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Milioni di anni fa, vicino alle montagne Barbalucche viveva Amadira, una bellissima e giovane guerriera nonchè

principessa del regno Pietraluce. Lei abitava in un luogo incantevole, ricco di giardini lussureggianti e fontane
piene d'acqua zampillante, in cui riflettevano raggi di color madreperla.

La principessa da un po’ di
tempo si era innamorata di
un cavaliere di nome Arthur
che abitava nella valle dei
Fiocchi d'oro, in una reggia
in periferia del regno di
Pietraluce. Questa città era
nota per le sue vaste
praterie in cui si
organizzavano battute di
caccia al cervo. I cacciatori si
armavano di spade di
ghiaccio e montavano in
groppa a dei cavalli di razza.
I due regni erano però
erano stati divisi tanti anni
prima da un ‘alta muraglia con intorno numerose torri di vedetta, su cui vigilavano degli arcieri con archi molto
pregiati. I due si incontrarono per la prima volta durante una notte di luna piena, quando per magia le mura
della muraglia scomparirono magicamente solo per poco tempo. Quando si incontrarono, Amadira era da sola
nel bosco a cacciare lepri e quando si guardarono negli occhi tra di loro scoppiò una scintilla e fu subito amore a
prima vista. Subito ci fu il desiderio di rincontrarsi di nuovo ma non fu più possibile dopo quella notte perché il
fratello del cavalier Arthur, il perfido Dorlongo, non fu contento dei risultati della caccia e lo fece rinchiudere
nelle prigioni segrete del castello. Lo accusava di aver perso tempo a corteggiare la principessa Amadira invece
che cacciare più prede possibili. I due giovani alla sera, prima di andare a dormire pensavano sempre al loro
incontro e nei loro sogni si sognavano a vicenda. Passarono giorni, settimane, mesi ma i due non riuscivano più a
rincontrarsi, fino a quando Amadira venne a sapere che il suo amato Artur era stato rinchiuso in prigione dal
perfido fratello e decise di rivolgersi allo gnomo Caliman e all’elfo
Derval. Essi vivevano in un paesino sperduto nelle montagne
Barbalucche. La loro casa era a forma di fungo e dentro c'era una
specie di laboratorio segreto con al centro un pentolone in cui bolliva
un minestrone color porpora dal profumo disgustevole. Ai lati della
casetta c'erano delle mensole nel muro con sopra pesanti libri di
incantesimi pieni di polvere e ragnatele. Amadira si recò
personalmente da loro per chiedere se potevano prepararle un
incantesimo per rivedere il suo amato e farle attraversare il muro
senza essere vista dagli arcieri armati. Caliman e Derval si lasciarono
convincere e passarono con Amadira tutta la notte e metà del giorno
successivo a preparare l'incantesimo riuscendoci. La mattina successiva
si incamminarono nel sentiero che conduceva all'alta muraglia e giunti a destinazione, presero la pozione
magica, stapparono la boccetta, ne gettarono alcune gocce contro il muro e magicamente si aprì un varco cosi
Amadira riuscì ad entrare. Amadira pensava ormai che il peggio era passato invece nella Valle dei Fiocchi d’Oro,
il malefico Dorlongo aveva due feroci Leoni Alati a fare da guardia al suo castello e lei non lo sapeva.
All’improvviso se li trovò davanti, circondata, senza possibilità di scampo. Amadira però non aveva per niente
paura: era coraggiosa e suo padre le aveva imparato da piccola a combattere. Era la miglior guerriera del regno
e così tirò fuori la sua spada e la puntò ripetutamente contro i due Leoni Alati. Amadira schivava energicamente
le zampate dei leoni che le arrivavano sia dall’alto che dai lati, cercava nel frattempo di colpirli finché capì che il
loro punto debole erano le lunghe code.
Si voltò di scatto e in un sol
colpo gliele tagliò: i leoni si
rotolarono a terra alzando un
gran polverone e
scomparvero nel nulla. Ora
tutto sembrava semplice ma
il peggio doveva ancora
arrivare perché il suo
prossimo compito era
riuscire a capire in che forma
avrebbe trovato il perfido
Dorlongo. Il popolo era
terrorizzato da Dorlongo che
appariva in forme sempre
diverse spaventandoli.
Amadira infilò la mano destra
nella sacca che aveva
attaccata ai pantaloni e tirò
fuori una polvere nera che gettò verso le mura del castello che si trasformò immediatamente in ghiaccio; con un
suo battito di mani le mura crollarono in migliaia di frammenti minuscoli liberando dalla prigione Arthur .Il
frastuono delle mura crollate rimbombò per tutta la valle e Dorlongo udendo questo improvviso rumore, salì in
groppa al Leone Alato rimasto e si diresse verso il luogo da dove proveniva il frastuono. Giunse finalmente ai
piedi delle mura crollate del suo castello e quando vide Amadira e Arthur libero prese la sua spada magica e
iniziò a duellare. In quello stesso momento Amadira capì che Dorlongo avrebbe sconfitto Arthur con la magia
così decise di ripagarlo con la sua stessa moneta: prese di nuovo la polvere magica e gliela soffiò addosso
ghiacciandolo senza frantumarlo. Amadira e Arthur furono finalmente insieme e riuscirono a unire e salvare i
loro due regni. La statua di ghiaccio del malefico fratello Dorlongo venne portata nella fontana lussureggiante
del regno di Pietraluce cosi avrebbe vissuto per sempre costretto a vedere la loro gioia senza poter battere
ciglio.