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Carlo Azeglio Ciampi (Livorno, 9 dicembre 1920 – Roma, 16 settembre 2016[3]) è

stato un economista, banchiere e politico italiano, 10º presidente della


Repubblica Italiana dal 18 maggio 1999 al 15 maggio 2006.

È stato governatore della Banca d'Italia dal 1979 al 1993, presidente del
Consiglio dei ministri (1993-1994), ministro del Tesoro e del Bilancio e della
Programmazione Economica (1996-1997), quindi ministro del Tesoro, del Bilancio e
della Programmazione Economica (1998-1999). Primo presidente del Consiglio e
primo capo dello Stato non parlamentare nella storia della Repubblica, fu anche
il secondo presidente della Repubblica eletto dopo essere stato governatore
della Banca d'Italia, preceduto da Luigi Einaudi nel 1948. È stato anche
governatore onorario della Banca d'Italia.

Dopo una militanza giovanile nel Partito d'Azione, Ciampi non ha più aderito ad
alcun partito politico.[1][4] Come Capo dello Stato ha conferito l'incarico a
tre presidenti del Consiglio: Massimo D'Alema (del quale ha respinto le
dimissioni di cortesia presentate nel 1999), Giuliano Amato (2000-2001) e Silvio
Berlusconi (2001-2006); ha nominato cinque senatori a vita: Rita Levi-Montalcini
nel 2001, Emilio Colombo nel 2003, Mario Luzi nel 2004, Giorgio Napolitano e
Sergio Pininfarina nel 2005; ha infine nominato cinque Giudici della Corte
costituzionale: nel 2000 Giovanni Maria Flick, nel 2004 Franco Gallo e nel 2005
Sabino Cassese, Maria Rita Saulle e Giuseppe Tesauro.

In quanto presidente emerito della Repubblica, è stato senatore di diritto e a


vita.

Indice
1 Biografia
1.1 Durante la Resistenza
1.2 Banca d'Italia
1.3 Incarichi di governo
1.3.1 Presidente del Consiglio
1.3.2 Nei governi Prodi e D'Alema
1.4 Presidente della Repubblica
1.4.1 Nomine presidenziali
1.5 Senatore a vita
2 Controversie
3 Opere
4 Onorificenze
4.1 Onorificenze italiane
4.2 Onorificenze straniere
4.3 Riconoscimenti
5 Note
6 Bibliografia
7 Voci correlate
8 Altri progetti
9 Collegamenti esterni
Biografia
Figlio di Pietro Ciampi e di Maria Masino, quest'ultima nata a Pisa da famiglia
di Cuneo,[5] frequentò l'Istituto San Francesco Saverio, retto dai Gesuiti,
dalla terza elementare al liceo. Saltò la quinta elementare e la terza liceo per
gli ottimi voti conseguiti nelle classi precedenti.
Dopo la maturità, concorse alla Scuola normale superiore di Pisa per un posto
nel corso di laurea in lettere: nella prova scritta di italiano del concorso
trattò di Piccolo mondo antico di Antonio Fogazzaro e nella prova orale fu
esaminato da Giovanni Gentile; superò il concorso classificandosi undicesimo
insieme con Scevola Mariotti.

Durante il suo percorso di studi, compì diversi soggiorni all'estero, in


particolare all'Università di Lipsia. Conseguì la laurea in lettere nel 1941,
discutendo una tesi in filologia classica e letteratura greca intitolata
Favorino d'Arelate e la consolazione Περὶ φυγῆς[6] (relatore Augusto Mancini)
alla Normale, dove aveva frequentato, rimanendone affascinato, le lezioni del
filosofo Guido Calogero[7] e dove aveva conosciuto anche Franca Pilla, futura
moglie. Fu chiamato alle armi nello stesso anno con il grado di sottotenente nel
corpo automobilistico e inviato in Albania.

Durante la Resistenza
Quando fu siglato l'armistizio dell'8 settembre 1943, Ciampi, che si trovava in
Italia con un permesso, rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e si
rifugiò a Scanno, in Abruzzo, dove trovò Guido Calogero suo professore a Pisa,
condannato al confino per le sue idee antifasciste, esponente di primo piano del
pensiero liberalsocialista e vicino al Partito d'Azione. Il 24 marzo 1944
Ciampi, con un gruppo di una sessantina di persone, fra cui lo stesso Calogero,
altri antifascisti, prigionieri sfuggiti alla Wehrmacht e con l'aiuto della
guida locale Alberto Pietrorazio,[8] partendo da Sulmona si mise in marcia per
raggiungere gli Alleati, attraversando il massiccio della Majella.

Si trattava di un viaggio difficile e pericoloso, in mezzo alla neve e a


temperature molto basse, lungo un percorso che toccava Campo di Giove e
attraversava le linee tedesche passando per il Guado di Coccia:

«Si progredisce molto lentamente in alcuni punti, dovendo camminare quasi a


quattro gambe perché i soli piedi non fanno presa (specie io che non ho i
chiodi) (...) Qualcuno comincia a scoppiare, cerco di aiutare insieme ad un
altro un prigioniero che non ce la fa più: avvertiamo Alberto, ma questo dice
che non può rallentare la marcia in quanto che si deve giungere al Guado di
Coccia prima dell'alba, pena la sicurezza della spedizione (...) Alle quattro
ormai del 25 marzo siamo al Guado[9]»

L'itinerario, passando per Taranta Peligna, condusse infine i sopravvissuti a


Casoli. Il gruppo, che perse una decina di componenti, stremati dal freddo e
dalla fatica, incontrò per primo i patrioti della Brigata Maiella.[10] Ciampi
riuscì quindi ad arrivare a Bari, dove consegnò a Tommaso Fiore il testo
manoscritto del «catechismo liberalsocialista del Partito d'Azione» datogli da
Calogero, si arruolò nel rifondato esercito italiano e si iscrisse al Partito
d'Azione.

Il diario personale sulla traversata fu donato da Ciampi stesso al liceo


scientifico di Sulmona, in occasione della sua visita a Sulmona per
l'inaugurazione de "Il sentiero della libertà".[11]

Banca d'Italia
«La straordinaria, brillante biografia del presidente Ciampi ne ha disegnato
perfettamente il ruolo di "civil servant". Dopo la guerra e la Resistenza, ha
trascorso ben 47 anni alla Banca d' Italia, percorrendone tutti i gradini fino
alla nomina a Governatore, avvenuta in un momento particolarmente difficile per
la nostra banca centrale.»

(Intervista con il Presidente Mattarella di Marzio Breda pubblicata dal Corriere


della Sera con il titolo «Ciampi tecnico e politico ci salvò»[12])

Carlo Azeglio Ciampi, a destra, in compagnia di Paolo Baffi primo a sinistra,


1979
Nel 1946 sposò Franca Pilla (nata il 19 dicembre 1920), conseguì una seconda
laurea, in giurisprudenza, presso l'Università di Pisa e partecipò al concorso
che lo fece entrare come impiegato in Banca d'Italia, dove rimarrà per 47 anni
(14 da governatore), dopo aver abbandonato l'insegnamento, che era, per sua
stessa ammissione, la vera grande passione.[13]

In seguito allo scioglimento del Partito d'Azione decise di non aderire al


Partito Socialista Italiano (in cui il PdAz era in gran parte confluito) e da
allora non ebbe più affiliazioni politiche.

Dopo la laurea in Lettere aveva infatti ottenuto una cattedra di Lettere


Italiane e Latine al Liceo Classico "Niccolini e Guerrazzi" di Livorno, dove
sono ancora conservati i documenti che attestano il suo passaggio dalla Scuola
alla Banca d'Italia. Nello stesso anno s'iscrisse anche alla CGIL e ne conservò
la tessera fino al 1980. Nel 1960 fu chiamato all'amministrazione centrale della
Banca. Nel 1973 diventò segretario generale, vice direttore generale nel 1976 e
direttore generale nel 1978.

Nell'ottobre del 1979 fu nominato governatore della Banca d'Italia e presidente


dell'Ufficio italiano dei cambi nel pieno della bufera che aveva travolto
l'istituzione dopo il crack Sindona, l'incriminazione del governatore Paolo
Baffi e l'arresto del vice direttore Mario Sarcinelli (ambedue poi scagionati da
ogni accusa). Ciampi ha dichiarato che «Appena nominato governatore andai a
rendere omaggio al Capo dello Stato e dissi chiaramente che se Mario Sarcinelli
avesse dovuto lasciare la Banca d'Italia, mi dovevano considerare
dimissionario»[14].

Ricoprì l'incarico fino al 1993. Ricevette, l'11 dicembre 1991, laurea honoris
causa in economia e commercio dall'Università degli Studi di Pavia.

Incarichi di governo
Presidente del Consiglio
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Governo
Ciampi.
«Quando, nella primavera del '93, il presidente Scalfaro decide di chiamarlo a
Palazzo Chigi e si forma il governo Ciampi, l'Italia attraversa uno dei momenti
più drammatici della storia recente, tra inchieste giudiziarie, delegittimazione
della dirigenza politica, attentati di mafia e rischi di destabilizzazione della
lira. La risposta del governo "tecnico" di Ciampi fu felicemente molto
"politica": non soltanto salvando il Paese dalla bancarotta, ma affrontando i
problemi del momento, raggiungendo un accordo tra le parti sociali e permettendo
il varo della nuova legge elettorale, assicurando co