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VITA

Foscolo nacque nel 1778 a Zante (isola greca). Proprio per essere nato in terra greca e da madre greca
Foscolo si sentì profondamente legato alla civiltà classica.
Successivamente si trasferisce con la famiglia spalato, in Dalmazia, e li frequenta i primi studi presso il
seminario. Alla morte del padre la famiglia ebbe gravi difficoltà economiche e la madre nel 1789 si stabilì a
Venezia per cercare appoggio presso parenti ed amici. Li Nicolò la raggiunse a 15 anni, e conoscendo
poco la lingua italiana si gettò negli studi, creandosi rapidamente una notevole cultura sia classica sia
contemporanea. Al tempo stesso cominciò scrivere i primi versi e nonostante la sua povertà a questa fama
nella società veneziana.
Politicamente era entusiasta dei principi della rivoluzione francese ed assunse posizioni fortemente
liberalità arie egualitarie, che lo portarono ad avere problemi con il governo della Repubblica di Venezia.
Nel 1796 per sfuggire ai sospetti del governo si rifugia per qualche tempo sui colli euganei.
Nel gennaio del 1797 fece rappresentare la tragedia Tieste. Nel frattempo Foscolo fuggì a Bologna, si
arruola nelle truppe della Repubblica cispaDana e pubblica l'ode a Bonaparte liberatore in cui esaltava
Napoleone come portatore di libertà.
Torno a Venezia quando gli si era costituito un governo democratico, ma dopo che Napoleone cedette la
Repubblica veneta all’Austria con il trattato di Campoformio, lasciò di nuovo Venezia e si rifugiò a Milano. Il
tradimento di Napoleone fu un trauma che segnò profondamente l’esperienza di Foscolo cancellando tutte
le sue esperienze politiche. Tuttavia pur mantenendo un atteggiamento critico verso Napoleone, egli
continua sempre a operare all’interno del sistema napoleonico nella consapevolezza che esso era un punto
obbligato di passaggio per la creazione di un’Italia moderna.

ETÀ NAPOLEONICA
A Milano Foscolo conobbe Parini (per lui modello di figura intellettuale) e strinse amicizia con Monti. In
questi anni Foscolo cercò anche una collocazione sociale che gli consentisse di svolgere il suo lavoro
intellettuale. Nel 1798 a Bologna è stato aiutante cancelliere al tribunale militare; con l'avanzata degli
austriaci l'anno successivo si arruolò di nuovo e partecipò a vari scontri. Dopo la vittoria di Marengo con cui
Napoleone riconquistò l'Italia, fu arruolato come capitano aggiunto nell'esercito della Repubblica italiana.
Questi furono anche anni di intense passioni amorose per Isabella Roncioni a Firenze per Antonietta
Fagnani Arese a Milano. Nel 1808 ottenne la cattedra di eloquenza all'Università di Pavia, ma la cattedra fu
presto soppressa dal governo. Nel 1811 fece rappresentare la tragedia Aiace dove nella figura del tiranno
vi erano riferimenti a Napoleone, e per questo egli fu sollevato dall'incarico di revisore degli spettacoli. Si
recò allora a Firenze dove soggiornò fino al novembre 1813; nella villa di Bellosguardo sui colli Fiorentini si
dedicò intensamente alla composizione delle Grazie.

L’ESILIO
Dopo la sconfitta di Napoleone a Lipsia Foscolo tornò a Milano riprendendo il suo posto nell'esercito e dopo
la sconfitta definitiva di Waterloo e il rientro a Milano degli austriaci gli fu offerta la direzione di una rivista
culturale “La biblioteca italiana” con cui il nuovo regime cercava di conquistare il consenso degli intellettuali.
Foscolo però rifiutò per coerenza con il suo passato e con le sue idee.
Fuggì da Milano e andò in esilio prima in Svizzera poi a Londra.
Le sue condizioni economiche si fecero però sempre più gravi anche a causa della vita dispendiosa che
conduceva e per fare fronte a tali difficoltà cerco collaborazioni con riviste inglesi pubblicando saggi sulla
letteratura italiana del passato e del presente. Negli ultimi tempi, ammalato in miseria, fu costretto a
nascondersi dai creditori andando a vivere nei sobborghi più poveri di Londra, dove, come scrive in una
lettera, trovò conforto continuando la traduzione dell'Iliade. Morì nel villaggio di Turnham Green nel 1827 a
49 anni. Nel 1871 i suoi resti furono portati in Italia e sepolti in Santa Croce vicino alle tombe dei grandi
uomini da lui cantati nei sepolcri.

LE COMPONENTI CLASSICHE, PREROMANTICHE E ILLUMINISTICHE


Nella formazione di Foscolo convergono la tradizione classica, le più moderne sollecitazioni preromantiche
e l’Illuminismo settecentesco. La sua formazione letteraria avviene nel solco del gusto arcadico (letteratura
frivola di evasiva dalla perfezione solo formale retorica) ma poi si aggiunge un modello di grandi classici
latini e greci oltre a quelli italiani come Dante e Petrarca, ma anche Parini per il rigore mola morale e civile
e Alfieri per l’indipendenza all’ansia di libertà. Al tempo stesso viene anche influenzato dal sentimentalismo
di Rousseau e dal Werther di Goethe. I poeti cimiteriali inglesi sono da lui interpretati in chiave laica, civile e
patriottica. Per quanto riguarda le idee, tra gli illuministi subì in un primo tempo l’influenza di russo, che gli
suggerì concezioni democratiche di qualità aria e lo spinse negli anni giovanili ad abbracciare posizioni
giacobine; sempre da russo derivò nel giovane Foscolo il culto della natura come fonte di tutto ciò che è
autentico e positivo. La visione di Rousseau della società si fondava sul presupposto dell’originaria naturale
bontà dell’uomo che era stata poi corrotta dallo sviluppo della civiltà; più tardi Foscolo si stacca da questi
principi abbracciando le concezioni più pessimistiche di Machiavelli e di Hobbes che lo inducevano a
credere nell’originaria malvagità dell’uomo, il quale era in perenne conflitto con gli altri uomini per sopraffarli
e imporre il suo dominio.

IL MATERIALISMO
A questo pessimismo contribuisce un'altra componente filosofica, il materialismo, che gli proviene sempre
dalla cultura illuministica del Settecento, con l'apporto anche di pensatori e poeti classici come Democrito,
Epicuro e Lucrezio. Secondo il materialismo tutta la realtà è materia ed esclude quindi lo spirito se non
come prodotto della materia stessa; ne deriva la negazione del trascendente e della sopravvivenza
dell'anima dopo la morte. Il mondo quindi non è retto da una superiore intelligenza ma da una forza cieca
meccanica. La morte segna l'annullamento totale dell'individuo. Questa visione è però in contrasto con la
visione generosamente attiva ed eroica della vita di Foscolo, e questo lo spinge a cercare alternative e a
provare a recuperare la dimensione ideale dell'esistenza.

LA FUNZIONE DELLA LETTERATURA E DELLE ARTI


Un fondamentale valore che Foscolo propone è la bellezza, di cui sono depositari la letteratura e le arti.
Esse hanno il compito di depurare l'animo dell'uomo dalle passioni che nascono dai conflitti,di consolarlo
dalle sofferenze e dalle angosce del vivere, purificando così l'animo dell'uomo e allontanandolo dalla
condizione feroce che che lo spinge alla violenza. La letteratura e le arti hanno quindi per Foscolo una
funzione civilizzatrice. Importante è tramandare le memorie, in cui consiste l'anima di un popolo, poiché è
ciò che ne garantisce la coesione ed è necessario nel caso dell’Italia per trasformare un popolo diviso e
arretrato in una nazione civile e moderna.

JACOPO ORTIS-MODELLO DEL WERTHER


La prima opera importante di Foscolo è un romanzo: le ultime lettere di Jacopo Ortis. Una prima redazione
dell'Ortis fu parzialmente stampata da Foscolo a Bologna nel 1798, ma restò interrotta per le vicende
belliche che spinsero Foscolo a combattere contro gli austro-russi; lo stampatore per poter vendere il libro
la fece concludere da un certo Angelo Sassoli. Il romanzo fu ripreso da Foscolo e pubblicato a Milano con
profondi mutamenti nel 1802. Su di esso lo scrittore ritorna ancora durante l'esilio, ristampandolo nel 1816
a Zurigo e nel 1817 a Londra con ritocchi ed aggiunte.
L'Ortis è dunque un'opera giovanile ma anche un'opera che Foscolo sentì come centrale nella sua
esperienza dato che vi ritornò in più riprese a distanza di parecchi anni.
Si tratta di un romanzo epistolare: il racconto si costruisce attraverso una serie di lettere che il protagonista
scrive all’amico Lorenzo alderani (con alcuni interventi narrativi dell’amico stesso). Il modello a cui Foscolo
guarda soprattutto i dolori del giovane werther di Goethe (anche la nuova Eloisa di russo). Chiaramente
ispirato al werther è il nodo fondamentale dell’intreccio: un giovane che si suicida per amore di una donna
già destinata come sposa un altro. Ma vicino a Goethe è anche il nucleo tematico profondo: la figura di un
giovane intellettuale in conflitto con un contesto sociale in cui non può inserirsi. Goethe per primo aveva
colto questa situazione di conflitto tra intellettuale e società ed aveva avuto la geniale intuizione di
rappresentare il conflitto attraverso una vicenda privata e psicologica sul terreno dei rapporti amorosi,
nell'impossibilità da parte del giovane protagonista di avere una relazione con la donna amata e di
concluderla con il matrimonio. Foscolo riprende questo nucleo tematico sviluppando in relazione alle
particolari caratteristiche del contesto italiano dei suoi anni.
Se però il dramma di Werther è quello di non potersi identificare con la sua classe di provenienza in quanto
respinto dal mondo borghese e dall'aristocrazia, che è ancora la classe dominante ed è chiusa a difesa dei
suoi privilegi; diverso è il dramma di Jacopo, caratterizzato dal senso angoscioso di una mancanza, il non
avere una Patria, un tessuto sociale e politico degno di questo nome entro cui inserirsi. Il fatto essenziale
che il Werther fu scritto prima della Rivoluzione, mentre l'Ortis dopo: dietro il giovane Werther c'è la
Germania dell'assolutismo Principesco ed è caratterizzata dal dominio sociale dell'aristocrazia e della
borghesia; dietro il giovane Ortis c’è invece l'Italia dell'età napoleonica con i suoi tumultuosi rivolgimenti e il
delinearsi del nuovo regime oppressivo del tiranno straniero.
In Jacopo c'è la disperazione che nasce dalla delusione rivoluzionaria dal vedere tradite tutte le speranze
patriottiche e democratiche, dal vedere la libertà finire in tirannide. Non essendoci alternative possibili sul
piano della storia, l'unica via che ha Ortis per uscire da una situazione negativa è la morte.
L'Ortis non è però solo un'opera nichilistica in quanto al suo interno si trova già una ricerca di valori positivi
che possano permettere di superare il vicolo cieco della storia: la famiglia, gli affetti, la tradizione culturale
italiana, l'eredità classica, la poesia. Questi motivi saranno sviluppati nelle opere successive, soprattutto nei
Sepolcri.

L’ORTIS E IL ROMANZO MODERNO


Con l’Ortis Foscolo ha l’intuizione geniale di trasferire in Italia un modello di romanzo moderno largamente
diffuso in ambito europeo. Egli tuttavia non inaugura propriamente il genere del romanzo in Italia in quanto,
a differenza della Nuova Eloisa e del Werther, non vi è in esso un autentico interesse narrativo a costruire
un intreccio di eventi e a dipingere personaggi e psicologie autonome, ma prevale decisamente la spinta
lirica O saggistica. Più che è un racconto l’opera appare come un lungo monologo in cui l’eroe si confessa
con il pathos e al tempo stesso si abbandona ad una lunga serie di meditazioni filosofiche e politiche.
Per quanto riguarda lo stile l'opera è scritta in una prosa aulica con una continua tensione al sublime. La
sintassi è complessa, sul modello classico, con un grande utilizzo di antitesi o simmetrie ed ellissi. Spesso
l'enfasi retorica ha il sopravvento.

ULTIME LETTERE A JACOPO ORTIS


Jacopo Ortis è un ufficiale napoleonico che, dopo la firma del trattato di Campoformio tra Napoleone e gli
Austriaci, lascia Venezia e si rifugia sui colli Euganei da dove scrive lettere all'amico Lorenzo.
In breve tempo Jacopo conosce Teresa, di cui si innamora ma scopre in seguito che è promessa in sposa a
Odoardo, giovane nobile. Quando riesce finalmente a baciare Teresa e lei gli confessa di voler comunque
sposare Odoardo per non disobbedire al padre, non riesce più a sopportare la situazione e parte in viaggio.
Va a Firenze, dove porta il suo omaggio ai grandi del passato seppelliti a Santa Croce, incontra Parini a
Milano, e con lui ha una lunga conversazione. Continua a viaggiare finché non scopre che Teresa e
Odoardo si sono effettivamente sposati: è lì che decide allora di uccidersi, e di dichiarare la sua infelice
condizione anche al suo amico Lorenzo, attraverso le sue ultime lettere.

IL SACRIFICIO DELLA PATRIA NOSTRA È CONSUMATO


Il “Sacrificio della Patria nostra è consumato” è la lettera di apertura del romanzo. Qui il giovane Jacopo
Ortis si è rifugiato sui Colli Euganei per evitare le persecuzioni contro i patrioti Giacobini nel momento in cui
Napoleone, nell'ottobre del 1797, cede Venezia all'Austria.

RIASSUNTO
Nell'esordio, Jacopo, rivolgendosi all'amico Lorenzo Alderani, sostiene che “il sacrificio della patria è
consumato” , ovvero Venezia è stata ceduta all'austria tramite il Trattato di Campoformio del 1797.
L'eroe dice che “non resta che piangere le proprie sciagure e dice che il suo nome è finito nella lista di
proscrizione” cioè la lista dei cittadini sospettati politicamente.
Aggiunge utilizzando un antitesi “vuoi tu che per salvarmi dagli austriaci mi affidi a Napoleone che mi ha
tradito?”
Invita poi Lorenzo a consolare sua madre e dice che ha lasciato Venezia proprio per evitare le prime
persecuzioni che sono le più feroci e si chiede se debba anche abbandonare i Colli Euganei dove si è
rifugiato. Aggiunge poi che “sono gli stessi italiani che si lavano le mani nel sangue degli italiani”, cioè sono
gli italiani stessi che si prestano a diventare gli esecutori delle persecuzioni.
Dice inoltre che per quanto lo riguarda “succeda quello che può succedere” e che “aspetta tranquillamente
la prigione e la morte”; il suo cadavere almeno non finirà tra le braccia straniere e il suo nome sarà
compianto da pochi uomini ma buoni, ovvero quelli che sono stati anche i compagni delle sue miserie, e si
augura che le sue ossa potranno riposare nella terra dei suoi padri (quindi preferisce morire in patria
Piuttosto che andare in esilio).

NICHILISMO E ILLUSIONE
Fin dalla prima pagina è evidente che la morte è l'unica alternativa davanti a una situazione politica senza
via d'uscita. La morte però non è vista soltanto in negativo, ma anche in positivo, poiché l'eroe sopravvive
nella memoria di pochi uomini buoni e quindi attraverso la memoria il valore dell'individuo non va perduto.
La morte è vista anche come il conforto di un ricongiungimento con la Terra dei Padri e anche l'unico modo
per sottrarsi all’ incertezza di una condizione precaria tipica di un eroe senza patria. Quindi da un lato si
registra un nichilismo disperato, dall'altro però c'è il recupero di valori positivi attraverso l'illusione.

FORMA E STILE
Data la forma epistolare del romanzo, il protagonista è anche il narratore della vicenda, e ciò fa sì che la
narrazione coincida cronologicamente con lo svolgersi della vicenda. Dunque più che una narrazione il
racconto assume le caratteristiche di un monologo simile a quello degli eroi tragici delle tragedie di Alfieri.
Lo stile quindi è oratorio ed elevato, dove troviamo delle frasi molto brevi: c'è proprio la ricerca di una forma
concisa e quindi lapidaria.

LE ODI
Le odi rappresentano tendenze opposte all’ortis, infatti quest’ultimo presenta tematiche preromantiche,
mentre le odi hanno tendenze neoclassiche. Queste due odi hanno come tema principale la bellezza della
donna. L'ode a Luigia Pallavicini tratta di un omaggio alla bellezza di una donna, mentre all’amica risanata
rappresenta più che altro un discorso filosofico sulla bellezza ideale, ma anche sulla funzione della poesia
ovvero quella di rendere eterna la bellezza.

ALL’AMICA RISANATA
All'amica risanata è un’ode composta da Ugo Foscolo per celebrare la guarigione di Antonietta Fagnani
Arese, con la quale il poeta ebbe una relazione tra il 1800 e il 1803. All’amica risanata è un componimento
d'occasione, cioè un testo che, secondo una “moda” tipica della poesia di fine Settecento, viene composto
per celebrare un evento e un personaggio ad esso collegato, anche se in realtà tende a superare il
componimento d’occasione perché Foscolo vuole fare un discorso filosofico sulla bellezza. Questo discorso
si sviluppa principalmente nella seconda parte dell’ode, in cui sostiene che la funzione della poesia è di
scrivere della bellezza cosicché rimanga in eterno. Inoltre anche la bellezza ha una funzione ovvero quella
di vincere il tempo e rendere eterne le cose. Ci sono anche degli spunti neoclassici derivanti dall’utilizzo di
un linguaggio aulico, inoltre l’ode è scritta in modo da suscitare immagine vivide al lettore.

I SONETTI
I sonetti invece sono più vicini all’ortis come tematiche, in quanto sono autobiografici, anche perché si può
notare che il poeta viene rappresentato come una figura tormentata e succube del reo tempo, cosciente
che ciò che gli aspetta sarà il nulla eterno e con una visione nichilista. Si può notare lo spunto alfieriano dal
momento che questi Sonetti sono molto soggettivi, inoltre ci sono anche spunti relativi a Petrarca e altri
poeti latini.

ALLA SERA
Alla sera è un componimento pubblicato da Ugo Foscolo nell’aprile 1803 e composto nei sei mesi
precedenti alla sua uscita.
In questa poesia, che riprende tematiche già viste nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis, Foscolo parla di
come la sera, momento della giornata silenzioso e immobile, offra un’immagine momentanea dello sparire
di ogni forma di vita. Il momento del crepuscolo in questa poesia non è avvertito dall’autore come una sfida
drammatica a cui lo sottopone il destino, ma come un dolce perdersi della vita stessa. Partendo da questo
preciso momento del giorno, Foscolo crea un parallelismo e inaugura una profonda riflessione sulla morte,
che non spaventa l’autore, bensì viene vista come un momento di raccoglimento e di pace in cui la natura
si ritira.
Le due quartine che aprono il sonetto sono caratterizzate da un ritmo lento e meditativo, enfatizzato
dall’avverbio in apertura ("Forse" v. 1) e caratterizzato da una sintassi continua e aperta. Le terzine, invece,
sono caratterizzate da un ritmo più contratto, ottenuto tramite il ricordo insistito alla coordinazione per
polisindeto

IN MORTE DEL FRATELLO GIOVANNI


Il risultato è un componimento dall’andatura circolare che si apre e si chiude con l’immagine del poeta
esiliato che immagina la visita alla tomba del fratello ma a lui è negata anche la possibilità di piangere sulla
tomba dell’amato Gian Dionisio, detto Giovanni. le tematiche più importanti della produzione foscoliana: il
colloquio tra i vivi e coloro che non ci sono più, il fato avverso, le passioni contro cui lottare alla ricerca di
quiete, la famiglia e, ovviamente, l’esilio stesso.

A ZACINTO
È stato composto tra il 1802 1803 ed è dedicato all’isola dove il poeta nacque ovvero Zante. In questo
sonetto Foscolo contrappone se stesso ad Ulisse, le loro peregrinazioni sono dovute al fato, ma hanno
esito diverso uno dall’altra: Foscolo non toccherò più le sponde di Zante ed Ulisse invece riuscì a ritornare
nella sua isola, Dal momento che gli dei glielo concessero, mentre Foscolo fu negato. Infatti vi è la
contrapposizione tra l’eroe classico e quello romantico. L’eroe romantico non può concludere felicemente le
proprie peregrinazioni, infatti è costretto a morire in terre lontane. L’eroe classico invece conclude
felicemente i propri viaggi.
L’eroe romantico ama rappresentarsi miticamente come un esule, un estraneo nel mondo segnato da una
maledizione che lo isola dagli uomini e lo condannano alla sconfitta. Ma la frustrazione della sconfitta
genera un bisogno di regressione, alla ricerca di una sicurezza. Per questo Foscolo presenta la figura di
Venere legata al ricordo dell’isola e della madre. Esplicitando la propria voglia di ritorno al grembo materno
che è simbolo di beatitudine sicurezza.

I SEPOLCRI
I sepolcri è un poemetto in endecasillabi sciolti sotto forma di epistola poetica, infatti è indirizzata ad ippolito
pindemonte e l’occasione della scrittura fu una discussione avvenuta con ippolito a Venezia dopo l'editto
Napoleonico di saint-cloud del 1804. Tramite questo editto si ponevano le sepolture fuori dai comuni delle
città e si regolamentavano le iscrizioni sulle lapidi. Pindemonte proponeva un punto di vista più cristiano
infatti sosteneva il valore della sepoltura da un punto di vista spirituale e religioso, invece Foscolo
sosteneva più le proprie tesi da un punto di vista materialistico. Infatti sosteneva che la morte comportasse
la totale distruzione del corpo e dell’essere e quindi, solo inizialmente però, non dava molta importanza alle
tombe. Poi però nei sepolcri rivaluta l’importanza delle tombe superando il nichilismo, e comincia a ritenerle
un mezzo per la sopravvivenza di un individuo anche dopo la morte, perché si conserva un ricordo tra i vivi.
Quindi la tomba assume un valore fondamentale anche per la civiltà perché prima di tutto rappresenta il
centro degli affetti familiari e poi è anche centro dei valori civili, perché conservando diciamo le tombe dei
più grandi e delle persone più virtuose si puo essere ispirati a condurre una vita altrettanto importante.

LA FUNZIONE CIVILE DELLE TOMBE


Le tombe sono uno dei fondamentali segni distintivi della civiltà, insieme alla famiglia la giustizia e la
religione. Le tombe sono 1 metro per misurare il grado di civiltà di una civiltà dunque Foscolo propone
quattro esempi di tale funzione civile delle tombe:
MEDIOEVO: con spirito ancora illuministico, Foscolo condanna il medioevo come età di barbarie, che è
denunciata dalla mancanza di igiene, dalla superstizione, ma soprattutto da una visione della vita ma
capra, ossessionata dal terrore della morte.
CIVILTÀ CLASSICA:In contrapposizione, un esempio positivo è raffigurato dalla civiltà classica. Essa aveva
una visione serena della morte, testimoniata dalla bellezza che circondava le sepolture. L’età classica come
paradiso di armonia e serenità.
INGHILTERRA: Un altro esempio positivo del valore delle tombe è rappresentato dai cimiteri suburbani
inglesi. Infatti nell’Inghilterra moderna le sepolture non sono solo indizi di pietà verso i propri cari, ma anche
della presenza di valori civili radicati, che uniscono lo spirito del popolo intorno agli eroi nazionali. Le
famiglie britanniche non si limitano a pregare sulla tomba della madre, ma invocano la vittoria su
Napoleone dell’ammiraglio Nelson.
ITALIA NAPOLEONICA: contrasto contrasto viene evocata la mancanza di spirito eroico e di valori civili
nell’Italia napoleonica. In un paese come l’Italia, in cui è prevalso il timore verso il potere e la smania di
arricchirsi, le tombe non possono avere nessuna funzione. Questa visione dell’Italia è conciliata anche
nell’ortis, infatti alla viltà dominante in questo paese si contrappone la figura eroica del poeta stesso.

IL VALORE STORICO DELLE TOMBE


Qui, la considerazione del valore civile delle tombe si allarga alla dimensione storica infatti la tomba non
viene più vista come valore di un dato momento della civiltà, ma come passaggio che affligge la
successione del tempo. Per questo mette in primo piano le tombe degli uomini grandi. In questa parte dei
sepolcri tratta le tombe di Santa Croce, dice che le tombe dei grandi del passato stimolano a compiere
grandi azioni, egli sostiene che dalle memorie può venire lo stimolo del riscatto. Questo tema viene trattato
anche nel discorso tra Parini e l’orti s’, ma in maniera opposta. Nell’ortis lo slancio eroico del giovane si
infrangeva contro le argomentazioni del vecchio, nei sepolcri invece, grazie alla teoria delle illusioni, ha
stabilito le basi per una partecipazione attiva alla storia quindi la letteratura non è più un’analisi della
sconfitta, ma assume una funzione di ammaestramento etico, di stimolo civile e politico.

LA FUNZIONE DELLA POESIA


Qui alla funzione delle tombe di mantenere la memoria i valori della civiltà, il poeta affianca la funzione
della poesia. Se le tombe hanno il compito di vincere l’opera distruttrice della natura e del tempo, esse, in
quanto oggetti materiali, sono sottoposte a questa distruzione, limitando la propria funzione nel tempo. Ma
quando saranno scomparse, questa funzione sarà raccolta dalla poesia è proprio perché essa non è
sottoposta alle leggi materiali può essere conservata per l’eternità tramite il ricordo. Infatti Foscolo assegna
alla poesia una funzione profetica. Poiché non può rivolgersi ad un pubblico presente e ben definito, il
poeta parla alle generazioni a venire, per stimolare la coscienza nazionale. Quindi a tal fine, per ricollegarsi
al passato ovvero alla grande tradizione in cui vi sono le radici della dignità nazionale. La meditazione sulle
tombe sulla poesia di Foscolo non è la ripetizione di luoghi comuni, ma strumento per mettere a fuoco
problemi vivi in un’età difficile come la sua. Fai l’esempio del caso di Troia: infatti, grazie alla profezia di
Cassandra, Omero si ispira alle tombe dei Troiani, tra mandando il ricordo di quella città scomparsa. Per
mantenere il ricordo di chi è morto nella patria, Omero non canta solo i vincitori ma anche gli sconfitti.
Proprio per questo motivo la poesia non ha solo il compito di esaltare chi ha vinto, ma anche chi ha perso.
Così stimola sia all’azione eroica attraverso l’emulazione e sia a destare sentimenti come la compassione e
la solidarietà per le sofferenze.

LE GRAZIE
Le grazie è un poemetto didascalico a cui Foscolo lavora in vari momenti della sua vita, infatti più volte lo
riprende in mano, fino successivamente alla sua morte, motivo per cui l’opera rimane incompiuta. Cominciò
a scriverlo nel 1803 inserendo piccole parti di questo poema nel commento alla traduzione latina di catullo
di “chioma di berenice” di Callimaco. La stesura vera e propria però avviene nel 1812 mentre era in
soggiorno alla villa di bellosguardo e inoltre alcune parti della sua opera comparvero anche in una
“dissertazione di un antico inno alle grazie” che pubblicò nel 1822. Ma comunque alla fine Foscolo non
realizzò mai un’opera unitaria, ma rimase frammentata (come la molte altre sue opere), sia a causa
dell’esilio, sia a causa di conflitti interiori ovvero la preponderanza dell’io si minimizza. Il suo obiettivo nella
scrittura delle “grazie” era quello di comporre degli inni appunto alle grazie, dal momento che le riteneva
diciamo in grado di avviare l’umanità verso un processo di civilizzazione. In particolare rivolge il gli inni, che
inizialmente dovevano essere solamente uno, a tre grazie, Venere (dea della bellezza), Vesta (dea dei
valori civili e sociali) e Pallade (dea delle arti e della poesia). Ah e poi prima mi sono dimenticata di dire che
quest’opera è stata dedicata a Canova, che negli anni della stesura da parte di Foscolo stava realizzando
la scultura delle tre grazie.
CONTENUTO
Il primo inno, dedicato alla dea venere, descrive il momento in cui venere, vedendo che gli uomini non
riuscivano a migliorare la propria condizione, nasce dalle acque del mar ionio assieme ad altre grazie. In
questo modo, quando gli abitanti di un’isola vicino le videro diventano uomini civilizzati e non più selvaggi.
Successivamente le dee si recano in tutta la Grecia per diciamo migliorare tutti gli uomini.
Il secondo inno, dedicato a Vesta, descrive invece la celebrazione di un rito in onore delle grazie che si
svolge a Bellosguardo e viene celebrato da tre donne che rappresentano la poesia, la musica e la danza.
Qui avviene un passaggio dalla Grecia, dell’inno precedente all’Italia e questo sta a significare che anche
l’Italia ha diciamo ottenuto quella civilizzazione che aveva la Grecia.
Il terzo inno, è dedicato alla dea Pallade, e narra della dea che cerca rifugio nell’isola di Atlantide dal
momento che le passioni degli uomini avevano preso il sopravvento e gli uomini non potevano accedere a
quest’isola. Pallade fa poi tessere un velo alle grazie un velo che sia in grado di le protegga dalle passioni
degli uomini cosicché possano ritornare tre essi e riportare la civilizzazione. Qui invece il passaggio all’isola
di Atlantide rappresenta il potere delle arti sulle passioni dell’uomo.

TEMI E STILE COME LE ODI


In quest'opera è presente un disegno concettuale che verte attorno alla bellezza e all’armonia. Nella
stesura dell’opera Foscolo ha come obiettivo la ricerca un’armoniositá musicale e anche l’obiettivo di
permettere al lettore di visualizzare delle immagini vivide del contenuto

L’ALLEGORIA
La poesia di Foscolo è una poesia allegorica, sostiene infatti che la poesia incentrata totalmente sulla verità
risulterebbe una poesia fredda e poco fantasiosa, mentre con l’uso dell’allegria è possibile suscitare più
emozioni, che ritiene essere quello ci cui gli uomini avrebbero più bisogno in un'epoca come quella del suo
tempo che sosteneva aver bisogno di un ordine più umano e civile, e infatti come avevo detto anche prima
le arti e la poesia secondo Foscolo sono il grado di portare la civilizzazione.

L’IMPEGNO CIVILE
Nonostante tutto ciò però Foscolo non è che abbandona la poesia civile, infatti inserisce dei richiami alla
società del suo tempo in cui si stavano svolgendo le guerre imperialistiche di Napoleone e gli uomini
avevano animi aggressivi. Inoltre anche l’idealizzazione della bellezza che potrebbe essere vista come un
distacco dalla realtà, invece per Foscolo è una critica alla sua attualità.

ROMANTICISMO E NEOCLASSICISMO
Le tendenze neoclassiche e romantiche di Foscolo non sono in contrapposizione, ma anzi sono collegate
dal “reo tempo” (tempo colpevole, che distrugge ogni cosa e che tormenta l’uomo), infatti le tendenze
romaniche sono presenti dal momento che Foscolo si ritrova deluso dall’epoca storica in cui sta vivendo e
questo comporta anche dei conflitti interni, mentre le tendenze neoclassiche sono derivate dal fatto che egli
voglia contrapporre a questo mondo uno migliore è caratterizzato dalla bellezza.

IL PROEMIO
Nella scrittura del proemio diciamo che Foscolo prende come modello i grandi poemi classici come quelli di
Omero e Virgilio, infatti invoca le grazie affinché gli diano ispirazione nella scrittura dei versi. Inoltre nel
proemio dedica l’opera al Canova. Quello che c’è di diverso però dai poemi a cui si ispira è che in questo
caso le grazie invocate coincidono con l’argomento del testo.

DIDIMO CHIERICO
Dopo essersi identificato nella passionalità di Ortis, Foscolo, si costruisce un secondo alter ego,
completamente opposto al primo. Già dal nome infatti (Didimo, come il grammatico alessandrino di età
augustea, e Chierico, sinonimo di una figura di intellettuale isolato dalla mondanità) questa nuova
maschera del Foscolo si presenta significativa di un differente atteggiamento verso tutto e tutti, dettato
dall’esperienza poco positiva derivata dall’impegno sociale e politico che pur egli aveva avuto in passato.
quanto Jacopo è appassionato e disperato, tanto Didimo è distaccato dalle passioni, ironico e disincantato.
Le passioni serbano in lui "un calore di fiamma lontana". E allora le illusioni che erano alla base
dell’ideologia foscoliana propria dell’Ortis sono sostituite da un’ironica e demistificante sfiducia nella
possibilità di realizzazione di quei valori per cui il Foscolo aveva energicamente ma vanamente combattuto.
Inoltre vi è una consonanza con le grazie per il culto dei sentimenti.

NOTIZIA INTORNO A DIDIMO CHIERICO


La Notizia intorno a Didimo Chierico è un testo in sedici brevi capitoli che Ugo Foscolo pubblica nel 1813
come introduzione alla sua traduzione del Viaggio sentimentale attraverso la Francia e l'Italia di Laurence
Sterne.