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LETTERATURE COMPARATE B VENUS AND ADONIS Questo poemetto (dalla struttura

classica in stanze da sei pentametri giambici rimati ABABCC), prima opera poetica shakespeariana,
è, con Lucrezia, l’unica opera pubblicata dall’autore di sua iniziativa. Scritto nel 1592, anno di
chiusura dei teatri (era già attivo come drammaturgo) a causa della peste, è un epillio erotico-
mitologico di argomento ovidiano, dedicato al giovane conte di Southampton (Shakespeare, infatti,
cercava, con grande probabilità, un patrono). Questo genere, nato con Callimaco nell’Egitto
ellenistico, aveva avuto larga fortuna (e grande successo avrà anche quest’opera, con oltre 15
edizioni pubblicate) e si era distinto per la compresenza di comico e tragico al suo interno, oltre che
per una visione insolente – quasi parodica/dissacrante con gli elisabettiani – della divinità ed
entrambi questi caratteri si possono rilevare in quest’opera. La Venere shakespeariana, infatti, non è
figura della bellezza assoluta, come in Omero e negli altri classici, ma si fa ‘disarmonica’, nella sua
visione secolarizzata. Appare quasi come ‘attrice’ di un’esagerata seduzione, come spiega Chiara
Lombardi nel suo saggio ‘Venus and Adonis tra poesia e performance’ (studiare parti evidenziate
nell’articolo). Il soggetto mitico non è ripreso direttamente/fedelmente da Ovidio, ma filtrato,
probabilmente attraverso la rappresentazione che ne diede Tiziano nel quadro di Venere spregiata
da Adone, che era stato inviato a Londra, dove Shakespeare probabilmente lo vide. L’amore fra
Venere e Adone, quindi, diviene ‘dispari’ e si fa tragico, ma anche nella costruzione è affine alla
tragedia: abbiamo una scenografia e due personaggi, c’è poca azione e maggiore è, invece, lo spazio
dedicato al dialogo/monologo; persino la struttura (divisione in due giornate) lo rende affine ad un
dramma (in due atti). L’opera, comunque, è ricca di rimandi non solo ad Ovidio (e Tiziano), ma
anche, ad esempio, all’Ippolito di Seneca, che riprende a sua volta da Euripide il tema. Molti critici
hanno visto, poi, in essa, una riproposizione in chiave dialettica della tematica amorosa nelle
argomentazioni con cui essa è affrontata nei Sonetti (che, quindi, secondo questa teoria, con larga
probabilità, nel 1592 sarebbero stati già scritti o in fase di scrittura). I rimandi fra le due opere, però,
non permettono di collegare in maniera precisa ai due personaggi del poemetto il fair young o la
dark lady o lo stesso Shakespeare. Ad esempio, Venere propone (come Shakespeare) ad Adone le
argomentazioni dell’increase, ma viene da lui (prima fair young, poi Shakespeare) accusata di agire
solo per voluttà (come la dark lady). - Esergo latino tratto dagli Amores di Ovidio distanza fra poeta
e volgo augurio di essere ispirato dalla divinità (Probabilmente, in esso bisogna anche leggere una
risposta all’opera di Greene in cui un certo Shake-scene si avventurava sfacciatamente nella
scrittura della poesia, pur non essendo un letterato) - Dedica al conte di Southampton (Captatio
Benevolentiae) in cui l’opera è definita ‘il primo erede della mia invenzione’, nonostante avesse già
composto i primi drammi. - La narrazione copre un arco temporale di due giorni (si apre con una
piangente -per la rugiada- aurora). Il luogo è un locus amoenus ma con una caratterizzazione che lo
rende territorio perfetto per la caccia. PRIMA GIORNATA: Venere seduce Adone La dea tiene
sette discorsi per convincere Adone a prendere parte a questa seduzione, ma lui ha una
caratterizzazione che richiama l’Ippolito (Hunting he lov’d / but love he laugh’d to scorn). C’è una
sorta di sovvertimento del normale rapporto uomo-donna: Venere si propone con forza

Appunti sul 'Venus and Adonis' di


Shakespeare , Appunti di Analisi
Letteraria
Università di Torino

Analisi Letteraria
5.0
1Recensione

LETTERATURE
COMPARATE B
VENUS AND
ADONIS
Questo poemetto (dalla struttura
classica in stanze da sei pentametri
giambici rimati ABABCC),
prima opera poetica shakespeariana, è,
con Lucrezia, l’unica opera pubblicata
dall’autore di
sua iniziativa. Scritto nel 1592, anno di
chiusura dei teatri (era già attivo come
drammaturgo)
a causa della peste, è un epillio erotico-
mitologico di argomento ovidiano,
dedicato al giovane
conte di Southampton (Shakespeare,
infatti, cercava, con grande probabilità,
un patrono).
Questo genere, nato con Callimaco
nell’Egitto ellenistico, aveva avuto
larga fortuna (e grande
successo avrà anche quest’opera, con
oltre 15 edizioni pubblicate) e si era
distinto per la
compresenza di comico e tragico al suo
interno, oltre che per una visione
insolente – quasi
parodica/dissacrante con gli
elisabettiani – della divinità ed
entrambi questi caratteri si possono
rilevare in quest’opera.
La Venere shakespeariana, infatti, non
è figura della bellezza assoluta, come in
Omero e negli
altri classici, ma si fa ‘disarmonica’,
nella sua visione secolarizzata. Appare
quasi come ‘attrice’
di un’esagerata seduzione, come spiega
Chiara Lombardi nel suo saggio ‘Venus
and Adonis tra
poesia e performance’ (studiare parti
evidenziate nell’articolo).
Il soggetto mitico non è ripreso
direttamente/fedelmente da Ovidio, ma
filtrato, probabilmente
attraverso la rappresentazione che ne
diede Tiziano nel quadro di Venere
spregiata da Adone,
che era stato inviato a Londra, dove
Shakespeare probabilmente lo vide.
L’amore fra Venere e
Adone, quindi, diviene ‘dispari’ e si fa
tragico, ma anche nella costruzione è
affine alla tragedia:
abbiamo una scenografia e due
personaggi, c’è poca azione e maggiore
è, invece, lo spazio
dedicato al dialogo/monologo; persino
la struttura (divisione in due giornate)
lo rende affine ad
un dramma (in due atti).
L’opera, comunque, è ricca di rimandi
non solo ad Ovidio (e Tiziano), ma
anche, ad esempio,
all’Ippolito di Seneca, che riprende a
sua volta da Euripide il tema.
Molti critici hanno visto, poi, in essa,
una riproposizione in chiave dialettica
della tematica
amorosa nelle argomentazioni con cui
essa è affrontata nei Sonetti (che,
quindi, secondo
questa teoria, con larga probabilità, nel
1592 sarebbero stati già scritti o in fase
di scrittura). I
rimandi fra le due opere, però, non
permettono di collegare in maniera
precisa ai due
personaggi del poemetto il fair young o
la dark lady o lo stesso Shakespeare.
Ad esempio,
Venere propone (come Shakespeare) ad
Adone le argomentazioni dell’increase,
ma viene da lui
(prima fair young, poi Shakespeare)
accusata di agire solo per voluttà (come
la dark lady).
- Esergo latino tratto dagli Amores di
Ovidio distanza fra poeta e volgo
augurio di essere ispirato dalla divinità
(Probabilmente, in esso bisogna anche
leggere una risposta all’opera di Greene
in cui un certo
Shake-scene si avventurava
sfacciatamente nella scrittura della
poesia, pur non essendo un
letterato)
- Dedica al conte di Southampton
(Captatio Benevolentiae) in cui l’opera
è definita ‘il primo
erede della mia invenzione’, nonostante
avesse già composto i primi drammi.
- La narrazione copre un arco temporale
di due giorni (si apre con una piangente
-per la
rugiada- aurora). Il luogo è un locus
amoenus ma con una caratterizzazione
che lo rende
territorio perfetto per la caccia.
PRIMA GIORNATA: Venere seduce
Adone
La dea tiene sette discorsi per
convincere Adone a prendere parte a
questa seduzione, ma lui
ha una caratterizzazione che richiama
l’Ippolito (Hunting he lov’d / but love
he laugh’d to
scorn).
C’è una sorta di sovvertimento del
normale rapporto uomo-donna: Venere
si propone con forza

LETTERATURE
COMPARATE B
VENUS AND
ADONIS
Questo poemetto (dalla struttura
classica in stanze da sei pentametri
giambici rimati ABABCC),
prima opera poetica shakespeariana, è,
con Lucrezia, l’unica opera pubblicata
dall’autore di
sua iniziativa. Scritto nel 1592, anno di
chiusura dei teatri (era già attivo come
drammaturgo)
a causa della peste, è un epillio erotico-
mitologico di argomento ovidiano,
dedicato al giovane
conte di Southampton (Shakespeare,
infatti, cercava, con grande probabilità,
un patrono).
Questo genere, nato con Callimaco
nell’Egitto ellenistico, aveva avuto
larga fortuna (e grande
successo avrà anche quest’opera, con
oltre 15 edizioni pubblicate) e si era
distinto per la
compresenza di comico e tragico al suo
interno, oltre che per una visione
insolente – quasi
parodica/dissacrante con gli
elisabettiani – della divinità ed
entrambi questi caratteri si possono
rilevare in quest’opera.
La Venere shakespeariana, infatti, non
è figura della bellezza assoluta, come in
Omero e negli
altri classici, ma si fa ‘disarmonica’,
nella sua visione secolarizzata. Appare
quasi come ‘attrice’
di un’esagerata seduzione, come spiega
Chiara Lombardi nel suo saggio ‘Venus
and Adonis tra
poesia e performance’ (studiare parti
evidenziate nell’articolo).
Il soggetto mitico non è ripreso
direttamente/fedelmente da Ovidio, ma
filtrato, probabilmente
attraverso la rappresentazione che ne
diede Tiziano nel quadro di Venere
spregiata da Adone,
che era stato inviato a Londra, dove
Shakespeare probabilmente lo vide.
L’amore fra Venere e
Adone, quindi, diviene ‘dispari’ e si fa
tragico, ma anche nella costruzione è
affine alla tragedia:
abbiamo una scenografia e due
personaggi, c’è poca azione e maggiore
è, invece, lo spazio
dedicato al dialogo/monologo; persino
la struttura (divisione in due giornate)
lo rende affine ad
un dramma (in due atti).
L’opera, comunque, è ricca di rimandi
non solo ad Ovidio (e Tiziano), ma
anche, ad esempio,
all’Ippolito di Seneca, che riprende a
sua volta da Euripide il tema.
Molti critici hanno visto, poi, in essa,
una riproposizione in chiave dialettica
della tematica
amorosa nelle argomentazioni con cui
essa è affrontata nei Sonetti (che,
quindi, secondo
questa teoria, con larga probabilità, nel
1592 sarebbero stati già scritti o in fase
di scrittura). I
rimandi fra le due opere, però, non
permettono di collegare in maniera
precisa ai due
personaggi del poemetto il fair young o
la dark lady o lo stesso Shakespeare.
Ad esempio,
Venere propone (come Shakespeare) ad
Adone le argomentazioni dell’increase,
ma viene da lui
(prima fair young, poi Shakespeare)
accusata di agire solo per voluttà (come
la dark lady).
- Esergo latino tratto dagli Amores di
Ovidio distanza fra poeta e volgo
augurio di essere ispirato dalla divinità
(Probabilmente, in esso bisogna anche
leggere una risposta all’opera di Greene
in cui un certo
Shake-scene si avventurava
sfacciatamente nella scrittura della
poesia, pur non essendo un
letterato)
- Dedica al conte di Southampton
(Captatio Benevolentiae) in cui l’opera
è definita ‘il primo
erede della mia invenzione’, nonostante
avesse già composto i primi drammi.
- La narrazione copre un arco temporale
di due giorni (si apre con una piangente
-per la
rugiada- aurora). Il luogo è un locus
amoenus ma con una caratterizzazione
che lo rende
territorio perfetto per la caccia.
PRIMA GIORNATA: Venere seduce
Adone
La dea tiene sette discorsi per
convincere Adone a prendere parte a
questa seduzione, ma lui
ha una caratterizzazione che richiama
l’Ippolito (Hunting he lov’d / but love
he laugh’d to
scorn).
C’è una sorta di sovvertimento del
normale rapporto uomo-donna: Venere
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giuliacuc
circa 3 anni fa
Giurisprudenza, Giurisprudenza (Laurea Magistrale Ciclo Unico)
"Wow perfetto"