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MACHIAVELLI

Nacque a Firenze nel 1469, era di origini borghesi. Ebbe un’educazione umanistica, anche se non studio
mai greco, infatti non era in grado di comprendere le scritture greche originali sulla politica. La prima carica
politica che coprì fu tra gli oppositori di Savonarola, successivamente si candidò per essere segretario della
seconda cancelleria del Comune ma non riuscì a salire. Ma quando Savonarola morì riuscì a prendersi la
carica. Era incaricato di compiere missioni diplomatiche sia in Italia che all’estero E divenne anche
collaboratore di Pier Soderini. Durante i suoi anni all’interno della politica Machiavelli apprese come questa
era strutturata e formulò il proprio pensiero su questa inserendo anche nelle sue opere. Nel 1500 andò in
Francia alla corte del re Luigi XII. Qui conobbe la monarchia francese che ammiro molto il punto da
pensare che si dovesse essere anche in Italia. Nel 1502 allora missione da Cesare Borgia, ovvero il duca
Valentino, che grazie al padre Papa Alessandro VI si era impadronito del ducato di Urbino. Machiavelli si
ispira alla figura di Cesare Borgia per descrivere le caratteristiche di un principe nuovo all’interno del
“principe“. Questo, come il duca Valentino, doveva essere freddo e prendere decisioni immediate. Quando
papa Alessandro VI morì il Valentino perse la sua potenza e venne sostituito da Giulio II.
Machiavelli si dedicò anche alla letteratura e scrisse una cronaca delle vicende italiane, e decennale primo.
Durante questo periodo machiavelli elabora il suo pensiero secondo il quale uno Stato doveva avere un
esercito permanente composto dai cittadini. Il 1507 compi una missione con Francesco vettori in Tirolo da
l’imperatore Massimiliano d’Asburgo a. Scrisse il ritratto delle cose della Magna in cui scrisse della potenza
della comunità della Germania. Successivamente nel 1510 ritorno dal re di Francia Luigi XII dove scrisse il
ritratto delle cose di Francia. La Francia però, alleata con Firenze, venne sconfitta dagli svizzeri e la
Repubblica Fiorentina cadde, ritornarono I medici e Machiavelli fu licenziato.

IL PRINCIPE
Scrisse nel 1513 e la dedica a Lorenzo dei medici nel 1515. L’opera tratta di politica. Già nel medioevo si
scrivevano dei trattati politici, i specula principis, ovvero gli specchi del principe: il modello e le virtù che
doveva possedere. E anche nel 400 ritorno all’esigenza di comporre questo tipo di opere, con l’affermarsi
delle signorie e dei principati. Principe di Machiavelli si riallaccia questa tradizione anche se la stravolge:
prima si puntava a fornire l’immagine ideale che avrebbe dovuto assumere il Principe, elencando tutte le
virtù che doveva assumere, ora invece Machiavelli vuole scrivere della realtà e non di una cosa ideale
quindi propone al principe di fare tutto ciò che possa aiutarlo a mantenere lo Stato senza per forza seguire
le regole morali. È un’opera breve ma contenente moltissimi pensieri di Machiavelli, è formata da 26 capitoli
ognuno con un titolo in latino. I capitoli che vanno dal primo all’11º contengono la descrive descrizione dei
vari tipi di principato E con il fine di trovare i mezzi per conquistarlo e mantenerlo stabile. Per Machiavelli
esistono i principati ereditari e quelli nuovi , Questi possono essere conquistati con la virtù e
autonomamente oppure grazie alla fortuna e con l’aiuto di altri. Nel capitolo ottavo tratta dei principi che
giungono al potere con la crudeltà, che può essere “ bene e male usata“. È bene usata quando è impiegata
solo per necessità del principe e per fare del bene ai sudditi, e male usata quando ha solamente il fine di
aumentare il suo potere. Nel capitolo successivo distingue il principato civile dai principati ecclesiastici: nel
primo il principe riceve il potere dei cittadini nel secondo il potere lo riceve dall’autorità religiosa. I capitoli 12
fino al 14 trattano del problema delle milizie secondo Machiavelli uno Stato dovrebbe avere una esercito
proprio composto dai cittadini che combattono con un ideale a differenza degli eserciti mercenari che
combattono esclusivamente per denaro. Nei capitoli dal 15º al 23º riportano i modi di comportarsi del
principe sia con i sudditi che con gli amici che non seguono sempre la virtù e la moralità. Nel capitolo 24
ragiona sul motivo per cui i principi italiani hanno perso i loro Stati e in quello successivo tratta del rapporto
tra virtù e fortuna quindi la capacità del principe di adattarsi e prevedere ciò che la fortuna porterà. Infine
l’ultimo capitolo che si pensa sia stato scritto successivamente all’opera si tratta di un’esortazione al
principe nel suo ruolo.
I DISCORSI
inizialmente dovevano essere costituiti dagli appunti che Machiavelli aveva preso leggendo i primi 10 libri
della storia di Livio. Successivamente ripreso in mano questi appunti e scrisse i discorsi, dedicati a due suoi
amici che lo guardavano come un maestro. L’opera è divisa in tre libri: il primo tratta della politica interna di
Roma, il secondo della politica estera e dell’espansione dell’impero e il terzo delle azioni dei cittadini. E i
discorsi non hanno un genere preciso, infatti non hanno la struttura di un trattato organico ma sono più che
altro una serie di riflessioni su vari temi senza seguire uno schema fisso.

RAPPORTO TRA DISCORSI E PRINCIPE


Nei discorsi Machiavelli lascia intendere la sua forte simpatia per la Repubblica descrivendola come la
miglior organizzazione dello Stato, invece nel Machiavelli la forma di governo che consiglia è quella di una
monarchia assoluta. Questo perché: le opere hanno una diversa destinazione. Machiavelli è repubblicano
però scrive il principe perché la situazione attuale era gravissima e con quest’opera sperava di porre
rimedio alla crisi italiana, sostenendo la necessità di uno Stato forte e solido e che non cedesse a quelli
esteri. Ritenendo che fosse dici indispensabile che a capo ci fosse una figura in grado di condurre una
politica straordinaria. Comunque Machiavelli sosteneva che il futuro dello Stato italiano sarebbe dovuto
essere quello repubblicano. In entrambe le opere emerge il metodo di indagine del Machiavelli.

SCIENZA POLITICA
Machiavelli è considerato il fondatore della scienza politica distinguendola dalla morale. Nel medioevo
infatti la politica era subordinata alla morale dal momento che un sovrano che si comportava bene secondo
le regole della morale era considerato un buon governatore mentre chi non rispettava queste regole era
considerato un cattivo governatore. Invece secondo Machiavelli un governatore si deve giudicare in base
alla sua capacità politica, ovvero quella di rafforzare lo Stato e garantire il bene dei cittadini. Il letterato
infatti voleva scrivere non opera che si limiti ad immaginare la verità della cosa, ma un’opera che sia utile a
chi lo legga e che lo possa utilizzare come uno strumento per migliorare la politica. ma per costituire dei
principi generali applicabili alla realtà bisogna ricorrere all’esperienza. Ma che avelli la divide in due tipi:
quella diretta e quella derivante dalla lettura degli autori antichi. La prima si acquisisce personalmente
partecipando a determinate vicende. nonostante le esperienze arrivino da due fonti diverse le due
costituiscono la stessa cosa.

CONCEZIONE DELL‘UOMO
Machiavelli ha una concezione naturalistica dell’uomo in quanto questo sia un fenomeno naturale pari a
tutti gli altri. Se si studia il comportamento umano nella storia, secondo Machiavelli, si possono formulare
delle leggi che valgono universalmente. Per questo motivo le sue opere sono ricche di esempi della storia
antica, da qui si può notare che il comportamento dell’uomo non varia e quindi si può utilizzare come
lezione al giorno d’oggi. Infatti i politici devono studiare e riprodurre il modo di fare politica degli antichi. Da
questo nasce la teoria razionale dell’agire politico. Ma che avelli a una visione molto pessimista della
natura umana, gli uomini sono tutti malvagi. Interesse principale è quello materiale ed egoistico È, che non
sicura dei valori e dei sentimenti. Infatti nel principe afferma che gli uomini dimenticano con più facilità
l’uccisione del padre che la perdita del proprio patrimonio. Dal momento che, quindi, il principe si trova a
governare persone non buone, deve sapersi comportare di conseguenza: non può sempre seguire la virtù
A seconda delle circostanze. Paragona infatti il principe ad un centauro, che deve essere metà uomo metà
bestia.
POLITICA E MORALE
Machiavelli distingue la politica dalla morale in quanto non sempre la prima deve rispettare i principi della
seconda. Infatti quelli che sono considerati cattivi dalla morale sono considerati buoni in politica dal
momento che agiscono per il bene dello Stato e dei cittadini, Invece quelli buoni moralmente possono
essere considerati cattivi in politica indebolendo lo Stato. L’espressione “ il fine giustifica i mezzi“ è stata
presa come la base del pensiero di Machiavelli. Ma non è esatto in quanto lui non giustifica le azioni, ma
semplicemente ritiene che determinati comportamenti siano necessari per la stabilità dello Stato. Infatti
distingue tra principi e tiranni, i primi Se agiscono non rispettando i principi della morale, lo fanno per il
bene dello Stato, gli altri agiscono vece agiscono solamente per il bene personale.

LO STATO E IL BENE COMUNE


La violenza del principe deve sempre avere come fine il bene comune, dei cittadini dello Stato. Per tenere
in piedi uno Stato forte è indispensabile avere le virtù civili come l’amore della patria, l’amore per la libertà e
l’onestà. E per infondere tali virtù negli uomini che originariamente non sono buoni sono necessarie la
religione, le leggi e le milizie usate tutte esclusivamente come strumento di governo. La religione per
esempio obbliga i cittadini ad avere rispetto l’uno dell’altro, le leggi disciplinano il comportamento dei
cittadini e le milizie, Che devono essere composti da cittadini, tendono a creare un legame tra patria e
cittadino. Machiavelli la miglior forma di politica è quella repubblicana in quanto non si basa su un’unica
persona, ma su una collettività più stabile.

VIRTÙ E FORTUNA
Esistono due tipi di virtù quella del principe e quella del cittadino entrambe della stessa importanza. L’uomo
nell’agire secondo virtù a dei limiti. Questi limiti sono posti dalla cosiddetta fortuna: un disegno divino Che
ha un fine e consiste nel combinarsi di eventi casuali. Secondo Machiavelli l’uomo può vincere la fortuna , e
cita alcuni modi per farlo.
Innanzitutto la fortuna può presentare un’occasione, sta poi all’uomo sfruttarla nella migliore maniera.
Inoltre l’uomo può contrapporsi alla fortuna prevedendola e preparandosi ad affrontarla.
Per Machiavelli chi riesce a mettere in atto questi due modi per vincere la fortuna, possiede la virtù, che
quindi è rappresentata da una grande conoscenza delle leggi dell’agire politico, acquisita con l’esperienza,
E dalla capacità di applicare queste leggi alla vita vera.

LINGUA E STILE
Machiavelli rifiuta il modello di prosa ciceroniana, non utilizza un lessico aulico con periodi complessi e la
retorica. Questo perché l’opera che Machiavelli scrive deve essere in rapporto con la realtà quindi ciò che
vuole trasmettere deve essere chiaro e efficace . Il suo modo di scrivere comunque ricco di energia pieno
di passione e incalzante. Il lessico è libero e vario con latinismi letterari ma anche parole comuni. Utilizza
anche le metafore e paragoni, In quanto vuole trasformare ciò che dice in immagini concrete.

L’ARTE DELLA GUERRA


L’opera è divisa in sette libri e fu la prima opera politica importante pubblicata dall’autore in quanto il
principe e i discorsi dovevano ancora essere pubblicati ed erano solamente in forma di manoscritti. L’arte
della guerra è in forma di dialogo, è ambientata nei giardini di palazzo Rucellai, gli interlocutori sono gli
Intellettuali che si riunivano a palazzo il più importante e Fabrizio colonna, portavoce delle idee di
Machiavelli. Il tema di quest’opera è la polemica contro le armi mercenarie che indebolivano lo Stato,
Machiavelli sosteneva infatti che uno Stato dovesse avere un esercito proprio e composto dai cittadini.
Nell’opera si tratta anche della paga dei soldati della loro disciplina della disposizione degli eserciti durante
una battaglia degli accampamenti e le fortificazioni. Machiavelli si ispira al modello dell’antica Roma
LE ISTORIE FIORENTINE
Quando Machiavelli si riavvicina alla famiglia dei medici riceve l’incarico di scrivere una storia di Firenze da
parte di Giulio de’ medici. L’opera è scritta in volgare ed è formata da otto libri. Il primo tratta della storia
d’Italia dalla caduta dell’impero romano fino ai primi decenni del 1400, I libri dal secondo al quarto narrano
la storia di Firenze fino ai primi decenni del 1400 ovvero quando Cosimo dei Medici instaura la signoria e i
libri dal quinto all’ottavo contengono la storia di Firenze dal 1434 fino alla morte di Lorenzo il magnifico.
Machiavelli intende individuare le cause Del declino della città portando una soluzione. Polemizza contro i
principi italiani che non sono stati in grado di costruire uno Stato forte. Anche se l’opera era stata
commissionata dalla famiglia dei medici, questa non era una celebrazione in quanto Machiavelli vuole
tenere la propria indipendenza, Anche se comunque limita le critiche nei confronti della famiglia. Dal
momento che questa è un’opera politica e anche in parte moralistica Machiavelli non presta la massima
attenzione all’attendibilità delle fonti da cui attinge, anzi talvolta tende a modificare i fatti per renderle più
favorevoli alle proprie tesi.

POESIA
Machiavelli possedeva una cultura letteraria molto buona nonostante non fosse un letterato. La sua
produzione poetica rimane nella tradizione fiorentina contenente sempre riferimenti alla morale o a
problemi politici e sociali.

LA MANDRAGOLA
È il testo letterario più importante di Machiavelli, è una commedia. Scritta nel 1518 quando era escluso
dalla vita politica ed era in esilio forzato il che viene riflesso nell’opera. La vicenda si svolge a Firenze E
narra di un amore contrastato che però ha un lieto fine grazie a una figura scaltra tipica della commedia
latina, nella vicenda è presente anche uno sciocco beffato. La comicità di Machiavelli è cupa e amara e
descrive un mondo in cui L’unico interesse è quello economico e dell’inganno dove i principi morali non
esistono ritraendo la visione pessimistica dell’uomo. Nell’opera polemizza contro la corruzione della
società.

LA CLIZIA
Si è spirato alla casina di Plauto perciò è molto vicina ai modelli classici. Il protagonista è un anziano che si
innamora di una serva e viene beffato dalla moglie e dei familiari. All’interno dell’opera si può trovare una
sorta di autobiografia, infatti L’anziano rappresenta Machiavelli. Il topo s’è il conflitto tra vecchi e giovani. Il
letterato dell’opera fa una riflessione sulla vecchiaia.

L’EPISTOLARIO
È composto dalle lettere familiari che Machiavelli scriveva ad amici e conoscenti. Si tratta di un colloquio
con i destinatari , Il quale tratta di argomenti molto vari, dalla politica agli scherzi. Segui la tradizione
borghese fiorentina, comica e burlesca. Una di queste lettere indirizzata a Francesco vettori, suo caro
amico, scritta dopo essere stato cacciato dalla politica. Questa lettera di parti autobiografiche e racconti
della sua giornata. Di quello che fa il mattino al pomeriggio e alla sera, del suo studio dei classici e delle
sue occupazioni. In questo epistolario ci sono anche i ghiribizzi al soderini , Indirizzato all’ipotesi di Giovan
battista Soderini in cui esprime i suoi pensieri fondamentali.

RITRATTO DELLE COSE DI MAGNA E DI FRANCIA E ESERCITO


In questi scritti Machiavelli elenca le riflessioni che ha compiuto durante il suo viaggio in Germania e in
Francia.
Nel ritratto delle cose di Francia Machiavelli descrive lo Stato francese come modello che qualsiasi Stato
dovrebbe adottare per essere forte e solido: con un forte esercito.
Nel ritratto delle cose della Magna invece descrive la Germania con lo Stato frazionato in feudi e che di
conseguenza è frammentato e debole.
Machiavelli compone anche degli scritti su l’esercito nel quale propone alla città di Firenze di instaurare un
esercito formato dai cittadini e non più dai mercenari.