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DIO COME GARANTE DELL’EVIDENZA

Con la dimostrazione dell’esistenza di Dio, Cartesio giunge alla conferma definitiva del criterio
dell’evidenza. Infatti Dio, essendo perfetto, non può ingannare, e dunque la facoltà di giudizio, che ho
ricevuto da lui, non può essere tale da indurmi in errore, se viene adoperata correttamente. Questo
significa che tutto ciò che appare chiaro ed evidente deve essere vero , perché Dio lo garantisce come
tale.

LA POSSIBILITÀ DELL’ERRORE
Anche se secondo la visione di Cartesio la verità della conoscenza è sempre garantita da Dio, a volte è
però possibile andare incontro all’errore. Esso dipende da due cause: l’intelletto e la volontà. L’intelletto
umano è limitato, a differenza di quello di Dio che è infinito. La volontà umana invece è libera e quindi
assai più estesa dell’intelletto. Essa consiste nella possibilità di fare o non fare, di affermare o negare, di
ricercare o fuggire, e può fare queste scelte sia rispetto alle cose che l’intelletto presenta in modo chiaro e
distinto, sia rispetto a quelle che non hanno chiarezza e distinzione sufficienti.
Nella possibilità di affermare o di negare ciò che l’intelletto non riesce a percepire chiaramente consiste la
possibilità dell’errore. A questo punto io potrò “indovinare” la verità, ma sarà per puro caso o potrò
affermare quello che non è vero, e in tal caso sarò senz’altro caduto in errore.
L’errore dipende dunque unicamente dal libero arbitrio che Dio ha dato all’uomo e si può evitare soltanto
attenendosi alle regole del metodo, e in primo luogo a quella dell’evidenza.

IL DUALISMO CARTESIANO
L’evidenza, garantita da Dio, consente a Cartesio di eliminare il dubbio sulla realtà delle cose corporee.
Tuttavia, secondo Cartesio, non possiamo affermare che i corpi possiedano realmente tutte le qualità che
noi “percepiamo”. Infatti il filosofo fa una distinzione, già stabilita in passato da Galilei, tra proprietà
oggettive e proprietà soggettive. La grandezza, la figura, il movimento, la situazione, la durata, il numero
(cioè tutte le determinazioni quantitative) sono qualità “reali” (oggettive) dei corpi; ma il colore, il sapore,
l’odore, il suono ecc. dipendono dalla percezione che ne ha il soggetto (perciò sono dette “soggettive”) e
non esistono come tali nella realtà corporea (si tratta di qualcosa che noi non conosciamo).

Ammettendo l’esistenza dei corpi, Cartesio secondo un rigoroso dualismo ontologico divide la realtà in
due zone distinte ed eterogenee:

a. la sostanza pensante (res cogitans), che è incorporea, inestesa, consapevole e libera;


b. la sostanza estesa (res extensa), che è corporea, spaziale, inconsapevole e meccanicamente
determinata.

Dopo aver tracciato questa divisione, Cartesio si trova di fronte al problema di spiegare il rapporto tra i
due tipi di sostanza, rendendo comprensibile, per quanto riguarda l’uomo, la relazione tra anima e corpo.
Egli pensa di risolvere la questione con la teoria della ghiandola pineale, che concepisce come la sola
parte del cervello che, non essendo doppia, può unificare le sensazioni che vengono dagli organi di senso
(che invece sono tutti doppi).

SPINOZA

LA FILOSOFIA COME CATARSI ESISTENZIALE E INTELLETTUALE


Nel 1661 Spinoza realizza il Trattato sull’emendazione dell'intelletto considerato dai critici il Discorso sul
metodo spinoziano.
In questo scritto Spinoza rivela una concezione della filosofia come via verso la salvezza esistenziale
(questo supera di gran lunga le preoccupazioni metodologiche e gnoseologiche di Cartesio)
Lo spinozismo nasce da una delusione di fondo nei confronti dei comuni valori della vita e si alimenta alla
ricerca di un bene vero, che sia in grado di dare un significato all’esistenza e di colmare la sete umana di
felicità.
Attraverso un’analisi dei beni materiali universalmente agognati dagli uomini (ricchezze, onori, piacere dei
sensi) Spinoza elenca i motivi per cui essi sono vani:
1. non appagano veramente l’animo ed i suoi bisogni profondi
2. sono transeunti ed esteriori
3. generano inquietudini ed inconvenienti

Grazie alla loro natura ingannevole - di cui l’uomo può avere consapevolezza solo grazie all’illuminazione
che lo spinge verso la filosofia - hanno la forza di incatenare la mente umana ostacolando la ricerca di
valori superiori.

Bisogna precisare però che Spinoza non vuole attaccare i beni comuni in quanto tali bensì in quanto
scambiati per il sommo bene, e dunque in quanto impedimenti al raggiungimento di esso; infatti Spinoza
condanna che i beni finiti vengano assolutizzati e trasformati da mezzi in fini.

Spinoza insegue un modello di bene tale da soddisfare appieno l’animo, e pur di ottenere questo è
disposto a lasciare il certo (beni materiali), per l’incerto (l’ipotetica perfezione ideale), poiché “l’amore per
la cosa eterna ed infinita riempie l’animo di pura letizia” ponendo l’uomo dinanzi ad una condizione di
ricerca ed amore dell’eterno e dell’infinito

Se per i filosofi cristiani “la cosa eterna ed infinita” coincide con la figura di Dio per Spinoza l’infinito e
l’eterno si identificano nel cosmo (panteismo) e la gioia suprema con “l’unione della mente con la natura”
in una ricerca terrena-comunitaria (non individualistica)

LA METAFISICA

Spinoza nell’Etica dimostrata secondo l’ordine geometrico, un’enciclopedia delle scienze filosofiche, tratta
di vari problemi:metafisici, gnoseologici, antropologici, psicologici e morali. L’opera è divisa in 5 parti e
nella prima vi sono temi di ambito metafisico-teologico.

IL METODO GEOMETRICO

Spinoza segue il metodo geometrico, ovvero si ispira agli Elementi di Euclide per realizzare un
procedimento espositivo caratterizzato da definizioni, assiomi, proposizioni, dimostrazioni, corollari e scolii
(delucidazioni).

Ci sono diverse ipotesi sul perché Spinoza abbia scelto questo metodo per trattare questi temi:

1. Spinoza era fortemente influenzato dalla moda matematizzante dell’epoca che perseguiva
l’ideale di un sapere rigoroso ed universalmente valido
2. Spinoza era un ammiratore della matematica e nella trattazione geometrica una garanzia di
precisione, sinteticità espositiva e distacco emotivo nei confronti dell’argomento trattato
3. Spinoza era convinto che il reale costituisse una struttura necessaria e di tipo geometrico

IL CONCETTO DI SOSTANZA
Per dedurre il sistema del sapere metafisico Spinoza parte dal concetto di sostanza.
Cartesio insisteva sull’autonomia e l'autosussistenza della sostanza e, a differenza della tradizione
greco-medievale, non la riferiva più agli individui ma a Dio, inteso come realtà originaria ed
autosufficiente. Cartesio però aveva affiancato a Dio altre sostanze derivate, ovvero la res extensa e la
res cogitans, intese come due realtà in dipendenza con Dio.

Da qui nasceva una sorta di ambiguità: se da un lato la sostanza era definita come una cosa che per
esistere non ha bisogno che di se medesima, dall’altro lato comprendeva la realtà che per esistere ha
bisogno di Dio.

Spinoza intende per sostanza “ciò che è in sé e per sé si concepisce, vale a dire ciò che il cui concetto
non ha bisogno del concetto di un altra cosa da cui debba essere formato”
1. Con la prima parte Spinoza intende dire che la sostanza deve la propria esistenza
unicamente a se stessa ed è quindi autosussistente ed autosufficiente, quindi la sua
esistenza non dipende da altri
2. Con la seconda parte intende affermare che il concetto di sostanza non ha bisogno di altri
concetti per essere pensato
La sostanza è di conseguenza dotata di una totale autonomia ontologica e concettuale

LA PROPRIETÀ DELLA SOSTANZA E LA SUA UNICITÀ


Dalla definizione di sostanza come “ciò che è in sé e per sé si concepisce” Spinoza attribuisce ad essa
alcune proprietà:
1. increata, in quanto essendo causa di sé, cioè un ente, non ha bisogno di un altro ente per esistere
2. eterna, in quanto possiede l’esistenza che non deriva da altro
3. unica, in quanto in natura non si possono avere due o più sostanze della stessa natura
4. infinita, poiché, se fosse finita, dovrebbe essere limitata da un’altra sostanza di medesima natura
la quale dovrebbe esistere per svolgere questo compito
Questa sostanza quindi non può che essere Dio, della cui esistenza Spinoza è certo; come principio del
sapere Spinoza assume Dio.

A testimonianza dell’esistenza di Dio Spinoza utilizza le prove tradizionali:


1. pensare a Dio significa pensare ad una realtà che, avendo in sé la ragione d'essere, non può non
esistere (prova ontologica a priori)
2. poiché noi siamo causa della nostra esistenza deve esistere un ente necessario che sia la causa
degli essere contingenti (prova a posteriori)

Spinoza a differenza della tradizione afferma però che Dio ed il mondo sono la stessa sostanza. Dio non è
dunque esterno al mondo creato ma coincide con l’unica e infinita realtà, ovvero la Natura.

Se la Sostanza è unica allora questa può essere concepita come una circonferenza che accoglie tutto
dentro di sé. Nulla esiste al di fuori della Sostanza e le cose del mondo sono, per forza di cose, o la
Sostanza o una sua manifestazione in atto.

Spinoza anticipa così una forma di panteismo, che identificando Dio con la Natura, automaticamente
considera anche la Natura come increata, eterna, unica e infinita. è la chiave di volta sulla quale si basa la
filosofia spinoziana che a sua volta ha le sue radici nella concezione di unicità della Sostanza

GLI ATTRIBUTI E I MODI DELLA SOSTANZA


Per chiarire la natura del rapporto tra Dio e mondo, Spinoza utilizza i concetti di “attributo” e “modo”.

Gli attributi sono ciò che l’intelletto percepisce della Sostanza e dunque le qualità essenziali o strutturali
della Sostanza. Anche gli attributi sono infiniti essendo la Sostanza infinita

Tuttavia l’uomo conosce solo due degli infiniti attributi della Sostanza: l’estensione ed il pensiero (materia
e coscienza), i due ambiti della realtà di cui è partecipe. Spinoza ha condotto una deduzione logica per
arrivare a considerare l’infinità di attributi della Sostanza ma ora si deve scontrare con l’esperienza e
quindi dalla deduzione empirica riconosce la dualità degli attributi

Se la Sostanza è sempre la medesima in tutti i suoi infiniti attributi, perchè l’uomo ne scorge solo una
minima parte? Inserire all’interno della trattazione il concetto di deficienza mentale umana sarebbe una
scoglio “soggettivo” che rischia di stagliarsi rispetto all’assoluta “oggettività” dell’esposizione spinoziana;
per questo motivo questa resta una delle difficoltà dello spinozismo.

I modi di cui parla Spinoza, a differenza degli attributi sono proprietà essenziali della Sostanza, sono
modificazioni accidentali degli attributi della Sostanza. In altre parole sono le manifestazioni particolari
degli attributi. Si identificano quindi con i singoli corpi (modificazioni dell’estensione) e con le singole menti
e le loro idee (modificazioni del pensiero).
Spinoza divide i modi in:

1. I modi infiniti che seguono direttamente o indirettamente dagli attributi, ovvero sono proprietà
strutturali degli attributi stessi

2. I modi finiti sono invece esseri particolari (cioè “questo” corpo, singola modificazione
dell’estensione o “quella” idea, singola modificazione del pensiero) che all’interno delle rispettive serie dei
corpi e dei pensieri sono tra loro legati in una catena causale infinita.

NATURA NATURANTE E NATURA NATURATA


La sostanza può essere paragonata ha un oceano infinito, gli attributi all'estensione dell'acqua, i modi
infiniti al movimento marino e i modi finiti alle onde. Si può fare quindi un confronto con la sostanza che, al
contrario delle singole onde, rimane all'infinito, ma si specifica comunque nelle onde. La sostanza è quindi
una realtà infinita ed eterna si esprime in innumerevoli dimensioni e maniere. per finozzo tutto ciò che
esiste e attributo di Dio oppure è una modificazione interna dei suoi attributi ed io quindi è la totalità è
l'unità di tutto. questo tutto sono idee o corpi e cioè eventi presenti nel pensiero o nella materia. Dio per
questo è cosa che pensa e cosa eterna e di conseguenza pensiero e materia che “sostiene” le menti e i
corpi.
Spinoza per questo distingue tra natura naturante, con il quale termine si intende la natura vista come
causa, ovvero Dio e i suoi attributi, e natura naturata, con il quale invece si intende la natura vista come
effetto, ovvero l'insieme dei modi. La natura quindi risulta contemporaneamente madre e figlia di sé
stessa. Spinoza afferma inoltre che Dio rispetto alle cose non è causa transitiva, cioè attività produttrice il
cui prodotto esiste fuori di essa, ma causa imminente, cioè attività produttrice il cui prodotto esiste in essa.
Io quindi non crea cose diverse da sé ma si modifica esprimendosi in infiniti modi. Oltre che imminente è
anche libera perché Dio oggi si è Seguendo le leggi della propria natura senza condizionamenti esterni.
Dio quindi è libero ma anche necessitato perché agisce seguendo le leggi del suo essere e della sua
perfezione.

DUE PROBLEMI DELLO SPINOZISMO


Ci si possono fare due domande partendo dall'Etica di Spinoza:
- Che cos'è la Sostanza?
- Che rapporti esistono tra la sostanza e i suoi modi?
(1) Alla prima domanda si può rispondere sapendo che il Dio-Natura di Spinoza è il sistema o la struttura
globale del Tutto e la natura quindi sistema che regola le cose secondo precise concatenazioni. Spinoza
quindi sostiene la considerazione della natura galileiana e la intende così come il complesso di leggi
universali dell'essere, al contrario però la definisce con il linguaggio metafisico-teologico occidentale
parlando quindi di “sostanza”, “attributi” e “modi”.
(2) Alla seconda domanda invece si risponde considerando la definizione spinoziana di sostanza che non
è causa creante della metafisica cristiana ma neanche causa emanante della metafisica neoplatonica, E
invece un ordine cosmico (un teorema eterno) da cui le cose seguono in modo necessario. Per Spinoza
quindi l'ordine geometrico e la sostanza stessa delle cose e di conseguenza nell’universo nulla è mai
casuale.

CRITICA AL FINALISMO E AL DIO BIBLICO


Spinoza afferma che le cause finali non esistono né in natura né in Dio e le “cause finali” sono le finzioni
umane, l'esistenza di cause finali è un pregiudizio dell'intelletto umano in quanto gli uomini credono di
agire per un bene a cui desiderano arrivare grazie a dei mezzi Preparati per loro da Dio. Quest’ultimo però
non governa le cose per l'uso degli uomini infatti non fornisce loro solo comodità ma anche svantaggi, che
vengono però interpretati dagli uomini come suo sdegno per mancanza di rispetto.
Per Spinoza i maggiori limiti del finalismo sono: considerare ciò che in natura è causa come effetto e
viceversa, rendere imperfetto ciò che è perfetto (perfetto è l'effetto perché è prodotto direttamente da Dio,
imperfetto è ciò che ha bisogno di processi intermedi).
Spinoza critica anche la versione biblica di Dio definendola come frutto dell'immaginazione superstiziosa
degli uomini, questo perché è contrario alla visione di Dio come uomo superiore con una mente e una
sensibilità simile alle nostre.

PENSIERO ED ESTENSIONE
Spinoza crede che pensiero ed estensione siano due diverse realtà eterogenee e per questo non sono in
grado di influenzarsi l’un con l’altro. hanno però una corrispondenza biunivoca in quanto il corpo è
l'aspetto esteriore della mente e di conseguenza la mente è l'aspetto interiore del corpo. si viene quindi a
creare un nuovo modo filosofico di rappresentare i rapporti tra corpo e psiche chiamato parallelismo
psico-fisico che consiste appunto nel fatto che pensiero ed estensione, pur non influenzandosi, sono in
corrispondenza tra loro grazie all’ordine unitario dell’essere. Questo parallelismo psico-fisico nasconde in
realtà un monismo metafisico che vede quindi i due come attributi di un'unica Sostanza.

ETICA

LA SCHIAVITÙ E LA LIBERTÀ DELL’UOMO


Spinoza ritiene che la ricerca del proprio utile, quindi la costante ricerca della conservazione di se stessi,
sia qualcosa che accomuna tutti gli uomini, e provare a sottrarsi a questa legge andrebbe contro ogni
principio naturale. Per questo motivo appunto il filosofo arriva a sostenere che il libero arbitrio è solamente
un’illusione. Spinoza fa l’esempio di una pietra, che nel momento in cui viene spinta da una forza esterna,
crede di poter dirigere la propria traiettoria e scegliere quando cadere.

Spinoza si pone un problema: l’uomo quindi potrà mai raggiungere la libertà, senza però uscire da questo
determinismo (ovvero che tutto accade per una necessità secondo il principio di causalità)? In merito a
questo problema il filosofo compone due opere ovvero “la schiavitù umana, ossia la forza delle passioni” e
“la potenza dell’intelletto, ossia la libertà umana”.

Secondo Spinoza la schiavitù è “l’impotenza dell’uomo a moderare e a reprimere gli affetti”. Infatti l’uomo
dal momento che è condizionato dagli affetti, come la pietra da una forza esterna dell’esempio prima, non
è indipendente, e ma si trova nelle mani di qualcosa di più grande, in questo caso della fortuna. Quindi, se
l’uomo fosse governato solo dalla passione, non sarebbe mai un uomo libero, l’uomo però è governato
anche dalla ragione e grazie a questa invece che subire a tutte le forze esterne, riesce a porsi di fronte a
esse in modo consapevole. Infatti chi segue esclusivamente la passione non ha una piena conoscenza
della realtà. Quindi, per acquistare più libertà, non bisogna per forza evadere dal determinismo, ma è
necessario semplicemente essere consapevoli di questo meccanismo (determinismo), infatti Spinoza
sostiene che più si conosce un affetto, meno esso può dominarci.

A questo punto l’uomo può decidere di dirigersi in due direzioni: o agire per l’utile inconsapevolmente
(quindi quello che Spinoza chiama schiavitù delle passioni), oppure di agire per l’utile ma
consapevolmente (che Spinoza chiama libertà delle passioni e che coincide con la virtù) e quindi porsi
attivamente le forze esterne in modo da eliminare la loro parte dannosa.
Quando capiamo che tutto è necessario allora l’affetto che ci provoca diminuisce, per esempio quando
perdiamo qualcosa e siamo tristi, se pensiamo che non ci sarebbe stato alcun modo di non perderla, la
tristezza diminuisce.

LA VIRTÙ TRA RAGIONE ED EMOZIONE


La conoscenza adeguata è considerata il bene supremo, e questa conoscenza è definita da Spinoza
come “conoscenza di Dio” o “amore intellettuale di Dio” (Secondo il filosofo la conoscenza di Dio e anche
amore perché quando si comprende l’ordine necessario del mondo si prova un’emozione di gioia). Vi è
quindi un legame tra la ragione e l’emozione infatti, solo la ragione non è in grado di renderci liberi ma c’è
bisogno anche dell’emozione perché sono le emozioni positive, come la gioia, a far passare le emozioni
negative, come la tristezza. La virtù quindi non è l’eliminare completamente le emozioni, ma è superare
quelle negative per mezzo di quelle positive. Si arriva quindi a dire che la ragione deve farsi essa stessa
emozione. Spinoza, a differenza dei predecessori greci, percepisce l’uomo morale come uomo sociale e
non individualista, infatti ritiene che la ragione porti l’uomo ad avvicinarsi ai suoi simili, perseguendo un
utile collettivo.

LA GNOSEOLOGIA
Spinoza sostiene quindi che per liberarsi dalle passioni si debba conoscere il Dio-natura. Il processo
conoscitivo avviene in vari stadi e procede parallelamente al progresso morale. Il filosofo, Nel secondo
libro dell’etica, distingue tre generi della conoscenza:

IL PRIMO GENERE
La conoscenza di primo genere è intesa da Spinoza come una conoscenza pre-scientifica del mondo in
cui l’individuo utilizza l’immaginazione tramite idee confuse che non comprende. Proprio per questo
motivo il filosofo ritiene che questa conoscenza sia inadatta perché incompleta. Ciò che questa
conoscenza provoca è la schiavitù da parte dell’uomo dalle passioni, dal momento che si fa travolgere
dalle emozioni.

IL SECONDO GENERE
La conoscenza di secondo genere è una conoscenza che si basa sulle “idee comuni” e deriva dalla
ragione. Queste idee comuni sono idee adeguate e descrivono le parti oggettive delle cose. Quindi questo
tipo di conoscenza può essere vista come la visione razionale del mondo. Inseguire questo tipo di
conoscenza comporta a condurre una vita secondo ragione o virtù.

IL TERZO GENERE
La conoscenza di terzo genere viene chiamata da Spinoza “scienza intuitiva” dal momento che si basa
sull’intelletto. Il fine di questa conoscenza è quello di concepire la realtà alla luce della sostanza, la
scienza intuitiva può essere identificata con la metafisica (la visione delle cose nel loro scaturire da Dio).
Questo tipo di conoscenza permette all’uomo di elevarsi dal punto di vista di Dio.
Secondo le prime due conoscenze, il mondo appare molteplice, temporale e imperfetto, mentre secondo
questa conoscenza, quella di terzo genere, il mondo appare unitario ed eterno.

L’AMORE INTELLETTUALE DI DIO


E secondo Spinoza:
● Dio è l’ordine geometrico dell’universo;
● l’amore intellettuale di Dio è la conoscenza di ogni cosa necessaria.
Il misticismo di Spinoza è una metafisica geometrizzante, dal momento che Dio non è altro che il cogliere
la sostanza ultima delle cose nella struttura matematica dell’universo.
Concludendo, la beatitudine morale si ottiene perseguendo il proprio utile in modo razionale.

LA POLITICA E LA RELIGIONE

LA TEORIA DELLO STATO


La teoria dello Stato di Spinoza si orienta verso il realismo politico, come espone nel trattato politico nel
trattato teologico-politico. Spinoza condivide la concezione Hobbesiana dello stato di natura e la teoria del
contratto (comune accordo) come passaggio allo stato civile e quindi l’instaurazione di un governo. In
questo tipo di Stato il diritto dell’individuo è limitato, ma non viene annullato il suo diritto naturale infatti, sia
allo stato naturale che in uno stato civile l’uomo agisce secondo le leggi della propria natura e ha come
fine il proprio utile. Per questo motivo l’individuo troverà dei vantaggi personali nello stato civile e si
sottometterà alle sue regole.
Per Spinoza però il diritto dello Stato non deve essere illimitato, perché anche lo Stato deve seguire delle
leggi della propria natura, infatti lo Stato si deve limitare ad agire secondo le leggi necessarie per essere
uno stato. Quindi lo Stato è sottomesso a delle leggi tanto quanto l’uomo perché entrambi hanno come
fine il proprio utile e l’autoconservazione.

LA FEDE COME OBBEDIENZA AL PRECETTO DELL’AMORE


Spinoza vede la fede come un atto pratico di obbedienza e non per forza come la credenza a dei dogmi,
ritiene che ciò che la Bibbia insegna sia semplicemente l’amore per il prossimo e non si è tenuti a credere
nient’altro che non sia necessario perseguire questo insegnamento. Il concepire la fede come obbedienza
annulla il conflitto tra ragione e fede.

LA LIBERTÀ DI PENSIERO
Dal momento che nessuna religione può imporre il proprio credo a un uomo, neanche lo Stato può privare
l’uomo di tutti i suoi diritti. Il diritto principale che ogni uomo deve avere e la libertà di pensiero. Infatti il fine
dello Stato dovrebbe essere quello di poter esercitare la libertà: nelle passioni, nella religione e nella
politica.