Sei sulla pagina 1di 17

La storia dell'Italia repubblicana riguarda gli eventi attinenti alla storia

della Repubblica italiana che si sono succeduti a partire dal 1946, e passati
attraverso le fasi della prima e della seconda Repubblica.

Emblema adottato dalla Repubblica Italiana nel 1947.

Indice
1 Prima Repubblica
1.1 Nascita
1.2 Gli anni del centrismo e la ricostruzione
1.3 Il miracolo economico
1.4 Il varo del centro-sinistra
1.5 Il sessantotto e la contestazione
1.6 Gli anni settanta
1.7 Gli anni ottanta
1.8 Fine della guerra fredda e tramonto della Prima Repubblica
1.9 Lo scandalo Tangentopoli e l'inchiesta Mani pulite
2 La seconda Repubblica
2.1 Le elezioni del '94: discesa di Berlusconi e prima volta della destra
2.2 Le elezioni del '96: la prima volta della sinistra post-comunista
2.3 Gli anni 2000
2.4 Le elezioni del 2008: il quarto governo di Berlusconi
2.5 Il terremoto in Abruzzo del 2009
2.6 La crisi economica e le elezioni amministrative del 2010 e del 2011
2.7 Il naufragio della Concordia ed il terremoto in Emilia-Romagna
2.8 Le elezioni del 2013: il governo Letta
2.9 I governi Renzi e Gentiloni
2.10 I governi Conte
3 Note
4 Bibliografia
5 Voci correlate
6 Collegamenti esterni
Prima Repubblica
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Prima
Repubblica (Italia).
Nascita
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Nascita della
Repubblica Italiana, Assemblea Costituente della Repubblica Italiana e Secondo
dopoguerra.

Prima pagina del quotidiano il Corriere della Sera, edizione dell'11 giugno
1946, che dichiarava la vittoria del voto repubblicano a seguito dei risultati
del referendum istituzionale del 2 e 3 giugno.

Elezioni politiche italiane del 1946: la distribuzione dei seggi


La Repubblica Italiana nacque il 2 giugno 1946, in seguito ai risultati del
referendum istituzionale indetto quel giorno per determinare la forma di stato
dopo la fine della seconda guerra mondiale. I risultati furono proclamati dalla
Corte di Cassazione il 10 giugno successivo: la repubblica ottenne il 54% dei
consensi e i ricorsi concernenti presunti brogli circa la legalità dello
svolgimento della consultazione furono respinti il giorno 18 giugno.

La notte fra il 12 ed 13 giugno 1946, nel corso della riunione del Consiglio dei
ministri, il presidente Alcide De Gasperi, preso atto del risultato
referendario, assunse le funzioni di Capo provvisorio del nuovo Stato
repubblicano. Messo di fronte al fatto compiuto, l'ex re Umberto II, rimasto in
carica soltanto un mese e per questo soprannominato il "re di maggio", lasciò
polemicamente e volontariamente il paese il 13 giugno 1946.

Oltre che per il referendum, si votava per l'elezione di un'Assemblea


Costituente che avesse il compito di dare all'Italia una nuova Costituzione:
primo partito risultò la Democrazia Cristiana, seguita dal Partito Socialista
Italiano e dal Partito Comunista Italiano. Il Partito d'Azione, invece, a
seguito del risultato deludente, si sarebbe sciolto nel 1947. Fu la prima
consultazione politica alla quale partecipavano anche le donne italiane.

Alla sua prima seduta, il 28 giugno 1946, l'Assemblea Costituente, sotto la


presidenza di Giuseppe Saragat, elesse quindi Capo Provvisorio dello Stato
Enrico De Nicola, con 396 voti su 501, al primo scrutinio. De Nicola poi sarà il
primo ad assumere le piene funzioni di Presidente della Repubblica Italiana il
1º gennaio 1948.

Prima seduta dell'Assemblea Costituente.


In quegli anni l'Italia operò le scelte decisive che avrebbero determinato il
proprio destino: guidata da De Gasperi, che presiedeva un governo di unità
nazionale composto dai tre partiti antifascisti del Comitato di Liberazione
Nazionale, l'Italia accettò di entrare a far parte della sfera di influenza
atlantica, filoamericana e anticomunista, contrapposta al blocco sovietico.
Questa collocazione accese una competizione politica tra i due maggiori partiti,
la DC e il PCI. Quest'ultimo rimarrà da allora confinato all'opposizione per via
dei legami ideologici e finanziari col regime totalitario dell'Unione
Sovietica,[1] legami che avrebbero provocato, nel caso di una sua entrata al
governo, una rottura dell'alleanza internazionale con gli Stati Uniti e degli
accordi di Yalta. Un tale assetto politico priverà inoltre l'Italia di una
logica dell'alternanza fino alla caduta del muro di Berlino,[2] generando
un'anomalia rispetto alle altre democrazie occidentali, dove i partiti comunisti
godevano di una forza e un consenso assai minori che in Italia.[3][4] Questa
situazione degenererà in pratiche consociative più o meno occulte,[1] che
porteranno di fatto a un progressivo coinvolgimento dell'opposizione nelle
decisioni della maggioranza.[5]

Alcide De Gasperi.
Fu in particolare durante la missione di De Gasperi del gennaio 1947 negli Stati
Uniti, con i quali si accordò per ricevere gli aiuti economici previsti dal
Piano Marshall (un prestito Eximbank di 100 milioni di dollari), che si aprì un
dialogo costruttivo tra USA e Italia, in grado di dare a De Gasperi la
motivazione e il sostegno necessari ad attuare l'ambizioso disegno di un nuovo
governo senza le sinistre. Il Piano Marshall, con cui si chiedeva ai paesi
beneficiari di estromettere in cambio le forze filosovietiche, fu il primo atto
della guerra fredda. Il PSI e soprattutto il PCI interpretarono la propria
esclusione dall'esecutivo, avvenuta nel maggio 1947, alla stregua di un "colpo
di stato"; essi tuttavia decisero di non abbandonare i lavori dell'assemblea
costituente a cui stavano partecipando insieme alla DC. Questa decisione
consentirà in particolare al PCI di acquisire una legittimità costituzionale che
non poteva avere sul piano ideologico, e che lo porterà, negli anni a venire, a
richiamarsi spesso alla Costituzione come motivo di auto-legittimazione
democratica, e a difenderla da qualunque tentativo di modificarla senza un suo
previo consenso.[3]

I governi del CLN


Nel periodo costituzionale transitorio, prima della svolta centrista di De
Gasperi, si erano succeduti i seguenti governi di unità nazionale: dal 22 giugno
1944 al 12 dicembre 1944 il Governo Bonomi II (Ivanoe Bonomi); dal 12 dicembre
1944 al 21 giugno 1945 il Governo Bonomi III; dal 21 giugno 1945 al 10 dicembre
1945 il Governo Parri (Ferruccio Parri); dal 10 dicembre 1945 al 13 luglio 1946
il Governo De Gasperi I (Alcide De Gasperi); dal 13 luglio 1946 al 28 gennaio
1947 il Governo De Gasperi II; dal 2 febbraio 1947 al 13 maggio 1947 il Governo
De Gasperi III.

Un'altra anomalia tipicamente italiana fu l'atteggiamento del Partito Socialista


(allora denominato PSIUP), che a differenza di quanto avveniva negli altri paesi
occidentali decise di schiacciarsi sempre più sulle posizioni dei comunisti, per
timore di vedersi sottrarre da costoro l'egemonia sulle masse operaie,
accettando così anche la dipendenza da Mosca.[3] Alcuni esponenti del partito,
guidati da Saragat, disapprovando la scelta di legarsi a un regime totalitario
come l'Unione Sovietica, operarono nel gennaio 1947 una scissione, dando vita al
Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, che in seguito diverrà Partito
Socialdemocratico Italiano.

Nel frattempo vennero firmati nel 1947 i Trattati di Parigi con i quali
formalmente e definitivamente fu siglata la pace con le potenze alleate e
vennero sancite le conseguenze della sconfitta nella Seconda guerra mondiale,
con mutilazioni nazionali territoriali: l'Istria e la Dalmazia cedute alla
nascente Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia, il Dodecaneso alla
Grecia, Briga e Tenda alla Francia, l'Isola di Saseno all'Albania, il pagamento
dei danni di guerra all'URSS e la perdita di tutti i possedimenti coloniali
italiani. Il passaggio dei territori dell'Adriatico orientale dall'Italia alla
Jugoslavia determinò il più grande flusso migratorio nella storia italiana:
l'esodo Giuliano-Dalmata.

Nonostante si cercasse di tornare alla normalità, nel paese si stavano


diffondendo alcuni movimenti separatisti, in particolare in Sicilia e in Alto
Adige. Per farvi fronte Alcide De Gasperi creò, il 15 maggio 1946, la Regione a
statuto speciale della Sicilia. Per il Sud Tirolo trovò nel settembre 1946 una
soluzione con il collega ministro degli esteri austriaco Karl Gruber: fu
costituita la Regione a statuto speciale del Trentino-Alto Adige, dotata di
ampie autonomie e dove accanto all'italiano, a livello regionale, fu
ufficializzato pure il tedesco. In seguito, nel 1948, si avrà la creazione della
Regione a statuto speciale anche della Valle d'Aosta.

Enrico De Nicola, primo Presidente della Repubblica Italiana, firma la


Costituzione il 27 dicembre 1947.
Tornò tuttavia alla ribalta in quel periodo la mafia, sconfitta durante il
fascismo ma riemersa nel 1943 in occasione dello sbarco Alleato in Sicilia.[6]
Il 1º maggio 1947 rimase tristemente celebre l'eccidio di Portella della
Ginestra, quando il bandito Salvatore Giuliano, presumibilmente assoldato da
alcuni latifondisti, sparò sulla folla che festeggiava la Festa dei lavoratori
chiedendo la distribuzione delle terre: fu la prima strage in Italia di cui non
si scopriranno i mandanti. Giuliano venne poi ucciso dal suo braccio destro
Gaspare Pisciotta, che a sua volta fu ritrovato morto in carcere in circostanze
misteriose.

Negli ultimi giorni del 1947 venne infine ultimata la stesura della Carta
Costituzionale, entrata ufficialmente in vigore il 1º gennaio 1948. Fu questo un
periodo particolarmente felice per la letteratura italiana ed ancor di più per
il cinema, con l'affermazione del neorealismo.

Gli anni del centrismo e la ricostruzione


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Ricostruzione
(Italia) e Centrismo (Italia).

Poster del Piano Marshall.


Dopo che il 31 maggio 1947 era caduto il terzo governo De Gasperi per la
fuoriuscita di socialisti e comunisti, si formò il IV governo De Gasperi
appoggiato soltanto dalla Democrazia Cristiana, dal Partito Liberale Italiano,
dal Partito Repubblicano Italiano, e dal neonato partito socialdemocratico di
Saragat. L'esecutivo si avvalse anche di un gruppo di tecnici guidati dal
liberale Luigi Einaudi, il quale attraverso una politica deflazionistica,
attenta alla spesa pubblica e ai salari, riuscì a far diminuire fortemente
l'inflazione. Fu l'inizio di una lunga fase di governo detta del "centrismo",
perché dominata da partiti collocati esclusivamente nell'area di centro dello
schieramento politico. L'Italia diventò un grande cantiere, anche grazie agli
aiuti del Piano Marshall che contribuì a risanare il bilancio dello Stato. In
contemporanea si verificarono evoluzioni nella politica e nel costume.

Il Partito Socialista invece, dopo la scissione di Saragat, si accostò sempre


più al Partito Comunista fino a formare con esso una federazione che avrebbe
dovuto condurre l'Italia verso la rivoluzione socialista; la somma di PSI e PCI
sembrava infatti maggiore dei voti della DC. L'effigie di Garibaldi fu il
simbolo con cui il nuovo partito, denominato Fronte Democratico Popolare, si
presentò alle prime elezioni parlamentari dell'Italia repubblicana nel 1948.

Tribune elettorali a Milano per la campagna del 1948.


Il timore di una vittoria della sinistra crebbe tra i dirigenti della Democrazia
Cristiana, anche in considerazione dell'avanzata del partito dell'Uomo Qualunque
che avrebbe potuto sottrarle una parte consistente di elettorato. Si trattava di
un movimento sorto attorno all'omonimo giornale fondato a Roma nel 1944 dal
commediografo e giornalista Guglielmo Giannini, che ripudiava le ideologie e che
per il proprio atteggiamento di generica sfiducia nella classe politica diede
vita a quella tendenza definita appunto qualunquismo. Continuarono inoltre in
quegli anni gli episodi di rappresaglia contro ex-fascisti ma anche contro gente
comune, da parte di apparati del PCI, come l'eccidio di Porzûs in Friuli ai
danni di formazioni resistenziali "bianche",[7] o le stragi del triangolo della
morte in Emilia. Si trattò di vendette che si protrassero oltre la fine della
guerra e che colpirono anche inermi cittadini, sacerdoti, e chiunque non fosse
esplicitamente affiliato all'ideologia comunista, accusato di fascismo perché
ritenuto "nemico di classe".[8] Il 28 novembre 1947 l'esponente del PCI
Giancarlo Pajetta con l'aiuto di bande armate arrivò ad occupare la prefettura
di Milano a seguito della rimozione di Ettore Troilo, ultimo tra i prefetti
politici della Resistenza ancora in carica; seguirono due giorni di insurrezione
in cui sembrò approssimarsi un colpo di stato, finché il leader nazionale del
PCI Togliatti, su pressioni di Stalin, ordinò ai ribelli di ritirarsi.[9]

Luigi Einaudi, Presidente della Repubblica dal 1948 al 1955.


La campagna elettorale del 1948, tra le più aspre e combattute dell'Italia
repubblicana, si risolse infine con la vittoria della Democrazia Cristiana (che
ottenne il 48,51% alla Camera dei Deputati e il 48,14% al Senato della
Repubblica) e la bruciante, inaspettata, sconfitta del Fronte Popolare: questo
non era andato al di là della somma dei voti del PSI e del PCI ottenuti nel
1946. Tra le cause della sconfitta, oltre ai vari episodi di intimidazione che
lasciavano trapelare l'esistenza di un volto armato e minaccioso accanto a
quello più rassicurante di Togliatti, vi era la proposta di un modello di vita,
di tipo sovietico, piuttosto ignoto allora agli italiani, contrapposto a quello
ben più accattivante e filo-americano offerto dalla DC. Il partito dell'Uomo
Qualunque invece per il suo scarso successo non fu tale da scalfire i voti per
la DC, e si sciolse entro pochi mesi. Alcide De Gasperi poté formare così il suo
quinto governo, appoggiato, oltre che dal suo partito, anche dai
socialdemocratici di Saragat, dal Partito Repubblicano Italiano e dal Partito
Liberale Italiano, il cui principale esponente, Luigi Einaudi, divenne il
secondo presidente della Repubblica.

I governi centristi
Negli anni Quaranta e Cinquanta si susseguirono i seguenti governi: dal 1º
giugno 1947 al 24 maggio 1948 il Governo De Gasperi IV (Alcide De Gasperi); dal
24 maggio 1948 al 27 gennaio 1950 il Governo De Gasperi V; dal 27 gennaio 1950
al 26 luglio 1951 il Governo De Gasperi VI; dal 26 luglio 1951 al 16 luglio 1953
il Governo De Gasperi VII; dal 16 luglio 1953 al 17 agosto 1953 il Governo De
Gasperi VIII; dal 17 agosto 1953 al 18 gennaio 1954 il Governo Pella (Giuseppe
Pella); dal 18 gennaio 1954 al 10 febbraio 1954 il Governo Fanfani I (Amintore
Fanfani); dal 10 febbraio 1954 al 6 luglio 1955 il Governo Scelba (Mario
Scelba); dal 6 luglio 1955 al 19 maggio 1957 il Governo Segni I (Antonio Segni);
dal 19 maggio 1957 al 19 giugno 1958 il Governo Zoli (Adone Zoli); dal 1º luglio
1958 al 26 gennaio 1959 il Governo Fanfani II; e dal 15 febbraio 1959 al 25
marzo 1960 il Governo Segni II.

La sconfitta in casa comunista tuttavia fu mal digerita; il malcontento che


covava esplose all'improvviso in occasione di un attentato a Togliatti il 14
luglio 1948. Alla notizia della sua presunta morte ci furono sollevazioni in
tutte le città italiane che reclamavano la destituzione del governo De Gasperi
democraticamente eletto. La situazione cominciò a precipitare, si contarono
diversi morti e quasi un migliaio di feriti,[10][11] ma Togliatti non morì,
venendo salvato dai medici; fu provvidenziale un suo stesso annuncio alla radio
in cui invitava i "compagni" a deporre le armi.[12] Nello stesso giorno giunse
la notizia di una grande impresa compiuta dal ciclista Gino Bartali, le cui
gesta dividevano gli italiani tra suoi fan e sostenitori di Fausto Coppi.

Nel 1949, su richiesta degli Stati Uniti, l'Italia aderì alla NATO, un'alleanza
fra tutti i paesi dell'Europa Occidentale contrapposta al regime sovietico, il
quale stava mostrando pericolose mire espansioniste della propria influenza come
nella guerra civile greca. Il Patto prevedeva, nel caso di un attacco nemico nei
confronti di uno Stato alleato, che tutti i paesi intervenissero militarmente in
sua difesa. La decisione di aderire alla NATO scatenò nuovamente le proteste e
le agitazioni delle sinistre nelle piazze italiane; Nenni, leader del PSI,
insieme a Togliatti accusarono De Gasperi di mettere in pericolo la democrazia e
l'indipendenza politica dell'Italia. La contrapposizione rifletteva quella a
livello mondiale tra USA e URSS che si tradusse di lì a poco con lo scoppio
della guerra di Corea, scatenata dall'invasione comunista del Sud del paese, e
che fu una delle fasi più "calde" della guerra fredda, durante la quale il mondo
temette lo scoppio di un nuovo conflitto mondiale.

Un edificio di Matera realizzato col piano INA-Casa.


Accanto alle agitazioni politiche l'Italia si stava comunque ricostruendo. La
forte prevalenza democristiana nei governi che si succedettero, tutti a guida De
Gasperi, permise di varare importanti riforme come quella del piano Casa, detta
anche piano Fanfani, con cui lo Stato agevolò la costruzione di 75 000
abitazioni per i lavoratori, stanziando circa 15 miliardi di lire all'anno in
cambio di una trattenuta sul loro stipendio.[13] Venne poi varata nel 1950, con
una misura del ministro dell'Agricoltura Antonio Segni, la riforma agraria,
ritenuta tra le più importanti del secondo dopoguerra,[14] che attuava, tramite
l'esproprio coatto ai grandi latifondisti, la distribuzione delle terre incolte
ai braccianti agricoli rendendoli così piccoli imprenditori; se da un lato la
riforma andava incontro alle rivendicazioni dei contadini del Sud, sfociate in
episodi come la strage di Melissa, per altri versi ridusse in maniera notevole
la dimensione delle aziende agricole, togliendo di fatto la possibilità di
trasformarle in veicoli imprenditoriali avanzati.[14] Sul versante estero, nel
1951 l'Italia aderì al Trattato di Parigi che istituiva la CECA (Comunità
europea del carbone e dell'acciaio), il primo embrione di un'organizzazione
europea. Nel 1955 venne ammessa invece alle Nazioni Unite. Il 1958 vedrà infine
la nascita della Comunità Economica Europea, il primo passo verso la
realizzazione dell'Unione europea.

Il programma Lascia o raddoppia? condotto dal presentatore Mike Bongiorno.


Tra gli altri atti di rilievo della stagione centrista ci fu l'attuazione di un
riassetto fiscale operato dal ministro delle Finanze Ezio Vanoni, e
l'istituzione della Cassa del Mezzogiorno per finanziare iniziative industriali
tese allo sviluppo economico del meridione d'Italia e colmarne il divario con le
regioni settentrionali. Furono così poste le premesse per quello che alla fine
degli anni cinquanta diventerà un vero e proprio boom economico. La produzione
industriale accelerò e comparvero i primi segnali del consumismo; iniziò la
produzione su larga scala dei primi motorini come Vespa e Lambretta. Nel 1954
cominceranno le prime trasmissioni televisive della RAI, che portarono a un
incremento vertiginoso della vendita di televisori. I primi programmi televisivi
più seguiti furono il festival di Sanremo e il gioco a quiz Lascia o raddoppia?,
che «nasceva in un Paese che nasceva: c'era lo stesso carico di sogni, di
speranze, di buone intenzioni».[15] In campo cinematografico, ai film del
neorealismo si succedono quelli surreali di Federico Fellini, mentre grande
successo riscossero i primi colossal girati a Cinecittà a cui contribuì
l'emergente regista Sergio Leone. In campo artistico si affermarono talenti come
Alberto Burri.

Se da un lato stava nascendo una nuova borghesia benestante, nel paese


permanevano ancora delle sacche di povertà, dovute al fatto che i salari dei
lavoratori crescevano più lentamente rispetto ai ritmi della produzione
industriale. Le proteste sociali e sindacali, come quelle alle Fonderie Riunite
di Modena nel 1950, vennero fermamente represse dal ministro dell'Interno Mario
Scelba, dipinto dai comunisti con tinte fosche. Nel novembre 1951 ci fu poi una
terribile alluvione nel Polesine che causò 84 morti e rivelò la penuria di mezzi
adeguati di contrasto delle catastrofi naturali. La crescita economica peraltro
non fu senza sacrifici: il disastro di Marcinelle in una miniera del Belgio nel
1956 mise in luce che l'Italia aveva ceduto ai belgi 50 000 minatori in cambio
del carbone di cui aveva bisogno.

La DC intanto stava guardando con crescente preoccupazione all'avanzata sulla


propria destra del Movimento Sociale Italiano, nato dalle ceneri della
Repubblica Sociale Italiana, e del Partito Nazionale Monarchico dell'armatore
Achille Lauro. Alle amministrative del 1951, dove si votava anche per eleggere
il sindaco di Roma, l'invito agli elettori fu di non disperdere i voti. Alcuni
componenti del clero cattolico, tuttavia, compreso papa Pio XII, intimoriti dal
clima da guerra fredda e dalla minaccia sovietica, auspicarono un'alleanza con
le destre ritenendo fosse opportuno unire adesso le forze in funzione
anticomunista, così come durante la lotta per la Liberazione vi era stata
un'unione di tutte le forze antifasciste: fu pertanto incaricato lo storico
leader don Luigi Sturzo di trovare una mediazione tra DC, MSI e monarchici. Ampi
settori della DC, tuttavia, tra cui lo stesso De Gasperi, opposero resistenza al
progetto, rivendicando un'autonomia politica dalle volontà curiali, e sancendo
il fallimento dell'operazione Sturzo nella maggior parte dei casi, in
particolare a Roma dove venne comunque eletto un sindaco democristiano (mentre
in altre realtà locali l'alleanza con le destre giunse in porto).

L'atteggiamento della DC nei confronti delle destre fu molto duro e aperto anche
negli anni successivi. Per contrastare la loro avanzata fu varata nel 1953 la
legge Scelba che vietava la ricostituzione del disciolto Partito Fascista. Anche
se rivolta esplicitamente al Movimento Sociale, la legge di fatto rimase
inapplicata, né i comunisti si batterono per una sua effettiva messa in pratica
vedendo tacitamente nel MSI un partito capace di erodere consensi al suo
principale avversario, la DC.[16] Un altro provvedimento fu una nuova legge
elettorale, ribattezzata dagli oppositori "legge truffa", che prevedeva un
premio di maggioranza al partito (la DC nelle intenzioni) che avesse superato la
soglia del 50% dei voti. Questa legge non avrebbe danneggiato tanto le sinistre
che mantenevano ampi consensi elettorali nel paese, ma proprio le destre che
avrebbero visto esclusi o ridotti i propri rappresentanti al Parlamento. Nella
campagna elettorale del 1953, che vide un ampio ricorso alla satira, i
democristiani vennero dipinti dai comunisti come un pericolo per la democrazia e
come gente corrotta; i comunisti invece come trinariciuti e mangiatori di
bambini. La contrapposizione tra DC e PCI si rifletterà nei film su Don Camillo
e Peppone. Alle elezioni, per un soffio la DC non ottenne la maggioranza
assoluta dei voti, e il meccanismo della "legge truffa" non scattò; ci furono
peraltro accuse di brogli e irregolarità rivolte agli scrutatori di fede
comunista. Si trattò comunque di una sconfitta per la DC che determinò la fine
dell'esperienza politica di De Gasperi.

Giovanni Gronchi, Presidente della Repubblica dal 1955 al 1962.


Gli scompigli in casa democristiana portarono a un succedersi di diversi governi
(Pella, Fanfani, Scelba), mentre emergeva l'esigenza di un superamento del
centrismo, ora che la DC faticava a governare da sola con i suoi minori alleati
di centro. Tra i successori più in voga di De Gasperi vi era il democristiano
Attilio Piccioni, la cui carriera fu però stroncata da uno scandalo, rivelatosi
poi una montatura, in cui rimase coinvolto il figlio Piero, riguardante il caso
Montesi.[17]
A nuovi scenari che consentissero ad esempio un'apertura ai socialisti guarderà
sempre più con favore il nuovo presidente della Repubblica Giovanni Gronchi,
esponente della sinistra democristiana, e amico dell'imprenditore Enrico Mattei,
presidente dell'Agip, una delle personalità più rilevanti e potenti del panorama
post-bellico italiano, di cui appoggiava le iniziative spregiudicate. Fra i
primi a intuire l'importanza del petrolio per lo sviluppo dell'Italia, Mattei
osteggiò il predominio delle cosiddette sette sorelle in campo petrolifero, e
portò avanti una visione neoatlantista che coinvolgesse il Mediterraneo nelle
politiche di cooperazione tra Europa e Stati Uniti. Avviò la costruzione di una
rete di gasdotti per lo sfruttamento del metano, aprì all'energia nucleare, e
negoziò rilevanti concessioni petrolifere in Medio Oriente e con l'Unione
Sovietica.

La suddivisione del territorio di Trieste.


Notevoli sconvolgimenti si stavano producendo anche in casa comunista, dove si
era accesa una rivalità fra Pietro Secchia e Togliatti, dopo che quest'ultimo
aveva rifiutato l'invito di Stalin a trasferirsi in URSS per occuparsi della
propaganda sovietica. Nel 1953 avvenne poi la morte di Stalin: circondato allora
da un'aura di mito, la sua figura venne pesantemente ridimensionata pochi anni
dopo quando ne fu svelato il volto spietato dal suo successore Krusciov, che ne
denunciò i crimini e le nefandezze, come le purghe e le deportazioni nei
gulag.[18] La notizia della denuncia fu un trauma per il mondo comunista, non
solo del PCI ma anche del PCUS, che cercarono di negare i crimini, ma ebbe
conseguenze in Ungheria che nel 1956 si ribellò al regime sovietico uscendo dal
Patto di Varsavia. La rivolta ungherese venne però repressa nel sangue dalle
armate sovietiche, una repressione che suscitò ondate di sdegno e di avversione
al comunismo nei paesi occidentali. Nel PCI emerse per la prima volta il
dissenso, da parte di intellettuali come Delio Cantimori, Carlo Muscetta,
Natalino Sapegno, firmatari del Manifesto dei 101: costoro furono espulsi dal
partito, che decise invece di difendere la repressione sovietica e di continuare
a schierarsi con l'URSS.

Nel 1954 intanto fu firmato il Memorandum di Londra con il quale il Territorio


Libero di Trieste veniva suddiviso in due zone, una assegnata all'Italia con il
ritorno di Trieste alla madrepatria, ed una alla Jugoslavia (la parte
settentrionale dell'Istria).

Aldo Moro e Amintore Fanfani, definiti i due "cavalli di razza" della Democrazia
Cristiana.
Con l'uscita di scena di De Gasperi, il vuoto lasciato nella dirigenza della DC
fu progressivamente riempito da due nuove personalità, Amintore Fanfani e Aldo
Moro. Già nel 1956 Fanfani, uomo dal piglio risoluto, ritenne maturi i tempi per
un'alleanza col PSI, ora che questo partito sotto la spinta degli autonomisti si
era deciso a rompere i legami col PCI, contestandone la sottomissione al regime
comunista sovietico, soprattutto in occasione della repressione della
rivoluzione ungherese del 1956. Pur avviandosi così verso una nuova fase, nel
PSI restavano tuttavia forti le resistenze nei confronti di una possibile
alleanza con la DC.

Le elezioni del 1958 segnarono un importante successo dei partiti componenti il


centro-sinistra vagheggiato da Fanfani. Quest'ultimo, divenuto intanto
segretario della DC, si decise perciò a compiere un ulteriore passo, formando un
governo che comprendeva anche il PSDI di Saragat, come premessa per una futura
alleanza coi socialisti di Nenni. Tra gli atti di rilievo del nuovo governo,
orientato su tematiche care alla sinistra, come una politica estera filo-araba o
l'appoggio all'ENI fondato da Enrico Mattei, ci fu l'abolizione delle case
chiuse con la legge Merlin, seppure tra le contestazioni di alcuni parlamentari
o del giornalista Indro Montanelli. Venne anche varato il nuovo codice della
strada per far fronte al grave incremento degli incidenti automobilistici,
dovuto alla motorizzazione di massa nell'epoca in cui stava esplodendo il
cosiddetto boom economico.

Il miracolo economico
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Miracolo
economico italiano.
Le cifre del boom economico
Durante il cosiddetto "miracolo economico" il Prodotto interno lordo, che fino
al 1958 era cresciuto in media del 5.5%, crebbe nei sei anni successivi del
6.3%. Tale crescita rappresentò un record nella storia del paese. Il reddito
pro-capite passò da 350.000 a 571.000 lire. Tra il 1958 e il 1959 gli
investimenti lordi crebbero del 10%, mentre tra il 1961 e il 1962 l'incremento
fu del 13%. Questi numeri ridussero sensibilmente il divario storico con i
grandi Paesi europei: Inghilterra, Germania e Francia.

La crescita del reddito pro capite produsse l'aumento dei consumi individuali
che registrarono una crescita media di cinque punti percentuali l'anno. La
domanda di beni durevoli (automobili, elettrodomestici, ecc.) raggiunse una
crescita annua pari al 10.4%.

La produzione industriale registrò una crescita pari all'84% tra il 1953 e il


1961, grazie sia alle nuove tecnologie di produzione che arrivavano in gran
parte dagli Stati Uniti, sia ad una manodopera con bassi salari.

Con l'aumento dell'industrializzazione diminuì il peso delle attività agricole


nel bilancio globale dell'economia del paese. Tra il 1954 e il 1964 in tutta
Italia vi fu una diminuzione di 3 milioni di posti di lavoro nel settore
agricolo. Il peso dell'agricoltura si ridusse del 10.8% del Prodotto interno
lordo.

Tra il 1958 e il 1963, infatti, l'economia italiana, ma anche la società e le


famiglie, subirono una radicale trasformazione: da paese prevalentemente
agricolo l'Italia diventò una delle sette grandi potenze industriali del mondo.

Allora l'Italia primeggiava soprattutto in due grandi settori ad alta


tecnologia, quali la microelettronica e la chimica, grazie a gruppi industriali
come la Olivetti e la Montecatini, ma anche nella farmaceutica, nel nucleare,
nell'aeronautica, nelle telecomunicazioni, settori che in seguito sarebbero
scomparsi o finiti in mani straniere.[19]

Importanti cambiamenti ci furono nell'alimentazione e nella vita delle donne,


grazie alla diffusione degli elettrodomestici, in particolare del frigorifero e
della lavatrice. Anche le automobili e le motociclette divennero beni
accessibili per un gran numero di italiani. Si affermarono marchi come Fiat,
Lancia, Alfa Romeo, Autobianchi, Gilera, Piaggio.
Antonio Segni (Presidente della Repubblica dal 1962 al 1964) inaugura
l'Autostrada del Sole a bordo della Lancia Flaminia 335 presidenziale, il 4
ottobre 1964.
Contribuì alla rapida crescita dell'Italia l'elevata disponibilità di
manodopera, dovuta ad un forte flusso di migrazione dalle campagne alle città, e
dal Sud verso il Nord. Questo fenomeno provocò per certi versi un aumento del
divario economico tra il Settentrione e il Meridione. Il tentativo di ridurre
tale squilibrio con l'istituzione della Cassa per il Mezzogiorno, o la
formazione di poli siderurgici Italsider, non darà risultati soddisfacenti. Ma
contribuì alla crescita anche un fattore esterno, cioè la creazione del Mercato
comune europeo (MEC), preceduta dalla creazione nel 1951 della Comunità europea
del carbone e dell'acciaio e la creazione della CEE nel 1957, a cui l'Italia
aderì immediatamente. Con la creazione del MEC vi fu l'apertura delle frontiere
europee ai commerci, col conseguente aumento delle esportazioni e degli scambi
commerciali europei.

Se il paese uscì dall'arretratezza in cui versava, non mancarono però gli


aspetti negativi legati al "miracolo economico", come una crescita tumultuosa
dei centri urbani. Questo notevole sviluppo si dovette tra l'altro anche
all'intervento dello Stato nell'economia attraverso politiche di tipo
Keynesiano, rese possibili soprattutto dall'aumento della spesa pubblica e dalla
creazione di società a partecipazione statale. Fondamentale in tal senso fu la
realizzazione di alcune infrastrutture necessarie per lo sviluppo del mercato:
un importante ruolo fu ricoperto dall'IRI, ente pubblico di origine fascista
fondato nel 1933, che intervenne sostanzialmente nella costruzione della rete
autostradale (con la costituzione della Società Autostrade) e nel potenziamento
del settore dei trasporti, non solo automobilistico, ma anche metropolitano,
navale e aereo (fondazione dell'Alitalia).

Il varo del centro-sinistra


Nel marzo 1959, intanto, all'interno della DC era emersa la corrente dei
Dorotei, che contestava il decisionismo di Fanfani, e il fatto che egli
concentrasse nelle sue mani tre poteri: quello di presidente della DC, di
presidente del Consiglio, e di ministro degli Esteri. I Dorotei giunsero ad
appoggiare in Sicilia la giunta del democristiano Silvio Milazzo, sostenuta da
una convergenza di missini e comunisti, contro il candidato di Fanfani Barbaro
Lo Giudice. Trovandosi isolato, e senza più appoggi nel partito al suo difficile
tentativo di trovare un'intesa col PSI, Fanfani rassegnò le dimissioni da tutte
e tre le cariche.

Gli scontri a Genova.


Dopo che Aldo Moro fu eletto segretario della DC col sostegno dei Dorotei, nel
1960 il presidente della Repubblica Giovanni Gronchi affidò a Fernando Tambroni,
ex-ministro degli Interni distintosi per il suo carattere deciso e autorevole,
il governo che avrebbe dovuto finalmente varare il nuovo corso di
centro-sinistra. Di fronte a un ennesimo temporeggiamento di Nenni e della base
socialista, tuttavia, Tambroni decise di cercare altrove i voti di cui aveva
bisogno, e li trovò nel Movimento Sociale Italiano, a cui concedeva in cambio il
suo "sdoganamento".[20] Il governo Tambroni in tal modo ricevette
dall'opposizione diverse accuse di neofascismo, ma fu soltanto alcuni mesi dopo,
in occasione di un congresso del MSI da tenere a Genova, città ritenuta
"antifascista" in quanto medaglia d'oro della Resistenza, che scoppiarono delle
pesanti proteste di piazza, sobillate dal PCI,[21] con scontri e morti ammazzati
anche nelle altre città italiane.

In seguito ai gravi fatti di Genova Tambroni rassegnò le dimissioni; al suo


posto tornò Fanfani che stavolta trovò i socialisti più disponibili ad
un'alleanza con la DC, memori dell'esperienza appena trascorsa, a partire dalla
quale il MSI subirà un isolamento dal cosiddetto arco costituzionale che durerà
almeno fino alla metà degli anni ottanta.[22] Venne così varato un governo che
si reggeva su un appoggio esterno del PSI, e definito da Moro delle «convergenze
parallele», perché basato sulla convergenza di disegni e linee politiche assai
distanti tra loro, ma che nonostante tutto durerà quasi tre anni. Tra i suoi
atti di rilievo vi fu la nazionalizzazione dell'energia elettrica (che nel 1964
porterà alla nascita dell'Enel) voluta dalle forze di sinistra ma osteggiata dal
PLI e dalle società private Edison e SADE, allora sostenute dal Corriere della
Sera, le quali paventavano il rischio di creare in tal modo inefficienze e
aumenti di spesa per lo Stato e le famiglie. Vi fu poi l'estensione della scuola
dell'obbligo fino ai 14 anni con la creazione della scuola media unificata, per
impedire l'abbandono scolastico dei ragazzi avviati precocemente al lavoro.

L'atleta italiano Livio Berruti, vincitore dei 200 metri piani alle Olimpiadi di
Roma
Nell'agosto del 1960 si erano svolte intanto le Olimpiadi di Roma. Benché
l'unità nazionale italiana si stesse ormai consolidando, grazie anche alla
diffusione della lingua comune veicolata dalla televisione, persistevano episodi
di separatismo, tra i quali la Notte dei fuochi del 1961 in Alto Adige; un'altra
strage avverrà il 25 giugno 1967 in Cima Vallona, ad opera del Comitato per la
liberazione del Sudtirolo (Befreiungsausschuss Südtirol-BAS), in cui rimasero
uccisi quattro militari.

Nel 1961 avvennero le celebrazioni del centenario dell'unificazione italiana: il


presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy disse:
«Tutti noi, nel senso più vasto, dobbiamo qualcosa all’esperienza italiana. È un
fatto storico straordinario: ciò che siamo e in cui crediamo ha avuto origine in
questa striscia di terra che si protende nel Mediterraneo. Tutto quello per la
cui salvaguardia combattiamo oggi ha avuto origine in Italia, e prima ancora in
Grecia. (...) Il Risorgimento, da cui è nata l'Italia moderna, come la
Rivoluzione americana che ha dato le origini al nostro Paese, è stato il
risveglio degli ideali più radicati della civiltà occidentale: il desiderio di
libertà e di difesa dei diritti individuali. Lo Stato esiste per proteggere
questi diritti, che non ci vengono grazie alla generosità dello Stato. Questo
concetto, le cui origini risalgono alla Grecia e all'Italia, è stato, secondo
me, uno dei fattori più importanti nello sviluppo del nostro Paese. (...) Per
quanto l'Italia moderna abbia solo un secolo di vita, la cultura e la storia
della penisola italiana vanno indietro di oltre duemila anni. La civiltà
occidentale come la conosciamo oggi, le cui tradizioni e valori spirituali hanno
dato grande significato alla vita occidentale in Europa dell'Ovest e nella
comunità Atlantica, è nata sulle rive del Tevere.[23]»

I governi degli anni Sessanta


Negli anni Sessanta si susseguirono i seguenti governi: dal 25 marzo 1960 al 19
luglio 1960 il Governo Tambroni (Fernando Tambroni); dal 26 luglio 1960 al 2
febbraio 1962 il Governo Fanfani III (Amintore Fanfani); dal 21 febbraio 1962 al
16 maggio 1963 il Governo Fanfani IV; dal 21 giugno 1963 al 4 dicembre 1963 il
Governo Leone I (Giovanni Leone); dal 4 dicembre 1963 al 22 luglio 1964 il
Governo Moro I (Aldo Moro); dal 22 luglio 1964 al 23 febbraio 1966 il Governo
Moro II; dal 23 febbraio 1966 al 24 giugno 1968 il Governo Moro III; dal 24
giugno 1968 al 12 dicembre 1968 il Governo Leone II; dal 12 dicembre 1968 al 5
agosto 1969 il Governo Rumor I (Mariano Rumor); dal 5 agosto 1969 al 27 marzo
1970 il Governo Rumor II; dal 27 marzo 1970 al 6 agosto 1970 il Governo Rumor
III.

In questo periodo anche la Chiesa cattolica andava incontro a un grande


cambiamento con il Concilio Vaticano II, avviato nel 1962 da papa Giovanni XXIII
con l'intenzione di "aprire la Chiesa alla lettura dei segni dei tempi". Si
conobbero anche le prime risposte dello Stato alla mafia, dopo che nell'ambito
della prima guerra di mafia il 30 giugno 1963 un'autobomba vicino alla casa di
un boss a Ciaculli uccise sette carabinieri giunti sul posto in seguito ad una
telefonata anonima. Il fatto, noto come strage di Ciaculli, fu alla base dei
primi provvedimenti antimafia del dopoguerra. Nello stesso anno l'Italia, unendo
la regione del Friuli con la parte dell'ex-territorio Libero di Trieste,
costituì la Regione a Statuto speciale del Friuli-Venezia Giulia.

Dal punto di vista letterario questo fu il periodo della neoavanguardia. Nel


frattempo, le seguenti elezioni del 1963 videro un indebolimento della DC e del
PSI, e un contemporaneo rafforzamento da un lato del PCI, che aveva duramente
contestato la loro alleanza, e dall'altro del PLI, che aveva accusato il governo
di causare l'aumento dei prezzi e di gonfiare la spesa pubblica. Fanfani è
costretto a ritirarsi dalla scena politica; il presidente della Repubblica
Antonio Segni formò per l'estate un governo "balneare" in attesa di nuovi
sviluppi. Fu nell'autunno di quell'anno che si verificò il terribile cedimento
della diga del Vajont, nel fondovalle veneto, che provocò la morte di circa 2000
persone.[24]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Disastro del


Vajont.
Nel dicembre del 1963 fu incaricato Aldo Moro di formare il primo vero governo
di centro-sinistra "organico", cioè con l'entrata effettiva dei socialisti al
governo. Fu un varo a cui sia la DC che il PSI giunsero stremati da anni di
trattative, congressi, ed esitazioni. Anche in quest'occasione non mancarono i
malumori all'interno di entrambi i partiti, che esplosero pochi mesi dopo, nel
maggio 1964, quando il governo Moro cadde per una questione riguardante il
finanziamento pubblico alle scuole cattoliche. Ma già il ministro del Bilancio,
il democristiano Emilio Colombo, aveva criticato Moro per un'eccessiva
arrendevolezza nei confronti di alcune riforme auspicate dai socialisti, come
quella sulle Regioni e sull'urbanistica, e su cui Nenni si rifiutava di cedere,
sebbene il PSI avesse messo in minoranza il suo esponente più radicale, Riccardo
Lombardi.

Giuseppe Saragat, Presidente della Repubblica dal 1964 al 1971.


Di fronte allo stallo venutosi a creare, il presidente della Repubblica Segni
convocò il comandante dell'arma dei Carabinieri Giovanni De Lorenzo, il quale
partecipò in seguito ad una riunione con Moro e alcuni dirigenti della DC.
Qualche anno più tardi si parlerà del tentativo, o piuttosto della minaccia, di
attuare un piano eversivo, noto come il "Piano Solo", per far rientrare nei
ranghi la sinistra, e convincerla ad ammorbidire le proprie posizioni. Nenni,
probabilmente messo al corrente di questa possibilità, decise di far rientrare
il PSI al governo; Lombardi lasciò la direzione del PSI, e il suo uomo di
fiducia Giolitti non venne più confermato come ministro nel nuovo governo, il
cui cui corso sarà negli anni a venire molto più moderato del precedente, e
dalla cui agenda politica verranno tolte le riforme volute dai socialisti[25].
Ci fu anche una scissione nel PSI da parte della componente più estremista del
partito, che diede vita al PSIUP.

Nel 1966 invece il PSI, la cui direzione era passata da Nenni a Francesco De
Martino, dopo aver contribuito ad eleggere Saragat presidente della Repubblica,
si fonderà con il PSDI, rimarginando la scissione dello stesso Saragat avvenuta
nel 1947, andando così a formare il Partito Socialista Unificato. La fusione si
rivelerà però fallimentare alle elezioni del 1968, dopo le quali i due partiti
torneranno a dividersi.

Il sessantotto e la contestazione
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Autunno caldo,
Il Sessantotto e La contestazione.

La partecipazione ai funerali di Togliatti.


Nell'agosto 1964, a Jalta, moriva Togliatti, leader storico del PCI, intorno al
quale era stata costruita quasi un'aura di mito, e che aveva guidato il partito
comunista lungo quello che allora si definiva "doppio binario":[26] della
legalità democratica da un lato, e della fedeltà all'Unione Sovietica
dall'altro. Dopo la sua scomparsa, nel 1966 si svolse il primo scontro "alla
luce del sole" di un congresso del PCI: l'ala "destra" di Giorgio Amendola,
propensa a stimolare il centro-sinistra sul terreno delle riforme, contro quella
di "sinistra" di Pietro Ingrao, che cavalcava temi come l'anti-capitalismo e
chiedeva più attenzione al dissenso cattolico e ai movimenti giovanili; il
compromesso fu trovato nell'assegnazione della leadership a una figura di
mediazione, Luigi Longo. Ma a sinistra dello stesso PCI stavano cominciando
anche a formarsi dei movimenti spontanei, che contestavano la guerra americana
in Vietnam solidarizzando coi vietcong, simpatizzavano per la Cina maoista che
criticava la degenerazione a suo dire "borghese" dell'URSS, e idealizzavano la
rivoluzione cubana di Fidel Castro e Che Guevara, il quale aveva coniato lo
slogan «Dieci, venti, cento Vietnam». Questi gruppi si riunivano intorno a
riviste come Quaderni Rossi e Quaderni Piacentini di orientamento operaista.

Patty Pravo al Piper Club.


Negli anni sessanta era comunque la stratificazione sociale dell'intera
popolazione italiana che era cambiata dopo il boom economico, l'urbanizzazione
creata dai flussi migratori interni aveva aumentato la concentrazione della
popolazione, esisteva ormai un ceto medio e si cominciava a delineare un
prototipo di italiano medio. L'apertura agli stili di vita e ai fenomeni
musicali internazionali, specialmente tra i giovani, portò alla comparsa dei
cosiddetti capelloni, già nel 1965. Icona del nuovo costume fu il Piper, storica
discoteca di Roma. Guardati sempre più con diffidenza, la nuova Beat Generation
italiana tuttavia si guadagnò la simpatia dell'opinione pubblica in occasione
della terribile alluvione di Firenze del 4 novembre 1966, quando gli studenti
accorsi da tutta Italia per prestare soccorso furono chiamati gli «angeli del
fango».

Carica della polizia a Valle Giulia.


I cambiamenti nella mentalità di questi gruppi giovanili esplosero nel 1968,
l'anno che vide l'Italia trasformarsi radicalmente sul piano culturale e
sociale, in seguito alle migliorate condizioni di vita dovute al boom economico
degli anni precedenti, e al sorgere di movimenti radicali, soprattutto di
estrema sinistra. Le proteste partirono da una contestazione studentesca dei
metodi di insegnamento nelle università, ritenuti "autoritari", e si
estenderanno fino a saldarsi con i movimenti degli operai. Nel marzo 1968 si
svolse la prima "battaglia" a Valle Giulia; seguì un mese di "autogestione"
sgombrata dopo un mese dalla polizia. A Milano fu assalita la sede del Corriere
della Sera. Seguirono altri episodi di contestazioni che si protrassero fino a
tutto l'anno successivo. La base ideologica di queste sollevazioni consisteva
soprattutto nel "terzomondismo", ossia nella solidarietà verso le lotte
rivoluzionarie dei popoli poveri e lontani dall'Occidente. In Italia però, a
differenza delle altre liberaldemocrazie occidentali, la contestazione del '68
verrà sempre più egemonizzata dall'ideologia comunista.[27][28] Si trattava di
gruppi per lo più autonomi dai partiti, sorti dalle assemblee, dai collettivi, e
dalle occupazioni, che dipingevano gli americani come i nuovi "nazisti", che
giunsero a scavalcare a sinistra lo stesso PCI, ritenendo il filo-sovietismo
quasi un tradimento dell'autentico marxismo, di cui consideravano invece degno
interprete il dittatore cinese Mao Tse-tung, e contestavano alle radici lo Stato
e le istituzioni borghesi. L'intellettuale Pier Paolo Pasolini fece notare
tuttavia come la base sociale dei contestatori italiani fosse costituita, almeno
all'inizio, proprio da studenti piccolo-borghesi anziché da proletari; a costoro
rivolse un'invettiva poetica, intitolata Il Pci ai giovani!!:
«Avete facce di figli di papà. Buona razza non mente. Avete lo stesso occhio
cattivo. Siete paurosi, incerti, disperati (benissimo) ma sapete anche come
essere prepotenti, ricattatori e sicuri: prerogative piccoloborghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo
coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie,
contadine o urbane che siano.[29]»

Lavagna in una scuola occupata.


Tra i nuovi gruppi extra-parlamentari di estrema sinistra, che avevano quasi
tutti intenti rivoluzionari, emersero l'Unione Comunisti Italiani, simpatizzante
di Mao Tse-tung; Potere Operaio di Oreste Scalzone, che vedeva negli operai la
forza propulsiva della rivoluzione; Movimento Studentesco di orientamento
leninista; e Lotta Continua di Adriano Sofri, rivolto a tematiche sociali più
generiche e dedito a diffondere la cosiddetta "controinformazione".

Tra i partiti, quello che più di tutti seppe trarre vantaggio dalla
contestazione fu comunque il PCI, che guadagnò terreno a spese dei socialisti.
Nello stesso anno ci fu tuttavia un sessantotto controcorrente, noto come la
primavera di Praga, ossia il tentativo della Cecoslovacchia guidata dal
riformista Alexander Dubček di sottrarsi al giogo sovietico, tentativo duramente
represso dall'Armata Rossa. Il PCI, la cui leadership stava vedendo
l'avvicendamento di Luigi Longo, dimessosi per motivi di salute, con Enrico
Berlinguer, nuova figura di mediazione tra le due anime del partito, stavolta
criticò e condannò i crimini di Mosca (a differenza del 1956 durante l'invasione
dell'Ungheria), senza però giungere ad un'effettiva rottura. Berlinguer anzi
rafforzò ancor più i legami del PCI con l'URSS, per non distruggere il mito
sovietico di cui si alimentava la base del partito, ritenendo l'invasione della
Cecoslovacchia un errore da mettere tra parentesi.[30] Questo atteggiamento
suscitò le critiche di un folto gruppo di intellettuali comunisti, riunti
intorno alla rivista Il manifesto, tra cui Luigi Pintor, Aldo Natoli, Lucio
Magri, Rossana Rossanda: Praga è sola fu il titolo emblematico di quella rivista
in occasione dei fatti di Praga. Dopo varie procedure alquanto macchinose, il
PCI decise di espellere i dissidenti del Manifesto come già accaduto in altre
circostanze.[31]

Mariano Rumor.
Anche nel mondo cattolico cresceva il fermento, in particolare si chiedeva alla
DC di aprirsi alle nuove rivendicazioni sociali, o di solidarizzare coi
vietcong, e di prendere le distanze dagli USA. Dopo la pesante sconfitta subita
dal Partito Socialista Unificato nel 1968, si ritenne comunque esaurita
l'esperienza di centro-sinistra guidata da Aldo Moro, il quale lasciò il campo
al democristiano Mariano Rumor, leader doroteo, che salirà a capo di cinque
governi, sempre però insieme ai socialisti. Nel 1969, intanto, sul fronte della
prima guerra di mafia, il 10 dicembre ebbe luogo la strage di Viale Lazio, in
cui assassini travestiti da finanzieri uccisero sei persone.

Manifestazione di operai in sciopero durante l'autunno caldo.


La crescita del conflitto sociale portò al cosiddetto autunno caldo del tardo
1969, quando i movimenti studenteschi sessantottini si saldarono con le
sollevazioni e le proteste del mondo operaio. Per la prima volta dal 1946, le
tre sigle sindacali CGIL, CISL, UIL, si ritrovarono unite. Il movimento ottenne
vari successi come le 40 ore lavorative, una regolamentazione degli
straordinari, la revisione del sistema pensionistico, il diritto di assemblea;
nel 1970 verrà infine approvato lo statuto dei lavoratori. Nello stesso anno fu
approvata da una maggioranza trasversale, con l'esclusione della DC e del MSI,
anche la legge sul divorzio, appoggiata in particolare dall'emergente leader
radicale Marco Pannella, che si distinguerà sempre più per le sue battaglie in
materia di diritti civili. Un altro risultato a cui si giunse sulla scia delle
agitazioni sociali fu l'istituzione, sempre nel 1970, delle Regioni come enti
autonomi, una riforma che comportava una loro capacità legislativa e quindi
l'implicita cessione di regioni notoriamente "rosse", in particolare
l'Emilia-Romagna, la Toscana e l'Umbria, alla guida dei comunisti.

Gli anni settanta


Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Anni di piombo
e Strategia della tensione in Italia.
Negli anni settanta alcuni dei numerosi movimenti politici, sorti negli anni
precedenti, si estremizzarono e degenerarono nel terrorismo rosso dando vita in
particolare alle BR, accompagnato da quello nero costituito da gruppi elitari
neofascisti come i NAR.

Sebbene il sessantotto italiano fosse stato egemonizzato dall'estrema sinistra,


vi avevano partecipato anche alcune frange di estrema destra; il nuovo decennio
si aprì ora proprio col cosiddetto "triennio di destra",[30] ossia con uno
spostamento dell'intero quadro politico sul versante conservatore, dovuto sia ad
un nuovo protagonismo del MSI guidato da Giorgio Almirante, sia all'emergere
della cosiddetta "maggioranza silenziosa", composta da esponenti del ceto
moderato intimoriti dalle contestazioni della sinistra, che si presentavano con
il motto «Noi siamo l'Italia che lavora, produce e paga le tasse».[32]
I fatti di Reggio Calabria.
Già dopo le prime elezioni regionali, nel luglio 1970 scoppiò la rivolta di
Reggio Calabria, dovuta alla decisione del governo di centro-sinistra di
collocare il capoluogo della neonata regione a Catanzaro. La sommossa fu
capeggiata dal missino Ciccio Franco, sindacalista della CISNAL, che rilanciò
l'espressione «boia chi molla!» di mussoliniana memoria. Dopo tre mesi di
scontri violenti, che videro la città di Reggio assediata dall'esercito, i moti
furono sedati, ma nel 1972 il MSI diventerà il primo partito della Calabria.

Giovanni Leone, Presidente della Repubblica dal 1971 al 1978.


Ancora nel 1971, alla scadenza del mandato di Saragat, dopo che il candidato
ufficiale della DC Fanfani era stato osteggiato dalle sinistre, il MSI si rivelò
determinante nell'elezione del nuovo presidente della Repubblica Giovanni Leone,
sebbene i voti missini non fossero stati esplicitamente richiesti. Alle elezioni
anticipate dell'anno seguente, il MSI raggiunse il suo massimo storico fino ad
allora, grazie anche alla fusione con i Monarchici. A causa dei modesti
risultati del PSI, venne formato un governo Andreotti - Malagodi che segnò anche
una momentanea interruzione del centro-sinistra; esso vedeva infatti un ritorno
alla formula centrista con l'esclusione dei socialisti e un ingresso organico
dei liberali nella compagine governativa.

In quegli anni si venne inoltre a sapere che nel dicembre del 1970 c'era stato
un velleitario tentativo di colpo di stato, noto come il Golpe Borghese,
organizzato da gruppi neofascisti capitanati da Junio Valerio Borghese,
ex-figura carismatica della Repubblica Sociale Italiana. Il golpe sarebbe stato
progettato nei minimi dettagli: gli uomini di Borghese avrebbero dovuto occupare
il Ministero dell'interno, il Ministero della difesa, le sedi della RAI, e
rapire il presidente della Repubblica Giuseppe Saragat e il capo della polizia
Angelo Vicari; si parlò anche di un presunto appoggio da parte di organi
eversivi ed occulti come la loggia massonica P2. Mentre però l'operazione stava
iniziando, Borghese avrebbe annullato l'azione misteriosamente, sancendo il
fallimento del golpe.

Interno della Banca dell'Agricoltura a Piazza Fontana dopo la bomba.


La notizia del golpe si andava comunque ad inserire in un clima allarmistico di
attentati, che connotarono quegli anni detti perciò "di piombo", attentati
inaugurati dall'esplosione di una bomba in Piazza Fontana a Milano il 12
dicembre 1969, che uccise diciassette persone. Per la strage, rimasta senza
colpevoli, fu dapprima incriminato l'anarchico Pietro Valpreda, e poi i
neofascisti Franco Freda e Giovanni Ventura di Ordine Nuovo, che dopo essere
stati condannati verranno assolti. Fu accusato anche un amico di Valpreda,
Giuseppe Pinelli, che morì in circostanze misteriose cadendo da una finestra
della questura dov'era interrogato; il Movimento Studentesco, ipotizzando
cospirazioni e trame oscure, accusò di omicidio il commissario Luigi Calabresi
che stava conducendo l'interrogatorio. Calabresi, che pure era persona mite e
legato a Pinelli da rapporti di amicizia, divenne il bersaglio di una
martellante campagna di denuncia da parte di intellettuali ed estremisti di
sinistra, finché venne ucciso il 17 maggio 1972. Per il suo omicidio saranno
condannati in via definitiva gli esponenti di Lotta Continua Adriano Sofri,
Ovidio Bompressi e Giorgio Pietrostefani.

Seguirono altri episodi rimasti tristemente celebri, come l'attentato alla


questura di Milano ad opera dell'anarchico Bertoli nel 1973, quello al treno
Italicus nel 1974, e nello stesso anno la strage di piazza della Loggia a
Brescia durante una manifestazione sindacale, attribuita all'eversione nera.
Nell'agosto 1970 erano poi comparsi davanti alla SIEMENS di Milano i primi
volantini a firma BR, gruppo terrorista di estrema sinistra, guidato all'inizio
dagli esponenti di Movimento Studentesco Renato Curcio e Mara Cagol, che
dapprima si limitò ad azioni dimostrative come furti e incendi, ma col passare
degli anni divenne sempre più violento, giundendo a rapire, gambizzare e
uccidere personalità del mondo culturale e politico ritenuti "reazionari", a
cominciare dal rapimento di Sossi e dall'omicidio di due missini a Padova nel
1974. La sinistra politica, soprattutto quella comunista, dapprima non riuscì a
riconoscere che le BR provenissero dal suo stesso retroterra ideologico,
ipotizzando trame oscure di gruppi mascherati di estrema destra e parlando
perciò di Brigate «sedicenti» rosse.[33] Anche quando diventò evidente la loro
matrice rivoluzionaria di sinistra, negli ambienti del PCI vi fu chi mantenne,
nonostante le condanne ufficiali del partito, un atteggiamento indulgente nei
loro confronti parlando di «compagni che sbagliano».[33][34] Negli stessi
ambienti desterà scalpore, nel marzo 1978, un articolo di Rossana Rossanda che
denunciava chiaramente l'appartenenza delle BR all'«album di famiglia» del
PCI.[35]

Crisi energetiche ed austerity


La crisi energetica del 1973 fu dovuta principalmente all'improvvisa e
inaspettata riduzione del flusso dell'approvvigionamento di petrolio proveniente
dalle nazioni appartenenti all'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio
verso le nazioni importatrici ed al conseguente aumento del prezzo. L'Italia
intraprese una politica di risparmio energetico, la cosiddetta "austerity". Una
successiva crisi (crisi del 1979) con caratteristiche analoghe si verificò sei
anni dopo.

Il Partito Comunista, intanto, stava conoscendo una crescita elettorale


progressiva e impetuosa, soprattutto a spese degli altri partiti della sinistra,
mentre la DC, tornata sotto la guida di Fanfani, subì nel 1974 la sconfitta al
referendum abrogativo della legge sul divorzio. Si trattò di un successo per il
movimento femminista, il quale comincerà a battersi anche per la legalizzazione
dell'aborto che riuscirà a ottenere nel 1978. Nello stesso anno sarà emanata la
legge Basaglia, con la quale venivano chiusi i manicomi. Fra le nuove tendenze,
presero a diffondersi tra i giovani le culture alternative e la moda dei raduni
di massa. Negli anni settanta la crescita economica che aveva portato al boom si
arrestò, iniziò un periodo di recessione aggravato dalla crisi petrolifera del
1973 dovuta alla guerra dello Yom Kippur tra Israele e mondo arabo. Ne conseguì
un periodo di austerity caratterizzato dalle prime "domeniche a piedi" per il
divieto di circolazione degli automezzi. Aumentò il disagio sociale e crebbe
spaventosamente l'inflazione. Affiorò anche il risvolto negativo del tumultuoso
sviluppo industriale dei decenni precedenti, con danni ambientali denunciati dai
primi movimenti ambientalisti, e nuove forme di inquinamento; tra i fatti più
gravi, da annoverare il disastro di Seveso, un comune della provincia di Milano
investito da una nube di diossina nel luglio 1976.

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Disastro di


Seveso.