Cristal 5
Cristal 5
L’Egitto nell’antichità era la culla della Sapienza Segreta e delle dottrine Mistiche, da cui
ogni altra razza ha attinto per comprendere la vita e le sue regole.
Fra i numerosi maestri che v’insegnavano, il primo che diede forte slancio e ispirazione,
fondatore dell’astrologia e scopritore dell’alchimia, fu
Ermete Trismegisto (Il Tre volte grande), che gli Egizi
deificarono con il nome di Thoth.
Con la sua scienza, meglio conosciuta come
“ermetica”, consegnò all’umanità le basi per capire le
leggi che muovono l’Universo che, come abbiamo
visto nelle lezioni precedenti, sono state in seguito
confermate dalle teorie fisiche fra cui, quella della
relatività.
La filosofia ermetica comprendeva sette principi, il
secondo dei quali, quello della “corrispondenza”, è
essenziale per capire che la materia è la
rappresentazione visibile e tangibile di un’idea.
Per fare un esempio, supponiamo di avere un’intuizione o una visione; per renderla
visibile, dobbiamo prima cercare i materiali necessari, poi costruirla.
Materializziamo, così, l’idea che, ovviamente, esisteva già nell’invisibile; quindi non
s’inventa niente, ma si rende concreto solo un modello pre-esistente.
Il computer, infatti, è stato inventato prendendo spunto dalla realtà del cervello e del
funzionamento mentale, perciò per comprendere le dinamiche cerebrali e l’incoscio
occorre imparare quelle informatiche.
Questa espansione energetica che si chiama aura nasce dal cuore ed è la manifestazione
dell’essenza che in esso dimora, è giusto quindi affermare che “noi siamo il nostro cuore”.
La libertà e l’igiene della nostra coscienza (che è un tutt’uno con l’energia, la memoria e
l’aura) dipendono dalla purezza del nostro cuore, che regola il nostro stato di salute.
Un organismo è libero quando diventa immune, risorgendo dalle proprie ceneri come
l’araba fenice.
Per far questo deve uscire e allontanarsi dalla condizione che non lo fa sentire
in armonia con se stesso, o che lo condiziona a vivere diversamente dalle
proprie esigenze.
Questo implica un impegno, che consiste nel prendersi a cuore la propria salute e
trasformare i punti bui della coscienza, compiendo una vera e propria alchimia dell’essere
che aiuta a sviluppare l’energia della pietra filosofale: il cuore.
La dimensione dell’aura è direttamente proporzionale all’espansione di questa energia,
che rappresenta la nostra vera natura: la manifestazione dell’essenza divina, fine ultimo di
tutte le religioni e filosofie spirituali.
Per indicare l’aura si usa anche il termine “campo aurico” perché, in effetti, chi riesce a
vederla, la descrive come una sorta di contenitore (campo deriva da capere che significa
appunto: atto a contenere) al cui interno è racchiusa l’immagine corporea.
L’aura è apparentemente un alone che circonda il
perimetro del corpo (umano, vegetale, cristallino) e può
assumere vari colori o essere completamente dorata.
Nel primo caso rappresenta lo stato emotivo e psichico
dell’organismo esaminato, tanto da essere definita: aura
emozionale che, per mezzo di uno strumento chiamato
“camera Kirlian” (dal cognome dello scienziato russo che
l’ha inventata), può anche essere fotografata.
Quest’apparecchiatura riesce a riconoscere le frequenze
energetiche (in questo caso cromatiche) che compongono
l’aura, rendendole visibili su un monitor.
Quando l’aura è invece dorata, rappresenta il colore dell’essenza, ossia della parte più
pura dell’essere vivente definita dalle filosofie orientali: la scintilla divina la quale, se
risvegliata, porta all’illuminazione com’è accaduto ai maestri spirituali di tutti i tempi: essi,
attraverso i loro insegnamenti, confermano che ciò avviene quando l’essere umano riesce
a liberarsi completamente dai propri vincoli, dagli schemi mentali, familiari, dogmatici,
sociali, perdendo se stesso per poi risorgere.
Nell’essere “illuminato” l’aura appare addirittura bianca, luminosa e irradiante, tanto da
conferire carisma e pace, operando la trasformazione da umano a “divino”.
I santi, gli esseri spirituali e gli eroi,infatti, sono rappresentati allegoricamente con un
cerchio luminoso chiamato aureola, che ne circoscrive il capo, una sorta di corona che sta
a indicare la gloria che hanno ottenuto grazie a imprese umane o a rinunce spirituali.
In entrambi i casi queste personalità hanno seguito la voce della propria essenza (la
vocazione) che li ha spinti a fare scelte tali da rifiutare “il male” per il bene.
Per questa ragione sono considerati immortali e invincibili perché la luce che li pervade li
rende onniscienti, onnipotenti e uniti al divino.
Liberandosi dal “male”, rafforzano la propria immunità, eliminando le malattie dalle loro
vite.
E’ stato detto che non ci sono malattie incurabili, ma solo persone incurabili; la forza che è
dentro di noi è illimitata e liberatoria, occorre solo risvegliarla.
Già ai tempi di Atlantide i nostri antenati sapevano come visualizzare l’aura ed equilibrarne
le frequenze utilizzando i cristalli perché, grazie al “firmamento”, i loro corpi erano
costantemente pervasi dalla “luce” , in un tutt’uno con l’essenza, quindi illuminati.
Dalla “caduta del firmamento” (come ho spiegato nella lezione precedente) la luce, la
consapevolezza e tutte le innate peculiarità umane si affievolirono, fino a scomparire.
I “maestri” di quella civiltà però nascosero le conoscenze, per evitare che l’umanità,
dimenticandole, si estinguesse.
L’uomo non si è mai arreso nel ricercare questo sapere, per raggiungere “l’illuminazione” e
riconquistarsi il diritto di essere unito all’ESSENZA.
Il maggior slancio interiore nel perseguire questo scopo lo ebbero gli alchimisti i quali
credevano fermamente nella capacità umana di trasformarsi e diventare “oro vivente”,
tanto da operare in gran segreto, usando terminologie misteriose per evitare che le loro
conoscenze finissero in mani sbagliate.
L’“oro vivente”era il fuoco puro (l’essenza) dentro la pietra filosofale (il cuore), quindi l’aura
dorata che si sprigiona quando si raggiunge l’illuminazione.
L’alchimista rinasceva come il Sole, che è eguale all’Oro, e, diventando luce, era in grado
di dominare i tre regni della Natura.
Il primo era definito “oro astrale”, una sostanza infuocata che tutti i corpi celesti emanano
nell’universo.
Attraverso la respirazione ne assorbiamo le particelle che diventano parte del nostro
corpo. Le filosofie orientali lo identificano con la parola prana.
Il secondo tipo, “l’oro elementare” detto “ fuoco centrale della Terra”, rappresenta la
costituente più pura degli elementi ed è presente in tutti gli esseri viventi animali, vegetali
e minerali.
Gli alchimisti lo associavano alla pietra filosofale resa pura e perfetta.
Eliphas Levi il più famoso studioso di esoterismo dell’Ottocento la definisce come:“… la
creazione dell’uomo da parte di se stesso, vale a dire l’intera conquista del proprio
potenziale e del proprio futuro; è in particolare la completa liberazione della propria
volontà, che darà il potere assoluto sulla forza magnetica universale”.
Gerhard Dorn filosofo e alchimista belga (XVI secolo) considerava l’oro ( quindi
l’essenza), il seme divino nascosto in tutte le cose materiali…che, al pari di una medicina
era capace di trasformarle.
Perché era cosa importante per gli alchimisti nascondere i segreti della loro scienza?
Che cos’era in sostanza l’alchimia e quali erano le sue finalità?
Come scrisse Paracelso, “ l’alchimia serve a separare il vero dal falso”.
L’alchimia era una scienza sacra che combinava elementi di chimica, fisica, astrologia,
arte, medicina, misticismo, religione e dava la possibilità a chi la eseguiva di conquistarsi
l’onniscienza (ossia la conoscenza totale), di curare tutte le malattie, di generare vita o
addirittura renderla eterna, di trans-mutare i metalli in oro.
La pietra filosofale era la chiave per realizzare questi obiettivi.
Tuttavia la vera alchimia è, come allora, un processo interiore di liberazione che porta a
una crescita spirituale, a favore di chi la utilizza, poiché genera “ luce interiore”.
La luce è il risultato finale di un processo che i fisici chiamano “annichilimento”
(dall’espressione latina nihil, niente). Esso avviene grazie allo scontro di due energie
opposte (materia e antimateria) la cui conseguenza è il loro annullamento, che genera un
“ vuoto” da cui scaturisce la luce.
Anche la filosofia buddhista si prefigge come obiettivo finale il raggiungimento del
“vuoto”, punto di partenza del cammino di crescita umana che conduce all’illuminazione.
Perciò questa è la vera alchimia dell’essere: annullare gli opposti (il bene e il male, il
buono e il cattivo, ecc…) per trovare la pace, la libertà, la conoscenza e riattivare l’aura
dorata, la luce interiore.
Creando il “vuoto” si mette in funzione l’energia della pietra filosofale (il cuore) la quale,
accendendosi, attiva una serie di reazioni a cascata, la cui velocità è direttamente
proporzionale ai tempi di adattamento e presa di consapevolezza di ogni persona.
Il cuore quindi è un cristallo (pietra) che conserva nella propria memoria la conoscenza
(sophia) della vita; la sua energia cristallina è il “fuoco alchemico” che unifica gli opposti,
trasformandoli in luce, perciò, poiché “noi siamo il nostro cuore”, non siamo altro che
cristalli. Dobbiamo solo riattivare questa nostra innata identità.
Anche Giuliano Kremmers, già citato in questo corso, dichiara che: “il corpo umano
sprigiona un’aura che scientificamente è l’attenuazione della parte grave visibile del corpo
materiale. Quest’aura ,diretta dalla volontà, può spandersi su di un corpo malato e
rimarginarne le ferite, portandovi l’equilibrio del corpo che lo emana. Alcuni uomini sono
dotati non di maggior fluido come si crede, ma di maggior potenza di emissione“.
La scienza cominciò a prendere in esame il campo aurico dalla fine del diciannovesimo
secolo.
Fu grazie al dott. Walter Kilner membro della Commisione Medica dell’Università di
Cambridge, del Reale Collegio dei Medici e capo elettricista all’ospedale di Londra, che si
cominciò a riconoscerne l’esistenza.
Kilner eseguì molti esperimenti attraverso i quali scoprì che lo stato più sottile della
materia ( la costituente eterica invisibile) compenetra e avvolge il corpo umano.
Per pura casualità, guardando attraverso uno schermo composto di due vetri incorniciati,
tra cui si trovava una soluzione di alcool e dicianina, detta "spectauranina", Kilner notò un
alone luminoso di energia (l’aura appunto) tutt'intorno al corpo umano, simile a una nube
di radiazioni estesa per circa 12-20 cm con colori ben distinti.
Pur sottoponendo questa nube al calore, a correnti d’aria, al magnetismo e all’elettricità,
non si disperdeva, rimanendo intatta come fosse un corpo.
Kilner non sapendo dell’esistenza dell’aura, perché non s’interessava di misticismo o
filosofie orientali, condusse le sue ricerche solo sotto un profilo scientifico ortodosso,
mettendo in luce le differenze tra le aure degli uomini, delle donne e dei bambini e
soprattutto degli ammalati, i quali presentavano zone decolorate in corrispondenza degli
organi affetti. Dichiarò che la compattezza e il colore dell’aura variavano in relazione alla
salute, all’igiene mentale e ai cambi d’umore.
Sviluppò addirittura un metodo per diagnosticare le malattie basandosi sulla valutazione
del campo aurico, tutt ‘ora in uso nelle strutture sanitarie olistiche mondiali.
Le ricerche del dott. Kilner furono avvalorate dalle scoperte di un fotografo russo di nome
Semyon Davidovich Kirlian, riparatore di apparecchiature elettriche e di apparati
scientifici. Nel 1939 mentre stava aggiustando uno strumento ad alta frequenza, presso un
Istituto di Ricerca nel sud della Russia, notò tra gli elettrodi sistemati sul corpo di un
paziente e la sua pelle, un piccolo bagliore luminoso.
Incuriositosi, si mise subito al lavoro sfruttando il suo notevole talento e la sua ingegnosità
nel campo dell'elettronica; riuscì a impressionare quel lampo su una lastra fotografica che
collocò tra due elettrodi ad alta tensione, uno dei quali fissato a una mano o ad altre parti
del corpo.
Con l'aiuto della moglie Valentina, inventò un metodo fotografico completamente
innovativo chiamato in seguito effetto Kirlian, capace di dimostrare, oltre all’esistenza
dell’aura, anche la presenza del prana: la forza vitale di un organismo, sia animale sia
vegetale o cristallino.
Tra le foto più rilevanti si cita quello delle due foglie, una sana e una malata, sottoposte
all’effetto della camera Kirlian ( nome dello strumento da lui brevettato): intorno alla foglia
sana appariva quella che lui definì un'aura vivida, mentre un'aura opaca compariva intorno
a quella malata.
Grazie alle scoperte di Kirlian è possibile verificare lo stato emotivo e psichico di un
organismo, poiché per mezzo della sua “camera”, è fotografabile l’aura emozionale, la
quale si manifesta in vari colori, le cui interpretazioni aiutano a determinare lo stato di
salute.
I conuigi Kirlian diffusero pubblicamente il frutto dei loro lavori solamente verso gli anni
sessanta, ottenendo un discreto consenso sia in America sia in Unione Sovietica.
Korotkov afferma di aver notato come mutino le oscillazioni fosforescenti attorno al corpo
dopo il decesso e in che modo questa sorta di bolla energetica, detta corpo sottile, si
stacchi gradualmente dal cadavere in un tempo diverso a seconda della causa di morte,
che varierebbe da otto a novantasei ore.
La strumentazione elettrografica capace di fotografare l’aura dorata, è chiamata GDV (Gas
Discharge Visualization) e se é collegata a un computer, fornisce immagini particolari
(elettrofotoniche) dell’impronta energetica del corpo fisico dopo il trapasso.
Le grandezze di questi spazi variano in ogni essere vivente, anche della stessa specie, e
sono determinate da innumerevoli fattori tra i quali, le dimensioni dall’aura dorata
individuale e la capacità di entrare in empatia.
La zona intima quindi, può essere tanto espansa quanto la zona sociale, mentre la zona
personale molto più stretta di quella intima e ciò dipende dall’attitudine personale di aprirsi
e interagire con il mondo e la vita.
Nei momenti bui della nostra esistenza, nelle situazioni dolorose o emotivamente distorte
che ci coinvolgono, la nostra coscienza, dovendo sopravvivere, crea delle barriere per
arginare la sofferenza e talvolta chiude a chiave le nostre “porte interiori”, attraverso le
quali siamo in contatto con l’esterno.
Questi lucchetti sono come mine energetiche, vaganti nella nostra aura e, ogni volta che si
ripresenta una situazione simile a quella che le ha create, esplodono, mandando in tilt la
nostra coscienza e conducendo ad un’ulteriore chiusura.
I cristalli aiutano a sciogliere questi blocchi e a riaprire i lucchetti (le ferite), rispettando i
tempi di reazione e comprensione personali, stimolando contemporaneamente la
consapevolezza, che porta all’auto-guarigione.
Compiendo quest’opera, i cristalli permettono di ampliare il campo aurico e definire nuovi
spazi tra noi e il mondo, determinando i nostri confini energetici e il nostro raggio di
percezione.
Facendo riferimento alla legge della corrispondenza, l’aura è una sorta di radar poiché
capta e spedisce informazioni, per risonanza.
Maggiore è la distanza d’irraggiamento, maggiore è la capacità di percezione quindi,
trasformando le zone in ombra della nostra coscienza in punti luminosi, sciogliamo i
lucchetti e aumentiamo così la radianza aurica e la nostra sensibilità.
Siamo collegati a ogni cosa che ovunque accade, poichè non esiste il vuoto, sebbene
apparentemente percepiamo il contrario!
Un filosofo, infatti, disse che “viviamo in fondo ad un oceano d’aria” (l’etere) la quale
permette di trasferire l’energia dell’oceano alle strutture “visibili” in esso contenute, esse
stesse produttrici di energia.
La scienza confermò questa riflessione poetica grazie a Christiaan Huygens matematico,
fisico e astronomo olandese, scopritore della luna di Saturno, il quale, attraverso la teoria
ondulatoria, formulata nel 1678, dichiarò che la luce è un’onda che si muove e si propaga
( in maniera del tutto simile alle onde del mare o a quelle sonore) attraverso un mezzo
invisibile, chiamato appunto etere, che si supponeva pervadere tutto l’universo ed essere
formato da microscopiche particelle elastiche.
Allo stesso modo si comporta il suono che, sebbene invisibile, è reale tanto da essere
percepito.
Come dimostrato da Kirlian e confermato dalla fisica, ogni cosa esistente possiede, oltre
alla parte materiale visibile, un proprio campo energetico (l’aura) che funge da radar,
capace di emanare e ricevere costantemente energia e informazioni, interagendo con
l’aura di ogni altro elemento localizzato in qualsiasi parte della Terra o dell’universo.
La parte più densa dell’aura è composta di ioni ( particelle elettricamente cariche) mentre
quella più raffinata è costituita da elettroni, grazie ai quali è possibile bypassare input e
informazioni energetiche.
La trasmissione avviene in modo simile a quello dell’impulso nervoso che, attraverso i
nervi, informa tutto l’organismo, propagandosi nel corpo umano per mezzo del suo campo
magnetico.
L’aura di un essere umano è brulicante d’informazioni, sia di origine mentale (pensieri,
emozioni), sia sociale (indottrinamenti, insegnamenti, condizionamenti, inprinting familiari
e istituzionali), che ne hanno influenzato la vita, allontanandola ,talvolta, dal suo reale
scopo.
Al suo interno vi sono anche le informazioni provenienti direttamente dall’essenza, che
rappresentano gli input, da cui la coscienza riceve lo stimolo per raggiungere i propri
scopi.
Ogni genere d’informazione esce dall’individuo attraverso il suo radar (l’aura) e una volta
immesso all’esterno, si propaga ed è captato (per la legge di risonanza) da elementi, forze
o individui simili.
Gli input mentali e sociali attireranno situazioni e persone con le stesse caratteristiche,
manie, problematiche emotive e psichiche, mentre quelle dell’essenza richiameranno gli
individui e le possibilità favorevoli a seguire la strada adatta a realizzare i propri bisogni.
I cristalli stimolano e favoriscono il cambiamento, aiutando l’individuo a discernere
e riconoscere ciò che è giusto da ciò che non è adatto alla propria vita, ciò che è
realmente parte della propria essenza da ciò che è stato ereditato dalle vicissitudini
familiari o sociali.
Sarebbe come voler parlare di un individuo senza averlo conosciuto direttamente, ma solo
per “sentito dire”; questo individuo potrebbe essere antipatico per qualcuno ma non per
noi.
Ogni trattamento con i cristalli è una danza di gruppo, in cui s’incontrano le personalità di
tutti i cristalli che si utilizzano e quella della persona da trattare, diventando un tutt’uno.
Tante energie che si amalgano, si scambiano sentimenti, informazioni, fino a trovare un
equilibrio che permette una comunicazione.
Sebbene i cristalli siano i diapason capaci di riaccordare le frequenze disarmoniche di chi
si sottopone a un loro trattamento, tuttavia ogni volta che interagiscono in questo scambio,
anch’essi ricevono informazioni che possono migliorarli o addirittura spegnerli.
La malachite ad esempio, il cristallo dell’abnegazione per antonomasia, man mano che
sottrae il dolore e il trauma emotivo da un corpo, sbiadisce, diventa opaca, fino talvolta a
sbriciolarsi.
Si consiglia quindi di pulire i cristalli dopo ogni trattamento, per evitare di trasferire le
impurità assorbite al successivo paziente.
Chi decide di praticare la cristalloterapia, dovrebbe prima di tutto sperimentare su se
stesso l’energia dei cristalli in modo da conoscerla, imparare a gestirla e “ ascoltarla”.
In questo modo, sciogliendo i propri blocchi emotivi, psicologici e trasformando le proprie
debolezze in punti di forza, può riconoscere l’effetto dei cristalli e risvegliare la coscienza
cristallina insita in lui.
Divenendo come un cristallo, riuscirà a comunicare con l’essenza delle pietre le quali,
durante il trattamento, gli indicheranno dove collocarle sul corpo.
Il buon cristalloterapeuta è colui capace di ascoltare, ponendo attenzione al sentire.
Il verbo ascoltare può essere facilmente inteso come sinonimo del verbo udire che, a sua
volta, è sinonimo di sentire, tutte azioni che associamo all’orecchio.
Com’è possibile quindi ascoltare l’energia se con l’orecchio si percepiscono solo i suoni?
L’ascoltare e il sentire, infatti, sono attitudini dell’aura, mentre l’udire è una peculiarità
dell’orecchio.
Il verbo ascoltare ha origine dal latino “auscultare”, che deriva da auricula diminutivo di
auris, radice della parola “orecchio” e, per assonanza, anche di aura.
Non c’è distinzione quindi tra l’orecchio e l’aura, essendo paragonabili entrambi a un radar
capace di captare onde.
Il sentire e l’ascoltare sono requisiti dell’aura, perciò “ascoltare l’energia” significa,
sintonizzare l’aura sulla sua frequenza per identificarla.
Quando prendiamo in mano un cristallo o lo poniamo sul nostro corpo, la sua aura entra in
simbiosi con la nostra e da quel momento, si attiva un processo di trasmissione in cui
avviene sia uno scambio d’informazioni ed energie, sia un dialogo tra essenze e
personalità.
La nostra coscienza riconosce nel cristallo l’energia giusta per ritrovare l’armonia e
adattarsi al cambiamento cui non può sottrarsi.
Come uno strumento si riaccorda con la vibrazione del diapason, allo stesso modo
succede per la coscienza quando incontra la vibrazione del cristallo.
I tempi di durata di questo processo sono relativi e variano per ogni individuo; il
cambiamento è spesso ostacolato dall’istinto di conservazione insito nell’essere umano e
dalla volontà di riconoscere lo status migliore e seguirlo.
I cristalli, infatti, non curano ma aiutano ad entrare in un modo di essere ottimale, in
armonia con i nostri sentimenti più profondi, le nostre necessità e l’ambiente che ci ospita,
ristabilendo così il giusto accordo con ciò che siamo veramente, quindi con il benessere e,
di conseguenza, con la salute.
I cristalli funzionano da filtro, infatti, una volta a contatto con la nostra aura, essi ne
trasformano l’energia e compiono un’azione di pulizia, restituendola all’individuo in forma
elevata e purificata.
I cristalli sono solo dei facilitatori, a noi spetta la responsabilità di seguire il loro stimolo,
lasciandoci andare al nuovo e decidendo di allineare la nostra vita su uno stile adatto al
nostro star bene.