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TRIMESTRALE DELLA SEZIONE DI GORIZIA

DEL CLUB ALPINO ITALIANO, FONDATA NEL 1883


ANNO XXVI - N. 2 (144) - APRILE-GIUGNO 2002
SPEDIZIONE IN A.P. - COMMA 20/C ART. 2 - LEGGE 662/96 - FILIALE DI GORIZIA
In caso di mancato recapito restituire a CAI Gorizia, Via Rossini 13, 34170 Gorizia

2002, Anno Internazionale delle Montagne

La montagna dei ricchi e quella dei poveri


di LUCA MATTEUSICH

Ho sognato che nel vasto 1992 – Conferenza sull’Ambiente e Montagne, la cui struttura organizzativa mamente articolata, frutto di un decen-
Settentrione del mondo lo Sviluppo a Rio de Janeiro. Viene sti- vede coinvolti: la FAO (Organizzazione nio di lavoro che ha visto coinvolte
sorgeva una maestosa montagna lata l’Agenda 21, sottoscritta da 181 dell’ONU per l’Alimentazione e l’Agri- organizzazioni di portata mondiale. E
vestita di neve. Paesi appartenenti all’ONU, il cui coltura) quale organo leader dell’inizia- non sono da poco nemmeno i problemi
Il suo picco candido toccava il cielo. Capitolo 13 è dedicato alla “Gestione tiva l’UNESCO, UNEP (Programma che intende affrontare. Il famoso
Attorno le ruotavano sole e luna. degli ecosistemi fragili: sviluppo soste- dell’ONU per l’Ambiente), UNPD Capitolo 13 dell’Agenda 21 mette chia-
La sua luce riempiva l’etere. nibile delle montagne”. (Programma dell’ONU per lo Sviluppo), ramente in risalto la profonda crisi nella

L
La sua base copriva la terra. 1996 – Conferenza Internazionale UNU (Università delle Nazioni Unite) quale stanno scivolando (ormai da
Lungo i quattro punti cardinali “Mountain Research – Challenges for quali collaboratori della FAO il Gruppo diversi decenni) le zone montane e le
scendevano fiumi the 21st Century” promossa interistituzionale delle montagne, varie loro genti. In breve il Capitolo 13 dice
saziando la sete di ogni vivente dall’UNESCO (Organizzazione delle organizzazioni dell’ONU, ONG (Orga- infatti che, benché le montagne con-
e le loro acque scorrevano Nazioni Unite per l’Educazione, la nizzazioni Non Governative), istituti di tengano indispensabili riserve idriche,
fino al mare. Scienza e la Cultura) con sede a Bishek ricerca quali prestatori di indicazioni enormi ricchezze minerarie e vastissi-
A migliaia splendevano i fiori.
(Kirghizistan). Sulla spinta di quanto concettuali e di consulenza la rete del me distese boschive, benché offrano
stabilito al Capitolo 13 viene proposta Forum delle Montagne con l’incarico di un ricco e variegato panorama etnico,
Milarepa, Centomila canti
l’istituzione di un Anno Internazionale fornire sostegno reciproco,scambio queste risorse vengono sfruttate poco
delle Montagne che abbia quale tema d’informazioni e appoggio alle popola- e male e spesso senza alcun vantaggio
a grande montagna chiude la lo sviluppo sostenibile delle montagne. zioni e all’ambiente di montagna; per i residenti, tant’è che quasi l’80%
valle di Rongbuk. Massa colos- 1998 – L’UNGA (Assemblea Governi nazionali e autorità decentraliz- delle popolazioni montane sta al di
sale che ricorda una forma Generale delle Nazioni Unite) dichiara il zate per realizzare negli ambiti specifici sotto della soglia di povertà, in alcuni
umana emergente dalla terra dal 2002 International Year of Mountains le risoluzioni dell’AIM. casi anche di quella di sopravvivenza
busto in su, coperta di una veste abba- (IYM; in italiano Anno Internazionale L’AIM non è una faccenda da poco, (non è senza motivo che sia la FAO a
cinante e con le braccia aperte, come delle Montagne AIM) ma un evento supportato da una strut- coprire il ruolo di organizzazione leader
ad accogliere. In una caverna un uomo 2002 – Anno Internazionale delle tura internazionale complessa ed estre- dell’evento),fomentandosi in tal modo
vestito di cotone, scarnificato da anni di
digiuni e privazioni, seduto su di una
stuoia ad occhi chiusi. Milarepa, il piu’
grande asceta mistico della tradizione
buddistica (vissuto tra IX e XII secolo), e
il Chomo Langma, la “Dea madre della
terra”, si sono fronteggiati a lungo. “Va’
a peregrinare in solitudine nei luoghi
santi del Kailas e del Lapchi Kang (altro
nome del Chomo Langma)” aveva detto
Marpa il Traduttore, maestro di
Milarepa, “finché tu non abbia dimo-
strato che la natura di tutto ciò che esi-
ste è solo un’illusione”. E Milarepa
andò. Trascorse anni ai piedi della cima
piu’ alta del mondo e quando fece ritor-
no aveva raggiunto l’illuminazione, era
divenuto un Buddha. Immobile aveva
viaggiato dentro sé stesso e raggiunto
la meta piu’ alta sfuggendo all’infinita
ruota del divenire di cui anche la monta-
gna divina non era infine che un acci-
dente. “Scendi nel luogo piu’ profondo
e raggiungerai quello piu’ elevato” dirà
ai suoi discepoli Milarepa una volta tor-
nato, ricordando forse come gli fosse
stato possibile, essendo entrato sempre
piu’ in sé, toccare tra le altre cose anche
la cima della dea madre del mondo.

Lo Spirito mi aiuta!
Finalmente libero da dubbi
Posso scrivere sicuro:
In principio era l’Azione!

J.W.Goethe, Faust Tre Cime di Lavaredo da Sud


2 Alpinismo goriziano - 2/2002

guerre e scontri tra miserabili che non tagne non sono solo fonti di legname o tore e il sogno di Milarepa potrebbe sulle montagne;
hanno altro risultato che quello di peg- di fiumi per l’irrigazione, ma fonti di vita ancora tradursi in realtà. Così come che tra gli uomini non vi siano piu’
giorare la situazione. E’ chiaro inoltre a (J.Muir,Wild Wool,1875). l’augurio di Gezar Ling, mitico condot- i potenti e gli impotenti;
tutti che un collasso dell’ecosistema Ho letto da qualche parte che al tiero tibetano che alla fine dei suoi gior- che i beni non sovrabbondino agli
montano a livello mondiale avrebbe monastero di Rongbuk recentemente ni si ritirò in solitudine lasciando queste uni per mancare agli altri;
ripercussioni difficilmente immaginabili sono tornati pochi monaci. Negli anni parole come testamento spirituale al che l’altopiano non abbia piu’ valli
sull’intero pianeta. Di conseguenza Sessanta i cinesi l’avevano distrutto suo popolo: né piu’ rilievi;
anche gli obiettivi dell’AIM sono impo- deportando i suoi abitanti nei campi di Che non vi siano quelli che che la pianura non sia piu’ piatta
nenti: assicurare il benessere delle rieducazione. La Dea Madre della Terra stanno piu’ in alto dovunque;
popolazioni montane promovendo lo stende ancora le braccia verso il visita- e quelli che stanno piu’ in basso che tutti gli esseri viventi siano felici!
sviluppo sostenibile delle montagne,
accrescere la consapevolezza dell’im-
portanza che le montagne hanno per
l’ecosistema globale, difendere i patri-
moni culturali delle popolazioni monta-
ne e tenere sotto controllo gli scontri
armati nelle zone di montagna.
Devo confessare che a me, abitua-
to come sono a ragionare per microco-
smi, tutto questo meccanismo globale
intessuto di interminabili problemi e
strategie di soluzione dà un po’ alla
testa riportandomi alla mente una lunga
serie di immagini. Le due guglie gemel-
le di Manhattan (vere montagne artifi-
ciali su cui davanti ai miei occhi di bam-
bino si arrampicava quale gigantesco
free-climber il King Kong di Rambaldi
nel 1976) trafitte e in fiamme. I bombar-
damenti infiniti su Tora Bora (in afgano
monti bianchi). Gli hazara sciiti costret-
ti a vivere da cavernicoli sui monti di
Bamiyan nei quali si aprono le ciclopi-
che nicchie ormai svuotate delle anti-
chissime statue dei buddha dalla follia
iconoclasta dei talibani. Le montagne di
rifiuti ai piedi dei giganti himalayani.
Ghiacciai e vedrette che ho visto da
ragazzo e che ora ritrovo ridotti a diste-
se tormentate di sassi. Villaggi arrampi-
cati su ertissimi pendii dove da decen-
ni nessuno vive piu’ – muri sgretolati,
tetti sfasciati, segni di una vita che non
ritornerà. Quartieri da periferia metro-
politana alle falde di monti meravigliosi.
Incrociarsi di funivie contro i cieli d’alta
quota. Alberghi dove c’erano rifugi. Larici nella Dolina za Bajarjem sul sentiero per la Valle dei Laghi (Slo).
Strade dove c’erano sentieri. Code alle
ferrate. Chorten e templi millenari
demoliti a colpi di cannone in nome
Rassegne

S
della rivoluzione popolare. Popoli in
esilio. Piste da sci aperte dove da anni

Sei oltre le vette


non nevica piu’. Squarci nei boschi che
costringono a distogliere lo sguardo. Di
fronte a questi scenari sinceramente
non so cosa e quanto l’AIM potrà e riu-
scirà a realizzare. Sarebbe bello se alla
fine somigliasse ad un altro ghiacciaio
alpino che sotto la calura estiva rilascia di FLAVIO FAORO
innumerevoli torrenti benefici: sviluppo
sostenibile delle risorse, valorizzazione i terrà dall’11 al 27 ottobre a esposizione di tutte le sue opere, tra- storia sociale e religiosa di Vicenza.
delle popolazioni montane, turismo Belluno la sesta edizione di Oltre dotte in un numero sorprendente di lin- Titolo del convegno, che si articolerà su
intelligente, soluzione dei conflitti che le vette - metafore, uomini e luo- gue, da affiancare alla tradizionale due giornate, sarà “La ‘questione mon-
riducono i monti a mortiferi campi di ghi della montagna, la rassegna mostra Montagnalibri. Anche la grande tagna’ in Veneto e Friuli fra Ottocento e
battaglia. Eppure non si può delegare sulla cultura della montagna organizza- mostra esposizione dedicata all’opera Novecento. Percezioni, analisi, inter-
all’AIM un ruolo di panacea che nessu- ta dal Comune di Belluno. Come nelle buzzatiana Poema a fumetti, ospitata venti”.
na iniziativa, pur vasta e ramificata, è in passate edizioni, per oltre due settima- dal mese di settembre nei loggiati di Fra i convegni in programma anche
grado di interpretare. Ognuno di noi cit- ne Belluno diventerà la capitale italiana Palazzo Crepadona, si prolungherà per
il tradizionale appuntamento con
tadini di nazioni privilegiate (il terzo della cultura della montagna, con tutta la durata di Oltre le vette.
l’Istituto italiano per gli studi filosofici,
mondo è già tragicamente fin troppo mostre fotografiche e di pittura, con- Il programma è in via di definizione,
impegnato a sopravvivere) dovrà fare certi, rassegne di film recenti e dell’e- ma già due importanti nomi dell’alpini- mentre è attesa per l’autunno la pubbli-
sacrifici (non si può ormai piu’ preten- poca del muto, tavole rotonde, presen- smo hanno annunciato la loro parteci- cazione del volume che raccoglie gli
dere di avere solo vantaggi dal pro- tazioni di novità editoriali, conferenze pazione alla rassegna bellunese: si trat- atti del convegno dell’anno scorso.
gresso fingendo di non vedere le cata- con alpinisti, convegni di studio. ta di Maurizio Origlia, il forte arrampica- Ma sono in via di definizione anche
strofiche conseguenze del nostro In occasione della dichiarazione da tore sardo-piemontese (visti i suoi privi- le iniziative di Oltre le vette curate dal
benessere) se vogliamo impedire che le parte dell’Onu e della Fao del 2002 legiati terreni di attività), conosciutissi- Cai di Belluno, dall’Associazione cultu-
future generazioni si ritrovino tra le quale Anno Internazionale delle Monta- mo da tutti gli alpinisti italiani, e di rale Tina Merlin, dalla Biblioteca civica
mani un immondezzaio invece del giar- gne, la rassegna bellunese, che ha già Sergio Martini, uno dei tre italiani (con di Belluno, dalla Fondazione Giovanni
dino che si meriterebbero, aprendo gli ottenuto il patrocinio del Comitato ita- Reinhold Messner e Fausto De Stefani) Angelini, mentre continuerà anche que-
orizzonti del nostro agire quotidiano e liano per il 2002, presenterà nel suo ad aver salito tutti i 14 ottomila della st’anno l’importante collaborazione con
arrivando a tradire, se necessario, per- programma specifiche iniziative per terra. In queste settimane sono intensi i il Filmfestival della montagna di Trento.
fino la pura logica dell’utile, inattacca- divulgare e approfondire i valori e gli contatti anche con altri personaggi del Il nuovo indirizzo internet della
bile religione dei nostri giorni. Perché, impegni di questa scelta dell’Onu. mondo dell’alpinismo, per poter ospita-
La città di Belluno celebrerà que- manifestazione è www.oltrelevette.it,
senza una profonda e radicale meta- re a Belluno, come negli anni scorsi, i
st’anno con importanti manifestazioni il sito che ospiterà il programma definiti-
morfosi dei singoli, qualunque progetto più autorevoli rappresentanti della
macroscopico è destinato a rivelarsi trentennale della morte di Dino Buzzati, “montagna praticata”. vo e l’archivio delle passate edizioni.
inefficace e astratto. scrittore che trasse dalla sua passione Per quanto attiene ai convegni di Restano ancora attive le pagine sulla
Migliaia di persone stanche, sner- per la montagna e per le scalate infiniti studio, la rassegna si aprirà venerdì 11 rassegna ospitate nel sito
vate, ipercivilizzate stanno comincian- spunti, non tutti ancora individuati ed ottobre con l’interessante iniziativa www.comune.belluno.it. Per contattare
do a scoprire che andare sui monti vuol esplorati, per i suoi romanzi e racconti. curata dall’Istituto bellunese per la sto- gli organizzatori di Oltre le vette è ora
dire arrivare a casa, che la loro essenza Anche Oltre le vette riserverà uno spa- ria della resistenza e dell’età contem- disponibile il nuovo indirizzo e-mail:
selvaggia ci è necessaria, che le mon- zio significativo a Dino Buzzati, con una poranea e dall’Istituto per le ricerche di oltrelevette@comune.belluno.it.
Q
Alpinismo goriziano - 2/2002 3
ualche anno fa, presentando un
libro di Celso Macor, sulle pagi- Alpinisti goriziani / intervista
ne di questo giornale Luciano
Santin metteva in luce quelle
che, secondo lui, sono le peculiarità
dell’andare per monti dei goriziani,
quasi una gorizianità dell’alpinismo.
Rilevava Santin come si ritrovi nell’alpi-
Senza fare rumore
di MARKO MOSETTI
nista goriziano la mancanza di qualsia-
si enfasi e di esagerazioni – l’accostar-
si ai monti senza pretese. Laddove pre- ricordo di Ivan, l’amico che avrebbero
tese non è legato alle capacità ma al voluto con loro e che sicuramente era
rapporto. In primo piano i monti, cui in quel momento lì, sulla cima con tutti
l’uomo si accosta con umiltà. Cosa che noi. L’emozione e la soddisfazione più
non si riscontra sempre altrove. Ho grande è stata però quella di essere
ripensato a queste parole molte volte in arrivati in punta tutti e cinque. E’ stato
questi primi mesi del 2002 mentre ten- calcolato che generalmente arriva in
tavo senza successo di far stendere vetta all’Aconcagua il 20% di chi lo
una diretta testimonianza della salita tenta, quindi per la fredda e ferrea
dell’Aconcagua da parte di cinque legge dei numeri di noi cinque sola-
nostri soci nello scorso mese di gen- mente uno avrebbe dovuto trovarsi lì.
naio. Poca voglia di scrivere penserà A.G. – Tutta questa storia cosa ha
qualcuno. Io ci ritrovo invece quell’u- significato per voi?
miltà, quel non voler apparire che è R. – Una grande emozione, il punto
quasi nel nostro DNA. Alla fine, dopo di incontro e di sfogo di tutti gli sforzi e
rincorse e trattative siamo giunti al le difficoltà. Ecco, un’altra cosa che ci
compromesso dell’intervista collettiva. ha logorato, questa volta dal punto di
Quello che comunque appare e rimane vista psicologico sono state le ore infi-
nelle parole dei protagonisti non è l’en- nite trascorse in tenda nell’inattività.
fasi della salita compiuta ma la felicità e Dopo un po’ non sai più di cosa parla-
la gioia dell’amicizia e dell’aver rag- re con i compagni, ripeti le solite cose;
giunto la cima tutti assieme e la consa- non ne puoi più, desideri solamente
pevolezza della fortuna che la monta- uscire e andare, salire.
gna ha concesso loro. di tutti. Ero però ben acclimatato visto cima ma pochissimi ce l’avevano fatta A.G. – Naturalmente avete fatto dei
A.G. - Chi ha avuto l’idea dell’Acon- che avevo trascorso una decina di gior- e questo aumentava la nostra preoccu- progetti per il futuro?
cagua e come è nata? ni oltre i 4.000 metri con puntate a cime pazione, la nostra ansia ma anche le R. – Luigi e Marco Humar pensano
R. - Anni fa Marco Humar, Ivan Sirk di 5.100, 5.300, 6.100. A questo vantag- nostre attenzioni. Su quelle montagne al Alpamajo e Huascaran per il prossi-
e Luigi Toscani erano stati in Equador, gio si contrapponeva però un handicap, puoi fallire e rischiare per tutti i motivi mo anno e al Denali nel 2004. Gli altri
sul Chimborazo. In quell’occasione era quello di non aver trascorso come gli elencati prima ma anche per fatti più sognano forse più in grande ma non
stato deciso di tentare successivamen- altri le feste natalizie a casa, con le con- banali come rimanere senza bombole vogliono scoprire le carte, forse scara-
te l’Aconcagua, la più alta cima delle seguenti libagioni. di gas per cucinare. Le condizioni della manzia, forse umiltà. Ennio, instancabi-
Americhe. Poi Ivan è morto ed è rimasta A.G. – Come è stata scelta la via di nostra via erano buone, praticamente le, sta già preparando il prossimo viag-
questa promessa, questo impegno; se salita? invernali. La grande fatica era quella di gio.
si ritornava in Sud America era per R. – All’inizio si pensava alla via avanzare sempre su terreno pratica- A.G. – Pensate che l’esempio di
l’Aconcagua. normale. Quando si è aggiunto mente vergine, visto che il vento can- questa vostra salita possa essere di sti-
A.G. - Il gruppo come si è costituito? Roberto Melon il tasso tecnico del cellava continuamente la traccia. Era molo per l’ambiente alpinistico gorizia-
R.- A Toscani e Humar (socio oltre gruppo si è elevato e altre porte si sono un continuo ribattere la pista. L’ultimo no?
che della sezione del CAI di Gorizia schiuse nelle nostre menti. Una ha con- tratto poi, la famosa “canaleta” è stato R. – La cosa che ci siamo detti noi
anche dello Slovensko Planinsko tribuito ad aprirla Peter Podgornik, effettivamente il più duro, sembrava stessi, alla fine di tutto è stata: poteva-
Druøtvo di Gorizia) si è aggregato prima grande conoscitore di quelle monta- non avere mai fine. E’ questo il punto mo svegliarci prima! Per il resto è stato
Roberto Melon, poi Marco Salvaneschi gne. Lui ci ha indirizzato subito sull’al- chiave della salita, sei a 300 metri di qualcosa di molto privato. Volevamo
ed infine Ennio Antonello. Il gruppo si è tro versante della montagna, sul ghiac- dislivello dalla cima, la vedi lì eppure è vivere il nostro sogno, non dover dipen-
costituito per aggregazione spontanea, ciaio dei polacchi. L’obiettivo era la proprio in questo punto che si verifica dere da nessuno. D’altra parte non
quasi per caso. Abbiamo fatto sola- direttissima dei polacchi ma la via non
mente un’uscita assieme prima di parti- era in buone condizioni, anzi: quattro
re. Prima quasi non ci conoscevamo. giorni di precipitazioni l’avevano resa
Se ci pensiamo è un po’ quello che suc- estremamente rischiosa e noi eravamo
cede normalmente oggi con le spedi- lì per divertirci. Abbiamo scelto così il
zioni commerciali. In più non c’erano cosiddetto falso dei polacchi.
divisioni gerarchiche, ognuno di noi A.G. – Come si è svolta la salita?
valeva per se stesso. R. – Peter ci aveva parlato del gran
A.G. - Quando siete partiti, alla fine vento che si incanala in quelle strette
di dicembre, la situazione politica, eco- valli e che produce una sorta di “effetto
nomica e dell’ordine pubblico in Venturi” (ricordate le vecchie automobi-
Argentina era piuttosto accesa. Questo li di F.1 con le minigonne?) facendo sì
vi ha condizionato? che la pressione diminuisca. Alla forza
R. – Il problema era ben presente del vento si somma così l’impressione
anche se a dire la verità noi l’abbiamo fisica di essere ad una quota superiore
percepito poco. Solamente lo sbarco ai 7.000 metri effettivi, tanto da merita-
all’aeroporto di Buenos Aires è stato un re all’Aconcagua l’appellativo di “pic-
po’ traumatico. Avevamo però dei con- colo 8.000”. A questo si somma ancora
tatti molto buoni dal punto di vista del- la composizione del terreno, ricco di
l’organizzazione e non abbiamo avuto zolfo. Le particelle di minerale sono
problemi. Anche perché siamo andati portate in sospensione dal vento e, ina-
subito a Mendoza dove ci aspettava late, contribuiscono ad aumentare le
Ennio che era in Argentina già da un bel difficoltà respiratorie se mai ce ne fosse
po’. ulteriore bisogno. Noi abbiamo cercato
ENNIO – Figurarsi, ero a Mendoza di fare le cose con molta calma, pen-
ospite della locale polizia quando a sando innanzi tutto all’acclimatamento. la maggior percentuale di ritiri. Noi abbiamo fatto niente che non sia già
Buenos Aires sono scoppiati gli inci- Riposare bene era una priorità anche abbiamo avuto solamente un attimo di stato fatto. La cosa è stata nostra e di
denti più gravi. Ma lì, in periferia gli se a volte poteva sembrarci eccessivo. difficoltà quando a 6.330 metri ci siamo nessun altro. Un’ultima annotazione,
echi erano molto attutiti. Mendoza è Non avevamo esperienza di salite di dovuti fermare per riscaldarci un po’ i forse quella alla quale teniamo di più:
soprattutto un centro turistico, gode questo tipo quindi salivamo senza un piedi, poi abbiamo ripreso. solitamente le spedizioni si trasformano
comunque di un certo benessere e poi piano rigido, in base al nostro stato fisi- A.G. – E siete arrivati in cima… in un’occasione di scontro tra i compo-
basta una corsa di 50 kilometri e si è in co e psicologico. Il fatto di non essere R. – Sì, la “canaleta” è stata una nenti. La nostra è finita bene, anche dal
Cile. La meta del mio viaggio era impegnati ci ha permesso di raggiunge- pena infinita, ci ha richiesto tutto quello punto di vista umano. Però, a pensarci
l’Argentina, questa volta. L’Aconcagua re l’obiettivo. Onestamente le difficoltà che potevamo dare. Abbiamo fatto bene, alla domanda che ci hai fatto
era un di più: se capitava, bene, altri- tecniche non sono elevatissime. Le soste sempre più frequenti ma alla fine davresti rispondere tu, redattore del
menti a me andava bene lo stesso. Nei condizioni climatiche, la quota e le forti siamo arrivati in cima. Ciascuno di noi, giornale, è il tuo mestiere quello di vivi-
miei viaggi non mi sono mai dedicato escursioni termiche sono le vere diffi- ovviamente, ha avuto la sua parte di sezionare l’ambiente alpinistico di que-
alla montagna. Anche in quest’occasio- coltà. Chiedevamo a tutti quelli che privatissime emozioni. Per Marco sta città e di palparne gli umori.
ne non ci pensavo, ero il meno caricato incrociavamo se ritornassero dalla Humar e Luigi Toscani c’è stato in più il A.G. – Alpinisti goriziani, appunto!
4 Alpinismo goriziano - 2/2002

I
colari, commenti corretti e ineccepibili,
Trento FilmFestival racconto avvincente.
Ogni nuovo lavoro di Fulvio Mariani

Cinquanta volte
è una certezza di qualità. Non fa ecce-
zione Los Cueveros, girato su soggetto
di Andrea Gobetti nelle grotte di Cuba,
che si aggiudica la Genziana d’argento
quale miglior film d’esplorazione. Il film
nasce dalla constatazione di come la
di MARKO MOSETTI speleologia a Cuba abbia ottenuto il
riconoscimento delle massime autorità
l FilmFestival ha 50 anni. È stupido selezionatrice ne ha scelti 79 per il con- Funambules du Yang Tse di Patricia
dello stato, unico paese al mondo. Inizia
da dire, ogni edizione è una prima e corso in rappresentanza di 20 paesi. Micallef e Fulvio D’Aguanno. È una pic-
così un viaggio nelle viscere dell’isola
unica volta, quindi il FilmFestival è La Genziana d’oro - Premio del CAI cola storia su un luogo sperduto tra i
accompagnati da speleologi cubani che
sempre all’anno uno. Sono gli è andata a The Ghost of K2 di Mick monti della Cina e su come l’inventiva
oltre a fare da guida nelle cavità riper-
occhi del suo pubblico che hanno archi- Conefrey. Prodotto dalla BBC, un nome degli uomini venga acuita dagli ostacoli corrono la storia della speleologia cuba-
viato 50 edizioni di film, libri, incontri, una garanzia, è la documentatissima ed che la natura frappone loro. Un poema na, così strettamente legata alla rivolu-
dibattiti. È curioso, seduti al S. Chiara, semplice - dice la Giuria - sulla convi- zione e alle sue necessità ed ai suoi
equilibrata ricostruzione delle vicende
osservare il pubblico in sala, scrutare le venza e lo sviluppo. Ancora una lider. Mariani e Gobetti riescono ancora
legate ai primi tentativi e alla prima sali- Genziana d’argento, quella alla miglior
sue reazioni, annotare le differenze una volta a sorprenderci, trovando
ta della seconda cima del pianeta. opera di ambiente montano a due film
generazionali, il sovrapporsi e lo stratifi- spunti e modi per andare oltre il già
carsi, come in uno spaccato di suolo, di Filmati, interviste, documenti d’epoca, il francesi. Uno, A la decouverte de l’ulti- visto e il già detto. Non è la ricerca del-
ere geologiche: dagli affezionati e distacco e la professionalità proverbiali me esperance di Gilles Santantonio per l’originalità a tutti i costi: è, molto sem-
nostalgici spettatori fin dalle prime edi- dei giornalisti della celebre rete televisi- celebrare l’Anno della Montagna; l’altro, plicemente, l’intelligenza dello sguardo.
zioni, su su fino ai più giovani, forse un Sono dieci anni esatti che seguo
po’ annoiati, stanchi di aver già visto direttamente il FilmFestival di Trento ed
quello che sembra tutto in un tempo ero convinto di aver visto immagini suf-
comunque brevissimo. È curioso, ficienti delle situazioni più astruse per
soprattutto, orecchiare i commenti tra non dovermi più stupire di niente.
una proiezione e l’altra che lo spettato- Puntualmente debbo ricredermi. Jump
re esprime. Sentire gli umori del pubbli- degli americani Allen Hill e John Cotto,
co, come si dice. Una costante, nel Genziana d’argento per il miglior film di
microcosmo dell’Auditorium, è un senti- sport e avventura, ci presenta una stra-
mento di nostalgia per quel genere di na comunità che si dedica ad una anco-
film di montagna, o meglio di spedizio- ra più folle disciplina. Siamo nella
ne, che però quando ricompare, propo- repubblica ceca, zona ricca di pilastri
sto da paesi alpinisticamente giovanis- d’arenaria, parco giochi di climbers di
simi, suscita noia e delusione. Ma la ogni genere. Qualcuno di questi origina-
cosa più preoccupante è il bigottismo di li personaggi una volta giunto in cima si
fronte a lavori che aprono visioni non è domandato - perché fare un’ulteriore
ortodosse sulla montagna o, peggio fatica per salire il torrione qua accanto,
ancora, quando compare il male estre- non è molto più semplice saltarci
mo, il sesso. Quasi che montanari e sopra? Detto e fatto. Salti terrificanti,
alpinisti fossero eunuchi o angeli, esse- voli disastrosi, interviste ai protagonisti,
ri comunque dal genere indefinito e non tre generazioni di saltatori che si rac-
indagabile. Ricordiamo gli esempi più contano. Quello che sembra uno stupi-
eclatanti degli ultimi anni, quelli che do gioco metropolitano (arrivano dagli
hanno fatto più clamore e che poi, con il USA notizie di esibizioni analoghe sola-
passare del tempo e l’oblio vengono mente fatte tra edifici urbani) portato in
ripresi, rivalutati, innalzati a esempi e natura, scopriamo essere una specialità
momenti fondamentali: il manifesto codificata e graduata.
bocciato di Milo Manara; la fuga del Non era scontenta la Giuria in que-
pubblico alla proiezione di Wie die Zeit sta edizione: riconosce, premia e
Vergeht; la levata di scudi in sala stam- segnala le opere migliori. Forse la diffi-
pa contro il “blasfemo e immorale” coltà è proprio quella di dividere i premi,
Helden in Tirol; il brusio imbarazzato di dare un giusto riconoscimento ai
alle scene di sesso (castigatissimo) in molti lavori meritevoli. Non c’è solamen-
alta quota di Primo di cordata; il vociare te una carica cromatica prorompente in
alla sacra maestà montana profanata da Mustang di Pavol Barabas, ma il film
Redemption, grande western con gran- porta anche messaggi più alti; cionono-
di attori presentato quest’anno peraltro stante deve accontentarsi del premio
fuori concorso. Troppo spesso ci con- per la miglior fotografia. Così come lo
vinciamo, chissà come e perché, che splendido Il guardiano dei segni di
chi frequenta la montagna sia per defi- Renato Morelli si porta a casa la men-
nizione persona migliore, più aperta, zione speciale della giuria e il premio
curiosa, tollerante, intelligente. E ogni della stampa. Ma è un film che per forza
volta il ritorno a terra, alla dura realtà è e argomento ci richiama a L’uomo di
più doloroso. C’è stato un film però que- legno. Un film sull’uomo di oggi, sulle
st’anno che, come capita non tanto sue spinte e contraddizioni e sulla pos-
spesso quanto vorremmo, ha affascina- sibile scappatoia o meglio soluzione dei
to tutti, Giuria Internazionale e pubblico problemi più grossi che montagna,
in sala in tutte le sue stratificazioni dalle società, individuo sopportano.
più profonde e antiche alle più recenti e Altra menzione a Richard Heap,
superficiali. Le Peuple Migrateur di inglese, ben noto agli spettatori di
Jacques Perrin si è aggiudicato il Gran Trento per Hard Grit, che con Salathe-
Premio “Città di Trento” - Genziana Blood, sweat & bagels ci riporta a quel-
d’oro al miglior film in assoluto. Il verba- l’umanità dell’arrampicatore così lonta-
le di giuria lo definisce un “racconto Timeless (foto: Trento FilmFestival) na dallo stereotipo dell’uomo no-limits,
epico”. Ma epica deve essere stata invincibile e che non deve chiedere mai,
anche la lavorazione di questo docu- così cara ancor oggi a certi demagoghi
mentario che arriverà nelle sale italiane va d’oltremanica rendono questo filma- Glorieuse l’ile aux Tortues vertes, desti- dentro e fuori il S. Chiara.
il prossimo autunno. Quattro anni di to qualcosa di più di un documentario. nato a far riflettere sull’eliminazione Sulla stessa falsariga è il premio
riprese attraverso i cinque continenti Anche in questa edizione del delle specie animali rare. UIAA a Bellavista di Heinz Zak. Vorrei
per documentare il mondo degli uccelli. FilmFestival non è stato assegnato il Ambedue girati in maniera mirabile, parlare ancora dei film che a me sono
Riprese aeree sfruttando tecnologie premio al miglior film a soggetto, ma ma è difficile oggi con la selezione più sembrati più interessanti anche se non
sofisticatissime ci permettono di segui- questo è un male antico che le poche rigida vedere al FilmFestival lavori meno sono stati premiati, ed ho un grande
re il popolo migratore dalle torri di New opere di genere in concorso non sono che buoni, ci portano in due ambienti imbarazzo perché non vorrei dimentica-
York alle vette montane, dai deserti re qualcuno e soprattutto tediare il letto-
riuscite ad alleviare. Cose interessanti si totalmente diversi, dalle isole Glorieuse
d’acque degli oceani ai deserti infuoca- re. Il livello molto buono delle opere in
sono viste, ma Arriverà il sole di Sandro nell’Oceano Indiano alla Patagonia.
ti, da un polo all’altro. È un susseguirsi concorso e la varietà dei temi trattati
di sentimenti che si incrociano e si Gastinelli e Il salto del lupo di Mario Preme sottolineare il fascino costante fanno il resto. Il turco Mount Nemrud,
accavallano, dall’ilarità al dramma del Garofalo sono poco più di due corti. negli anni che la serie televisiva Ushuaia premio RAI, è un documentario sulle
volo spezzato dai cacciatori, dalla tene- Buoni esercizi di stile, comunque. nature della quale il film di Santantonio ricerche archeologiche dello straordina-
rezza all’ammirazione della superba Troppo cerebrale e oscuro invece è la quattordicesima puntata, continua rio monumento sepolcrale di Antioco I,
bellezza. Una grande, entusiasmante Ultima Thule del tedesco Holger a suscitare. Grande spiegamento di in Anatolia, avvincente come una fiction.
avventura. Mandel. forze con geologi, glaciologi, botanici, Nella stessa maniera affascina Les
252 sono stati i film presentati que- La Genziana d’argento al miglior speleologi per 100 minuti di geografia a Alpes en musique di Gilles Perret con il
st’anno da 27 nazioni. La commissione film di montagna se l’è aggiudicata Les tutto tondo condita da immagini spetta- musicista Jean-Marc Jaquier che ci
Alpinismo goriziano - 2/2002 5
guida nel mondo dimenticato e bistratta- serie di edizioni decisamente ripetitive. risposto che in montagna non ci sono diera della pace, per proclamare al
to della musica popolare di montagna, Forse al pubblico non basta veder sfila- momenti brutti, sono tutti belli, che la mondo che la pace deve avere il
dei suoni, degli strumenti, dei canti. re i suoi beniamini, poterli quasi tocca- montagna è vita. sopravvento. Per questo ha ottenuto
Documentazione, recupero, divulgazio- re, sapere che sono di carne e ossa: per Nell’ambito di Montagnalibri, tra i l’Alto Patronato del Presidente della
ne fatta in maniera garbata, piacevole,

O
questo basterebbe infilarsi sotto al ten- molti volumi presentati uno è partico- Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Se
non pedante, godibile. Un esempio. done del Campo Base Festival. Né larmente importante, ed è il 2° davvero bastasse salire un ottomila.
La giuria degli studenti delle univer- basta la giunonicità della Sveva Rapporto sullo stato delle Alpi della
sità di Trento e Innsbruck ha voluto ricor- Sagramola. Perché abbassarsi al depri- Cipra. Si tratta di un’accurata indagine
dare quest’anno che la montagna non è mente livello degli spettacoli (sic!) tele- che fa il punto su ciò che riguarda la
solamente il luogo dell’alpinismo e del
turismo usa e getta, ma è anche casa per
alcune persone - ed hanno premiato
visivi?
Trento però non è solo film ma
anche libri, incontri, conferenze, dibatti-
popolazione alpina, lo sviluppo regio-
nale e la politica nelle Alpi, i cambia-
menti climatici ed i consumi e la produ-
La prima
Pastori, film di Antonio Canevarolo su un
aspetto dei monti e un modo di vita
spesso, troppo, dimenticati.
ti. Montagnalibri, giunta alla sedicesima
edizione, presentava quest’anno 700 e
zione di energia, la pianificazione del
territorio, l’agricoltura di montagna e le volta a Bled
più novità editoriali di 335 editori da tutto foreste. Sono questi, più che le nuove
Dopo aver visto e sentito forse un il mondo. Uno sguardo d’assieme fanta- vie ed i gradi più alti, i veri e nuovi / anti-
po’ troppo su Ötzi Brando Quilici con rganizzato dall’Ente per la
stico sullo stato della cultura della mon- chi problemi del nostro parco giochi promozione del turismo si è
Ultimate guide: iceman, miglior film di tagna, su quali sono i temi e i problemi preferito, ai quali tutti siamo chiamati a
autore italiano, è riuscito a dire qualco- svolto a Bled, dal 10 al 12
che vengono affrontati e come vengono concorrere per trovare o semplicemen- maggio, il primo festival
sa di nuovo e soprattutto in maniera risolti negli altri paesi, in altre culture. E te cercare una soluzione.
avvincente, mescolando con abilità internazionale di film di montagna.
quest’anno si sono aggiunti editori tur- Scende il sipario sul 50ennale del La manifestazione curata da Silvo
ricerca scientifica, nuove tecnologie chi, dello Zimbabwe, delle Hawaii. FilmFestival, si smontano le tende, Karo, noto alpinista ed organizzatore,
applicate al cinema, thriller. Altro significativo appuntamento ritorniamo ognuno alle nostre vite, fuori
Il film d’alpinismo da tempo oramai si è svolta in due sezioni. Il program-
con l’editoria è il Premio ITAS. La tren- dal microcosmo ovattato che ci ha ma cinematografico ha offerto una
segna il passo, per quel che riguarda le tunesima edizione del Cardo d’oro è accolti per un po’ di giorni. Fuori, nel
nuove realizzazioni, salvo fortunate serie di opere di illustri registi, e sem-
andata a Capocordata di Riccardo mondo, si combattono guerre, si pre nell’ambito del festival sono stati
eccezioni alle quali abbiamo già accen- Cassin (ed. Vivalda). Il grande vecchio muore, nelle città (Israele, Palestina) e
nato. Le produzioni si rivolgono allora organizzati tre incontri con altrettanti
dell’alpinismo italiano, e non solo, a 93 tra le montagne (Afganistan, Pakistan,
alle ricostruzioni storiche, ai ricordi, alpinisti. Ad aprire la serie è stato
anni è salito sul palco a ritirare il premio India, Nepal). Cesare Maestri, set-
all’approfondimento: La montagna al Andrej Øtremfelj, seguito dalla france-
accolto da un lungo applauso e alle tant’anni ed oltre, in autunno salirà
femminile di Ingrid Runggaldier e se Catherine Destivelle e da Doug
domande del presidente storico della sullo Shisha Pangma per portare sulla
Jochen Müller ripercorre la storia, a Scott. (v.k.)
giuria del premio Mario Rigoni Stern ha cima di uno dei tetti del mondo la ban-
volte invisibile, delle donne nell’alpini-
smo. Lodevole e interessante iniziativa
ma condotta con spirito forse eccessi-
vamente divulgativo, tanto da cadere in
più punti in facilonerie, enfasi, impreci-
sioni. Rimane comunque un buon film.
Mostre

Q
Molto buono è l’austriaco Weisser
Rausch - Duell in den Bergen, che tra
spezzoni di repertorio e girato originale
ripercorre le più che centenarie vicende
Taccuini di viaggio
dello sport nazionale in Austria, lo sci.
Tante le citazioni e tutte di altissimo
Fotografie di Luigi Medeot
livello per un film che informa e diverte.
Rimanendo in campo sciistico ho
di ANTONIO FABRIS B.F.I. (presidente del Circolo Fotografico Isontino)
apprezzato due film legati tra di loro:
uno, Timeless, il film vero e proprio, l’al- uesta mostra (Gorizia, Audi- Il linguaggio fotografico è uno degli passatempo, ma come una serie di
tro Making of Timeless è il backstage. È torium: 15 - 26 giugno 2002) strumenti più efficaci di cui si sia dotato messaggi che l’autore ha voluto darci,
curioso come in anni trascorsi film del nasce per ricordare, a quasi due l’uomo, in quanto può raggiungere livel- per sensibilizzare il nostro animo e per
genere, ma fatti decisamente peggio, anni dalla scomparsa, Luigi li di comunicazione spesso superiori al farlo vibrare in unisono di fronte allo
venissero premiati, e come quest’anno Medeot “Gigio”, che tra gli altri interes- linguaggio parlato, non fosse altro che spettacolo della natura e delle varie
vengano ignorati. Vanno visti rigorosa- si coltivava la passione della fotografia, per la sua potenziale universalità. realtà che ci circondano.
mente in sequenza e dando la prece- che lo aveva portato a seguire sin dall’i- Una sola fotografia, se colta al
denza al backstage, regia di K-Soul nizio il cammino del Circolo Fotografico Kenia, 1992; Barbados, 1993; Cina,
momento opportuno ed inquadrata in Pakistan, 1994; Nepal, Tibet, 1995;
(ricordate?) sul film vero e proprio, regia Isontino nel quale era, oltreché socio
e interpretazione di Dominique Perret, attivo, sempre attento a promuovere modo da dare la giusta importanza a Argentina, Cile, 1995-96; Perù, Bolivia,
riconosciuto come il miglior sciatore nuove iniziative. ciò che interessa, può dare comunica- Cile, Argentina, 1996; Vietnam, 1997;
freeride del secolo. Le evoluzioni di Nella scelta di queste fotografie, tra zioni ed emozioni quali non ci darebbe- Namibia, 1998; Cuba, 1998; Etiopia,
Perret, che se viste da sole hanno una le numerose visionate, si è potuto ro tante e tante parole, magari mediate Eritrea, 1998; Messico, Guatemala,
valenza puramente estetica nonché cogliere in lui il vero fotoamatore, colui da oratori particolarmente bravi. 1998; Indonesia, 1999; Laos, Vietnam,
adrenalinica, osservate durante la pre- cioè che ama la fotografia nei suoi mol- Guardiamo dunque il lavoro di que- Cambogia, 1999; Ladakh, 1999; Sudan,
parazione, lo studio, la ripetizione, ci teplici aspetti, di prodigio tecnico e di sto amico fotoamatore, non come risul- 2000; Uzbekistan, Turkmenistan, Iran,
fanno partecipi del valore del gesto e forma di linguaggio. tato di un pur apprezzabile e nobile 2000; Madagascar, 2000.
dell’idea, non solo del come ma un po’
anche del perché, e non è poco.
La rappresentativa regionale al
FilmFestival del cinquantenario presen-
tava Vertical Miles di Cristian Furlan con
i due fenomeni del momento, il giovane
Bubu Bole e il “vecchio” Mauro Corona
chiusi nella stessa automobile in viaggio
e costretti a scambiarsi opinioni.
Risultato: Corona gigioneggia da par
suo e Bubu si esibisce in arrampicate
decisamente forti.
L’altro campione regionale era
Montanaia sogno di pietra di Giorgio
Gregorio su soggetto di Luciano Santin.
Ancora Mauro Corona protagonista in
arrampicata sul Campanile di val
Montanaia con il piccolo Luca Rainis,
l’occasione è la rievocazione del cente-
nario della prima salita. Spiro Dalla
Porta Xidias, Tullio Trevisan, Sergio De
Infanti ricostruiscono le vicende della
prima salita e quelle legate alle altre vie
più celebri e discusse del campanile.
A questo punto però, fatte salve la
grande capacità arrampicatoria di Bubu,
il carisma di Corona, la bellezza del
Campanile forse sarebbe il caso di anda-
re un po’ oltre e di usare queste indubbie
qualità in maniera meno scontata.
Nella stessa maniera forse sarebbe
il caso di ripensare alla serata evento
del venerdì, che comincia a mostrare la
corda (e pure assai sottile) dopo una Madagascar, agosto 2000
6 Alpinismo goriziano - 2/2002

U
nome della città perché poco prima, a
L’alpinismo è cultura seguito delle proteste italiane, era stata
tolta la tabella con i tre nomi: Görz –

Non soltanto montagne mute


Gorizia – Gorica (pp.141-147, ma v.
anche pp.152-168). Niente di nuovo fino
ad oggi.
La valle dell’Isonzo è preceduta da
una divertita ma anche incantata escur-
di SERGIO TAVANO sione sul Tricorno, dove ci si imbatte non
soltanto in fiori e nella leggenda dello
Zlatorog ma anche nel luccichio riflesso
no dei temi, che sono in realtà vianti ed effimeri “fuochi d’artificio”, ma non meno integralista, udinese, per cui si da un barattolo verde di birra con lo stes-
problemi, discussi a proposito più ancora per un rinnovamento nelle è dovuta rinnegare un’identità e si è so nome (pp.179-183). Proseguendo
delle funzioni e delle finalità del ricerche la fascia alpina orientale con le dovuta passare sotto silenzio la “diver- oltre la Val Trenta, i due autori sperano di
CAI riguarda gli impegni e le terre adiacenti è stata al centro o sullo sità” altrui. Da un lato gli stessi Carinziani raccogliere impressioni suscitate dai
dimensioni culturali crescenti oltre un’in- sfondo di studi e di edizioni che final- hanno finito per dimenticarsi di questa ricordi della “grande guerra” all’altezza di
veterata e perciò superata e riduttiva mente riesprimono l’attenzione esplicita loro valle, che pure è stata per secoli Bovec-Plezzo-Flitsch, ma devono
visione banalmente atletica ed evasiva. verso questo mondo da parte di intellet- parte integrante della Carinzia (p.37), e accontentarsi di rilevare piuttosto l’effi-
Si constata ora che il CAI si rivela sempre tuali transalpini. Piace ricordare tra gli dall’altro lato la stessa storiografia italia- cienza organizzativa di coloro che richia-
meglio, specialmente con la sua stampa, scritti in lingua tedesca lavori di grande na o piuttosto friulana si guarda bene dal mano turisti interessati al rafting e ad
strumento e occasione per un arricchi- respiro come Zwischen Adria und ricordare un punto così “alieno”: è vero altre forme di sport che si possono colà
mento culturale, per approfondimenti Karawanken di Arnold Suppan (come che G. Frau (in Val Canale, SAF, Udine
che coinvolgono le coscienze non meno praticare. Secondariamente però ci sono
parte della storia tedesca dell’Europa 1991, p.256) fornisce dati parzialmente
che le intelligenze. anche offerte di visite a Plezzo e a
orientale: Deutsche Geschichte im Osten discordi circa le lingue che erano parlate
Si ha quasi un ritorno a quella “giu- Europas, Sidler, Berlin 1998), molti studi Caporetto e ai relativi impianti museali. In
stificazione” della conquista e delle nella Val Canale, ma nello stesso volume tal modo appare diversa la loro reazione
preparati per il catalogo tirolese 1500 ca
esplorazioni che “borghesemente” della SAF e in quello edito dalla Società nella Val Canale, dove il problema più
– Landesausstellung/Mostra storica,
nell’Ottocento, ma già prima, voleva filologica friulana (Tarvis, Udine 1991) ci pungente è la sparizione della parlata
Skira, Milano 2000, o per i Simposi
mostrare di superare l’atteggiamento si guarda bene dal ricostruire nei suoi carinziana, che non nella valle
annuali (tanto “goriziani”) di Millstatt (in
che da sempre era stato contrario alla buona parte tradotti ed editi a Gorizia: significati plurimi e nei riscontri anche dell’Isonzo, dove gli austriaci, che sento-
“sterile” e “inutile” fatica con cui si defi- /Goriziani nel Medioevo, Leg-Provincia, attuali i legami stretti che la valle ebbe no ancora dolorosamente attuali i signifi-
niva e si respingeva l’alpinismo: torna Gorizia 2001; La Contea dei Goriziani nel per sette secoli, dal 1008 in poi, con la cati e gli effetti d’una guerra aspramente
opportuna la riedizione (tra i Licheni di Medioevo, Leg-Provincia, Gorizia 2002); chiesa di Bamberga. Com’è avvenuto da combattuta ma non vinta, rilevano con
Vivalda) dei Conquistatori dell’inutile di per l’età medievale si veda poi: Der ottant’anni in qua per la storia di Gorizia, minore passione i dislivelli culturali che si
Lionel Terray (la prima edizione italiana Ostalpenraum im Hochmittelalter, terzo ci si limita a mettere in risalto i pochi e sono formati nei Goriziano, per effetto
risale al 1961; v. supplemento del “Sole – volume dell’Österreichische Geschichte, spesso casuali sintomi delle presenze di dell’imperversare di irredentismi e di
24 ore” del 12 maggio 2002). a cura di H. Dopsch (Wien 2000) e per segno diverso, di segno perciò italiano o nazionalismi che hanno dilaniato questa
Di un simile impegno si sente la l’età moderna gli studi viennesi di Renate friulano, con i quali si pretende di riven- civiltà prima che questa terra. Qui il rife-
necessità in modo particolare lungo le Lunzer (Irredenti redenti).
Alpi Giulie e ancor più nel Goriziano, Il volume di Strasser e Waitzbauer,
dove cioè ai fenomeni squisitamente senza dubbio più “alpino” degli altri
alpini e alpinistici sono intimamente appena citati, si divide in cinque parti,
associati problemi e situazioni d’ordine toccando la Carinzia, la Val Canale, il
civile e culturale di valore alto e di bru- Friuli (non tanto quello veneto), la
ciante significato. Slovenia (quella isontina) e infine Trieste.
Piace rilevare che da tempo In ciascuno di questi settori lo sguardo è
“Alpinismo Goriziano” ha scelto la via concentrato sugli aspetti o sui problemi
della discussione e della riflessione sulle vecchi e nuovi, ma soprattutto successi-
montagne traguardandole sul piano vi alla seconda guerra mondiale, deter-
umano e civile ed evitando l’ovvietà delle minati dalle divisioni e dalle contrapposi-
“cronache” e di compiaciuti autobiogra- zioni che hanno in parte fondamento in
fismi. Prendendo lo spunto da quanto ha antichi precedenti ma che sono state
scritto Carlo Tavagnutti nell’ultimo esasperate dall’avvento di criteri nazio-
numero di “A.G.” su San nali e specialmente nazionalistici, di per
Leopoldo/Laglesie, è opportuno ricorda- sé intolleranti e angusti.
re un volume scritto di recente a Il racconto di questo vagabondaggio
Salisburgo, che guarda con attenzione e è documentato e ragionato ma è condot-
anche con simpatia al mondo su cui to con briosa leggerezza, senza conces-
passa il confine che non da sempre divi- sioni alla futilità d’effetto: esprime vigile
de le Giulie e il Carso: Kurt F. Stasser e attenzione verso questo crocevia
Harald Waitzbauer hanno messo a frutto d'Europa, verso il mondo che culmina
passeggiate e ricognizioni compiute tra nelle Giulie, con puntuali riferimenti per- Ultime case in Val Trenta
la Carinzia, o piuttosto la Val Canale, e ciò a Kugy ma prima al Valvasor, e a tanti
l’Adriatico o, più precisamente, Trieste:
monti, dal Tricorno al Montasio, dal
Über die Grenzen nach Triest (Böhlau, dicare la legittimità d’un confine che si rimento esplicito va a G.I. Ascoli (pag.
Mangart allo Jôf Fuart, e soprattutto
Wien 1999) in cui il sottotitolo vuole definire “naturale” (p.58 ss.). Un 173) che, nella sua fervida passione ma
verso le valli che rendono vive cultural-
(Wanderung zwischen Karnischen Alpen secondo gruppo di temi suscita l’interes- anche nell’unilateralità giovanile, fissò
mente e animano questa regione per
und Adriatischem Meer) riflette un atteg- se goriziano dei due “viandanti”, quello criteri esclusivi di tipo risorgimentale,
tanti aspetti ermetica: una delle voci più
giamento squisitamente tedesco per dei ricordi, per lo più di guerra, sparsi e con parametri pregiudizialmente riduttivi:
belle è quella recente di Celso Macor,
quel vagabondaggio non spensierato ma ricercati lungo l’Isonzo, e il confine a alla fine Gorizia si è annullata tentando di
che mentalmente e culturalmente (ma
indagatore e inquieto che caratterizza ridosso (e nelle carni) di Gorizia. I para- allinearsi su modelli (e su stereotipi)
l’andare romantico e che ha nel anche poeticamente) si salda a Kugy e
alla tradizione letteraria di lingua tedesca dossi goriziani sono molti e tutti doloro- come Venezia o Firenze e perdendo la
Wanderer (intraducibile in italiano) quel samente significativi e determinati da un sua singolarità feconda, la sua identità
simbolo che fu vissuto a lungo da chi tra per canali non tanto sotterranei: Volo con
l’aquila (Gorizia 1998); Aesontius (Gorizia confine che ora è etnico ma che ha intro- non statica ma pregna di valori attuali e
‘800 e ‘900 proprio qui andò esplorando dotto questo criterio di comodo in una perenni. Come si è anticipato, c’è stato
i misteri del mondo alpino, con serietà, 1999); Silenzi in concerto, con Renato
Candolini (Gorizia 1999). Strasser e terra da sempre unitaria culturalmente, un lungo ritegno da parte della storiogra-
con slancio poetico e con felicità spiri-
Waitzbauer accompagnano nella visita ai nonostante la grande (e unica) varietà fia austriaca nei riguardi del Goriziano e
tuale.
centri abitati della Val Canale, dove essi delle lingue (pp.173-175): qui si fa riferi- delle terre perdute nel 1918, ma austria-
Ervino Pocar nel “Comunicato men-
incontrano e interpellano gli abitanti: ne mento a Città di confine. Conversazioni che da sempre: vi ha fatto eco il rifiuto
sile” del CAI di Gorizia (maggio 1923)
deriva una visione per molti aspetti sul futuro di Gorizia e Nova Gorica autolesionistico dei goriziani nei riguardi
dice che “è soltanto la passione per il
bello che può portare gli uomini a mette- deprimente, a causa del rapido processo (Ediciclo, Portogruaro 1994, p.173): ma della loro storia, d’una storia troppo
re a rischio tutta la loro esistenza. (…) di snazionalizzazione avviato dal 1918 in sarebbe stato anche più utile consultare grande e troppo difficile da capire e da
L’alpinista che va in montagna per un poi. Si dice che fino al 1910 quasi l’80% Gorizia e il mondo di ieri (Agraf, Udine vivere nella sua complessità.
dato fine non è un vero alpinista”. Nino degli abitanti parlava il tedesco (un carin- 1991), in un’ispirazione chiaramente Libri come questo di Strasser e
Paternolli nell’agosto di quello stesso ziano dalle vocali pittoresche), mentre zweighiana, o il volume dell’Istituto di Waitzbauer e come tanti altri studi recen-
1923, pochi giorni prima di morire, in Val quasi tutti gli altri (non ignari del carinzia- storia sociale e religiosa: Cultura tedesca ti (Hermann Wiesflecker, Reinhard
Trenta “nel mistero solenne della quiete no) usavano lo sloveno (pp.31-39); va nel Goriziano (Gorizia 1995). Dei para- Härtel, Peter Øtih, Johann Rainer, Joseph
che empiva la cupola del cielo, sussurrò ricordato che fino al 1880 il censimento dossi goriziani si citano almeno due, che Riedmann, Meinrad Pizzinini, Heinz
all’orecchio” dello stesso Pocar: “Vedi, rilevava la lingua d’uso, non l’etnia, ed suggeriscono reazioni tra l’ironico e l’al- Dopsch, Ferdinand Edelmayer fino a
questo è il momento in cui nasce il mito”. era un fatto di cultura. I momenti più larmistico: uno riguarda la città, Gorizia, Peter Handke e Renate Lunzer) sono
L’andare e il fermarsi dovevano essere dolorosi furono vissuti dopo le opzioni che ha la sinagoga in Italia e il cimitero venuti ad arricchire la conoscenza pro-
avvolti dal silenzio (“La sorgente”, 1924, seguite all’accordo del luglio 1939 tra ebraico in Slovenia, mentre l’altro rievoca blematica e spesso inquietante d’un
pp.257-258) e farsi meditazione e con- Hitler e Mussolini (pp.35-37). e commenta l’inaugurazione della mondo strutturalmente europeo, e pos-
templazione. L’intimidazione imperversante dagli Transalpina, avvenuta il 17 luglio 1906 sono incoraggiare gli storiografi e i citta-
Un po’ per gli interessi suscitati di anni’20 in poi ha fatto tacere voci e lin- alla presenza del Kronprinz Francesco dini goriziani a vivere con maggiore
recente dal millenario Goriziano (così gue non allineate: al centralismo romano Ferdinando, il quale sulla pensilina della coraggio la loro europeità attraverso una
spesso meschinamente avvilito in fuor- (e romanizzante) ha fatto seguito quello, stazione Monte Santo non poté leggere il gorizianità autentica e integrale.
Alpinismo goriziano - 2/2002 7

D N
Vecchie tracce Scialpinismo
Scalzer, una piccola cima dimenticata Paesaggismo
di CARLO TAVAGNUTTI
el laboratorio c’è molta confu- chiudessi così il mio lavoro avrebbe
agli stavoli, richiede circa un’ora di sione e l’odore pungente del senza dubbio il diritto di lagnarsi. Ma
opo un periodo di molti anni, nella seconda parte del pezzo c’è scrit-
sono risalito all’inizio di giugno cammino e presenta il grande vantag- colore. Per terra qualche foglio
to che il mio pittore non ha fatto altro
sullo Scalzer, l’isolato cimotto gio nei mesi estivi di svolgersi in di carta con un paio di scara-
che rappresentare un tipico paesaggio
boscoso, circondato da profon- ambiente completamente ombreggiato. bocchi sopra: idee non realizzate. Apro pirenaico che un gruppo di dieci scial-
di canaloni e pareti verticali, che domina Ma ritornando alla mia escursio- le imposte e lascio che le stanze accol- pinisti goriziani (me compreso) ha avuto
ne…grande sorpresa all’arrivo nel vec- gano la luce tenue e malinconica di modo di scoprire in una settimana di
Pontebba ad ovest del M. Brizzia.
chio alpeggio. Il grande prato di un questo pomeriggio di primavera. E’ da permanenza, forse quello più esclusivo
Scopo dell’escursione: fotografare
tempo è stato completamente “divora- poco cessato di piovere e dalle strade rispetto alle più consuete valli inneva-
la pianella della Madonna che ricordavo
to” e circoscritto dalla prepotente risale l’umidità carica di nettari e polli- te, canali, plateau, cornici, etc. A ciò si
di aver osservato, una ventina d’anni
avanzata di un fitto bosco di pini ed ne, un buon invito per chi vuole fare una può aggiungere che gli appassionati
addietro, in numerosi esemplari proprio
abeti che preclude ogni vista verso tela di un paesaggio.
sotto la cima, prima dei salti rocciosi
valle e lascia libero un piccolo pascolo Purtroppo oggi la
occidentali. Ma era anche il desiderio di mia mano è incerta e
attorno ai ruderi, tenuto ben rasato da
ritornare nei luoghi che avevo frequen- dopo qualche improbabi-
una decina di pecore brade che sosta-
tato per lunghi periodi negli anni ’50, le tentativo noto che i
no in zona per la presenza della prezio-
quando un plotone della 64ª Comp. del sa sorgente perenne. I tempi dei grandi miei aborti artistici si
Feltre era stato incaricato della manu- sfalci, i tempi dell’espertissimo fienaio- stanno accumulando sul
tenzione dei “Puintàz” sull’attuale sen- pavimento. Le provo
lo “penc’ ” sono solo ricordi. Raggiunta
tiero n° 501 ad Est del M. Bruca. tutte, poi vinto dallo sfini-
l’isolata cima dello Scalzer attraverso mento invoco una musa
Scartato il detto sentiero perché troppo l’esile crestina verde che lo separa
lungo, la scelta non poteva essere che ispiratrice che alla fine
dallo spallone boscoso che sovrasta gli benevolmente mi ascolta
la vecchia mulattiera militare austriaca stavoli, vana è risultata, in quest’occa- e guida la mia mano ad
che partendo dalla strada del Pramollo, sione, la meticolosa ricerca della rara intingere il pennello nel
oltre le gallerie, supera il rumoroso Rio orchidea…sembra che la bella verde scuro. “Ma certo! –
Bombaso su un ponticello metallico e Cypripedium non dimori più in quel mi dico – “partiamo dal
risale il ripido costone a destra dell’evi- luogo tanto solitario. E’ stata comun- basso, gli alberi!”. Di-
dente e profondo impluvio che limita le que un’occasione per un’interessante segno così dei pini tozzi,
pendici meridionali del M.Bruca. Si trat- ricognizione delle postazioni e dei trin- non molto maestosi,
ta di un’opera veramente interessante ceramenti della “Skalzerkofel” che dalle fronde rade di un
per i numerosi tornanti lavorati in roccia durante la Prima Guerra Mondiale ha verde cupo, quasi auste-
nel tratto inferiore dell’itinerario. rappresentato un importante caposal- ro. “Non uniformiamo
Diversi muretti a secco sono franati troppo …-ripenso-
do che dominava dall’alto tutto il baci-
ed alcuni ponti di legno scomparsi, per- …mettiamoci un lago,
no del Torrente Pontebbana, l’inizio del una cascata e qualche
ciò la percorrenza, in qualche tratto, Canal del Ferro ed i monti a Sud-Est di casa di pietra…”. Rin-
richiede una certa attenzione. Superate Pontebba e costituiva un ottimo punto graziando colei che può
le balze rocciose ove fioriscono rigo- d’osservazione sul contrapposto schie- fare ciò, rincorro l’idea
gliose genziane, la mulattiera entra in ramento italiano. donatami e senza fare
un fitto bosco di faggi ed in breve si E dopo aver girovagato a lungo fra i nessun schizzo su carta
arriva alla sella di quota 1243 ove s’in- camminamenti, tra postazioni di mitra- dipingo istintivamente:
contrano le croci per gli Schützen gliatrici e ricoveri in caverna, rientro ne viene fuori uno spec-
caduti nel 1916. (v.A.G. ott./dic.1995) e veloce verso il Bombaso per una risto- chio d’acqua senza
poco più in basso i ruderi degli stavoli ratrice rinfrescata nelle limpidissime increspature di un blu
Scalzer. Il percorso, dal Rio Bombaso acque del rio. molto vivo, una cascata
“esplosiva” bianco-
argentea che ben contra- Salendo al Pico Royo - Pirenei - Spagna
sta il senso di calma
delle acque del lago ed
infine delle case in pietra piccole e del fuoripista sono non solo degli
robuste che richiamano qualcosa di amanti della montagna non distolti dal
caldo e sicuro in grado di addolcire, timore di fare troppa fatica e dei ricer-
senza offendere, l’asprezza della natu- catori, come del resto tutti gli alpinisti
ra selvaggia. “Ed ora le montagne! ed arrampicatori in generale, di livelli di
–penso- “non amo le linee sgraziate, difficoltà crescenti ma anche alla resa
anche se sono migliori per il paesaggio dei conti tutti un po’ artisti: il buon Dio
che sto dipingendo. Facciamole inne- fa cadere dal cielo la neve sulle monta-
vate, così si ammorbidiscono un gne ed altro non è che la tela su cui
po’…”. E’ una buona idea: il bianco dipingere. Quante volte ci è capitato
opaco e sacrale delle nevi si abbina al nelle uscite di tentare di tutto per fare
magnetico e profondo azzurro di un delle curve simmetriche con uno stile
cielo senza nuvole ed entrambi com- esteticamente gradevole di discesa?
pletano così felicemente l’armonia di Quante volte finito un pendio ci siamo
sensazioni trasmesse dal dipinto. E’ voltati alle nostre spalle per vedere se
fatta! “Non c’è davvero male, questo lo abbiamo lasciato una bella traccia?
vendo senz’altro così sabato ti porto Quante volte abbiamo fotografato le
fuori a cena!” – lo sto dicendo alla mia
“S” sui pendii una vicino all’altra?
giovane ed attraente assistente che è
Quante volte abbiamo visto queste
appena entrata nello studio ed alla
fotografie in serate organizzate per pre-
quale ho sempre promesso tanto (com-
sentare l’attività di qualche ben più illu-
preso uno stipendio) e dato assai
poco… “Ah, dimenticavo…la firma!!”… stre collega?
“Davvero molto, molto interessan- Ed allora al capo-redazione e
te!!! Sei stato una settimana a fare soprattutto ai veri lettori di questo arti-
scialpinismo nei Pirenei, ti avevo chie- colo chiedo clemenza se qui non si
sto di scrivere un pezzo per i nostri let- parla delle cime raggiunte, del tipo di
tori e tu mi parli delle ansie creative di neve trovata, delle difficoltà affrontate,
un pittore squattrinato che grazie alla del livello delle strutture ricettive locali,
sua musa riesce a fare un bel dipinto di del tempo favorevole o meno, della fati-
un paesaggio di montagna? Ma che ca fatta e della soddisfazione che si
diavolo c’entra?!? E sulla sua assisten- prova a raggiungere una cima: di
te tralascio…” mestiere non faccio il giornalista (qual-
Questo sicuramente mi direbbe un cuno forse lo ha già intuito…) e gli arti-
capo-redattore di una rivista specializ- coli tecnici non sono il mio forte. E
zata di montagna al quale avevo pro- poi,alla redazione di “Alpinismo
messo di scrivere un articolo adatto ai Goriziano” non ho mai promesso un bel
gusti dei suoi lettori su di un’esperienza niente!! Alla prossima! Ah, dimentica-
Pianella della Madonna scialpinistica nei Pirenei spagnoli e se vo…la firma!!!… Francesco Portelli
F
8 Alpinismo goriziano - 2/2002

orte è la suggestione che eser-


citano le tragedie alpinistiche e, Novità in libreria
non c’è che dire, l’argomento è

Donne, uomini e pareti


decisamente ricco di esempi, su
scrittori e lettori di cose di montagna.
Alla già ben ricca letteratura sull’ar-
gomento si è aggiunto un nuovo capi-
tolo che ha delle peculiarità precise che
lo rendono primo e unico. Nel 1974, nel- di MARCO MOSETTI
l’ambito del Meeting alpinistico interna-
zionale, otto alpiniste dell’allora Unione Torre Mustagh, al Nevado Chacraraju,
Sovietica tentano la traversata est – alla mancata ascesa dello Jannu. E qua
ovest del Pik Lenin. Era la prima volta il racconto si interrompe, è il 1959.
che una spedizione sovietica intera- Terray ritornerà allo Jannu e riuscirà a
mente femminile saliva una montagna raggiungere la vetta, ma questa è un’al-
di 7000 metri. Non staremo qua a par- tra storia ed un altro libro. Come salirà
larne oggi a quasi trent’anni di distanza ancora il Makalu prima del fatale 1965.
se tutto fosse andato bene. Qualcosa si Testo avvincente, ancora molto
inceppò nell’organizzazione quasi mili- attuale nel cercare di far capire le ragio-
tare dell’impresa. D’altra parte non ni dell’inutilità dell’alpinismo ma, in
poteva che essere così, diciamo oggi, fondo, anche di gran parte delle attività
quando i muri, soprattutto quelli ideolo- umane. Una grande lezione.
gici, sono caduti. Gerarchia ferrea, “Credo che stai facendo cultura,
disciplina, ubbidienza e burocrazia mal con questo libro. E in giro ne vedo ben
si conciliano con lo spirito libertario che poca, e ce ne sarebbe bisogno”. Lo
ha sempre contraddistinto l’alpinismo. dice Pietro Dal Prà alla fine dell’intervi-
Qualcuno a questo punto potrà obietta- sta che gli fa Fabio Palma per Uomini &
re che è stato proprio grazie ad una fer- Pareti, sedici incontri ravvicinati con i
rea organizzazione paramilitare che si protagonisti del verticale. Gli autori
sono ottenuti, soprattutto negli anni ’50 sono due, accanto a Palma c’è il triesti-
e ’60 dello scorso secolo, grandi risul- no Erik Øvab, che si dividono il compito
tati sulle grandi montagne. Certo, i di dialogare, più che intervistare, con i
risultati sono sotto gli occhi di tutti ma sedici grandi dell’arrampicata e dell’al-
a prezzo di quali guasti? E poi, quello pinismo mondiale in attività. Potrà sem-
era alpinismo o campagne militari vere brare banale, una raccolta di articoli per
e proprie con tanto di battaglie vinte e riviste specializzate, poco o nulla inte-
perse, perdite, conquista finale o ritira- ressanti al di fuori del circolo ristrettis-
ta? Ma questo è un altro argomento e ci simo di sfegatati e addetti ai lavori. Non
porta lontano. è assolutamente così. Le interviste o
Ritorniamo alle otto donne sole sul meglio i dialoghi non toccano quasi mai
Pik Lenin: sono lasciate in una specie di argomenti squisitamente ed esclusiva-
libertà vigilata, le loro decisioni sulla mente tecnici preferendo invece cerca-
montagna sono sottoposte al vaglio re di andare oltre la tecnica, raccontare
delle gerarchie del campo base. non il mito che sta di fronte ma l’uomo,
Rapporti giornalieri, ordini, consigli. Ma la persona. Una delle frasi più signifi-
sulla montagna ci sono solo loro. E’ cative sugli alpinisti professionisti me la
quasi inspiegabile, o meglio incom- disse proprio un nostro corregionale
prensibile, nella logica banalità del sus- appena ritornato da una spedizione
seguirsi degli eventi, l’evolversi della himalayana e suonava più o meno così
tragedia. Come sempre succede in – che palle di questi alpinisti, tutto il
questi casi si esamina ogni singola giorno a parlare di vie, gradi, difficoltà,
parola, gesto, azione, si viviseziona materiali, tecnica, mai di musica, libri,
ogni decisione ma è sempre il caso, il sentimenti, non ne potevo più di stare
fato, l’imponderabile che gioca quella con loro.- Palma e Øvab riabilitano un
carta che può far scivolare in un attimo po’ la categoria perché li fanno parlare
una grande vittoria in un’immane trage- anche di altro, di musica, di sentimenti
dia. Sepolta per anni negli archivi sovie- e di vita privata, di storie di tutti i giorni,
tici la vicenda viene ripresa da Linda e lo fanno rivolgendo domande a volte
Cottino. Come sempre in questi casi il Creta della Chianevate da ovest scomode, altre estremamente private e
libro provoca rabbia nel lettore, per il personali, ma ricevendo sempre rispo-
modo quasi banale in cui otto persone ste. Il risultato è che riportano queste
vengono lasciate morire. Ma questo è sun seracco lo avessero atteso da gono la montagna e l’uomo con il pia- persone ad una dimensione più terre-
sempre il senno di poi. La lettura è qualche parte del mondo a fermare la cere di salirla. A questa conclusione si na, meno estranea al lettore o allo spet-
peraltro interessante perché apre uno sua corsa. E’ quasi un augurio che arriva per gradi, passando da un’infan- tatore delle loro performance, anche
spiraglio su un orizzonte alpinistico Terray si fa licenziando nel luglio del zia cittadina e agiata, all’avvicinamento se, e non potrebbe essere altrimenti, la
poco conosciuto in occidente. E’ natu- 1961 il suo libro più famoso, I conqui- alla montagna attraverso Jeunesse et parete è sempre li, presente, incom-
rale fare però un parallelo con due statori dell’inutile. Non sapremo mai Montagne, un’organizzazione fondata bente.
opere analoghe, un po’ perché uscite cosa fermò la sua corsa, ma fu comun- da un militare per far conoscere ai gio- Scorrere le pagine è ripercorrere
nella stessa collana, un po’ perché di que in montagna. Il suo corpo venne vani la montagna, per arrivarci, in mon- tappe della storia e dell’evoluzione del-
non lontana edizione: Freney 1961 di l’arrampicata e dell’alpinismo dell’ulti-
ritrovato precipitato assieme a quello tagna, come combattente della
M. Albino Ferrari e Tragedia sul Monte mo decennio almeno, e gettare contem-
del collega Marc Martinetti ai piedi di Resistenza. Finita la seconda guerra
Bianco di Ives Ballu. Laddove i due poraneamente uno sguardo sul futuro.
una falesia nel Vercos nel 1965. mondiale è il momento dei giovani alpi-
ricostruiscono tragedie “occidentali” Manolo, Berhault, Lynn Hill, Bubu,
Rimangono di lui, oltre alle innumerevo- nisti francesi. Una generazione formi-
scandagliando ogni attimo e ogni per- Hirayama, Pietro Dal Prà, Nives Meroi,
li realizzazioni sulle montagne di tutto il dabile che comprendeva Rebuffat,
sonaggio del dramma, forti anche e Christoph Hainz, Beat Kammerlander,
mondo, i suoi scritti, questo in partico- Lachenal, Desmaison, Couzy, nomi che
soprattutto di un’archivistica ricchissi- Glowacz, Alex Huber, Cristian Brenna,
lare, esaurito in Italia da anni ed ora hanno segnato la storia dell’alpinismo. Tomo Œesen, Andrea Gallo, Edlinger,
ma fatta di una pubblicistica stermina-
riproposto da Vivalda nella collana I Lionel Terray è uno degli assi di questa Jerry Moffat sono i protagonisti del ver-
ta, foto, filmati, testimonianze dirette, la
Licheni. La traduzione è quella storica schiera. Sceglie, poco comodamente, ticale scelti de Palma e Øvab.
Cottino ha a disposizione lo striminzito
della prima edizione di Dall’Oglio di di fare la guida alpina di professione. Ma accanto al libro di parole c’è
contenuto di una scatola di cartone e
Andrea Gobetti. Ha vari piani di lettura, Alle solite con i clienti seguono le prime quello delle immagini e quello delle
poco più. Questo non inficia la validità
questo come tutti i buoni libri. Può e le ripetizioni delle vie estreme dell’e- idee. Gli autori hanno pensato a tutto
del libro che, lo ripeto, ha un valore
essere letto come un gran libro d’av- poca, intercalate con gli episodi delle per non scontentare il lettore.
soprattutto storico e di costume, facen-
ventura, o come un volume di storia operazioni di salvataggio rese celebri Numerosissime sono le foto, tutte,
do rivivere un mondo per noi occiden-
dell’alpinismo o, ancora, come un sag- dalle cronache: Corti – Longhi sulla magari per diversi aspetti, molto spet-
tali misterioso, quando quel mistero ali-
gio di storia sociale. Già il titolo rimette Nordwand dell’Eiger; Vincendon – tacolari, tanto che il volume può essere
mentava fantasie o paure, leggende o
tragedie. ordine nelle idee un po’ confuse di un Henry sul Bianco. Tanti episodi, tanti goduto anche solamente come libro
alpinismo che cercava, fin dal suo capitoli ai quali seguono le spedizioni fotografico. Ed anche in questa dimen-
Sognava di diventare pastore il nascere, di giustificare in qualche, sulle grandi montagne degli altri conti- sione non mancano le chicche e le
bambino Lionel Terray e forse lo sareb- qualsiasi, maniera il suo esistere. nenti: dalla prima salita di un 8.000, curiosità, gli aspetti meno convenzio-
be diventato alla fine, da vecchio, se Terray fa piazza pulita di pretese scien- l’Annapurna, da parte di Herzog e nali o “da rivista” dei protagonisti.
nessuna pietra, nessun crepaccio, nes- tifiche, sportive, nazionalistiche: riman- Lachenal nel 1950 al Fritz Roy, alla Rimane l’ultimo aspetto: ognuno degli
Alpinismo goriziano - 2/2002 9

P
intervistati ha scelto e descritto un
luogo, una falesia, una via di roccia,
una cima, presumibilmente quella che
per lui è la più significativa, dando tutte
le indicazioni tecniche per ripercorrere i
suoi passi. Così Lynn Hill ci propone il
Nella pancia dell’orco
di LUCIANO SANTIN
Nose al Capitan con schizzo della via e
note tecniche essenziali; e così per tutti
arlerò di un libro, solitamente una estreme, ma assomma il massimo di to, per trecento metri, sulle spalle di
gli altri, passando per El Marubio di
banale routine. Questa volta però pericoli oggettivi che si possano trovare Alfred Hellepart appeso a un cavo metal-
Manolo, la Couzy alla Ovest di
la cosa non è così semplice. in arrampicata. E molto più del massimo lico e aiutato da un verricello. Poi le con-
Lavaredo ovviamente di Bubu, il
Perché parlerò sì di una storia che un alpinista sensato possa permet- dizioni atmosferiche peggiorano, e la
Verdon di Patrick Edlinger e così via, in tersi. Molti sono morti, nel tentativo di spedizione deve rientrare. Per Longhi
inventata, la trama del libro, una storia
una sorta di giro del mondo, di “guida scalare l’Eiger, in passato, e molti conti- non c’è più tempo. E’ ancora vivo, invo-
fantastica eppure plausibile perché
delle guide”. E vi sembra poco in un nuano a morire. Qui in Friuli ci ricordiamo ca disperatamente i soccorsi quando la
generata da una di quelle vicende reali
libro solo? che travalicano la credibilità. Ma parlerò tutti di Angelo Ursella, il “ragazzo di bufera si chiude su di lui come un suda-
anche di ciò che tiene insieme questo Buia”, caduto nel’70, a ventitré anni, rio. Tornato il sereno, i cannocchiali della
Ne ha di coraggio Alberto Peruffo, durante un tentativo effettuato con Kleine Scheidegg scoprono il suo corpo
viluppo di realtà introiettata e creazione:
da vendere. La pubblicistica d’alpini- Sergio De Infanti, salvato poi dopo cin- attaccato alla parete, imprigionato da un
l’ossessione. Anzi da due ossessioni
smo è sicuramente in piena fioritura ma diverse ma concatenate, l’una, quella que giorni in parete. E solo un paio d’an- sarcofago di ghiaccio. Rimarrà lì per due
ci vuole un bel fegato comunque a but- dell’uomo che nutrì un’hybris prometei- ni fa è morto, colpito da un sasso, Erwin anni, impudicamente esposto alla mor-
tarsi anima e corpo nell’avventura di un ca, e fu condannato a pagarne il fio Maier, carabiniere di Paluzza. La prima bosa curiosità dei turisti, mentre a Udine
@periodico di Letteratura, Alpinismo e anche al di là delle proprie colpe. L’altra salita riesce dopo alcuni tentativi conclu- un adolescente dalla sensibilità e dalla
Arti Visive come recita il sottotitolo di di chi inseguì la vicenda con le ali della sisi tragicamente, nel luglio 1938. fantasia fervide rimugina il fatto.
Intraisass che ha visto la luce con il fantasia, la scaldò in cuore, sino a poter- Si chiama Lino Leggio il ragazzo che
numero uno in questo inizio di primave- si confrontare con i frammenti superstiti Una doppia cordata austro-tedesca va a cercare sui giornali prima di tutto
ra. D’altra parte due sono le passioni di di una realtà pirandelliana, scomposta da riesce nell’impresa, il nome dell’uomo notizie sul “caso Longhi”, che è anche il
Peruffo; la letteratura e l’alpinismo. Era molti specchi cronachistici e letterari. che vince il Moloch è Anderl Heckmair, “caso Corti” naturalmente, o anche il
logico per lui, la laurea in lettere moder- E parlerò infine del mito. Un mito monacense. Solo poche settimane prima “caso Eiger”. Più di quarant’anni dopo si
ne in tasca, unirle in qualche maniera e alpinistico oscuro, terribile e fascinatore. Bartolo Sandri e Mario Menti, vicentini, libererà di questa storia all’apparenza
farne una ragione di vita. La genesi è Parlerò dell’Eiger, perché è di lì che erano precipitati. Ed è forse quella trage- dimenticata, ma mai davvero metaboliz-
stata nella rete, due anni fa con il sito comincia tutto. Chi si occupa di gestalt, dia a far sì che gli italiani si tengano lon- zata o superata, scrivendo un libro, Il
www.intraisass.it. Sul quale si incrocia- o di onomatopoiesi, credo che ricono- tani per anni dall’Eiger. Ci sono tredici cacciatore di valanghe – Herr Eiger, La
no letture, notizie (aggiornatissime) e scerà già alla parola un suono minaccio- ripetizioni prima che alla base della pare- storia racconta di un tentativo di recupe-
so. Un rumore duro e tagliente, come di te si presentino Claudio Corti e Stefano ro. Un gruppo di italiani che lavora alla
riflessioni legate al mondo dell’alpini-
denti che si serrino su una preda. Eiger, Longhi, da Lecco. I due attaccano saba- linea ferroviaria della Jungfrau, in segre-
smo e della montagna. Ora, oltre che
orco, mangiacristiani. Venne battezzato to 3 agosto, e il 5 vengono raggiunti dalla to, decide di riscattare l’oltraggio fatto al
clickare la rivista possiamo anche sfo-
così molti secoli fa, prima che qualcuno cordata formata dai tedeschi Gunther loro connazionale, tentando di recupe-
gliarla realmente. Ed è un gran bel pia- Nothdurft e Franz Mayer. I quattro proce- rarne il corpo, un po’ come hanno fatto i
immaginasse che ci si potesse montare
cere. Più della metà degli interventi sopra. E mai il detto latino nomen omen dono insieme, lentamente, per tre giorni. soccorritori con Corti. Così un’armata
sono inediti, il resto è la selezione dalla fu più giusto. La parete Nord – perché si Poi, l’8 agosto, Longhi, che è in coda, Brancaleone risale il fianco Ovest del
rete. La lista degli autori è troppo este- dice Eiger, ma si pensa, sempre, parete vola sulla cosiddetta Traversata degli monte per tentare l’impresa, di cui non
sa per citarli tutti ma basterà accenna- Nord – è un incubo di calcare fatto a Dei. Corti e Mayer tentano invano di raccontiamo nulla, in questa sede, per
re a qualche nome, qualcuno anche triangolo, lievemente concavo, che si recuperarlo, alla fine lo lasciano su una non togliere il piacere della lettura, per-
ben noto ai lettori di Alpinismo alza all’improvviso dai prati dell’Ober- cengia sottostante e continuano l’ascen- ché il libro ha anche movenze da thrilling.
Goriziano, per apprezzare il peso di land. Non c’è raccordo, transizione: dove sione, per uscire in vetta e cercare soc- La spedizione conclude una storia
quest’avventura sul panorama forse un finisce l’erba inizia una roccia scura e corso. Poi una pietra colpirà Corti, che anch’essa giocata su realtà e fantasia in
po’ troppo manierato della letteratura marcescente. verrà lasciato su un terrazzino dai tede- cui c’è l’epopea dei nostri emigranti di un
di montagna in Italia: Lorenzo Il monte vi scarica mostruosi convo- schi che proseguono. tempo così simili agli extracomunitari
Massarotto, Marco Anghileri, Carlos gli di pietre: shrapnel di roccia grandi Scorti dalla Kleine Scheidegg, il pic- d’oggi sul suolo italiano. E poi ci sono le
Buhler, Flavio Faoro, Franco Perlotto, come autocarri che esplodono spazzan- colo centro alberghiero sottostante incomunicabilità tra padri e figli, e gli
Mauro Florit e Mario Variola, Erri De do la Nordwand, e il vento ne porta l’o- l’Eiger, Corti e Longhi sono al centro di amori incerti e rotti, destinati a una fine
Luca, Manrico Dell’Agnola. dore acre, come di cordite, sino a una gigantesca operazione di recupero, amara.
Tre sono le parti del volume, la Grindelwald. A muovere le frane è spes- cui partecipano cinquanta persone, tra le Al centro della narrazione - o forse
prima dedicata ai racconti d’alpinismo, so la neve. L’Eiger sfiora i quattromila quali Riccardo Cassin e Carlo Mauri, non esattamente, perché Il Cacciatore di
metri, e ha grandi nevai pensili, che ven- Lionel Terrey e Ludwig Gramminger, l’in- valangheè un libro eccentrico in tutti i
la seconda “Alpinismo Ante Litteram”
gono ripasturati sovente, perché la pare- ventore dell’omonimo imbrago portaferi- sensi - Massimiliano, un ragazzo delle
ad una visione più letteraria, e l’ultima
te è costruita come una perfetta trappo- ti. Nothdurft e Mayer sono scomparsi, valli sopra Arba. Posti dimenticati dagli
ad una raccolta di news prese pari pari la per le perturbazioni. E’ un’ascensione nessuno sa se siano o meno arrivati sulla uomini e dal sole. Il papà morto a
dalla rete, un anno di notizie alpinisti- lunga, dura, che non presenta difficoltà cima. Cima da cui Corti viene recupera- Marcinelle, la mamma alcolizzata, Max
che, il 2001, da percorrere a ritroso. La
ricchezza del volume che Peruffo ci
offre non è quantificabile al primo
distratto sguardo, salta fuori ad ogni
pagina, dalle citazioni (da E. Dickinson
a F. Pessoa, da Adonis a W.Whitman,
passando per il nostro Michelstaedter)
alla parte iconografica di un raffinato
bianco e nero composta in larga parte
da immagini del fotografo Kiko
Trivellato, accompagnate da interventi
fotografici ed artistici di altri autori
(Manfred Schäfer, Loris De Barba,
Silvia Moiraghi, Giovanni Bettolo), alla
corposa bibliografia, un segno di atten-
zione per il lettore più curioso.
Che dire di più? In realtà mi sembra
di non aver detto niente in rapporto al
valore, alla qualità di Intraisass. Ogni
appassionato e lettore curioso troverà
sicuramente da sé tra le pagine le idee,
le emozioni, gli spunti per pensare e cre-
scere, in montagna e dentro se stesso.

Linda Cottino, QUI ELJA, MI SENTITE?


ed. Vivalda, I Licheni (euro 14,98), pag. 166

Lionel Terray, I CONQUISTATORI DELL’I-


NUTILE, ed. Vivalda, I Licheni ( 19.50),
pag. 333

Fabio Palma, Eric Øvab, UOMINI & PARETI,


ed. Versante Sud ( 25,00), pag. 237

AA. V V. INTRAISASS n. 1, ed. Antersass


( 15,00), pag. 326
Profili sulle Cime Piccole di Riobianco
10 Alpinismo goriziano - 2/2002

cerca lavoro grazie alla Fondazione crea-


ta nel dopoguerra per favorire l’impiego
all’estero dei corregionali - storia vera,
questa, verissima.
Lo trova il lavoro, Max, scegliendo la
Svizzera per il sole che non vedeva a
casa, e che non troverà neppure nel suo
luogo di lavoro, la ferrovia della Jungfrau.
A mandarlo lì contribuisce la coincidenza
della data: il ragazzo è nato il 24 luglio
1938. “Eigerwand!”, sentenzia l’ingegne-
re capo, che ricorda la prima salita di
Heckmair e lo ribattezza “Herr Eiger”,
che costituisce il sottotitolo del libro.
Dall’esperienza, e dall’incontro con
Ross, un “cacciatore di valanghe”, Max
imparerà il disgaggio delle masse nevo-
se. E farà da punto di aggregazione per il
già citato tentativo di recupero, insieme
gesto di cristiana pietà, tentativo di
riscatto umano e sociale, impennata di
orgoglio nazionale. Sopra la voragine
della parete Nord, assieme a Bedda
Matri, Vaselina, Hollywood, Silicosi, e agli
altri italiani supererà un altro abisso che
pareva invalicabile, quello posto tra i set-
tentrionali e i terroni.
È una storia febbrile, che si strugge
nell’attesa di un esito, e che viene
Cima del Vallone, Cime della Scala, Cima di Riofreddo e Vetta Bella dalla F.lla delle Cenge (Est)

I
costruita con incastri di flashback.
Scritta con uno stile personalissimo, che
a volte si sofferma su descrizioni punti-
gliose, minutissime, quasi da manuale
antropologico, per avventarsi poi in gio-
chi di allusioni, di sbalzi e di illuminazio-
ni.
Ross, il cacciatore di valanghe, che
Camoscio vs. stambecco
salva Max e gli insegna il mestiere, rima- di PAOLO GEOTTI
ne così una pura evocazione di colore, il
lampo arancione di una giacca a vento l riconoscimento votato dal Parla- dei secoli ha certamente per artefice solo l’incauto escursionista ma forse
nel biancore della neve o nell’oscurità del mento tedesco, della dignità degli l’uomo, che pure allo stesso tempo è il perfino anche la morte, per quanto atte-
tunnel. Una presenza avvertita più come animali, esseri viventi anch’essi, riferimento anche delle più moderne ini- sa!
dotati di sensibilità ed emozioni pro- ziative di salvaguardia di molti esseri Com’è diverso invece il camoscio:
inquietudine che come persona. La stes-
prie, si pone come doveroso quanto viventi a rischio di estinzione. attento e discreto ma forte e scattante,
sa elusività si ritrova nella sola presenza Ma veniamo ai nostri monti e consi-
sempre tardivo intervento dell’uomo in quasi elegante nella sua pelliccia marro-
femminile, quella della pur carnalissima favore della condizione dei nostri nume- deriamo quello che accade agli animali ne, col suo bel fischio da montanaro
Stella. E anche Max, in fondo, nel suo rosi conviventi sulla Terra. Animali non che vi trovano abituale dimora. La caccia riservato! Le famiglie e i gruppi a brucare
cercar di capire e capirsi, è inseguito e umani li identifica il prof. Valerio Pocar in incontrollata, le guerre e l’occupazione sui radi verdi dei ghiaioni o sulle spalle
segnato dalla precarietà esistenziale, per un suo prezioso saggio, per una sociolo- delle terre alte da parte dell’uomo con le erbose delle crode, pronti al minimo
quanto attiene al senso della vita più che gia dei diritti degli animali appunto. sue attività, avevano ridotto diverse spe- allarme a saltare uno alla volta su ripidi
al sostentamento. Già tale definizione ci pone in rap- cie tipiche a pezzi da museo, o quasi. rocciosi e sparire dietro qualche spero-
Nella scelta dell’Eiger come teatro, Il porto diverso con coloro, delle svariatis- Ora le guerre sembrerebbero meno pro- ne. Ed i piccoli graziosi e ubbidienti con
cacciatore di valanghe poteva essere sime specie, che hanno dato un apporto babili, almeno in tali ambienti e lo spopo- il gruppo, attenti alla madre. Dove sono
scritto soltanto da un non alpinista. Uno materiale e morale di non poco conto alla lamento si fa sin troppo rilevante. Il lavo- confinati questi superbi animali, simbolo
che va in montagna sarebbe stato sog- nostra evoluzione. Il mondo cambia ed il ro in montagna non risulta più remune- intatto della montagna più alta ed inac-
giogato dal mito, dalla grandezza del rapporto con gli animali si adegua: la loro rativo infatti, neanche inserendo la mar- cessibile, signori dei nevai ripidi e delle
funzione spesso non è più richiesta, cia in più del turismo. La caccia e il brac- cenge più esposte? Coi prepotenti giun-
mostro di roccia. E non avrebbe potuto
come nel caso dei muli per le loro truppe conaggio non sono ormai più opera ti dall’occidente non vogliono aver a che
ambientare anche le piccinerie, le picco- alpine o i cavalli per i carriaggi. esclusiva di valligiani, come ci ricorda fare. Si tengono fuori, contentandosi di
le meschinità quotidiane sotto una pare- All’opposto si sviliscono in funzioni con- Ignazio Plussi in una recentissima intervi- semplici ripari e qualche prato in zone
te così. siderate degradanti, come per i gabbiani sta, ma di individui arricchiti e senza cul- fuori mano. Ed i vecchi continuano a
Lino, da profano, da incosciente, lo sulle discariche. Ma siamo pur sempre tura. E la fauna stanziale alpina respira starsene soli a morire con dignità alla
guarda negli occhi, l’Eiger, anzi lo scruta noi, uomini, che stabiliamo le condizioni finalmente e può pascolare senza timori luce del cielo.
anche dalle budella, insistendo sul cuni- di vita di questi nostri preziosi compagni, eccessivi. Il camoscio, animale alpino
colo che lo attraversa, e da cui si diparte spesso impagati collaboratori del nostro per eccellenza, si ritrova in numero ade- Quale signorilità nel loro comporta-
lo Stollenloch, il “Buco del ladro”, fine- stesso lavoro. Eppure loro hanno carat- guato e può riprendere possesso del suo mento! La loro nobiltà meritava un tratta-
strone a un terzo della parete, più volte terizzato fortemente la nostra fantasia e territorio tra i picchi rocciosi. Trova una mento diverso e non pare che ci siano
usato nei salvataggi. la nostra cultura nel lunghissimo ciclo grave limitazione peraltro dall’artificioso giustificazioni evidenti per spiegare tutto
Ma se è una presenza immanente,
dell’esistenza umana. Loro che hanno proliferare dello stambecco. Ancora ciò. Semplicemente l’uomo, o meglio chi
offerto un contributo decisivo alle nostre l’uomo infatti influisce sull’evoluzione ritiene di rappresentarlo, ha deciso di
che non si può mai dimenticare, l’Eiger vicissitudini storiche. Ma spesso con il
non rappresenta il tono più importante naturale delle specie animali. Introduce intervenire con tale effetto destabilizza-
nostro comportamento, causato dalla altre specie, già scomparse o magari mai tore dell’ambiente naturale, inserendo
del libro. E’ come un colore del cielo – o trasformazione della vita sociale grazie al
un non colore, visto che la Nordwand, esistite in loco, a popolare zone più o specie animali là dove non pareva
progresso tecnologico, stravolgiamo la
nell’attirare lo sguardo, chiude l’orizzon- meno selvagge della montagna. Lo necessario. Neanche la caccia sa che
stessa esistenza degli animali. Ed essi si
stambecco appunto, scomparso dalle farsene di un bersaglio così avvicinabile
te. E’ come un basso continuo sopra il adattano magari, sia pur sviluppando le
loro istintività con effetti controversi. nostre montagne da 500 anni e reinse- ed immobile nel mirino. Chi potrà scalza-
quale si levano e ricadono disegni melo- diato con trasferimenti dal Gran Paradiso
“Ci sono troppi corvi e le campagne re lo stambecco più ormai dalle posizio-
dici. Sono melodie tristi, perché la con- da relativamente pochi anni. Ed il cervo, ni che ha occupato sulle nostre monta-
notazione più forte, ne Il cacciatore di sono mute”, citava recentemente un
intervento nella posta dei lettori di un reimpiantato ad occupare i boschi sem- gne, esibendo quella sua noncuranza
valanghe viene dal rimpianto dell’ine- pre più vasti della montagna abbando- strafottente nei confronti di tutto e di
spresso, da cio’ che poteva essere e non quotidiano ed un altro rispondeva
“Anche i corvi meritano rispetto”. Certo, nata dall’uomo. E l’orso, la lince, la mar- tutti. Cerchiamo perlomeno di non ripe-
fu. Un sentimento forse connaturato alla motta, l’aquila ed il gipeto eccetera tere più l’errore, di dare spazi ad estra-
ma che dicono i merli, le cince e gli altri
condizione umana, ma che qui vibra più uccelletti, depredati nei loro nidi dal pro- eccetera. Dopo il proliferare dello stam- nei che non corrispondono in alcun
intensamente in un gioco di rimandi tra le liferare di gazze, ghiandaie e cornac- becco così reimpiantato (sono 500 ora in modo alla nostra disponibilità culturale e
cose e le persone, che, a fatica, si rasse- chie? Giulie e altrettanti ne sono previsti sul sociale.
gna poi nel distacco del ricordo lontano. I cacciatori ci tengono alla loro pre- Canin e sulle Prealpi Giulie), l’impatto Il rispetto che dobbiamo agli animali
E’ un libro, questo di Lino, da legge- tesa onorabilità e quelli “veri” tra loro, che ne deriva resta notevole, sia per l’uo- non ha certamente nulla a che fare con
re d’un fiato. Un libro che si colloca, sia non sparano certo a trofei così poco pre- mo che per gli altri animali. Oggi ti può reinsediamenti disposti sulla base di una
pure con una sua prospettiva particolare, stigiosi! Anche i bracconieri, sempre belli capitare di percorrere i sentieri del Buinz insufficiente valutazione dell’impatto
sullo scaffale dei libri di montagna, ma numerosi e grassi a quanto è dato di e trovare 50 o più esemplari, letteral- ambientale. E la pietà verso specie che
che potrà piacere anche a chi appassio- sentire, ci tengono a carnieri pesanti e mente stravaccati a ruminare, di traverso rischiano l’estinzione non deve indurci
golosi. I ragazzacci di una volta, alla sul percorso o su qualche roccione ad ospitare sempre e comunque animali
nato di montagna non è. La dedica viene incombente, magari a smuovere qualche
Franti per intenderci, non scaricano più che ormai ci sono estranei. Lo diciamo
messa alla fine, e probabilmente è giusto sasso. Essi ti guardano con quei loro non già per difendere nostri pretesi dirit-
la loro irruenza con micidiali fionde o,
così: “In memoria di Stefano Lon- negli anni relativamente più vicini, con occhi da mentecatto e quella stazza ti di prelazione sulle montagne, ma ren-
ghi.Unico alpinista al mondo ad aver rag- fucili ad aria compressa. E’ pur sempre bolsa, tenendoti alla larga senza dover dendoci arbitri di una querelle che i
giunto la vetta dell’Eiger dopo settecen- l’uomo comunque che determina le con- neppure agitare i loro sciaboloni bugnati. camosci, nostri campioni da secoli, si
tocinquanta bivacchi in parete”. Parole dizioni di vita e finanche possibili artifi- Oppure trovi qualche vecchio ad occu- trovano purtroppo a subire, senza loro
che ci riportano alla tragica storia delle ciose prevalenze tra le specie animali. pare grotte e trincee, fermo nel buio con colpa né demerito. A loro tutta la nostra
due cordate del’57. L’estinguersi di alcune specie nel corso il suo trofeo possente, a spaventare non simpatia comunque!
Alpinismo goriziano - 2/2002 11
tecipanti si presentino preparati e capa- pesante; questo atteggiamento decisa-

In gita sociale sull’Ortles ci sia fisicamente che tecnicamente. mente permette di creare le migliori con-

N
Il percorso scelto per la gita è quello dizioni per aspirare alla cima. Va anche
della v. normale francese, ormai da detto che, come dice il proverbio, “non
tempo considerato il più accessibile.

e sul Monte Bianco


tutte le ciambelle riescono con il buco”,
Questo itinerario combina nel suo insie- e che ci potrebbero essere dei cambia-
me dei tratti parziali che erano già stati menti di programma, per esempio in
percorsi autonomamente durante i ten- caso di brutto tempo; questo comporte-
tativi di esplorazione e di salita che si rebbe una riduzione dei tempi a disposi-
di MAURO COLLINI erano succeduti a partire da metà ‘700. zione.
Tutti ricorderanno la storia: la sfida lan- Proseguendo, si salgono i basamen-
ghiacciaio; inoltre non è da trascurare ciata da De Saussure e raccolta da ti delle Rochers Rouges e si attraversa
el 2002 il programma di gite
sezionali prevede, fra le altre, che così facendo si acquisisce maggior numerosi appassionati, avventurosi o Le Grand Couloir; è questo il tratto in cui
due uscite con la salita delle vie dimestichezza nel muoversi in cordata, semplicemente montanari, alpinisti per spesso avvengono incidenti per le pietre
normali dell’Ortles e del Monte in previsione della ancor più impegnati- vocazione o per scelta di vita (già allora? che rotolano dall’alto (sono mosse
Bianco, come evocato dal titolo. e poi, lo so che non c’entra, ma mi vien anche dagli alpinisti che si muovono
I due itinerari sono stati proposti dal va discesa.
sempre in mente un ragazzo che tanti sulla parte alta del bastione su cui si
sottoscritto, che avrà anche le funzioni Il percorso continua traversando a
anni fa diceva: “piuttosto che far il mura- svolge il sentiero che porta al rifugio). In
di capogita assieme a Lino Furlan, e destra (è possibile anche salire diritti) e
dor...!”). questo passaggio metteremo la massi-
sono sicuramente fra quanto di più inte- poi risalendo l’Eisrinne si arriva al Biv.
Insomma la spuntano Balmat e
ressante il mondo alpinistico possa offri- Lombardi a 3204 m., costruzione a botte ma attenzione tenendo d’occhio la zona
Paccard nel 1876; partendo ovviamente
re agli appassionati. Ma sono anche due in cattive condizioni, a mio parere da sopra il canalone, e con la faticosa risa-
da Chamonix da dove ci sono 3800 m. di
percorsi impegnativi che richiedono sconsigliare anche in caso di maltempo lita (attrezzature) del suddetto sperone
dislivello per la cima! Ma oggi sono vera-
attenzioni e valutazioni particolari. Per per la sua posizione e per un buon arriveremo al Refuge du Gouter (3817
mente pochissimi quelli che si prendono
questi motivi vorrei soffermarmi un po’ numero di funi metalliche attaccate. Da m.). Se tutto andrà come da programma
questa briga, e se lo fanno è per allena-
sulla descrizione degli itinerari e poi qui il pendio si fa più ripido (45°) e si dovremmo essere al rifugio già nella
mento o per competizione. Si parte
anche su quei criteri di attenzione appe- trova generalmente già una buona trac- mattinata (di domenica), e avremo tutto
quindi, con le maggiori possibilità di far-
na menzionati. cia e magari anche buone condizioni del il resto della giornata per alimentarci,
cela (50% di quelli che arrivano al
manto nevoso ed una bella giornata. Gouter), salendo al Nid d’Aigle con la riposare e prepararci alla salita che inizia
GITA SULL’ORTLES (3905 m.) - 27 e 28 Comunque dal Biv. Lombardi ci telecabina del Bellevue e poi con il Train con la sveglia delle due; alla sera ovvia-
Luglio. Alpinistica, PD+. sono ancora ben 700 m. di dislivello, du Mont Blanc, trenino a cremagliera, mente si uscirà a godere del tanto
Montagna poderosa che dà il nome anche se ci si alza abbastanza rapida- che nelle intenzioni dei visionari proget- decantato(superb) “coucher du soleil”.
al sottogruppo omonimo, parte delle mente, con la pendenza che cala pro- tisti dell’epoca avrebbe dovuto trovare il La grande giornata, dicevo, inizia nella
Alpi Centrali, suddivisione delle Alpi gressivamente fino a raggiungere la suo compimento sulla cima stessa. notte con la risalita dei ripidi pendii che
Retiche. L’accesso è da Nord, dalla Val Vedretta Alta dell’ Ortles. Da qui con gli L’impresa si concluse molto prima, ma portano sul Dome du Gouter (direzione
Venosta in Alto Adige, dalla quale ci si d’orientamento SE) e poi in discesa al
inoltra nella Val Solda (Suldental) fino al colle omonimo. Anche qui (con il bel
paese omonimo (1844 m.), luogo di par- tempo!) c’è una marcata traccia e si è in
tenza per diversi itinerari alpinistici clas- buona compagnia (quasi folla); si prose-
sici. Salendo al Rif. K2 (seggiovia possi- gue in salita su ripidi pendii intervallati
bile) e poi dirigendosi verso Sud si rag- da ripiani, mentre il cielo si schiarisce
giunge il Rif. del Coston per le salite dal fino alla vera e propria esplosione del
versante Sud-Est, percorrendo la Hinter- giorno con le sue luci e i suoi colori. Si
Grat o il Minnigerode Rinne; traversan- passa per la Capanna Vallot, poi per le
do invece verso NO (sent.N° 10) si arriva Bosses e nei pressi dei gendarmi della
al Rif. Tabaretta, di fronte alla parete Tournette su ancora per pendii che con-
Nord, si risale (sent.N° 4) alla forcella fluiscono alfine nell’aerea e stretta cre-
dell’Orso e proseguendo ancora si rag- sta che porta alla vetta. Ognuno qui pro-
giunge il Rif. Payer (3.029 m), punto di verà le sue personali soddisfazioni ed
partenza per la v.normale (salita nel 1864 emozioni per la piccola impresa portata
da Headlam). Dal Rif. Payer si segue il a termine, che andranno a sommarsi a
sentiero fino a contornare in traversata quelle già provate anche durante tutta la
su pendio di neve i primi contrafforti salita e saranno di sicuro motivo di gra-
della cresta della Tabaretta, sulla quale dito ricordo. Per quanto riguarda la
si svolge la prima parte dell’itinerario, discesa abbiamo in programma di riper-
che ha come direzione di riferimento il correre la stessa via ma se ci saranno le
Sud, fino alla Vedretta Alta dove, a circa condizioni favorevoli potremmo pensare
3700 m., si piega verso Sud-Ovest. di scendere per i Plateau, dove però i
Già su questo primo tratto è proba- Aiguille du Goûter, Dôme du Goûter, Monte Bianco - Cresta delle Bosses
pendii sono più ripidi e bisogna proprio
bile che si debbano calzare i ramponi e camminare bene con i ramponi e non
ci si debba legare in cordata con assicu-
sperare di attaccarsi a qualcuno che ti
razioni sul pendio di neve; questo a ultimi metri a rientrare da Sud si arriva in permetterà poi agli alpinisti moderni (?)
vetta, che storicamente venne salita per tenga la corda dall’alto (il concetto è
dimostrazione del fatto che le condizioni di partire da 2372 m. e di poter far gioco
la prima volta dal versante OSO nel 1804 su orari di salita e di discesa più como- abbastanza chiaro?).
ambientali nelle salite su neve o misto
da Klausner, Leitner e Pichler. di. Voglio solo terminare ricordando
richiedono dimestichezza nell’uso dei
Dal versante opposto spesso sbu- Ritornando sui nostri passi che di ancora una volta che trattandosi di gite
ramponi (che vanno calzati e levati spes-
cano sulle crestine sommitali altri alpini- fatto tali son diventati dal Nid d’Aigle, si sociali impegnative è richiesta la massi-
so), della piccozza e soprattutto della
sti che in massima parte provengono dal risale il sentiero tracciato a Sud della ma attenzione e che lo svolgimento delle
tecnica di base del procedimento in cor-
percorso precedentemente citato del cresta de Les Rognes e sopra il Desert salite dipende ovviamente dal passo dei
data.
Coston. de Pierre Ronde (NE). Usciti dal pendio più lenti; non voglio dire che dipende
Se a questi elementi si aggiunge il
fatto che questi tipi di salite si svolgono Bisogna ancora ricordare che la nei pressi della Baraque forestière (2768 anche dal passo dei meno esperti in
generalmente in alta quota, sono lun- discesa si effettua per lo stesso itinera- m.), si cambia direzione (SE) e si risale il quanto è stato già più volte ribadito che
ghe, faticose e si è più esposti a perico- rio e che richiede attenzione e concen- bastione roccioso al di sopra del quale si viene richiesta la necessaria preparazio-
li oggettivi, si avrà almeno un quadro trazione fino al rifugio Payer. trova il piccolo ghiacciaio di Tête ne fisica e tecnica. Per quanto riguarda
indicativo di quali sono gli elementi mini- Rousse e con pochi passi si arriva al gli elementi logistici si fa riferimento al
mi necessari a tutti i partecipanti per GITA SUL MONTE BIANCO (4807 m.) - rifugio omonimo (3167 m.). Questo tratto libretto delle gite (ma le date per il M.
poter affrontare percorsi di questo livel- 10,11,12,13 Agosto. Alpinistica, PD. è molto frequentato da escursionisti che Bianco nel frattempo sono cambiate) ma
lo. Grande gita in quota sulla montagna ne fanno motivo di gita assieme alla risa- soprattutto ai capigita. Lo stesso dicasi
Si prosegue (senza ramponi) per più alta d’Europa, che dà il nome al mas- lita con il trenino e questo comporta- per la composizione del gruppo dei par-
tracce di sentiero e salti di roccia con siccio, nelle Alpi Graie (Alpi Occidentali). mento può essere un’opportunità per gli tecipanti che iniziamo a costruire da
attrezzature, superando i bastioni della Nonostante sia “addomesticata” alpinisti che intendono proseguire per adesso e per i quali ci sarà la gita di rife-
cresta della Tabaretta fino a raggiunge- dalla presenza di mezzi di risalita mec- tentare la salita alla cima. Si può divide- rimento del Canin come momento d’in-
re, scendendo, la base del salto più canici (varie teleferiche e soprattutto il re in due tappe la salita al Gouter, ed è contro.
impegnativo: le “Rocce Tschirfeck”. T.M.B.), presenta itinerari tutti molto quanto abbiamo in progetto di fare noi, Chi ha intenzione di partecipare a
Questo salto di roccia è ripido, la diffi- impegnativi. calcolando che la giornata di sabato entrambe queste gite è invitato quindi a
coltà dei passaggi arriva al 2°, ma con E’ chiaro che l’aggettivazione va prevede il viaggio al mattino e che nel presentarsi per tempo per una preiscri-
parecchie attrezzature, e lo supereremo relativizzata: l’impegno non è lo stesso pomeriggio ci si potrebbe portare un po’ zione e per le successive verifiche in
legati in cordate con assicurazioni sulle per tutte le vie di salita e per tutti gli alpi- avanti col lavoro salendo appunto al quanto non bastano certo le due uscite
stesse; in questo modo, oltre alla sicu- nisti! Ma parlando di gita sociale, anche Tête Rousse. Questo permetterà anche sul Razor e sul Canin a creare la prepa-
rezza derivata dal procedere in cordata o soprattutto in questo caso, ben si di avere un adattamento più graduale e razione necessaria o a dare diritto di
su questo tratto, saremo pronti a conti- comprende l’esigenza che all’appunta- di sgravare un poco la salita al Gouter iscrizione alle seguenti sull’Ortles e sul
nuare sulla crestina seguente e sul mento con questa “Grand course” i par- che, se fatta in giornata, è abbastanza Monte Bianco.
12

C
Alpinismo goriziano - 2/2002

U
Lettera ai soci
di FRANCO SENECA
Vita sezionale
Le montagne dei piccoli
n impegno notevole caratteriz- cità di renderle operative. E’ sempre on grande successo e molta dedicato alla Val Ridanna; i giorni scelti
za i primi mesi dell’anno; si interessante, e anche doveroso, discu- soddisfazione da parte dei pic- sono sabato 13 e domenica 14.
sono tenuti o si stanno tenen- tere dei massimi sistemi sulle riviste coli e grandi partecipanti si è Dopo la pausa agostana si ricomin-
do, nonostante le imprevedibili nazionali e di grande diffusione ma è a conclusa la prima parte del cia il 7 e 8 settembre con la salita ai
vicende metereologiche, i corsi che livello locale, quello delle Sezioni che programma 2002 di MontiKids. Le usci- 3.086 metri del Säuleck negli Altri Tauri.
usualmente ci preparano all’attività in operano sul territorio, che la catena ha te in montagna continuano adesso con Il 20 ottobre la meta è il lago di
montagna. Non sempre la fortuna è il suo anello più debole. Qui si tratta di cadenza mensile.
Bordaglia e il Passo Giramondo nelle
stata dalla nostra parte, come per il Giugno è il mese dei fuochi del sol-
corso di Scialpinismo, ma per gli altri mettere in pratica un modello di lavoro Alpi Carniche. L’anno si chiuderà il 17
stizio d’estate che per tradizione in
impegni il tempo clemente ed una che presuppone, sulla carta, una vasta Austria vengono accesi sulle cime dei novembre sul monte Ermada sul Carso.
buona partecipazione hanno garantito partecipazione e un coinvolgimento monti il sabato notte più vicino al 21 A quest’ultima gita farà seguito il tradi-
buoni risultati. Il più coinvolgente è il che in realtà difettano. Non ha molto giugno. Da qualche anno a questa zionale pranzo di fine stagione.
corso di escursionismo avanzato, tutto- senso, a mio avviso, farsi forti di oltre parte in questa usanza si sono inseriti Invitiamo quindi quanti hanno par-
ra in fase di svolgimento, per il quale si 300.000 soci quando la maggior parte anche i nostri piccoli partecipando tecipato alla prima parte di MontiKids a
prevedono, per la prossima edizione, si ritiene solo fruitrice di servizi, mentre all’accensione del fuoco sulla vetta continuare con queste ulteriori uscite,
sviluppi interessanti con l’inserimento altri frequentano la montagna indivi- della Ferlacherspitze con gli amici di ricordando altresì che la partecipazione
dei due futuri nuovi Accompagnatori di Villaco. L’appuntamento si rinnoverà
dualmente e al di fuori della socialità è aperta a tutti coloro i quali hanno fre-
Escursionismo (non lo sono ancora, ma anche quest’anno nei giorni 22 e 23
non ho dubbi in proposito!). Non ci delle Sezioni, cosa del tutto comprensi- quentato MontiKids anche in anni pas-
giugno. Eccezionalmente è prevista per
sono molte novità in campo culturale, bile per la verità, mentre la rosa di lo stesso mese un’altra uscita, anche sati. Per iscrizioni e programmi detta-
che in genere ci vede attivi soprattutto quanti partecipano, collaborano o sono questa di due giorni, 29 e 30, al monte gliati siete invitati a rivolgervi ai respon-
alla fine dell’anno; tuttavia abbiamo direttamente o indirettamente coinvolti Pavione nelle prealpi feltrine. Luglio è sabili Andrea Luciani e Giovanni Penko.
avuto un interessante incontro con uno si restringe ad un centinaio di soci
scienziato dell’Università di Trieste, che (parlo della nostra Sezione). Molti soci,

L
collabora alla stesura di una più aggior- nuovi e non, si aspettano dalla Sezione
nata rete geodetica nell’Himalaya; il grandi risposte all’esigenza di andare in
pubblico non era numeroso, ma molto
attento e interessato ad un argomento montagna con competenza e con Note in rifugio
inusuale ma molto interessante. Punto cognizione di causa e forse non sempre
fermo per i giovani resta Montikids,
sempre molto frequentato, che que-
st’anno vede il collaudo di Andrea
Luciani in veste di Accompagnatore
la Sezione è in grado di accontentarli.
Ciò però dipende anche dalla difficoltà
di gestire attività che richiedono impe-
gni, in termini di tempo e di responsabi-
Anno sesto
giovanile. Ricordo anche l’appunta- lità, che i collaboratori vorrebbero fos- di GIORGIO SAMAR
mento con il Concerto cittadino del sero condivisi ed allargati ad un mag-
Coro Monte Sabotino che è quasi un
gior numero di persone. La capacità di a stagione concertistica luglio, presso il nuovissimo “Museo
viatico per le vacanze. Quanto finora
detto è soltanto un sintetico resoconto una Sezione e la sua efficacia in termini «Note in Rifugio» nel 2002 Internazionale delle Dolomiti”, situato
dell’attività svolta in quest’ultimo perio- di attività non sono in correlazione con assume le dimensioni di un in un ripristinato forte della Prima
do; c’è stata tuttavia un’iniziativa che il numero di soci iscritti ma con quello Festival Internazionale, rico- Guerra Mondiale, ai 2182 metri del
pur apparendo estemporanea mi sem- dei collaboratori attivi e disponibili. In nosciuto anche dalla Presidenza del Monte Rite.
bra suscettibile di interessanti sviluppi. quest’anno si celebra l’Anno internazio- Consiglio dei Ministri, dalla Comunità Ampio spazio sarà offerto anche
Nei primi giorni di giugno si è tenuto nale delle Montagne, una manifestazio- di Lavoro «Alpe Adria» e dal Comitato alla musica moderna, con le attese
nella Sede sociale un incontro, suggeri- ne con il fine di mettere in giusta evi- Italiano «2002 – Anno Internazionale esibizioni della Big Band «Gone with
to dal Direttore di Alpinismo Goriziano
denza la montagna ed i suoi problemi, delle Montagne», proponendo un the Swing» di Cormòns e la
Marko Mosetti, e sostenuto dal
Consiglio, al fine di affrontare e discu- in cui la nostra Sezione sta facendo la calendario di ben 25 appuntamenti «Shipyard Town Jazz Orchestra» di
tere alcuni problemi che affiorano sua parte. Una buona occasione per musicali che si terranno nel territorio Monfalcone, presenti rispettivamente
periodicamente nel CAI, soprattutto a chiarirci le idee sui rapporti fra noi e la delle Alpi Orientali. Come dalla sua ai Rifugi “Premuda” e “Tolazzi”, il
livello di Sezioni. Il tema in questione montagna, fra noi ed il CAI o più sem- prima edizione, è curata direttamente «Piazzollando Trio» al “Lambertenghi
era Etica, Rischio e Responsabilità. plicemente fra noi ed il nostro persona- dall’Associazione «Musica Aperta» di – Romanin” ed il Quintetto «Jazzy
Tema quanto mai vasto, di primario le concetto di montagna. Una delle ini- Gorizia e dalla Assorifugi Friuli - and Classic» al “Monte Siera”.
interesse e non certo esauribile nelle ziative proposte alle Sezioni CAI regio-
poche ore della serata; tuttavia ciò è Venezia Giulia. Il lungo cartellone Tanta musica dei generi più
nali porta il titolo “Cosa ha fatto la transfrontaliero si snoderà in una diversi, comunque da ascoltare in
servito ad uno scambio di idee non
Sezione di *** per la montagna?” zona ancora più ampia delle Alpi silenzio, circondati dai boschi e dai
certo inutile e ritengo, anzi, costruttivo.
Quando si parla nel CAI e del CAI si Permettetemi una riformulazione della Orientali, dalla Slovenia alla Provincia prati, ammirando gli splendidi pano-
arriva sempre alla questione fondamen- domanda come immodesta parafrasi di di Trieste, per proseguire con quelle rami che si incontrano nelle Alpi
tale delle finalità del nostro Sodalizio. una ben più celebre: “Cosa può fare il di Udine, Pordenone, Belluno e con- Orientali. I Rifugi sono lì che ci aspet-
Tuttavia in realtà si tratta non tanto socio *** per la Sezione?”.
cludersi in quella di Gorizia. tano e con loro, i simpatici e validi
delle sue finalità quanto della sua capa- Un augurio di buona estate!
Gli esecutori saranno i solisti ed i gestori, pronti ad accoglierci ed a
musicisti che compongono i gruppi farci da guida nella scelta degli itine-

Un secolo di istanti cameristici della nostra associazio-


ne, affiancati da numerose formazio-
ni e solisti invitati, in modo da offrire
rari escursionistici ed alpinistici per
conoscere sempre meglio le nostre
montagne.
un cartellone vario ed interessante. Un ringraziamento particolare
Non mancherà la partecipazione di vada ai collaboratori, ai musicisti, ai
gruppi vocali, con la Associazione gestori, agli enti patrocinatori, alla
Coro «Alpi Giulie» di Trieste al “Tita stampa che ci ha sempre sostenuto
Piaz” il 23 giugno, il Coro «Tita ed a tutti gli spettatori, che ci augu-
Copetti» di Tolmezzo al “Celso riamo di avere con noi sempre più
Gilberti” il 27 luglio ed il Coro della numerosi.
Brigata Alpina «Julia» al “Baion – Elio
Boni” il 6 agosto, nonché un omaggio
alla musica antica, con il liutista
Franco Fois e l’Ensemble «Il Fabbro
Alpinismo goriziano
Armonioso» di Lecco. Editore: Club Alpino Italiano, Sezione di
L’apertura è invece fissata per il Gorizia, Via Rossini 13, 34170 Gorizia.
15 giugno, ai 2244 metri del Monte Direttore Responsabile: Fulvio Mosetti.
Krn - Monte Nero in Slovenia, una Servizi fotografici: Carlo Tavagnutti.
delle più suggestive vette delle Alpi Stampa: Grafica Goriziana - Gorizia 2002.
Giulie Orientali dove si ricordano, a Autorizzazione del Tribunale di Gorizia n.
102 del 24-2-1975.
cura della Associazione Nazionale
Alpini, i combattimenti per la conqui- LA RIPRODUZIONE DI QUALSIASI ARTICOLO È CON-
sta, avvenuta nel 1915. Un altro SENTITA, SENZA NECESSITÀ DI AUTORIZZAZIONE,
Gita sociale al Rif. Zacchi - ottobre 1984 appuntamento di rilievo è quello del 9 CITANDO L’AUTORE E LA RIVISTA.