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MATEMATICA

I SOGNI & LA MATEMATICA

“Il matematico è un poeta e la Matematica è il suo Sogno” (G.Popy)

Diversi matematici hanno parlato dell'importanza di alcuni sogni rivelatori nella loro vita. I grandi
scienziati spesso risolvono i problemi durante il sonno. È risaputo che Cartesio fece alcuni sogni
interessanti, ma ha forse tratto maggior profitto dallo “stato d’animo creativo” in cui si trovava
spesso durante la fase di relax successiva al sonno. Carl Gauss (matematico e fisico tedesco) disse
di avere spesso le migliori intuizioni subito dopo il risveglio. Per costoro, come per Isaac Newton,
che dedica ai sogni dell'Antico Testamento devote riflessioni e piena fiducia, il sogno è un “luogo”
in cui la Verità eterna svela qualcosa di sé al sognatore.

Il sogno può anche avvenire ad occhi aperti: si tratta delle intuizioni o illuminazioni. Esse
avvengono quando una verità, in questo caso matematica, magari a lungo cercata, diventa
improvvisamente evidente nella mente del matematico, senza alcun percorso previo di
ragionamento.

I sogni ci aiutano a trovare delle soluzioni. Può trattarsi di problemi molto astratti, come risolvere
una difficile equazione matematica.

Sappiamo di numerosi scienziati o studiosi che hanno fatto scoperte importanti grazie ai loro sogni:

 Friedrich August Kekulé (1829–1896) chimico tedesco che scoprì la struttura molecolare
esagonale del benzene. Friedrich August Kekulé sviluppò una teoria strutturale chimica
(collegata all’ordine dei legami in una molecola) che fu fondamentale per lo sviluppo della
chimica organica. Il chimico raccontò che la struttura molecolare, che fino a quel momento
era stata un enigma per i chimici dell'epoca, gli era stata ispirata in sogno. Appisolatosi su
un autobus, gli apparve una visione che gli fornì l’impulso per lo sviluppo della sua teoria.
Raccontò: “Stavo tornando con l’ultimo autobus che, come sempre, andava per le strade
deserte della città e mi sono ritrovato a sonnecchiare. A un tratto, gli atomi facevano le
capriole davanti ai miei occhi. Non era la prima volta che li vedevo ma fino ad allora ogni
volta che apparivano, questi ‘esserini’ erano sempre in movimento. In quel caso invece
vedevo come, frequentemente, due atomi più piccoli uniti in coppia venissero abbracciati da
uno più grande, come quest’ultimo potesse tenere anche tre o quattro dei più piccoli e ciò
nonostante continuare a roteare in una danza vertiginosa. Vedevo come gli atomi più
grandi formavano una catena, trascinandosi dietro i più piccoli, ma solo alla fine di essa…
Poi l’urlo del conducente ‘Clapham Road’ mi svegliò da quel sogno. Passai parte della
notte a disegnare degli schizzi delle forme che avevo sognato”. Quella notte rimase sveglio
ad abbozzare queste “forme oniriche” e così nacque la sua teoria sulla capacità del carbonio
di combinarsi con altri elementi, formando molte sostanze chimiche. Sette anni dopo, un
sogno durante un pisolino serale mostrò a Kekulè la struttura chimica del benzene.
Appisolatosi accanto al fuoco nella penombra del suo studio, vide di nuovo gli atomi fare
capriole davanti ai suoi occhi, distinse strutture più ampie, lunghe catene che si giravano e si
torcevano in movimenti serpeggianti. Rimase sbalordito dall’immagine di uno dei serpenti
che si afferrava la coda e ruotava “in modo beffardo” davanti a lui. Quando si riscosse dal
suo languore “come fosse stato colpito da un fulmine”, l’immagine del serpente rotante fornì
al chimico l’intuizione della struttura ciclica del benzene.
Quando illustrò i princìpi della sua creatività scientifica alla Benzolfest, data in suo onore
nel 1890, disse al pubblico presente: “Impariamo a sognare, signori, e poi forse scopriremo
la verità”. Aggiunse poi un salutare monito: “Ma guardiamoci dal rendere i nostri sogni di
pubblico dominio finchè non siano corroborati dalla nostra interpretazione cosciente”.
Quando Kekulè invitò il suo pubblico a “sognare”, non stava solo parlando di quel che
accade durante il sonno, ma si riferiva anche all’affinamento della capacità di entrare in uno
stato di rilassata attenzione dove le idee prendono forma.

 Dimitri Mendeleev (1834–1907) chimico russo che fu l’inventore della tavola periodica
degli elementi (schema con cui sono ordinati gli elementi chimici sulla base del loro numero
atomico Z e del numero di elettroni presenti negli orbitali atomici s, p, d, f.). Mendeleev
voleva organizzare in qualche modo i 63 elementi chimici noti alla sua epoca (adesso 118).
Sapeva che doveva esserci un modello e che questo era legato al peso atomico, ma il
modello rimaneva vago. Il suo progetto prevedeva la sistematizzazione di tutte le
informazioni degli elementi chimici allora noti. Lo scienziato russo preparò una scheda per
ogni elemento chimico noto e su ciascuna dettagliò le caratteristiche di ogni elemento.
Ordinando le schede, secondo il peso atomico crescente (stabilito dal chimico italiano
Stanislao Cannizzaro), si accorse che le proprietà chimiche degli elementi si ripetevano
periodicamente. Sistemò tutti gli elementi conosciuti nella sua tavola e lasciò tre spazi vuoti
per gli elementi ancora sconosciuti. Il grande scienziato russo previde l'esistenza di altri
elementi descrivendone anche le proprietà chimiche e fisiche con impressionante precisione.
L'importanza della tavola periodica e delle previsioni di Mendeleev furono riconosciute
pochi anni dopo, in seguito alla scoperta degli elementi scandio, gallio e germanio, che
andarono ad occupare alcuni posti lasciati vuoti nella tavola e possedevano le proprietà
fisiche previste dalla loro posizione in essa.
Successivamente Mendeleev affermò: «In sogno ho visto una tavola, dove tutti gli elementi
erano nell’ordine richiesto. Dopo essermi svegliato l’ho immediatamente riportata su un
foglio di carta». In realtà, sebbene questo episodio dell'intuizione della tavola periodica in
sogno venga più volte citato, sembrerebbe che sia frutto di una testimonianza di seconda
mano non del tutto attendibile. Mendeleev infatti aveva già iniziato a lavorare alla sua
tabella da tempo quando la sognò; il sogno ebbe forse il merito di fornirgli una
rappresentazione più efficiente della tavola.

 Albert Einstein (1879–1955) - Affermò che la sua intera carriera fu una meditazione
continua su un sogno che fece da ragazzo. Sognò di guidare una slitta giù per una ripida
discesa innevata e mentre si avvicinava alla velocità della luce, nel suo sogno i colori si
mischiarono tutti insieme formandone uno solo. Passò gran parte della sua carriera, ispirato
dal sogno, a pensare a cosa accada alla velocità della luce. Si racconta che Einstein si
svegliò una mattina di primavera del 1905 con gli elementi della teoria della relatività in
mente. La sera prima aveva confessato ad un amico di avere la netta sensazione di trovarsi
ad un passo da una formidabile intuizione, ma di non sapere ancora con certezza di cosa si
trattasse; i pezzi si misero insieme nel laboratorio segreto della notte;
 Niels Bohr (1885–1962) fisico danese che diede contributi fondamentali nella comprensione
della struttura atomica e nella meccanica quantistica, per i quali ricevette il premio Nobel
per la Fisica nel 1922. Bohr pubblicò il suo modello della struttura atomica, introducendo la
teoria degli elettroni che viaggiano in orbite ben definite, che corrispondono ai diversi stadi
di energia intorno al nucleo dell'atomo. Bohr, inoltre, introdusse l'idea che un elettrone possa
cadere da un'orbita di alta energia a una con energia più bassa, emettendo un fotone di
energia definita. Questa teoria fu la base della teoria dei quanti. Bohr affermò di aver
sviluppato il modello atomico basandosi su un sogno in cui lui si trovava seduto sul Sole
mentre tutti i pianeti, girando intorno, producevano dei sibili muovendosi su delle cordicelle;

 Jules Henri Poincaré (1854–1912) matematico e fisico francese che scoprì le funzioni
fuchsiane. Poincarè dichiarò esplicitamente di essere stato guidato anche dai sogni notturni:
dopo diversi tentativi falliti di perfezionare un’equazione su cui lavorava da tempo, sognò di
esporre il problema ad alcuni studenti a lezione e, di scrivere l’equazione sulla lavagna per
esporre più chiaramente la questione. A suo risveglio, Poincarè riuscì a ricordare l’immagine
di quel che aveva tracciato sulla lavagna e scrisse l’equazione, scoprendo di avere
finalmente la soluzione in mano;
 Srinivasa Ramanujan (1887–1920) matematico indiano proveniente da uno sconosciuto
villaggio e che morì a soli 33 anni non prima di aver però scritto numerosi taccuini con la
sua scrittura divinamente ispirata (“Un’equazione non ha alcun significato per me, se non
esprime un pensiero di Dio”). Dopo quasi 100 anni, recentemente, alcuni dei misteri di quei
taccuini sono stati finalmente risolti da alcuni matematici. Bambino prodigio, imparò la
matematica in gran parte da autodidatta. Lavorò principalmente sulla teoria analitica dei
numeri ed è noto per molte formule di sommatorie che coinvolgono costanti come π, numeri
primi e la funzione di partizione. Frequentemente le sue formule furono enunciate senza
dimostrazione e solo in seguito si rivelarono corrette. I suoi risultati hanno ispirato un gran
numero di ricerche matematiche successive. Un compagno di scuola ricorderà in seguito di
averlo visto spesso alzarsi a metà della notte per scrivere le formule che aveva sognato. Lui
stesso precisò che l’ispirazione onirica gli veniva dalla dea Namagiri, o che il dio Narasimha
gli mostrava nel sonno dei rotoli, dei quali al risveglio egli riusciva a trascrivere soltanto una
piccola parte. Tra la miriade di divinità, Namagiri era quella cara alla sua famiglia. Era
Namagiri, secondo lui, la “musa” che lo ispirava e che gli appariva in sogno svelandogli i
segreti dei numeri.

Il fisico russo Arkady Migdal descrisse la creatività come uno stato intermedio “dove coscienza e
incoscienza si uniscono, quando il ragionamento cosciente continua nel sonno e il lavoro
subcosciente si compie durante la veglia”. Il trucco sta nel trovare un modo personale di
raggiungere uno stato di rilassata attenzione o attento rilassamento.

Hermannvon Helmholtz (medico e fisico tedesco) scrisse che le buone idee gli venivano in uno
stato di “attenzione non focalizzata”.

Quando si esegue una ricerca più approfondita nella storia delle scoperte scientifiche avvenute nel
tempo, spesso è possibile rinvenire prove di qualcosa di molto più interessante. Molti dei più
eminenti scienziati sono stati sognatori in senso più ampio. Soprattutto, sapevano come entrare in
uno stato fluido di coscienza – uno “stato di soluzione” - dove è possibile cogliere inverosimili
connessioni che sfuggono ad una mente comune, e dove le forme di quel che prima era
inesprimibile emergono dal profondo, come creature dagli abissi oceanici.