi
esaudissi troppo presto, e troppo presto mi guarissi dal male del
desiderio, che preferivo vedere soddisfatto piuttosto che estin-
to.»

Aurelio Agostino d'Ippona (Tagaste, 354 – Ippona, 430)


Confessioni

«Affermo dunque che il Cavaliere di Cristo con sicurezza dà la


morte ma con sicurezza ancora maggiore cade. Morendo vince
per se stesso, dando la morte vince per Cristo. Non è infatti
senza ragione che porta la spada: è ministro di Dio per la
punizione dei malvagi e la lode dei giusti. (Rm, 13,4; I Pt, 2, 14).
Quando uccide un malfattore giustamente non viene
considerato un omicida, ma, oserei dire, un «malicida» e
vendicatore da parte di Cristo nei confronti di coloro che
operano il male, difensore del popolo cristiano E quando invece
58
viene ucciso si sa che non perisce ma perviene [ al suo scopo]”.
La morte che infligge è una vittoria di Cristo; quella che riceve è
a proprio vantaggio. Dalla morte dell’infedele il cristiano trae
gloria poiché il Cristo viene glorificato: nella morte del cristiano
si manifesta la generosità del suo Re che chiama a sé il suo
cavaliere per donargli la ricompensa. Pertanto sul nemico
ucciso il giusto si rallegrerà vedendo la vendetta (Sai, 57, 11).
Ma sul cavaliere ucciso si dirà: - Il giusto guadagna ad essere
tale? Sì, perché Dio gli rende giustizia sulla terra. (Sal, 57, 12).
Certo non si dovrebbero uccidere neppure gli infedeli se in
qualche altro modo si potesse impedire la loro eccessiva
molestia e l’oppressione dei fedeli. Ma nella situazione attuale è
meglio che essi vengano uccisi, piuttosto che lasciare senza
scampo la verga dei peccatori sospesa sulla sorte dei giusti e
affinché i giusti non spingano le loro azioni fino alla iniquità.»

Bernardo di Chiaravalle (Fontaine-lès-Dijon, 1090 – Abbazia di Clairvaux,


1153)
Liber ad milites Templi de laude novae militiae

«Per quanto riguarda gli eretici, essi si sono resi colpevoli di un


peccato che giustifica che non solo siano espulsi dalla Chiesa
con l'interdetto, ma anche che vengano allontanati da questo
mondo con la pena di morte».

Tommaso d'Aquino (Roccasecca, 1225 – Fossanova, 1274) "Summa Theo-


logiae"

59
Dogmi della Chiesa cattolica

Dogma dell’Immacolata Concezione

Questo dogma è recentissimo. È stato proclamato l'8 dicembre


del 1854 da papa Pio IX con la bolla "Ineffabilis Deus". Questo
dogma sancisce che Maria, madre di Gesù, sia stata preservata
immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo con-
cepimento.

Intanto:

- Darwin nel 1859 pubblica "L'origine della specie".


- A Londra nel 1863 si inaugura la prima metropolitana.
- Mendel nel 1865 presenta i suoi lavori che daranno poi luo-
go alle "leggi dell'ereditarietà".

Gli autori

Dogma della verginità di Maria

553 p.e.v. Secondo concilio di Costantinopoli

Sulla base di un passo del vangelo di Matteo (Matteo 1,24-25) e


di alcune argomentazioni di diversi Padri della Chiesa, i vescovi
riuniti fondarono il dogma della verginità perfetta di Maria, che
implica la nascita verginale di Gesù.

Secondo questo dogma Maria è rimasta vergine prima, durante


e dopo la nascita di Gesù. In tale ottica, i "fratelli di Gesù" nomi-
nati nei Vangeli sono intesi, secondo la visione della Chiesa cat-
tolica, non come figli di Maria ma cugini o fratellastri. La tradi-
zione ortodossa li definisce figli di un precedente matrimonio di
Giuseppe.
Gli autori

60
Dogma dell’Infallibilità del Papa

« Noi pertanto, aderendo fedelmente alla tradizione ricevuta fin


dall’esordio della fede cristiana, a gloria di Dio nostro Salvatore,
ad esaltazione della cattolica religione ed a salute dei popoli cri-
stiani coll’approvazione del Sacro Concilio, insegniamo e defi-
niamo essere dogma da Dio rivelato, il Romano Pontefice,
quando parla ex Cathedra, ossia quando, esercitando l’uffizio di
Pastore e Dottore di tutti i cristiani, per la sua suprema apostoli-
ca autorità definisce una dottrina sulla fede o sui costumi dover-
si tenere da tutta la Chiesa, per l’assistenza divina, a lui nel
beato Pietro promessa, godere di quella infallibilità di cui il divin
Redentore volle essere fornita la sua Chiesa nel definire una
dottrina sulla fede o sui costumi, e pertanto tali definizioni del
romano Pontefice essere per se stesse e non pel consenso del-
la Chiesa, irreformabili. Se alcuno poi, tolgalo Iddio, osasse con-
traddire a questa nostra definizione, sia anatema.»
(Pastor Aeternus, 18 luglio 1870)
Il dogma, voluto fortemente da papa Pio IX su prevalente ispirazione dei Ge-
suiti

61
Sulla verginità di Maria

«La versione latina della Historia Josephi, redatta intorno al


Quattrocento, riferisce: Giuseppe, il fidanzato di Maria e padre
putativo di Gesù, aveva trascorso i primi quarant'anni della sua
vita da scapolo. Si era poi sposato, e il suo matrimonio era du-
rato 49 anni. Un anno dopo la morte della prima moglie - dun-
que a novant'anni - aveva preso presso di se la dodicenne Ma-
ria. Dopo tre anni era nato Gesù. L'intento del racconto è chiaro:
sottolineare attraverso un'esagerata differenza di età l'impoten-
za del padre putativo e tutore di Gesù. I novant'anni fungevano
da argomento teologico in favore della verginità di Maria.»

Klaus Schreiner
Vergine, madre, regina: i volti di Maria nell'universo cristiano

Dogma della transustanziazione

Durante il Concilio di Trento (1551) fu promulgato uno dei dogmi


più "impegnativi":

"...con la consacrazione del pane e del vino si opera la conver-


sione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di
Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella so-
stanza del Suo Sangue.
Questa conversione, quindi, in modo conveniente e appropriato
è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione".

- Un'allegoria non bastava, si è dovuto eccedere affermando


che il pane ed il vino consacrati conservano solo gli accidenti,
ovvero le apparenze, della materia precedente alla preghiera
eucaristica, mentre "nel loro intimo" la forma sostanziale o prin-
cipio costitutivo è cambiato perché esso è diventato, per opera
della Trinità, realmente il Corpo ed il Sangue del Signore. -

Gli autori

62
Trattato dei tre impostori

Stampato in Olanda nel 1719, si diffonde clandestina-


mente in Europa, acquistato a peso d’oro dai liberi pensatori. I
tre impostori sono Mosè, Gesù Cristo e Maometto, colpevoli del
tentativo di creare illusioni capaci di intorpidire le menti delle
masse. Il Trattato dei tre impostori mette sotto accusa i fondatori
delle tre grandi religioni monoteistiche e i loro rispettivi dei: Ya-
hweh, Dio, Allah. E’ scandalo. La storia comincia però molto
tempo prima, quando nel 1239 Gregorio IX accusa l’imperatore
Federico II di aver dichiarato che il mondo intero è stato ingan-
nato da tre impostori, Mosè, Gesù e Maometto e successiva-
mente lo stesso Imperatore viene accusato di aver scritto per
mano del suo Logoteta, Pier Delle Vigne il trattato “De tribus im-
postoribus” che voleva dimostrare questa tesi. Nessuno però
vide questo libro per secoli, ma il suo fantasma attraversò il me-
dioevo venendo attribuito di volta in volta a personaggi etero-
dossi, Machiavelli, Bruno, Hobbes, Spinoza. Fino a che nel
1719 viene pubblicato in francese a l’Aia il “Traité des trois im-
posteurs”. Il “Traité” pretende di essere una traduzione del miti-
co “De tribus impostoribus”, ma è chiaramente posteriore. Co-
munque, che sia stato pubblicato cinquecento anni dopo la sua
redazione oppure scritto agli inizi del Settecento, in un epoca in
cui la massa dormiva ancora un sonno dogmatico, appiattita sul-
le posizioni della Bibbia, questo libro fece eco al nascente e
crescente spirito critico nei confronti delle Sacre Scritture.

63
«Sebbene tutti gli uomini siano interessati a conoscere la verità,
sono pochi quelli che si avvalgono di questa facoltà. Alcuni non
sono capaci di svolgere ricerche per proprio conto, altri non se
ne vogliono accollare l'onere. Non ci si deve, perciò, stupire se il
mondo è pieno di teorie vane o ridicole: niente è più capace di
dar loro corso quanto l'ignoranza; questa è l'unica forza delle
false idee che si hanno sulla Divinità, sull'Anima, sugli Spiriti e
su quasi tutti gli altri concetti concernenti la Religione. Prevale
l'abitudinarietà, ci si contenta dei pregiudizi inculcati fin dalla na-
scita e ci si rimette, per le cose più essenziali, a persone inte-
ressate, che ritengono legittimo sostenere arbitrariamente le
teorie ricevute, che non osano distruggere, per paura di distrug-
gere se stessi.»

Anonimo
Trattato dei tre impostori

«Ciò che rende irrimediabile il male è che, dopo aver stabilito


false idee su Dio, non si trascura alcunché per indurre il popolo
a crederle, senza permettergli di esaminarle; anzi, si aizza l'av-
versione contro filosofi e veri Saggi, per timore che la Ragione,
da loro insegnata, faccia conoscere al popolo gli errori in cui es-
so è stato piombato. I partigiani di queste assurdità hanno otte-
nuto risultati talmente buoni che è pericoloso combatterli.
È troppo importante, per questi impostori, che il popolo rimanga
ignorante, per fargli sopportare le delusioni. Così si è costretti a
celare la verità, o ad offrirsi in olocausto al furore dei falsi Saggi,
o delle anime basse e interessate.»

Anonimo
Trattato dei tre impostori

«Tertulliano, uno degli uomini più saggi mai esistiti fra i Cristiani
ha detto, contro Apelle, che ciò che non è corporeo non esiste,
e contro Prassia, che tutto ciò che è sostanza ha un corpo.9
Questa dottrina, tuttavia, non è stata condannata dai primi quat-
64
tro Concili Ecumenici o generali.»

Anonimo
Trattato dei tre impostori

«Non si deve, perciò, credere che l'Essere universale, chiamato


comunemente Dio, si occupi più di un uomo che di una formica,
di un leone che di una pietra; per quanto lo riguarda non c'è
niente di bello o di brutto, di buono o di cattivo, di perfetto o di
difettoso. Non gli importa essere lodato, pregato, cercato, vez-
zeggiato non è per nulla intenerito da ciò che fanno o dicono gli
uomini, non è suscettibile d'amore né di odio, in breve non si
occupa dell'uomo più che di ogni altra creatura di qualunque ti-
po sia. Qualunque distinzione è solo l'invenzione di uno spirito
gretto, l'ignoranza l'inventa e l'interesse la fomenta.»

Anonimo
Trattato dei tre impostori

«…esaminiamo un po' l'idea che i Profeti hanno avuto di Dio. Se


dobbiamo credere a loro, Dio è un essere puramente fisico: Mi-
chea lo vide seduto; Daniele vestito di bianco e con l'aspetto di
un vecchio; Ezechiele lo vide come un fuoco, così è detto nel
Vecchio Testamento. Per quanto riguarda il Nuovo, i Discepoli
di Gesù Cristo immaginarono di vederlo sotto l'aspetto di co-
lomba, gli Apostoli sotto quello di fiammelle (lingue di fuoco),
San Paolo, infine come una luce che l'abbaglia e l'acceca. Per
quanto riguarda la contraddizione delle loro opinioni, Samuele
crede che non si pentisse mai delle sue decisioni; per contro,
Geremia ci dice che Dio si pente delle sue decisioni, Gioele ci fa
sapere che si pente solo del male che fa agli uomini, Geremia
dice che non si pente per nulla affatto.»

Anonimo
Trattato dei tre impostori

65
Il pensiero filosofico

66
Michel de Montaigne

Michel de Montaigne (Bordeaux 1533 – Saint-Michel-


de-Montaigne 1592). Montaigne fu un filosofo e politico francese
del XVI secolo. I Saggi di Montaigne hanno una ispirazione ten-
denzialmente scettica: lo studio degli Schizzi pirroniani di Sesto
Empirico condussero il filosofo ad una ricerca sull'uomo consi-
derato nella sua naturalezza e liberato dalle categorie interpre-
tative del platonismo e dell'aristotelismo. "Chi ha detto all'uomo,
scrive nell'Apologia di Raymond Sebond, che il movimento me-
raviglioso della volta celeste e l'eterna luce delle stelle che ruo-
tano sopra la sua testa sono stati creati e vengono mantenuti
attraverso i secoli per la sua comodità ed al suo servizio?"

Montaigne rifiuta l'antropocentrismo e la teleologia reli-


giosa ed anzi insiste sul legame profondo che accomuna la na-
tura umana a quella degli animali. La conoscenza umana è limi-
tata, secondo Montaigne, ed è assurdo pensare che essa possa
arrivare a conoscere la totalità dell'universo o Dio. "Chi guarda
alla grande immagine di madre natura in tutta la sua maestà, chi
scorge sul suo volto una varietà generale e continua e conside-
ra che in esso non solo in lui stesso, ma perfino un regno non è
che un puntino minuscolo, costui soltanto misura le cose secon-
do la vera grandezza

67
."L’uomo è davvero insensato: non saprebbe fare un pidocchio e fab-
brica dei a dozzine.

Michel de Montaigne
Saggi, 1588

«Per i cristiani trovarsi di fronte a una cosa incredibile è una bel-


la occasione per credere.»
Michel de Montaigne
Idem

«Non m'importa rilevare l'orrore barbarico di una tale azione ma


piuttosto questo, che pur giudicando bene le loro colpe, siamo
così ciechi riguardo alle nostre. Penso che c'è più barbarie nel
mangiare un uomo vivo che nel mangiarlo morto; nel lacerare
con tormenti e supplizi un corpo ancora sensibile, farlo arrostire
a poco a poco, farlo mordere e dilaniare da cani e da porci piut-
tosto che nell'arrostirlo e mangiarlo dopo che è morto (come noi
abbiamo letto e visto anche di recente, non tra antichi nemici,
ma tra vicini e concittadini e, quel che è peggio, sotto il pretesto
della pietà religiosa)»

Michel de Montaigne
I Cannibali, Saggi

«Dopotutto significa dare un bel peso alle proprie opinioni se


per esse si fa cuocere vivo un uomo.»

Michel de Montaigne
Saggi, 1588

«Gli uomini sono portati a credere soprattutto ciò che meno ca-
piscono.»

Michel de Montaigne
Idem

68
Giordano Bruno

Giordano Bruno (Nola 1548-Roma 1600). Bruno fu tra i


maggiori filosofi del Rinascimento italiano: fu avviato durante
l'adolescenza alla carriera ecclesiastica nel convento di S. Do-
menico a Napoli. Ma lo studio delle opere di Aristotele e di alcu-
ni filosofi neoplatonici e il tentativo di interpretare razionalmente
la dogmatica cristiana, lo portano ben presto a scontrarsi con le
autorità religiose. Bruno per evitare un processo per eresia nei
suoi confronti, abbandona l'ordine religioso e per molti anni
viaggiò in vari paesi europei. Ma durante un soggiorno a Vene-
zia presso il nobile Mocenigo fu ancora denunciato per ere-
sia all'inquisizione. Dal 1593 fu processato dal supremo tribuna-
le dell'inquisizione di Roma. Fu arso sul rogo il 17 febbraio del
1600. Il pensiero di Bruno raccoglie molte suggestioni del pen-
siero rinascimentale, accetta entusiasticamente la nuova teoria
copernicana ed approda ad una concezione panteistica per cui:
l'universo è "uno, infinito immobile", causa ed effetto di se stes-
so. Bruno ritiene che la verità è raggiungibile attraverso la ra-
gione rinnegando la fede cristiana. La fede cristiana, per Bruno,
"si richiede per l'istituzione di rozzi popoli che denno essere go-
vernati", mentre per chi come i filosofi è capace di ragionare la
via è completamente diversa: "la demostrazione per gli contem-
plativi che sanno governare se e gli altri":

69
«Verrà un giorno che l'uomo si sveglierà dall'oblio e finalmente
comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della
sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e
lo tiene schiavo... l'uomo non ha limiti e quando un giorno se ne
renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.»

Giordano Bruno
Spaccio della bestia trionfante

«Il dotto Agostino, molto inebriato di questo divino nettare, nelli


suoi Soliloquii testifica che la ignoranza più tosto che la scienza
ne conduce a Dio, e la scienza più tosto che l'ignoranza ne met-
te in perdizione. In figura di ciò vuole ch'il redentor del mondo
con le gambe e piedi de gli asini fusse entrato in Gerusalemme,
significando anagogicamente in questa militante quello che si
verifica nella trionfante cittade;»

Giordano Bruno
Cabala del cavallo pegaseo

«Io credo che nelle mie opere si troveranno scritte molte cose,
quali saranno contrarie alla fede catolica [...] ma però io non ho
detto né scritto queste cose ex professo, né per impugnar diret-
tamente la fede catolica, ma fondandomi solamente nelle rag-
gioni filosofiche o recitando le opinion de eretici.»

Giordano Bruno
Costituti

«Ch’io cadrò morto a terra ben m’accorgo;


ma qual vita pareggia il morir mio?
La voce del mio cor per l’aria sento:

70
ove mi porti temerario? china,
che raro è senza duol troppo ardimento.
Non temer, rispond’io, l’alta ruina!
Fendi sicur le nubi, e muor contento
se il ciel s’illustre morte ne destina.»

Giordano Bruno
Gli eroici furori

«E' iniquo pensare in forza di una sottomissione ad altri, è da


mercenari, da servi e contrario alla dignità della umana libertà
assoggettarsi e sottomettersi, è cosa stupidissima credere per
consuetudine, irrazionale aderire ad un'opinione in forza della
moltitudine di quelli che la professano.»
Giordano Bruno
Dedica all’imperatore Rodolfo II degli “Articulum centi et sexaginta versus
huius tempestatis mathematicos atque philosophos”.

«Stolti del mondo son stati quelli ch’han formata la religione, gli
ceremoni, la legge, la fede, la regola di vita; gli maggiori asini
del mondo»
Giordano Bruno
Cabala del cavallo pegaseo

Forse non tutti sanno che a Roma in Campo de' Fiori si trova la
statua di Giordano Bruno, condannato al rogo dall'Inquisizione
(1600) per le sue idee considerate eretiche.
Il volto del filosofo è rivolto verso la Basilica di San Pietro in se-
gno di ammonimento.
Quando il monumento di bronzo di Ettore Ferrari fu inaugurato il
9 giugno 1889, l'allora papa, Leone XIII, minacciò di lasciare
Roma e passò la giornata a pregare davanti alla statua di San
Pietro.

Gli autori

71
Thomas Hobbes

Thomas Hobbes (Westport 1588 - Hardwick Hall 1679).


Hobbes è stato tra i maggiori filosofi britannici del XVII secolo.
Hobbes considera le nostre idee come immagini interne che de-
rivano da corpi esterni, secondo una concezione empiristica in
gnoseologia e nominalista in logica. Per Hobbes tutta la realtà è
materia in movimento, da questa concezione materialistica criti-
ca il dualismo cartesiano di sostanza estesa e sostanza pen-
sante: anche l'uomo, secondo Hobbes è un aspetto dell'unica
realtà materiale in movimento. Nel pensiero politico Hobbes par-
te, come i giusnaturalisti, dallo stato di natura per arrivare a teo-
rizzare nel suo "Leviatano" una concezione politica assolutistica.

72
«Il Papato non è altro che lo spettro del defunto impero romano
assiso sulla sua tomba con la corona in capo.»

Thomas Hobbes
Leviatano

«Tuttavia, anche coloro che conducono poche o nessuna inda-


gine sulle cause naturali delle cose, per effetto del timore che
deriva dalla stessa ignoranza di ciò che ha il potere di procurar
loro molto bene o molto danno, sono inclini a supporre e a fin-
gere dentro di sé diversi tipi di poteri invisibili, e ad avere timore
delle loro stesse immaginazioni e ad invocarle nei momenti di
difficoltà, come anche a ringraziarle in occasione di un buon
successo sperato, facendo i loro dèi delle creature della loro
fantasia.»

Thomas Hobbes
Leviatano

«È accaduto così che, per la grandissima varietà della fantasia,


gli uomini hanno creato nel mondo innumerevoli specie di dei e
questo timore delle cose invisibili è il seme naturale di ciò che
ciascuno chiama religione...»

Thomas Hobbes
Leviatano

«L’ansia per il futuro dispone a ricercare le cause delle cose,


perché la loro conoscenza rende meglio capaci di ordinare il
presente in vista del massimo vantaggio [...]. Tuttavia, anche
coloro che conducono poche o nessuna indagine sulle cause
naturali delle cose, per effetto del timore che deriva dalla stessa
ignoranza di ciò che ha il potere di procurar loro molto bene o
molto danno, sono inclini a supporre e a fingere dentro di sé
73
diversi tipi di poteri invisibili, e ad avere timore delle loro stesse
immaginazioni e ad invocarle nei momenti di difficoltà, come
anche a ringraziarle in occasione di un buon successo sperato,
facendo i loro dèi delle creature della loro fantasia. È accaduto
così che, per la grandissima varietà della fantasia, gli uomini
hanno creato nel mondo innumerevoli specie di dèi e questo
timore delle cose invisibili è il seme naturale di ciò che ciascuno
chiama religione con riguardo a se stesso e superstizione in
riferimento a coloro che venerano o temono quel potere in forme
diverse. Poiché molti hanno osservato questo seme della
religione, alcuni tra coloro che l’hanno osservato sono stati
inclini a nutrirlo, a coltivarlo, a formalizzarlo nelle leggi e ad
aggiungervi, di loro propria invenzione, qualche opinione sulle
cause degli eventi futuri con cui pensavano d’essere meglio
capaci di governare gli altri e di fare il maggior use dei propri
poteri a propri vantaggi.»

Thomas Hobbes
Leviatano

74
Baruch Spinoza

Baruch Spinoza (Amsterdam 1632-L'Aia 1677). Spinoza


è stato tra i maggiori filosofi razionalisti dell'età moderna. La sua
opera principale: "Ethica ordine geometrico demonstrata”, parte
dalla definizione della sostanza come concetto autoevidente
"Ciò che è in sé e per sé si concepisce" per arrivare ad una
stringente deduzione degli attributi e dei modi (i modi, per Spi-
noza sono, gli esseri finiti e determinati del mondo tra cui l'uo-
mo). Mette capo così ad un rigoroso panteismo in cui la verità e
l'eternità sono prerogative esclusive dell'assoluto che coincide
con lo stesso universo, non essendo possibile una trascenden-
za divina, per Spinoza, come nella vecchia tradizione religiosa.
La tradizione religiosa è fortemente criticata da Spinoza nel suo
Tractatus theologico-politicus dove mostra che la Bibbia non è
altro che un insieme di documenti storici ed umani elaborati da
una molteplicità di autori in epoche diverse. La pretesa del so-
prannaturale, dei miracoli è fortemente negata da Spinoza in
quanto contraddittori rispetto all'ordine necessario della natura.
La bibbia non contiene la verità, né una rivelazione di qualsivo-
glia verità, essa, per Spinoza, ha il solo compito di produrre
l'obbedienza: "ciascuna mantenga il suo regno, la ragione il re-
gno della verità e della sapienza, la teologia il regno della pietà
e dell'obbedienza". In un'epoca ancora fortemente intollerante e
repressiva nei confronti dei liberi pensatori, Spinoza rivendica il
totale affrancamento della libera ricerca filosofica e scientifica
dalle catene teologiche e religiose.

75
«Chi non vede che il vecchio e nuovo Testamento non sono al-
tro che una disciplina dell'obbedienza e che a null'altro tendono
se a che gli uomini sinceramente obbediscano?»

Baruch Spinoza
Trattato teologico-politico

«Il vecchio e il nuovo Testamento non sono altro che una disci-
plina dell'obbedienza, e a null'altro tendono se non a che gli
uomini sinceramente obbediscano.»

Baruch Spinoza
Idem

«Infine nel Nuovo Testamento figurano quattro evangelisti; ma


nessuno vorrà credere che Dio abbia voluto narrare quattro vol-
te la storia di Cristo e comunicarla agli uomini con quattro scrit-
ti.»

Baruch Spinoza
Idem

«Van tutti dicendo che la sacra Scrittura è il verbo di Dio che


insegna agli uomini la vera felicità e la via della salvezza; in pra-
tica dimostrano tutto il contrario. Vediamo infatti che il volgo fa
tutt’altro che vivere secondo l’insegnamento della sacra Scrittu-
ra e osserviamo che quasi tutti spacciano per verbo divino le
proprie invenzioni e col pretesto della religione mirano solo ad
ottenere l’altrui consenso. Vediamo poi che i teologi si preoccu-
parono per lo più di come potere ricavare dai testi sacri, con
evidente forzatura, ciò che in realtà era loro propria immagina-
zione e loro opinione, cercandone in tal modo conferma
nell’autorità divina.»

Baruch Spinoza
Idem

«...la religione non corrisponde più al sentimento di carità, ma


76
alla disseminazione della discordia fra gli uomini ed alla propa-
gazione di un odio crudele, che essi nascondono sotto il falso
nome di zelo divino e di ardente fervore.»
Baruch Spinoza
Idem

«A questi mali s’aggiunse la superstizione che insegna agli uo-


mini a tenere in dispregio la ragione e la natura e ad ammirare e
venerare solo ciò che con esse è in contrasto: non ci stupiremo
dunque se gli uomini, per ammirare e venerare sempre più la
Scrittura, cercano di interpretarla in modo che essa appaia
sempre più in contrasto con la ragione e con la natura.»

Baruch Spinoza
Idem

«...ci si immagina che nei testi sacri stiano celati profondissimi


misteri; ci si affatica a sondarli, cioè a sondare delle assurdità,
tralasciando ogni altra utile ricerca; si attribuisce allo Spirito
Santo tutto ciò che ci si immagina in tale delirio e si tenta di so-
stenerlo con ogni energia e con la forza della passione.»

Baruch Spinoza
Idem

«Correggere questi difetti ed eliminare i comuni pregiudizi della


teologia, questo è adesso il mio compito. Ma temo di accingermi
troppo tardi a questo tentativo; perché la cosa è ormai arrivata
al punto che gli uomini non sopportano più di essere corretti in
queste cose, ma difendono tenacemente ciò che hanno accetta-
to in nome della religione; e sembra che nessuno spazio sia la-
sciato alla ragione, salvo che in pochissimi (se li si confronta
con gli altri), tanto profondamente questi pregiudizi si sono radi-
cati nella mente umana. Mi proverò, tuttavia, e non desisterò dal
mio tentativo, poiché non vi è alcuna ragione di disperare di ciò
interamente. E per procedere con ordine, incomincerò dai pre-
giudizi circa i veri autori dei Libri Sacri, e in primo luogo dall'au-
77
tore del Pentateuco.»
Baruch Spinoza
Idem

«Coloro che considerano la Bibbia, tal quale essa è, come una


lettera che Dio avrebbe mandato dal cielo agli uomini, esclame-
ranno senza dubbio che io ho commesso un peccato contro lo
Spirito Santo, dichiarando che la parola di Dio è difettosa, lacu-
nosa, adulterata, contraddittoria e che noi abbiamo di essa sol-
tanto dei frammenti, e infine che il vero testo del patto stipulato
da Dio con i Giudei è andato perduto. Ma io sono certo che, se
essi vorranno considerare seriamente la cosa, smetteranno su-
bito di protestare.»

Baruch Spinoza
Idem

«La beatitudine non è il premio della virtù, ma la virtù stessa; e


noi non ne godiamo perché reprimiamo le nostre voglie; ma, vi-
ceversa, è perché ne godiamo che possiamo reprimere le no-
stre voglie.»

Baruch Spinoza
Etica

78
Pierre Bayle

Pierre Bayle (Carla-Le-Comte- 1647 - Rotterdam 1706).


Bayle fu un filosofo e scrittore francese tra i maggiori del XVII
secolo. L'opera maggiore di Bayle è il Dizionario storico e critico
una raccolta di osservazioni critiche senza una organica costru-
zione teorica. Anzi l'intento di Bayle è proprio quello di criticare
a fondo le costruzioni razionali rigorose e sistematiche. Per Bay-
le è fondamentale la funzione critica della ragione e l'evidenza
razionale nel senso cartesiano. Con la disamina razionale dei
principi religiosi Bayle mise in luce le contraddizioni e le difficoltà
insite nelle concezioni sia cattoliche che protestanti.

79
«Come è ammissibile che Dio abbia scelto, fra tutti gli altri si-
stemi, quello le cui conseguenze devono inevitabilmente deter-
minare il dolore delle creature sensibili?»

Pierre Bayle
Dizionario storico-critico

«Qual è l’origine del male se l’Autore di tutte le cose è infinita-


mente buono, infinitamente santo, infinitamente libero?»

Pierre Bayle
Idem

«Se voi dite, per esempio, che Dio ha permesso il male per ma-
nifestare la propria saggezza, saggezza che nei disordini ogni
giorno prodotti dalla malizia degli uomini ha modo di risplendere
più di quanto non risplenderebbe in uno stato di innocenza, vi si
risponderà che così facendo, si paragona la divinità ad un padre
di famiglia che lascerebbe rompere le gambe ai propri figli per
far poi vedere la sua abilità nel ricongiungere le ossa rotte; op-
pure si paragona la divinità a un monarca che lascerebbe ac-
crescere le sedizioni e i disordini in tutto il suo regno, per acqui-
stare la gloria di essere riuscito poi a sedarli. La condotta di
questo padre e di questo monarca è talmente contraria alle idee
chiare e distinte secondo le quali giudichiamo della bontà, della
saggezza e, in generale, di tutti i doveri di un padre e di un re,
che la nostra ragione non può comprendere come Dio potrebbe
agire in tal modo.»

Pierre Bayle
Idem

80
Hermann Samuel Reimarus

Herman Samuel Reimarus (Amburgo 1694 - Amburgo


1768). E’ stato un filosofo illuminista e deista tedesco, seguace
di Christian Wolff. E’ stato il primo pensatore a mettere in dubbio
la figura storica di Gesù.

81
«Le possibilità della fede sono incrementate, di fatto, ostacolan-
do l’uso della ragione. I bambini e la plebe possono dar credito
a qualunque catechismo sia loro propinato, essendo la volontà
in tal senso oltretutto stimolata con la promessa di una ricom-
pensa. Che cosa è più accattivante della eventualità di acquisire
la felicità eterna semplicemente con la fede nell’altrui sacrificio?
Fossero al contrario richiesti conoscenza razionale e convinci-
mento fondato nella verità divina, personale perfezione e affi-
namento della volontà, prima di potersi definire cristiani o di
avanzare pretese su future ricompense, non sarebbe allora così
facile impiantare la fede cristiana.»

Herman Samuel Reimarus


Apologia ovvero difesa degli adoratori razionali di Dio

«Ciò è per le orecchie della plebe, sempre disposta a credere


ciecamente, come una tromba che annunci un pericolo per la
religione, suscitando odio e persecuzione contro tutti coloro che
non vogliono credere. La plebe, infatti, si fa così trascinare dalla
propria fede, da esser pronta a uccidere chi non la condivida. In
tal modo, per soffocare la religione razionale, si organizzano
eserciti di temibili combattenti, e le autorità, in quanto patrone
della fede, devono di conseguenza proibire la circolazione dei
testi dei liberi pensatori, minacciando pesanti punizioni e prov-
vedendo alla loro distruzione per mano del boia. Gli autori,
eventualmente scoperti, saranno allontanati dai loro uffici e get-
tati in prigione o nella miseria. Si procederà poi alla contestazio-
ne teologica degli scritti empi, in una situazione di totale sicu-
rezza.»

Herman Samuel Reimarus


Idem

«Ditemi, ora, come la fede possa essere atto di cui gli uomini

82
dispongano a piacimento, così da credere quando desiderato e
quanto desiderato; come la fede possa essere in sé e per sé
un’abilità, un’arte, una perfezione, un’opera buona e una virtù
dell’uomo che meriti la suprema ricompensa; come una fede
senza approfondimento razionale, conservata ciecamente come
un pregiudizio infantile, possa poi essere in grado di discernere
la vera conoscenza e il vero culto di Dio da falsità e stravolgi-
menti; come una tale fede, legata solo alla casualità della nasci-
ta e dell’educazione e non alla razionale scelta dell’uomo, possa
piacere o dispiacere a Dio, tanto da fargli accordare, secondo
tale casualità, salvezza e dannazione.»

Herman Samuel Reimarus


Idem

«Certamente tale modo di procedere è in ogni caso da disap-


provare. Chi nella prima infanzia sia stato battezzato senza la
propria cosciente approvazione, subendo una fede imposta au-
toritariamente e fraudolentemente, inculcata poi ulteriormente
negli anni dell’immaturità, non appena abbia prospettata una
diversa verità non sarà tenuto, in nome di alcun diritto umano o
divino, a credere quanto gli era stato in precedenza insegnato,
nell’ingenuità dell’infanzia. Tanto meno egli può, per il semplice
fatto di rinunciare alla fede imposta ciecamente, divenire passi-
bile di pena o perdere le prerogative di membro della comunità
civile ed essere così gravato di ogni disagio materiale. Perché lo
si è incantato con la fede in modo tanto sfacciato? Che diritto
hanno i signori teologi di suscitare disprezzo e odio nelle masse
verso coloro che seguono ed esercitano una religione razionale
e vera, senza compiere nulla contro lo stato e il prossimo, o ve-
nire meno ai propri doveri?»

Herman Samuel Reimarus


Idem

83
«Non cristiano suona alle orecchie della plebe come malvagio,
vizioso, malvivente, dato che un tempo gli è stato insegnato che
una pia condotta può scaturire solo dalla fede, in altre parole dal
cristianesimo, e che tutti coloro che non sono cristiani devono
necessariamente essere dediti a ogni sorta di peccato. Proprio
come se la sana ragione e la legge di natura non fossero la sca-
turigine adeguata di tutti i doveri e di tutte le virtù, da cui Cristo
stesso e gli apostoli hanno tratto le loro prescrizioni. Questa de-
nominazione non cristiani colloca almeno tra le fila di ebrei, mu-
sulmani e pagani, cui i cristiani sono soliti attribuire ogni malizia.
Di naturalisti, deisti, liberi pensatori, la massa ignorante non sa
pensare altro, nella propria malevole interpretazione, se non che
essi riducano Dio a natura, e in sfrenata sfrontatezza agiscano
solo sensualmente.»

Herman Samuel Reimarus


Idem

«Voi maestri, siate maestri del Vangelo, a ciò richiamando la


fede, predicando un santo rinnovamento, e in ciò proponendovi
ai vostri ascoltatori come buon esempio, in particolare di amore
e mitezza. Perché preoccuparvi del governo civile, di chi debba
risiedere in uno stato, di chi possa godere del privilegio di ap-
partenenza alla società umana in qualità di onesto membro?
Perché coinvolgete nel vostro ufficio anche il potere temporale,
l’autorità che rappresenta l’ordine voluto da Dio? Perché predi-
cate al popolo, invece dell’amore e della mitezza, solo odio,
persecuzione e sdegno? Perché vi disturba della gente che, se-
condo la sana ragione e la retta moralità, riconosce un vero Dio,
padre di noi tutti, e lo ama, teme, adora nel miglior modo; che
ricambia i propri vicini sempre con giustizia e li tratta con lo
stesso favore che vorrebbe ricevere dagli altri; che si sforza di
vivere per sé, pacificamente, rettamente, onorevolmente e vir-
tuosamente, dando all’imperatore quanto gli spetta? Che cosa
vi disturba, vi ripeto, di tali genuini esseri umani, tanto da non
voler convivere con loro e da escluderli da ogni diritto umano?
Perché non ammonite piuttosto i vostri ascoltatori alla sopporta-

84
zione e alla emulazione nel bene, così da far risplendere la loro
luce e da verificare se la fede o la ragione contribuisca mag-
giormente all’attivo miglioramento degli uomini? Ciò esigerebbe
l’ufficio di sinceri curatori d’anime, contribuendo a una eccellen-
te armonia tra i cittadini e gli abitanti di un paese, sotto un co-
mune governo.»

Herman Samuel Reimarus


Idem

85
Jean Meslier

Jean Meslier (Mazerny 1664 – Etrepigny 1729) è stato


un curato di campagna francese e filosofo che con il suo mate-
rialismo ateo è ritenuto un precursore dell’illuminismo. Divenne
noto soltanto dopo la morte perché con l’apertura del suo te-
stamento spirituale fu reso a tutti noto il suo ateismo. Nella sua
severa critica nei confronti di ogni religione rivelata “si dimostra-
no in modo chiaro ed evidente la falsità di tutte le religioni”.
Nell’ambito del clero francese erano frequenti i materialisti sotto
mentite spoglie, come nel caso di Gassendi oppure del sensista
Condillac. Nel caso di Meslier pur esercitando per tutta la vita la
funzione di presbitero egli si interessò alla critica serrata delle
rivelazioni e del contenuto di ogni religione ed in particolare di
quella cristiana, come è evidente nel suo testamento. Nella
memoria dei pensieri e delle opinioni di Jean Meslier, egli con-
trappone le fonti storiche ed archeologiche del tempo agli scritti
biblici ed in particolare ai vangeli evidenziandone lucidamente le
incongruenze: il numero degli apostoli, la nascita e l’infanzia di
Gesù, la persecuzione di Re Erode, la predicazione di Gesù.

86
«Voi conoscete, cari fratelli, il mio disinteresse, non sacrifico per
nulla la mia credenza ad un vile interesse e se ho abbracciato
una professione così diametralmente opposta ai miei sentimen-
ti, non è affatto per cupidigia: ho obbedito ai miei genitori. Vi
avrei illuminato prima se avessi potuto farlo impunemente. Siete
testimoni di quello che affermo. Non ho per niente svilito il mio
ministero esigendo le retribuzioni che vi sono connesse. Prendo
a testimone il cielo che ho anche sommamente disprezzato
quelli che deridevano la semplicità della gente accecata, che
forniva in maniera pia somme considerevoli per comprare pre-
ghiere. Quant’è orribile questo monopolio! Non biasimo il di-
sprezzo che provano per i misteri e le superstizioni loro quelli
che ingrassano col vostro sudore ed i vostri affanni, ma ne de-
testo l’insaziabile cupidigia e l'indegno piacere che prendono i
loro pari a farsi beffe dell'ignoranza di quelli che hanno cura di
mantenere in stato di cecità.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Credo, cari amici miei, di avervi preservato a sufficienza contro


tante follie: la vostra ragione farà ancor più dei miei discorsi e
Dio non voglia che avessimo da dolerci d'essere stati ingannati!
Ma il sangue umano cola dal tempo di Costantino per l'istituzio-
ne di queste orribili imposture. La Chiesa romana, la greca, la
protestante, tante dispute vane, e tanti ambiziosi ipocriti, hanno
danneggiato l'Europa, l'Africa, e l'Asia. Aggiungete, amici miei,
agli uomini che queste querelle hanno fatto sgozzare, la molti-
tudine di monaci e monache diventati sterili col loro stato. Vede-
te allora quante creature sono perse, e vedrete che la religione
cristiana ha fatto perire la metà del genere umano.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Avendo mostrato una parte delle puerilità attribuite a Dio dai


cristolatri, continuiamo a dire qualche parola dei loro misteri.
Adorano un Dio in tre persone, o tre persone in un solo Dio, e si
87
attribuiscono la potenza di fare dei di pasta e di farina, ed anche
di farne quanti ne vogliono, poiché secondo i loro principi, non
hanno che da dire soltanto quattro parole su d'una data quantità
di bicchieri di vino, o delle piccole immagini di pasta, e ne faran-
no altrettanta di dei, ce ne fossero pure milioni. Che follia! Con
tutta la presunta potenza del loro Cristo, non saprebbero fare la
più piccola mosca e credono di poter fare dei a migliaia. Biso-
gna essere affetti da uno strano offuscamento per sostenere
cose così deplorevoli, e il tutto su un così inconsistente fonda-
mento come quello delle parole equivoche d'un fanatico.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«I nostri cristolatri biasimano e condannano i pagani per il fatto


che attribuiscono la divinità ad uomini mortali, e perché li adora-
no come dei dopo la loro morte: hanno ragione in questo, ma i
pagani non facevano altro che quello che fanno tuttora i nostri
cristolatri, i quali attribuiscono divinità al loro Cristo in maniera
tale che dovrebbero condannare anche loro stessi, visto che
cadono nello stesso errore dei pagani adorando un uomo che
era mortale, e tanto mortale che morì vergognosamente sulla
croce.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Passo sotto silenzio una quantità d’altre contraddizioni: quelle


che ho appena elencato sono sufficienti per mostrare che questi
libri non derivano affatto da ispirazione divina, e neppure da
saggezza umana, e di conseguenza non meritano che vi si pre-
sti fede.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier
88
«Ho evitato con cura di esortarvi alla bigotteria e vi ho parlato il
più raramente possibile dei nostri miserabili dogmi. Dovevo pur
svolgere, come curato, il mio ministero. Ma quanto non ho an-
che sofferto in me stesso, quando sono stato costretto a predi-
carvi le pie menzogne che detestavo profondamente! Che di-
sprezzo non avevo io per il mio ministero, ed in particolare per
la messa superstiziosa, e le ridicole amministrazioni di sacra-
menti, soprattutto quando bisognava farli con quella solennità
che attirava la vostra pietà e la vostra buona fede! Quanti rimor-
si non mi hanno fatto sorgere la vostra credulità! Mille volte sul
punto di scoppiare pubblicamente, stavo per aprirvi gli occhi, ma
un timore superiore alle mie forze mi tratteneva di colpo, e mi ha
costretto al silenzio fino alla morte.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Ecco ancora altre prove che mostreranno non meno chiara-


mente la falsità delle religioni umane, e soprattutto la falsità del-
la nostra. Qualsiasi religione che pone a fondamento dei propri
misteri, e che assume per regola della propria dottrina e della
propria morale un principio d’errori, e che è addirittura fonte fu-
nesta di discordie e divisioni eterne tra gli uomini, non può esse-
re una religione veritiera, né essere d’istituzione divina. Orbene,
le religioni umane, e principalmente la cattolica, pongono a fon-
damento della propria dottrina e della propria morale un princi-
pio d’errori. Quindi...»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

89
«Passo alla prova della seconda proposizione, che consiste nel
fatto che la religione cristiana adotta come regola della propria
dottrina e della propria morale quello che chiamano fede, vale a
dire una credenza cieca, e tuttavia salda e sicura, nella legge, o
nella rivelazione divina, e nella divinità. E’ assolutamente ne-
cessario che essa presupponga questo, giacché è proprio la
credenza nella divinità e nella rivelazione divina a conferirle il
credito e l’autorità che ha nel mondo, senza di che non ci si cu-
rerebbe troppo di ciò che prescrive. Non c’è quindi nessuna re-
ligione che non raccomandi espressamente ai propri seguaci
d’essere saldi nella fede. Da qui proviene che i cristolatri [chri-
sticoles] hanno come massima che la fede è l’inizio e il fonda-
mento della salvezza, e che essa è la radice della giustizia e
della santificazione, com’è specificato nel concilio di Trento (6,
VIII).»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Se parecchi crocefissi ed altre immagini hanno miracolosa-


mente parlato e dato risposte, i pagani dicono che i loro oracoli
hanno parlato in maniera divina e dato risposte a quelli che li
consultavano, e che la testa di Orfeo e quella di Policrate pro-
nunciavano oracoli dopo la morte.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Se Dio attraverso una voce dal cielo fece sapere che Gesù
Cristo era suo figlio, come citano gli evangelisti, Vulcano fece
vedere, attraverso l’apparizione di una fiamma miracolosa, che
Ceculo era veramente suo figlio.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

90
«Se un ariete venne miracolosamente trovato per essere offerto
in sacrificio al posto di Isacco, quando il padre Abramo lo voleva
sacrificare, allo stesso modo la dea Vesta inviò una giovenca
per essere sacrificata al posto di Metella, figlia di Metello; la dea
Diana inviò parimenti una cerva al posto d’Ifigenia, quando que-
sta era sul patibolo per essere immolata, e con questo espe-
diente Ifigenia fu salvata.»
Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Se parecchi santi hanno miracolosamente ammansito la cru-


deltà e la ferocia delle bestie più crudeli, si dice che Orfeo atti-
rasse a sé, con la dolcezza del suo canto e l’armonia dei suoi
strumenti, i leoni, gli orsi, e le tigri, e che placasse la ferocia del-
la loro natura; che attirasse a sé le rocce, gli alberi, e che anche
i fiumi arrestassero il loro corso per sentirlo cantare.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Se San Vincenzo Ferrier risuscitò un morto fatto a pezzi, ed il


cui corpo era già mezzo cotto ed arrostito, Pelope, figlio di Tan-
talo re di Frigia, essendo stato fatto a pezzi dal padre per servi-
re da pasto agli dei, questi ne raccolsero le membra, le riuniro-
no, e gli ridiedero la vita.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Non vedono, questi dottori accecati, che è come aprire una


grande porta per ogni sorta d'idolatria voler far adorare in que-
sto modo immagini di pasta, col pretesto che i preti avrebbero il
potere di consacrarli e di farli cambiare in dei? I preti degli idoli

91
non avrebbero potuto e non potrebbero adesso vantarsi d'avere
una simile potenza?»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Infine, abbreviando, poiché se ne potrebbero riportare molti


altri, se i nostri cristolatri affermano che le mura della città di Ge-
rico caddero sotto il suono delle trombe, i pagani affermano che
le mura della città di Tebe furono costruite dal suono degli stru-
menti di musica d’Amfione, mentre le pietre, dicono i poeti,
s’erano posizionate da sole con la dolcezza della sua armonia:
cosa che sarebbe molto più miracolosa e più ammirevole del
veder crollare mura a terra.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Se, secondo questa maniera d'interpretare allegoricamente


tutto quello che si è detto, fatto e praticato in questa vecchia
legge degli Ebrei, si volesse interpretare pure allegoricamente
tutti i discorsi, le azioni, e le avventure del famoso Don Chisciot-
te della Mancia, vi si troverebbero certamente altrettanti misteri
e rappresentazioni.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«I nostri cristolatri, che avvertono queste assurdità e che non


hanno proprio di che vantarsi, non hanno altre risorse se non
affermare che bisogna chiudere piamente gli occhi della ragione
umana, e umilmente adorare misteri così alti senza volerli com-
prendere; ma siccome quella che chiamano fede è qui dianzi
solidamente confutata, quando ci dicono che bisogna sottomet-
tersi, è come se dicessero che bisogna ciecamente credere a
ciò che non si crede.»
92
Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Carpocrate con i suoi seguaci facevano lo stesso, e rigettava-


no l’intero Vecchio Testamento, ma mantenevano che Gesù
Cristo era solo un uomo come gli altri. Marcioniti e sovrani ripu-
diavano anche il Vecchio Testamento come non valido, e riget-
tavano anche la maggior parte dei quattro Vangeli, e le epistole
di San Paolo. Gli ebioniti ammettevano solo il Vangelo di Mat-
teo, rigettando gli altri tre, e le Epistole di san Paolo. I marcioniti
pubblicavano un Vangelo col nome di San Mattia a conferma
della loro dottrina. Gli apostolici inserivano altre scritture per so-
stenere i loro errori, e all’uopo si servivano d’atti, che attribuiva-
no a Sant’Andrea e a San Tommaso.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

«Siccome sarebbe una grande sciocchezza prestar fede ai pre-


sunti miracoli del paganesimo, non lo è di meno prestarne a
quelli del cristianesimo, dato che provengono tutti dallo stesso
principio d’errore. E’ per questo che i manichei e gli ariani, ai
primordi del cristianesimo, deridevano questi presunti miracoli,
fatti per invocazione dei santi, e biasimavano quelli che li invo-
cavano dopo la morte, e che ne onoravano le reliquie.»

Jean Meslier
Testamento di Jean Meslier

93
Voltaire

Voltaire, pseudonimo di Francoise-Marie Arouet (Parigi


1694 – Parigi 1788). E’ stato uno dei maggiori filosofi illuministi
insieme a Montesquieu, Rousseau, Diderot, d’Alembert,
d’Holbach, etc. Voltaire è stato tra gli iniziatori nell’ambito del
movimento illuministico della critica nei confronti delle religioni
rivelate con particolare riferimento alla religione cristiana. Pur
non giungendo alla negazione totale dell’esistenza di Cristo ne
mette in rilievo la problematicità intrinseca agli stessi vangeli
che non trovano supporto nella storiografia romana coeva. Il cri-
stianesimo secondo Voltaire è un insieme di pregiudizi e super-
stizioni stratificate nel corso dei secoli ed in modo particolare in
quelli bui del medioevo. Il maggior ostacolo al progresso non
solo scientifico e filosofico, ma anche etico e politico è proprio
dovuto all’oscurantismo della chiesa cattolica e dei disvalori as-
solutistici che essa incarna. Per cui il nemico principale da ab-
battere secondo il nostro autore è proprio la Chiesa: “Ecraser
l’infame”. Nonostante la critica fortemente negativa nei confronti
delle rivelazioni religiose e del testo biblico in particolare (even-
tuale citazione), Voltaire non era ateo, bensì deista. Il deismo è
una concezione particolare della divinità, essenzialmente colle-
gata al periodo illuministico, per cui dio non è considerabile co-
me frutto di una rivelazione, ma è soltanto la risultanza razionale
di una ricerca spregiudicata attuata coi lumi della semplice ra-
gione naturale. Per cui la nuova teologia dei deisti rifiuta ogni
complicazione teologica per affermare la veridicità di pochissime
proposizioni colte con l’evidenza razionale dalla ricerca umana.

94
«La religione cattolica, apostolica e romana fu proscritta in Cina
in tempi recenti, ma in modo meno crudele. I RR.PP. gesuiti, a
dire il vero, non avevano risuscitato morti alla corte di Pechino;
si erano accontentati d’insegnare l’astronomia, di fondere can-
noni e di essere mandarini. Le loro sventurate dispute con i do-
menicani e con altri scandalizzarono a tal punto il grande impe-
ratore Yong-ching che quel principe, che era la giustizia e la
bontà fatte persona, fu tanto cieco da proibire che si insegnasse
la nostra santa religione, sulla quale i nostri missionari non si
mettevano d’accordo. Li cacciò con paterna bontà, fornendo lo-
ro mezzi di sussistenza e di trasporto fino ai confini del suo im-
pero.»

Voltaire
Dizionario filosofico

«Al mondo c’è stata una sola religione che non si sia macchiata
di fanatismo, ed è quella dei letterati della Cina. Le sette dei fi-
losofi non solo erano esenti da questa peste, ma ne erano il ri-
medio; giacché l’effetto della filosofia è di rendere l’anima tran-
quilla, e il fanatismo è incompatibile con la tranquillità.»

Voltaire
Dizionario filosofico

«L’indiano, a dire il vero, non ha una fede troppo viva; non è in-
timamente persuaso di queste metamorfosi; ma alla fine dirà al
suo bonzo: “Io ho fede; voi volete che Visnù sia passato attra-
verso cinquecento incarnazioni, e ciò vi frutta cinquecento rupie
di rendita; qui sta il punto; andrete a gridare contro di me, mi
denuncerete, rovinerete il mio commercio se non ho fede. Eb-
bene, ho fede, e per di più eccovi dieci rupie”.»
Voltaire
Dizionario filosofico

95
«Che cos’è la fede? È forse credere ciò che pare evidente? No:
mi è evidente che c’è un Essere necessario, eterno, supremo,
intelligente; questa non è fede, è ragione. Non ho alcun merito
nel pensare che questo Essere eterno, infinito, che è la virtù e la
bontà stessa, desideri che io sia buono e virtuoso. La fede sta
nel credere, non ciò che sembra vero, ma ciò che sembra falso
al nostro intelletto. Gli Asiatici possono credere solo per fede al
viaggio di Maometto nei sette pianeti, alle incarnazioni del dio
Fo, di Visnù, di Xaca, di Brahma, di Sammonocodom, ecc., ecc.,
ecc. Essi sottomettono il loro intelletto, hanno timore di indaga-
re, non vogliono essere né impalati, né bruciati; dicono: “Io cre-
do”. C’è una fede in cose sorprendenti, e una fede in cose con-
traddittorie e impossibili.»
Voltaire
Dizionario filosofico

«La religione, la morale mettono un freno alla forza dell’indole;


non possono distruggerla. L’ubriacone in un chiostro, ridotto a
un mezzo bicchiere di sidro a pasto, non si ubriacherà più, ma
amerà sempre il vino.»
Voltaire
Dizionario filosofico

«Sant'Agostino, nella sua lettera CIX, non ha nessuna difficoltà


ad attribuire ai buoni e ai cattivi angeli dei corpi sciolti ed agili.
Papa Gregorio II ridusse a nove cori, a nove gerarchie o ordini i
dieci cori degli angeli riconosciuti dagli ebrei; sono i serafini, i
cherubini, i troni, le dominazioni, le virtù, le potenze, gli arcange-
li e infine gli angeli che danno il nome alle altre otto gerarchie.
Gli ebrei avevano nel tempio due cherubini, ciascuno con due
teste, una di bue e l'altra di aquila, e con sei ali. Oggi, quando li
dipingiamo diamo loro l'immagine d'una testa volante, con due
alucce sotto le orecchie; dipingiamo gli angeli e gli arcangeli in
figura di giovinetti, con due ali sul dorso. Quanto ai troni e alle
dominazioni, nessuno s'è ancora azzardato a dipingerli.»

96
Voltaire
Dizionario filosofico

«Il bue Api era adorato a Menfi come dio, come simbolo o come
bue? C'è da credere che i fanatici vedessero in lui un dio, i sag-
gi un semplice simbolo e che il popolo ignorante adorasse il
bue. Fece bene Cambise, quando, conquistato l'Egitto, l'uccise
di sua mano? E perché no? Fece così vedere agli imbecilli che
si poteva mettere il loro dio allo spiedo, senza che la natura si
scatenasse a vendicare tale sacrilegio.»

Voltaire
Dizionario filosofico

«Entrate nella Borsa di Londra […] Lì l’ebreo, il maomettano e il


cristiano si trattano reciprocamente come se fossero della stes-
sa religione, e chiamano infedeli solo quelli che fanno bancarot-
ta.»

Voltaire
Lettere filosofiche

«Povero filosofo, tu vedi una pianta che vegeta e dici “vegeta-


zione”, o anche “anima vegetativa”. Noti che i corpi hanno e
comunicano moto e dici “forza”; vedi il tuo cane da caccia impa-
rare, guidato da te, il suo mestiere, e gridi “istinto”, “anima sensi-
tiva”; hai delle idee composte, e dici “spirito”.
[...]
Se un tulipano potesse parlare e ti dicesse: “La mia vegetazione
ed io siamo due esseri evidentemente congiunti insieme” non
daresti dell'imbecille a quel tulipano?»

Voltaire
Lettere filosofiche

97
«Nelle leggi degli ebrei, ossia nel Levitico e nel Deuteronomio,
non c'è il minimo accenno all'esistenza degli angeli, né tanto
meno al loro culto; così i sadducei non credevano agli angeli.
Ma nelle storie degli ebrei se ne parla molto. Quegli angeli era-
no corporei; avevano ali sulla schiena, come i gentili avevano
immaginato che Mercurio le avesse ai piedi; qualche volta na-
scondevano le ali sotto le vesti. E come non avrebbero avuto un
corpo, dato che mangiavano e bevevano e gli abitanti di Sodo-
ma tentarono di commettere il peccato di pederastia con gli an-
geli che andarono da Loth?»

Voltaire
Dizionario filosofico

«Gli studiosi sono altrettanto sorpresi nel vedere che nessuno


storico romano ha parlato di questi prodigi (di Cristo), capitati
sotto l'impero di Tiberio, sotto gli occhi di un governatore roma-
no capo di una grossa guarnigione, il quale doveva pur manda-
re all'imperatore e al senato una relazione circostanziata del più
miracoloso evento di cui gli uomini abbiano mai sentito parlare.»

Voltaire
Dizionario filosofico

«È indubbio che ci furono borghi prima che si costruissero


grandi città e che tutti gli uomini vissero divisi in piccole repub-
bliche prima di riunirsi in grandi imperi. Ed è naturale che un
borgo, spaventato dal tuono, afflitto dalla perdita delle sue mes-
si, maltrattato dal borgo vicino, sentendo in ogni momento la
propria debolezza e sentendo dappertutto un potere invisibile, si
sia ben presto detto: “C’è qualche essere sopra di noi che ci fa
del bene e del male”.»

98
Voltaire
Dizionario filosofico

«Vi sono tre religioni stabilite di diritto umano nell’impero: vorrei


che ve ne fossero cinquanta nei vostri Stati, essi sarebbero più
ricchi e voi sareste più potente. Rendete ogni superstizione ridi-
cola e odiosa, non avrete mai nulla da temere dalla religione.
Essa non è stata terribile e sanguinaria, essa non ha rovesciato
dai troni se non quando le favole sono state accreditate e gli er-
rori reputati santi. È l’insolente assurdità delle due spade, è la
pretesa donazione di Costantino; è la ridicola opinione che un
contadino ebreo di Galilea abbia goduto per venticinque anni a
Roma degli onori del sovrano pontificato; è la compilazione del-
le pretese decretali fatte da un falsario; è una sequela non inter-
rotta per molti secoli di leggende menzognere, di miracoli imper-
tinenti, di libri apocrifi, di profezie attribuite a sibille; è infine que-
sto cumulo odioso di imposture che rese i popoli furiosi e fece
tremare i re. Ecco le armi di cui ci si serví per deporre il grande
imperatore Enrico IV, per farlo prosternare ai piedi di Gregorio
VII, per farlo morire in povertà e per privarlo della sepoltura; è
da questa fonte che usciranno tutti gli infortuni dei due Federici;
ecco ciò che ha fatto dibattere l’Europa nel sangue per secoli.
Quale religione è quella che da Costantino non si è sostenuta
che con i torbidi civili e col carnefice! Questi tempi non sono più;
ma guardiamoci che non ritornino. Quest’albero di morte, tanto
sfrondato nei suoi rami, non è ancora tagliato alle radici, e fin-
ché la setta romana avrà delle fortune da distribuire, delle mitrie,
dei principati, delle tiare da assegnare, tutto è da temere per la
libertà e per la quiete del genere umano. La politica ha stabilito
una bilancia tra le potenze d’Europa: non è meno necessario
che ne formi una tra gli errori, affinché bilanciandosi a vicenda,
lascino il mondo in pace.»

Voltaire
Scritti politici

«Molti studiosi si mostrano sorpresi per il fatto di non trovare


99
nello storico Giuseppe alcun cenno di Gesù Cristo; tutti gli spe-
cialisti infatti sono d’accordo oggi che il breve passaggio in cui
se ne fa cenno nella sua Storia è interpolato. Eppure il padre di
Flavio Giuseppe avrebbe dovuto essere uno dei testimoni di tutti
i miracoli di Gesù. Giuseppe era di schiatta sacerdotale, parente
della regina Marianna, moglie d’Erode; egli si diffonde in partico-
lare sulle azioni di questo principe, tuttavia non dice una parola
né della vita né della morte di Gesù; questo storico che non na-
sconde alcuna delle crudeltà d’Erode, non parla affatto del mas-
sacro di tutti i fanciulli, da lui ordinato, quando apprese che era
nato un re dei giudei… Non parla affatto della nuova stella che
sarebbe comparsa in Oriente dopo la nascita del Salvatore; fe-
nomeno meraviglioso, che non sarebbe dovuto sfuggire a uno
storico così illuminato com’era Giuseppe. Non una parola, inol-
tre, sulle tenebre che avrebbero coperto tutta la terra in pieno
mezzogiorno e per tre ore alla morte del Salvatore; sulla gran
quantità di tombe che si sarebbero scoperchiate in quell’istante
e sui giusti che sarebbero risuscitati»

Voltaire
Idem

100
Denis Diderot

Denis Diderot (Langres 1713 - Parigi 1784) è stato tra i


maggiori intellettuali dell'illuminismo. Fu insieme a d'Alembert
direttore ed editore dell'Enciclopedia o Dizionario ragionato, del-
le scienze, delle arti e dei mestieri, l'opera collettiva più rappre-
sentativa dello spirito dell'illuminismo francese.
Nei "Pensieri filosofici" del 1746 Diderot espose le conce-
zioni generali dei deisti. Si staccò da ogni concezione finalistica
della natura per riprendere la concezione meccanicistica della
scienza moderna: "Lo scienziato la cui professione è quella di
istruire e non già di edificare, lascerà da parte il perché, guar-
dando solo al come; il come si ricava dagli esseri, il perché dal
nostro intelletto."
Diderot fu continuamente alle prese con la censura per il
suo impegno nell'Enciclopedia, fu sottoposto anche ad arresto e
prigionia per aver ripreso alcune concezioni del prete ateo Jean
Meslier.

101
«Scrivo su Dio: conto su pochi lettori e ambisco a poche appro-
vazioni. Se questi pensieri non piaceranno a nessuno non po-
tranno che essere cattivi, ma se dovessero piacere a tutti li con-
sidererei detestabili.»

Denis Diderot
Pensieri filosofici

«Il Dio dei cristiani è un dio che fa molto caso dei suoi pomi e
poco dei suoi figli.»

Denis Diderot
Pensieri filosofici

«Che cos’è questo Dio che fa morire Dio per placare Dio?»

Denis Diderot
Pensieri filosofici

«Se la ragione ci è stata offerta dal Cielo e lo stesso si può dire


della fede, allora il Cielo ci ha presentato due doni incompatibili
e contraddittori.»

Denis Diderot
Pensieri filosofici

«Il pensiero della non esistenza di Dio non ha mai spaventato


nessuno, ma è terrorizzante invece pensare che ne esista uno
come quello che mi hanno descritto.»
Denis Diderot
102
Pensieri filosofici
«Ma potresti insegnarmi che significa la parola religione che hai
pronunciato tante volte e con tanto dolore?.
Dopo aver riflettuto un istante, il cappellano rispose: “Chi ha
fatto la tua capanna e gli utensili che l'arredano?”.

ORÙ Io.
CAPPELLANO Ebbene, noi crediamo che questo mondo e ciò
che esso racchiude sia opera di un artefice.
ORÙ Costui quindi ha dei piedi, delle mani, una testa?
CAPPELLANO No.
ORÙ Dove risiede?
CAPPELLANO In ogni luogo.
ORÙ Anche qui?
CAPPELLANO Anche qui.
ORÙ Noi non l'abbiamo mai visto.
CAPPELLANO Difatti non si vede.
ORÙ Ecco un padre ben indifferente! Deve essere vecchio,
infatti ha almeno l'età della sua opera.
CAPPELLANO Egli non invecchia punto. Ha parlato ai nostri
antenati, ha dato loro delle leggi, ha prescritto il modo in cui
voleva essere onorato, ha comandato delle azioni in quanto
buone, ne ha proibite altre in quanto cattive.
ORÙ Capisco. E una delle azioni che ha vietato loro in quanto
cattive è quella di andare a letto con una donna o una ragazza?
Perché allora ha creato due sessi?
CAPPELLANO Perché si uniscano, ma a certe condizioni
necessarie, dopo certe cerimonie preliminari in conseguenza
delle quali un uomo appartiene a una donna e soltanto a lei, una
donna appartiene a un uomo e soltanto a lui.
ORÙ Per tutta la vita?
CAPPELLANO Per tutta la vita.
ORÙ Di modo che, se accadesse a una moglie di andare a letto
con un uomo che non è suo marito, o a un marito con una
donna che non è sua moglie... Ma questo non accade, infatti
giacché egli è lì, e ciò gli spiace, sa impedirglielo.
CAPPELLANO No, li lascia fare, e così essi peccano contro la
legge di Dio poiché così chiamiamo il grande artefice, contro la
legge del paese, e commettono un delitto.
103
ORÙ Non vorrei offenderti con i miei discorsi, ma se permetti ti
dirò la mia opinione.
CAPPELLANO Parla.
ORÙ Trovo questi singolari precetti opposti alla natura, contrari
alla ragione, fatti apposta per moltiplicare i delitti ed irritare di
continuo il vecchio artefice che ha fatto tutto senza testa, senza
mani e senza arnesi; che è dovunque e non si vede in nessun
posto; che sussiste oggi e domani e non ha mai un giorno di
più; che ordina e non è obbedito; che può impedire e non
impedisce. Contrari alla natura in quanto presuppongono che un
essere pensante, senziente e libero possa essere proprietà di
un essere a lui simile. Su cosa sarebbe fondato tale diritto? Non
ti accorgi che al tuo paese si è confusa la cosa che non ha
sensibilità, né pensiero, né desiderio, né volontà, che si lascia,
si prende, si tiene e si cambia senza che soffra e che si lamenti,
con la cosa che non si cambia, non si acquista, che ha libertà,
volontà, desiderio, che può darsi o rifiutarsi per un momento,
darsi o rifiutarsi per sempre, che si lamenta e che soffre, e che
non può divenire oggetto di commercio senza che con questo si
dimentichi il suo carattere e si usi violenza alla sua natura?
Contrari alla legge generale degli esseri. In effetti nulla ti
parrebbe più insensato di un precetto che proscriva il
cambiamento che è in noi, che comandi una costanza che non
può esistere e che vìoli la natura e la libertà del maschio e della
femmina vincolandoli per sempre l'uno all'altra; di una fedeltà
che limiti ad un unico individuo il più capriccioso dei godimenti;
di un giuramento di immutabilità pronunciato fra due esseri in
carne ed ossa, al cospetto di un cielo che non è mai un attimo lo
stesso, sotto antri che minacciano di rovinare, alla base di una
rupe che si riduce in polvere, ai piedi di un albero che si
scortica, su una pietra che vacilla? Credimi, avete reso la
condizione umana peggiore di quella animale. Non so che cosa
sia il tuo grande artefice, ma sono lieto che non abbia parlato ai
nostri padri e mi auguro che non parli ai nostri figli, infatti
potrebbe per caso dir loro le stesse stoltezze, ed essi
potrebbero forse commettere quella di credergli. [...]»

Denis Diderot
Supplemento al viaggio di Bougainville

104
Helvetius

Claude-Adrienne Helvétius (Parigi 1715-Versailles


1771). "De l'esprit" (1758) di Helvétius fu considerato tra gli
scritti più empii del secolo e fu al centro di una violenta polemica
tra cultura tradizionalistica e cultura illuministica. L'opera fu con-
dannata dall'arcivescovo e dal parlamento francese, nonostante
l'elevata condizione sociale di Helvétius, era stato nomina-
to dalla monarchia di Luigi XV esattore delle imposte regie, fu
costretto a fuggire in Prussia dove ebbe protezione presso la
corte di Federico II.

Helvétius partì dal sensismo di Condillac portando alle


estreme conseguenze le premesse gnoseologiche in esso im-
plicite e mettendo capo ad una concezione di tipo materialistico
molto critica nei confronti della teologia e della religione cristia-
na. Tutte le conoscenze, per Helvétius, derivano dalla sensibilità
e dalla memoria che conserva le impressioni del soggetto: "Tut-
te le operazioni dello spirito consistono nella capacità di percepi-
re somiglianze e differenze tra i vari oggetti; ma questa capacità
non è nient'altro che la stessa sensibilità fisica; ogni cosa si ri-
duce quindi al sentire". Gli uomini nascono tutti uguali dal punto
di vista naturale, le differenze sono prodotte solo dall'ambiente
sociale, il miglioramento sociale è quindi possibile, secondo
Helvétius, solo attraverso una radicale trasformazione delle
strutture e delle istituzioni politiche.

105
«...chi può tuttavia dubitare che i primi romani non siano stati
più virtuosi di noi? Chi può negare che la gendarmeria abbia di-
sarmato più briganti della religione? Che l’italiano, più devoto
del francese, non abbia col rosario in mano, fatto più uso del
pugnale e del veleno? E che, nei tempi in cui la devozione è più
ardente e la polizia più imperfetta, non si commettano infinita-
mente più crimini dei secoli in cui la devozione s’intiepidisce e si
perfeziona?»
Claude-Adrien Helvétius
Dello spirito

«Se i preti del paganesimo fecero morire Socrate e perseguita-


rono quasi tutti i grandi uomini, è che il loro bene particolare si
trovava opposto al bene pubblico; è che i preti di una falsa reli-
gione hanno interesse a mantenere i popoli nell’accecamento,
e, a tale scopo, a perseguitare tutti coloro che possono illumi-
narlo: esempio talvolta imitato dai ministri della vera religione,
che, senza lo stesso bisogno, hanno spesso fatto ricorso alle
stesse crudeltà, hanno perseguitato, depresso i grandi uomini,
sono divenuti panegiristi delle opere mediocri, e critici di quelle
eccellenti, e sono infine stati sconfessati da teologi più illuminati
di loro.»

Claude-Adrien Helvétius
Idem

«Il potere dei preti dipende dalla superstizione e dalla credulità


del popolo... Più ignorante è, più docilmente li seguirà.»

Claude-Adrien Helvétius
Idem

«Il senato dei castori era pronto ad abbracciare questo partito,


quando uno di loro, gettando lo sguardo all’azzurro del firma-
106
mento, grida ad un tratto: “Prendiamo esempio dall’uomo. Egli
crede che il palazzo dei cieli sia costruito, abitato e retto da un
essere più potente di lui. Questo essere porta il nome di Micha-
pour. Pubblichiamo questo dogma e che il popolo dei castori vi
si sottometta. Convinciamolo che, su ordine di questo dio, un
genio è stato messo di guardia su ogni pianeta, e che da lì, os-
servando le nostre azioni, si occupa di dispensare i beni ai buo-
ni ed i mali ai cattivi. Una volta accettata questa credenza, il
crimine fuggirà̀ lontano da noi”.»

Claude-Adrien Helvétius
Idem

107
Paul Henri Thiry d'Holbach

Paul Henri Thiry d'Holbach (Edescheim 1723-Parigi


1789) fu tra i maggiori filosofi dell'illuminismo e collaboratore
dell'Enciclopedia. Nel suo "Système de la nature (1770), l'opera
più radicale e materialistica dell'illuminismo francese, critica a
fondo ogni concezione religiosa e pone le basi della sua etica.
Per il barone d'Holbach "La natura è l'insieme di tutti gli esseri e
di tutti i movimenti a noi noti; dall'azione e dalla reazione conti-
nua di tutti gli esseri che la natura comprende risulta una suc-
cessione di cause e di effetti governate da leggi costanti ed in-
variabili proprie di ogni essere, necessarie e inerenti alla sua
natura." Anche l'uomo è un prodotto della natura e nemmeno
col pensiero può uscire dalle leggi ferree a cui è sottoposto.
D'Holbach, per il quale non esiste un uomo morale diverso
dall'uomo fisico, giunge ad un rigoroso materialismo meccanici-
stico e ad una concezione etica che persegue la felicità più du-
revole e solida.

108
«La natura, voi dite, è del tutto inesplicabile senza un Dio. In al-
tri termini, per spiegare ciò che capite ben poco, avete bisogno
di una causa che non capite affatto. Pretendete di chiarire ciò
che è oscuro raddoppiando l'oscurità, credete di sciogliere un
nodo moltiplicando i nodi.»

Paul Henri Thiry d'Holbach


Il buon senso

«Chiunque accetterà di consultare il buon senso sulle credenze


religiose, e dedicherà a questo esame l'attenzione che di solito
si dedica agli argomenti che si ritengono interessanti, si accor-
gerà facilmente che tali credenze non hanno alcun solido fon-
damento; che ogni religione è un castello in aria; che la teologia
non è che l'ignoranza delle cause naturali ridotta a sistema,
nient'altro che un vasto tessuto di chimere e di contraddizioni;
che in ogni luogo essa presenta ai diversi popoli della terra solo
dei romanzi privi di verosimiglianza»

Paul Henri Thiry d'Holbach


Idem

«I selvaggi che abitano il Paraguay si considerano discendenti


dalla Luna, e li consideriamo degli imbecilli. I teologi europei si
considerano discendenti da un puro spirito. Questa pretesa è
molto più ragionevole?»

Paul Henri Thiry d'Holbach


Idem

«Dio non è mai così in collera come quando si attenta ai diritti


divini, ai privilegi, alle proprietà, alle immunità dei suoi preti.»

109
Paul Henri Thiry d'Holbach
Idem

«L'ateo filosofo - ci dirà il teista - può essere un uomo onesto,


ma i suoi scritti formeranno degli atei politici. Prìncipi e ministri,
non sentendosi più trattenuti dal timor di Dio, si abbandoneran-
no senza scrupoli ai più orribili eccessi». Ma per quanto si possa
supporre grande la depravazione di un monarca ateo, potrà mai
essere più forte e più dannosa di quella di tanti conquistatori,
tiranni, persecutori, ambiziosi, cortigiani perversi, i quali, senza
essere atei, essendo anzi, spesso, molto religiosi e devoti, non
cessano di far gemere l'umanità sotto il peso dei loro delitti? Un
prìncipe ateo può fare al mondo più male che un Luigi XI, un
Filippo II, un Richelieu, che hanno, tutti, associato la religione al
delitto? Nulla di più raro che prìncipi atei; ma nulla di più comu-
ne che tiranni e ministri ferocissimi e religiosissimi.»
Paul Henri Thiry d'Holbach
Idem

«Come si è potuti riuscire a persuadere esseri ragionevoli che la


cosa più incomprensibile era per essi la più essenziale? Perché
sono stati fortemente terrorizzati; perché, quando si ha paura, si
cessa di ragionare; perché sono stati esortati soprattutto a diffi-
dare della loro ragione; perché, quando il cervello è turbato, si
crede a tutto e non si esamina più niente.»

Paul Henri Thiry d'Holbach


Idem

«Ignoranza e paura, ecco i due sostegni di tutte le religioni. L'in-


certezza in cui l'uomo si trova in rapporto al proprio Dio è preci-
samente il motivo che lo tiene aggrappato alla sua religione.
L'uomo ha paura nelle tenebre, sia in senso materiale, sia mora-
le. La paura diviene in lui abituale e si tramuta in bisogno; egli si
crederebbe privo di qualcosa se non avesse niente da temere.»
110
Paul Henri Thiry d'Holbach
Idem

«Per evitare ogni imbarazzo, ci dicono che non è affatto neces-


sario sapere che cos'è Dio, che bisogna adorarlo senza cono-
scerlo, che non ci è minimamente concesso di indagare con oc-
chio temerario i suoi attributi. Ma, prima di sapere se bisogna
adorare un Dio, non dovremmo esser sicuri che esista? Ora,
come accertare che esiste, prima di avere esaminato se è pos-
sibile che le diverse qualità che gli vengono attribuite coesistano
in lui? In verità, adorare Dio significa adorare le finzioni del pro-
prio cervello, o, meglio ancora, non adorare nulla.»
Paul Henri Thiry d'Holbach
Idem

«Dal momento che gli uomini avevano bisogno d'un Dio, perché
non attenersi al Sole, a questo Dio visibile adorato da tanti po-
poli? Quale essere aveva più diritti agli omaggi dei mortali che
l'astro del giorno, che illumina, riscalda, vivifica tutti gli esseri,
l'astro la cui presenza rianima e ringiovanisce la natura, la cui
assenza sembra immergerla nella tristezza e nel languore? Se
qualche essere era adatto a promettere al genere umano pote-
re, attività, felicità, durata, era senza dubbio il Sole: esso avreb-
be potuto esser considerato dall'umanità come il padre della na-
tura, come l'anima del mondo, come la Divinità. Almeno, non si
sarebbe potuto negarne l'esistenza senza essere pazzi, né rifiu-
tarsi di riconoscere il suo influsso e i suoi benefìci.»
Paul Henri Thiry d'Holbach
Idem

«Se la religione fosse chiara, avrebbe molto meno attrattiva per


gli ignoranti. Essi hanno bisogno di oscurità, di misteri, di terrori,
di favole, di prodigi, di cose incredibili che li facciano sempre la-
vorare di fantasia. I romanzi, le leggende tenebrose, i racconti di
111
fantasmi e di stregoni esercitano sulle menti del volgo ben più
fascino che le storie vere.»

Paul Henri Thiry d'Holbach


Idem

«Colui che, fin dall'infanzia, ha preso l'abitudine di tremare ogni


volta che sente pronunziare certe parole, ha bisogno di quelle
parole e ha bisogno di tremare: per ciò stesso egli è più incline a
dare ascolto a chi alimenta i suoi timori, che a chi tenta di rassi-
curarlo. Il superstizioso vuole aver paura, la sua immaginazione
lo richiede; si direbbe che nulla teme quanto di non aver nulla
da temere.
Gli uomini sono dei malati immaginari: dei ciarlatani bramosi di
approfittarne si dànno da fare per mantenerli nella loro insensa-
tezza, in modo da lucrare la ricompensa delle loro cure. Ai me-
dici che ordinano un gran numero di medicine si dà molto più
ascolto che a quelli che raccomandano un buon regime di vita,
o che lasciano agire la natura.»

Paul Henri Thiry d'Holbach


Idem

«C'è una scienza che ha per oggetto solamente cose incom-


prensibili. Al contrario di tutte le altre scienze, essa non si occu-
pa che di ciò che non può essere percepito dai sensi. Hobbes la
chiama «il regno delle tenebre». È un regno in cui tutto dipende
da leggi opposte a quelle che gli uomini sono in grado di cono-
scere nel mondo che abitano. In questa strana regione, la luce
non è altro che buio; l'evidente diviene dubbio o falso; l'impossi-
bile diviene credibile; la ragione è una guida infedele, e il buon
senso si trasforma in delirio. Questa scienza si chiama teologia,
e questa teologia è un insulto continuo alla ragione umana.»

Paul Henri Thiry d'Holbach


Idem
112
«Non esiste ancora vera tolleranza sulla terra; dappertutto si
adora un Dio geloso del quale ciascun popolo si considera ami-
co, ad esclusione di tutti gli altri.
Ciascun popolo si vanta di adorare, esso solo, il vero Dio, il Dio
universale, il sovrano della natura tutta quanta. Ma, quando ci si
accinge a esaminare questo monarca del mondo, si trova che
ogni società, ogni setta, ogni partito o cabala religiosa si raffigu-
ra questo Dio, tanto potente, come un sovrano meschino, le cui
cure e bontà sono elargite solo a un piccolo numero di sudditi, i
quali pretendono di avere il privilegio di godere essi soli i suoi
favori, mentre degli altri uomini egli non si cura minimamente.»

Paul Henri Thiry d'Holbach


Idem

«I fondatori delle religioni e i preti che le tengono in vita si sono


evidentemente proposti di separare dagli altri popoli i popoli che
essi indottrinavano: con dei marchi distintivi essi vollero con-
trassegnare i loro greggi; dettero ai loro seguaci degli dei nemici
degli altri dei, e culti, dogmi, cerimonie a parte; soprattutto cer-
carono di persuaderli che le religioni degli altri erano empie e
abominevoli. Con questo indegno raggiro, questi ambiziosi im-
broglioni si impadronirono interamente dello spirito dei loro se-
guaci, li resero antisociali, li abituarono a considerare come dei
reietti tutti quelli che non avevano un culto e delle idee conformi
alle loro.»

Paul Henri Thiry d'Holbach


Idem

113
David Hume

David Hume (Edimburgo 1711-Edimburgo 1776). Hume


è stato tra i maggiori filosofi empiristi dell'età moderna. La sua
opera maggiore Il Trattato sulla natura umana (1739-40) è un
trattato essenzialmente gnoseologico che intende trattare i fon-
damenti della conoscenza umana che sono i presupposti di ogni
forma conoscitiva. Le percezioni, secondo Hume, costituiscono
la base di tutte le nostre conoscenze: esse possono essere im-
pressioni o idee. Le impressioni sono percezioni forti e vive,
mentre le idee sono più deboli e rispecchiano le impressioni: " la
differenza fra impressioni e idee consiste nel grado diverso di
forza e di vivacità con cui colpiscono la mente e penetrano
nell'animo". Le idee rappresentano il riflesso illanguidito delle
impressioni che costituiscono il vero materiale da cui derivano
tutte le conoscenze. Sulla base di queste premesse gnoseologi-
che egli giunse a criticare a fondo il principio di causalità base di
ogni inferenza di tipo metafisico. Conseguentemente l'empiri-
smo humiano ha un esito tendenzialmente scettico in cui non
trovano alcuna fondazione le idee di Dio, dell'anima e del mon-
do esterno. "Quando scorriamo i libri di una biblioteca, persuasi
di questi principi, che cosa dobbiamo distruggere? Se ci viene
alle mani qualche volume, per esempio di teologia o di metafisi-
ca scolastica, domandiamoci: Contiene qualche ragionamento
astratto sulla quantità o sui numeri? No. Contiene qualche ra-
gionamento su questione di fatto e di esistenza? No. E allora,
gettiamolo nel fuoco, perché non contiene che sofisticherie ed
inganni."

114
«In genere gli errori della filosofia sono ridicoli, quelli della reli-
gione sono pericolosi.»

David Hume
Trattato sulla natura umana

«L'ignoranza è la madre della devozione: è una massima pro-


verbiale, che l'esperienza generale conferma.»

David Hume
Storia naturale della religione

«Il tutto è un indovinello, un enigma, un mistero inesplicabile.


Dubbio, incertezza, sospensione del giudizio sembrano i soli
risultati delle nostre più accurate indagini intorno alla religione.
Non cerchiamo oltre e, opponendo una specie di superstizione
all'altra, abbandoniamole alle loro querele... rifugiamoci nelle
calme, sebbene, oscure, regioni della filosofia.»

David Hume
Idem

«[...] appare scorretto trarre qualsiasi netta conclusione a favore


della moralità di un uomo dal fervore o dalla assiduità delle sue
pratiche religiose, anche se è in buona fede. Anzi, i delitti più
terribili alimentano i terrori superstiziosi e il fanatismo religioso.»

David Hume
Idem

«Supponiamo pure – cosa inaudita – che esista una religione


popolare, la quale dichiari espressamente che soltanto con la
buona condotta ci si può guadagnare il favore divino: se si isti-
115
tuisce un ordine di preti addetto ad inculcare quest’opinione con
sermoni quotidiani e con tutte le arti della persuasione, gli inve-
terati pregiudizi del volgo, in mancanza di altre superstizioni, fa-
ranno ritenere essenziale l’assiduità verso tali pratiche in luogo
della virtù e della moralità.»

David Hume
Idem

«Le nostre idee non oltrepassano la nostra esperienza; noi non


abbiamo esperienza delle operazioni e degli attributi di Dio; non
ho bisogno di concludere il mio sillogismo e potete ricavare voi
stesso la conclusione. [...] Comincerò con l’osservare che c’è
un’evidente assurdità nel pretendere di dimostrare una cosa di
fatto, o di provarla con qualche argomento a priori. Niente è di-
mostrabile all’infuori di ciò il cui contrario implica contraddizione;
niente di ciò che si può distintamente concepire implica con-
traddizione; tutto ciò che concepiamo come esistente, lo pos-
siamo anche concepire come non esistente. Non c’è dunque un
Essere la cui non esistenza implichi contraddizione. Per conse-
guenza non c’è un Essere la cui esistenza sia dimostrabile.»

David Hume
Dialoghi sulla religione naturale

«Vedendo una casa, o Cleante, noi concludiamo con la massi-


ma certezza che questa ha un architetto o un costruttore, per-
ché è precisamente questa sorta di effetto che abbiamo visto
nell’esperienza provenire da un tale genere di causa. Ma sicu-
ramente voi non affermerete che l’universo possiede una tale
somiglianza con una causa che noi si possa con la stessa cer-
tezza inferire una causa simile, né che l’analogia sia qui intera e
perfetta. La dissomiglianza è così evidente che il massimo cui
voi possiate pretendere di arrivare su questo punto è una sup-
posizione, una congettura, una presunzione relativa ad una
causa simile; e come questa pretesa sarà accolta nel mondo lo
lascio considerare a voi.»
116
David Hume
Dialoghi sulla religione naturale

«Qualcuno mi dirà forse con viso serio che un universo ordinato


deve pervenire da qualche pensiero e da qualche arte simili a
quelli dell’uomo perché noi ne abbiamo l’esperienza. Per verifi-
care questo ragionamento si richiederebbe che noi avessimo
esperienza dell’origine dei mondi e non è certo sufficiente che
noi abbiamo visto dei battelli e delle città provenire dall’arte e
dall’industria degli uomini.»

David Hume
Dialoghi sulla religione naturale

«Un miracolo è una violazione delle leggi di natura; e se queste


leggi sono state fissate da un’esperienza stabile e inalterabile,
la prova contro un miracolo, tratta dalla natura stessa dei fatti, è
tanto esaustiva quanto qualsiasi argomento che si possa imma-
ginare tratto dall’esperienza.»

David Hume
Saggi filosofici

«Poiché questo sistema [il teismo] suppone un solo Dio – per-


fetto per razionalità e bontà – deve, se rettamente inteso, bandi-
re ogni cosa frivola, irragionevole o inumana dalle credenze re-
ligiose, ed offrire agli uomini, come esempio, i più seducenti
modelli di giustizia e benevolenza. Tuttavia questi enormi van-
taggi non sono sopraffatti (ciò sarebbe impossibile), ma sminuiti
alquanto dagli ostacoli dovuti ai vizi ed ai pregiudizi degli uomi-
ni. Quando venga riconosciuto un solo oggetto di devozione, il
culto di altre divinità è considerato assurdo ed empio. Inoltre
questa unità di oggetto esige naturalmente unità di fede e di ce-
rimonie ed offre ai malvagi la possibilità di additare i loro avver-
sari come empi e meritevoli della vendetta non solo divina, ma
117
anche umana. E poiché ogni setta è convinta che la sua fede e
il suo culto sono propri quelli graditi alla divinità, e non sa ren-
dersi conto di come lo stesso essere possa compiacersi di riti e
principi diversi e magari opposti, le singole sette entrano fatal-
mente in conflitto tra loro, e scaricano l’una sull’altra rancore e
sacro zelo, le passioni umane più furiose ed implacabili.»

David Hume
Storia naturale della religione

118
Immanuel Kant

Immanuel Kant (Konigsberg 1724- konigsberg 1804.


Kant è stato il maggiore pensatore dell'età moderna, la maturità
del suo pensiero si dispiega nel suo "criticismo" annunciato per
la prima volta nella prolusione "De mundi sensibilis atque intelli-
gibilis forma et principiis " (1770) e portato a compimento negli
anni successivi nella "Critica della ragion pura" (1781). In questa
opera Kant prende in considerazione gli elementi che rendono
possibili la conoscenza, che si configura essenzialmente come
un sapere di tipo fisico-matematico. Mentre nella parte della
"Dialettica trascendentale" perviene alla conclusione dell'impos-
sibilità di una metafisica come scienza sia che essa si basi
sull'io, ossia la totalità dell'esperienza interna, avvolgendosi nel
paralogisma della ragione; sia che si tratti del mondo, inteso
come la totalità dei fenomeni esterni, avvolgendosi nelle anti-
nomie della ragione: sia che si tratti di Dio, inteso come l'unità di
tutta l'esperienza, perché Dio non è altro che una idea regolati-
va della ragione, come l'io e il mondo, che non essendo un pos-
sibile oggetto d'esperienza rimane come una esigenza della na-
tura umana , che non può produrre alcuna conoscenza effettiva.
Ulteriori sviluppi del criticismo kantiano si hanno nella "Critica
della ragion pratica" e nella “Critica del giudizio”, ma le basi
gnoseologiche della concezione di Kant rimangono quelle
espresse nella prima "Critica" come ribadirà nell'opera più espli-
cativa "Prolegomeni ad ogni metafisica futura che vorrà presen-
tarsi come scienza".

119
«Una religione che dichiari temerariamente guerra alla ragione
non potrà resistere a lungo contro di essa.»

Immanuel Kant
La religione entro i limiti della semplice ragione

«Tutte le chiese, tutte le comunità religiose mancano del con-


trassegno più importante della Verità. Essendo fondate su una
fede rivelata ed essendo perciò legate ad una serie di specifici
eventi storici, sono prive di validità universale. È sostanzialmen-
te inutile ricercare tra le varie tradizioni religiose quale sia la re-
ligione vera: quel che importa è agire bene.»

Immanuel Kant
Idem

«È sostanzialmente inutile ricercare tra le varie tradizioni religio-


se quale sia la religione vera: quel che importa è agire bene.
Compiere il Bene, la Virtù, per amore del Bene stesso relativiz-
za non tanto la verità bensì l'esistenza delle singole comunità
religiose, le quali si presentano ormai più come un ostacolo che
come una via al conseguimento dell'unica religione morale, la
sola davvero uguale per tutti.»

Immanuel Kant
La religione entro i limiti della semplice ragione

«L'illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli


deve imputare a sé stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del
proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a sé stes-
so è questa minorità se la causa di essa non dipende da difetto
di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di
far uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro.
Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelli-
genza! È questo il motto dell'illuminismo.»
Immanuel Kant
Risposta alla domanda; che cos’è l’Illuminismo?
120
«Poco importa che il teologo biblico creda di essere in accordo
o creda di dover essere in contrasto col filosofo; ciò che conta è
che lo ascolti. Solo a questo patto egli può essere sin dall'inizio
armato contro tutte le difficoltà che il filosofo potrebbe sollevare.
Ma dissimulare queste difficoltà o screditarle accusandole di
empietà, è un espediente miserabile, privo di ogni valore.»

Immanuel Kant
La religione entro i limiti della semplice ragione

«Con tutto ciò, il principio cristiano della “morale” come tale non
è teologico (e pertanto eteronomo), ma è l'autonomia della ra-
gion pura pratica per se stessa: perché tale morale non pone la
conoscenza di Dio e della sua volontà a fondamento di queste
leggi, ma solo del raggiungimento del sommo bene, a condizio-
ne che le leggi stesse siano seguite; e il vero e proprio “moven-
te” che spinge a obbedire alle leggi non lo pone nelle loro con-
seguenze desiderate, ma soltanto nella rappresentazione del
dovere, nella cui rigorosa osservanza fa consistere tutto il meri-
to di ottenere anche quelle conseguenze.»
Immanuel Kant
Critica della ragion pratica

«Tutti gli sforzi e tutta la fatica dedicati al così celebre argomen-


to ontologico (cartesiano) dell’esistenza di un essere supremo in
base a concetti, sono dunque stati vani; e un uomo, in virtù di
semplici idee, potrebbe arricchirsi di conoscenze non più di
quanto un mercante potrebbe arricchirsi di capitali se si propo-
nesse di migliorare il proprio patrimonio aggiungendo alcuni zeri
al suo attivo di cassa.»
Immanuel Kant
Critica della ragion pura

«Essere, manifestamente, non è un predicato reale, cioè un


concetto di qualche cosa che si possa aggiungere al concetto di
121
una cosa. Essere è semplicemente la posizione di una cosa o di
certe determinazioni in se stesse. Nell’uso logico è unicamente
la copula di un giudizio. Il giudizio: Dio è onnipotente, contiene
due concetti, che hanno i loro oggetti: Dio e onnipotenza: la
parolina ‘è’ non è ancora un predicato, bensì solo ciò che pone
il predicato in relazione col soggetto. Ora, se io prendo il
soggetto (Dio) con tutti insieme i suoi predicati (ai quali
appartiene anche l’onnipotenza), e dico: Dio è, o c’è un Dio, io
non affermo un predicato nuovo del concetto di Dio, ma soltanto
il soggetto in sé con tutti i suoi predicati, e cioè l’oggetto in
relazione col mio concetto. Entrambi devono avere esattamente
un contenuto identico, e però nulla si può aggiungere di più al
concetto, che esprime semplicemente la possibilità, per il fatto di
pensare l’oggetto come assolutamente dato (con l’espressione:
egli è). E così il reale non viene a contenere niente più del
semplice possibile. Cento talleri reali non contengono
assolutamente nulla di più di cento talleri possibili. Perché, dal
momento che i secondi denotano il concetto, e i primi invece
l’oggetto e la sua posizione in sé, nel caso che questo
contenesse più di quello, il mio concetto non esprimerebbe tutto
l’oggetto, e però anch’esso non ne sarebbe il concetto
adeguato. Ma rispetto allo stato delle mie finanze nei cento
talleri reali c’è più che nel semplice concetto di essi (cioè nella
loro possibilità). Infatti l’oggetto, per la realtà, non è contenuto
senz’altro, analiticamente nel mio concetto, ma s’aggiunge
sinteticamente al mio concetto (che è una determinazione del
mio stato), senza che per questo essere fuori del mio concetto
questi cento talleri stessi del pensiero vengano ad essere
menomamente accresciuti.»

Immanuel Kant
Critica della ragion pura

122
Arthur Schopenhauer

Arthur Schopenhauer (Danzica 1788-Francoforte 1860).


Nel "Mondo come volontà e rappresentazione" (1819) Schope-
nhauer riprende alcuni risultati gnoseologici fondamentali del
criticismo Kantiano come la concezione del mondo come feno-
meno. Ma il fenomeno, diversamente da Kant è interpretato,
come simile al velo di Maya della tradizione indiana, ossia come
completamente illusorio. L'illusione del fenomeno deve essere
superata, secondo Schopenhauer, per arrivare alla cosa in sé è
necessario oltrepassare il fenomeno, squarciare il velo di Maya
ingannatore, tramite una esperienza personale che ci fa sentire
direttamente la nostra essenza corporea. La "verità filosofica
per eccellenza" è proprio la determinazione della cosa in sé
come una volontà unica, infinita, irrazionale che è la radice di
qualsiasi rappresentazione fenomenica. La volontà è anche
considerata negativamente come la causa del dolore in cui ver-
sano perennemente gli esseri viventi. E possibile, per Schopen-
hauer liberarsi da questa volontà attraverso tre stadi, ma solo
nell'ultimo dell'ascesi si realizza la noluntas, la completa nega-
zione della volontà e con essa dell'essenza dell'universo: "Per
coloro in cui la volontà si è convertita e soppressa, questo mon-
do così reale, con tutti i suoi soli e le vie lattee; questo, propria-
mente questo, è il nulla."

123
«La filosofia moderna non va a cercare una causa efficiente o
una causa finale del mondo intero; non indaga l’origine e la fina-
lità del mondo, ma solo che cosa sia il mondo. Non possiamo
superare il mondo stesso e, in quanto alla sua spiegazione, es-
sa fa già parte del mondo: è assurdo cercarla al di fuori di esso.
Anzi sono solo “pigrizia e ignoranza” che “dispongono a richia-
marsi troppo presto alle forze originarie”.»

Arthur Schopenhauer
Il mondo come volontà e rappresentazione

«”A essi (dei e santi) devono incessantemente venire tributati


sacrifici, preci, adornamento di templi, voti e conseguenti offerte,
pellegrinaggi, saluti, addobbo delle immagini ecc. Il loro culto si
intreccia dappertutto con la realtà, anzi l’oscura: ogni avveni-
mento della vita viene preso allora come un effetto dell’azione di
quegli esseri: i rapporti con loro riempiono metà della vita, ali-
mentano diuturnamente la speranza e diventano spesso, nel
fascino dell’illusione, più interessanti dei rapporti con la vita rea-
le. Sono l’espressione e il sintomo del doppio bisogno, che
spinge l’uomo da una parte verso aiuto e sostegno, dall’altra
verso occupazione e passatempo... e questo è il frutto, tutt’altro
che disprezzabile, d’ogni superstizione”. Però tutto questo è inu-
tile: invano l’uomo chiede aiuto agli dei, perché rimane implaca-
bilmente in preda al suo destino. Gli dei sono quindi superflui e
le dottrine religiose sono generalmente “rivestimenti mitici delle
verità impenetrabili dalla rozza mente umana”.»

Arthur Schopenhauer
Idem

«Nonostante tutti i tentativi e i sofismi di sant’Agostino, la re-


sponsabilità del mondo e di tutte le sue sventure ricade comun-
que su Dio, il quale ha creato tutto, assolutamente tutto, e sa-
peva come sarebbero andate le cose.»

Arthur Schopenhauer

124
Idem

«Le religioni sono necessarie al popolo, e sono per esso un ine-


stimabile beneficio. Quando però esse vogliono opporsi ai pro-
gressi dell’umanità nella conoscenza della verità, allora debbo-
no essere messe da parte con la massima deferenza possibile.
E pretendere che anche uno spirito grande - uno Shakespeare,
un Goethe - faccia entrare nella propria convinzione, implicite,
bona fide et sensu proprio, i dogmi di una qualche religione, è
come pretendere che un gigante calzi la scarpa di un nano.»
Arthur Schopenhauer
Idem

«Le religioni − sono loro stesse ad affermarlo − non si interes-


sano della convinzione, ma della fede, e non fanno uso di ar-
gomenti, ma di rivelazioni. Ora, gli anni dell'infanzia sono quelli
in cui è maggiore la disponibilità a credere; perciò si mira, anzi-
tutto, a impadronirsi di quella tenera età. È in tal modo, assai più
ancora che mediante minacce e racconti di miracoli, che metto-
no radici le dottrine della fede.»

Arthur Schopenhauer
Parerga e Paralipomena

«La filosofia è, in sostanza, nemica di tutte le religioni, in quanto


esse hanno usurpato il trono che le appartiene e vi si manten-
gono sopra con l'impostura. Già solo il presentarsi come verità
rivelata è il marchio dell'inganno, e costituisce, per uno che
pensi, una sollecitazione all'ostilità.»

Arthur Schopenhauer
“Nachlass” (postumo, 1966-75)

«Nella filosofia moderna Dio è ciò che gli ultimi re franchi erano
125
tra i majores domus, un nome vuoto che si conservava per poter
vivere più comodamente e senza contestazioni.»

Arthur Schopenhauer
“Nachlass” (postumo, 1966-75)

«Ogni religione positiva non è, propriamente parlando, che


l’usurpatrice del trono che spetta alla filosofia. Per questo i filo-
sofi la osteggeranno sempre, anche se dovessero considerarla
un male necessario, una stampella per la patologica debolezza
di spirito della maggior parte degli uomini.»

Arthur Schopenhauer
“Nachlass” (postumo, 1966-75)

«È spaventoso che in ciascuno, dovunque sia nato, vengano


impresse fin dalla primissima giovinezza determinate asserzioni,
mentre gli si assicura che, se non vuol mettere a repentaglio la
propria salvezza eterna, non dovrà mai metterle indubbio. Si
tratta, infatti, di asserzioni che riguardano la base di tutte le no-
stre conoscenze ulteriori, e, di conseguenza, determinano per
sempre il nostro punto di vista nei loro confronti; così che, se
quelle asserzioni sono false, quel punto di vista sarà falsato per
sempre.»

Arthur Schopenhauer
Parerga e Paralipomena

«Ciò che occorre a tutte le religioni è un certo grado di diffusa


ignoranza; quello è il solo elemento in cui possano vivere.»

Arthur Schopenhauer
Parerga e Paralipomena
126
«Le religioni sono come le lucciole. Per brillare hanno bisogno
delle tenebre.»

Arthur Schopenhauer
Parerga e Paralipomena

«Contro una tale veduta del mondo in quanto opera riuscita di


un essere onnisciente, infinitamente buono e per di più onnipo-
tente, grida da un lato troppo forte la miseria di cui il mondo è
pieno, e dall'altro l'evidente imperfezione, anzi buffonesca de-
formità, della più perfetta delle sue apparenze, quella umana.
Qui è un'irrimediabile dissonanza.»

Arthur Schopenhauer
Parerga e paralipomena

«Un essere personale − com'è inevitabile sia ogni Dio − il quale


non abbia alcun luogo, ma sia ovunque e da nessuna parte, si
può soltanto enunciare, non immaginare, e quindi neppure cre-
dere.»

Arthur Schopenhauer
Idem

«Le religioni hanno, molto spesso, un'influenza decisamente


negativa sul comportamento morale. In generale, si potrebbe
affermare che quanto viene aggiunto ai doveri verso Dio viene
tolto ai doveri verso gli uomini; è assai comodo, infatti, compen-
sare con l'omaggio adulatorio tributato alla divinità la mancanza
di un comportamento corretto nei riguardi del prossimo.»

Arthur Schopenhauer
Parerga e Paralipomena

127
«Allora, invano il tormentato invocherà i suoi dèi per essere aiu-
tato: egli resterà impietosamente abbandonato al suo destino.
Ma questa ineluttabilità è, appunto, soltanto lo specchio
dell’invincibilità della sua volontà, la cui oggettiva è la sua per-
sona. Quanto poco un potere esterno può cambiare o eliminare
questa volontà altrettanto poco un potere estraneo può liberarla
dai tormenti che derivano dalla vita, la quale è il fenomeno di
quella volontà. L’uomo è sempre rimandato a se stesso, come
in ogni cosa, così in quella principale. Invano egli si fabbrica de-
gli dèi, per mendicare e carpire con lusinghe quello che solo la
propria forza di volontà ha il potere di causare.»

Arthur Schopenhauer
Il mondo come volontà e rappresentazione

«In conseguenza di ciò, si deve sempre concepire Gesù Cristo


in generale, come il simbolo o la personificazione della negazio-
ne della volontà di vivere, non già individualmente, né nella sua
storia mitica nei Vangeli, né in quella probabilmente vera che ne
è il fondamento. Infatti, né l’una né l’altra facilmente soddisferà
appieno. Si tratta soltanto del veicolo di quella originaria conce-
zione, ad uso del popolo, che come tale esige sempre qualcosa
di reale. Che il Cristianesimo abbia dimenticato, nell’età moder-
na, il suo vero significato e sia degenerato in un piatto ottimi-
smo, è cosa che qui non ci riguarda.»

Arthur Schopenhauer
Il mondo come volontà e rappresentazione

«Questo fatto va tanto oltre che presso i popoli monoteisti


l’ateismo, o mancanza di Dio, è diventato sinonimo di assenza
di ogni moralità. I preti salutano con gioia tali confusioni concet-
tuali, e soltanto in seguito ad esse poté sorgere quel tremendo
mostro, il fanatismo, e dominare non solo singoli individui pale-
semente insensati e cattivi, bensì interi popoli e alla fine – ciò

128
che ad onore dell’umanità è accaduto solo una volta nella sua
storia – si è incarnato in questo mondo occidentale come Inqui-
sizione, la quale, secondo le più recenti, finalmente autentiche
notizie, ha fatto atrocemente morire sul patibolo nella sola Ma-
drid (mentre nel resto della Spagna vi erano ancora molti di
questi covi religiosi di assassini), in 300 anni, 300.000 persone
per motivi religiosi; questo dev’essere subito ricordato ad ogni
fanatico, ogni volta che vuole alzare la voce.»

Arthur Schopenhauer
Note a “Il mondo come volontà e rappresentazione”

«Non esiste alcuna religione naturale: le religioni, tutte, sono


prodotti artificiali.»

Arthur Schopenhauer
“Nachlass” (postumo, 1966-75)

«Farsi un idolo di legno, di pietra o di metallo o costruirlo met-


tendo insieme concetti astratti è tutt’uno: se si ha davanti un es-
sere personale a cui si sacrifica, che si invoca, a cui si rendono
grazie, si tratta sempre di idolatria.»

Arthur Schopenhauer
Parerga e Paralipomena

129
Thomas Paine

Thomas Paine (1737 – 1809). E’ stato un politico, un ri-


voluzionario e intellettuale inglese. Paine criticò a fondo le con-
cezioni religiose abramitiche e in modo particolare il cristianesi-
mo, giungendo alla conclusione che la religione cristiana non è
altro che la venerazione solare.

130
«Tutte le istituzioni nazionali della Chiesa, sia ebrea, che cri-
stiana o turca, mi sembrano nient'altro che invenzioni umane,
collocate per terrorizzare e schiavizzare l'umanità, e monopoliz-
zare il potere e il profitto.»

Thomas Paine
L’Età della ragione

«Non credo nella fede professata dalla chiesa ebraica, dalla


chiesa romana, dalla chiesa greca, dalla chiesa turca, dalla
chiesa protestante, né da qualsiasi altra chiesa che io conosca.
La mia mente è la mia chiesa.»

Thomas Paine
L’Età della ragione

«La religione Cristiana è una parodia della venerazione solare,


nella quale hanno messo un uomo di nome Cristo al posto del
Sole, e gli hanno reso l'adorazione originariamente resa al So-
le.»

Thomas Paine
Saggio sull’origine della Libera Massoneria

«Il mio paese è il mondo e la mia religione è agire bene.»

Thomas Paine
I diritti dell’uomo

131
David Friedrich Strauss

David Friedrich Strauss (Ludwigsburg 1808 - Ludwigs-


burg 1874). E’ stato un filosofo e teologo Tedesco. La sua opera
“La vita di Gesù” (1835), determinò la spaccatura all’interno
dell’hegelismo in una destra e in una sinistra. La sinistra hege-
liana di cui Strauss è un rappresentante considerava mitologico
il contenuto dei racconti biblici ed evangelici e in generale la re-
ligione cristiana.

132
«E' impossibile, secondo Chubb, che la religione ebraica sia
una religione rivelata da Dio; perocché il carattere morale della
divinità vi sia sfigurato dagli usi arbitrari, che si dicono prescritti
da lui, dalla sua pretesa parzialità per il popolo ebreo, e soprat-
tutto dall'ordine sanguinario di esterminare le popolazioni cana-
nee.»

David Friedrich Strauss


La vita di Gesù o esame critico della sua storia

«Dovunque una religione, appoggiata a documenti scritti, allar-


ga il suo dominio nel tempo e nello spazio, e accompagna i suoi
aderenti traverso i gradi molteplici e sempre più elevati di svi-
luppo e di civiltà, ivi o tosto o tardi manifestasi una differenza fra
il contenuto di quei vecchi documenti e la nuova coltura di colo-
ro a cui essi vengono additati siccome libri sacri.»

David Friedrich Strauss


Idem

«Sino ad ora oggetto della critica era stata la tesi cristiana, tal
quale trovasi consegnata, col nome di storia di Gesù, ne' docu-
menti evangelici; ora che il dubbio l'ha compromessa, questa
ripiegasi sopra di sé medesima, e cerca nello interno delle ani-
me credenti un asilo, ov'essa esiste non più come semplice sto-
ria, ma come storia riflessa sopra di sé, vale a dire come dogma
e confessione.»

David Friedrich Strauss


Idem

«I risultati della ricerca da noi condotta a termine hanno ormai

133
annullato, ci sembra, la parte maggiore e più importante delle
credenze del cristiano intorno a Gesù, distrutti tutti gli incorag-
giamenti che in essi egli attinge, inaridite tutte le consolazioni. Il
tesoro infinito di verità e di vita che da diciotto secoli alimenta
l'umanità sembra irresistibilmente dissipato, ogni grandezza
precipitata nella polvere, Dio spogliato della sua grazia, l'uomo
della sua dignità, rotto infine il legame tra la terra e il cielo. La
pietà rivolge inorridita lo sguardo dallo spaventoso attentato; e
nella certezza infinita della propria fede sentenzia: che malgra-
do ogni sforzo di una critica temeraria, tutto quanto la Scrittura
ci dice e la Chiesa crede intorno al Cristo rimane eternamente
vero né sillaba alcuna può essere sagrificata. Così, alla conclu-
sione della critica intorno alla storia di Gesù, ci si para dinanzi il
problema di riedificare in dogma ciò che fu distrutto in critica.»

David Friedrich Strauss


Idem

134
Bruno Bauer

Bruno Bauer (Eisenberg 1809 – Berlino 1882). E’ stato


un filosofo e teologo tedesco. Bauer fu tra i maggiori rappresen-
tanti della sinistra hegeliana, furono fondamentali i suoi studi
teologici sulla figura di Gesù “Critica della storia evangelica dei
sinottici”. Bauer può essere considerato il primo vero “miticista”
nei confronti della figura di Gesù e dei suoi discepoli. Nei suoi
studi filosofici e filologici sui vangeli pervenne alla conclusione
dell’inesistenza storica di Gesù Cristo.

135
«Con Hegel l’Anticristo è venuto e si è “rivelato”.
E’ dovere del credente sincero indicare a tutti il Maligno, accu-
sarlo apertamente e veracemente, mettere in guardia tutti da lui
e rendere vana la sua astuzia.
Dobbiamo soprattutto rivolgerci ai governi cristiani e testimonia-
re di fronte a loro – il credente è tenuto infatti a predicare ed a
testimoniare di fronte ai re, ai principi ed alle autorità – onde si
accorgano infine quale pericolo mortale minaccia l’ordine costi-
tuito e soprattutto la religione, l’unico fondamento dello Stato, se
essi non estirpano proprio le redici del male. Non c’è più niente
di fermo, di sicuro, di stabile se “il vigoroso errore” di quella filo-
sofia è ulteriormente tollerato.»

Bruno Bauer
La tromba del giudizio universale contro Hegel, ateo e anticristo.

Il suo orientamento verso la sinistra hegeliana e le idee religiose


professate nei suoi scritti portarono nel 1842 al suo allontana-
mento dalla cattedra. In questo periodo la sua attività letteraria
fu dedicata agli studi di critica biblica, nei quali negò la persona-
lità storica di Gesù, considerato una creazione fantastica dei
vangeli. Nel 1843 Bauer in "Cristianesimo svelato" collegò l'e-
mergere del Cristianesimo alla fine del mondo antico. Questo
per spiegare come mai il cristianesimo aveva elevato a essenza
dell'uomo l'infelicità e il dolore, prodotti peculiari del periodo di
transizione storica. Bauer credeva nella possibilità dell'uomo di
ritornare in sè, dopo l'estraniamento cristiano, attraverso l'elimi-
nazione totale del Cristianesimo. Pervenne così a posizioni di
ateismo.

Gli autori

136
Friedrich Nietzsche

Friedrich Nietzsche (Röcken, 15 ottobre 1844 – Weimar,


25 agosto 1900) riprende da Schopenhauer il concetto di volon-
tà, interpretandola non come semplice volontà di vita, ma come
volontà di potenza. Esistere, vivere, desiderare significa, per
Nietzsche, volere la potenza.
Nietzsche fin dalle opere giovanili diede risalto ad una
particolare interpretazione della filosofia greca che vede in So-
crate e Platone i grandi traditori dello "spirito dionisiaco" che
aveva caratterizzato la nascita della tragedia greca. Socrate e
Platone avrebbero, nell'interpretazione nietzschiana, sottomes-
so le istanze vitali alla ragione preludendo al successivo cristia-
nesimo. Nietzsche rielabora il concetto sofistico del nichilismo.
La realtà è priva di qualsiasi fondamento e valore ontologico,
logico, etico ecc. In questo senso Nietzsche parla della "morte
di Dio". Dio è morto perché non sussistono più i valori che han-
no caratterizzato l'Assoluto ed il fondamento metafisico della
tradizione occidentale. Se i valori non esistono, perché "l'univer-
so danza sui piedi del caso" non è né buono, né bello, né vero
di per se stesso. E' la volontà che ha il compito ermeneutico di
interpretare ed imporre i valori, che dà senso ad una realtà priva
di senso e di finalità intrinseche. E' la volontà di potenza, nella
sua valenza ermeneutica, che permette a Nietzsche di passare
da un nichilismo "passivo" al suo nichilismo "attivo" e alla sua
interpretazione dell'ubermensch.

137
«Quel che ci divide non sta nel fatto che non ritroviamo Dio nel-
la storia, né nella natura e neppure dietro la natura - bensì nella
circostanza che noi sentiamo quel che viene venerato come
Dio, non come “divino”, ma come miserabile, assurdo, dannoso,
non soltanto come errore, ma come delitto contro la vita… Noi
neghiamo Dio in quanto Dio… Se questo Dio dei cristiani esi-
stesse, sapremmo ancor meno credere in lui.»

Friedrich Nietzsche
L’Anticristo

«Fintantoché il prete sarà ancora ritenuto una specie superiore


di uomo, questo negatore, calunniatore, avvelenatore per pro-
fessione della vita, non ci sarà risposta alla domanda: che cos'è
verità?»

Friedrich Nietzsche
Idem

«“Fede” significa non voler sapere quel che è vero.»

Friedrich Nietzsche
Idem

«Definisco il cristianesimo l’unica grande maledizione, l’unica


grande e più intima depravazione, l’unico grande istinto della
vendetta, per il quale nessun mezzo è abbastanza velenoso,
furtivo, sotterraneo, meschino - lo definisco l’unica immortale
macchia d’infamia dell’umanità.»

Friedrich Nietzsche
Idem
138
«Il Buddhismo è cento volte più realista del Cristianesimo, ha
ereditato un modo freddo e oggettivo di porsi i problemi; nasce
dopo un movimento filosofico durato centinaia di anni; appena
esso sorge, il concetto di “Dio” è già eliminato.»

Friedrich Nietzsche
Idem

«La differenza fondamentale tra le due religioni della décaden-


ce: il Buddhismo non promette, ma mantiene; il Cristianesimo
promette tutto e non mantiene nulla.»

Friedrich Nietzsche
Idem

«Se si trasferisce il centro di gravità della vita non nella vita, ma


nell’aldilà - nel nulla - si è tolto il centro di gravità alla vita in ge-
nerale.»

Friedrich Nietzsche
Idem

«L’uomo di fede, il “credente” di ogni specie, è necessariamente


un uomo dipendente − un uomo che non può disporre se stesso
come scopo, che non può in generale disporre scopi derivandoli
da se stesso. Il “credente” non si appartiene, egli può essere
soltanto un mezzo, egli deve essere usato, sente la necessità
che qualcuno lo usi.»

Friedrich Nietzsche
Idem
139
«La dottrina della redenzione conosce la beatitudine (il piacere)
soltanto nel non opporre più resistenza, non più a nessuno, né
alla disgrazia né al male – l’amore come unica, come ultima
possibilità di vita. [...] La dottrina della redenzione io la definisco
un sublime sviluppo ulteriore dell’edonismo su base assoluta-
mente morbosa.»

Friedrich Nietzsche
Idem

«Un tempo si cercava di dimostrare che Dio non esiste, − oggi


si mostra come ha potuto avere origine la fede nell'esistenza di
un Dio, e per quale tramite questa fede ha avuto il suo peso e la
sua importanza: in tal modo una controdimostrazione della non
esistenza di Dio diventa superflua. Quando una volta si erano
confutate le prove addotte "per dimostrare l'esistenza di Dio",
restava sempre il dubbio che si potessero trovare ancora prove
migliori di quelle già confutate: a quel tempo gli atei non erano
capaci di far tavola rasa.»

Friedrich Nietzsche
Aurora

«Quale luogo spaventevole ha saputo fare della terra il cristia-


nesimo, già per il solo fatto di aver collocato ovunque il crocifis-
so, e per aver in tal modo designato la terra come il luogo in cui
"il giusto viene martirizzato a morte"!»

Friedrich Nietzsche
Idem

«Una specie d’onestà è stata sempre estranea a tutti i fondatori


di religioni e ai loro simili: non si sono mai curati di darsi una

140
reale conoscenza dei casi della loro vita. “Che cosa ho propria-
mente vissuto? Che cosa, in quel momento, è accaduto in me e
intorno a me? Il mio intelletto era chiaro abbastanza? La mia
volontà s’è opposta abbastanza a tutte le insidie dei sensi e si è
difesa con sufficiente valore contro la fantasia?”.»

Friedrich Nietzsche
La gaia scienza

«Oh! Ma noi conosciamo benissimo gli ometti e le donnine iste-


riche che oggi hanno bisogno per l’appunto di questa religione
come d’un velo e d’un’acconciatura! »

Friedrich Nietzsche
Idem

«Fra la religione e la vera scienza non esiste parentela, né ami-


cizia e neanche inimicizia; esse vivono su pianeti diversi. Ogni
filosofia che fa brillare nel buio delle sue vedute ultime una coda
di cometa religiosa, rende di per sé sospetto tutto ciò che essa
presenta come scienza: tutto ciò è presumibilmente ancora reli-
gione, sebbene agghindata da scienza.»

Friedrich Nietzsche
Umano troppo umano

«Nessuna religione ha mai finora contenuto, né direttamente né


indirettamente, né come dogma né come allegoria, una verità.
Poiché ciascuna è nata dalla paura e dal bisogno e si è insinua-
ta nell'esistenza fondandosi su errori della ragione.»

Friedrich Nietzsche
Idem
141
«Solo il cristianesimo ha dipinto il diavolo sulla parete del mon-
do; solo il cristianesimo ha portato il peccato nel mondo. La cre-
denza nei rimedi, che contro di esso offrì, è stata ormai a poco a
poco scossa fin nelle più profonde radici: ma ancora sussiste la
credenza nella malattia, che esso ha insegnata e diffusa.»

Friedrich Nietzsche
Idem

«Il Cristianesimo sorse per alleviare il cuore; ma adesso deve


prima opprimerlo, per poterlo poi alleviare. Per conseguenza
perirà.»

Friedrich Nietzsche
Idem

«Eccoci d’improvviso di fronte al paradossale e spaventoso


espediente in cui la martoriata umanità ha trovato un momenta-
neo sollievo, quel colpo di genio del cristianesimo: Dio stesso
che si sacrifica per la colpa dell’uomo, Dio stesso che si ripaga
su se stesso, Dio come l’unico che può riscattare l’uomo da ciò
che per l’uomo stesso è divenuto irriscattabile – il creditore che
si sacrifica per il suo debitore per amore (dobbiamo poi creder-
ci?) per amore verso il suo debitore!»

Friedrich Nietzsche
Genealogia della morale

«L’uomo moderno crede sperimentalmente ora a questo ora a


quel valore, per poi lasciarlo cadere. Il circolo dei valori superati
e lasciati cadere è sempre più vasto. Si avverte sempre più il
vuoto e la povertà di valore. Il movimento è inarrestabile, seb-

142
bene si sia tentato in grande stile di rallentarlo. Alla fine l’uomo
osa una critica dei valori in generale; ne riconosce l’origine, co-
nosce abbastanza per non credere più in nessun valore; ecco il
páthos, il nuovo brivido. Quella che racconto è la storia dei
prossimi due secoli.»

Friedrich Nietzsche
Frammenti postumi

«Chi si sente destinato alla contemplazione e non alla fede, tro-


va tutti i credenti troppo rumorosi e importuni: si mette al riparo
da loro.»

Friedrich Nietzsche
Al di là del bene e del male

«Il cristianesimo, questa negazione della volontà di vita divenuta


religione!»

Friedrich Nietzsche
Ecce Homo

«Potrei credere soltanto a un dio che sapesse danzare.»

Friedrich Nietzsche
Così parlò Zarathurstra

«…lotta, sofferenza e tedio si avvicinano all’uomo, per rammen-


targli ciò che in fondo è la sua esistenza – qualcosa di imperfet-
143
to che non può essere mai compiuto. E quando infine la morte
porta il desiato oblio, essa sopprime insieme il presente e
l’esistenza, imprimendo in tal modo il sigillo su questa cono-
scenza – che l’esistenza è solo un interrotto essere stato, una
cosa che vive del negare e del consumare se stessa, del con-
traddire se stessa.»

Friedrich Nietzsche
Sull’utilità e il danno della storia per la vita

«Dio è una risposta grossolana, un'indelicatezza verso noi pen-


satori - in fondo è solo un grossolano divieto che ci viene fatto:
non dovete pensare!»

Friedrich Nietzsche
Ecce homo

«Qui faccio intervenire il Dioniso dei Greci: l’affermazione


religiosa della vita, della vita intera, non della vita rinnegata e
dimezzata. [...] Dioniso contro il “Crocefisso”: eccovi l’antitesi.
Non è una differenza in base al martirio – solo essa ha un altro
senso. La vita stessa, la sua eterna fecondità e il suo eterno
ritorno determinano la sofferenza, la distruzione, il bisogno di
annientamento. Nell’altro caso il dolore, il “Crocefisso in quanto
innocente” valgono come obiezione contro questa vita, come
formula della sua condanna. Si indovina che il problema è
quello del senso del dolore: del senso cristiano o del senso
tragico. [...] L’uomo tragico afferma anche il dolore più aspro: è
abbastanza forte, ricco e divinizzatore perciò. Il cristiano nega
anche il destino più felice in terra: è tanto debole, povero e
diseredato da soffrire di ogni forma di vita. “Il Dio in croce” è una
maledizione della vita, un’esortazione a liberarsene. Il Dioniso
144
fatto a pezzi è una promessa alla vita: essa rinascerà e rifiorirà
eternamente dalla distruzione.»

Friedrich Nietzsche
Frammenti postumi

«In un angolo remoto dell’Universo scintillante e diffuso


attraverso infiniti sistemi solari c’era una volta un astro, su cui
animali intelligenti scoprirono la conoscenza. Fu il minuto più
tracotante e più menzognero della “storia del mondo”: ma tutto
ciò durò soltanto un minuto. Dopo pochi respiri della natura, la
stella si irrigidì e gli animali intelligenti dovettero morire.
Qualcuno potrebbe inventare una favola di questo genere, ma
non riuscirebbe tuttavia a illustrare sufficientemente quanto
misero, spettrale, fugace, privo di scopo e arbitrario sia il
comportamento dell’intelletto umano entro la natura. Vi furono
eternità in cui esso non esisteva, quando per lui tutto sarà
nuovamente finito, non sarà avvenuto nulla di notevole. Per
quell’intelletto, difatti, non esiste una missione ulteriore che
conduca al di là della vita umana. Esso piuttosto è umano, e
soltanto chi lo possiede e lo produce può considerarlo tanto
pateticamente, come se i cardini del mondo ruotassero su di
lui.»

Friedrich Nietzsche
Su verità e menzogne in senso extramorale

145
Ludwig Feuerbach

Ludwig Feuerbach (Landshut 1804-Norimberga 1872)


Feuerbach è stato tra i maggiori esponenti della sinistra hege-
liana. Criticò a fondo ogni residuo teologico presente nel pensie-
ro hegeliano rovesciando il rapporto tra soggetto e predicato in
Hegel e giungendo a conclusioni radicalmente atee e materiali-
stiche. Il fenomeno religioso trova spiegazione, Per Feuerbach,
esclusivamente nella natura umana, perché i principi religiosi
sono riconducibili a costruzioni fantastiche nelle quali l'uomo
proietta le proprie aspirazioni più profonde. Nella divinità si rea-
lizza l'alienazione della stessa umanità, con la proiezione di un
mondo fantastico ed irreale in cui l'uomo realizza i propri sogni
disattesi dalla realtà naturale. E' possibile recuperare la propria
umanità soltanto prendendo coscienza dell'inganno della reli-
gione, considerandosi individui naturali in carne ed ossa. La teo-
logia in questo contesto perde qualsiasi significato lasciando
spazio all'antropologia che ne spiega la genesi. La necessità
della negazione di Dio è connessa, per Feuerbach, anche alla
necessità di contrastare il fanatismo ed il fideismo insiti nelle re-
ligioni, nemici della ragione e della libertà umana. Il pensiero fi-
losofico ha il compito di raggiungere una effettiva autocoscienza
umana che superi l'alienazione religiosa. Compito che si esten-
de anche alla critica della metafisica che risulta essere, per
Feuerbach, soltanto una religione espressa in chiave concettua-
le.

146
«La religione precede sempre la filosofia, nella storia dell'umani-
tà come nella storia dei singoli individui. L'uomo sposta il suo
essere fuori da sé, prima di trovarlo in sé. […] La religione è l'in-
fanzia dell'umanità.

Ludwig Feuerbach
L'essenza del cristianesimo

«La fede nella provvidenza è la fede dell’uomo in sé stesso. Dio


si prende cura di me; egli si propone la mia felicità, la mia sal-
vezza; vuole che io sia beato; ma anche io voglio la stessa co-
sa; il mio proprio interesse è dunque l’interesse di Dio, la mia
propria volontà la volontà di Dio, il mio proprio fine ultimo il fine
di Dio - l’amore di Dio per me non è che il mio amore di me
stesso divinizzato.»

Ludwig Feuerbach
Idem

«La religione per lo meno la religione cristiana, è l’insieme dei


rapporti dell’uomo con sé stesso, o meglio con il proprio essere,
riguardato però come un altro essere. L’essere divino non è al-
tro che l’essere dell’uomo liberato dai limiti dell’individuo, cioè
dai limiti della corporeità e della realtà, e oggettivato, ossia con-
templato e adorato come un altro essere da lui distinto. Tutte le
qualificazioni dell’essere divino, sono perciò qualificazioni
dell’essere umano.»

Ludwig Feuerbach
Idem

«L’uomo – questo è il mistero della religione – proietta il proprio


essere fuori di sé e poi si fa oggetto di questo essere metamor-
fosato in soggetto, in persona”.»

Ludwig Feuerbach
Idem

«"...la distinzione fra il divino e l’umano è illusoria, cioè che

147
null’altro è se non la distinzione fra l’essenza dell’umanità e
l’uomo individuo e che per conseguenza anche l’oggetto e il
contenuto della religione cristiana sono umani e nient’altro che
umani”.»

Ludwig Feuerbach
Idem

«Quando la morale viene fondata sulla teologia e il diritto su


un’autorità divina, le cose più immorali, più ingiuste e più
vergognose possono avere il loro fondamento in Dio e venir
giustificate. Posso fondare la morale sulla teologia unicamente
se la morale stessa è ciò che per me determina l’essere di Dio.
In caso contrario non ho alcun criterio di valutare il morale e
l’immorale, ma soltanto una base immorale, arbitraria, da cui
posso derivare qualsiasi cosa. Se dunque voglio che Dio sia il
fondamento della morale, devo aver già posto la morale in Dio;
ossia la morale, il diritto, tutti i valori essenziali, possono e
debbono venir fondati unicamente in sé stessi. Porre alcunché
in Dio, o derivare alcunché da Dio, null’altro significa che
sottrarlo al controllo della ragione, significa porre alcunché come
indubitabile, come inviolabile, come santo, senza volerne
spiegare il perché. Ogni costituzione della morale e del diritto
sul fondamento della teologia ha dunque sempre alla sua base
un volontario o involontario accecamento, quando non
addirittura un’intenzione cattiva, un secondo fine di duplicità e di
menzogna. Là dove il diritto è qualche cosa di serio, non ha
bisogno alcuno di essere puntellato e assistito dall’alto. Non
abbiamo bisogno di una legislazione cristiana; abbiamo bisogno
soltanto di un diritto ragionevole, giusto, umano. Il bene, il vero,
il giusto hanno sempre la loro consacrazione in sé stessi, nella
loro qualità. Dove la morale è una cosa seria, è sentita in sé e
per sé stessa come una potenza divina; se invece non ha in sé
stessa fondamento alcuno, non v’è alcuna intima necessità che
esista, e allora cade in balìa dell’arbitrio della religione.»

Ludwig Feuerbach
Idem

148
«Perciò una volta che la coscienza dell’uomo abbia constatato
che i predicati attribuiti a Dio dalla religione sono soltanto
antropomorfismi, cioè rappresentazioni umane, già la sua fede è
incrinata dal dubbio e dall’incredulità. E solo per l’incoerenza,
che è frutto di viltà e di poco rigore logico, da questa
constatazione l’uomo non procede alla formale negazione degli
attributi stessi, e da questa alla negazione del soggetto che vi
sta alla base. Se poni in dubbio la verità oggettiva degli attributi,
devi anche dubitare della verità oggettiva del soggetto di questi
attributi. Se gli attributi sono antropomorfismi, è un
antropomorfismo anche il soggetto dei medesimi. Se l’amore, la
bontà, la personalità sono qualificazioni umane, lo è pure il
soggetto delle medesime, il soggetto che tu ad esse
presupponi, ed allora anche l’esistenza di Dio, anche la fede
nell’esistenza di un qualsiasi dio è un antropomorfismo, una
proiezione assolutamente umana.»

Ludwig Feuerbach
Idem

«Siamo situati all'interno della natura; e dovrebbe esser posto


fuori di essa il nostro inizio, la nostra origine? Viviamo nella na-
tura, con la natura, della natura e dovremmo tuttavia non esser
derivati da essa? Quale contraddizione!»

Ludwig Feuerbach
L'essenza della religione

«L'esistenza della natura non si fonda, come si illude il teismo,


sull'esistenza di Dio, nemmeno per sogno, è proprio il contrario:
l'esistenza di Dio, o piuttosto la fede nella sua esistenza, ha il
suo unico fondamento nell'esistenza della natura.»

Ludwig Feuerbach
Idem

149
«La notte è la madre della religione.»

Ludwig Feuerbach
Idem

«L'ammissione di un ente diverso dalla natura per spiegare l'e-


sistere di essa ha la sua radice − in ultima istanza, se non altro
− soltanto nella incapacità − peraltro solo relativa e soggettiva −
di spiegare la vita organica, e in particolare quella umana, come
un fatto naturale; il teista trasforma infatti la sua incapacità di
intendere la vita come una manifestazione della natura in una
incapacità della natura di generare da sé la vita; egli fa dunque
dei termini della sua mente i termini della natura.»

Ludwig Feuerbach
Idem

«Sia che tu adori Geova oppure Api, il tuono o Cristo, la tua


ombra, come i neri della Costa d’Oro, o la tua anima, come gli
antichi persiani, il flatus ventris o il tuo genio, insomma, sia che
tu adori un essere sensibile o uno spirituale – è la stessa cosa;
oggetto della religione è soltanto qualcosa in quanto è un ogget-
to della fantasia e del sentimento.»

Ludwig Feuerbach
Idem

«Credere significa immaginarsi che esista ciò che non esiste;


significa, per esempio, raffigurarsi che quest’immagine sia
un’entità vivente, questo pane sia carne, questo vino sangue,
cioè sia ciò che non è.»

Ludwig Feuerbach
Idem

150
Felix Le Dantec

Felix le Dantec (Plougastel Daoulas 1869 – Parigi 1917).


E’ stato un filosofo materialista e biologo francese. La concezio-
ne di Le Dantec ha inteso superare la vecchia concezione dua-
listica della realtà, frutto di speculazioni metafisiche per afferma-
re un rigoroso monismo materialistico e ateo.

151
«Innanzi tutto, una cosa mi ha sempre profondamente sorpreso
ed è che i credenti d'ogni epoca abbiano cercato e fornito "pro-
ve" inconfutabili dell'esistenza di Dio. Naturalmente esse sono
inconfutabili per coloro che le utilizzano; sfortunatamente, lo
sono sono solo per loro, provano che essi credono in Dio, ma
questo è quanto.»

Felix Le Dantec
Athéism

«Prima di tutto, la domanda “Chi ha creato il mondo?” mi pare


mal posta; contiene già la risposta, poiché suppone che qualcu-
no abbia creato il mondo: che, questo qualcuno, lo chiamiamo
Dio, o che gli si dia tutt’altro nome, non fa differenza, poiché non
vedo per nulla la necessità che qualcuno abbia creato il mondo.
Se mi si chiede, al contrario, “qual' è stata l’origine del mondo?”,
risponderò umilmente: “Non so; non vedo neanche una ragione
perché il mondo abbia dovuto avere un’origine, un inizio”. Sem-
bra che questa necessità s’impone a tutti, per raffronto con tutto
ciò che sappiamo.»

Felix Le Dantec
Idem

«Confesso che sono più difficile, ed è precisamente quello che


esprimo dicendo che sono ateo; ma, con tutta sincerità, non tro-
vo alcuna soddisfazione nell’affermazione che “Dio ha creato il
mondo”. Non ne trovavo già nessuna da ragazzo, forse sempli-
cemente perché, più curioso degli altri, mi ponevo immediata-
mente la domanda seguente: “Chi ha creato Dio ?” domanda
alla quale non si dava risposta. Al mistero dell’esistenza del
mondo si sostituiva un altro mistero equivalente, quello
dell’esistenza di Dio; la difficoltà era solo fatta retrocedere di un
grado.»

Felix Le Dantec
Idem

152
«Non sono un eroe per natura; se avessi creduto che un padro-
ne assoluto potesse concedermi una felicità eterna o condan-
narmi a supplizi senza fine, sarei probabilmente scappato dai
pericoli del secolo in un monastero; avrei passato la mia mise-
rabile esistenza sublunare a cantare la gloria del despota da cui
sarebbe dipeso il mio avvenire.»

Felix Le Dantec
Idem

153
Giuseppe Rensi

Giuseppe Rensi (Villafranca di Verona 1871 – Genova


1941). Filosofo italiano. Rensi partendo da concezioni gnoseo-
logiche che si rifanno sia a Kant che a Schopenhauer, perviene
ad una concezione realistica della realtà basata su un materiali-
smo critico che nega decisamente la trascendenza e la possibili-
tà stessa dell’esistenza di Dio.

154
«Ma questa contraddizione delle contraddizioni, che è Dio, è
appunto quell’Incomprensibile che è incomprensibile perché nul-
la e nulla perché incomprensibile: non ha cioè le forme del pen-
siero perché non ha le forme dell’Essere e viceversa, le une e le
altre essendo le medesime. Si tratta dunque di parole senza
concetti perché il concetto che dovrebbe corrispondervi è con-
traddittorio e quindi non può esistere. E se la convulsività men-
tale “dionisiaca” ci fa credere e ci dà l’illusione di possedere un
concetto pronunciando una parola, basta “pensarci su” e cerca-
re di determinare il concetto per veder questo dissolversi
nell'impossibile e come concetto sparire.»

Giuseppe Rensi
Apologia dell’ateismo

«Dio non è, è dunque una verità così elementarmente irrefutabi-


le quale 2+2=4. Essa si fonda invincibilmente sulle prime pagi-
ne, per chi sa leggerle, d’ogni trattato di logica elementare, quel-
le pagine che portano per titolo “le leggi del pensiero”. Negarla è
perciò cadere nello sconvolgimento mentale, e propriamente nella
pazzia.»

Giuseppe Rensi
Idem

«O Dio è limitato, circoscritto, conforme alle condizioni formali


dell’esperienza, oggetto fra oggetti, e non è più Dio. O è infinito
ed allora cade fuori dell’Essere, è non-Essere. O Essere e non-
Dio, o Dio e non-Essere.»

Giuseppe Rensi
Idem

155
«Da trenta secoli si “dimostra” Dio e, non solo ancora non ne
sono persuasi tutti, ma anzi i non persuasi sono cresciuti, Ciò
non vi dice nulla?»

Giuseppe Rensi
Idem

«Qualsiasi sforzo d’argomentazione teologica per cercar di con-


ciliare Dio e la responsabilità morale umana, s’infrange contro
queste lucide righe di Schopenhauer:

“Che un essere sia l’opera di un altro, ma sia insieme libero nel-


la sua volontà e azione, è cosa che si può enunciare con parole,
ma non afferrare con pensieri. Colui cioè che lo ha chiamato dal
nulla all’essere, ha con ciò formato e fissato appunto anche il
suo essere, ossia tutte le sue qualità. Poiché non si può punto
fare senza fare qualcosa, cioè un essere intieramente e in tutte
le sue qualità con precisione determinato. Ma da queste qualità
assolutamente fissate scaturiscono poi con necessità tutte le
manifestazioni e azioni di lui. Quindi teismo e responsabilità mo-
rale dell’uomo sono incongiungibili”.»

Giuseppe Rensi
Idem

156
John Stuart Mill

John Stuart Mill (Pentonville 1806-Avignone 1873).


Stuart Mill è stato un filosofo e studioso inglese, tra i maggiori
esponenti del liberalismo ottocentesco. Egli riprese la concezio-
ne empiristica giungendo alla risoluzione della realtà a "stati di
coscienza". Empirismo interpretato come un rigoroso "fenome-
nismo " che è alla base di tutta la speculazione filosofica e degli
studi logici di Mill. Nella logica Mill intese criticare a fondo la teo-
ria dei giudizi universali che sono riconducibili ad insiemi di sin-
gole osservazioni.
Ne consegue la critica ai sillogismi e alla possibilità della
deduzione del particolare dall'universale: le leggi universali, an-
che quelle della scienza e della stessa logica, derivano dalla
generalizzazione dell'esperienza. La logica induttiva è alla base
di qualsiasi processo razionale umano, ma essa trova sempre
nell'esperienza il proprio criterio di validità. Nell’ambito della
speculazione teologica Mill mise in rilievo l'impossibilità di con-
cepire una divinità che sia allo stesso tempo infinitamente buo-
na ed infinitamente potente.

157
«Le religioni che distribuiscono promesse e minacce circa la vita
futura, fanno esattamente il contrario [della religione
dell’umanità]; esse incatenano i pensieri agli interessi postumi
dell’individuo, lo inducono a considerare l’adempimento dei pro-
pri doveri verso gli altri principalmente come mezzo per la sua
salvezza personale; e costituiscono uno degli ostacoli più seri
per il grande fine della cultura morale, cioè il rafforzamento
dell’elemento altruistico e l’indebolimento di quello egoistico nel-
la nostra natura; esse presentano all’immaginazione un bene e
un male personali di grandezza così imponente da rendere ben
difficile a chiunque creda fermamente nella loro realtà, di potere
ancora disporre di sentimenti o interessi per qualche altro og-
getto ideale e lontano.»

John Stuart Mill


Saggi sulla religione.

«Riconoscere, come oggetto dell’adorazione suprema, l’essere


che ha potuto creare l’inferno, e creare innumerevoli generazio-
ni di esseri umani sapendo con certezza che sarebbero state
destinate all’inferno. Esiste forse qualche enormità morale che
non potrebbe venire giustificata come imitazione di una simile
Divinità? È mai possibile adorarla senza commettere una terribi-
le stortura del criterio del bene e del male? Qualsiasi altro ol-
traggio alla più comune giustizia ed umanità derivante dalla
concezione cristiana ordinaria del carattere morale di Dio, di-
venta insignificante di fronte a questa orrenda idealizzazione
della malvagità.»

John Stuart Mill


Idem.

«Quel che oggi si sbandiera come una nuova fioritura di religio-


sità corrisponde sempre, e almeno in pari misura, a una nuova
158
fioritura di fanatismo negli uomini incolti e di mente più angusta;
e ovunque, nei sentimenti di un popolo, si annidi quel potente e
tenace fermento dell’intolleranza che sempre alligna nelle classi
medie di questo Paese ci vuol ben poco per scatenarle a perse-
guitare sul serio chi non hanno mai smesso di ritenere degno di
persecuzione?»

John Stuart Mill


La libertà

«Uno studente di filosofia trarrebbe vantaggio dall'essere in


grado di affrontare un esame sia su Locke sia su Kant, indipen-
dentemente dal fatto che condivida le idee dell'uno, dell'altro o
di nessuno dei due; e non vi è ragione di obiettare al fatto che
un ateo venga esaminato sulle prove dell'esistenza di Dio, pur-
ché non si esiga che professi di credervi.»

John Stuart Mill


Saggio sulla libertà

«Il mondo si stupirebbe di sapere quanti dei suoi ornamenti più


belli, ovvero degli individui che sono più stimati anche a livello
popolare per saggezza e virtù, siano del tutto scettici in materia
di religione.»

John Stuart Mill


Citazione riprtata in “L’illusione di Dio. Le ragioni per non credere” di Richard
Dawkins

«Con l’attribuire un’origine sovrannaturale alle massime accetta-


te della moralità si causa, d’altro canto, un male effettivo.
Quell’origine divina le consacra nel loro complesso, ed impedi-
sce che vengano discusse o criticate. Cosicché, se fra le dottri-
159
ne morali accettate come facenti parte della religione, ve ne so-
no di imperfette, o perché erronee fin da principio, o perché non
esattamente limitate o controllate nella loro espressione, oppure
ancora perché, pur essendo un tempo ineccepibili, non si rive-
lano più adatte ai mutamenti verificatesi nelle relazioni umane
(ed è mia ferma convinzione che nella cosiddetta morale cristia-
na si trovino esempi di tutti questi casi) tali dottrine imperfette
sono considerate altrettanto impegnative per la coscienza quan-
to i precetti più nobili, più duraturi e più universali di Cristo.
Ogniqualvolta la moralità è supposta essere di origine sovran-
naturale, essa diviene stereotipata proprio come la legge del
Corano lo è per i suoi seguaci.»

John Stuart Mill


Saggi sulla religione.

«Sorvolo sulle difficoltà morali e sui traviamenti che la rivelazio-


ne stessa comporta; sebbene anche nel Cristianesimo del Van-
gelo, per lo meno secondo l’interpretazione ordinaria, ve ne sia-
no alcuni così evidenti, da avere un peso superiore a quasi tutta
la bontà e carità e grandezza morale che distinguono in modo
eminente le parole e il carattere di Cristo. Un esempio di essi è
costituito dal riconoscere, come oggetto dell’adorazione supre-
ma, l’essere che ha potuto creare l’inferno, e creare innumere-
voli generazioni di esseri umani sapendo con certezza che sa-
rebbero state destinate all’inferno. Esiste forse qualche enormi-
tà morale che non potrebbe venire giustificata come imitazione
di una simile Divinità? È mai possibile adorarla senza commet-
tere una terribile stortura del criterio del bene e del male? Qual-
siasi altro oltraggio alla più comune giustizia ed umanità deri-
vante dalla concezione cristiana ordinaria del carattere morale
di Dio, diventa insignificante di fronte a questa orrenda idealiz-
zazione della malvagità.»

John Stuart Mill


Saggi sulla religione

160
Karl Marx

Karl Marx (Treviri 1818 - Londra 1883). Marx fu un filoso-


fo, storico ed economista tedesco, tra i più importanti del XIX
secolo. Il pensiero filosofico di Marx parte dalla "sinistra" hege-
liana, che come è noto si scisse nel 1835 dagli hegeliani più
conservatori con la pubblicazione dell'opera di D. F. Strauss "La
vita di Gesù". Il giovane Marx concorda nel criticare, come gli
altri esponenti della sinistra hegeliana, i residui teologici che si
annidano nel sistema e nella dialettica di Hegel. Ne “L'Ideologia
tedesca" critica a fondo ogni concezione intellettualistica del
pensiero e giunge ad una concezione materialistica della storia.
La storia non è mossa idealisticamente da principi e ideali, ma
dalla struttura economica di base, dal dispiegarsi del lavoro
umano, che è il motore della dialettica storica. Il pensiero, l'arte,
la religione ecc. non sono altri che epifenomeni generati dalla
gigantesca struttura economica di base e rispecchiano nei loro
cambiamenti soltanto la dialettica storica che si basa sulle con-
traddizioni della produzione economica.

Nell'undicesima glossa a Feuerbach, Marx scrisse "Fino


ad oggi i filosofi si sono limitati ad interpretare il mondo, si tratta
ora di cambiarlo". E' proprio il motivo della prassi, oltre che quel-
lo della dialettica, che differenzia il materialismo dialettico mar-
xiano dal materialismo meccanicistico settecentesco.

161
«L’alienazione religiosa come tale si produce soltanto nel domi-
nio della coscienza, dall’interno dell’uomo, ma l’alienazione
economica è l’alienazione della vita reale: la sua soppressione
abbraccia quindi ambo i lati.»

Karl Marx
Manoscritti economico-filosofici

«L'uomo fa la religione, e non la religione l'uomo...La miseria


religiosa è insieme l'espressione della miseria reale e la prote-
sta contro la miseria reale. La religione è il sospiro della creatu-
ra oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore. E' l'oppio
del popolo.»

Karl Marx
Per la critica della filosofia del diritto di Hegel

«L’abolizione della religione come felicità illusoria del popolo è


necessaria per la sua felicità reale.»

Karl Marx
Introduzione alla critica della filosofia hegeliana del diritto pubblico

«Quante più cose l’uomo trasferisce in Dio, tante di meno ne


ritiene in se stesso.»

Karl Marx
Il Capitale

162
Robert G. Ingersoll

Robert G. Ingersoll (1833 – 1899): Ingersoll è stato un


famoso polemista nei confronti della tradizione religiosa cristia-
na al punto di meritare il titolo, nel mondo anglosassone, di
“Grande agnostico”.

163
«Per molti anni ho considerato il Pentateuco semplicemente
come la storia di un popolo barbaro, con le sue innumerevoli
cerimonie selvagge, le sue assurde e ingiuste leggi, e le migliaia
di principi inconsistenti rispetto alla prova dei fatti. Mi è sempre
parso alquanto criminale insegnare che questi fatti fossero stati
scritti da uomini ispirati da Dio; che la schiavitù, la poligamia, le
guerre di conquista e gli stermini potessero essere considerati
giusti e che vi fosse stato un tempo in cui l'uomo abbia potuto
avere l'approvazione dell'Infinita Intelligenza, Giustizia e Com-
passione, violando fanciulle e macellando bambini.»

Robert G. Ingersoll
Gli errori di Mosè

«Desidero fare quanto in mio potere per rendere il mio paese


davvero libero, per aprire gli orizzonti intellettuali del nostro po-
polo, per distruggere i pregiudizi, figli dell'ignoranza e della pau-
ra, per prendere le distanze dalla cieca adorazione di un ignobi-
le passato, dall'idea che tutto il grande e il buono siano morti,
che tutti i viventi siano dei depravati, che tutti i piaceri siano
peccato, che solo sospiri e gemiti siano ciò che piace a Dio, che
pensare sia pericoloso, che il coraggio intellettuale sia un crimi-
ne, che la codardia sia una virtù, che credere sia indispensabile
per assicurarsi la salvezza, che portare una croce in questo
mondo ci farà meritare un premio in un'altra vita, e che dobbia-
mo permettere a qualche prete di guidare le nostre anime.»

Robert G. Ingersoll
Gli errori di Mosè

«Anziché licenziare gli insegnanti che nel corso dei loro studi
fanno scoperte scomode, licenziamo quelli che non ne fanno.
Facciamo in modo che i nostri docenti non debbano temere per
le loro scoperte e per le loro opinioni e che non debbano rischia-
164
re la cattedra solo per aver affermato che gli antichi ebrei non
potevano conoscere l'intera storia del mondo.»

Robert G. Ingersoll
A proposito di una libera scuola

165
Charles Darwin

Charles Robert Darwin (Shrewsbury 1809 - Londra


1882). Darwin è stato un naturalista e pensatore britannico fon-
datore della teoria dell'evoluzione delle specie. Darwin approdò
alle sue scoperte dalle osservazioni che raccolse in un suo
viaggio giovanile nel Sud America. Rispetto alla teoria di La-
marck sull'evoluzione Darwin introdusse il principio originale del-
la selezione naturale: la sopravvivenza degli individui e delle
specie più adatte. Per Darwin esiste "una seria lotta per
l’esistenza, sia fra gli individui della medesima specie, sia fra
quelli di specie diverse, oppure contro le condizioni fisiche della
vita". In questa lotta per l'esistenza la sopravvivenza è mag-
giormente garantita a chi si adatta meglio alle generali condizio-
ni di vita in cui si trova. L'uomo nella concezione di Darwin non
ha una posizione privilegiata, anzi discende dalle altre specie
animali, è esso stesso un animale: tra le facoltà mentali degli
uomini e quella degli altri animali superiori non esiste una diffe-
renza veramente qualitativa, ma soltanto di grado. La concezio-
ne dell'origine sull'uomo di Darwin contrasta completamente il
dogma della creazione, per questo fu attaccato a fondo dagli
esponenti della cultura religiosa. Tuttavia Darwin non si dichiarò
mai ateo, ma semplicemente agnostico.

166
«Non dobbiamo trascurare la probabilità che il costante inculca-
re la credenza in Dio nelle menti dei bambini possa produrre un
effetto così forte e duraturo sui loro cervelli non ancora comple-
tamente sviluppati, da diventare per loro tanto difficile sbaraz-
zarsene, quanto per una scimmia disfarsi della sua istintiva pau-
ra o ripugnanza del serpente.»

Charles Darwin
Autobiografia

«L'incredulità si insinuò nel mio spirito, e finì per diventare tota-


le. Il suo sviluppo fu tanto lento che non ne soffersi, e da allora
non ho mai più avuto alcun dubbio sull'esattezza della mia con-
clusione. In realtà non posso capire perché ci dovremmo augu-
rare che le promesse del cristianesimo si avverino: perché in tal
caso, secondo le parole del vangelo, gli uomini senza fede co-
me mio padre, mio fratello e quasi tutti i miei amici più cari sa-
rebbero puniti per l'eternità. E questa è una odiosa dottrina.»

Charles Darwin
Idem

«Vi è una differenza molto maggiore di capacità mentale tra uno


dei pesci inferiori, come la lampreda o un anfiosso e una delle
scimmie superiori, che tra questa e un uomo.»

Charles Darwin
Idem

«Egregio signore,
Mi duole dovervi informare che non credo nella Bibbia come ri-
velazione divina, e pertanto nemmeno in Gesú Cristo come fi-
glio di Dio.
Distinti saluti Ch. Darwin»
Charles Darwin
Lettera di Charles Darwin a Frederick A. McDermott
24 novembre 1880
167
Sigmund Freud

Sigmund Freud (Freiberg 1856 - Londra 1839). Sigmund


Freud è stato il padre della psicanalisi con la sua teoria dell'in-
conscio e degli effetti che questo produrrebbe sul soggetto co-
sciente. L'inconscio teorizzato da Freud è una zona in cui si ac-
cumulano i ricordi di eventi passati e gli istinti che la censura at-
tuata dal soggetto reprime a causa dei condizionamenti sociali e
morali del contesto storico in cui opera, il cosiddetto Super-Io.
Ma gli impulsi repressi, secondo Freud, dall’inconscio, esercita-
no un’azione ininterrotta sulla vita quotidiana cosciente del sog-
getto originando angosce e complessi. L'equilibrio del soggetto
è sempre precario dipendendo dalle armonizzazioni delle istan-
ze più disparate quali gli impulsi dell'inconscio, la censura mora-
le e il principio di realtà. Il soggetto in cui prevalgono le potenti
istanze dell'inconscio è tendenzialmente portato alle "perversio-
ni", mentre laddove prevale la censura morale del Super-Io il
soggetto è portato ad un comportamento "nevrotico".
Freud criticò a fondo le religioni abramitiche giungendo ad una
concezione atea, per cui le religioni non sono altro che la subli-
mazione di istanze libidiche del soggetto umano, come espres-
se nella sua opera "Totem e tabù" (1913).

168
«Quando il cristianesimo cominciò la sua penetrazione nel
mondo antico, incontrò la rivalità della religione di Mitra e per un
po' di tempo fu dubbia la vittoria tra le due divinità.
La figura inondata di luce del giovane dio persiano rima-
ne tuttavia oscura per noi. Le leggende che raffigurano Mitra
che uccide dei buoi ci inducono a concludere che egli rappre-
sentasse il figlio che, avendo da solo portato a termine il sacrifi-
cio del padre, ha liberato i fratelli dal senso di colpa che li tor-
mentava in seguito a questo crimine. Vi era un'altra via per eli-
minare questo senso di colpa, e questa fu seguita da Cristo: sa-
crificando la propria vita, egli redense tutti i suoi fratelli dal pec-
cato originale.»

Sigmund Freud,
Totem e tabù

«Tabù è una parola polinesiana, la cui traduzione esatta è resa


difficile dal fatto che manca presso di noi il concetto cui attual-
mente può riferirsi. Questo era ancora vivo presso gli antichi
romani. Il sacer latino era il corrispettivo del tabù dei Polinesiani,
così come l'άγος dei Greci ed il Kodausch ebreo dovettero ave-
re lo stesso significato espresso nella parola tabù dei Polinesia-
ni e nelle denominazioni simili in uso presso molti popoli dell'A-
merica, dell'Africa (Madagascar), dell'Asia settentrionale e cen-
trale.»

Sigmund Freud,
Idem

«A lungo andare, nulla può resistere alla ragione all'esperienza,


e l'opposizione della religione nei riguardi di entrambe è fin
troppo evidente. Neanche le idee religiose purificate possono
sottrarsi a tale destino, nella misura in cui vogliono salvare an-
cora qualcosa del contenuto consolatorio della religione.»

169
Sigmund Freud
L'avvenire di un illusione

«Se qualcuno giunge al punto di accettare acriticamente tutte le


assurdità che le dottrine religiose gli trasmettono, e perfino di
ignorarne le contraddizioni vicendevoli, la sua debolezza intel-
lettuale non deve stupirci oltremodo.»

Sigmund Freud
Idem

«La religione sarebbe la nevrosi ossessiva universale dell'uma-


nità; come quella del bambino, essa ha tratto origine dal com-
plesso edipico, dalla relazione paterna.»

Sigmund Freud
Idem

«Le dottrine religiose... possiamo dire che sono tutte illusioni


indimostrabili e che nessuno può essere costretto a tenerle per
vere, a crederci. Alcune di esse sono a tal punto inverosimili,
talmente antitetiche a tutto ciò che faticosamente abbiamo ap-
preso circa la realtà dell'universo, che, tenuto il debito conto del-
le differenze psicologiche, possono essere paragonate ai deliri.»

Sigmund Freud
Idem

«Le verità che le dottrine religiose contengono sono così defor-


mate e sistematicamente mascherate, che la massa degli uomi-
ni non può riconoscerle come verità. È un caso analogo a quello
che si ha quando raccontiamo al bambino che la cicogna porta i
neonati.
Nei nostri discorsi coi bambini siamo convinti che sia meglio

170
omettere queste dissimulazioni simboliche della verità.»

Sigmund Freud
Idem

«Le dottrine religiose [...] possiamo dire che sono tutte illusioni
indimostrabili e che nessuno può essere costretto a tenerle per
vere, a crederci. Alcune di esse sono a tal punto inverosimili,
talmente antitetiche a tutto ciò che faticosamente abbiamo ap-
preso circa la realtà dell'universo, che, tenuto il debito conto del-
le differenze psicologiche, possono essere paragonate ai deliri.»

Sigmund Freud
Idem

«Dobbiamo credere perché i nostri antenati remoti hanno credu-


to. Ma questi nostri avi erano di gran lunga più ignoranti di noi,
hanno creduto cose che oggi ci sarebbe impossibile accettare.»

Sigmund Freud
Idem

«No, la nostra scienza non è un’illusione. Sarebbe invece


un’illusione credere di poter ottenere da altre fonti ciò che essa
non può darci.»

Sigmund Freud
L’avvenire di un’illusione

«Il Dio onnipotente e giusto, la natura benigna ci appaiono co-


me grandiose sublimazioni del padre e della madre, anzi come

171
repliche e reintegrazioni delle immagini, che il bambino piccolo
ha di entrambi... il Dio personale non è altro, psicologicamente,
che un padre innalzato.»

Sigmund Freud
Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci

NDA: Yahweh era, per Freud, una divinità sinistra e sanguinaria, assuefatta
per la sua natura tellurica ad aggirarsi solo di notte e ad evitare la luce del
giorno:

«[...] non era verosimilmente un Essere preminente sotto alcun


aspetto. Era un dio locale, rozzo, di animo meschino, violento e
assetato di sangue; aveva promesso ai suoi fedeli un paese
"stillante latte e miele" e li aveva incitati a scacciare i suoi attuali
abitanti e a "metterli a fil di spada"».

Sigmund Freud
Mosè e il monoteismo

«E sono anche arrivate, con una frequenza sorprendente per


uno straniero, lettere di altro genere che si preoccupavano per
la salvezza della mia anima e volevano indicarmi la via di Cristo
e illuminarmi circa il futuro di Israele.
La brava gente che mi ha scritto così probabilmente non sa mol-
to di me; ma quando questo nuovo lavoro su Mosè sarà cono-
sciuto in traduzione fra i miei nuovi concittadini, mi aspetto di
perdere presso molte altre persone non poche delle simpatie
che ora mi dimostrano.»
Sigmund Freud
Idem

«Non deve essere stato facile per il popolo (d'Israele) conciliare


la fede nella predilezione da parte del suo dio onnipotente con
le tristi esperienze del suo destino infelice. Ma il popolo non si
lasciò sviare, accrebbe il suo senso di colpa per soffocare i

172
dubbi su dio, e forse alla fine fece ricorso alla "imperscrutabile
volontà di dio", come fanno ancor oggi i devoti.»

Sigmund Freud
Idem

«Noi, uomini di poca fede, non possiamo che invidiare quei ri-
cercatori convinti dell'esistenza di un essere supremo! Per que-
sto grande Spirito il mondo non fa problema, dal momento che
egli stesso ha creato tutte le sue istituzioni. Quanto sono com-
plete, esaustive, definitive le dottrine del credente rispetto ai fa-
ticosi, miseri e frammentari tentativi di spiegazione che noi, con
enorme sforzo, riusciamo in qualche modo a comporre!»

Sigmund Freud
Idem

«Se si cerca di inserire la religione nel percorso evolutivo


dell'umanità, essa non appare come una conquista permanente,
ma piuttosto un corrispettivo della nevrosi attraverso cui ogni
individuo civilizzato deve passare nel suo itinerario dall'infanzia
alla maturità.»

Sigmund Freud
Introduzione alla psicanalisi

«Le religione pregiudica questo giuoco di scelte e adattamenti,


in quanto impone a tutti in modo uniforme la sua via verso il
raggiungimento della felicità e la protezione dalla sofferenza. La
tecnica della religione consiste nello sminuire il valore della vita
e nel deformare in maniera delirante l’immagine del mondo rea-
le, cose queste che presuppongono l’avvilimento
dell’intelligenza. A questo prezzo, mediante la fissazione violen-
173
ta a un infantilismo psichico e la partecipazione a un delirio col-
lettivo, la religione riesce a risparmiare a molta gente la nevrosi
individuale. Ma niente di più. Esistono, come abbiamo detto,
molte strade che possono condurre alla felicità, per quanto
umanamente essa è raggiungibile; tuttavia nessuna di queste
strade è sicura. Nemmeno la religione è capace di mantenere le
sue promesse. Quando il credente si trova da ultimo costretto a
parlare dell’«imperscrutabile decreto» di Dio, con ciò stesso
ammette che tutto quel che gli è lasciato come ultima consola-
zione possibile e fonte di gioia nella sofferenza è
un’incondizionata sottomissione. E se egli è pronto a questo,
avrebbe verosimilmente potuto risparmiarsi un cammino così
tortuoso.»

Sigmund Freud
Il disagio della civiltà

174
Gli storici

175
Lorenzo Valla

Lorenzo Valla (Roma 1405, Roma 1457). E’ stato tra i


maggiori filologi e scrittori dell’umanesimo italiano. Ne la “La fal-
sa donazione di Costantino” riuscì a dimostrare con una celebre
analisi filologica la falsità della presunta donazione dei territori
dello Stato Pontificio al Papa Silvestro I e ai suoi successori, da
parte dell’imperatore Costantino.

176
«…a Roma si mostra come reliquia di santi (vi sono difatti acce-
se intorno sempre sacre lampade) una Bibbia che dicono scritta
di mano di Gerolamo: e il papa avalla questa credenza con la
sua autorità. Quale è la prova? l’essere, come direbbe Virgilio,
la sua sopravveste ricamata in oro. Proprio ciò dovrebbe farci
pensare che non può essere opera autografa di Gerolamo. L’ho
osservata attentamente e mi sono accorto che è scrittura di un
ignorante che ricopiava per ordine di un re, forse Roberto (di
Napoli). Sono decine di migliaia le falsificazioni siffatte che si
possono vedere a Roma…»

Lorenzo Valla
La falsa donazione di Costantino

«Essi, per tanti secoli, o non compresero la falsità della


Donazione di Costantino o crearono essi stessi il falso; altri,
seguendo le orme degli antichi pontefici, difesero come vera
quella donazione che sapevano falsa, disonorando, così, la
maestà del papato, la memoria degli antichi pontefici, la
religione cristiana e causando a tutto il mondo stragi, rovine,
infamie. Dicono essere loro Roma, loro il regno di Sicilia e di
Napoli, loro Italia, Francia, Spagna, Germania, Inghilterra: tutta
l’Europa occidentale, in una parola. Tale pretesa si conterrebbe
nel testo della Donazione. Ah, sì! Sono tuoi tutti questi Stati? hai
intenzione, sommo pontefice, di ricuperarli tutti? spogliare tutti i
sovrani dell’Occidente delle loro città o costringerli a pagarti
tributi annuali? invece io penso che sia più giusto ai sovrani
spogliare te di tutto ciò che possiedi. Dimostrerò, infatti, che la
Donazione dalla quale i sommi pontefici vantano i loro diritti, fu
sconosciuta e a Costantino e a Silvestro.»

Lorenzo Valla
Idem

177
«Per riavere le altre parti donate, sperpera le ricchezze mal tolte
ai buoni, paga truppe a cavallo e a piedi, che fanno tanto male
dappertutto, mentre Cristo muore affamato e nudo in migliaia e
migliaia di poveri. E non si rende conto (o indegnità!) che men-
tre egli si affanna a strappare ai principi secolari i loro beni,
questi a loro volta sono spinti a strappare agli ecclesiastici i loro
beni o dal cattivo esempio o dalla necessità (talvolta non c’è
neppure vera necessità).»

Lorenzo Valla
Idem

178
Francesco Guicciardini

Francesco Guicciardini (Firenze 1483, Arcetri 1540). E’


stato uno scrittore e storico italiano, noto soprattutto alla sua
“Storia d’Italia”. Fu fortemente critico nei confronti dell’istituzione
ecclesiastica del suo tempo.

179
«Cominciarono a essere le cure e i negozi loro non più la santità
della vita, non più l’augmento della religione, non più lo zelo e la
carità verso il prossimo, ma eserciti, ma guerre contro a’ cristia-
ni, trattando co’ pensieri e con le mani sanguinose i sacrifici, ma
accumulazione di tesoro, nuove leggi, nuove arti, nuove insidie,
per raccorre da ogni parte danari; usare a questo fine senza ri-
spetto l’armi spirituali, vendere a questo fine senza vergogna le
cose sacre e le profane.»

Francesco Guicciardini
La Historia D’Italia

«Quello che dicono le persone spirituali che chi ha fede condu-


ce cose grandi; e come dice lo Evangelo, chi ha fede può co-
mandare a’ monti ecc., procede perché la fede fa ostinazione.
Fede non è altro che credere con opinione ferma, e quasi cer-
tezza le cose che non sono ragionevole; o, se sono ragionevole,
crederle con piú resoluzione che non persuadono le ragione.»

Francesco Guicciardini
Ricordi

«Io ho sempre desiderato naturalmente la ruina dello stato Ec-


clesiastico, e la fortuna ha voluto che sono stati dua pontefici
tali, che sono stato sforzato desiderare e affaticarmi per la
grandezza loro; se non fussi questo rispetto, amerei più Martino
Luther che me medesimo, perché spererei che la sua setta po-
tessi ruinare o almanco tarpare le ale a questa scelerata tiranni-
de de' preti.»

Francesco Guicciardini
Idem

180
«Non combattete mai con la religione, né con le cose che pare
che dependono da Dio; perché questo obietto ha troppa forza
nella mente degli sciocchi.»

Francesco Guicciardini
Idem

«Fu detto veramente che la troppa religione guasta el mondo,


perché effemmina gli animi, aviluppa gli uomini in mille errori, e
divertisceli da molte imprese generose e virile; né voglio per
questo derogare alla fede cristiana e al culto divino, anzi con-
fermarlo e augumentarlo, discernendo el troppo da quello che
basta, e eccitando gli ingegni a bene considerare quello di che
si debbe tenere conto, e quello che sicuramente si può sprezza-
re.»

Francesco Guicciardini
Idem

«Mi paiono pazzi questi frati che prèdicono la predestinazione e


gli articuli difficili della fede; perché meglio è non dare causa a’
populi di pensare alle cose di che difficilmente si fanno capaci,
che destare loro nella mente dubitazione, per aversi a riducere
a fargli acquietare con dire: cosí dice la fede nostra, cosí biso-
gna credere.»

Francesco Guicciardini
Idem

«Io non so a chi dispiaccia più che a me la ambizione, la avari-


zia e le mollizie de' preti; sí perché ognuno di questi vizi in sé è
odioso, sí perché ciascuno e tutti insieme si convengono poco a
chi fa professione di vita dipendente da Dio; e ancora perché
sono vizi sí contrari che non possono stare insieme se non in
uno subietto molto strano. Nondimeno el grado che ho avuto

181
con piú pontefici, m'ha necessitato a amare per el particulare
mio la grandezza loro; e se non fussi questo rispetto, arei amato
Martino Luther quanto me medesimo, non per liberarmi dalle
legge indotte dalla religione cristiana nel modo che è interpreta-
ta e intesa communemente, ma per vedere ridurre questa ca-
terva di scelerati a' termini debiti, cioè a restare o sanza vizi o
sanza autoritá.»

Francesco Guicciardini
Idem

«(Leone X, papa dal 1513 al 1521) Credettesi per molti, nel pri-
mo tempo del pontificato, che e’ fusse castissimo; ma si scoper-
se poi dedito eccessivamente, e ogni di’ più senza vergogna, in
quegli piaceri che con onestà non si possono nominare (sodo-
mia).»

Francesco Guicciardini
La Historia D’Italia

«... se non fussi questo rispetto, arei amato Martin Luther quan-
to me medesimo: non per liberarmi dalle legge introdotte dalla
religione cristiana nel modo che è interpretata e intesa commu-
nemente, ma per vedere ridurre questa caterva di scelerati a
termini debiti, cioè a restare o sanza vizi o sanza autorità.»

Francesco Guicciardini
Ricordi

«Tre cose desidero vedere innanzi alla mia morte, ma dubito,

182
ancora che io vivessi molto, non ne vedere alcuna: uno vivere di
republica bene ordinata nella città nostra, Italia liberata da tutti
e’ barbari e liberato el mondo dalla tirannide di questi scelerati
preti.»

Francesco Guicciardini
Ricordi

183
Ferdinand Gregorovius

Ferdinand Gregorovius (Neidenburg 1821 - Monaco di


Baviera 1891). E’ stato uno storico e medievista tedesco. Sono
fondamentali i suoi lavori storici sulla Roma medievale e
sull’Umanesimo e Rinascimento italiano.

184
«Roma papale era a quel tempo già moralmente guasta, il clero
corrotto e odiato. I cardinali vivevano come principi temporali; la
loro dissipatezza non offendeva soltanto i sentimenti dei repub-
blicani, ma anche quelli di molti semplici cittadini. I membri della
curia, innumerevole stuolo di prelati gonfi di prebende e tuttavia
mai sazi di accumularne, offrivano un disgustoso spettacolo.»

Ferdinand Gregorovius
Storia della città di Roma nel Medioevo

«Roma era tutta un teatro di feste e di sfarzosi spettacoli. Nel


suo Vaticano brulicante di suonatori, di mimi, di ciarlatani, di
poeti e artisti, di striscianti cortigiani e di parassiti, dove faceva
recitare commedie antiche e moderne, e anche le oscenità più
spudorate, il pontefice sembrava il tribunus voluptatum degli an-
tichi romani. Avremmo davanti agli occhi un quadro variopinto,
se potessimo abbracciare con lo sguardo un anno di Roma al
tempo di Leone X, e vedere quella catena di feste e di spettacoli
in cui paganesimo e cristianesimo si mescolavano con stridenti
contrasti: mascherate del carnevale, miti di divinità antiche, sto-
rie romane in splendida mess’in scena, processioni, fastose so-
lennità ecclesiastiche, rappresentazioni della Passione di Cristo
al Colosseo, declamazioni classiche in Campidoglio, feste e di-
scorsi per il natale di Roma, le quotidiane cavalcate dei cardina-
li, i cerimoniosi cortei degli ambasciatori e dei principi, con se-
guiti che parevano eserciti.»

Ferdinand Gregorovius
Idem

185
Ernest Renan

Ernst Renan (Tréguier 1823 – Parigi 1829). Storico e


scrittore francese, tra i suoi maggiori contributi si ricordano “La
vita di Gesù” e il primo volume della “Storia delle origini del cri-
stianesimo”.

186
«I paesi greci e romani non udirono parlare di lui (Cristo); il suo
nome non appare negli autori profani che un secolo dopo e indi-
rettamente a proposito di moti sediziosi suscitati dalle sue dot-
trine e dalle persecuzioni contro i suoi discepoli. Nel seno stes-
so del giudaismo, Gesù non lasciò un lungo ricordo. Filone,
morto verso l’anno 50, nulla seppe di lui. Giuseppe, nato l’anno
37, e che scrisse sul finire del secolo, rammenta la sua condan-
na in alcune linee come un avvenimento qualunque, e annove-
rando le sette del tempo, omette i cristiani.»

Ernest Renan
Vita di Gesù

«A quel tempo i miracoli erano creduti il suggello indispensabile


del divino, il segno delle vocazioni profetiche. Ne traboccavano
le leggende d’Elia e d’Eliseo. Secondo tutti il Messia ne avrebbe
fatti molti. [.....]. Gli stessi filosofi alessandrini, Plotino e gli altri
avevano fama di averne fatti.»

Ernest Renan
Vita di Gesù

«Quasi tutti i miracoli di Gesù sembrano miracoli di guarigione.


La medicina a quel tempo in Giudea, come anche oggi in Orien-
te, nulla aveva di scientifico, abbandonata interamente alla ispi-
razione degli individui. La medicina scientifica, già fondata in
Grecia da cinque secoli, al tempo di Gesù era ignota agli Ebrei
di Palestina. Con tali cognizioni, la presenza di un uomo supe-
riore che tratti dolcemente il malato, e con qualche segno sen-
sibile lo rassicuri sulla guarigione, è spesso un rimedio decisi-
vo.»
187
Ernest Renan
Vita di Gesù

«La famiglia, provenisse da uno o più matrimoni, era molto nu-


merosa. Gesù aveva fratelli e sorelle, di cui pare egli fosse
l’anziano. Tutti sono rimasti oscuri: giacché sembra che i quattro
personaggi che si danno come suoi fratelli, e fra cui uno alme-
no, Jacopo, raggiunse una grande importanza nei primi anni
dello svolgimento del cristianesimo, fossero suoi cugini germani.
Difatti Maria aveva una sorella chiamata anch’essa Maria, la
quale sposò un certo Alfeo o Cleofa (nomi che paiono indicare
una sola persona) e fu madre di parecchi figli, i quali sostennero
una parte notevole tra i primi discepoli di Gesù. Questi cugini
germani che aderirono al giovine maestro, mentre i suoi veri fra-
telli gli facevano opposizione, presero il titolo di «fratelli del Si-
gnore». I veri fratelli di Gesù, come la madre loro, non ebbero
importanza che dopo la sua morte.»

Ernest Renan
Vita di Gesù

188
Emilio Bossi

Emilio Bossi (Bruzella 1870 – Lugano 1920). Politico,


avvocato e saggista svizzero-italiano. Nella sua opera “Gesù
Cristo non è mai esistito” Bossi analizza le fonti relative alla figu-
ra di Gesù, pervenendo alla conclusione che al di fuori degli
scritti neotestamentari non esiste alcuna vera fonte e riscontro
storico per cui la sua figura risulta essenzialmente mitica.

189
«Se, pertanto, il cristianesimo poté trionfare e sostituirsi al pa-
ganesimo, si fu soltanto mediante la persecuzione, la frode e
l'assimilazione del culto pagano, e perché favorito altresì dalla
disgregazione dell'Impero Romano e dall'invasione dei barbari.
Ma al suo trionfo fu completamente estranea la pretesa persona
del suo Cristo, com'era stata estranea alla formazione della
nuova religione, non essendo egli mai esistito, come abbiamo
esuberantemente provato nel presente libro.»

Emilio Bossi
Gesù Cristo non è mai esistito

«Filone che vive nel tempo assegnato a Cristo, che è già cele-
bre prima che Cristo nasca e che muore diversi anni dopo di
Cristo; Filone che compie verso il giudaismo la stessa, identica
trasformazione o ellenizzazione, o platonizzazione che fu l'ope-
ra dei Vangeli, e specialmente del quarto; Filone che parla del
Logos, o del Verbo al modo del quarto Vangelo; eppure che non
nomina una volta sola Gesù Cristo, in nessuna delle sue nume-
rosissime opere? O non proverebbe appunto che Gesù Cristo
non fu persona storica e reale, ma pura creazione mitologica e
metafisica, alla quale contribuì più di ogni altro questo medesi-
mo Filone, che scrisse come un cristiano senza sapere ancora
di questo nome, che parlò del Verbo senza conoscer Cristo, che
insegnò l'identica dottrina attribuita a Cristo, come sarà dimo-
strato a suo luogo?»

Emilio Bossi
Idem

«Ma soprattutto significante e decisivo è il silenzio di Filone in-


torno a Gesù Cristo. Filone, che aveva già da 25 a 30 anni
quando sarebbe nato Gesù Cristo, e che morì diversi anni dopo
che sarebbe morto Gesù Cristo, nulla seppe mai e nulla mai
disse di Gesù Cristo. Eppure egli era dottissimo, s'occupò in

190
modo speciale di religione e di filosofia, e non avrebbe certa-
mente tralasciato di parlare di Gesù, suo compatriota d'origine,
se Gesù fosse davvero comparso sulla faccia della terra ed
avesse portato una sì grande rivoluzione nella storia dello spirito
umano.»

Emilio Bossi
Idem

«Uno scrittore ebreo, Giusto di Tiberiade, che aveva compilata


una storia degli ebrei da Mosè fin verso l'anno 50 dell'era cri-
stiana, per testimonianza di Fozio, non citò neppure il nome di
Gesù Cristo.»

Emilio Bossi
Idem

«In ogni modo rimane acquisito che Filone scrisse sul dio Sera-
pide un Vangelo, Protovangelo che avrebbe potuto applicarsi
anche a Gesù e dal quale, secondo Fozio, derivarono i Vangeli
posteriori; che Filone descrisse i Terapeuti come a lui di molto
anteriori, ed aventi già prima di lui i loro Vangeli e i loro apostoli,
e che questi Terapeuti erano, secondo Eusebio e sant’Epifane, i
cristiani primitivi, i quali esistevano quindi molto tempo prima di
Gesù, e per conseguenza che Gesù non è mai esistito.»

Emilio Bossi
Idem

«Onde appare che Filone ha parlato dei cristiani, dicendoli mol-


to anteriori a lui e attribuendo loro un vangelo e degli apostoli.
Ciò esclude assolutamente l'esistenza di Gesù, perché Gesù
191
sarebbe nato quando Filone aveva già da 25 a 30 anni, e per-
ché Filone non avrebbe potuto non nominarlo, dal momento che
si occupava dei cristiani. D'altra parte si sa che i Vangeli attuali
non apparvero che molto tempo dopo Gesù; di guisa che non è
ad essi che può aver alluso Filone parlando dei libri (o Vangeli
secondo Eusebio) dei Terapeuti (o cristiani secondo sant'Epifa-
ne).»
Emilio Bossi
Idem

«Pertanto, tolte di sana pianta, perché impertinenti alla questio-


ne, le testimonianze di Svetonio e di Plinio, e dimostrata la falsi-
ficazione di quelle attribuite a Giuseppe e a Tacito, che rimane
delle pretese prove storiche dell'esistenza di Gesù Cristo?»
Emilio Bossi
Idem

«Anche nelle feste il cristianesimo non ebbe niente da inventa-


re. Oltre le feste del Natale e della Pasqua, che abbiamo già vi-
ste, esistevano nelle religioni precristiane altre solennità che
fornirono alla cristiana gli elementi delle sue festività. Nell'antica
religione indiana esisteva la festa delle armi e quella delle vac-
che, nelle quali ogni indiano faceva benedire i suoi strumenti di
lavoro e gli animali domestici; nella religione dei Persiani si ce-
lebrava la memoria dei defunti verso la fine dell'anno, e si so-
lennizzavano eziandio con feste particolari il giorno anniversario
della nascita dei membri della famiglia, e quello in cui i figliuoli
ricevono le prime nozioni religiose; nella religione greca ciascu-
na delle grandi divinità (come poscia i santi del cristianesimo)
aveva giorni specialmente al suo culto dedicati; infine i Romani
avevano già, prima del cristianesimo, e adottando le feste gre-
che, aboliti i disordini e gli eccessi che in quelle si commetteva-
no.»
Emilio Bossi
Idem

192
«Nelle preghiere il cristianesimo è rimasto piuttosto al disotto
delle religioni che gli servirono di modello. I buddisti hanno la
loro corona — divenuta fra i cristiani quella del rosario — di cui
volgono tra le dita i grani segnando sopra un foglio il numero
delle recite. Essi hanno immaginato perfino delle ruote munite di
manovella, con sopra scritte le preghiere; facendole girare essi
accompagnano col pensiero questo strano modo di recitazione,
riuscendo a dirne certamente un numero ben maggiore che non
tutti i baciapile della cristianità.»

Emilio Bossi
Idem

«Coloro che confondono il cristianesimo col moralismo ci do-


manderanno, anche in buona fede: ma che avverrà allora
dell'umanità senza la benefica illusione di un mito ritenuto l'idea-
le dell'uomo, come da tanti si reputa Cristo? Sembrando loro
che con Cristo scomparir debba anche la morale umana. Ci ba-
sta rispondere con questa altra domanda: forse che la umanità
ebbe bisogno di Cristo per tutto il tempo precristiano? Eppure, ci
furono società colte e civili anche prima; ci furono costumi ed
esempi di morale che il cristianesimo non ha certo sorpassati...»

Emilio Bossi
Idem

«La morale buddistica è superiore a quella cristiana, perché


l'amore del prossimo predicato da quest'ultima non oltrepassa i
confini del paese né la cerchia della setta.»

Emilio Bossi
Idem

193
«Non per nulla, diciamo; imperocché giova qui notare, una volta
per tutte, che nella raccolta dei libri canonici della Bibbia la
Chiesa ebbe l'ingegnosa cura di scartare tutti quei documenti
che, parlando di Cristo o di Maria o degli Apostoli, accennano a
circostanze storiche facilmente controllabili, evitando così il pe-
ricolo di vedersi fin dal principio trovata in fallo, mentre i libri da
essa accolti, essendo quasi completamente estranei alla storia,
non risicavano tanto di venir posti in contravvenzione da que-
sta.»

Emilio Bossi
Idem

«La vita, il pensiero, l'azione, le parole, la dottrina di Cristo non


esistono, nei Vangeli stessi, se non in quanto sono predetti dai
profeti, previsti dall'Antico Testamento, preparati dall'antica leg-
ge. Mai un gesto, mai un detto, mai un fatto di Cristo ci è narrato
dai Vangeli se non in relazione con la Scrittura. Anzi le parole
stesse dei Vangeli ce lo dicono con una ingenuità addirittura in-
fantile: Cristo ha fatto questo perché il tal profeta l'ha predetto;
Cristo ha detto quello, affinché la Scrittura fosse adempita! A
cominciare perfino dalla sua nascita miracolosa i Vangeli ci di-
cono che avvenne acciocché si adempissero le parole del profe-
ta (Matt. I, 22).

Se egli nasce in Betlemme, è perché così è scritto per lo profeta


(Matt. II, 5). Se fugge in Egitto, è perché si adempiano le parole
del profeta: «Io ho chiamato il mio figliuolo fuori di Egitto» (Matt.
II, 14).

Se Erode ordina la strage degli innocenti, è perché si adempia-


no le parole del profeta Gere- mia (Matt. II, 17).

Se ritorna in Galilea, ed abita a Nazaret, è perché si adempiano


le profezie, secondo le quali doveva chiamarsi il Nazareno
(Matt. II, 23).

194
Se Gesù trova sul suo cammino Giovanni Battista, è perché il
profeta Isaia l'aveva predetto (Matt. III, 3).

Se il Diavolo tenta Gesù, e se Gesù vince le tentazioni, è per-


ché le Scritture l'hanno predetto. Anzi, il dialogo fra Satana e
Cristo è fatto con le stesse parole dei libri dell'Antico Testamen-
to (Matt. IV, 1-10).

Se Gesù va a Cafarnao, gli è per adempiere una profezia di


Isaia (Matt. IV, 14).

Se egli insegna di fare ciò che si vuole ne venga fatto, gli è per-
ché questo sta scritto nella legge e nei profeti (Matt. VI, 12).
Se egli guarisce gli indemoniati, è acciocché si adempiesse ciò
che fu detto dal profeta Isaia (Matt. VII, 17).

Se parla di Giovanni Battista, è per dire che egli è quello di cui è


scritto... è Elia che doveva venire (Matt. XI, 10, 14). Se guarisce
le turbe e vieta loro che ciò palesino, è acciocché si adempiesse
ciò che fu detto dal profeta Isaia (Matt. VII, 17).

Se egli dovrà stare sepolto tre giorni, è perché Giona fu per tre
giorni nel ventre della balena (Matt. XII, 40). Se egli parla in pa-
rabole per non essere inteso, è perché si adempia la profezia di
Isaia (Matt. XIII, 14).

Se Gesù manda a prendere un'asina ed un puledro, ciò fu fatto,


affinché si adempiesse ciò che fu detto dal profeta (Matt. XXI,
4).

Quando Gesù sta per esser preso nell'orto di Getsemani, egli


non vuole essere difeso, dicendo: Come adunque sarebbero
adempiute le Scritture, le quali dicono che conviene che così
avvenga? (Matt. XXVI, 54).

Gesù dice che non fu preso dalle turbe quando sedeva fra loro,
insegnando nel tempio, acciocché le Scritture dei profeti fossero
adempiute (Matt. XXVI, 56).

195
Se Giuda tradisce Gesù e ne riceve trenta sicli in pagamento, gli
è per adempiere ciò che fu detto dal profeta (Matt. XXVII, 9).

Se, dopo crocifissolo, i soldati si spartirono i suoi vestimenti, ciò


avvenne acciocché fosse adempiuto ciò che fu detto dal profeta
(Matt. XXVII, 35).

Se egli manda a comperare una spada, è perché venga adem-


piuta anche la profezia secondo cui egli sarebbe stato noverato
fra i malfattori (Luca XXII, 36, 37).

Comparendo ai suoi apostoli, Gesù dimostra che quanto avven-


ne di lui avvenne perché «con- veniva che tutte le cose scritte di
lui nella legge di Mosè, e nei profeti e nei salmi, fossero adem-
piute». Ed aggiunge: «Così conveniva che il Cristo sofferisse ed
il terzo giorno risuscitasse dai morti» (Luca XXIV, 44, 46).

Fin sulla croce, se Gesù chiede da bere, è acciocché la Scrittu-


ra si adempisse (Giov. XIX, 27).

E, quand'ebbe preso l'aceto, disse: «Ogni cosa è compiuta» e


allora solo, quando vide che la Scrittura erasi in lui verificata a
puntino, chinò il capo e rendé lo spirito (Giov. XIX, 30).

Ed infine se non vengon fiaccate le gambe a Gesù sulla croce,


e se invece gli venne forato il costato con una lancia, si fu, dice
Giovanni (XIX, 32-37), acciocché la Scrittura fosse compiuta.

E basta, quantunque non siano questi i soli casi in cui i


Vangeli non fanno muover dito né proferir verbo a Cristo se non
in quanto fosse scritto nell'Antico Testamento. Dimostreremo
più innanzi che tutto, in Cristo, non è che simbolo, anche quan-
do i Vangeli non lo dicono esplicitamente, e non citano i relativi
passi dell'Antico Testamento; che egli non venne al mondo e
non agì se non per compiere il piano teologico predeterminato
dall'Antico Testamento.

Qui abbiam voluto soltanto cogliere dal linguaggio degli


evangelisti stessi la confessione di questa circostanza capitale:
196
che Cristo non fece e non fu egli stesso se non ciò che la Scrit-
tura aveva ordinato che egli avrebbe dovuto essere.

Or non dirà nulla questa circostanza essenzialissima?


Non significa essa forse che Cristo non è mai esistito, ma che
gli evangelisti lo hanno inventato, per adempiere le Scritture?

Si ha un bel girare e rigirare la questione, ma l'unica con-


clusione plausibile è questa. Togliete a Cristo la realtà storica, e
voi avrete spiegata anche la questione delle profezie: lasciatela
sussistere, e la questione delle profezie rimarrà umanamente
insolubile.»

Emilio Bossi
Idem

«Senza la conversione di Costantino al cristianesimo è dubbio


se questo avrebbe potuto mai trionfare, non già per la pretesa
donazione di quello, che strappava al poeta ghibellino di Firenze
la famosa invettiva: ritta la Chiesa sulle rovine di quello — che il
cristianesimo poté trionfare e stabilire la sua tirannia sulle co-
scienze accanto alla tirannia temporale dei principi, in attesa del
tempo in cui la Chiesa si tolse in mano da sola le due spade, le
due tirannie, che fece pesare sulla povera umanità fino a
schiacciarla coi roghi, con la tortura, col carcere, con l'esilio, con
l'inquisizione, con gli ìndici, con la censura, con le confische,
con le guerre di sterminio degli eterodossi, coi tribunali d'ecce-
zione e con la capitis diminutio degli eretici, degli scismatici e
degli ebrei. Il cristianesimo conquistò il mondo con la violenza, e
solo con la violenza se lo tenne soggetto per tanti secoli.»

Emilio Bossi
Idem

197
«Ci lusinghiamo di avere persuaso i nostri lettori di buona fede e
spogli d'ogni pregiudizio, che in verità Gesù Cristo non è mai
esistito. Quanto agli altri, è certo che non potranno più, oramai,
prendere alla leggera e rigettare senza manco discuterla l'ipote-
si della non esistenza di Cristo; in loro confronto ci basta que-
sto, di costringerli a dubitare della propria fede; poiché il dubbio
è il principio della sapienza, l'origine delle scoperte e il punto di
partenza di ogni progresso.»

Emilio Bossi
Idem

198
Gaetano Salvemini

Gaetano Salvemini (Molfetta 1873 – Sorrento 1957).


Storico, politico antifascista italiano. La sua storiografia e il suo
contributo al pensiero politico sono improntati ad una concezio-
ne socialista e laica della società fortemente ostile all’influenza
del clero.

199
«Il clericale domanda la libertà per sé in nome del principio libe-
rale, salvo a sopprimerla negli altri, non appena gli sia possibile,
in nome del principio clericale.»

Gaetano Salvemini
Memorie di un fuoriuscito

«È solo dopo essere vissuto in paesi protestanti, che io ho capi-


to pienamente quale disastro morale sia per il nostro paese non
il "cattolicismo" astratto che comprende 6666 forme di possibili
cattolicismi, fra cui quelle di san Francesco e di Gasparone, di
Savonarola e di Molina, di santa Caterina e di Alessandro VI,
ma quella forma di "educazione morale," che il clero cattolico
italiano dà al popolo italiano e che i papi vogliono sia sempre
data al popolo italiano. È questa esperienza dei paesi protestan-
ti che ha fatto di me non un anticlericale, ma un anticattolico.»

Gaetano Salvemini
dalla lettera a F. L. Ferrari, agosto 1930

«...non darei mai il mio voto a leggi anticlericali (cioè che limi-
tassero i diritti politici del clero cattolico o vietassero l'apostolato
cattolico); ma se avrò un solo momento di vita nell'Italia liberata
dai Goti, quell'ultimo momento di vita voglio dedicarlo, come in-
dividuo libero, alla lotta contro la fede cattolica.»

Gaetano Salvemini
Idem

200
«Se morirò avendo distrutto nel cuore di un solo italiano la fede
nella Chiesa cattolica, se avrò educato un solo italiano a vedere
nella Chiesa cattolica la pervertitrice sistematica della dignità
umana, non sarò vissuto invano.»

Gaetano Salvemini
Idem

201
Bibliografia essenziale

Anonimo, Trattato dei tre impostori


Corrado Augias, Remo Cacitti – Inchiesta sul cristianesimo, come si costruisce
una religione, Mondadori
Corrado Augias, I segreti del Vaticano, Mondadori
Corrado Augias, Mauro Pesce – Inchiesta su Gesù
Bruno Bauer, Cristianesimo svelato
Emilio Bossi, Gesù Cristo non è mai esistito
Luigi Cascioli, La favola di Cristo. Inconfutabile dimostrazione della non esi-
stenza di Gesù
La Sacra Bibbia, CEI
Richard Dawkins, L’ illusione di Dio, Mondadori
Paul Henry Thiry d’ Holbach, Il buon senso
Denis Diderot, Ouvres, La Bibliothèque Digitale
Ludwig Feuerbach, L’ essenza del cristianesimo
Ludwig Feuerbach, Essenza della religione
Paolo Flores d’ Arcais, Gesù, l’ invenzione del dio cristiano, add editore, Torino
James George Frazer, Il ramo d’ oro
Sigmund Freud, Mosè e il monoteismo
Sigmund Freud, Totem e tabù
Giacomo Galeazzi, Ferruccio Pinotti – Vaticano Massone
Giacomo Galeazzi, Ferruccio Pinotti – Wojtyla Segreto
Umberto Galimberti, Cristianesimo – La religione dal cielo vuoto
Giulio Giorello, Senza Dio
Giulio Giorello, Di nessuna Chiesa. La libertà del laico
Ferdinand Gregorovius, Passeggiate per l’ Italia
Francesco Guicciardini, Storia d’ Italia

202
Claude-Adrien Helvétius, Dello Spirito
Claude-Adrien Helvétius, Dell’ Uomo
Christopher Hitchens, Dio non è grande: Come la religione avvelena ogni cosa
Christopher Hitchens, La posizione della missionaria
Carl Gustav Jung, Risposta a Giobbe
Felix Le Dantec, L'athéisme
Eugenio Lecaldano, Un etica senza Dio
Jean Meslier, Il testamento
John Stuart Mill, Saggio sulla libertà
John Stuart Mill, Saggi sulla religione
George Minois, L’ incredibile storia del trattato dei tre profeti impostori
Friedrich Nietzsche, l’ Anticristo
Friedrich Nietzsche, Umano, troppo umano
Friedrich Nietzsche, Aurora
Friedrich Nietzsche, Al di la del bene e del male
Friedrich Nietzsche, La gaia scienza

Gianluigi Nuzzi, Sua Santità

Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani


Piergiorgio Odifreddi, Caro Papa ti scrivo: Un matematico ateo a confronto con
il papa teologo
Piergiorgio Odifreddi, Il Vangelo secondo la scienza. Le religioni alla prova del
nove
Michel Onfray, Trattato di ateologia
Thomas Paine, L’ età della ragione
Ferruccio Pinotti, Opus Dei segreta
Joseph Ratzinger Paolo Flores d’ Arcais, Controversia su Dio
Joseph Ratzinger, Gesù di Nazareth
Ernest Renan, Vita di Gesù
Giuseppe Rensi, Apologia dell’ ateismo
Silvia Ronchey, Ipazia, la vera storia

203
Bertrand Russell, Perché non sono cristiano
Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione
Emanuele Severino, Pensieri sul cristianesimo
Emanuele Severino, A Cesare e a Dio
Emanuele Severino, Nascere e altri problemi della coscienza religiosa
Emanuele Severino, La buona fede
Emanuele Severino, Storia della filosofia
Baruch Spinoza, Etica
Baruch Spinoza, Trattato teologico politico
David Friedrich Strauss, Vita di Gesù
Lorenzo Valla, La falsa donazione di Costantino
Voltaire, Dizionario filosofico

NDA:

La bibliografia può risultare poco precisa poiché la quasi totalità del libri refe-
renziati è in formato digitale, pertanto il numero pagina e a volte anche
l’ edizione può non essere disponibile.

204
Indice

PREFAZIONE ...................................................................................................... 5
L’importanza dell’indagine storica su Gesù ......................................................... 9
L’esigenza della costruzione di una morale non religiosa ...................................11
Le ragioni di una critica al cristianesimo ............................................................13
II .......................................................................................................................15
Il delinearsi del pensiero miscredente nell’età moderna e contemporanea........16
II .......................................................................................................................21
La ricerca storica su Gesù ..................................................................................23
LA BIBBIA – ANTICO TESTAMENTO .......................................................................25

LA BIBBIA - NUOVO TESTAMENTO..............................................................37

IL MONDO ANTICO ...............................................................................................40

PONTEFICI .........................................................................................................51

PADRI E DOTTORI DELLA CHIESA...............................................................58

DOGMI DELLA CHIESA CATTOLICA ........................................................................60

TRATTATO DEI TRE IMPOSTORI ............................................................................63

IL PENSIERO FILOSOFICO.......................................................................................66
Michel de Montaigne........................................................................................67
Giordano Bruno ................................................................................................69
Thomas Hobbes ................................................................................................72
Baruch Spinoza .................................................................................................75
Pierre Bayle ......................................................................................................79
Hermann Samuel Reimarus ...............................................................................81
Jean Meslier .....................................................................................................86
Voltaire ............................................................................................................94
Denis Diderot.................................................................................................. 101
Helvetius ........................................................................................................ 105
Paul Henri Thiry d'Holbach .............................................................................. 108
David Hume .................................................................................................... 114
Immanuel Kant ............................................................................................... 119
205
Arthur Schopenhauer ..................................................................................... 123
Thomas Paine ................................................................................................. 130
David Friedrich Strauss ................................................................................... 132
Bruno Bauer ................................................................................................... 135
Friedrich Nietzsche ......................................................................................... 137
Ludwig Feuerbach .......................................................................................... 146
Felix Le Dantec ............................................................................................... 151
Giuseppe Rensi............................................................................................... 154
John Stuart Mill .............................................................................................. 157
Robert G. Ingersoll.......................................................................................... 163
Charles Darwin ............................................................................................... 166
Sigmund Freud ............................................................................................... 168
GLI STORICI .................................................................................................... 175
Lorenzo Valla.................................................................................................. 176
Francesco Guicciardini .................................................................................... 179
Ferdinand Gregorovius ................................................................................... 184
Ernest Renan .................................................................................................. 186
Emilio Bossi .................................................................................................... 189
Gaetano Salvemini.......................................................................................... 199
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE ................................................................................. 202

INDICE ................................................................................................................ 205

206
207